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RISOLUZIONE+ +N+98 E+DEL+27+OTTOBRE+2016 .pdf



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RISOLUZIONE N. 98 /E

Direzione Centrale Normativa

OGGETTO: Interpello ART. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212
Società agricola che produce energia fotovoltaica - Esercizio
dell’opzione per la tassazione su base catastale
Art. 1, c. 1093, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e art. 1, c. 423
della Legge 23 dicembre 2005, n. 266.

Con l'interpello specificato in oggetto, concernente l'interpretazione dell'art.
1, c. 1093 della legge 27 dicembre 2006 e dell’art. 1, c. 423, della legge 23 dicembre
2005, n. 266, è stato esposto il seguente

QUESITO

La società istante, con esercizio sociale e periodo di imposta coincidente con
l’anno solare, è una società agricola ai sensi dell’art. 2 del D.lgs. 29 marzo 2004, n.
99 che nell’ambito della propria attività agricola gestisce, da diversi anni, un
impianto fotovoltaico di potenza nominale di 996 Kw, realizzato su terreni locati,
producendo e cedendo integralmente l’energia elettrica al Gestore dei servizi
energetici Spa (di seguito, GSE).
Fino all’anno 2015, tale attività non costituiva un’attività connessa a quella
agricola, in quanto, non sussistevano le condizioni, individuate dal Ministero per le

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politiche agrarie e forestali, riportate dall’Agenzia nella circolare 6 luglio 2009, n.
32/E.
Dall’anno 2016, la società dichiara che sussisterà uno dei parametri
individuati dalla citata circolare, in quanto, il volume d’affari derivante dall’attività
agricola (esclusa la produzione di energia fotovoltaica) risulterà - sicuramente superiore al volume d’affari della produzione di energia fotovoltaica eccedente i 200
kW, calcolato, quest’ultimo, senza tenere conto degli incentivi erogati per la
produzione di energia fotovoltaica. Precisa, inoltre, che anche negli anni successivi,
il volume d’affari derivante dall’attività agricola risulterà certamente superiore.
La società osserva che con la circ. 1° ottobre 2010, n. 50/E, l’Agenzia ha
precisato che una società agricola che intenda esercitare l’opzione per la tassazione
catastale, ai sensi dell’art. 1, comma 1093, della legge 27 dicembre 2006, n. 296,
“deve possedere i requisiti richiesti fin dall’inizio del periodo d’imposta”.
Pertanto, chiede di sapere se l’attività fotovoltaica possa considerarsi come
attività connessa a quella agricola già a partire dall’anno 2016 e per l’intero anno
(dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016) e, di conseguenza, se la società possa per
tale periodo di imposta (sussistendo gli ulteriori presupposti):
- esercitare l’opzione per la determinazione del reddito e delle imposte su
base catastale, assoggettando, in particolare, a tale regime fiscale, la produzione di
energia nel limite di “260.000 kWh anno”;
- assoggettare ad imposizione la parte di produzione eccedente il predetto
limite, sulla base delle diposizioni previste sempre dall’art. 1, comma 423 del 23
dicembre 2005, n. 266.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

L’istante ritiene che la produzione di energia da fonte fotovoltaica possa
considerarsi come attività connessa a quella agricola già a partire dal 1° gennaio

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2016 e per tutto l’anno 2016, nel presupposto che nel corso dell’anno “il volume
d’affari derivante dall’attività agricola (esclusa la produzione di energia
fotovoltaica) risulterà - sicuramente - superiore al volume d’affari della produzione
di energia fotovoltaica eccedente i 200 kW”.
Al riguardo ricorda che l’Agenzia, con la circolare 6 luglio 2009, n. 32/E, nel
chiarire il trattamento fiscale relativo alla produzione di energia da fonte
fotovoltaica da parte degli imprenditori agricoli, di cui all’art. 1, comma 423, della
legge n. 266 del 2005, ha precisato che la stessa per essere considerata attività
agricola connessa deve avere “un collegamento con l’attività agricola tipica”.
Pertanto, sulla base delle indicazioni espresse dal Ministero per le politiche agricole
e forestali, è stato sostenuto che si considera in ogni caso connessa all’attività
agricola la produzione di energia fotovoltaica derivante dai primi 200 kW di potenza
nominale complessiva, mentre per la produzione di energia fotovoltaica eccedente i
primi 200 kW di potenza nominale complessiva, è stato chiarito che può essere
considerata connessa all’attività agricola nel caso sussista uno dei seguenti requisiti:
“a) la produzione di energia fotovoltaica derivi da impianti con integrazione
architettonica o da impianti parzialmente integrati, come definiti dall’articolo 2 del
D.M 19 febbraio 2007, realizzati su strutture aziendali esistenti;
b) il volume d’affari derivante dell’attività agricola (esclusa la produzione di
energia fotovoltaica) deve essere superiore al volume d’affari della produzione di
energia fotovoltaica eccedente i 200 kW. Detto volume deve essere calcolato senza
tenere conto degli incentivi erogati per la produzione di energia fotovoltaica;
c) entro il limite di 1 MW per azienda, per ogni 10 kW di potenza installata
eccedente il limite dei 200 kW, l’imprenditore deve dimostrare di detenere almeno 1
ettaro di terreno utilizzato per l’attività agricola”.
Tali criteri di connessione, non sono venuti meno dopo le modifiche
apportate al citato art. 1, c. 423, dall’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, il
quale dispone che “(…) la produzione e la cessione di energia elettrica e calorica da

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fonti (…) fotovoltaiche, sino a 260.000 kWh anno, (…) effettuate dagli imprenditori
agricoli, costituiscono attività connesse ai sensi dell’articolo 2135, terzo comma,
del codice civile e si considerano produttive di reddito agrario. Per la produzione di
energia, oltre i limiti suddetti, il reddito delle persone fisiche, delle società semplici
e degli altri soggetti di cui all’articolo 1, comma 1093, della legge 27 dicembre
2006, n. 296, è determinato (…) applicando all’ammontare dei corrispettivi delle
operazioni soggette a registrazione agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto (…)
il coefficiente di redditività del 25 per cento, fatta salva l’opzione per la
determinazione del reddito nei modi ordinari, (…)”.
Con la risoluzione 18 luglio 2016 n. 54, è stato precisato, infatti, tra l’altro,
che la produzione e la cessione di energia elettrica da fonti fotovoltaiche entro i
260.000 kWh anno, è considerata produttiva di reddito agrario, mentre la produzione
e cessione eccedente il predetto limite è tassata forfetariamente, applicando un
coefficiente del 25 per cento, a condizione che risultino rispettati i criteri di
connessione all’attività agricola principale individuati dalla circolare n. 32/E del 6
luglio 2009.
In caso contrario, troveranno applicazione, per la parte di reddito derivante
dalla produzione di energia in eccesso le regole ordinarie in materia di reddito
d’impresa.
La società ritiene, pertanto, che avendo i requisiti per esercitare l’opzione per
la determinazione del reddito e delle imposte su base catastale, ai sensi delle
disposizioni di cui all’art. 1, comma 1093, della legge 296 del 2006, possa applicare
per l’esercizio 2016, alla produzione e cessione di energia fotovoltaica, il regime
fiscale previsto dal citato art. 1, c. 423, della citata legge n. 266 del 2005, atteso che
risulta rispettato uno dei criteri di connessione sopra richiamati.

PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE

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L’articolo 1, comma 1093, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge
finanziaria 2007), stabilisce che “le società di persone, le società a responsabilità
limitata e le società cooperative, che rivestono la qualifica di società agricola ai
sensi dell’articolo 2 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, (…) possono
optare per l’imposizione dei redditi ai sensi dell’articolo 32 del testo unico delle
imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917, (…)”.
L’articolo 2 del decreto legislativo n. 99 del 2004, rubricato “Società
agricole”, al comma 1 dispone che “La ragione sociale o la denominazione sociale
delle società che hanno quale oggetto sociale l'esercizio esclusivo delle attività di
cui all'articolo 2135 del codice civile deve contenere l'indicazione di società
agricola”. Pertanto, le società di persone, le società a responsabilità limitata e le
società cooperative possono qualificarsi come società agricole se: a) l’oggetto
sociale prevede l’esercizio “esclusivo” delle attività di cui all’articolo 2135 del
codice civile; b) la ragione sociale (se trattasi di società di persone) o denominazione
sociale (se trattasi di società di capitali) contiene l’indicazione “società agricola”.
Con particolare riferimento al requisito della “esclusività” l’articolo 2135 del
codice civile dispone che: “E’ imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti
attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività
connesse”.
In base al combinato disposto dell’articolo 2 del decreto legislativo n. 99 del
2004 e dell’articolo 2135 del codice civile, si è quindi in presenza di una società
agricola quando nell’oggetto sociale della stessa è previsto l’esercizio esclusivo
delle attività di coltivazione del fondo, di selvicoltura, di allevamento di animali e
delle attività connesse. Tale requisito formale, come precisato nella circolare 1°
ottobre 2010, n. 50/E, deve tuttavia trovare un riscontro nell’attività in concreto
svolta dalle società agricole.

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Con riferimento alle attività agricole connesse si ricorda che il legislatore ha
incluso tra queste anche la produzione e cessione di energia fotovoltaica. L’art. 1, c.
423 della legge n. 266 del 2005 nell’attuale formulazione stabilisce, infatti, che “(…)
la produzione e cessione di energia (…) fotovoltaiche, sino a 260.000 kwh anno,
(…) effettuate da imprenditori agricoli” costituisce attività agricola connessa “ai
sensi dell’art. 2135, terzo comma, del codice civile e si considerano produttive di
reddito agrario”. Per la produzione di energia oltre tali limiti il medesimo articolo
stabilisce che “il reddito delle persone fisiche, delle società semplici e degli altri
soggetti di cui all’articolo 1, comma 1093, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è
determinato (…) applicando (…) il coefficiente di redditività del 25 per cento (…)”.
Come precisato anche dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 66 del
2015, il richiamo operato dall’art. 1, c. 423 della legge n. 266 del 2005 all’art. 2135
del codice civile, che individua al terzo comma la categoria delle attività connesse
specificando che si intendono tali “(…) le attività dirette alla fornitura di beni o
servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda
normalmente impiegate nell’attività agricola”, consente di affermare che la
produzione di energia fotovoltaica è da qualificarsi come “attività diretta alla
fornitura di beni” e, quindi, per essa vale il requisito della “utilizzazione prevalente
di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola”.
In particolare, la Corte evidenzia che è il fondo quale risorsa primaria dell’impresa
agricola che, anche quando sia utilizzato per la collocazione degli impianti
fotovoltaici, insieme alle eventuali superfici utili degli edifici addetti al fondo, deve
comunque risultare normalmente impiegato nell’attività agricola.
In sostanza, sul piano giuridico, la produzione di energia fotovoltaica da parte
di imprenditori agricoli è considerata attività agricola connessa ai sensi dell’art.
2135 del codice civile, in quanto, attività svolta utilizzando una risorsa dell’azienda:
il fondo.

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Ai fini dell’esercizio dell’opzione di cui al citato art. 1, c. 1093, nella predetta
circolare n. 50/E del 2010, è stato chiarito che una società agricola che intenda
optare per la tassazione catastale deve possedere i requisiti soggettivo e oggettivo,
fin dall’inizio del periodo d’imposta e deve comunicare la propria scelta nella prima
dichiarazione (IVA o dei redditi) da presentare.
Ciò significa che ai fini dell’opzione per stabilire se una società è agricola o
meno ai sensi dell’art. 2 del d.lgs. n. 99 del 2009, occorre verificare che
giuridicamente la stessa dal 1° gennaio dell’esercizio per il quale intende optare,
abbia nella ragione o denominazione sociale l’indicazione di “società agricola”, e
svolga

un’attività

agricola

ai

sensi

dell’art.

2135

del

codice

civile,

indipendentemente dai limiti entro i quali tali attività sono ritenute agricole ai fini
fiscali e dalle modalità di determinazione del reddito da utilizzare.
Nella circolare in commento al paragrafo 3 “Determinazione del reddito
imponibile”, per i soggetti che possono esercitare l’opzione per la tassazione
catastale, è stato precisato, che: le società che svolgono attività agricole oltre i limiti
fissati dall’articolo 32 del TUIR, per la parte eccedente determinano la base
imponibile analiticamente ai sensi dell’articolo 56 e seguenti dello stesso testo
unico; il requisito dell’esclusività si perde solamente nel caso in cui pongano in
essere attività strumentali a quella principale che snaturano la capacità di produzione
di reddito della società che deve originare principalmente dalle attività agricole.
Con riferimento al caso in esame si ritiene, quindi, che la società possa optare
per la tassazione del reddito su base catastale, in quanto, ha come oggetto sociale lo
svolgimento esclusivo di attività agricole ai sensi dell’art. 2135 del c.c. (tra cui
rientra, come attività agricola connessa la produzione di energia fotovoltaica) e ha
nella propria ragione sociale l’indicazione di “società agricola”.
In ordine alle modalità di determinazione del reddito derivante dalla
produzione e cessione di energia fotovoltaica, si ricorda che il citato art. 1, c. 423,
della legge 266 del 2005, prevede che oltre il limite annuo di 260.000 Kwh di

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energia prodotta, il relativo reddito deve essere assoggettato a tassazione forfetaria
solo se risultano soddisfatti i requisiti indicati nella circolare n. 32/E del 2009. In
caso contrario il reddito relativo all’energia prodotta in misura superiore al predetto
limite sarà determinato seguendo le regole ordinarie in materia di reddito d’impresa,
anche se la società ha esercitato l’opzione ai sensi del citato art. 1, c. 1093.
Ne consegue che, nella fattispecie rappresentata, l’istante a seguito
dell’esercizio dell’opzione, potrà:
- assoggettare a tassazione catastale, il reddito derivante dall’attività agricola
nell’ambito del quale rientra anche il reddito relativo alla produzione di energia
fotovoltaica nel limite di 260.000 kwh annui;
- determinare il reddito forfetariamente applicando il coefficiente del 25 per
cento, per la produzione di energia fotovoltaica eccedente il predetto limite, nel
presupposto che il volume d’affari derivante dallo svolgimento dell’attività agricola
principale risulti superiore al volume d’affari derivante dalla produzione di energia
fotovoltaica eccedente i suddetti limiti.

******
Le Direzioni regionali vigileranno affinché i principi enunciati e le istruzioni
fornite con la presente risoluzione vengano puntualmente osservati dalle Direzioni
provinciali e dagli Uffici dipendenti.

Roma, 27 Ottobre 2016

IL DIRETTORE CENTRALE
Annibale Dodero
(firmato digitalmente)


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