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JUVETORO n. 17 ANNO VI bassa ok .pdf



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GIORNALE DEI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno VI - N. 17 - 10 MARZO 2017 - Copia omaggio
3 domande a BB

Le Interviste

Squadra Ospite

La Partita

“Ricominciare a correre
verso il 6° titolo.
Tavecchio? Le idee si
possono aggiustare...”

Lodetti e Crudeli: “Juve
senza rivali per il
tricolore. Al Milan servono
almeno 4 rinforzi”

L'impero rossonero si è
fermato al 2011.
I 'diavoli' ancorati alle
'strane' caparre cinesi

Inizia il periodo delle
sentenze, una gara alla
volta. Out Cuadrado e
Chiellini. Dentro Benatia

a pag. 2

a pag. 2 e 5

a pag. 4

a pag. 4 e 6

FOTO ONE+NINE Images

'CLOSING' SCUDETTO

SERVE UNA VITTORIA CONTRO IL MILAN PER DISTANZIARE
ULTERIORMENTE ROMA E NAPOLI, LE RIVALI PER IL TITOLO.
ASPETTANDO MARTEDÌ IL PORTO IN CHAMPIONS LEAGUE...
JUVENTUS-MILAN | VENERDÌ 10 MARZO ORE 20.45

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2

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3 domande a... Bruno Bernardi

“Ricominciare a correre verso il 6° scudetto”
“Dopo il pari a Udine, Higuain e compagni devono viaggiare spediti. Tavecchio? Le idee si possono aggiustare...”

B

runo Bernardi, l'anticipo della ventottesima giornata di campionato
mette in scena Juve-Milan.
Una classicissima del calcio italiano. Le due squadre si affrontano per la
quarta volta in stagione.
Per gli uomini di Allegri
uno degli ultimi ostacoli di
un certo spessore da qui a
fine torneo...
Sì, il Milan è sempre una avversaria di 'lusso', anche se
sta vivendo un periodo epocale davvero 'straordinario'
che ha come tema principale la rivoluzione societaria,
il cambio di proprietà. E' un
momento travagliato che
richiede tempi lunghi per
trovare accordi economici e
non solo. Tra breve dovrebbe intravedersi un profilo
di Milan di alto livello, almeno questo è quel che si
augurano i tifosi rossoneri. La squadra di Montella
continua a sostenere esami
importanti e questo lo sarà
più di ogni altro. Riuscire a

dare filo da torcere ai 'pentacampeon' bianconeri sarebbe già un passo importante per il Milan.
Milan che venderà cara la
pelle, ma la Juve, come dicevamo, non può mancare
l'appuntamento con la Storia, anzi con la Leggenda
del sesto scudetto consecutivo...
La Vecchia Signora non può
fare concessioni di nessun
genere e deve recuperare il terreno perso a Udine
con il pareggio sul campo
dei friulani. Una trasferta
che forse è arrivata in un
momento delicato perché
Higuain e compagni avevano accumulato fatiche non
indifferenti che hanno im-

Higuain

pedito una brillantezza di
corsa e di gioco che la Juve
era riuscita a offrire ai suoi
tifosi da quando Allegri aveva disegnato il nuovo schema sorprendente per gli avversari. Il tecnico livornese
non deve assolutamente
rinnegare questo cambio
di modulo, che può essere

ripristinato subito con lo
stesso Milan, squadra che
per vocazione berlusconiana è portata all'offensiva
ma anche ad un gioco 'montelliano' di rimessa veloce e
pungente grazie alle incursioni del colombiano Bacca,
un attaccante che fa molto
discutere ma fa anche molti gol. La Juve dopo il pari
a Udine deve ricominciare
a correre anche se dietro
l'angolo c'è l'insidia della
partita con il Porto, partita
importantissima perché da
'dentro o fuori' e che quindi va affrontata con feroce
determinazione. Contro il
Milan quindi potrebbe essere necessario qualche turnover tra gli elementi ma
questo non toglie alla Juve
l'obiettivo che è quello di
conquistare 3 punti fondamentali per avvicinare il 6°,
leggendario, scudetto.
Questa è stata anche la
settimana della rielezione
di Carlo Tavecchio a presidente della Figc. Un suo
commento...
Tavecchio è rimasto in sella
alla Federcalcio. Non è stata una votazione semplice.
Ci sono stati momenti di
discussione e punti di vista differenti tra le componenti del mondo pallonaro
italiano. Ma poi si è trovato un compromesso che significa ragionare diversamente rispetto alla prima
elezione di Tavecchio. Il
calcio italiano ha bisogno
di ritrovare l'importanza
che ha avuto in Europa in
un recente passato e che è
possibile ripristinare con
idee nuove, moderne. Ta-

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vecchio l'ho conosciuto in
occasione di un dibattito al
Lingotto di Torino qualche
anno fa, un dibattito sul
calcio che stava 'viaggiando' verso l'erba sintetica.
Mi permisi di sottolineare,
da vecchio frequentatore
di campi di calcio di tutti i
tipi, che per me il calcio era
quello all'inglese, giocato
sull'erba naturale, pettinata e curata alla perfezione.
Ebbene in quell'occasione
Tavecchio ascoltò le mie

Tavecchio

parole nonostante ci fosse
un grande business da sviluppare attorno ai moderni
campi sintetici. Oggi non ne

vedo cosi tanti in serie A, di
questi sintetici. Non so cosa
pensasse Tavecchio, in cuor
suo, di quel che dicevo quel
giorno. Ma mi diede l'impressione di voler cogliere
un suggerimento da chi di
calcio ne aveva visto tanto. Magari le mie parole lo
fecero riflettere? Chissà...
Nella vita e nel football si
possono sempre aggiustare
le proprie idee...
Roberto Grossi

3 domande a... Giovanni Lodetti

“Con Allegri allenatore
la Juve vincerà ancora molto”
G

iovanni Lodetti, vecchia gloria del Milan.
Una carriera trascorsa in
rossonero quando dal 1960
iniziò il suo matrimonio con
la società milanese fin dalle
giovanili. Poi da professionista, dal 1961 al 1970, il
sodalizio continuò con trofei e soddisfazioni. Nato a
Caselle Lurani, forte centrocampista e lottatore instancabile, con il Milan vinse lo
scudetto (l’ottavo del Milan
e il suo primo in carriera)
ma ne seguirono altri. Le
maggiori soddisfazioni arrivarono con le coppe campioni, una coppa intercontinentale, coppa Italia , coppa
delle coppe e in nazionale
(17 presenze) si fregiò del
titolo di campione d’Europa
nel 1968. Nella sua carriera azzurra nel 1965 segnò
due reti entrambe contro il
Galles. Ferruccio Valcareggi
lo convocò per i mondiali
del 1970 in Messico ma l’infortunio a Pietro Anastasi
gli impedì di partecipare
all’avventura azzurra sostituito da Boninsegna e Prati
e per un sovrannumero (23
giocatori) sfortunatamente
fu rimandato a casa. Dopo
la lunga avventura in rossonero Lodetti giocò nelle
Sampdoria insieme al futuro allenatore della Juventus

e della Nazionale campione
del mondo Marcello Lippi.
Lodetti, allo Stadium il suo
Milan farà visita ai campioni d’Italia. Non si può
certo parlare ancora di
vendetta post-Doha, dunque che gara si aspetta?
Non ci saranno vendette, le
due squadre si affronteranno a viso aperto senza motivi retrodatati. Sulla carta,
inutile nasconderlo, la Juventus è più forte, i campioni d’Italia vogliono riconsegnarsi al campionato
riprendendo a vincere dopo
il pareggio di Udine. Le ambizioni della Juventus sono
quelle di portare a termine
alla grande questa stagione
e dunque conquistare il sesto scudetto.
Quindi non lascia nessuna
possibilità per il Milan?
Nel calcio si sa tutto può accadere, se il Milan che non
ha campioni che fanno la
differenza giocasse con la
coralità che in questo torneo ha dimostrato in alcune occasioni (anche contro
la Juve nella gara di andata, per fare un esempio...)
allora qualcosa potrebbe
succedere. Questa è l’unica
arma del gruppo di Montella.
Nella normalità quando
qualcosa non va se la pren-

dono con gli allenatori e
sono loro i primi a pagare. Ma nel caso di Allegri
si mette addirittura in discussione la sua permanenza alla Juve. Pensa che
dopo tre anni possa considerarsi chiuso il ciclo del
tecnico livornese?
Ma non scherziamo. Allegri è un bravissimo allenatore. Da quando allena la
Juventus ha vinto moltissimo, anche più di quanto si
potesse preventivare. Credo che alla fine le parti si
metteranno d’accordo e il
tecnico toscano rimarrà
alla Juve. Ancora c’è da vincere molto in bianconero, la
panchina è difficile, inutile
negarlo ma Massimiliano
alla fine continuerà la sua
avventura e con la società
troveranno sicuramente la
voglia di proseguire questo
matrimonio.
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4

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Il Punto

Inizia il periodo delle sentenze, una gara alla volta...
È

scoppiata la moda della
cena riparatrice o propiziatrice. Le partite di cartello si preparano a tavola,
tutti insieme appassionatamente, rigoroso menù per
atleti, innaffiato da promesse di mutuo soccorso ed ultimato con un “non si molla
un c...” di Vidaliana memoria, al posto dell' ammazza-

Pjaca

caffè. Da un lato, un leader
come Bonucci paga la serata alla truppa, per mettere
definitivamente la parola
“fine” su un momento naif
che poteva avere conseguenze delicate,
gestito
invece in maniera impeccabile e motivante. L'altro
lato non perde un attimo di
attenzione ai messaggi mediatici, anzi ne fa il proprio
fiore all'occhiello e quindi
nulla di più idonea di una
cena tra amici per subliminare il fatto che in casa del
Diavolo l'armonia e la serenità regnano sovrane. Juve–
Milan è tutto questo, anche
questo, ormai pure questo.
Derby in tutti i sensi, anche
nei contenuti gastronomici. Trattasi della gara che
ogni anno fa assommare il
numero più elevato di trofei vinti da squadre italiane,
oltre a mettere di fronte le
compagini che più hanno
fornito la rappresentativa
nazionale. Siamo al top dei

top, signori, con una piccola postilla d'annata che
insaporisce ulteriormente
l'avvenimento. Si dà il caso
che il Milan sia la squadra
che più ha impensierito i
Campioni d'Italia nella stagione in corso. All'andata
i rossoneri regolarono la
Juve con una rete di Locatelli, giovane di grandi
speranze, calato nel corso
del campionato; al netto di
una rete annullata per imperscrutabili sortilegi. La
giornataccia di Doha è ancora ben presente, fissata
nella mente come monito
a non limitarsi al minutaggio sufficiente per portare a
casa le partite giocate male.
Ecco il concetto su cui Allegri si è soffermato durante
la conferenza stampa pre
gara. Necessariamente ci si
imbatte in giornate difficili,
nelle quali non tutto riesce
in modo fluido. E' in queste
occasioni che, pur giocando male, si deve portare a

casa il risultato pieno. Tanto
come a Doha, così come ad
Udine. Qui batte la lingua
del mister sulla prestazione non ottimale dell'ultima
uscita esterna della Juventus. D'accordo, era la partita n° 10 in tempi ravvicinati, ma le partite che si
prevede si possano giocare
male, si debbono portare a
casa ugualmente con una
vittoria, “perché mancano
ancora 11 gare ed un certo
numero di vittorie per lo
scudetto”.
La Juventus ha iniziato la
resa dei conti già in Coppa
Italia, faticando e giovandosi dell'espulsione di quel
Locatelli, eroe di San Siro.
L'incontro di questa sera
è l'occasione per decretare il completamento della
vendetta, sportiva sia beninteso. La posta in palio è
notevole, dato che la gara si
presenta come la porta da
cui entrare nel periodo decisivo della stagione. Igno-

Allegri

rando voci polemiche e concentrandosi sull'unica cosa
che a detta di Allegri conta
effettivamente: fare. “Serve
solo fare”, la sentenza tombale su ogni atteggiamento
pretestuoso. Ora conta giocare “una partita alla volta”
senza farsi distrarre da ciò
che verrà. Mancheranno il
folletto Cuadrado per squalifica e Chiellini, abbonato
ai risentimenti muscolari.
L'assenza del colombiano
mette in ambasce il tecnico
juventino, costretto a valutare se mantenere l'assetto

recente con l'ingresso di
Pjaca a destra o se cambiare il modulo con Marchisio
seriamente indiziato ad essere della partita da subito
e riservarsi Marko come
pedina da giocare durante
la gara. Benatia, da quanto
captato in conferenza stampa, ha grosse chances di
scendere in campo al fianco
di Bonucci. Juve–Milan non
è un incontro di routine. La
banalità è bandita, se solo
si pensa al duello Buffon/
Donnarumma, presente e
futuro (?) della Juve; se si
fa mente locale su Deulofeu, forse il miglior arrivo
nel mercato di gennaio, se
si vuole continuare ad ammirare la crescita di personalità di un presunto crack
come Pjaca. Passando per
il 'closing' più 'opening'
della finanza mondiale, ma
questo è argomento di altre
'fictions'.
Marco Sanfelici

Squadra Ospite

Milan, l'impero rossonero si è fermato al 2011
I 'diavoli' ancorati alle 'strane' caparre cinesi e ai 150 anni in due di Berlusconi e Galliani

L

a storia cambiò il 2 ottobre 2011. La storia
della Juve e del Milan. Lo
Stadium era appena stato inaugurato, il Milan era
ancora una squadrone con
Allegri in panchina, Ibra
in attacco e Thiago Silva
colonna della difesa. Sembrava una passeggiata quel
campionato per il Milan.
E invece la prima dei rossoneri nel nuovo impianto
torinese, contro la Juve reduce da due settimi posti,
fu un'agonia per i berlusconiani. I Conte-boys presero
a pallate il Milan, anche se
solo all'ultimo minuto Marchisio riuscì a sbloccare il
punteggio, per poi raddoppiare nel recupero. Quella
notte la Juve capì che poteva lottare fino alla fine
per lo scudetto, cosa che
fece con continui sorpassi
e contro-sorpassi in vetta
alla classifica proprio con
il Milan. Un duello infinito
culminato con il pareggio
decisivo a San Siro e il gol
fantasma di Muntari. Dal
2012 la Juve ha poi sempre

Galliani

vinto lo scudetto, mentre il
Milan ha sempre inseguito il suo passato. Dovendo
vendere i suoi gioielli, puntare sui giovani, cercare
acquirenti soprattutto in
Estremo Oriente, frequentando pochissimo la Champions League e cercando
una nuova fisionomia dirigenziale, economica e tecnica. 5 sconfitte in 5 partite
per il Milan nel nuovo stadio della Juve. Oltre a quella del 2011, 2 ko nel 2013 (
0-1 e 2-3), e 2 nel 2015 (1-3
e 0-1). La sfida di stasera
è la didascalia dell'ultimo
quinquennio. La Juve che

è in fuga-scudetto, il Milan
che annaspa per cercare
un posto in Europa League.
Il closing è atteso dai tifosi
rossoneri come la panacea
di tutti i mali, ma mentre
la Juve si è rinnovata, ha
guardato al futuro, ha cercato di lottare con i grandi
“competitors”europei, il Milan è rimasto ancorato ai
150 anni in 2 di Berlusconi e
Galliani. Il mondo è andato
avanti, il Milan si è fermato.
E oggi affida il proprio futuro ai cinesi che comprano
la società a suon di caparre accumulate, confidando
sulle capacità manageriali
di Fassone che a Torino non
ha lasciato un grandissimo ricordo. Montella allo
Jstadium ha perso 5 gare
su 5: nel 2012 col Catania,
poi 3 sconfitte di fila con la
Fiorentina, e il pesante 0-5
del 14 maggio 2016 con la
Sampdoria. Unico doppio
conforto per Montella, il ricordo di Doha dove pareggiando il Milan è riuscito
poi a vincere la Supercoppa
ai rigori. E la gara di anda-

ta, quando il gol di Locatelli
regalò al Milan la migliore
serata della stagione. L'ultima vittoria del Milan a Torino sponda Juve, risale alla
primavera 2011. Si giocava
allo stadio Olimpico, la Juve
era allenata da Delneri e i
rossoneri si imposero con
un tiro 'sporco' di Gattuso,
e a fine stagione vinsero lo

scudetto. L'attacco del Milan era composto da Cassano, Robinho e Ibrahimovic.
Sembra passato un secolo. Il paradosso è che nei
giorni scorsi pare che, un
intermediario del gruppo
cinese che vuole acquistare
il Milan, abbia contattato
Antonio Conte per saggiare
un'eventuale disponibilità

delle'ex capitano e allenatore juventino a gestire la
guida tecnica del Milan nella prossima stagione. Conte,
proprio lui che il 2 ottobre
2011 riscrisse la storia moderna della Juve e del Milan. Il destino tra bianconeri e rossoneri potrebbe
intrecciarsi di nuovo.
Alessandro Costa

Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

Direttore Responsabile
Roberto Grossi - rogro@inwind.it
Hanno collaborato
Bruno Bernardi, Antonio Catapano,
Alessandro Costa, Enrico Heiman,
Ezio Maletto, Paolo Rachetto, Giovanni Rolle,
Marco Sanfelici, Massimo Sottosanti,
Alessandro Vaccaneo, Marco Venditti, Ermanno Vittorio
Segreteria di redazione
Cristina Zecchino
Tel. 011 0371291 - amcsrls@yahoo.it
Impaginazione e grafica
Silvana Scarpa
Servizi fotografici
Agenzia Domus Images

Stefano Gnech
ONE+NINE Images
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Editore
AMC - Art Media Communication
Direttore Editoriale
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eventi e canali commerciali
Autorizzazione Trib. di Torino n. 30 del 27/11/2015. Tutti i diritti riservati
Responsabile del trattamento dei dati personali: Gianni Castaldo

CHIUSO IN REDAZIONE ALLE ORE 16 DI GIOVEDÌ 9 MARZO 2017

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L'Intervista: Tiziano Crudeli

Juve senza rivali per lo scudetto. Al Milan servono almeno 4 rinforzi!

Crudeli

È

uno dei volti più popolari del giornalismo
sportivo in tv. Anche se i tifosi lo conoscono soprattutto come appassionato cantore delle vicende milaniste,
Tiziano Crudeli è un esperto di calcio a 360°.
Tiziano Crudeli, come vede
questo Juve-Milan, una sfida che in questa stagione è
giunta al quarto atto?
Anche se da tifoso milanista
vorrei assistere ad un suc-

cesso dei rossoneri, vedo la
Juve nettamente favorita.
A prescindere dall’esito
delle precedenti sfide, la
squadra allenata da Allegri
è più forte e più completa
del Milan. Inoltre, la Juve
nel proprio stadio vanta
una tradizione assolutamente favorevole e finora
è riuscita a vincere tutti gli
incontri casalinghi.
Da tifoso rossonero, quale
reparto invidia maggior-

mente alla squadra di Allegri?
La Juve è forte e attrezzata
in tutti i reparti, ma la vera
forza di una squadra vincente sta nella solidità del
proprio reparto arretrato.
Puoi anche avere il capocannoniere del campionato,
come quest’anno sta succedendo al Torino con Belotti,
ma senza una difesa forte
non vai lontano. Gli scudetti
si ottengono partendo dalla
difesa.
A proposito di scudetto,
pensa che Roma e Napoli
abbiano ancora qualche
chance?
Penso che la vittoria in campionato sia ormai una questione chiusa. Partenopei e
giallorossi possono contendersi al massimo il secondo
posto. Personalmente sono
un estimatore del gioco del
Napoli, che martedì scorso
per 50 minuti ha messo in

grossa difficoltà il Real Madrid, anche se la Roma è
forse più quadrata nei vari
reparti.
Tornando a Juve-Milan,
cosa manca ai rossoneri
per raggiungere il livello
dei bianconeri?
Un difensore centrale forte,
1 o 2 centrocampisti in grado di dettare i tempi alla manovra e un attaccante che
abbia determinate caratteristiche. Bacca è senz’altro
un buon giocatore, ma per
riportare il Milan ai massimi livelli serve altro.
Il piazzamento in Europa League può essere un
buon traguardo per il Milan di quest’anno?
Sinceramente è un obiettivo
che mi scalda poco, avendo
vissuto negli anni passati i
fasti della Champions League. L’Europa League può
essere però un buon punto
di partenza per un graduale

Berlusconi

riavvicinamento ai vertici,
anche se molto dipenderà,
ovviamente, dagli sviluppi
societari.
Da tifoso rossonero come
giudica la vicenda del closing con i cinesi?
I cinesi hanno già depositato 200 milioni nelle casse
Fininvest, a cui presto se ne
aggiungeranno altri 100.
Se un gruppo decide di investire una tale somma è
perché è evidentemente in-

tenzionato a fare sul serio,
contrariamente a quanto
insinuano certe dicerie che
circolano e che sono state
seccamente smentite per
bocca di Paolo Berlusconi.
Secondo lei la Juve può
vincere la Champions?
Per vincere la Champions
servono tanti fattori, ma sicuramente vedo la Juve sullo stesso piano delle principali favorite.
Giovanni Rolle

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La Partita

Tra il Diavolo e la Juve, vestirà Prada la Signora?
Q

uarto
appuntamento stagionale con un
diavolo che fa le pentole,
ma non i coperchi (leggasi
closing), però forte di uno
“stellone” addirittura più
abbagliante di quello, pur
molto luminoso, del quale
dispone l'Alchimista bianconero, chiamato stavolta
a rielaborare la pozione
più credibile degli ultimi
tempi per assenza della
spezia che riesce a conferirle quella particolarità
sovente letale per i malcapitati degustatori. Il forfait
di Cuadrado, stante il suo
valore intrinseco e la mancanza di un sostituto naturale, che solo molto teoricamente potrebbe essere il
“Predestinato”, giacché lo
zagrabese, come noto, predilige destreggiarsi sulla
corsia opposta, implicherà
quasi inesorabilmente una
rivisitazione del telaio e,
pertanto, l'inserimento di
un centrocampista; scelta
prodromica tanto all'allestimento di un 4-3-3 quanto
a una riedizione del 4-3-1-

2, con la scontata presenza
di Mario Mandžukic in entrambi i casi. A meno che,
lo Sciamano, in un rigurgito
d'illuminazione mattutina,
abiuri le soluzioni più razionali e la congenita avversione a un pur calcolato
azzardo, propendendo per
una variante del classico intruglio, cioè: il defilamento
del sacripante di Slavonski
Brod a destra, per far posto sul lato zurdo del campo
al giovane connazionale del
suo pupillo. Ben più importanti dell'assetto tattico, e
la trasferta in terra friulana
l'ha dimostrato chiaramente, saranno la freschezza fisica e mentale; quello stato
di grazia e forma sfolgorante il cui avvento, secondo
la mitologia elaborata per
giustificare prestazioni autunnali davvero scadenti,
sarebbe dovuto coincidere
con l'ingresso nei giardini
di marzo. La Dacia Arena si
è svelata invece un roveto;
niente fiori, anzi, opere di
bene, per giunta ricevute.
Ma restando in tema, poiché

una rondine non fa primavera, al momento è ancora
ragionevole ascrivere l'ultima, pessima prestazione,
alla fisiologica stanchezza
indotta da una molteplicità
di impegni ravvicinati che,
commista alla tranquillità
istigata dalla caduta dell'inseguitrice meno lontana,
ha prodotto un pernicioso
e forse inevitabile rilassamento generale, nonostante
i chiamati alla pugna fossero pressoché i migliori possibili. Dopo oltre un anno
dall'ultima volta che accadde, una divisione della posta e, per giunta, “Fuori le
Mura”, come direbbe qual-

cuno “Ci può stare”, anche
perché, a differenza di tutte
le altre squadre, la Juventus è sempre attesa con il
coltello tra i denti e incrociarla, oltre a permettere,
con un'esibizione sopra le
righe, la dignificazione di
stagioni altrimenti insulse,
offre altresì una ghiotta occasione di far bella mostra

di sé, a quei pedatori con
ambizioni di emersione nel
football d'élite. Il momento
è dunque catartico e impone uno spietato pragmatismo, purtroppo sgombero
di ogni velleità inerente alla
coniugazione di efficacia ed
estetismo; l'incompletezza
di una rosa con qualche
spina di troppo e l'endemica fragilità di alcuni petali
implica inevitabilmente che
per certuni gli “straordinari” siano ormai assurti a
regolare ordinarietà, e pure
una preclara necessità di
amministrare le forze anche nel corso di una gara.
Se non altro, due delle prossime tre andranno in scena
nel Sancta Sanctorum, un
gradiente sul quale sarebbe
pleonastico dilungarsi e dal

quale trarre come sempre
il massimo. L'imminenza,
però, veste rossonero, e a
dispetto di ogni plausibile
e condivisibile circonvoluzione cerebrale volta a
stigmatizzare la sciatteria
di chi non può più permettersi “Prada”, occorre ammettere che nelle tre precedenti sfilate la difformità
d'eleganza è apparsa decisamente meno eclatante
rispetto a quanto suggerito
dal catalogo. È, probabilmente, proprio da questa
consapevolezza che potrebbe scaturire una tenzone
con minori complicanze
del previsto; è sicuramente
quello che il popolo zebrato
si attende. Augh.
Ezio Maletto

Milan, un 'closing'
infinito e preoccupante
S

ul “closing” si è detto
tutto e il contrario di
tutto. Si è iniziato con mister B, sciolto come neve al
sole salvo poi voler rientrare; ora abbiamo una cordata cinese che da molti mesi
pare seriamente intenzionata. Ma i rinvii sono troppi. Berlusconi sostiene si
tratti di persone serie ma di
questo ne parleremo oltre.
L’esclusiva a favore di Sino
Europe Sports è scaduta il 3
marzo come da contratto e
il futuro dei rossoneri torna
in bilico. Una storia che va
avanti da 2 anni. Fino a queste ultime ore le trattative
hanno però avuto una conclusione negativa. SES presenta a Fininvest un elenco
di 11 possibili nuovi soci, tra
cui colossi come China Construction Bank e Ping An,
e su indicazione dei nuovi
aspiranti proprietari viene
scelto Marco Fassone nel
ruolo di A.D. in pectore. Ma
la data fissata scade senza
che venga completato l'acquisto del pacchetto azionario. Qualche giorno prima, il
7 dicembre 2015, si decide
di rinviare al 3 marzo 2017
la data del closing per la
mancata
autorizzazione
da parte del Governo cinese all'investimento estero,
che recentemente concede
il via libera per far uscire
dal Paese non più di 300
milioni. Scaduto il primo

termine, però, SES paga la
caparra n°2 da 100 milioni.
Il 3 marzo la storia si ripete:
non ci sono i soldi e il closing. Mancano 150 milioni
di euro a causa dell’uscita di molti investitori dal
progetto e il fondo chiede
a Fininvest di rateizzare la
quota residua da 320 milioni (a cui si aggiungono 70
milioni per la gestione della
stagione in corso e altri 100
milioni per il mercato della
prossima estate). Dall'elenco di 11 soci, tra uscite di
scena e smentite (Huarong),
rimane Yonghong Li. Galliani, all’assemblea proforma
tenuta nel giorno del presunto closing, annuncia che
si sta valutando "un accordo per la cessione in tempi
brevi". Prende corpo l’ennesimo rinvio: fumata nera
definitiva o terza caparra
da parte del fondo cinese,
che intanto fronteggia le
accuse provenienti proprio
dalla Cina riportata dalla
stampa italiana. Da un articolo di una sorta di Ansa
cinese datato 23 novembre,
Yonghong Li viene indicato
al centro di una truffa da
100 milioni di euro legata all'economia sostenibile
(18mila risparmiatori coinvolti). Il rappresentante di
SES, insieme al padre e ai
due fratelli (entrambi latitanti dal 2004), è per il
media cinese uno degli am-

ministratori della società
Sanda Zhuangyan, coinvolta nella frode. Un'altra società legata a Yonghong Li,
la Long Gu International,
avrebbe inoltre creato ad
arte la firma di un'intesa
Thailandia-Cina per un canale artificiale da 85 miliardi di dollari. I governi dei
due Stati smentiscono. Yonghong Li si difende: "Notizie
prive di fondamento". Nello stesso comunicato, SES
"conferma di essere fortemente impegnata per raggiungere il closing prima
possibile”. Come prendere
questa smentita? E' notorio che un cittadino cinese
condannato o anche solo
indagato per tali fatti, difficilmente sarebbe a piede
libero. Dunque entro il 10
marzo dovrebbero arrivare a Fininvest i 100 milioni della SES per l’ulteriore
proroga-closing ad aprile.
Il gruppo cinese si dice ottimista, Fininvest è tranquilla
e non ha contatti con altri
gruppi di investitori ma le
alternative forse ci sarebbero: lo sceicco Al Maktum,
che in passato aveva rifiutato di entrare in società come
azionista di minoranza, e il
gruppo Fosun, che fa capo a
Jorge Mendes, potente procuratore sportivo portoghese. Non resta che aspettare.
Alessandro Vaccaneo

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ControCorrente

Svuotare il centrocampo non è una buona ricetta
Allegri per insistere nella formula “5 stelle” riduce la Juve con due soli mediani (Khedira e Pjanic): così soffre contro qualsiasi squadra
di ENRICO HEIMAN

C

he il campionato non sia
finito lo capirebbe anche
un bambino. Non illudano
gli 8 punti di vantaggio sulla Roma e i 10 sul Napoli.
D’accordo, i partenopei (e
parte napoletani, come diceva
l’incommensurabile
Totò) sono messi peggio, ma
il nostro calcio non è nuovo
a sorprese anche clamorose. La realtà tecnica sottolinea, con chiara evidenza,
che il gioco della Juventus
non convince mai. Le altre,
comprese Roma e Napoli,
inciampano un po’ di più.
Ma sinora la Juve ha perso
quattro partite, contro Inter,
Milan, Genoa e Fiorentina,
tutte in trasferta. Oltre alla
finale col Milan nella Supercoppa Italiana disputata a Doha, in Qatar. Cinque
sconfitte, cui si è aggiunto il
primo pareggio stagionale
domenica scorsa a Udine.

Khedira

Sintomo di crisi? Probabilmente no. Rallentamento a
tratti si. Con l’Udinese era la
terza partita in una settimana, dopo Empoli in campionato e il Napoli nella semifinale di andata per la Coppa
Italia. Sono emersi momenti di stanchezza, di fronte
all’arrembante freschezza
della squadra friulana che,
per la verità, di friulano ha
solo il nome. Per il resto annovera tutti giocatori stranieri, provenienti da vari
continenti. Ma è noto che
quel club trae linfa proprio
dalla valorizzazione e dalla
vendita di sconosciuti che
nel giro di uno o due anni
diventano obiettivi mercato.
Strategia analoga a quella
dell’Atalanta, solo che la società bergamasca predilige,
valorizza e lancia elementi
del suo vivaio, in massima
parte italiani. Ma torniamo
alla Juve. Nelle occasioni in
cui è stata sconfitta, ed anche in talune gare vittoriose,
la squadra bianconera è apparsa in gravi difficoltà nel
settore chiave di centrocampo. Allegri, che tutto sembra

Allegri

fuorché un grande stratega,
dopo lo scivolone di Firenze ha deciso di cambiare
assetto tattico. “Così non si
poteva andare avanti”, sentenziò il mercoledì. “Quindi
bisognava cambiare”. Ed è
venuta fuori la cosiddetta
formula “5 stelle” che prevede l’utilizzo simultaneo di
Khedira, Pjanic, Cuadrado,
Dybala e Higuain. Ai quali si
aggiunge Mandzukic, e così
sono sei. Quelli che il tecnico
considera i migliori giocatori della Juventus, quindi insostituibili. In questo modo
però, oltre a trasformare
Mandzukic da attaccante in
mediano sinistro, senza essere un mediano, costringe
il povero Dybala (che non è
un Ercole) a faticosi rientri
difensivi per andarsi a recuperare palloni a metà campo
e spesso più indietro. Risultato, Higuain rimane solo a
vedersela con 2 o 3 difensori, a volte persino 4. Siccome
è un grande goleador, ma
non un palleggiatore raffinato, gli capita di perdere
sovente la palla, si arrabbia
fino a smarrire la necessaria
lucidità. Ecco perché la Juve
ha collezionato un cospicuo
numero di vittorie per 2-0,
senza poter incrementare il
numero di gol. E per giunta
con vistosi cali negli ultimi
venti minuti. Con avversari
di minor levatura che però
riescono a creare non pochi problemi. Perché messi
meglio in campo e con un
assetto tattico migliore. Non
ci stancheremo di ripetere che in mezzo al campo
non bastano due uomini,
specie se come Khedira e
Pjanic non sono intenditori.
Cioè non mediani incontristi. Nella zona nevralgica,
ovvero nei trenta metri al
di qua e al di là della metà
campo, ci vogliono truppe.
Plotoni. Leggasi un linea di
almeno tre centrocampisti,
sostenuti possibilmente da
due esterni, tipo la formula
3-5-2 interpretata mirabilmente dalla Juve di Conte.
Qualcuno obietterà che la
formazione “contiana” poteva contare su Pirlo, Marchisio, Vidal e Pogba: il centro-

campo più forte d’Europa.
Verissimo. Ma sono altrettanto noti i motivi per cui
tre di loro sono stati ceduti,
compreso Pirlo che ha deciso, visto che aveva un certa
età, di andare a svernare in
America. In compenso, grazie alle nuove gerarchie di
Allegri e alle sue discutibili
alchimie tattiche, Marchisio
è finito nel dimeticatoio e
nella migliore delle ipotesi in panchina. Sturaro, a
parte qualche guaio fisico,
viene considerato inadatto, quasi alla stregua di un
imbecille. Anche se è l’unico che rincorre e contrasta.
Non avrà i piedi fatati, però
servirebbe. Eccome. E anche Rincon, il venezuelano
acquistato a gennaio che
nel Genoa era il fulcro del
centrocampo, ha disputato
una sola partita intera. S’è
capito che ad Allegri non
piace, mentre invece delira per i due sedicenti mediani diventati inamovibili.
In questo modo penalizza
tutta la squadra. In teoria
non difficile da capire, ma
tant’è, il conte Max da quel
lato non ci sente. Svuotato
il centrocampo, il presunto
4-2-3-1 (così lo definiscono
giornali e televisioni) si trasforma in un anomalo 4-4-2
con Cuadrado e Mandzukic che arretrano in fascia
esterna per sostenere Khedira e Pjanic. Senza però
possederne i requisiti, cioè
le caratteristiche idonee a
quel ruolo. Sicché (come dicono a Firenze) gli avversari
ci sguazzano. Infatti, ogni
volta che la Juve perde palla
a metà campo, o peggio ancora nella tre quarti altrui,
subisce ribaltoni impressionanti. Non contropiedi qualsiasi, ma situazioni tragicomiche con difensori costretti
a rinculare precipitosamente e i due mediani, Khedira e
Pjanic, lenti come sono, che
non tengono neppure il passo degli scatenati avversari.
Sarebbe ora di tornare ad
un assetto più consono. Serve almeno un centrocampista in più, anche a costo di
sacrificare una delle “stelle” davanti. Ma Allegri non
sembra assolutamente disposto a rivedere i suoi piani. A Udine la Juve ha perso
due punti, stasera di fronte
all’estro bizzarro del Milan,
contro il quale ha già perso
due volte, si rischia anche
peggio. A meno d’improvvise resurrezioni. Ma quelle
sono come i miracoli, quando te li aspetti non arrivano
mai.

L'arbitro di Juve-Milan ai raggi X
MASSA Davide
Nato a Imperia il 15/07/1981
Sezione Imperia / Internazionale
Assistenti:
ASS1: Meli Filippo - Sez. Parma
ASS2: Crispo Andrea - Sez. Genova
IV°: Giallatini Alessandro - Sez. Roma 2
ADD1: Banti Luca - Sez. Livorno
ADD2: Doveri Daniele - Sez. Roma 1
Partite dirette in A: 84
Vittorie interne: 32
Pareggi: 23
Vittorie esterne: 29

(a cura di Ermanno Vittorio)

Precedenti con Juventus: 8
Vittorie: 7
Pareggi: 1
Sconfitte: 0
Precedenti con Milan: 9
Vittorie: 4
Pareggi: 3
Sconfitte: 2
Come addizionale in Milan-Juventus,
girone di andata, segnala all’arbitro
Rizzoli fuorigioco facendo così
annullare il gol di Pjanic con la
collaborazione dell’ass. Cariolato

Quale futuro in casa Juve?
L

a prova opaca della Juve a Udine
non e’ la prima della stagione, cosi’
come non e’ la prima volta che si vede
un atteggiamento “svogliato” dei giocatori bianconeri in campo. A volte questa
sorta di “abulia” dura un tempo, altre,
come domenica a Udine, tutta la partita. Che la Serie A non sia un palcoscenico che stimoli i giocatori bianconeri
che, a meno di un tracollo impossibile
oltre che incredibile, hanno ben saldo in
mano il sesto scudetto consecutivo, può
essere una spiegazione di questi cali di
concentrazione, di queste prestazioni
opache. Ma forse non e’ tutto. Forse ci
sono ragioni che nessuno sa, chiuse nel
segreto dello spogliatoio. In questa stagione abbiamo assistito più di una volta
a reazioni poco “amichevoli” verso Allegri, da parte di giocatori sostituiti dal
tecnico, da Mandzukic a Dybala solo per
fare due esempi. Episodi che poi come
da copione rientrano subito e vengono minimizzati dalla Società. Più grave
l’ultimo episodio, quello del diverbio
tra Allegri e Bonucci, non tanto per lo
scambio di “complimenti” tra i due ma
per la conseguente punizione inflitta
al difensore. Questi “episodi” presi singolarmente possono essere considerati
come normali dinamiche da spogliatoio, ma se analizzati come tasselli di un
puzzle danno l’idea che nello spogliatoio il clima non sia proprio idilliaco.
Non da meno sono le voci sempre più
insistenti che vorrebbero Allegri sulla
panchina dell’Arsenal dalla prossima
stagione. Che Arsene Wenger sia giunto
al capolinea come tecnico dei Gunners
sembra ormai un dato di fatto: i 10 goals
incassati nei due match di UCL contro
il Bayern non sono certo un buon segnale per il tecnico francese. Tornando

alla Juve, credo che il futuro ci riserverà
molte sorprese. Se Allegri, come pare,
lascerà Vinovo a giugno, chi prenderà il
suo posto? Già questa è una domanda
che preoccupa il tifo bianconero. Il mercato in uscita della Juve non si fermerà
certo al tecnico e qui le previsioni si fanno molto più complicate. La sensazione
è che la Juve della prossima stagione
sarà una squadra “rifondata” e rinnovata in profondità. In profondità perché
si devono tenere in considerazione anche i ruomors che circolano sempre più
insistenti sui probabili cambi ai vertici
della Società. Dal 2010 ad oggi la Juve
ha iniziato un ciclo quasi impensabile.
Antonio Conte ha ridato a tutto l’ambiente bianconero l’orgoglio che è sempre stato parte della storia della Juve e
che è stato magnificamente sintetizzato
da Gianni Agnelli con la seguente frase:
“Nei momenti difficili di una partita, c’è
sempre nel mio subconscio qualcosa in
cui mi appello, a quella capacità di non
arrendersi mai. E questo è il motivo per
cui la Juventus vince anche quando non
te l’aspetti”. Ecco questa è stata la Juve
di Conte, oggi quell’effetto sta scemando e si vede. La Juve sta primeggiando
nella mediocrità del calcio italiano senza molta fatica, senza quei “momenti
difficili” di cui parlava l’Avvocato, ed è
una Juve che a volte si complica la vita
da sola, come domenica ad Udine. Domandiamoci quali sono le cause e di chi
sono le responsabilità e speriamo che il
futuro prossimo ci riservi liete sorprese, Perché il Dna bianconero è sempre
stato quello che ben conoscono uomini
come Conte, Ibra, Carrera, Zidane. Non
certo quello di altri che hanno cercato,
o cercano, di assimilarlo...
Massimo Sottosanti

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Tutte le informazioni commerciali
riportate su questo inserto
potrebbero non essere
più attuali in quanto
trattasi di ristampa
del nostro archivio storico.

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Marzo Juve

Nasce l'Avvocato, Zoff tocca quota 500
1 marzo 1981
A Bologna i bianconeri strapazzano i padroni di casa
5-1 e sarà il preludio alla
conquista del 19° scudetto.
La goleada porta la firma di
Brady (2), Bettega, Cabrini
e Fanna. Pioggia per tutta
la partita, spettatori 50.000
per un incasso record per
Bologna di 299 milioni. L’ultimo 5-1 della Juve in trasferta si era verificato nel
1962/63 ed era stato ottenuto al “Cibali” di Catania.

Maura di Trieste battendo
di misura la Triestina (10), decide un gol di Borel II
nella ripresa. La partita è
disturbata da un forte vento che penalizza le trame di
gioco delle squadre. Questa
era la quinta partita in assoluto giocata dalla Juve a
Trieste e curiosamente la
quarta vittoria per 1-0.
5 marzo 1950
Esordio in Nazionale per il
bianconero Ermes Muccinelli, la partita è l’amichevole Italia-Belgio (3-1), la
piccola ala juventina lascerà il segno sulla partita siglando due reti all’esordio.
Oltre all’esordiente Muccinelli scendono in campo i
bianconeri Bertuccelli, Parola e Boniperti che è sostituito proprio da Muccinelli
per infortunio al 25’.

8 marzo 1981
La Juventus batte al Comunale l’Ascoli 3-0 con gol di
Bettega, Fanna e Cabrini.
Questa Domenica è ricordata soprattutto per la festa
di Dino Zoff che raggiunge
il traguardo delle 500 partite in Serie A. La splendida
serie di Zoff inizia nella stagione dell’esordio (1961/62)
con l’Udinese dove raccoglie 4 presenze, poi Mantova con 93 presenze, Napoli
143 presenze ed infine la
Juventus con 260 presenze.
Il giornalista di Tuttosport
Giglio Panza nelle pagelle della partita elargisce
a Zoff un 10 col seguente
commento: “10 è il voto che
Zoff merita per le sue 500
partite nella massima Serie”.

2 marzo 1947
In occasione di JuventusMilan 1-2, valido per la 22ª
giornata di campionato,
esordisce con la Juve il giovanissimo Giampiero Boniperti (18 anni).

3 marzo 1957
La squadra nella stagione transitoria 1956/57 non
aveva l’opportunità di mettersi in luce ma riuscì a togliersi qualche bella soddisfazione. Partita a senso
unico coi bianconeri che
travolgono l’Inter 5-1. Dopo
un primo tempo chiuso in
parità (gol di Colombo e pareggio su rigore di Rebizzi),
la ripresa è solo bianconera: reti di Raul Conti, Oppezzo, Montico e del terzino
Robotti su calcio di rigore.
Esordio nella Juve del portiere Giuseppe Romano e
primo gol in assoluto per
Robotti.
4 marzo 1934
La Juventus espugna il Val

to italiano, disputò il suo
primo incontro nella massima serie il 16 Febbraio
1930, Bologna-Pro Vercelli
2-2, e chiuse la carriera il
7 marzo 1954 in NovaraAtalanta 0-4 dopo 24 anni
e 19 giorni. Nella Juventus
Piola ha militato nelle stagioni 1945/46 e 1946/47 le
presenze sono state in totale 57 con 26 gol.

6 marzo 1990
Muore in Brasile Luciano
Ramella, campione d’Italia
con la Juventus nella stagione 1934/35 dove raccolse 2 presenze, la prima delle quali il 23 dicembre 1934
contro l’Alessandria (4-1).
Centromediano, era nato
a Pollone (VC) il 10 Aprile
1914.
7 marzo 1954
Chiude la sua lunga carriera in Serie A Silvio Piola, il
recordman del Campiona-

9 marzo 1930
Netta affermazione sul
campo di Corso Marsiglia
a Torino. I bianconeri, terzi, travolgono il Livorno,
terzultimo, per 4-1, con gol
di Orsi (2), Vojak II e Munerati. Per l’ala Munerati si
tratta dell’80° gol segnato
in campionato su 161 pre-

senze. Con questa vittoria la
Juventus scavalca il Torino,
sconfitto a Padova e raggiunge così il secondo posto
in classifica.
10 marzo 1960
La Juventus affronta in
amichevole a Ginevra la
squadra locale del Servette,
nel quadro delle manifestazioni legate all’apertura del
salone dell’auto Ginevrino.
L’attesa è notevole ed accorrono al match 10.000
spettatori che rimangono
impressionati dalla forma
e dal gioco spumeggiante
dei bianconeri di Cesarini
e Parola. La fanno da padrone Charles e Sivori con
tre gol a testa e la partita si
conclude 7-3 (in rete anche
Rossano).
11 marzo 1973
La Juve passa a Marassi (1-0) imponendosi alla
Sampdoria con un gol su
punizione di Fabio Capello
siglato al 49’. Le due formazioni annoverano tra le loro
file ben 4 allenatori della
Juventus del passato, presente e futuro. In panchina
con la Sampdoria Heriberto
Herrera, ex allenatore dei
bianconeri
(1964-1969),
con la Juve Vycpalek
(1970/74) mentre in campo
con la Sampdoria troviamo
lo “stopper” centrale Lippi,
futuro allenatore bianco-

nero e Capello anche lui
futuro allenatore, all’epoca
mezzala della Juve.

12 marzo 1921
Nasce a Torino Giovanni
Agnelli, figura carismatica
della storia della Juventus.
Presidente del club dal 22
Luglio 1947 al 18 Settembre
1954. Presidente Onorario
dal 1970. Imprenditore e industriale a capo dell'impero
Fiat, Giovanni Agnelli è stato l'anima e il cuore della
Juve per quasi 60 anni. Nel
1947 ne diventa presidente,
dopo che suo padre Edoardo aveva ricoperto la carica
dal 1923 fino alla morte,
avvenuta nel 1935. Lascia
la presidenza nel 1954, ma
continua a dettare le regole
in casa Juve fin quasi alla
morte. Storiche le sue telefonate alle 6 del mattino a
Boniperti e i suoi innumerevoli colpi di mercato, su tutti Platini e Roberto Baggio.
12 marzo 1972
In Juventus-Bologna (2-1)
esordio in campionato ed in
Serie A per Fernando Viola, nato a Torrazza Piemonte il 14 Marzo 1951.

13 marzo 1906
La Juventus s’impone a
Torino sul terreno del Motovelodromo Umberto I sul
Milan per 2-1. La partita è
valida per il Girone finale
del Torneo 1905/06. Gara
combattuta, decisa dai gol
bianconeri di Donna ed Armano. Alla sera, una cortese bicchierata riunì fraternamente vinti e vincitori.
Questi gli undici della Juve:
Durante, Bollinger, Mazzia,

Goccione, Corbelli, Diment,
Donna, Streule, Armano,
Varetti, Squair.
13 marzo 1966
La Juventus si impone sulla
Spal a Torino per 3-0 in un
pomeriggio soleggiato, che
vede Stacchini bomber di
giornata autore di una doppietta e Salvadore chiudere
le marcature. La Juventus
scende in campo in maglia
bianca e calzoncini neri.
14 marzo 1995
A un minuto dalla scadere di
Juventus-Eintracht di Francoforte, ritorno dei quarti di
finale di coppa UEFA 199495, Alex Del Piero segna il
suo primo gol nelle coppe
europee. In realtà Del Piero
aveva segnato il 13 settembre 1994 a Sofia contro il
CSKA, nell'andata del primo turno, ma l'UEFA aveva
annullato la partita, assegnando la vittoria a tavolino
alla Juventus per 3-0.
15 marzo 1978
Ritorno quarti di finale di
Coppa Campioni: JuventusAjax 1-1 come all’andata,
il risultato non si sblocca
neanche nei supplementari
e si va ai rigori, durante i
quali un immenso Zoff para
due rigori (a Van Dord e
Rudy Geels), portando così
la Juve alle semifinali. Lo
stadio regala a Zoff un’ovazione indimenticabile…

Foto e testi di
Ermanno Vittorio

(Da sx a dx: Brady, Boniperti,
Muccinelli, Parola, Piola, Zoff,
Lippi, Capello, l'Avvocato
Agnelli insieme a Evelina
Christillin e a un piccolo
Andrea Agnelli, Fernando
Viola, Stacchini)

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Elezione FIGC

Tavecchio colpisce ancora, la Juve pure...
L

’elezione del nuovo Presidente Federale ha visto
trionfare nuovamente Carlo
Tavecchio. Sconfitto il suo
avversario Andrea Abodi. E
fino a qua, se permettete,
tutto ampiamente previsto.
Ma, con grande sorpresa di
molti, la Juventus ha votato proprio per “l’inadeguato” (Andrea Agnelli cit.) Re
“uscente”, (ma anche “rientrante”), Carlo Tavecchio.
Voci maligne e del tutto incontrollate, raccontano di
un Agnelli vendicativo nei
confronti di Abodi, riguardo alla celebre vicenda del
“Tavolo della Pace” di qualche anno fa e di un programma non convincente.
In occasione di quel tavolo,
pare che il buon Abodi avesse preventivamente preso
le parti di Agnelli riguardo
alla disputa, ma durante la
riunione effettiva di riappacificazione, alla presenza di
Giancarlo Abete (presidente

FIGC dell’epoca) e Massimo
Moratti egli si sarebbe poi
tirato indietro. Da qui, la
fredda ma sconclusionata
vendetta di Agnelli. Può essere che le trattative degli
ultimi mesi con Tavecchio
abbiano cambiato qualche
equilibrio? Non si sa. Supposizioni, nessuno conosce la
verità. Detto ciò, sappiamo
bene che Tavecchio disse a
suo tempo che la lite messa in piedi dalla Juve al TAR
del Lazio era “temeraria”.
Dato che quel ricorso non
ha avuto esito positivo e la
Juve si è rivolta al Consiglio
di Stato rincarando la dose
(da 444 milioni a 581 milioni di euro), oggi ci si chiede
come è possibile che la Juve
stessa possa aver fatto una
scelta simile, ossia votare
per un suo nemico giurato
(interista). Alcuni osservatori poi, sono così ingenui
da aver creduto davvero
ad una battaglia tra FIGC

e la Vecchia Signora, per
la vicenda Calciopoli e lo
scudetto di cartone, e oggi
cadono increduli dal pero.
Ma non finisce qui, costoro
sono così ingenui da pretendere spiegazioni! Spiegazioni? E da chi? Da un club la
cui proprietà dal 2006 non
ha mai davvero mosso un
dito riguardo a Calciopoli, e che da parecchi anni,
attraverso alcuni contratti
di sponsorizzazione, porta
bei soldini nelle casse della

stessa FIGC? Una proprietà
che mai ha rimesso in discussione per intero quello
scandalo? Una proprietà
che mai ha proclamato l’innocenza della dirigenza che
dal 1994 al 2006 ha guidato
e difeso sul campo e fuori
dal campo la Juventus? Una
proprietà che ancora oggi
ha escluso da qualunque
attività del gruppo quei due
dirigenti? Vi dico io qual è la
verità. Agnelli, come tutti gli
amanti dell’ironia e del ta-

lento, si è innamorato della
possibilità di sentire in futuro nuove perle tipo queste:
“Ogni volta che facciamo
il comunicato numero uno
a me mi viene l’itterizia a
scriverlo, perché ogni anno
ci abbiamo messo dentro
un altro bordello in questa
storia qua. E siamo tutti che
si masturbano a inserirlo in
questo bordello qua... Direte: che parole scurrili... No,
vanno dette...”; “Optì Pobà è
venuto qua che prima mangiava le banane e adesso
gioca titolare nella Lazio. E
va bene così. in Inghilterra
deve dimostrare il suo curriculum e il suo pedigree”;
“Noi siamo in questo momento protesi a dare una
dignità anche sotto l’aspetto
estetico della donna nel calcio. Perché finora si riteneva
che la donna fosse un soggetto handicappato rispetto
al maschio sulla resistenza,
sul tempo, sull’espressione

anche atletica e invece abbiamo riscontrato che sono
molto simili”; Nei giorni
successivi alla frase su Optì
Pobà, Tavecchio si sentiva
così: “l’assassino di John
Kennedy non ha subito quello che ho subito in questi
giorni”; "Sicuramente a luglio partiremo. Con l'occhio
di falco o l'occhio di bue,
non so cosa metteranno ma
partirà" (riguardo alla goalline technology); Da interista, riguardo a Roma–Inter
etichettò i sostenitori giallorossi come “coatti e mangiatrippa”. Diciamola tutta,
Andrea Agnelli è come molti
di noi, si è innamorato di un
grande talento umorista. Il
migliore di tutti, probabilmente. Meglio di lui, ovviamente, c’è solo Giovanni Cobolli Gigli.

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GIORGIA DEL MASTRO, Miss Juve
Q

uesta volta per il nostro consueto
appuntamento con le miss juventine incontriamo due ragazze piene di
talento e con una passione in comune.
Ma andiamo con ordine e iniziamo con
Giorgia, una splendida ragazza juventina che si dice felicissima di poter posare con la maglia della sua squadra del
cuore. E non si può certo dire che non
le stia d’incanto. La incontriamo in una
giornata estiva, solare come lei. Giorgia
ha poco più di vent’anni e quando le
chiedo qual è il suo giocatore preferito non tentenna: Claudio Marchisio, di
cui oltre a essere fan è anche amica. Ha
però un atteggiamento deciso su tutta
la linea: per lei juventini si nasce, non si
diventa. Ha disinvoltura e carattere da
vendere anche davanti alla macchina fotografia. Certo non mi sarei aspettato
niente da meno da una giovane tifosa
della Vecchia Signora ma il segreto è che
Giorgia, quando non è impegnata a studiare economia o a guardare le partite
dei suoi beniamini, pare lavori proprio
come modella per una giovane stilista
esordiente nel panorama torinese. A
questo punto però mi sorge un interrogativo: “Juventina pure lei?”, le chiedo. E
Giorgia conferma. Per questo abbiamo
deciso di pubblicare anche le foto che
ritraggono Giorgia con le ultime creazioni dell’ultima collezione di questa
talentuosa stilista, Gaia Massano: due

borse molto particolari, dal taglio dinamico, giovane e sbarazzino e facilissime
da abbinare. “Si ispirano al gioco, allo
scherzo, all’arte del bluff”, spiega la stilista. “A tutti piace scoprire l’inatteso”, mi
dice mostrandomi il modello di pelliccia
grigia.“Sembra un semplice collo, vero?”.
Mi sorprende la trovata della borsa che
diventa un elemento d’abbigliamento
da indossare. L’altra si ispira invece alle
carte napoletane e il manico è in ottone
lavorato a mano. Allora una domanda mi
sorge spontanea: a quando una creazione dedicata alla nostra amata Juventus?
“La prossima volta”, promette.
Francesco Pisani
(Foto Stefano Gnech)

amcsrls@yahoo.it

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www.juvetoro.it

Spettacoli e cultura

Al Forte di Bard la 'Deposizione di Gesù Cristo al Sepolcro'
Sino al 4 giugno nella Cappella della fortezza. La presentazione è accompagnata dal filmato 'Scoprire Tiziano'

D

all’11 marzo al 4 giugno
2017 all'interno della
Cappella del Forte di Bard,
sarà esposto il capolavoro
'Deposizione di Gesù Cristo
al Sepolcro' (olio su tela, 138
x 177 cm, collezione privata). Nell’occasione, saranno
presentati i risultati dello
studio iconografico e storico-artistico svolti sull’ope
ra, che hanno determinato l’attribuzione al grande
pittore cinquecentesco. La
presentazione dell’opera, è
accompagnata dal filmato
"Scoprire Tiziano": un'indagine sulla pittura, ideato su
progetto di Andrea Donati,
realizzato in collaborazione
con il Seminario Patriarca-

le di Venezia, la Pinacoteca
Manfrediana e la Basilica di
Santa Maria della Salute, con
interventi di Andrea Donati,
Ileana Chiappini di Sorio e
Silvia Marchiori, per la regia di Antonio Pintus (2016).
Come dipingeva Tiziano?
Quale forza creativa ispirava il suo pennello? Perché
tornava a distanza di tempo
sullo stesso soggetto? Quale
differenza c’è tra una replica
e una copia? Queste alcune
domande sull'evento 'Discovering Tiziano' promosso dal
Forte di Bard, polo turistico
e culturale della Valle d'Aosta. Nell’occasione saranno
presentati i risultati dello
studio iconografico e storico-

artistico svolti sull’opera che
hanno determinato l’attribuzione al grande pittore cinquecentesco.
Tiziano dipinse almeno quattro dipinti della Deposizione: il primo e più antico (risalente al 1526-1527) è al
Louvre, il secondo è andato
perduto, il terzo e il quarto
si trovano al Prado, il quinto alla Pinacoteca Ambro-

siana. Una sesta versione
della Deposizione di Tiziano,
cronologicamente anteriore
a quella dell’Ambrosiana e
unanimemente considerata
l’ultima e incompiuta, proveniente dalla collezione italospagnola de la Riva-Agüero
e Francesca Basso della Rovere, è stata riscoperta da
Andrea Donati ed esposta al
Forte di Bard. Dopo tre anni
di indagini sulla pittura, si è
potuto stabilire che il dipinto
corrisponde verosimilmente
a quello posseduto da Jeronimo Sanchez Coello, fratello
del pittore di corte di Filippo II. Costui lo comprò nello
studio di Tiziano nel 1576 e
in seguito lo portò prima a
Madrid, poi a Siviglia, dove
è attestato la prima volta nel
1586, la seconda ai primi del

Seicento e infine nel 1725
in proprietà di Manuel de
la Riva-Agüero e Francesca
Basso della Rovere, discendenti di due illustri famiglie
che si trasferirono a Lima,
dando origine al ramo di famiglia del primo presidente
del Perù. La Deposizione de
la Riva-Agüero, trasmessa in
linea diretta fino agli ultimi
eredi, è rimasta a lungo sconosciuta agli storici dell’arte
finché non è stata oggetto di
uno studio approfondito, curato da Andrea Donati. Hanno espresso parere favorevole all’attribuzione illustri
storici dell’arte specialisti di
Tiziano e di pittura veneziana del Cinquecento, che hanno tutti preso parte a conferenze sulla Deposizione tra
Venezia e Roma: Antonio Paolucci, Paul Joannides (Eme-

rito dell’Università di Cambridge), Ileana Chiappini di
Sorio (Università Ca’ Foscari), Giorgio Tagliaferro (Università di Warwick), Fabrizio
Biferali (Scuola Normale di
Pisa). La visita all'opera, ad
ingresso gratuito, sarà possibile da sabato 11 marzo
2017 a domenica 4 giugno
2017. Sabato 11 marzo 2017,
alle ore 16.30, si terrà un incontro con Antonio Paolucci,
storico dell’arte, già Ministro
per i Beni e le Attività Culturali e direttore dei Musei
Vaticani, che illustrerà la
vicenda attributiva e le caratteristiche del grande olio
su tela riscoperto dallo storico dell’arte Andrea Donati;
l'ingresso è aperto al pubblico su prenotazione sino
ad esaurimento dei posti
disponibili. (Paolo Rachetto)

'Dal futurismo al ritorno all’ordine'
Al Museo Accorsi-Ometto di Torino 72 opere pittoriche italiane del decennio cruciale 1910-1920

I

l Museo Accorsi–Ometto,
sino al 18 giugno, presenta la mostra “Dal futurismo
al ritorno all’ordine” - La
pittura italiana del decennio
cruciale 1910-1920. Curata da Nicoletta Colombo ed
organizzata in collaborazione con lo Studio Berman
di Giuliana Godio, l’esposizione presenta 72 opere, di
provenienza museale e da
importanti collezioni private. L’esposizione ripercorre
il clima culturale italiano,
che segna la nascita dell’arte moderna ed esamina le
nuove tendenze artistiche
del decennio 1910-1920,

dando seguito all’indagine
sui fenomeni pittorici italiani del secolo XX, inaugurata dal museo con la
passata mostra dedicata al
“Divisionismo tra Torino e
Milano. Da Segantini a Balla”. La mostra prende avvio
dal 1910, anno emblematico
segnato dall’uscita del manifesto dei pittori futuristi e
del Manifesto tecnico della
pittura futurista, con opere
degli autori del Futurismo
Storico: Filippo Tommaso
Marinetti, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo
Carrà, Gino Severini, Luigi
Russolo, Fortunato Depero
e Primo Conti. Sono rappresentati anche gli esponenti
dell’eterodossia futurista e
gli indipendenti del movimento, da Enrico Prampolini a Mario Sironi, Achille
Funi, Leonardo Dudreville,
Antonio Sant’Elia, Adriana

Bisi Fabbri e Gerardo Dottori. La sezione futurista
include la presenza di due
fuoriusciti dalle fila futuriste, Romolo Romani e Aroldo Bonzagni, testimone di
un espressionismo di intonazione sociale. Il percorso
espositivo prosegue con la
seconda sezione dedicata ai
simbolismi che registrano
una persistenza stilistica dal

decennio precedente, ora
rinnovati in chiave espressionista, di intonazione popolare. La sezione illustra
inoltre i secessionismi, che
coinvolgono i linguaggi artistici giovanili italiani, segnali di un’avanguardia
moderata che guardava
all’arte coeva d’oltralpe: dai
testimoni di Ca’ Pesaro ai
partecipanti alle Secessioni

romane, agli animatori della Secessioni bolognesi fino
ai movimenti giovanili napoletani degli anni a ridosso della Grande Guerra. Un
altro significativo segmento
della rassegna è dedicato al
primitivismo, tendenza volta
al recupero del primordio
inteso come azzeramento
delle stratificazioni culturali
per ritrovare la semplicità
e il candore di espressioni
popolari, ingenue, ispirate
anche ai trecentisti e quattrocentisti italiani, Giotto
e Paolo Uccello. Il periodo
segnato dalla Grande Guerra (1914-1918) dava corpo
con maggiore incisività alla
crisi delle avanguardie e
tracciava il cammino verso
il recupero delle forme e del
cosiddetto “Ritorno all’ordine”, fenomeno di portata
europea, qui illustrato nella
terza e ultima sezione della

rassegna. Nel 1919, con la
fine di secessionismi, simbolismi e primitivismi, si avviava una tendenza corale
al recupero della classicità
in ottica moderna, svolta
cioè secondo stili e linguaggi aggiornati, rappresentati
da saggi pittorici di Casorati, Soffici, Sironi, Rosai e De
Chirico.
(p.r.)
(In alto a sinistra: Balla, Linee
forza di paesaggio e giardino; al
centro il manifesto della mostra;
a destra: Soffici, Natura morta)

SSMS - Società Sanitaria di Mutuo Soccorso
Piazza Vittorio Veneto, 12 - 10123 Torino - info@mutuaprivata.com - www.mutuaprivata.com

Per ulteriori informazioni chiama il numero verde


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