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orizzonte48 blogspot it 2016 09 il trilemma de leuro non e i .pdf



Nome del file originale: orizzonte48_blogspot_it_2016_09_il_trilemma_de_leuro_non_e_i.pdf
Titolo: Orizzonte48: IL TRILEMMA DE "L'EURO NON E' IL PROBLEMA MA L'AUSTERITA'." E IL DIFFERENZIALE MEDIATICO

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Orizzonte48
Le Istituzioni riflettono la società o esse "conformano" la società e ne inducono la struttura? In democrazia, la risposta dovrebbe essere la
prima. Ma c’è sempre l'ombra della seconda...il "potere" tende a perpetuarsi, forzando le regole che, nello Stato "democratico di diritto" ne
disciplinano la legittimazione. Ultimamente, poi, la seconda si profila piuttosto...ingombrante, nella sintesi "lo vuole l'Europa". Ma non solo.
Per capire il fenomeno, useremo la analisi economica del diritto.

MERCOLEDÌ 21 SETTEMBRE 2016

IL TRILEMMA DE "L'EURO NON E' IL PROBLEMA MA L'AUSTERITA'." E IL
DIFFERENZIALE MEDIATICO

GUIDA (MINIMA) ALLA LETTURA DEL BLOG

per i nuovi utenti, e per coloro che volessero
ritrovare argomenti trattati con maggior
frequenza, è consigliata la lettura dei
seguenti post
1) percorso di orientamento al blog
2) Glossario
3) Glossario allargato
4) Euro exit e Trattati
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IL SECONDO LIBRO PER LA DEMOCRAZIA: LA COSTITUZIONE
NELLA PALUDE

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1. Per chi dice che l'euro non è il problema ma che lo sono (solo) l'austerità e il fiscal compact.

Ordinabile da subito in tutte le librerie (per info cliccare
sull'immagine)
ORIZZONTE48: THE BOOK

@muntzer_thomas @Peter_Italy @giuslit al 2008, al 2008. Smettetela di dire che il
problema è l'€ e non l'austerità. Senza € permane problema
— Gustavo Piga (@GustavoPiga) 15 settembre 2016
Inutile precisare che chi, a questo punto, non è in grado di comprendere il senso dei grafici che
vedremo più sotto non dovrebbe più intervenire a cuor leggero nel dibattito mediatico e, ancor
più, politico.
Questo perché, sull'euro-che-non-è-il-problema-senza-austerità-brutta, basta vedere i dati più
significativi, e confermativi delle dinamiche INEVITABILI illustrate dal rapporto Werner e che Carli, dico Carli, ben comprendeva.
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2. Questi dati illustrano come funziona(va) l'Unione monetaria con il mero "valore di
riferimento" del disavanzo pubblico al 3% e in assenza di una disoccupazione strutturale
indotta in via fiscale, che debba attestarsi a livelli, (come tali irreversibili), tali da consentire
un'intensa svalutazione interna.
Cioè indicano quali sono gli inevitabili problemi di a/simmetrie che discendono da una disciplina
della moneta unica che, in assenza dei vietatissimi (dai trattati) trasferimenti federali, non si doti
di criteri automatici di correzione improntati alla logica del gold standard (tanti euro-oro
escono, tanti vanno recuperati e, se non lo si è fatto, occorre che il pareggio di bilancio fiscale
dreni liquidità in modo da non consentire l'accumulo ulteriore di debito commerciale con
l'estero via spesa privata, limitando le importazioni e sperando, in un secondo tempo, che la
conseguente deflazione porti a una miglior competitività di prezzo relativo, ottenuta riducendo il
costo del lavoro).
E, naturalmente, tutto ciò vale in presenza del dato istituzionale, fondamentale: una banca
centrale indipendente "pura" che non solo non può svolgere funzioni di tesoreria, e quindi
rifornire di liquidità l'economia reale - cioè l'ente politico generale "Stato"- in funzione
anticiclica, ma a cui è vietato anche di svolgere politiche monetarie differenziate per aree che
presentano diversi saldi dei conti esteri con il resto dell'UE (e del mondo).
3. E dunque.
Questo è stato il saldo della BdP col tetto del 3% e in assenza di incentivazione (per via
legislativa di "riforme strutturali") alla disoccupazione, in funzione svalutativa e correttiva degli
squilibri commerciali:

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apertura delle economie nell'eurozona.

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3.1. Questo è il correlato andamento della disoccupazione e dell'inflazione, prima e dopo
lo shock esterno del 2008, a seguito delle inevitabili politiche correttive imposte dalla
semplice, e insufficiente, adozione del tetto del 3%, (dunque) in assenza della imposizione
normativa (internazionalistica) delle riforme strutturali e fiscali di accelerazione deflattiva
e, quindi, delle loro conseguenze sociali (cioè quello che è il "Fogno" della pace, da vendere agli
italiani, ancora oggi, come cosa bella e irreversibile).
E' evidente che, vigente il tetto al 3%, sia stato un errore imperdonabile (cioè "avete vissuto al
di sopra delle vostre possibilità" e quindi "FATE PRESTO"), non forzare il livello della
disoccupazione - e quindi della deflazione- verso il bench mark medio dell'eurozona. Poi
abbiamo provveduto ma solo perché era condizione priva di alternative per mantenere l'euroche-non-è-il-problema.

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4. Ma...un momento: tutte queste cose le avete sentite fino allo sfinimento. Vi, e mi, chiederete:
che ce le dici a fare?
In realtà, assunta una "realtà parallela" composta da una comunità di persone "informate sui
fatti", e non sul "sogno", avreste completamente ragione.
Ma il punto è che tale comunità non è massa critica. Potremmo discutere a lungo di quello
che ciò significhi in termini scientifico-sociali; ma tale assunto rimane veritiero.
Il riscontro è facilmente acquisibile: i media italiani stanno addirittura intensificando la
campagna di censura (della) e di narrazione del tutto opposta alla realtà
macroeconomica; che è invece sempre più evidente sul piano scientifico internazionale
(ma anche nell'immediato post-shock del 2011 la letteratura economica non "scherzava"
nell'evidenziare i problemi delle a/simmetrie sistemiche dell'eurozona, richiamando, a sua volta,
illustri precedenti di "avvertimento" che le cose sarebbero andate così come sono andate: non ci
sarebbe stato alcun dividendo o "enorme vantaggio" della moneta unica).
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5. Potreste, altrettanto brillantemente, replicarmi: ma si sa che il problema dell'euro è
sempre stato "politico" (e ce lo hai tante volte evidenziato).
Sì, infatti: perché nessuno si è messo a parlare (alle "genti", alle "masse", oggettivamente
umiliate e disprezzate), del problema del "moltiplicatore fiscale", - neppure in "pareggio di
bilancio"-, come di un fattore con cui fare i conti quando si svolgono politiche correttive
degli squilibri esterni in ottica gold-standard, nonché della conseguente impossibilità di
politiche fiscali espansive, dentro la moneta unica, che non tengano conto del balance of
payment constraint.
Ma dire che il problema non è l'euro bensì l'austerità, vecchio cavallo di battaglia, misura la
distanza tra la realtà dei dati economici e delle loro correlazioni e quella
dell'orchestrazione mediatica, (o grancassa), relativa alla narrazione delle cause della
interminabile crisi italiana. Nel secondo frame, questa posizione potrebbe persino passare per
coraggiosa.
6. Solo che non lo è: essa implica la premessa che sia scontato un trilemma. Non quello
stranoto, e ormai abusato, di Rodrik. Piuttosto quello che, avevamo segnalato, di Bibow, o
qualcosa che gli assomigli in termini più ampiamente sistemici (di neo-macroeconomia classica,
in gran parte neo-keynesiana, laddove convenga così qualificarla in termini...di comunicazione
sedativa della destabilizzazione sociale).
Il trilemma di Bibow riguarda la Germania e la impraticabilità di avere simultaneamente,
all'interno della moneta unica, un surplus enorme della partite correnti, il divieto nei trattati dei
trasferimenti e una banca centrale indipendente "pura": ma non avrebbe senso fermarsi al punto
di vista tedesco, una volta che si affermi che "il problema non è l'euro ma l'austerità".
Questa è una fortissima scelta politica che, appunto, presuppone, la precisazione del
trilemma in termini più generali: siccome il mantenimento dell'euro implica la correzione via
svalutazione interna da parte dei paesi debitori "commerciali" (essenzialmente verso la
Germania), non si possono avere contemporaneamente l'euro stesso, una disoccupazione
inferiore a quella strutturale ritenuta "competitiva" dalle formule del fiscal compact e una
politica fiscale espansiva.
Ovvero: non si possono avere contemporaneamente l'euro, politiche fiscali espansive in
misura tale da ridurre la disoccupazione verso l'equilibrio keynesiano (che esclude la
logica della domanda interna piegata all'equilibrio esterno in condizioni di assenza di flessibilità
del cambio), e una banca centrale indipendente unica e vincolata a politiche monetarie che
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mondo visto da un'altra angolazione

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escludono trattamenti differenziati tra Stati aderenti all'UEM e vietano le funzioni di tesoreria,
cioè di rifornimento di liquidità all'economia reale.
7. L'euro non è un problema solo se si accetta dunque che sia irreversibile il mercato del
lavoro-merce, cioè la totalitaria (e apparentemente multiforme, dal punto di vista contrattuale e
"offertista") precarizzazione e flessibilizzazione del lavoro, con conseguente stabilizzazione della
riduzione dei salari reali e di sacrificio della domanda interna a favore della competitività
esterna.
L'euro non è un problema, in altri termini, se accetto la istituzionalizzazione della
disoccupazione strutturale (al momento, per l'Italia, in un target di "piena occupazione" neoliberista del 10,5%), la riduzione permanente della domanda interna rispetto al pieno
impiego dei fattori (ovvero un grado di deindustrializzazione inevitabilmente crescente, come
ben evidenziava Nuti sopra citato), e politiche espansive nei limiti, ristrettissimi, di quanto
mi consente, transitoriamente, l'utilizzo dei margini di surplus delle partite correnti
realizzato pro-tempore.
Ma un surplus destinato a scomparire non appena avrò forzato, attraverso politiche fiscali di
moderato aumento del deficit, - divergenti dal fiscal compact, beninteso-, le maglie
dell'equilibrio esterno possibile in situazione di fissità dei cambi.
Intanto, all'interno di questo paradigma, non avrò necessariamente potuto realizzare un
sufficiente ciclo di crescita tale da correggere il simultaneo problema della insolvenza di
famiglie, soggette a indebitamenti che non possono più restituire a causa di disoccupazione
diffusa e perdita di salario reale, e imprese, che non possono più contare, e in misura divenuta
strutturale (come la disoccupazione e la deflazione salariale), su una crescita affidabile e
consistente della domanda interna.
8. Perché l'euro non è "solo" l'euro e (cioè "più") il fiscal compact, che abbiamo visto non
essere separabili all'interno del paradigma economico che sostiene l'euro. E questo fin dal
rapporto Werner e da Einaudi e...Hayek-Roepke: e non si comprende perché non si sappia
affrontare questa minima operazione di ricostruzione storico-economica, così agevole e utile da
compiere.
L'euro è anche l'Unione bancaria. E intanto che si discute, (candidamente?) della pleonastica
"stupidità" del fiscal compact, la realtà normativa dell'Unione bancaria continua ad agire.
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Il problema non sarebbe dunque l'euro solo se fingessimo, in base a una magica e "irenica"
concezione del mondo senza capitalismo oligopolistico nazionale, che non esistono più i
rispettivi saldi delle partite correnti di ciascun Stato aderente e che, più sistemicamente, i
saldi settoriali non siano più rilevati su base nazionale.
Ma la Germania, e per la verità l'elite italiana che invoca oggi, con ancor più convinzione, il
"vincolo esterno", non hanno alcuna intenzione di ricorrere, nella linea politica implacabile che
impongono alle politiche €uropee e nazionali, al "pensiero magico".
Quest'ultimo, il "pensiero magico", così come la serena visione irenica dell'euro, appartengono
solo alla propaganda politica. Oligarchica (o delle elites, visto che oggi va di moda chiamarle
così).
Ma sempre di propaganda si tratta.
Pubblicato da Quarantotto a 11:58

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8 commenti:
Domenico Scalamandrè 21 settembre 2016 13:34
Un mio caro amico mi confidava le sue sopraggiunte difficoltà economiche a cui non era uso. Mi viene
spontaneo accennare ad una situazione di declino reddituale che colpisce tutti (quasi) ,in diversa
misura ovviamente, nel tentativo di indirizzare la sua frustrazione verso un quadro più ampio. Si
annuisce è vero e , aggiunge , meno male che l’€uro è una moneta forte, pensa il disastro se
ritornassimo alla lira. Lui coglie il mio sbigottimento e infierisce : ma dai immagina cosa sarebbe la lira
: solo carta straccia. Tuo padre , gli dico , ha potuto mantenere una famiglia di quattro figli e moglie
(la consorte era casalinga) con un solo stipendio in lire, e in modo soddisfacente, avete tutti
conseguito una laurea e acceduto a posti gratificanti.
Ma dai mi fa e l’inflazione a due cifre te la sei scordata ? No faccio e comunque tu e la tua famiglia
stavate molto meglio e si poteva pensare ad un futuro…mentre i tuoi figli non so se possono.
Mah mi fa…non credo…se usciamo sarà un disastro…è che si sono mangiati tutto (testuale non
scherzo)…se solo governassero i tedeschi.
Ma governano i Tedeschi dico io.
Mi ha guardato con commiserazione ma non per questo ho smesso di volergli bene.
Riesco a capirlo. Non riesco a capire il professor Piga e quelli come lui. E’ evidente che i Tedeschi (–
per imbrigliare i quali – la moneta €unica è stata pensata DAR) , non avrebbero mai accettato una
politica diversa da quella rigidamente prevista dal piano Werner.
Rispondi

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Flavio 21 settembre 2016 13:35
Praticamente Piga dice che, se un essere umano spara con un'arma da fuoco ad un altro essere
umano e lo uccide, la colpa non è dell'essere umano che le deteneva ma della pistola che ha
sparato... ma caz...
Non si rende conto che la Germania ha una storia di sistematica ricerca di surplus di parte corrente
già dal secolo scorso, e che la loro filosofia è così, punto.
Non si rende conto che il nostro atteggiamento è di difesa verso un vicino di casa che vuole
strozzarci.
Non si rende conto che i primi a sforare sono stati loro, i cranti teteschi con le francesine!
Non si rende conto che la Germania ha tratto solo benefici dall'Euro e come li ha impiegati? In derivati
Deutsche
Bank
o
come
HSH
Nordbank
AG
http://www.repubblica.it/economia/2015/11/12/news/ue_il_salvataggio_di_una_banca_non_e_aiuto_di
_stato-127170629/?refresh_ce sommersa dai crediti incagliati dello shipping in overcapacity...
Non si rende conto che i trattati, cioè l'Euro, impongono la separazione fra BC e Tesoro, nonchè la
privatizzazione anche dei monopoli naturali che di fatto dovrebbero rimanere appannaggio dello Stato
per non avere un monopolio privato, il ritiro dello Stato dalla intermediazione bancaria, dalla vita
industriale di un paese, nonchè culturale e sanitaria.
Piga dovrebbe rovesciare la Sua affermazione: Senza austerità, il problema permane. Non sa quello
che dice. O fa finta.
Rispondi
Risposte
Quarantotto

21 settembre 2016 18:17

Hai colto l'essenza del problema: senza l'austerità il problema della insostenibilità di un'area
valutaria ottimale senza i "trasferimenti" emerge al suo stato più puro.
Ma l'euro era stato progettato proprio per arrivare all'austerità una volta che uno shock
esterno fosse intervenuto ad accelerare il problema delle asimmetrie.
Lo attestano tutte le enunciazioni, circa il paradigma monetarista e il sistema di correzione
deflattivo, incidente sul costo e sul mercato del lavoro, che hanno fatto, a partire da
Einaudi, i suoi "padri federalisti" (della pace).
Quello che può apparirne un costo sociale (subordinato non si sa a quale obiettivo, dato
che quello della "pace" non regge ad alcun serio vaglio storico), è in realtà il risultato avuto
di mira: la ridislocazione del potere dalla democrazia, inammissibilmente ertasi a protezione
del lavoro, alla oligarchia.
Poichè quest'ultima conclusione è unanime (sul presupposto che sia un "bene" e che

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riaffermi la razionalità del "Mercato") sia nei suoi passati più autorevoli propugnatori, sia in
quelli istituzionali attuali, non si comprende dove si collochino, scientificamente e
politicamente, i sostenitori della teoria che solo l'austerità sarebbe un aspetto negativo.
Rispondi

tozzi venanzio 21 settembre 2016 18:02
Che delusione umana e professionale Gustavo Piga, votato ad un'improntitudine degna di un Renzi
qualunque.
Leggere la conversazione nella quale pronuncia una serie di "perle" tra le quali quella richiamata nel
post dà l'esatta dimensione di cosa significhi non possedere le "necessarie risorse culturali".
Rispondi

Francesco Maimone 21 settembre 2016 18:51
Grazie per quest’altro post straordinario.
Semplicemente stavamo annegando da molto prima che intervenisse l’austerità. Lo ha capito ormai
anche il cane della mia vicina.
Mi permetto di aggiungere che il prof. Piga (tra un incontro e l’altro in Confindustria) dovrebbe
leggersi anche il discorso di Constâncio del 23 Maggio 2013 a tutti noto, nel quale l’allora
Vicepresidente della BCE ovviamente era costretto ad ammettere dopo cinque anni solo una mezza
verità, l’altra mezza (ovvero che il problema è l’€uro-gold standard studiato come strumento di
massacro di massa) non potendola dichiarare : “…
La più vecchia narrativa della crisi, progressivamente corretta dagli accademici ma ancora popolare
tra alcuni segmenti dell’opinione pubblica, recita all’incirca così: Non c’era niente che non andasse
con il progetto iniziale dell’unione monetaria europea, e la crisi è scoppiata per lo più perché diversi
paesi periferici NON HANNO RISPETTATO QUEL PROGETTO – IN PARTICOLARE LE REGOLE
FISCALI E IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA – generando una crisi di debito sovrano. Questa è
la storia “il problema è essenzialmente fiscale” … Nonostante questa sia una storia internamente
coerente, NON È CORRETTA…non c’è una forte correlazione tra il rispetto del Patto di Stabilità e
Crescita di un membro dell’eurozona. Per esempio, Germania e Francia non hanno rispettato tale
Patto nel 2003-2004; mentre Spagna e Irlanda lo hanno rispettato più o meno pienamente fino al
2007. In secondo luogo, non c’è stato un aumento uniforme nell’indebitamento pubblico durante i
primi anni della valuta comune …in certi paesi il debito pubblico è decresciuto, e in qualcuno è
diminuito sostanzialmente
… al contrario dei livelli del debito pubblico, IL LIVELLO DEL DEBITO PRIVATO è aumentato nei primi
7 anni dell’euro del 27%. L’aumento è stato particolarmente pronunciato in Grecia (217%), Irlanda

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(101%), Spagna (75,2%), e Portogallo (49%), tutti paesi che sono stati sottoposti a grandissimo
stress durante la recente crisi. Da dove venivano i finanziamenti che hanno fatto esplodere il debito
privato? Un aspetto particolare (NdR: studiato a tavolino) del processo di integrazione finanziaria
europea dopo l’introduzione dell’euro È STATO UN DECISO INCREMENTO NELLE ATTIVITÀ
BANCARIE TRA PAESI. L’ESPOSIZIONE DELLE BANCHE DEI PAESI DEL CENTRO VERSO I PAESI
DELLA PERIFERIA È PIÙ CHE QUINTUPLICATA TRA L’INTRODUZIONE DELL’EURO E L’INIZIO
DELLA CRISI FINANZIARIA… nessuno aveva previsto che un “sudden stop”, caratteristico delle
economie emergenti, potesse accadere nell’eurozona …”.
Il prof. Piga non si è mai chiesto come mai gli “idioti di Dusserdolf” del puttaniere Hartz prestassero
denaro a piene mani ai PIIGS? E soprattutto, non si è mai chiesto perché Monti ha varato, solo DOPO
il sudden stop, l’austerità lacrime e sangue vantandosi di aver distrutto la domanda interna? Diamine,
è un professore universitario.
Caro Presidente, non c’è nulla da fare quando i dati scientifici sono filtrati dalla lente ideologica
(http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/gustavo-piga-opinioni/euro-senza-italia-morta-ma-cosi-arma1782836/). Posso capire quello che pensa il prof. Bagnai dei propri colleghi e come possa sentirsi.
Comunque, la conta ormai è semplice e va al di là del politically correct: chi è fedele alla Costituzione
e chi la tradisce in qualunque modo (con dolo o con colpa). Punto
Rispondi

Bazaar 21 settembre 2016 18:55
Piga?
Uno dei primi economisti che anni fa "testai": da come filtrava i commenti ebbi subito un netta
impressione di... come dire... malafede?
Certo, solo un'impressione.
Come faceva notare zio Orwell, la potenza della massa - nel celebre episodio dei prolet incazzati al
mercato - rimane un urlo, uno sfogo bestiale senza senso.
Come negli episodi di disordine pubblico in Grecia.
Questa "potenza" - dunamis - ai auto neutralizza nel momento in cui non è cosciente; e non è
cosciente a causa della propaganda.
E la propaganda è il più grande segno del livello di compattezza delle classi dominanti.
E questa è garantita da una serie di istituzioni. L' arché.

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Che cristallizza il kratos.
(Stando con Porcaro, oltre che « compagno Machiavelli », aggiungerei « compagno Platone »)
Ora: la situazione è talmente compromessa che non vedo altro tipo di resistenza che non quella
culturale.
La propaganda è totale e omogenea su gran parte del globo, e, purtroppo, come annota Domenico,
le vittime più psicoticamente annientate dai media goebbelsiani sono proprio gli appartenenti alla
borghesia semicolta.
Cosa si vuol dire a costoro? Che hanno buttato via gli anni migliori della loro vita a studiare inutili
cazzate? Che persone di bassissimo livello d istruzione sono più intellettualmente libere e hanno più
capacità di cognizione di questa gente?
È inutile perdere tempo con costoro: sono vittime, e, allo stesso tempo, carnefici di se stesse.
Rispondi
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Quarantotto

21 settembre 2016 19:01

Il complemento di quello che affermi con la consueta graffiante lucidità, in relazione al
contenuto della "resistenza culturale" sta nel finale del commento di Francesco che precede
(lo aggiungo per i lettori):
"Comunque, la conta ormai è semplice e va al di là del politically correct: chi è fedele alla
Costituzione e chi la tradisce in qualunque modo (con dolo o con colpa). Punto"
Rispondi

Bazaar 21 settembre 2016 19:16
Ho visto il dibattito di Chianciano:
1 - Moreno è inutile che si nasconda dietro un dito con "l'uscita da sinistra": la cosa mi infastidì
parecchio già sulla questione dei fire sales in cui litigarono Bagnai e Brancaccio (che, mentre,
quest'ultimo sosteneva tali posizioni, chiamava il pubblico "compagni")
Quella roba dell'uscita da sinistra è un frame per il gregge: è inutile che Moreno si arrampichi sui vetri
e neghi.
Questo frame spinge la destra (ovvero "Salvini", ovvero "BBBerlusca", ovvero l'Hitler nazifascista che

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utile a dare un'identità becero-buonista "antifascista") ad arroccarsi su posizioni tanto più beceredemagogiche quanto più consenso elettorale si ottiene da coloro che non possono sopportare (a
buon motivo) il gregge dell'altro colore. (O, meglio, dell'altro lato del pascolo: alla sinistra)
Invece di trovare coscienza e coesione nazionale e di classe su motivi di carattere strutturali - ossia
nella Costituzione solidaristica, keynesiana e antiliberista - si segmenta la coscienza politica e sociale
in funzione di slogan espressione di quella falsa coscienza che è parte della sovrastruttura.
Porcaro mi è piaciuto molto, invece: si è dichiarato "non di sinistra".
Sembra banale ma non lo è. Non mi meraviglierei se leggesse il blog.
Marx era di sinistra? Lenin era di sinistra?
Erano socialisti o comunisti: punto.
E Marx ed Engels scrissero il Manifesto del partito comunista e non "socialista", perché in quel
periodo chi si faceva chiamare "socialista" era ai loro occhi "compromesso politicamente".
Similmente, spesso i liberali si facevano chiamare "democratici".
E, da almeno la Rivoluzione francese, a sinistra nel parlamento si sedeva il "terzo stato": i liberali.
I socialisti rappresentano il "quarto stato": i proletari.
Quelli che nella Storia sono sempre stati chiamati "schiavi" finché hanno avuto la fortuna di essere di
proprietà di qualcuno ed essere curati al pari di attrezzi, terra ed immobili.
Poi, da salariati sono finiti in leasing, con obblighi unilaterali visto che l'impresa che li produceva e
metteva sul mercato era Madre Terra, che difficilmente reclama su questioni di piccolo conto come i
contratti e che chiede gli interessi in tempi geologici (poi, il lavoratore è notoriamente biodegradabile).
Un affare: con il gold standard il padrone doveva occuparsi solo delle macchine, e pagare la ratasalario (in realtà, a Madre Terra).
Alla radicalità si risponde con la radicalità. Punto.
Si parla con tutti ma non si transige sui valori: ovvero quando si parla di struttura.
O si è radicalmente democratici o non lo si è.
La concertazione e il compromesso, sui temi strutturali, è solo cialtroneria.

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(Complimenti per il pathos)
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