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Arcireport n 3 2017.pdf


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arcireport n. 3 | 26 gennaio 2017

terremotocentroitalia

Giocare per ricostruire
L’esperienza dei volontari

Francesca di Pietro - Arci Macerata

Modù ha circa 6 anni e una parlantina
mista tra dialetto e italiano forbito con
accento francese. Racconta che suo padre
si era trasferito a Tolentino un paio di
anni fa per lavoro e che stava comprando
la casa che ora non c’è più.
Da tre mesi, insieme agli altri sfollati di
Tolentino, vive in un mega open space di
un centro commerciale, arredato di sole
brande. Si mangia lì e i servizi igienici
sono al limite della sostenibilità.
A San Ginesio alcuni allevatori, rimasti
in roulotte presso la loro azienda, senza
luce e isolati dalla neve, hanno assistito
impotenti alla morte dei propri animali
per il crollo delle stalle e il freddo.
Il centro storico di Camerino e il quartiere
di Vallicelle sono Zona Rossa, completamente desertificati. Gli sfollati sono stati
sistemati lungo la costa in attesa delle
casette o dei container. In questi posti
l’emergenza è divenuta quotidianità.
La situazione è desolante e complicata. La
ricostruzione dei territori, delle identità
territoriali e la ripresa dei rapporti sociali
saranno il vero impegno per il futuro di
ognuno di noi. Arci Macerata ha iniziato
la ricostruzione con un piccolo progetto,
finanziato da Secours Populaire Francais, itinerante in diversi comuni, negli
spazi concessi all’interno dello ‘Spazio
815B Centro di Accoglienza’ di Tolentino,
dell’ostello di San Ginesio, della scuola
primaria di Camerino, dell’Hotel Relax
e della Domus Mater Gratiae di San Benedetto del Tronto per realizzare attività
di gioco e di laboratorio tra i bambini
terremotati. Giocare per ricostruire significa per i bambini potersi relazionare

in laboratori educativi di riciclo, poter
scegliere un libro nella biblioteca itinerante o partecipare a laboratori teatrali.
Noi lo vediamo come un primo passo
nel lungo cammino della ricostruzione,
perché non dobbiamo dimenticare che
questi piccoli cittadini di oggi saranno i
cittadini adulti di domani.
Giulia Messere - Arci Macerata

Giocare per ricostruire parte dai bambini
perché pensiamo che la percezione del
sisma debba essere un punto di rottura
che segna un inizio, e non un arresto.
Il terremoto non è solo una calamità
naturale: è una frattura interna che va
sanata con il tempo, con la costruzione
della fiducia nei confronti del terreno
che abbiamo sotto i piedi e ci sostiene.
Il supporto che stiamo portando ai bambini del cratere maceratese rappresenta
un approccio, prima che un progetto:
l’approccio alla condivisione, secondo
i valori che ci sono propri, che partono
dal singolo per sostenere la collettività
intera, e che si uniscono alla cultura a
dimensione umana di questi luoghi, per
rendere i bambini consapevoli di poter
gestire la terra che abitano conoscendola,
prevenendone i rischi e prendendosene
cura. Ecco che i laboratori di riciclo, gli
orti urbani, il teatro, la narrazione, i
giochi pensati e realizzati intorno al tema
della ricostruzione diventano strumenti
collettivi: laddove si contano i danni e
il gelo fa morire le risorse trainanti di
un’intera economia in ginocchio, noi
partiamo dai bambini e intorno a loro
costruiamo un percorso intorno al quale tutta una comunità possa trovare la

forza di ripartire con consapevolezza e
sostegno reciproco. Abbiamo la volontà
di farlo, abbiamo i valori dell’Arci che
ci guidano, il sostegno di una grande
associazione francese, e le motivazioni
di giovani dirigenti che sanno di poter,
nel loro immenso piccolo, creare grandi
presupposti per una ricostruzione vera,
umana, e condivisa.
Valentina Stefano - Arci Macerata

Obiettivo trasversale a tutta la progettualità post-sisma di Arci Marche è la
partecipazione delle popolazioni colpite,
in un’ottica non assistenziale ma di protagonismo e autodeterminazione, nella
gestione dell’emergenza e nel processo
di ricostruzione. Eventi così tragicamente dirompenti hanno la potenzialità di
generare, a lungo termine, drastiche
trasformazioni urbanistiche e abitative,
sociali e relazionali, economiche, culturali
e identitarie al territorio nel suo insieme.
Molti Comuni vivono il rischio di spopolamento, ma allo stesso tempo ci sono
infinite risorse e forze socio-economiche
locali, una ricchezza che necessita di
spazi, anche fisici, di cooperazione. Dare
una possibilità a questo territorio, con
l’innovazione per la conservazione, con
la cultura per la sperimentazione delle
nuove aree interne, è l’anima del ‘mettersi
in gioco’ per ricostruire, da cui è nato
Giocare per ricostruire.
Azioni aggregative, culturali ed educative,
per la maggiore acquisizione di strumenti
e life skills, soprattutto tra chi già viveva
situazioni di emarginazione e povertà
non solo economica, acutizzate dal disagio generato dal sisma. Continuare a
giocare è un diritto per i bambini, per
gli adulti spesso è una sfida, per noi è
una delle strade che stiamo percorrendo
per contribuire a rafforzare la resilienza
individuale, collettiva e sociale, per reagire
e ricostruire, provando a trasformare,
dove possibile, i problemi in risorse e
opportunità. Grazie ad Arci e a SecoursPopulaireFrancais per avercelo permesso.