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OCCHI OCCHIALI LA VISUS TERAPIA .pdf



Nome del file originale: OCCHI OCCHIALI LA VISUS-TERAPIA.pdf
Autore: umberto cinquegrana

Questo documento in formato PDF 1.5 è stato generato da Microsoft® Office Word 2007, ed è stato inviato su file-pdf.it il 28/02/2017 alle 12:53, dall'indirizzo IP 79.23.x.x. La pagina di download del file è stata vista 1580 volte.
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1

GLI OCCHI - LA VISUS TERAPIA
Queste pagine sono ricavate dal libro
Prontuario di Medicina Naturale
di
Umberto Cinquegrana

Le due cose da fare quotidianamente sono le seguenti:
il palming, e l’acqua sugli occhi aperti,
per come viene spiegato nei due punti qui appresso.

1.
IL PALMING
Ogni volta che potete, e per il tempo che desiderate - variabile da persona, a
persona a seconda delle occasioni e delle disponibilità concrete - chiudete gli
occhi, appoggiatevi sopra il palmo delle mani - senza comprimere il globo oculare,
ma formando come una coppa sul contorno degli occhi - stando comodamente
seduti, e con i gomiti appoggiati su un ripiano - su un tavolo, una scrivania, un
banchetto, ecc. ...; di modo che, alla fine, la testa appoggia sulle mani, e le braccia
appoggiano su un ripiano. È una posizione che non comporta nessuno sforzo, né
fisico, né mentale, ed induce, nello stesso tempo, un piacevole senso di
rilassamento.
Per approfondire l’argomento, andate alle pagine 7, 8,.9.

2.

2

L'ACQUA

Prendete la buona abitudine di lavare, tutti i giorni, gli occhi con acqua fredda
corrente, tenendo bene aperti gli occhi, e buttandovi sopra l'acqua fredda - con
delicatezza, ma con decisione - raccolta tra le due mani, accostate tra loro a
formare una coppa, fino a 10 volte; dopodiché, vi asciugate bene. Fate questo
almeno tutte le mattine, ma è buona usanza lavare gli occhi, in questo modo, varie
volte durante la giornata; o, almeno, tutte le volte che siete particolarmente
stanchi ed affaticati, come pure durante viaggi lunghi e stressanti - il che vale
soprattutto per i viaggiatori di professione, per i camionisti, i macchinisti dei treni,
i piloti, ecc. Il fatto che i primi tentativi di tenere gli occhi aperti, mentre vi si butta
contro l'acqua, non sempre riescano, perché gli occhi tendono istintivamente a
chiudersi, non deve indurre a demordere. Bisogna insistere varie volte, fino a
quando non si impari a dominare il riflesso della chiusura automatica degli occhi; il
che non è poi tanto difficile, purché si abbia un minimo di carattere volitivo.
Insegniamo ai bambini questa tecnica elementare - ma molto efficace - di igiene
quotidiana degli occhi, particolarmente adatta per combattere le congiuntiviti, e,
soprattutto, per prevenirle: le abitudini acquisite nell'infanzia sono quelle che
durano più a lungo, talvolta anche per tutta la vita. È infondato il timore, espresso
da alcuni, di raffreddori agli occhi, in conseguenza dell'uso di acqua fredda: il
principio, espresso nel motto «In aqua salus», resta valido anche in questo caso.

3

TOGLIERE PER SEMPRE GLI OCCHIALI?

PREMESSA

Volere è potere: se questo è vero per tantissime situazioni, è tanto più vero
quando si ha un desiderio vivo e profondo di togliere gli occhiali, o di fare opera di
prevenzione, per potere non doverli portare mai. La sostanza della terapia
riabilitativa della funzione visiva dell’apparato oculomotore, e del visus, consiste
nell'eseguire taluni semplici esercizi, da praticarsi con costanza, quotidianamente,
associati ad una terapia generale, a carattere depurativo del sangue, e capace di
stimolare efficacemente il metabolismo cellulare, e, quindi, di tutti gli organi.
«Mens sana in corpore sano» significa pure occhi sani, se il sistema nervoso è
normofunzionante; e questo funziona bene, se il corpo è sano, cioè se il sangue è
pulito, l'emodinamica è buona, il ricambio cellulare, e dell'organismo in toto, è
adeguato.
Per avere un «corpus sanum», è sufficiente seguire i consigli per una terapia
disintossicante a base di tisane, proposti nelle pagg. XXX-XXX; e a quelle pagine si
rimanda il lettore, con preghiera di «capire dentro», cioè di essere convinti
profondamente della fondamentale importanza di una terapia radicale
antitossiemica, per ottenere quello status, che è condizione indispensabile, perché
si possano ottenere i risultati sperati, quando si passa, operativamente, alla
esecuzione di tutte quelle tecniche, che devono portare gli occhi a funzionare in
modo autonomo, senza dovere ricorrere al supporto artificiale degli occhiali, o
delle lenti a contatto.

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Perché è questo l'obiettivo preciso a cui punta da cosiddetta «visus-terapia»:
gli occhiali, o le lenti a contatto, sono come le grucce usate da un paziente, che
soffra di deficit motorio; la fisioterapia riabilitativa della funzione muscolare,
intende rifunzionalizzare i muscoli della postura e del movimento, rieducandoli ad
un lavoro autonomo, per poter buttare via, definitivamente, le grucce. Secondo i
ricercatori che propongono la terapia riabilitativa degli occhi, il deficit visivo è
dovuto ad un malfunzionamento dei muscoli estrinsechi degli occhi, che comporta
un difetto di accomodazione del cristallino, ed altri disturbi a carico della funzione
visiva, presa nella sua globalità. Essi sostengono che, se si opera una buona
rifunzionalizzazione dell'attività dei muscoli estrinseci degli occhi, tutti i disturbi
funzionali dell'occhio umano tendono a scomparire gradatamente. Tanto essi
affermano, sulla base della constatazione empirica di risultati concreti e positivi:
molte migliaia di persone, con deficit visivi più o meno gravi, che vanno da una
quasi cecità funzionale, a lievi, ma fastidiosi difetti dell'accomodazione, hanno
avuto la gioia di togliere per sempre gli occhiali, perché non ne hanno avuto più
necessità.
È confortante e rassicurante il fatto che non si siano registrati mai
peggioramenti della situazione, ma, sempre, sistematicamente, dei miglioramenti
concreti e tangibili: questa constatazione di fatto mi ha spinto a proporre la
terapia riabilitativa, collaudata e consigliata in primis da ricercatori americani, veri
pionieri in materia. Tutto cominciò negli anni venti, quando il dott. Bates, un
oculista di un ospedale di New York, non rassegnandosi mai definitivamente a
dover portare gli occhiali, per una forma grave di miopia, di cui soffriva, decise di
provare a fare a meno degli occhiali. Tanto fece, che ci riuscì: proponendo agli altri
di seguire la via che aveva percorso egli personalmente, fino al traguardo sognato.
Un numero sempre crescente di studiosi raccoglieva il messaggio, faceva propria
l'intuizione del dott. Bates, approfondiva la ricerca: la visus-terapia superava
l'oceano, giungendo fino a noi, in Europa.

5

Nel 1984, venivo a conoscenza di queste ricerche; mi convinsi della intrinseca
bontà dei metodi riabilitativi proposti, tolsi per sempre gli occhiali. Dalla sera alla
mattina. Furono notevoli le sofferenze che mi accompagnarono da quel giorno,
fino a quando imparai a vivere senza gli occhiali, non accorgendomi quasi più di
esserne senza. Oggi ricordo di averli portati, soltanto quando vi pongo
l'attenzione, se devo parlare ad altri dell'argomento. Prima della terapia
riabilitativa, non potevo stare senza gli occhiali, perché altrimenti insorgevano
violenti dolori temporali, spasmi muscolari delle fasce nucali e cervicali, sofferenza
agli occhi, strane forme di congiuntiviti, nervosismo, ecc.: tutte conseguenze,
queste, di uno squilibrio funzionale tra l'occhio destro miope e debole, e l'occhio
sinistro, sano e forte, ma costretto a sostenere continuamente l'effetto
scaricabarile, da parte dell'occhio più debole. Attualmente si è instaurato un
perfetto equilibrio di forze tra i due occhi ed una reciproca compensazione, ora
che, essendo io più che cinquantenne, è insorta la presbiopia. In altre parole,
l'occhio sinistro compensa la miopia dell'occhio destro, e questo sostiene il deficit
da presbiopia dell'occhio sinistro: in questo modo, posso vedere bene tanto da
lontano, quanto da vicino, grazie alla indotta reciproca cooperazione - non forzata,
ma fisiologica - tra i due occhi. Questo almeno fino a tutt’oggi.
Diventando esperto, attraverso la ricerca e, nel contempo, il collaudo diretto
sui miei occhi, della validità dei metodi riabilitativi della visus-terapia, da allora ho
potuto aiutare svariate persone a smettere l'uso degli occhiali. Di una cosa precisa
mi sono reso conto, e cioè della innocuità di quei metodi, nel rispetto del monito
di Ippocrate ai medici: «Primum non nocére». E poi, è evidente la loro bontà,
perché effettivamente la visus-terapia irrobustisce in ogni caso gli occhi, e fa
migliorare la potenza visiva, sempre.
Partendo dal presupposto che il deficit visivo è da ricondursi, bene o male, ad
una specie di pigrizia della muscolatura estrinseca degli occhi, i sostenitori della
visus-terapia propongono di agire sulla funzione muscolare degli occhi, per

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ottenere il miglioramento della vista. Si tratta di una vera e propria ginnastica, che
vuole combattere la pigrizia muscolare dell'apparato visivo: sono esercizi
riabilitativi, relativamente semplici, di facile esecuzione, che si possono fare in
tutti i momenti della giornata, e quasi dovunque ci si trovi. Perché, in fondo, si
tratta di fare delle cose che riguardano degli organi - gli occhi appunto - che ci
portiamo sempre con noi, e che sono - è il caso di dirlo, come vedremo costantemente alla portata delle nostre mani.
Prima di passare alle tecniche riabilitative, agli esercizi di ginnastica oculare da
farsi quotidianamente, preciso che mi limito ad alcuni soltanto, dei consigli
proposti ampiamente da autori, che hanno approfondito l'argomento molto
meglio di quanto non abbia fatto io. Al termine di questo breve excursus,
elencherò pertanto alcuni dei volumi editi sull'argomento, nei quali il lettore, che
volesse approfondire la ricerca, troverà ulteriori e più ampie citazioni
bibliografiche. Il mio compito è qui circoscritto ad un’opera di informazione, e,
soprattutto, di sensibilizzazione, su questa interessante ricerca nel campo
dell'oculistica; mi limiterò a dare alcuni pratici consigli.
Premetto e sottolineo anche una seconda importante precisazione: tutti i
consigli che proporrò, hanno lo scopo di potenziare la forza visiva e funzionale
degli occhi; ma, per potere smettere definitivamente gli occhiali, è necessario oltre che opportuno - farsi seguire da uno specialista, che sia esperto di queste
terapie, e che possa accompagnarvi lungo tutto il cammino riabilitativo. In altre
parole, potete tutti mettere in pratica i consigli che seguono, perché sono innocui,
e fanno bene agli occhi; ma, chi volesse andare fino in fondo alla terapia, per
conseguire, cioè, il risultato di poter fare a meno per sempre degli occhiali,
raccolga le opportune informazioni per sapere il nome degli oculisti esperti di
questa novità, che accettino di seguire il caso fino alla desiderata riabilitazione
completa. Ecco, ora, le cose che, messe in pratica, sicuramente fanno bene agli
occhi, e potenziano la capacità visiva.

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IL PALMING
Ogni volta che potete, e per il tempo che desiderate - variabile da persona, a
persona a seconda delle occasioni e delle disponibilità concrete - chiudete gli
occhi, appoggiatevi sopra il palmo delle mani - senza comprimere il globo oculare,
ma formando come una coppa sul contorno degli occhi - stando comodamente
seduti, e con i gomiti appoggiati su un ripiano - su un tavolo, una scrivania, un
banchetto, ecc. ...; di modo che, alla fine, la testa appoggia sulle mani, e le braccia
appoggiano su un ripiano. È una posizione che non comporta nessuno sforzo, né
fisico, né mentale, ed induce, nello stesso tempo, un piacevole senso di
rilassamento.
La distensione neuromuscolare, indotta da questa semplice tecnica di
rilassamento, è potenziata dall'azione, esercitata sugli occhi, dal calore biologico
che emana la mano, concentrato in particolare nel palmo; e dal black-out, operato
dalla copertura degli occhi chiusi. In questo modo, l'individuo opera una forma di
temporaneo suo isolamento dal resto del mondo circostante, e chiude il circuito
bioenergetico personale, facendo ritornare verso i centri nervosi - per la via degli
occhi - l'energia nervosa che si periferizza nel palmo della mano. Gli occhi chiusi, e
la loro protezione con il palmo della mano, comportano un risparmio di energie quelle che si disperdono continuamente nel nostro rapporto con l'esterno - ed un
aumento della carica bioenergetica totale dell'organismo. Si tratta, in un certo
senso, come di una certa quale autopranoterapia, dove il «pranah» è quello nostro
personale, di cui siamo tutti dotati, in varia misura; è la bioenergia magnetica, con
cui ci autocarichiamo mediante il palming; la quale, poi, essendo la nostra
personale energia, che ritorna a noi, è dotata certamente del carattere della
compatibilità, come avviene nelle autotrasfusioni di sangue. È per questo motivo
che, istintivamente, l'uomo, da sempre, ha portato, e porta, le mani al volto,

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quando è stanco, o sta vivendo un momento di particolare sofferenza. Siamo tutti
noi testimoni di questa esperienza, documentata dalla storia di ogni giorno, e dalla
storia vissuta da tutte le generazioni. Nella Cappella Sistina, uno dei profeti del
michelangiolesco giudizio universale ha le mani sugli occhi, ad esprimere il suo
dolore e la sua stanchezza: e Dio Padre carica di energia vitale Adamo, toccando
con un suo dito la mano del primo uomo: dalla mano di Dio alla mano dell'uomo,
un oceano di energia.
Durante il palming, dobbiamo cercare di stare distesi anche dentro di noi,
immaginando, con la fantasia, cose belle e piacevoli, formulando pensieri graditi;
aiutandoci, caso mai, con l'ascolto di musica a noi cara, per indurre un migliore
stato di rilassamento neuromuscolare. Brevi palming - arrangiati, forse, ma
sempre utili - si possono fare in mille altre occasioni. Ad esempio, mentre che si
aspetta qualcuno, quando stiamo a vedere la televisione, e sono in corso gli spot
pubblicitari, mentre stiamo a letto, quando studiamo delle pagine, e dobbiamo,
poi, ripassarle mentalmente; e via di questo passo, in tante altre circostanze della
vita quotidiana.
La tecnica di rilassamento mediante il palming è molto utile anche per
rinforzare la memoria: gli studenti possono abbinare il rilassamento, con la
ripetizione delle pagine studiate; gli adulti e gli anziani eserciteranno la memoria,
se, durante il palming, proveranno a ricreare nella propria fantasia le immagini di
oggetti già usati o di situazioni reali, già vissute. Il palming delle mani sugli occhi
chiusi crea uno stato di isolamento, che costituisce l'ambiente psicologico più
idoneo, perché la memoria possa essere esercitata adeguatamente, e svilupparsi:
è come se, per qualche momento, ci si ritira in un deserto, o in un eremo, in
compagnia di sé stessi, e senza le onde di disturbo dell'ambiente circostante,
troppo carico di stimoli irritativi del sistema nervoso, e del sensorio in generale. La
visione è una funzione nervosa, per cui, tutto quello che distende il sistema
nervoso, migliora, automaticamente, la capacità visiva. È esperienza comune che,

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quando siamo particolarmente agitati, non vediamo così bene, come quando
siamo rilassati.

IL BLINKING

Il battito delle ciglia è un riflesso neuromuscolare automatico e periodico. Esso
serve a distribuire il liquido lacrimale su tutta la superficie del globo oculare, allo
scopo di detergerlo, e di rendere l'occhio più capace di difendersi dagli agenti
irritanti, provenienti dall'esterno. Nel contempo, esso può essere considerato un
rapido e fugace «palming», in quanto comporta un black-out, anche se della
durata di un solo attimo: è, in ogni caso, un attimo di riposo e di rilassamento.
L'intervallo tra un battito e l'altro è variabile da soggetto a soggetto, e, nello stesso
individuo, esso risente degli stati d'animo, delle condizioni psicofisiche, delle
abitudini acquisite: non dimentichiamo che esso può essere controllato dalla
volontà. Se l'intervallo è troppo lungo, ne riceviamo solo danni, perché l'occhio si
stanca più facilmente, e può diventare secca la superficie dell'occhio esposta, con
maggiore predisposizione a prendere, ad esempio, una congiuntivite.
Sulla base di queste brevi osservazioni, possiamo tirare la conclusione che è
utile, opportuno, e salutare per gli occhi, imparare a battere le ciglia con frequenza
maggiore, riducendo gli intervalli tra un battito e l'altro. Aumentano, così, i blackout di rilassamento, e migliora la lubrificazione dell'occhio, e quindi le sue difese
immunitarie contro gli agenti lesivi dell'ambiente circostante. Quando siete soli, e
non dovete rendere conto a nessuno di quello che fate, battete le ciglia ancora più
spesso, e stringete le palpebre tra loro con forza maggiore, quasi a volere
spremere gli occhi. Provate a insegnare queste cose ai bambini, perché acquistino
abitudini salutari: essi tendono a tenere gli occhi sbarrati troppo a lungo, quando

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guardano la televisione. Gli adulti possono aiutare i più giovani e i piccoli, dando
l'esempio, curando essi stessi gli occhi, facendo vedere nella propria persona la
possibilità di acquisire le abitudini di comportamenti salutari per gli occhi: «veder
fare è saper fare», perché l'esempio è, di per sé - «exempla trahunt» - sempre
contagioso.
E mi auguro che, educatori operanti presso i giardini d'infanzia e presso le
scuole elementari, vengano a contatto con queste informazioni sulla salute degli
occhi, che ne restino colpiti e convinti, perché possano trasmetterle ai «piccoli
grandi uomini», con i quali sono a contatto quotidianamente: è, quella, l'età la più
giusta per acquisire delle abitudini, che resteranno valide per tutta la vita.
Naturalmente, il discorso educativo sulla cura degli occhi, e della vista, è valido per
gli alunni delle scuole medie inferiori e superiori, per gli universitari discenti e
docenti, per tutti.

I MASSAGGI

Il sistema oculocefalogiro è un circuito neuromuscolare, dove gli occhi, la testa, i
muscoli posturali, sono tutti reciprocamente interconnessi. Quando facciamo
lunghi viaggi, con ansia, e in condizioni ambientali sfavorevoli, la vista si affatica in
modo particolare, ed avvertiamo, di riflesso, una tipica sofferenza dietro al collo,
al livello della nuca: tant'è vero, che sentiamo un bisogno istintivo di girare la testa
in un senso e nell'altro, e di massaggiare il collo energicamente.
In questo gioco riflesso - quello riportato è un piccolo esempio, non certo
l'unico caso - sono implicate, bene o male, tutte le masse muscolari: i posturologi
stanno studiando, con particolare attenzione, le interconnessioni muscolari
riflesse, e le sorprese non finiscono mai. A noi, qui, interessa sapere che è certo

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che lo stato di rilassamento, o di tensione, dei muscoli estrinseci dell'occhio, si
riflette sul sistema oculocefalogiro, implicato nella postura, e, quindi,
indirettamente, su tutto l'apparato muscolare; ma anche che, viceversa, in un
gioco riflesso a ping-pong, la tensione muscolare posturale, o uno stato di
rilassamento, incidono sulla funzione visiva, per una tensione riflessa, o un riflesso
rilassamento della muscolatura degli occhi.
Le conseguenze logiche di questo ragionamento sono che il palming, rilassando
i muscoli oculari, induce una distensione riflessa della muscolatura implicata nella
postura; e che le tecniche di distensione dei muscoli in generale, e del collo e della
regione dorsale in particolare, esercitano un'azione riflessa benefica sulla
muscolatura degli occhi, con un conseguente miglioramento della funzione visiva.
Per cui, ogni forma di massoterapia - eseguita, naturalmente, in modo opportuno,
e da personale specializzato - non può che fare bene non solo all'organismo in
toto, ma anche agli occhi, per riflesso. Il lettore, che non possa far ricorso
sistematico a massoterapie specialistiche, si attenga ai consigli che dò qui di
seguito, relativi ad alcuni esercizi semplici, ma nel contempo molto efficaci:


Ogni volta che vi ricordate, oltre che quando ne sentite un bisogno istintivo,

massaggiate, da soli, i muscoli della regione posteriore del collo, roteando, nello
stesso tempo, la testa in un senso e nell'altro, secondo che ne avvertite l'esigenza:
seguite l'istinto, in queste cose, e vi troverete bene.


Almeno una volta al dì, ogni mattina, piegate energicamente la testa prima

varie volte verso la spalla destra, e poi verso la spalla sinistra.


Se avete un familiare disposto ad aiutarvi, fatevi fare un massaggio sulle

fasce muscolari che stanno a destra e a sinistra della spina dorsale, esercitando
una pressione sui vari segmenti muscolari, con il polpastrello dei pollici destro e
sinistro. È opportuno che prima ungete, con olio caldo, le zone che dovete poi
trattare con la digitopressione.

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IL SWINGING

Se potete, anche tre volte al giorno, eseguite questo esercizio di rilassamento:
mettetevi in piedi davanti ad uno specchio, dondolatevi con tutto il corpo tenendovi morbidi, non irrigidendovi nei movimenti, piegandovi prima su un lato e
poi sull'altro, proprio come un pendolo, e con la stessa ritmicità. In questi
movimenti, il piede del lato sul quale vi piegate, resta ben saldo a terra, mentre
l'altro piede tiene ferma a terra solo la punta, e si solleva, invece, il tallone.
Questo esercizio può durare da cinque a dieci minuti per volta, e comporta un
notevole senso di rilassamento; se potete, fatelo anche tre volte al dì. Mentre vi
dondolate, tenete gli occhi aperti per un minuto, quindi chiusi per il minuto
successivo, e poi ancora aperti per un minuto, e così via, alternativamente per ogni
minuto. Se eseguite l'esercizio davanti ad una finestra, la finestra, ad un certo
punto, vi sembrerà che si muova nel senso opposto al movimento del vostro
corpo, voi incoraggiate questa illusione ottica, che esercita un benefico effetto di
rilassamento.

L'ACQUA

Prendete la buona abitudine di lavare, tutti i giorni, gli occhi con acqua fredda
corrente, tenendo bene aperti gli occhi, e buttandovi sopra l'acqua fredda - con
delicatezza, ma con decisione - raccolta tra le due mani, accostate tra loro a
formare una coppa, fino a 10 volte; dopodiché, vi asciugate bene. Fate questo
almeno tutte le mattine, ma è buona usanza lavare gli occhi, in questo modo, varie

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volte durante la giornata; o, almeno, tutte le volte che siete particolarmente
stanchi ed affaticati, come pure durante viaggi lunghi e stressanti - il che vale
soprattutto per i viaggiatori di professione, per i camionisti, i macchinisti dei treni,
i piloti, ecc. Il fatto che i primi tentativi di tenere gli occhi aperti, mentre vi si butta
contro l'acqua, non sempre riescano, perché gli occhi tendono istintivamente a
chiudersi, non deve indurre a demordere. Bisogna insistere varie volte, fino a
quando non si impari a dominare il riflesso della chiusura automatica degli occhi; il
che non è poi tanto difficile, purché si abbia un minimo di carattere volitivo.
Insegniamo ai bambini questa tecnica elementare - ma molto efficace - di igiene
quotidiana degli occhi, particolarmente adatta per combattere le congiuntiviti, e,
soprattutto, per prevenirle: le abitudini acquisite nell'infanzia sono quelle che
durano più a lungo, talvolta anche per tutta la vita. È infondato il timore, espresso
da alcuni, di raffreddori agli occhi, in conseguenza dell'uso di acqua fredda: il
principio, espresso nel motto «In aqua salus», resta valido anche in questo caso.

IL SOLE

E’ utile esporsi al sole nella prima mattinata, e nel tardo pomeriggio, per la durata
di 5-10 minuti, tenendo gli occhi chiusi: il calore del sole sugli occhi è benefico, è
rilassante. Evitate le ore in cui il sole è troppo forte, e soprattutto il solleone,
naturalmente; in altre parole, quella del sole deve essere una dolce e tiepida
carezza al volto e agli occhi. Solo allora, è energia che ricarica e che rigenera.
Imparate a non usare gli occhiali scuri, per proteggere i vostri occhi dal cosiddetto
insulto luminoso degli occhi, perché - voi dite - soffrite di fotosensibilità. Ma
questa sensibilità alla luce, che vi fa diventare fotofobici - cioè vi induce ad avere
paura della luce del sole, ed a rifuggirla - aumenta sempre di più, proprio perché

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voi disabituate i vostri occhi all'esposizione ai raggi solari, rendendoli, così, sempre
più deboli. Provate, invece, a sfidare il sole, senza nascondervi dietro gli occhiali di
protezione, e vedrete svanire per sempre, piano piano, ma sempre di più, la
fotosensibilità: a meno che non sia, il vostro, un caso particolare, e l’obbligo degli
occhiali scuri non sia stato imposto a voi dal vostro oculista.
Quanto all’uso della luce artificiale, vi consiglio di utilizzare lampade tipo «abatjour», con luce convergente, e con lampadine solari, quelle azzurre: la luce bianca
diffusa, come quella dei neon e delle lampade non convergenti, può essere
dannosa, perché fa sforzare gli occhi in modo eccessivo.

CONCLUSIONE

Agli studenti di tutte le età, ai disegnatori, ai sarti, a quanti lavorano al computer,
ai radiotecnici, agli operai delle fabbriche, agli autisti, a tutti, consiglio vivamente
di attenersi alle predette regole, elementari, semplici, efficaci, per difendere i
propri occhi, la vista, la salute: nessuna di queste tecniche comporta la pur minima
spesa. È solo questione di acquisire delle abitudini, mettendoci un po’ di buona
volontà. Tra l'altro, poi, si diventa anche più belli, perché la terapia degli occhi,
inducendo un generale stato di rilassamento muscolare, rende più armonioso
anche il nostro volto, meno teso, e quindi più bello, e più gradevole a guardarsi da
parte degli altri.

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Bibliografia
Mille altri utilissimi consigli troverete nei testi, che cito qui di seguito, ed ai
quali rimando i lettori che volessero approfondire l'argomento:
 Christopher Markert, «Ohne Brille besser leben», Hermann Bauer Verlag,
Freiburg, 1983
 Harry Benjamin, «Miglior vista senza occhiali», Astrolabio, Roma, 1972
 A.e J. Passebecq, «La salute dei vostri occhi», Musumeci Editore, Aosta 1980
 William H. Bates, «Better eyesight without glasses», Holt Rinehart and
Winston, New York
 Aldus Huxley, «The art of the seeing», Chatto and Windus, London.

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MALATTIE DEGLI OCCHI E RIMEDI NATURALI

«OCULI SANI, IN CORPORE SANO»

La buona salute dell'occhio dipende dalla sua normale vascolarizzazione: se il
sangue affluisce bene, e defluisce con regolarità, l'occhio è sano, altrimenti si
ammala, secondo una gravità tutta dipendente dall'entrata e dall'uscita del
sangue, e dalla buona o cattiva qualità di questo. Quindi, una buona emodinamica
locale, un sangue non impuro, sono la «conditio sine qua non» per la
conservazione di un buono stato di salute dell'occhio, e della sua conseguente
normofunzionalità; per cui, il superamento della malattia degli occhi passa,
necessariamente, attraverso un'attività terapeutica, capace di normalizzare
l’emodinamica locale, e di riportare alla purezza un sangue intossicato. Il ristagno
dei liquidi endoculari è una minaccia gravissima per la conservazione dello stato di
salute degli occhi; ma lo è altrettanto, e in maniera anche subdola, una tossiemia
generale, di tipo cronico, non curata, perché sottovalutata: vedi la cataratta, dove
la opacizzazione del cristallino è la conseguenza di un evidenziato, e non trattato,
stato tossiemico generale. Trattando alcune malattie degli occhi, nelle pagine che
seguono, i consigli che saranno dati, mireranno tutti a depurare il sangue, ed a
normalizzare l’emodinamica sia locale, che sistemica, nel tentativo di riportare gli
occhi allo «status quo ante»: obiettivi, questi, ardui, ma possibili, laddove si sia
dotati di un carattere volitivo, deciso, che sia in grado di mettere in opera tutti i
presidi terapeutici consigliati, con tenacia e determinazione, se essi sono stati
considerati utili, efficaci, e, quindi, convincenti.

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LA CONGIUNTIVITE



«Qui oculos aqua lavat, oculos ipse sanat»: con questa espressione, da me
coniata, intendo dire che, in caso di infiammazione degli occhi, la prima cosa da
fare, che io ritengo anche la più efficace, è l'uso dell'acqua fredda: raccoglietela
tra le mani, e buttatela sugli occhi aperti per dieci volte di seguito. Ripetete
questa operazione spesso, durante la giornata, non dimenticando di asciugare
gli occhi con un panno pulito, o con fazzoletti di carta, dopo ogni abluzione. Se
l'infiammazione non è sostenuta da cause profonde, l'acqua, utilizzata in
questo modo, può risolvere, da sola, e completamente, il problema, nel giro di
qualche giorno, senza la necessità di dover far ricorso ad altri rimedi, anche di
natura farmacologica, come i colliri, o i preparati cortisonici. Nel caso che la
forma infiammatoria sia particolarmente grave e resistente, ricorrete anche agli
altri rimedi consigliati in questo paragrafo.



Un collirio naturale molto utile, e facile da preparare, è l'acqua e miele. Fate
bollire una mezza tazzina d'acqua; spegnete; lasciate che diventi tiepida, e
scioglietevi dentro un cucchiaino di miele. Nel corso della giornata, instillate in
ciascun occhio da tre a quattro gocce, ripetendo l'operazione ogni due ore
circa. Quello che resta di questo collirio naturale, deve essere buttato via, al
termine della giornata; il giorno successivo, ne preparate un'altra mezza
tazzina, e così per i giorni seguenti.



Trascorrere la notte con un impacco di foglie di verza, o di cavolo cappuccio
(vedasi alla fine di queste pagine!), sugli occhi, è utilissimo non solo in caso di
congiuntivite complicata, ma anche in tutte le malattie degli occhi. Sono
applicazioni ad effetto rinfrescante, ma anche a carattere risolutivo della
patologia, in quanto attivano la circolazione endoculare, con il conseguente
potenziamento delle difese naturali locali, di tipo immunitario; mentre che, nel

18

contempo, esercitano una salutare attività drenante, con eliminazione verso
l'esterno

dei

liquidi

patologici,

formatisi

e

formantisi

nel

corso

dell'infiammazione. Questi impacchi sono necessari soprattutto quando la
congiuntivite assume caratteri particolarmente gravi, oppure se si ha desiderio
di guarire più in fretta. Lo strato superficiale dell'impacco sia costituito da foglie
più tenere, quelle che andranno a contatto degli occhi chiusi; mentre lo strato
di base, quello che costituisce il grosso dell'impacco, può essere formato dalle
foglie più verdi. Nel trattamento delle foglie siate soprattutto precisi nello
schiacciamento delle foglie. Lavate bene gli occhi la mattina, dopo che avete
rimosso l'impacco.


L'eufrasia è una pianta medicinale chiamata dai tedeschi «Augentrost», che
significa, letteralmente, «conforto per gli occhi», ad indicarne la specificità
d'azione curativa degli occhi. R. Willfort – op. cit., pag. 56 - consiglia la tisana di
eufrasia, per un trattamento interno, associato all'uso esterno dell'infuso, in
tutte le terapie delle affezioni oculari, e non solo in caso di congiuntivite: la
stanchezza degli occhi per affaticamento, la blefarite, l'irite, il glaucoma, la
cornea maculata, la cornea ulcerata, la dacriocistite, trovano nell'eufrasia un
medicamento naturale d'elezione, stando alla medicina naturale, secondo la
tradizione popolare. La tisana deve essere leggera, e preparata in questo modo:
fate bollire un quarto d'acqua, spegnete, aggiungete solo mezzo cucchiaino di
eufrasia, filtrate dopo appena 1-2 minuti, e non più tardi. Bevete a piccoli sorsi
distanziati, lontano dai pasti; ne potete bere un quarto nella mattinata, e uno
nel pomeriggio: questa bevanda medicinale agisce anche, e molto bene, sugli
organi dell'apparato digerente, sulle vie respiratorie, sul sistema nervoso. L'uso
esterno consiste in applicazioni locali sugli occhi, con una pezzuola, o con
ovatta, bagnate con l'infuso di eufrasia, che può essere usato anche come gocce
oculari, da instillare negli occhi con il contagocce, o per bagni oculari; se gli
occhi sono particolarmente sensibili, il tè può essere diluito ulteriormente -

19

mediante l'aggiunta di un po’ d'acqua, fatta bollire - prima di essere usato per
le instillazioni, e per i bagni oculari.


L'amaro svedese (si veda alla fine di queste pagine!). Nel «Vecchio
manoscritto» sull'amaro svedese, pubblicato da Maria Treben, alla pag. 50
della sua brochüre «Gesundheit aus der Apotheke Gottes», si legge, al punto 2,
che esso «rimuove anche le macchie, e la cataratta, se si inumidisce con
tempestività la coda dell'occhio, oppure si mette una pezzuola di stoffa
inumidita - con l'amaro - sugli occhi chiusi». E subito prima è scritto che l'amaro
svedese «aiuta chi ha l'occhio spento, porta via i rossori e tutti i dolori, anche
quando gli occhi sono arrossati, spenti e confusi» - trub und verschwommen.
Sulla scorta di queste promesse, molti lettori della brochüre di MariaTreben
hanno usato l'amaro svedese, ed hanno raccontato i sorprendenti risultati,
avuti nel trattamento di varie affezioni oculari; le loro interessanti
testimonianze sono riportate in un'altra pubblicazione della Treben, «Maria
Treben's Heilerfolge», alle pagine 5, 22, 26, 30, 36, 50, 51, 59, 71, 72, 77, 82, 97.
Questi pazienti sono stati collaudatori e sperimentatori della veridicità di
quanto affermato nel vecchio manoscritto, a proposito dell'efficacia dell'amaro
svedese, nel trattamento delle malattie degli occhi; in più, essi hanno descritto,
in maniera più particolareggiata, l'uso concreto e pratico dell'amaro, mentre
che il manoscritto è alquanto generico. Illuminato dalle citate testimonianze,
invito il lettore a provare a curare eventuali affezioni oculari - ma anche la
stanchezza degli occhi, e per rafforzare la vista - utilizzando l'amaro svedese
nella maniera seguente:
 Ogni giorno, per la durata di un'ora o di mezz’ora, tenete sugli occhi chiusi
una pezzuola, bagnata con l'amaro svedese, strizzata leggermente perché
non abbia a colare. Si può fissare questa applicazione con una benda, per
non essere costretti a stare necessariamente in una posizione supina; al
posto di una pezzuola, potete usare ovatta, bagnata con l'amaro svedese,

20

ma non inzuppata completamente. Se, poi, ritenete opportuno, approfittate
di questa situazione per curare anche eventuali affezioni nasali, e delle
prime vie respiratorie, applicando una pezzuola, od ovatta, bagnate con
l'amaro svedese, anche sul dorso del naso, ungendo prima con olio questa
parte da trattare: prendete, così, con una fava, due piccioni. Se, nonostante
gli occhi chiusi, un po’ del liquido dovesse oltrepassare la barriera
palpebrale, e provocare un po’ di bruciore, intanto non vi dovete
preoccupare, perché non succederà niente di grave; e poi basta rimuovere
momentaneamente l'impacco, e buttare, sugli occhi aperti, acqua fredda
varie volte. Una volta rimosso il fastidio, rimettete l'impacco sugli occhi
chiusi.
 Prendete l'abitudine di inumidire, durante la giornata, ogni volta che potete,
le palpebre superiori e inferiori con l'amaro svedese, utilizzando
eventualmente i bastoncini di cotone, che potete anche tenere a bagno fisso
- nella quantità di uno, o due per volta – in un po’ di amaro svedese, in un
bicchierino di vetro o di plastica, per la durata di un giorno. L'amaro svedese
residuo va buttato via al termine della giornata, e se ne utilizza del nuovo
nel giorno successivo. Invece che le due palpebre intere, si può anche
inumidire, di tanto in tanto, anche soltanto la coda dell'occhio, cioè l'angolo
temporale della rima palpebrale. Lo sporco, che comporta l'uso dell'amaro
svedese, lo si rimuove con acqua e sapone, con pazienza.

LA CATARATTA



La cataratta consiste in un processo di opacizzazione del cristallino, che perde la
sua trasparenza, non è più «cristallino» - è il caso di dirlo - perché si è

21

inquinato, si è intorbidito: quasi ad indicare, nell'occhio, uno stato di
inquinamento dell'organismo, uno stato tossiemico subdolo generale. «Unde
origo, inde salus»: la tossiemia - cioè lo stato di intossicazione del sangue - è
causa

della

cataratta;

una

radicale

e

profonda

azione

depurativa

dell'organismo, potrebbe ridonare al cristallino la trasparenza perduta.
Logicamente parlando, il ragionamento non fa una grinza. Sul piano pratico ed
operativo, bisogna vedere se, ed in che modo, è possibile una radicale opera di
bonifica del sangue, e se si verifica la ipotizzata corrispondenza tra
disinquinamento del sangue, e superamento della cataratta.


In associazione con una terapia generale disintossicante, la letteratura
d'oltralpe consiglia anche dei trattamenti ad azione locale, con l'intento di agire
direttamente sugli occhi e sul cristallino. Nel presente paragrafo, descriverò
soltanto i consigli relativi all'azione locale sugli occhi per combattere la
cataratta, così come li ho raccolti dai ricercatori stranieri studiati; perché, per
quanto riguarda una cura radicale generale, mirante a disinquinare
l'organismo, il lettore può prendere delle tisane. Per altri eventuali
concomitanti stati patologici da trattare, aventi un carattere specifico, si ricorra
ai rimedi proposti nelle apposite pagine, che individuerete riguardando l'indice
analitico.



Sono validi tutti, anche nel trattamento della cataratta, i consigli dati nella
prima parte del presente capitolo, relativi ad una visus-terapia, mirando essi al
rafforzamento «in toto» degli occhi. Acquisire l'abitudine dell'esecuzione
giornaliera degli esercizi principali - tra quelli indicati - è buona norma, allo
scopo anche di prevenire eventuali malattie degli occhi, soprattutto quelle
conseguenti ad un progressivo indebolimento degli stessi. Naturalmente,
l'attività di prevenzione, così condotta, riguarda pure la cataratta, che,
purtroppo, può colpire gli occhi a tutte le età.

22


Nel caso di una cataratta conclamata, è opportuno andare a letto, tutte le sere,
con un impacco sugli occhi chiusi, con foglie di cavolo verza o di cavolo
cappuccio, seguendo le indicazioni generali date alla fine di queste pagine,
avendo l'accortezza di utilizzare le foglie più tenere per formare lo strato
dell'applicazione che dovrà stare a diretto contatto con gli occhi. Rimuovete le
foglie la mattina seguente, lavando gli occhi con acqua tiepida e sapone neutro;
dopodiché, buttate sugli occhi aperti acqua fredda per una decina di volte,
raccogliendo l'acqua tra le mani, accostate a formare come una coppa.
L'attività drenante della verza opererà su tutte le strutture dell'occhio,
eliminando ogni formazione di liquidi stagnanti, in parte canalizzandoli nelle
formazioni vascolari dell'occhio, in parte attirandoli verso l'esterno - il che è
l'effetto macroscopico più tipico di questi impacchi. Liberazione degli occhi dai
liquidi patologici significa rimozione potenziale di tutte le affezioni oculari, o,
almeno, garanzia del loro non peggioramento. Sappiamo bene che tutte le
cellule dell'organismo - e, quindi, anche quelle che costituiscono le varie parti
dell'occhio - nuotano nel grande mare del liquido extracellulare, il LEC, da esso
ricevono i nutrienti, in esso riversano i prodotti terminali del loro metabolismo.
Ora, se questo mare si trasforma in uno stagno, esso diventa un mare morto, e
trascina nella morte l'arcipelago di cellule che lo popolano: l'attività drenante
del cavolo - o dell'amaro svedese, delle tisane, o di altri rimedi naturali - ridona
vita al grande mare, e quindi alle cellule, e a tutti gli organi da esse formati.



È per questa ragione che consiglio gli impacchi di foglie di cavolo sugli occhi, per
fare un tentativo - assolutamente non nocivo - di liberare il cristallino dalla
opacizzazione, di cui sia affetto. E, se per caso non si riuscisse ad eliminare la
cataratta, state tranquilli che non avete perso il vostro tempo, facendo le
applicazioni

consigliate,

perché

avrete

sicuramente

ottenuto

una

rivitalizzazione dell'occhio, preso nella sua globalità; senza dimenticare, poi,

23

che l'azione drenante del cavolo si estende, automaticamente, anche alle
strutture che sono vicine alla zona delle applicazioni.


L'amaro svedese (che va preparato seguendo le indicazioni che do alla fine di
questa pagine), oltre che ad essere bevuto, nella quantità giornaliera di tre
cucchiai al dì - ciascun cucchiaio una mezz'ora prima dei pasti principali - può
essere usato anche localmente, in due maniere:
 mattina e sera, inumidite le palpebre, e la coda dell'occhio, con l'amaro
svedese, o usando il polpastrello dell'indice, o utilizzando i bastoncini di
cotone - tenuti eventualmente in ammollo in un po’ di amaro svedese,
versato in un bicchierino di carta;
 bagnate una striscia di ovatta con l'amaro svedese, e tenetela sugli occhi
chiusi per la durata di un'ora, ogni giorno.
L'amaro svedese svolge un'azione efficace notevole sulla canalizzazione di

eventuali liquidi patologici, che siano in ristagno all'interno delle strutture
dell'occhio; valgono, qui, le stesse considerazioni fatte più sopra, a proposito
dell'azione curativa sugli occhi esercitata dagli impacchi con le foglie di cavolo. Si
tratta, in ogni caso, di applicazioni non nocive, già collaudate. Ritengo, tuttavia,
che sia opportuno ungere le palpebre con uno degli oli medicinali, o con semplice
olio di oliva, sia prima che dopo l'applicazione dell'amaro svedese.


Breuss sottolinea l'importanza di respirare aria non inquinata anche, e
soprattutto, quando si tratti di patologie dell'occhio. Egli suggerisce, poi, di fare
una cura disintossicante di base con la salvia, e di bere ogni giorno, a partire
dalle quattro del pomeriggio, una bevanda, ricavata facendo bollire, per 3-6
minuti, dell'acqua con dentro le bucce delle mele, e di berne a volontà, fino a
quando si va a dormire. Questo tè di bucce di mele esercita una azione
calmante sul sistema nervoso; e Breuss dice che - a suo parere - la cataratta può
essere considerata una neuropatia.

24


Di R.A. Hoffmann cito, letteralmente, quanto dice della sua mamma, a
conclusione del paragrafo sul trattamento della cataratta: «Mia madre ha
potuto togliere per sempre i suoi occhiali con il solo guardare nel sole. E questo
all'età di 70 anni». L'autore riporta il caso della mamma, come se avesse visto
la meraviglia del lettore, per quanto egli dice immediatamente prima, dove
consiglia al portatore di cataratta di prendere l'abitudine di guardare
direttamente nel sole - senza occhiali - ogni volta che gli è possibile, ogni
giorno, per alcuni secondi, anche se a principio gli occhi lacrimano, o provano
dolore; questo «guardare nel sole» dovrebbe essere ripetuto più volte durante
la giornata. A questo guardare nel sole, seguano sempre un quindici secondi di
«palming». Nello stesso paragrafo, Hoffmann promette sicuri e sensibili
miglioramenti, già dopo solo due mesi, al sofferente di cataratta che tratti la
malattia, ogni giorno, con bagni oculari di acqua e sale, nella maniera seguente:
sciogliere due cucchiaini di sale marino grosso in mezzo litro d'acqua calda; si
attende che l'acqua così salata raggiunga la temperatura ambiente, e la si versa
in una bacinella; dopodiché, si immerge nell'acqua la regione fronto-orbitaria o
tutto il volto, in modo tale che gli occhi siano completamente dentro l'acqua. La
prima volta si resta nell'acqua, sempre con gli occhi aperti, per 5 secondi, cioè
contando mentalmente fino a cinque, lentamente; il secondo giorno si conta
fino a 6, e così via, fino a quando non si arrivi a tenere gli occhi nell'acqua per
15 secondi. Da questo momento in poi, si continua a trattenersi nell'acqua
sempre per 15 secondi, e si interrompe il trattamento solo quando si osservano
evidenti risultati di miglioramento; il che si verifica normalmente già nel giro
dei primi due mesi di cura.
Le donne - ma anche gli uomini - possono fare questa cura usando degli
appositi bicchierini per bagni oculari, da comprare nelle farmacie, utilizzando
naturalmente l'acqua salata preparata come indicato sopra; in questo modo si
evita di bagnarsi i capelli ogni volta, il che è un grosso problema, specialmente

25

per le donne. Hoffmann invita a non desistere, a portare avanti il trattamento
fino in fondo, perché si può avere, come premio a tanta fatica, la gioia di
evitare l'intervento chirurgico. Si veda il libro di Hoffmann «So besiegte ich den
Krebs», alle pagg. 229-231.


Il chelidonio è indicato da Maria Treben - «Gesundheit aus der Apotheke
Gottes» pag. 27 - nel trattamento della cataratta; bisogno usare il succo della
pianta fresca, da instillare nell'angolo dell'occhio. Non è detto altro. Tuttavia,
un utile chiarimento viene dalla testimonianza riportata nel volume «Maria
Treben's Heilerfolge», alla pag. 71, dove un paziente racconta di avere risolto la
cataratta al suo occhio sinistro, prendendo ogni giorno una foglia fresca di
chelidonio, lavandola, stropicciandone con le dita il tenero picciuolo, fino a
farne uscire del succo, e inumidendo, con questo succo, le palpebre dell'occhio
chiuso. Ecco descritta una maniera precisa, con cui usare il chelidonio;
naturalmente, bisogna imparare a riconoscere la pianta, per poterla
individuare, e quindi usarla correttamente, ogni giorno, per almeno tre-quattro
settimane di seguito. Un ulteriore più preciso chiarimento viene, poi, dalla
stessa Maria Treben, nell'altro volume «Heilkräuter aus dem Garten Gottes»,
alla pag. 33, dove è anche detto di fare attenzione a ricavare il succo da usare,
soltanto dallo stropicciamento del picciuolo delle foglie del chelidonio, e non
dallo stelo di questa pianta medicinale. Inoltre, si consiglia di usare le foglie
della pianta fresca, per fare utili, salutari, e curativi impacchi sugli occhi, la sera,
da rimuovere la mattina seguente.



Per completezza d'informazione, riferisco di una testimonianza - riportata dalla
Treben - relativa all'uso della ruta, nel trattamento della cataratta. Una
settantaduenne paziente, affetta da cataratta, racconta di avere riempito un
contenitore di vetro, per due terzi, con la ruta, e di avervi aggiunto un distillato
di vino - di 38-40 gradi, sicuramente - mettendo il tutto al sole per dieci giorni; il
filtrato è stato poi usato per inumidire le palpebre la mattina e la sera. È un po’

26

quello che si consiglia di fare con l'amaro svedese. Un altro prodotto con base
alcolica - indicato, dalla Treben, per il trattamento delle affezioni oculari - è
l'essenza di arnica, che si prepara, e si usa, allo stesso modo della ruta, di cui ho
detto prima.

IL GLAUCOMA

Si tratta di uno stato patologico dell'occhio, determinato da ipertensione dei
liquidi del bulbo oculare, per una alterazione del meccanismo di ricambio
dell'umor acqueo. Siamo in presenza, cioè, di un accumulo eccessivo di liquidi, che
può portare fino alla cecità, per i danni che arreca al nervo ottico lo stato di
ipertensione endobulbare. Ora, se il liquido in eccesso viene drenato in un modo o
in un altro, se esso viene canalizzato, scompare l'ipertensione, e si può sperare in
un

ritorno

alla

normalità,

dove

non

si

siano

instaurate

situazioni

anatomopatologiche irreversibili, e dove si tratti solo di alterazioni funzionali.
Drenaggio, canalizzazione, eliminazione dei liquidi organici in eccesso,
superamento di situazioni di ristagno venoso o linfatico, sono queste le
prerogative tipiche dell'azione del cavolo e dell'amaro svedese, usati per
applicazioni locali, come già detto nel precedente paragrafo sulla cataratta, e
altrove. Quindi, semplicemente, i due rimedi d'elezione per il trattamento del
glaucoma - o, almeno, per fare un tentativo valido, e sicuramente non dannoso, di
liberare l'occhio dall'ipertensione - sono, consequenzialmente, gli impacchi con le
foglie di verza, o di cavolo cappuccio, e le applicazioni quotidiane di un'ora, con
amaro svedese e ovatta, sugli occhi chiusi.
Per non ripetermi, invito il lettore a fare riferimento alle indicazioni da me date
nel paragrafo sulla cataratta, relative all'uso pratico degli impacchi con il cavolo e

27

con l'amaro svedese; precisando che, a mio avviso, anche gli altri consigli riportati
ivi, e quelli relativi alla congiuntivite, sono applicabili al trattamento del glaucoma,
essendo rimedi validi per tutte le affezioni oculari, e sempre e sicuramente non
nocivi. Di nuovo c'è solo una miscela di erbe, consigliata dalla Treben, per il
trattamento specifico del glaucoma, consistente in ortiche, veronica, calendula ed
equiseto, messi assieme in parti uguali; si fa bollire mezzo litro d'acqua, si spegne,
si aggiungono due cucchiaini della miscela, e si filtra dopo 5 minuti. La Treben
consiglia di aggiungere alla tisana due cucchiaini di amaro svedese.

ALTRE AFFEZIONI OCULARI

Non è, questo, un trattato di oculistica, ma un capitolo del libro, che vuole
orientare il lettore verso alcuni rimedi naturali, utili per debellare situazioni di
malattia degli occhi - o, perlomeno, di fare un tentativo, senza correre, in ogni
caso, alcun rischio di peggioramento della situazione. Oltre quelli già descritti nei
paragrafi precedenti, di rimedi naturali non ne conosco altri, e chiudo qui il
capitolo presente, dicendo ai lettori che, per qualunque altro problema degli occhi
- non riportato qui espressamente - sarà sufficiente che essi ripassino tutto quanto
scritto nelle pagine precedenti, relativamente al trattamento della congiuntivite,
della cataratta, del glaucoma, per sapere cosa fare.
O, meglio, per il trattamento di base delle affezioni oculari in genere, di
qualunque entità esse siano, si può procedere secondo quanto riporto schematicamente - nella seguente scheda operativa:


Una terapia generale disintossicante, a base di tisane.



l «palming», cioè il palmo delle mani sugli occhi chiusi, da eseguire di tanto in
tanto, durante la giornata;

28


l'acqua fredda sugli occhi aperti, più volte al giorno;



l'applicazione di ovatta e amaro svedese (vedasi qui appresso!) sugli occhi
chiusi, una volta durante il dì, per la durata di mezz'ora, o di un'ora;



un impacco sugli occhi con le foglie di verza, o di cavolo cappuccio, la sera, da
rimuovere la mattina seguente – vedasi qui appresso.
AMARO SVEDESE:
CONOSCERLO PREPARARLO USARLO

In questo documento trovate tutto assieme quello che occorre per arrivare a
conoscere bene l’amaro svedese, a prepararlo da voi stessi, e ad usarlo nella
maniera più opportuna.
Per quanto riguarda l’obiettivo di preparare l’amaro svedese da voi stessi a
casa, il momento più delicato è quello di procurarvi le erbe svedesi.
Procedete nel modo seguente:
1. Se avete erboristerie alla portata di mano, chiedete se hanno al
momento disponibili le erbe svedesi, o se le possono procurare
facilmente: contattate le erboristerie per telefono, per non perdere
tempo. Se l’esito del contatto è positivo, il problema è risolto, e potete
scegliere di preparare un solo litro e mezzo di amaro svedese,
seguendo la ricetta qui riportata, o di prepararne 7 litri e mezzo
assieme seguendo l’altra ricetta.

2. In caso contrario, telefonate alle erboristerie che indico qui
appresso, facendo il mio nome, e ordinate le erbe svedesi, che vi
saranno spedite con corriere espresso. A questo punto, vi
conviene decisamente di ordinare 500 grammi di erbe svedesi per
la preparazione di 7 litri e mezzo di amaro svedese. Questo vi
conviene molto per due motivi: perché coprite così anche la spesa
per la spedizione (conveniente per un ordine di mezzo chilo di
erbe svedesi, non conveniente per 150 grammi), e perché con una
sola fatica riuscite a preparare tutto assieme un quantitativo di
amaro svedese opportuno per un lungo periodo di tempo, e che

29

userete senza l’ansia che accompagna il suo uso quando la
quantità disponibile è piccola.
Buon lavoro di preparazione,
buon uso per voi e per gli altri,
buona vita a voi.
Prof. Cinquegrana
COME OTTENERE LE ERBE SVEDESI
TRAMITE SPEDIZIONE CON CORRIERE ESPRESSO

1.
Erboristeria Salus e Natura
di Sgariglia Stefano
Qualiano
tel. 081.8183850
stefano.sgariglia@virgilio.it,
2.
erboristeria dott.ssa Grazia Di Giorgio
Sant’Arpino (CE)
081.19177705/327.7903882
info@tisanaerboristeria.it

www.tisanaerboristeria.it

I titolari dell’erboristeria hanno dichiarato
di essere disponibili a spedire tramite corriere
con pagamento in contrassegno
previo ordine telefonico
o per e-mail
precisando anche di avere avuto l’indicazione dal prof. Cinquegrana.
I prezzi delle erbe svedesi praticati in queste erboristerie sono decisamente
buoni
soprattutto se confrontati con altre offerte.
I costi di spedizione sono contenuti e convenienti se si ordina tutto assieme
mezzo kg. di erbe svedesi.

30

Con questo mezzo kg si riesce a preparare
con un’unica fatica
sette litri e mezzo di amaro svedese
seguendo quanto da me indicato nell’apposita ricetta di preparazione
riportata qui di seguito.
Ciò costituisce una buona scorta
utile e opportuna
dato l’uso frequente che sicuramente se ne farà
e dato che non c’è scadenza.
Questo è un ottimo investimento,
perché c’è tutto da guadagnare
e niente da perdere:
è per questo che volentieri ho fatto la fatica
di preparare questa pagina.

Nota bene:
Per quanto riguarda il distillato indicato nella ricetta, fate una accurata
indagine di mercato per individuare il prezzo più conveniente. Per quelli tra voi
che vivono a Nord di Napoli, posso suggerire il centro commerciale Auchan di
Giugliano in Campania, e un punto vendita ancora più conveniente (grappa a 5
euro al litro) situato in Via della Resistenza 95, Calvizzano, sulla strada che da
Qualiano porta a Marano di Napoli, titolare Tony Assenzo, cell. 331.3321469, email antonio.assenzo@virgilio.it.

31

RICETTA PER UN LITRO E MEZZO
L’AMARO SVEDESE
Ricetta
Chiedete in erboristeria 100 gr. di «erbe svedesi», che corrispondono alla seguente miscela:
aloe o assenzio
assenzio
mirra
zafferano
foglie di senna
manna

carlina
angelica radici
canfora
zenzero radici (curcurma)
teriaca veneziana

20 gr., oppure 10 gr. aloe + 10 gr.
10 gr.
200 mg.
10 gr.
10 gr.

10 gr.
10 gr.
10 gr.
10 gr.
10 gr.

Presso i supermercati, comprate un litro e mezzo di un distillato tipo brandy, grappa,
whisky, cognac, ecc., la cui gradazione alcolica sia di 38-40 gradi. Cercate di comprare il
distillato che costa meno.
In una bottiglia di due litri o più, mettete assieme la miscela di erbe ed il litro e mezzo di
distillato. Tenete la bottiglia al sole, oppure vicino ad una fonte di calore, da 10 a 14 giorni,
scuotendola una o più volte al dì.
Quindi, filtrate con un passino, nel quale mettete dell'ovatta, o un panno di tela, o di lino, o
delle salviette di carta, per ottenere un filtrato più puro. Conservate in bottiglie di vetro
scuro, e tenete in un luogo fresco, o almeno riparato.
Volendo utilizzare l'amaro svedese per applicazioni locali, è opportuno tenere presenti
questi consigli: usate, possibilmente, ovatta a banda larga; usate un impacco costituito da
almeno tre strati di ovatta, di cui bagnate, con l'amaro svedese, lo strato superficiale;
potete utilizzare questa ovatta per più di un'applicazione, prima di sostituirla con altra
ovatta. Fate attenzione che l'amaro svedese non coli fuori dall'ovatta, perché può sporcare
la biancheria.
Attenzione:
Usate sempre abbondante ovatta e altrettanto abbondante amaro svedese se volete avere
risultati validi e soddisfacenti.

AMARO SVEDESE

32

Ricetta per la preparazione di
sette litri e mezzo
di amaro svedese
Chiedete in erboristeria
500 gr. di «erbe svedesi».
Presso i supermercati, comprate sette litri e mezzo di un distillato tipo brandy,
o grappa, o whisky, o cognac, ecc.,
la cui gradazione alcolica sia di 38-40 gradi.
Cercate di comprare il distillato che costa meno, come è, generalmente,
per brandy o grappa.
In un boccione di vetro di più di cinque litri,
mettete assieme il mezzo kg di erbe svedesi e i cinque litri di distillato.
Tenete il boccione al sole, oppure vicino ad una fonte di calore,
da 10 a 14 giorni,
scuotendola una o più volte al dì.
Quindi, filtrate con un passino.
Conservate in bottiglie di vetro scuro,
e tenete in un luogo fresco,
o almeno riparato.
Volendo utilizzare l'amaro svedese per applicazioni locali, è opportuno tenere
presenti questi consigli: usate, possibilmente, ovatta a banda larga; usate un
impacco costituito da almeno tre strati di ovatta, di cui bagnate, con l'amaro
svedese, lo strato superficiale. Potete utilizzare questa ovatta per più di
un'applicazione, prima di sostituirla con altra ovatta. Fate attenzione che
l'amaro svedese non coli fuori dall'ovatta, perché può sporcare la biancheria, ed
è molto difficile rimuovere le macchie di amaro svedese.

AMARO SVEDESE

33

Ricetta per la preparazione di
9 LITRI
di amaro svedese
Chiedete in erboristeria
600 gr. di «erbe svedesi».
Presso i supermercati, comprate nove litri un distillato tipo brandy,
o grappa, o whisky, o cognac, ecc.,
la cui gradazione alcolica sia di 38-40 gradi.
Cercate di comprare il distillato che costa meno, come è, generalmente,
per brandy o grappa.
In un boccione di vetro di 10 litri
mettete assieme le erbe svedesi e i 9 litri di distillato.
Tenete il boccione al sole, oppure vicino ad una fonte di calore,
da 10 a 14 giorni,
scuotendola una o più volte al dì.
Quindi, filtrate con un passino.
Conservate in bottiglie di vetro scuro,
e tenete in un luogo fresco,
o almeno riparato.
Volendo utilizzare l'amaro svedese per applicazioni locali, è opportuno tenere
presenti questi consigli: usate, possibilmente, ovatta a banda larga; usate un
impacco costituito da almeno tre strati di ovatta, di cui bagnate, con l'amaro
svedese, lo strato superficiale. Potete utilizzare questa ovatta per più di
un'applicazione, prima di sostituirla con altra ovatta. Fate attenzione che
l'amaro svedese non coli fuori dall'ovatta, perché può sporcare la biancheria, ed
è molto difficile rimuovere le macchie di amaro svedese.

34

IMPACCHI LOCALI CON FOGLIE DI VERZA
Rimuovete dalle foglie, quelle esterne soprattutto, lo sporco della terra o dei
fitofarmaci, lavando le foglie con spugna e acqua tiepida, o in altro modo.
Togliete via dalle foglie il nervo grosso centrale.
Schiacciate bene, e con scrupolosità, le foglie, fino ad appianarle, facendo
scomparire le rugosità tipiche di tante foglie di verza.
Un ottimo e facile sistema di schiacciamento e di appianamento delle foglie
consiste nell'utilizzo dei rulli della «macchina per la pasta», accostando i
rulli, volta per volta, in modo tale da ottenere l’appianamento delle foglie il
più opportuno. Usate la «macchina per la pasta» con la manovella, ad uso
manuale. Questo sistema elimina la fatica dello schiacciamento delle foglie
con la bottiglia.
Una buona macchina per la pasta, da me collaudata, è “delicia”, della
Tescoma, codice ordine 8595028477191)
In mancanza di una macchina per la pasta, schiacciate bene, e con
scrupolosità, le foglie, fino ad appianarle, con una bottiglia di vetro, liscia,
utilizzando il margine del fondo della bottiglia per schiacciare le venature più
rilevate. Usate la bottiglia a mo' di rullo. Per questa operazione occorre una
notevole dose di pazienza.
L'impacco da applicare sia predisposto nel modo seguente:
1. Una o più buste di plastica molto sottili e morbide, cui togliete via i
manici.
2. Da tre a quattro salviettine di carta bianca.
3. Lo strato di foglie di cavolo (opportunamente schiacciate e strizzate),
dello spessore di almeno un centimetro: più ne mettete meglio è.
Questo strato di foglie sia costituito prevalentemente da foglie verdi,
sulle quali poi stendete qualche foglia di cavolo più tenera,
di colore chiaro.
Le foglie schiacciate, prima di essere applicate, vanno strizzate, per eliminare
il liquido prodottosi a causa dello schiacciamento.
Applicate l'impacco sulla parte del corpo da trattare, in modo tale che il
cavolo schiacciato sia a diretto contatto con il corpo. Fissate l'applicazione
con fasce opportune (sciarpe, foulards, bende, corpetti, fasce elastiche, ecc.),

35

utilizzando bene la vostra intelligenza e la vostra esperienza per questa
operazione di fissaggio.
Quanto alla durata di ogni singola applicazione, generalmente l'impacco va
messo la sera e rimosso la mattina. Oppure, quando se ne presenti
l'opportunità, l'impacco della sera va rimosso solamente quando diventa
particolarmente acido e maleodorante. Il ciclo delle applicazioni termina
quando il male che state trattando è stato rimosso completamente; il che
viene evidenziato anche dalla constatazione del fatto che, dopo un certo
numero di applicazioni - un numero molto variabile da caso a caso - gli
impacchi della sera risultano «inalterati» la mattina seguente.

nota bene:
Le pagine di cui sopra sono ricavate dal libro
Prontuario di Medicina Naturale
di
Umberto Cinquegrana
è consentita la libera diffusione
di queste pagine
da parte di chiunque
a mezzo stampa
e/o su supporto elettronico
(cd-rom o internet)
purché non a scopo di lucro
o di profitto

per i libri
“prontuario di medicina naturale”
e
“digiuno contro cancro”
per poterli ottenere
è necessario ordinare all’editore tramite internet
www.edizionimanna.com
carminemanna@edizionimanna.com

o telefonare direttamente all’editore
al numero 081.5221330
o telefonare all’autore
al numero 081.8183356

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per eventuali contatti
Prof. Dott. Umberto Cinquegrana
Esperto in Psicologia della Coppia
Naturopata
Ricercatore di Metapsichica
Via Antica Consolare Campana, 49
80019 Qualiano (NA)
tel. 081.8183356
e-mail cinquegranaumberto@virgilio.it
e-mail cinquegranaumberto@gmail.com


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