File PDF .it

Condividi facilmente i tuoi documenti PDF con i tuoi contatti, il Web e i Social network.

Inviare un file File manager Cassetta degli attrezzi Ricerca PDF Assistenza Contattaci



kokura hibun .pdf



Nome del file originale: kokura-hibun.pdf
Autore: Online2PDF.com

Questo documento in formato PDF 1.4 è stato generato da Writer / LibreOffice 5.2, ed è stato inviato su file-pdf.it il 15/01/2017 alle 21:50, dall'indirizzo IP 93.34.x.x. La pagina di download del file è stata vista 1039 volte.
Dimensione del file: 876 KB (10 pagine).
Privacy: file pubblico




Scarica il file PDF









Anteprima del documento


KOKURA HIBUN
Introduzione
Il Kokura hibun è una stele funeraria dedicata a uno spadaccino giapponese vissuto a cavallo tra il 1500 e il
1600. Attualmente non ho trovato traduzioni in italiano e dalle ricerche effettuate credo che esistano solo
trascrizioni in giapponese corrente (ma non saprei quantificare le differenze tra la scrittura del 1600 e quella
moderna), in inglese oltre che ovviamente nel giapponese inciso su quella pietra. La prima traduzione in
inglese a cui ho avuto accesso è stata quella riportata nel libro di William de Lange, 'Miyamoto Musashi: a
life in arms'. La traduzione che verrà presentata si baserà sul testo ricavato dal Bukoden tradotto da de Lange
visto che coincidono. Questo autore è uno esperto di letteratura e cultura classica giapponese e ha
pubblicato molti libri su Musashi e sulla storia dei samurai.
Tuttavia non è l'unica e non è la prima, a differenza di quello che viene riportato nella copertina
dell'edizione in inglese. Facendo una ricerca sul clan degli Yoshioka, titolari di una delle più famose e forti
scuole di kenjutsu della storia giapponese, nonché epici avversari del clan Musashi (e viceversa), trovai un
articolo,' Ichijoji: The last of Yoshiokas 1-2'(1). Qui erano riportate differenti tradizioni del famoso scontro
tra gli esponenti dei due clan. Era riportata anche la traduzione completa di questo monolite nel paragrafo
relativo alla presentazione di Musashi. Il testo era compreso nell' Honcho Bugei Shoden ed esattamente
stiamo parlando del capitolo 6 intitolato ' Arts of war in time of peace'. Questo capitolo, e non solo, fu
tradotto da John M. Rogers nella Monumenta Nipponica, Vol. 46, No. 2 (Summer, 1991), pp. 173-202(2) ed è
accessibile previa registrazione su JSTOR. Tornando a noi, la differenza nelle due traduzioni non è
ovviamente nel significato delle singole frasi ma nello stile discorsivo. La traduzione di de Lange è forse
più legata al linguaggio tradizionale, elegante e formale che richiede un' opera del genere e perciò tradurlo
non è stato sempre molto facile. Per comprendere il significato reale di certe frasi ho dovuto leggere la
traduzione di Rogers, più fluida che utilizza un inglese più corrente. Ripeto, il significato è reso identico
nelle due traduzioni, che sono ben fatte. Nei casi in cui ho eseguito delle comparazioni per una maggiore
chiarezza, la traduzione è stata fatta cercando di ricalcare esattamente lo stile di de Lange.

La storia
Per la storia di questo monumento è il caso di far parlare de Lange stesso: “ Il Kokura hibun è un lungo
epitaffio che celebra la vita, le imprese, e l'indole di Miyamoto Musashi. Inciso su un monumento di pietra
simile ad un obelisco, di quindici piedi [ di altezza], sorveglia lo stretto do Shimonoseki.
Il monumento di Kokura fu eretto nel 1654, su iniziativa del figlio adottivo di Musashi, Miyamoto Iori, nove
anni dopo che Musashi morì. Esso si erige sulla cresta di Temukeyama (Tamukeyama), una collina di
duecento piedi di altezza, nella periferia di Akazaka, nel distretto settentrionale del porto di Kokura. Alla
lontana, sporgendosi da dietro l'isola di Hikoshima verso nord-ovest, uno può appena scorgere l'isola di
Funashima, il luogo del più famoso duello di Musashi.
Benché la provenienza del suo testo sia incerta, si crede che il Kokura hibun sia stato scritto da Akiyama
Wanao (1618-73), abate del tempio di Taisho a Kumamoto.” (p.153) (3)
Nota 2 dell'introduzione: “ Il monumento di Kokura può essere visto oggi e benché sia piuttosto sbiadito
dai danni causati dall'usura è ancora decifrabile. Il primo resoconto che riporta il Kokura hibun in pieno è il
Bukoden. Una piena trascrizione in giapponese dell' iscrizione è riprodotta nel Miyamoto Musashi
zensho,292 di Matsunobu Ichiji” (p.194) (4)
Infine, la spiegazione che dà il Bukoden del monumento:
“L'Origine dell' Epitaffio del Monumento di Kokura
Nella primavera del diciassettesimo anno di Kanei [1640], quando aveva cinquantasette anni, Musashi venne
a Higo in risposta alla richiesta di Lord Hosokawa Tadatoshi. Prevedendo la sua fine, egli eresse una pietra
tombale su una collina affacciata sul castello di Kokura e andò ad Higo.
Fu dieci anni dopo, il 19 aprile del terzo anno di Shoo [ 4 giugno 1654], che Miyamoto Iori eresse l'Epitaffio
monumentale, il quale fu composto da Akiyama Wanao, abate del tempio di Taisho a Higo” (p.54-55)(5)
Ecco di seguito il testo in inglese tratto dal libro Bukoden tradotto da de Lange che è uguale a quello
contenuto nel libro, Miyamoto Musashi; a life in arms, sempre di de Lange:
1

Looking up a the Heavens the True and Perfect Art of Heiho is Eternal, Even in Death.
Heihosha Without Equal under the Heavens
Epitaph of Shinmen Musashi Genshin, last descendant of the Akamatsu of Harima.
Died at Kumamoto in the province of Higo on May 19 in the second year of Shoho [June 13,
1645].
Erected with respect on April 19, in the third year of Shoo [June 4, 1654] by his pious son.
“ Look for the chances and respond to the changes,” this is the way of the accomplished general.
The practice of the martial arts and the study of soldiery are the preoccupation of an army. Who
was it that let his heart play at the gate of bun and bu, that let his hands work on the practice
grounds of the martial arts, and gained fame for his courage in doing so? It was the nobly born
Musashi Shingen, scion of the Shinmen, last descendant of the Akamatsu of Harima, the man
whose Buddhist name is Niten. By nature he had a magnanimity of heart that did not care about
trifles.
Truly, was this not the man called Musashi Shingen?
He became the progenitor of the Niten art of heiho. The Buddhist name of his father, Shinmen,
who came from a house known for its mastery of the jitte, was Muni. This tradition was passed on
to Musashi, who, as a result of training from dusk till dawn, came to understand that the jitte was
many times more efficient than a single sword. However, the jitte was not a conventional weapon,
whereas it was normal for samurai to wear two swords. And since there was no harm in applying
the principles of the jitte to the art of fighting with two swords, he chose to abandon the tradition
of fighting with the jitte and founded one in which one fought with two swords. Musashi was a
truly great swordsman. Whether he wielded a shinken or a bokuto, none could escape him, either
by ducking or by running away. The force of his thrust resembled an arrow from a crossbow, and
even the great Yoyu would not have been able to surpass him.
Musashi was a consummate master of the art of heiho,the embodiment of valor. Thus, at the age
of thirteen, he challenged to a duel a man by the name Arima Kihei, a Shinto-ryu swordsman from
Harima, and defeated him instantly. Then, in the summer of his sixteenth year, he went to the
province of Tajima. There, he challenged another swordsman and struck him dead in the blink of
an eye, so that before long his name was known throughout town.
Afterwards, Musashi, went up to Kyoto, where lived the Yoshioka, known as The Foremost
Heihosha in Japan. Musashi challenged them, and fought for his honor with a Yoshioka
descendant by the name of Seijuro on the grounds of the Rendai temple outside the capital. It was
supposed to be a real contest but Musashi floored Seijuro with a single blow of his bokuto,
causing the latter to pass out. And because it was agreed beforehand that they would only
exchange a single blow Musashi did not take Seijuro's life. The latter's deshi came to his aid,
lifted him on a stretcher, and took him home. There, he was given various medical treatments and
eventually recovered. In the end, he abandoned the martial life and took the tonsure.
However, Yoshioka Denshichiro, too, left Kyoto to fight it out with Musashi. He attacked Musashi
with a five foot long bokuto. Seizing the opportunity, Musashi wrested the bokuto from him and
struck him with his own weapon, so that Denshichiro fell to the ground and expired.
The followers of the Yoshioka school were filled with bitterness, conspiring among themselves
saying: “We cannot stand up to him with technical skill alone. Let us therefore resort to tactics.”
And thus, feigning that they had come to practice, Yoshioka Matashichiro and his deshi awaited
Musashi in ambush outside Kyoto at Kudarimatsu. There were several hundreds of deshi, intending
to kill Musashi in a single attack with weapons, as well as bows and arrows. Musashi, however, had
2

a talent for anticipating such events and, seeing through their dishonest scheme, he secretly said to
his deshi: “This is no affair of yours, quickly leave this place. Even if my sworn enemies had
assembled an army, to me it would be no more than a drifting cloud, so why should I fear them?”
And when Musashi proceeded to scatter his enemies apart it seemed as if a wild dog was chasing
away wild beasts. When Musashi returned to the capital having displayed his powers all its citizens
were in awe. His gallant vigor, his superior calculation, the singlehanded defeat of a vast force,
these were the marvelous exploits of a man of war.
Now, prior to this, successive generations of the Yoshioka clan had served as fencing instructors to
the shogun. They were called “The Foremost Heihosha in Japan.” In the time of Shogun Yoshiaki
Musashi's father, Shinmen Munisai, was summoned to the capital and ordered to duel with the
Yoshioka. Of the three bouts the Yoshioka swordsman won once, while Munisai won twice. In
reward for this he received the title of “Heihosha Without Equal in Japan.”
As a result of Musashi's arrival in Kyoto and the subsequent successive defeats of the Yoshioka
swordsmen, the Yoshioka school of swordsmanship ceased to exist.
Now, near here there lived a master swordsman whose name was Ganryu. When Musashi made it
known that he wanted to duel with Ganryu the latter proposed that they fight with real swords. But
Musashi responded saying: “Feel free to use a real sword and display your skills with it, but I will
fight with the bokuto and reveal its secrets.” And thus both men solemnly pledged in writing that
they would meet in duel on Funashima, an island in the sea between the provinces of Buzen and
Nagato. And it was there that both men met at the same time. Ganryu came charging toward
Musashi wielding his three foot longsword, executing all the techniques he had to his disposal. But
Musashi struck him dead with one single blow of his bokuto, and with a speed that seemed faster
than lightning. Since Ganryu died on this island the people henceforth referred to it as Ganryu
island.
From his thirteenth year until the prime of his life Musashi fought more than sixty duels without
ever being beaten. He would invariably say that “ In order to seize victory, one has to strike one's
opponent the very moment they raise their eyebrows in surprise.” And each time he met with
someone in duel he lived up to this dictum. From of old thousands, nay tens of thousands have met
in duel. However, except for Musashi, I have never heard of anyone to squarely face a great
swordsmen and strike him dead, be it in the present or the past, in the capital or in the countryside.
By now Musashi's reputation has spread throughout the country and such is the extent of his
undiminished fame that is impressed on the minds of present day people though the oral traditions
of their elders. Truly, is it not a marvel, is it not a mystery? Indeed, the excellence of his precocious
talent is unparalleled.
Musashi would often say that the art of heiho should mature in one's hands and govern one's heart,
and that as long as one remains utterly unselfish and impartial one can command armies in the
field and that even the affairs of state need not be difficult. Musashi's valor at the time of the
rebellion started by Lord Ishida Mitsunari, the favorite of Taiko Toyotomi Hideyoshi, or at the time
of the disturbance caused by Lord Toyotomi Hideyori, cannot be expressed in words, had oceans
mouths or valleys tongues, and thus I will remain silent on the matter.
Not only was Musashi a consummate swordsman, he was also at home in etiquette, music,
archery,horsemanship, calligraphy, arithmetic, and poetry. Be it in his dabbling in the arts of his
skillful pursuit of his profession, he was never idle. He was the model of a fine human being.
Musashi died in the province of Higo. On his deathbed he wrote the words: “Looking up at the
heavens the true and perfect art of heiho is eternal, even in death.” It was these words that have
inspired me to commemorate his legacy. Hence I, his pious son, have founded this monument, so
that his words and deeds may be passed on and seen by successive generations into eternity.

3

Di seguito la traduzione in italiano:

Alzando lo sguardo ai Cieli
La Vera e Perfetta Arte del guerriero[heiho]
è Eterna anche nella Morte
Seguace dell'arte del guerriero senza eguali sotto i cieli
Epitaffio di Shinmen Musashi Genshin, ultimo discendente degli Akamatsu di Harima.
Morto a Kumamoto nella provincia di Higo il 19 di Maggio nel secondo anno di Shoho [ 13
Giugno 1645]. Eretto con rispetto il 19 Aprile, nel terzo anno di Shoo [4 Giugno 1654] dal suo
devoto figlio.
“Cerca le opportunità e reagisci ai cambiamenti” questa è la via di un generale esperto. La pratica
delle arti marziali e lo studio dell'addestramento delle truppa, sono le preoccupazioni di un
esercito. Chi era colui che lasciava il suo cuore agire nella via artistica e marziale, che lasciava
lavorare le sue mani nei pratici campi delle arti marziali e che guadagnò fama per il suo coraggio
facendo ciò? Fu il nobile Musashi Shingen, discendente di Shinmen, l'uomo il cui nome Buddista è
Niten. Per sua natura era magnanimo di cuore e non si curava di frivolezze. Davvero, non era lui
l'uomo chiamato Musashi Shingen?
Egli divenne il progenitore dell'arte del guerriero(heiho) Niten. Il nome buddista di suo padre,
Shinmen, che veniva da una dinastia conosciuta per la sua maestria del jitte, era Muni. Questa
tradizione fu trasmessa a Musashi, il quale in conseguenza dell'allenamento dalla sera alla mattina,
comprese che il jitte era molte volte più efficiente della singola spada.
Comunque, il jitte non era un'arma convenzionale, mentre era normale per un samurai portare due
spade. Siccome non c'era danno fisico nell'applicare i principi del jitte nell'arte del combattimento
con due spade, decise di abbandonare la tradizione del combattimento con il jitte e fondò un'arte
nella quale uno combatteva con due spade. Musashi era veramente un grande spadaccino. Se
brandiva una vera spada (shinken) o una di legno (bokuto), nessuno poteva sfuggirgli, né
scansandosi né scappando via. La forza del suo affondo era tale che assomigliava ad una freccia
della balestra, e anche il grande Yoyu non sarebbe stato capace di superarlo.
Musashi era un perfetto maestro dell'arte del guerriero (heiho) l'incarnazione del coraggio. Così, all'età
di tredici anni, sfidò a duello un uomo dal nome di Arima Kihei, uno spadaccino dello Shinto-ryu di
Harima e lo sconfisse immediatamente. Quindi, nell'estate del suo sedicesimo anno, egli andò nella
provincia di Tajima. Lì, ancora sfidò uno spadaccino e lo colpì mortalmente in un batter d'occhio
così che in breve tempo il suo nome fu conosciuto in tutta la città. Successivamente, Musashi salì a
Kyoto, dove vivevano gli Yoshioka, conosciuti come i 'Principali Heihosha (seguaci della via del
guerriero) in Giappone.' Musashi li sfidò e combatté per il suo onore con un discendente Yoshioka di
nome Seijuro sul terreno del tempio di Rendai fuori dalla [ex] capitale.
Fu pensato come un incontro reale ma Musashi atterò Seijuro con un singolo colpo del suo bokuto,
facendolo svenire. Siccome fu accordato in anticipo che si sarebbe scambiato un solo colpo,
Musashi non prese la vita di Seijuro. I deshi (seguaci) di quest'ultimo vennero in suo aiuto, lo
sollevarono su una barella e lo portarono a casa. Gli furono prestate, là, cure mediche e alla fine
guarì. Infine, abbandonò la vita marziale e prese la tonsura.
Comunque, Yoshioka Denshichiro, pure, lasciò Kyoto per combattere con Musashi. Egli lo attaccò
con un bokuto di cinque piedi. Cogliendo l'opportunità, Musashi gli strappò il bokuto e lo colpì con
la sua stessa arma, così che Denschichiro cadde a terra e morì.
I seguaci della scuola degli Yoshioka erano pieni di amarezza, cospirando tra di loro e dicendo,
4

“Non possiamo affrontarlo solo con le nostre capacità tecniche. Dobbiamo far ricorso a delle
tattiche.” Quindi, fingendo che erano venuti per praticare, Yoshioka Matashichiro raccolse i suoi
discepoli e attese Musashi in una imboscata fuori Kyoto a Kudarimatsu [o Sagarimatsu]. C'erano
molte centinaia di discepoli, con l'intenzione di uccidere Musashi in un singolo attacco con spade,
come pure con archi e frecce. Musashi, comunque, aveva talento nell'anticipare tali eventi e,
vedendo attraverso il loro disonesto progetto, segretamente disse ai suoi discepoli, “Questo non è
un vostro affare, lasciate questo posto velocemente. Anche se i miei nemici giurati hanno
assemblato un esercito, per me sarebbe non più di una nuvola passeggera, così perché dovrei
temerli?”
Quando Musashi cominciò a sparpagliare i suoi nemici lontano, sembrava come un cane selvatico
che stava cacciando via bestie selvagge. Quando Musashi tornò nella capitale avendo mostrato le
sue capacità, tutti i cittadini furono in soggezione. Il suo intrepido vigore, la sua astuzia superiore, la
sconfitta di una vasta forza da solo, queste furono le meravigliose imprese di un uomo di guerra.
Ora, prima di questo, successive generazioni del clan degli Yoshioka servirono come istruttori di
scherma dello shogun. Furono chiamati i 'Principali Heihosha in Giappone.' Al tempo dello
Shogun Yoshiaki, il padre di Musashi, Shinmen Munisai, fu convocato nella capitale al fine di
duellare con Yoshioka. Dei tre incontri, lo spadaccino degli Yoshioka vinse una volta, mentre
Munisai vinse due volte. Per ricompensa di questo, egli ricevette il titolo di 'Heihosha Senza
Eguali in Giappone.' Dato questo precedente, quando Musashi venne a Kyoto e sconfisse gli
schermidori molte volte, la scuola di spada degli Yoshioka cessò di esistere.
Ora, qui vicino viveva un maestro di spada il cui nome era Ganryu. Quando Musashi gli fece sapere
che voleva duellare con lui, egli propose di combattere con spade vere. Ma Musashi rispose
dicendo, “ Sentiti libero di usare una spada vera e mostra le tue abilità con essa, ma io combatterò
con il bokuto e rivelerò i suoi segreti.” Poi entrambi gli uomini giurarono in una scrittura che si
sarebbero incontrati a Funashima, un'isola nel mare tra le province di Buzen e Nagato. Fu là che
entrambi gli uomini si incontrarono nello stesso momento.
Ganryu venne caricando verso Musashi brandendo la sua spada lunga (Tachi) di tre piedi, usando
contro di lui tutte le tecniche che aveva a disposizione. Ma Musashi lo colpì a morte con un singolo
colpo del suo bokuto, e con tale sveltezza che sembrò più veloce di un fulmine. Dato che Ganryu
morì su questa isola, la gente da quel momento in avanti, si riferì ad essa come l'isola di Ganryu.
Dal suo tredicesimo anno fino all'apice della sua vita Musashi combatté in più di sessanta duelli
senza mai essere sconfitto. Egli avrebbe detto invariabilmente che, “Al fine di impossessarsi della
vittoria, uno deve colpire il suo avversario nello stesso momento in cui loro alzano le loro
sopracciglia in segno di sorpresa.” Ogni volta che incontrò qualcuno in duello, sopravvisse a questa
massima.
Dall'antichità migliaia o meglio diecimila si sono affrontati in duello.
Comunque, eccetto Musashi, non ho mai sentito di qualcuno di questi grandi spadaccini affrontarlo
direttamente e colpirlo mortalmente, sia nel presente o nel passato, nella capitale o nelle campagne.
Ormai la reputazione di Musashi è estesa in tutto il paese e tale è l'estensione della sua inalterata
fama che è impressa nelle menti delle persone del giorno d'oggi e pure nelle tradizioni orali dei loro
anziani.
Veramente, non è un portento, non è un mistero? Sicuramente, l'eccellenza del suo precoce talento è
senza paralleli.
Musashi avrebbe spesso detto che l'arte dell'heiho dovrebbe maturare nelle proprie mani e
governare il proprio cuore, e che fintantoché uno rimane completamente disinteressato e imparziale
può comandare eserciti nel campo e anche gestire gli affari dello Stato non sarà difficile. Il valore di
Musashi al tempo della ribellione iniziata da Lord Ishida Mitsunari, il favorito di Taiko Toyotomi
Hideyoshi, o al tempo dei disordini causati da Lord Toyotomi Hideyori, non può essere espressa in
parole, anche se gli oceani avessero bocche e le valli lingue, perciò rimarrò in silenzio su questo
argomento.
Non solo Musashi era uno spadaccino molto abile, a casa egli era versato nel galateo, nella musica,
nel tiro con l'arco, nell'equitazione, nella calligrafia, nell'aritmetica e nella poesia. In aggiunta, sia il
suo dilettarsi nelle arti o nell'abile attività della sua professione, non era mai indolente. Era il
5

modello di un distinto essere umano.
Musashi morì nella provincia di Higo. Nel suo letto di morte scrisse le parole “ Alzando lo sguardo
ai cieli la vera e perfetta arte dell'heiho è eterna, anche nella morte.” Furono quelle le parole che mi
hanno ispirato a celebrare il suo lascito. Da qui, Io, il suo devoto figlio, ho fondato questo
monumento così che le sue parole e azioni possano essere trasmesse e viste dalle successive
generazioni per l'eternità.

Il kokura hibun si trova nel Parco di Tamukeyama nell'estremo nord dell'isola di Kyushu, nella città di Kitakyushu, nella prefettura di
Fukuoka.

Statue commemorative, sull'isola di Ganryujima, del famoso duello tra Miyamoto Musashi e
Sasaki Kojiro.

6

Esatta locazione del Parco visualizzato con Google map, dove è conservato il Kokura hibun.

7

Possibili ritratti di Musashi

8

Note di traduzione
Non sempre è facile una corretta traduzione di un testo scritto secoli fa e relativo ad una cultura
molto lontana dalla nostra e sopratutto scomparsa da parecchio tempo. Il testo in inglese si presenta
talvolta stucchevole tradotto con espressioni non sempre così fluide e colloquiali, probabilmente
aderendo ad uno stile ricercato ed elegante del testo originale. Nella versione del libro di de Lange,
rispetto alla sua traduzione del Bukoden, manca per esempio nell'intestazione dell'epitaffio 'Erected
with respect'; il libro dice solamente 'Erected'. Siccome le due traduzioni sono identiche e dello
stesso autore suppongo ci sia stata una svista da parte del curatore dei testi o forse dell'autore stesso
( anche se lo ritengo improbabile). Anche nell'Honcho bugei shoden è presente tale forma.
Un altro piccolo errore constatato è nel Bukoden quando dice: “....scion of the Shinmen, last
descendants of.....”, qui sembrerebbe che il testo parli al plurale, ovvero che stia parlando di
Musashi e suo padre. Nel testo del libro invece la parola è corretta ed è al singolare, riferendosi al
solo Musashi. Quindi rispetto al testo del Bukoden ho apportato questa piccola correzione che deve
essere imputabile ad una svista del curatore del libro. Si capisce che il soggetto è sempre lui e non
anche suo padre, dalla successiva frase che parla del suo nome buddista. Inoltre l'Honcho Bugei
shoden si riferisce a lui nel riportare l'epitaffio come l'ultimo discendente.
Sempre il testo del Bukoden presenta un errore grammaticale che troverete corretto ( il testo nel
libro non lo contiene ovviamente). La frase imputata è “ Afterwards, Musashi went up to Kyoto,
where lived the Yoshioka, know as....”. In realtà la coniugazione corretta è known as, ovvero
' conosciuti come'. Successivamente il testo continua dicendo “where lived the Yoshioka, known as
The Foremost Heihosha in Japan. Musashi challenged them”;ora, se l'appellativo THE
YOSHIOKA è riferito al clan ( e quindi dovrebbe essere sottointeso), alla famiglia o alla scuola di
questi spadaccini, la seconda frase MUSASHI CHALLENGED THEM, ha senso. Inoltre per
indicare una famiglia si dovrebbe aggiungere una -s e questo particolare non è presente. Potrebbe
essere stata omessa involontariamente. Se si riferisce solo al più esperto, colui che porta la
trasmissione della tecnica, allora siamo in presenza di un'altra piccola inesattezza dovuta alla
traduzione a meno che non vada inteso questo come fosse un titolo, un aggettivo. L' Honcho Bugei
Shoden, in questo passo del testo, non si riferisce al clan, quindi al plurale, ma al singolo capo
scuola, al singolare. Il dubbio mi rimane su come tradurre correttamente. In opposizione all' Honcho
Bugei Shoden manterrò la traduzione più coerente in base al testo, ovvero la traduzione al plurale di
THE YOSHIOKA. Avviso il lettore che in base a quanto detto sopra potrebbe essere traducibile
anche al singolare. Provvederò quanto prima possibile alla traduzione dell'altra versione. (Honcho
Bugei Shoden)
La frase imputata a Musashi : “In order to seize victory, one has to strike one's opponent the very
moment they raise their eyebrows in surprise.” Dunque, a mio modo di leggere la frase, nella prima
parte di essa il complemento oggetto è al singolare, mentre nella seconda parte della frase al
plurale. Questa forma è presente nei due testi ma nell' Honcho bugei shoden è tutta al singolare.
Comunque, benché non la ritengo né corretta né elegante l'ho mantenuta tale non sapendo verso
quale persona volgerla, se al singolare o al plurale. Quindi viene mantenuta secondo l'originale di de
Lange. Infine la frase “Musashi was a consumate master of the art of heiho, the embodyment of
valor.” La parola 'consumate' si scrive 'consummate' ed è stata corretta. Anche 'embodyment' non è
corretta e si scrive 'embodiment.'(corretta dal testo del Bukoden anch'essa)
Bibliografia
(1) -Ichijoji: The last of Yoshiokas 1-2 [http://ichijoji.blogspot.it/2010/11/last-of-yoshiokas.html]
(2) -Monumenta Nipponica, Vol. 46, No. 2 (Summer, 1991), pp. 173-202 [ Honcho bugei shoden,
Arts of war in time of peace- capitolo 6] accessibile su jstor previa registrazione.
(3) William de Lange, Miyamoto Musashi: a Life in Arms pg.153
(4) William de Lange, Miyamoto Musashi: a Life in Arms pg.194
(5) William de Lange, The Bukoden pg. 54-55
9

Altre letture consigliate (oltre a quelle riportate sopra)
William de Lange, The Bushu Denraiki
Kenji Tokitsu, Miyamoto Musashi: his life and writings
William Scott Wilson, Il samurai solitario
Miyamoto Musashi, Il libro dei cinque anelli
Completato il 13 ottobre 2015
Modena
a cura di Marco Daga
( traduzione su manoscritto iniziata il 4 ottobre 2015 e terminata il 7 ottobre 2015; versione corretta il
20 ottobre 2015, e il 28 ottobre 2015, definitiva il 5 novembre 2015)

Mi scuso preventivamente per gli errori contenuti nelle versioni precedentemente
caricate e per quelli che ancora, non individuati, potrebbero essere presenti.

10


Documenti correlati


Documento PDF kokura hibun
Documento PDF kokura hibun
Documento PDF kokura hibun la stele di miyamoto musashi
Documento PDF kokura hibun honcho bugei shoden


Parole chiave correlate