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passaggio alla Camera e al Senato rallenta notevolmente l’approvazione delle leggi.
Per ovviare a questo problema, la risposta dei governi è stato il ricorso, spesso
improprio e con compressione delle prerogative del Parlamento, alla decretazione
d’urgenza. In sede di conversione in legge, i decreti si sono spesso appesantiti di
contenuti non pertinenti e la pratica dei maxi-emendamenti ha svilito la funzione del
Parlamento. Si è così venuto a creare un sistema in cui le decisioni sono frenate da
complicati compromessi e la capacità delle istituzioni di rispondere alle esigenze dei
cittadini si è indebolita.
I problemi in Italia certamente non derivano solo dal quadro costituzionale. Pesa anche
la diffusione di atteggiamenti di conflittualità esasperata e la scarsa disponibilità a un
dialogo costruttivo in tutti gli ambiti (tra livelli di governo, tra le forze politiche, all’interno
delle forze politiche). Pesa, inoltre, la circostanza che le pubbliche amministrazioni
talora operino in modo autoreferenziale, invece che al servizio della collettività. In
questo contesto è maturato tra i cittadini un senso di sfiducia e di distacco dalle
istituzioni.
Oggi viviamo in un momento critico, sia sul piano economico che su quello della
politica internazionale. Per l’economia, le difficoltà di crescita e la fragilità finanziaria
che ancora ci attanaglia richiedono un sistema istituzionale capace di decidere più
rapidamente e più efficacemente, per creare un contesto più favorevole all’impresa e al
lavoro. Per aumentare la crescita potenziale dell’economia non sono sufficienti gli
interventi di politica monetaria: occorre un’azione complementare della politica
pubblica. In una prospettiva più generale, decisioni difficili devono inoltre essere
affrontate per superare la crisi di consenso delle istituzioni europee e gestire le grandi
questioni dell’immigrazione, della tutela dell’ambiente, della sicurezza e
dell’antiterrorismo.
Su questi temi, attualmente molte delle decisioni fondamentali per i cittadini sono
adottate a livello europeo o comunque sovranazionale. L’Italia può essere in grado di
incidere su queste decisioni, preservando e consolidando i valori della democrazia
riconosciuti dalla nostra Costituzione, solo se a livello nazionale l’assetto delle
istituzioni riesce ad esprimere posizioni chiare, non indebolite da una patologica
precarietà.
Se il senso di sfiducia dei cittadini nelle istituzioni si traduce nella rinuncia a reagire e a
sostenere i necessari sforzi di riforma, l’Italia è condannata inesorabilmente al declino.
Questa deriva potrebbe mettere a rischio anche i valori fondamentali della nostra
democrazia.
La riforma costituzionale, che è stata approvata dal Parlamento e che sarà a breve
oggetto di un referendum popolare, mira ad affrontare alcune criticità (certamente non

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