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riflessione voto referendario .pdf


Nome del file originale: riflessione voto referendario.pdf
Autore: Utente Windows

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Mercoledì 7 dicembre 2016

Referendum, perdenti e vincitori
Trentino, ignorato il valore dell’Autonomia
di Maurizio Petrolli

Il diretto e schietto editoriale di Pierangelo Giovanetti,dal titolo ” Lo sconfitto e il vincitore”
pubblicato su l’Adige di ieri , si identifica anche con la mia prima reazione all’esito referendario
contrario rispetto all’aspettativa ,giacchè ho votato “SI”. Una riflessione più ragionata mi induce
,però, ad una minor certezza circa l’individuazione :cui prodest?
L’esito di questo referendum, a mio giudizio, ha un carattere shakespeariano, riconosce chi
ha perso e si è assunto la responsabilità della netta sconfitta del SI ,cioè Matteo Renzi, ma è ,invece,
più dubbioso e incerto sulla attribuzione di paternità di chi ha vinto, ancorchè, all’indomani dello
spoglio ,più di una compagine partitica l’ha rivendicata inclusa la minoranza Dem.
Credo ,tuttavia, che solo una doverosa, cognita, profonda e responsabile analisi dell’esito
referendario può aiutare a capire se è già abortita ,sul nascere, la voglia di cambiamento o,
piuttosto, se si tratta di un deciso messaggio di ‘ warning’ trasmesso da una straordinaria massiccia
partecipazione di popolo ,soprattutto al centro-nord del Paese, consapevole , questa volta, della
contezza del proprio voto, per esprimere anzitutto un netto rifiuto a legittimare un premier ,
nominato e non eletto, con la surrettizia scorciatoia di una consultazione referendaria per una
proposta di riforma costituzionale colpevolmente governativa, in quanto non parlamentare ,
aggravata da una preventiva, forzata approvazione ( voto di fiducia) ,al buio, di una riforma
elettorale ,qual è l’Italicum.
Dunque , se una parte dei fautori del NO , nel merito e in particolare dell’area geografica
menzionata, hanno espresso una legittima contrarietà alla conferma di una riforma costituzionale , a
loro giudizio, centralista, pasticciata, sbagliata e divisiva , il referendum ,in generale, ha funzionato
, invece, da imbuto recettore di ogni rabbia sociale e del negativo effetto di reazione alla crisi del
post moderno della cosiddetta società “ liquida”, vittima della globalizzazione ,invero, come già
peraltro accaduto in altre democrazie occidentali ( USA) all’esito dell’esercizio del principio di
sovranità popolare.
Da un primo studio di analisi del NO appare , inoltre, evidente ,a prescindere da specifiche
questioni di merito , un’avversione per Renzi, premier o segretario di partito, a causa dell’irritante
sua arroganza ,nel promettere specialmente al Sud del Paese estemporanee infrastrutturazioni (ponte
dello stretto) e finanziamenti a random , sottoscrivendo vari patti municipali, in extremis, in
importanti città.
Ciò che, però, ha determinato, a mio giudizio, principalmente e ab origine la sconfitta del
SI è tutta dentro la diaspora interna al partito di maggioranza relativa e al variegato mecenatismo
del centro sinistra di governo, se è vero come è vero, che il 28 per cento del PD ha votato per il NO
e che ,ciò nonostante , oggi il SI dell’area Pd-centro sinistra ha registrato 13.432.208 di consensi
rispetto ai 12.405.581 ottenuti dalla medesima area alle consultazioni Europee del 2014.
Dunque, al netto della colpevole esposizione al plebiscito di Renzi ,anche se tardivamente
rimossa, enorme è la responsabilità che il PD si è caricata sulle proprie spalle e che può diventare
ancor più pesante se si trasforma ,a seguito di una possibile scissione, in palese colpevole
irresponsabilità.

Pertanto, solo in conseguenza di un atto irresponsabile da parte dell’attuale maggioranza
politica di governo, a conduzione PD, si riconosce e concede , ex post, al M5S la paternità di vero
vincitore con tutto quanto di incerto e imprevedibile ne può derivare alla già difficile transizione
politica italiana , vista l’assenza ,ad oggi, di ogni loro esplicita base programmatica ed esperienza
di governo nazionale.
Anche il Trentino ,in questa occasione, si è omologato alla tendenza nazionale ,pro o contro
Renzi, anziché ,come ha fatto invece compatto l’Alto Adige/Suedtirol, tutelare prioritariamente il
plus di interesse positivo che la riforma riservava alle Regioni e Province ad autonomia
differenziata, pur nel contesto di un ritorno alla centralità dei poteri .
L’effetto di tale legittima scelta, si ribalterà comunque a scapito delle attuazioni in interim ,
su un rallentamento nella elaborazione dello Statuto 3.0 oltre,in generale, ad acuire
esclusivamente il carattere etnico-linguistico quale genesi ed essenza giustificativa della specialità
autonomistica sudtirolese.
Per contro è anche vero che l’esito referendario presenta l’occasione per sperimentare la
formazione di una nuova offerta politica ,localmente compatibile anche con un’impronta civica, che
riavvicini il Palazzo ai cittadini mettendo in condizione ,per effetto di un necessario radicale
mutamento del rapporto fra Stato e società, le comunità locali di partecipare e determinare
effettivamente le decisioni di indirizzo politico-generale del Trentino a Trento e del Paese a Roma.
La precondizione di efficacia di ogni nuova offerta politica è che il voto degli elettori possa
,anzitutto, determinare una reale rappresentatività nella traduzione in seggi parlamentari per una
garanzia di coerente governabilità.
Nell’attesa delle scelte probabilmente dal carattere istituzionale del Presidente Mattarella ,
l’unica certezza al momento è che l’esito del referendum apre una campagna elettorale che promette
di essere lunga e che inizia con Legge di Stabilità 2017 da approvare urgentemente.


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