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Vademecum Papa Svezia Commemorazione 500 anni Riforma Testo definitivo .pdf



Nome del file originale: Vademecum - Papa Svezia - Commemorazione 500 anni Riforma Testo definitivo.pdf
Autore: Luis

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Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Svezia
in occasione della Commemorazione Comune
luterano-cattolica della Riforma
Programma

(31 ottobre – 1 novembre 2016)

Luis Badilla – Francesco Gagliano
Il sismografo – Tv2000
1

Papa Francesco: Parte essenziale della commemorazione
in Svezia “sarà il rivolgere i nostri sguardi verso il futuro,
in vista di una testimonianza cristiana comune al mondo
di oggi, che tanto ha sete di Dio e della sua misericordia”
“Alla fine di questo mese, a Dio piacendo, mi recherò a Lund, in Svezia, e
insieme alla Federazione Luterana Mondiale faremo memoria, dopo cinque
secoli, dell’inizio della riforma di Lutero e ringrazieremo il Signore per
cinquant’anni di dialogo ufficiale tra luterani e cattolici. Parte essenziale di
questa commemorazione sarà il rivolgere i nostri sguardi verso il futuro, in
vista di una testimonianza cristiana comune al mondo di oggi, che tanto ha
sete di Dio e della sua misericordia. La testimonianza che il mondo si aspetta
da noi è soprattutto quella di rendere visibile la misericordia che Dio ha nei
nostri confronti attraverso il servizio ai più poveri, agli ammalati, a chi ha
abbandonato la propria terra per cercare un futuro migliore per sé e per i
propri cari. Nel metterci a servizio dei più bisognosi sperimentiamo di essere
già uniti: è la misericordia di Dio che ci unisce.
Cari giovani, vi incoraggio ad essere testimoni di misericordia. Mentre i
teologi portano avanti il dialogo nel campo dottrinale, voi continuate a cercare
con insistenza occasioni per incontrarvi, conoscervi meglio, pregare insieme e
offrire il vostro aiuto gli uni agli altri e a tutti coloro che sono nel bisogno.
Così, liberi da ogni pregiudizio e fidandovi solo del Vangelo di Gesù Cristo,
che annuncia la pace e la riconciliazione, sarete veri protagonisti di una nuova
stagione di questo cammino, che, con l’aiuto di Dio, condurrà alla piena
comunione. Io vi assicuro la mia preghiera, e voi, per favore, pregate per me,
che ne ho tanto bisogno.”
Papa Francesco, Discorso nell'Udienza ai partecipanti ad un pellegrinaggio
ecumenico di luterani, 13 ottobre 2016.
2

Programma
(31 ottobre – 1 novembre 2016)
Lunedì 31 ottobre 2016
08:20
Partenza in aereo dall’Aeroporto di Roma/Fiumicino per Malmö
11:00
Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Malmö
Accoglienza ufficiale
11:05
Incontro con il Primo Ministro all’Aeroporto Internazionale di Malmö
13:50
Visita di cortesia alla Famiglia reale nel Palazzo Reale Kungshuset a Lund
14:30
Preghiera ecumenica comune nella Cattedrale Luterana di Lund
Omelia del Santo Padre
16:40
Evento ecumenico nella Malmö Arena a Malmö
Discorso del Santo Padre
18:10
Incontro con Delegazioni ecumeniche nella Malmö Arena
Martedì 1 novembre 2016

09:30
Santa Messa nello Swedbank Stadion a Malmö
Omelia del Santo Padre
12:30
Congedo ufficiale all’Aeroporto Internazionale di Malmö
12:45
Partenza in aereo per Roma/Ciampino
15:30
Arrivo all’aeroporto di Roma/Ciampino
Fuso orario
Roma: +1h UTC
Malmö: +1h UTC
Lund: +1h UTC
Stessa ora tra Roma, Malmö e Lund
Roma – Malmö – 1.524 km
Malmö – Lund – 16 km
Lund – Malmö – 6 km
Malmö – Roma – 1.524

3

Cristo al centro
Il logo della visita di Papa Francesco in Svezia1

Cristo è al centro di tutto: della croce e del banchetto a cui sono chiamati tutti
i popoli della terra. Questo il motivo ispiratore dell’immagine del logo della
visita che Papa Francesco compirà in Svezia dal 31 ottobre al 1° novembre.
Nella croce è raffigurato Dio uno e trino, creatore e riconciliatore. Alla base, le
mani divine tengono insieme tutte le cose create. Gesù Cristo, parola di Dio,
reso presente nell’Eucaristia, è il culmine di tutta la vita. Egli sostiene tutta la
creazione e rinnova la vita dell’uomo con la sua morte e risurrezione. Il
vigneto e la vite rappresentati simboleggiano Cristo e il popolo di Dio.
La colomba che si vede in tre parti sta invece a rappresentare lo Spirito Santo.
È la certezza che l’opera di salvezza di Dio continua a esprimere la sua
potenza in ogni tempo e situazione, secondo la promessa divina. Il fonte
battesimale inoltre simboleggia l’acqua viva che rigenera l’uomo e lo inserisce
nel corpo di Cristo, nella comunione dei santi. L’Eucaristia manifesta la
comunione visibile della Chiesa. Gesù Cristo, al centro del banchetto, si offre
come nutrimento per il viaggio, per rafforzare l’unità e riconciliare tutte le
persone abbattendo i muri di divisione. La croce, infatti, rappresenta il più
profondo desiderio di un’Eucaristia condivisa.

L'Osservatore Romano, 4 ottobre 2016.
Nota del Sismografo: la croce, logo della visita, è opera dell'artista salvadoregno Christian
Chavarria Ayala.Una croce salvadoregna per colorare di speranza la preghiera comune di
Lund.
1

4

Chiesa Cattolica in Svezia2
In Svezia c’è un’unica diocesi cattolica, con
sede a Stoccolma, guidata dal vescovo
Anders Arborelius. Il numero dei
cattolici ufficialmente registrati è di circa
115mila al quale “se ne devono forse
aggiungere altrettanti che non compaiono nei registri”. A delineare il
“paesaggio” religioso che il Papa troverà al suo arrivo a Lund il 31 ottobre per
partecipare alla commemorazione dei 500 anni della Riforma luterana, è il
gesuita Ulf Jonsson dalle colonne dell’ultimo numero de “La Civiltà
Cattolica”. In quanto confessione riconosciuta, spiega, la Chiesa cattolica,
costituita all’80% da immigrati, può ricevere i contributi dei fedeli attraverso
il sistema fiscale. I media presentano il Pontefice come “un leader religioso
simpatico, buono e responsabile”. Sebbene i rapporti ecumenici tra cattolici e
luterani siano migliorati gradualmente durante il Novecento, raggiungendo il
culmine con la visita di Papa Giovanni Paolo II nel giugno del 1989, e si siano
realizzati molti progetti comuni a livello pratico, “oggi c’è la sensazione che
non si viva più nell’epoca delle grandi visioni” e “la strada si è rivelata più
impervia del previsto”, annota il gesuita. Tra i “conflitti”, quello sopraggiunto
nel 2009 quando la Chiesa svedese ha ammesso il matrimonio omosessuale.
Positivo, invece, il fatto che l’arcivescovo luterano di Uppsala, signora Antje
Jackelén, abbia affermato di volersi impegnare “in una nuova fase di
collaborazione ecumenica tra cattolici e luterani” proponendo di trasformare
la commemorazione del prossimo 31 ottobre in “un evento comune”. “Non c’è
motivo – ha detto – di fare una celebrazione trionfalistica”, ma è piuttosto
l’ora della “guarigione dei ricordi, di un ecumenismo dell’amore e
dell’incontro, dell’ascolto e dell’amicizia”.

Chiesa Cattolica in Svezia
(31 ottobre – 1 novembre 2016) – Statistiche
Tav. 1 - Popolazione e struttura ecclesiastica
Superficie (km2) - 449.964
Popolazione (in migliaia) - 9.851
Densità (abitanti/km2) - 22
Cattolici (in migliaia) - 113
Cattolici per 100 abitanti - 1,15
Circoscrizioni ecclesiastiche - 1
Parrocchie - 45
Altri centri pastorali - 22
Cattolici per centro pastorale - 1.687
Tav. 2 - Persone impegnate in attività di apostolato
2

Sir

5

Vescovi (Situazione al 15.10.2016)
2
Sacerdoti diocesani - 53
Sacerdoti religiosi - 88
Sacerdoti in complesso - 141
Diaconi permanenti - 32
Religiosi non sacerdoti - 17
Religiose professe - 235
Membri di Istituti Secolari - 1
Missionari laici Catechisti - 419
Tav. 3 - Indicatori del carico pastorale
Cattolici per sacerdote - 805
Cattolici per operatore pastorale - 134
Sacerdoti per centro pastorale - 2,1
Sacerdoti per 100 persone impegnate in attività di apostolato - 16,9
Tav. 4 - Vocazioni sacerdotali
Seminaristi minori Seminaristi maggiori - 15
Seminaristi maggiori per 100.000 abitanti - 0,15
Seminaristi maggiori per 100.000 cattolici - 13,3
Seminaristi maggiori per 100 sacerdoti - 10,6
Tav. 5 - Centri di istruzione di proprietà e/o diretti da ecclesiastici o religiosi
Scuole:
- materne e primarie - 10
- medie inferiori e secondarie - 3
- superiori e università Studenti di:
- scuole materne e primarie - 713
- scuole medie inferiori e secondarie - 466
- istituti superiori e università Tav. 6 - Centri caritativi e sociali di proprietà e/o diretti da ecclesiastici o religiosi
Case per anziani, invalidi e minorati - 2

Brigida di Svezia
(Finsta, 1303 – Roma, 23 luglio 1373[1]) è stata una religiosa e mistica
svedese, fondatrice dell'Ordine del Santissimo Salvatore; fu proclamata santa
da papa Bonifacio IX nel 1391. Il 1º ottobre 1999 Giovanni Paolo II l'ha
dichiarata compatrona d'Europa insieme a santa Caterina da Siena e santa
Teresa Benedetta della Croce.
Maria Elisabetta Hesselblad
Maria Elisabetta Hesselblad, svedese, nacque il 4 giugno 1870 da famiglia
luterana. A 18 anni emigrò negli Stati Uniti. A New York si dedicò come
infermiera all'assistenza dei malati. In seguito approfondì la dottrina cattolica
e ricevette il Battesimo. L'anno successivo, era il 1904, giunse a Roma e,
visitando la casa dove Santa Brigida di Svezia aveva vissuto, comprese di
doverne proseguire l'opera costituendo l'Ordine del Santissimo Salvatore di
Santa Brigida. Il suo apostolato trovò ispirazione dalla preghiera di Gesù: "Ut
omes unum sint" cioè "Che tutti siano uno". Negli anni della seconda guerra
6

mondiale, si adoperò per dare rifugio agli ebrei perseguitati e per assistere i
più poveri. Morì a Roma il 24 aprile 1957. Fu proclamata beata da San
Giovanni Paolo II nel 2000.
Katarina Ulfsdotter
Divenuta in seguito santa Caterina di Svezia, era la secondogenita degli otto
figli di santa Brigida di Svezia. Nata nel 1331, dopo essersi unita in
matrimonio in giovanissima età, contro il suo volere, con il nobile Edgarvon
Kyren, di comune accordo con lo sposo fece voto di castità, imitata dal marito.
Mentre si trovava a Roma con la madre, in occasione della celebrazione
dell'Anno Santo, apprese la notizia della morte del marito. Da quel momento
partecipò con totale dedizione all'intensa attività religiosa di Santa Brigida,
che aveva creato in Svezia, a Vadstena, una comunità di tipo cenobitico, per
accogliervi in conventi di clausura separati uomini e donne sotto una regola di
vita religiosa ispirata al modello di San Bernardo di Chiaravalle. Dopo lunghi
pellegrinaggi condotti con la madre, tra gravi pericoli dai quali le due sante,
secondo la tradizione, si sarebbero salvate per intervento soprannaturale,
Caterina, dopo la morte di Santa Brigida, avvenuta il 23 luglio 1373, nel 1375
entrò nel monastero di Vadstena, dove nel 1380 venne eletta badessa. A
Roma, dove si era recata per il processo di canonizzazione della madre,
Caterina, secondo una tradizione leggendaria, avrebbe salvato
miracolosamente la città dalla piena del Tevere. L'episodio è raffigurato in un
quadro che si trova nella cappella a lei dedicata nell'abitazione di piazza
Farnese. È stata proclamata santa da papa Innocenzo VIII nel 1484. La
memoria liturgica è il 24 marzo.
San Botvido di Svezia
Botvid in svedese (XI secolo – Södermanland, 1120). Fu un missionario laico
svedese che morì ucciso da uno schiavo riscattato; è venerato come santo
dalla Chiesa cattolica.
Botvido era un fattore di Hammarby che si convertì al cristianesimo, in
seguito ad un viaggio in Inghilterra. Insieme a dei monaci inglesi ritornò in
patria per evangelizzare la Svezia. Non divenne mai un religioso, ma svolse la
sua predicazione come missionario laico. Botvido voleva far conoscere il
Cristianesimo anche nella vicina Finlandia, perciò riscattò uno schiavo finnico
per convertirlo ed evangelizzare la sua terra. Lui stesso si propose di
accompagnarlo attraverso il Mar Baltico, ma mentre Botvido pescava lo
schiavo lo uccise e scappò. La leggenda vuole che un uccellino aiutò i
soccorritori nella ricerca del corpo. Venne seppellito nella chiesa di Botkyrka.
La tradizione vuole che nel 1339 il santo sia apparso a Santa Brigida. Birger
Gregersson, Arcivescovo di Uppsala, compose degli inni sacri in onore di San
Botvido.
San Davide di Svezia
Conosciuto anche come san Davide di Västerås (Svezia, ... – Munkathorp,
1082?), è stato un vescovo cattolico e santo svedese di Västerås. Era un
monaco cluniacense di origine anglosassone, mandato verso il 1020 come
7

missionario in Svezia. Realizzò un'opera di evangelizzazione del popolo
svedese ancora pagano. Cominciò dal sud, per continuare con la regione
centro-orientale del paese. Abitò nel luogo dove ora sorge la chiesa di
Munkathorp che con il suo nome ricorda appunto il monaco (munk) che
battezzava i nuovi convertiti nell'acqua di una vicina sorgente. Nella storia
della chiesa svedese viene ricordato come l'apostolo del Västmanland e primo
vescovo di Västerås.
Probabilmente morì nel 1082 e il suo corpo fu sepolto a Munkathorp; quattro
secoli dopo, nel 1463 fu traslato nella cattedrale della sua sede vescovile.
Elena di Skövde
Detta anche Elin di Västergötland (Skövde, 1101? – Götene, 31 luglio 1160), è
venerata come Santa dalla Chiesa cattolica. Era una donna di origine
aristocratica. Si pensa che fosse figlia di Jarl Guthorm. Sposata, ebbe dei figli.
Rimasta ben presto vedova. Visse piamente facendo elemosine e
contribuendo con larghezza alla costruzione della chiesa della sua città. Narra
la leggenda, scritta attorno al 1280 da Brynolf Algotsson (m. 1317), vescovo di
Skara, che, essendo stato ucciso suo genero dai propri dipendenti per la
crudeltà usata verso la moglie, i parenti di lui accusarono Elena di essere stata
l'assassina o, per lo meno, di aver preso parte all'omicidio. In seguito a ciò,
per sottrarsi alla vendetta, Elena fece un pellegrinaggio in Terra Santa,
rimanendo assente per quattro anni. Ritornata in patria, mentre si recava alla
festa della consacrazione della chiesa di Götene, fu assalita a tradimento e
uccisa dai famigliari di suo marito.
Erik IX Jedvardsson
Detto il Santo (Svezia, 1120 – 18 maggio 1160 o 1161), fu re di Svezia dal 1156
al 1160, ed è un simbolo del nazionalismo svedese. Successore di Sverker I il
Vecchio e figlio di Jedvard, nobile svedese, fu un fervente sostenitore del
cristianesimo e divenne santo e patrono della Svezia. Erik è spesso raffigurato
come un giovane cavaliere, con una spada in mano e la bandiera svedese. Nel
1150 fu eletto re dagli svedesi di Uppland, nello stesso periodo in cui in Svezia
regnava Sverker I. Dopo l'assassinio di quest'ultimo nel 1156, Erik fu sovrano
di tutta la Svezia, anche se alcuni storici medioevali lo ritengono un
usurpatore. Probabilmente il suo diritto al trono fu dovuto al fatto che sposò
Cristina Bjørnsdatter, nobile danese, e nipote del re Inge I di Svezia. Le opere
conosciute durante il suo regno sono a carattere religioso: portò a
completamento e consacrò la cattedrale di Uppsala vecchia ed organizzò la
prima crociata in Finlandia nel 1155, col fine di cristianizzare i popoli
finlandesi pagani. Questa crociata diede inizio al dominio svedese in
Finlandia fino al XIX secolo. Morì assassinato nel 1160 nel giorno
dell'Ascensione, vicino alla cattedrale di Uppsala vecchia, quando, uscito dalla
messa, fu colpito da vari uomini, derubato del cavallo e decapitato. I
sospettati erano legati alla dinastia rivale di Sverker, che ambiva a riprendere
il controllo sulla Svezia.
8

Conferenza episcopale nordica
“Nonostante tutte le ragionevoli spiegazioni, la Riforma ha creato una
divisione nel cristianesimo che ne ha sofferto e ne soffre ancora oggi. A causa
di questa divisione la Chiesa cattolica nei Paesi nordici ha potuto ricominciare
a vivere solo dopo diversi secoli”, e per questo “il 500° anniversario dell’inizio
della Riforma non può essere festeggiato, ma dovrebbe essere invece
commemorato in uno spirito di pentimento”. Lo si legge - secondo quanto
riporta l'agenzia SIR - in una “lettera pastorale della conferenza episcopale
nordica” diffusa in Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia e Islanda. Lo
scritto, volutamente reso noto nel giorno della festa di Santa Teresa d’Avila e
intitolato “Dal conflitto alla comunione”, intende porre la domanda su “come
proseguire insieme per crescere insieme nella fede, nella speranza e nella
carità”. I vescovi cattolici esprimono la loro decisione “a procedere insieme
sul cammino della riconciliazione con i nostri fratelli e sorelle luterani e a fare
di tutto per raggiungere l’unità”. Dopo aver formulato da una prospettiva
cattolica alcuni punti centrali della dottrina della fede, i vescovi ripropongono
anche per il Nord Europa i “cinque imperativi” che l’omonimo documento
congiunto luterano-cattolico lanciava nel 2013. Invitano “tutti i cattolici ad
accompagnare nella preghiera la preparazione della visita del Papa” a fine
mese in Svezia e concludono: “Nonostante le differenze che restano, siamo
convinti che attraverso la grazia di Dio è possibile trovare vie per l’unità”.

Paesi nordici: Conferenza episcopale
Lettera pastorale “Dal confitto alla comunione” su
Riforma e visita del Papa3
Si è da poco conclusa a Oslo l’assemblea plenaria della Conferenza episcopale
dei Paesi nordici (Svezia, Danimarca, Norvegia, Islanda, Finlandia).
“Elemento centrale è stata la presenza del cardinale Kurt Koch, presidente del
Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, con cui si è
parlato della visita del Santo Padre a Lund, in Svezia” a fine ottobre, spiega il
comunicato stampa che descrive il programma della visita e annuncia che i
vescovi pubblicheranno il 15 ottobre prossimo la lettera pastorale “Dal
confitto alla comunione” sulla commemorazione della Riforma e la visita del
Papa. Elemento di confronto sono state anche le “applicazioni concrete della
Amoris Laetitia nel contesto dei Paesi nordici”. “Amoris Laetitia è una lettera
molto bella e ricca, che offre più della soluzione per i casi difficili della
pastorale familiare”, aveva affermato in apertura il presidente della
conferenza episcopale, il vescovo di Kopenaghen Czeslaw Kozon. “Essa è
soprattutto una descrizione molto precisa della situazione della famiglia oggi,
con molti suggerimenti che possono essere integrati nei materiali delle nostre
diocesi per la preparazione al matrimonio”, ma anche nelle questioni concrete
3

Sir

9

relative ai divorziati risposati. I vescovi sono stati invitati a Trondheim, in
Norvegia, per la consacrazione della nuova cattedrale, che costruita in 15
mesi, sarà consacrata il 19 novembre dal card. Cormac Murphy-O’Connor,
arcivescovo emerito di Westminster, delegato papale.

Cattolici e luterani per la prima volta insieme
commemorano Lutero e la Riforma.
Oltre tutti i pregiudizi
M. Chiara Biagioni - SIR

Il 31 ottobre a Lund e a Malmö, in Svezia, la Chiesa cattolica e la Federazione
luterana mondiale commemoreranno congiuntamente, per la prima volta
nella storia e a livello mondiale, il cinquecentesimo anniversario della
Riforma. Fino ad oggi gli anniversari dei centenari della Riforma sono stati
fonte di polemica e confronto tra le due confessioni. Quest’anno però sarà
diverso e la comune commemorazione di Lund - osserva il teologo Angelo
Maffeis - non è casuale, ma frutto di 50 anni di dialogo
Ci sono segni di novità disseminati nella storia del presente che bisogna saper
leggere. Uno di questi “segni” è la commemorazione del quinto centenario
della Riforma di Lutero. Per la prima volta, cattolici e luterani si ritroveranno
in modo solenne a Lund, in Svezia, per fare memoria insieme. Sarà papa
Francesco a suggellare con la sua presenza l’eccezionalità dell’evento insieme
al vescovo Munib Younan e al reverendo Martin Junge, in rappresentanza
della comunione mondiale delle 145 Chiese che fanno parte della Federazione
luterana mondiale. È stata scelta la Cattedrale di Lund in Svezia come luogo
della commemorazione perché è qui che la Federazione mondiale luterana
(Lutheran World Federation, LWF) è nata 69 anni fa, nel 1947.
Sono passati 500 anni da quando nel 1517, Lutero affisse sul portone della
cattedrale di Wittenberg le 95 tesi in cui pubblicamente contestava la diffusa
pratica della vendita delle indulgenze.
Sebbene sia stato ormai e da tempo accertato dagli storici che Lutero non
aveva mai avuto intenzione di fondare una nuova Chiesa, l’evolversi degli
eventi portò a una divisione del cristianesimo d’Occidente generando conflitti,
violenza e addirittura guerre, con conseguenze sentite ancora oggi. Per questo
motivo gli anniversari dei centenari della Riforma sono stati fino a oggi fonte
di polemica e confronto tra le due confessioni.
Quest’anno però sarà diverso:
il 31 ottobre papa Francesco volerà in Svezia dove la Chiesa cattolica e la
Federazione luterana mondiale hanno organizzato insieme una celebrazione
commemorativa comune che include una funzione ecumenica nel duomo di
Lund ed una manifestazione aperta a tutti nello stadio di Malmö.
È don Angelo Maffeis, docente di teologia sistematica e membro della
Commissione internazionale del dialogo cattolico luterano, a spiegare
10

l’originalità storica di questa commemorazione comune. “Mi pare – dice –
che sia un segno che nasce da una coincidenza singolare, quella tra i 500 anni
della Riforma legati appunto alla pubblicazione delle tesi sulle indulgenze da
parte di Lutero e i 50 anni del dialogo cattolico-luterano, cominciato nella
stagione successiva al Concilio ed ufficializzato nel 1967”. Insomma, le novità
che irrompono nella storia non sono mai casuali ma sempre frutto di un
paziente cammino di dialogo durato nel tempo e costellato di incontri che
hanno portato anche ad accordi importanti, vere e proprie pietre miliari del
movimento ecumenico come la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della
giustificazione.
In questo tempo è cambiata profondamente anche la lettura dei fenomeni
storici legati alla Riforma.
“Ci siamo lasciati alle spalle una prospettiva inevitabilmente condizionata
dalla controversia confessionale”, spiega Maffeis, per cui da parte protestante,
“Lutero viene riconosciuto come il padre della Chiesa, colui che ha rinnovato
l’annuncio del Vangelo in una condizione in cui era oscurato e deformato”
mentre da parte cattolica “lo si accusava di essere colui che ha distrutto l’unità
della Chiesa trascinando tante persone nell’errore e nella eresia. La lettura
oggi è più complessa e sfumata”.
Chi era allora Lutero e a cosa mirava la sua Riforma? “Lutero – spiega il
teologo – era un monaco che ha dedicato la sua vita allo studio della Scrittura
e attraverso questo studio ha maturato la convinzione che in quel tempo
l’annuncio centrale del Vangelo era stato oscurato.
Oggi la ricerca attuale mette in luce che Lutero non intendeva iniziare un
progetto di riforma per fondare una nuova Chiesa ma per sottolineare la
necessità di rinnovare la Chiesa esistente”.
Quello che forse non è avvenuto è il passaggio successivo e le ricerche degli
specialisti non sono riuscite a tradursi in termini di coscienza condivisa. “La
mia impressione – sottolinea Maffeis – è che soprattutto nella vulgata
comune persistano ancora molti pregiudizi per cui l’auspicio è che questo
quinto centenario della Riforma possa servire a compiere questo passo”.
La necessità di una Chiesa che si riforma. “Per secoli – osserva Maffeis –
questo termine è stato colto con sospetto perché evocava la divisione
ecclesiale. Fu il Concilio Vaticano II a recuperare questo tema e a restituirgli
legittimità”. Siamo agli inizi del movimento ecumenico quando si percepì
chiaramente che i cristiani non potevano annunciare con credibilità il Vangelo
se erano divisi. Oggi il tema si fa ancora più ‘caldo’ in un’Europa secolarizzata
e post-cristiana dove più che le differenze confessionali, ad emergere come
essenziale e urgente è il problema dell’annuncio della fede cristiana”.
L’arrivo a Roma di Papa Francesco ha accelerato i tempi proponendo come
centrale questo sforzo di annuncio del Vangelo.
Papa Francesco – osserva il teologo – è “forse meno sensibile alle questioni
classiche della teologia e della controversia di cui anche i dialoghi si sono
occupati ma credo che il suo documento programmatico da questo punto di
11

vista sia l’Evangelii guadium con l’appello alla Chiesa perché ritrovi la
freschezza dell’annuncio del Vangelo. Un compito condiviso da tutti i cristiani
perché attraverso la loro testimonianza, le persone possano, anche in un
mondo secolarizzato come il nostro, incontrare il Signore. Un compito
primario che riporta – conclude il teologo – il movimento ecumenico al suo
centro”.

L'odore delle candele spente, la Riforma in Svezia
con gli occhi della gente
Magnus Nyman
ACI Stampa – Angela Ambrogetti

Si intitola “L’odore delle candele spente”, in svedese “ Doften av rykande
vekar” ed è il libro più discusso nei circoli culturali cattolici e luterani in
questo autunno di attesa per la commemorazione della Riforma a Lund.
Il volume curato dal gesuita Fredrik Heiding e da Magnus Nyman, storico e
sacerdote, raccoglie studi e approfondimenti sulla storia della Riforma
Luterana in Svezia, da una prospettiva “popolare”. Come hanno vissuto i
semplici fedeli questo turbine?
Tra i contributi, oltre a storici e studiosi cattolici, anche una riflessione del
Pastore Per Äkerlund che sostiene come la profonda riflessione teologica
presente da secoli nelle Chiese cattolica ed ortodossa e la loro liturgia e
spiritualità fanno si che “ci si rivolgerà a loro nel futuro quando si vorrà
sapere cos’è la fede cristiana”.
Aci Stampa ha incontrato uno dei curatori, Magnus Nyman.
Il vostro libro è stato accolto con stupore. Perché?
Prima gli storici della Chiesa e molti storici in genere descrivevano la Riforma
come la vittoria della ragione, il pensiero di fondo era il passaggio dalle
tenebre alla luce. Non è più così. Adesso quasi tutti sono d’accordo che la
Riforma in Svezia è stata imposta dall’alto e che inizialmente c’era molto poco
sostegno popolare. Questo è quello che noi diciamo nella nostra raccolta di
studi, e sembra che questo sia stato accolto come una provocazione nella
Svenska kyrkan. Credo che il loro problema principale sia che i nostri diversi
capitoli tutto sommato danno una visione piuttosto triste di quello che la
Riforma ha dato alla Svezia in termini culturali: la chiusura di conventi,
ospedali, scuole delle cattedrali, l’università di Uppsala, meno contatto
internazionali ecc., e anche una liturgia dominata dalla parola, dall’ascolto e
dall’omelia. Le cinque rivolte durante il XVI secolo anche contro la nuova
dottrina confermano l’immagine di resistenza popolare. Il paradosso è che
molto di ciò che quella volta fu proibito ora ritorna, come pellegrinaggi, visite
ai monasteri, le icone, il segno della croce, letteratura cattolica. Il libro
afferma che le tradizioni cattoliche e la letteratura e la teologia cattolica si
trovano di nuovo al centro della vita di molti cristiani. Forse anche questo è
un po’ una provocazione per l’establishment luterano.
12

La storia della Riforma è drammatica in Svezia. Come l’avete raccontata?
Non abbiamo concentrato l’attenzione sui grandi pensatori – Lutero è già
stato trattato da molte prospettive diverse – ma piuttosto sulle reazioni del
“popolo” alle novità. Noi che abbiamo scritto gli studi rappresentiamo diverse
discipline storiche e ci siamo tutti specializzati su questo periodo. Scriviamo
come studiosi ma per un pubblico più vasto. Trattiamo le rivolte popolari, le
idee del popolo, lo scioglimento delle associazioni religiose e la chiusura di
tutti i duecento monasteri e conventi nei paesi nordici, cosa è successo agli
abitanti dei monasteri, come è stata articolata la nuova ideologia liturgica, il
tentativo dei gesuiti di cercare di stabilirsi in Svezia e i giovani svedesi che
hanno studiato per loro in altri paesi.
Quale importanza hanno avuto gli ordini religiosi per la fede cattolica?
Un’importanza molto grande. Soprattutto era importante denigrare e cacciare
gli ordini mendicanti. Si trovavano nelle città e potevano contrastare la prima
propaganda luterana che appariva proprio nelle città. Ho scritto un capitolo
proprio su questo argomento. Da molte parti in Svezia c’è stata molta violenza
durante la chiusura dei conventi. Leggendo le descrizioni si ha l’impressione
che siano dei teppisti più che riformatori che entrano nei conventi. Tre dei
francescani a Ystad muoiono mentre vengono cacciati. Evidentemente i frati
venivano visti come un pericolo per i nuovi pensieri. L’ultimo convento che
viene chiuso in Svezia è quello brigidino a Vadstena nel 1595. Con la sua
chiusura la Chiesa cattolica perde la sua ultima base in Svezia.
Come storico, ex luterano e oggi prete cattolico, come vede il futuro del
cristianesimo in Svezia?
Non mi sono mai visto come “luterano”. Già da adolescente ero ispirato dalla
teologia cattolica e soprattutto dall’idea dei monasteri attraverso viaggi nel
continente. Spero di poter operare come prete nella Svenska kyrkan in
maniera ecumenica per avvicinarla alla Chiesa cattolica. Ma ho capito presto
che si trattava di un’illusione, al contrario le differenze non facevano che
aumentare. La mia famiglia si è convertita quasi 33 anni fa. Sono diventato
prete cattolico quindici anni fa e sono stati anni fantastici. La Chiesa cattolica
cresce nei paesi nordici, c’è fiducia nel futuro e molto entusiasmo, e allora è
facile dimenticare che solo il 5 per cento della popolazione svedese va a una
liturgia la domenica, e che il numero sta calando, tranne tra noi cattolici e tra
gli ortodossi. Sono convinto che il cristianesimo avrà un futuro in Svezia, ma
per il futuro più immediato si tratterà di una minoranza. Probabilmente in
questa minoranza la Chiesa cattolica avrà un compito importante.

13

Svezia: Dialogo con i luterani. Nel nome di Cristo4
«Non si tratta del banchetto della Chiesa, ma piuttosto del banchetto di
Cristo. Non si tratta di fare la conta dei cattolici rispetto ai protestanti, ma
piuttosto dei peccatori divenuti giusti, delle persone tristi che vengono
confortate e dei poveri che vengono rialzati». Ed è «impressionante e bello»
come «i cristiani cattolici e protestanti si muovano nella stessa direzione sulla
questione dei rifugiati, controbattano a una testimonianza basata su nascenti
egoismi nazionali, siano alla ricerca in modo creativo di possibilità di
soluzioni».
Le cose che uniscono sono più di quelle che dividono: ne sono convinti il
cardinale presidente emerito del Pontificio consiglio per la promozione
dell’unità dei cristiani, Walter Kasper, e il teologo tedesco riformato Jürgen
Moltmann, che sull’ultimo numero della rivista «Vita e Pensiero» dialogano,
intervistati, a poco più di un mese dal viaggio che Papa Francesco compirà a
Lund, in Svezia, per commemorare il cinquecentesimo anniversario della
Riforma. Un viaggio, quest’ultimo, che — sottolinea il porporato — «è un
segnale forte che rende in modo evidente i grandi progressi del dialogo
cattolico-luterano, come la ferma volontà di entrambe le Chiese di continuare
risolutamente sul cammino comune verso la piena unità.
Il dialogo ha messo in chiaro che la separazione tra cattolici e luterani negli
ultimi cinquecento anni non è stata una rottura completa, ma piuttosto la
pietra angolare su cui si sono costruiti i ponti di oggi. Siamo uniti in modo
fondamentale», osserva Kasper, «già come fratelli e sorelle in Gesù Cristo
attraverso un solo battesimo in Gesù Cristo e nel corpo di Cristo che è la
Chiesa. Diamo testimonianza di questa unione in un mondo che è attraversato
da conflitti profondi. Lavoriamo insieme per la giustizia, la riconciliazione e la
pace nel mondo». Anche Moltmann, considerato l’iniziatore della “teologia
della speranza”, ricorda che «la Chiesa cattolica, quella evangelica e quella
ortodossa collaborano da un quarto di secolo per la giustizia, la pace e la
salvaguardia del creato».
Tuttavia ci sono punti che dividono. Per esempio, spiega il cardinale, «la
questione dei compiti della Chiesa», in particolare quello del Papa, ma anche
problemi etici quali «la comprensione del matrimonio e della famiglia, la
tutela della vita umana, le nuove questioni bioetiche». C’è soprattutto «la
grande sofferenza» di non poter «mangiare il pane eucaristico comune e bere
del calice da cui attingere la forza comune», azioni che presuppongono «una
comune fede eucaristica». Su questi temi «dobbiamo riavvicinarci di più»,
lavorare di più, e «preghiamo i nostri partner evangelici di dirci con maggiore
unanimità che cosa è la confessione di fede eucaristica». La volontà di dialogo
non manca: «Negli ultimi cinquant’anni si è arrivati a una svolta notevole
nello studio cattolico di Lutero. Possiamo condividere molte delle
4

L’Osservatore Romano, 26-27 settembre 2016.

14

preoccupazioni di Lutero, nonostante le differenze esistenti, in modo da
imparare da lui».
L’importante è che «non si tratti solo di un dialogo su questioni dottrinali, ma
piuttosto sulla vita cristiana concreta e la sua testimonianza». La
condivisione, oltre che sull’ascolto comune della Parola di Dio, deve essere —
dice Kasper — anche «dell’Autore della Parola quando affrontiamo questioni
concrete sulla giustizia, sulla riconciliazione e sulla pace nel mondo». La vera
comunità, conclude Moltmann, «nasce quando i cristiani sentono la chiamata
di Cristo e insieme vanno verso l’altare dove Cristo li aspetta. Che parliamo di
“comunione” cattolica o di “santa cena” evangelica, si tratta sempre del
“sangue di Cristo versato per voi” e “corpo di Cristo offerto per voi”. Come
possiamo rimanere separati di fronte al Cristo crocifisso per noi?».

“Papa Francesco a Lund?
Un grande passo”
I progressi del dialogo ecumenico, la purificazione della memoria, i problemi
della società, i cristiani autosufficienti, il nodo del potere: a pochi giorni dal
viaggio del Pontefice in Svezia per commemorare il 500° anniversario della
Riforma, parla il teologo e pastore valdese Paolo Ricca
Il prossimo 31 ottobre papa Francesco si recherà a Lund, in Svezia, e
parteciperà alla cerimonia congiunta luterano-cattolica per commemorare il
500° anniversario della Riforma. Come si legge nel comunicato redatto dalla
Federazione Luterana Mondiale e dal Pontificio Consiglio per la Promozione
dell’Unità dei Cristiani, «l’evento intende mettere in evidenza i 50 anni di
continuo dialogo ecumenico fra cattolici e luterani e i doni derivanti da tale
collaborazione. La commemorazione si impernia sui temi del rendimento di
grazie, del pentimento e dell’impegno nella testimonianza comune.
L’obiettivo è di esprimere i doni della Riforma e chiedere perdono per la
divisione perpetuata dai cristiani delle due tradizioni».
Nell’imminenza di questo avvenimento abbiamo rivolto alcune domande a
Paolo Ricca, 80 anni, teologo e pastore valdese, docente emerito della Facoltà
Valdese di Teologia e docente ospite del Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di
Roma. Generosamente impegnato nel dialogo ecumenico da decenni, dirige
una collana di opere scelte di Lutero per l’editrice Claudiana di Torino.
Quale significato riveste la partecipazione di papa Francesco alla
commemorazione di Lund?
«Considero la sua partecipazione un fatto molto bello, importante. Anzitutto
perché è la prima volta che un papa commemora la Riforma. Ciò a mio avviso
costituisce un passo avanti rispetto ai traguardi significativi che si sono
raggiunti con il Concilio Vaticano II, il quale – includendo nei suoi testi e così
valorizzando alcuni principi e temi fondamentali della Riforma – segnò una
svolta decisiva nei rapporti tra cattolici e protestanti. Partecipare alla
15

commemorazione, come si appresta a fare il sommo rappresentante della
Chiesa cattolica, significa, a mio parere, considerare la Riforma un evento
positivo nella storia della Chiesa che ha fatto bene anche al cattolicesimo. La
partecipazione alla commemorazione è un gesto di grande rilevanza anche
perché il papa si reca a Lund, in casa dei luterani; come fosse uno di famiglia.
La mia impressione è che lui, in un modo che non saprei definire, si senta
parte anche di quella porzione di cristianità che è nata dalla Riforma».
Quale pensa sia stato sinora e potrà essere in futuro il contributo di papa
Francesco al cammino verso l’unità dei cristiani?
«A me pare che il principale contributo da lui offerto in vista dell’unità sia il
suo sforzo di reinventare il papato, ossia la ricerca di un modo nuovo e
diverso di intendere e vivere il ministero del vescovo di Roma. Questa ricerca
– supposto che la mia lettura colga almeno un poco nel segno – potrebbe
portare molto lontano perché il papato – per il modo in cui è stato inteso e
vissuto negli ultimi 1000 anni – è uno dei grandi ostacoli all’unità dei
cristiani. Mi sembra che papa Francesco si stia muovendo verso un modello di
papato diverso da quello tradizionale, rispetto al quale le altre Chiese cristiane
potrebbero assumere posizioni nuove. Se così fosse, questo tema potrebbe
essere completamente ripensato in ambito ecumenico».
Quali ritiene siano stati i passaggi più significativi del dialogo cattolicoluterano svoltosi negli ultimi 50 anni?
«Vi sono stati accordi molto importanti: anzitutto la “Dichiarazione congiunta
sulla dottrina della giustificazione” risalente al 1999, nella quale compare
anche la creazione di una nuova formula di intesa o di patto tra le Chiese, il
“consenso differenziato”, che ritengo particolarmente interessante. Questa
espressione significa che è stato raggiunto un accordo sui fondamentali della
dottrina e che, nello stesso tempo, permangono differenze che tuttavia non
inficiano la realtà dell’accordo raggiunto su quello specifico tema.
Purtroppo però questo accordo non ha ancora portato i frutti che molti si
attendevano, probabilmente perché, mentre per i luterani la dottrina della
giustificazione per fede è la stella polare che plasma e guida l’intera visione
del rapporto tra Dio e l’uomo, essa non possiede un ruolo così centrale nel
cattolicesimo.
Vi sono stati altri accordi significativi, ad esempio quello sull’Eucaristia,
anche se non ha prodotto cambiamenti sostanziali tanto che oggi,
ufficialmente, la Chiesa cattolica (come le Chiese ortodosse) non autorizza
l’ospitalità eucaristica nei confronti dei protestanti sebbene nella realtà sia
sovente praticata.
Indubbiamente ha grande valore il clima nuovo che si è creato negli ultimi 50
anni: non siamo più “l’un contro l’altro armati”, ma c’è uno scambio bello, la
messa in comune dei doni che ciascuno può aver ricevuto da Dio e dei
problemi che come Chiese dobbiamo affrontare in presenza dei molti drammi
della società odierna e del fenomeno di una dilagante secolarizzazione».
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Lei pensa che i drammi, le fatiche e le sofferenze degli uomini e delle donne
del nostro tempo possano costituire uno sprone, una sollecitazione alla
ricomposizione dell’unità?
«Le circostanze storiche possono sollecitare e favorire un cammino più
spedito verso l’unità: ne sono prova alcune iniziative che protestanti e cattolici
hanno promosso insieme per affrontare uniti i problemi della
contemporaneità. Penso tuttavia che se la comunione non nascerà dalla fede,
dalla speranza e dall’amore (ossia dalle realtà spirituali profonde che
costituiscono il cuore del cristianesimo), finirà per essere debole o per
sfaldarsi quando i problemi che l’hanno suscitata saranno risolti. Quindi
occorre lavorare con pazienza sulla dimensione spirituale, perché solo in
questo modo si costruisce una comunione duratura».
Nel continente europeo quali sono, a suo giudizio, le iniziative più interessanti
avviate insieme da cattolici e protestanti?
«Tra le iniziative più significative vi sono i Consigli delle Chiese Cristiane che
in Italia sono stati costituiti in alcune città, ad esempio a Milano e a Venezia.
Questo Consigli, di cui fanno parte rappresentanti delle diverse Chiese
cristiane, si incontrano periodicamente e operano in molti modi e su vari
fronti. In alcuni Paesi (non in Italia) esistono anche i Consigli Nazionali delle
Chiese Cristiane: penso che questa sia l’iniziativa più rilevante unitamente
agli incontri promossi dalla Conferenza delle Chiese Europee (che riunisce le
Chiese protestanti e ortodosse) e dal Consiglio delle Conferenze Episcopali
Cattoliche d’Europa. Questi due organismi hanno organizzato assemblee
comuni di grande interesse e valore ecumenico. Io ho partecipato a due
incontri, a Basilea e a Graz. Tutto il cristianesimo europeo si trovò riunito: ne
ho un ricordo molto bello».
Secondo lei, i fedeli cattolici e protestanti avvertono come una ferita la
divisione della Chiesa?
«In generale direi di no; in tutte le Chiese il tema dell’unità dei cristiani è
sentito solo da alcune minoranze. La divisione è una ferita grave, una
infedeltà oggettiva di cui pochi hanno reale consapevolezza. La maggior parte
dei cristiani la considera semplicemente un dato di fatto privo di reali
conseguenze sulla propria vita di fede. Ma le conseguenze esistono. Quando i
cristiani di diverse confessioni vivono gli uni accanto agli altri senza avere né
cercare alcun rapporto tra loro significa che si sentono cristiani
autosufficienti, che bastano a se stessi per realizzare la pienezza del
cristianesimo. Questa è un’illusione! Il cristiano non è né può mai
considerarsi autosufficiente. Qui ci soccorre la bellissima parabola del corpo
di Cristo proposta da san Paolo nella prima Lettera ai Corinzi (12, 12-26).
Come l’occhio ha bisogno della mano e la testa dei piedi, così ogni cristiano ha
bisogno non solo dell’altro simile a sé, ma anche di quello diverso da sé:
questa diversità è manifestazione dell’opera dello Spirito che suscita
molteplicità e varietà di doni. Il cristianesimo è un fatto plurale e in questo
senso la molteplicità e diversità delle Chiese è cosa normale. Ciò che è
17

anormale è la divisione. La diversità è cristiana, la divisione no. Occorre
dunque superare la divisione senza cancellare la diversità».
Nel documento “Dal conflitto alla comunione” redatto dalla Commissione
Internazionale Cattolico-Luterana nel 2013, si legge: «Nel 2017 dobbiamo
confessare apertamente che siamo colpevoli dinanzi a Cristo di avere infranto
l’unità della Chiesa. Questo anno giubilare ci presenta due sfide: la
purificazione e la guarigione delle memorie, e la restaurazione dell’unità dei
cristiani secondo la verità del Vangelo di Gesù Cristo». In quali forme lei
pensa si tradurranno questi impegni?
«Non saprei dire come potranno tradursi questi impegni nei singoli paesi.
Certamente sono obiettivi che non si raggiungeranno nell’arco di un anno: si
tratta di processi che richiederanno decenni. La “purificazione della memoria”
è un passaggio sul quale bisogna intendersi: purificare non significa
dimenticare il passato né addomesticare la storia, ma rileggerla insieme.
Questa è un’operazione nuova e indispensabile perché sino ad oggi cattolici e
protestanti l’hanno riletta ciascuno per proprio conto.
Riguardo all’unità della Chiesa, penso che il passo decisivo o meglio, la
premessa necessaria ad ogni ulteriore passo, sia il riconoscimento – da parte
delle Chiesa cattolica e delle Chiese ortodosse – delle comunità protestanti
come Chiese di Gesù Cristo, e non solo come “comunità ecclesiali”, per usare
l’espressione del Concilio Vaticano II. Questo mancato riconoscimento è per
tutti noi, figli della Riforma, una ferita dolorosa».
Con quali sentimenti si appresta a vivere la commemorazione della Riforma?
«Ho 80 anni: anzitutto sono grato a Dio per essere arrivato a questo
appuntamento. Ritengo che la Riforma sia stata una benedizione per molti:
per noi, ma anche per tutto il cristianesimo e per la Chiesa cattolica. Credo
che difficilmente – senza la Riforma – il cattolicesimo sarebbe stato in grado
di formulare un progetto di riforma propria: il Concilio di Trento non ha
prodotto solo Controriforma, ma anche riforma tout court.
Commemoro e celebro questo anniversario perché la Riforma ha dato vita a
un nuovo tipo di cristianesimo, a un ripensamento originale della fede: non è
stata una riforma dell’esistente, ma la creazione di una nuova articolazione
del fenomeno cristiano, che ha conservato il suo cuore antico, il cuore biblico.
La Riforma ha creato un nuovo modello di Chiesa cristiana e un nuovo modo
di porsi, come Chiesa, nella società. Potremmo parlare anche, senza cadere
nella retorica agiografica, di una nuova civiltà.
Se guardo al futuro del dialogo ecumenico sono ottimista: non negli uomini o
nelle Chiese, ma in Dio, perché ha compiuto meraviglie in questi ultimi 50
anni.
Il grosso nodo da sciogliere resta, a mio parere, quello del potere, che nessuno
vuole perdere. Occorrerà ripensare al potere nella Chiesa, nelle Chiese e fra le
Chiese».

18

Spunti di Francesco sul Martin Lutero e la strada
del rincontro dopo 500 anni
Domenica 26 giugno 2016, un giornalista tedesco, nella conferenza stampa
sull'aereo che riportava Papa Francesco in Italia dopo la prima tappa del suo
Pellegrinaggio caucasico (Armenia), fece al Santo Padre questa domanda: Lei
oggi ha parlato dei doni condivisi delle Chiese, insieme. Visto che Lei andrà –
fra quattro mesi – a Lund per commemorare il 500° anniversario della
Riforma, io penso che forse questo è il momento giusto anche per non
ricordare solo le ferite da entrambe le parti, ma anche per riconoscere i doni
della Riforma, e forse anche – e questa è una domanda eretica – per annullare
o ritirare la scomunica di Martin Lutero o di una qualsiasi riabilitazione.
Grazie.
Papa Francesco:
Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate: era un
riformatore. Forse alcuni metodi non erano giusti, ma in quel tempo, se
leggiamo la storia del Pastor, per esempio – un tedesco luterano che poi si è
convertito quando ha visto la realtà di quel tempo, e si è fatto cattolico –
vediamo che la Chiesa non era proprio un modello da imitare: c’era
corruzione nella Chiesa, c’era mondanità, c’era attaccamento ai soldi e al
potere. E per questo lui ha protestato. Poi era intelligente, e ha fatto un passo
avanti giustificando il perché faceva questo. E oggi luterani e cattolici, con
tutti i protestanti, siamo d’accordo sulla dottrina della giustificazione: su
questo punto tanto importante lui non aveva sbagliato. Lui ha fatto una
“medicina” per la Chiesa, poi questa medicina si è consolidata in uno stato di
cose, in una disciplina, in un modo di credere, in un modo di fare, in modo
liturgico. Ma non era lui solo: c’era Zwingli, c’era Calvino… E dietro di loro chi
c’era? I principi, “cuius regio eius religio”. Dobbiamo metterci nella storia di
quel tempo. E’ una storia non facile da capire, non facile. Poi sono andate
avanti le cose. Oggi il dialogo è molto buono e quel documento sulla
giustificazione credo che sia uno dei documenti ecumenici più ricchi, più
ricchi e più profondi. E’ d’accordo? Ci sono divisioni, ma dipendono anche
dalle Chiese. A Buenos Aires c’erano due chiese luterane: una pensava in un
modo e l’altra in un altro. Anche nella stessa Chiesa luterana non c’è unità. Si
rispettano, si amano… La diversità è quello che forse ha fatto tanto male a
tutti noi e oggi cerchiamo di riprendere la strada per incontrarci dopo 500
anni. Io credo che dobbiamo pregare insieme, pregare. Per questo la
preghiera è importante. Secondo: lavorare per i poveri, per i perseguitati, per
tanta gente che soffre, per i profughi… Lavorare insieme e pregare insieme. E
che i teologi studino insieme, cercando… Ma questa è una strada lunga,
lunghissima. Una volta ho detto scherzando: “Io so quando sarà il giorno
dell’unità piena” – “Quale?” – “Il giorno dopo la venuta del Figlio dell’uomo!”.
Perché non si sa… Lo Spirito Santo farà questa grazia. Ma nel frattempo
19

bisogna pregare, amarci e lavorare insieme, soprattutto per i poveri, per la
gente che soffre, per la pace e tante altre cose, contro lo sfruttamento della
gente… Tante cose per le quali si sta lavorando congiuntamente.
Dichiarazione congiunta
La Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione è un
documento redatto congiuntamente da teologi cattolici e luterani, pubblicato
ad Augusta (Germania) il 31 ottobre 1999. Sia il luogo sia la data della
pubblicazione sono significativi: il 31 ottobre 1517 vennero affisse a
Wittenberg da Lutero le 95 tesi; ad Augusta, durante la Dieta del 25 giugno
1530, venne promulgata la Confessione Augustana, che stabiliva i principi
dottrinali del Luteranesimo.
Firmatari della dichiarazione sono il cardinale Walter Kasper, all'epoca capo
del dicastero vaticano per l’Unità dei cristiani, e il pastore Ishmael Noko,
segretario generale della Federazione luterana mondiale.
Il documento rappresenta una tappa fondamentale nel dialogo ecumenico. Il
pensiero di Lutero e dei successivi protestanti è dominato dal principio del
"sola fide", mentre la Chiesa cattolica di allora dava principalmente risalto
alle opere di carità, che erano talvolta sfociate in una mera e gretta
compravendita di indulgenze. Il testo non fa altro che affermare la
complementarietà della fede e delle opere nel processo di giustificazione, in
vista del conseguimento della salvezza.
In particolare: "Insieme confessiamo che le buone opere — una vita cristiana
nella fede nella speranza e nell’amore — sono la conseguenza della
giustificazione e ne rappresentano i frutti. Quando il giustificato vive in Cristo
e agisce nella grazia che ha ricevuto, egli dà, secondo un modo di esprimersi
biblico, dei buoni frutti" (n. 37); "La comprensione della dottrina della
giustificazione esposta in questa Dichiarazione mostra l’esistenza di un
consenso tra luterani e cattolici su verità fondamentali di tale dottrina della
giustificazione. Alla luce di detto consenso sono accettabili le differenze che
sussistono per quanto riguarda il linguaggio, gli sviluppi teologici e le
accentuazioni particolari che ha assunto la comprensione della
giustificazione" (n. 40).
Nonostante il documento risolva formalmente la divisione cattoliciprotestanti su un importante aspetto della teologia cristiana, le due
confessioni religiose sono attualmente ancora divise su molti punti della

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Vescovi dei Paesi nordici. La Riforma: “ha creato
divisione nel cristianesimo.
Ritrovare unità con la grazia di Dio”
“Nonostante tutte le ragionevoli spiegazioni, la Riforma ha creato una
divisione nel cristianesimo che ne ha sofferto e ne soffre ancora oggi. A causa
di questa divisione la Chiesa cattolica nei Paesi nordici ha potuto ricominciare
a vivere solo dopo diversi secoli”, e per questo “il 500° anniversario dell’inizio
della Riforma non può essere festeggiato, ma dovrebbe essere invece
commemorato in uno spirito di pentimento”. Lo si legge in una “lettera
pastorale della conferenza episcopale nordica” diffusa oggi in Svezia,
Norvegia, Danimarca, Finlandia e Islanda. Lo scritto, volutamente reso noto
nel giorno della festa di Santa Teresa d’Avila e intitolato “Dal conflitto alla
comunione”, intende porre la domanda su “come proseguire insieme per
crescere insieme nella fede, nella speranza e nella carità”. I vescovi cattolici
esprimono la loro decisione “a procedere insieme sul cammino della
riconciliazione con i nostri fratelli e sorelle luterani e a fare di tutto per
raggiungere l’unità”. Dopo aver formulato da una prospettiva cattolica alcuni
punti centrali della dottrina della fede, i vescovi ripropongono anche per il
Nord Europa i “cinque imperativi” che l’omonimo documento congiunto
luterano-cattolico lanciava nel 2013. Invitano “tutti i cattolici ad
accompagnare nella preghiera la preparazione della visita del Papa” a fine
mese in Svezia e concludono: “Nonostante le differenze che restano, siamo
convinti che attraverso la grazia di Dio è possibile trovare vie per l’unità”.
(SIR)

Verso la commemorazione comune cattolicaluterana del quinto centenario della Riforma.
Insieme nella speranza
Il 31 ottobre a Lund e a Malmö, in Svezia, la Chiesa cattolica e la
Federazione luterana mondiale commemoreranno congiuntamente, per la
prima volta nella storia e a livello mondiale, il cinquecentesimo anniversario
della Riforma. In preparazione dell’evento, il cardinale presidente del
Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e il reverendo
segretario generale della Federazione luterana mondiale hanno scritto
insieme un articolo — diffuso sul sito della Lutheran World Federation — che
sottolinea i passi in avanti compiuti in quasi cinquant’anni di dialogo
internazionale tra le due comunità. Ne pubblichiamo una nostra traduzione.
(Kurt Koch e Martin Junge) Nella città tedesca di Wittenberg, il monaco
Martin Lutero nel 1517 contestò pubblicamente la diffusa pratica della vendita
delle indulgenze. Lo fece sulla base delle sue convinzioni teologiche e
21

spirituali. In un contesto già di per sé molto complesso di mutamenti sociali,
politici ed economici, la sua protesta pubblica scatenò un profondo processo
di cambiamento.
Lutero non aveva mai avuto intenzione di fondare una nuova Chiesa, ma
l’evolversi degli eventi alla fine portò a una divisione del cristianesimo
d’Occidente, a conflitti e a violenza, con conseguenze sentite ancora oggi.
Finora, gli anniversari dei centenari della Riforma sono stati fonte di
polemica e confronto tra le due confessioni.
Questa volta sarà diverso. Il 31 ottobre 2016 Papa Francesco, per la Chiesa
cattolica, e il vescovo Munib Younan e il reverendo Martin Junge, in
rappresentanza della comunione mondiale delle centoquarantacinque Chiese
che fanno parte della Federazione luterana mondiale, invitano a una
celebrazione commemorativa comune per inaugurare il cinquecentesimo
anniversario della Riforma. Per la prima volta nella storia, cattolici e luterani
in tutto il mondo ricorderanno insieme la Riforma. Questa pietra miliare è
espressione dei progressi compiuti in cinquant’anni di dialogo internazionale
tra cattolici e luterani. Avviato sulla scia delle importanti deliberazioni del
concilio Vaticano II, questo dialogo ha portato alla comprensione reciproca.
Ha contribuito a superare molteplici difficoltà e in più ha creato fiducia. Ha
confermato la convinzione comune che le cose che uniscono cattolici e
luterani sono più di quelle che li dividono. Ha dato espressione alla profonda
convinzione di fede che sia i fedeli cattolici sia i fedeli luterani per mezzo del
battesimo sono chiamati a essere parte dell’unico Corpo di Cristo.
La commemorazione della Riforma evidenzia però anche il rafforzamento dei
rapporti e la comprensione reciproca più profonda, raggiunti nel servizio e
nella testimonianza in molte parti del mondo. Cattolici e luterani si sono
avvicinati gli uni agli altri, spesso in contesti estremamente difficili
caratterizzati da persecuzione, oppressione e sofferenza. Fra i molteplici
accordi sortiti da decenni di dialogo riveste una particolare importanza la
Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione, firmata dalla
Chiesa cattolica e dalla Federazione luterana mondiale nel 1999. Con questo
documento, la tradizione cattolica e quella luterana hanno superato gli effetti
divisori di quello che nel XVI secolo era un motivo centrale di controversia.
Questa pietra miliare nei rapporti ecumenici tra cattolici e luterani costituisce
il fondamento teologico per la commemorazione comune, che rende possibile
l’impegno pubblico ad abbandonare i conflitti del passato e ad aprirsi all’unità
alla quale la Chiesa è chiamata.
La commemorazione comune in Svezia, che include una funzione ecumenica
nel duomo di Lund e una manifestazione aperta a tutti nello stadio di Malmö,
ha il significativo tema «Dal conflitto alla comunione. Uniti nella speranza».
Dal conflitto alla comunione è anche il titolo di una relazione della
Commissione internazionale luterana-cattolica per l’unità. Tale documento
illustra la comprensione comune della storia della Riforma, analizza le
questioni teologiche controverse e descrive quelle differenze che oggi, sulla
22

base del dialogo e della comprensione comune alla quale quest’ultimo ha
portato, possono essere considerate superate. La relazione, inoltre, indica gli
interrogativi che richiedono maggiore approfondimento teologico e accordo,
specialmente riguardo la comprensione della Chiesa, del ministero e
dell’eucaristia.
La funzione commemorativa comune include nella struttura liturgica i temi
del ringraziamento, della penitenza e dell’impegno per una testimonianza
comune. Ringraziamento per il dono della Parola di Dio e i modi nuovi in cui
ha parlato, e in cui ancora oggi continua a parlare, nella Chiesa e nel mondo.
Ma anche ringraziamento per i doni particolari che la Riforma ha portato,
nonché per i doni che luterani e cattolici si riconoscono reciprocamente.
Penitenza perché evidenziando le differenze è andata persa l’unità della
Chiesa. Ma anche penitenza dinanzi all’immensa sofferenza che la
popolazione ha dovuto sopportare a causa di una disputa teologica, che si è
aggiunta a una ricerca di predominio politico che alla fine l’ha
strumentalizzata. Di conseguenza, nel XVI e XVII secolo in Europa sono state
condotte lunghe “guerre di religione”. Impegno per una testimonianza
comune: è vero che luterani e cattolici continuano a essere alla ricerca
dell’unità, ma nulla impedisce loro di testimoniare insieme la gioia, la bellezza
e la forza trasformatrice della fede, specialmente nel servizio ai poveri, agli
emarginati e agli oppressi. La commemorazione comune invita i fedeli
cattolici e quelli luterani a donare, in virtù della misericordia che ricevono in
Cristo e per Cristo.
Questi tre elementi verranno ripresi nella funzione ecumenica nel duomo di
Lund, come anche nella dichiarazione comune che verrà firmata da Papa
Francesco e dal vescovo Munib Younan, presidente della Federazione
luterana mondiale. Al terzo elemento — l’impegno per una testimonianza
comune — verrà a sua volta dato ancor più risalto nello stadio di Malmö, che
può accogliere fino a diecimila partecipanti. Nell’ambito di questa
manifestazione pubblica, la sezione per il servizio nel mondo della
Federazione luterana mondiale, che attualmente serve oltre 2.300.000
rifugiati nel mondo, e Caritas Internationalis, che è presente in
centosessantaquattro paesi e offre un’assistenza straordinaria alle persone
bisognose, con la firma di un accordo ufficiale suggelleranno la loro futura
cooperazione. In tale contesto, le testimonianze personali, i canti e gli scambi
di riflessioni tra fedeli cattolici e luterani sottolineeranno che l’impegno a
lasciarsi alle spalle il conflitto non deve riguardare solo queste due
confessioni, ma che darà frutto nel servizio compassionevole e amorevole al
prossimo in un mondo ferito e diviso da conflitti, violenza e distruzione
dell’ambiente.
Luterani e cattolici vengono esortati a lasciarsi alle spalle il loro conflitto e a
volgersi verso il loro futuro comune, ma naturalmente questo importante
passo storico non può essere compiuto separatamente dai loro altri molteplici
rapporti ecumenici. Così, alla commemorazione comune parteciperanno
23

anche altri rappresentanti ecumenici, accompagnando i loro interlocutori
cattolici e luterani in questo significativo momento e incoraggiandoli con la
propria presenza a intraprendere il cammino che si prospetta dinanzi a loro.
Un simile contesto ecumenico sottolineerà anche la convinzione che la
Riforma del XVI secolo non deve essere vista isolatamente e che altri
movimenti riformatori l’hanno preceduta e seguita. Il movimento di riforma
al quale Lutero ha dato il via è stato accolto in forme differenti nelle diverse
tradizioni confessionali, che si identificano con esso nel modo a loro proprio.
In un mondo nel quale la comunicazione fallisce, in cui sempre più spesso
vengono pronunciate parole accese che dividono, in cui la violenza e i conflitti
aumentano, i fedeli luterani e cattolici attingono alla profondità della loro
fede comune nel Dio uno e trino quando dichiarano pubblicamente:
«Insieme, cattolici e luterani, si avvicineranno sempre più al loro comune
Signore e Redentore Gesù Cristo. Vale la pena mantenere il dialogo. È
possibile lasciarsi alle spalle i conflitti. L’odio e la violenza, anche motivati
dalla religione, non dovrebbero essere banalizzati o perfino giustificati, bensì
respinti con forza. I ricordi cupi possono affievolirsi. Una storia dolorosa non
esclude la possibilità di un futuro ricco di promesse. È possibile arrivare dal
conflitto alla comunione e percorrere questo cammino insieme e pieni di
speranza. La riconciliazione reca in sé la forza di renderci liberi di volgerci gli
uni verso gli altri ma anche di dedicarci agli altri nell’amore e nel servizio».
La commemorazione comune darà a cattolici e luterani un forte
incoraggiamento per la loro testimonianza comune nel nostro mondo ferito,
spezzato. Inoltre li spingerà a un dialogo ancor più appassionato, affinché le
rimanenti differenze vengano superate ed essi possano ricevere e celebrare
l’auspicata unità.
L'Osservatore Romano, 14-15 ottobre 2016.

Perché i 500 anni della Riforma saranno
commemorati con Papa Francesco
nella città di Lund?
Dopo lunghe e delicate conversazioni tra la Santa Sede e la Federazione
Mondiale Luterana per la commemorazione del 500.mo dell'inizio della
Riforma di Martin Lutero, si è scelto di comune accordo la città svedese di
Lund. Ma poco si sa sul perché di questa scelta. Leggendo documenti della
Chiesa cattolica in Svezia (Stoccolma) si trovano alcune risposte a questa
domanda. La prima è questa: la Federazione Mondiale Luterana (Lutheran
World Federation, LWF) che ha la sua sede a Ginevra (Svizzera) e che
raggruppa 140 chiese, rappresentando 78 paesi (66 milioni di protestanti
luterani) è nata proprio a Lund (Svezia) sessantanove anni fa (1947).
Una seconda ragione: la Cattedrale di Lund è anche un luogo molto simbolico,
ricco di 1000 anni di storia, condiviso da cattolici e luterani. E qui, in questo
24

tempio, il 31 ottobre Papa Francesco prenderà parte alla Preghiera Ecumenica
Comune e pronuncerà un'omelia, quasi a voler sigillare ancora questa
condizione anche se chiese separate.
La diocesi cattolica di Lund (Archidioecesis Lundensis). Questa diocesi, oggi
soppressa, fu eretta nel 1060, ricavandone il territorio dalla diocesi di
Roskilde. Originariamente essa era suffraganea dell'arcidiocesi di AmburgoBrema, la chiesa madre del nord Europa. L'ultimo arcivescovo in comunione
con la Santa Sede, mons.Torben Bille (27 luglio 1532 - gennaio 1553), fu
imprigionato l'11 agosto 1536 e morì in carcere nel gennaio 1553. Dal 1177 agli
arcivescovi di Lund fu concesso il titolo di primate di Danimarca e Svezia.
La giurisdizione comprendeva la parte meridionale della Svezia, ossia le
province di Scania, Halland e Blekinge e l'isola danese di Bornholm. La
cattedrale dedicata a san Lorenzo fu consacrata il 1º settembre 1145
dall'arcivescovo Eskil. Nel 1067 la diocesi incorporò i territori di Blekinge e
Bornholm della soppressa diocesi di Dalby, eretta nel 1060 dal re danese
Sweyn II ricavandone il territorio dalla diocesi di Roskilde. L'unico vescovo di
questa sede, Egino, fu consacrato da Adalberto di Brema e attorno al 1065 fu
eletto vescovo di Lund. Durante un suo pellegrinaggio a Roma (inizi del XII
secolo), il re danese Eric I ottenne da papa Pasquale II l'erezione di Lund a
sede metropolitana di tutti i Paesi del Nord Europa (avvenuta nel 1104). Essa
aveva giurisdizione su un vasto territorio: la Danimarca, la Svezia, la
Finlandia, la Norvegia, l'Islanda, fino alla Groenlandia, nonché le isole della
Scozia settentrionale. Infine, l'erezione delle arcidiocesi di Nidaros (1152) e di
Uppsala (1164) ridusse di molto la giurisdizione di Lund, che nel XVI secolo
comprendeva le sedi danesi di Århus, di Børglum, di Odense, di Ribe, di
Roskilde e di Viborg, più la diocesi di Schleswig (oggi in territorio tedesco).
Al momento dell'inizio della Riforma di Martin Lutero (1517), il vescovo di
Lund era Birger Gunnersen che morì nel 1519. I successivi due successori,
Jørgen Skodborg e Aage Jepsen Sparre, si sono dimessi nel 1521 e 1532
rispettivamente. Gli ultimi tre vescovi prima della soppresione della diocesi
furono: Didrik Slagheck (deceduto nel 1522), Johan Weze (deposto nel 1523 e
Torben Bille (deceduto in carcere nel gennaio 1553).

25

26

Francesco in Scandinavia 27 anni dopo la Visita di
Giovanni Paolo II. La scomunica a Lutero non esiste
più. Un racconto dell'epoca ...
Fu s. Giovanni Paolo II il primo Papa a far visita, 27 anni fa, a diverse Nazioni
della Scandinavia. Tra il 1° e il 10 giugno 1989, Papa Wojtyla, visitò la
Norvegia, l'Islanda, la Finlandia, la Danimarca e la Svezia. In quest'ultimo
Paese il Papa si fermò tre giorni, dall'8 al 10 e visitò tre località: Stoccolma,
Uppsala e Vadstena. Si trattò di una Visita intensa e piena di eventi. Giovanni
Paolo II pronunciò 9 allocuzioni e celebrò tre Messe: nello stadio «Globo» di
Stoccolma, in Uppsala e poi nel Cortile del Castello di Vadstena. Inoltre, il
Papa, prese parte a diversi incontri: uno ecumenico nella Cattedrale luterana
di Uppsala, un altro con la comunità universitaria nell'Aula Magna
dell'Università di Uppsala e infine visitò la chiesa dedicata a Sant'Erik,
Stoccolma, e la Chiesa di San Lorenzo ad Uppsala incontrano anche i
rappresentanti delle opere di assistenza tedesche.
In occasione di questa visita in Paesi a maggioranza protestanti, con una forte
presenza di chiese riformate, 27 anni fa si parlò molto sulla scomunica a
Martin Lutero e il tema penetrò con forza nell'intero itineraio papale.
Abbiamo trovato un splendido racconto dell'epoca, di una grande vaticanista,
scomparso: Domenico Del Rio. Ecco il suo racconto pubblicato sulle pagine de
"La Repubblica":
"La scomunica a Lutero non esiste più. (1) La scomunica ha un senso fin che
uno è in vita. Con la morte, la scomunica ha fine. Così Wojtyla, ieri, a
Copenaghen, in un incontro con i vescovi luterani, ha risolto la questione del
togliere o no la scomunica al capo della Riforma protestante. E' una richiesta
che anche ieri, su un giornale della capitale danese, un pastore luterano, Bent
Boisen, ha fatto al papa in una lunga lettera aperta al vescovo di Roma. Ti
chiedo, scrive il pastore, di togliere la scomunica del 1520 al nostro fratello
Martino. Togli quella scomunica e allora potrai predicare qui da noi e anche
benedirci. Il cinghiale nella vigna La scomunica contro Martin Lutero era
stata lanciata da Leone X con la bolla Exurge Domine. Il pontefice chiedeva al
Signore di non lasciare invadere la sua vigna dal cinghiale. Leone X scriveva
dalla tenuta di caccia della Magliana, vicino a Roma, e non gli pareva vero di
paragonare Lutero a un cinghiale. Ebbene, ora, Wojtyla afferma che il
problema non esiste. Dopo che la Chiesa cattolica, ha detto ieri, ha compreso
che la scomunica ha fine con la morte di ogni uomo questo tipo di
provvedimenti sono visti come misure nei confronti di qualcuno finché è in
vita. Questo, dunque, per il papa non è più un problema. Quello di cui oggi
noi abbiamo bisogno soprattutto, ha aggiunto Wojtyla, è una valutazione
nuova e comune dei molti problemi che sono sorti da Lutero e dal suo
messaggio. E qui il papa ha ripetuto un elogio del capo della Riforma già
27

pronunciato sei anni fa e ha parlato della profonda religiosità di Lutero, che
ardeva dall' ansia bruciante per il problema della salvezza eterna. Va bene, gli
ha risposto il vescovo luterano di Copenaghen, Ole Bertensen, nella stessa
riunione, però la condanna della dottrina protestante non è stata annullata. E
qui, naturalmente, sono rivenute fuori posizioni e concezioni sulle quali la
divergenza è ancora appariscente. Wojtyla aveva lasciato Helsinki, ieri
mattina, per scendere a Copenaghen. Da una Finlandia luterana cortese e
perfino un poco commossa a una Danimarca luterana un tantino ostile e
sospettosa (qui, i cattolici sono soltanto lo 0,5 per cento). A Turku, la città più
antica della Finlandia, dopo una preghiera comune nella cattedrale luterana e
dopo uno scambio di discorsi gentili, Wojtyla è stato ospite a colazione dal
vescovo protestante. Con il papa, seduto a tavola accanto alla moglie del
vescovo, si è svolta una lieta conversazione su temi sportivi, sciistici
soprattutto, per poi passare anche ad argomenti ecumenici. Alla fine, il
vescovo ha presentato a Wojtyla un proprio nipotino, e il papa ha accarezzato
e benedetto il frutto dell' unione coniugale del figlio del vescovo. Dopo tanta
familiarità finlandese, Giovanni Paolo II si è trovato alle prese con un altro
clima. Faceva freddo e pioveva quando è arrivato il papa ieri, a Copenaghen,
ma c'è freddezza, nonostante le cortesie formali, anche nei rapporti con la
Chiesa luterana. C'è una cosa da raccontare. Nella cattedrale di Roskilde, il
papa ha assistito a un servizio luterano di Preghiera. A lui, però, non è stata
concessa la parola. Non vorremmo, ha detto il vescovo di Roskilde, Bertil
Wiberg, che, a sentirlo parlare in chiesa, alcuni possano credere che Giovanni
Paolo II sia anche il nostro pontefice. Il papà è il benvenuto, ma occorre
ricordare che siamo noi a riceverlo, non lui a ricevere noi. Molti, anche non
cattolici, qui in Danimarca, non hanno approvato questo mettere in silenzio il
papa e ci sono stati dibattiti sia alla televisione che sui giornali. Non ci
servono le belle parole Wojtyla, tuttavia, ha potuto parlare subito dopo, nella
residenza del vescovo di Roskilde, in una riunione con tutti i capi della Chiesa
luterana. E' qui che il papa ha espresso il suo giudizio sulla scomunica di
Lutero, in un discorso nel quale ha ammesso, citando il Concilio Vaticano II,
che anche la Chiesa cattolica ha bisogno di una permanente riforma e
rinnovamento. Ha detto che tutti devono riconoscere le proprie colpe, ma ha
anche constatato che esistono ancora steccati, ostilità, asprezze e divisioni di
fede. Il vescovo Bertelsen è stato abbastanza duro. Non abbiamo bisogno, ha
detto, di belle parole e di sorrisi fraterni e ha indicato quello che per lui è
ostacolo di fondo alla comprensione, cioè una concezione di Chiesa che ha di
se stessa e delle proprie cariche una considerazione più alta di Cristo stesso.
Una concezione che sarebbe propria della Chiesa cattolica."
***
(1) Ecco le parole testuali di Giovanni Paolo II:
"A partire dal Concilio Vaticano II sono cominciati importanti dialoghi
ecumenici. Il primo dei colloqui bilaterali ha segnato l’inizio del dialogo tra la
Chiesa cattolica e la Federazione mondiale luterana. Il professore danese
28

Kristen Skydsgaard, che aveva partecipato in qualità di osservatore al Concilio
Vaticano II, è stato uno dei promotori di questo dialogo.
Questi colloqui hanno incrementato in vari modi la collaborazione tra le
nostre Chiese. Tuttavia esistono ancora, in tempi di dialogo ecumenico, dei
grandi ostacoli. Molti ne individuano uno nella persona di Martin Lutero e
nella condanna di alcuni suoi insegnamenti che la Chiesa cattolica aveva in
quei tempi pronunciato. I risultati della sua scomunica hanno prodotto ferite
profonde che, ancora, dopo più di quattrocentocinquant’anni non si sono
rimarginate e che non possono esser sanate attraverso un atto giuridico. Dopo
che la Chiesa cattolica ha compreso che la scomunica ha fine con la morte di
ogni uomo questo tipo di provvedimenti sono visti come misure nei confronti
di qualcuno finché è in vita. Quello di cui oggi noi abbiamo bisogno
soprattutto è una valutazione nuova e comune dei molti interrogativi che sono
sorti da Lutero e dal suo messaggio. Per questo motivo ho potuto affermare
nel corso della ricorrenza dei cinquecento anni della nascita di Martin Lutero:
“Nella pratica gli sforzi scientifici dei ricercatori evangelici e di quelli cattolici,
che, nel frattempo, hanno raggiunto lusinghieri risultati, hanno condotto ad
un pieno e differenziato panorama della personalità di Lutero e ad un
complicato intreccio degli eventi storici nella società, nella politica e nella
Chiesa della prima metà del XVI secolo. Ciò che è comunque emerso in modo
convincente è la profonda religiosità di Lutero che ardeva dell’ansia bruciante
per il problema della salvezza eterna” (Epistula Em.mo P. O. Ioanni
Willebrands, V expleto saeculo ab ortu Martini Luther, missa, die 31 oct.
1983: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VI, 2 [1983] 980)."

1967-2017. 50 anni di dialogo cattolico-luterano
alla vigilia della Commemorazione
dei 500 anni della Riforma
Il prossimo anno, 2017, si compiranno 50 anni dal primo incontro formale tra
Cattolici e Luterani nel contesto dell'allora neocostituita Commissione
congiunta cattolica-luterana.
Nel documento "Dal conflitto alla comunione", si legge: "Nel dialogo
internazionale tra cattolici romani e luterani nel 1983, in occasione del V
centenario della nascita di Martin Lutero, vennero riaffermate in maniera
congiunta molte delle preoccupazioni che per Lutero furono essenziali. Il
rapporto della Commissione lo definì «testimone di Gesù Cristo» e dichiarò
che «i cristiani, siano essi protestanti o cattolici, non possono ignorare la
persona e il messaggio di quest’uomo». L’imminente anno 2017 sollecita
cattolici e luterani a confrontarsi nel dialogo sui problemi e le conseguenze
della Riforma di Wittenberg, incentrata sulla persona e sul pensiero di Martin
Lutero, e a elaborare prospettive per il ricordo della Riforma e il modo di
29

viverla oggi. Il programma riformatore di Lutero costituisce una sfida
spirituale e teologica sia per i cattolici sia per i luterani del nostro tempo."
Commemorare la Riforma in un’era ecumenica e globale
Sulla Commemorazione del 500.mo, alla quale come è ben noto prenderà
pate Papa Francesco a Lund (Svezia, 31 ottobre 1° novembre), questo
documento sottolinea: " Ogni commemorazione ha il proprio contesto. Oggi,
il contesto contiene tre sfide principali, che ci presentano delle opportunità
ma anche delle responsabilità.
1) È la prima commemorazione ad aver luogo in un’epoca ecumenica. La
commemorazione comune, quindi, è un’occasione per approfondire la
comunione tra cattolici e luterani.
2) È la prima commemorazione che avviene nell’epoca della globalizzazione.
Di conseguenza la commemorazione comune deve includere le esperienze e le
prospettive dei cristiani del Sud e del Nord del mondo, dell’Oriente e
dell’Occidente.
3) È la prima commemorazione a dover fare i conti con la necessità di una
nuova evangelizzazione in un tempo segnato sia dalla proliferazione di nuovi
movimenti religiosi sia, nel contempo, dalla crescita della secolarizzazione in
molte parti del mondo. Di conseguenza la commemorazione comune ci
presenta l’opportunità e l’onere di dare una testimonianza comune di fede.
Le fasi del dialogo
In concreto, con il Vaticano II si costituisce il "gruppo di lavoro cattolico
romano – evangelico luterano" e nel 1967 inizia ufficialmente il dialogo
teologico che produce i testi su Il Vangelo e la chiesa (1972), L'eucaristia
(1978), Vie verso la comunione (1980), Tutti sotto uno stesso Cristo.
Dichiarazione comune sulla Confessio Augustana (1980), Il ministero
pastorale nella chiesa (1981), Martin Lutero testimone di Gesù Cristo (1983),
L'unità davanti a noi (1984) e infine Chiesa e giustificazione (1993).
Prima fase
Un testo del Monastero di Bose5, dove nel luglio scorso studiosi cattolici e
luterani hanno riflettuto su questi anni di confronto, ricorda: "Il dialogo
ufficiale tra il Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani (allora ancora
Segretariato) e la Federazione luterana mondiale ebbe inizio due anni dopo la
fine del Concilio, nel 1967. Si trattava della prima commissione bilaterale di
dialogo nella quale si implicava ufficialmente la chiesa di Roma. Dopo
qualche decennio, si sarebbe anche rivelato uno dei dialoghi più intensi e
fecondi. Il primo mandato dato ai rappresentanti delle due chiese era
discutere “L’Evangelo e la chiesa”. Ne uscì un documento nel 1972 (Rapporto
di Malta) che spazia tra molti argomenti; la commissione vi osserva “un
progressivo superamento delle controversie dottrinali” nonostante la
Bose, tra l'altro ha ospitato due riunione plenarie: nel 2000, appena dopo la storica firma
della dichiarazione congiunta sulla giustificazione, e nell’estate 2014, alla ripresa dei lavori
della commissione per una nuova fase dopo la pubblicazione del documento Dal conflitto
alla comunione.
5

30

persistenza di “problemi strutturali” responsabili della divisione tra le due
chiese. In particolare, il documento auspica un riconoscimento mutuo del
ministero ordinato e invoca delle azioni ufficiali rendendo possibili “atti
occasionali di intercomunione”."
Il testo di Bose poi sottolinea:
Seconda fase
Una seconda fase di dialogo riprende tali temi. Il documento su La Cena del
Signore (1980) riconosce che nella teologia eucaristica le divergenze tra le due
chiese non sono più separatrici, ma non si perviene all’accordo proposto sulla
“reciproca ammissione all’eucaristia”. Affrontando il ministero (1981), gli
esperti luterani e cattolici si accordano sulla funzione costitutiva per la chiesa
del ministero ordinato; tuttavia divergenze sulla comprensione
dell’ordinazione non permettono il riconoscimento reciproco dei ministri.
Due documenti si focalizzano poi sulla possibilità di un processo nel quale le
due chiese come tali si riconoscano l’una l’altra, descrivendo il traguardo
ecumenico da perseguire e ipotizzando passi concreti per raggiungerlo: Vie
verso la comunione (1980) e L’unità davanti a noi (1984).
Terza fase
Una terza serie di dialoghi internazionali si estende dal 1986 al 1993. Produce
il documento più lungo di questo dialogo (145 pagine): Chiesa e
giustificazione (1993). Vi si studia l’ampio consenso tra le due chiese sul tema
della giustificazione, analizzandone le implicazioni per l’ecclesiologia.
Nonostante un largo accordo, varie divergenze di dettaglio – però non
insignificanti – vengono individuate: i teologi della commissione adottano
allora una nuova metodologia, pervenendo a un “accordo differenziato” in cui
viene espresso un consenso di fondo sull’essenziale, nonostante la presenza di
differenze che però non inficiano l’accordo raggiunto e non sono più tali da
dividere la chiesa.
1993
Questi rapporti rimanevano tuttavia documenti di teologi, pure delegati
ufficialmente dalle due chiese, ma non erano stati recepiti ufficialmente dalle
autorità ecclesiali. Nel 1993 la Federazione luterana mondiale e la chiesa
cattolica decidono quindi di approvare formalmente i risultati dei dialoghi tra
loro sulla giustificazione e di dichiararsi in comunione su tale punto: una
“Dichiarazione congiunta sulla dottrina delle giustificazione” è così redatta,
che riprende i risultati dei dialoghi in forma breve, affermando un “consenso
sulle verità di base della dottrina della giustificazione” e dichiarando che le
condanne di ciascuna chiesa nei confronti dell’altra non si applicano più alla
loro comprensione attuale della giustificazione. Questa dichiarazione viene
allora ratificata dalle istanze romane e dai sinodi luterani poi solennemente
firmata dalle più alte autorità delle due chiese il 31 ottobre 1999 a Augusta.
Lunghi anni di dialogo hanno così prodotto il loro frutto: un accordo di
comunione è stato sancito ufficialmente tra le due chiese.
31

Ma altri punti rimangono ancora da chiarire per progredire verso la piena
comunione tra le due chiese. Dopo un testo sull’Apostolicità della chiesa
(2006), la commissione di dialogo si occupa poi delle commemorazioni del
2017, producendo un documento che rilegge con uno sguardo comune gli
eventi del XVI secolo che hanno portato alla separazione ecclesiale. Tale
rilettura condivisa della storia apre la via alla prima commemorazione
comune della Riforma: “Luterani e cattolici sono stati in grado di
reinterpretare le loro tradizioni e pratiche teologiche, riconoscendo le
influenze che hanno avuto gli uni sugli altri. Proprio per questo desiderano
commemorare insieme il 2017”, si legge in Dal conflitto alla comunione
(2013). Il testo si conclude con quest’imperativo ecumenico: “Gli inizi della
Riforma saranno ricordati in maniera adeguata e giusta quando luterani e
cattolici ascolteranno insieme il Vangelo di Gesù Cristo e si lasceranno di
nuovo chiamare a fare comunità insieme al Signore”.

Le 95 Tesi di Martin Lutero sul portone
della chiesa del castello di Wittenberg
Secondo la tradizione, non esistono infatti prove documentali, il 31 ottobre
1517 Martin Lutero affisse l'elenco delle 95 tesi sul portone della chiesa del
castello di Wittenberg. Alcuni studiosi affermano invece che le tesi furono
affise nel mese di novembre. Altri ancora sostengono invece che Lutero
avrebbe inizialmente spedito le tesi all'arcivescovo di Magonza Alberto di
Hohenzollern, al Papa Leone X (Giovanni di Lorenzo de' Medici, pontefice dal
1513 al 1521) e a diversi suoi amici e docenti universitari. Solo in seguito alla
mancata risposta degli alti ecclesiastici, Lutero - o un gruppetto di suoi
studenti - avrebbe pubblicato sul portone della chiesa del castello di
Wittemberg le 95 tesi, per esporle allo stesso modo dei comunicati e bandi
pubblici dell'epoca.
Come è noto la vendita delle indulgenze è uno dei punti più criticati dalle 95
tesi di Lutero: in un sistema teologico in cui il perdono poteva essere concesso
solamente da Dio e a prescindere dalle azioni compiute dall'uomo, il
proliferare di una tendenza come quella della remissione dei peccati tramite
l'acquisto in denaro di "attestati" e bolle che confermassero l'indulgenza fu
visto come una pratica da estirpare in quanto mistificatrice del giusto
rapporto tra Dio e la sua creature terrene e del tipo di peccati che il perdono
sacerdotale poteva mondare.
La "febbre" da vendita delle indulgenze è da inquadrare in un complesso
contesto storico di profonda crisi finanziaria: a Roma il mastodontico cantiere
per il rifacimento della basilica di San Pietro era un vero e proprio gorgo di
denaro, pertanto papa Leone X, già indebitato con la famiglia di banchieri
tedeschi dei Fugger, avviò una campagna di vendita di indulgenze e, inoltre,
accettò di incassare delle dispense in denaro da parte di quei vescovi che
32

desideravano aggirare il divieto loro imposto da Roma di accumulare titoli
vescovili. Alberto di Hohenzollern, vescovo di Magdeburgo e Halberstadt, è
l'esempio plastico di una tendenza che si era ormai diffusa in tutto l'impero.
Quando nel 1514 la cattedra vescovile di Magonza divenne vacante Alberto di
Hohenzollern, desideroso includere tra i suoi titoli quello di principe vescovo
di Magonza, si indebitò fortemente con i Fugger per ottenere la quantità di
denaro necessaria per ottenere la dispensa pontificia dal divieto di accumolo
di cariche ecclesiastiche. Per rimborsare la somma, Roma gli concesse di
trattenere la metà del denaro ricavato dalla vendita di indulgenze bandita da
Leone X nello stesso anno per finanziare la fabbrica di San Pietro.
Tesi per chiarire l’efficacia delle indulgenze
(Fonte: Chiesa Evangelica Luterana in Italia)
Per amore e desiderio di elucidare la verità le sottoscritte tesi saranno
discusse a Wittenberg, sotto la presidenza del R . P. Martin Lutero, Maestro
delle Arti e della sacra Teologia, e della stessa quivi lettore ordinario. Per la
qual cosa egli prega coloro che non possono discutere con noi verbalmente di
presenza, di farlo per iscritto. Nel nome del nostro Signore Gesù Cristo.
Amen.
1. Il Signore e maestro nostro Gesù Cristo, dicendo «Fate penitenza», volle
che tutta la vita dei fedeli fosse una penitenza.
2. E questa penitenza non può intendersi della penitenza sacramentale (cioè
della confessione e della soddisfazione che viene compiuta per mezzo del
ministero dei sacerdoti).
3.
Né tuttavia ha in vista la sola penitenza interiore, ché, anzi, non v’è
penitenza interiore se questa non produce esternamente le diverse
mortificazioni della carne.
4.
Perdura perciò questa pena finché continua l’odio di se stesso (la vera
penitenza interiore) cioè fino all’entrata nel regno dei cieli.
5.
Il papa non può né vuole rimettere altre pene, fuori di quelle che ha
imposto o per volontà sua o delle leggi ecclesiastiche.
6. Il papa non può rimettere alcuna colpa, se non dichiarando e garantendo
che essa è stata rimessa da Dio, o al più rimettendo i casi a sé riservati; in
questo campo, se il suo potere è disprezzato, la colpa rimarrebbe certamente.
7.
Dio non rimette la colpa a nessun uomo senza al tempo stesso
sottometterlo, interamente umiliato, al sacerdote, suo vicario.
8. I canoni penitenziali sono imposti soltanto ai vivi; nulla va imposto ai
moribondi in virtù dei medesimi.
9. Ci fa dunque del bene lo Spirito Santo,nel papa, eccettuando sempre, nei
suoi decreti, i casi di morte e di necessità.
10.
Agiscono male e con ignoranza quei sacerdoti che riservano ai
moribondi pene canoniche in purgatorio.
11. Quelle zizzanie del mutare la pena canonica nella pena del purgatorio,
sembran per certo essere state seminate mentre i vescovi dormivano.
33

12.
Un tempo le pene canoniche erano imposte non dopo ma prima
dell’assoluzione, come prove di una vera contrizione.
13. I morenti pagano con la morte tutte le pene e sono già morti alle leggi dei
canoni, essendo per diritto sciolti da esse.
14. Una imperfetta salute o carità nel morente porta con se necessariamente
un grande timore, che è tanto maggiore quanto la prima è minore.
15. Questo timore ed orrore basta già da solo (per tacere degli altri elementi)
a costituire la pena del purgatorio, perché è assai vicino all’orrore della
disperazione.
16.
L’inferno, il purgatorio e il paradiso sembrano differire fra loro come
differiscono la disperazione, la quasi disperazione e la sicurezza.
17.
Segue come conclusione necessaria che alle anime del purgatorio
diminuisce l’orrore nella misura in cui aumenta in loro la carità.
18. Né sembra dimostrato da alcun argomento razionale o scritturale che
queste anime sian fuori dello stato di merito, ossia dell’accrescimento della
carità.
19. Né con questo sembra provato che esse siano certe e sicure della loro
beatitudine (futura),almeno tutte, sebbene noi ne siamo certissimi.
20.
Perciò il papa, per remissione plenaria di tutte le pene, non intende
senz’altro la remissione di tutte, ma solamente di quelle da lui imposte.
21. Errano dunque i predicatori di indulgenze che dicono che: «l’uomo può
essere liberato e salvato da ogni pena mediante le indulgenze del papa».
22. Ché anzi, (il papa) non rimette alle anime in purgatorio alcuna pena che
avrebbero dovuto subire in questa vita secondo i canoni.
23. Se mai possa esser concessa ad alcuno la remissione di tutte le pene, è
certo che può venir data soltanto ai perfettissimi cioè in realtà a pochissimi.
24. È perciò inevitabile che la maggior parte del popolo sia tratta in inganno
dalla indiscriminata ed esorbitante promessa della liberazione dalla pena.
25. Lo stesso potere che il papa ha, in generale, sul purgatorio, lo ha ogni
vescovo e curato nella sua diocesi e nella sua parrocchia, in particolare.
26.
Fa benissimo il papa quando concede la remissione alle anime in
purgatorio, non per il potere delle chiavi, che non vi ha nulla a che fare, ma
mediante la propria intercessione.
27. Predicano l’uomo quei che dicono che «appena il soldino gettato nella
cassa risuona, un’anima se ne vola via (dal purgatorio)».
28.
Quello che è certo,è che col tintinnio della moneta nella cassa si può
aumentare il guadagno e l’avidità; ma il suffragio della Chiesa dipende
soltanto da Dio.
29. Chissà se tutte le anime nel purgatorio desiderino essere liberate, come
si narra sia accaduto a S. Severino e a S. Pasquale!
30. Nessuno è sicuro della realtà della propria contrizione; tanto meno può
esserlo del conseguimento della remissione plenaria.
31. Quanto è raro un vero penitente, altrettanto è raro chi ottiene veramente
le indulgenze, cioè è rarissimo.
34

32. Saranno dannati in eterno con i loro maestri quei che si credono sicuri
della propria salvezza per mezzo delle lettere indulgenziali.
33.
Bisogna specialmente guardarsi da quelli che dicono ch e «quelle
indulgenze del papa sono un dono inestimabile di Dio, per il quale l’uomo
viene riconciliato con Dio».
34. Infatti, quelle grazie indulgenziali si riferiscono soltanto alle pene della
soddisfazione sacramentale, stabilite dall’uomo.
35.
Predicano una dottrina non cristiana quei che insegnano che «ai
compratori di indulgenze per i defunti o di lettere confessionali non sia
necessaria la contrizione».
36. Qualunque cristiano, veramente pentito, ottiene la remissione plenaria
della pena e della colpa che gli spetta, anche senza le lettere indulgenziali.
37.
Qualunque vero cristiano, vivo o defunto, ha, datagli da Dio, la
partecipazione a tutti i beni del Cristo e della Chiesa, anche senza le lettere
indulgenziali.
38.
Tuttavia,la remissione e la partecipazione del papa non è affatto da
disprezzarsi, perché (come ho detto) essa è la «dichiarazione» della divina
remissione.
39. Riesce oltremodo difficile, anche ai più dotti teologi, esaltare allo stesso
tempo dinanzi al popolo l’ampiezza delle indulgenze e la verità della
contrizione.
40.
Infatti,la vera contrizione cerca ed ama le pene; la prodigalità delle
indulgenze, invece, produce un rilassamento e fa odiare le pene, o almeno ne
offre l’occasione.
41. I perdoni apostolici devono venire proclamati con cautela per evitare che
il popolo non finisca col credere falsamente che essi siano preferibili alle altre
buone opere di carita.
42.
Si deve inseg n a re ai cristiani che l’intenzione del papa non è che
l’acquisto delle indulge n ze sia in alcun modo da mettere alla pari con le
opere di misericordia.
43.
Si deve insegnare ai cristiani che colui che dona al povero o fa un
prestito al bisognoso, fa meglio che se acquistasse indulgenze.
44.
Poiché:con un’opera di carità aumenta la carità e l’uomo diventa
migliore, mentre con le indulgenze questi non diventa migliore, ma solo più
libero dalla pena.
45. Si deve inseg n a re ai cristiani che colui il quale, veduto un povero , lo
trascura per compra rsi indulgenze, non si procura indulgenze dal papa ,ma
l’indignazione di Dio.
46. Si deve insegnare ai cristiani che, eccetto il caso in cui abbondino di beni
superflui, sono tenuti a risparmiare il necessario per la loro casa, e non a
sprecarlo nelle indulgenze.
47.
Si deve insegnare ai cristiani che l’acquisto delle indulgenze è cosa
libera, non di precetto.
35

48. Si deve insegnare ai cristiani che il papa, quanto più ha bisogno, tanto
più desidera per sé, nel concedere le indulgenze, una devota preghiera
piuttosto che del pronto denaro.
49. Si deve insegnare ai cristiani che i perdoni papali sono utili, a patto che
non confidino in essi, ma estremamente nocivi se, a causa di quelli, perdono il
timore di Dio.
50. Si deve insegnare ai cristiani che, se il papa conoscesse le estorsioni dei
predicatori di indulgenze, preferirebbe che la basilica di S. Pietro finisse in
cenere, piuttosto che vederla edificata con la pelle, la carne e le ossa delle sue
pecorelle.
51. Si deve insegnare ai cristiani che il papa – com’è suo dovere – vorrebbe
dare del proprio denaro – anche a costo di vendere, se ve ne fosse bisogno,
perfino la basilica di S. Pietro – a quei molti cui alcuni predicatori di
indulgenze hanno carpito denaro.
52. È vano sperare di ottenere salvezza per mezzo delle lettere d’indulgenza,
anche se il commissario ecclesiastico e il papa stesso volessero, in pegno di
ciò, dare l’anima propria.
53.
Nemici di Cristo e del papa sono coloro i quali, affinché si possano
predicare le indulgenze, o rdinano che la parola di Dio sia fatta del tutto
tacere nelle altre chiese.
54. Si fa offesa alla parola di Dio quando, in una stessa predica, si dedica alle
indulgenze un tempo uguale o maggiore che alla parola stessa.
55. È certamente intenzione del papa che, se le indulgenze (che sono cosa
minima) sono celeb rate con una sola campana, una sola processione, una
sola cerimonia , il Vangelo (che è la cosa più grande) sia predicato con cento
campane, cento processioni , cento cerimonie.
56.
I tesori della Chiesa, da cui il papa concede le indulgenze, non sono
sufficientemente definiti né conosciuti presso il popolo di Cristo.
57. Che non siano dei tesori temporali , è certo evidente, perche molti di
quei predicatori non usano profondere tanto facilmente tali tesori , ma
soltanto raccoglierli.
58.
Né sono i meriti di Cristo e dei santi,perché questi operano sempre,
senza l’intervento del papa, la grazia dell’uomo interiore e la croce, la morte e
l’inferno dell’uomo esteriore.
59.
Tesori della Chiesa chiamò S. Lorenzo i poveri della Chiesa; ma egli
parlava il linguaggio del suo tempo.
60.
Senza essere temerari diciamo che questo tesoro sono le chiavi della
Chiesa (donate per il merito di Cristo).
61. È chiaro infatti che, alla remissione delle pene e dei casi (riservati), basta
da sola la potestà del papa.
62. Il vero tesoro della Chiesa è il sacrosanto Vangelo della gloria e della
grazia di Dio.
63. Ma questo tesoro è giustamente il più odiato, perché «fa dei primi gli
ultimi» (Matteo 20,16).
36

64. Mentre il tesoro delle indulgenze è giustamente il più accetto, perché «fa
degli ultimi i primi» (Mt. 20,16).
65. Perciò i tesori evangelici sono reti con le quali una volta venivano pescati
uomini dediti alle ricchezze.
66.
I tesori delle indulgenze sono invece reti con le quali, oggi, vengono
pescate le ricchezze degli uomini.
67. Le indulgenze, che i predicatori esaltano ad alta voce come le più grandi
grazie, appaiono veramente tali per i guadagni che permettono.
68. Sono invece in realtà le minime grazie, messe a confronto con la grazia
di Dio e la pietà della croce.
69.
I vescovi e i curati sono tenuti ad accogliere con tutto il rispetto i
commissari delle indulgenze apostoliche.
70. Ma sono tenuti ancor di più a vigilare attentamente, con occhi ed orecchi
bene aperti, affinché, invece del mandato ricevuto dal papa, quelli non
predichino i loro sogni.
71.
Chi parla contro la verità delle indulgenze apostoliche sia anatema e
maledetto.
72. Ma chi si oppone alla sfrenatezza e alla licenza nel parlare dei predicatori
di indulgenze, sia benedetto.
73.
Come il papa fulmina giustamente coloro che operano qualsiasi
macchinazione contro la vendita delle indulgenze.
74.
Molto più gravemente intende colpire coloro che, col pretesto delle
indulgenze, operano macchinazioni a danno della santa carità e verità.
75.
Ritenere che le indulgenze papali siano cosi potenti da assolvere un
uomo che – per impossibile – avesse violato la madre di Dio, è pura follia.
76.
Al contrario, affermiamo che le indulgenze papali non possono
cancellare, quanto alla colpa, neppure il minimo dei peccati veniali.
77. Dire che neppure S. Pietro, se fosse oggi papa, potrebbe dare maggiori
grazie, è una bestemmia contro S. Pietro e il papa.
78. Affermiamo, al contrario, che anche questo papa, come qualsiasi altro,
possiede grazie maggiori, cioè il Vangelo, i poteri, i doni di guarigione ecc.,
come insegna I Corinzi 12.
79. Dire che la croce delle insegne papali, eretta solennemente, equivalga
alla croce di Cristo, è bestemmia.
80. Vescovi , curati e teologi che permettono che simili discorsi siano tenuti
al popolo dovranno renderne ragione.
81.
Questa scandalosa predicazione delle indulgenze è tale da rendere
difficile anche ai dotti difendere la riverenza dovuta al papa dalle calunnie o,
se volete, dalle sottili obiezioni dei laici.
82.
Ad esempio: «Perché il papa non svuota il purgatorio a motivo della
santissima carità e della grande sofferenza delle anime, che è ragione tra tutte
la più giusta, dal momento che libera un numero senza fine di anime a motivo
del funestissimo denaro per la costruzione della basilica, che è una ragione tra
le più deboli?».
37

83. Parimenti: «Perché debbono continu a re le esequie e gli anniversari dei
defunti e non restituisce, o permette siano ritirati , i benefici istituiti a loro
favore, dal momento che è un’offesa pregare per dei redenti?».
84.
Ancora: «Qual è mai questa nuova pietà di Dio e del papa, per cui
concedono per denaro ad un empio nemico di liberare un’anima pia ed amica
di Dio, mentre non la liberano, con carità del tutto gratuita, per la sofferenza
in cui quest’anima pia e diletta si è venuta a trovare?».
85. «Perché mai si redime ancora mediante denaro, con la concessione di
indulgenze, da canoni penitenziali che, di fatto, per essere caduti in
desuetudine, sono già da tempo abrogati e morti, come se fossero ancora in
pieno rigore?».
86.
Così ancora: «Perché il papa, le cui ricchezze oggi sono più crasse di
quelle dei più ricchi Crassi, non costruisce almeno la basilica di S. Pietro con il
suo denaro, invece che con quello dei poveri fedeli?».
87. Ugualmente: «Che cosa rimette o partecipa il papa a coloro che, grazie
ad una perfetta contrizione, hanno diritto alla piena remissione o
partecipazione?».
88. Così: «Qual bene maggi o re ve rrebbe arrecato alla Chiesa, se il papa,
invece di concedere ad ognuno dei fedeli queste remissioni e partecipazioni
una volta sola (in vita), le concedesse cento volte al giorno!».
89. «Dal momento che il papa, per mezzo delle indulgenze, cerca la salvezza
delle anime più che il denaro, perché sospende le lettere confessionali e le
indulgenze precedentemente concesse, mentre sarebbero ancora efficaci?».
90.
Soffocare queste pericolosissime argomentazioni dei laici con la sola
forza e senza addurre ragioni, equivale ad esporre la Chiesa e il papa alle beffe
dei nemici e rendere infelici i cristiani.
91.
Se dunque le indulgenze fossero predicate secondo lo spirito e
l’intenzione del papa, tutte quelle difficoltà sarebbero facilmente risolte, anzi
non esisterebbero.
92. Addio, dunque, a tutti quei profeti che dicono al popolo di Cristo: «Pace,
pace!», mentre pace non c’è.
93.
Benvenuti tutti quei profeti che dicono al popolo di Cristo: «Croce,
croce!» mentre croce non c’è.
94. Si devono esortare i cristiani a sforzarsi di seguire il loro capo , il Cristo
attraverso le pene, le morti , gli inferni.
95.
E ad «entra re nel cielo attraverso molte tribolazioni», piuttosto che
confidarsi nella sicurezza di una falsa pace.

M. Lutero - Ulrich Zwingli, Guillaume Farel e Giovanni Calvino

38

Apertura del giubileo della Riforma a Lund in
presenza di papa Francesco
(Monastero di Bose)
Il 31 ottobre prossimo si aprirà l’anno delle commemorazioni del quinto
centenario della Riforma protestante, che si concluderà il 31 ottobre 2017,
esattamente cinquecento anni dopo l’inizio del movimento riformatore. Il 31
ottobre 1517 infatti, Martin Lutero, giovane monaco agostiniano e docente di
Sacra Scrittura, affiggeva alla porta della chiesa del castello di Wittenberg
novantacinque tesi che contestavano la pratica delle indulgenze nella chiesa
del tempo. Dalle battaglie che ne seguirono sorgeranno pratiche e strutture
ecclesiali rinnovate: un variegato panorama di chiese evangeliche o, appunto,
riformate, ma separate da Roma.
Per aprire l’anno che commemorerà l’inizio di questo movimento di riforma,
la Federazione luterana mondiale (FLM) ha chiamato le chiese a radunarsi a
Lund (Svezia). A grande sorpresa però, papa Francesco – confermando le sue
modalità proprie di impegnarsi nel dialogo interconfessionale innanzitutto
attraverso visite e incontri personali – ha indicato la sua intenzione di
prendere parte personalmente alla celebrazione del 31 ottobre 2016, al fianco
del vescovo Munib Younan, presidente della FLM.
Commenta il pastore André Birmelé, professore emerito di teologia
sistematica a Strasburgo e antico amico fraterno della nostra comunità: “Da
invitato, Francesco diventa così invitante: presiederà lui stesso la liturgia con
il vescovo luterano di Gerusalemme. Che il papa intervenga a una tale
celebrazione è un evento straordinario di cui nessuno ancora può misurare la
vera portate ecclesiale. Non possiamo che rendere grazie a Dio e rallegrarci di
questo nuovo passo concreto sulla strada dell’unità.”
Questo evento maggiore attesta che i progressi ecumenici degli ultimi decenni
hanno profondamente cambiato il contesto della commemorazione della
Riforma. Mentre i “giubilei” dei secoli precedenti erano occasioni per
esprimere la fierezza protestante, la commemorazione del 2017 avviene per la
prima volta nell’era ecumenica e cerca di essere un’occasione per
approfondire la comunione. Registrando questo nuovo contesto la
commissione internazionale di dialogo luterana-cattolica ha redatto un testo
destinato al grande pubblico: Dal conflitto alla comunione, diffuso già nel
2013.
Alla fine del 2015, per completare tale documento, una liturgia è stata
elaborata per invitare alla Preghiera comune per commemorare la Riforma
nel 2017. La cerimonia di Lund seguirà proprio questa liturgia comune per la
celebrazione ecumenica dei 500 anni della Riforma: porterà i partecipanti
all’azione di grazie per i doni della Riforma, al pentimento per le divisione che
hanno seguito le controversie teologiche e all’impegno in favore della
testimonianza comune. Il professore Dirk Lange, principale redattore della
39

preghiera (e già ospite della nostra comunità) ci spiega: “Il ringraziamento e il
pentimento conducono l’assemblea alla testimonianza comune, all’impegno e
al servizio. La preghiera comune si conclude poi dopo le letture con una
preghiera di ringraziamento e una benedizione pronunciate da entrambi i
celebranti. Il canto dopo la benedizione ci invia con gioia al mondo.”
Se l’evento svedese si presenta dunque come l’esito, “la cima” di un cammino
partito da lontano, alcune voci tuttavia si sono alzate in Germania per
rammaricarsi del fatto che non sarà il paese di Lutero a offrire il luogo dove il
papa parteciperà alle commemorazioni della Riforma e dove magari
annuncerà qualche progresso nelle relazioni tra cattolici e luterani. Altre voci
critiche sottolineano che l’eredità del 1517 è condivisa dai luterani con molte
altre tradizioni protestanti, che sono andate meno lontano nel loro dialogo
con la chiesa di Roma. Tra i luterani, c’è addirittura chi considera che il papa
di Roma non dovrebbe presenziare di persona a questa celebrazione, per
lasciarle la sua tonalità propriamente protestante. Questo incontro costituisce
nondimeno per molti osservatori un punto di svolta nel dialogo tra la chiesa
cattolica e il mondo evangelico, ed è già palpabile un senso di occasione forse
unica.
Sul quotidiano svedese Dagen, di ispirazione cristiana, in un articolo
congiuntamente firmato da Anders Arborelius, vescovo cattolico di
Stoccolma, e Antje Jackelén, arcivescovo di Uppsala della chiesa luterana di
Svezia, a meno di un mese dalla visita di papa Francesco a Lund, si parla di un
“evento che può essere definito storico”. Scrivono i due vescovi: “Per la prima
volta in assoluto, i vertici della Chiesa cattolica e della Federazione luterana
mondiale guarderanno insieme alla Riforma”. Vi riconoscono un “segno
concreto della volontà di rafforzare i legami” e vi leggono un invito a “cogliere
quest’opportunità di testimonianza di Gesù Cristo perché il mondo creda e a
pregare e lavorare per il bene del Vangelo”, concludendo: “Sul cammino
dell’ecumenismo ci sono anche gli ostacoli, ma ci auguriamo che ciò che è
ormai imminente dia energia al lavoro ecumenico nel nostro paese e doni
segnali incoraggianti e di speranza in tutto il mondo.”

Cristina di Svezia, convertita al cattolicesimo,
seppellita accanto ai Papi in San Pietro
Sarebbe riduttivo tentare di riassumere in maniera efficace la mirabolante
vita di un personaggio storico come quello della regina Cristina di Svezia
(Stoccolma, 18 dicembre 1626 – Roma, 19 aprile 1689), intellettuale e
illuminata, convertitasi al cattolicesimo nel 1654 e seppellita accanto a
numerosi Papi, nelle Grotte vaticane (è una delle sole due donne tumulate in
questo luogo così unico e speciale). Ci vorremmo limitare quindi a
sottolineare il suo lungo e profondo rapporto d'amore con la città di Roma.
40

Cristina era figlia del re Gustavo II Adolfo, colui che portò il regno di Svezia
all'apogeo della sua potenza in Europa. Nacque nel 1626 e morì a 63 anni.
Ricevette un'educazione mirata a forgiarla come un reggente di una grande
nazione quale era la Svezia dell'epoca. La sua ricca e complessa personalità,
unita a un grande intelligenza e inesauribile curiosità, la portarono presto a
vivere come un impedimento il ruolo di sovrana che comunque ricoprì con
dedizione e tenacia per più di vent'anni, dal 1632 al 1654, anno della sua
abdicazione.
Due anni prima, nel 1652, dopo un lungo periodo di riflessione e
discernimento, la regina maturò la sua conversione al cattolicesmo ma
sarebbe un errore ritenere questo come l'unico motivo che la indusse a
lasciare il trono di Svezia. Dopo l'abdicazione Cristina attraversò l'Europa alla
volta di Roma dove venne accolta con grandissimi trionfi da parte del
pontefice Alessandro VII; la donna si insediò a Palazzo Farnese che era
appartenuto al Duca di Parma (ma un'altra sua famosa e successiva residenza
fu palazzo Riario), proprio di fronte alla Chiesa di Santa Brigida, un'altra
donna svedese che aveva scelto di risiedere a Roma. Cristina decise di aprire
un'accademia a palazzo il 24 gennaio 1656, detta Accademia Reale, con
l'obbligo per i partecipanti di aderire alla musica, al teatro, alla letteratura ed
alle lingue. Tutti i venerdì l'ex sovrana apriva il palazzo ai visitatori più
abbienti e li intratteneva con discussioni intellettuali, in città Cristina divenne
presto organizzatrice di vari circoli di artisti, intellettuali, filosofi e religiosi
dell'epoca, basti pensare che strinse amicizia con personaggi come Gian
Lorenzo Bernini e il cardinale Decio Azzolino. La sua permanenza a Roma
non fu mai continua, fu anzi alternata da altri viaggi all'estero da dove però
rientrò sempre nella Città Eterna, profondamente amata.
Nel febbraio 1689, al rientro da una sua visita in Campania, l'ex sovrana di
Svezia si ammalò e, nonostante un breve miglioramento, morì il 19 aprile.
Prima di spegnersi potè inviare una lettera al Papa in cui chiese di essere
perdonata per i peccati commessi in vita.
Cristina aveva chiesto di essere sepolta in una tomba semplice, ma il papa alla
sua morte insistette per prima cosa nel volerla esporre alla pubblica
venerazione su un lit de parade per quattro giorni a Palazzo Riario. La regina
venne imbalsamata, vestita di broccato bianco e le vennero posti una
maschera d'argento sul viso, uno scettro tra le mani e una corona di metallo
smaltato sul capo. Il suo corpo venne posto in tre bare, una di cipresso, una di
piombo e l'ultima di quercia. La processione del funerale venne guidata dalla
chiesa di Santa Maria in Vallicella sino alla Basilica di San Pietro, dove la
regina venne sepolta nelle Grotte Vaticane.
La presenza di una donna sepolta nelle Grotte Vaticane è assolutamente
straordinaria, basti pensare che l'unica altra personalità femminile ad essere
stata tumulata assieme ai Pontefici è la regina Carlotta I di Cipro. Tale
privilegio venne accordato a Cristina di Svezia anche in ricordo della
41

tradizione che prevedeva la sepoltura presso la basilica vaticana per i re
sassoni che tra il IX e X secolo vi si recavano per convertirsi al cristianesimo.
Le lettere in latino poste sulla sua tomba ricordano che lì giace Cristina,
Regina dei Goti, dei Visigoti e degli Svezii. Qui, tra il suo sepolcro e quello
dell'altra regina, Carlotta di Cipro, è stato collocato l'avello di s. Giovanni
Paolo II l'8 aprile del 2005. Sopra le Grotte vaticane, all'interno della basilica,
si trova un monumento fatto erigere nel 1696 da Papa Clemente XI e concluso
nel 1702, in commemorazione della sua prodigiosa conversione e per la
gratitudine che la città di Roma le doveva.

La vita di Martin Lutero
Voleva riformare e non dividere
Per inquadrare e riassumere nella migliore forma possibile la vita e le opere di
Martin Lutero, desideroso di riformare il pensiero della Chiesa e non di creare
divisioni violente e visioni religiose contrapposte, vogliamo partire da un
estratto del recente documento congiunto cattolico-luterano, pubblicato il 17
giugno 2013, che ha lo scopo preciso di proseguire sulla scia del ritrovato
ecumenismo e dialogo, avviato ormai quasi mezzo secolo fa.
«Alla luce dell’indubbio rinnovamento della teologia cattolica che il concilio
Vaticano II ha operato, oggi i cattolici sono in grado di comprendere le
preoccupazioni riformatrici di Martin Lutero e di considerarle con
un’apertura mentale maggiore di quanto sembrasse possibile in precedenza.
(...) L’implicita condivisione delle preoccupazioni di Lutero ha portato a una
valutazione nuova della sua cattolicità, che si è concretizzata nel contesto del
riconoscimento che la sua intenzione era quella di riformare, e non di
dividere, la Chiesa. (...) La riscoperta di queste due caratteristiche centrali
della sua persona e della sua teologia ha portato a una nuova comprensione
ecumenica di Lutero come «testimone del Vangelo». (Documento congiunto
Cattolico-Luterano, Dal conflitto alla comunione)».
Gioventù e formazione di Lutero
1483: Martin Lutero nasce il 10 novembre ad Eisleben (Turingia) da
Margarete e Hans Luder, una famiglia contadina come ricorderà egli stesso.
1501: Dopo l’infanzia passata a Mansfeld, Magdeburg (1497/98) e Eisenach,
comincia i suoi studi alla famosa università di Erfurt.
1505: Lutero diventa monaco, entrando nel monastero degli agostiniani
mendicanti a Erfurt dopo essersi iscritto alla facoltà di giurisprudenza e
contro la volontà del padre, che lo aveva spinto a questo studio per
assicurargli una buona carriera.
1507: E' ordinato sacerdote e comincia nello stesso anno lo studio della
teologia.
1512: Martin Lutero è dottore in teologia e diventa professore per
l’insegnamento della Bibbia all’università di Wittenberg.
42

1514: Lutero ottiene il posto di predicatore della chiesa cittadina
(Stadtkirche). Durante il soggiorno nel monastero e nei primi anni di
insegnamento, Martin Lutero si confronta intensamente e in modo
esistenziale con la fede e la Bibbia. In questi anni sviluppa le basi per la sua
teologia.
L'inizio della Riforma e le 95 tesi
1517: Si racconta che il 31 ottobre di quest’anno Lutero affiggesse alla porta
della chiesa del castello di Wittenberg (Schloßkirche) le 95 tesi sulla penitenza
e con una forte critica all’uso della vendita delle indulgenze. Non è chiaro se
sia stato personalmente il monaco agostiniano ad affiggere le tesi sulle porte
della chiesa del castello o invece qualcuno dei suoi allievi o uditori. Secondo
altri studi le tesi, prima di essere pubblicate in questo modo, sarebbero state
inviate a vescovi e altre autorità ecclesiastiche per portare all'attenzione delle
più alte sfere religiose le urgenze e i temi che arrovellavano Lutero stesso, la
loro diffusione per affissione pubblica sarebbe stata scelta in seguito alla
mancata risposta.6
Questa data viene ricordata ogni anno dalla chiesa luterana durante la Festa
della Riforma ed è considerata come l’inizio della Riforma protestante. Infatti
le tesi provocano una grande disputa e Martin Lutero si vede costretto a
difenderle.
1518: Inizia a Roma il processo contro Lutero per eresia.
1520: Lutero riceve un ultimatum da Roma. La teologia di Lutero era ormai
maturata e quest’anno scrive tre opere fondamentali della Riforma: “Ai nobili
cristiani della nazione tedesca”, “Della cattività babilonese della chiesa” e
“Della libertà del cristiano”.
1521: Nel gennaio Lutero è scomunicato. Nell’aprile l’imperatore Carlo V
invita l'agostiniano alla dieta imperiale di Worms per interrogarlo. L’Elettore
della Sassonia Federico il Saggio aveva ottenuto per Lutero un salvacondotto.
Interrogato se volesse revocare i suoi scritti, Lutero risponde di no, a meno
che non dimostrino che in base alla Sacra Scrittura aveva sbagliato e termina
il suo intervento con le famose parole: “Qui sto. Non posso altrimenti. Dio mi
aiuti. Amen”. Sulla strada del ritorno da Worms, Federico il Saggio gli salva la
vita, facendolo rapire con un finto assalto e nascondendolo nel castello
Wartburg sotto il nome di Junker Jörg, dove poi Lutero tradurrà il Nuovo
Testamento dal greco in tedesco. Fino al 1534 traduce tutta la Bibbia, base
importante sia per il luteranesimo che per la lingua tedesca.
Lutero definisce la sua posizione
1522: Martin Lutero ritorna a Wittenberg per calmare le agitazioni provocate
da alcuni sostenitori radicali (a esempio da Andreas Carlostadio). Negli anni
seguenti predica molto ed è occupato soprattutto dalla messa in pratica di
quanto predica. Lutero rivede la liturgia del culto, riforma la scuola e
v. Iserloh Erwin, Luther, zwischen Reform und Reformation. Der Thesenanschlag fand
nicht statt, Munster, Aschendorff, 1968.
6

43

introduce una cassa comunale per l’assistenza sociale. Ma sono anche anni in
cui deve differenziare la sua teologia da movimenti paralleli e in molti punti
imparentati. Con Ulrich Zwingli ci sono differenze soprattutto sulla
interpretazione della Santa Cena che spaccano il mondo evangelico. Infatti la
Riforma si sviluppa in due correnti principali: luterani e riformati. Solo nel
1973 con la Concordia di Leuenberg la spaccatura viene definitivamente
superata.
1525: Si sviluppa la rivolta dei contadini, spinti da riformatori radicali (tra i
noti c'è Thomas Müntzer). Lutero sostiene le loro richieste, ma rifiuta ogni
forma di protesta disordinata. Quando i contadini prendono le armi, Lutero
chiama anche i principi alle armi e la protesta viene soffocata in una bagno di
sangue. I tanti morti pesano molto sulla coscienza di Lutero. Sempre nel 1525
Lutero scrive “De servo arbitrio”, con cui si distacca dall’umanesimo.
 Ancora
sotto l’impressione della rivolta dei contadini, Martin Lutero, a sorpresa e
contro i consigli dei amici, sposa la ex-monaca Katharina von Bora. Per
Lutero è un segno di speranza in un mondo che sembrava sprofondare nel
caos. Certamente il matrimonio cambia la vita dell'uomo. Il monaco e
riformatore diventa padre di famiglia: nascono sei figli. Del resto Katharina
von Bora è un grande sostegno per Martin Lutero che non è un tipo molto
pratico: essa si occupa della casa e amministra il patrimonio. Non è un
compito facile, perché Lutero non badava ai soldi e invitava sempre ospiti a
casa, in cui oltre ai numerosi ospiti vivevano anche studenti e la sorella di
Katharina von Bora con i suoi sei figli. A tavola si discuteva spesso di
questioni teologiche e di problemi attuali. Alcuni ammiratori e studenti
annotavano le parole di Lutero che così ci sono tramandate nei variopinti
Tischreden (Discorsi a tavola). 
Lutero è preso da una quantità di lavoro
impressionante: la chiesa deve essere organizzata, problemi politici devono
essere risolti e dispute teologiche devono essere affrontate. Ma l’impegno
primario rimane sempre la predicazione, l’insegnamento e la cura d’anime.
Gli ultimi anni
1530: Lutero ispira la Confessione Augustana, confessione di fede elaborata
dal suo stretto collaboratore e amico Filippo Melantone e da questo
presentata alla dieta imperiale di Augusta.
1543: Come ultima grande opera di Lutero viene pubblicato il suo
commentario alla Genesi.
1546: Muore il 17 gennaio.

44

Le Chiese riformate che si rifanno alla Riforma di
Martin Lutero (1517) ... un movimento centrifugo
Nel linguaggio comune e più diffuso sono chiamate "Chiese riformate" le
comunità religiose cristiane non-cattoliche che risalgano in un modo o in un
altro alla Riforma avviata con le posizioni e le tesi di Martin Lutero (31
ottobre 1517)7. La definizione generica riportata deve però essere articolata
con precisione nel tempo, da Lutero ad oggi, poiché non si tratta di una
dicitura del tutto precisa. Oltre al primo movimento, dello stesso Lutero, che
si espande relativamente presto in Germania e Scandinavia, va ricordata la
seconda grande corrente del primo protestantesimo, in Svizzera, con i suoi tre
nomi eccellenti: Ulrich Zwingli, Guillaume Farel e Giovanni Calvino.
Le correnti principali, più diffuse nel mondo e più conosciute sono:
Calvinismo
Chiesa evangelica valdese
Chiese Evangeliche
Riformate Battiste
Chiese protestanti
Anglicanesimo
Presbiterianesimo
Protestantesimo
Riforma protestante
Zwinglianesimo
Le chiese riformate, non centralizzate, non hanno fra di loro un'omogeneità
organizzativa poiché nonostante diversi coordinamenti agiscono
indipendentemente su base locale (regionale o nazionale) attraverso sinodi,
associazioni o assemblee.
"Subito la dottrina luterana divenne arma di rivolta politica: i principi
tedeschi ne sposarono la causa vedendo la possibilità, con l’appoggio al
luteranesimo, di distruggere lo schema medievale che li subordinava
all’imperatore e di incamerare, non riconoscendo l’autorità della Chiesa di
Roma, i beni ecclesiastici. Seguendo l’esempio del ducato di Prussia che,
dominio religioso dell’ordine dei Cavalieri teutonici, fu secolarizzato con il
passaggio al luteranesimo del gran maestro dell’ordine Alberto di
Hohenzollern, i principi tedeschi colsero l’occasione di combattere Carlo V
mentre era impegnato nelle lotte contro la Francia. Alla dieta di Spira (1529) e
a quella di Augusta (1530), seguirono la lega di Smalcalda (1530) e poi la lotta
aperta dell’imperatore fino alla pace di Augusta (1555) con il riconoscimento
del luteranesimo e della libertà di seguire la religione sia cattolica sia
luterana. La diffusione del luteranesimo e del calvinismo fu rapida in Europa:
la Chiesa luterana si affermò soprattutto in Germania e nei paesi scandinavi;
7

Data molto probabile ma non documentata.

45

più debole la diffusione in Polonia e in Boemia. Il calvinismo penetrò
rapidamente in paesi economicamente e socialmente più avanzati, come i
Paesi Bassi, dove la ricca borghesia mercantile difese la libertà di culto,
insieme ai suoi privilegi e alle sue autonomie, contro il centralismo di Filippo
II. Esso fu anche abbracciato da una larga parte della nobiltà francese,
ungherese, polacca, raccogliendo successi presso i re di Navarra (1558), nella
Germania occidentale e, per opera di J. Knox, in Scozia: la storia del
calvinismo si intrecciò a lunghe lotte politiche, di cui i momenti salienti sono
rappresentati dalle guerre di religione in Francia (1562-98) e dalla guerra di
liberazione contro la Spagna in Olanda." (Treccani)
***
Svizzera - Francia
In Svizzera, "dapprima Ulrich Zwingli (1484-1531) convince nel 1523 i
magistrati di Zurigo ad adottare sessantasette tesi che superano in
radicalismo Lutero, negando in particolare qualunque forma di presenza reale
nell’eucarestia e promuovendo un culto più spoglio e austero. Altre città
svizzere – fra cui Berna e Basilea – seguono Zurigo nella Riforma, ma la
reazione cattolica si traduce in una guerra in cui Zwingli trova la morte nel
1531. Zurigo rimane protestante sotto la guida di Heinrich Bullinger (15041575), e la Riforma si estende ai cantoni di lingua francese grazie a Guillaume
Farel (1489-1565) e Giovanni Calvino (Jean Calvin, 1509-1564), entrambi di
origine francese. A Ginevra, riformata dal 1535, Calvino esercita dal 1541
all’anno della sua morte, il 1564, un’autorità – almeno morale – senza
precedenti. L’espansione in Francia è arrestata da una violenta e talora
sanguinosa reazione cattolica, ma nel Paese si radica comunque una
minoranza riformata – detta “ugonotta” –, presente ancora oggi. Calvino e
Bullinger si accordano su una dottrina della presenza spirituale del Signore
nella Cena eucaristica, un consenso – peraltro – che li mantiene separati dai
luterani. L’enfasi sulla dottrina della predestinazione conferisce anche alle
comunità riformate una caratteristica distintiva. In Svizzera i riformati
elaborano un modello di Chiesa dove l’autorità non risiede nei vescovi ma in
un collegio misto di pastori e laici sul modello del “Concistoire” di Ginevra. In
Gran Bretagna la corrente riformata si divide in un’ala “presbiteriana” e in
una “congregazionalista” – dove l’autorità ultima risiede nella congregazione
locale, in una situazione di uguaglianza radicale fra pastori e laici –, e questa
distinzione si trasferisce negli Stati Uniti. John Knox (1505-1572), che era
stato allievo di Calvino a Ginevra, conquista al calvinismo la Scozia." (Cesnur)
Anglicani: Inghilterra - Nuovo mondo
"In Inghilterra – di fronte alla riforma anglicana (1532) (2) – i calvinisti
propugnano una Chiesa ulteriormente “purificata” dai residui cattolici, e sono
perciò chiamati – originariamente in senso dispregiativo – “puritani”.
Perseguitati in patria, i puritani emigrano nelle colonie americane, a partire
dai famosi “Padri pellegrini” che nel 1620 partono a bordo del Mayflower.
Non tutti, peraltro, erano partiti. La minoranza riformata rimasta in
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Inghilterra costituirà la spina dorsale di un movimento di opposizione
all’assolutismo reale sanzionato dalla Chiesa anglicana. Questo movimento
porta nel 1643 all’abolizione dell’episcopato in Inghilterra e nel 1645 – in
seguito alla vittoria di Oliver Cromwell (1599-1658), alla testa di una
coalizione composta da diversi gruppi di dissidenti religiosi – alla costituzione
del Commonwealth che, giustiziato nel 1649 il re Carlo I (1600-1649), abolisce
la monarchia. Dopo la morte di Cromwell, nel 1658, i presbiteriani, più
moderati dei congregazionalisti, favoriscono il ritorno della monarchia, nel
1660. Presbiteriani e congregazionalisti sono “tollerati” in Inghilterra a
partire dal 1689 (Act of Toleration), ma la Chiesa anglicana rimane la Chiesa
nazionale.
Oltre che in Scozia e in alcuni cantoni svizzeri, le comunità riformate
costituivano nel secolo XVII la religione di Stato in Olanda, cioè nelle
Province Unite protestanti che nel 1579 si erano separate dalle province
meridionali cattoliche fedeli alla Spagna, che corrispondono in gran parte
all’odierno Belgio. Nel 1618, in Olanda, il Sinodo di Dort aveva condannato il
professore di Leida Jacob Arminius per le sue idee revisioniste in tema di
predestinazione. La condanna di Arminius – le cui idee sarebbero state
parzialmente riprese dai metodisti – sottolineava come la dottrina della
predestinazione rimanesse centrale per le comunità riformate.
Nel Settecento – troppo spesso identificato con un protestantesimo di Stato
freddo e formalista – il mondo riformato è scosso da fenomeni di risveglio, a
partire da quello guidato negli anni 1730 nei futuri Stati Uniti da Jonathan
Edwards (1703-1758). Nel secolo XIX il risveglio si estende a tutte le comunità
riformate europee e penetra come si è accennato anche nella Chiesa valdese.
Il mondo riformato ha vissuto dal secolo XIX un processo di riunificazione
confessionale; la prima tappa è stata l’Alleanza mondiale delle Chiese
riformate, inizialmente composta da soli presbiteriani, e che dal 1975 ha
accolto anche congregazionalisti. Nel 2010 questo organismo si è fuso con
Consiglio Ecumenico Riformato (REC) dando vita alla Comunione Mondiale
delle Chiese Riformate (WCRC). Negli Stati Uniti d’America, a seguito di una
serie di fusioni – che hanno superato anche le divisioni che si erano prodotte
all’epoca della Guerra civile – nel 1983 si è formata la Presbyterian Church
(U.S.A.), che con oltre due milioni e mezzo di membri è la maggiore comunità
riformata americana, seguita dalla United Church of Christ, che conta un
milione e mezzo di membri, anch’essa risultato di una serie di fusioni alle cui
origini si trovano una serie di gruppi congregazionalisti.
Molto forti le Chiese “di missione”, particolarmente in Corea, Indonesia,
Sudafrica, Malawi, Congo e Camerun. Nel mondo i riformati sono circa
settanta milioni, ma – come per i luterani – si tratta, particolarmente in
Europa, di credenti spesso solo “nominali”. Proseguendo – tuttavia – nella
tradizione di Calvino, le comunità riformate hanno offerto anche nel secolo
XX al mondo protestante alcuni dei suoi più influenti intellettuali e teologi,
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fra cui lo svizzero Karl Barth (1886-1968) e l’americano Reinhold Niebuhr
(1892-1971)." (Cesnur)
Sintesi
- Luterani. Le chiese appartenenti a questa famiglia preferiscono essere
chiamate semplicemente "evangeliche", o "chiese della Confessione di
Augusta", tanto più che Lutero stesso aveva vietato di dare il suo nome alle
comunità ispirate dal suo pensiero, tuttavia la dizione "Chiesa luterana" è
ormai entrata nell'uso comune. La Federazione Mondiale Luterana (Lutheran
World Federation, LWF) che ha la sua sede a Ginevra (Svizzera) raggruppa
140 chiese, rappresentando 78 paesi (66 milioni di protestanti luterani) è nata
proprio a Lund (Svezia) sessantanove anni fa (1947).
- Riformati. Le chiese riformate, diversamente da quelle luterane e
anglicane, sono composte oggi da un mosaico composito di realtà diverse tra
loro. Sono presenti in 108 paesi del mondo e contano 80 milioni di aderenti,
distribuiti tra chiese Presbiteriane, Riformate, Congregazionaliste, Unite o
Unificate, aderenti alla World Communion of Reformed Churches. La
diffusione maggiore si ha fuori dell'Europa, in particolare in Africa (25
milioni), ed Asia (20 milioni, concentrati soprattutto in Corea del Sud ed
Indonesia); in Europa i riformati sono 18 milioni, la maggior parte dei quali
in Germania, Paesi Bassi e Svizzera, mentre in America del Nord sono 14
milioni.
- Anglicani.8 L'appartenenza delle chiese della Comunione Anglicana al
protestantesimo è ancora oggi oggetto di dibattito. Se le radici dell'autonomia
della chiesa d'Inghilterra si ritrovano nella Magna Carta (1215), che sanciva
l'indipendenza della sede arcivescovile di Canterbury sia dal papa che dal re,
questa venne affermata con l'Atto di Supremazia (1534), nel quale il
Parlamento dichiarava il re Enrico VIII (e dopo di lui i suoi eredi e successori)
"capo supremo della Chiesa d'Inghilterra". Solo successivamente,
gradualmente ed in forma parziale, penetrarono nella sua teologia alcuni
principi del protestantesimo. Dopo il 1688, una grande parte degli anglicani
inglesi partirono, formando altri gruppi (presbiteriani, congrezionalisti,
battisti,
quaccheri
e
successivamente
metodisti);
all'interno
dell'anglicanesimo rimasero solo le parti più moderate e conservatrici
La formalizzazione della Comunione Anglicana (Anglican Communion), sotto
la presidenza dell'arcivescovo di Canterbury, avvenne nel 1811.

In Inghilterra, la Riforma, malgrado infiltrazioni luterane e calviniste, ebbe fisionomia
propria, nascendo dalla volontà autocratica della monarchia: questo il senso della politica
antipapale di Enrico VIII che si affermò, in relazione al matrimonio con Anna Bolena,
nell’atto di supremazia fatto approvare in Parlamento (1534), con il quale il re era
«accettato e riconosciuto come unico e supremo capo, sulla terra, della Chiesa
d’Inghilterra». La r. di Enrico VIII, che sembrò essere stroncata sotto il regno di Maria la
Cattolica (1553-58), si consolidò con l’avvento al trono di Elisabetta I (1558-1603), terza
figlia di Enrico VIII. (Treccani).
8

48

La sua diffusione si può dividere in due fasi: la prima, nel XVII secolo, fu
caratterizzata dalla diffusione in Gran Bretagna e nelle colonie (America del
Nord, Australia, Nuova Zelanda); la seconda, risultato dell'opera missionaria,
nel resto del mondo (America del Sud, Africa, Asia). Oggi, la chiesa anglicana
è presente in 160 paesi e conta più di 70 milioni di membri; solo 26 milioni
vivono in Gran Bretagna e Irlanda, mentre ben 42 milioni sono africani.
Afferma ancora Gajewski: "il vero centro della Comunione anglicana non si
trova più in Inghilterra. (Fonti varie)

I LUOGHI DELLA VISITA DEL PAPA
Svezia. Brevi cenni storici sul Paese
Papa Francesco in occasione della Commemorazione Comune luteranocattolica della Riforma si recherà in due località svedesi, Lund e Malmö (31
ottobre – 1 novembre 2016).
La Svezia (ufficialmente Regno di Svezia, Konungariket Sverige) è uno dei tre
stati, assieme alla Norvegia e la Finlandia, che compone la penisola
scandinava. Con i suoi 449.964 km² di superficie la Svezia è il quinto Paese
più esteso d'Europa dopo Russia, Ucraina, Francia e Spagna. Si estende per
una lunghezza di oltre 1.500 chilometri in linea d'aria da nord a sud. La
densità della popolazione è bassa e tende a concentrarsi nelle città principali.
Il territorio interno è per buona parte occupato da foreste. Il Paese è ricco di
risorse naturali (legname, ferro, acqua) e l'economia svedese permette alla
popolazione di godere di uno fra i più elevati tenori di vita al mondo.
Questo alto standard è stato raggiunto in tempi relativamente recenti: fino al
XIX secolo la Svezia era, invece, uno dei Paesi più poveri d'Europa. Lo
sviluppo dei trasporti permise un intenso sfruttamento delle sue risorse
naturali (legname e ferro), avviando così a un vigoroso sviluppo interno. Un
elevato livello di istruzione e le liberalizzazioni economiche contribuirono,
alla fine dell'Ottocento, all'affermarsi di un'avanzata industria manifatturiera.
I primi decenni del XX secolo furono caratterizzati dall'affermarsi dello stato
sociale, che rimane tra i più efficienti e famosi al mondo.
Breve profilo storico
Abitata sin dall'età della pietra la Svezia diventa nota alla cronache storiche
per essere la culla della cultura norrena (generalmente nota come vichinga o
varega), quando la popolazione indigena, tra IX e X secolo, si dedicò a
commerci, incursioni e colonizzazioni verso altri paesi affacciati sul mar
Baltico, verso la Russia, l'impero bizantino e altri luoghi.
Nel 1397 le tre nazioni di Norvegia, Danimarca e Svezia furono unite sotto un
unico monarca costituendo l'Unione di Kalmar. Questa forma di associazione
ebbe carattere personale e non politico e durante il XV secolo la Svezia
resistette ai tentativi di centralizzare il governo sotto il re danese, fino al
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