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OIC 12 TP .pdf



Nome del file originale: OIC 12_TP.pdf
Titolo: 00135037_2017_04_0362 362..366

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Sinergie Grafiche srl

Approfondimento

Bilancio

I riflessi del nuovo OIC 12
in tema di transfer pricing
di Veronica Colliva (*) e Alessandro Predieri (**)

L’Organismo Italiano di Contabilità, al fine di recepire la nuova disciplina relativa ai bilanci di esercizio e
al bilancio consolidato, ha avviato un processo di aggiornamento di alcuni principi contabili tra cui quello
relativo alla definizione dei criteri per la presentazione dello stato patrimoniale, conto economico e nota
integrativa (OIC 12). La principale modifica apportata a questo principio è stata relativa all’eliminazione
dallo schema di conto economico delle componenti positive e negative straordinarie; ed è proprio tale
modifica che avrà importanti riflessi e ripercussioni nella materia del transfer pricing. Infatti, occorrerà tenerne particolarmente conto nella predisposizione delle analisi economiche relative alla selezione dei soggetti comparabili e nel calcolo dell’“intervallo di libera concorrenza” oltre che nella relativa analisi delle
marginalità delle società da testare.

1. Premessa

La principale modifica apportata al principio
contabile OIC 12, pubblicato in versione defini-

tiva il 22 dicembre 2016, ha riguardato l’eliminazione dallo schema del conto economico della Sezione dedicata ai componenti positivi e
negativi straordinari (voce E del conto economico). Cio` ha comportato la riallocazione degli
oneri e proventi straordinari indicati nell’OIC
12 (versione 2014) nelle voci di conto economico ritenute appropriate, nei casi in cui e` stato
possibile identificare ex ante ed in modo univoco, una voce di destinazione in base alla tipologia della transazione. Per gli oneri e proventi
straordinari indicati nell’OIC 12 (versione 2014)
per cui non e` stato possibile identificare ex ante
una classificazione, sara` il redattore del bilancio, a dovere individuare la corretta classificazione sulla base di un’analisi condotta sulla tipologia di evento che ha generato il costo o il ricavo.
Tali disposizioni sono effettive a partire dal 1˚
gennaio 2016 e si applicano ai bilanci relativi
agli esercizi aventi inizio a partire da quella data.

(*) Dottore Commercialista - Senior Consultant, EY Studio
Legale Tributario.

(**) Dottore Commercialista - Senior Manager, EY Studio
Legale Tributario.

Con la pubblicazione del D.Lgs. 18 agosto 2015,
n. 139 sulla Gazzetta Ufficiale del 4 settembre
2015 si e` completato l’iter di recepimento della
Direttiva 34/2013/UE. Tale Decreto ha aggiornato sia la disciplina del Codice civile in merito ai
bilanci d’esercizio che quella relativa al D.Lgs.
n. 127/1991 in tema di bilancio consolidato.
L’Organismo Italiano di Contabilita` , al fine di
recepire le novita` introdotte nell’ordinamento
nazionale dal D.Lgs. n. 139/2015, ha dato avvio
ad un processo di aggiornamento di alcuni principi contabili nazionali tra cui l’OIC 12, ovvero
quel principio contabile che ha lo scopo di definire i criteri per la presentazione dello stato patrimoniale, del conto economico e della nota
integrativa.

2. Nuovo OIC 12

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Bilancio
Di seguito si riporta, a titolo esemplificativo, il
trattamento contabile previsto dal nuovo OIC
12 di alcuni oneri e proventi che in precedenza
venivano classificati come straordinari ex OIC
12 (versione 2014):
- i componenti reddituali derivanti da ristrutturazioni del debito vanno classificati nella voce
C16d) “proventi diversi dai precedenti” poiche´
la ristrutturazione del debito puo` dare origine a
componenti positivi di tipo finanziario;
- nelle voci A5) “altri ricavi e proventi” e B14)
“altri oneri di gestione” vanno iscritte rispettivamente le plusvalenze e le minusvalenze derivanti da operazioni straordinarie quali conferimenti d’azienda, fusioni, ecc., da operazioni di
riconversione produttiva, di ristrutturazione o
di ridimensionamento produttivo, dall’alienazione di immobili civili e di altri beni non strumentali;
- le plusvalenze e le minusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni e titoli immobilizzati vanno iscritte nelle voci C15), C16b) o
C17);
- i rimborsi assicurativi derivanti da risarcimenti per perdite o danneggiamenti di beni per
eventi naturali straordinari o derivanti da furti
vanno classificati nella voce A5) anche se l’evento e` avvenuto in esercizi precedenti a quello di
liquidazione del rimborso;
- le multe, le ammende e le penalita` derivanti
da eventi estranei alla gestione caratteristica
vanno rilevati nella voce B14);
- le imposte relative ad esercizi precedenti
vanno rilevate, se dirette, nella voce 20) “imposte sul reddito d’esercizio correnti, differite e
anticipate” e se indirette nella voce B14).

3. Riflessi del nuovo OIC 12
in materia di transfer pricing
Risulta importante evidenziare che le nuove regole di classificazione delle voci negli schemi di
bilancio derivanti dalle modifiche apportate al
Codice civile con il D.Lgs. n. 139/2015 avranno
ripercussioni anche in materia di transfer pricing; in particolare occorrera` tenerne conto nella predisposizione delle analisi economiche relative alla selezione dei soggetti comparabili
e nel calcolo dell’“intervallo di libera concorrenza” oltre che nella relativa analisi delle marginalita` delle societa` da testare.
Si ritiene opportuno argomentare dapprima i
principi cardini e le metodologie per la verifica
dei prezzi di trasferimento, stabiliti dalle Linee
Guida OCSE, per poi illustrare quali di queste
metodologie verranno maggiormente influenzate dalla modifica dell’OIC 12.

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4. Arm’s length principle
Le Linee Guida OCSE stabiliscono che il principio del prezzo di libera concorrenza (arm’s
length) o del valore normale dovrebbe essere
usato per determinare i prezzi di trasferimento
fra imprese facenti parte dello stesso gruppo. Il
principio fondamentale sottostante alle Linee
Guida OCSE e` quello del valore normale, ovvero lo standard che sarebbe applicato fra due
parti indipendenti, ciascuna delle quali operanti
con l’obiettivo di massimizzare i propri utili.
Questo standard e` stato incluso non solo nelle
Linee Guida OCSE, ma e` parte anche del Modello di Convenzione OCSE, utilizzato quale base per i trattati bilaterali contro la doppia imposizione fra i Paesi membri dell’OCSE. L’art. 9
della Convenzione dell’OCSE stabilisce infatti
che:
“[Qualora esistano] condizioni convenute o imposte tra due imprese [associate] nelle loro relazioni commerciali o finanziarie, diverse da
quelle che sarebbero state convenute tra imprese indipendenti, gli utili che, in mancanza di tali
condizioni sarebbero stati realizzati da una delle imprese, ma che a causa di dette condizioni
non lo sono stati, possono essere inclusi negli
utili di questa impresa e tassati di conseguenza”.
L’idea principale sottostante all’applicazione del
principio di libera concorrenza e` l’affidarsi a
transazioni svolte fra parti indipendenti, o comunque non sottoposte a controllo. Ai fini dell’applicazione del principio di libera concorrenza, i contribuenti devono individuare una o piu`
transazioni che avvengono fra parti non controllate e il cui prezzo (o i cui margini) possano
essere determinati. Una volta individuate tali
transazioni, viene applicato un principio di
comparabilita` per determinare quale/i transazione/i dia/diano origine al miglior risultato. Al
proposito, i contribuenti devono confrontare i
risultati della transazione fra parti correlate oggetto dell’analisi con i risultati di transazioni
comparabili fra parti non correlate, in circostanze simili.

5. Metodi per la verifica dei prezzi
di trasferimento
I metodi previsti dalle Linee Guida sviluppate
dall’OCSE, e riflessi nella normativa italiana sui
prezzi di trasferimento, da utilizzare per applicare il principio di libera concorrenza alle transazioni infragruppo, sono i seguenti:
a) metodi tradizionali basati sulla transazione,
fra i quali il metodo del confronto del prezzo
(Comparable Uncontrolled Price o “CUP”), meto-

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do del prezzo di rivendita e metodo del costo
maggiorato; e
b) metodi basati sull’utile della transazione,
tra cui il metodo della ripartizione dei profitti
(profit split) e il metodo del margine netto di
transazione (Transactional Net Margin Method o
“TNMM”).
Le Linee Guida OCSE stabiliscono che l’obiettivo e` selezionare il metodo “atto a fornire la valutazione migliore per un prezzo di libera
concorrenza” (1). In coerenza con questo obiettivo, le Linee Guida OCSE 2010 hanno ridotto
la rilevanza della c.d. gerarchia tra i metodi di
cui, prima dell’ultimo aggiornamento delle Linee Guida stesse, si doveva tener rigidamente
conto nella selezione dei metodi. Pertanto, pur
rimanendo una preferenza per i metodi tradizionali (che si considerano ancora i piu` diretti
nella determinazione di prezzi e margini conformi al principio del valore normale) le Linee
Guida ora riconoscono che, in determinate circostanze, i metodi basati sull’utile della transazione possono rivelarsi piu` indicati. In altre parole, e` stata stabilita ora una sorta di “regola
del metodo piu` appropriato” (in inglese best
method rule) e la precedente considerazione dei
metodi basati sull’utile della transazione quali
“ultima risorsa” e` stata rimossa.
Pertanto, per determinare quali metodi siano
applicabili in modo affidabile e quale di questi
sia poi il piu` adatto, sia i contribuenti, sia le
Amministrazioni finanziarie, dovranno prendere in considerazione i seguenti criteri definiti al
paragrafo 2.2 delle stesse Linee Guida, che sono:
- punti di forza e di debolezza dei vari metodi
riconosciuti dall’OCSE;
- coerenza dei metodi considerati con la natura
delle transazioni fra parti correlate, determinata
soprattutto attraverso un’analisi funzionale;
- disponibilita` di informazioni affidabili (in particolare con riferimento alle transazioni comparabili tra parti indipendenti);
- grado di comparabilita` tra la transazione tra
parti correlate e quelle tra parti indipendenti,
tenendo conto dell’affidabilita` di eventuali rettifiche che possano rendersi necessarie per eliminare le differenze materiali fra di esse.
a) Metodi tradizionali basati sulla transazione

Le Linee Guida OCSE trattano di tre metodi
tradizionali basati sulla transazione: (i) il meto-

do del confronto del prezzo (CUP); (ii) il metodo del prezzo di rivendita (RPM) e (iii) il metodo del costo maggiorato (CPLM).
Metodo del confronto del prezzo (CUP)

Il metodo CUP confronta il prezzo dei beni o
servizi in una transazione fra imprese associate con il prezzo dei beni o servizi in una
transazione fra imprese indipendenti. La
comparabilita` implica che non vi siano differenze che possano influenzare significativamente il
prezzo di mercato o che possano essere effettuati degli aggiustamenti ragionevolmente accurati per riflettere le differenze fra le transazioni
fra parti correlate e quelle fra parti indipendenti.
Metodo del prezzo di rivendita (RPM)

Secondo il metodo RPM, il prezzo di libera concorrenza e` determinato sottraendo il margine
lordo di rivendita dal prezzo di rivendita a
parti terze. Sostanzialmente, il margine di rivendita funge da rimborso ad un rivenditore di
beni dei costi sostenuti e costituisce un margine
considerato appropriato alla luce delle funzioni
svolte, dei beni materiali ed immateriali impiegati e dei rischi sostenuti. Il margine di rivendita e` derivato dal margine di rivendita del rivenditore stesso sui beni acquistati e rivenduti in
transazioni comparabili con parti indipendenti,
o dal margine di rivendita di una societa` indipendente coinvolta in transazioni comparabili
con parti indipendenti. Il RPM di solito si applica alle attivita` di distribuzione/vendita.
Al fine di garantire un adeguato livello di comparabilita` nel metodo RPM, si richiede che non
vi siano differenze che possano influenzare significativamente il margine lordo di rivendita
sul mercato, o che possano essere effettuati degli aggiustamenti ragionevolmente accurati per
tener conto di tali differenze. La misura e l’affidabilita` degli aggiustamenti quantitativi necessari impattera` infatti sulla relativa affidabilita`
dell’analisi RPM. Eventuali differenze nei prodotti richiedono minori aggiustamenti rispetto
al metodo CUP, ma altri fattori di comparabilita`
(ad es. le funzioni) hanno generalmente maggior peso. Il RPM non e` considerato un metodo
accurato nel caso in cui il rivenditore apporti
notevole valore aggiunto al prodotto (tramite
funzioni o beni immateriali) o nel caso in cui

(1) Linee Guide OCSE 2010, Capitolo 2, paragrafo 2.11.

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incorpori il prodotto all’interno di un altro prodotto.
Metodo del costo maggiorato (CPLM)

Secondo il metodo del costo maggiorato, il
prezzo di libera concorrenza e` determinato applicando un ricarico (mark-up) appropriato
ai costi sostenuti. La ratio di cio` e` che la somma del costo e di un mark-up fornisce un margine lordo appropriato per le funzioni svolte, gli
assets impiegati ed i rischi sostenuti dal contribuente. Questo metodo e` il piu` adatto nella valutazione dei prodotti finiti, dei contratti di buyand-supply (2)di lungo termine e dei servizi. Il
costo, maggiorato del mark-up, e` derivato dal
mark-up sui costi dello stesso fornitore in transazioni comparabili con parti indipendenti o
dal mark-up sui costi di una societa` indipendente in transazioni comparabili con parti indipendenti.
Al fine di garantire un adeguato livello di comparabilita` nel metodo del costo maggiorato, si
richiede che non vi siano differenze che possano influenzare significativamente il costo maggiorato del mark-up sul mercato o che possano
essere effettuati degli aggiustamenti ragionevolmente accurati per tener conto di tali differenze. La misura e l’affidabilita` degli aggiustamenti
quantitativi necessari impattera` infatti sulla relativa affidabilita` dell’analisi.
Il CPLM e` normalmente utilizzato nei casi che
coinvolgono la produzione o la prestazione di
servizi che sono venduti/prestati sia a parti collegate, che indipendenti, oppure solo tra parti
collegate.

Metodo della ripartizione degli utili

Il metodo della ripartizione degli utili determina la ripartizione degli utili che imprese indipendenti realizzerebbero in circostanze simili
alla transazione analizzata. Il metodo della ripartizione degli utili calcola l’utile (totale o residuo) derivante dalle transazioni effettuate con
parti correlate e lo ripartisce sulla base del contributo di ciascuna societa`; percio`, esso e` coerente con quanto sarebbe avvenuto in condizioni di libera concorrenza. Il contributo di ciascuna societa` e` determinato mediante lo svolgimento di un’analisi funzionale e valutato, se
possibile, con riferimento a dati di mercato
esterni ed affidabili.
Nello svolgimento di un’analisi di ripartizione
degli utili su base residuale, la determinazione
degli utili combinati viene effettuata in due fasi:
- nella prima fase l’utile e` allocato ad ogni partecipante per stabilire una remunerazione-base per le funzioni svolte (di solito, un rendimento di mercato basato sulla remunerazione di societa` indipendenti);
- nella seconda fase l’utile o la perdita residuali
sono allocati sulla base di fatti e circostanze che
indicano come la parte residua possa essere ripartita fra imprese indipendenti. La seconda
fase si concentra sulle immobilizzazioni immateriali apportate, sui relativi poteri contrattuali
e sul riferimento ai dati esterni di mercato.
Metodo basato sul margine netto della transazione
(TNMM)

Le Linee Guida OCSE consentono l’utilizzo di
“altri metodi” (3) quando i metodi tradizionali
basati sulla transazione non possano essere applicati con sufficiente affidabilita`. Gli altri metodi menzionati specificamente dalle Linee Guida OCSE includono il metodo della ripartizione
degli utili e il metodo basato sul margine netto
della transazione (Transactional Net Margin Method o “TNMM”), che sono collettivamente definiti quali “metodi basati sull’utile della transazione”.

Il TNMM esamina l’utile netto derivante da
transazioni con parti correlate sotto forma di
percentuale di una base che puo` essere di costo,
vendita o asset. Idealmente il margine netto dovrebbe essere determinato con riferimento ai
margini netti guadagnati dallo stesso contribuente in transazioni comparabili con societa`
indipendenti. Qualora cio` non fosse possibile, il
TNMM impone il riferimento a transazioni
comparabili fra societa` indipendenti. La
comparabilita` fra le transazioni con parti correlate e quelle con parti indipendenti viene stabilita attraverso un’analisi funzionale. Eventuali
aggiustamenti quantitativi vanno apportati per
tenere conto di differenze significative tra le
transazioni fra parti correlate e quelle fra parti
indipendenti. L’utilizzo di un intervallo di risultati conformi al principio del prezzo di libera

(2) I contratti buy-and-supply sono contratti in virtu` dei quali vi e` un obbligo, da parte di un rivenditore, ad acquistare tutti
i prodotti, oppure un obbligo, da parte dell’acquirente, di forni-

re tutti i prodotti richiesti.
(3) Linee Guida OCSE 2010, Capitolo 2, Parte III, “Transactional profit methods”.

b) Metodi basati sull’utile della transazione

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concorrenza, piuttosto che di un risultato puntuale, puo` ridurre ulteriormente gli effetti delle
differenze fra le transazioni tra parti correlate e
quelle tra parti indipendenti.
Le analisi di transfer pricing maggiormente influenzate dalla recente modifica all’OIC 12 saranno proprio quelle effettuate tramite l’utilizzo
di quest’ultimo metodo (il TNMM) che rappresenta, tra l’altro, uno dei metodi maggiormente
utilizzati nelle analisi sui prezzi di trasferimento, come peraltro confermato dall’ultimo bollettino del ruling di standard internazionale pubblicato dall’Agenzia delle entrate (4). Secondo
tale bollettino il metodo del TNMM “ha trovato
applicazione nel 56% degli accordi (N.d.R. APA)
sottoscritti”.
Entrando maggiormente nel dettaglio sull’utilizzo di questa metodologia, occorre sottolineare
che l’applicazione del TNMM comporta l’identificazione di un adeguato indicatore di profitto (c.d. Profit Level Indicator o “PLI”) utilizzato
per verificare la redditivita` del soggetto testato
(tested party) rispetto ai soggetti comparabili. Il
PLI, nell’analisi di transfer pricing, rappresenta
la misura piu` appropriata di reddito, o margine,
che la parte oggetto di valutazione avrebbe ottenuto operando con parti correlate in base al
principio di libera concorrenza, prendendo in
considerazione tutti i fatti e le circostanze rilevanti nella transazione.
Gli indicatori di profitto si basano sulle voci di
bilancio come, ad esempio, il margine operativo (Operating Margin od “OM”) definito quale
rapporto tra l’utile/perdita operativo ed il valore
della produzione (civilisticamente, ex art. 2425
del Codice civile, e` cosı` calcolato [Valore della
Produzione A) - Costi della Produzione B)] /
[Valore della Produzione A)]) ed il mark - up
sui costi totali (Mark - Up on Total Costs o
“MTC”) definito quale rapporto tra l’utile/perdita operativo ed il costo della produzione (civilisticamente, ex art. 2425 del Codice civile, e` cosı`
calcolato [Valore della Produzione A) - Costi

della Produzione B)] / [Costi della produzione
B)]).
` proprio per quanto sopra descritto che nelle
E
analisi di transfer pricing che verranno effettuate a partire dall’anno venturo, al fine di determinare l’intervallo interquartile dei margini netti
delle societa` comparabili, non sara` piu` ragionevole effettuare un mero “scarico” dei dati finanziari dal database (ad esempio, AIDA (5), AMADEUS (6), etc.) ma occorrera` un’attenta ed approfondita analisi delle singole componenti delle voci di bilancio utilizzate per determinare i
margini stessi. Si trattera` quindi di rendere
omogenei i dati da analizzare provvedendo alla
riclassificazione dei bilanci ante 2016 attraverso una attenta ricollocazione delle partite
straordinarie utilizzando gli i medesimi criteri
usati per la redazione del bilancio 2016.
Un livello di attenzione maggiore dovra` infine
essere posto anche ai semplici “aggiornamenti
dei dati finanziari” delle societa` comparabili,
in quanto, come previsto dalle Linee Guida OCSE “potrebbe essere utile esaminare sia i dati
relativi all’anno in esame sia quelli relativi agli
anni precedenti” (7) in modo tale da cercare di
ridurre gli effetti di eventuali anomalie nei risultati di un singolo anno; tali dati saranno dunque
presentati per gli anni ante 2016 in un modo e
per gli anni futuri in un altro (rimane ancora da
chiarire se i bilanci 2015, a fini comparativi, dovranno essere riclassificati in base alle disposizioni dei nuovi principi contabili).
In conclusione, sarebbe opportuno che venissero emanate disposizioni di comportamento
transitorie in attesa di portare a regime entro
tempi brevi il campo di analisi sopra descritto e
chiarire in modo inequivocabile una materia
che, allo stato attuale, presenta non pochi dubbi
ed interrogativi interpretativi. Dubbi che potrebbero ripercuotersi inevitabilmente sui gruppi multinazionali coinvolti nella materia del
transfer pricing.

(4) Bollettino del ruling di standard internazionale, II edizione, Agenzia delle entrate (settore internazionale, Ufficio ruling
internazionale), 19 marzo 2013.
(5) AIDA (Analisi Informatizzata Delle Aziende) e` la sezione
italiana del database AMADEUS (Analyze MAjor Databases from
European Sources), sviluppata da Bureau Van Dijk (“BVD”)
Electronic Publishing Services. Bureau Van Dijk (“BVD”) Elec-

tronic e` un editore di informazioni commerciali e societarie in
formato elettronico.
(6) AMADEUS e` un database paneuropeo contenente informazioni su oltre 18 milioni di societa` pubbliche e private in 43
Paesi europei.
(7) Linee Guida OCSE 2010, Capitolo III, Par. 3.75 - 3.79.

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