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Paradossi democratici .pdf



Nome del file originale: Paradossi democratici.pdf
Autore: Fujitsu

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Paradossi democratici: come perdere le elezioni con il 70% dei consensi
di Francesco Lupo
Un sistema elettorale democratico dovrebbe garantire una rappresentanza effettiva degli elettori
qualsivoglia sia la metodologia di voto adottata.
Il sistema che garantisce maggiormente da questo punto di vista sembrerebbe essere il proporzionale
puro: stante un numero x di seggi/posti/incarichi/etc… da assegnare si provvede all’attribuzione in base
alla percentuale dei voti ottenuti dai singoli, dalle liste, etc…
Questo sistema ha tuttavia mostrato i suoi limiti poiché, soprattutto in caso di elezioni politiche, non
garantisce che chi vinca abbia poi i numeri per poter governare. Molti correttivi sono stati adottati negli
anni per superare questo problema: premi di maggioranza, sbarramenti e quant’altro, tuttavia è risultato
sempre difficile garantire il giusto rapporto rappresentatività/governabilità.
Per ovviare a tutto ciò molti sono i sistemi elettorali alternativi che, nel pieno rispetto delle regole
democratiche, riescono a determinare un vincitore certo ed a dargli i “numeri” per poter esercitare il
diritto/dovere di assolvere agli incarichi per cui è stato eletto.
Fatta questa premessa andiamo ad analizzare con un caso specifico, il rinnovo del Comitato Regionale
Sicilia per il quadriennio 2017-2020, il sistema elettorale in uso presso la Federazione Scacchistica Italiana.
Il sistema si basa su un criterio di rappresentanza garantita ai giocatori, agli istruttori ed alle società.
In quanto agli istruttori ed ai giocatori si calcola un numero x di delegati (sorta di grandi elettori) sulla base
del numero totale delle società affiliate della regione, rispettivamente in ragione del 10% e del 20%.
Nello specifico visto che in Sicilia per il 2016 risultano affiliate 30 società si avranno 3 delegati per gli
istruttori e 6 per i giocatori.
Questi delegati voteranno successivamente per l’elezione del Presidente Regionale e per l’elezione dei
consiglieri regionali nelle rispettive quote.
A questo proposito andrebbe già sollevato un problema: visto che si deve provvedere all’elezione dei
delegati degli istruttori e dei giocatori perché il calcolo non viene effettuato sul numero effettivo dei
giocatori e degli istruttori stessi? Ad esempio un delegato ogni 100 giocatori e ogni 50 istruttori. Sarebbe
senza dubbio più corretto fare riferimento al corpo elettorale effettivo piuttosto che al numero delle
società.
A questo proposito nel sistema vigente c’è un’altra piccola falla visto che il numero dei delegati si calcola in
base al numero delle società affiliate, anche se poi tale numero non corrisponde al numero delle società
aventi diritto di voto. Le società con meno di 12 mesi di affiliazione infatti non possono esprimere il loro
voto.
Questa cosa ha innescato nel caso specifico in esame (il rinnovo del Comitato Regionale Sicilia) un’altra
problematica: il numero dei consiglieri da eleggere in quota società. Lo statuto federale prevede che le
regioni con un numero di società affiliate inferiore a 30 debbano avere un consiglio regionale composto da
Presidente, 2 consiglieri in quota società, 1 in quota giocatori ed uno in quota istruttori. Da 30 società
affiliate in su il consiglio regionale viene invece allargato e risulta composto dal Presidente, 4 consiglieri in
quota società, 2 in quota giocatori ed 1 in quota istruttori. Ebbene la Sicilia ha per il 2016 30 società affiliate
ma solo 27 con diritto di voto, come procedere?
In un primo tempo la Federazione ha stabilito e comunicato che i numeri del consiglio regionale dovessero
attenersi a quanto previsto per le regioni con meno di 30 società, salvo poi, dopo un chiarimento richiesto
da un rappresentante di una società siciliana, stabilire che invece si doveva considerare il caso delle 30
società perché nel computo per la determinazione del consiglio regionale pesano anche le società senza
diritto di voto.
Questa situazione di incertezza ha comportato un ritardo nell’elezione del consiglio regionale, visto che i
delegati dei giocatori e degli istruttori sono stai eletti il 2 ottobre, mentre il parere sul numero dei
componenti del consiglio è arrivato dopo e si è quindi ritenuto necessario posporre la data delle elezioni,

originariamente previste per il 22 ottobre 2016, per concedere ai vari eventuali candidati a copertura dei
posti in più il tempo necessario per mettere a punto i loro programmi e le loro strategie elettorali.
Così finalmente il 20 di novembre si è arrivati all’elezione del nuovo Presidente e dei nuovi consiglieri e qui
il sistema elettorale ha dimostrato i suoi limiti.
Un sistema che prevede una rappresentanza per delega, in sostanza un elezione di 2° grado, non può non
tenere conto del peso specifico dei singoli elettori. Una società che rappresenta oltre 100 tesserati non può
continuare ad avere lo stesso peso elettorale di una che ne rappresenta 10.
È come se, per fare un esempio, alle presidenziali americane il Rhode Island che ha poco più di un milione di
abitanti avesse lo stesso peso della California che di abitanti ne ha più di trentotto milioni. Ovviamente non è
così, infatti il Rhode Island esprime 4 grandi elettori e la California ben 55.
Tutto ciò non ha un peso specifico rilevante quando si arriva ad elezioni “tranquille”, senza gruppi in
contrasto e con un lavoro a monte per la scelta dei candidati. Naturalmente questo obiettivo non sempre è
raggiungibile e quando, come nel caso in esame, ci si trova con due schieramenti contrapposti potrebbe
succedere che a prevalere non sia chi rappresenta più tesserati.
E tutto ciò naturalmente è successo. La rigidità delle posizioni in campo consente infatti di fare un analisi
precisa dei flussi di voto in quota società con riferimenti precisi, come riassunto nella seguente tabella:

Chiunque legga la precedente tabella assegnerebbe la vittoria al candidato Giacobbe, invece il nuovo
presidente regionale è il candidato Finocchiaro. È evidente che qualcosa non va. Un candidato che ha avuto
il sostegno di quasi il 70% dei tesserati rappresentati al voto si è visto scavalcare da un candidato che di
consensi ne ha avuto molti meno. E tutto ciò perché il numero delle società (12 a 13) è stato favorevole al
candidato con minor consenso popolare. Naturalmente questa non vuole essere una critica o un attacco a
chi ha vinto, le regole attuali sono queste e vanno accettate. Resta comunque complicato pensare a come
possa un Comitato Regionale espressione di una parte residuale dei tesserati lavorare bene ed avere la
giusta serenità per operare per il meglio, con la consapevolezza di non avere una piena legittimazione
popolare.

Tutto ciò potrebbe essere risolto con un sistema elettorale che assegni ad ogni società un peso elettorale
legato al numero dei tesserati ed all’attività svolta, perché allora un tale sistema non viene adottato?
Ce lo dice il CONI? Certamente non nello statuto del CONI stesso che all’art. 36 bis che regola le elezioni
degli organi delle discipline sportive (affiliate ed associate) non fa alcun cenno a proibizioni in tal senso

limitandosi ad indicare al punto due che: Gli Statuti prevedono le procedure e i requisiti di eleggibilità del
Presidente e dei membri degli organi direttivi che restano in carica per un quadriennio e possono essere
riconfermati.
Gli statuti di altre singole federazioni prevedono la possibilità di assegnare voti plurimi (vedi ad esempio lo
statuto della Federazione Italiana Tennis art. 14).
Naturalmente in base alla tipologia della nostra attività si dovrebbero elaborare le modalità di attribuzione
e di limitazione dei voti plurimi, ma ciò sarebbe senza dubbio un giusto riconoscimento per le società più
attive ed un importante correttivo che porterebbe ad elezioni più rappresentative del movimento effettivo.
Facciamo un’ipotesi semplice, naturalmente solo per fare un esempio, 1 voto base fino a 50 tesserati, 1
voto plurimo per la fascia da 51 a 100 tesserati, 2 voti plurimi per la fascia da 101 a 150 tesserati e cosi via,
In questo caso, ad esempio, una società con 25 tesserati avrebbe diritto ad un singolo voto base, mentre
una società con 120 tesserati ne avrebbe 3.
Vediamo come e se cambierebbero le cose:

Come è facile notare con questo sistema di voto il risultato finale si avvicina molto alle percentuali relative
al numero dei tesserati. Anche in considerazione dei voti dei delegati istruttori e giocatori (3 per la
Giacobbe e 6 per Finocchiaro) sarebbe risultato eletto il candidato Giacobbe con 26 voti (23+3) rispetto ai
21 (15+6) che avrebbe ottenuto il candidato Finocchiaro.
Questo sistema ovvierebbe anche ad un altro inconveniente, ossia i cambi di casacca dei delegati dei
giocatori e degli istruttori eletti con i voti e per il sostegno di un candidato ma che poi alla fine votano per il
candidato opposto. Anche qui nessuna critica personale, le regole lo consentono e quindi si può cambiare
idea senza commettere formale infrazione.
Mi limito solo ad una considerazione: non sempre ciò che è consentito è opportuno…
La differenza tra un uomo morale ed un uomo d’onore è che il secondo è dispiaciuto di un atto
riprovevole, anche se questo ha funzionato ed egli non è stato scoperto.
(Henry Louis Mencken)


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