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M5S e rabbia sociale .pdf



Nome del file originale: M5S e rabbia sociale.pdf
Autore: Utente Windows

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Anteprima del documento


E’ il Movimento 5Stelle il fuochino della rabbia sociale..
di Maurizio Petrolli

La crisi di governo extraparlamentare aperta con le dimissioni del premier Renzi ,cui
corrisponde il NO referendario del 4 dicembre in luogo di una sfiducia parlamentare, obbliga ,di
fatto, il Parlamento a elezioni anticipate.
Il neonato governo Gentiloni ,pur dotato di apparenti pieni poteri, è un governo
sostanzialmente di scopo, le cui priorità sono già state palesate dal Capo di Stato con l’affido
dell’incarico, per il disbrigo attuativo di pendenze legislative (zone terremotate del centro Italia in
primis) e la rappresentanza istituzionale del Paese negli impegni programmati con l’Europa e nei
rapporti transnazionali ma, soprattutto, per garantire la formazione di una legge elettorale ,blindata
nella legittimità costituzionale, utile ad un rinnovo dei due rami del parlamento il cui esito
elettorale permetta la formazione di una coerente maggioranza di governo in entrambe le Camere,
in tempi ,si dice, i più brevi possibile.
Dunque, anche questa legislatura , nata sotto l’egida costituente di Napolitano, è abortita,
arenata ancora una volta nelle sabbie mobili interne a quel centro sinistra a guida democratica che
non ha mai concluso una legislatura.
Sbaglia, il Partito Democratico se pensa di utilizzare i tempi di adempimento di una sua
obbligata responsabilità di governo solo in funzione di una rivitalizzazione e ricomposizione del
proprio partito e così agevolare la candidatura a premier di chi ,ha immaginato di utilizzare la
scorciatoia del referendum anche per surrogare proprio il difetto di una legittimazione popolare.
Nondimeno, un siffatto dilatato timing potrebbe tornare utile anche al polo del centro
destra a condizione di una ritrovata univoca strategia e una coerente condivisa leadership ,
compreso quella di Berlusconi per un possibile salvacondotto offerto dalla Corte di giustizia
dell’UE.
D’altronde, l’unico polo politico pronto per una consultazione elettorale anticipata è il
Movimento 5S che non vede l’ora di capitalizzare il NO dell’esito referendario .
In questa situazione, al netto di un ufficiale ,contrapposto ruolo parlamentare, non è difficile
prevedere un’interessata, celata alleanza tra centro destra e centro sinistra con l’obiettivo ciascuno
di una propria vittoria elettorale a scapito del M5S.
Attenzione, però, per le alleanze strategiche a quanto docet lo sport del ciclismo, ovvero, che
può vincere la volata finale chi estraneo ad allearsi e risparmiando energie , rimane
intelligentemente a ruota.
Il Movimento 5S è difronte ad un bivio. Può dimostrare di saper “succhiare” la ruota e,
quindi, prenotare la possibile volata finale , solo se continuerà a essere catalizzatore e non
carburante di quella rabbia sociale ,fattore determinante del No referendario, e dimostrando nel
contempo di possedere efficienti antidoti ,financo quale filtro per potenziali focolai di insurrezione
civica.
Se, viceversa, il Movimento 5S sceglie ora di scendere in piazza , per rivendicare solo
l’accelerazione di un suo presunto ruolo governativo, si trasforma in detonatore cui corrisponde un
alto pericolo di implosione insieme alla rabbia sociale.

L’attuale, circa equivalente tripolarità nella rappresentazione dell’organizzazione politica
italiana esclude ,di fatto, dalla rappresentanza governativa un terzo del Paese salvo che uno dei
poli ottenga un’improbabile maggioranza assoluta dei voti.
Ciò induce a preferire un sistema proporzionale che ,in realtà, è tipico in ogni legge
elettorale priva del ballottaggio.
La conseguenza ,invero, è una frammentazione politica e l’instabilità di governo. (63
differenti governi dal 1948)
Per ragionare su quale tipo di sistema elettorale ,in questo contesto politico , sia il più adatto
e garante di rappresentatività , è utile tratteggiare un quadro del pregresso.
Vero è che in assoluto nessuna legge elettorale può garantire la formazione del miglior
governo.
In generale, la Costituzione italiana non dà indicazioni specifiche sulla legge elettorale, con
l’eccezione ,di non poco conto, dell’articolo 57 che prevede che il Senato sia eletto su base
regionale.
Per quasi cinquant’anni, dal 1948 al 1994, salvo l’eccezione del 1953 ( “legge Truffa”
,primo tentativo di introdurre premio di maggioranza con il 50 percento più uno dei voti) ), in
Italia si è votato con la stessa legge elettorale, che era sostanzialmente un proporzionale puro, cioè
assegnava i seggi in proporzione al numero di voti ottenuti, con le preferenze. Tale sistema
elettorale non è stato certo a favore delle stabilità dei governi, giacchè , a fronte di 11 legislature si
sono avvicendati ben 47 differenti governi.
Nell’agosto 1993 ,dopo Mani Pulite e l’eutanasia dei maggiori partiti della Prima
Repubblica è approvato il cosiddetto Mattarellum (dal nome del suo proponente, l’attuale Capo di
Stato), un sistema dai meccanismi piuttosto complicati ma che, come caratteristica fondamentale,
assegna i seggi per tre quarti con il maggioritario e per un quarto con il proporzionale.
Il Mattarellum è la legge elettorale per le elezioni di tre legislature :del 1994, del 1996 e del
2001, con otto differenti governi.
Nel 2005,la maggioranza di governo a guida Berlusconi approva una nuova legge elettorale,
il cosiddetto Porcellum (appellativo del proponente sen.Calderoli)
Il Porcellum è una legge elettorale proporzionale con liste bloccate e vari sbarramenti con
alcune correzioni maggioritarie, su tutte il grosso premio di maggioranza alla Camera (55 per cento
dei seggi, 340 deputati anche a chi ha preso il 30 per cento o meno)
Alle elezioni politiche del 2006, vince però l’Unione di Prodi con una esigua maggioranza
alla Camera e pochi seggi al Senato .Nelle elezioni anticipate del 2008 la coalizione PdL-LegaMpA ottiene il premio di maggioranza ( circa 46% dei voti) .
Dopo un’estate tormentata dalla famosa lettera della Bce all’Italia ,nell’autunno 2011
Berlusconi si dimette e il Presidente Napolitano forza un governo tecnico guidato da Mario Monti,
nominato pochi mesi prima senatore a vita.

L’8 dicembre 2012, indotto principalmente dal disimpegno governativo di Berlusconi ,
Monti rimette il proprio mandato a Napolitano ,che nell’aprile 2013, constatando la non
“sufficiente vittoria” della coalizione di centro sinistra nelle elezioni politiche ( Bersani) , affida a
Enrico Letta l’incarico per formare un “governo di larghe intese”.
Nel febbraio 2014 Enrico Letta , sfiduciato da una decisione del proprio partito , rimette a
Napolitano il mandato che qualche giorno dopo lo affida a Matteo Renzi con l’imprimatur di una
legislatura costituente .
In pratica con il Porcellum che a parole nessuno vuole ci abbiamo eletto tre
parlamenti.
Nel 2013 è dichiarato, in parte, incostituzionale dalla Consulta , con riferimento al premio
di maggioranza e all'impossibilità per gli elettori di esprimere una preferenza.
Nel 2015, Renzi con la sua sola maggioranza approva un nuovo sistema elettorale per la
Camera dei deputati, noto come “Italicum”, operativo a partire dal 1º luglio 2016 e che prevede un
meccanismo proporzionale con sbarramento al 3% ed eventuale premio di maggioranza. La lista
vincitrice ha infatti diritto ad almeno 340 deputati, pari al 54% degli scranni della Camera, qualora
abbia conseguito una percentuale non inferiore al 40% dei consensi in ambito nazionale; in difetto
il premio di governabilità è attribuito dopo un ballottaggio fra le due liste più votate. Per quanto
riguarda il Senato, la ripartizione avviene a livello regionale.
E’ fuorviante attendere l’esito della Consulta sull’ Italicum per iniziare l’iter di formazione
di una necessaria nuova legge elettorale che ,in tutti i casi, deve tener conto della già nota pronuncia
di incostituzionalità sul Porcellum e dell’impossibilità di applicazione di un medesimo sistema di
attribuzione di seggi tra Camera e Senato posto appunto l’obbligo imposto dall’art.57 della
Costituzione per l’elezione del Senato su base regionale.
La classe politica non può,inoltre, ignorare l’essenza del messaggio trasversale espresso
dalla massiccia partecipazione dell’elettorato attivo al referendum costituzionale che integra
preliminarmente un allineamento della politica con una mutata condizione umana , in rapporto a
nuove necessità cui corrisponde un reinterpretato concetto di libertà individuale e collettivo , a
partire dalla contezza di ogni singolo voto.
Non ci resta che attendere e confidare che la “lezione referendaria” generi finalmente quel
obbligato, necessario volta pagina per avvicinare la distanza tra il Palazzo e i suoi cittadini.


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