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Di seguito la traduzione in italiano:

Alzando lo sguardo ai Cieli
La Vera e Perfetta Arte del guerriero[heiho]
è Eterna anche nella Morte
Seguace dell'arte del guerriero senza eguali sotto i cieli
Epitaffio di Shinmen Musashi Genshin, ultimo discendente degli Akamatsu di Harima.
Morto a Kumamoto nella provincia di Higo il 19 di Maggio nel secondo anno di Shoho [ 13
Giugno 1645]. Eretto con rispetto il 19 Aprile, nel terzo anno di Shoo [4 Giugno 1654] dal suo
devoto figlio.
“Cerca le opportunità e reagisci ai cambiamenti” questa è la via di un generale esperto. La pratica
delle arti marziali e lo studio dell'addestramento delle truppa, sono le preoccupazioni di un
esercito. Chi era colui che lasciava il suo cuore agire nella via artistica e marziale, che lasciava
lavorare le sue mani nei pratici campi delle arti marziali e che guadagnò fama per il suo coraggio
facendo ciò? Fu il nobile Musashi Shingen, discendente di Shinmen, l'uomo il cui nome Buddista è
Niten. Per sua natura era magnanimo di cuore e non si curava di frivolezze. Davvero, non era lui
l'uomo chiamato Musashi Shingen?
Egli divenne il progenitore dell'arte del guerriero(heiho) Niten. Il nome buddista di suo padre,
Shinmen, che veniva da una dinastia conosciuta per la sua maestria del jitte, era Muni. Questa
tradizione fu trasmessa a Musashi, il quale in conseguenza dell'allenamento dalla sera alla mattina,
comprese che il jitte era molte volte più efficiente della singola spada.
Comunque, il jitte non era un'arma convenzionale, mentre era normale per un samurai portare due
spade. Siccome non c'era danno fisico nell'applicare i principi del jitte nell'arte del combattimento
con due spade, decise di abbandonare la tradizione del combattimento con il jitte e fondò un'arte
nella quale uno combatteva con due spade. Musashi era veramente un grande spadaccino. Se
brandiva una vera spada (shinken) o una di legno (bokuto), nessuno poteva sfuggirgli, né
scansandosi né scappando via. La forza del suo affondo era tale che assomigliava ad una freccia
della balestra, e anche il grande Yoyu non sarebbe stato capace di superarlo.
Musashi era un perfetto maestro dell'arte del guerriero (heiho) l'incarnazione del coraggio. Così, all'età
di tredici anni, sfidò a duello un uomo dal nome di Arima Kihei, uno spadaccino dello Shinto-ryu di
Harima e lo sconfisse immediatamente. Quindi, nell'estate del suo sedicesimo anno, egli andò nella
provincia di Tajima. Lì, ancora sfidò uno spadaccino e lo colpì mortalmente in un batter d'occhio
così che in breve tempo il suo nome fu conosciuto in tutta la città. Successivamente, Musashi salì a
Kyoto, dove vivevano gli Yoshioka, conosciuti come i 'Principali Heihosha (seguaci della via del
guerriero) in Giappone.' Musashi li sfidò e combatté per il suo onore con un discendente Yoshioka di
nome Seijuro sul terreno del tempio di Rendai fuori dalla [ex] capitale.
Fu pensato come un incontro reale ma Musashi atterò Seijuro con un singolo colpo del suo bokuto,
facendolo svenire. Siccome fu accordato in anticipo che si sarebbe scambiato un solo colpo,
Musashi non prese la vita di Seijuro. I deshi (seguaci) di quest'ultimo vennero in suo aiuto, lo
sollevarono su una barella e lo portarono a casa. Gli furono prestate, là, cure mediche e alla fine
guarì. Infine, abbandonò la vita marziale e prese la tonsura.
Comunque, Yoshioka Denshichiro, pure, lasciò Kyoto per combattere con Musashi. Egli lo attaccò
con un bokuto di cinque piedi. Cogliendo l'opportunità, Musashi gli strappò il bokuto e lo colpì con
la sua stessa arma, così che Denschichiro cadde a terra e morì.
I seguaci della scuola degli Yoshioka erano pieni di amarezza, cospirando tra di loro e dicendo,
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