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Saluto Ignazio 24 ottobre .pdf


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Considerazioni asseverate dai più recenti dati ISTAT che confermano ancora per la Sardegna
l’allarme disoccupazione, con un tasso del 16.7%. Una circostanza acuita dalla difficoltà del
sistema delle imprese a ripartire.
Nel contempo, mentre sono riprese le costruzioni di nuovi muri, una catastrofe umanitaria è davanti
ai nostri occhi e il Mediterraneo è diventata una delle frontiere più insanguinate della storia.
Tutto questo, amiche ed amici, avviene non lontano da qua: Cagliari dista dalla costa africana
appena 227 km, 11 in meno della penisola (238 Km). Una prossimità vera, inferiore ad una
percorrenza fra Cagliari e Olbia. Uno spazio che ci aiuta a comprendere che i problemi dell’Africa
non sono cosi remoti e che all’interno di questo grande flusso migratorio che attraversa anche la
Sardegna, sono coinvolti, con le debite distinzioni, molti dei nostri giovani alla ricerca di una
occupazione che nell’Isola tarda ad arrivare.
Quei giovani e quelle donne, diplomati e laureati, che perdono il tempo dell’energia creativa nella
dipendenza materiale dai più anziani. Giovani a cui vorremmo affidare le redini del riscatto della
nostra terra e per l’affermazione dei quali, la Cisl sarda, sarà sempre al loro fianco .
In questo stato di cose, amiche e amici, spetta anche alla Cisl farsi carico di accendere una nuova
luce di speranza nella consapevolezza che la grande battaglia sul diritto della nostra gente a un
futuro libero dalle disuguaglianze continua a essere quanto mai attuale e necessaria.
E’ in questo momento storico particolarmente delicato per l’Isola che andremo a vivere la nuova
esperienza della Cisl sarda, in un momento in cui le attenzioni risultano spesso distratte rispetto alle
aspettative dei lavoratori, dei disoccupati, delle famiglie, dei giovani, delle imprese, dei pensionati
che sempre più di frequente invocano politiche ispirate a una vera equità a favore delle componenti
della società sarda che hanno già pagato e continuano a pagare un prezzo non più sopportabile.
L'esperienza di questi ultimi tempi ci porta a considerare che il nostro vero problema sia l’assenza
di un grande sogno collettivo che metta insieme le aspirazioni dei territori, delle Comunità
dell'interno e di quelle costiere, delle grandi realtà urbane e dei centri minori, dei ceti produttivi e
delle forze del lavoro, dei pensionati e delle pensionate come fu alla fine degli anni 50 e nei primi
anni ’60.
"Se non ci fosse il diritto di sognare, tutti gli altri diritti morirebbero di sete" disse qualche tempo
fa, e a ragione, l’insigne sociologo De Masi, ed è per questo che continueremo a mettere in campo
tutti i nostri sforzi per rilanciare l'idea di una grande occasione di riscatto e di riequilibrio di
quest'Isola offrendo il nostro contributo per una nuova e possibile stagione di Rinascita Economica
e Sociale, una via alta allo sviluppo fondata sul lavoro, sull’emancipazione sociale e sulla
partecipazione popolare che trovi la sua origine dal basso, dalle realtà locali e dalle vocazioni dei
luoghi.
Una ripresa economica da favorire attraverso il rilancio degli investimenti, l’espansione del mercato
interno, il sostegno alle esportazioni e la lotta allo spopolamento e all’abbandono dei territori
dell'interno in un rinnovato quadro di coesione e di legalità da ricercare attraverso un nuovo grande
patto, capace di coinvolgere l'intera Comunità regionale, nel quale il tema del rapporto tra lavoro e
sviluppo economico dovrà poter assumere un rilievo fondamentale e utile a ricostruire una società
sarda che affidi il proprio futuro, e quindi l’uscita da questa situazione, al senso civico e alla
meritocrazia.
Aspetti che sollecitano un forte protagonismo della Cisl sarda, a partire dal rilancio delle vertenze
storiche del settore metalmeccanico (Alcoa: 860 lavoratori / Eurallumina: 600 / Keller: 287 / Ex
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