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IL MOTIVO DI TUTTO

Vorrei spingervi a ragionare se esiste un modo particolare di fotografare, se le donne possiedano o
no una sensibilità particolare, e se è vero che detestano la tecnica e devono faticare più degli uomini
per farsi strada in campo fotografico. Il bello di questi problemi è che non prevedono risposte
definitive e servono quindi solo a discutere e a confrontarsi, a costruire idee che sembrano solide
quando le si pensa ma risultano fragili di fronte alle tante obiezioni che suscitano. D'altra parte
questa non è una tesi teorica e nemmeno un saggio storico o una mappatura scientifica della
fotografia italiana sotto i trent'anni dal punto di vista emotivo. E' e vuole essere un insieme di
testimonianze, una serie di flash capaci di rivelare mondi personali, un indagine interessata più alla
psicologia delle persone che al profilo personale delle fotografe, ognuno leggerà interpretando come
più desidera.
Eppure proprio per queste ragioni la stesura è stata ancora più interessante e credo che lo sarà per
tutti quelli che vorranno sporgersi su queste righe e trarne la serie di idee e frammenti di vita,
emozioni percepite e trasmesse. Sfogliate questa tesi come volete, dalla prima pagina all'ultima o
cercando personali analogie, aprirla a caso per vedere cosa succede, leggere chi si conoscere o
ascoltare chi ancora si ignora.
Due sono le motivazioni di questo lavoro, capire il significato che ha per ognuno di noi il
fotografare e conoscere più da vicino forme di emotività da cui mi sento toccata. Mi interessava
suggerire, conoscere la persona e il lavoro fotografico, convinta che come dice Nietzsche: “I grandi
pensieri vengono dal cuore, invece quelli che grandi non sono nascono dalla ragione”. Mi sono
trovata così con loro a camminare su fragilissimi fili e a condividere insieme i pesi del vivere una
passione forte e solitaria, qualche volta trattenuta o negata.
Ho ascoltato il coraggio di farcela a tutti i costi e rinunce o inversioni di rotta. Premesso che il
punto di partenza è il comune amore per la fotografia, per scegliere i soggetti di questa tesi mi sono
lasciata guidare dalla curiosità dell'osservare i progetti di mie coetanee e confrontarli con quelli di
un cinquant'anni fa e poterne accogliere aspetti particolari della vita femminile. La motivazione a
scegliere la fotografia come tramite espressivo per liberare energia e la tenacia e la determinazione
ad individuarsi rispetto a un compagno affermato nel lavoro, il bisogno imperioso di raggiungere
un'equilibrio tra vita professionale e vita privata, il ribaltamento dell'ordine dei valori che determina
la presenza di un figlio, la tranquillità nella navigazione che nasce quando la donna si sente
riconosciuta. L'impegno in lei spesso diventa vera passione a testimoniare, valore di verbo quando
si tratta di comunicare ingiustizie e dare emozioni.
Noi fotografe appartenenti a generazioni giovani mettiamo davanti a noi una realtà diversa, abbiamo
solide preparazioni culturali, non ci sentiamo svantaggiate rispetto ai maschi e come loro
investiamo molte energie per costruire il nostro futuro professionale spesso in solitudine.
Oggi la donna impegnata nella fotografia sa bene che quello che prima era un mestiere con una
certa stabilità ora non lo è più, va continuamente conquistato, quindi con ancora più incertezza,
oltretutto anche il venir meno di organismi che prima davano protezione e promozione, grandi studi
agenzie e cambiamenti nei rapporti con i giornali. Alcune fotografe hanno imparato ad adattarsi
sfruttando il web e i mezzi tecnologici altre sufficientemente sicure tentano la strada della moda o
elaborano progetti con photoeditor, filosofi e scrittori.
Così alcune rare giovani artiste che cercando un modo di crescere meno legato a mestiere e
committenze, si gettano nel mare grande e insidioso dell'arte contemporanea.
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