File PDF .it

Condividi facilmente i tuoi documenti PDF con i tuoi contatti, il Web e i Social network.

Inviare un file File manager Cassetta degli attrezzi Ricerca PDF Assistenza Contattaci



Maresco Martini Dalla capanna al pagliaio .pdf



Nome del file originale: Maresco Martini - Dalla capanna al pagliaio.pdf
Autore: Yuri Martini

Questo documento in formato PDF 1.4 è stato generato da Writer / OpenOffice 4.1.1, ed è stato inviato su file-pdf.it il 18/11/2016 alle 12:23, dall'indirizzo IP 62.18.x.x. La pagina di download del file è stata vista 1408 volte.
Dimensione del file: 144 KB (21 pagine).
Privacy: file pubblico




Scarica il file PDF









Anteprima del documento


Maresco Martini
Dalla capanna al Pagliaio

1

Quando conversando con qualche giovane mi viene di citare: mezzadro,
bracciante, pagliaio, fattore, sensale , stimatore, ed altre figure del recente
passato, ho mi viene chiesto chi è o vengo guardato come se uscissi dalla
preistoria. Questi nomi, che erano importanti nel recente passato, non li trovano
nei libri di scuola ne le vengono nominati in famiglia tutti presi come siamo
stati ad inserirsi nel moderno in professioni nuove e tralasciando di proposito
quello che eravamo, cosa facevamo, che passaggio abbiamo avuto per questo
cambiare rapido. Però ho notato che da anni si fanno rievocazioni storiche, si è
rivalutata la via Francigena, si moltiplicano i palio. Solo di recente si è
incominciato a fare la rievocazione della trebbiatura del grano e qui si arriva a
quel periodo di prima della fuga dalle campagne per andare in fabbrica quando
lavoravamo la terra con sistemi ancora manuali, arature eseguite col bestiame, o
addirittura con zappa e vanga, quando il sistema di vita in famiglia era regolato
da molte regole soggettive che privavano la libertà di agire al singolo
componente ma era la famiglia tutta soggetta ad un padre padrone- Capoccia- il
quale era soggetto alla proprietà del podere. Ed altre cose appartenute al mondo
contadino. racconterò il vecchio mondo contadino questa volta non con episodi
o fatti successi ma mi soffermerò a raccontare usi e modo di vivere nelle
campagne nostrane. Ne ho di cose da descrivere, il difficile è da dove
incominciare:
Oggi le coppie quando dopo avere cercato un lavoro, una casa , ed altro quando
vogliono avere un figlio devono ricorrere a specialisti per averne uno.
Quando sono nato io si nasceva per caso , più uno diceva basta, più aveva figli.
Era importante averli soprattutto maschi, con diversi figli maschi si poteva
creare una famiglia propria, e uscire dalla stretta padre Capoccia assoluto della
famiglia. Il capoccia come era chiamato in Toscana il capofamiglia figura
assoluta riconosciuta dalla proprietà del podere col quale imponeva il suo
comando. Ecco le varie figure che componevano una famiglia contadina di fine
anni trenta:
il capoccia che comandava e teneva il portafoglio, -intendiamoci amministrava
la miseria , nelle famiglie dei mezzadri ce ne era tanta, però per far quadrare il
magro bilancio familiare e per salvare la famiglia in situazioni difficili come
malattie di familiari e a volte potere ricorrere a manodopera extra familiare
doveva tenere un comportamento parsimonioso. La massaia, moglie del
capoccia , era quella che aveva il compito di amministrare tutto quello che era
fatto in casa, da provvedere per la cucina, cucinare ella stessa -un detto: a il
2

mestolo di casa e il mestolo è quell'arnese di cucina che serve a girare i cibi in
cottura , ma si riferisce anche al comando- Tanti detti sulla figura di massaia :
una donna la casa la fa, un'altra la disfà, questo detto si basava sulle capacità di
questa figura. Passavano dalle mani sapienti della massaia tutte le riserve
alimentari della famiglia, suggeriva quando c'era da macinare il grano per il
pane, il granoturco per la polenta- o omini! C'è da andà a macinà, doveva
avvertire diversi giorni prima per non intralciare il lavoro nei campi, doveva
sapere fare medicamenti: il contadino ricorreva al dottore solo nei casi gravi il
resto si curava con erbe medicinali , impiastri vari . Altro aspetto importante
della figura della massaia era quello di tenere i rapporti con le altre donne della
famiglia, le mogli dei figli, saperle tenere unite era una impresa a volte la
massaia ci riusciva col ragionamento, molte volte col comando e l'imposizione.
Le donne di casa: erano le mogli dei figli , o una figlia del capoccia nubile, alle
quali spettava il lavoro più faticoso: fare il pane: il pane veniva fatto una volta
la settimana era un impegno lungo in quel giorno, sui iniziava con setacciare la
farina per togliere la crusca,- il grano veniva macinato con macina, quindi
doveva essere tolta la crusca, poi ottenuta la farina giusta si metteva nella
madia- apposito mobile di legno, dentro alla farina si faceva uno scavo, prima si
scioglieva il lievito madre poi lentamente si scioglieva la farina nell'acqua poi le
varie fasi fino ad ottenere un impasto giusto per da cottura. Si disponeva una
apposita lunga tavola con i bordi, si copriva con un telo e si disponevano i pani
uno a fianco all'altro separati da una piega della stoffa. Una donna procedeva a
scaldare il forno con fasci di legna frasca, che potevano essere di vite o di ulivo.
Nel frattempo il pane quando era lievitato al punto giusto si portava nel forno
che era all'esterno della cucina, molte volte su di un lato della casa,il forno una
volta caldo veniva spazzato con dei rami verdi o anche foglie di carciofo
manovrate al riparo dal calore con una lunga pertica chiamata -fruciandolo- .
Una volta infornato si controllava la cottura. Conclusioni una mattinata di
lavoro. I l bucato si faceva in base alle necessità, cioè quando c'erano i lenzuoli
ed altri indumenti da lavare, anche il bucato era complicato farlo: si metteva in
una caldaia l'acqua occorrente si scaldava fino alla ebollizione, si disponevano i
panni sporchi in una conca di terracotta grande, con sul fondo un foro dove
veniva applicato un cannello tappato. Quando la conca era ripiena sopra gli
indumenti veniva steso un telo bianco, sopra veniva immessa la cenere –
accuratamente setacciata per eliminare i carboncini- poi sopra la cenere si
versava l'acqua calda, si lasciava che filtrasse l'acqua attraverso i panni poi
quando si era sicuri che fosse discesa tutta, si svuotava la conca, il liquido che
ne usciva chiamato -ranno - veniva conservato per molti usi: lavarsi i capelli,
lavare singoli indumenti ecc, poi la procedura per asciugare era quella di
stenderli al sole su fili di canapa. Ripulire i conigli, polli: qui c'è da spiegare, le
3

galline ovaiole erano della massaia che le usava per cucinare e por avere
pulcini. Mentre alle singole donne era permesso avere una covata, spiego
veniva messa in covo una gallina con massimo dodici uova alla nascita dei
pulcini venivano allevati da una donna che poi una volta adulti vendeva al
mercato ed intascava lei per i suoi bisogni personali, corredo, se era ragazza;
per vestiario dei figli o altro se era sposa stessa cosa era per i conigli c'erano
quelli ad uso casa e quelli per ognuno le donne di casa. La pulitura veniva fatta
o quando pioveva, o in estate nelle ore calde, da questo si deduce che la donna
non conosceva riposo. Poi la donna doveva seguire gli uomini nel lavoro dei
campi e altre commissioni ordinate dalla massaia. La vita di queste giovani
donne era disumana: dovevano sottostare alla massaia e al marito, quando
avevano figli da allattare molte volte nei mesi di primavera estate lo portavano
con se nel campo, lo mettevano dentro una cesta rigirata che aveva le funzioni
dell'attuale girello e lo allattavano al fresco di qualche pianta. I figli appena
potevano anche dopo la scuola le veniva imposto alcuni lavori come pascolare
maiali, capre, pecore ecc. dare da mangiare a conigli polli ecc.
Per lavorare un podere di dieci ettari occorrevano 4 uomini adulti e quattro
donne, la manodopera era considerata in braccia, ogni figlio del capoccia aveva
una mansione: lo stalliere- bifolco- era addetto alla stalla al lavoro col bestiame
sul campo, il maggiore era destinato a diventare a sua volta capoccia, era
cantiniere e aiutante del capoccia stesso, gli altri uomini, cosiddetti di fatica ma
a loro volta capaci di sostituire i vari incarichi. Non dimentichiamoci mai della
grande varietà del lavoro contadino. Vecchi e bambini erano considerati in più o
di peso alla famiglia stessa. Poi il militare leva18 mesi nel 1950 ma nel periodo
indicato c'erano i richiamati per guerra ma la famiglia contadina a mezzadria
doveva sopperire alla mancanza di uno o più persone anche se militari o
ammalate con operai agricoli detti braccianti.
Quando un contadino disdiceva il podere doveva farlo entro il 31 Luglio e
lasciare la casa a Gennaio, però rimaneva il raccolto del grano -sua era lacaloria-, cioè il potenziale concime dovuto a precedenti culture- seminato ad
ottobre e doveva provvedere alla falciatura e alla trebbiatura nel Giugno- Luglio
nell'anno in corso , suo era metà del grano, la paglia era del contadino che si era
inserito in quel podere. Alla consegna della casa veniva stimato il valore del
bestiame, del fieno e di altre rimanenze, due stimatori, uno per contadino
stabilivano il valore, molte volte si accordavano dopo giorni ritardando la
consegna della casa. Il contadino entrante definito contadino nuovo, a Luglio
quando le veniva assegnato dalla proprietà il podere cominciava a zappare le
prode di viti e gli ulivi, ricavava le fosse e poi ricominciava con la potatura
4

delle viti ecc Il contadino mezzadro doveva lavorare il podere secondo obblighi
ben definiti pena la disdetta, ed erano tanti; ne elenco alcuni: divisione di tutto
al 50x 100, finire di zappare le prode e ricavare le fosse entro il 31 luglio pena
la disdetta. Regalie: prosciutto del maiale fino alla terza mammella, due capponi
a Natale. Ed altri obblighi come divisione al 50 x 100 se veniva venduta frutta e
verdura. Naturalmente non tutti i poderi erano uguali, a terreni sabbiosi-tufoc'erano poderi argillosi, ambedue siccitosi in estate, e terreni cosiddetti di
riporto valli e pianura, ma in Toscana la pianura era limitata da qui il proverbio
– chi disse piano, disse piano. I contadini di pianura avevano raccolti maggiori
e soprattutto in estate avevano molto foraggio fresco, potevano tenere molti
capi di bestiame, e il bestiame per un contadino faceva la differenza al saldo
annuale. Il proprietario teneva o faceva tenere la contabilità,spese e ricavi. Se il
saldo a fine anno è positivo il proprietario doveva dare la differenza al
contadino, cosa che faceva raramente: diceva per non sborsare te li segno allo
scrittoio cosi se l'anno prossimo dovesse andare male.... e invece investiva
diversamente. Se il contadino rimaneva in debito, si diceva- andava sotto- se il
debito era molto si ripagava sul raccolto. Tratterò dopo l'argomento stalla in
seguito. Il proprietario donava la casa che si trovava quasi sempre vicino il
podere. Le case coloniche in molti poderi erano sprovviste di luce elettrica,
l'acqua a volte era distante parecchie decine di metri e doveva essere attinta con
secchi e portata a braccia, nei poderi argillosi sprovvisti di sorgenti c'erano
cisterne per la raccolta di acqua piovana per uso famiglia , per il bestiame
veniva scavato un laghetto detto gozio, o bozzo, o pozzo sterrato a seconda dei
paesi, e in estate per la prolungata siccità si doveva provvedere con il carro
botte apposito carro attrezzato per il ramato, per svuotare il pozzo nero e in
estate appunto per rifornirsi di acqua anche distante km. Per uso bisogni c'era la
latrina una piccola sporgenza fuori della casa collegata ad essa da una porta, in
inverno si gelava essendo esposte da tre lati. A l piano terra c'era su un lato la
stalla, a fianco una stanza detta trinciatoio- dove veniva fatta la segata, cioè si
trinciava il fieno e l'erba : il tricia foraggi era una grande ruota di ferro con due
lame taglienti con un ingranaggio che portava il foraggio, per essere girato
occorrevano due persone ed era molto faticoso, un'altra persona immetteva il
foraggio, sia fieno che erba ; i bovini erano facilitati molto nel mangiarla, per
poi nelle ore dopo potevano ruminarla. la cantina dove quando dopo la
svinatura si poteva mettere il vino riportato dalla cantina padronale, anche
questo argomento tratterò in seguito. La cantina doveva essere esposta a nord
per la migliore conservazione del vino e quasi tutte in terra battuta- cioè senza
pavimento. Su un lato della casa c'era il forno per cuocere il pane e sopra il
pollaio. Da vanti casa c'era l'aia per la trebbiatura del grano e di altri cereali e
legumi- fagioli ceci, vecce, cicerchie ecc oltre l'aia la cascina con al piano
5

terreno la loggia dove venivano riposte il carro e gli attrezzi per il lavoro, nel
retro lo stanzino per il maiale a fianco eventuali stabbioli per i conigli. Al centro
l'ingresso e la scala che portava in cucina,l stanza grande col focolare, le altre
stanze erano camere tranne una detta granaio dove veniva messo il grano per
uso famiglia se ce ne era in più veniva venduto- cosa rara dopo la metà che si
prendeva il padrone e la famiglia numerosa difficilmente avanzava per la
vendita. Le coloniche si trovavano vicino il terreno, come dicevo prima a volte
in zone impervie con strade disastrate: fango in inverno e polvere in estate,
a volte isolate le une dalle altre,avere un medico a casa una levatrice, un
veterinario in inverno era quasi impossibile
I LAVORI DURANTE L'ANNO
L'annata lavorativa del contadino non aveva date era a ciclo continuo: per il
grano, cultura più importante: si iniziava con l'aratura in estate e questo lavoro
comportava levatacce da parte del bifolco, prima del sole, i buoi o le vacche
dovevano essere nutriti e abbeverati prima del faticoso lavoro,appena mangiato
le bestie venivano aggiogate e avviate nel campo o nella piaggia, modo di
chiamare gli appezzamenti di terreno; il campo era squadrato, aveva una
lunghezza stabilita e la stessa larghezza , la piaggia sempre in collina era un
appezzamento di terreno vario non aveva regole all'interno di un poderel'aratura veniva eseguita con un coltro di ferro con una lunga stanga di legno
sulla punta dell'aratro c'è il vomere un pezzo tagliente che facilita la
escavazione, i buoi o le vacche una coppia venivano agganciati alla stanga del
coltro tramite il giogo sul collo degli animali . Il lavoro procedeva lento ma
costante. Quando fi faceva caldo si riportava la coppia di animali nella stalla. A
Ottobre dopo le prime piogge si procedeva alla semina non prima di fare
attenzione -di guastare il terreno, se pioveva poco mischiando il bagnato con
l'asciutto poteva innestare una nascita di erbacce e danneggiare il grano, questo
valeva anche per l'aratura. Come avveniva la semina: si rompeva le zolle più
grosse poi con i buoi si rastrellava con un apposito rastrello di ferro largo un
metro e lungo due, si mettevano dei segnali della larghezza di 5-6 metri per
lungo al terreno in semina- molto comode le foglie di viti o di canne- Il
seminatore col canestro in braccio e con una mano gettava il seme, era un'arte
seminare a vista con precisione il grano da seme era selezionato alla trebbiatura,
veniva messo in cima alla massa del grano da trebbiare per riconoscerlo meglio.
Prima della semina veniva trattato con insetticidi per non farlo portare via dalle
formiche, una volta gettato il seme a terra veniva rastrellato una seconda volta.
Dimenticavo: la concimazione avveniva nel terreno con prodotti industriali li
chiamavamo -vano-erano venduti a sacchi. A fine Marzo una concimata con
nitrato di calcio o calcio cinamide, una polvere scura molto tossica a volte
6

provocava una lieve febbre. A Giugno appena ingialliva c'era la mietitura, solo
poche fattorie avevano la falciatrice, anche essa trainata da una coppia di
bovini, ma molti contadini mietevano con la falce. Tutto il mese di giugno era
impegnato in questo faticoso lavoro, anche chi disponeva della falciatrice ci
voleva gente a legare i mucchi di grano tagliato chiamati -covoni . Poi una volta
tagliato c'era da metterlo a mucchi appositi detti- barche- Anche in questo
lavoro ci voleva molta sapienza: prima se disponeva i covoni a cerchio
lasciando nel mazzo lo spazio per la Barca, si costruiva un mucchio rotondo con
le spighe all'interno e calcolando i covoni si andava a chiudere a punta. Se
pioveva il raccolto non soffriva. A Luglio iniziavano le trebbiature e di trebbie
ce ne erano poche ed erano di privati che lavoravano conto terzi il contadino
doveva saperlo diversi giorni prima per portare il grano sull'aia dai campi. Altra
cosa da sapere è che se fra contadini vicini fra loro iniziava la trebbiatura,la
quale necessitava in quel giorno di tanta manodopera e i contadini si aiutavano
fra loro, dovevano regolarsi per portare il grano sull'aia lavoro detto della
carratura- a carrà- si diceva. La carratura iniziava con la pulitura dell'aia:
sgomberate da tutto perchè occorreva tutto lo spazio, spazzata se era il solaio di
mattoni,
o imbaccinata se era in terra. L 'i mbaccinatura veniva fatta con merda di bue
fresca: veniva messa in un recipiente con l'acqua, si scioglieva, e poi con una
ramazza consumata su spalmava nel terreno dell'aia. Si otteneva un effetto
asfalto che impediva dispersioni del grano, e il bove mangiando erbe non recava
nessun cattivo odore una volta essiccata. Il giorno stabilito per portare il grano a
casa due o più famiglie si univano per questo faticoso lavoro. Si partiva da casa
con i buoi o le vacche sempre aggiogate in coppia si attaccavano al carro. Il
carro agricolo aveva una lunga sbarra di legno detta -stanga- che attaccata al
giogo dei due bovini permetteva il trasporto di cose. Si partiva da casa in due,
una volta arrivati alla barca prescelta si iniziava a caricare una a terra l'altro sul
carro, a fine carico c'era quasi sempre qualche topino o serpe che vi avevano
stabilito la residenza , si procedeva a legare il carico con una fune spessa
chiamata – canapo che veniva accoppiato e agganciato ad un mulinello di legno
con un gancio do ferro al centro si lanciava uno alla volta i due capi di fune e
legati alla stanga del carro poi con un grosso chiodo detto -piolo sigillava il
carico facendo girare il mulinello. Una volta il carico era fermato si procedeva
lentamente perchè il rischio di ribaltarsi era tanto specie in collina. E capitava
delle volte che ribaltandosi il carico oltre a noi rischiavano di più i due buoifaccio una parentesi per raccontare di una volta che aiutavo carrare i miei amici
Tinacci all'ultimo viaggio in salita si sciolse la fune ad uno dei buoi e il carico si
spostò indietro un bue venne sollevato in aria dal carico scivolato indietro, solo
la prontezza Ivan prese il coltello e tagliò la fune, altrimenti il bue rimaneva
7

strozzato, ma rischiò molto anche lui perchè il bue cadendo rischiò che le
cadesse addosso . Andò bene quella volta e il giorno dopo fummo presi in giro
dai contadini vicini:-l'avete mangiato il capriolo?- modo di dire scherzoso
quando andava bene- Al carro, nel retro c'era una fune che se tirata fungeva da
freni, si chiamava- martinicca- azionava due gomme alle ruote ci voleva uno
che la tirasse e funzionava fino a bloccare le ruote. C'era un detto fino a poco
tempo fà famoso: quando uno non sapeva una cosa le veniva detto: sei più
indietro della martinicca. Ritorniamo alla carratura, una volta arrivato il carico a
l'aia veniva lasciato e preso un altro carro mentre altre persone facevano la
massa, grosso mucchio nel quale ci doveva essere messo tutti i covoni di grano
del podere e qui laq bravura nel calcolare la grandezza della massa che doveva
finire appuntita per eventuale pioggia. La massa doveva rimanere sull'aia il
meno possibile, in caso di incendio era la fame per il contadino. Eccoci al
giorno della trebbiatura, tutto era predisposto in anticipo: le donne di casa
avevano fatto il pane, i cantuccini, dolce tradizionale, preparato la tavola in una
stanza grande avevano scaldato il forno per cuocere i paperi, alimento
tradizionale nelle trebbiature- che in dialetto dicevamo -a batte- i paperi arrosto
con patate, buonissimi una minestra con brodo di pollo e lesso di manzo. E mai
mancavano i crostini, pane abbrostolito con sopra una salsa fatta da carne di bue
macinata, fegatini di papero tritati, roba da leccarsi i baffi. Gli uomini avevano
predisposto tutto: lo stollo per il pagliaio,un lungo palo piantato dritto in terra e
vicino l'antenna: un grosso tronco dove ad una certa altezza veniva legata un
altro tronco che girando poteva portare la paglia al mucchio chiamato pagliaio
insomma una arcaica grù.Il cantiniere aveva preparato il vino occorrente e il
vinsanto. Insomma prima di iniziare doveva essere preparato tutto. Arrivata la
trebbiatrice chiamata comunemente la macchina, trainata dal trattore. Prima di
iniziare c'era da piazzarla bene fermarla con appositi blocchi e una volta
piazzata, qià tutti i contadini occorrenti eralo ai loro posti con un fischio si
iniziava . La trebbia era azionata da un trattore che a distanza con una grande
cinghia la azionava . Era una macchina perfetta quando funzionava ma essendo
azionata da cinghie pulegge difficilmente si guastava. Se il guasto era difficile e
occorreva del tempo per ripararla il lavoro di mezza giornata poteva diventare
anche di un giorno allora al contadino occorreva preparare anche la cena, da qui
il detto di una macchina facile a guastarsi: è una macchina mangiapaperi- Ecco
le mansioni che ognuno doveva eseguire : alla massa tre persone salivano con
forche per portare il grano dove due donne con falci dentate-falcetti tagliavano
il legame del covone, fra le due stava l'imboccatore, un operaio che seguiva la
macchina che doveva immettere regolarmente il grano altrimenti si poteva
bloccare: lavoro molto pericoloso, sono successi diversi incidenti mortali agli
imboccatori. A imballare nel retro due persone vuotavano la misura quando era
8

piena di frumento , il grano veniva messo in sacca, tutte misurate uguali due
persone dovevano levare la pula- loppa la chiamavamo mentre alla paglia stava
uno ad agganciare i cordini che poi legava, diverse donne trascinavano i fasci di
paglia- fastelli- sino all'antenna, venivano agganciati e portati sopra lo spazio
destinato al pagliaio. Il pagliaio era costruito rotondo intorno lo stollo e anche
qui la bravura nel calcolare la grandezza giusta. Sul pagliaio ci stavano in
quattro quello responsabile stava in esterno per mettere la paglia al posto giusto.
Per un certo punto saliva uguale poi ingrandiva facendogli la -pancia- cioè
allargandolo ad una certa altezza, poi cominciava a restringersi mano a mano
che si avvicinava la fine della trebbiatura. Quando il pagliaio si restringeva uno
alla volta scendevano gli uomini e restava l'ultimo per finire. Quando era
diventato un comignolo si faceva mandare delle canne lunghe poco più di un
metro appuntite le infilava a cerchio e chiamava un cesto o due di pula e finiva
il pezzetto di stollo che emergeva dalla paglia che non marcisse veniva messo
una pentola vecchia rigirata. Per scendere abbracciava l'antenna e si faceva
calare. Dimenticavo il primo grano che stava in cima alla massa veniva lasciato
per seme . Due ragazze passavano continuamente ad offrire da bere. A tutta l'
operazione assisteva il padrone ho un suo incaricato- fattore- il quale faceva la
divisione al 50 per cento, il grano del contadino veniva portato appena finito in
granaio del contadino, quello del padrone veniva caricato sul carro agricolo e
portato alla fattoria- sede del proprietario. A fine lavori venivano disposti
diversi secchi d'acqua e degli asciugamani per potersi lavare. Poi tutti a tavola a
capotavola e serviti per primi il proprietario, il prete- quando c' èra da mangiare
il prete non mancava mai-qualche invitato non lavorante i macchinisti e i
contadini . Malgrado la fatica- alla quale erano abituati- tanta allegria.
LE VITI
Altro lavoro importante era la vite da vino. In quegli anni la vite era coltivata ai
margini del campo .I poderi erano strutturati col sistema delle colmate e anche
in pianura il terreno era diviso in campi con al lato di essi veniva impiantato la
vite in filari doppi con in mezzo fossi molti filari erano a pioppi, alberi potati a
forcella e ad ogni forcella una vite, Solo alcune vigne in collina ma la maggiore
coltivazione della vite da vino era ai lati del campo e necessitando di un fosso
per lo scolo delle acque si impiantavano due filari di viti e fra i due c'era la
fossa, specie in pianura Anche il lavoro della vite impegnava il contadino
molto. Si iniziava con la potatura: gli uomini potavano le donne raccoglievano
la legna facevano dei fasci chiamati- fascine che poi durante i lunghi mesi
invernali venivano adoperate per l'unico riscaldamento : il camino e per chi non
aveva ulivi anche per scaldare il forno. A Febbraio dopo i grandi freddi si
incominciava a legare i rami della vite lasciati per produrre- capi. E se il terreno
9

non era bagnato molto si vangavano i filari- prode- Passato aprile si iniziava il
trattamento col rame. Qui occorre spiegare: il rame era in scaglie, doveva essere
sciolto: quando il carro botte era quasi pieno di acqua veniva messo un legno di
traverso con un sacco penzoloni contenente la dose che doveva servire per
quella quantità di acqua, naturalmente il rame era dentro l'acqua per fare modo
che si sciogliesse. Nel frattempo in una vasca era stata sciolta la calce-biancoche serviva per far rimanere il rame sulle foglie della vite- ramato. Il ramato
veniva spruzzato con apposite irroratrici -dette macchine per ramà- e per
permettere di fare il trattamento veloce una donna portava l'acqua ramata e per
portare due stagne contemporaneamente usava un palo ritorto con due ganci ai
lati - detto bacchio.- con le viti a pioppo quando c'era vento era difficoltoso fare
il trattamento e alla fine il viso del contadino era più celeste delle foglie dalla
vite, togliere il ramato dalla pelle era difficile il prodotto più pulente era l'aceto.
Come dicevo sopra a luglio doveva essere zappato le prode e ricavato fossi pena
la disdetta, questo trattamento faceva parte del lavoro per la vite, A Giugno un
altro trattamento era necessario trattare l'uva nascente con zolfo in polvere. Si
doveva farlo senza vento altrimenti gli occhi con la polvere di zolfo soffrivano
per giorni. A fine Luglio finalmente un poco di tregua con la vite ma intorno il
20 settembre si incominciava a prepararsi per la vendemmia: si bagnavano le
bigonce che erano alcune di pioppo,quelle di pioppo erano più leggere ma mano
resistenti ma molte di castagno, quelle di castagno erano più pesanti ma di
qualità superiore, erano fatte con strisce di legno tenute assieme da cerchi,
anche essi di legno: bagnandole si restringevano e non potevano perdere
l'eventuale liquido detto- mosto- Prima si raccoglieva l'uva che serviva per un
lavoro secondario che spiegherò in seguito -detto scelto: una qualità di uva
rossa che dava colore al vino detta- colorino. E uva questa bianca ma la più
sana e matura per fare il vinsanto, ambedue venivano messe su stuoie di canna
per appassire. Subito dopo inizia la vendemmia: col carro e buoi si porta le
bigonce occorrenti nel campo vicino il filare da vendemmiare, i vendemmiatori
hanno ognuno un cesto detto corbellino fatto con sottili strisce di legno con
manico. Uno dei vendemmiatori era addetto a riempire le bigonce con i corbelli
pieni . Quando c'erano le bigonce per un carico si caricavano sul carro e due
uomini partivano per portare l'uva nei tini della fattoria o cantina padronale,
giunti c'era da spaccare i chicchi dell'uva detta operazione – gramolare- in
pratica l'uva veniva macinata e girare la gramola era fatica, poi il tutto veniva
gettato nei tini grandi molti in legno qualcuno di cemento. Chi non aveva la
gramola ed i piccoli contadini erano fra questi i chicchi venivano spaccati con il
-pigio- un tronchetto di legno con tacche da permettere meglio la frangitura
dell'uva. Anche per la vendemmia ci voleva manodopera in più ma a differenza
della trebbiatura non era possibile fare a scambio essendo un lavoro da farsi in
10

un periodo breve. La manodopera in più veniva retribuita dal contadino., A
novembre veniva separato il vino e separato dal resto,- svinatura-: si infilava nel
sughero che sigillava il tino un rubinetto , si versava il vino in appositi
recipienti di legno chiamati barili metà si gettavano in una botte padronale
l'altra metà spettante al contadino si caricava sul carro per portarla a casa del
contadino stesso in una botte. Il barile era dovuto essere portato in spalla e i
contadini a fine svinatura avevano le spalle sbucciate e dolenti. La parte solida
veniva tolta dal tino e con un torchio, detto strettoio, veniva fatto uscire il
liquido rimasto, ma per il colore torbido e il sapore aspro diventava un vino di
scarsa qualità. Era invendibile e quello beveva il contadino durante l'anno . Ma
era l'unico vino che si poteva permettere di bere il contadino. Un altro
sottoprodotto per bere il contadino era l'acquetta ricavata da vinacce e poca uva:
diventava un vinello di scarsa gradazione però aveva un piacevole frizzante.
Una volta finito di svinare si prendeva l'uva scelta dalle stoie e si macinava per
poterla mettere nel vino e farlo fermentare di nuovo. A botte piena veniva
applicato uno strumento in vetro che permetteva l'uscita dell'aria mentre
fermentava e impediva che aria entrasse, col vetro si poteva vedere il livello del
vino per mantenere lo stesso livello, quel recipiente si chiama -bollitore. Poi il
controllo continuo del vino fino a che finita la fermentazione assumeva una
limpidezza, allora si prelevava un campione per la vendita. Per prelevare il
campione nella botte c'era un forellino tappato con cera d'api: con uno spillo si
faceva un forellino. Si prelevava una piccola boccetta poi bastava premere sulla
cera per chiudere, Il campione veniva consegnato ad un mediatore che lo
portava al cliente di città, se c'era l'accordo il vino veniva ritirato nel tempo
stabilito, il trasporto avveniva in damigiane e il pagamento alla consegna. Non
sempre andava bene delle volte se il vino non era come il campione nascevano
discussioni. Specie se nel frattempo i prezzi erano diminuiti il commerciante
tentava di scalare il prezzo. Consegnato il vino la botte rimasta vuota doveva
essere mantenuta integra, all'interno della botte veniva immesso dello zolfo e
bruciato per la conservazione del legno.
'ulivo: ci cominciava con la potatura e anche con essa alle donne spettava la
raccolta della legna. Ogni tanto, essendo gli ulivi secolari, doveva essere tolto il
legno marcio, detto lavoro si chiamava sgobbiatura ed era eseguito da personale
apposito, era un lavoro certosino, tolto la parte del legno marcia o secca si
applicava il catrame per proteggere il legno dalle infiltrazione di umidità. .
Subito dopo si iniziava a vangare e nello stesso tempo si concimava. La
concimazione naturalmente era con concio di bue o concio di pecora, molto
buona era la concimazione a pozzo nero- bottino- questa si faceva facendo una
buchetta nel lato più alto, si trasportava col carro botte e per riempirlo si
adoperava il ramino apposito secchio con manico lungo. Il pozzo nero era un
11

concime adatto anche per i carciofi mentre per la vite era
controindicato:sviluppava la vegetazione i abbassava la gradazione del vino.
Ma ritorniamo agli ulivi: appena era finita la fioritura e già si vedeva le piccole
ulive si faceva una irrorazione di ramato. A Settembre si tagliavano i succhioni
o polloni a novembre si iniziava la raccolta: mettevamo legate alla vita un
cestino fatto apposito detto -bruscola- Un cestino rotondo e pari ad un lato per
appoggiarsi al corpo. Al centro veniva infilato uno stecco ricurvo per
agganciarlo alla cinta. Si adoperavano scale a pioli, costruite appositamente dal
mezzadro stesso con legno di pioppo essiccato: si tagliava in due un tronco si
facevano fori alla stessa misura si immettevano i pioli essi di ulivo più
resistenti, si legava col fil di ferro in cima e in fondo che la scala non si aprisse.
Le ulive si pelavano delicatamente per non danneggiare le foglie, quelle che
cadevano a terra a fine raccolto venivano raccattate. Ma nonostante l'attenzione
foglie ne rimaneva, dopo cena veniva sgomberata la tavola in cucina, messo ai
lati dei teli avvolti, si rovesciavano le olive in tavola e tutta la famiglia raccolta
toglieva tutte le foglie., poi le olive venivano messe in stuoie grandi a castello e
distese fini in modo che non soffrissero. La frangitura: si portavano le olive al
frantoio il giorno prima al caldo. Il frantoio era fatto con la macina al centro
dentro una conca enorme di ferro aveva ed un lato una sbarra la quale serviva
da stanga per un asino o un mulo i quali girando azionavano la macina
naturalmente in terra c'era la paglia un foro faceva cadere il liquido in un
recipiente chiamato inferno. L'olio essendo più leggero dell'acqua veniva a
galla; il lavoro della separazione dell'olio dall'acqua veniva chiamato pescaggio.
Una volta diviso al 50 per cento veniva portato a casa la parte del contadino,
alla fattoria quello della proprietà e messo in orci- detti coppi. In inverno l'olio
gela, al disgelo ad Aprile doveva essere- mutato- cioè tolto il torbido che si
depositava nel fondo del coppo.
Insieme al grano nel periodo della semina si seminava un poco di avena, orzo e
seguivano lo stesso ciclo del grano, servivano per nutrire il bestiame. Arriviamo
alle diverse colture di primavera: patate, fagioli, ceci ecc che impegnavano il
terreno in piccoli appezzamenti in alcune pianure e vallette si seminava la
barbabietola da zucchero per lo stabilimento di Granaiolo – Castelfiorentino-era
una coltura a parte: si seminava ai primi di Marzo facendo solchi leggeri, se
gettava il seme dentro il solco si copriva leggermente, quando le piantine
crescevano un poco si toglievano quelle superflue- si sterzavano- poi la
zappatura del terreno per togliere le erbacce, a Settembre si toglievano con una
vanga fatta a forca, si dovevano pulire togliendo le foglie e la buccia sotto le
foglie con una falce spezzata quindi venivano consegnate da trasportatori con
Barrocci trainati da muli o da cavalli, i contadini più vicini a Granaiolo li
portavano direttamente con i propri animali. Lunghe file di carri e animali
12

stazionavano prima della consegna. I raccattatori di merde per concimare l'orto
facevano presto a riempire il secchio. Altra importante coltura primaverile era il
granoturco:si seminava a formelle vicine le une dalle altre si concimava la
formella con del concio già fermentato, si mettevano due tre chicchi di seme per
buchetta se nascevano l più di una piantina si lasciava la più bella e rigogliosa e
si procedeva ad una lieve zappatina per togliere le nascenti erbacce. Quando le
piantine raggiungevano l'altezza dai 5 ai dieci cm si zappava di nuovo dando
terra al gambo per rincalzare la piantina. A spiga matura si scapezzava per
rafforzare la spiga il tagliato serviva per alimentare il bestiame bovino. Quando
ormai era pronto per raccoglierlo si tagliava la spiga con la falce pio col carro
agricolo lo portavamo sull'aia per essere tolta la foglia che ricopriva il seme;
detta operazione si chiamava spannocchiatura e si eseguiva la sera dopo cena
radunando parenti e amici. Era una occasione di veglie, di canti e di incontri
amorosi. C'era in quel periodo una serie di racconti e leggende su questo lavoro
che eseguito di notte al lume di luna, storie di mani che si incontrano, di
pizzicori- il granoturco aveva una polverina irritante – detti pizzicori si univano
a pizzicori amorosi. Le veglie a spannocchiare finivano tardi ed era come
partecipare ad una festa. Si seminava una qualità di granoturco che serviva a
due cose per polenta e per ingrassare il maiale. Ultima operazione era la
sgranatura delle spighe fatta con un ingegnoso arnese girato a mano dal
contadino
Ho menzionato i lavori più importanti e le figure fisiche della famiglia
mezzadrile intorno 1l 1940 ora tratterò del costume, delle usanze, dei rapporti in
famiglia, fra famiglie, con la chiesa ,ecc.
Al figlio del mezzadro non si chiedeva di studiare, bastava sapere leggere e
scrivere e le elementari erano più che sufficienti, molti bambini camminavano
del tempo per raggiungere la scuola, al ritorno accudivano i maiali, polli,
conigli o facevano commissioni intorno casa anche perchè c'erano le lezioni da
fare. A fine elementari al lavoro nei campi a fianco di un grande. Poi il militare
dalla durata di due anni se non c'erano guerre, ma siccome c'erano si veniva
richiamati. Per la donna era diverso a quindici anni già si pensava a trovare
marito. Occorreva il corredo di nozze e per poterlo comperare dopo avere
lavorato nel podere, quando era possibile, principalmente la notte le ragazze da
marito intrecciavano la paglia, facevano lavoretti vari pagati un niente ma messi
da parte potevano servire, poi si ricorreva ad ingegni come tenere una chioccia
in covo e alla nascita dei pulcini si allevavano e una volta grandi venivano
venduti al mercato. Come veniva corteggiata una ragazza : se conosciuta le
occasioni non mancavano: veglie, messe qualche volta balli, ma il più celebre
corteggiamento era il fiasco: Al ritorno a casa della ragazza il giovane diceva il
13

classico: signorina permette e se alla ragazza il giovane piaceva stava li sul ma
sai non ho intenzioni sono giovane ecc ecc, facendo capire di riprovarci, se non
le piaceva lo liquidava in tre parole. Il giovane che piaceva la settimana dopo
riprovava e la regazza doveva saggiare se aveva- intenzioni serie. Dal lato
sentimentale non concedeva niente le diceva : se vieni a palare con mio padre
bene se nò finisce quì- Il giovane se la ragazza le piaceva diceva di si. Lei ne
parlava alla madre e la madre al padre, si chiedeva informazione se il giovane
non era del luogo al prete della parrocchia del giovane. Se tutte le informazione,
del prete e di qualche conoscente erano buone si invitava il giovane a cena e
parlava poi col padre . Una volta accettato in casa quando veniva il fidanzato afare all'amore la giovane doveva essere controllata a vista dalla madre mentre il
padre andava a veglia. E qui apro una parentesi, la madre da donna esperta
doveva vigilare ma fino ad un certo punto: permetteva alcune effusioni facendo
finta di dormire o permettendo che la figlia accompagnasse il fidanzato alla
porta .l'importante era mantenere la verginità. Migliaia di battute, di barzellette
e quanto altro circolavano in quel tempo, ne potrei citare alcune ma il contenuto
volgare me lo impedisce. Si arriva al matrimonio, lo sposalizio in chiesa,
Dovevano gli sposi sottostare alla legge del prete, il quale faceva sottostare i
due sposi alle sue disposizioni. Nei vari paesi vigeva delle usanze diverse chi
doveva portare solo il corredo in altri la sposa doveva comperare l'armadio oltre
che portare il corredo. Si tornava in famiglia e l'adattamento ad una famiglia
diversa era difficile per la giovane sposa. Dopo il matrimonio c'era il pranzo in
casa dello sposo . Alla sera quando i due finalmente possono consumare, se nel
frattempo lo hanno fatto segretamente, quando vanno a letto devono fare i conti
con qualche scherzo: tipo pepe nel letto o campanelli al letto, o qualche altra
diavoleria. Di notte nel frattempo gli amici tramano: usava puntellare la casa
per- attutire i colpi per la sverginatura, specie se circolavano voci non buone dal
lato morale. Al mattino la casa era puntellata da tutti i carri agricoli della zona.
Molte volte ragazze giovani restavano anni in attesa che il fidanzato tornasse
dal militare o peggio dal fronte, cresceva l'apprensione dei genitori, se quello
non la sposa più? cominciava presto a cariarsi i denti, a toglierli qualcuno, a 25
anni si cambiava aspetto, il lavoro, la miseria.....faceva cambiare aspetto,
rimanere zitella per una donna era allora quasi una disgrazia
E la stanchezza, la mancanza di prevenzione. l'inesperienza, il bombardare dei
preti sul peccato, nasceva un figlio dietro l'altro, le famiglie ingrossavano e
nascevano dissapori fra di loro allora chi poteva avere un numero sufficiente di
braccia si staccava e creava una famiglia propria tornando in un altro podere. A
volte qualcuno passava da mezzadro a bracciante- operaio agricolo- non avendo
i familiari sufficienti per prendere in locazione un podere. Triste era la
14

condizione dei braccianti- salariati agricoli, lavoravano a ore e se pioveva
venivano rimandati a casa; nei mesi invernali, alcuni con diversi figli dovevano
ricorrere all'accattonaggio per sopravvivere . Ne è prova la canzone popolare:
La Leggera: va forte leggera e non fermarti più, verrà la primavera e canterà il
cù-cù La leggera era una sporta fatta di erba palustre detta biodo.
Ritorno sulla famiglia mezzadrile, il capoccia era quello che teneva tutto sotto
controllo: il vero padre di famiglia era quello che sapeva tenere a freno la
famiglia, si diceva allora, ed era vero in parte, in quasi tutte le famiglie gli altri
componenti erano sottomessi ad un potere feudale, il padre padrone che esigeva
rispetto in realtà teneva in semi schiavitù gli altri componenti, molte volte tenuti
allo oscuro di interessi di casa, di decisioni importanti persino come il cambio
di podere. Conta più un vecchio nel canto che un giovane nel campo, recitava
un proverbio, ma ne potrei citare tanti. Un giovane mezzadro che era secondo
figlio, cioè aveva un fratello maggiore era destinato tutta la vita ad essere
subalterno prima al padre e dopo al fratello, no aveva scelta o sottostava o
usciva di casa. Triste era la condizione di chi rimaneva zitello- pinzo, si diceva
era la figura minore, se in famiglia non faceva comodo – finiva garzone- figura
estrema nel mondo contadino. Il garzone era quasi uno schiavo, doveva lavorare
anche la domenica e non era retribuito. -Garzone di poggio, cena e alloggio
recitava un proverbio, e in questa situazione si trovavano i contadini più deboli
mentalmente ma abili a lavorare. Altro detto: cantilena di quel tempo: piove e
tira vento, il garzone stà contento, il contadino dalla rabbia lo mandò a segar la
paglia. Che vuol dire questa cantilena? Che il garzone poteva riposarsi solo se
pioveva. Ma a segar la paglia: il pagliaio come ho spiegato alla voce trebbiatura
non doveva bagnarsi e l'unico modo era tagliare la paglia già compressa era
tagliare il pagliaio a spicchi dall'alto in basso. Si tagliava con un falcionefrullana- che aveva il manico a sega. Una volta tagliata la paglia ridiventava
sciolta e dovevamo portarla con una cesta grande che il contadino costruiva nei
mesi invernali con i salici più consistenti.-Altra figura debole purtroppo è la
donna; come dicevo sopra la donna doveva sottostare a tre figure: il capoccia, la
massaia e il marito. Ma se nascevano diversi figli femmine diverse diventavano
serve, e dovevano andare via da casa, andare in città,schiave di un altro mondo
al quale non erano preparate e se una finiva male, così si diceva di ragazze
madre non c'era pietà: serve e fattoresse sono tutte smarrimesse. E qui la chiesa
con l'esaltazione della verginità aveva una colpa enorme, e molto spesso il prete
interveniva sulla famiglia e bollava giovani colpevole solo di atteggiamenti
contrari alla morale cristiana. Se una ragazza rimaneva incinta ma il fidanzato la
sposava il matrimonio doveva essere fatto di notte. Nascere donna era
considerato un figlio minore anche se brava lavoratrice perchè una volta
sposandosi indeboliva di braccia la famiglia. I proprietari dei poderi prima di
15

assegnare un podere potevano scegliere fra molte famiglie richiedenti specie se
il podere aveva buona terra coltivabile, specie di pianura. Il contadino che
voleva cercare un podere migliore si informava con discrezione per non farlo
sapere al padrone dove lavorava, altrimenti se non trovava rischiava di avere
ripercussioni e ricatti. La rete degli informazioni era nei mercati tranne sensalimediatori di allora: Ci sarebbe un podere libero- disdetto alla fattoria tal dei tali,
di 10 ettari con 200 sacchi di grano 400 barili di vino 7 bestie nella stalla se te
lo richiedi ci metto una parola buona io- così diceva il sensale e lo diceva a tutti
così poteva chiedere una ricompensa. Il mezzadro andava dal fattore il quale
annotava il cognome del mezzadro,dove abitava da chi poteva informarsi della
famiglia, ma poi aveva lui tutto un sistema per informarsi. Se il podere era
buono poteva scegliere fra centinaia di famiglie, prima del 31 Luglio convocava
la famiglia prescelta e dettava condizioni anche contro la legge , più regalie, una
figlia o la moglie gratis a lavorare in fattoria ed tante altre cose. Il mezzadro era
costretto, se voleva migliorare le sue condizioni di vita ad accettare; avuto la
certezza disdiceva il podere dove risiedeva. Naturalmente i rapporti fra
contadini dovevano essere buoni per l'interscambio di manodopera in certe
lavorazioni dove occorrevano parecchie persone, non mancavano litigi per varie
cose ma si ricomponevano nel tempo, Nei tanti casolari in mezzo alle campagne
ci si incontrava a veglia nelle case specie nei lunghi mesi invernali intorno al
fuoco si parlava di tutto: i vecchi e gli anziani- si invecchiava presto, un uomo
di 30 anni era gia un uomo maturo, anche l'aspetto della persona era diverso a
trenta anni cominciava a mancare tanti denti poi il lavoro di fatica ,
l'alimentazione contribuivano a far apparire vecchi. L'argomento principe era il
militare, unica occasione di uscire fuori nel mondo, e si raccontava lentamente
facendo nomi e citazioni lunghissime, specie della grande guerra 15-18 la quale
guerra aveva lasciato in ogni famiglia contadina lutti o malattie. Tante storie
tragiche raccontate nei particolari,racconti che oggi potevano durare due minuti
duravano ore ho sentito raccontare in una veglia da un vecchio contadino di
quando fù inviato assieme al suo battaglione a reprimere i -Vespri siciliani, una
protesta sfociata in disordini di contadini e braccianti poveri avvenuta gli ultimi
anni dell'ottocento. E se fuori pioveva si vegliava fino a tardi. I Più giovani
parlavano di donne, corna, di quella volta che dopo essere andati alla visita per
il militare erano andati in casino -casa di tolleranza- e raccontavano nei
particolari. Le donne radunare in un angolo facevano la calza, o rammendavano
qualche pantalone o giacca rotti, perchè la donna contadina non aveva soste,
lavorava anche la sera. Poi c'erano i mesi della preghiera: a novembre si
dicevano preghiere per i morti, a maggio c'erano le novene. Ovunque anche nei
villaggi più sperduti c'era una parrocchia, e i preti in posizione molto più
avvantaggiata erano come i contadini mezzadri : c'erano parrocchie che
16

avevano beni, lasciti- specie poderi il cui prete disponeva di molte entrate, ma
c'erano parrocchie povere dove il prete viveva di elemosine o andava ad aiutare
i preti benestanti dicendo una delle tante messe in suffragio ordinate da singoli
fedeli. Comunque diceva un proverbio: fatti prete e mangerai sempre. I
mezzadri dei preti erano più svantaggiati dovevano passare dal vaglio della
confessione, ma una bugia a fin di bene.... Comunque c'era un detto:- povero
scannato e contadino di un prete-Ma nelle veglie veniva fuori anche la cultura
orale: novelle, racconti, detti, proverbi, e poesia quella di tradizione antica:
l'ottava rima. Nei mercati si vendevano le -storie, fatti di cronaca cantati i ottava
rima che il contadino imparava a memoria, poi nelle veglie a volte nascevano –
contrasti- e si improvvisava su un tema. A veglie si stornellava, anche li si
improvvisava su un tema ma ci voleva voce e modulazione della voce. Si
incominciava con:- se tu vo fa con me agli stornelli, ti do giunta Barbialla e
Collegalli,e poi si fa a chi li canta più belli. E si incominciava su un tema. Il
gorgheggio era importante per la bravura e anche per pensare in un attimo la
risposta. I temi più trattati erano: suocera e nuora, padrone e contadino,
cittadino e contadino. A volte si ballava con una fisarmonica o una chitarra, ma
i balli erano rari e fuori dalla quaresima. Altri temi trattati la superstizione e qui
ce ne era molta: le maledizioni, il malocchio, il portar male. Alcune cose. Il
pane non doveva stare arrovesciato, se cantava la civetta di notte era un butto
presagio; versare l'olio, il sale portava male, si potrebbe durare all'infinito; un
proverbio: Chi piscia nell'acqua e sputa nel fuoco va all'inferno, cuoco cuoco,
cioe cotto. Poi per i bambini, invece di spiegare si trattenevano con la paura: un
ci andà lì c'e il diavolo e ti porta via. Ai pozzi molto rischiosi perchè non
recintati: un ci andà li c'è la vecchia che ti tira giù e ti mangia; ho se un tu stai
fermo arrivano gli zingari e ti portano via, il più docile: stai buono sennò tu fai
piangere la madonnina! Si educava col terrore e se non bastava erano botte. Ma
la frequentazione paesana di fabbri, calzolai, e altri paesani molti dei quali di
idee socialiste, avevano portato nei giovani contadini le nuove idee sociali
anche se poi con avvento del fascismo non attecchirono molto fra i lavoratori
della terra, ma non attecchì il fascismo, fu subito, molti giovani disertavano il
premilitare anche perchè occorrevano braccia per il lavoro dei campi:Se c'era da
portare il fieno in capanna, se c'era da dare il ramato, ogni lavoro contadino in
qualsiasi stagione aveva urgenze giornaliere, poi il soldato mutilava braccia da
lavoro, ogni persona che mancava nel lavoro quasi tutto manuale di allora
doveva essere fatto dagli altri o ricorrere a manodopera pagata. Il contadino era
il a odiare le guerre. L'esperienza tragica della prima guerra mondiale aveva
segnato con lutti o mutilati quasi tutte le famiglie contadine. La propaganda
guerrafondaia di Mussolini era subita ma guardata male dai contadini che
facevano di tutto per essere riformati per non andare in guerra Ma nel 1940 la
17

guerra inizia e dopo la tragica ritirata di russa dove morirono migliaia di soldati
e l'inizio dei bombardamenti sulle città, sulle ferrovie, cominciarono le case dei
contadini a riempirsi di sfollati, fu un afflusso enorme, le case, le capanne
ovunque c'era un riparo c'era gente, e qui il mondo contadino dimostrò la sua
grande solidarietà .Le donne soprattutto ogni mattina si alzavano ed avevano il
problema di sfamare molte più persone della loro già numerosa famiglia. Gli
uomini con la paura di essere portati prigionieri in Germania e quelli della
classe 1925 richiamati alle armi dai fascisti della repubblica di Salò stavano
nascosti e lavoravano solo quando non c'era pericolo imminente, non era
facile,quando non c'erano tedeschi c'era i bombardamenti,oltre a salvarsi la vita
per i contadini salvare il bestiame dalle continui sequestri dei tedeschi e non si
poteva protestare pena la vita. E con l'appoggio logistico e alimentare dei
contadini si formarono i primi nuclei partigiani, diversi contadini pagarono con
la vita la partecipazione o anche il solo appoggio alla resistenza . Nel 1944
dopo il passaggio del fronte finalmente grazie alla solidarietà avvenuta si saldò
l' amicizia: l' operaio,e contadino mezzadro, nei borghi, nei paesi si
ricostruirono le case del popolo, il partito comunista formò cellule e sezioni,
rimasero certe usanze e costumi che poi col passare del tempo lentamente
furono superate. Ma nel 1945 con la vittoria della Democrazia Cristiana
ripresero forza gli agrari che sfruttando ancora l'appoggio del governo
costrinsero i mezzadri a dure lotte- E qui apro un capitolo: nella nostra zona si
lottò lungamente con cortei, bestiame portato alle fattorie, manifestazioni
provinciali, regionali ecc In queste lotte si formarono dirigenti non solo
sindacali e politici, ma anche bravi amministratori , parlamentari. E furono lotte
sociali più che rivendicative: Si rivendicava una riforma agraria, la terra a chi la
lavora, la formazione di cooperative. Ma le condizioni di vita fra i mezzadri non
cambiavano, il lavoro era sempre uguale, la condizione nella struttura della
famiglia era sempre patriarcale, i rapporti con gli agrari erano sempre gestiti dal
vecchio patto colonico, l'offerta di famiglie era ancora molta e nei poderi a
migliore reddito era sempre il padrone o chi per lui a comandare. Intanto
nascevano e si sviluppavano piccole realtà produttive che attiravano sempre più
forze giovani. La rigida sottomissione al capofamiglia, la condizione della
donna, la condizione delle abitazioni, delle strade, la rigidità degli agrari nel
concedere anche qualche beneficio strutturale, erano abituati a prendere senza
concedere e appoggiati dalle forze più retrive e dalla chiesa che vedevano col
paraocchi del comunismo contribuirono anche alla distruzione di un sistema che
aveva retto secoli e che invece di superarlo lo distrussero. Con l'affermarsi di
piccole realtà artigianali attirarono forse giovanili dalla campagna, le migliori
braccia sul mercato. Il contadino con la sua manualità e versatilità a fare diverse
cose nella sua attività lavorativa durante l'anno si prestava a molte attività
18

manuali – esempio: molte riparazioni di strumenti di lavoro come riparare una
bigoncia,costruire un cesto, imbiancare la stalla ecc ecc, tutte queste piccole
esperienze avvantaggiavano l'inserimento in fabbrica dove era anche li la
manualità la carta vincente. Questa fuga di forse giovanili nelle fabbriche si
spiegava anche con la fine della famiglia patriarcale, il giovane aspirava sempre
più alla personale indipendenza, e dalla sempre più differenza di reddito,
cominciava a passare il detto: pochi maledetti e subito. Il mezzadro aveva
sempre lo stesso trattamento, solo un misero 3 per cento in più nella divisione
del prodotto, abitazioni uguali a prima, strade con fango in inverno e polvere in
estate, con le calamità naturali sempre i agguato: grandine, gelata, mercato. Le
famiglie cominciarono ad abbandonare le zone interne e poco redditizie, chi
rimaneva a lavorare a mezzadria prima si trasferì in poderi migliori, poi uno alla
volta i figli sceglievano la fabbrica. Gli agrari prima minacciavano contadini se
un figlio della famiglia andava a lavorare anche per periodi brevi in fabbrica o
in cantiere, poi la offerta di famiglie diminuì e cominciarono alcuni poderi a
non trovare famiglie- si diceva vuoti- prima cercarono famiglie in altre regioni,
poi anche i figli dei nuovi arrivati ,furono attirati in fabbrica,e molti poderi
rimanevano senza contadino, tentarono la conduzione diretta con salariati
agricoli, ma finirono presto con l'abbandono di migliaia di poderi e case
creando un degrado immenso. La famiglia patriarcale finì, i nuovi operai si
stabilirono in appartamenti, la donna divenne anche essa operaia o lavorante a
domicilio , non migliorò di molto la vita ma acquistò più libertà: dal capoccia,
dalla suocera, lavorava ma aveva più dignità. In questo contesto chi era rimasto
a lavorare la terra era discriminato: Un giovane contadino non veniva più
considerato alla pari con altre realtà, si arrivò al punto di giovani che
nascondevano la professione se veniva chiesto cosa facesse. Chi era di famiglia
contadina faceva di tutto per nascondere la provenienza, specie la donna
seguendo mode, atteggiamenti del momento. Diversi figli di contadini abituati a
lavori diversi diventarono i migliori operai poi piccoli proprietari di aziende.
Tutto contribuiva a distruggere quella immensa cultura contadina orale
formatasi nei secoli e distrutta in una decina di anni. Nessuno a ritrasmesso
valori , memorie,modi di vivere, linguaggio.
Ma prima che in pochi anni venisse distrutto tutto un patrimonio non è che il
contadino mezzadro avesse rinunciato a lottare, chiedeva di superare il sistema
non abbandonando la terra ma potendo creare condizioni di vita migliori, e lottò
tanto, duramente e soprattutto democraticamente, mai malgrado le provocazioni
erano all'ordine del giorno, in migliaia di manifestazioni attività rivendicative,
sempre condotte nell'alveo della legalità, cosa che non era fatta dalla
controparte che usava tutti i sistemi e le minacce a cui era abituata da sempre. E
le lotte mezzadrili ebbero momenti grandiosi e diversificati Veniva fatta attività
19

spicciola andando di casa in casa, formando consigli di fattoria, andando in
delegazione a trattare col fattore. E qui viene allo scoperto il rapporto familiare,
quasi sempre il capoccia che teneva il contatto col padrone era la figura più
ritrattabile dalla proprietà che usava a seconda il bastone o la carota, con la
conquista per legge della giusta causa, il proprietario non poteva licenziare
famiglie come prima, allora il proprietario faceva velate minacce e ricatti se
trovava il capoccia debole ad assoggettarsi, se invece aveva difronte un
soggetto deciso cercava di assoggettarlo in altre maniere favorendolo in
qualcosa mettendolo in contrasto con gli altri contadini. E qui viene alla luce
una grande forza moderna espressa da una categoria ritenuta da sempre
marginale di fronte al progresso: si dava del contadino per rimarcare
l'ignoranza, ma nelle case contadine veniva letto giornali, riviste libri, si
frequentava circoli dibattiti Ma la richiesta del mezzadro di superare la
mezzadria cozzava col grande cambiamento che avrebbe portato nel sociale e
questo non andava bene alle classi più ricche ed alla chiesa spaventata dal
comunismo. Non si volle concedere niente e i mezzadri erano una forza grande
in alcune regioni in altre la piccola proprietà o il latifondo. Si lasciò morire di
morte lenta la mezzadria anche perchè molti proprietari terrieri erano anche
industriali quindi attingevano manodopera per le fabbriche lasciando in malora
le fattorie. Un esempio: un fattore di una nota ditta di gelati disse al padrone che
possedeva la fattoria: -con questa siccità questo anno il raccolto del granoturco
non viene- Non ti preoccupare, se continua il sole così sai quanti gelati viene
mangiato- Che significa questo: significa che da allora in poi l'agricoltura
diventa secondaria a tutto. Finisce nella indifferenza tutto un mondo, con la sua
cultura, cade sul mondo contadino un velo che distrugge tutto, solo pochi
testimoni, sempre più sparuti, sempre tenuti in seconda fila nella cultura
moderna, poi mancando scritti,ed altro si scava fra ricordi sempre più flebili e
falsificati dalla lontananza di quel mondo.
Ed ora giovani ricercatori cercano fra le tante scartoffie messe alla rinfusa nelle
camere del lavoro, nei circoli nei pochi ricordi rimasti nei cassetti qi qualche ex
contadino, troppo poco, difronte alla immensità di quel mondo che ha trasmesso
per secoli cultura orale. Ma il poco studio, l'assenza della scuola verso la nostra
storia recente, non ha permesso la conservazione di documenti, poi le
distruzioni della guerra, la necessità di eliminare cose scomode nell'avvento del
fascismo, le distruzioni e gli incendi fatte dai fascisti in circoli, case del popolo,
sedi sindacali, un patrimonio di documenti distrutti, poi carta canta- il detto
meno se ne sà meglio è, la guerra la tante distruzioni. Ma ha fatto più male alla
memoria storica il rapido passaggio dalla società contadina alla condizione
operaia in così breve tempo, distruggendo e travolgendo quelle abitudini, quel
raccontare lento avvenimenti, fatti, storie. Chi poteva raccontare era costretto a
20

tacere per la fretta della sintesi: non c'erano più i mesi autunnali, invernali , i
giorni di pioggia, col lavoro al chiuso i giorni erano diventati uguali. Ho quanto
la fai lunga, se uno provava il racconto orale era costretto quasi subito a tacere.
Una memoria di un mondo distrutto in poche decine di anni . I ricercatori storici
del mondo contadino non troveranno più il grande patrimonio orale che veniva
passato di generazione in generazione nelle veglie. Siamo ormai rimasti in
pochi a raccontare e molti di quei pochi non hanno voglia di raccontare, io mi ci
provo a raccontare, ma la mia esperienza e tarata dai tanti anni sulla groppa e
dalle influenze dalle quali non mi sono sottratto.

©
21

Maresco Martini 2016 – maresco.martini@alice.it


Documenti correlati


Documento PDF maresco martini dalla capanna al pagliaio
Documento PDF maresco martini strade bianche
Documento PDF maresco martini memorie
Documento PDF volantino madis 16 31 dicembre 2013
Documento PDF web madis 5 14 dicembre 2014
Documento PDF n 0 ilcorniglianese


Parole chiave correlate