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TestimonianzaDomenica4Dicembre2016 .pdf



Nome del file originale: TestimonianzaDomenica4Dicembre2016.pdf
Titolo: EsperienzaAquila2009
Autore: pobbel

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PROTEZIONE CIVILE SARCEDO
Via della Meccanica, 18 - 36030 Sarcedo (VI)- TF 0445363888
C.F. 93022800242 - Email: prociv.sarcedo@tiscali.it

Buongiorno a tutti.
Vi chiediamo perdono per non aver potuto essere presenti qui oggi, a
portare personalmente questa nostra testimonianza, ma siamo grati
comunque a tutti voi per la possibilità che ci offrite, di portare in mezzo a
voi il racconto di quanto abbiamo vissuto nel recente passato.
Questo 2016 è stato caratterizzato da diversi grandi sismi, che hanno
colpito l’Italia centrale lasciando migliaia di persone senza più un posto da
poter chiamare “casa”. Già subito dopo i tragici eventi di Amatrice, molte
persone di buon cuore si erano messe in moto spontaneamente per
raccogliere cibo, acqua, abiti, e tutto quanto potesse essere utile a persone
che avevano perduto tutto e che di tutto avevano bisogno. Una generosità
spontanea che scaturisce dal cuore, e che da sempre caratterizza la nostra
gente, i nostri monti e le nostre valli, perché chi ha vissuto sulla propria
pelle che cosa vuol dire la fame, la difficoltà, la miseria, che sia
personalmente o tramite i racconti dei propri genitori e dei propri nonni,
non può restare indifferente a quanto accade al proprio prossimo,
nonostante il suo volto e la sua storia siano sconosciuti: così come nella
parabola del buon samaritano, siamo persone che nel cuore hanno la forza
di rendersi disponibili per chi è nel bisogno.
Purtroppo, ad agosto questo sforzo è stato quasi vano, perché il
Dipartimento della Protezione Civile ha vietato qualsiasi conferimento di
beni al fine di non appesantire la già fragilissima situazione sia delle strade
sia della logistica, estremamente in difficoltà nel gestire centinaia di
piccole frazioni sparpagliate su di un territorio aspro, montuoso: come tutti
sapete, è stato più semplice spostare interi paesi in altre località piuttosto
che aiutare le persone in loco, perché era davvero impossibile riuscire a
garantire a tutti il supporto di cui avevano bisogno.
Il terremoto di Norcia perciò, è arrivato a colpire una terra già martoriata,
mettendo in crisi un sistema già tirato allo spasimo, come una corda di
violino: da un lato, il fatto di essere già tutti pronti e sul luogo ha evitato
una ulteriore perdita di vite umane, dall’altro, ha gettato però in uno stato
di confusione gli amministratori ed i tecnici già lungamente provati da
mesi di sacrifici in una situazione di emergenza.
1

Ed è lì che siamo intervenuti: uno di noi volontari era già stato mandato
nelle zone del sisma come tecnico per verificare quali edifici potessero
essere abitati e quali no, e quantificare i danni materiali; durante quei
giorni ha offerto aiuto, dicendo che per qualsiasi cosa avrebbero potuto
contare ancora su di lui e su di noi volontari. È stato così che a Cascia
hanno avuto il suo numero di cellulare. È stato così che abbiamo ricevuto
una telefonata, nell’immediatezza del sisma, con la quale ci comunicavano
che gli aiuti si stavano concentrando su Norcia, e che nulla giungeva a
Cascia, anche perché le strade erano impraticabili.
Decidere di portare giù quanto già raccolto in precedenza è stato un attimo,
ed in pochi minuti anche il Municipio si è offerto di aiutare, autorizzando
l’utilizzo di uno dei loro camion. Per poter caricare qualcosa in più, il
mercoledì pomeriggio abbiamo organizzato una piccola raccolta per il
giovedì, pensando che avremmo potuto riempire un altro paio di scatoloni,
ed invece… ci avete lasciati di stucco. Mai avremmo pensato ad una tale
ondata di generosità. Abbiamo vissuto un’emergenza nell’emergenza, ma
gioiosa, per riuscire a star dietro all’enorme mole di doni che abbiamo
ricevuto da tutti quanti voi. Avremmo voluto riempire un camion; ne
abbiamo riempiti due, ed anche due fuoristrada e due rimorchi. Abbiamo
dovuto fare due viaggi, per riuscire a consegnare tutto il frutto del vostro
amore per il prossimo.
Al nostro arrivo, la prima volta, eravamo i primi; nessuno era giunto ad
aiutare quelle persone prima di noi, e ne è testimonianza il fatto che non
appena cominciato a scaricare il camion, già sono iniziate ad arrivare le
persone, a chiedere chi della pasta, chi del sugo, chi qualcosa d’altro da
poter mettere in pentola, o con cui potersi coprire la notte. La gratitudine
nei loro occhi era così intensa, in qualcuno anche velata di lacrime, da
lasciarci emozionati e felici, nonostante le undici ore di viaggio e le tre ore
di scarico. Ci hanno invitato a condividere la tavola con loro, ma non ne
abbiamo avuto il coraggio: consumare anche solo una piccola parte di
quanto gli avevamo portato, con tutto il bisogno che abbiamo incontrato,
sarebbe stato vile. Abbiamo preferito ripartire in fretta, anche per non
essere sopraffatti da ciò che avevamo potuto vedere: case sventrate, aperte
come scatolette, o addirittura con i muri esterni praticamente integri ma
senza più nulla all’interno, con tutti i solai ed i mobili precipitati,
accatastati nei garage sotterranei… ragazzi della Protezione Civile senza
più nemmeno le uniformi, sepolte sotto le macerie o chiuse nelle loro
2

abitazioni, non più raggiungibili: uno dei ragazzi ci ha confidato che casa
sua si era salvata, ma che aveva la “sfortuna” di vivere accanto alla
basilica di Santa Rita: quella sì lesionata, danneggiata ed a rischio di
crollare; così non gli era più consentito tornarvi, ed era quindi lì assieme
agli altri, assieme a chi davvero una casa ove tornare non ce l’aveva più.
Proprio quel ragazzo ci ha accolti la settimana successiva, quando siamo
tornati per la seconda volta con l’ultimo carico: ancora gioia, ancora
gratitudine, ma più ancora incredulità, perché «siete gli unici ad essere
venuti due volte».
E pur nella disperazione di quelle ore, non ha voluto tenere tutto per loro:
sulle montagne, non molto distante, una frazione era senza nulla. Gente
anziana, ma anche famiglie, seguite - manco a farlo apposta - dagli scout
dell’AGESCI Veneto, che potevano aiutare a rendere meno penose le
giornate ma che non avevano nulla di materiale da offrire a quelle povere
persone. Abbiamo così scaricato solo metà di quanto avevamo, ed abbiamo
portato tutto il resto sulle montagne. Salendo, ancora distruzione, ancora
abbandono. Un senso opprimente di solitudine.
Ma una volta arrivati, quanti sorrisi! Quanta contentezza al solo sapere che
comunque erano sì abitanti di piccoli borghi su per le montagne, ma anche
così non erano stati dimenticati.
E di nuovo quella generosità che stringe il cuore: non avevano più che un
po’ di pane e salame, eppure hanno insistito per dividerlo con noi.
Sono momenti in cui non ti senti in credito di nulla: puoi esserti svegliato
alle due del mattino per partire, aver fatto centinaia di chilometri su strade
tortuose e difficili, essere rimasto incolonnato sugli Appennini in una
tormenta di neve, ma lì sei tu grato a loro per la forza che dimostrano, per
l’incredibile capacità di rimanere esseri umani pur avendo tutte le
giustificazioni per fingere di non esserlo più. Sono momenti in cui ci si
sente “prossimo”, parte di ciò che gli altri vivono.
Di tutto quanto abbiamo vissuto durante due incredibili settimane, ciò che
più ci è rimasto impresso è stata una bambina di tre, o forse quattro anni:
avevamo appena riempito la rimessa dove il suo papà teneva il trattore con
decine di scatoloni, e lei candidamente ha chiesto quale di questi
conteneva i giocattoli per lei… e noi ai giochi non avevamo pensato.
Credeteci, non esiste emozione peggiore che la sensazione di aver deluso
una bimba dagli occhi grandi, che in mezzo a tanta distruzione chiedeva
solo di poter continuare ad essere bimba.
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Siamo ritornati con dentro la gioia per aver fatto del bene, e la
consapevolezza di non aver saputo fare abbastanza; la gratitudine perché
tutti voi ci avete dato la possibilità di aiutare, e la certezza di far parte di
una comunità che il messaggio di Nostro Signore, «Amatevi gli uni gli
altri come io vi ho amati» non si limita ad ascoltarlo in chiesa di tanto in
tanto, ma lo ha fatto proprio e lo mette in pratica in qualsiasi momento.
Grazie, davvero grazie a tutti voi per quanto avete fatto e continuerete a
fare, e lasciate che anche se con un pochino di anticipo noi si possa farvi i
nostri più sinceri auguri di Buon Natale.

Associazione Volontari di Protezione Civile ed Ambientale - Sarcedo

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Amici della Radio – Sarcedo
Via Della Meccanica, 16 – 36030 Sarcedo
Sito Web: www.arsweb.org
Telefono: 0445/360717 – Mail: amiciradiosarcedo@libero.it; ars@fircb.org

Esperienza All’Aquila
Quest’anno il tema del Natale, nella nostra comunità, girerà attorno al tema della TENDA.
Tende per accogliere sfollati, o profughi o scout o campeggiatori ….. Sempre e comunque
il minimo pezzo di tetto che ci possiamo mettere sulla testa e quindi la base di quello che è
un, se pur minimo, luogo di comunità.
Su queste premesse mi è stato chiesto di portare questa mia testimonianza in merito alla
mia esperienza in tende da soccorso nel terremoto dell’Aquila del 2009.
Sono passati sette anni da quei giorni convulsi, giorni che sono stampati in modo
indelebile nella memoria di chi li ha vissuti.
Io personalmente ho passato due settimane in quei luoghi. La prima nell’immediatezza del
sisma, ed una nell’ Agosto seguente.
Quel 9 Aprile, come ogni giorno, prima di andare al lavoro ho guardato un po’ i telegiornali
del mattino i quali, quasi a reti unificate, trasmettevano le immagini di quel sisma che nel
cuore della notte aveva scosso l’Aquila. Le notizie erano ancora poche e frammentarie,
ma sin da subito cominciarono ad arrivare, a noi coordinatori, i primi comunicati ufficiali
con le prime richieste. Alla fine arriva l’ordine di partenza alle ore 4:00 del mattino del
giorno successivo in direzione di Campo Ocre. Avendo lavorato tutto il giorno si è andato
avanti sino a quasi mezzanotte per predisporre i mezzi, i materiali ed i bagagli, un rapido
riposo e si andava ad iniziare un’esperienza che ci avrebbe accompagnato per il resto
della vita.
Il viaggio in auto-colonna fu lento e non privo di sorprese, un guasto ad un cuscinetto del
rimorchio ci impose di abbandonare i compagni di viaggio e di uscire dall’autostrada per
una riparazione, che ci fu regalata, vista la speciale missione che andavamo a compiere.
Arrivammo ad campo base di Ocre a sera, Si trattava di un campo da calcio simile a quello
che abbiamo qui dietro la chiesa, posto su un pianoro di una collina con degli spogliatoi

che avevano resistito abbastanza bene al sisma e nei quali si entrava solo per andare in
bagno e con l’elmetto in testa, Vi garantisco che in quei momenti ci si sente proprio
inermi……
Nel mentre che approntavamo la tenda per la notte, una vertigine mi coglie, forse la
stanchezza penso, no, non era la stanchezza, anzi, non ero nemmeno io, tutto il mondo
attorno a noi aveva una vertigine, i sassi sotto gli scarponi tremano. Era la seconda
scossa, quella del giorno successivo, quella da 5.9. In pochi minuti la vallata e la collina si
sono riempiti si sirene e lampeggianti blu. Quell’esperienza mi ha permesso di rigirarmi
beatamente nel letto quando, nel 2012 la mia camera da letto ha tremato per il sisma
dell’Emilia. Non si scorda un terremoto di quella potenza vissuto ad un kilometro
dall’epicentro e non lo si conosce finchè non lo si prova.
La sera stessa, sono iniziate le operazioni di assistenza alla popolazione. Si sono iniziati a
montare i primi campi. In particolare il primo fu quello di un paesino disperso sui monti
abruzzesi, dove esisteva un pensionato, non più agibile, gestito da dei religiosi. Nessuno
lo sapeva ancora, solo l’ingresso al campo base di frate francescano che ci chiedeva
aiuto, ha reso tangibile questa esigenza, un frate che lascerà un segno. Era la settimana
di pasqua ed è stata la pasqua più intensa che abbia mai vissuto. Nessuna messa la
domenica, nessuna cerimonia, solo parole di fratellanza, ringraziamento e solidarietà,
accompagnate da una benedizione di quel frate francescano, recitate in piedi sul piazzale
di un campo di calcio attorniati da camion e fuoristrada. All’indomani è iniziato il viaggio di
ritorno.
Nel frattempo la situazione ha avuto il tempo di evolvere e stabilizzare. Alla provincia di
Vicenza è spettato il compito di gestire il funzionamento del centro operativo misto a
Pianola, dal quale dipendevano 12 campi attrezzati. Il mio secondo turno di permanenza
l’ho fatto coincidere con le ferie estive è l’ho svolto come elettricista nei campi
d’accoglienza ricadenti nel territorio di competenza, una settimana che ha goduto di una
certa tranquillità, in quanto si trattava di fare solo piccole riparazioni ad impianti già
installati ed efficienti, anche se lo spettro di un nubifragio, che avrebbe causato
sicuramente problemi elettrici, era sempre in agguato. Quella però è stata una settimana
tranquilla, dove ho potuto riscontrare l’affiatamento e la convivialità tra noi volontari di
protezione civile. In quei giorni si sono strette amicizie indissolubili che ancora oggi
durano. Ma la cosa che però mi è rimasta più dentro di questa esperienza è stato il
percepire come di fronte alle difficoltà cadono anche le distanze tra le persone, siano esse
soccorritori o sfollati, portandoci tutti sullo stesso piano, tanto è vero che dormivamo tutti
sotto una TENDA.

Grazie.



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