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Arcireport n 3 2017.pdf


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arcireport

settimanale a cura dell’Arci | anno XV | n. 3 | 26 gennaio 2017 | www.arci.it | report@arci.it

di Andrea La Malfa referente per la Presidenza su Memoria e antifascismo

Il 27 gennaio è una occasione per riprendere il tema della memoria, interrogandoci grazie anche ai diversi spunti che
l’attualità ci offre. La discussione epistemologica che indaga l’interconnessione
tra il racconto storico e il sistema sociale
di potere è qualcosa di filosoficamente
complesso, su cui intellettuali di diverse
discipline umanistiche hanno espresso
differenti punti di vista. Il tutto nasce
dalla consapevolezza che la conoscenza
umana di per sé non può essere ‘oggettiva’: quando persino la fisica ha ormai
introiettato nelle sue teorie la relatività,
come potrebbero le scienze sociali e
umane essere ‘oggettive’?
Il soggetto osservante non può che farlo
dal proprio punto di vista, avendo alle
spalle il proprio portato di esperienze
e di conoscenza.
Questo concetto intuitivo va pesato e
portato nella sua giusta misura. Nella
storia possono sì esservi interpretazioni
differenti, che tendono a dare più o meno
rilevanza alle motivazioni di alcuni fatti
o episodi; ma l’idea che la storia sia
riducibile a un racconto ‘scritto dai vincitori’, sovrapponibile alla propaganda, è

il principio alla base di un negazionismo
che va respinto con decisione. Soprattutto sui fatti della Seconda Guerra
Mondiale, dall’Olocausto al ruolo dei
partigiani nella lotta di Liberazione, abbiamo assistito negli anni, e continuiamo
ad assistere, a una letteratura deviante,
che sfocia nel complottismo.
La storia non si riscrive, il motto scelto
dall’Arci per la Giornata della Memoria
2017, significa per noi ribadire la nostra
volontà di fare memoria nel modo corretto, dando peso alle parole, ai fatti
accaduti, alle storie che si intrecciano
con la Storia.
La nostra grafica per questa giornata
richiama due elementi fortemente simbolici. Il primo è la macchina da scrivere,
che ci dà il senso della solidità e del
deposito di ciò che è scritto, su carta,
e che perciò resiste al tempo perché
oggettivizzato in un manufatto. Il secondo, più provocatorio, è il filo spinato:
questo rappresenta in modo plastico il
dramma delle guerre novecentesche,
degli stermini, delle divisioni e, posto
davanti alla tastiera della macchina
da scrivere, ne ricorda il peso, diventa

elemento non trascurabile che non permette la riscrittura a cui qualcuno punta.
È infatti indubbio come a livello accademico possa esserci un confronto su
sfumature e interpretazioni, ma i dettagli
non possono diventare lo strumento per
falsificare la divulgazione scientifica, che
deve essere comprensibile e accessibile
a tutti anche in quanto strumento di cittadinanza, soprattutto verso i giovani.
Perché di fronte a questa riscrittura della
storia è chi ha meno passato alle spalle
che rischia di perdersi, in un periodo
delicato, dove i nazionalismi riemergono,
costruendo nuovi muri e fili spinati.
Raccontare la storia, nel suo senso più
autentico, è un modo per prefigurare
il punto di arrivo di quelle strade che
costeggiano i muri e i confini; strade
che in passato abbiamo già percorso
e che, memori di quell’insegnamento,
sappiamo di avere il dovere di mettere
in discussione. Lo facciamo come da
sempre lo fa l’Arci, tramite le nostre
tante e varie iniziative culturali che sappiamo mettere in campo sul territorio,
grazie ai comitati e ai circoli, in maniera
trasversale tra le generazioni.