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LAVORO, LIBERTÀ, REDDITO, DIGNITÀ. Alex L.G. .pdf


Nome del file originale: LAVORO, LIBERTÀ, REDDITO, DIGNITÀ._Alex_L.G..pdf

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"LAVORO, LIBERTÀ, REDDITO, DIGNITÀ."
di Alessandro Liuto Giusto
“L'automazione renderà il lavoro meno necessario, siamo all'alba di nuovi stravolgimenti sociali o
rivoluzioni industriali dove l'uomo dovrà inventarsi nuovi equilibri.
Il modello economico attuale prevede un livello ottimo di efficienza produttiva (ottenuta a mezzo di
automazione e riduzione di forza lavoro) superato il quale, i benefici dal lato dell'offerta vengono
superati dagli svantaggi dal lato della domanda: ottimizzando le linee produttive (=tagliando
lavoratori) si priva del posto di lavoro e del potere di acquisto proprio quelle persone che dovrebbero
comprare i prodotti.
Questo pone il problema di cercare un nuovo equilibrio e un nuovo modello di sostentamento.
Il liberismo mostra la corda e alcuni tornano a proporre regole (citofonare Uber) o addirittura dazi e
misure protezioniste (citofonare Donald) per ristabilire un equilibrio sostenibile.
Non credo che l'attuale accento mediatico sul "reddito di cittadinanza" o forme simili di sussidiarietà
sia disconnesso dal problema. Si sente puzza di fumo nel formicaio e le formichine cominciano ad
agitarsi senza saper bene il perché.
Si è arrivati anche a parlare di "reddito di dignità" (Boldrini) dando vita ad un ossimoro nei termini: il
lavoro dona dignità, il sussidio la mina (ma è una mia opinione).
Il tema centrale è appunto il rapporto tra lavoro e dignità dell'uomo e la necessità che ha l'uomo di
lavorare per dare significato alla propria vita, la possibilità o meno di avere una vita decorosa
attingendo a risorse non guadagnate.
L'uomo è propenso all'autonomia, saprà adattarsi alla eteronomia? Ma anche: ammesso per un attimo
che libertà e lavoro non siano antitetici (molti dissentiranno su questo), in quale misura la liberazione
dall'obbligo di lavorare renderà l'uomo libero? Quest'ultima sposta la riflessione anche sul mondo che
conosciamo: lavoro e libertà possono coesistere?
E' mia opinione che liberare l'uomo dal lavoro lo renderà di fatto meno libero e che la natura stessa
dell'uomo non sia compatibile con un mondo organizzato in cui le attività necessarie vengano svolte
senza compenso.
L'uomo potrebbe vivere senza lavoro solo se sapesse auto-regolarsi. Ora faccio arrabbiare la mia
insegnante di italiano delle medie che segnava con penna blu "cose" e "fare". Ci sono cose che devono
essere fatte, questo è indubbio (curare la gente, costruire case, confezionare vestiti, costruire strade etc
etc) e possono essere fatte solo da persone. Tu chiamali se vuoi "lavori" (parafrasando Lucio) se li
intendi retribuiti o semplicemente "attività" se li intendi a titolo gratuito.
Se non fossimo esseri avidi - e quanto lo siamo lo si può osservare a qualsiasi buffet di matrimonio o
sulle navi da crociera dove il cibo è incluso nel prezzo - le attività irrinunciabili (i "lavori") potrebbero
essere ripartite tra tutti e i conseguenti servizi e beni goduti da tutti, in misura proporzionale ai propri
bisogni e nulla più. Esempio: ho bisogno di vestiti e i vestiti sono gratis. Vado allo spaccio di vestiti e
prendo quello che mi serve. Non ci vado col furgone...
Purtroppo la natura umana è incline all'accumulo e a fare riserva di vantaggio sul prossimo. Il fatto che
risorse quali oggetti e servizi siano conquistabili col denaro è un metodo per mettere freno a questo
istinto all'accumulo e al privilegiare il particolare sul generale (che è poi il motivo che porterà presto o
tardi l'esperimento umano all'estinzione). Nel modello economico basato sul denaro (o sul baratto)
l'individuo può fare riserva di beni e servizi solo compatibilmente con la sua disponibilità economica
conquistata col lavoro.
Questo è un modello che non si auto regola, proprio qui risiede il suo limite: un sistema economico
eccessivamente libero e senza regolamentazione disinteressata tende asintoticamente al disastro. Se
lasci il denaro fluire liberamente sposterai il comportamento istintivo dall'individuo a un gruppo
omogeneo di individui (la "classe") e otterrai un macro sistema in cui una porzione di individui farà
riserva di risorse a discapito del resto, in maniera illogica e immemore del fatto che prima o poi tutti si
muore. Ed è quello che sta capitando (di nuovo!) nel sistema capitalistico libero.
In sintesi estrema, credo che il compromesso sia un sistema economico basato sul lavoro
decorosamente retribuito, nel contesto di un mercato molto più regolamentato (che ponga limiti anche
alla eccessiva automazione dei processi produttivi) al fine di inibire il naturale istinto dell'uomo sia ad
auto estinguersi che a sopraffare il prossimo come un qualsiasi animale.”


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