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l'animale la vera storia dell'anarchico nikos maziotis.pdf


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solo un'era di oppressione e ne cominciava un'altra di
agghiacciante e schizofrenica ipocrisia. In quell'anno così
famoso nel libro della storia di fine secolo prendeva inizio
anche la triste favola d'un uomo che allora non era che un
ragazzo di soli diciott’anni, e che oggi è rinchiuso in una gabbia
dimenticata da dio dentro le viscere di una cittadina senza
strade né acqua sufficiente per tutti chiamata Domokos.
Quell’uomo, quel ragazzo, questo greco non ancora ventenne è
il protagonista della nostra storia; una storia che pretende, così
come spesso il destino impone alle cose d’accadere, d’essere
scritta per voi col sangue e con le lacrime, col dolore e con la
rabbia che solo gli ubriachi di professione, i rivoluzionari del
cazzo, i dottori in approfittologia applicata, gli esperti in
fallimento e in senso di colpa sanno mantenere vivo per le
pagine necessarie al racconto perché impegnati in una lotta
lunga una vita contro se stessi che non sanno vincere se non
ripetendosi ossessivamente che tutto finisce ma ci vuole altro
sangue, altro vino, altro vomito, e altro vino ancora. E questi
uomini, questi traditori della morale giusta, che pongono la
domanda, domandano la risposta, sanno che non esiste,
tacciono, imprecano ma la domanda continuano a portela e ti
chiedono vigliacchi se nulla ha senso la battaglia per la vita non
è forse gioco perverso, m’obbligano a domandare a voi: chi
meglio d’un alcolizzato, d’un invertito cocainomane, d’un
anarchico diabetico e cardiopatico, d’un sociopatico incapace
d’amare, d’un violento antipatico bastardo può prendersi la
briga di raccontarvi una parte della vita del nostro eroe che in
questa guerra insensata ha deciso di sacrificarsi
completamente dimostrandosi un malato anch’egli, forse d’una
malattia più nobile, forse si, forse no, chi lo sa, ma pur sempre
malato perché impegnato con tutto se stesso a tentare un
nuovo, anzi vecchio di millenni, immorale metodo per suicidarsi
con criterio: la ricerca della libertà?
Ma allora ecco che la commedia, questo suicidio, il rito della
morte auto inflitta e cercata con così tanto depravato desiderio
si prepara a compiersi, ad entrare in scena come in un teatro in
fiamme simile all’inferno, e mentre il mondo vede di nuovo
morte, di nuovo torture, di nuovo sangue innocente versato
sull’asfalto di Atene, di Salonicco, di Larissa, mentre il mondo
vede di nuovo prigioni, di nuovo, di nuovo, di nuovo, e poi vede
ancora censura, ancora repressione, ancora paura, ancora,