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JUVETORO n. 15 ANNO VI bassa ok .pdf



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GIORNALE DEI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno VI - N. 15 - 5 FEBBRAIO 2017 - Copia omaggio
3 domande a BB

La Partita / Il Punto

Le Interviste

Controcorrente

“Allegri, una rivoluzione
nel gioco apprezzata da
tutti. Calcio spettacolare
e redditizio”

Paulino 'Skywalker' e
l'Impero del Male.
Ma niente 'Give me five'
con il tecnico!

Anastasi e Boninsegna:
“Una vittoria per
ipotecare il 6° scudetto!
Inter, obiettivo 4° posto”

Juve, l'insanabile
rapporto con l'Inter,
musa ispiratrice, nel
2006, di 'Farsopoli'

a pag. 2

a pag. 3 e 6

a pag. 4 e 5

a pag. 7

FOTO ONE+NINE Images

SOLO CALCIO, NIENTE VELENI!

CON JUVE-INTER RIVIVE L'ANTICO DERBY D'ITALIA,
SPERANDO CHE ALLA FINE PREVALGA SOLO LO SPETTACOLO...
JUVENTUS-INTER | DOMENICA 5 FEBBARIO ORE 20.45

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3 domande a... Bruno Bernardi

“Una rivoluzione apprezzata da tutti!”
“Ha stupito la spregiudicatezza di Allegri. Calcio spettacolare ma allo stesso tempo redditizio”

B

runo Bermardi, Juventus-Inter allo Stadium,
l'antico derby d'Italia. Che
partita dobbiamo aspettarci?
La Juve è di nuovo lanciata verso una mini-fuga che,
se consolidata, darebbe ai
campioni la sicurezza di
avere un buon margine di
vantaggio sulle inseguitrici

come era già capitato per
una tranche del girone di
andata. C'è al tempo stesso anche la consapevolezza
di affrontare una partita
non facile e che richiede il
massimo impegno. Credo
che lo spettacolo in campo
non mancherà. Mandzukic
e compagni danno l'impressione di essere avviati
- come dimostrato nelle ultime gare, sia in Coppa Italia che in campionato - verso una condizione di forma
ideale sia dal punto di vista
atletico che tecnico-tattico.
Miglioramenti visibili del
gioco ce ne sono sicuramente stati. Tutto merito
del nuovo modulo messo in
campo da Allegri?
La rivoluzione del tecnico
livornese è stata apprezzata da tutti gli addetti ai
lavori e dai tifosi, non solo
quelli bianconeri. Ha stupi-

to la spregiudicatezza con
la quale Allegri ha disposto
sul campo una fitta griglia
di attaccanti e centrocampisti offensivi capaci anche
di proporsi a sostegno della retroguardia. Disponibili
cioè a sostenere anche il
lavoro di filtro in appoggio
alla difesa. Una Juve spregiudicata che è subito piaciuta ma che non si sofferma a rimirarsi allo specchio
ma cerca invece di essere
pragmatica e concreta, determinata a produrre un
calcio spettacolare e allo
stesso tempo redditizio.
Insomma una mossa che
ha riportato la Juve nella
miglior considerazione da
parte di tutti. Ovviamente
ci sono quelli che hanno
qualche perplessità nella
capacità di avere la stessa
continuità di rendimento di
queste ultime gare. Ma in

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realtà gli scettici rischiano
di commettere un grosso
errore non essendosi resi
ben conto che il gioco voluto da Allegri è capace di
diluire al meglio le energie
andando a rete con una velocità di esecuzione tale da
permettere addirittura di
portarsi in vantaggio di due
gol di scarto subito, all'inizio di gara.
Veniamo all'Inter di Stefano Pioli. Con il nuovo
tecnico i nerazzurri hanno inanellato 7 vittorie
consecutive in campionato
prima di essere eliminati
martedi scorso dalla coppa
Italia.
Nel calcio il pericolo è sempre dietro l'angolo. Contro
la Lazio forse l'Inter pensava di avere a che fare con
una squadra preoccupata
più a difendere che a offendere. Quando si è resa conto

che, invece, i romani erano
ben organizzati per segnare
e poi proteggere il vantaggio era troppo tardi. E i nerazzurri hanno dovuto così
incassare il ko casalingo e
la conseguente eliminazione dalla Coppa Italia, a cui
tenevano parecchio. Quindi
è un Inter che ha ancora bisogno di rifinire il lavoro di
crescita che sta comunque
portando avanti molto bene
Pioli. Un'Inter che contro la
Juve darà tutto e di più per
conquistare punti preziosi in chiave qualificazione
Champions League, in chiave cioè terzo posto. La Juve
dovrà fare particolare attenzione a Icardi, una sorta di 'bestia nera-azzurra'
per Madama, perchè contro i bianconeri l'argentino
segna quasi sempre. Lo sa
bene Buffon, che cercherà
di neutralizzare sia lui che

le altre bocche da fuoco interiste. Dall'altra parte ci
sarà l'altro argentino Higuain, che ha ritrovato il gol
con una certa frequenza e
che si propone per vincere
non solo lo scudetto e qualcosa altro ma anche la classifica cannonieri...
Roberto Grossi

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3

La Partita

Juve–Inter, due mondi
che si confrontano
L

a madre di tutte le partite, signore e signori.
“El clasico” dell'A4. Il derby
d'Italia (fino ad una volta,
oggi propenderemmo per la
sfida col Milan). E chi più ne
ha, più ne metta. In estrema
sintesi, Juventus–Internazionale; come dire due mondi opposti che si affrontano,
che vengono a contatto senza mai penetrarsi, perché
non è dato, causa reciproci
DNA. Da una parte la misurata, oseremmo dire luterana, concretezza della
piemontesità, senza fronzoli, azzardi e salti nel buio;
dall'altra lo strapotere economico dell'imprenditoria
lombarda che non sempre è
coniugata con i risultati sul
campo, tanto da consegnarsi
allo “straniero” con gli occhi
a mandorla, pur di non perdere il primato nella “montagna dei danè”. Due modi
agli antipodi di interpretare
il calcio: una cura maniacale del conseguimento della
vittoria sotto la Mole, con
tutto ciò che ne consegue in
professionalità e stile; una
ricerca dell'idea geniale, al
contrario, del grande nome,
della situazione che alimenta la “bauscità” meneghina,
sotto la madunina. Si potrebbero riempire libri di
economia e di sociologia per
trovare una spiegazione non
banale al materializzarsi di

culture così diverse. Anche
questo è Juventus–Inter.
La Juve approccia il match
saldamente in testa alla
classifica, dopo la vittoriosa
trasferta di Reggio Emilia.
La contemporanea sconfitta
della Roma e lo striminzito
pari del Napoli hanno allargato il gap con le inseguitrici. La giornata appena giocata è seriamente indiziata

che se il filotto di gare vinte
si è interrotto martedi scorso in Coppa Italia. L'Inter è
comunque in serie consecutiva di vittorie da 7 turni di
campionato e la posizione
a ridosso dei posti “Champions” non può dare che
altre motivazioni al gruppo
comandato da Pioli, dopo
una partenza disastrosa. Si
preannunciano duelli albi-

a divenire uno degli snodi
cruciali del campionato. Il
recente cambio di indirizzo
tattico, sgorgato all'improvviso ed immediatamente recepito, sta infondendo nella
squadra una rinnovata convinzione nei propri mezzi ed
una linfa fresca in giocatori
forse ormai stanchi di calarsi costantemente nello stesso logoro copione. La truppa
juventina sta bene dal punto di vista fisico e mentale.
Tutta la settimana ha potuto
essere dedicata alla preparazione del big match. Pure
i nerazzurri attraversano un
momento più che buono, an-

celesti con Higuain e Dybala
opposti ad Icardi, con un ricco contorno di slavi sparsi
nelle due formazioni: da Pjanic e Mandzukic nella Juve a
Perisic e Brozovic nell'Inter.
I Pioli-boys cercano di bissare il successo dell'andata, la
Juve annusa la vendetta davanti al proprio pubblico in
uno stadio che appare sempre più somigliante ad un
fortino inespugnabile. Spalti
largamente esauriti da tempo. Anche questo è Juventus–Inter. La madre di tutte
le partite, signore e signori.
Marco Sanfelici

L'arbitro ai raggi X
RIZZOLI Nicola
Nato a Mirandola (MO) 05/10/1971
Sezione AIA Bologna
Assistenti:
ASS1: Di Fiore Riccardo – Sez. Aosta
ASS2: Manganelli Lorenzo - Sez.Valdarno (AR)
IV°: Barbirati Marco – Sez. Ferrara
ADD1: Orsato Daniele – Sez. Schio (VI)
ADD2: Mazzoleni Paolo Silvio– Sez. Bergamo
Partite dirette in A: 227
Vittorie interne: 102
Pareggi: 69
Vittorie esterne: 56
Rigori: 78
Espulsioni: 66

Precedenti con Juventus: 31
Vittorie: 14
Pareggi: 10
Sconfitte: 7
Precedenti con Inter: 30
Vittorie: 14
Pareggi: 6
Sconfitte: 10
Ha arbitrato Juventus-Inter 3
volte, sempre a Milano, 2 vittorie
Juventus ed una Inter.
Da 5 anni è eletto miglior arbitro
italiano dalla AIC.

(a cura di Ermanno Vittorio)

Centro Pier della Francesca - Corso Svizzera, 185 - 10149 Torino
Tel. 011 0240273 - torinosandonato@ween.it

www.ween.it

4

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L'Intervista: Pietro Anastasi

“Una vittoria per ipotecare il 6° scudetto!”
P

ietro Anastasi, uno
degli
indimenticabili
grandi campioni che hanno
firmato pagine importanti
della storia juventina. Catanese di nascita iniziò la
sua lunga avventura calcistica nella Masiminiana nel
campionato 64/66. Nel successivo torneo fu acquistato dall’ingegner Giovanni
Borghi imprenditore e fondatore della nota Ignis per
farlo giocare nel suo Varese
dove disputò due splendide
stagioni prima di rispondere alla chiamata della Juventus. In bianconero giocò
8 stagioni vincendo tanto
e diventando il simbolo di
rivalsa per i molti emigrati
che lavoravano nella FIAT,
la più grande azienda automobilistica italiana.
Pietro, il nuovo modulo sta
incuriosendo e divertendo
tutti, secondo il tuo parere sono questi i giocatori
adatti a questa tipologia di

gioco?
Credo che questo sia un modulo che sicuramente coinvolge tutta la squadra. I tre
reparti difesa-centrocampo
e attacco si amalgamano
tra di loro e tutti contribuiscono alla fase difensiva
alla bisogna ed è questa la
nota che fa la differenza. In
3 partite giocate con questo modulo (Lazio-MilanSassuolo) ci sono state le
risposte che l’allenatore
chiedeva. Contro il Sassuolo
ho notato che il gruppo era
coeso ed affiatato e si ritrovavano tutti. Ho visto tornare in difesa Mandzukic,
Cuadrado e specialmente
Higuain e questa la dice
lunga come questi giocatori
con note caratteristiche offensive sappiano mettersi a
disposizione della squadra.
Si è chiuso il mercato e con
esso abbiamo visto che la
Juventus non ha fatto gli
acquisti che tutti pensava-

no. Storicamente la Juve i
suoi colpi importanti li fa
sempre nella sessione estiva, magari nella sessione
invernale pianifica gli acquisti futuri...
La Juventus non aveva bisogno di operare perché
di giocatori ne ha davvero
tanti e tra l’altro tutti di
qualità. Tuttavia avere la
possibilità di possedere un
parco atleti così ricco rappresenta una cosa importante specie ai fini di una
panchina su cui attingere
al momento giusto.C’è Hernandes che con ogni probabilità dovrebbe lasciare la
Juventus ma di questo già
se ne parlava nelle sessione estiva. La Juve per ora
è forte così ed offre ampie
garanzie.
Pietro, ultima domanda è
d’obbligo farla sulla partitissima che nel serale
di domenica allo Stadium
vedrà di scena il derby

d’Italia. Questa volta però
con un sapore particolare
viste le ultime prestazioni
di un’Inter in evidente crescendo...
Sarà una partita che sicuramente affascinerà tutti. Juventus Inter è per il calcio
italiano sempre una classica di prestigio, fa parte
della storia del campionato.
Credo che il risultato per
ovvie ragioni penderà a favore della Juve che in caso
di vittoria e con il recupero
della gara di campionato
contro il Crotone potrebbe
sicuramente ipotecare il
suo sesto titolo. Anche se
nel campionato, aldilà dei
valori delle singole avversarie, nulla è dato mai per
scontato...
Marco Venditti

(Pietro Anastasi premiato allo
Stadio Comunale ai tempi in
cui vestiva la maglia della
Juventus)

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5

L'Intervista: Roberto Boninsegna

“Allegri vuole sfruttare l'enorme potenziale offensivo”

S

ette campionati da protagonista con la maglia
dell’Inter, con uno scudetto
e due titoli di capocannoniere vinti, prima di passare, nell’estate del 1976, alla
corte della Juventus, dove
si è fermato per tre stagioni e ha potuto arricchire il
proprio palmares con altri
due scudetti, una Coppa
Italia e la Coppa Uefa del
1977, il primo trofeo internazionale conquistato dalla

Vecchia Signora. Questo il
palmares da giocatore di
Roberto Boninsegna, per i
tifosi “Bonimba”, vicecampione del mondo ai Mondiali di Messico ’70.
Roberto Boninsegna, dopo
nove vittorie consecutive,
sconfitta con la Lazio in
Coppa Italia a parte, l’Inter arriva allo Juventus
Stadium per giocarsi il
derby d’Italia. Che partita
si aspetta di vedere domenica?
Non nascondo che sarà
una partita molto difficile
soprattutto per l’Inter. Nel
proprio stadio la Juve ha
dimostrato di essere quasi invincibile, anche se per
affrontare al meglio l’impegno contro la squadra di
Allegri Pioli ha lasciato riposare alcuni titolari nella
sfida di Coppa Italia con la
Lazio, che ha passato il turno meritatamente.
Nell’ultimo turno di cam-

pionato i passi falsi di
Roma e Napoli hanno favorito la squadra di Allegri.
Lei ritiene ancora possibile che lo scudetto possa
finire lontano da Torino?
Con quattro punti e una
partita da giocare in più
non mi sembra che ci sia
un’alternativa alla Juve.
Sulla carta la rivale dei
bianconeri potrebbe essere
proprio l’Inter, ma purtroppo i nerazzurri sono troppo
lontani dalla vetta e potranno al massimo tentare di
inserirsi nella lotta per un
posto in Champions, anche
se penso che l’Europa League sia l’obiettivo più alla
portata della formazione di
Pioli.
A proposito di Pioli, si
aspettava che il nuovo tecnico riuscisse a dare un
cambio di rotta così importante alla squadra nerazzurra, dopo il difficile
inizio sotto la gestione di

De Boer?
Pioli è riuscito a dare
un’identità all’Inter, cosa
che sia Mancini che De
Boer non erano riusciti a
fare, visto che entrambi
cambiavano continuamente
la formazione. Il maggior
merito di Pioli è di aver
dato stabilità alla squadra,
che ora appare più solida
a centrocampo anche grazie al buon inserimento da
parte di Gagliardini. Per
essere ancora più competitiva all’Inter servirebbe un
po’ di qualità in più sugli
esterni.
A proposito di moduli e
schemi, la convince il modulo offensivo adottato ultimamente da Allegri?
A Firenze la Juve aveva giocato e perso con là davanti i
soli Higuain e Dybala e questo deve aver spinto Allegri
a trovare delle nuove soluzioni per cercare di sfruttare al massimo l’enorme po-

tenziale di cui la Juventus
può disporre nel reparto offensivo. Finora il nuovo modulo ha funzionato, grazie
anche al grande sacrificio
fatto soprattutto da Mandzukic. Penso che Allegri
proverà a proporlo anche in
Champions League, soprattutto in casa.
Da ex attaccante, chi prenderebbe fra Icardi e Higuain?
Nella nazionale argentina

Icardi è considerato il terzo
attaccante. Ma lui e Dybala rappresentano il futuro
dell’Argentina.
Può fare un pronostico per
Juve-Inter?
Sulla carta è una partita da
tripla, come si conviene a
un derby d’Italia. Tuttavia,
se dovessi giocare la schedina metterei 1X.
Giovanni Rolle
(Nelle foto Roberto Boninsegna
in maglia Juve)

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Il Punto

Nuova Juve, Paulino 'Skywalker' e l'Impero del Male
C

'era una “svolta”... Così
inizia la favola di questa Juve che da tre partite
abbacina per volume di gioco, padronanza dello stesso
e in cui le individualità, al
servizio del collettivo, dispiegano la loro arte prestipedatoria nel pieno rispetto dei doni di Eupalla, per
coagularsi in un'armoniosa espressione di squadra
dall'identità ben definita.
La schiusa della crisalide
ha liberato una bellissima
farfalla bianconera, giocosa, ma non “farfallona”, le
cui acrobazie aeree, pur ad
alta valenza creativa, si dipanano attraverso tracciati
non casuali che la conducono in prossimità del polline
con disinvoltura talmente
eccessiva, da trascurarne
talvolta la suzione; un vezzo innocente per l'italico
giardinetto, del tutto privo

di entomologi e/o predatori, ma da non assurgere
a vizio quando il richiamo
delle praterie continentali
diventerà ineludibile. Fuor
di metafora, la rivoluzione
copernicana seguita alla
disfatta di Firenze ha generato una versione di NotreDame des Étoiles talmente
accattivante e convincente
che persino i cortigiani più
efferati si sono resi conto di
quanto, a dispetto dell'efficacia, fosse mediocre quella
precedente. Questa inversione di tendenza, che solo
gli appassionati più ingenui
possono accreditare completamente alle capacità
taumaturgiche di “Mago
Zerbino”, conferma e attesta quanto la critica meno
compiacente
profferisce
dall'estate: l'inesistenza di
un reparto mediano accettabile e la necessità di im-

plementare la propositività
del complesso ricorrendo
alla ridondante qualità del
parco attaccanti. La disponibilità di questi ultimi a
svolgere anche parte del lavoro sporco, coniugata alla
consapevolezza di riuscire
a valorizzare al meglio le
loro non comuni peculiarità (l'intesa tra simili sorge
sempre abbastanza spontaneamente), ha reso possibile che, poco paradossalmente, la creatura sorta
dalle ceneri Medicee rischi
pochissimo pur offendendo
di più e meglio, indossando
peraltro un abito finalmente “à la page” anche per le
serate di gala. Semplice,
no? Se il centrocampo non
ce l'hai, ne fai a meno! Tuttavia, il dispendio energetico richiesto ai guastatori da
questa modulazione è così
elevato da renderne sconsi-

gliabile l'utilizzo sistematico e, all'uopo, è ragionevole
quanto auspicabile supporre che verrà alternata con
la variante detta ad “albero di Natale”; efficacissima
anch'essa se si scelgono le
“palle” giuste.
Anche perché, va detto,
l'assetto a trazione anterio-

re consta purtroppo di pochissime vere alternative:
il “predestinato”, con eventualmente il giovanissimo
Moise Kean, per il pacchetto avanzato e il “flavo” di
Andezeno per una terra di
mezzo che, a eccezione di
Pjanic e Khedira, annovera
solo badilanti; troppo poco
per ipotizzarne l'impiego
ovunque e al cospetto di
chiunque. Ciononostante,
l'urgenza attuale è un'altra: la “Morte Nera-zzurra”,
espressione di un Impero
del Male che dal 1908 ammorba il pianeta palla è attesa fra le sacre mure dello
J.S., ove si presenterà con
sbandierate velleità di oscurare la luce più abbagliante
del panorama peninsulare.
I cavalieri Jedi della Regina
di sempre, custodi di verità
e giustizia, rinfrancati da
una settimana scevra d'al-

tre incombenze, sono chiamati a riaffermare, per loro
stessi e per il loro popolo,
l'insopprimibile potere del
lato luminoso della forza
e, a tale riguardo, il più atteso tra essi sarà senz'altro il “chiacchierato” della
settimana: Paulino Dybala.
Molto dipenderà da quanto
sarà sgombra la sua mente
e quieto lo spirito; non v'è
altri Skywalker all'infuori di
lui. Poiché nell'ambito della
sempiterna lotta fra verità
e menzogna, lo scontro imminente non è riducibile a
mero episodio, giacché questa è “La Partita”, s'impone
il ricorso all'unico augurio
possibile, quello reso celebre da Jan Solo e che ben
si attaglia anche alla Signora acchiappascudi: “Che la
Forza sia con te!”. Augh.
Ezio Maletto

Allegri e Dybala: niente 'Give me five'!
D

omenica a Reggio Emilia abbiamo assistito ad
un siparietto poco “carino”,
nel momento in cui Allegri
ha deciso di sostituire Dybala con Pjaca: uscendo dal
campo, Dybala dà il cinque
al compagno e poi scansa
la mano portagli da Allegri.
Cose che capitano, infatti
Allegri ha subito gettato acqua sul fuoco. Tutto bene, in
linea con lo show mediatico
che gira attorno al calcio;
ma sono proprio così idilliaci i rapporti tra i due? La
domanda nasce soprattutto
per lo sfogo di Allegri postDoha, dove il livornese ave-

va “criticato” proprio Dybala per gli errori fatti, che
avrebbero cambiato l’esito
della partita. Dal canto suo
Dybala, a causa dell’infortunio che l’ha tenuto lontano dai campi per un lungo
periodo, sta cercando di
riprendersi il ruolo di protagonista che gli compete.
Le scelte di Allegri, dal suo
arrivo alla Juve, hanno portato Dybala a giocare più
trequartista che seconda
punta; il ragazzo si sacrifica per poi impostare le ripartenze, lavoro necessario
ed importante, ma quanto
realmente gradito al talen-

to argentino? L’arrivo di
Higuain aveva generato in
Dybala la speranza di giocare seconda punta vedendo crescere le possibilità

di andare in goal, per entrambi. Gli schemi di Allegri, fino ad ora, non hanno
soddisfatto le aspettative di
Dybala. Ora che Allegri ha

deciso di provare il 4-2-3-1,
schema innovativo ma che
gli permette di non escludere dall’undici titolare
Mandzukic, è logico pensare che le attese di Dybala
siano aumentate, quindi la
delusione della sostituzione
di domenica ci sta tutta. Pur
non volendo credere che il
feeling tra Dybala e Allegri
sia scemato, ci sono ragioni per le quali il tecnico è
orientato a prendere alcune
decisioni. Gli equilibri degli
spogliatoi sono complicati
e in quello bianconero, in
questa stagione, si sono modificati con i nuovi arrivi e

la necessità di operare scelte tattiche diverse dal collaudato 3-5-2. Si è aperta
una specie di divisione tra
i giocatori, soprattutto nella BBC, il “muro” difensivo
che non riesce più ad esprimersi ai massimi livelli; e
il passaggio obbligato alla
difesa a 4, più funzionale
per centrocampisti e attaccanti, ha complicato le cose.
Quindi prendiamo lo sfogo
di Dybala per quello che è,
però non facciamo gli struzzi per non voler cogliere un
malessere che questo gesto
evidenzia.
Massimo Sottosanti

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ControCorrente

Dal fascino del derby d'Italia ai veleni di calciopoli
L’insanabile rapporto con l’Inter, musa ispiratrice dell’operazione che condusse alla revoca di due scudetti e alla B
di ENRICO HEIMAN

L

o chiamavano (e qualcuno ancora lo chiama)
il derby d’Italia. Slogan fascinoso ideato da Gianni
Brera, il grande maestro,
all’inizio degli Anni '70.
Per il semplice motivo che
Juventus-Inter era la sfida tra le squadre italiane
di maggior partecipazione
popolare. Le più amate, le
più discusse, le più ricche,
prima che all’orizzonte
spuntasse la figura di Silvio
Berlusconi che a metà degli
Anni '80, a colpi di decine di
miliardi (delle vecchie lire),
trasformò il Milan nel club
più ambizioso d’Europa.
Brera, di cuore e simpatie
nerazzurre, definì l’Inter la
“beneamata”. Appellativo
letterario d’ispirazione gozzaniana. L’avvocato Agnelli
non s’impegnò mai in analoghe ricerche. Gli bastava
che la Juve vincesse, attraendo sempre nuove schiere di tifosi da ogni parte
d’Italia. Soprattutto dal sud
che nel dopoguerra, per un
quarto di secolo, fornì braccia e sacrifici che contribuirono in modo rilevante allo
sviluppo del colosso Fiat.
Roba d’altri tempi. Sullo
slancio della grande Inter
del mago Herrera, dominatrice in Italia e in Europa
nel periodo centrale degli
Anni '60, la rivalità con la
Juve assume contorni e dimensioni eccezionali. Era
già sentitissima negli Anni
'50, quando il nostro calcio
era forse un po’ meno ricco
ma sicuramente più genuino. Ricordo un Juve-Inter
del novembre 1953, al vecchio Comunale strapieno,
finito 2 a 2. Con vantaggio
nerazzurro immediato di
Skoglund, raddoppio al 24'
di Nyers, accorcia Boniperti e nella ripresa pareggia John Hansen. Grande
partita. Ero un ragazzotto,
sistemato nei distinti centrali, cioè nella gradinata

di fronte alla tribuna. Moltissimi tifosi milanesi e lombardi, non tutti dell’Inter. I
brianzoli tifavano Juve. Ma
in clima di assoluto rispetto. Atteggiamento ormai in
disuso. È cambiato il contesto sociale. Odi e livori
pervadono vasti strati della nostra società. Le curve
degli stadi sono diventate
una specie di terra di nessuno, dove vige ogni tipo
di violenza. E adesso (ma
non da oggi) pare si siano
infiltrare anche le mafie.
Storie di ricatti, biglietti e
trasferte omaggio. I club
sono costretti ad “abbozzare” per evitare incidenti e
squalifiche. Così, specie nelle gare importanti, i biglietti in dotazione ai capi-tifosi
vengono rivenduti a prezzi
da strozzinaggio. I profitti
finiscono nelle mani delle cosche. Su questi e altri
aspetti poco chiari indaga
la magistratura. Chiamata
in causa anche la Juventus
(anche se nessun tesserato
bianconero risulta imputato): raramente i giudici
ne azzeccano una giusta.
In parte per preconcetti, in
parte perché non conoscono la materia. Ma torniamo
all’attualità. A tempi più
recenti che riflettono lacerazioni difficili da dimenticare. Ovvio il riferimento a
Calciopoli che dal 2006 in
poi ha scavato un abisso tra
Juventus e Inter. Una voragine che difficilmente potrà
essere rimarginata. Fin da
quando emergono i primi
elementi d’inchiesta che riguardano Luciano Moggi, i
rapporti con gli arbitri non
solo della Juventus ma anche di altri club, tipo Milan,
Lazio, Fiorentina e poco
dopo anche l’Inter, si capisce subito quale sia la regia dell’intera manovra. La
musa (la dea) ispiratrice di
quella specie di inquisizione
che verrà chiamata Calciopoli si annida nei cosiddetti
poteri forti che fiancheggiano l’Inter. In proposito
c‘è un episodio considerato
erroneamente marginale.
All’inizio di marzo 2006,

mentre la Juve di Capello veleggia in testa alla
classifica avviandosi verso l’ennesimo scudetto, ad
Appiano Gentile il tecnico
nerazzurro Roberto Mancini, un bel mattino, dopo
l’allenamento, se ne esce
con una frase sibillina: “Tra
pochi mesi verranno fuori
fatti che sconvolgeranno il
campionato e l’intero calcio
italiano”. Sillaba più, sillaba
meno, queste le sue parole. Come faceva a saperlo?
Le aveva sentite dire nella
società per cui lavorava.
Cioè in seno all’Inter. E ha
la spudoratezza di riferirlo
in pubblico, non potendo
ancora immaginare quali
saranno gli sviluppi. Il giorno dopo la Gazzetta dello
Sport, maggior quotidiano
sportivo italiano nel quale ho militato per quasi 11
anni ed ha sempre mantenuto un piglio ministeriale,
pubblica accanto ai servizi
sull’Inter un incorniciatino
a una colonna con la frase
di Mancini. Ovviamente riferita dal giornalista di tur-

no. Senza commenti, a puro
titolo cronistico. Del resto
non esistevano elementi
per suffragare ipotesi. Sarebbe stato come annunciare un terremoto tre mesi
prima. Con tutto il rispetto
per chi, in tempi attuali, si è
vista stravolgere o ha perso
la vita a causa di autentici
terremoti. Il nostro Appennino centrale è semidistrutto, per non pensare ai 29
morti a causa della valanga
che ha travolto l’hotel Rigopiano. E alle sei vittime
nell’incidente dell’elicottero
precipitano sulla montagna
di Campofelice. Due terribili sciagure alle pendici del
Gran Sasso. Tutto ciò dimostra che l’intera operazione
di Calciopoli viene preparata, sulla base di fatti e situazioni artificiosamente interpretati, per porre fine alla
supremazia della Juventus.
Perché 4 scudetti in 5 anni,
(2002,2003,2005,2006)
erano troppi. Senza contare
tutti quelli del secolo precedente. Non erano tollerabili
soprattutto dall’Inter, che

non vinceva un campionato
dal 1989 (con Trapattoni).
E allora bisognava trovare il modo per bloccare il
motore bianconero. Con le
buone o con le cattive. Il
cosiddetto sistema Moggi,
che prevedeva una forma di
collaborazione arbitrale inseguita e perseguita anche
dagli altri club, viene eretto
a scandalo. Anche se non
contiene nulla di scandaloso. Ma la giustizia sportiva
lo dichiara illecito. Con processi e controprocessi, cui si
aggiunge la giustizia ordinaria. Con tutto quello che
sappiamo. E di cui conosciamo l’origine. Che alla Juve
costano 2 scudetti revocati
e la retrocessione in B. Ol-

rivolgevano tutti a lui per
togliersi dalle grane o per
salvarsi. Eloquenti i casi di
Fiorentina, Lazio e Cagliari.
Qualche risultato sarà stato
pure pilotato, ma non per
volontà di Moggi. Con i designatori Bergamo e Pairetto
pronti a offrire i loro buoni uffici. La polizia andava
a riceverlo all’aeroporto in
cambio di qualche biglietto
di tribuna. Gli telefonavano
persino i politici. Sembrava
l’uomo più potente d’Italia.
Poi sappiamo che ha pagato per tutti. Ecco perché tra
Juventus e Inter non potrà
più scoppiare la pace. Al
massimo si potrà parlare
di armistizio, come avviene
negli ultimi anni. Si gioca

tre alla solenne porcheria
di assegnarne uno all’Inter,
per la stagione 2004-2005,
conclusa al 3° posto con 15
punti di distacco. L’unico
neo, che si può attribuire a
Moggi, è che all’epoca si è
trovato a gestire un potere
troppo vasto per un direttore sportivo. Anche se d.g.
di un club come la Juve. Si

regolarmente in campionato. O se capita in altre competizioni. Ma quell’inossidabile vizio d’origine,
datato 2006, non verrà mai
rimosso.
(Qui sopra
Roberto Mancini;
in alto l'ex direttore generale
della Juventus, Luciano Moggi)

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Tutte le informazioni commerciali
riportate su questo inserto
potrebbero non essere
più attuali in quanto
trattasi di ristampa
del nostro archivio storico.

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Squadra ospite

Inter, sono vera gloria le sette vittorie consecutive?
Pioli ha sistemato la squadra e i neroazzurri viaggiano forte. Ma l'esame di laurea è allo Stadium...



Non è ciò che facciamo di
tanto in tanto che conta,
ma le nostre azioni costanti”.
In questo aforisma di Tony
Robbins, attore e saggista
statunitense, è contenuta la
chiave per leggere il futuro
prossimo dell’Inter, reduce
da 7 vittorie consecutive in
campionato, ma anche dal
primo vero scivolone della
gestione Pioli: l’eliminazione
dalla Coppa Italia ad opera della Lazio. Negli ultimi
anni, infatti, la squadra nerazzurra era già riuscita a
centrare “di tanto in tanto”

collezionato una serie di 10
successi di fila tra campionato e coppe, con la celebre
vittoria allo Juventus Stadium, che è passata alla storia come la prima sconfitta
della Juve nella sua nuova
casa. Di fronte a questi e ad
altri esempi che si potrebbero citare, l’Inter di Pioli
è chiamata quindi a dimostrare che la sua continuità
di risultati non è frutto di
un singolo periodo di forma
particolarmente fortunato,
ma che, al contrario, le vituna serie importante di vittorie consecutive, a cui, tuttavia, avevano fatto seguito
prestazioni di tutt’altro tenore, sconfitte imbarazzanti
e crolli in classifica. L’Inter
di Ranieri, ad esempio, nella stagione 2011/2012 dopo
aver vinto 7 partite consecutive, tra cui il Derby col
Milan, crollò completamente, finendo il campionato al
6° posto. Un destino simile
toccò anche all’Inter di Stramaccioni nell’anno successivo, che arrivò addirittura
nona in classifica, dopo aver

torie resteranno “un’azione
costante” all’interno di tutta
la stagione nerazzurra. Queste risposte dovranno arrivare soprattutto in almeno
2 delle prossime 3 partite,
contro Empoli e Bologna, avversari che sono certamente
alla portata del Biscione. Ma
già oggi, contro la squadra
più forte del campionato,
ci si aspetta dall’Inter una
grande reazione, in segui-

to alla sconfitta di martedì
sera con la Lazio a San Siro,
e una prestazione che confermi la crescita globale della squadra. A partire dalla
difesa dove l’Inter ha ritrovato nella coppia MirandaMurillo una parte di quelle
certezze che i due giocatori
sudamericani avevano assicurato nella prima parte
della scorsa stagione. Sotto
la gestione di Pioli infatti,
la retroguardia è tornata
ad essere una delle difese
meno battute del campionato, assumendo un ruolo
importante nelle recenti vittorie: è fondamentale quindi
per l’Inter mantenere inviolata la porta ben difesa
da Handanovic ed evitare
quella fase difensiva blanda e allegra che in diverse
occasioni è tornata in scena
negli ultimi campionati. Sulle fasce laterali D’ambrosio
e Ansaldi rimangono modesti ma le certezze sono i
due esterni di centrocampo,
Candreva e Perisic, giocatori
decisivi per questa squadra.
L’elevato numero di cross e
le giocate di qualità offerte
dell’ex Lazio e Juve (maggior assistman neroazzurro)
hanno permesso a Pioli di
sfruttare al massimo le doti
in area di rigore di Icardi e
quelle di inserimento sul secondo palo di Perisic. Il croato assicura anche corsa,
ripieghi difensivi e fisicità,
fondamentali per l’equilibrio della squadra. In mezzo

al campo, accanto all’altro
croato, il talentuoso Brozovic, giocherà Gagliardini,
insostituibile da quando è
arrivato dall’Atalanta a inizio gennaio. La punta, ovviamente, sarà Icardi, capocannoniere del campionato
insieme a Higuain e Dzeko
e autore di ben 7 gol in 8

partite alla Juve, dietro al
quale agirà, nella posizione
di trequartista, Joao Mario,
in netta ripresa nell’ultimo
periodo.
Alessandro Casali
(Dall'alto in senso orario:
Icardi, Pioli e Kondogbia, Joao
Mario, Handanovic)

Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

Direttore Responsabile
Roberto Grossi - rogro@inwind.it
Hanno collaborato
Bruno Bernardi,
Alessandro Casali,
Antonio Catapano,
Ilenia Dell'Aquila,
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Enrico Heiman,
Paolo Rachetto,
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Massimo Sottosanti,
Alessandro Vaccaneo,
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Ermanno Vittorio
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CHIUSO IN REDAZIONE ALLE ORE 17 DI GIOVEDÌ 2 FEBBRAIO 2017

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Farsopoli

Dal 2006 tra calcio e tribunali: il caso Telecom-Vieri...
P

er Brera era il derby
d’Italia. Ora nemmeno
quello, poiché il Milan ha
più scudetti dell’Inter. Per
noi che nell’estate del 2006
ci siamo scoperti figli di un
Dio minore è diventata, da
allora, la partita che non si
può perdere. La fiera dei
muscoli. Il “ti aspetto fuori
da quell’aula di Tribunale e
vediamo chi è il più forte”.
Un conto che non si potrà
mai pareggiare su cui pesa
come piombo uno scudetto di cartone e come il più
amaro dei rimpianti quella
discesa agli inferi della serie B: mai più emendabile. Indelebile. Il rettangolo
verde ha perso un po’ del
suo profumo per noi e nelle

narici rimane l’odore della
carte polverose e degli uffici in cui si sono affastellate, per dieci lunghi anni.
Tuttavia, sulla Prescrittese
si può sempre contare per
qualche momento di ilare
leggerezza. E si perché, diciamolo, un po’ ci siamo divertiti a immaginare un’occhiuta Inter che ficcava il
naso nella faccende private,
e poi neppure tanto, del suo
bomber. Ma veramente non
gli punse mai vaghezza a
nessuno negli uffici di corso
Vittorio Emanuele di scendere in edicola e comprarsi
Novella 2000? C’era proprio bisogno di scomodare
gli ex professionisti dell’intelligence? Evidentemente

nella sede nerazzurra la
risposta fu: si! Che il calcio
ormai sia un’azienda sulla
quale pesano e riverberano
enormi interessi economici
è persino pleonastico sottolinearlo, ma da quelle parti

Scudetto obiettivo n° 1:
occorre entrare nella leggenda!

I

l popolo gobbo è vario
da sempre, soprattutto
quando si parla di obiettivi
stagionali. Come al bar. C’è
chi vuole un caffè lungo in
tazza grande, chi vuole un
cappuccino freddo in tazza
piccola, chi vuole una cioccolata tiepida decaffeinata
in tazza media e piattino
piccolo, chi vuole tutto il
bar, chi vuole solo la bella
cameriera, ecc. Però questa
precisa stagione è diversa da tutte le altre. E così,
dando come presupposto
assodato che per qualunque Juventino sarebbe bello vincere tutto, se si trattasse invece di scegliere
uno solo tra i trofei delle
diverse competizioni, per
scegliere quello irrinunciabile, la divisione tra i tifosi
sarebbe comunque palpabile. La Coppa Italia, da
sola, ovviamente non soddisferebbe quasi nessuno. Si
tratterebbe però comunque
di un grande record, perché nessuno ha mai vinto
3 Coppe Italiche di fila. E
inoltre sarebbe il 12° trofeo
per la Juventus in questa

specifica competizione, record assoluto anche questo.
Ma sappiamo benissimo
che, viste le ambizioni della
squadra, come trofeo andrebbe accoppiato ad altro
più prestigioso, per poter
dare adeguata soddisfazione. La Champions League
è una maledizione, lo sappiamo. Tante finali perse,
quindi per molti tifosi resta
l’obiettivo primario. Alzare quel trofeo, finalmente,
sarebbe di grande importanza per forza di cose.
Per conto nostro però, se
dobbiamo scegliere proprio
uno solo dei trofei, scegliamo lo scudetto. Parto dal
presupposto che la Champions, maledizioni comprese nel prezzo, è anche un
fatto di casualità, fortuna,
ecc. Sappiamo bene che è
un torneo dove, per quanto forte una squadra possa
essere, da un certo punto in
poi gli avversari molto ostici sono parecchi. Ora, ben
venga vincere un torneo
del genere, ma ci sentiamo
di dire che la vittoria sarà
sempre complicata. E poi,

ci si può sempre pensare
l’anno prossimo. Lo scudetto di questa specifica stagione (del tutto eventuale
per ora), sarebbe invece un
risultato storico irripetibile. Mai nessuno ha vinto 6
scudetti di fila, e se per caso
la Juve non riuscisse a centrare l’obbiettivo, dovrebbe
vincere nuovamente altri 5
scudetti di fila per potere
usufruire ancora una volta
di un’occasione così. E con
tutto il rispetto per la Juve
attuale,
progettualmente
parlando, avanti alle altre
di parecchio, sarebbe comunque una cavalcata molto difficile da poter ripetere
in scioltezza. Quindi non abbiamo dubbi: lo scudetto è
praticamente obbligatorio.
E a questo, ci farebbe molto
piacere se si riuscisse ad affiancare anche la tanto vituperata Coppa Italia. Sono
entrambi tornei alla nostra
portata, dove ci sono buone
possibilità, e dove si potrebbero anche portare a casa
grossi record praticamente ineguagliabili per qualche decennio da chiunque.
Lo scudetto prima di tutto,
e a seguire tutto il resto, se
si può. Ma so che molti lettori non saranno d’accordo
con noi. Of course. Non è
un problema. Del resto le
opinioni, come i sogni, sono
sempre legittimamente e fisiologicamente un fatto del
tutto personale.
Antonio Catapano
'Crazeology'

devono avere un po’ equivocato sulla questione dei
segreti industriali, a meno
che tale non fosse ai loro
occhi la ricetta del cocktail
preferito di Bobo Vieri o chi
tra lui e la Satta portasse
fuori la spazzatura la sera
(questione, questa sì, che
soprattutto in inverno poteva avere delle serie ricadute sulla salute e dunque sulle prestazioni del bomber).
Comunque pure alla Procura del capoluogo lombardo
la questione non deve aver
fatto tanto sorridere e infatti nel settembre 2012 il
Tribunale di Milano pensò

bene di condannare l’Internazionale F.C. e la Telecom,
in solido tra loro a pagare
a Vieri la bella sommetta di
1.000.000,00 di euro liquidata equitativamente dal
Giudice, il quale ricorse a
questo strumento a lui consentito per dare un valore
alla sofferenza patita dal
bomber nel sapersi violata
la sua sfera privata. I due
convenuti, lungi dal mostrare la signorilità del signor
Bonaventura staccarono sì
il congruo assegno ma, con
l’altra mano firmarono gli
atti di appello. E così nel luglio 2015 la Corte D’Appello
precisò senza mezzi termini
che “… senza dubbio le condotte di cui le società (Inter
e Telecom n.d.r.) — per tutto quanto innanzi illustrato
— sono responsabili appaiono particolarmente riprovevoli per il loro carattere
subdolo e sleale.”, tuttavia
ridimensiono grandemente
il valore, per cosi dire, dato
alla sofferenza patita dal
bomber e tra le motivazioni
che la indussero a farlo, alcune ancora oggi sono fonte

di una certa soddisfazione
per noi fans della Vecchia
Signora. Non certo quelle
più strettamente giuridiche che stigmatizzarono il
comportamento del Giudice
di prime cure laddove, nel
quantificare il valore del risarcimento del danno, non
si era mantenuto dei limiti
di una “uniformità pecuniaria” cui deve ispirarsi
il ricorso allo strumento
dell’equità, il quale se no,
va da sé, di equo conserva
poco. Ma leggere in quella
stessa sentenza, ancorché
alla fine si traducesse in
un’attenuante per il portafoglio dell’Inter, che “i
giornalisti erano piuttosto
orientati a porre in cattiva
luce e criticare chi si era affidato a mezzi illeciti, a evidenziarne la scarsa serietà
e la condotta sleale…”. Beh
questo, con buona pace
dell’ex attaccante nerazzurro, per me non ha prezzo. Scarsa serietà e condotta sleale! E stiamo parlando
di intercettazioni! Ad ognuno trarre le sue conclusioni.
Alessandro Vaccaneo

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Febbraio Juve

La 500 volta di Scirea in maglia Juve
a

11 febbraio 1925
Amichevole al campo Juventus tra bianconeri e
svizzeri del Lugano; freddo
e nebbia fitta avvolgono giocatori e pubblico. Il match
termina 2-2 (gol bianconeri
di Rosetta e Ferrero e rigore sbagliato da Giriodi). La
formazione Juve: Combi,
Gianfardoni, Novo, Bigatto, Giriodi, Barale, Grabbi,
Rosetta, Ferrero, Munerati,
Gambino.

2 febbraio 1922
Esordio in Campionato e
nella Juventus per il portiere Giampiero Combi (19
anni), la partita è U.S. Milanese-Juventus (2-0) disputata a Milano
3 febbraio 1996
È ufficializzato che a partire da domenica 11 Febbraio sui campi di calcio
sarà esposto a mezzo del 4°
uomo il tempo di recupero
sia per la prima frazione
di gioco sia per la seconda. D’ora in avanti non ci
saranno più misteri: giocatori, allenatori e pubblico
sapranno in tempo reale i
minuti di recupero.
4 febbraio 1984
La nazionale affronta in
amichevole a Roma il Messico, sonante 5-0 con tripletta dello juventino Paolo
Rossi che dopo la fantastica
tripletta al Brasile nel mon-

diale 1982 si ripete centrando in una sola partita 3 reti.
5 febbraio 1997
La magica atmosfera della “Favorita” di Palermo
esalta la Juventus che già

all’andata aveva surclassato il Paris Saint Germain
(6-1) nella finale della Supercoppa Europea. La partita è ancora in mano ai
bianconeri che s’impongono 3-1 con i gol di Del Piero
(2) e Vieri.
6 febbraio 1972
La Juventus regola al Comunale il Verona (4-0), due
gol per tempo, nella prima
frazione gol di Novellini ed
Anastasi, nella ripresa doppietta di Capello
7 febbraio 1999
La Juve perde in casa 4-2
contro il Parma e Marcello Lippi lascia la panchina
bianconera dopo 3 scudetti,
1 Coppa Campioni, 1 Intercontinentale, 1 Supercoppa
europea, 2 Supercoppe italiane e 1 Coppa Italia. Dopo
l'amara parentesi con l'Inter (4° posto nel 1999-2000
e dimissioni dopo la prima

giornata 2000-01), Lippi
torna a Torino dal 2001 al
2004 vincendo altri 2 scudetti e 2 Supercoppe italiane.
8 febbraio 1914
La Juve al Campo di Corso
Sebastopoli travolge il malcapitato Como (9-0): bomber di giornata Bona autore
di 5 segnature di cui una su
rigore; completano la goleada Dalmazzo (2) e Boglietti
(2)
9 febbraio1986
Atalanta-Juventus
0-0:
500ª volta di Gaetano Scirea con la maglia Juventus.
Una vita. 500 tra campionato, Coppa Italia e coppe
internazionali. 500, e proprio a Bergamo, dove tutto
è cominciato nel 1972, con
l’esordio in A (CagliariAtalanta 0-0). Le parole
che quel giorno dice Boniperti spiegano bene chi era

Scirea: «Un esempio per
chiunque ami il calcio e per
i giovani che si avvicinano
a questo sport». Per Gaetano quello è il terzultimo
campionato in bianconero.
Ha 33 anni, ha vinto tutto: in primavera vincerà il
7° scudetto. Si ritirerà alla
fine della stagione 1987/88,
l’anno successivo sarà il più
stretto collaboratore di Zoff,
allora tecnico bianconero. È
morto il 3 settembre 1989,

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Febbraio Juve

Chiusano eletto presidente, Sivori sbanca Madrid
stava andando a vedere i
polacchi del Gornik Zabrze, avversari della Juve in
Uefa: era di domenica, il
giorno del calcio, come se la
storia avesse voluto chiudere un cerchio.
10 febbraio 1993
La Juve pareggia a Parma
(1-1) nel ritorno dei quarti
di Coppa Italia e si qualifica
per le semifinali. Per i bianconeri è la terza semifinale raggiunta nelle ultime 3
stagioni. Il gol bianconero è
di Moeller.
11 febbraio 1967
Nasce a Napoli Ciro Ferrara, difensore del Napoli,
Juve e Nazionale. Ha esordito in A il 5 maggio 1985
(Napoli-Juve 0-0) collezionando 500 presenze e 27
gol. Ha vinto 7 (+1 revocato) scudetti, 2 coppe Italia,
5 Supercoppe Italiane, 1
Uefa, 1 Champions League,
1 Supercoppa europea e 1
Intercontinentale. In Nazionale 49 partite.
12 febbraio 1990
L’avvocato Vittorio Caissotti di Chiusano è eletto presidente della Juventus, il
26° della storia del club.

14 febbraio 1960
La nebbia blocca la Juve al
Comunale contro il Padova;
la partita comincia nonostante una fitta nebbia, la
Juve va sopra 4-2. Poi al
77° l’arbitro Cariani (che
indossa un curioso copricapo) decide la sospensione.
Inutili i gol di Boniperti, Sivori, Cervato (rig.) e Charles. Partita recuperata il 24
febbraio: s’imporrà nuovamente la Juve 5-1.
15 febbraio 2010
Viareggio è ancora bianconera. La Primavera vince
ancora la Coppa Carnevale,
battendo l’Empoli in finale
4-2 grazie alla tripletta di
Immobile e al gol di Yago.
Bissato il trionfo di un anno
prima e 5° successo nelle ultime 8 edizioni. Dopo
le vittorie del 1961, 1994,
2003, 2004, 2005 e 2009,
ecco il 7° sigillo!
16 febbraio 1992
La Juve s’impone all’Atalanta (2-1) al Delle Alpi
grazie ai gol di Schillaci e
Baggio. Simpatica dichiarazione dell’Avvocato Agnelli
presente alla partita: “Se
Baggio gioca sempre così,
tenga pure il codino e magari anche le trecce…”.

13 febbraio 1966
Domenica di pioggia battente, la Juve s’impone al
Varese 3-1. Per Silvino Bercellino, fratello dello stopper bianconero Giancarlo
è un giorno da ricordare:
doppietta e possibilità di
giocarsi la maglia di titolare con l’altro centravanti
Traspedini. Chiude le marcature Menichelli

17 febbraio 2005
Muore in Argentina a San
Nicolas, suo paese d’origine, Omar Enrique Sivori.
Nell’estate del 1957, segnalato da Cesarini, lascia il
River Plate per approdare
alla Juve di Umberto Agnelli che sborsa 160 milioni di
lire. Omar lascerà un segno
indelebile nelle 8 stagioni
a Torino. “El cabezon” per
il suo testone, delizierà il

pubblico con serpentine,
tunnel e colpi da autentico
solista della “pelota”. Forma con Boniperti e Charles un trio delle meraviglie.
Nel 1961 (primo giocatore Juve) è premiato con il
Pallone d’oro come miglior
giocatore europeo. Come
oriundo vestirà la maglia
della nazionale italiana. Lascerà la Juve in disaccordo
con Heriberto Herrera nel
1965 e a Napoli darà ancora spettacolo in coppia con
Altafini.

18 febbraio 1990
Dopo dodici anni la Juventus torna a vincere a Bergamo (2-1): gol di Alejnikov e
Marocchi; l’ultimo successo
risaliva al 3 Dicembre 1978,
Atalanta-Juventus 0-1, gol
di Tardelli.
19 febbraio 1992
Esordio In Nazionale per
Massimo Carrera, amichevole a Cesena, l’Italia s’impone a San Marino (4-0), oltre a Carrera sono presenti
in campo i bianconeri Baggio (doppietta) e Casiraghi
autore di un gol.
20 febbraio 1938
La Juve stenta a battere a
Torino la Lucchese (1-0)
decide un gol della giovane mezzala Enrico Santià
che sigla il gol vittoria al
60° ed è anche il suo primo
gol nella massima divisione. Si ritrovano in campo
ma come allenatori Rosetta
alla guida della Juventus e
Caligaris che guida la squadra toscana.

Juve di Parola sfida il grande Real Madrid. Quarti di
Coppa Campioni, la competizione più affascinante.
All'andata 1-0 Real 1-0. Alla
Juve si chiede l'impresa. In
campo campioni come Santamaria, Di Stefano, Gento
e Puskas. Tra i bianconeri
il talento di Omar Sivori.
La prestazione è da incorniciare, la ciliegina sulla
torta è il vantaggio targato
Sivori, abile a sfruttare una
sponda di testa di Charles.
L’episodio gela i madrileni,
convinti della facilità della
partita. Primo tempo 1-0
Juve. Nella ripresa il Real
domina il gioco ma negli
ultimi minuti la Juve va vicinissima al 2-0. Al fischio
finale l'entusiasmo è quello di una pagina storica.
Lo spareggio qualificazione
verrà perso 3-1 a Parigi ma
resta il ricordo di una grande partita in uno stadio mitico.
22 febbraio1986
Il dottor Francesco La Neve
colpito da infarto muore
a Torino. Con una punta
d’orgoglio amava definirsi
'Il medico più scudettato
d’Italia'. Arrivato alla Juve
nel 1965, di scudetti ne aveva vinti 9. Nato a Torino il
14/12/ 1933 da famiglia calabrese, si era laureato nel
1959 con specializzazione
in fisiochinesiterapia ortopedica e in medicina dello
sport. Arriva nel 1965 alla
Juve (assistente del dottor
Sgarbi) diventa dal 1970
dottore a tempo pieno della
Juve (un precursore, prima
di allora non esisteva questa figura). Diresse la rivista “Italian Journal of sport
Traumatology”, allestì il

centro medico alla Sisport,
divenne medico di Mennea,
Simeoni e della squadra di
basket femminile Campione
d’Europa
23 febbraio 1950
La 26.a giornata del torneo 1949/50 è disputata in
settimana, 2 partite mercoledì, le altre 8 giovedì tra
cui l’atteso Venezia-Juve:
gara combattuta con lagunari che terminano il primo tempo in vantaggio 1-0.
Nella ripresa la Juve ribalta
2-1: i gol sono di Stacchini
e Charles, per il Catania gol
di Prenna su rigore. Il 'Cibali' era imbattuto dal 22
febbraio 1959.

tutto: finisce 4-1 con gol di
Martino (3) e Muccinelli,
quest'ultimo espulso poi al
64°.
24 febbraio 1960
La Juve recupera la partita
non disputata per nebbia il
14 febbraio (Padova) anche
se i bianconeri vincevano
sul campo 4-2. Il risultato
è più netto del precedente:
si chiude 5-1 con giornata
da ricordare per le finezze
di Sivori che sigla 3 gol (uno
su rigore), altre marcature
sono di Charles e Leoncini.
25 febbraio 1962
La Juve recupera a San Siro
contro l’Inter una partita
quasi compromessa. Nella
ripresa, sotto di 2 gol, Sivori riapre il match al 79°
con un gol di classe siglato
d’esterno sinistro, il pari
arriva a tre minuti dal termine con una gran botta
dell’ala Stacchini. Ottima
gara di Charles schierato in
mediana.

27 febbraio 2008
È morto a Busto Arsizio,
dove era nato il 29 Settembre 1918, Candiani Enrico.
Ala veloce dal gol facile e
dal sinistro micidiale, vero
incubo per i portieri. Milita nell’ Ambrosiana Inter
dove si aggiudica lo scudetto 1940, poi alla Juve nel
1946/47, dove raccoglie 35
presenze e 15 gol. Nelle stagioni successive si accasa
alla Pro Patria, Milan, Livorno e Foggia.
28 febbraio 1990
A Torino finale d’andata
Coppa Italia Juve-Milan, il
ritorno sarà poi disputato ad aprile. Lo 0-0 finale
consentirà alla Juve, che
vincerà nel ritorno 1-0, di
conquistare il trofeo. L’allenatore bianconero Dino
Zoff festeggia in panchina il
suo 48° compleanno.

Foto e testi di
Ermanno Vittorio

(A pagina 12 da sinistra a
destra: Gianpiero Combi,
maglia di Paolo Rossi, biglietto
Juventus-Paris Saint Germain
giocata a Palermo, Gaetano
Scirea. In questa pagina da
sinistra a destra: l'avvocato e
presidente bianconero Vittorio
Chiusano, Silvino Bercellino,
Omar Sivori e Pelè, il dottor
Francesco La Neve, Ermes

21 febbraio 1962
Allo stadio Bernabeu la

26 febbraio 1961
La Juve espugna Catania

Muccinelli, Enrico Candiani)

14

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Spettacoli e cultura

PixelPancho firma l'immagine del 'GruVillage 2017'

M

ancano ancora alcuni
mesi dall'inizio, ma il
'GruVillage 2017' presenta
il suo logo. Il festival sposa per il terzo anno l’arte
contemporanea e affida a
uno degli street artist italiani più quotati al mondo
il compito di lasciare il suo
inconfondibile segno ar-

tistico sulla manifestazione. “Madmoiselle Le Gru”
(nella foto a sinistra) , è
questo il titolo dell’acquerello su serigrafia stampata
a mano, che diventa l'immagine, il filo rosso di tutta
la comunicazione e la grafica dell’edizione 2017 del
Festival. L’opera, creata in
esclusiva, è a firma di PixelPancho, l’artista di origini
torinesi considerato uno dei
più grandi interpreti della
street art internazionale.
L’immagine ritrae un robot
dalle sembianze umane e
femminili, vestito con abiti
ottocenteschi, che stringe a
sé una gru, immersa in un
enorme bouquet di piante
e fiori. Nella serigrafia pensata inserisce l’elemento
animale: la gru, simbolo di
Shopville Le Gru e del GruVillage. La gru, nell’arte,

ha sempre rappresentato
il simbolo della longevità e
della creazione. In quanto
uccello d’acqua, è portatore
di energia femminile. Associata alla “madmoiselle”
robotica ne rafforza la sua
identità e la potenza in un
inno alla creatività. Infine,
il bouquet, con la sua esplosione di verde e di colori
richiama il tema della natura così caro all’artista: la
bellezza del pianeta è così
sottovalutata dall’uomo che
può sembrare imprigionata in una gabbia grigia
fatta di progresso sfrenato
e inquinamento. Fermarsi a guardarla è un regalo
che dovremmo farci ogni
giorno. La raffigurazione
di automi è il “marchio di
fabbrica” di PixelPancho.
Fin dal suo esordio sceglie
come protagonisti delle sue

La storia di 'Billy Elliot' al Colosseo

Foto Colosseo

È più ricco e variegato di sempre il cartellone
della prossima stagione del Teatro Colosseo di
Torino, il più importante teatro privato del Piemonte. Con le musiche pluripremiate di Elton
John in un allestimento dal respiro internazionale, torna al Colosseo il musical di Billy Elliot,
una delle storie cinematografiche più amate di
tutti i tempi. Questo grande evento vede in scena, nel ruolo del protagonista, Alessandro Frola:
14 anni e un curriculum da piccola étoile. Il suo
talento ha subito rubato l’attenzione del regista Massimo Romeo Piparo in collaborazione
con il teatro Sistina, che l’ha scelto tra centi-

naia di candidati giunti alle audizioni da tutta
Italia. Accanto a lui un cast di 30 performer, con
Luca Biagini nel ruolo del padre. Il giovane Billy
ama la danza e in un’Inghilterra bigotta targata Thatcher, con le miniere che chiudono e i
lavoratori in rivolta, deve fare i conti con un
padre e un fratello che lo vorrebbero pugile.
Il musical ha debuttato nel West End (Victoria
Palace Theatre, Londra) nel 2005, dove resterà
in scena fino al 9 aprile prossimo, totalizzando
11 anni di permanenza londinese, e ha vinto 4
Laurence Olivier Awards, il massimo riconoscimento europeo per i musical. L’incredibile
successo conseguito ha fatto sì che lo show
approdasse anche a Broadway nel 2008, dove
ha vinto 10 Tony Awards, gli Oscar del musical.
Leggero come una piuma e splendente come un
diamante, deciso a spiccare il volo verso il suo
grande sogno, il musical sarà ancora una volta
un imperdibile concentrato di tenacia, sorrisi e
lacrime. La storia del ballerino che fa sognare
intere generazioni di talenti emozionerà Torino
dal 17 al 19 febbraio.
Ilenia Dell'Aquila

opere robot umanizzati, che
vivono in mondi immaginari popolati da riferimenti
e citazioni sia storiche che
contemporanee.
Queste
figure “androidee” rappresentano la deificazione
dell’uomo stesso. L’uomo
è protagonista senza mai
comparire in carne ed ossa,
la sua pelle sensibile divie-

ne ferro, il suo animo ingranaggio. 'GruVillage 2017',
una delle manifestazioni di
punta nel panorama estivo del nord-ovest, scelta
privilegiata per le tournée
dei migliori artisti italiani
e internazionali, annuncia
la sua dodicesima edizione
fra metà giugno e fine luglio
2017. Il festival si svolgerà

come sempre nell’Arena
esterna di Le Gru a Grugliasco, alle porte di Torino,
una location di 6.000 mq,
un accogliente spazio verde
attrezzato al meglio per artisti e pubblico e offrirà una
programmazione eclettica,
di grande qualità: la line-up
è in fase di costruzione.
Paolo Rachetto

Teatro e dintorni

di Paolo Rachetto

'Le sorelle Materassi' al Carignano
Va in scena al Teatro Carignano,
dal 31 gennaio, al 12 febbraio, "Le
Sorelle Materassi", su libero
adattamento di Ugo Chiti dal
romanzo di Aldo Palazzeschi, per
la regia di Geppy Gleijeses. Sul
palco Lucia Poli, Milena Vukotic,
Marilù Prati. Altri interpreti Gabriele Anagni, Sandra Garuglieri,
Luca Mandarini e Roberta Lucca.
Dal celebre romanzo di Aldo Palazzeschi del 1934, Ugo Chiti ha
ricavato una commedia tagliata
su misura per tre grandi signore
del teatro: Milena Vukotic, Lucia Poli e Marilù Prati. Siamo nel
1918 nel Borgo di Santa Maria a

Coverciano a Firenze. Carolina e
Teresa Materassi sono due sorelle cinquantenni, zitelle invecchiate
precocemente nel lavoro di ricamatrici. Figlie di una madre succube e di un padre farfallone, le
due donne si sono adattate a una
smorta ed operosa esistenza, che
comprende anche la sorella malmaritata Giselda e la serva Niobe.
In questo nucleo familiare, dove

le giornate si susseguono nel ricamo di corredi da sposa e biancheria di lusso per la borghesia benestante, irrompe Remo, il figlio
quindicenne della defunta sorella
Augusta. Il ragazzo, bello, vitale e
spregiudicato, attira subito le attenzioni e le cure delle donne i
cui sentimenti parevano ormai
sedati dalla confortante noia della
provincia. Quando Remo si rende
conto della sua nuova posizione,
ne approfitta senza ritegno, dilapidando la fortuna delle due zie,
costrette a porre rimedio a tutte
le imbarazzanti situazioni in cui le
precipita il ragazzo. (Foto Carignano)

"Figli di un Dio Minore" all'Erba
Da martedì 31 gennaio a domenica 5 febbraio va in scena al Teatro Erba di Torino la commedia
"Figli di un Dio minore" di
Mark Medoff, nella traduzione di
Lorenzo Gioielli, per la regia di
Marco Mattolini e l’interpretazione di Giorgio Lupano e Rita
Mazza. Il “tema di Sara” è composto ed interpretato da Giorgia.
In un Istituto per sordi arriva un
nuovo insegnante di logopedia,
un giovane i cui metodi anti-convenzionali e diretti sono guardati
con sospetto dal direttore che lo
esorta a non essere troppo "creativo" nell'insegnamento. Leeds va
avanti per la sua strada. I risultati

del suo empatico rapporto con
gli allievi non tardano ad arrivare.
Ma la vera sfida per il professore è rappresentata da Sarah, una
giovane donna, bella, intelligente
e sorda dalla nascita. La ragazza
si sente più sicura in mezzo alla
"sua gente" e preferisce non affrontare l'esterno, una realtà che
percepisce come ostile e crudele.
Nonostante la dichiarata ostilità
della ragazza ad ogni integrazio-

ne comunicativa, Leeds non si
arrende e Sarah sembra volerlo
mettere ogni volta alla prova... Il
testo teatrale “Figli di un Dio minore” fu scritto nel 1978 e messo
in scena negli Stati Uniti nel 1980:
quella versione in lingua inglese fu
ospitata al Festival dei Due Mondi
di Spoleto sempre nel 1980 (unica rappresentazione di questo
testo in Italia), mentre la trasposizione cinematografica, interpretata da William Hurt, meritò nel
1986 5 nomination agli Oscar e
la protagonista femminile Marlee
Matlin vinse per quell’interpretazione l’Oscar e il Golden Globe.
(Foto Erba)

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MANUELA, Miss Juve

La miss Juve di questa settimana si chiama
Manuela Perucca, è di Torino e fa la promoter in alcuni supermercati sotto la Mole.
Nonostante il nonno fosse tifosissimo del
Toro e un cugino materno (Luigi Girardi
n.d.r.) abbia anche vestito la casacca granata
in serie A prima di infortunarsi, lei è sfegatata juventina. Non sa bene raccontarci il
perché ma fin da subito lei si è sentita più
vicina ai colori bianconeri, è cresciuta sotto
il mito di Alessandro Del Piero e adesso che

è un po' più grandicella (ma non chiedetele l’età!) il suo idolo è Claudio Marchisio.
Sogno nel cassetto? Beh, ovviamente conoscere Claudio e magari poter cenare con lui
nel suo nuovo locale giapponese. In fondo,
ci racconta, lei è da sempre amante del riso
in ogni sua forma culinaria. Facendola chiacchierare un po' scopriamo che ha partecipato alla prima edizione del Contadino cerca
moglie andata in onda su Sky e condotto da
Simona Ventura. Un’esperienza divertente,
ci racconta, dove era riuscita a sbaragliare
la concorrenza ed essere scelta dal ‘suo’
contadino Giorgio. Ma un po' per il freddo
trentino un po perché non era scoppiato il
colpo di fulmine a fine trasmissione non se
l’è sentita di abbandonare Torino per trasferirsi nelle campagne trentine di Giorgio. Resta comunque una bellissima esperienza. A
Torino le piace comunque tenersi in forma, è
facile incontrarla al Valentino a fare un po' di
allenamento o in palestra a tenersi in forma.
È convinta che questa sarà la stagione dei record... Si sbilancia: “Triplete” ma noi per scaramanzia facciamo finta di non aver sentito...
Francesco Pisani
(Foto Stefano Gnech)

Sport Vari / Hockey Pista Femminile e Motori

Il Cus Torino vola a punteggio pieno alle finali scudetto di Pisa

I

l Motorglass Cus Torino
chiude il girone di Indoor
League femminile a punteggio pieno e si qualifica
come prima del girone per
le final-eight scudetto (weekend 24/25/26 febbraio a
Pisa).
Nel concentramento di
casa, 3° ed ultimo del giro-

ne, le cussine ottengono altre 2 vittorie contro Lorenzoni Bra (2-0) e Moncalvese
(8-0). Contro le neroturchesi, il Cus si impone con un
gol per tempo di Di Mauro,
assistita sempre dall'italoucraina Vynohradova. Tante le occasioni da gol create
e grande portiere: Sara So-

rial in versione super. Senza
storia la sfida alla Moncalvese, seconda forza del girone e anch'essa qualificata. La gara finisce di fatto
dopo 5 minuti, protagonista
Raquel Huertas: rigore procurato e trasformato in avvio, raddoppio subito dopo
e zampino anche nel 3° gol
firmato Vynohradova. La
top scorer della partita è
però una giovane del vivaio cussino, Iman Raghibi, 3
volte a segno. In gol anche
l'altra baby Boasso, classe
2000. completa il tabellino
Eleonora Di Mauro. Molto
bene anche tutte le altre, da
Vyhanyaylo a Wybieralska e
Di Bello. Al capitano Aurora Micheli è mancato solo
il gol a coronamento di due
prestazioni da incornicia-

re in una giornata iniziata
con la sua premiazione da
parte dell'Assessore allo
Sport del Comune di Nichelino, Diego Sarno, per aver
rappresentato la sua città
ai recenti Europei Under 21
di Vienna. E in casa Cus Torino fa festa anche l'Under
16 femminile. Negli spareggi d'area a Pisa, le cussine
conquistano il 1° posto e
l'accesso alla final four scudetto che si giocherà sempre a Pisa (weekend 18-19
febbraio). Asfaltata in semifinale Sampierdarena (6-0),
le giovani danno spettacolo
anche nella finale contro
le padrone di casa, battute
4-2.
(red.sport)

'Automotoretrò' 35a edizione:
un tuffo nel passato

(Nella foto in alto la Squadra
Cus Torino, a destra l'Assessore
Sarno premia Micheli)

Dal 3 al 5 febbraio la 35a
edizione di 'Automotoretrò'. La kermesse occupa
100.000 mq di superficie e la
scorsa edizione ha coinvolto
65.000 visitatori, 300 piloti,
1.200 espositori e 14 case
automobilistiche. Una manna per appassionati e curiosi.
Fiore all'occhiello la Lancia
Delta campione del mondo
rally, icona delle competizioni, che celebra i 30 anni dal
debutto agonistico (Rally

Montecarlo 1987). Presente
anche il 2 volte campione del
mondo rally Biasion. Numerose le Case ufficiali. FCA, il
cui spazio espositivo si rifà
a un'officina storica, esporrà
8 preziosi esemplari di Alfa
Romeo, Fiat, Lancia e Abarth.
Gli amanti delle due ruote
potranno ammirare (oltre 16
stand) alcuni dei modelli più
interessanti delle più famose
case nazionali ed internazionali. Entusiasta Beppe Gianoglio, organizzatore della kermesse: "La manifestazione è
diventata punto di riferimento per gli appassionati di motorismo storico. L'obiettivo
è di superare quota 65.000
(p.r.)
visitatori”.

SSMS - Società Sanitaria di Mutuo Soccorso
Piazza Vittorio Veneto, 12 - 10123 Torino - info@mutuaprivata.com - www.mutuaprivata.com

Per ulteriori informazioni chiama il numero verde


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