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guida la lavoro regolare4 .pdf



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Titolo: Copia di Layout 1

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A cura di:
Assessorato alla Pubblica Istruzione
del Comune di Pozzuoli
Osservatorio comunale di Pozzuoli
per il contrasto e l’emersione
del lavoro non regolare
Con il contributo dell’Apl Gesfor

Pozzuoli, dicembre 2016

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Guida al lavoro regolare - 1

Il valore di questa guida
L’ Assessorato alla Pubblica Istruzione di Pozzuoli e l’Osservatorio
comunale “per il contrasto e l’emersione del lavoro non regolare”
hanno voluto la pubblicazione di questo opuscolo, semplice e
diretto, realizzato grazie al contributo degli enti preposti al mercato
al lavoro e diffuso con la collaborazione del mondo della scuola.
Si tratta di una “guida al lavoro regolare” che è rivolta innanzitutto
agli studenti e ai giovani pronti ad affacciarsi al mondo del lavoro.
Siamo convinti, infatti, che l’informazione e la sensibilizzazione tra
le giovani generazioni siano le armi migliori per favorire in futuro
lavoratori preparati e consapevoli del proprio ruolo sociale, a
prescindere se diventino nel corso della loro vita dipendenti,
collaboratori, autonomi, liberi professionisti o imprenditori.
La città di Pozzuoli ed il territorio dei Campi Flegrei auspicano da
tempo una nuova dimensione occupazionale, che si affianchi alle
attività tradizionali, basata su ospitalità, accoglienza, ricezione e
cultura; settori economici ai quali i più giovani sono per loro natura
ben predisposti, ma che senza un profondo e radicato senso di
legalità e di professionalità - condizione da raggiungere sempre e
comunque in ogni ramo della nostra economia - difficilmente
spiccheranno il volo e produrranno nuove e concrete opportunità.
Ecco l’importanza di trasmettere le conoscenze essenziali in merito
a diritti, tutele e leggi applicabili fin dalle scuole, per favorire un
cambio di mentalità generale che rifiuti abusi, imbrogli e mediocrità
e per fornire strumenti utili in modo da guardare al mondo del
lavoro senza paure, senza tabù e liberi da false informazioni. A testa
alta, nel pieno rispetto dei propri diritti e dei propri doveri e con la
giusta fiducia in se stessi.

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Guida al lavoro regolare - 2

Il lavoro in Italia
Ogni lavoro merita rispetto, ma è importante sapere che il nostro
Ordinamento giuridico distingue 3 grandi famiglie nei rapporti di
lavoro: dipendente, autonomo e parasubordinato. La prima cosa da
fare, dunque, quando si svolge un lavoro, è imparare a capire a
quale di queste categorie si appartiene, perchè ad ognuna di esse
corrispondono diversi diritti e responsabilità.
- Il lavoro dipendente (o subordinato) è quello svolto alla
presenza di un datore di lavoro, piccola o grande azienda, alle cui
direttive il lavoratore si deve attenere. Esiste un superiore, dunque,
che indica al suo dipendente non solo “cosa” deve fare, ma anche
“quando”, “dove” e soprattutto “come”. Ed è proprio questa
condizione di “subordinazione” che è alla base dei maggiori diritti e
delle tutele riconosciute a questa categoria di lavoratori. Le
principali, frutto di anni di conquiste sociali, possono riassumersi
nel trattamento economico “giusto e proporzionato” (sancito
dall’art. 36 della Costituzione), nel diritto a ricevere il t.f.r.
(conosciuto da tutti come “liquidazione” a fine lavoro), nel riposo
settimanale, nelle ferie retribuite, nella tutela da condizioni di
malattia, infortunio, maternità e perdita del posto di lavoro, nelle
maggiorazioni per lavoro notturno, straordinario e festivo, nel
divieto di discriminazioni e licenziamenti senza giusta causa, nel
rispetto delle norme di sicurezza (di cui sono resposabili sia i datori
sia i lavoratori). Il lavoratore dipendente, dunque, così come ha il
dovere di seguire gli ordini dell’azienda e di contribuire alla sua
crescita, ha una serie di diritti affinché la sua condizione di lavoro
non degeneri in sfruttamento.
- Il lavoro autonomo è invece quello basato sulla libertà di agire
del lavoratore, che è vincolato solo ed esclusivamente ai suoi clienti.
Il lavoratore autonomo può essere un libero professionista, con una
sua partita iva (avvocato, commercialista, consulente, tenico,

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Guida al lavoro regolare - 3

Ogni lavoro merita rispetto
idraulico, estetista ... solo per fare alcuni esempi) o diventare
titolare di un’azienda o società, assumendo egli stesso altri
lavoratori dipendenti. Il lavoratore autonomo, in definitiva, è più
libero, ma ha anche molte più responsabilità ed assume rischi
economici più grandi. Inoltre, deve “pagarsi da solo” quelle
prestazioni sociali come malattia, maternità e pensione.
- Il lavoro “parasubordinato” è quello del mondo delle
“collaborazioni”. E’ un terzo tipo, più recente, con caratteristiche
sia della prima sia della seconda categoria. Oggi la principale
forma di collaborazione è quella “occasionale”, mentre sono in
via di estinzione le collaborazioni “a progetto”. In questo caso il
lavoratore dovrebbe essere autonomo nel decidere come
svolgere il suo lavoro, ma deve rispettare gli obiettivi da
raggiungere indicati dall’azienda e coordinarsi con essa. Se c’è
una gerarchia da rispettare, invece, si ritorna nella famiglia del
lavoro dipendente. E non è una differenza da poco: perchè le
tutele previndenziali e sociali per i collabortori sono meno forti
di quelle previste per i dipendenti.



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Guida al lavoro regolare - 4

Il contratto di lavoro
Il contratto è alla base di un rapporto di lavoro regolare. Su
poche pagine, firmate dal datore di lavoro e dal lavoratore, vengono
messe nero su bianco le regole principali del futuro rapporto di
lavoro.
E’ grazie al contratto e alla sua intestazione che possiamo
cominciare a distinguere a quale “famiglia” di lavoro apparteniamo.
Le principali forme e denominazioni di contratto di lavoro
dipendente sono le seguenti:
- “a tempo indeterminato”, che non prevede date di conclusione, a
meno che non intervengano dimissioni volontarie, licenziamento
per giusta causa o chiusura della società;
- “a termine”, che stabilisce fin dall’inizio quale sarà la data di fine
del rapporto di lavoro, salvo i casi di rinnovo o di proroga;
- di “apprendistato” (max fino a 29 anni), nel quale il datore di
lavoro, oltre a pagare la retribuzione all’apprendista per il lavoro
svolto, è obbligato a garantirgli la formazione necessaria, mentre
l’apprendista ha l’obbligo di seguire il percorso formativo;
- “a chiamata”, che prevede l’utilizzo del lavoratore ogni volta che
il datore di lavoro ha bisogno della sua attività, si rivolge ai giovani
fino ai 25 anni (e per gli adulti oltre i 55) ed è utilizzato soprattutto
nei settori dello spettacolo, guardiania, receptionist e catering;
- “in somministrazione”, con la partecipazione di una Agenzia per
il Lavoro che fa da intermediario tra il lavoratore e l’azienda
utilizzatrice; nella gran parte dei casi le “missioni” sono a termine,
ma è sancita la parità di trattamento con gli altri lavoratori assunti
direttamente dall’azienda, dove si svolge materialemente il lavoro.
Parallela a queste distinzioni, c’è anche quella tra contratto “full
time” e “part-time”. Nel primo caso, convenzionalmente, la durata
dell’orario di lavoro è di 40 ore settimanali, oltre le quali si parla

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Guida al lavoro regolare - 5

Il contratto è alla base di un rapporto
regolare, impariamo a leggerlo e capirlo



di “straordinario”; nel secondo caso è di durata inferiore, stabilita
da contratto, oltre la quale si parla prima di “supplementare” e poi,
superate le 40 ore, di “straordinario”. Il part-time, inoltre, può
essere verticale (quando si lavora solo alcuni giorni a settimana) o
orizzontale (quando si lavora solo alcune ore al giorno, inferiori a
8). Queste informazioni sono importanti perchè variando l’orario,
cambia anche la retribuzione.
Le forme contrattuali previste in Italia sono circa 40, anche se non
tutte vengono concretamente utilizzate.
Alle principali elencate prima, vanno aggiunti i contratti di
collaborazione o occasionali. I principali sono:
- la “collaborazione a progetto”, che prevede un progetto da
seguire, un obiettivo da raggiungere, con modalità abbastanza
autonome scelte dal lavoratore ed alcune prestazioni e tutele sociali
garantite per malattia e maternità. Questa tipologia contrattuale
oggi è molto più rara, prevista solo nei limiti di accordi nazionali o
per particolari categorie come i lavoratori dello sport.
- il lavoro autonomo occasionale, previsto dall’art. 2222 del
codice civile, è caratterizzato da mancanza di continuità e di
coordinamento, per cui l’attività non deve essere svolta all’interno
dell’azienda. In questo caso, le prestazioni sociali sono previste solo
in caso di reddito superiore a 5.000 euro l’anno, e si pagano tasse al
20% sul reddito percepito.

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Guida al lavoro regolare - 6

- il lavoro accessorio (voucher), è previsto in Italia nel limite di
2.000 euro netti l’anno (che salgono a 7.000 per alcuni settori) ed è
retribuito con un sistema di voucher o buoni lavoro, cambiati negli
uffici postali, nelle tabaccherie o nelle banche convenzionate. Un
voucher corrisponde a 1 ora di lavoro e ha un valore di 7,5 euro
netti.
Riassumendo, in un contratto di lavoro devono essere indicate
poche cose, ma essenziali: il nome dell’azienda, il luogo di lavoro, le
mansioni (cioè, l’attività da svolgere), l’orario di lavoro, l’eventuale
termine di scadenza, eventuali clausole speciali. Soprattutto deve
essere indicato il “livello contrattuale” e la categoria di
appartenenza, informazioni in base alle quali è possibile conoscere
o calcolare la nostra retribuzione mensile.

Il Contratto Collettivo,
(quando le regole sono uguali per tutti)

Attenzione! Con la stessa parola, “contratto”, nel mondo del
lavoro vengono denominate due cose diverse, sebbene legate tra
loro: non solo il contratto individuale, ma anche quello collettivo.
Con la sigla CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) si

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Guida al lavoro regolare - 7

indica il testo (composto da centiania di articoli) con tutte le regole
specifiche che si applicano al settore di appartenenza (ad esempio:
metalmeccanici, terziario, pubblici esercizi, commercio, pulizie,
telecomunicazioni, etc ...).
In Italia ce ne sono tantissimi, ed è impossibile conoscerli tutti, ma
ciò che conta è che in questi testi, consultabili on line o con
l’assistenza di adeguati professionisti, sono specificate le regole che
riguardano tutti gli aspetti del rapporto di lavoro (permessi,
maturazione delle ferie, ratei di tredicesima ed eventuale
quattordicesima, scatti di carriera, sanzioni disciplinari, indennità,
maggiorazioni, termini da rispettare per eventuali dimissioni).
I Ccnl sono il risultato di accordi e vengono rinnovati di solito ogni
4 anni, definiti a livello nazionale dai sindacati e dalle associazioni
di imprenditori. Nel Ccnl, inoltre, sono indicate le tabelle con la paga
base, prevista per ogni livello.
Ebbene, nel singolo contratto individuale viene indicato il tipo di
Ccnl, e con un solo rigo viene automaticamente “incorporato”
l’intero Contratto collettivo, che si applicherà a quel rapporto di
lavoro. Non è una cosa di cui spaventarsi, anzi! Il Ccnl è sinonimo di
regole certe, uguali per tutti i lavoratori di Italia di quella categoria,
e rappresenta quindi una garanzia di parità di trattamento. Se non
ci fosse il Ccnl ogni singolo rapporto di lavoro sarebbe regolato in
modo diverso, a svantaggio dei lavoratori più deboli. Quando viene
rispettato il Ccnl, che ha valore di legge, possiamo parlare di
rapporto di lavoro veramente regolare.

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Guida al lavoro regolare - 8

Il lavoro regolare

?

Concretamente, cosa significa
“essere messo a posto”

Spesso, si commette un errore: pensare che un lavoro possa
definirsi regolare per il solo fatto che ci sia un contratto scritto. Non
è affatto così. Possiamo trovarci di fronte all’ipotesi di rapporti di
lavoro che concretamente si svolgono in modo diverso da come è
previsto nel contratto.
Qualche esempio? Un lavoro con contratto part-time di 4 ore al
giorno, che in realtà segue orari di 8 o 10; un lavoro in cui la
retribuzione è diversa da quella indicata in busta paga; un lavoro in
cui vengono svolte mansioni diverse da quelle per le quali siamo
stati assunti; un contratto di collaborazione occasionale nonostante
la presenza di un superiore, che imporrebbe un contratto
dipendente con maggiori diritti e tutele. In tutti questi casi non
possiamo parlare di “lavoro nero”, perchè un contratto c’è, ma di
“lavoro grigio”, in quanto il contratto non rispetta al 100% la realtà
dei fatti. E’ questa dunque, la principale condizione per parlare di
lavoro regolare: il contratto deve coincidere con le modalità
concrete con sui si svolge il lavoro.
La seconda condizione, essenziale ed importantissima, affinchè il
lavoro sia regolare è il versamento dei contributi.
Cosa sono i contributi? Sono somme che vengono versate dal
datore di lavoro a due enti pubblici: l’Inps e l’Inail. Con le prime
vengono pagate le prestazioni sociali del lavoratore e della
lavoratrice in caso di pensione, malattia, maternità e stato di
disoccupazione nel periodo successivo alla perdita del posto di
lavoro. Con le seconde, le indennità in caso di infortunio e malattia
professionale, cioè quella procurata dalle condizioni di lavoro.

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Guida al lavoro regolare - 9

Di conseguenza, un lavoratore “irregolare” al quale non vengono
pagati i contributi (perchè senza contratto o per omissione della sua
azienda), subisce una grave conseguenza e senza alcuna colpa,
perderà i suoi diritti. Lavorare in condizioni regolari, dunque,
significa lavorare più sicuri, più tutelati, e quindi meglio, a beneficio
di tutti: del lavoratore/lavoratrice, delle persone che gli/le sono
vicino, del datore di lavoro, che ha tutto l’interesse ad avvalersi
della manodopera e dell’aiuto di persone motivate.
Eppure, i casi di irregolarità, totale o parziale, sono all’ordine del
giorno, spesso per mancanza di cultura, sensibilizzazione e
informazioni.
Lo sapevate? Regolarizzare un lavoratore conviene!
Non solo dal punto di vista sociale e morale, ma anche economico.
Sono molte le agevolazioni previste dal Governo per le aziende che
assumono a tempo indeterminato o che regolarizzano situazioni già
esistenti. Si tratta di provvedimenti che nel corso degli anni
possono subire modifiche, e che pertanto vanno seguiti con
attenzione, in costante aggiornamento. Per il 2017, ad esempio,
possono beneficiare di aiuti economici dello Stato (soprattutto
sgravi sui contributi) le aziende che assumono studenti dopo
l’alternanza scuola-lavoro, neo-laureati, apprendisti, donne
disoccupate da almeno 6 mesi, con particolare attenzione per chi
lavora nelle Regioni del Sud.
Quando qualcuno ci dice che “assumere un lavoratore in regola
costa troppo”, non è bene informato e farebbe bene a consultarsi con
un consulente preparato. Che ne dite? Cominciamo a spiegargli
anche noi come stanno veramente le cose?

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?

Guida al lavoro regolare - 10

Regolari o irregolari,
che differenza fa

Abbiamo chiarito che solo i
lavoratori regolari, grazie al
versamento dei contributi da parte
dell’azienda possono accedere allo
“stato sociale”, cioè all’insieme di
tutele e di diritti previsti dalla legge. Tra tutte le misure, ce n’è una
in particolare che merita di essere conosciuta da tutti gli aspiranti e
futuri lavoratori, perchè oggi è la più “universale”, prevista per tutti i
lavoratori, anche saltuari, che perdono il lavoro senza
responsabilità: si chiama Naspi (Nuova Assicurazione Sociale Per
l’Impiego), è un sostegno economico che fino a qualche anno fa era
conosciuto con il nome di “Indennità di disoccupazione”.
La NASPI,
un diritto che non possiamo permetterci di non conoscere
- A chi spetta
Ai lavoratori con qualsiasi tipo di contratto, che hanno perso il
posto di lavoro, compresi apprendisti, soci lavoratori di
cooperative, lavoratori dello spettacolo e dipendenti “a tempo
determinato” delle Pubbliche Amministrazioni.
- Quando spetta
Quando la condizione di disoccupazione è involontaria, cioè
quando il lavoratore o la lavoratrice perdono il posto di lavoro per
ragioni economiche, chiusura dell’azienda o per scadenza naturale
del contratto. E dichiarano al Centro per l’Impiego la disponibilità
ad un nuovo lavoro.
Attenzione! L'indennità non spetta in caso di dimissioni, tranne nei
casi di maternità o per giusta causa (mancato stipendio da almeno
3 mesi, molestie sul lavoro o mobbing, ma questi casi vanno
dimostrati).

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Guida al lavoro regolare - 11

- Requisiti
Sono necessarie almeno tredici settimane di contributi nei
quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, e
30 giorni effettivo di lavoro nell’ultimo anno. La data di
riferimento, per “guardarsi indietro” e verificare i requisiti, è
quella in cui è finito l’ultimo rapporto di lavoro. Valgono periodi
di lavoro anche separati tra loro, anche in altri Paesi dell’Unione
Europa o con i quali l’Italia ha stipulato accordi in tal senso, con
aziende diverse e tipologie di contratto diverse, purchè sempre
appartenenti alla famiglia del lavoro dipendente.
La domanda
Va presentata all'INPS, solo on line, sul sito o attraverso un
Patronato, entro 68 giorni dalla cessazione dell'ultimo rapporto
di lavoro.
- La durata e l’entità
La NASpI è corrisposta ogni mese per un numero di settimane
pari alla metà di quelle lavorate negli ultimi quattro anni (10
mesi di contributi versati? 5 mesi di assegni Naspi). Ogni mese
l'assegno è pari a circa il 75% della media degli ultimi anni, per
poi ridursi gradualmente. In caso di nuovo lavoro della durata
inferiore ai 6 mesi viene sospesa, in caso di nuovo lavoro
superiore a 6 mesi si perde il diritto, perché pensato
innanzitutto per aiutare chi è rimasto disoccupato.
Ovviamente si tratta di informazioni generali. Per aspetti più
precisi e particolari è bene consultare un Patronato o un
professionista, ma la regola che ogni lavoratore o lavoratrice
deve tenere bene a mente è “verificare i requisiti e presentare
l’eventuale domanda ogni volta che finisce un’esperienza di
lavoro”.

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!

Guida al lavoro regolare - 12

Occhio alla firma

La maggiore diffidenza dei lavoratori si
riscontra al momento della firma del
contratto di lavoro, probabilmente
proprio per la scarsa conoscenza
generale sui propri diritti e doveri.
Sembra un paradosso, ma l’attenzione
maggiore va rivolta non all’inizio, bensì
alla fine del rapporto di lavoro. La firma di un contratto, infatti, è da
considerarsi di per sè positiva, perchè lascia traccia scritta di un
rapporto di lavoro che in caso contrario sarebbe completamente “al
nero”e tutto da dimostrare. Eventuali difformità tra ciò che è scritto
sul contratto e la realtà quotidiana, possono comunque essere
sanate o risarcite durante o dopo il rapporto di lavoro.
Molto più critico invece è il momento finale, quando al lavoratore o
alla lavoratrice viene proposto (o, talvolta, imposto) di firmare
“rinunce” o dichiarazioni di “non più nulla a pretendere”, che
possono pregiudicare i propri diritti, a cominciare dal t.f.r..
In passato, il problema più grave è stato quello delle dimissioni “in
bianco”, cioè firmate prima, mentre oggi è di nuovo obbligatoria la
procedura on line presso enti accreditati. Ricordiamolo: la firma
delle dimissioni (tranne i casi di “giusta causa”) procura
automaticamente la perdita del diritto alla Naspi. Quindi, mai
firmare o accettare dimissioni, scritte o telematiche, a meno che
non siano davvero volontarie!

Come cercare lavoro?
Sembra la domanda dalla risposta più difficile, ma alcune
indicazioni possono essere utili, soprattutto per i giovani alla
ricerca della prima esperienza di lavoro regolare.

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Guida al lavoro regolare - 13

Oggi il mercato delle assunzioni è
totalmente liberalizzato e anche il
Centro per l’Impiego ha perso la sua
funzione di “collocamento” per
svolgerne una prevalentemente
amministrativa e di orientamento,
mentre da anni operano in Italia le
Agenzie per il Lavoro con
autorizzazione dello Stato.
Ecco perchè è importante imparare due cose: 1) come presentarsi
alle aziende, in che modo e con quali canali; 2) come riconoscere
offerte di lavoro serie e disntiguerle da quelle irregolari o proposte
in modo ingannevole o illecito.

Qualche suggerimento
Cerchi lavoro? Le prime cose da fare.
Esplorare la rete e ricordare, recensire, contattare tutte le persone
della propria rete al fine di: acquisire informazioni su possibili
datori di lavoro, far circolare la voce che stiamo cercando lavoro,
scoprire quale impresa è alla ricerca di personale, usare la posta
elettronica e far circolare il CV.
Tutto questo non vuol dire elemosinare o farsi raccomandare.
Lo stato di disoccupazione
Secondo la legge è considerato disoccupato/a chi: è privo/a di
lavoro; è “immediatamente” disponibile allo svolgimento e alla
ricerca di un’attività lavorativa.
Se una persona non lavora e non dichiara al Centro per l’Impiego le
intenzioni sopra elencate, quindi, risulterà dal punto di vista
lavorativo sempre inattivo/a e non disoccupato/a.
Come leggere le inserzioni
Un inserzione seria deve avere un “cappello”(con le informazioni)
sull’azienda,il settore, le dimensioni, il mercato) il “titolo” (con la

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Guida al lavoro regolare - 14

tipologia di lavoratore richiesto), i “requisiti” (caratteristiche
personali e professionali che il candidato deve possedere come età,
formazione, esperienza), “l’offerta” (con le caratteristiche del
rapporto contrattuale come retribuzione, orari, inquadramento.)
Per non cadere in inganno
- Diffidare delle inserzioni che offrono lavoro in cambio di
contributi spese;
- Diffidare delle inserzioni che promettono guadagni non
proporzionati all’impegno richiesto;
- Fare attenzione alle selezioni previo corso di formazione a
pagamento;
- Non sempre le proposte di lavoro a domicilio si rivelano
rispondenti alle promesse offerte.
- Attenzione alle proposte di assunzione dopo stage o tirocini, se
non è specificata la durata, potrebbero essere periodi
eccessivamente lunghi;
- Attenzione agli annunci in cui è presente solo il num. di cellulare;
- Attenzione all’eccessiva genericità, ad annunci con requisiti non
specificati; le aziende serie sanno di che tipo di professionalità
hanno bisogno.
Come si compila un'autoinserzione?
Innanzitutto deve essere breve, di 15/20 parole, curata ed
evidenziata. E deve specificare: la propria professionalità e la
qualifica professionale raggiunta; l’area di interesse per il primo
impiego; le modalità di contatto e gli orari. Inoltre va scelta bene la
testata o il portale in base al livello professionale e all’area
geografica a cui fare riferimento.
Come si compila il Curriculum Vitae?
È il “biglietto da visita” che descrive a possibili interlocutori il
profilo professionale, la formazione e le conoscenze/competenze di
chi si propone.

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Guida al lavoro regolare - 15

Deve essere: chiaro, con testo scorrevole, di facile lettura; corretto,
senza errori ortografici; sintetico, conciso e preciso, con frasi brevi;
completo, con tutte le informazioni utili; personalizzato e mirato,
adatto all’offerta a cui si risponde.
Le varie sezioni del curriculum sono: i dati personali, i recapiti,
l'istruzione e la formazione, i corsi seguiti, le esperienze di lavoro e
professionali (specificando nome dell'azienda e date di inizio e di
fine dei singoli contratti); le conoscenze linguistiche ed
informatiche; i propri interessi e le attitudini.
Uno dei criteri da seguire nella compilazione del curriculum è
quello di partire sempre dalle esperienze più recenti.
Cosa evitare?
- Uno stile eccessivamente informale.
- Frasi troppo lunghe che soffocano il lettore.
- Una terminologia troppo aulica.
- Un taglio umoristico.
- L’esposizione in terza persona.
- Un tono troppo presuntuoso ed arrogante.
- Espressioni patetiche per commuovere il selezionatore
(del tipo “ho davvero bisogno di questo lavoro”).
- Un numero eccessivo di parole straniere
- Una scrittura troppo fitta o un’eccessiva distanza tra i paragrafi,
dando l'impressione che non si ha nulla da dire).
- L’uso di vignette e simboli (per es. per indicare un corso di inglese
non aggiungere la bandiera del Regno Unito! :) ).
La lettera di presentazione
Accompagna sempre il C.V ed è fondamentale per mettersi in luce
ed uscire dall’anonimato. Il suo obiettivo risponde all’esigenza di
differenziarsi da altri candidati e dovrebbe rispondere alla
domanda dei selezionatori: “Perché devo scegliere proprio te?”
Deve contenere: il motivo per cui si scrive, la posizione che si

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Guida al lavoro regolare - 16

che si esidera ricoprire, cosa si può offrire e le ragioni di aver scelto
quell’azienda, ponendo le proprie esperienze professionali in
relazione alle attività lavorative che si aspira a svolgere.
Alcune buone regole per affrontare un colloquio di lavoro:
- Arrivare puntuali o con qualche minuto in anticipo.
- Ricordare nome e cognome dell’interlocutore, data, ora e luogo
dell’appuntamento.
- Entrare in possesso del maggior numero di informazioni
sull’azienda presso cui si svolge il colloquio.
- In caso di dubbi sulla tipologia del lavoro, non indugiare nel
chiedere informazioni.
- Ripercorrere il curriculum vitae, riassumendone mentalmente le
esperienze più significative.
- Dimostrare interesse e motivazione per il posto di lavoro.
Ma sopratutto, restare se stessi e dimostrare umiltà e dignità,
due parole che non vanno mai staccate l’una dall’altra!

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Rispettare il lavoro significa
rispettare le persone.
Conoscere i propri diritti
è il primo passo per difenderli

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