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Introduzione
La nostra Costituzione è ancora pienamente attuale sia nei principi fondamentali che
nelle disposizioni sui diritti e doveri dei cittadini contenute nella sua prima parte. Alcune
previsioni della seconda parte della Costituzione, relative all’ordinamento della
Repubblica, invece non sembrano più aderenti alle esigenze di una democrazia ben
funzionante, in un contesto economico, sociale e politico, italiano e internazionale che
è molto cambiato rispetto all’epoca nella quale la Costituzione fu scritta.
Le principali criticità riguardano il Titolo V, che regola i rapporti tra Stato, Regioni ed
enti locali, e il sistema del bicameralismo indifferenziato, in cui la Camera dei deputati e
il Senato svolgono sostanzialmente le stesse funzioni.
Il Titolo V è stato modificato dalla riforma costituzionale del 2001, con l’obiettivo di
valorizzare i ruoli complementari dei vari livelli di governo (centrale, regionale e locale)
e responsabilizzare le amministrazioni nella gestione finanziaria. Ma sotto diversi profili
le aspettative sono state deluse. In particolare, per quanto riguarda l’adozione delle
leggi, da oltre dieci anni è chiaro che l’attuale articolo 117 della Costituzione ripartisce
in modo confuso e inefficace la competenza legislativa tra lo Stato e le Regioni. Fermo
restando che esistono ambiti in cui è corretto che il potere legislativo sia esercitato a
livello regionale, vi sono materie (quali quelle delle reti nazionali del trasporto,
dell’energia e delle comunicazioni o la protezione civile) per le quali un quadro
normativo frammentato tra le diverse aree del territorio nazionale crea inefficienze e
costi ingiustificati. Per queste materie, l’attuale articolo 117 della Costituzione preclude
al Parlamento di definire un quadro normativo unitario in grado di promuovere la
crescita economica e di tutelare in modo efficace i diritti dei cittadini1. Inoltre, l’articolo
117 è stato fonte di un diffuso contenzioso tra Stato e Regioni: un Paese in cui dalla
riforma del 2001 la Corte costituzionale ha dovuto adottare circa 1800 pronunce sulla
ripartizione delle competenze legislative sicuramente sta perdendo tempo e risorse che
potrebbero essere impiegati più utilmente.
Il modello del bicameralismo indifferenziato che caratterizza il nostro sistema
parlamentare è problematico sia sul fronte della governabilità, sia per quanto riguarda
l’efficiente funzionamento del processo legislativo. Per il primo aspetto, la circostanza
che sia la Camera dei deputati che il Senato abbiano la funzione di esprimere la fiducia
al governo ha contribuito a un’elevata instabilità, rendendo difficile portare a termine
programmi di legislatura. In Italia, dall’istituzione della Repubblica vi sono stati ben 63
governi, con una durata media di poco superiore a un anno. L’instabilità è diminuita
con l’evoluzione del sistema elettorale in direzione maggioritaria, ma la possibilità di
maggioranze diverse tra Camera e Senato ha complicato e indebolito l’azione di chi
doveva governare. Per quanto attiene al processo legislativo, la necessità del doppio
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Cfr. Note e studi Assonime n. 7/2013 e n. 11/2014.