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Sicurezza edifici esistenti .pdf


Nome del file originale: Sicurezza edifici esistenti.pdf
Autore: Maurizio Petrolli

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Sicurezza delle costruzioni esistenti
31 ottobre 2016

di Maurizio Petrolli

Le vite umane perse e i danni ingenti provocati dai due ultimi terremoti in centro Italia
inducono a interrogarsi su quali siano le maggiori cause e responsabilità. Colpa di eccessive carenze
progettuali? Normative antisismiche inadeguate? Mancanza di cura per i dettagli costruttivi in fase
di esecuzione?
Non è facile trovare una risposta chiara a questi quesiti; certamente, vista la complessità della
morfologia del territorio italiano ed il variegato e disomogeneo tessuto urbano, le cause dei crolli di
alcuni edifici sono da imputare all’insieme di tutti questi aspetti.
Tipicamente gli effetti di un terremoto sulle costruzioni dipendono dalla pericolosità sismica,
ovvero dall’intensità e ricorrenza con cui il sisma sprigiona la sua energia, e dalla vulnerabilità
sismica del tessuto urbano, ovvero la capacità delle costruzioni a resistere a forze sismiche
Il problema non è strettamente connesso ai criteri e alle indicazioni fornite dalla normativa
,ancorchè non chiarissima , ma alla mancanza di cura nella fase realizzativa delle costruzioni.
Quando si parla di costruzioni antisismiche, non si deve pensare a delle costruzioni con tecniche
realizzative lontane da quelle comunemente adottate per edifici situati in aree a bassa sismicità, ma
a dei semplici accorgimenti costruttivi nelle zone di collegamento tra gli elementi strutturali quali i
nodi di collegamento tra le travi e i pilastri o tra le travi e le pareti in calcestruzzo armato.
Purtroppo, in gran parte degli edifici in calcestruzzo dove vi sono stati crolli o danni strutturali
irreversibili, si è osservata al contrario una grande mancanza di staffe di confinamento nel nodo
trave-pilastro e non un adeguato infittimento nelle zone terminali degli elementi strutturali.
Certo esistono tecniche più avanzate,adottate soprattutto in Giappone, come l’isolamento simico
che permetterebbero di evitare di “preoccuparsi” dei dettagli costruttivi localizzando tutta l’energia
sprigionata dal terremoto in dispositivi meccanici disposti alla base dell’edificio, ma sono allo stato
attuale troppo costosi e non competitivi sul mercato per essere proposti anche per edifici ordinari di
civile abitazione.
Non dobbiamo poi dimenticare la tradizione storica del nostro patrimonio edilizio; gran parte delle
costruzioni dei nostri centri storici infatti, è realizzata in muratura composta da sassi e ciottoli dalla
tessitura completamente irregolare. Ad aggravare poi il comportamento strutturale di questi edifici
che, come si è visto nel centro storico dell’Aquila, ma anche in quello dei paesi interessati dagli
ultimi due terremoti in centro Italia, sono stati completamente devastati, sono le tipologie di solai
adottate (putrelle metalliche con tavelloni o volte in muratura o solai in legno) che non consentono
il tipico funzionamento scatolare delle costruzioni in muratura che è di fondamentale importanza
per un corretta risposta strutturale alle azioni prodotte dal sisma. Su queste costruzioni, che coprono
almeno il 30% del nostro territorio, bisogna interrogarsi se ha senso intervenire e con quali tecniche
di adeguamento sismico in quanto, specie per edifici di civile abitazione, tali interventi potrebbero
risultare troppo invasivi ed onerosi.
L'ingegnere Taro Yokoyama, professore associato alla Shibaura Institute of Technology e
responsabile della LowFat Structures, società attiva nel campo della progettazione e della
ristrutturazione di edifici anti-sismici afferma che "edifici costruiti con sassi e mattoni non possono
resistere in alcun modo alle enormi forze generate da un terremoto": costruzioni del genere si
possono proteggere "solo adottando una struttura che isola l'edificio al livello delle fondazioni", ma
che è una soluzione molto costosa, improponibile per semplici abitazioni.
Yokoyama sottolinea come in Giappone la filosofia che guida la progettazione di nuovi edifici sia
'flessibile', ovvero quella di adottare le soluzioni costruttive e di scegliere i materiali in base al tipo
di edificio da realizzare. Esiste un laboratorio: l'E-Defense, per simulare sui vari livelli di intensità

la resistenza di edifici, costruiti in scala reale nei vari materiali, dal legno al cemento armato, e
dimensionare la progettazione in base ai risultati ottenuti. Non c'è un materiale più sicuro di altri:
l'importante è che la struttura e l’altezza dell'edificio si adattino ai materiali prescelti”.
Non è un caso, d’altronde, spiega l’esperto, che "gli edifici antichi giapponesi che sono
sopravvissuti ai giorni nostri sono costruiti in legno, un materiale 'morbido' in grado di resistere alle
scosse di un terremoto".
Tuttavia, ammette Yokoyama, "le metodologie giapponesi possono essere adottate solo per le nuove
costruzioni. Per quelle più antiche, di valore storico e culturale, non abbiamo uno standard: nei casi
più rilevanti ricorriamo alla struttura di isolamento per ridurre l'impatto dei terremoti. Ad esempio,
il National Museum of Western Art in Tokyo (disegnato da Le Corbusier), una struttura che di
recente è stata riconosciuta come un Heritage Site dall'Unesco, è stato ammodernato utilizzando
questo sistema".
Per gli interventi sul patrimonio abitativo italiano, l’esperto giapponese ha una indicazione preziosa:
“L'importante è rafforzare le divisioni verticali in maniera adeguata in caso di ristrutturazione. In
particolare per le abitazioni più basse la resistenza ai terremoti è determinata dal comportamento dei
muri”.
Il terremoto di ieri ,infatti, oltre che lasciare un segno nella gente comune, darà certamente anche
spunti di riflessione alla comunità scientifica sull’importanza che gli elementi non strutturali quali
le tamponature di chiusura hanno nella risposta sismica di un edificio; essi possono essere infatti in
grado di innescare imprevisti comportamenti strutturali e per questo motivo nel prossimo decennio
saranno probabilmente oggetto di indagini sperimentali e numeriche volte al miglioramento delle
prescrizioni normative ma soprattutto della risposta del tessuto urbano a futuri eventi sismici di
questa entità.
Dunque, si dia finalmente l'inizio.


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