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NV Note sulla traduzione letterale dell ebraico biblico e sull opera di Biglino.pdf


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Dire tutto e il contrario di tutto è un’antilogica che riguarda invece
soprattutto la scienza di oggi, materialisticamente impostata. Perciò va
detto che coloro che semplicemente CREDONO in questa scienza, sono
come i credenti in una qualsiasi confessione religiosa. Fissandosi per
esempio in Einstein (o in Freud, o in qualsiasi altro sedicente scienziato),
si comportano come gli antichi del Medio Evo, fissati in Aristotele. Alla
fine del Medio Evo, succedeva infatti che anziché osservare la natura,
apparisse molto più comodo prendere gli antichi libri di Aristotele per
metterli a base di ogni conferenza accademica. Si racconta addirittura che
un peripatetico (aristotelico ortodosso), inviato ad osservare un cadavere
per persuadersi che i nervi NON partono dal cuore (come egli aveva
erroneamente creduto di leggere in Aristotele filtrato da Avicenna e
Averroè), ma che il sistema nervoso ha il suo centro nel cervello, avesse
risposto: “L’osservazione mi dimostra che la cosa sta veramente così, ma
nei libri di Aristotele sta scritto il contrario, ed io credo ad Aristotele”.
Così questa tipologia di aristotelici era effettivamente diventata una
calamità. Ecco perché la scienza empirica dovette farla finita con questo
falso aristotelismo da caproni, e richiamarsi all’esperienza pura (un
impulso particolarmente energico fu dato a questa tendenza da Galilei).
Ciò che voglio innanzitutto far notare è che NON SI PUÒ NON
INTERPRETARE l’osservabile! Così come non si può NON PENSARE.
Ogni cosa percepibile è anche SEMPRE da interpretare. Ogni parola, ogni
nozione, ogni respiro, ogni cosa insomma è un simbolo che evoca una
parte di realtà. L’osservazione di qualunque cosa provoca sempre il mio
pensiero, e questo pensare mi indica la via per collegare un’esperienza ad
un’altra esperienza. Dunque chi assolutizza la pretesa che una scienza
“rigorosamente oggettiva” faccia scaturire i suoi contenuti dalla mera
osservazione, dovrebbe pure pretendere che essa rinunzi del tutto al
pensare. Perché il pensare, per sua natura va sempre al di là dell’osservato.
Occorre poi rendersi conto che una scienza basata solo sui sensi, o sul solo
intelletto che concettualizzi esclusivamente oggetti di percezione sensibili,
è destinata solo ad accorgersi che moltissime sue nozioni sono effimere,
oppure a mentire negando tale animadversio. Ecco perché Goethe diceva
che tutto l’effimero non è che un simbolo. Se per esempio tu mi invii una
mail da Parigi ed io la ricevo al mio paese, in base alla sola percezione
sensibile, io posso dire soltanto che il contenuto di quella mail scaturisce