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Inadeguatezza della classe dirigente
Cooperazione, ultimi 20 anni di vuoto
MAURIZIO PETROLLI

a cooperazione, in particolare le
criticità dei settori del consumo e
del credito, è il tema trattato nel
terzo evento editoriale dei «I giovedì
dell'Adige» che ha visto protagonisti, in
un franco e interessante confronto, il neo
presidente della Federcoop trentina,
Mauro Fezzi, e il professore ordinario di
economia aziendale dell'Università di '
Trento, Michele Andreaus.
Fin dalla esauriente, lucida introduzione
del direttore Giovanetti è emerso come il
movimento cooperativo trentino viva
una crisi verticale: di credibilità, di
uomini e financo di rispetto dei valori
costitutivi. Non è un caso se i 130 esuberi
dichiarati dal Sait hanno scoperchiato il
vaso di pandora.
Come si coniuga l'ideale di don Guetti
nella società e nell'economia di oggi,
chiede Giovanetti a Fezzi. Decisa e
pragmatica la risposta: ogni richiamo a
don Guetti è retorico, perchè inadeguato
a rispondere ai mutati bisogni di una
società contemporanea del tutto diversa
dal tempo del fondatore.
Il Sait, maggior consorzio trentino di
consumo, oltre gli esuberi prospettati e
gli 11 milioni di euro di rosso del bilancio
2015, è contestato da una parte delle
Famiglie cooperative per l'esosità del
prezzo di acquisto delle merci loro
praticato, tanto più percepito aggravato
iniquamente da compensazioni di perdite
d'esercizio dei superstore oltre che da
quote indefinite per il risanamento del
deficit, causato ex tunc, prima dalla
megalomania immobiliare e da ultimo dal
costo eccessivo (70 milioni di euro) della
monumentale nuova sede di via
Innsbruck, tra l'altro, al tempo, motivato
in parte con la centralizzazione in un
unico mega magazzino proprio per
ridurre i costi fissi di servizio alle
Famiglie cooperative.
Il neo presidente non nega l'evidenza, ma
fa notare come il parametro superficie
vendita/abitante in Trentino sia più
elevato (350 mq.) rispetto alle regioni e
province confinanti e che almeno 200
punti vendita costituiscono anche l'unico
presidio sociale locale.
Fattori questi che la concorrenza non
deve monetizzare. In ogni caso, secondo
Fezzi, il Sait ha i numeri per salvarsi da
solo.
È anche vero che, al netto del settore
sociale, chi si avvicina oggi alla
cooperazione non è per senso di
appartenenza ad una comunità bensì
solo per un incombente interesse: avere
un mutuo, farsi la casa, fruire di offerte al
consumatore e così via.
Fezzi ricorda, inoltre, che la cooperativa
è un'impresa con finalità sociali, nella
quale convivono due polarità: impresademocrazia, interesse economico-senso
di appartenenza a una comunità.

Se, però, si verifica sul campo come si
presenta oggi il sistema cooperativo
trentino si constata come molte aziende
e diversi consorzi si siano consolidati,
irrobustiti, stiano ottenendo degli ottimi
risultati sui mercati sempre più globali.
Qualcuno è diventato una vera holding,
altri lo stanno diventando, combinandosi
con delle SPA, sempre, però, meno
controllabili dai soci e gestite da dirigenti
sempre più potenti e talvolta inamovibili.
Ma, allora la cooperazione che vuol
essere impresa e valori, economia e
democrazia quanto è fedele ai propri
principi mutualistici e sociali, è ancora
vero che una testa è un voto, anche con
un socio solo cliente e/o conferitore?
Difficile semplificare una risposta che
non c'è stata.
Mi limito a osservare che forse ha
ragione Adam Smith quando afferma che
per essere efficace l'economia di mercato
richiede che la ricerca del profitto, la
spinta del libero mercato, deve
comunque essere sostenuta da altri
valori che animano l'essere umano come
la solidarietà, la generosità, il senso dello
Stato, poiché problemi come la
disuguaglianza, la povertà e la privazione
devono essere affrontati in un modo che
la spinta del profitto da sola non è in
grado di fare.
Riguardo al credito la costituzione per
legge di uno o più gruppi cooperativi,
secondo la recente impostazione
governativa, presenta la perdita
progressiva del rapporto con il socio,
con le piccole e medie imprese e in
generale con il territorio, per effetto della
sostanziale perdita dell'autonomia delle
Banche di credito cooperativo (Bcc).
Scompare, di fatto, un modello
territoriale del credito.
Il neo presidente conferma l'operazione
di aggregazione in atto per la
costituzione del secondo gruppo
nazionale delle Bcc auspicando un
recupero dell'autonomia della Cassa
rurale sul territorio con la gestione del
microcredito che, però, secondo il
professor Andreaus sarà comunque
effimera perché, già oggi, gestita dal
digitale con strumenti come lo
smartphone, il tablet e altri.
Il direttore Giovanetti, considerato
quanto emerso, incalza Fezzi sul futuro
della stessa Federazione. Il neo
presidente, consapevole della pesante
eredità, confessa di gestire una difficile e
complicata transizione con molte sfide
da vincere nella discontinuità; rivendica
qualche primato per i due asset della
cooperazione non trattati, quali quello
del sociale e soprattutto quello agricolo.
Il professor Andreaus riconosce alla
cooperazione un trascorso ruolo
primario nell'economia e nel capitale
sociale del Trentino, ma oggi questo

modello cooperativo, questa democrazia
cooperativa, così non funziona, è in
declino. Non si tratta di buttare il
bambino con l'acqua sporca. È finito
però un ciclo. Non è, pertanto, il tempo
di aggiustare come affermato da Fezzi,
ma quello di trasformare. Andreaus
attribuisce, inoltre, alla inadeguatezza
della governance e di gran parte della

classe dirigente degli ultimi 20 anni i
gravi errori di gestione commessi anche
per un collateralismo politico e partitico
che ha impedito di coltivare un adeguato
autonomo management, come la
successione del direttore generale.
Un futuro vincente deve conformarsi ad
una condivisa vision del Trentino, che,
peraltro, non si intrawede, adottando

trasparenza e responsabilità nei ruoli (il
controllore non può essere il
controllato), puntando prioritariamente
alla qualità verso nuovi modelli di
business, nella consapevolezza della
cifra limitata dei propri numeri rispetto
alla globalizzazione.
Il Trentino ha bisogno della cooperazione
perché è un fattore costitutivo della
propria autonomia.


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