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NV Note sulla traduzione letterale dell ebraico biblico e sull opera di Biglino.pdf


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istituzione, organizzazione, natura, opera in luogo dell’idea originaria,
nella misura in cui il suo essere “fatto” si traduce immediatamente (cioè
senza mediazione del pensare) in valore interiore, grazie a forze che di
quel “fatto”, o di quel male, lasciano trasparire solo l’apparire sensibile.
Ecco perché si tratta di mera parvenza, di effimero, dato che l’apparire è il
limite di un movimento che viene da attività interiore, che l’io dovrebbe
riconoscere come proprio: non il limite che condiziona l’io!
Se non si considera la realtà composta sia dal percepibile che dal
concettualizzabile (o dal capibile in concetti) si rimane “scientificamente”
nella vecchia tradizione lunare, cioè in PENSATI altrui, creduti o dati per
scontati, i quali conducono ad un nuovo che in realtà è un vecchio: un
nuovo oscurantismo rivestito con “scienze” della “materia oscura” o
dell’“energia oscura”. E questo perché è detto da sedicenti scienziati che
ritengono lecito assolutizzare per… relativizzare! Sono gli scherzi della
luce lunare!
Se si vuole davvero superare il tradizionalismo in cui vi è un maestro sulla
piramide e i discepoli sotto, occorre invece la luce diretta del sole, al
centro di una tavola rotonda in cui ognuno può accogliere chiarezza. Non
chiamate nessuno maestro! (Mt 23,9).
La traduzione letterale è dunque funzionale allo studio di una lingua, ma
solo a patto che di quella traduzione non si facciano idoli. Ecco perché le
parole “tradurre” e “tradire” sono formate dalla stessa radice come la
parola “tradizione”.
Oltretutto, nel caso di Biglino, se parla di alieni non si può dire che egli
non interpreti. Allo stesso modo non si può comprendere il linguaggio in
base a mere parole anche se esse sono proposte come traduzioni letterali di
un’altra lingua.
Occorre poggiare anche e soprattutto sui concetti, i quali evocano
contenuti esperienziali. Ogni parola, antica o moderna, è sempre un
simbolo evocativo di un concetto correlato a un relativo oggetto di
percezione. Un esempio: la realtà letterale della parola “osso” consiste, sì,
in due “esse” poste fra due “o”. Ma la realtà letterale non dice nulla se il
concetto non evoca un contenuto di pensiero. Biglino fa l’esempio dello