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TU AMIANTO PROPOSTA DI LEGGE.pdf


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Atti Parlamentari
XVII LEGISLATURA




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Camera dei Deputati — 1366

DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI

contratto specifiche patologie ad esso correlate non possono seguire la sorte temporale di una legislatura: è urgente dare
delle risposte efficaci a chi le aspetta da
anni.
I dati nazionali legati alla pericolosità
dell’amianto, a oltre venti anni dall’entrata
in vigore della legge 27 marzo 1992,
n. 257, che ha sancito il divieto di estrazione, commercializzazione e produzione
di amianto, sono ancora drammatici: l’Ufficio internazionale del lavoro calcola che
i casi di morte dovuti all’asbesto, patologia
correlata all’esposizione all’amianto, sono
circa 120.000 all’anno.
La presente proposta di legge si prefigge, con il recepimento della direttiva
2009/148/CE, del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 30 novembre 2009, sulla
protezione dei lavoratori contro i rischi
connessi con l’esposizione all’amianto, di
ridurre il rischio per l’incolumità e per la
salute pubbliche conseguente alla presenza
di amianto nei luoghi di vita e di lavoro.
Le vicende giudiziarie e sanitarie strettamente correlate con le progressive acquisizioni scientifiche legate al riconoscimento della pericolosità dell’esposizione
all’amianto o a materiali contenenti
amianto risalgono all’inizio del novecento.
Già il tribunale di Torino, con una
sentenza del 1908, che aveva definito la
causa iscritta al n. 1197/1906, promossa
dalla società anonima The British Asbestos
company Limited contro l’avvocato Carlo
Pich, aveva rigettato la domanda risarcitoria sul presupposto che « le acquisizioni
del Congresso internazionale di Milano
sulle malattie professionali in cui venne
riconosciuto che fra le attività più pericolose sulla mortalità dei lavoratori vi sono
quelle indicate col nome di polverose e fra
queste in prima linea quelle in cui si
sollevano polveri minerali e tra le polveri
minerali le più pericolose sono quelle
provenienti da sostanze silicee come
l’amianto perché ledono le vie respiratorie
quando non giungono fino al polmone ».
Come precisato dalla Corte di cassazione (sezione penale IV, sentenza n. 5117
del 1o febbraio 2008), « Il Decreto del
Presidente della Repubblica n. 303 del



DOCUMENTI

1956, articoli 19 e 21, oggetto di contestazione agli imputati, rientrano nella prima
categoria, limitandosi a dettare le regole di
condotta in termini generali in relazione
alla astratta possibilità del verificarsi di
eventi dannosi, anche di quelli ignoti al
legislatore dell’epoca, essendo già riconosciuta l’idoneità dell’amianto a provocare
gravi patologie. Com’è noto, l’inalazione da
amianto (il cui uso è stato vietato in
assoluto dalla legge 27 marzo 1992,
n. 257) è ritenuta, da ben oltre i tempi
citati, di grande lesività della salute (se ne
fa cenno nel regio decreto 14 giugno 1909,
n. 442 in tema di lavori ritenuti insalubri
per donne e fanciulli ed esistono precedenti giurisprudenziali risalenti al 1906) e
la malattia da inalazione da amianto,
ovvero l’asbestosi (conosciuta fin dai primi
del ’900 ed inserita nelle malattie professionali dalla legge 12 aprile 1943, n. 455),
è ritenuta conseguenza diretta, potenzialmente mortale, e comunque sicuramente
produttrice di una significativa abbreviazione della vita se non altro per le patologie respiratorie e cardiocircolatorie ad
essa correlate ».
Il rischio derivante dell’amianto è dunque noto al legislatore italiano per effetto
del regio decreto n. 442 del 1909, cui
fecero seguito il regolamento di cui al
decreto legislativo 6 agosto 1916, n. 1136,
e la tabella di cui al regio decreto n. 1720
del 1936, e se la Carta costituzionale
afferma che il diritto alla salute è anche
interesse della collettività (articolo 32) e
che l’iniziativa economica, pubblica e privata, è ispirata da fini sociali e non può
svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o
in modo da recare danno alla sicurezza,
alla libertà, alla dignità umana (articolo
41, secondo comma), con tutela del lavoro
e dell’esistenza libera e dignitosa di tutti
coloro che hanno il diritto e il dovere di
lavorare (articoli 35, 36 e 4), non si può
non ritenere sussistente il diritto-dovere al
lavoro salubre (nell’accezione meglio illustrata in « Patologie ambientali e lavorative
MCS amianto e giustizia » Ezio Bonanni –
Giancarlo Ugazio; edizioni Minerva medica, Torino, gennaio 2011), sul quale si
fonda la presente proposta di legge, che