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TU AMIANTO PROPOSTA DI LEGGE.pdf


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Atti Parlamentari
XVII LEGISLATURA




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Camera dei Deputati — 1366

DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI

6. Si deve ricordare a questo proposito,
che secondo la costante giurisprudenza,
uno Stato membro non può recepire disposizioni, pratiche o situazioni del proprio ordinamento giuridico interno per
giustificare l’inosservanza degli obblighi e
dei termini prescritti dalle direttive.
7. Occorre constatare che la Repubblica italiana, non adottando nei termini
prescritti i provvedimenti, diversi da quelli
relativi alle attività estrattive dell’amianto,
necessari per conformarsi alla direttiva del
Consiglio 19 settembre 1983, 83/477/CEE,
sulla tutela dei lavoratori contro i rischi
connessi ad un’esposizione dell’amianto
durante il lavoro, è venuta meno agli
obblighi che le incombono in forza del
Trattato CEE ».
Così finalmente la direttiva trovò recepimento con il decreto legislativo n. 277
del 1991 e fu promulgata la legge n. 257
del 1992, con la quale venivano stabilite
delle provvidenze in favore dei lavoratori
che fossero rimasti esposti all’amianto e
che potevano accedere preventivamente al
trattamento pensionistico per un periodo
pari al 50 per cento di dimostrata qualificata esposizione, purché fosse stata decennale (articolo 13, comma 8), oppure
senza alcuna limitazione per coloro che
avessero contratto patologie asbesto correlate (articolo 13, comma 7).
La Corte costituzionale prima (sentenza
n. 5 del 2000), la Corte di cassazione dopo
(sentenza n. 4913 del 2001), e ancora la
Corte costituzionale (sentenza n. 127 del
2002), hanno stabilito che il beneficio
contributivo altro non è che un indennizzo
per il danno che le fibre di amianto (come
precisato nell’opera già citata di Bonanni
e Ugazio) comunque arrecano alla salute,
in relazione al precetto di cui all’articolo
38 della Costituzione e al richiamato inadempimento degli obblighi costituzionali
ed europei, con una soluzione che, tenendo conto della capacità di produrre
danni in relazione al tempo di esposizione,
consente una maggiorazione dell’anzianità
contributiva per tutti i dipendenti che
siano stati esposti all’amianto per più di
dieci anni, in attuazione dei princìpi di
solidarietà di cui è espressione il citato



DOCUMENTI

articolo 38 della Costituzione – in funzione compensativa dell’obiettiva pericolosità dell’attività lavorativa (Cassazione sezione lavoro, sentenza n. 4913 del 2001, e
con stessa formulazione finale Corte costituzionale, sentenza n. 127 del 2002 e
corte d’appello di Perugia, sentenza n. 441
del 2008, passata in giudicato).
In Italia l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e
le malattie professionali (INAIL) secondo il
testo unico di cui al decreto del Presidente
della Repubblica n. 1124 del 1965 e le
tabelle delle malattie professionali, aggiornate con decreto del Ministro del lavoro e
della previdenza sociale 9 aprile 2008,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 169
del 21 luglio 2008, riconosce come causate
dall’esposizione ad asbesto le seguenti patologie:
a) placche e ispessimenti pleurici con
o senza atelettasia rotonda (j92);
b) mesotelioma pleurico (c45.0);
c) mesotelioma pericardico (c45.2);
d) mesotelioma peritoneale (c45.1);
e) mesotelioma della tunica vaginale
e del testicolo (c45.7);
f) carcinoma polmonare (c34);
g) asbestosi (j61).
Per tali patologie, dunque, il nesso di
causalità si presume e l’onere della prova
è a carico dell’INAIL ove non ritenesse di
non doverle indennizzare; nella lista relativa alle malattie la cui origine lavorativa
è di limitata probabilità trova ingresso il
tumore della laringe e nella lista relativa
alle malattie la cui origine lavorativa è
possibile trovano ingresso i tumori gastroenterici.
In Italia il riconoscimento delle malattie causate dall’amianto nelle liste delle
malattie professionali asbesto-correlate risale per l’asbestosi al 1943, per il cancro
al polmone e per il mesotelioma al 1994,
e per le placche pleuriche soltanto al 2008,
dei quali si presume il nesso causale, con
onere della prova per escluderne l’inden-