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Lettore Alfa .pdf


Nome del file originale: Lettore_Alfa.pdf
Titolo: 20160918_LAREPUBBLICA_Z_N_40_Z_N_40-R8_P0
Autore: PRINT1

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LAREPUBBLICA

DOMENICA 18 SETTEMBRE 2016

LA MOSTRA

Emilio Isgrò a Palazzo Reale
Gallerie d’Italia e Casa
del Manzoni a Milano
(pag. 46)

Secondo le statistiche, i gusti di chi acquista libri sono
influenzati da età, fattori culturali e anche dal sesso
E alcuni stereotipi rischiano di essere duri a morire

P

RAFFAELLA DE SANTIS

erfino la sfrontata Jo, la ragazzaccia di Piccole donne
che fischia e se ne va in giro
con le mani in tasca, a un certo punto viene sorpresa a leggere un romanzo adatto alle
brave fanciulle, un bestseller dell’epoca intitolato L’erede di Redclyffe.
Da lei non ce lo aspettavamo. Siamo nell’Ottocento e ci può stare. Ma alcuni stereotipi sono duri a morire, compreso quello che i maschi si appassionano alle battaglie cruente e
le femmine ai sussulti del cuore. Almeno così
dice il mercato editoriale, per il quale gli uomini vengono ancora da Marte e le donne da
Venere (titolo di un libro di John Gray degli
anni Novanta).
Al momento sono due i libri che non possono mancare sul comodino di un marito-compagno-fidanzato che si rispetti: il romanzo di
Edoardo Albinati vincitore dell’ultimo Premio Strega (La scuola cattolica, Rizzoli) e
Giorni selvaggi (66thand2nd) di William
Finnegan, fascinosissimo sessantaquattrenne newyorchese il cui racconto sul surf,
sport praticato soprattutto dagli uomini, è
diventato un must virile come lo sono le lotte
dei tori di Hemingway. Una citazione dal libro: «Le onde sono il campo da gioco. Il fine
ultimo. Sono l’oggetto dei tuoi desideri e della tua ammirazione più profonda. Allo stesso
tempo, sono anche il tuo avversario, la tua
nemesi, il tuo nemico mortale». Isabella Fer-

retti, editrice di 66thand2nd, distingue due
tipi di approccio: «Gli uomini sono conquistati dalle onde e da come Finnegan narra l’amicizia tra ragazzi, mentre le donne vedono
nei surfisti la realizzazione di un sogno di libertà». Ma Giordano Meacci, finalista allo
Strega con Il cinghiale che uccise Liberty Valance, spariglia le griglie: «Uno dei film più
belli sul surf è Point Break, diretto da una
donna, Kathryn Bigelow. L’idea che esistano letture maschili e femminili è sessista. E
se è vero che ci sono delle tendenze, influenzate da mode e da imposizioni di mercato
che diventano scelte inerziali, dobbiamo
combatterle».
n Italia, ormai si sa, leggiamo poco: meno della metà della popolazione ha letto almeno un libro
non scolastico nell’arco dell’ultimo anno (il 42%), ma sono soprattutto le donne ad andare in libreria. La cosa più sorprendente
però è che i sondaggi confermano che alcuni
libri sono letti prevalentemente da un pubblico maschile. Credevamo fossero distinzioni d’altri tempi, che i fiocchi rosa e blu non dicessero più molto, che barbie e cowboy fossero in crisi, ma le statistiche dicono che i gusti
dei lettori sono influenzati non solo dall’età
o da fattori culturali, ma anche dal sesso.
Una ricerca fatta sui big data, condotta da
un gruppo di studiosi del master di Data
Science all’università Tor Vergata, conferma l’indistruttibilità dell’eterna antitesi maschi-femmine (Perce.Read-La percezione

I

Il lettore

Alfa

Esiste
una letteratura
al maschile?
Il successo
imprevisto
di bestseller
come “Open”,
la vita di Agassi
scritta
da Moehringer,
di “Giorni selvaggi”
del Pulitzer
Finnegan
e, in Italia, della
“Scuola cattolica”
di Albinati
dimostra
che l’editoria
ha riscoperto
il mondo
degli uomini
Non solo
attraverso i thriller

della lettura in Italia al tempo del social reading). Il gruppo di lavoro, coordinato da
Chiara Faggiolani, ricercatrice di scienze documentarie alla Sapienza, ha studiato il comportamento dei lettori sui social: come commentano i libri e quali sono i trend della rete.
Sono stati vagliati anche i post durante la
campagna promozionale #IoLeggoPerché. E
che ne è venuto fuori? Che i maschi ricercano libri d’avventura e combattimento con
protagonisti forti: cavalieri e conquistatori.
Ma forse oggi va meglio l’antieroe rude e alcolizzato Harry Hole di Jo Nesbø. L’universo
emozionale delle donne rimane invece ancorato a sentimenti o storie di evasione. E’
quanto sosteneva qualche anno fa Giovanni
Solimine, docente alla Sapienza dove dirige
la Scuola di specializzazione in beni archivistici e librari nel saggio L’Italia che legge (Laterza), riportando una serie di dati Istat che
confermavano sul piano dei gusti librari la separazione classica tra maschi e femmine: solo il 37% dei giovani uomini legge romanzi
(contro il 60 % delle ragazze tra i 20 e i 24 anni) e il maschio alfa, quello che guarda le partite e si tiene lontano dai corsi di poesia, si diverte con fumetti, biografie, racconti di
sport, romanzi umoristici, gialli, horror, fantascienza e saggi storici.
i potrebbe allora azzardare
un gioco: quale libro regalare a un maschio? In rete la domanda gira. In una lista proposta su SoloLibri.it compaiono: L’arte della guerra di Sun
Tzu; Lo scudo di Talos di Valerio Massimo Manfredi e La strada verso casa di Fabio Volo. Ma Volo non fa testo, è unisex. Tra le biografie più gettonate ci sono
quella su Steve Jobs di Walter Isaacson e
Open, la storia esistenziale e sportiva di Andre Agassi scritta dal premio Pulitzer J.R.
Moehringer. Su forum.alfemminile.it troneggia Gianrico Carofiglio, insieme a Stieg Larsson, Mauro Corona, Ken Follett e Grisham.
Un regalo gradito potrebbe essere Meridiano di sangue di Cormac McCarthy, per la
sua epica della frontiera carica di violenza
primordiale. Paolo Repetti, direttore editoriale insieme a Severino Cesari di Einaudi Stile Libero, non è stupito: «Basta guardare
Twitter per capire i gusti dei lettori maschi.
Tra gli autori più “maschili” aggiungerei
Dan Brown, Le Carrè, Houellebecq, i romanzi storici dei Wu Ming, i western e i Drive-In
di Joe R. Lansdale, dove c’è un tratto fumettistico e divertente che sulle donne ha meno
presa. Ma è chiaro che stiamo parlando di
consumi culturali, non di identità della scrittura e che sopra le 100mila copie le distinzioni reggono poco». Secondo Solimine in queste demarcazioni pesano le strategie del
marketing editoriale: «Sono ancora legate a
luoghi comuni: spade e pistole per gli uomini
e amore per le donne. Sono gli stessi editori a
semplificare l’offerta. Hanno paura di rischiare, di cercare nuovi pubblici, si rivolgono a un segmento di mercato già noto».
Sembra di essere fermi a tanti anni fa, a
quando Simone de Beauvoir disse in un’intervista che le giovani smettono di leggere
gli stessi libri degli uomini quando sono in
età da marito: «Avviene una cosa strana: fino ai diciannove anni e più, le ragazze, seguono gli stessi studi dei fratelli, leggono gli stessi libri, s’interessano del mondo, di politica.
Acquisiscono l’amore del rischio, dell’avventura. E poi, di colpo, il loro slancio si arresta”
(in Quando tutte le donne del mondo…, Einaudi). Guai a toccare i luoghi comuni. Albinati racconta di uomini che gli scrivono inferociti: “La lettura maschile del romanzo è piena di pathos, spesso sopra le righe. Alcuni lettori sono aggressivi, sferrano attacchi contro di me. Credo che gli uomini siano più moralisti e le donne più spudorate. Ma proprio
perché la scorza degli uomini è più spessa,
bucarla è interessante». Come spiegava Pierre Bourdieu ne Il dominio maschile «la sessualità è un’invenzione storic»”. Allora l’unico modo è dire la verità, proprio come fa
scherzando Albinati: «Io non leggo libri di
sport, né horror. Forse non sono maschio».

S

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Repubblica Nazionale 2016-09-18

{

> TABELLINE

Perché gli Egizi
sono eredi
della scienza
PIERGIORGIO ODIFREDDI

S

i è tenuta venerdì scorso a Torino la
Notte degli Archivi, durante la quale
le istituzioni culturali pubbliche e
private della città hanno simultaneamente
aperto al pubblico le porte dei propri archivi, appunto. L’intento era di stimolare la curiosità dei non addetti ai lavori nei confronti di un patrimonio storico che di solito è conosciuto soltanto dagli esperti, e spesso viene dimenticato e sepolto in biblioteche e archivi di difficile accesso. L’Accademia delle

Scienze, in particolare, ha ricordato a coloro che l’hanno visitata che Torino non è stata soltanto la prima capitale politica del Regno d’Italia, ma anche la sua prima capitale scientifica.
L’Accademia fu fondata dal grande matematico Giuseppe Lodovico Lagrangia, oggi conosciuto nel mondo intero come Joseph-Louis Lagrange, a pochi metri dal luogo
dov’era nato e vissuto fino ai trent’anni. In
una teca della grandiosa Sala dei Mappa-

ILLUSTRAZIONE DI OLIMPIA ZAGNOLI

}

mondi i visitatori hanno potuto osservare
un’esposizione di lettere di soci illustri, da
Volta e Marconi a Darwin e Hertz. In un’altra i disegni originali del primo calcolatore,
presentato nel 1840 (!) da Charles Babbage al Secondo Congresso degli Scienziati
Italiani. E in una terza una collezione di antichità egizie, a memento del fatto che il famoso Museo Egizio di Torino è nato da una
costola dell’Accademia, ed è tuttora ospitato nel suo stesso palazzo.

L’ANALISI

Così l’educazione
sentimentale dei ragazzi
passa attraverso i romanzi
L’opera che ha vinto
lo Strega, a metà
tra memoir e ricostruzione
storica, ha scavalcato
parecchi pregiudizi
e incuriosito i diffidenti
PAOLO DI PAOLO

L

a scuola cattolica, il romanzo di Edoardo Albinati vincitore dell’ultimo
Premio Strega, in classifica da settimane (salendo
e scendendo, ha superato il notevole tetto delle 70mila copie) aveva destato attenzione ben prima del riconoscimento. La mole, il delitto del
Circeo, la confessione generazionale l’hanno reso velocemente e senza
ostacoli il “romanzo dell’anno”, molto acquistato e forse anche molto letto. Ma da chi? Il pubblico della narrativa in Italia – non serve scomodare
le statistiche – è in larga parte femminile. E gli uomini che cosa leggono? Hanno paura dei romanzi che
non siano di genere? Quello di Albinati – letterario, spurio, a metà tra
memoir e ricostruzione storica – deve avere scavalcato parecchi pregiudizi, raccogliendo la curiosità dei lettori maschi più diffidenti. Sui social,
per una lettrice che lo rubrica seccamente come «un Moravia dilatato»,
c’è sempre un lettore rimasto sveglio per finirlo; per una lettrice che
si lamenta della prolissità di questo
universo maschile «sviscerato da un
maschio», c’è almeno un coetaneo
di Albinati che lo consiglia a tutti gli
over 40: «Fantastico! Un pezzo della
vita di chi, come me, era adolescente intorno al 1970». Se per decenni
alla letteratura scritta da donne è
stata applicata l’orrenda e indiscriminata etichetta di “romanzo femminile” (dura a morire), vuoi vedere che è nato il “romanzo maschile”?
Il caso Albinati non ha tuttavia a
che vedere con la presunta misoginia che rende indigesto, mettiamo,
Philip Roth a molte lettrici (e forse
all’Accademia di Svezia). Di quei
«granchi ammucchiati dentro un
secchio» che erano lui e i suoi amici
maschi appena sessuati, Albinati
svela e ricompone genealogie, pensieri, gesti compiuti o rimasti in potenza. Lo fa con sincerità, e approda
alla conclusione che «nascere maschi è una malattia incurabile».
A interpellare i librai indipendenti, il libro di Albinati è stato acquistato in egual misura da uomini e donne. Curiosità da fascetta Strega, ma
non solo. Molti hanno mollato prima
della fine. Tweet e post ironici si
sprecano: «Un mio amico è stato fermato da Ryanair con La scuola cattolica e gliel’hanno fatto pagare come
bagaglio aggiuntivo». Numerosi i
lettori tra i venti e i trent’anni entusiasti: «Il libro svela l’universo maschile come pochi altri, smaschera
le paure e le pulsioni in maniera spaventosa. Perfetto equilibrio tra narrativa e psicologia, ottimo» mi dice

Donato Barile, copywriter trentatreenne di Andria. I titolari di blog,
invece, fanno le pulci: troppo lungo,
troppo poco romanzesco.
Ma, al di là dello stile, se i figli si
specchiano nel romanzo dei padri,
cos’è che vedono di preciso? «Le macerie della liberazione sessuale dei
padri, i loro divorzi, il loro essere insoddisfatti come chi li ha preceduti
e forse di più» sostiene Lorenzo Marchese, italianista a Pisa, 27 anni. Cosimo Scarano, stessa età, della provincia di Taranto, una laurea in Economia e Finanza, trova affascinante
il modo in cui Albinati racconta la
sessualità, il suo mistero, così lontano dallo «spettacolo sovraccarico
che oggi ci capita sotto gli occhi».
Perché forse il discrimine è la Rete,
YouPorn. Non basta più una maglietta bagnata: «Il sesso, per noi bambini degli anni Ottanta, era ovunque,
sempre. Albinati si eccita con quel
che non vede» nota Piero Balzoni,
nato nell’80, autore di un romanzo
in area Roma Nord, Come uccidere
le aragoste. Francesco Zani – giornalista di Cesena, classe 1991 – spiega
che la soglia della libido si è alzata;
la masturbazione, a cui Albinati dedica molte pagine, c’è e non passerà
mai di moda, «come il calcio e la Coca Cola», ma tutto è meno ansiogeno di come lo racconta lui. E d’altra
parte, per un millennial, il concetto
stesso di “romanzo per maschi” non
può stare in piedi.
«Non so se ha senso dirlo ma questo non è un libro per i figli ma un libro dei figli per i padri» aggiunge
Giacomo Giossi, blogger bergamasco trentottenne, «la rappresentazione di una forma del “selvaggio”
maschile come tale irriducibile».
«Sul sesso alcune cose sono forse datate, noi siamo nati in un altro mondo, eppure sulla ossessione per le
donne, sullo sguardo famelico degli
uomini mi pare che sarà valido per
sempre» conferma Francesco Longo, critico nato nel ’78.
È così: «come un artiglio, qualcosa, impresso nelle pagine di La scuola cattolica, è restato imprigionato
nel profondo delle nostre coscienze»
sostiene Giacomo Faramelli, lettore
accanito e coltivatore di luppolo
trentaduenne. E negli ultimi quarant’anni – aggiunge – non si è granché lavorato sulla coscienza del maschio: «Non c’è stato un processo di
emancipazione dagli stereotipi, per
un maschio, oggi come ieri, un uomo che va con cento donne è un bomber. È anche una questione anche di
programmazione linguistica direi».
E di educazione sentimentale, prima che sessuale. Angelo Deiana, 24
anni, studente di Lettere di Viterbo
riassume così: «La sessualità si scopre prima, in genere, perché ne siamo circondati. L’amore, invece, si
scopre sempre dopo, perché sta nel
profondo, nella parte più intima e
nascosta di noi».
L’amore sta altrove: forse anche
nei romanzi che gli uomini non hanno mai voluto leggere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Repubblica Nazionale 2016-09-18


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