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CN Natale 2016 Layout 1 .pdf



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Titolo: Layout 1

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DIREZIONE REDAZIONE AMMINISTRAZIONE: Via dell’Arcivescovado, 13 - Tel. 0961.721333 - 88100 Catanzaro
Spedizione in a.p.Tabella C Autorizzazione DCO/DC CZ/063/2003 Valida dal 11/02/2003

Per un Natale vero

«O

ggi siamo seduti, alla vigilia di
Natale, noi, gente misera, in una
gelida stanze>a, il vento corre
fuori, il vento entra. Vieni, buon Signore Gesù,
da noi, volgi lo sguardo: perché tu ci sei davvero
necessario».
Bertolt Brecht, figura apparentemente così
lontana dal cristianesimo, ci ricorda con una
delle sue poesie quale necessità autentica e
profonda del Natale di Cristo vi sia per gli ultimi della terra e per i poveri, non solo a livello
sociale. Ecco perché, in vista del giorno della nascita di Gesù, un po’ tu>i dovremmo ripensare
a quell’a>esa e riscoprire il senso concreto dell'Incarnazione ed il suo effe>ivo significato, specialmente in luoghi in cui la celebrazione della
venuta del Messia sembra da decenni coincidere
per moltissimi con una festa del regalo, dispensatrice di un po’ di epidermico piacere di circostanza e nulla più.
Si perde, in tu>o ciò, il provocatorio paradosso di una giornata invece particolare, in cui
Dio sceglie di farsi carne per cambiare il destino
oscuro di un mondo che non riconosce la sua
debolezza. Al centro di tu>o ci sono un uomo, e
quindi una storia, proprio all’antipodo del mito.
Un uomo segnato dalle frontiere del tempo, che
si chiamano nascita e morte. Un uomo come gli
altri, contraddistinto da una personale identità
spaziale, culturale e temporale. È su di lui che si
proie>a la luce della Pasqua e del mistero, fino
a renderlo diverso da ogni altro uomo per il suo
essere manifestazione di Dio, per il suo amore
infinito, per la sua nascita modesta che si fa rivelazione cosmica e la sua morte che diventa
vita universale.

Questa scelta induce anche noi, ciascuno di
noi, ad essere diversi, possibilmente nuovi rispe>o a ciò che probabilmente siamo stati finora. A diventare, cioè, persone finalmente in
grado di individuare i contorni del male, che alberga nei cuori prima che nelle strade e nelle periferie del pianeta: Satana predilige una
spiritualità individualistica, egoistica e detesta
la carnalità cristiana che induce a sporcarsi le
mani nel curare malati, a varcare soglie di carceri per portare parole di incoraggiamento, a
impantanarsi negli spazi fangosi riservati ai nomadi, a curare vecchi malati cronici, servendo a
mensa tu>i, non importa se bru>i ceffi: sono affamati.
È lì che il Dio cristiano del Natale si nasconde:
nella carne degli ultimi della terra. E da lì
chiama tu>i alla speranza. A ricercare e custodire, cioè, qualcosa «che non è in potere dell’uomo e che non è visibile», come ha
so>olineato Papa Francesco, e non è semplice ottimismo, ma «una virtù rischiosa» e che «il Natale di Cristo, inaugurando la redenzione, ci
parla di una speranza diversa, una speranza affidabile, visibile e comprensibile, perché fondata
in Dio». Il segno di un sentimento e di un’opportunità, insomma, che lo scri>ore americano
Oren Arnold rendeva concreti fondendoli nei
consigli per gli autentici doni natalizi: «Il perdono per il tuo nemico, la tolleranza verso un
tuo avversario, il tuo cuore per i tuoi amici, un
buon servizio per un tuo cliente. Carità per gli
altri e buon esempio per un bambino. Rispe>o
per se stessi».
Possa essere questo, sopra>u>o questo, il Natale che arriva. A tu>i ed a ciascuno, di cuore,
auguri.
+ Vincenzo Bertolone
Arcivescovo metropolita

NATALE 2016 - ANNO XXXV N.19

Mons. Gregorio Montillo
è il nuovo
Vicario Generale

L’

Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace,Mons. Vincenzo
Bertolone, nei giorni scorsi,accettando le dimissioni del Vicario generale Mons. Raffaele Facciolo, ha
nominato come suo successore
Mons. Gregorio Montillo, già Vicario episcopale nelle vicarie di
Serra San Bruno, Chiaravalle e Soverato.
Mons. Arcivescovo ha nominato
anche i membri del Consiglio Episcopale.
servizi a pag.4

L’Arcivescovo
Mons. Bertolone
trae un bilancio
su come
Catanzaro
e la Calabria
abbiano vissuto
il Giubileo
servizio nelle pp. 8 e 9

RIFLESSIONE

APERTURA

L’agenda del Vescovo

IL FUTURO
SULLE

SOLIDE IDEE

D

opo le alterne vicende
politiche ci illudiamo
che la girandola dei
nuovi ruoli sono “tocchi di
magia” per imbastire il nuovo
volto della politica .
Tutti siamo desiderosi di verificare le nuove strategie, ma
queste saranno efficaci alle seguenti condizioni:
- credere con vera passione
al servizio dell’intera comunità;
- orientare le proprie capacità
a beneficio dell’altro e non del
sè;
- possedere idee costruttive:
un progetto che verte totalmente al bene è un progetto salutare; se un progetto ha un pur
piccolo difetto è un elaborato
insufficiente e inefficace.
Ma le idee costruttive devono
reggersi solidamente con l’espressione dei valori che difendano la dignità dell’uomo, il
rispetto delle sue esigenze dal
suo nascere e per tutto il corso
naturale.
La libertà e le gradi strategie
sono di aiuto per una irradiazione di fraternità universale.
Raffaele Facciolo

2

Natale 2016

ABBONAMENTO
CCP n. 10342889
intestato a “Comunità nuova”

€ 25,00 per l’Italia - € 40,00 per l’estero
Direttore Resposabile:
Mons. Raffaele Facciolo

Redazione:
Francesco Candia (Amministratore)
Giovanni Scarpino • Diego Menniti
Michele Fontana • Rita Doria
Marcello Lavecchia • Fabrizio Marano
Valeria Nisticò • Saverio Candelieri • Anna Rotundo

Editore e Redazione

ARCIDIOCESI METROPOLITANA
DI CATANZARO-SQUILLACE
Via Arcivescovado, 13 88100 - Catanzaro
tel. 0961.721333
e-mail:
redazionecn@diocesicatanzarosquillace.it
giornalecn@gmail.com
Iscritto al n. 2/1982 del Registro
della Stampa del Tribunale
di Catanzaro il 16 gennaio 1982.
ISSN: 2039-5132
www.diocesicatanzarosquillace.it

Lo sguardo della “tenerezza” nella le/era pastorale
dell’Arcivescovo Mons. Bertolone

"Il

fascino del vangelo della tenerezza. Don Pino Puglisi. Lo
stile straordinariamente ordinario per i nostri tempi in continuo cambiamento": è il titolo della Le>era
Pastorale dell'Arcivescovo di CatanzaroSquillace e Presidente CECVincenzo Bertolone , per l'anno 2016-2017 .
Già nell’incipit, il nostro Arcivescovo
affascina il le>ore presentando “la bellezza dell’essere testimoni limpidi di Cristo, guardando la vita con occhi
sorridenti… senza resistere allo Spirito…
riportando il vangelo al centro del
mondo.” Come donna, sonoparticolarmente grata al nostro Pastore, perché il
senso di questa le>era si snoda nell’invito
ad uno stile testimoniale cara>erizzato
da quella tenerezza di cui, come ribadisce
spesso Papa Francesco, le donne sono
particolarmente portatrici. Mi soffermerò
quindi su questa chiave di le>ura, sopra>u>o perché la tenerezza può e deve
essere vissuta anche dagli uomini: ne è
esempio la vita di quell’ uomo straordinariamente ordinario che fu don Puglisi,
martire ucciso dalla mafia, il quale operò
con accoglienza e con misericordia, invitando spesso nelle sue omelie gli stessi
mafiosi all’incontro e al dialogo. Occorre,
scrive mons. Bertolone nella succitata Lettera, “agire sempre pro, mai contro qualcuno o qualcosa. Era questo il metodo di
don Puglisi, che altro non è che l’annuncio mite del Vangelo della tenerezza… E’
il metodo dell’incessante ricerca di nuovi
stili di annuncio: cenacoli del vangelo
nelle famiglie, campi estivi, accompagnamento delle giovani coppie, educazione al
perdono e alla riconciliazione... “.Don Puglisi promuoveva “ non solo denuncia del
male, ma evangelizzazione e promozione
umana. E così il buon grano non soltanto
isola la zizzania ( e ne evita i tentacoli criminali e mafiosi), ma diviene un esempio
di stile pastorale. È lo stile che mostra la
bellezza della cura e della tenerezza, pro-

C

arissimi lettori, “Comunità nuova” da oltre 30
anni cerca di essere la
“voce” della diocesi.
Consapevoli che “l’evangelizzazione è la sfida più forte ed
esaltante che la Chiesa è chiamata ad affrontare sin dalla sua
origine” e che il giornale può diventare sempre di più uno stru-

prio delle donne, come ha de>o papa
Francesco: “Voi state sul cammino di
quelle donne che seguivano Gesù, nella
buona e nella ca>iva sorte. La donna ha
questo grande tesoro di poter dare la vita,
di poter dare tenerezza, di poter dare pace
e gioia. La donna ha una capacità di dare
vita e di dare tenerezza che noi uomini
non abbiamo”.
Ed erroneamente si pensa che la tenerezza rappresenti una a>itudine solo femminile, quasi svirilizzante per l’uomo.
Sull'esempio di Gesù e della sua "maschilità esemplare", scopriamo come questo
sia un pregiudizio infondato: equivarrebbe a sostenere che l' essere sensibili e
affe>uosi, con la compassione e l' a>enzione alle fragilità della vita, con la dolcezza dell’amore di Gesù, sia possibilità
negata all’uomo. Uno stile di vita impregnato di tenerezza, invece, riguarda, diremmo quasi "geneticamente", tu>a la
civiltà umana, fa>a sia di uomini che di
donne, nella loro vocazione all’amore.
Alla luce di ciò, comprendiamo come durante l'omelia nel giorno dell'inaugurazione del suo pontificato, Papa Francesco
parlò di Giuseppe come “custode” , un
uomo sì forte, coraggioso, lavoratore, ma
dal cui animo emerge una grande tenerezza specie verso un figlio “umanamente” non suo. Ciò denota fortezza

d’animo e capacità di a>enzione, di compassione, di vera apertura all’altro, di
amore. “ Non dobbiamo avere timore
della bontà, della tenerezza!”: so>olineava
Papa Francesco.E per mons. Bertolone:
“don Pino Puglisi, ha vissuto questa tenerezza: alla ricerca dell’onorabilità e della
stima dei forti e dei potenti, al procurarsi
consensi presso coloro che contano, don
Pino preferiva la scelta della libertà interiore, del piacere a Dio, del non a>accamento ai beni della terra, della povertà,
anche nelle calzature e nei vestiti divenendo un faro per la società dell’opulenza
e dei consumi, dove soltanto chi possiede
conta, mentre tu>i gli altri vengono emarginati e scartati”. La tenerezza ricevuta
del Signore, paragonata a quella di un
padre verso i suoi figli: «Come un padre
prova tenerezza per i suoi figli, così il Signore è tenero verso quanti lo venerano»
(Sal 103, 13), rende il cuore capace di
amare e di scoprirsi famiglia umana che
abita la grande casa del mondo, usufruendodei doni della Terra in modo equo
esolidale, affascinati da quella tenerezza
a cui mons. Bertolone con la sua sapienza
di Pastore sprona,e che si concretizza nell’incontro, nella compassione, nella gioia
del servizio.
Anna Rotundo

mento prezioso per annunciare
la “buona notizia”, i lettori, oltre
alla copia cartacea, avranno la
possibilità di consultare la testata anche sul sito della diocesi.

A tutti auguriamo
un Santo Natale
e felice 2017

3

Natale 2016

ATTUALITÀ

L’

L’Arcivescovo Bertolone ha nominato il nuovo Consiglio Episcopale

Arcivescovo Metropolita di
Catanzaro-Squillace,Mons.
Vincenzo Bertolone, nei giorni
scorsi,acce>ando le dimissioni del Vicario
generale Mons. Raffaele Facciolo, ha nominato come suo successore Mons. Gregorio Montillo, già Vicario episcopale
nelle vicarie di Serra San Bruno, Chiaravalle e Soverato.
Mons. Arcivescovo, avendo potuto riconoscere in Mons. Raffale Facciolo “le
qualità umane, sacerdotali e culturali a>e
allo
svolgimento
del
relativo
compito”,l’ha designato come Vicario
episcopale per la cura delle Confraternite
dell’Arcidiocesi.
Nel rinnovo del Consiglio Episcopale,
l’Arcivescovo Bertolone ha confermato:Don Maurizio Aloise ProVicario
generale e responsabile del se>ore liturgia; Mons. Vincenzo Zoccoli, Vicario episcopale per la zona pastorale denominata

M

se>ore ovest, comprendente le vicarie di
Catanzaro Centro, Nord ed Ovest, affidandogli il se>ore pastorale per il Clero;
Mons. Giuseppe Silvestre, Vicario episcopale per la zona pastorale denominata
se>ore est, comprendente le vicarie di Catanzaro Sud e Squillace ed il Se>ore pastorale
per
la
Catechesi,
l’Evangelizzazione, la do>rina della fede
e la disciplina per i sacramenti; Don Gesualdo De Luca, Vicario episcopale per la

zona pastorale denominata se>ore nord,
comprendente le vicarie di Taverna-Gimigliano e Sersale ed il Se>ore pastorale
per il Laicato;e Padre Umberto Papaleo,
Vicario episcopale per la Vita Consacrata.
Due i presbiteri che entreranno a far
parte del Consiglio episcopale: Don Biagio Cutullè e Don Francesco Brancaccio.
Don Cutullè sarà il nuovo Vicario episcopale per la zona pastorale denominata
se>ore sud, comprendente le vicarie di
Serra San Bruno, Chiaravalle e Soverato.
Seguirà anche il se>ore pastorale per la
Carità e la Giustizia, e sarà l’assistente spirituale dell’Unione delle Confraternite,primo collaboratore del Vicario
episcopale delle Confraternite. Mentre
Don Francesco Brancaccio sarà il Vicario
episcopale per la Cultura.
Tu>e le nomine sono entrate in vigore
giovedì 8 dicembre 2016, solennità dell’Immacolata Concezione.

Il profilo del nuovo Vicario Generale, Mons. Gregorio Montillo

ons. Gregorio Montillo, nato
a Montepaone in provincia
di Catanzaro, Arcidiocesi di
Catanzaro – Squillace, il 6 febbraio 1947.
Ha frequentato il Seminario minore di
Squillace e ha compiuto gli studi liceali e
filosofici nel Seminario S. Pio X di Catanzaro.Nel 1967 si è trasferito in Svizzera dove si trovava la sua famiglia
emigrata e qui ha iniziato gli studi di
teologia alla Scuola Superiore di Teologia di Coira, istituita dalla Santa Sede e
riconosciuta dalla Confederazione Svizzera. Ha conseguito la Licenza in teologia ed è stato ordinato sacerdote il 18
marzo 1972, nella Chiesa di Santa Croce
a Zurigo, da S.E. Mons. Johannes Vonderach, vescovo di Coira.In seguito è
stato nominato vicario per un anno nella
parrocchia S. Giuseppe nella ci>à industriale di Winterthur e poi nella parrocchia dei Santi Felice e Regula nella
Parrocchia di Thalwil sul bel lago di Zurigo. Ha insegnato religione ca>olica
nelle scuole medie svizzere. Nel 1980 è
stato nominato parroco di Rueschlikon,
rimanendo anche vicario collaboratore
in Thalwil fino al termine della costruzione del
Centro Parrocchiale San Nicola di
Myra terminato il 1982.Nel 1983 è stato
ele>o decano dai sacerdoti del Decanato
Decano Albis, uno dei qua>ro decanati
del Canton Zurigo, responsabili insieme
al Vicario Generale della Pastorale e del-

4

Natale 2016

l’Amministrazione della Chiesa nel
Canton Zurigo. Come tale é stato membro del Consiglio Pastorale e Presbiterale della Diocesi di Coira. Membro del
consiglio sinodale del Parlamento ca>olico zurighese, membro del dire>ivo
della Caritas di Zurigo e del comitato
responsabile per la pubblicazione del
se>imanale ecclesiale “Forum”, oltre
che del Consiglio di Missione Ca>olica
Italiana, lavorando per una buona collaborazione Italo-Svizzera nella Chiesa,
che si è concretizzata materialmente con
una raccolta di fondi a livello nazionale
elvetico per la costruzione della Chiesa
di Montepaone Lido (350 milioni di
lire).Nel 1990 su invito dell’Arcivescovo
pro tempore Mons. Antonio Cantisani è
ritornato nella diocesi di origine Catanzaro-Squillace, dove gli è stata affidata
la Parrocchia di San Roberto Bellarmino
in Davoli Marina. Con l’aiuto della CEI,

dei fedeli svizzeri e locali ha costruito la
chiesa parrocchiale e le stru>ure pastorali inaugurati nel 1997 ed ultimamente
ha ricostruito anche la chiesa di Santa
Tecla e della Madonna di Lourdes .Ha
insegnato religione nelle scuole medie di
Davoli e continua ad insegnare lingua
tedesca nell’Istituto Teologico Calabro in
Catanzaro. È stato tradu>ore di diversi
articoli e del libro “Il Cardinale Guglielmo Sirleto” del Prof. Georg Denzler
di
Bramberg/Germania.
Sporadicamente svolge il compito di interprete per il Tribunale Ecclesiastico
Calabro. Dal 1992 vicario foraneo della
Vicaria di Soverato, membro del Consiglio Presbiterale e Pastorale diocesano,
membro del Collegio dei consultori,
delle commissioni per la famiglia, per
l’ecumenismo e per i migranti, consigliere della Pastoraltour, nell'estate del
1991 ha fondato il periodico L’Orizzonte, prima a livello parrocchiale e dal
2004 esteso a livello foraniale ed ora interparrocchiale.Dal mese di o>obre 2011
è membro della commissione diocesana
per l’ammissione agli ordini sacri e Vicario episcopale per la zona Sud della
diocesi comprendenti le vicarie di Soverato, Chiaravalle e Serra San Bruno. Nel
2015 è stato nominato So>osegretario
della CEC e da poco anche parroco della
Parrocchia San Bruno e Beato Lanuino in
Pilinga di Gasperina.Nel 2015 è stato nominato So>osegretario della CEC.

ATTUALITÀ

PRESENTATO A CATANZARO IL RAPPORTO MIGRANTES

Il

Nell’ultimo anno più di 5 mila ingressi in più in Calabria

2 dicembre scorso è stato presentanto nel seminario di San Pio X di
Catanzaro il 25° Rapporto Immigrazione reda>o dalla Caritas Migrantes.
A illustrare e per così dire tradurre la
pioggia di dati forniti ci hanno pensato i vescovi di Lamezia Luigi Antonio Cantafora e
Crotone Domenico Graziani, il delegato di
Migrantes Calabria, padre Bruno Mioli, e
sopra>u>o il dg di Migrantes, monsignor
Giancarlo Perego. Raffica di numeri, come
premesso, che raccontano innanzitu>o di
una presenza di stranieri in Italia pari a 5
milioni e 24 persone, di cui fanno parte
500mila famiglie miste, ai quali si sommano
circa 500mila irregolari. Persone appartenenti a 200 nazionalità diverse e così suddivisi in base alla confessione religiosa: 1.5
milioni di islamici; 1.5 milioni di ortodossi;
1 milione di ca>olici; 100 mila buddisti; 100
mila induisti; 200mila appartenenti a tu>e
le altre religioni e, infine, 300mila atei. A
650mila ammonta invece la quota di ci>adini, provenienti dall’estero, divenuti italiani a cui fa da contraltare il 65% di bimbi e
ragazzi nelle scuole, figli di genitori provenienti dall’estero, senza ci>adinanza ita-

liana. A riguardo va inoltre de>o che nel
2017 si prevedono 178mila nuove acquisizioni di ci>adinanza, cifra che evidenzia
però una tendenza al ribasso. Sempre relativamente agli studenti, va precisato che in
Italia ce ne sono 814mila di diverse nazionalità di cui 54mila universitari con prevalenza di albanesi seguiti da camerunensi e
cinesi. Il trend del calo di immigrati non
deve stupire alla luce, è stato rimarcato durante la lunga esposizione del report, della
progressiva perdita d’appeal del Belpaese.
Basti pensare che dei ben 450mila stranieri transitati in Italia negli ultimi 3 anni,
ben 2 su 3 sono andati altrove. Fra questi, in
particolare, i 54.300 siriani giunti nel 2014,

di cui se ne sono fermati soltanto 600, e i
39mila eritrei dei quali appena 360 hanno
scelto di restare. In controtendenza la situazione del Sud con sopra>u>o la Calabria
che dal primo gennaio 2016 ha registrato
una crescita di ingressi stimabile nelle 5mila
unità, passando così da 91mila a 96mila
stranieri ospitati. Va poi messo in rilievo che
nei centri di accoglienza ci sono a>ualmente
192mila persone con un flusso di circa 2.400
arrivi all’anno. Gente che scappa dalle 35
guerre a>ualmente in a>o nel mondo o
dalle 59 nazioni in cui non c’è libertà di culto
ovvero ancora dai Paesi africani in cui le
multinazionali hanno comprato 560milioni
di e>ari di terra, costringendo a partire 10
milioni di abitanti. Senza dimenticare che
l’Italia, lo si ribadisce, non è più una realtà
a>raente, anzi è un’area del Vecchio Continente da cui si parte alla luce del suo 39.9%
di disoccupazione giovanile e del 17.7% di
abbandono scolastico a fronte di una media
europea pari all’8.4%. Percentuali, ma anche
segnali, preoccupanti che determinano un’elevata mobilità in uscita con ad esempio
107mila partenze nel 2016.
Danilo Colacino

SETTIMANALI CATTOLICI

Don Adriano Bianchi, nuovo presidente Fisc:
“Dobbiamo confrontarci con la trasformazione dei nostri media”.
Come Vice Presidente è stato eletto il calabrese Don Enzo Grabrieli

D

on Adriano Bianchi, dire>ore
della Voce del Popolo (Brescia), è stato ele>o presidente
della Fisc (la Federazione cui fanno
capo 191 testate diocesane) per il triennio 2017-2019. L’elezione è avvenuta il
15 dicembre scorso a Roma durante il
Consiglio nazionale riunito per la
prima volta dopo la XVIII assemblea
nazionale ele>iva dello scorso novembre. Durante il Consiglio sono state rinnovate anche le altre cariche
dell’esecutivo: Chiara Genisio (“Agenzia giornali diocesani”, Piemonte) vicepresidente vicario, don Enzo Gabrieli
(“Parola di Vita”, Cosenza-Bisignano)
vicepresidente, Mauro Ungaro (“Voce
Isontina”, Gorizia) segretario generale
e Carlo Cammoranesi (“L’Azione”, Fabriano-Matelica) tesoriere.
Don Bianchi ha tracciato alcune
“linee d’impegno” sulle quali si muoverà la Fisc nei prossimi anni.

“Abbiamo davanti - ha de>o don
Bianchi - un triennio certamente non facile e l’agenda sarà de>ata dalla situazione complicata che il mondo
dell’editoria già da qualche anno sta vivendo. Dovremo anzitu>o confrontarci
con la trasformazione dei nostri media
e l’integrazione tra tu>a la realtà cartacea e il mondo del web, che avanza
sempre di più, minando la sostenibilità
delle nostre aziende editoriali. Molte
diocesi sono in difficoltà a tenere in vita

e a sostenere l’esperienza – in alcuni
casi ultracentenaria – delle nostre testate, come pure di tante radio. Questa
crisi dei nostri media ha conseguenze
anche motivazionali su chi oggi si occupa della comunicazione nelle Chiese
locali, portando a un minor impegno e
a un minor sostegno quando invece, al
contrario, servirebbe una presenza
sempre più costante e competente nel
panorama mediatico, dalla carta al
web”. Un augurio a tu/i gli ele/i.

5

Natale 2016

ATTUALITÀ

Per Natale un “Canto di luce dove nessuno è straniero”

Il

Un viaggio tra Russia, Ucraina, Bielorussia Filippine, Indonesia, Egitto, Italia...

18 dicembre scorso, nella Ca>edrale di Catanzaro, si è svolta la
quarta edizione di “Canto di luce
dove nessuno è straniero”.
Il concerto di quest’anno ha assunto un
significato e una rilevanza importante,in
un contesto particolare del nostro tempo
dinanzi alle tante difficoltà che ognuno
vive nella quotidianità. Un momento
denso, quindi, di solidarietà e di fraternità
per guardare meglio dentro noi con un momento di condivisione.
Anche quest’anno l'impegno dell'Arcidiocesi di Catanzaro – Squillace e dell‘
“Area Assistenza Agenzia per stranieri“ è
stato proprio quello di me>ere assieme i
tanti abitanti della ci>à, le culture, le tradizioni e farne sintesi a>orno alla musica. Il
tema, visto il momento, è stato “il viaggio“,
ricordando che l’uomo, sin dall’inizio dei
tempi, nasconde nel cuore un profondo desiderio di raggiungere un oltre, inseguire
un sogno, un desiderio, viaggiare verso un
futuro migliore.
Oggi arabi, africani, asiatici, lasciano le
loro terre per raggiungere, “terre ricche“ o
per fuggire dalla guerra: un andare di disperati, ricchi solo di sogni e speranze. Proprio per questo motivo il Natale di
quest’anno è stato rile>o come quel viaggio
di a>esa e speranza, di desiderio e di insofferenza, di ricerca e di scoperta di coraggio e di paura, di nostalgia e di
abbandono.
Le note dei canti natalizi dei popoli
hanno trasformato la Ca>edrale in un meraviglioso palcoscenico, dove le emozioni
si sono mescolate al calore umano. Ancora
una volta è stato un magnifico viaggio tra
Russia, Ucraina, Bielorussia Filippine, Indonesia, Egi>o ed Italia con il Coro Arcobaleno.
Come ogni anno abbiamo voluto scegliere una sigla importante e significativa,
la canzone scri>a da Amedeo Minghi “Gerusalemme”. È una vera dichiarazione d’a-

IN DIALOGO

Il

more! Infa>i Gerusalemme, anche nella
Bibbia, è descri>a come una “donna bellis-



Il Padre ci vede!

Padre ci vede quando siamo ancora lontani. Lui non ha smesso di seguirci. Noi siamo andati lontano ma lui non è mai stato lontano da noi.
Lui è sempre stato con noi, anche quando noi abbiamo fatto di tutto per
vivere senza di Lui. La nostalgia di casa, il desiderio di bene, il bisogno di una
vita pulita sono segni della Sua presenza: il Padre continua a vivere accanto
a noi, anzi dentro di noi.
Clotilde Albonico

6

Natale 2016

sima e meravigliosa” da sempre contesa,
come oggi. Si sentono i fumi dei fuochi che
qualcuno ha acceso per riscaldarsi, ma
anche i fumi degli spari di chi uccide, di chi
vuole imporre la propria religione. Ma, nonostante questo, Gerusalemme confida nel
respiro di tu>a la terra; il desiderio di pace,
di luci accese e di amore aleggia in tu>o il
brano, cantanto da un italiano, da una filippina e da una russa. Un grande messaggio di speranza per ricordare al mondo
quanto sia importante perseguire la pace,
segno di incontro concreto tra i popoli. a
concludere la serata l’emozione ha preso il
sopravvento con una canzone calabrese
“Lu stessu cielu“ che possiamo definire colonna sonora di una speranza infinita!
A fine serata è intervenuto l’Arcivescovo
metropolita di Catanzaro-Squillace, Mons.
Vincenzo Bertolone, che con grande amore
di padre ha ringraziato tu>i gli organizzatori ed i partecipanti, evidenziando la bellezza del messaggio della serata che deve
risuonare sempre di più per sentirci chiesa
viva e missionaria secondo il cuore di Cristo.
Antonella Comes

ATTUALITÀ

La necessità
della riflessione
nel mondo digitale

Si

utilizza internet, e specialmente il
social network, sostanzialmente
per il bisogno di comunicare.
Come tu>e le a>ività umane se ne può
fare un uso corre>o ed eticamente acce>abile ovvero, può essere sogge>o a deviazioni e
speculazioni moralmente
deprecabili. La necessità di un codice etico
dei social network è argomento fortemente
sentito e discusso nella stessa rete. Ma tant’è
, ai colossi dell’informatica che detengono le
leve dell’informazione, porsi il problema
dell’usoeticamente scorre>o di questo strumento costituisce un serio limite ai loro strabilianti introiti. A questi colossi finanziari
quotati in borsa fa comodo che la sterminata utenza sia costituita da gente che ne fa
un uso, diciamo così, disinvolto.
Eludere la dimensione etica del comunicare, e svincolarla dai dovuti controlli da
parte dello Stato, che ha come primo dovere
la tutela dei ci>adini, specie più psicologicamente vulnerabili come i giovani, o le persone che non hanno adeguati strumenti
culturali, è molto pericoloso e porta inevitabilmente, nell’era della ipercomunicazione, a grossi rischi. Tralasciamo quelli ,
tanto evidenti quanto trascurati dalle istituzioni, come l’usoperverso dellarete per
adescare ignarifanciulli incautamenteincustoditidaadulti distra>i (iltermine"rete" in
questo caso è più che mai appropriato)elimitiamoci a quelli che investono le persone
, diciamo così, normali, o come si diceva
una volta, l’uomo della strada.
La deriva etica del nostro tempo , e il
vuoto esistenziale che ne è alla base, espongono inevitabilmente a grossi rischi le persone, specie i giovani,che a>raversano il
mare dell’esistenza senza né bussola né
faro. La dimensione etica della vita deve essere posta alla base di ogni a>ività umana,
non solo quella che riguarda la salute (bioetica) o l’ecosistema, ma anche il vivere sociale in un’epoca in cui le relazioni tra le
persone sono fortemente e ormai quasi unicamente veicolate dal mezzo digitale. Abbiamo quindi il dovere di rifle>ere, per

scegliere consapevolmente e impedire a
quei colossi economici di scegliere per noi.
E se la psicologia ci può aiutare , ben venga.
Pertanto l’analisi del profilo psicologico e il
rischio di deviazione verso un inconsapevole uso distorto dei mezzi di comunicazione,
qui di seguito tra>eggiati,
nondevono me>erci in imbarazzo: nessuno
può ritenersi immune da tali condizionamenti. Abbiamo il dovere, anzitu>o verso
noi stessi , di rifle>ere seriamente sulla possibilità che in qualche modo e in qualche misura possiamo essere esposti ad un uso
deviato dei social network.
Guardando da vicino il profilo psicologico della maggior parte delle persone che si
registrano sui socialpossiamo individuare
due motivazioni complementari e speculari:
conoscere altre persone e farsi conoscere da
altre persone .
Sono due facce della stessa medaglia: il bisogno di comunicare.Ma queste due innocenti e plausibili motivazioni spesso
degenerano
inconsapevolmente verso
forme deviate.
Il bisogno di conoscere ,che può essere
considerato come la parte della conoscenza
costituita dai segnali in ingresso (input)può
trasformarsi in forme morbose di voyeurismo : conoscere i fa>i degli altri, le loro frequentazioni , gli ambienti dove vivono ,
quello che fanno. Insomma ficcare il naso
nella vita degli altri per pura curiosità.
L’altro elemento,speculare al precedente
e che può facilmente degenerare, è quello
che denota la parte “in uscita” (output)della
comunicazione : l’esigenza di farsi conoscere che può diventare bisogno compul-

Generosa la raccolta alimentare in diocesi

La raccolta alimentare effettuata in diocesi il 26 novembre scorso, grazie alla
buona volontà di diverse centinaia di volontari ed alla generosità di oltre quindicimila benefattori ha raccolto i seguenti beni: alimenti per l’infanzia kg 700, scatolame (pelati, legumi e tonno) kg 5.000, pasta kg 3.800, riso kg 1.500, latte lt
1.100, prima colazione kg 1.400, ed altri prodotti kg 2.000, per un totale di kg
15.500. Nel resto della provincia sono stati raccolti kg 6.900 per un totale complessivo di kg 22400.

sivo di “postare” , come si dice nel gergo
informatico, in continuazione , ogni momento della nostra vita pubblica e privata,
non solo con messaggi e commenti quanto
sopra>u>o con foto e video. A proposito
delle foto e dei video non deve sfuggire l’enfasi pubblicitariadi questa modalità, sopra>u>o rivolta ai giovani, e che richiede,
guarda caso , telefonini e tablet sempre più
sofisticati e costosi perché dotati di processori in grado di supportarla, nonché moltamemoria ( i famosi “giga”). Tu>o ciò si
traduce in molti soldi, sia per gli indispensabili abbonamenti agli operatori della telefonia mobile, sia per il ricambio continuo
deltelefonino che la martellante pubblicità
delle di>e produ>rici ci propone come più
performante : quest’ultimo fenomeno è noto
come l’obsolescenza programmatache ci obbliga a cambiare smartphone ogni due-tre
anni se non prima.La smania ossessiva e
compulsiva di comunicare a tu>i cosa
stiamo facendo mentre siamo in vacanza,
durante una cena con amicie persino nell’intimità delle pareti domestiche (solitamente durante le festività), diventa una vera
e propria forma di esibizionismo fine se
stesso . L’a>enzione si sposta dalla sostanza
alla forma e ciò porta inconsapevolmente a
subordinare la nostra autonomia di pensiero e creatività alla preoccupazione di piacere agli altri secondo modelli prestabiliti di
a>eggiamenti e comportamenticome si
evince anche dalla uniformità del linguaggio usato nella rete. In poche parole siamo
inconsapevolmente sospinti verso un processo di impoverimento culturale e appia>imento
della
persona.
Tali
a>eggiamenticompulsivibivalenti(conoscere e farsi conoscere) non favorisconolo
scambio comunicativo e l'arricchimento culturale, a>raverso il confronto, bensì creano
condizioni artificiose peruna pseudo relazione dove ciascunoèsolamentepreoccupato
di sbirciare nella vita degli altri per pura curiosità (conoscere)odiesibirsinarcisisticamente(farsiconoscere).
Insomma,
un
dialogo tra sordi.
Cesare Nisticò

7

Natale 2016

L’Arcivescovo Bertolone trae un bilancio su come Catanzaro
e la Calabria abbiano vissuto il Giubileo della Misericordia

CHIESA

Il

Giubileo della Misericordia appena
concluso è stato il primo ad essere
celebrato non solo a Roma. Le Porte
Sante sono state aperte e a>raversate in tu>e
le diocesi del mondo. Si è tra>ato di in Giubileo che ha visto la partecipazione più
vasta nella storia della Chiesa ca>olica.
Anche in Calabria, l’Anno Santo è stato vissuto con grande partecipazione. Per capire
meglio come si è svolto nelle diverse diocesi
calabresi, ZENIT ha intervistato l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace e presidente
della Conferenza Episcopale calabra, monsignor Vincenzo Bertolone.

Si è appena concluso il Giubileo della
Misericordia. Che cosa è la Misericordia?
E come valuterebbe l’Anno Santo appena
concluso?
Prima di iniziare a rispondere alle domande ritengo doveroso ringraziare e lodare lo Spirito Santo che ha ispirato Papa
Francesco ad offrire nel cambiamento d’epoca ad un mondo aggrovigliato e complesso, ove regna un liberalismo
globalizzato che crea tanto benessere, ma
tantissimi poveri ed una guerra a pezzi, l’
anno giubilare della misericordia, cuore del
messaggio evangelico, il cuore di Dio perché a>raverso la testimonianza dell’amore
gli uomini credano ed amino Dio, proprio
come mi ha insegnato il Beato Giacomo Cusmano: per caritatem ad fidem. Misericordia è Dio in persona incarnata in Gesù: è lui
la vera porta della misericordia rimasta
aperta per tu>o l’anno giubilare e, come ha
ricordato Papa Francesco, sarà aperta anche
dopo la fine del giubileo.
Imitando Cristo Gesù ogni credente si
faccia misericordia con gli altri, traducendola in testimonianza d’amore fedele e coerente. Nella le>era apostolica di chiusura
dell’anno giubilare papa Francesco ha
scri>o: “La misericordia è questa azione
concreta dell’amore che, perdonando, trasforma e cambia la vita” (n. 2). E continua:
“Vivere la misericordia è la via maestra per
farla diventare un vero annuncio di consolazione e di conversione nella vita pastorale”. In termini sia quantitativi, per numeri
di persone coinvolte nelle celebrazioni tipicamente giubilari, cioè confessione, eucaristia, gesti di prossimità, pellegrinaggi e
passaggi della porta santa, sia qualitativi,
ovvero quanto a conversioni, ritorno alla
vita cristiana, segni e gesti di solidarietà, si
è offerto tanto a fedeli e non. Si spera che i
fru>i, che solo il Signore conosce, siano abbondanti e duraturi.
Quante persone sono passate nelle Porte
Sante di Catanzaro e, in generale, della Calabria?

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Natale 2016

Le porte sante (tra queste la già frequentatissima casa natale del “santo nostro”,
Francesco di Paola), sono state varcate da
tantissimi fedeli e si ha la percezione di una
partecipazione di massa (tra i credenti, praticanti e non solo) che è comune a tu>i noi,
vescovi delle Chiese calabresi. Solo per restare nella mia diocesi dico che non ho mai
visto la ca>edrale di Catanzaro così gremita
come all’apertura ed alla chiusura della
porta santa. Il percorso di quest’anno è stato
una preziosa occasione offertaci da Papa
Francesco per guardare al passato con gratitudine, al presente con speranza e per sognare il futuro per annunciare con gioia, con
forza, con volontà e sguardo profetico la novità evangelica, lasciandoci guidare dallo
Spirito Santo, che ci sarà sempre accanto
nella ricerca di Dio e nella testimonianza autentica che cara>erizza l’esistenza operosa
di ogni credente.
Quante opere di Misericordia materiale
e spirituale sono state praticate?
Solo il Signore legge nei cuori e Lui solo
sa. Piu>osto che contare le tante e tante
opere-segno, che sopra>u>o la Caritas diocesana e le Caritas parrocchiali hanno realizzato, preferisco riprendere qualche brano
di ciò che ho scri>o ai magistrati e di ciò che
ho de>o nell’omelia di chiusura del Giubileo. A magistrati e avvocati ho scri>o: “Lasciamoci sorprendere dalla misericordia di
Dio! Ogni essere umano, se trasformato
dalla misericordia e reso umile, diventa a
sua volta misericordioso, compassionevole

nei confronti del prossimo e partecipe della
costruzione d’una vera civiltà dell’amore,
nuova tappa della gioia del Vangelo, di bellezza della liturgia, di superamento delle disuguaglianze e delle inequità sociali ed
economiche.
Nell’ambito specifico della do>rina sociale della Chiesa, l’annuncio evangelico si
traduce, appunto, in opere di misericordia
spirituale e materiale, tra le quali brillano
quelle del visitare i carcerati e dell’ammonire i peccatori”. Ho cercato di dire a me
stesso e poi ai presbiteri ed ai fedeli che
molto nostro cristianesimo odierno è solo
parente lontano di Dio: per essere cristiani
non basta non fare il male, occorre fare il
bene, sempre a tu>i, comunque e dovunque. Gesù ci dice come si costruisce una
convivenza giusta, solidale, fraterna, aperta
a tu>i. Se ci chiedesse di non odiare i nostri
nemici, e ci riuscissimo, compiremmo una
bella opera.
Il fa>o è che non ci chiede solo di non
odiarli, ma di amarli come il buon samaritano che soccorre il giudeo e come santo Stefano che perdona i suoi uccisori. Tra non
odiare e amare c’è una bella differenza. Se
Gesù ci chiedesse di non nutrire risentimento o astio per chi ci maledice, e ci riuscissimo, anche questa sarebbe per noi una
bella opera. Ma non ci chiede solo di non
provare risentimento verso chi ci maledice,
ma di benedirlo. Tra non provare risentimento verso una persona e benedirla, c’è
una bella differenza. È la differenza cristiana che Gesù ci propone.
Ma chi ce la fa a vivere in questo mondo
la differenza cristiana? Chi ce la fa a essere
cristiano? “Di cristiani in questo mondo ce
n’è stato uno solo – ha de>o Nie?sche – e
quello lo hanno crocifisso”. È appunto la
differenza cristiana. Il vero amore è espressione dello Spirito divino, anima della nostra anima e dell’essenza cristiana. È l’amore
che Gesù, a>raverso la sua vita, rivela come
l’essenza della vita di Dio-Padre nostro misericordioso (Lc 6,36).
Quest’amore così difficile da praticare è la
regola d’oro che ci dice di credere nella realizzazione dell’impossibile. È con quest’amore che si annunzia Cristo-Dio e non con
la nostra essenza umana che consideriamo
“misura di tu>e le cose”. L’amore cristiano
è sempre concreto e non intelle>ualizzato,
ha de>o Papa Francesco l’11 novembre
scorso, festa di san Martino, altrimenti si
annunzia “Un Dio senza Cristo, un Cristo
senza Chiesa ed una Chiesa senza popolo”.
Quali e quante, invece, le opere di carità
realizzate in questo anno?
Mi piace ricordare: a) Squillace ove la diocesi tramite “Ci>à solidale-caritas dioce-

CHIESA

sana” gestisce due centri il Golfo e Vivarium
del Sistema di protezione per richiedenti
asilo e rifugiati (Sprar); b) Girifalco centro
Sprar “L’Approdo”, per adulti stranieri (uomini e donne); c) Gasperina, Centro Sprar
“Nostra Signora di Guadalupe”; d) Ceis Catanzaro: casa per tossicodipendenti ed alcolisti. Casa rifugio per donne in difficoltà che
funge anche da centro antiviolenza. Ma mi
piace citare il Proge>o che mi sta più a
cuore: “Oasi di Misericordia”, che si prende
cura dei senza fissa dimora, come il centro
di via Carlo V, gestiti dalla Fondazione Ci>à
Solidale, emanazione della Caritas diocesana, con il supporto economico dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace e della
Conferenza Episcopale Italiana, a>raverso i
fondi dell’8 x mille.
In esso, tante piccole candele accese, che
unite creano un grande fuoco di amore che
quotidianamente cresce fino a diventare un
faro di luce e di speranza. Perché solo
unendo i nostri cuori si possono dare risposte concrete a chi ha bisogno, sopra>u>o, di
essere ascoltato e di essere confortato. I numeri sono molto alti; oltre 30 mila pasti in
tu>a la diocesi, anche se le azioni di solidarietà e carità vengono fa>e dai credenti
senza che la mano destra sappia che cosa fa
la sinistra.
Ma la più alta opera di carità l’ha fa>a l’episcopato calabrese, a>uando la nota pastorale e il successivo Dire>orio pastorale sulla
‘ndrangheta. I Vescovi calabresi, in continuità con gli interventi del Magistero episcopale calabrese, che negli ultimi cento
anni specialmente nell’ultimo quarantennio,
ed oggi con maggiore consapevolezza, forza
e urgenza sentono il dovere di rivolgersi
non solo ai fedeli delle Chiese di Calabria,
ma a tu>i i ci>adini di questa terra, amata e
martoriata, per offrire loro una le>ura, alla
luce dell’eterno Vangelo, dell’a>uale momento storico, specialmente in rapporto al
deprecabile fenomeno ‘ndranghetista.
L’episcopato, mentre stigmatizza il peccato degli affiliati per mafia, continua a ri-

cordare a ogni peccatore che Dio aspe>a a
braccia aperte chi decide di cambiare vita,
risarcendo al meglio il danno arrecato.
Senza un cambiamento reale ed alla luce del
sole e senza avere rinnegato il passato malvagio, non si può parlare di pentimento e di
vera conversione. La Chiesa, come Cristo,
resta sempre pronta a offrire il balsamo
della Riconciliazione e dell’Unzione degli
infermi a quanti, sinceramente pentiti, si
convertono ed è disposta ad accoglierli ed
aiutarli nel cammino di conversione.
Se dovesse tracciare un bilancio spirituale del Giubileo in Calabria, cosa direbbe?
Ogni bilancio è un esame di coscienza
pubblico, che offro perciò all’a>enzione dei
miei fedeli e di tu>i i calabresi, sopra>u>o
se cristiani ca>olici: se il perdonoè il segno
più visibile dell’amore del Padre, che Gesù
ha voluto rivelare in tu>a la sua vita, quanto
perdono abbiamo chiesto e quanto ne abbiamo dato? In una cultura ormai regolata
dalla tecnica, in cui si moltiplicano le forme
di tristezza e solitudine, quanta fiducia abbiamo risuscitato nelle persone, sopra>u>o
in tanti giovani, a volte disperati? Se la misericordia comporta una nuova evangeliz-

zazione e la “conversione pastorale”, che
cosa hanno mostrato alla gente le parrocchie e i presbiteri? A che punto siamo con la
celebrazione dei due sacramenti chiamati
“di guarigione”, cioè la Riconciliazione e
l’Unzione dei malati? I confessionali sono
dei “luoghi di tortura”, oppure ambienti accoglienti, discreti e interpersonali, in cui si
celebra il ritorno al Padre del peccatore pentito? Dalle risposte che ognuno di noi potrà
e saprà darsi dipende la reale incidenza del
Giubileo. Insomma, confidiamo sempre e
soltanto in Cristo Gesù, fiduciosi che, malgrado ogni pessimistica considerazione, c’è
sempre – per dirla con Ignazio Silone – un
seme buono che sta per germogliare so>o la
neve: nessuno è tanto povero da non poter
donare qualcosa e nessuno è tanto ricco da
non aver bisogno di qualcuno.
Pensando alla Calabria vengono in
mente i problemi del lavoro, gli immigrati
che sbarcano sulle coste e le difficoltà generate dalla presenza del crimine organizzato. In che modo il Giubileo della
Misericordia ha contribuito a sanare queste ferite?
Nonostante i “missionari della misericordia”, nonostante i confessori e dire>ori i spirituali, i tanti passaggi delle tante Porte
Sante per lucrare le indulgenze, si continua
a vivere in modo disordinato, agitato e
senza costru>o. Il Beato Giacomo Lentini,
grande predicatore, sollecitava ad andare e
gridare: sui temi sociali, sul lavoro che
manca tu>e condizioni che favoriscono
tanta disperazione ed affari criminali. Sull’accoglienza dei rifugiati politici e dei profughi, le Chiese di Calabria hanno
annunciato il Vangelo del bene comune e
della solidarietà sociale, per portare e mantenere la pace e la concordia. Abbiamo ben
compreso quanto sia in linea con questo
messaggio il continuo appello di Papa Francesco ad andare verso chi non viene, a raggiungere le periferie esistenziali. In
particolare, noi ministri ordinati, consapevoli di non essere detentori di un potere, ma
disponibili al servizio, non possiamo che
farci prossimo a chiunque sia in ritardo col
passo o abba>uto arranchi sentendosi emarginato dal mercato del lavoro, non trovi
consolazione in nessuno. Non è forse la
Chiesa un ospedale da campo che rimargina
con l’olio di Cristo le ferite e ritempra col
suo santo crisma ogni fedele corroborato
dalla Cresima? Anche questa è misericordia!
Mi piace concludere questa intervista con
un altro pensiero che i missionari servi dei
Poveri, a>ingendolo dal Beato Fondatore mi
hanno insegnato: “Non ti coricare la sera
senza che la coscienza non ti ricordi di
avere compiuto almeno un’azione buona”.
È con i piccoli gesti d’amore che si riscalda il
cuore, s’illumina la mente, si indica la direzione, si asciuga qualche lacrima.
*Antonio Gaspari,
Dire
ore di Zenit

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Natale 2016

SPIRITUALITÀ

SPIRITUALITÀ

Solennità dell’Immacolata Concezione

LETTERA
DAL DESERTO

LA LUCE DEL CERO VOTIVO ILLUMINA LA SPERANZA
DELLA CITTA’ DI CATANZARO

R

innovata, nella fede e con la preghiera, la devozione alla Madonna Immacolata. Nel rispe>o
di una tradizione, antica di secoli, straordinaria per davvero è stata la partecipazione dei fedeli nei programmati giorni di
festa in onore della Vergine Maria Immacolata, avviati lunedì 28 novembre con la
“salita” della statua della Madonna sul
trono, allestito al centro dell’Altare Maggiore della Basilica,e conclusi giovedì 15
dicembre con la “calata” del Simulacro dal
trono e con la processioneper le navate
della Basilica, re>adai frati conventuali.
«Non ricordo di aver visto mai così tanta
gente negli anni precedenti. E’ certamente
un dono di cui si deve ringraziare il Signore», commenta l’arcivescovo metropolita
Vincenzo
Bertolone,
durante
l’omaggio resocon la deposizione di una
ghirlanda di fiori sul capo della Madonnaposta in cima alla stele monumentale
dei giardini “Mons. Salvatore Durante” in
Corso Mazzini, al termine del solenne
pontificale.
E’ stata festa grande, per davvero, per
l’intero Popolo di Dio, che è in Catanzaro
e che, dall’ormai lontano anno 1661, riconosce la Vergine Immacolata, quale sua
Prote>rice ePatrona principale della Ci>à.
Un lungo periodo di festa, dunque, cara>erizzatodai giorni molto partecipati del
novenario,predicato, nel corso della Santa
Messa delle ore dicio>o, dal M. Rev. P.
Domenico Paole>i, ofmconv., prof. di Teologia Dogmatica al Seraphicum di Roma,
e animato dal coro ”SS. Trinità” dire>o dai
M° Giovanna Massara e Amedeo Lobello.La celebrazione eucaristica della vigiliaè
presieduta damons. Antonio
Ciliberti, arcivescovo emerito di Catanzaro-Squillace, concelebranti i frati della
Basilica, i Canonici e i presbiteri della Vicaria del Centro. Partecipate anche le Sante
Messe dell’Aurora celebrate dal re>ore
della Basilica P. Nicola Coppole>ae dai
Frati Minori Conventuali della Comunità
Francescana, e animate dal coro “L. De
Santis” dire>o dal M° Amedeo Lobello. .
Il solenne pontificale del giorno della
festa è presieduto dall’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace,mons. Vincenzo Bertolone.
All’inizio della celebrazione eucaristica,
una nutrita rappresentanza di sbandieratori del “Gruppo Storico Catanzaro”, indossando gli abiti cara>eristici della storia
antica della ci>à,si porta, in corteo, fin
so>o l’altare, affidando a Mario Mauro il
compito di rileggere l’a>o con il quale gli

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Natale 2016

amministratori del tempo si erano impegnati a rinnovare il voto all’Immacolata
“fino allo spargimento del sangue”.Quindi
il sindaco Sergio Abramo, accompagnato
dai componenti la giunta municipale, accende il cero votivo ai piedi della Vergine
ed implora filiale protezione su tu>a la
ci>à.
A seguire il priore dell’Arciconfraternita “Maria Santissima Immacolata”, Antonio Giulio Frustaci, presenta a mons.
Bertolone i nuovi postulanti che hanno
fa>o richiesta di entrare nella Confraternita:la consorella Anna Maria Potente, che
ha concluso l’anno di formazione, ed i novizi Luigi Marino, Arturo Nardini, Anto-

nio Puleo, Salvatore Fulciniti, Teresa Prato,
Giuseppe Corea e Alessio Potente.
In un “dialogo orante” con Maria «tu>a
bella e concepita senza macchia di peccato»,mons. arcivescovo Bertolone so>olinea, nel corso dell’omelia, che il cultoper
la Madonna Immacolataaffonda le sue radici nell’alto medioevo. «Per questo la
Chiesa ca>olica, fin dal secolo XI, oltre alla
nascita del Tuo Figlio, celebra il momento
dolcissimo e tenero del Tuo concepimento
immacolato. Prima nei monasteri benede>ini del sud dell’Inghilterra e della Normandia, poi in maniera chiarissima subito
dopo il concilio di Londra del 1129, si
canta, giustamente, il Tuo concepimento

Il mondo
della guerra
attende
il Re della pace

immacolato, come Tu stessa avresti poi rivelato a Lourdes, alla gro>a di Massabielle:
‘Io sono l’Immacolata concezione’».
Per chiarire, poi, ancor meglio, il significato del dogma dell’Immacolata, l’arcivescovo Bertolone utilizza l’esempio della
“castagna” proposto dal monaco Eadmero
di Canterburyin un tra>ato scri>o tra il
1120 e il 1124 circa: «Allorché comincia la
sua configurazione sull’albero della propria specie, la castagna è custodita in un
ispido ed acuminato involucro, tu>avia
essa viene alimentata e riscaldata all’interno perché non venga asfissiata dalle
spine. Ora, se Dio può fare questo per una
castagna, dovendosi egli stesso preparare
un tempio in cui poter abitare nel corpo,
nel quale sarebbe diventato un perfe>o
uomo nell’unità della sua persona, non
avrebbe potuto far sì che il corpo di Maria,
pur essendo stato concepito tra le spine dei
peccati, fosse reso totalmente immune
dagli aculei di quegli aculei? Immune da
ogni aculeo del peccato, o Madre misericordiosa, il tuo seno verginale è diventato
la culla della vita redenta e Tu sei, così, diventata l’ultima Eva, la Madre della vita
nuova di tu>i i viventi».
E continuamons. Bertolone: «O Maria,
tu>o è possibile in te, nel tuo corpo imma-

colato, verginale, casto e purissimo.Di
fronte a te, sale dal nostro cuore, ancora avvolto nelle spine del peccato e della colpa,
l’invocazione del salmista: Lavami, e sarò
più bianco della neve (Sal 51,9). Ma tu>o è
possibile anche in noi, devoti della diocesi
di Catanzaro-Squillace. Tu>avia, perché
ciò accada, bisogna che prepariamo bene la
via al Signore, purificando il cuore ed il nostro occhio perché sia idoneo ad incontrare
il suo sguardo e riconoscere in ogni cosa
un’icona dipinta da Dio stesso, che svela,
a>raverso il volto della Alma redemptoris
Mater, la bellezza e la bontà originaria di
ogni cosa voluta dal Padre di tu>o e di
tu>i. Dio, infa>i, può entrare in noi solamente se il nostro occhio è puro, accogliente».
La conclusione dell’omelia,mons. Bertolone l’affida ad un saluto in versi, nel quale
Maria «intra’ mortali» è «di speranza fontana vivace».
Prega il vescovo: Sii, o Maria, «di speranza fontana vivace» per chi sta soffrendo
a causa del terremoto, per le chiese distru>e e per le case rese inospitali;sii, o
Maria, «di speranza fontana vivace» per i
nostri giovani, perché non si spenga mai
nel loro cuore la capacità di pensare e proge>are il loro futuro;sii, o Maria, «di speranza fontana vivace» per gli sposi e le
famiglie, perché non venga meno la dolcezza dell’amore vero, la serenità di un lavoro dignitoso, la generosità nel dono della
vita; sii, o Maria, «di speranza fontana vivace» per chi è senza lavoro e per chi rischia di perderlo; sii, o Maria, «di speranza
fontana vivace» per chi è solo ed emarginato, umiliato e disperato; per chi è perfino
insidiato dal pensiero che la vita stia diventando un peso insopportabile; sii «di
speranza fontana vivace» per la nostra
Chiesa. Ed infine, sii o Maria «di speranza
fontana vivace» per chi amministra la nostra ci>à, perché non manchi mai il coraggio di compiere scelte sapienti, il coraggio
del bene comune».
Luigi Mariano Guzzo

U

rla di guerra, gemiti degli innocenti, tremende realtà sono
ormai abituali alle nostre orecchie. Le famiglie delle vittime però non
si abituano, non hanno pace, non
hanno gioia. Soffrono in attesa di guarigione e ricostruzione attuabili soltanto
con la presenza del Re della pace.
Egli viene non tarderà, ancora pregheremo e Lui dirà: “Eccomi”.
La sua fedeltà incomparabile, incrollabile, inenarrabile, è luce agli occhi nuvolosi, è balsamo per ogni ferita, è
dolcezza sulle amarezze.
L’unica condizione per riceverLo è la
fede. Ecco la chiave che apre le porte
del Cielo e fa venire il Signore della
pace in mezzo agli uomini. “Beata
Colei che ha creduto” perché ancora
nel mistero ha cantato il suo magnificat.
O terra, mondo della guerra, apriti al
Re della pace, Lodatelo e la sua gloria
apparirà. Attenderlo richiede fede.
Chi crede in Lui pregaL l’unica preghiera che rimane senza risposta è
quella che non viene fatta. Auguri ai
cuori che aspettano il Re pacifico.
Suora Contemplativa
di Squillace

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Natale 2016

La Missione Mariana a Squillace Lido

“Se

TERRITORIO

cerchi salvezza, propaga
il Rosario. È promessa di
Maria”: questo diceva il
beato Bartolo Longo, l’apostolo del Rosario. “Il Rosario è un compendio del Vangelo, è contemplare Cristo a>raverso
Maria, è catena dolce che ci rannoda a
Dio, è l’arma spirituale nella lo>a contro il
male, è un cammino verso la santità, è
scuola di vita. Si, perché meditare sulla
vita di Gesù ci fa crescere nella fede e nell’umiltà, nel servizio e nella carità. Alla
scuola di Maria, maestra e modello di vita
spirituale, è possibile incontrare il Signore
e crescere nella fede”. E’ quanto ci hanno
trasmesso l’equipe di missionari, sacerdoti, suore e volontari laici del Santuario
di Pompei, durante la Missione Mariana
del Santo Rosario, svoltasi a Squillace
Lido tra giovedì 1 e domenica 4 dicembre
2015.Sono statigiorni intensi di “esercizi
spirituali” per tu>a la comunità parrocchiale (e non solo), di “pellegrinaggio”, di
profonda preghiera, di contemplazione,
di evangelizzazione.
La Missione Mariana del Rosario, voluta fortemente dal parroco padre Piero
Puglisi e promossa dall’Arcivescovo
mons. Vincenzo Bertolone, è stata organizzata e guidata da Mons. Francesco
Paolo Soprano, dire>ore dell’Ufficio Missione Mariana del Pontificio Santuario di
Pompei.
La cerimonia di accoglienza del prezioso quadro della Vergine pellegrina del
Santo Rosario, copia della sacra immagine venerata nel Santuario, si è svolta in
piazza Aldo Moro, giovedì 1 dicembre
alla presenza del sindaco do>. Pasquale
Muccari, del Luogotenente dei Carabinieri maresciallo Antonio De Nardo, del
Comandante della Polizia Municipale
Franco Sante Polito, e di numerosi fedeli,
sacerdoti e devoti della Madonna. In processione fino alla chiesa parrocchiale, la
sacra Immagine, è stata trasportata a
spalla da una rappresentanza di giovani,
papà e mamme e da un lungo corteo di
bambini e popolo di Dio.
Ha poi fa>o seguito una solenne concelebrazione eucaristica presieduta da Sua
Eccellenza, Mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo Prelato di Pompei, dando così
ufficialmente il via alla Missione. L’omelia pronunciata da Mons. Caputo ha ben
definito il significato della Missione Mariana e ha dato un’impronta forte all’esperienza mariana. Durante la cerimonia
religiosa e dopo l’omaggio floreale alla
Madonna da parte dei bambini, il Sin-

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Natale 2016

daco, come segno di devozione alla Vergine, ha acceso il cero votivo consegnando le chiavi simboliche della Ci>à e
affidando nelle sue mani, con profonda
commozione, l’intera comunità squillacese. A seguire la preghiera del Santo Rosario di Pompei con i Misteri della Luce,
al termine della quale, il Vicedelegato per
le Missioni Mariane, don Rosario ha affidato a Maria i bambini, i giovani, gli anziani, gli ammalati e le famiglie
bisognosedella comunità parrocchiale di
San Nicola Vescovo. In serata, dopo la visione del film: “Pompei la Valle dei Mira-

coli”, c’è stato il Rito di Benedizione delle
Corone del Rosario, l’esame di coscienza
e la preghiera “Buonano>e a Maria”.
La giornata di venerdì 2, ha avuto inizio con il “Buongiorno a Maria” e subito
dopo,la recita dei Misteri della Gioia, con
la partecipazione dei ragazzi della Scuola
Secondaria di I° Grado. Poi la visita nelle
scuole per invitare i piccoli fedeli agli appuntamenti previsti con i missionari. Un
salto alla scuola dell’Infanzia per pregaree cantarecon i bambini e le loro insegnanti; molto acute le domande rivolte ai
missionari da parte dei più piccoli, sul
ruolo della Madonna nella nostra vita e
sul significato della Missione. I Missionari, alle 10,30 si sono incontrati con gli
Operatori sociali e gli ospiti della Fondazione Ci>à Solidale onlus di Catanzaro, ai
quali hanno spiegato l’importanza della
preghiera nel ruolo dell’educatore e per
vivere efficacemente le opere di carità ed
il servizio.Dopo la preghiera del Rosario
con i Misteri della Luce e la novena di Impetrazione,è seguita la Supplica alla Beata
Vergine di Pompei,“l’ora di Squillace
Lido”.Così è stata definita da monsignor
Soprano, “l’ora del mondoè diventatal’ora di Squillace Lido”.“La preghiera
della Supplica viene recitata due volte
l’anno: -spiegava il responsabile della
Missione - l’8 maggio e la prima domenica di o>obre e viene chiamata “l’ora del

mondo” perché in queste due domeniche,
a mezzogiorno, tu>o il mondo cristiano è
in preghiera, ma adesso, per voi, è diventata “l’ora di Squillace Lido”.Questo momento è stato vissuto dai parrocchiani e
dai fedeli che sono giunti ad onorare la
Madonna anche dai paesi vicini, anche sabato 3 e domenica 4.
Molto sentita è stata, nel pomeriggio,
l’Adorazione Eucaristicain compagnia di
Maria, la Madre che ha messo al mondo il
Pane della Vita, la Donna eucaristica. Così
come pure, molto partecipata è stata la
Veglia Mariana, sabato 3, preparata e animata dalla Corale “Stella Maris”. Canti e
testi poetici, hanno aiutato a pregare e rifle>ere sulla vita di Maria, dall’Annunciazione all’Ascensione in cielo. Alla
Concelebrazione Eucaristica delle 18,15,
presieduta da don Maurizio Aloise, ProVicario Generale dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, i volontari dell’Unitalsi
della So>osezione di Catanzaro, i quali
hanno affidato alla Vergine, con una preghiera, tu>i gli ammalati.Nella tarda serata, prima dell’esame di coscienza e la
Buonano>e a Maria, c’è stata la preghiera
del Rosario per la Pace Universale. Pace
nel cuore, nelle famiglie, nelle ci>à, nelle
regioni, nella nazione, nel mondo. Pace
nella stessa comunità ecclesiale.Programma intenso anche per la terza giornata di Missione, carico di celebrazioni, di
riflessioni. Prima della visita agli ammalati e alle mamme che hanno partorito da
poco, c’è stato il Buongiorno a Maria e la
preghiera del Santo Rosario con i Misteri
della Gioia. A questo momento hanno
partecipato i bambini della Scuola Primaria e i loro insegnanti.Alle 10,00 i Missionari si sono incontrati con oltre quindici
sacedoti della Forania di Squillace, con i
quali hanno rifle>uto sulla “Rosarium
Virginis Mariae”, la Le>era Apostolica sul
Rosario di S. Giovanni Paolo II e hanno
recitato insieme il Santo Rosario. Durante
la celebrazione eucaristica presieduta da
S. E. Mons. Antonio Cantisani, Arcivescovo Emerito di Catanzaro-Squillace era

Un libro
nel ricordo di
Don Dante
Sabinis

E’ un racconto di una vita in
grado di parlare ai cuori, quella
di Don Dante Sabinis. Dall'infanzia a

TERRITORIO

presente la Milizia dell’Immacolata di Catanzaro, i Sacerdoti della Forania e le
Suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo del Monastero “Vivarium” di
Squillace, che hanno animato la liturgia.Nel pomeriggio, i bambini e i ragazzi
del catechismo, hanno ascoltato la storia,simpaticamente raccontata dai Missionaridel quadro della Madonna del
Rosario di Pompei e del Beato Bartolo
Longo, fondatore del Santuario e della
Nuova Pompei. Prima della Concelebrazione Eucaristica, presieduta dal Vicario
Generale dell’Arcidiocesi di CatanzaroSquillace, Mons. Raffaele Facciolo, i fedeli
hanno pregato il Santo Rosario con i Misteri della Gioia.Monsignor Soprano, riprendendo il brano del Vangelo di Luca
ha spiegato il significato del pellegrinaggio della Sacra Immagine. “Luca- ha de>o
Stilo, cercando il Creatore
nel Creato, agli studi romani, dal ritorno in Calabria all'esperienza
sacerdotale, affrontata con
incredibile intensità. Luciano Regolo che ne è
stato figlio spirituale l'ha ricostruita con amore e gratitudine. Don Sabinis dal
1971 al 2006, anno della
sua scomparsa, è stato
parroco di Santa Teresa dell'Osser-

il sacerdote -ci parla di due viaggi fa>i da
Maria. C'è un terzo brano, non scri>o,
quello che stiamo vivendo, il viaggio di
Maria in questa parrocchia, la visita della
Madre del Signore a questa comunità cristiana”.Nella ma>inata di domenica 4 dicembre, Sua Eccellenza mons. Vincenzo
Bertolone, ha concluso questo evento di
grazia, con la Celebrazione Eucaristica:
“Questa missione- ha affermato il Vescovo -deve essere un motivo di conversione, per poterci accostare al Signore,
a>raverso Maria, come Lui vuole”.Al termine, i missionari hanno donato alla comunitàdue Icone: una raffigurante la
Vergine del Rosario e l’altra il Beato Bartolo Longo. La chiesa di Squillace Lido
non poteva contenere i numerosissimi fedeli giunti dalle parrocchie della Diocesi e
il saluto alla Vergine è stato fa>o nel piazzale esterno. La Supplica, l’ora di Squillace Lido,in quel momento era diventata
l’ora della Diocesi. Commozione, applausi,canti, sventolio di fazzole>i bianchi,con l’immagine della Madonna di
Pompei e il volo della Corona del Rosario, realizzata con i palloncini ad elio,
bianchi e azzurri, hanno reso festosa e
commovente la partenza della Sacra Immagine.La parrocchia San Nicola Vescovo, nei giorni di Missione, è stata un
vero e proprio cenacolo di preghiera.
Giorni di intensa spiritualità e di condivisione della fede per gli abitanti di Squillace Lido e per i fedeli della Diocesi che
sono accorsi. I Missionari hanno fa>oconoscere a tu>i cos’è la spiritualità del Rosario, hanno aiutato ariscoprire la
bellezza della recita del Santo
Rosario,hanno fa>o meditare e contemplare la figura di Maria nel Mistero di Cristo e la Sua presenza nella vita della
Chiesa. Incastonata nel cammino dell’Avvento, questa esperienza è stata un
“bagno spirituale” propizio per rigenerare i cuori e renderli più pronti alla venuta del Salvatore.
Marilena Teti
vanza a Catanzaro, formando migliaia
di bambini e giovani alla gioia cristiana.
La passione per la liturgia, la chiesa e
la famiglia, la sua e quella variegata
composta delle molte dei suoi parrocchiani, furono i "poli" di un'incredibile
energia profusa anche all'interno della
Curia catanzarese, come cancelliere,
ruolo per il quale accolse San Giovanni
Paolo II nella sua visita a Catanzaro
nel 1984. Sino all'ultima pagina e oltre
riecheggia il motto di don Dante: «Viva
Gesù». (Rubbettino editore)

13

Natale 2016

In

L’ARCIVESCOVO BERTOLONE CELEBRA NEGLI OSPEDALI DELLA CITTÀ
TERRITORIO

occasione delle prossime festività natalizie,Mons. Arcivescovo
Vincenzo
Bertolone,lunedì 12 dicembre, ha visitato i
pazienti dell’Azienda ospedaliera“Pugliese-Ciaccio”. Ha celebrato due sante
Messe nelle rispe>ive cappelle, lasciando
un messaggio di speranza e di amore, fru>o
dell’anno giubilare della misericordia.
Alle 9,30 è stato presso il Presidio
“Ciac¬cio”. La celebrazione liturgica, animata dal coro di Pontegrande e dai gruppi
di volontariato, è iniziata con le parole di
accoglienza da parte del cappellano Don
Antonio Vasapollo. Nell’omelia l’Arcivescovo si è soffermato sul tema della speranza cristiana, che sostiene il malato nel
suo percorso di guarigione e gli operatori
sanitari nel loro approccio terapeutico con
gli ammalati, sopra>u>o quando la malattia è del tipo oncologico. Alla fine il Commissario straordinario dell’Azienda, do>.
Giuseppe Panella, ha ringraziato l’Arcivescovo, affermando che la sua visita pastorale e la preghiera, in occasione del
Natale,sono im¬portanti e a>esi, non solo
dai sa¬nitari del nosocomio, ma anche da
tu>i i degenti, perché «questo appuntamento ogni volta infonde forza e motivazione a chi vive tra le corsie dell’ospedale».
Subito dopo l’Arcivescovo è passato consolando e benedicendo gli ammalati del reparto di oncologia.
Alle ore 11 l’Arcivescovo si è portato
presso il Presidio “Pugliese”, dove ha visitato gli ammalati del reparto di Cardiologia, accolto dal Dirigente do>. Francesco
Cassadonte.
Alle 11,30 la celebrazione eucaristica,
concelebrata da Padre Carlo Fotino, Padre
Danilo Rizzo, Don Bruno, Padre Pasquale
Pitari, e dal diacono Don Sergio Pujia. La liturgia è stata animata con il canto da parte
della signora Donatella e di suo marito
Walter Frangipane. Il cappellano Padre Pasquale ha rivolto all’Arcivescovo parole di
stima per la sua sensibilità pastorale verso
gli ammalati, e lo ha invitato a dire una parola di sostegno sul tema della misericordia, la vera anima di ogni cura.
L’Arcivescovo ha accolto l’invito e, durante
l’omelia, (a braccio) ha rivolto queste parole:
“La parola misericordia è il cuore di Dio,
il cuore del Vangelo, è Dio stesso, è Gesù
Cristo. Se avessimo più misericordia, ci sarebbe più capacità di dialogo, di perdono e
di comprensione, non avremmo guerre.
Dove c’è misericordia, in famiglia e in ogni
luogo, si superano tu>i i momenti di difficoltà. Anche la mala>ia si vive in un modo
diverso. La misericordia comba>e l’egoismo umano, contro il quale tu>i dobbiamo
comba>ere, perché il nostro individualismo

14

Natale 2016

I primi due dialoghi al MUSMI di Catanzaro

La bellezza dell’amore umano,
immagine della divina bellezza

TERRITORIO

Segnali di
fede
di Egidio Chiarella

Ritornare ai
“giusti sentieri”!

É

“T
è il nemico numero uno dell’uomo, sia a livello sogge>ivo e sia a livello sociale. La celebrazione del santo Natale deve farci
pensare questa verità: la nascita di Gesù è
il dono più bello che Dio ha fa>o all’uomo;
ha portato nella storia l’uguaglianza degli
uomini, l’affermazionedei diri>i umani e la
scomparsa della schiavitù. Sopra>u>o
Gesù ha portato nelle relazioni umane l’amore, che tu>o muove e tu>o trasforma.
Quando si sperimenta questo amore, il nostro cuore canta. Il Natale ci invita a chiederci: qual è il senso della nostra vita?
Ravvivando la nostra fede, il nostro rapporto con gli altri diventa espressione di
amore, e le opere di misericordia diventano
esplicitazione di questo amore. Il lavoro
non è più solo “dovere”, perché è animato
dall’amore. Chi pensa solo a sé stesso, spiritualmente parlando, non cresce. Chi, al
contrario, si sforza di avere un cuore
grande, cresce e fa crescere, si aiuta ed
aiuta. Me>iamo, pertanto, al centro della
nostra vita le opere di misericordia corpo-

rale e spirituale. Facciamo ogni giorno un
gesto di carità con il cuore di Dio. Purtroppo, da due secoli l’Europa cerca di buttare via Dio dalla vita degli uomini e ha
fa>o del Natale un fa>o commerciale. Non
è questo il Natale cristiano. Il bambino
Gesù ci invita ad essere piccoli, semplici,
umili, sintonizzando il nostro cuore con il
cuore di Dio”.
Il messaggio dell’Arcivescovo è stato
molto apprezzato da tu>i gli astanti. Il
Commissario do>. Panellaha esplicitato
questo apprezzamento dicendo: «Lesue parole, Eccellenza, fanno tanto bene all’Ospedale, in quanto aiutano a rafforzare di
umanità, di speranza e di amore l’esercizio
della professione medica nel rapporto con il
malato». Monsignor Bertolone ha concluso
augurandochela festività natalizia possa
rendere tu>i migliori nelle relazioni
uma¬ne, pensando all’amore con cui Dio ha
amato nel suo Figlio Gesù.
Pasquale Pitari

u sei amore perfe>o” (#lamorealtempodellanoncredenza) è un
proge>o pastorale promosso dall’Ufficio Diocesano per la Pastorale Universitaria, Educazione Ca>olica, Scuola,
dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace in
collaborazione con il Movimento Apostolico
ed è rivolto a giovani coppie credenti (e non)
che vivono dentro e fuori le nostre comunità
cristiane. Si è cominciato il 20 novembre per
proseguire l’11 dicembre e, nel 2017, l’8 gennaio, il 12 febbraio e il 12 marzo.
L’iniziativa, illuminata dalla recente Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” di papa
Francesco, nasce per favorire l’accoglienza,
l’accompagnamento, il discernimento, e l’integrazione delle giovani famiglie all’interno
della comunità cristiana, in vista della riscoperta della loro missione umana e cristiana.
I dialoghi di “Tu sei Amore perfe>o” si presentano perciò come un’indagine a tre voci
su Dio e sull’uomo creato a sua immagine:
una introduzione teologico-veritativa; alcune testimonianze di esperti e protagonisti
nei vari se>ori tra>ati; un dialogo aperto con
i partecipanti, fa>o a>raverso uno stile agile
e dire>o. Ricorda infa>i il Santo Padre: “non
abbiamo fa>o un buon accompagnamento
dei nuovi sposi nei loro primi anni, con proposte ada>e ai loro orari, ai loro linguaggi,
alle loro preoccupazioni più concrete” (AL
35).
Così, nello spirito dell’Evangelii Gaudium
che espressamente chiede: “le stru>ure della
Chiesa diventino tu>e più missionarie, che
la pastorale ordinaria in tu>e le sue istanze
sia più espansiva e aperta, che ponga gli
agenti pastorali in costante a>eggiamento di

‘uscita’ e favorisca così la risposta positiva
di tu>i coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia” (n. 27), si analizzeranno vari aspe>i
dell’amore cristiano e coniugale, senza perdere il conta>o con l’intera famiglia umana.
I primi due dialoghi, tenuti all’interno della
sala conferenze del MUSMI, posta all’interno del parco della biodiversità della ci>à
di Catanzaro, il 20 novembre 2016 e l’11 Dicembre 2016, sono stati incentrati sull’amore
tra uomo e donna, nella luce del mistero del
Dio Trinità e su alcuni aspe>i della missione
della famiglie nel mondo. Dopo un’introduzione curata dal teologo don Domenico
Concolino, si è guardato all’amore delle famiglie cristiane verso gli ultimi della terra
con la relazione del Do>. Luciano Trovato,
Presidente del tribunale dei minorenni di
Catanzaro, dal titolo: “Per una cultura dell’accoglienza. Adozioni, affidi, diri>o all’origine” (20 novembre), e con quella della
Do>.ssa Silvia Stilli, portavoce dell'Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale, che ha
parlato su: “Cooperazione internazionale:
sogge>i, strumenti, proge>i”(11 Dicembre).
Le relazioni sono state seguite con interesse
da una platea numerosa e motivata. L’immagine che ne è venuta fuori, nella cornice
dello splendido parco ci>adino, è quella di
una chiesa viva, giovane che vuole confrontarsi con le professionalità e le competenze
più varie, aprendosi a diversi punti di vista,
senza rinunciare, però, alla propria specifica
identità, alla pienezza veritativa del Vangelo
di Cristo.
Gesualdo De Luca

necessario, in questo periodo natalizio, rafforzare
in ognuno di noi una consapevolezza non piùrinviabile.
C’è infatti da capire fino in fondo
che senza un “sentiero divino”, all’interno della società odierna, si
indebolisce ogni tracciato umano,
pur scintillante nella sua curata
apparenza.
Se l’uomo continueràa cancellare dalla storia ogni valore soprannaturale, si rischia di
disconoscere lo stesso Autore di
ogni cosa che ruota dentro e fuori
la vita dell’umanità. Una resa alla
materialità incondizionata, che se
da una parte da l’idea di un controllo diretto di quanto si sviluppi
intorno alla quotidianità sociale,
politica ed economica, dall’altra
impoverisce il senso alto dell’esistenza umana.
L’uomo così si accontenta di essere piccolo dinnanzi all’infinito
trascendentale che lo comprende
e lo precede, per sembrare di essere grande nelle sue azioni terrene correnti.
La luce che segue la nascita del
Messia sia da stimolo per fermare
il buio etico che campeggia su
una collettività addormentata, con
un cuore all’ammasso e supporter di un relativismo che copre la
veritàdi riscatto annunciata dal
profeta Isaia. La cecità umana
dinnanzi al mistero della nascita
di Cristo Gesù apre spazi a nuove
strategie demoniache. Scienza
militare infernale pronta a falsare
la vera luce e ad ingannare, servendosi anche degli strumenti innovativi, ogni cuore privo di una
fede convinta.
Il mondo così cammineràdi tenebra in tenebra, perdendo il suo
chiarore spirituale e con esso
quello morale.
Il Natale permette ad ognuno di
ritornare ai “giusti sentieri” e rinascere!

15

Natale 2016

Un musical per riflettere sull'accoglienza,
organizzato da Fondazione Città Solidale

EVENTO

È

possibile aiutare i ragazzi a riflettere sul dramma dell'immigrazione,
guidarli
in
un
approfondimento che serve a superare i
pregiudizi, in un modo diverso dal consueto, più vicino al loro stile ed alle loro esigenze formative?
Con queste domande, che costituiscono
una vera e propria sfida educativa, la Fondazione Ci>à Solidale ha organizzato un
musical ispirato al testo di Fabio Geda "Nel
mare ci sono i coccodrilli".
Lo spe>acolo si è tenuto il 1° dicembre
nell'Auditorium Casalinuovo, con la partecipazione di circa 500 ragazzi di alcune
scuole superiori della ci>à (il Liceo Scientifico Siciliani, il Liceo Classico Galluppi, l'IIS
Fermi, l'ITAS Chimirri, l'Istituto Tecnico
Agrario, l'IIS Petrucci-Ferraris-Maresca) accompagnati dai loro docenti.
Il testo da cui si è partiti (che molti ragazzi hanno già le>o e sicuramente molti
altri leggeranno) racconta la storia vera di
Enaiatollah, un bambino afghano che è costre>o dalla guerra a fuggire dalla sua casa
e dal suo paese e ad affrontare, da solo, le
incognite di un viaggio pieno di difficoltà.I
"coccodrilli" del titolo sono il nome che
Enaiat, ed altri suoi coetanei in fuga, danno
proprio a queste difficoltà, di cui il mare
nero che a>raversano è minacciosamente
pieno.
Tanti i confinioltrepassati e tante le disavventure del bambino, prima di arrivare
in Italia, dove ha finalmente trovato una
casa ed una famiglia che lo ha accolto e che
lo ha aiutato a riprendere i conta>i con la
famiglia che aveva lasciato.
La storia di Enaiat è stato lo spunto per
rifle>ere su tante altre storie di emigrazione, disperazione e speranza, che sono le
storie di tu>i coloro che sono costre>i a lasciare il loro paese e chiedono asilo nel nostro o in altri paesi europei e del mondo.
Brani del libro con le tappe fondamentali
della storia, video ed immagini hanno aiutato i ragazzi ad entrare in un percorso di
conoscenza sicuramente diverso ecertamente efficace, e loro sono stati disponibili
ad iniziare questo cammino, esprimendosi
con il linguaggio che è loro: gli applausi, le
mani alzate per seguire il ritmo, le luci dei
cellulari accese per punteggiare il buio della
sala e so>olineare un momento importante.
Un grande aiuto nella riflessione è stato
offerto dal gruppo musicale Agapè, di Messina, che si ispira allo storico gruppo del
GEN Rosso (nato alla fine degli anni '60 dal
Movimento dei Focolari) e che utilizza la
musica per testimoniare i valori della pace,
dell'accoglienza, dell'integrazione di ogni

16

Natale 2016

diversità. Il gruppo, con pezzi noti (di Pelù,
Ligabue, Jovano>i, De Andrè e Pink Floyd)
eseguiti peraltro magistralmente e pezzi
meno noti ma coinvolgenti del GEN Rosso,
ha intervallato i brani le>i dagli a>ori Josephine Carioti e Alessandro D'Acrissa.
Anche la scelta di questo gruppo per animare la ma>inata non è stata casuale: il
gruppo, oltre a veicolare nella musica messaggi formativi, è infa>i impegnato nel sostegno di stru>ure di accoglienza per
disabili (a cui devolve parte del ricavato di
ogni concerto).
La cosa più interessante ed emozionante
per tu>i è stata comunque la possibilità di
ascoltare la testimonianza di Mapo, un ragazzo del Camerun, costre>o anche lui
come il piccolo Enaiat a lasciare la sua terra
e la sua famiglia.
Mapo ha raccontato la sua storia, che
aveva appuntato per paura di comme>ere
errori in una lingua che ha imparato ma di
cui ancora non è pienamente padrone, in
una sala gremita di ragazzi improvvisamente tu>i silenziosi, a>enti ed accoglienti,
come hanno dimostrato con l'applauso
scrosciante che è scoppiato quando Mapo
ha finito di parlare. Una "standing ovation"
con cui il giovane pubblico ha espresso la
sua affe>uosa vicinanza al coetaneo di un

altro colore.
Mapo era in un certo senso il portavoce
di altri ragazzi che pure erano presenti in
sala, stranieri rifugiati o richiedenti asilo
che sono ospitati in alcune stru>ure di accoglienza gestite dalla Fondazione Ci>à Solidale.
P. Piero Puglisi, Presidente dell'organizzazione onlus che è nata nel 1999 e che da
allora accoglie ed offre servizi a persone in
difficoltà, molte delle quali straniere, ha salutato e ringraziato i ragazzi presenti, i loro
docenti ed i Dirigenti Scolastici che si sono
dimostrati sensibili all'iniziativa, dichiarandosi anche personalmente colpito dall'attenzione e partecipazione con cui i giovani
hanno saputo cogliere gli spunti offerti.
P. Piero ha anche spiegato che questa iniziativa è la prima tappa di un percorso che
continua con la possibilità di realizzare
nelle scuole che ne faranno richiesta, incontri nelle classi con la presenza di ragazzi
stranieri e di mediatori culturali, e con il
lancio del 4° Premio Ci>à Solidale. La presentatrice, la giornalista Rossella Galati, ha
spiegato che si tra>a di un Concorso a cui
potranno partecipare gli alunni di tu>e le
scuole superiori della provincia. Il tema del
Concorso è: "Benvenuto a te! Impariamo
l'arte dell'accoglienza e dell'integrazione"
(con un'a>enzione specifica alla tematica
dell'accoglienza delle persone straniere ed
in particolare dei rifugiati e richiedenti
asilo, ma anche con uno sguardo più generale al rispe>o ed alla convivenza di tu>e le
diversità).La partecipazione prevede la realizzazione di un video/cortometraggio di
max 10 minuti sul tema del Concorso.I
Premi saranno consegnati in un'iniziativa
pubblica che si terrà nel mese di maggio
2017. Dunque, arrivederci al mese di maggio.
Antonella Ale/a


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