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JUVETORO n. 10 ANNO V bassa OK .pdf



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GIORNALE DEI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno V - N. 10 - 11 dicembre 2016 - Copia omaggio

3 domande a BB

La Partita

Le Interviste

Amarcord

“La magia del derby
trasforma i calciatori!
Torino-Juventus
ritrova il fascino
di sempre...”

Finalmente una
stracittadina giocata
alla pari!
Stadio esaurito e
quasi tutto granata

Botta e risposta con:
Santin, Carlo Crippa,
Claudio Sala,
Castellini, Mondonico,
Manfredonia e Brio

13 ottobre 1985:
Junior sfidava la
capolista, a punteggio
pieno, trascinata
da Laudrup

pag. 2

pag. 3

pag. 6-7-8

pag. 10-11

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IL NOSTRO 'CLÁSICO'

IL DERBY DELLA MOLE SOMIGLIA SEMPRE PIÙ,
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TORINO-JUVENTUS | DOMENICA 11 DICEMBRE ORE 15

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2

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3 domande a... Bruno Bernardi

“La magia del derby trasforma i calciatori”
“Toro-Juve sta ritrovando il fascino che da sempre ha accompagnato questa partita straordinaria”

B

runo Bernardi, è arrivato il giorno del
derby. Una partita molto sentita, come al solito,
da tutta la città tifosa. La
Juve è reduce dalla netta
vittoria contro l'Atalanta,
il Toro invece dalla sconfitta patita nella Marassi
blucerchiata...
Sì, il Toro ha perso a Genova
ed ha dato qualche segnale
non incoraggiante nelle ultime gare disputate, non è
stato il Toro brillante ammirato all'inizio stagione.

F

Ma il derby ha una sua magia, trasforma come per incanto calciatori che magari
non sono al top della forma
in... fenomeni. Sicuramente
la stracittadina torinese sta
ritrovando la sua identità
ed è più equilibrata rispetto al recente passato. Sta
ritrovando cioè il fascino
che da sempre l'accompagna e che da sempre ha fatto emozionare i tifosi delle
due squadre. Chiaro che la
Juventus, non soltanto per
la catena di trionfi dell'ultimo quinquennio (impresa

che solo la Juve anni '30,
il Grande Torino e l'Inter
post-calciopoli sono riuscite a compiere diventando
'pentacampeon') è favorita.
Continuando cosi la Juve
può battere quindi ogni record. Ma per quanto riguardo questo derby mi sembra
evidente che il Toro, in questa stagione, ha ritrovato
un livello tecnico, tattico e
atletico da squadra vera in
grado di creare problemi a
qualsiasi avversaria. Juve
compresa...
Per creare problemi alla
Juve quali saranno i punti
di forza del Toro?
Il punto maggiore di forza
dei granata, a mio avviso, è
composto dal trio d'attacco.
Belotti, Ljajic e Iago Falque
hanno un grande tasso tecnico e di fantasia, un palleggio di qualità, piedi buoni e
gambe da corsa. In questa
prima parte di stagione c'è
stata anche una crescita del
collettivo e nella coesione
tra i reparti, caratteristiche

RENOTECNICA s.n.c.

di Piovesan Silvano & C.

che aiutano a crescere sul
piano del gioco. Il passo falso a Genova con la Sampdoria non ha fiaccato lo spirito
che anima un complesso
di elementi dall'età media
piuttosto bassa ma con personalità. E con un allenatore, Mihajlovic, che usando il
bastone e la carota ottiene
dalla truppa il massimo impegno. Il derby sarà un test
importante anche per capire quale è il vero potenziale
di un Toro che non nasconde l'ambizione di puntare al
ritorno in Europa. E bene ha
fatto la società, in settimana, a rinnovare il contratto
a Belotti fissando, solo per
l'estero, la quota record per
l'Italia di 100 milioni.
I granata potranno contare anche sul fattore campo.
Tra le mura amiche Valdifiori e compagni non hanno quasi mai tradito mentre la Juve in trasferta ha
palesato più di un'incertezza in questa stagione,
vedasi le 3 sconfitte subite
a Milano (2 volte) e nella
Genova rossoblù....
Il derby, con tutte le sue motivazioni, potrebbe fermare
questa parziale tendenza
negativa dei bianconeri.
Credo che la Juve avrà un
approccio da vera Juve.
Sarà un derby che le due
squadre cercheranno di
vincere e toccherà a Marchisio e compagni trovare
il passo dei giorni migliori nonostante le assenze

importanti soprattutto in
difesa, compensate comunque dalla buona personalità dimostrata da Rugani. I
campioni, comunque, non
si piangono addosso, conoscono il valore dei granata
e conoscono le trappole che
sul proprio campo il Toro
cercherà di seminare. Allegri conta di poter recuperare qualche pezzo da novanta come Dybala, il quale,
guarito dal problema muscolare, ha una fame di gol

che potrebbe consentirgli
di regalare spettacolo agli
amanti del bel calcio presenti allo stadio, oltre che
ovviamente ai tifosi di Madama. E non dimentichiamo che la Juve ha anche
altre bocche da fuoco letali,
vedi Higuain e Mandzukic,
che tutta Europa invidia ai
bianconeri.
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3

La Partita

Un stracittadina (quasi) alla pari, finalmente!
C

'era una volta un derby da 70.000 persone:
con uno stadio quasi equamente diviso tra i tifosi. Con
le curve contrapposte che
inneggiavano alla propria
e sbeffeggiavano l'altrui
squadra. C'era un derby che
valeva anche uno scudetto.
Erano i mitici anni '70 per
la Torino calcistica. Successivamente la Juve (a parte
alcuni anni post calciopoli)
ha cambiato da allora 3 stadi e ha continuato a vincere
grazie anche all'accresciuta
potenza economica acquisita grazie ai diritti tv ed agli
investimenti sugli stadi e
sugli impianti. Il Toro fino a
metà anni '90 ha comunque
tenuta la testa alta, ma poi
ha trascorso 10 anni su 16
in cadetteria, prima che i
diritti tv e le plusvalenze riportassero il Toro a competere nuovamente per l'Europa. L'ambizione di Cairo
e Mihajlovic ha fatto il resto.

E così oggi dopo molti anni
(1 solo derby granata vinto
nelle ultime 21 stagioni, in
11 delle quali pero' le stracittadine non si sono disputate ) il Toro affronta il derby quasi alla pari. 11 punti
di distanza, erano 8 prima
della scorso weekend. Ma
soprattutto il Toro è tornato
tremendista in casa: 7 vittorie e 2 pareggi tra campionato e Coppa Italia, la percezione data al mondo che il
piccolo "Grande Torino" sia
diventata una fortezza. Che i

granata tra le mura amiche
diventino sempre e comunque tanti piccoli viet-cong
che ti sbucano ovunque. La
Juve dal canto suo rimane
maestosa allo Stadium ma
timida in trasferta: 3 sconfitte, 2 a Milano, 1 a Genova. E
ha una difesa decimata dagli infortuni, anche se il Rugani visto contro l'Atalanta
fornisce ampie garanzie. Lo
spauracchio granata pero si
chiama Mandzukic, il piu'
“granata”come vis pugnandi tra gli juventini. Tanto che
a sentire molti tifosi del Toro
piu che la tecnica e la capacità realizzativa di Dybala e
Higuain, se i granata potesse togliere un elemento ai
bianconeri questo sarebbe
proprio il gigante croato. Anche perchè se il Toro ha una
lacuna palesata in questi
mesi, sono le palle inattive.
Rossettini buon professionista per squadre di media
serie A, ha fatto rimpiangere

spesso Glik o Maksimovic. E
molte reti subite dai SinisaBoys sono giunte proprio
dai centravanti avversari,
contro i quali non è bastato
il redivido Castan per fare
da totale frangiflutti. Allegri,
dal canto suo, è ben conscio
della forza del bomber da
100 milioni Belotti ma teme
soprattutto le fiammate di
Ljajic e Iago, talenti puri dal
rendimento a volte discontinuo nella stessa partita, ma
capaci di inventarsi la rete
decisiva in qualsiasi istante. Il derby in realtà si puo'
decidere anche sulle fasce
esterne dove sono previsti
autentici duelli rusticani tra
Zappacosta e Barreca da
una parte e i vari Cuadrado, Lichtsteiner, Alex Sandro
o chiunque Allegri intenda
schierare dall'altra. Mentre a centrocampo il duello chiave potrebbe essere
quello tra Valdifiori e Pjanic,
geometria e verticalizzazio-

ni che possono innescare le
punte. Comunque sembra
un derby destinato a regalare tante reti, poca tattica,
e molto agonismo. Infine la
nota ambientale: se i giocatori del Toro in questi 5 anni
potevano essere intimiditi
nel giocare in uno Juventus
Stadim quasi tutto bianconero, con i tifosi juventini
che incutevano anche soggezione, questa domenica il
Grande Torino sarà davvero
una fossa dei leoni granata.
Tifosi juventini presenti al
minimo sindacale (il settore ospiti destinato agli ultrà), mentre per il popolo
granata questa è davvero
la partita da vincere in 12.
I campioni della Juve hanno
vinto in stadi ed arene ben
piu' grandi e temibili, ma il
Grande Torino indemoniato
(come sarà domenica pomeriggio) per quanto piccolo
come capienza, sarà sicuramente molto rumoroso

e poco accogliente per gli
Allegri-boys. Che pero' non
possono regalare altri punti
in trasferta, avendo Roma
e Milan ed appena 4 lunghezze, in attesa proprio di
fronteggiare i giallorossi. Il
Toro invece dopo la sconfitta
nella Marassi blucerchiata
ha necessità di vincere per
riavvicinare il quarto posto,
anch'esso distante 4 punti.
E per passare alla storia.
Mihajlovic ed Allegri, cosi
diversi, cosi vincenti.
Alessandro Costa

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Punto Toro

L'attacco atomico per scardinare la difesa Juve
Lo spirito coraggioso di Mihajlovic a confronto con gli 8 derby persi su 9 nella gestione Ventura

Andrea Belotti

A

meno
di
infortuni
dell'ultima ora, il Toro
ha tutti i migliori giocatori
a disposizione. Si sfideranno quindi il secondo miglior
attacco della serie A contro
la miglior difesa degli ultimi 5 anni. Ma quella difesa
è decimata da infortuni e
dagli acciacchi: Bonucci e
Barzagli non potranno opporsi alla verve di Belotti,
Iago e Ljajic. Questa è la

chiave con cui il Toro vuole vincere il derby: con tutto il rispetto per Benatia e
Rugani. Dopo 8 derby persi
su 9 nella gestione Ventura
(anche se i tifosi granata
più estremisti non dimenticano le clamorose reti
subite all'ultimo secondo e
qualche arbitraggio forse
poco rispettoso) siamo certi che con Mihajlovic il Toro
non perderà con questa fre-

quenza. Non bisogna esser
Einstein per ipotizzare che
se Sinisa potesse allenare il
Toro per 9 derby, ne perderebbe molti meno rispetto a
Ventura. L'attuale commissario tecnico della nazionale azzurro disponeva bene
i granata contro i Conte e
gli Allegri-boys, riusciva ad
addomesticare la Juve fino
a quando il risultato non si
sbloccava, ma poi non riusciva a rimettere in piedi la
partita dopo aver subito la
prima rete, dando alla fine
l'impressione di esser sceso
in campo con lo spirito del
tacchino nel giorno del Ringraziamento. Con Mihajlovic il Toro combatte soprattutto in casa (7 vittorie e 2
pareggi includendo anche la
Coppa Italia) come un toro
furioso, a testa bassa a volte. Ma sempre con coraggio;

se necessario con 4 punte.
Inoltre l'ultima trasferta
juventina a Marassi (con la
prima mezz'ora da incubo
per Allegri e i Grifoni che
sbucavano da ogni angolo)
è l'incubo che Sinisa vuol
far rivivere ai bianconeri.
Per riuscirci il Toro deve
evitare di scoprirsi troppo e di spendere eccessive
energie nel primo tempo (i
granata sarebbero la capolista virtuale con 29 punti),

cancellando quei black-out
che talvolta hanno partorito una rete avversaria nel
momento meno opportuno.
Dal punto di vista psico-fisico però i Sinisa-boys non
sembrano al top: preziose
ma ciniche le vittorie contro Crotone e Chievo, gara
discreta ma stavolta senza
cinismo nella Genova blucerchiata. E così il Toro è
sospeso a 3 punti dal quarto posto ma sente anche il

fiato sul collo di Fiorentina,
Samp ed Inter. Nella terra
di mezzo insomma. Il derby
è davvero l'ultima prova di
maturità. Vincerlo significa entrare nella leggenda,
anche perché sarebbe il secondo successo negli ultimi
21 anni; perderlo farebbe
attorcigliare le grandi ambizioni granata. Mihajlovic
è un vincente, di derby caldi a Belgrado e a Roma ne
ha vissuti a decine (quelli
di Genova e Milano sono
più edulcorati). Lui riesce a
tenere testa fredda e cuore
caldo sempre. L'importante è che lo facciano anche i
granata. Ad iniziare da mister 100 milioni, al secolo
Andrea Belotti da Calcinate.
Che puo'diventare il Pulici
del terzo millennio granata.
Alessandro Costa

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Punto Juve

Il fattore Dybala può spostare gli equilibri
L'impiego dell'argentino arma in più per Allegri. Ma conterà molto l'atteggiamento mentale

uperata la disavventura del Ferraris con
una buona prestazione allo
Stadium contro l'Atalan-

ta, al momento di andare
in stampa la Juve si può
permettere di non dover
forzare una qualificazione

Un referendum curioso
ma non troppo!
S

iamo freschi di cabine elettorali, di matite
dalla grafite “intelligente”,
di exit polls e di proiezioni.
Siamo freschi è comunque
meglio che “stiamo freschi”.
E non mi riferisco a questo
dicembre mite, quasi più
simile alla porta di uscita
dall'inverno che al portone
di accesso. Talmente freschi
da pensare di riprovarci. Oh mi Nòstr Sgnor, un
altro referendum? Basta.
Tra di noi, niente di vitale,
solo per togliersi uno sfizio,
giacché il clima è quello del
Derby, così per curiosità. Il
quesito referendario è uno
di quei tormentoni che accompagnano tutta la vita di
chi nella città di Gianduja
ci è nato: a Torino sono più
numerosi i granata o i bianconeri? Calma, calma, non
spingete. Siamo ancora alla
preparazione delle schede,
un po' di pazienza. Va bene,
estendo il territorio alla
prima e seconda cintura,
sennò a Chivasso mi tolgono il saluto. Vabbè, tutta la
provincia e non se ne parla più. Così tagliamo la testa al toro (minuscolo, non
vorrei mai…). Da quando
esiste il dualismo JuveToro, un omaggio alla testata
è dovuto, l'argomento viene
dibattuto con fervore e partecipazione, quasi che l'essere più numerosi consegni

la patente di “autentici” cittadini, col pedigree originale e non contraffatto. E con
la migrazione come la mettiamo? Ora che l'emigrazione interna all'Italia, dal
sud al nord, ha determinato
una popolazione torinese a
prescindere, in cui le origini si leggono forse solo nel
cognome e la nascita è un
fatto comune, sono i flussi

successivi che diventano
interessanti. Mi è capitato
di assistere ad un diverbio
tra extracomunitari per un
derby di qualche stagione
fa e in quella occasione ho
capito quanto la rivalità
sportiva sia un fatto di cultura della città, a tal punto
da coinvolgere anche coloro che di primo acchito dovrebbero esserne distanti.
I veri torinesi sono granata.
Forse, ma i gestori del bar
in cui vado a bere un caffè a metà mattina non mi
sembrano “turinèis” eppure

tifano Toro. E quel signore
del 2° piano che a momenti
è solo capace a parlare dialetto piemontese, ma è sfegatato juventino, ha forse
fatto un patto col diavolo?
Sto prendendo tempo, mentre porto la prima tranche
di schede in Comune. Le
medesime verranno debitamente fatte recapitare
a casa di ciascun tifoso, in
modo da poter votare con
serenità e consapevolezza.
Siamo quasi pronti. Qualche giorno di tempo per
espletare le procedure e
poi finalmente sapremo se
i granata battono i bianconeri o viceversa in numero
di sostenitori nella provincia di Torino. In fondo, se
davvero si potesse fare un
referendum simile, si scoprirebbero magari cose curiose ed inattese. Perché ho
l'impressione che il risultato finale sarebbe un bel
pareggio, un 50% ex aequo,
che lascerebbe intatto il fascino di queste due squadre
che rispecchiano il volto
double face di una Torino
a cui non è sufficiente una
sola verità per esaurire la
propria ricchezza di valori. Mica per nulla sia che
siamo juventini o granata,
bianconeri o torinisti, siamo
orgogliosamente figli di una
stessa Madre, Turìn.
(ma.sanf.)

gama della squadra. Ciononostante la Juve è in testa con 4 punti su Roma e
Milan. Merito della ampia
rosa, molto potenziata in
estate. Alcuni grandi assenti stanno per rientrare.
E' il caso di Dybala, essenziale nell'economia della
squadra e di Chiellini (a
riposo contro la Dinamo),
il solo arruolato della famosa BBC. Marchisio è pienamente reinserito, Pjanic
continua la sua lotta per
entrare negli schemi allegriani. Higuain sembra talvolta fuori condizione ma
è solo apparenza data la
mole di lavoro svolto al servizio dei compagni. Il Pipita invece dimostra grande
ed inattesa duttilità tattica
che, in mancanza di Dybala, permette alla squadra
di non snaturarsi. Chi trae

AMC srls

S

Champions già conseguita.
Madama può guardare al
derby con mente sgombra
e buona condizione fisica.
Certo, mancano ancora pedine importanti, fermate da
infortuni
impressionanti,
per quantità ed entità. Rispetto alla scorsa stagione
sono le defezioni per causa
traumatica (15) ad essere
in crescita preoccupante
rispetto ai 5 soli infortuni
muscolari. Lievitano anche
i tempi di recupero costringendo Allegri a formazioni
inedite a danno dell'amal-

vantaggio dalla situazione
dando dimostrazione di generosità incredibile unita a
forma strepitosa è Mandzukic il 'tuttocampista' (come
qualcuno lo ha definito).
Nel versante tattico la Juve
si presenta al Derby con 3
possibilità: il modulo adottato contro l'Atalanta con
il trequartista (4–3–1-2) e il
tradizionale 3–5-2 che po-

trebbe confluire nel 4-3-3.
Dipenderà se Dybala giocherà dall'inizio e dall'evolversi della gara. Però ogni
schieramento va riempito
di contenuti non solo tecnici ma agonistici e mentali.
Ingredienti
fondamentali
nella stracittadina torinese.
Marco Sanfelici
(Foto Giuliano Marchisciano)

6

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Le Interviste

Santin, un rapporto
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on Ventura il Toro perse 8 derby su 9, Nello
Santin vanta un primato
opposto: “Dal 1974 al 1979
ne ho perso uno solo” sottolinea Santin, e campione
d'Italia nel Toro 1976. "In
quell'epoca non eravamo
solo grintosi, il livello tecnico tra noi e gli juventini
era simile. Infatti nelle convocazioni azzurre c'erano

tanti granata quanti bianconeri. Poi pero' facevano
giocare loro...”. A 70 anni
Nello è ancora in forma
grazie ad una alimentazione da atleta e ai km in bici:
”Negli anni '70 non c'erano
le tv come oggi in cui tutto
viene visto e vivisezionato.
Non si vedeva cosa accadeva in campo e in certe partite, vedi derby, i giocatori
erano un po' 'bastardi' e i
colpi proibiti non mancavano. Io di solito marcavo
Bettega, un osso duro, ma
pativo di più lo sgusciante Anastasi. Il massimo lo
ottenemmo nel 1976-77,
50 punti su 60. Molti tifosi
juventini venivano a vederci perché il nostro era un
gioco all'avanguardia, più

gradevole dei bianconeri.
Peccato per quello scudetto...”. Invece nell'anno tricolore il Toro ebbe all'inizio
problemi difensivi dopo la
partenza di Cereser: “Radice applicava il calcio olandese, voleva un difensore
dai piedi buoni per impostare il gioco. Nelle amichevoli estive lo facevo io ma
a Bologna, prima partita,
perdemmo, mi infortunai e
rimasi fuori 3 gare. Radice
mise al mio posto Caporale
con Gorin a destra. Quando rientrai presi il posto di
Gorin e Caporale rimase il
libero dello scudetto”. E sul
derby di oggi? "Mihajlovic
ha lo spirito Toro per mettere in difficoltà la Juve...".
Alessandro Costa

Carlo e Massimo Crippa:
gol alla Juve da padre in figlio

AMC srls

ino a qualche tempo fa,
dire 'una generazione di
differenza' significava circa
25 anni di distanza. Oggi
invece una generazione supera i 30 anni di differenza.
Ma negli anni '60 rappresentava ancora un quarto
di secolo. Ecco perché sono
passati esattamente 25
anni dal gol di Carlo Crippa (3/3/1963) nel derby a
quello di suo figlio Massimo nella stracittadina del
3/1/1988. Differenza abissale di importanza, però,
tra le 2 reti. Perché il gol
di Carlo del 1963 fu il gol
vittoria (staffilata da lontano che battè Mattrel), in un
torneo concluso con la Juve
al 2° posto e Toro 8°. Mentre Massimo nel 1988 fece
il gol iniziale che trafisse
Tacconi, 2-2 finale e squadre che chiusero a quota 31

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Carlo Crippa

bandiera-Toro: 8 stagioni
(1957/1965), 202 presenze,
34 gol. “Ma a distanza di
53 anni la gente mi chiede
solo di quel gol alla Juve
nel 1963 - sottolinea sorridendo Carlo -. Forse è stato
l'unico che ho fatto contro

la Juve, il più importante,
senza dubbio...”. Negli anni
'60 il Toro non era tremendista come nel decennio
successivo. Per ovviare alla
superiorità Juve occorreva
ardore e arguzia tattica. Tra
il 1966 ed il 1967, 4 derby
di fila terminarono 0-0.
Continua Crippa: “La gente
ci vuole ancora bene dopo
50 anni perché avevamo
tanta grinta. Noi avevamo
il Filadelfia: lì mi sono allenato 8 anni ed ero presente
alla posa della prima pietra
del nuovo Fila il 17 ottobre 2015. Al Fila eravamo
carichi, la gente addosso
parlava con noi, ci incitava.
Anche mio figlio ha vissuto quell'emozione 25 anni
dopo...”. E anche l'emozione di segnare contro la
Juve, un quarto di secolo
dopo il padre...
(ale.co.)

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(poi spareggio Uefa). Massimo giocò quella stagione
di 'lancio' nel grande calcio, poi 5 anni al Napoli di
Maradona e Parma per tornare granata 10 anni dopo
(1998/2000) a fine carriera.
Carlo invece è stato una

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Le Interviste

Il 'Mondo'
è con Sinisa

Sala e Castellini: “Il Toro può farcela!”
Il 'Poeta del gol' e il 'Giaguaro' premiati al Museo del Grande Torino

S

abato 3 dicembre si
è tenuta al Museo del
Grande Torino la cerimonia
per la terza edizione della
'Hall of Fame' Granata. Fra
i premiati 2 campioni scudettati che di derby vinti se
ne intendono: 'Giaguaro'
Luciano Castellini e il 'Poeta del Gol' Claudio Sala.
Entrambi molto emozionati per il riconoscimento
ed anche ottimisti in vista
derby. “Quest’anno siamo
molto più vicini alla Juve –
ha detto Sala – rispetto al
recente passato. È la prima
volta da anni che vedo ridursi il gap con i nostri rivali cittadini. Per domenica
possiamo essere fiduciosi.
Il Toro ha enormi potenzialità in attacco, penso a
Belotti ma non solo...”. Gli
fa eco Castellini, che sottolinea il ruolo fondamentale
di Miha: “Sinisa mi piace.

E

Lo conosco bene dai tempi
dell’Inter. È preparato, leale
ed incarna lo spirito-Toro:
un matrimonio perfetto”.
L’ex numero 1 granata ha
poi ricordato lo spirito del
calcio anni '70, commentando il celebre episodio dei
30 punti sulla coscia rifilategli da Benetti: “30 punti…
ma ho stretto i denti! Sono
stato fuori una sola partita. All’epoca un giocatore
doveva rendere per forza:
avevamo contratti annuali
e non potevamo sbagliare
la stagione! Giocai anche
con la febbre e un dito rotto...”.
Alessandro Muliari
(Foto Ermanno Vittorio)
(A sinistra due foto di Luciano
Castellini; in alto Claudio
Sala con Paolo Pulici; a destra
Emiliano Mondonico)

miliano Mondonico adora l'approccio alle gare
di Mihajlovic: “Sono contento che il Toro sia la prima
squadra come punti ottenuti nei primi tempi. Perché
non amo gli allenatori che
quando perdono dicono che
hanno sbagliato l'approccio.
E' una follia, ma sei professionista o no? Non puoi
sostituire tattica, tecnica o
schemi con l'approccio. Nessun trainer in Spagna, Germania o Inghilterra direbbe
una cosa simile...”. Ma cosa
hanno in comune Sinisa e
Mondo? “Miha fisicamente
è messo bene: io ai giocatori
potevo dire solo a parole che
li attaccavo al muro. Sinisa
invece può farlo davvero... Il
Toro deve scendere in campo senza paura ma nemmeno per divertirsi. Una delle
filosofie è quella di “incazzarsi” in settimana, anche

quando vinci, per togliere la
'pancia piena' ai giocatori.
Devi avere sempre la squadra 'arrabbiata'. Chi ti vuole
bene darà il massimo perché
è grato al proprio mister. Chi
ti odia darà il massimo per
dimostrare che sbagli ad
escluderlo. Cosi, in ogni caso,
in campo si darà sempre il
massimo...”
Alessandro Costa

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Le Interviste

Manfredonia, quel gol nel derby di 30 anni fa...

L

ionello Manfredonia è
ricordato per essere
stato uno dei pochi giocatori ad indossare entrambe le
maglie delle squadre capitoline. Ma non sono state le
uniche casacche indossate
dal difensore e centrocampista romano nella sua carriera, interrottasi in modo
drammatico (arresto cardiaco) una gelida domenica
del 1989. Infatti, in mezzo
alle esperienze con Lazio e
Roma, Manfredonia ha militato per due stagioni nelle
file juventine (1985/1987)
vincendo 1 scudetto e 1

Coppa
Intercontinentale,
con 77 presenze e 10 gol, 1
decisivo per la vittoria derby del 14 dicembre di 30
anni fa.
Manfredonia, che ricordi
ha delle stracittadine torinesi?
Mi viene in mente, ovviamente, il derby che vincemmo grazie a un mio gol.
Ricordo che pochi minuti
prima di segnare sprecai
un’altra buona occasione,
sparando in curva un pallone spiovente in area granata. Ma dopo pochi minuti
ebbi l’opportunità per rimediare...
Ha trovato delle differenze
nel modo di vivere i derby
a Torino e a Roma?
In entrambe le città il derby
viene vissuto con passione e
intensità. L’unica differenza è che a Torino l’effettoderby si esaurisce in una
settimana mentre a Roma
vincere la stracittadina
consente di vivere di rendita per un girone intero.
Almeno era quello che accadeva ai miei tempi, quan-

do sia Juve che Toro erano
squadre di vertice.
Come vede la stracittadina
del 11 dicembre? Juve favorita?
Mi aspetto di vedere una
bella partita, giocata da
due squadre che praticano
un calcio offensivo e spero di vedere una gara con
tanti gol. E’ normale che la
Juve sia favorita, ha vinto gli ultimi 5 scudetti, ma
quest’anno la sfida sarà più
complicata perché al Toro
è arrivato un allenatore
di grande temperamento come Mihajlovic, oltre a
giocatori di qualità.
Da ex centrocampista condivide le critiche mosse al

centrocampo di Allegri?
Certamente la mancanza
di Pogba si è fatta sentire.
Ma sono convinto che Pjanic sia in grado di maggiori geometrie e il ritorno di
Marchisio è un tassello fondamentale.
Per lo scudetto sarà un’altra cavalcata solitaria della squadra di Allegri?
Penso che quest’anno la
Juve punti soprattutto a
vincere la Champions ma
senza trascurare lo scudetto, dove rimane la grande
favorita. L’unica avversaria
che può contrastare i bianconeri è la Roma.
Giovanni Rolle
(Foto Ermanno Vittorio)

Brio il gladiatore!
U

no degli artefici dei
grandi derby torinesi fu Sergio Brio. Appena
arrivato alla Juve, '78/'79,
Trapattoni lo fece esordire
contro il Napoli e il turno
successivo arrivò il derby. Il
suo esordio a Torino non fu
tranquillo visto che dovette marcare Graziani: “Ero
appena arrivato alla Juve
e tra tanti campioni l’emozione era tagliente. Contro
il Napoli andò bene, allora
Trap ebbe fiducia facendomi
marcare addirittura Graziani che all’epoca era, con
Pulici, il più forte attaccante
del campionato. Ecco, questo
derby, dei tanti disputati,
me lo ricordo più degli altri.
Furono sempre partite tese e
con grande entusiasmo sugli

spalti”. Ma chi pativa di più
questa gara tra i tuoi compagni? “Ricordo – prosegue
Sergio - che Tardelli dormiva poco di suo ma il derby
gli facevano perdere il sonno
del tutto, come a Boniperti. Il
Presidente era sempre molto
teso, per lui il derby era uno
stress, non avrebbe mai accettato di perdere praoprio
questa partita... Oggi il Toro
sembra quasi tornato agli
antichi fasti, combatte e non
ti lascia respirare. Mihajlovic ha riacceso la mentalità
vincente. La sconfitta con la
Sampdoria non inciderà sul
derby. Sono convinto che per
la Juve non sarà semplice,
di fronte avrà il vero Toro e
sarà dura...
Marco Venditti

Brio nella Juventus del 1987

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La Polemica / Spazio Libri

Il 'carro del vincitore' e la crassa ignoranza dei 'social network'

D

a qualche tempo, ormai
e purtroppo, è invalsa
nella vasta platea juventina
una deplorevole pletora di
corrosive lacerazioni. Esse
hanno prodotto schieramenti e correnti di pensiero
a sostegno degli stessi così
esacerbate, che le partite
di Madama, e tutto quanto concerne le sue vicende,
sono assunte a pretesto di

litigi insanabili improntati
alla più becera intolleranza. Queste divisioni hanno
altresì generato un florilegio d'intimazioni d'accatto,
in forza delle quali molti
si sentono in diritto di poter stabilire cosa sia lecito
dire o tacere, dove debba
andare oppure no, cosa
merita e chi debba tifare,
chiunque non si allinei alle

opinioni altrui. Veri e propri fescennini elaborati e
inscenati sul palcoscenico
di un'ignoranza crassa che
l'anonimato e l'impunità
offerti dai 'Social Network'
incoraggia in modo esponenziale. Nell'ambito di
questo “stupidario”, quello
per il quale ogni scostamento dal pensiero unico è
la prova provata di un'eresia da disprezzare e condannare con l'interdizione
allo Stadium e di parola per
chiunque osi non sacrificare valori, priorità, onestà
intellettuale e financo l'intelligenza sull'ara dell'omologazione e non abbia bisogno di appartenere a un
gregge per dignificare la
propria individualità (bandwagoneffect), si staglia,
fra le altre, la nota locuzione “Poi, non salire sul carro”. Orbene, i fautori della
cogitazione coatta ignorano

'La Diva Juventus', per smontare le allusioni!

M

aner Palma, pugliese di nascita e torinese d'adozione, noto
juventinologo, da decenni è impegnato ad analizzare le vicende della Vecchia Signora. Già direttore Fiat Auto e Presidente
onorario dell’Associazione Grandi Amici della Juve, ha nel passato
promosso la storia della società di corso Galileo Ferraris con
diverse pubblicazioni: 'Un secolo di storia bianconera', 'Juventus
la nostra storia dal 1897 al 2006', 'Juventus 110 anni della nostra
storia', 'Universo Juve', 'Bianconeri in azzurro', 'Juventus la leggenda continua', 'Juventus 115 e lode'. Ora è la volta di 'La diva Juventus' (Raineri Vivaldelli Editori Torino, 230 pagine). Presentato
al Circolo Ufficiali di corso Vinzaglio in una aulica sala stracolma di
tifosi e sportivi, il libro ha la prefazione di Franzo Grande Stevens
e parte del ricavato delle vendite (per info rainerivivaldellieditori.
it) verrà devoluta a favore delle popolazioni terremotate del centro Italia. Le ragioni della
nuova fatica di Palma sono descritte da lui stesso nelle prime righe del tomo: “La finalità
che mi ha indotto ad elaborare un nuovo libro sulla Juve è stata quella di rappresentare,
accanto ai notevoli risultati sportivi realizzati dalla squadra bianconera, l'elevato tasso
culturale che ha caratterizzato 119 di storia. Ma la spinta ulteriore sono state le dichiarazioni allusive ed imprecisate su favori/aiutini che verrebbero concessi alla Juventus...”.Tesi
smontate, ovviamente, pezzo per pezzo, dallo scrittore, che cita, tra le altre, una frase
di Buffon, il quale, parafrasando John Kennedy, ha recentemente dichiarato: “Gli uomini
vincenti trovano sempre una strada, gli uomini perdenti trovano sempre una scusa...”.

del tutto che il ricorso al
suddetto atto perlocutorio
denuncia
impietosamente che non sanno quel che
dicono, giacché, il diritto a
salire sul cosiddetto 'Carro del vincitore' (diventato
cocchio nel VII secolo, con
l'avvento dei Tarquini) del
quale si sentono tutori, storicamente è sempre stato
loro precluso, perché riservato di diritto alle seguenti
figure: il vincitore, ergo, il
generale che avesse conseguito un'importante vittoria da celebrare con una
cerimonia pubblica detta
“trionfo”; il padre, i fratelli, qualche amico intimo del
trionfatore e, udite udite, un
umile, uno schiavo addetto
a tenere la corona d'alloro
sul capo del festeggiato e
incaricato di sussurrargli,
nel momento culminante,
le seguenti parole: "Respice
post te! Hominem te me-

mento!" ("Guarda dietro
te! Ricordati di essere un
uomo!"). In altri termini,
l'uomo più vicino all'osannato doveva esercitare la
funzione di coscienza critica! Quella che gli iloti della concettualità precotta
vorrebbero così tanto, spasmodicamente, addirittura
disperatamente, debellare.
Tutti gli altri si limitavano a
formare un eterogeneo corteo. Pertanto, quanti per la
marchiana ignoranza di cui
quasi vanno fieri si considerano passeggeri pur non
avendone titolo e si arrogano la facoltà d'indicare chi

Ezio Maletto
(Nella foto a sx'Il trionfo di
Tito e Vespasiano' di Giulio
Romano; in alto pullman Juve)

'Io e la Juve – Storia di un grande amore'
«Ogni cosa fatta bene può sempre essere fatta meglio». Questo il motto della famiglia Agnelli, inciso nella carne della neonata
squadra bianconera da Edoardo, figlio del fondatore della FIAT
Gianni Agnelli. Motto che accompagnerà negli anni la storia della
Juve, tra successi eclatanti e colpi bassi, in uno spaccato d’Italia da
cartolina. Et ventis adversis. Ed è con quella favola che si intreccia
la vita di Pasquale Gallo, nato da famiglia umile nella Salerno tanto
amata. Giovane tifoso, emigrante in Germania, studente a Napoli
e Bologna, e infine medico di rara umanità e passione, Pasquale
Gallo entra a far parte della leggenda. Da presidente di club a
procuratore di calciatori, osservatore, manager, sempre al fianco
dei più grandi: Boniperti, Trapattoni, Moggi, Giraudo. Talent scout
e curatore di Iuliano, Molinaro, Nocerino, Fresi e tanti altri. L’amicizia con Sívori, Furino,
Brio, Altafini, Bettega, Cuccureddu. Un rapporto con la società che l’autore porta avanti
ancora oggi, oltre “Calciopoli”, in cui si vede accusato per poi essere prosciolto. In 'Io
e la Juve, storia di un grande amore' (libro di 292 pagine, 14 euro, presentato al
Circolo Canottieri Caprera di Torino venerdi scorso), una penna semplice ma acuta tratteggia l’uomo che sposa il suo sogno e lo difende fino all’ultimo: è la lotta alle calunnie
sofferte nel 2006, con intercettazioni finora mai pubblicate. Grazie all’aiuto di Luciano
Moggi, Gallo ricostruisce gli anni e gli eventi che sono stati, gettando nuove luci su quella
triste vicenda. Una cospirazione contro la “Vecchia Signora” del calcio, la squadra da
sempre più amata, odiata e invidiata d’Italia.

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è meritevole di vantare tale
inesistente requisito, meditino: soprattutto sulla circostanza che, di questi tempi,
non hanno neppure potuto
giovarsi della soddisfazione
di accalcarsi, come massa
indistinta, per veder sfilare
il “loro” prezioso carro, oggi
pulmann, dopo le ultime
vittoriose campagne peninsulari. Tanta è la considerazione di cui godono presso
chi, davvero, è legittimato a
disporne... Augh!

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riportate su questo inserto
potrebbero non essere
più attuali in quanto
trattasi di ristampa
del nostro archivio storico.

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Club Toro

Mario Patrignani, il Sandokan dell’Adriatico

S

ono le 13.10 di sabato
26 novembre, un'anima
in subbuglio si agita per Pesaro. Quell’anima è Mario
Patrignani. Sta cercando
compagni di viaggio per andare a Torino a vedere Toro-Chievo ma stavolta non
raccoglie adesioni. “Allora
ho preso l'auto e sono partito da solo! (a 78 anni, ndr)
Io non posso mancare perché il Toro è ragione di vita,
amore, poesia, lotta contro
il potere, inno al cadere e
al rialzarsi. Il Toro è la mia

vita”. Questo è Mario, il Sandokan dell’Adriatico (come
lo definì Piero Dardanello),
guida dei Fedelissimi Pesaro da 40 anni, l’icona forse
più popolare del tifo granata, eroe romantico che sembra uscito dalla penna di un
romanziere. Nel giorno del
Derby non potevamo che
dedicare a lui questo spazio
riservato ai tifosi granata
sparsi per la Penisola. Guai
però considerarlo solo come
tribuno granata: Mario è
uno stimatissimo medico di

Pesaro, punto di riferimento
da decenni per i suoi cittadini. Mario ha trasmesso la
sua fede granata anche ai
nipoti, compreso il piccolo
Camillo di 9 anni.
Mario, a 78 anni sei partito
da solo per Torino, da Pesaro. Sei ancora in campo per
il tuo Toro?
Vuoi scherzare? Io quelli di
20-30 anni me li mangio col
pane! (lo dice con serietà). Il
Toro è la mia seconda pelle
e seconda famiglia, anzi mia
moglie dice che è la prima.
Ecco perché con il Toro di
Ventura mi incazzavo, quel
Toro non mi rappresentava,
era squallido e senza valori! Il Vate diceva “gettare il
cuore oltre l’ostacolo non
vuol dire niente”. Io diventavo pazzo. Ventura ha alcuni meriti ma come spirito
granata è stato il peggiore
in 110 anni! Noi portammo
in trionfo Fabbri dopo un
derby perso ma in cui avevamo dato tutto. Ora con
Sinisa è una rivoluzione copernicana. Ero a Pescara: in
9 contro 11 volevamo vince-

re! Questo è Toro! Ventura
invece perse 8 derby su 9!
Cosa rappresenta per te il
derby?
Tutto, chi dice che è una
gara come un’altra dice
cazzate. Per me derby vuol
dire Agnelli e Moggi che
dicono che Torino è troppo
grande per 2 squadre. È
San Giorgio contro il drago!
E quando la Juve perde in
Europa espongo il bandierone sul balcone! Come dice
il mio prete, calcisticamente
sono il male assoluto...
Quali battaglie ricordi
maggiormente?
Quando Borsano cedet-

te Lentini. Sotto la pioggia
gli urlai: “Lentini per noi è
come un figlio! Se hai bisogno di soldi vendi i tuoi di
figli!”. Esagerai, ma il Toro
è il Toro. E quando si voleva fare un supermercato
sul prato del Fila? Quale
vergogna e sopruso! Calzini,
preservativi e prosciutti sul
terreno degli Immortali!
Come Fedelissimi Pesaro
invece cosa ricordi con più
affetto?
La via dedicata al Grande
Torino, il monumento, le
cene con le grandi bandiere, l’amicizia con Pulici, la
3 giorni del Toro di Radice.

E quando a San Patrignano facemmo proselitismo
granata in mezzo a ragazzi
che dovevano ritrovarsi...
Indimenticabili poi gli 8
pullman per Toro-Real, tifosi da tutto il Centro Italia.
E siamo orgogliosi di aver
comprato un seggiolino per
il Fila: tutta la cittadinanza
sentiva di voler partecipare.
Come nasce la tua passione per questi colori?
Ci sono due momenti. Il primo, quando a 11 anni mi
trovai con un frammento
lungo 15 cm di latta bruciato, che mio padre aveva
recuperato a Superga. Ma
soprattutto negli anni '50, a
15-16 anni, quando cominciai a seguire il calcio. Mi innamorai di questa squadra
senza una lira, che donava
una maglia che era una seconda pelle e rappresentava la lotta contro il potere. Il
Toro è una battaglia contro
i soprusi. Mi sentirò sempre
uno Zapatista del calcio!
Alessandro Muliari
(In alto Patrignani con Pulici; sotto
con Pecci e il Cardinal Bagnasco)

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potrebbe contenere delle verità!
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Dicembre granata

La 'sparizione' di Muller, il ricordo di Bearzot
16 dicembre 1906
È disputata sul campo Piazzale Conte di Vercelli la prima partita ufficiale del FC
Torino. Amichevole contro la
locale Pro Vercelli. Si impone
il Torino 3-1 grazie alle marcature di Rodgers e Michel,
ed un’autorete.
17 dicembre 1993
Clamorose rivelazioni del
presidente del Torino Borsano che interrogato dai giudici rivela che nei trasferimenti
dei giocatori Lentini, Baggio
Dino, Cravero e Policano c’è
stato del “nero”.
18 dicembre 1977
Accesa partita di campionato
al Comunale tra Torino e Milan. Decide Pulici segnando il
gol vittoria (1-0) al 62°. Protagonista il portiere Terraneo
che para un rigore calciato
da Rivera al 74°. Il Milan non
perdeva in campionato dal 8
Maggio, aveva perso l’ultima
partita proprio contro il Torino (2-0).
19 dicembre 1948
Il Toro privo dei titolari Maroso e Mazzola colpiti da in-

fluenza si presenta a Firenze
e trova una Fiorentina agguerrita. Toro in dieci dopo
42 minuti grazie all’espulsione di Rigamonti decretata
da Galeati di Bologna. Sale in
cattedra Bacigalupo che grazie alle sue parate salva la
propria porta ed il risultato
0-0.
20 dicembre 1964
Il Torino batte di stretta misura (2-1) il Catania per la
13.a giornata di campionato,
la partita è accompagnata
da una pioggia ininterrotta,
il Torino scende in campo in
completo bianco, gol di Ferrini e Poletti su rigore.

21 dicembre 1969
Muore a Torino Vittorio Pozzo, dal 1912 al 1922 prima
come segretario poi come
allenatore lega la sua figura ai granata. Poi diverrà
un mito con le vittorie come
commissario unico dei mondiali 1934 e 1938 e l’Olimpiade del 1936. Si imporrà poi
come giornalista diventando
prima firma sportiva de La
Stampa.
21 dicembre 2010
Muore Enzo Bearzot, c.t. del
trionfo in Spagna 1982. Curiosamente si è spento proprio il 21 dicembre, come Vittorio Pozzo, il c.t. che vinse i
due Mondiali prima di lui, nel
1934 e 1938, scomparso il
21 dicembre di 42 anni prima. Aveva 83 anni. Ci lascia
in eredità una straordinaria avventura, maturata in
un’estate rovente, costruita
pezzo dopo pezzo all’insegna
del gruppo.
22 dicembre 1976
Esordio in nazionale per Luigi Danova: Portogallo-Italia
2-1. Oltre a Danova scendono in campo altri 3 granata,

'Junior Gol', nuovo programma tv per ragazzi

S

ubito dopo le Feste di Natale e Capodanno arriva su Grp Tv (canale
13 dtt) un nuovo appuntamento settimanale per bambini e ragazzi (ma
anche per gli adulti) appassionati di calcio: 'Junior Gol'. Una trasmissione ideata per valorizzare la passione dei giovani per questo sport: durata
40 minuti, andrà in onda il sabato pomeriggio alle 13.45 (replica alle 19.15
e alla domenica mattina). Ci saranno un quiz sul calcio rivolto ai ragazzi,
sviluppato in 3 manches, ma anche momenti di approfondimento sull’attualità calcistica e di divulgazione della storia del calcio per tramandarla ai
ragazzi. Spazio anche alla valorizzazione della creatività e della fantasia dei
bambini da casa, che potranno intervenire ed inviare i loro elaborati sul calcio (disegni, video, racconti, messaggi).Tutto sarà mostrato in tv: sarà un momento molto importante in cui coinvolgere
e far sentire protagonisti i telespettatori. Alla guida di 'Junior Gol' il giovane Alessandro Muliari,
24 anni, che ha ideato e poi, anche con l’ausilio dello staff di Grp, sviluppato il format e tutti i
giochi. L'innovativo format potrà contare sul (raro) patrocinio e il sostegno della Figc e su un
grande main sponsor nazionale, Goleador, che ha da subito creduto con convinzione al progetto.

Graziani, Sala Claudio e Zaccarelli.
23 dicembre 1993
Muore a Roma Luigi Giuliano, 63 anni, nel Torino dalla stagione 1948/49 sino al
1953/54 totalizzando 125
presenze e 12 gol.
24 dicembre 1967
Amichevole di lusso per il
Torino che affronta al Comunale i russi del Lokomotiv
Mosca; termina in parità con
gol granata sui rigore di Poletti fischiato dall’arbitro Gonella. Per questa amichevole
trovano anche spazio almeno
per una frazione di partita i
giovani Carlet, Limena, Baisi.
25 dicembre 1938
Il Torino passa il Natale in
campo affrontando per il
primo turno di Coppa Italia
l’Imperia, vittoria di misura e
turno superato 2-1 grazie ai
gol di Vallone e Baldi.
26 dicembre 1926
Il pranzo natalizio non ferma
il Torino che infligge alla Cremonese un sonate 8-1, goleador della partita Rossetti II
con tre gol, le altre marcatu-

29 dicembre 1940
Auguri a Nestor Ruben Combin “La foudre”, nato a Rosario di Santa Fé il 19/12/1940,
lega il suo periodo granata
all’indimenticabile derby del
dopo Meroni dove realizza
una tripletta alla Juventus
nel 4-0 che rimarrà per sempre nella memoria dei supporter granata.

re sono di Libonatti (2), Baloncieri (2), Carrera.
27 dicembre 1988
Giallo Muller al Toro, il brasiliano non si fa vedere a Torino dopo aver trascorso il
Natale in Brasile, ritornerà il
tre gennaio dopo aver discusso la separazione con la bella
Jussara.
28 dicembre 1919
Esordio in granata per Cesare
Martin II, la partita è Alessandria-Torino (0-1), per Martin
inizia una lunghissima sequenza di partite che lo porteranno a disputare 359 incontri di campionato sino al 1935.

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F

30 dicembre 1979
Esordio nel Torino e nella
massima divisione per Claudio Sclosa, la partita è LazioTorino con vittoria dei padroni di casa 2-1. Sclosa entra in
campo al 68° in sostituzione
di Mariani.
31 dicembre 1933
L’ultimo giorno dell’anno
vede il Torino affrontare al
Filadelfia il Genoa 1893, netta affermazione 3-1 con doppietta della mezzala Prato e
gol di su rigore di Silano. Poi
tutti a festeggiare...
Foto e testi
di ERMANNO VITTORIO
(A sx Bearzot contrasta Sivori;
in alto Muller e la
moglie Jussara)

REDAZIONALE

onti archivistiche testimoniano l'esistenza della
farmacia fin dal 1857 in un edificio appartenente
all'espansione della città di metà Ottocento. All'aspetto attuale della devanture si giunge attraverso due successive trasformazioni, nel 1875 e nel 1881.
La devanture a portale in marmo bianco è di gusto
neoclassico: l'architrave è sorretto da doppie lesene
di tipo eclettico con capitelli compositi, fregio e sottofregio a goccia. A motivo decorativo e simbolico,
l'architrave reca un vaso da farmacia con due serpenti.
L'arredo interno di metà Ottocento è in noce intagliato e costituisce, insieme con il bancone, un elemento
di pregio. I mobili sono a doppia altezza con ampie
vetrine scorrevoli e ripiani a giorno che presentano
una scansione ritmica di sottili colonnine verticali con
capitelli a elementi floreali (GAM.AC.MLL.AP.)

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Dicembre bianconero

Nedved 'Pallone d'Oro', 'Kappa' sulle maglie
16 dicembre 1962
Vittoria interna sul Modena (2-1), la giornata ventosa
non facilita le due squadre,
gol bianconeri di Del Sol e del
centravanti brasiliano Miranda con una punizione da 30
metri. Esordio nella Juve ed
in A del terzino Renato Caocci.
17 dicembre 1978
Una data da ricordare: compare per la prima volta sulle
maglie Juve un logo commerciale. Si tratta del marchio
Kappa del Maglificio Calzificio
Torinese, ditta che produce
gli indumenti di gioco per la
Juventus. La partita di campionato è Roma-Juve (1-0).
18 dicembre 1932
Travolgente Juve che si sbarazza dell’Ambrosiana 3-0
mandando in delirio il pubblico amico di Corso Marsiglia.
Si tratta della nona vittoria
consecutiva in campionato,
goleador di giornata sono la
piccola ala brasiliana Sernagiotto, Orsi su rigore e Varglien I.
19 dicembre 1993
La Juve regola 2-0 al Delle

Alpi il Piacenza, gli infortuni
costringono Trapattoni a presentare un 11 tutto italiano in
campo e panchina. Gol vittoria di Conte e Ravanelli. Curiosa la sostituzione del giovanissimo Del Piero che entra
in campo al 56° per Dino Baggio ed a sua volta è sostituito
dopo 18 minuti da Galia.
20 dicembre 1968
Pesanti squalifiche ai giocatori di Napoli e Juve Panzanato (9 giornate), Sivori (6)
e Salvadore (4): si erano resi
protagonisti di una rissa durante la partita di campionato
Napoli-Juve (2-1) del 1 dicembre. Questa squalifica porterà
Sivori al ritiro dal calcio agonistico
21 dicembre 1952
Splendido Juve-Roma al Comunale, vince la Juve 3-2
grazie ai gol di Praest (2) e J.
Hansen. Strepitoso il gol che
decide la gara nella ripresa:
Praest recupera il pallone a
metà campo ed in slalom salta 5 giallorossi presentandosi
in area di rigore dove con un
tocco vellutato sigla il gol della vittoria. L’avvocato Agnel-

li ritorna allo stadio per la
prima volta dopo l’incidente
automobilistico che lo aveva
coinvolto quell’estate.
21 dicembre 1998
Michel Platini consegna a
Parigi il “Pallone d’Oro” a
Zinedine Zidane: è il quinto
bianconero ad aggiudicarsi il
prestigioso trofeo dopo Sivori,
Paolo Rossi, Platini (3 volte) e
Roberto Baggio.
22 dicembre 2003
Nedved (nella foto) Pallone
d’oro davanti a Henry e Maldini. La rivista France Football
annuncia che il centrocam-

pista della Juve è stato eletto
miglior giocatore d`Europa
per il 2003. Il ceco vince cosi`
il suo primo Pallone d`Oro
dopo aver conquistato lo scudetto 2002/03 e dopo aver
portato la sua squadra alla
finale di Champions League,
partita alla quale non ha preso parte perche` squalificato.
23 dicembre 1934
La Juventus del “quinquennio” liquida l’Alessandria a
Torino 4-1: doppietta di Cesarini e gol di Borel II e Serantoni. Esordio nella Juve per
il ventenne mediano Luciano
Ramella.
24 dicembre 1939
Netta vittoria (3-0) della Juventus a Biella contro la
squadra bianconera locale, la
partita si disputa per il I turno di coppa Italia. Doppietta
di Gabetto e goal di Bo.
25 dicembre 1960
Natale in campo per la Juventus che affronta la Sampdoria al Comunale per la
12.a giornata di campionato,
vittoria bianconera 3-2 con 3
goal segnati dalla Juve in soli

3 minuti dal 22° al 25°: marcatori Charles, Sivori e Mora
su rigore.
26 dicembre 1993
Roberto Baggio si aggiudica
il pallone d’oro come miglior
giocatore europeo dell’anno:
prima di lui avevano vinto per
i colori bianconeri il prestigioso trofeo Sivori, Rossi e Platini
(3 volte 1983, 84, 85).
26 dicembre 1983
Michel Platini si aggiudica
il suo primo dei tre Palloni
d’Oro consecutivi (1983, 84,
85).
27 dicembre 1959
Juve-Roma è l’ultimo turno
dell’anno. Gara a senso unico
con i bianconeri che regalano
al pubblico, infreddolito ma
contento, una squadra orchestrata da Boniperti che va in
gol 4 volte per un 4-0 che non
ammette repliche. Gol di Sivori (2), Stacchini e Boniperti.
28 dicembre 1983
Galoppo amichevole della
Juve a Novara (6-2), spalti
gremiti con 16.000 spettatori che applaudono i gol di

Boniek, Platini (2), Penzo,
Tardelli, Koetting. Gran festa
alla squadra con pullman festosamente assalito all’arrivo
allo stadio.
29 dicembre 1968
Amichevole a Busto Arsizio
con la Pro Patria militante in
serie C. Circa 5000 spettatori
nonostante il freddo applaudono i bianconeri che s’impongono 3-0 con gol di Favalli
e doppietta del giovane Campidonico.
30 dicembre 1975
Esordio in nazionale per
Gaetano Scirea, la partita è
l’amichevole Italia-Grecia (32) disputata a Firenze. Scirea
raccoglierà in nazionale 78
presenze con 2 goal.
31 dicembre 1961
La Juve s’impone a Torino sul
Padova 4-0, la terza segnatura è opera di Omar Sivori
che così raggiunge i 100 goal
in campionato con la Juve in
sole 129 presenze.
Foto e testi
di ERMANNO VITTORIO

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Filadelfia

Il Tempio granata in dirittura d'arrivo!

P

rocedono i lavori per
ultimare il futuro centro sportivo del Torino Fc.
Il Filadelfia, definito come
“dei granata il tempio d'ardore” da Ermanno Eandi

nella canzone “Filadelfia”,
da storico stadio del Grande Torino risorgerà come
centro di allenamento per
la prima squadra e campo
da gioco della Primavera.

I progetti prevedono 3 ali:
la prima è quasi ultimata e
completamente finanziata;
la seconda in parte finanziata, mentre la terza, che
dovrebbe ospitare il Museo,
attualmente situato a Grugliasco, è quella più indietro. Chi vuole può aiutare
facendo delle donazioni,
scegliendo se destinarle
alla seconda o alla terza
sezione. Con il Fila rinato, il clima sarà diverso ed
aiuterà a cogliere meglio lo
spirito-Toro. Chi ha vissuto i tempi d’oro di questo
luogo magico, afferma che
si respira un’aria diversa,
c’è un’atmosfera surreale:
pensare che gli Invincibili
hanno calpestato quel prato, varcato la soglia di quei
cancelli, rende il tutto ancora più emozionante. I tifosi torneranno finalmente
nella vera casa del Torino,
devastata e distrutta, ma
che sta per tornare. È ancora da precisare la data di
inaugurazione, data la volontà della società di poter
utilizzare poi, subito dopo,

l'impianto. I collaudi sono
causa di un posticipo, poiché dureranno un paio di
mesi. Inoltre, è necessario
spostare tutta l'attrezzatura dalla Sisport al Fila: è
prevista una decina di giorni per il trasferimento. Con
molta probabilità bisognerà
aspettare la fine del campionato per vedere il Tempio ultimato e disponibile,
ma sicuramente avverrà
tutto prima del raduno estivo. La struttura sarà quindi
disponibile dal mese di giugno e dal prossimo anno il
Toro potrà quindi finalmente ritornare al futuro: partite casalinghe al Comunale,
oggi Grande Torino, e allenamenti al Fila, nel luogo
della memoria e dei valori. Chiunque abbia vissuto
l’epoca degli allenamenti al
vecchio Fila è convinto che
la magia di quello stadio, il
contatto quotidiano con la
gente, respirare l’aria e i
luoghi del Grande Torino e
la conseguente consapevolezza di non giocare in una
squadra come le altre, ga-

rantissero diversi punti in
più in campionato: non è un
caso forse che l’epoca buia
del Toro, le retrocessioni e
la perdita d’identità, sia ini-

ziata proprio nel 1995, l’anno successivo all’abbandono del Fila come campo
d’allenamento.
Veronica Guariso

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Continassa

La cittadella bianconera sta prendendo forma!
Area interna lavori

P

roseguono alacremente
i grandi lavori nell’area
della Continassa, volti a realizzare l’ambizioso progetto imprenditoriale ed edilizio della Juventus. Anche
se logicamente si è ancora
molto lontani dalla effettiva
valorizzazione patrimoniale del progetto, così come
si è lontani dal ritorno
economico del grande investimento messo in piedi,
tutto prosegue come previsto. È stata già realizzata
ed asfaltata la nuova piccola arteria che collegherà la piccola rotonda presente davanti all’ingresso
principale dello Juventus
Stadium, (Corso Gaetano
Scirea), con via Traves (via
parallela al corso stesso
che si trova esattamente sul
lato opposto della Continassa). Questo collegamento
stradale sarà uno dei punti
di accesso al J Village dove
si svolgeranno delle attività
legate al mondo Juventus
(Concept Store in particolare). Inoltre, questo colle-

gamento stradale a doppio
senso dovrebbe aiutare
molto anche lo smaltimento
del traffico post partita, che
solitamente tende a perdurare per forza di cose anche
molto tempo dopo il fischio
finale dell’arbitro in ogni
gara casalinga. Anche in via
Traves, così come su Corso
Gaetano Scirea, è prevista
una piccola rotonda per
aiutare la viabilità non solo
nei giorni delle gare. Il centro di allenamenti della prima squadra che si troverà
dove prima c’era l’Arena
Rock (via Druento angolo

Edificio Concept Store

Per fortuna è stata conservata parte della spessa e imponente recinzione
esterna di cemento armato
già esistente, e sono stati

Hotel

di ricostruzione della futura
Sede Sociale, a cui si accederà dal vialetto alberato di
via Druento. In questi anni
l’ex Cascina ha creato non

Controviale via Druento

via Traves), vede già le prime strutture in cemento armato e muratura che ospiteranno spogliatoi e canale
televisivo ufficiale del club
(Training e Media Center).

Edifici su via Traves

costruttive sia dal punto di
vista della conservazione di
un bene storico della città,
sia dal punto di vista della
sicurezza e del futuro quo-

Scuola Internazionale

eliminati i vecchi cancelli
dell’Arena Rock. Al loro posto, in quei segmenti vuoti,
si è proceduto a continuare la recinzione, sempre in
cemento armato. Per ora
non vi sono ancora tracce
dei lavori per i tre campi da
gioco previsti, ma essendo
di facile e veloce realizzazione, arriveranno per ultimi. L’area è già pronta e
spianata, ma è ancora troppo presto. Ci vorrà ancora
qualche mese, ma neanche
poi troppi, visto che dall’inizio di luglio 2017 la prima
squadra ci si allenerà. Sono
a buon punto anche i lavori

pochi problemi nei rapporti
tra la Juventus e la Sovrintendenza del Comune di Torino, in quanto era necessario trovare delle buone
soluzioni ingegneristiche e

tidiano utilizzo della struttura da parte della Juventus e dei suoi dipendenti. In
questa prospettiva è stata
conservata la facciata originale, ma buona parte delle

parti interne sono state già
ricostruite ex novo. Sono
state anche già realizzate
le strutture di base degli
edifici relativi all’albergo
(J Hotel) che ospiterà i ritiri prepartita della prima
squadra, del J Village, e
della Scuola Internazionale. Si continua a procedere
a buon ritmo anche con i
lavori previsti in relazione
agli altri piccoli edifici di
supporto alle attività principali, ai futuri allacciamenti
di tutti gli impianti alle reti
cittadine, ecc. Al momento
il controviale di via Druento
che costeggia l’area è chiuso per lavori, e la viabilità
di via Traves è modificata
e un po’ tortuosa. Nonostante il silenzio generale, e
gli occhi di tutta l’opinione
pubblica puntati sulle prestazioni della squadra, la
J-sfida imprenditoriale di
casa Juve continua. Il traguardo progettuale, storico
per la storia del club, si avvicina giorno dopo giorno.

Testi e foto di
Antonio Catapano
‘Crazeology’
(giùlemanidallajuve.com)

Nuova arteria

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ControCorrente

Signora, che bello rialzarsi dopo il K.O.!
La pesante sconfitta col Genoa ha scatenato una clamorosa reazione dando vita alla netta vittoria sull’Atalanta
di ENRICO HEIMAN

I

l calcio è come le montagne russe. Un po’ su e un
po’ giù. Almeno per i comuni mortali, cioè per le squadre cosiddette normali. Per
talune altre, di cui dovrebbe far parte la Juventus, gli
alti e bassi in teoria non dovrebbero esistere. Non dico
vincere sempre, ma quantomeno scivolare raramente. E non ruzzolare mai. Invece quest’anno Madama,
per dirla in un linguaggio di
emanazione sabauda, è già
ruzzolata 3 volte in 15 gare
di campionato. Una media
piuttosto alta. Diciamo che
ha già esaurito i bonus. Pur
essendo prima in classifica
con 4 punti di vantaggio
sulla coppia formata da
Roma e Milan.
Più pericolosa sicuramente la “maggica”, così i tifosi giallorossi definiscono
la loro squadra, con tanto
di doppia “g”. Il vernacolo
hai suoi diritti. La sconfitta
che ha destato più scalpore è sicuramente quella di
due domeniche fa a Marassi contro il Genoa. In quel
movimentato pomeriggio di
medio autunno, nello stadio
che da un lato confina con
il corso del Bisagno (fiume
non sempre quieto) la Juve
per un tempo non è letteralmente esistita. Sopraffatta
di slancio e con impeto irresistibile da un Genoa che
sembrava un satanasso.
Corsa, atletismo, velocità,
trame inarrestabili. Il centrocampo di Allegri travolto
in brevissimo tempo, tutta

la squadra in crisi mostruosa. Tre gol rispettivamente
al 3’ 13’ e 29’ minuto. Si
potevano giocare i numeri
al lotto. Ma non risulta che
siano usciti, neppure sulla
ruota di Napoli, dove sono
sensibilissimi alla cabala. E
soprattutto alle cadute della
Juventus. Un autentico kappaò. Invano limitato dalla
splendida punizione di Pjanic a una decina di minuti
dalla fine. Juve al tappeto.
Formazione ancora una
volta sbagliata da Allegri
(non è la prima) con la terna di centrocampo formato da Khedira, Hernanes e
Pjanic, non in grado di contrastare avversari scatenati. Guarda caso lo stesso
reparto messo in crisi a San
Siro nelle altre due sconfitte
subite contro Inter e Milan.
Del resto il tecnico livornese ci mette parecchio per rivedere, e a volte modificare,
le proprie idee. Ma contro
l’Atalanta, in una partita
dentro o fuori, finalmente
ha deciso di cambiare. Difesa a 4 con Lichtsteiner,
Rugani, Chiellini, Alex Sandro; centrocampo con Khedira, sostituito dopo un’ora
con il più agile Lemina,
Marchisio e Sturaro, altro
giovanotto che ha gamba e
contrasta anche se non con
piedi vellutati. E soprattutto
con Pjanic nei panni di trequartista, libero di muoversi e d’inventare alle spalle
di Higuain e Mandzukic.
Un’altra Juve, finalmente
seria, aggressiva, concreta.
Neppure lontana parente di
quella anemica e smidollata
vista una settimana prima a

Mario Mandzukic

Marassi. Così sono arrivate
3 splendide reti, Alex Sandro, Rugani e un fantastico
Mandzukic che ha regalato
la miglior partita da quando
veste la maglia bianconera.
Una meraviglia. La Signora
si è subito rialzata. Per ribadire che in campionato
non è assolutamente disposta ad abdicare, chiunque
si presenti con credenziali
degne di nota. Anche se il
Napoli, con un centrocampo formidabile, ispirato e
gestito dal miglior Hamsik
degli ultimi anni, gioca un
gran calcio ed è sicuramente destinato a risalire. E al
San Paolo, sul terreno di
casa, è in grado di superare qualsiasi avversario. Ne
ha fatto le spese l’Inter, pur
malridotta, anche se dotata di ottimi giocatori. Della
Roma abbiamo già detto,
tra una settimana affronterà la Juve allo Stadium
nella 17a giornata. Grande
occasione per la Signora, a
patto di non tornare sulle
montagne russe. Di mezzo
c’è il derby, non roba da
nulla. Ma il Torino, dopo 5

partite utili consecutive è
scivolato a Genova contro
la Sampdoria, con il corredo di qualche rimostranza per un gol annullato a
Belotti. Che però, visto in
tivù, sembrava fuorigioco.
Così ha giudicato l’arbitro
Orsato di Schio. Polemiche
granata, secondo prassi.
Soprattutto quando si perde. Ma tornando alla Juve,
ai momenti di grande bel-

lezza che ogni tanto sa regalare, è lecito sperare che
Allegri non si discosti dalla
formula sperimentata contro l’Atalanta. Formula vittoriosa ed efficace. Pur con
l’impegno infrasettimanale
di Champions con la Dinamo Zagabria, travolta nella
gara di andata per 4-0. Ci si
può accontentare anche di
qualcosa meno, con l’inevitabile ricorso al cosiddetto turn-over. Cioè facendo
riposare qualche titolare.
Ma nel derby, cioè in campionato, no. Li ci vuole l’assetto migliore. Altrimenti
non si potrà dire che bello
rialzarsi dopo un kappaò.
La Juventus, che in campo
finanziario veleggia ormai
sui 350 milioni a stagione,
al vertice in Italia e con un
bilancio tornato lievemente attivo (il monte ingaggi
però è salito a dismisura)
non può e non deve permettersi di ruzzolare ancora. È

ovvio che servono rinforzi
a centrocampo e in difesa,
sia per gli infortuni a lungo
termine di Barzagli e Bonucci, sia perchè nella zona
nevralgica è palese la necessità di un paio di rinforzi
dotati di muscoli e corsa. Si
fanno i nomi del genoano
Rincon (28 anni, Venezuela)
e dell’atalantino Kessiè, 19
anni, centrocampista rivelazione dell’Atalanta dotato di dinamismo e giocate
da formula uno. Da prendere entrambi. La Juve va
ringiovanita, per non dire
svecchiata. Altrimenti futuro a rischio. Per il momento
occorre far legna con quello
che c’è. Ricordandoci però
che è bello rialzarsi dopo
la caduta. Ma per dirla alla
Catalano, vecchia figura ai
tempi di Arbore e di “Quelli
della notte”, massimo teorico dell’ovvio, è meglio non
cadere mai. Capito?

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Calcio e Business

Football, fenomeno sociale accompagnato, a volte, dalla politica
S

AMC srls

ignori non nascondiamoci dietro un dito e
neppure dietro una braccio
o un pugno alzato. Il calcio
è un fenomeno sociale, la
letteratura di settore lo ha
da tempo sdoganato in tale
ambito, prendendo atto della funzione di rilievo che il
medesimo riveste nell’industria dello spettacolo, e
non solo. Il calcio diverte
e occupa un rilevantissimo
numero di persone, la sua
dimensione socio-politica
è quindi un fatto acclarato. Lo certifica pure Papa
Francesco con quel suo
monito/richiamo: “Il calcio
torni alla sua dimensione
sociale”, e quando se ne sarebbe andato? Magari però
non è la stessa dimensione
sociale cui allude il pontefice. Questione di dettagli,
ma ciò che è sociale è politico, non si scappa. Dunque
è non solo comprensibile,
ma soprattutto logico che
i suoi protagonisti rilevino
in questi ambiti attraverso
l’espressione delle loro idee
e dei loro stili di vita. Tuttavia non si solleva alcun sopracciglio, anzi, se Beckam
fa schizzare gli introiti di
Pepsi, Adidas Samsung, tutte multinazionali, mica il
negozietto all’angolo. Come
si fa a dire che questo non
ha rilevanza socio-politica?
Come direbbe il commissario Winchester: in nome
della pruderie, arò vaje! Ah,
la pruderie, quanto è noiosa. Quasi quanto i commenti sul tatuaggio di Di Canio.
Che poi a ben guardare è in
buona compagnia, perché
come ha sottolineato nel titolo del suo saggio dato alle
stampe nel 2014 il giornalista Quique Peinado: “La politica scende in campo”. Ed
è scesa in campo da tempo
e senza aspettare il signor
Di Canio. Tocchiamo con
mano, anzi con la penna,

la misura della nostra pruderie. Da sinistra a destra.
Gomez Pagola, Basco classe
1922, a 15 anni fugge dalla guerra civile che dilania
la sua terra, e si rifugia in
Unione Sovietica dove trova una squadra, la Torpedo
Mosca, ed una nuova vita
votata al comunismo che
diventerà anche un’intensa attività politica quando
a metà degli anni ’50 potrà
far ritorno a Madrid dove di
fatto si dedicherà alla riorganizzazione del partito comunista nella capitale spagnola. Mondiali del 1974,
Carlos Humberto Caszely,
el Rey del metro quadrado,
gioca nella nazionale cilena e quando Pinochet passa in rassegna la squadra
stringendo le mani a tutti
i giocatori le sue, di mani,
rimangono ben nascoste e
intrecciate dietro la schiena. Da allora lui sarà el
rojo, il rosso. Una testa un
voto, l’espressione numerica della democrazia. Fu il
motto di Socrates, il tacco
di Dio. Se proprio dobbiamo collocarlo Socrates sta
perfettamente in mezzo.
Troppo facile attribuirgli
una sponda a gauche. Il suo
Corinthians fu democratico
e fu soprattutto un laboratorio sociologico e politico.
Un’autogestione che a qualcuno suonò più come poca
voglia e poca disciplina, ma
per altri assurse a fantastica irripetibile avventura.
Un cambio di paradigma
che pareva destinato fin da
subito al disastro e invece,
in una di quelle inspiegabili e galvanizzanti anomalie
del calcio, conquistò due
campionati di fila. Poi il Corinthias cadde e di li a poco
venne giù pure un muro
che aveva resistito per oltre
un ventennio la cui ombra
si era estesa pure al mondo del pallone. La divisione

fra i due grandi blocchi di
influenza USA-URSS contribuì a caratterizzare fortemente le squadre che stavano da una parte e dall’altra
e ad enfatizzare i caratteri
nazionali anche nel tipo di
gioco che le stesse esprimevano; il suo venire meno
consegnò il calcio a quella
dimensione globale che da
li in poi avrebbe man mano
cambiato tutto. Ha ancora senso quindi parlare di
colori? Si, e quindi palla al
centro. Liliam Thuram. Correva il 2005 e Thuram era
la punta di diamante delle
difesa bianconera. La Juve
stravinceva e lui non ci pensò due volte a bacchettare
Sarkozy, reo di aver definito
feccia i primi focolai della
rivolta nelle banlieau. L’anno dopo, non contento, invitò decine di immigrati irregolari allo Stade de France,
compiendo en passant un
atto a dir poco ai margini
della legalità. Vennero poi
la difesa delle lingue locali

e delle minoranze etniche.
Non venitemi a dire, mi si
passi il gioco di parole, che
tutta ‘sta roba non ha colore. E a casa nostra? Beh
ad esempio c’è il signor
“tenetevi il miliardo”, hasta Lucarelli siempre. Bravo, colto, impegnato. Esulta
col pugno chiuso, mostra
la maglietta del Che. Più
di così? Livorno lo coccola
come il figlio preferito. Lui
è l’espressione atletica del
luogo che diede i natali al
PCI. Un filo diritto e rosso
teso dal 1921, un filo che
inizia ad assottigliarsi nel
2007 e si spezzerà definitivamente nel 2009. Stessa
rive en gauche anche per
Paolo Solier che salutava a
pugno chiuso i tifosi e nel
suo rabbioso libro autobiografico raccontò la propria
militanza nell’area extraparlamentare di Autonomia
Operaia. Quindi nihil sub
sole novum se Paolo Di Canio non fa mistero delle sue
simpatie a destra. Niente di

nuovo neppure quel tatuaggio. E niente, e che ci era
proprio un po’ passata di
mente la legge Scelba. Sarà
che non si era mai fatta
vedere tutte quelle volte in
cui il nostro ha salutato cameratescamente la propria
curva. E neppure quando
a farlo erano stati Stefan
Radu e Mauro Zarate. Sarà,
ma comunque il dubbio
sull’equità dei giudizio sorge. E sì perche se passiamo
all’altra riva le cose non
stanno proprio nello stesso
modo. Se lo sbandierare le
proprie preferenze a sinistra ha reso alcuni dei giocatori sopra citati delle autentiche icone procurando
agli stessi quasi più fama e
attestati di stima della bravura con cui ci danno di
piedi, non altrettanto si può
dire dei loro colleghi che
non hanno fatto mistero
delle loro preferenze opposte, quasi sempre additati
a cattivi maestri e costretti
a smorzare, ricondurre, ritrattare. Di Buffon (nella
foto) non si può dire niente, a lui tutto si perdona,
che sia un’inopinata saponetta tra i pali che sia una
canottiera con scritto “Boia
chi molla” che sia quella
posa inequivocabile affacciato alla balaustra in occasione dei festeggiamenti
per la vittoria dei Mondiali
2006 al Circo Massimo. Lui
è Super Gigi. D’altro canto
pure Capitan America tanto di sinistra non pare, ma
che gli vuoi dire? Agli altri,
quelli che Capitan America
non sono e manco lo sembrano, le cose non sono
andate proprio così bene.
Chinaglia all’indomani della sua dichiarazione di preferenza per Almirante fu
pesantemente appellato dai
tifosi del giglio e scese in
campo contro la Fiorentina
al coro di “fascista fascista”.

Abbiati, grande portiere del
Milan, ad un certo punto, a
quel punto sia chiaro in cui
pure i sassi già lo sapevano,
ha pensato bene di fare outing: del fascismo condivido
gli ideali. Ok, va bene. Vade
retro l’alleanza con il terribile baffetto, l’entrata in
guerra e le leggi razziali. Ça
va sans dire. Certo che se
nel tuo palmares personale
hai scudetti, Champions League, super coppe e chi più
ne ha più ne metta, qualche
nota di colore, nero appunto, te la puoi pure permettere e così’ pure il portiere
del diavolo tutto sommato
la passa liscia. Anche Cannavaro, ha una carriera di
tutto rispetto, e a Madrid
pensa bene di festeggiare
la vittoria del Real sventolando una bel tricolore con
tanto di fascio littorio. Si
scuserà: non mi ero accorto. Fascista per caso. Certo se lo mettiamo insieme
alla pubblicità delle colonie
estive “Evita Peron”, complice la faccenda che due
indizi valgono una prova,
proprio tanto a sinistra non
pare. Come d’altro canto lui
stesse tenne a precisare.
Se menzionare la Lazio è
quasi pleonastico, pure l’altra metà di Roma qualche
cuore nero lo ha vantato:
Aquilani, il collezionista di
busti e De Rossi, l’anti Totti
che non fu. Quindi? Quindi basta ipocrisie. Il calcio
comprende un vasto pezzo
di umanità con all’interno
tutte le declinazioni di colori, di pensieri, di credo che
si riscontrano in ogni altro
ambito. Che poi a voler essere onesti: uno sport fisico,
maschio, fondato sulla gerarchia e sulla meritocrazia, dove le marcette e le
fanfare si sprecano, voi lo
ce lo vedete con l’Eskimo
appeso negli spogliatoi?
Alessandro Vaccaneo

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ELISABETTA, Miss Orgoglio Granata

M

iss Orgoglio Granata 'derby'
è Elisabetta Raso 17enne
di Orbassano. Frequenta il 4°
anno di scienze umane a Sangano.
Ragazza dalla molteplici passioni,
oltre al Toro. ”Anzitutto il ballo, in
particolare quelli latino-americani.
Inoltre ho la passione della cucina
e dedico molto tempo a 'creare'
dolci” - spiega Elisabetta - che
col suo fisico atletico e asciutto
da modella evidentemente i dolci si diverte a cucinarli, ma non

a mangiarli. “Ho iniziato l'attività
di modella grazie all'agenzia della
signora Nadia Ravizza, con la quale ho realizzato i primi book e le
prime sfilate per 'miss stile Toro'
vincendo la fascia tra l'altro. Fin da
piccola il mondo della moda è un
ambiente che mi ha affascinato, mi
sono trovata pienamente a mio
agio. Spero di poter proseguire a
lungo la carriera come fotomodella”. E lontano dalla scuola e
dalle passerelle Elisabetta come
si rilassa?: “Ascolto musica com-

merciale e guardo film, soprattutto quelli con Marco Bocci. Per le
vacanze la mia meta preferita è la
Sicilia ma mi affascina l'idea di poter fare qualche viaggo-studio in
Inghilterra”. Ma adesso conosciamo meglio Elisabetta come tifosa:
“Mi aspetto grandi soddisfazioni
dal derby, dopo averne persi 8 su
9 con Ventura a causa di arbitraggi
ostili ed un atteggiamento tattico
troppo remissivo. Con Mihajlovic
sono sicura che i giocatori del

Toro faranno valere la loro qualità
e forza agonistica. Mai come negli
ultimi anni la 'forbice' tecnica tra
Toro e Juve mi pare tanto ridotta.
Inoltre i bianconeri avranno molte assenze e anche paura dopo le
3 sconfitte esterne contro Inter,
Milan e Genoa”. Ottimista dunque
Elisabetta che vede nel derby un
crocevia stagionale: “Quando il
Toro vinse dopo 20 anni di astinenza nella primavera 2014, i giocatori ebbero una carica positiva
che li spinse al grande sprint finale
che valse l'Europa League. Quindi
vincendo questo deby l'entusiasmo crescerebbe e si potrebbe
ambire ad un posto tra le prime 4.
Un pronostico? Vinciamo 3-1 con
gol di Belotti, poi uno tra Baselli e
Benassi e sigillo finale di Zappacosta o Castan”.
(ale.co.)

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CARLOTTA, UNA MISS PER LA JUVENTUS

C

arlotta Greco, ventenne,
nata a Moncalieri ma residente a Torino, è miss Juve per il
derby. La curiosità principale che
riguarda Carlotta è il paese di origine della famiglia, località notissima al popolo bianconero perche'
stiamo parlando di Marina di Car-

rara. “Il paese di Buffon e della mia
famiglia – ci dice Carlotta -, mia
nonna abita ancora li”. Non poteva che diventare quindi bianconera la nostra miss, anche se Carlotta ha molti interessi al di fuori
della Juve e del calcio: ”Amo l'arte
e la mia pittrice/poetessa preferita
è Frida Kahlo a cui mi ispiro per i
miei gioielli. Studio grafica al Bodoni, vorrei andare all'Accademia
delle Belle arti per diventare grafica pubblicitaria. Io sono OPI (operatore proprio ingegno) e curo
mercatini in tutto il Piemonte di
bigiotteria”. E quali città puo' mai
conservare nel cuore una ragazza con tanti interessi artistici se
non Parigi e Venezia ? “La capitale
francese la adoro, l'ho visitata nel
periodo natalizio e mi è parsa quasi magica: il Louvre, la Torre Eiffel,
il lungo-Senna. Davvero una città
magnifica. Venezia invece l'ho visitata in autunno: abituata ai larghi
corsi di Torino, inizialmente mi ha
colpito la mancanza di vie, tutti i
trasporti via mare, e poi Piazza San
Marco, Murano e Burano, davvero
un paradiso per i turisti”. A parte
i viaggi, nei momenti di relax Carlotta a cosa si dedica. “La musica: il
pop come Rihanna, Chiris Brown
e il cinema, tutto quello che è targato Disney. E poi tutta la saga di
Harry Potter”. Non sarà un film
cosi rilassante il derby. Che sensazioni ha Carlotta? “Credo che
il mio idolo Buffon sarà molto impegnato. Il Toro ha un fortissimo
parco attaccanti e la Juve senza
Barzagli e Chiellini perde moltis-

simo. Ma Allegri sa gestire le pressioni e credo troverà le contromisure tattiche per rispondere alla
forza d'urto dei granata. Mihajlovic
trasmette tantissima grinta, ma la
Juve certe partite non le sbaglia.
Credo che potrebbe essere decisivo Marchisio che nei derby se-

gna spesso, oppure Dybala. Ci vorrebbe ancora in campo uno come
Del Piero che sappia prendere
in mano la squadra e trascinare i
compagni nei momenti difficili. Ma
oggi la Juve supererà le difficoltà
brillantemente”.
(ale.co.)

Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

Direttore Responsabile
Roberto Grossi - rogro@inwind.it
Hanno collaborato
Bruno Bernardi
Antonio Catapano
Alessandro Costa
Ilenia Dell'Aquila
Veronica Guariso
Enrico Heiman
Ezio Maletto
Alessandro Muliari
Paolo Rachetto
Giovanni Rolle
Marco Sanfelici

Alessandro Vaccaneo
Marco Venditti
Ermanno Vittorio
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torinesi, eventi e canali commerciali
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Gianni Castaldo

CHIUSO IN REDAZIONE ALLE ORE 14 DI MERCOLEDÌ 7 DICEMBRE 2016

CASA PEPA - Via Berthollet, 6 - Torino
Tel. 011 6504029

E

REDAZIONALE



l Centenario, il noto ristorante messicano operante sul mercato torinese da più di vent'anni, partner ufficiale di Guido Gobino per Casa
Mexico durante il Salone del Gusto, ha recentemente inaugurato Casa
Pepa, un nuovo angolo di Mexico a Torino, nel cuore della zona della movida serale e notturna per eccellenza di questa città. Casa Pepa nasce dal
desiderio di creare l'elegante salotto messicano di El Centenario dove le
arti creative della pittura e dell'artigianato, la musica e l'arte culinaria possano esaltarsi
a vicenda in un trionfo di piacere. La bellezza di questo nuovo spazio arriva agli occhi
del cliente grazie a un scenografia ricca di dipinti pieni di ornamenti e tipici oggetti artistici messicani realizzati a mano, giunge al suo orecchio grazie a una selezionata musica d'ascolto, stuzzica il suo palato con le mezze porzioni dell'aperitivo, il “Sangritivo“
perché a Casa Pepa c’è il Laboratorio di Sangria, per poterlo poi appagare totalmente
con la sua ottima cucina. Casa Pepa è per chi prova piacere nel concludere la giornata
con un aperitivo, per chi vuole festeggiare la serata con una ottima e allegra cenetta
mexicana, per chi ama tirar tardi la notte sorseggiando un cocktail. L'arredamento
molto curato in ogni dettaglio regala ai clienti la possibilità di sedersi in modo confortevole proprio come nel salotto di casa. Casa Pepa: arte, musica e cucina.

MARATONA VIAGGI
Via Cernaia, 4 - Savigliano (CN)

M

REDAZIONALE

aratona Viaggi nasce dalla nostra passione e competenza
maturata negli anni nel mondo del turismo. Il titolare vanta
esperienza decennale in qualità di Responsabile “food & beverage” in villaggi turistici in tutto il mondo. A lui si affianca uno staff
giovane e dinamico che sarà felice di proporvi le migliori soluzioni presenti sul mercato del turismo, cercando di trasformare
in realtà i vostri sogni di viaggio.
Per realizzare tutto ciò si è scelto di collaborare con i migliori
Tour Operator nazionali, al fine di poter fornire alla nostra clientela il miglior rapporto qualità/ prezzo. Uno dei punti di forza
della Maratona Viaggi sono i Tour di Gruppo, dedicati alla cultura,
alla gastronomia e allo sport: tutte le iniziative vengono organizzate direttamente dalla nostra agenzia ed in ognuna di esse è prevista la presenza di un accompagnatore specializzato e la possibilità di partire da varie località dislocate tra le province di Cuneo e Torino. Altro settore di cui
si occupa Maratona Viaggi è il Business Travel con la fornitura della biglietteria aerea, ferroviaria e marittima, la
gestione delle prenotazioni alberghiere, l’organizzazione di meeting aziendali nella sua completa totalità, collaborando con i migliori broker del settore al fine di poter trovare sempre la miglior tariffa disponibile sul mercato.

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Cultura

Torino fra realtà e poesia, illuminata dalle 'Luci d'Artista'

"

Ah, ricordo un tramonto
a Torino, nei primi mesi
di quella mia nuova vita sul
Lungo Po: l’aria era di una
trasparenza meravigliosa;
tutte le cose in ombra parevano smaltate in quella
limpidezza". Fu così che
il drammaturgo, scrittore
nonché poeta italiano Luigi
Pirandello espresse l'atmosfera della sua amata Torino nell'opera "Il fu Mattia
Pascal". Torino è senza dubbio una città unica, ma non
una sola: cambia continuamente in base alla prospettiva da cui la si osserva, ed
è proprio il punto di vista a
permettere di cogliere certi

dettagli. Torino offre diversi
aspetti di sé tutti meritevoli
di conoscenza: la Torino interessante e stimolante dei
musei e del centro storico,
la Torino enigmatica, colma
delle personalità proprie
dei personaggi illustri che
l'hanno vissuta e ancora
quella seducente che rapisce l'attenzione e fa innamorare. Potremmo passeggiare
per ore ed ore, percorrere
innumerevoli volte lo stesso
tragitto, ma Torino non sarà
mai scontata. Conoscerne
l'arte, la storia, camminare
fra le sue vie ad occhi chiusi
non è abbastanza: seppur di
regolare e ordinata disposizione, stupisce ogni volta,
permettendo a chiunque
la visiti di viaggiare con la
mente e percorrere i propri
stati d'animo. La caratteristica principale della prima
capitale d'Italia è dunque la
sua discrezione, rapisce l'attenzione timidamente senza
imporsi. Non c’è niente di
più romantico che percorrere Via Po in direzione di
Piazza Vittorio al tramonto. In lontananza, infatti,
si può scorgere la Chiesa
della Gran Madre illumina-

ta. L’illuminazione urbana
è un elemento chiave per il
gradimento dei turisti ed il
cardine su cui ruota il campo emozionale dell'uomo. Le
luci, infatti, parlano di noi,
dando precise informazioni
su bisogni, desideri, rifiuti,
paure, basta saperne decifrare il messaggio. Tutto
quanto ha un determinato
colore e una vibrazione: le
cose, le emozioni, i pensieri,
gli stati d'animo. Le illuminazioni, quindi, evocano non
solo differenti emozioni ma
esprimono anche un’ampia
gamma di sentimenti che
spaziano da un polo positivo ad uno negativo, è intimamente connesso con i
sentimenti ed in strettissimo
rapporto con un linguaggio
quotidiano convenzionale o
con le nostre tonalità emotive tanto che i vissuti affettivi
si tingono di colore quando
cerchiamo di esprimerli: “La
mia vita è grigia”, “Sono di
umore nero”, ecc. Forse è
anche a questo proposito
che, specialmente alcuni
luoghi della città e dintorni,
risultano essere valorizzati e
ricchi di elementi così stimolanti per le emozioni umane,

consensi e plausi e numerose richieste di prestito delle
opere della collezione, provenienti da città italiane e
straniere. Si tratta di luci artistiche, di centinaia di metri
di lunghezza che utilizzano
ecologie di illuminazione sofisticate. Le magiche "Notti
di luce" della città, arricchite da una serie di eventi
con musica, danza, teatro,
spettacoli che completano
il programma delle manifestazioni natalizie, aiutano
alla creazione di un clima di
serenità e festa. Dopo il successo di quest'evento a Torino, è nata la collaborazione
con Salerno: Salerno e Torino, città d'arte e luce, danno
vita ad un gemellaggio artistico, un filo magico che attraversa l'Italia suscitando
emozioni e creando un'atmosfera magica. Insomma,
non è strano incamminarsi
verso le vie squadrate della
nostra Torino, le bellezze architettoniche, i vasti parchi,
offrendo l'immagine di sé
più vera al tramonto, e non
sentirsi coccolati. Torino innamora perché riflessiva:
stimola e induce al pensiero
e fa riaffiorare i sentimenti.

Due lampioni, realizzati dal
maestro nonché artista Rodolfo Marasciuolo, sono posti su una panchina al parco
del Valentino e paiono stringersi in un abbraccio complice e amorevole. La parte
superiore del lampione che
sembra essere una “lei” è
china sulla spalla di un immaginario "lui". L’amore di
due anziani che riposano su
una panchina dopo una lunga passeggiata; L’amore di
due ragazzi alle prime esperienze con il nobile sentimento; L’amore di due genitori che osservano il proprio
bambino addormentarsi e
poi svegliarsi. Tutto questo
è presente nell'immaginario
di un individuo. Un amore letteralmente di ferro e
nessuna usura potrà mai
scalfirlo. Sarà stanco, forse
ossidato col tempo, si arrugginirà, ma rimarrà comunque più forte. Ed è subito
Torino illuminata dal silenzio, dove ogni parola sarebbe superflua al cospetto di
tanto amore in così semplici
seppur comuni cose.
Ilenia Dell'Aquila

(Foto Città di Torino
www.comune.torino.it)

Al Mauto 'Giugiaro e il suo percorso'

Gli 'scatti' di Giglio in Via Gobetti

l MAUTO, fino al 27 febbraio 2017, “Giugiaro e il suo percorso”. Un’esposizione
che racconta il percorso umano e artistico del 'Car Designer del secolo' attraverso le sue
auto più iconiche, dipinti e bozzetti. La mostra è curata dal giornalista Giosuè Boetto Cohen, lo
storico dell’auto Giuliano Molineri e il direttore del Mauto Rodolfo Gaffino Rossi. La prima parte è dedicata ad inediti bozzetti giovanili, dipinti ad olio e caricature di personaggi famosi fino ai
primi figurini di automobili.A metà Anni '50 attireranno l’attenzione di Dante Giocosa, direttore
tecnico Fiat, considerato uno dei maestri della scuola motoristica italiana. Nella sezione “Ghiribizzi”, si racconta gli anni da apprendista nel Centro Stile Fiat ed i primi modelli di Giugiaro per
la carrozzeria Bertone. Si arriva all’impresa di Italdesign, fondata insieme ad Aldo Mantovani nel
1968 e sviluppata in crescente simbiosi con il figlio Fabrizio, entrato in azienda nel 1990 fino ad
assumere la responsabilità dell’Area Stile. La concept-car Testudo e gli studi per la Aztec sono il
preludio della “Gallery” che raccoglie 10 delle vetture più celebri disegnate da Giorgetto: auto
da sogno accanto a geniali utilitarie. Il resto è storia: dalla Golf lanciata nel 1974 alla Ferrari
GG50, passando per la Panda e l’Alfa Brera, la Maserati Ghibli e la berlina extralusso Bugatti,
fino all’Alfa 2600 e la Brivido, concepita in Italdesign da Fabrizio Giugiaro, per concludere con la
DeLorean, resa celebre dal film “Ritorno al futuro”.
Paolo Rachetto

P

A

AMC srls

fortificando
l'espressione del proprio sentimento
amoroso sentendosi completamente appagati nel
godere della magia di alcuni sorci indimenticabili.
Torino è la città illuminata
dall'arte per eccellenza, ed
è proprio qui che ha luogo
la prima esperienza in Italia di interazione tra arte e
paesaggio urbano creata attraverso l’utilizzo della luce.
Il grande evento "Luci d’Artista", illumina ogni anno le
notti della nostra città, da
novembre a gennaio, con
installazioni luminose, alcune di artisti locali, sparse
nei più belli e attraenti angoli del centro storico. Luci
d'Artista accoglie ogni anno

Bar

PAPA
MARCEL
di R ADY

V ia Croce di C itta , 71
11100 AOS TA
Tel. 392 2306028

rosegue, presso ADPLOG (spazio espositivo
fondato da Alex Del Piero in via Gobetti 10 a
Torino) la mostra “Assist”. In esposizione gli
scatti di Salvatore Giglio, uno dei migliori obiettivi della stampa italiana sportiva, che ha raccontato con le sue foto i più importanti avvenimenti
calcistici degli ultimi 40 anni. Come raccontare
la mostra ed invogliarvi a vederla? Con le parole
di Giglio stesso: “Eravate in tanti, davanti alla tv,
quando Fabio Grosso segnava contro la Germania, o quando Altobelli metteva il 3° gol sempre nella porta dei tedeschi. Erano i mondiali, e voi
abbracciati alle vostre mogli e fidanzate, baciandole a lungo, con i clacson che già suonavano per
le vie sotto casa. Io ero lì: con l'emozione in gola. Queste immagini che hanno girato il mondo
le troverete esposte in questa mostra, dove potete ricordare il bacio, la fidanzata ed anche
l'urlo del momento: a dispetto di qualche anno in più e di tanti chili di troppo. Ho fotografato
invece di parlare. Ho fotografato per non far dimenticare..."
(r.g.)

TELESERENITÀ
Via Circonvallazione, 13 - Ivrea
Via Nizza, 201/A - Torino



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centri Teleserenità Franchising offrono, 24 ore su 24 per
365 giorni all’anno, servizi di assistenza privata domiciliare
ed ospedaliera, selezionano, formano ed assumono personale
esperto e qualificato adatto a rispondere al meglio all’esigenze
dell’assistito e della sua famiglia. In questo modo i centri Teleserenità Franchising si mettono a completo servizio della famiglia
offrendo a quest’ultima diversi vantaggi: evitare la faticosa ricerca di badanti capaci e serie a cui affidare il proprio
caro: è il centro Teleserenità Franchising che ricerca e seleziona; trovarsi all’improvviso per motivi diversi, dalla
malattia all’incompatibilità caratteriale, senza badante: è il centro Teleserenità Franchising che provvederà alla
tempestiva sostituzione; non avere alcun problema di carattere fiscale/amministrativo legato alla regolarizzazione ed assunzione delle badanti: è il centro Teleserenità Franchising che se ne occupa senza alcuna incombenza da
parte della famiglia; Le fatture emesse sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi dell'assistito o, in alternativa,
della persona richiedente il servizio.
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Spettacoli

Emanuele d’Azeglio a Palazzo Madama, 'West Side Story' al Regio
La mostra sul grande collezionista piemontese; l'unica tappa italiana del musical più famoso di Broadway

A

Palazzo Madama, sino
al 6 marzo, la mostra
“Emanuele d’Azeglio. Il
collezionismo come passione. Dal Burlington Club
di Londra al Museo Civico
di Torino”. L’esposizione
celebra, a 200 anni dalla sua
nascita, il grande collezionista e mecenate piemontese,
brillante diplomatico e, dal
1879 al 1890, direttore del
Museo Civico di Torino. Le
raccolte di ceramiche, vetri
dorati, graffiti e dipinti di
d'Azeglio, conservate a Palazzo Madama, costituisco-

no una collezione unica al
mondo per qualità e numero di pezzi. Sono esposti anche importanti prestiti, tra i
quali i codici miniati del '400

Sforza e d'Avalos, acquistati
da D’Azeglio a Londra, poi
ceduti alla Biblioteca Reale di Torino; i due piatti
in maiolica rinascimentale
dal Museo del Bargello di
Firenze; la scrivania “alla
mazzarina” di Luigi Prinotto appartenuta ai d’Azeglio
e oggi nelle collezioni della
Venaria Reale. Ritorna poi
a Torino, dopo più di un secolo, la celebre “Madonna
Villamarina”, dipinto enigmatico e affascinante della
pittura italiana rinascimentale. Da Palazzo Madama al

Teatro Regio. Ecco il musical-cult di Broadway: “West
Side Story”. Andrà in scena dal 6 all’11 dicembre e
il Regio sarà l’unica tappa
italiana del tour che porterà
lo show nelle principali città
europee. Orchestra del Re-

Natale alle porte, in salsa torinese!

N

atale è ormai alle porte.
L'atmosfera è respirabile un po' ovunque: le vie
del centro si sono accese
di infinite lucine, si scorgono dappertutto mercatini
e bancarelle che vendono
oggetti natalizi e dolciumi
a tema. Sono riapparsi anche i Babbo Natale che, in
questo periodo, scavalcano
impavidi le finestre anno
dopo anno. Il nostro sogno
di Natale è stato aperto il 1°
dicembre in Piazza D’Armi

a Torino. Purtroppo questa
apertura è stata ostacolata dal maltempo dei giorni
scorsi che ha creato diversi
altri disagi in città. L’atteso
Villaggio di Babbo Natale
avrebbe dovuto aprire le sue
porte venerdì 25 novembre,
ma essendo il terreno fangoso ed instabile a causa
delle piogge abbondanti e
insistenti, è stato inaugurato
giovedì 1 dicembre. Il Mercatino di Natale subirà una
trasformazione negli allestimenti e si arricchirà di bellissime scenografie a tema
che riporteranno i simboli
della tradizione natalizia.
All’intero del Cortile del Maglio vi attenderanno con le
loro creazioni e produzioni
100 espositori, mentre sul-

le aree esterne 48 chalets.
Nell’area centrale del Cortile saranno presenti artigiani
e operatori del proprio ingegno, che svolgeranno delle
lavorazioni sul posto dei loro
manufatti. I suoi 17 mila
metri quadrati porteranno
alla luce, oltre al già conosciuto quartier generale di
Babbo Natale, la fabbrica di
giocattoli, l'ufficio postale, la
pista di pattinaggio, la zona
mercatino e lo street-food, il
tutto condito con numerosi
spettacoli. Nella stessa data
è stato acceso, dalla sindaca
Chiara Appedino, l’Albero di
Natale super tecnologico che
illuminerà Piazza Castello
per tutto il periodo natalizio.
L'albero luminoso è alto 23
metri, costruito su assi di le-

gno e metallo, accompagnato da giochi di luce, cambi
di colore e musiche. A pochi
mesi dalla sua elezione la
neo sindaca di Torino avrà
così l'onore di inaugurare
uno dei simboli più importanti di questa festività. Avere quest’albero proprio nel
cuore di piazza Castello è un
segnale importante e, allo
stesso tempo, un invito a vivere la città, a passeggiare
lungo le vie del centro, una
spinta nel visitare mostre
e musei, divertendosi grazie alle numerose iniziative
promosse dalla nostra città
e respirando un’atmosfera
pacifica e serena quale deve
essere quella natalizia.
Ilenia Dell'Aquila

gio diretta da Donald Chan.
Di altissimo livello il cast
del musical, action thriller
e storia d’amore tra 2 giovani, Tony e Maria, la cui
felicità è distrutta dall’odio
tra le bande rivali alle quali
appartengono, Jets e Sharks, ambientato nella giunga della New York anni '50.
Ebbe successo anche nel
grande schermo: il film vinse 10 Oscar, 3 Golden Globe
e 1 Grammy Award (colonna sonora). Adattamento del
celebre “Romeo e Giulietta”
di Shakespeare, il capola-

(Foto Palazzo Madama,
Teatro Regio)

In questo campionato sta crescendo un giovane terzino
molto promettente di nome Barreca. Vedendolo fare quegli spunti con dribbling sulle fasce mi ha ricordato un
grande terzino delle giovanili del Toro anni '70. Trattasi di
Vegliach Gianfranco, classe 1952, ragazzo del vivaio
granata, massimo traguardo agonistico esordio in nazionale Under 21 il 6/12/1970 (ricorre quindi in settimana
l'anniversario) contro la Polonia. Era una grande promessa
ma un incidente al ginocchio ne ha stroncato la carriera.
Dopo vari interventi si è ridotto a giocare in una squadretta amatoriale denominata 'supporter granata' capitanata
dal dott. Bonetto general manager del Torino e di cui facevo parte anch'io. Il destino purtroppo si è accanito: dopo
un gravissimo infarto (dopo una partita in piazza d'Armi)
è stato salvato dai medici del Torino negli spogliatoi del "Filadelfia", il calvario è proseguito con un trapianto del cuore,
e nel 2006 è morto per un tumore. È finita così la carriera di una grande promessa del Toro e del calcio italiano.
Questa storia meriterebbe di essere ricordata. Vi ringrazio
dell'attenzione e nella speranza di vedere pubblicato questo ricordo vi auguro buon Natale e prospero anno.
Fiorenzo Migliorini

L

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