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La Stampa Cuneo 16 Febbraio 2017.pdf


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2 .Primo Piano

STAMPA
.LA
GIOVEDÌ 16 FEBBRAIO 2017

Pd, ecco il patto a tre:
dopo l’assemblea
la scissione sarà realtà

Insulti
social su
Morani
n «Querelerò

il militante del
M5S che ha
pubblicato una
mia foto sui
social dove dice
che prima di
entrare in Parlamento facevo la
escort». Lo
annuncia Alessia
Morani, deputata del Pd, e racconta: «Ho ricevuto solidarietà
da tutti i partiti
tranne dal M5S.
Quando Libero
ha fatto il titolo
“Patata Bollente” sulla Raggi
dal Pd abbiamo
subito espresso
solidarietà»

Emiliano, Speranza e Rossi lanciano un nuovo movimento
“Renzi non ci ha ascoltati”. E aprono a Pisapia e Vendola
AMEDEO LA MATTINA
ROMA

La scissione di via Barberini è
stata decisa al numero civico
36, nella sede romana della Regione Puglia. Al primo piano,
dove c’è l’ufficio di Michele
Emiliano. Non c’è ancora un nome, non c’è un logo: è ancora
presto. C’è però un patto a tre
tra Emiliano, Roberto Speranza ed Enrico Rossi per fondare
un movimento dando vita ad
una «costituente» a sinistra del

15
per cento
A tanto,
secondo
Emiliano,
può arrivare
un movimento di sinistra.
«Il Pd non va
oltre il 18%»,
ha aggiunto
il governatore

Pd. Un movimento, non un partito, in cui non c’è né un leader
né un candidato premier che il
sistema proporzionale non richiede. È la «costituente di centrosinistra» di cui parla pure
D’Alema. Aperta alla società,
alle associazioni, a coloro che
sono delusi da Renzi e che hanno votato 5 Stelle. «Una separazione consensuale dal Pd e non
conflittuale». Dopo le elezioni
non è escluso che si possano
mettere insieme le forze parla-

mentari per formare un governo e fermare i populisti.
È la logica del proporzionale
che spinge a valorizzare l’identità rispetto alle coalizioni. E allora
ognuno faccia la sua battaglia,
presenti il suo programma. Il
partito di Renzi potrebbe fare il
pieno di voti moderati e svuotare
Forza Italia; il movimento nascente raccoglierà tutti i voti a sinistra e un pezzo del bacino elettorale pentastellato, fino al centro. Un nuovo Ulivo, un nuovo

centrosinistra in cui non ci saranno in prima fila Bersani e
D’Alema. Loro due si impegneranno in campagna elettorale ma
faranno un passo di lato rispetto

NEL FEUDO DI BERSANI
Manto

Piacenza

Po

Po

Parma

Reggio
Emilia

BETTOLA

S

EMILIA
ROMAGNA

LA STAMPA

Tremila abitanti
Bettola, paese natale
di Pierluigi Bersani,
è un comune di circa
3 mila abitanti in
provincia di Piacenza.
Qui a destra un
momento
di un comizio
dell’ex segretario
LAPRESSE/SERGIO VOLO

A Bettola tra delusione e rimpianti
“Il rottamatore ha tradito il partito”
L’amica d’infanzia di Bersani: “La gente si è sentita trattata male,
Renzi vuole decidere tutto a Roma, per lui i circoli sono inutili”
NICCOLÒ ZANCAN
INVIATO A BETTOLA (PERUGIA)

ierluigi sta soffrendo
molto». «Pierluigi è
una persona seria».
«Guarda che per far litigare
uno come Pierluigi devi proprio
tirarlo dentro…».
Odore di legna ad ardere nelle stufe. Un aereo nel cielo sopra il campanile del Santuario
della Madonna della Quercia. E
qui, sotto la vecchia casa del
maestro partigiano Gino Pancera, che combatté i nazisti acquartierati sul versante opposto della piazza, adesso si ferma

«P

una signora che ha fatto molta
strada assieme a Pierluigi Bersani. Scuola elementare, scuole
medie, la corriera per Piacenza
ai tempi del liceo: «Io e Pierluigi
siamo coetanei. Il sabato ascoltavamo i primi complessi americani nel jukebox al bar della
stazione». La stazione non c’è
più. E non c’è più neanche l’unico circolo del Pd di Bettola, che
era gestito proprio da lei, la signora Marcellina Anselmi, di
professione commercialista.
«La cosa più assurda è che
hanno usato questa storia delle tessere non rinnovate contro Pierluigi. Ma è esattamen-

te il contrario. Renzi vuole un
partito leggero con il verbo
unico pronunciato in televisione. Vuole un partito che decide tutto a Roma. E allora è ovvio che i circoli, non solo il nostro, si sono sentiti inutili».
Quante cose stanno scomparendo qui, lungo la statale 654
che attraversa l’Emilia e finisce
a Chiavari in Liguria. Anche il
torrente Nure, che divide in
due il paese natale di Pierluigi
Bersani, oggi è quasi in secca.
Eppure questa non è solo una
storia sul tempo passato.
«Io non ho paranoie di sinistra», dice la signora Anselmi.

53,2
per cento
Nelle elezioni
primarie del
2009 del Pd
Bersani
aveva
vinto
con il 53,2%,
Franceschini
si era fermato
al 34%
e Marino
al 12,5%

«Da ragazza non ho scelto il partito comunista per Marx e Lenin, ma perché era un partito di
persone serie. Io l’ho scelto per
Berlinguer. Quello era un partito dove non ci si accoltellava alla
schiena, dove tutti cercavano di
darsi una mano. Per me un compagno era esattamente questo:
una persona seria e onesta, uno
che se poteva ti aiutava. Eravamo una comunità. Ovvio che
adesso, quando Pierluigi va in
strada, la gente lo ferma e gli dice: “Ma cosa ci fai ancora con
quello lì?“. Ecco cosa intende,
secondo me, quando dice che la
scissione c’è già nel Paese».
Quello lì è il segretario Matteo Renzi. L’usurpatore. «No,
non è una questione di vecchi o
giovani, Renzi era stato accolto
bene. Ma si tratta di guardare
le cose. Se la gente si sente trattata male, se ne va. Mi sembra
normale. Ed è questo che ha
fatto Renzi durante i suoi anni
di governo: ha ferito la gente.
Penso a tutte le persone iscritte
alla Cgil, e lo dico da libera professionista senza tessera. Penso all’Anpi, i nostri partigiani.
C’è tutto un popolo che non si

sente rappresentato dai suoi
modi di fare. Non saprei dire se
quello di Renzi sia stato un errore o una scelta. Ma ha puntato sempre a destra, e ora siamo
qui a parlare di scissione».
La stazione di benzina della
famiglia Bersani è ancora al suo
posto, sul versante più popolare del paese. Proprio di fronte,
in una casetta giallina di due
piani, abita il fratello di Pierluigi Bersani. Si chiama Mauro,
ha quasi lo stesso viso, è un chirurgo: «Non sono sempre d’accordo con Pierluigi. Io avevo
simpatie per il partito Repubblicano di Ugo La Malfa. Quindi
sono abituato agli inizi, ed anche alle fini. La mia idea su
quello che sta succedono nel Pd
è questa: tutto deriva sempre
dal verbo rottamare. Stanno
solo costringendo i vecchi del
partito ad andarsene via, in un
modo o nell’altro».
Tremila abitanti, molti artigiani. Una solida tradizione democristiana, che qui storicamente è sempre stato il partito
dominante. Ma c’è anche questa sarta di nome Adriana Sala,
ex operaia di una fabbrica chiusa, che adesso parla sotto l’insegna del suo negozio «Punti e
fantasia, riparazioni su misura»: «Ho sempre votato Pd. Lo
faccio per mio padre, che era un
operaio e un comunista. Non mi
piace per niente quello che vedo. Questo continuo litigare
mentre l’Italia è in condizioni
drammatiche. Ognuno vuole
portare acqua al suo mulino.
Ma invece che separarsi, dovrebbero unirsi ancora di più.
Sono sincera: non riesco a capire chi abbia ragione fra Renzi e
Bersani. Ma so che Pierluigi è
una persona molto perbene,
nessuno qui hai mai sentito
qualcosa sul suo conto. Se lo
hanno portato a questo punto, a
parlare di scissione, deve essere davvero in difficoltà. Lui non
è uno che vuole sfasciare il partito». È quello che pensa anche
la signora Marcellina Anselmi,
forse davvero e definitivamente l’ultima segretaria del Pd di
Bettola: «Si vede che Pierluigi
sta soffrendo molto in questo
momento. Lui è un generoso
che cerca sempre di ascoltare
gli altri, uno che tenta continuamente una mediazione.
Non è da guerra, Pierluigi è per
la pace. Ma non possono pretendere che questo sia un partito di signorsì. In quel caso, almeno tolgano la parola democratico dal nome».
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