File PDF .it

Condividi facilmente i tuoi documenti PDF con i tuoi contatti, il Web e i Social network.

Inviare un file File manager Cassetta degli attrezzi Assistenza Contattaci



JUVETORO n. 13 anno VI bassa OK .pdf



Nome del file originale: JUVETORO n. 13_anno VI_bassa_OK.pdf

Questo documento in formato PDF 1.5 è stato generato da Adobe InDesign CS4 (6.0) / Adobe PDF Library 9.0, ed è stato inviato su file-pdf.it il 11/03/2017 alle 15:30, dall'indirizzo IP 94.166.x.x. La pagina di download del file è stata vista 461 volte.
Dimensione del file: 3 MB (8 pagine).
Privacy: file pubblico




Scarica il file PDF









Anteprima del documento


RISTORANTE
PIZZERIA PRIMAEPOI
TORINO - Via Lagrange, 43
Tel. 011 5178698
www.primaepoiristorante.it
giuseppe.dragna@gmail.com

RISTORANTE
PIZZERIA PRIMAEPOI
TORINO - Via Lagrange, 43
Tel. 011 5178698
www.primaepoiristorante.it
giuseppe.dragna@gmail.com

amcsrls@yahoo.it
GIORNALE DEI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno Vi - N. 13 - 22 GENNAIO 2017 - Copia omaggio
La Polemica

3 domande a BB

La Partita/Il Punto

Le Interviste

Nuovo logo societario,
una rivoluzione
che spacca
la tifoseria

“Nel mezzogiorno di
fuoco bisogna ritrovare
la 'fame' di vittoria.
Dybala tornerà super”

Dopo il logo restyling
anche al gioco?
Out per squalifica
Sturaro e Alex Sandro

Michele Plastino e
Vincenzo D'Amico: “Lazio
pericolosa ma lo scudetto
sarà bianconero”

a pag. 2

a pag. 3

a pag. 4 e 6

a pag. 5

FOTO ONE+NINE Images

ALLEGRI, NIENTE SCHERZI!

IL TECNICO TAGLIA IL TRAGUARDO DELLE 300 PANCHINE
IN SERIE A. E LA JUVE DEVE TORNARE SUBITO A VINCERE
JUVENTUS-LAZIO | DOMENICA 22 GENNAIO ORE 12.30

Il RE delle COZZE
a TORINO

Il primo locale a Torino
specializzato nella preparazione
delle cozze in 24 modi diversi.
Inoltre pizza tipica napoletana e cucina
mediterranea di terra e di mare

RISTORANTE PIZZERIA PRIMAEPOI
TORINO - Via Lagrange, 43 • Tel. 011 5178698
www.primaepoiristorante.it • giuseppe.dragna@gmail.com
Orario: 12-15 / 19-24 • Gradita la prenotazione

2

www.juvetoro.it

amcsrls@yahoo.it

La Polemica

Nuovo logo: una rivoluzione che divide la tifoseria

Q

uesta verrà ricordata
come la settimana della rivoluzione grafica della
Juventus. C’è poco da spiegare, perché i social e tutti
i media hanno raccontato
la vicenda in tutte le salse. Quello che si può fare è
provare a fare qualche considerazione a mente fredda,
dopo aver lasciato sedimentare un po’ gli umori e
lo stupore dei primi giorni.
Dopo tantissimi mesi di studio la società ‘Interbrand’
ha progettato il nuovo logo,
e poi il club lo ha presentato (a Milano, non a Torino),
in una serata ad hoc che è
stata in perfetto stile Lapo
Elkann, con belle ragazze
lussureggianti in abito da
sera, e vip di genere vario. E
così il mondo intero ha capito fin da subito che questo
nuovo passo non è un'evoluzione. Non è un cambiamento. E' UNA RIVOLUZIONE TOTALE. Una sorta
di ideogramma a forma di
“J” volto a conquistare nuovi giovani mercati e nuovi
giovani clienti in giro per
il mondo. Vi sono dei rife-

rimenti alla storia del club,
e ai suoi colori, ma sono
molto lontani e fumosi, ed
è perfettamente visibile la
continuazione del percorso
intrapreso negli ultimi anni,
ossia la “J” onnipresente
nelle diversificazioni delle attività legate al mondo
Juve. Nessun riferimento
alla città del club, nessun
legame con i bellissimi loghi del passato. Il nuovo
logo è più anonimo, freddo,
minimal, essenziale, schematico, volutamente privo
di quella identificazione di
tipo parrocchiano a cui siamo abituati da sempre, senza troppi elementi caratterizzanti, privo di un’identità
ultra-riconoscibile. Ha uno
spirito volutamente più
etereo e meno solido. Un
segno, più che un logo. È
sicuramente più semplice e
immediato, ma la tifoseria,
come sempre in questi casi,
è divisa a metà. Per molti è
una vera e propria 'ciofega'
(Antonio De Curtis cit.), per
altri invece un colpo di genio, che presto diventerà di
moda e tendenza. Per conto mio, il nuovo logo potrà
avere, forse, un appeal in
Asia in particolare, ma archivia la tradizione, la storia, e la geografia del club.
E, dunque, anche la relativa
identificazione che un tifoso di calcio deve avere con
Alessandro Vaccaneo, Marco Venditti.
Ermanno Vittorio

Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

Direttore Responsabile

Roberto Grossi - rogro@inwind.it
Hanno collaborato

Bruno Bernardi, Ariella Casimiri,
Antonio Catapano, Chiara D'Amico,
Ezio Maletto, Paolo Rachetto,
Giovanni Rolle, Massimo Sottosanti,

Segreteria di redazione

Cristina Zecchino - Tel. 011 0371291
amcsrls@yahoo.it
Impaginazione e grafica

Silvana Scarpa
Servizi fotografici

Agenzia Domus Images - Stefano Gnech
ONE+NINE Images - Giuliano Marchisciano

il suo club. Non sembra essere un logo adatto ad una
squadra di calcio. È un logo
come tanti altri, moderno,
utile ad uno scopo commerciale sicuramente molto più
vasto del passato. Siamo
nell’era di Twitter e Facebook in fondo, dove una
“F” contornata di azzurro
è identificabile da chiunque
in tutto il mondo con grande velocità. Il logo è un'idea
minimal anche abbastanza
inflazionata, peraltro. Ci
sono molte grafiche simili

in giro per le nostre città e
non solo: Lounge Bar, Outlet, Abbigliamento Cinese,
Ristoranti Giapponesi, Arredamento, Campioni di
Tennis e di Motociclismo,
ecc. A mio modesto avviso
non è un'idea tanto geniale dal punto di vista grafico, ma ce la ritroveremo
ovunque: maglie, prodotti
Editore

AMC - Art Media Communication
Direttore Editoriale

Gianni Castaldo - amcsrls@yahoo.it
Pubblicità

amcsrls@yahoo.it
Stampa

I.T.S. SpA
Distribuzione gratuita agli ingressi esterni degli stadi torinesi,
eventi e canali commerciali
Autorizzazione Trib. di Torino n. 30 del 27/11/2015. Tutti i diritti riservati
Responsabile del trattamento dei dati personali: Gianni Castaldo

CHIUSO IN REDAZIONE ALLE ORE 15 DI GIOVEDÌ 22 GENNAIO 2017

ufficiali, ecc. Sul web poi,
si ha sempre la fastidiosa
impressione che ogni volta
che Juventus fa una scelta
di qualunque genere, giusta
o sbagliata che sia (mercato, calciopoli, progetti), ma
che potenzialmente crea,
o può creare, forti contrasti con una discreta parte
di tifoseria, appaiano come
per incanto le solite truppe
cammellate che prendono
posizione ultrafilosocietaria
a prescindere. Ora, solo il
tempo ci dirà se la scelta è
stata azzeccata, e dove geograficamente lo sarà. Quello che è certo è che il logo
precedente, nato nella stagione 2004-2005 (ma restyling del primo stemma della storia Juve), è il più bello
di sempre. Efficiente, efficace, moderno, solido e dalla
linee morbide allo stesso
tempo, tradizionale quanto
basta, identificativo. Bastava solo saperlo “vendere”
bene. Lo Juventino ormai è
sempre più cliente e sempre meno tifoso, sempre
più intercambiabile con il
primo cinese che passa, e la
società segue schemi diversi dall’affetto, dalla dignità
e dalla storia. Dio è il fatturato. E poi a questa società
gestita da Agnelli, comunque sia, mancano i fondamentali. Non c'è una seria
comunicazione sulle cose
che davvero contano. Non
c'è un vero orgoglio, una
vera appartenenza, e la storia c'è solo quando è commercializzabile in qualche
forma. Qualche esempio. Un
intrattenitore scarso tifoso
dell’Inter che crede di essere un giornalista, nei giorni

scorsi in tv ha detto che la
Juve ha sempre comprato
gli arbitri. Da anni ci sono
questioni legali in corso tra
la Juve e siti web di tifosi
a causa di loghi e stemmi
vari (che ora sembrano anche assurde e paradossali
visto che da tempo c’era
l’idea di rivoluzionare tutto), ma se per caso ci sono
i telefoni della sede sociale
sotto controllo illegale, il
club non si costituisce parte
civile nel processo penale
che persegue i responsabili. La Juve si becca furti e
insulti pesantissimi su tutti
i campi, e affronti di ogni
tipo ovunque, comprese le
sedi degli organi calcistici
ufficiali. Mancano almeno 6
scudetti all’appello, perché
in Italy alcuni personaggi
del mondo pallonaio e non
sono un po’ troppo bricconi.
Ma su queste cose a Galfer
regna il silenzio più assordante. Il fatto è che la Juve
è sempre più distante dai
tifosi e da certe esigenze, e
sempre più legata a principi commerciali ed economici (quindi modaioli, ecc).
Per me logo, maglia, colori
sociali e città, sono il club.
Se ne togli un pezzetto alla

volta ti prendi troppe libertà, o stai diventando un'altra cosa. Prepariamoci al
futuro. Stiamo indossando
una vecchia bellissima maglia dell’Udinese, e la Juve
è diventata solo una J. Si
potrebbe cambiare totalmente il nome del club un
giorno, e cercare un nome
più spendibile e alla moda.
Si potrebbero cambiare
i due colori storici (se la
moda prevederà in futuro il
trionfo del verde, potremmo
avere la prima maglia verde, per dire...). Si potrebbe
cambiare stato, città, ecc.
Ma lo so… io sono solo un
vecchio romantico testardo
nato nell’altro millennio.
Quindi ho sicuramente torto. Ma piaccia o non piaccia,
per conto mio, un gol della
J, realizzato da un novello
Platini del futuro, tra 20/30
anni, con la maglia rossa
a strisce verdi, nello stadio di Seattle o Kyoto, non
sarà un gol della Juventus.
Rassegnatevi, e che si rassegni anche la dolcissima e
sorridente bambina, piccola
nuova cliente di Shangai.
Antonio Catapano
‘Crazeology’
(giùlemanidallajuve.com)

amcsrls@yahoo.it

www.juvetoro.it

3

3 domande a... Bruno Bernardi

“Juve, 'fame' di vittoria nel mezzogiorno di fuoco”
idea. Nel senso che questo
logo è internazionale come
target e quindi può conquistare un pubblico globalizzato in tutto il mondo. Può
piacere di più o di meno ma
ha una linea interessante.
Lasciamolo crescere, ci faremo l'occhio. Chi oggi lo
vede un po' sbiadito si dovrà ricredere. Alla fine comunque quello che conta
sono sempre i risultati, che
aiuteranno i tifosi ad inna-

B

runo Bernardi, prima
di parlare della partita
dedichiamoci alla notizia
della settimana. Il nuovo
e assolutamente rivoluzionario logo della Juventus.
Molti tifosi però non hanno
per nulla gradito questa
novità. Dicono che sia un
marchio asettico, senza
cuore né anima, senza storia e senza geografia, vista
la cancellazione del riferimento territoriale. Lei
cosa ne pensa?
Io leggo una modernità di

Immobile

morarsi di un marchio planetario.
Passiamo al calcio giocato.
Juve-Lazio allo Stadium
all'ora di pranzo. Dopo la
batosta subita a Firenze la
squadra di Allegri deve riprendere immediatamente
il cammino verso il 6° scudetto consecutivo. Si attendono notizie confortanti
anche da Dybala. Sarebbe
un delitto, per Madama,
non entrare nella storia,
anzi nella leggenda, proprio sul più bello...
Il risultato del Franchi ha
lasciato amarezza e delusione per una Juve tra le
più brutte di questo scorcio di stagione. Ma sarebbe
un errore ritenere questa
squadra in crisi. I bianconeri sono in grado di riprendere quota ma stop ai passi
falsi: la concorrenza viaggia spedita e si ciba delle
cadute dei 'pentacampeones'. Dybala paga la lunga
assenza per infortunio anche se contro l'Atalanta ha

esibito un gol da cineteca:
deve recuperare la forma
ideale per tornare a fare
la differenza e il resto della squadra lo deve accompagnare in questa crescita.
Tutti dovranno lottare duramente per centrare la sestina tricolore da leggenda.
Occorre ritrovare la 'fame'
di vittorie in questo 'mezzogiorno di fuoco'.
Veniamo
alla
squadra
ospite. La Lazio di Simone

Buffon

Dybala

Inzaghi, Ciro Immobile e
Milinkovic Savic non era
pronosticata così in alto
in classifica alla vigilia del
torneo...
I capitolini rappresentano
un ostacolo insidioso e potranno giocare con la mente
sgombra pensando di avere
i numeri per espugnare lo
Stadium. E saranno galvanizzati dalla qualificazione ai quarti ottenuta in
settimana in coppa Italia.
Rivedremo all'opera Immo-

bile, cresciuto proprio nella
Juve: il campano ha i numeri per procurare dispiaceri
a Buffon. Ma il portierone,
dopo le critiche ricevute a
Firenze, sa che toccherà
a lui e al resto della squadra mettere in ginocchio
la squadra di Inzaghi-2. In
una cosa comunque credo:
la Juve ha i mezzi per puntare a una seconda parte di
stagione di altissimo profilo.
Roberto Grossi

4

www.juvetoro.it

amcsrls@yahoo.it

La Partita

Dopo il logo restyling anche al gioco?
ove riparano i predatori dopo una battuta di
caccia rivelatasi deludente? Si infilano quatti quatti
nella loro tana. Non è dato
sapere se l'uso coinvolga
anche le zebre, ma fuori
di metafora, sicuramente
lo Stadium è una tana più
che accogliente per leccare
le ferite che a Madama ha
inferto l'impeto viola. Attenzione però ad un'aquila che volteggia sorniona
sopra il campo da gioco.
Sarebbe curioso ascoltare

il parere da un animalista
convinto, alle prese con il
bestiario che accompagna
la simbologia delle squadre
di calcio. Alt! Da questa
settimana la Juventus ha ritirato la sua presenza nello
zoo pallonaro, per approdare nelle volute raffinate del
“design” contemporaneo,
gli animali non fanno più
presa sulla fantasia globalizzata. Vanno di moda
gli ideogrammi. Bisogna
adeguarsi, ob torto collo.
All'ora dello scolare della

pasta, la gara al vertice è
servita. Perché di questo si
tratta, giacché si affrontano la capolista in affanno
contro la quarta in salute.
La Juventus tenta l'ennesimo rilancio all'indomani
di una sconfitta, la Lazio è
determinata a dare un senso corposo ed insperato alla
stagione che sta prendendo
le sembianze di un'annata
da ricordare. Per entrambi
le contendenti è d'obbligo
vincere. La Juve per rintuzzare l'avvicinamento della
Roma e del Napoli; la Lazio
per non far scappare chi la
precede e poter coltivare il
sogno Champions. Fattore
rasserenante in casa dei
Campioni d'Italia è l'occasione di aver lavorato con
continuità per tutta la settimana, preparando il match
con la giusta concentrazione e potendo ricaricare le
batterie, piuttosto scariche
a Firenze. I biancocelesti
romani sono reduci dal tur-

no di Coppa Italia al cospetto del Genoa. Ovviamente
positivo il superamento del
turno, anche se qualche
scoria potrebbe essersi accumulata, avendo avuto
bisogno dei titolari, lasciati
dapprima in panchina, per
avere ragione del grifone.

La Juve deve fare a meno
di Sturaro, ultimamente in
crescita di rendimento e di
Alex Sandro sulla fascia sinistra, entrambi per squalifica. Da questo ad ipotiz-

zare uno schieramento con
la difesa a 4, per proseguire con un 3–1–2, il passo è
breve. Forse l'ultima esibizione del 3–5–2, stabilmente nel DNA della squadra
è avvenuta in riva all'Arno
e difficilmente si tornerà
indietro. Con ogni probabilità Asamoah fungerà da
quarto di sinistra, spazio a
Rincon ed a Pjanic. Simone
Inzaghi deve fare a meno di
Lulic squalificato e di Keita
in Coppa d'Africa. Squadra
meno veloce, ma più tetragona, il che in trasferta non
guasta. Lo spauracchio di
turno è Ciro Immobile, ma
un occhio di riguardo va
concesso a Felipe Anderson
ed alle geometrie disegnate
con continuità da Biglia, in
una parte del campo dove
si evidenziano spesso le
carenze juventine. Allegri
ha scampato una possibile
squalifica dopo le invettive
rivolte al 4° uomo sotto la
tramontana di Firenze. A

lui trovare le motivazioni
che ridiano determinazione
e concretezza ad una truppa che attraversa un mese
di gennaio delicato e denso di trappole. Dall'andata
nell'agosto romano sfiorando i 40°, al freezer dello Stadium sottozero. Cambiano le temperature, ma
non l'obbiettivo. Che è poi
“l'unica cosa che conta”.
Sarebbe la ventisettesima
vittima di fila.
Marco Sanfelici
(Da sinistra a destra:
Khedira, Pjanic, Asamoah)

AMC srls

D

amcsrls@yahoo.it

www.juvetoro.it

5

Le Interviste: Plastino e D'Amico

“Lazio mia, stavolta puoi farcela!” “Ma lo scudetto sarà bianconero”
M

ichele Plastino, di
professione
giornalista molto affermato e
apprezzato. Ma anche, da
sempre, indiscusso totem
per i colori biancoazzurri.
Michele racconta con toni
garbati la sua Lazio da oltre
35 anni e le sue descrizioni
sono sempre state garbate:
un cronista di altri tempi
insomma dove la ragione
ha sempre avuto la meglio
sulle esasperazioni. Commentatore della grande
Lazio campione d'Italia del
1974 con Tommaso Maestrelli alla guida di 11 pazzi

in allenamento ma di grandi campioni in partita...
Michele, che partita sarà
quella di domenica allo
Stadium?
Questa volta, a differenza
delle scorse partite disputate tra Juve e Lazio a Torino,
se fossi negli uomini di Allegri avrei qualche timore
ad affrontare Immobile e
compagni. Per due fattori
che ritengo fondamentali.
Il primo nasce da un momento delicato dei bianconeri, dove non tutto riesce
più con la facilità di prima.
Anche perchè le avversarie
hanno intuito come prendere le misure alla Signora,
aggredendola incessantemente per 90 minuti. Chiaro
che questo fattore risulterebbe ancora più determinante se la Juve giocasse
come contro la Fiorentina.
In caso contrario tutto sarebbe più difficile per la
squadra di Inzaghi perchè
i valori in campo, in teoria,

D

parlano chiaro. Il secondo
fattore fondamenatle a mio
avviso è rappresentato dalla statistica. O come dicono
tutti dalla 'legge dei grandi
numeri'. Dopo 26 gare consecutive in cui i bianconeri
si sono sempre imposti tra
le mura amiche potrebbe
anche arrivare uno stop. E
in questo caso direi che la
Juve incorrerebbe in gravi
conseguenze se perdesse
contro i capitolini, rischierebbe di pregiudicare un
campionato da sempre
considerato acquisito già in
partenza...
Marco Venditti

a calciatore è stato una
bandiera della Lazio e
uno dei protagonisti del 1°
storico scudetto biancoceleste nel 1974. Pochi sanno però che da bambino il
cuore di Vincenzo D’Amico
batteva per la Vecchia Signora, anche se, per ironia
della sorte, all’inizio degli
anni '80 ebbe una breve
parentesi all’ombra della
Mole ma vestendo la maglia del Toro. Attualmente
è impegnato nelle vesti di
opinionista tv.
D’Amico, domenica allo
Stadium la Lazio troverà
una Juve ferita e arrabbiata dopo la batosta presa a
Firenze. Sarà uno svantaggio per i biancocelesti?
Non cambierà assolutamente nulla. Credo che
anche se fossero riusciti a
vincere a Firenze, i bianconeri sarebbero scesi in
campo con la medesima
determinazione, ovvero con
l’intento di portare a casa 3
punti. Nel calcio può capitare di perdere, anche ad una
grande come la Juve.
Ma secondo lei la Juve è
più forte o no rispetto alla

scorsa stagione?
Senza dubbio è più forte.
Nonostante le cessioni eccellenti di Pogba e Morata
ha aggiunto qualità alla
propria rosa grazie all’innesto di giocatori di valore
assoluto come Higuain e
Pjanic. Sono convinto che

da qui alla fine della stagione la squadra di Allegri
migliorerà ancora.
Della Lazio di Simone
Inzaghi cosa pensa? Può
entrare in Champions?
Penso che l’obiettivo più
alla portata sia l’Europa
League. La Lazio sta facendo comunque un ottimo
campionato e l’arrivo di
Immobile ha dato ad Inzaghi un punto di riferimento
importante in attacco, cosa

che nella scorsa stagione
era venuta un po’ a mancare, dato che nel ruolo si
alternavano Matri, Djordjevic e Klose. Su Inzaghi ho la
migliore opinione possibile.
È bravo e preparato e ha
grande voglia di migliorarsi ed emergere. Farà una
grande carriera.
Ci fa un pronostico per Juve-Lazio?
Dovessi scommettere direi
3-1 per la Juve. Questo non
vuol dire che sarà una gara
scontata, perché la Lazio ha
i mezzi per fare una grande
partita a Torino.
Quest’anno sembra esserci maggiore equilibrio in
campionato. Ma c'è un’antagonista seria alla Juve
per lo scudetto?
La corsa potrà essere al
massimo per il 2° posto,
perché la Juve è nettamente davanti a tutti. D’altronde, anche nella passata stagione la squadra di Allegri
era stata limitata dall’inizio difficoltoso, altrimenti i
bianconeri avrebbero vinto
il titolo con un vantaggio
ancora maggiore.
Giovanni Rolle

6

www.juvetoro.it

amcsrls@yahoo.it

Il Punto

Ma le colpe non ricadono tutte su Allegri...
A

ncora una volta, lo
Juventus Stadium è
chiamato a rammendare
l'ennesima figuraccia rimediata fuori porta, dopo una
gara infrasettimanale, dalla
Signora più timida, fragile e impacciata dell'ultimo
quinquennio.
Lo svillaneggiamento sofferto sulle rive dell'Arno,
ove la guida tecnica pro
tempore, succube della vecchia guardia dal 28 ottobre
2015 (giorno in cui una
spallata di Sansone colmò
la misura di una crisi intollerabile), ha preferito schierare la traballante BBC e
ripresentare un modulo
ormai improponibile per
decadenza di automatismi e
interpreti, oltreché per nulla sorprendente è stato la
naturale conseguenza di un
processo involutivo affatto
casuale.
A prescindere dall'assurdità di rinunciare al cen-

trale difensivo più in forma, e d'impiegarne tre
diversamente inabili per
contenere una sola prima
punta di ruolo, ed esulando dall'inopportunità di
ripudiare uno schema che
stava appena imbastendo
qualche dignitosa certezza, l'ultimo passo falso (4
su 19 sono oggettivamente
un'esagerazione) ha confermato le considerazioni
che lo scriba ha già ripetutamente espresso con l'ausilio del piccolo schermo e
in modalità telematica, in
tempi non sospetti: mercato
assolutamente inadeguato,
affrontato all'insegna del
cambio merce con conguaglio a favore, che ha aumentato i costi ordinari di
gestione senza rinforzare
una squadra nell'ambito
della quale è stato drammaticamente sottovalutato
il contributo che Pogba vi
apportava; la Juve è una

squadra femmina, incline
a subire l'avversario; senza
identità, personalità, animus pugnandi e idee, che
mortifica i suoi talenti più
cristallini sull'ara di una
prudenza esasperata, speculativa, cadenzata su ritmi
da passeggiata digestiva e
contrappuntata da esecrabile sicumera, peraltro non
giustificata da un centrocampo mediocre a dispetto
degli interpreti; la mancanza di uno spartito consegna
alla stellone del ”Leader
minimo” e/o alle lune delle individualità migliori la
responsabilità di ottenere
risultati; una scommessa
rischiosa che, all'innalzarsi
dell'asticella, normalmente
viene persa; un allenatore
(?) capace d'incidere soltanto in negativo e in totale
confusione ogni qualvolta
si trova nella condizione di
poter scegliere.
Sulla perniciosa influenza

Lazio-Juve 1967: 50 anni esatti da quel gol fantasma..

L

azio-Juve, 22 gennaio
1967 (0-0). Uno dei primi gol fantasma documentati dalla tv. Al 52° minuto
l’episodio che scatenò valanghe di dibattiti. Zanetti
commette fallo su Zigoni.
Menichelli calcia forte e
bassa la punizione che giunge al centravanti De Paoli,
deviazione da pochi metri
dalla porta laziale: il pallone, leggermente deviato
dal portiere Cei s'infila sotto la parte alta della rete
proprio sul punto di congiunzione con la traversa.
La sfera torna in campo e
Cei è lesto nell'abbrancarla e rimetterla in gioco. I
giocatori Juve chiedono il
gol attorniando l'arbitro e
invocando il consulto del

guardalinee ma De Marchi
non indica il centrocampo.
De Paoli disse ai cronisti:
"Era goal. Ho anticipato Anzuini sul cross di Menichelli
e ho sparato sotto la traversa. Cei ha appena sfiorato la palla con le mani aiutandola quasi ad entrare. Il
tiro è finito sotto la rete ed
è tornato indietro e Cei lo
ha subito rimesso in gioco".
Nell’ultima giornata l’ Inter
capolista era a 48, Juve 47.
Le squadre dovevano quindi essere appaiate proprio
per quel gol “fantasma” ma
gli dei del pallone fecero
giustizia... Inter clamorosamente ko a Mantova (1-0)
e Juve che batte la Lazio (21). Classifica ribaltata: Juve
Campione a 49 e Inter fer-

ma a 48 mentre la Lazio retrocesse. Molti anni dopo,
terminata la carriera arbitrale, De Marchi dichiarò:
«Era una giornata piovosa,
il freddo ghiacciava il terreno; le reti delle porte, fradice d’acqua, venivano tenute su da un cordone di 3
centimetri che passava non
distante dalla traversa. Fu
quella corda, che col gelo
s’era indurita come il legno,
a tradirmi quando De Paoli
calciò, centrando la porta
biancoceleste. Credetti che
avesse colpito la traversa e
non fischiai, il guardalinee
non mi segnalò nulla».
Ermanno Vittorio

del “gestorino” è già comunque stato profferito
tutto il possibile. Infierire ulteriormente sarebbe
pleonastico e stucchevole,
giacché il vilipendio di cadavere è pure un reato;
l'inutilità delle lezioni (eufemismo) precedenti, colpevolmente minimizzate con

arrampicate sugli specchi
degne di un free climbing.
A questo punto, poiché
non v'è traccia di apprendimento, occorre dare per
assodata la presenza di
troppi analfabeti, non solo
funzionali..., e nemmeno è
irragionevole escludere la
sopravvenienza di ulteriori
ripetizioni. Anche perché,
va ripetuto, certe increspature nei rapporti di scrivania e spogliatoio si riflettono ineluttabilmente sul
campo, quando si gioca, e
in settimana, durante gli allenamenti, dalla qualità dei
quali dipende l'esito delle
partite. Scontata come un
tacchino il giorno del ringraziamento la subucula
indossata dai fondamentalisti del “Tutto va ben, madama la Marchesa” per occultare e rigettare quanto
sopra: “Primi in Italia e in
Europa”; ammesso che tale
condizione duri, e allo stato

dell'arte non è così scontato
concederlo, questo negazionismo della realtà e di ogni
icastica preoccupazione a
essa conseguente, è quasi
più stucchevole del richiamo al “triplete” da parte degli indaisti, anche quando si
parla del clima atmosferico
o del FTSE MIB. In punta
di fatto, signore e signori,
si respira un'aria da fine
impero parzialmente depurabile solo raccogliendo
il bottino pieno nelle prossime tre partite. Viceversa
si aprirebbero scenari oltremodo inquietanti e, per
esorcizzare lo spettro di
una stagione fallimentare,
difficilmente potrebbe bastare l'aspersione a catinelle di una “halma” il cui
tossico livello di guardia è
già stato superato di molto
e da un pezzo. Così è, anche
se non Vi pare. Augh!
Ezio Maletto

Spettacoli e cultura

La "Luce sui bronzi" al MAO
Dal 19 gennaio al 12 marzo, per
il ciclo "Mille ed una storia",
al Museo d'Arte Orientale di
Torino, apre la mostra "Luce sui
Bronzi" - Oggetti d’Arte islamica dai depositi del MAO. In un
ambiente immersivo, avvolti
da suoni suggestivi e immagini proiettate, verranno esposti sei manufatti bronzei della
collezione islamica del MAO
tra i quali spicca una preziosa
coppa divinatoria. La collezione di bronzi islamici del MAO
consente di inquadrare e focalizzare le caratteristiche peculiari e le evoluzioni tecniche e
stilistiche che hanno caratterizzato la produzione di recipienti
in metallo nel mondo musulmano dal VII al XVII secolo con
opere provenienti dall’odierno
Iraq, Iran, Anatolia, Centro Asia,
Siria ed Egitto. Si potranno ammirare in modo particolare una

coppa (tasa) in ottone del XVII
secolo proveniente dall’Iran,
un manufatto di epoca safavide
riccamente decorato con simboli astrologici e astronomici.
In particolare sono identificabili all’esterno le costellazioni
e all’interno i pianeti, con la
presenza del sole e della luna,
disposti in cerchio intorno a
una protuberanza che potremmo riconoscere come la Terra.
Molto rara la rappresentazione
di un quadrato magico all’interno del piede della coppa stessa.
I quadrati magici venivano costruiti nell'antichità con lettere
e numeri contesti e l'armonia
della somma complessiva o la
leggibilità in varie direzioni delle lettere simboleggiava la consonanza con le leggi dell'universo. In questo contesto, la
pratica della divinazione, ossia
la ricerca della conoscenza del

futuro o dell'ignoto con mezzi soprannaturali, per quanto
condannata da molti teologi musulmani, è antichissima,
un’eredità preislamica, mutuata dal mondo mesopotamico
e greco con un forte influsso
persiano. Alcuni testi relativi a
tale argomento furono tradotti
in arabo e furono veicolati nella dar al-Islam (Casa dell'Islam).
Secondo la tradizione musulmana, le origini della coppa
magica come oggetto dotato
di particolari poteri, risalgono
ai ginn, gli spiriti che popolano la natura e il cui influsso
benefico o malefico si esercita
continuamente sulla vita umana. Le famiglie più illustri infatti
conservavano questi preziosi
manufatti legati alla sfera del
soprannaturale utilizzandoli anche a scopo terapeutico.
Paolo Rachetto

Sport Vari

Grandi ambizioni per il Cus Torino Hockey

Il Cus Torino hockey torna grande grazie al nuovo sponsor Motorglass, leader italiano nella riparazione e sostituzione vetri auto,
che da un mese affianca il proprio nome a quello della compagine universitaria con l'obiettivo
di centrare un risultato importante con la squadra femminile

nel campionato Indoor di Serie
A. Per questo sono arrivate sotto la Mole campionesse di livello assoluto come l'olimpionica
spagnola Raquel Huertas, l'italoucraina Maryna Vynohradova e
la nazionale azzurra Eleonora Di
Mauro. Oltre a loro, il rientro di
Agata Wybieralska, anche lei in
forza alla nazionale italiana, e di
Lyudmyla Vyhanyaylo. Si aggiungono a una formazione giovane
ma già di valore, composta anche
dalla catanese Lorena Lo Bello,
dalla neo nazionale under 21 Aurora Micheli e dalle giovanissime

Iman Raghibi, Carlotta Boasso e
Luana Ceppa. Il Cus ha già conquistato con un turno d'anticipo
la qualificazione alle finali scudetto, ma questa è solo la punta
dell'iceberg di un movimento in
continua espansione che vede
anche le formazioni Under 14
e Under 16 femminili qualificate
per gli spareggi che danno il pass
alle finali per il titolo nazionale
e un settore maschile che vanta
tutte le categorie giovanili e senior.
Stefano Ferrero

(Nella foto da sinistra Lo Bello, Ceppa, Boasso e Raghibi)

amcsrls@yahoo.it

www.juvetoro.it

7
Ritratti

Pavel Nedved,
campione ovunque
J

uve–Lazio è anche il percorso di uno degli uomini più rappresentativi della
Signora, prima in campo e
ora negli uffici di corso Galfer: Pavel Nedved. 20 anni
fa, in Inghilterra, la “Furia
Ceca”, si metteva in mostra
nelle fila della Repubblica Ceca, da poco separata
dalla Slovacchia. Veniva da
un paesino, Cheb, dove era
nato nel 1972 e a qualche
chilometro aveva tirato i
primi calci nel Tatran Skalna. Talento, carattere e una
straordinaria dedizione lo
portano giovanissimo allo
Sparta Praga, al calcio professionistico. La sua tecnica
è molto buona ma a fare la
differenza è la perseveranza attraverso la quale farà
della tenuta atletica la sua
cifra vincente. È il 1996 e
i campi inglesi sono teatro delle sue straordinarie
prestazioni. Da qui inizia la
parabola di un giocatore (e
uomo) eccezionale. Zeman
lo vuole alla Lazio, persino contro la volontà dello
stesso giocatore che avrebbe preferito procedere per
piccoli passi: sarebbe stato
felice di accettare l’offerta
del PSV Eindhoven, ed andare a cesellarsi in Olanda
piuttosto che vedersi catapultato in un campionato di
alto livello, più competitivo
e cinico. Alla Lazio rimarrà
5 stagioni e vincerà, vincerà molto facendosi amare
dalla tifoseria. A guardarla oggi sembra una foto in

color seppia. A 20 anni di
distanza tutto è cambiato. Il calcio è business che
non apprezza i condottieri
con l’armatura luccicante,
che hanno il cattivo gusto
di specchiare le biffe dei
troppi mercenari. Ma allora qualcosa di epico e di
cavalleresco ancora aleggiava sui campi verdi. Quel
centrocampista prodigioso

avrebbe accettato di giocare per poco, chissà forse
per l’onore di vestire una
maglia della quale si sentiva investito. Favole d’altri
tempi. E infatti pure questa
finisce. E non con tutti che
vissero felici e contenti ma
con un divorzio pasticciato,
contratti firmati o no, accordi che forse non vedono
tutti d’accordo e il colpo da
maestro di un’astuta volpe
che, all’aeroporto torinese
dove il Ceco arriva per una
visita di cortesia, fa trovare
una pletora di giornalisti

che cucirono addosso al
centrocampista la maglia
zebrata prima ancora che
avesse imboccato la bretella per Torino. Il resto è
storia nostra, storia della
Signora. Con quella maglia
Nedved vincerà 4 scudetti,
con buona pace della giustizia sportiva, 2 Super Coppe,
il Pallone d’Oro che timidamente ha sollevato sotto la
curva e dedicato subito a
compagni e tifosi; imprese
che non gli impediranno di
piangere come un bambino
per la doppia ammonizione ingenua e inutile che lo
priverà della finale di Manchester nel 2003 e soprattutto non gli impediranno
di seguire la sua Signora
nella discesa agli inferi della serie cadetta e riportarla a tutta velocità al posto
che le spetta. Il 31 maggio
2009 saluta da giocatore i
tifosi juventini per divenire,
senza soluzione di continuità, dirigente della Vecchia Signora. Con la stessa
abnegazione dimostrata in
campo impara a costruire i
successi della società dietro
una scrivania e ciò nonostante ogni mattina se vi recate alla Mandria lo vedrete
correre da solo come se il
giorno dopo dovesse scendere in campo. Il 23 ottobre
2015 diventa vicepresidente della club bianconero. E
non è finita qui...
Alessandro Vaccaneo
Ariella Casimiri

ROBERTA, Miss Juve
Roberta Tetto è la nostra
miss Juventus per questo
numero. Roberta è biondissima, sembra vichinga, ma
non è proprio cosi: “Sono
siciliana, ho 32 anni e vivo
in un paesino appena fuori
Carmagnola. Lavoro a Torino, faccio la receptionist,
sono single ed ho un unico
hobby, la musica. Canto da
quando ero piccola e sto
cercando di mettere su una
band con altri ragazzi, con
i quali creare musica poprock. Il mio sogno sarebbe
quello di trasformare questo
hobby nel mio lavoro o comunque di riuscire a girare
il mondo con la mia band,
salire su un palco diverso

ogni volta e avere un'agenda
piena di date. So benissimo
che si tratta di una fantasia
molto complicata ma io credo che sognare faccia bene”.
Le chiedo di raccontarmi
com'è nata la sua passione
per la Juve: “Nella mia famiglia nessuno seguiva le partite o era un vero tifoso, ma

da qualche anno a questa
parte ho avuto diversi amici
che ogni settimana seguivano le partite della Juve, così
io un po' per gioco e un po'
per curiosità, ho iniziato ad
unirmi a loro. Mi è bastato
un mesetto, dopo aver capito come funzionasse il gioco
ero già una super tifosa e
ora quando ci sono le partite sono la prima a radunare tutti per andare a fare
il tifo in qualche pub. I miei
preferiti? Marchisio e Buffon,
il primo per la bellezza e il
secondo per la bravura, non
esiste un portiere migliore
del nostro Gigi!!!”
Chiara D'Amico

(Foto Stefano Gnech)

Tomas Rincon,
'orgullo venezolano'
B

ienvenido a “El General” Tomas Rincon
alla Juve, perché Tomas è
il primo venezuelano a vestire la maglia Bianconera,
soprattutto in questi tempi
tragici per la Venezuela, a
me cara. L’arrivo di Rincon
per me assume un significato particolare. Ho vissuto
molti anni in Venezuela e la
porto nel cuore soprattutto in questo periodo tanto
difficile e travagliato per
il Paese ed il suo popolo.
In Venezuela il calcio è un
movimento sportivo molto
giovane, solo da una decina
d’anni si è dato un’organizzazione professionale; i Venezuelani seguono comunque con passione il calcio,
soprattutto quello Europeo.
Discorso diverso per la Nazionale, conosciuta come la
Vinotinto per il colore delle
maglie. La Vinotinto infatti
è un ammortizzatore che
cancella tensioni sociali e
contrapposizioni ideologiche: niente governo o opposizione, quando gioca la
Vinotinto sugli spalti esiste
solo il grande “Orgullo Venezolano”. Tomas arriva
dalla città di San Cristobal,
capitale della Regione di
Tachira, terra di frontiera,
regione di confine con la
Colombia: è terra di uomini
forti, orgogliosi e che lottano fino alla fine per i loro
ideali e diritti; ma è anche
la terra dove, da quando il

Chavismo guida il Paese, il
contrabbando è una delle
attività più praticate. Una
terra di contrasti e di uomini coraggiosi. Tomas Rincon da San Cristobal arriva
a Torino con il suo modo
di interpretare il ruolo di
mediano roccioso, magari
non estremamente talentuoso, uno che ”non si tira
mai indietro”; difficile ve-

derlo fare la giocata “fine”
oppure lasciarsi “scappare”
l’avversario. Perché queste
sono peculiarità che Tomas
ha nel suo dna, espressioni
della sua terra d’origine.
Lui è già un mito per i suoi
connazionali, come lo sono
Rondon o Martinez, perché
il sogno di ogni ragazzo
che tira calci ad un pallone in Venezuela è quello di
poter lasciare il suo Paese,
scappare lontano dalle code
interminabili per comprare
il cibo giornaliero e dalla

delinquenza generata dalla
povertà. Tomas era già un
simbolo quando nel 2010,
dopo un primo anno in prestito, ha lasciato il Tachira
per approdare nella Bundesliga (Amburgo); oggi
che veste la gloriosa maglia Juve Rincon è un eroe,
è “Orgullo Venezolano” al
pari della Vinotinto. Vivere
in Venezuela è difficilissimo, oserei dire devastante,
la gente desidera emigrare
per disperazione: Rincon è
un emigrante privilegiato,
vorrei che lui non lo dimenticasse. Sono consapevole
che è soggetto a pressioni
e difficilmente si esporrà a
esprimere opinioni sul suo
Paese; se lo facesse sarebbe
estromesso dalla Vinotinto
e altre ritorsioni di vario
tipo verrebbero messe in
atto dal Regime nei confronti suoi e dei famigliari
che ancora sono in Venezuela. Però chiedo a Tomas
di non dimenticare che è
“Morocho” e i “Morochos”
non si piegano mai. Per
questo mi piacerebbe vederlo alzare la maglia bianconera e mostrare la scritta
'SOS VENEZUELA': sarebbe
un gesto alla Tevez e questo
me lo farebbe amare ancora di più. Bienvenido Tomas
Rincon de San Cristobal,
Tachira, Venezuela. Bienvenido a Juventus, Orgullo
Venezolano.
Massimo Sottosanti

SSMS - Società Sanitaria di Mutuo Soccorso
Piazza Vittorio Veneto, 12 - 10123 Torino - info@mutuaprivata.com - www.mutuaprivata.com

Per ulteriori informazioni chiama il numero verde


Documenti correlati


Documento PDF juvetoro n 22 anno vi bassa ok
Documento PDF juvetoro n 13 anno vi bassa ok
Documento PDF juvetoro n 18 anno vi bassa ok
Documento PDF juvetoro n 15 anno vi bassa ok
Documento PDF juvetoro n 17 anno vi bassa ok
Documento PDF juvetoro n 16 anno vi bassa ok


Parole chiave correlate