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JUVETORO n. 6 ANNO V bassa oK .pdf



Nome del file originale: JUVETORO n. 6_ANNO V_bassa oK.pdf

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GIORNALE DEI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno V - N. 6 - 29 OTTOBRE 2016 - Copia omaggio

3 domande a BB

Il Punto

ControCorrente

Amarcord

“Anche senza Dybala
la Juve è favorita.
Non sarà una gara
decisiva per lo
scudetto”

Il 'Pipita' proverà
a far piangere
i suoi ex tifosi.
Stadium gremito e
tutto bianconero

Per l'ironia vince
Napoli, in campo si
impongono i Sabaudi.
L'umorismo nel calcio
non basta!

26 novembre 1989:
Zavarov contro
Maradona.
De Agostini era
l'eroe della curva

a pag. 2

pag. 3

pag. 7

a pag. 8-9

VERO NUEVE FALSO NUEVE

Big-match tra pretendenti allo scudetto. Il bomber argentino
proverà a dare un dispiacere alla sua ex-squadra.
DE LAURENTIIS, RIMASTO SENZA ATTACCANTI, INCROCIA LE DITA
JUVENTUS-NAPOLI | SABATO 29 OTTOBRE ORE 20.45

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3 domande a... Bruno Bernardi
“Non sarà una gara decisiva per lo scudetto ma i punti in palio sono pesanti per il futuro del torneo ”

“Anche senza Dybala la Juve è favorita”
“Chiellini protagonista contro la Samp, ma sono vietati i cali improvvisi di concentrazione”

B

runo Bernardi, allo
Stadium va in scena
Juve-Napoli. Un big-match
tra le favorite per la vittoria finale. L'anno scorso
il gol di Zaza nel finale di
gara consentì ai bianconeri
di operare il 'sorpasso' decisivo per la conquista del
5° titolo consecutivo. Cosa
si aspetta oggi da questa

partita? Troppo presto per
considerarla decisiva oppure il Napoli, in caso di
sconfitta, darebbe addio ai
sogni di gloria?
Non sarà decisiva per il Napoli in caso di sconfitta ma
indubbiamente saranno tre
grossi passi avanti in classifica, per gli uomini di Allegri, in caso di vittoria. Il fattore campo avrà il suo peso,
tutto lo stadium sarà vestito
di bianconero. Però la Juve
non potrà permettersi di
sottovalutare il Napoli, non
potrà avere cali di tensione.
Come è successo ad esempio mercoledì con la Sampdoria, una squadra che
sembrava già in ginocchio
dopo l'uno-due bianconero iniziale. Ma poi la Samp
ha rialzato la testa per una
disattenzione difensiva di
Chiellini, uno che poi si è
rivelato l'uomo-partita rad-

doppiando il gol segnato nel
primo tempo. E' successo
questo incidente di percorso
poiché i 2 gol in avvio avevano un po' spento le velleità
dei sampdoriani e la voglia
di maramaldeggiare della
Juve, la quale aveva iniziato
a pensare, inconsciamente, alla sfida con il Napoli e
quella con il Lione. Impegni
ravvicinati importanti che
possono aver distratto Bonucci e company.
Parlando di questo bigmatch impossibile non

soffermarsi su Higuain, il
grande ex di giornata...
Higuain si mette un po' nei
panni di Josè Altafini, soprattutto perché dai tifosi
napoletani viene considerato un 'tradimento' la sua
partenza per Torino. Il 'Pipita' ha lasciato il Napoli dopo
la migliore stagione della sua
carriera ed è comprensibile
che all'ombra del Vesuvio ci
sia delusione. Ma Higuain
ha inseguito le sue ambizioni e la Juve penta-campione
d'Italia rappresentava per

lui un ulteriore passo verso
i grandi traguardi europei.
E la Juve punta tantissimo
sul 'vero nueve' per un'altra
stagione da... triplete. Il Napoli sembrava aver trovato
in Milik il bomber capace di
far dimenticare l'argentino
ma l'infortunio ha messo
ko il polacco. E Gabbadini
ha completato il quadro facendosi espellere e squalificare in quel di Crotone... Il
Napoli quindi dovrà faticare
di più per rimanere nella
scia della Signora anche se
il confronto diretto permette ai partenopei, in teoria, di
accorciare le distanze espugnando lo Stadium.
Senza un vero bomber il
tecnico azzurro Sarri si è
inventato come falso-nueve
il belga Mertens...
Senza Milik e Gabbiadini i
problemi sono aumentati
per Sarri, su questo non c'è

dubbio. Ma il Napoli rimane
un avversario che ha potenzialità importanti all'interno
della sua rosa. La squalifica
di Gabbiadini è stata l'inevitabile conseguenza dellagrossa ingenuità commessa
dall'attaccante che obbliga
Sarri ad inventare un nuovo Napoli. Si punta su bocche da fuoco come Mertens
per cercare di sorprendere,
magari di rimessa, la linea
difensiva bianconera ma è
difficile che Chiellini e compagnia ricadano in qualche
rilassamento di troppo in
questa partita. La Juve è
favorita anche se anch'essa ha giocatori indisponibili
importanti ed avrà la possibilità di allungare il passo
sul Napoli. Senza dimenticare che Madama ha recuperato finalmente un certo
'Signor' Marchisio...
Roberto Grossi

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La Partita / Il Punto
Nella sfida contro i partenopei non sono ammesse distrazioni. Obiettivo: spedire il Napoli a -7

Higuain, una smorfia al recente passato?
Il 'Pipita' proverà a tirare un brutto scherzo alla sua ex-squadra. Per far esplodere di gioia lo Stadium

«

Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Juventus
vince». Il celebre aforisma
di Gary Lineker, adeguatamente parafrasato, ben si
attaglia alla Regina d'Italia
e Signora dei campionati,
spietata nell'esercitare il
proprio diritto escatico sui
pascoli peninsulari con una
puntualità raramente intaccata da qualche frivolezza di troppo che, in fondo,
sarebbe pure giusto concederle, se solo le cadute in
tentazione non avvenissero
nella Capitale del fatuo per
antonomasia...
Distrazioni comunque perdonabili a cui segue, altrettanto puntualmente, un
subitaneo recupero del contegno abituale, reso peraltro spontaneo dalla sobrietà del più pragmatico ed
elegante habitat sabaudo.
È, in sintesi, quanto accaduto in settimana, e poiché le immediate scadenze,
tutte da rispettare nei rassicuranti giardini di Reg-

gia, impongono la rigorosa
astensione da qualsivoglia
indulgenza e/o digressione dal protocollo, s'impone
che anche ai prossimi visitatori venga richiesto l'assoluto rispetto dell'etichetta e, quindi, il versamento
dell'obolo: tradotto in “calcistichese”, la consegna dei
tre punti d'ordinanza.
Ciononostante, la procedura potrebbe implicare qualche sgradevole cavillosità.
Poco sorprendente alla luce
del riottoso, nonché umbratile carattere del prossimo postulante, ma tutta-

via ineludibile, giacché, da
qualche anno, per quanto il
fenomeno sia sempre stato
contenuto in proporzioni
accettabili, nel feudo partenopeo è invalsa la credenza, soprattutto popolare, di
potersi porre al cospetto di
Madama come pari del Regno.
L'evidenza dei fatti sconfessa ogni volta l'eresia, ma
richiede sempre la fastidiosa incombenza di ribadirlo
con la consueta sciarada
in punta di bulloni, sulla
cui organizzazione, logoteti
e sicofanti vari, spendono
artatamente il peggio di
loro stessi in stucchevoli disquisizioni sui dettagli, con
il deliberato proposito di
orientare l'avvenimento sul
piano, per dirla alla Camilleri, della “sciarratina”.
Pur consapevoli della sterilità di siffatti tentativi,
avverranno a prescindere,
fanno parte di un canovaccio irrinunciabile, quest'anno addirittura arricchito
dalla gustosa conversione
di messer Higuain da soldato di ventura a moschettiere

della Sovrana; un'investitura asetticamente interpretabile come promozione,
sulla quale, però, in ossequio alla vetusta tradizione
di certe latitudini, sono stati
surrettiziamente disegnati i
contorni del tradimento.
Quisquilie, minuzie; non
incideranno
sull'ormai
proverbiale e anche un po'
stantia “halma” che il cerimoniere di corte ama dispensare senza soluzione di
continuità. Cionondimeno,
alla luce dei recenti trascorsi la soglia dell'attenzione dovrà essere mantenuta lucida e, in prossimità
della stessa, alta la vigilanza, onde evitare le perniciose afflizioni già sperimentate incrociando sguardi
e cammino con esponenti
di Contrade visibilmente
meno organizzate di quella
vesuviota.
Reggente e sfidante dovranno, obtorto collo, rinunciare
alle “lame” più scintillanti
della loro panoplia; l'arsenale sabaudo però, pur
non disponendo (momentaneamente) di un altro fiorettista abile come mastro
Dybala, potrà supplirne
l'assenza ricorrendo allo
spadone, di nuovo lucente,
del truce schermista croato. Viceversa, quello degli
Aureliani dovrà far fronte
alla desertificazione delle
schegge più acuminate, con
la frenetica rotazione, talvolta efficace, di tante, piccole e fastidiose cerbottane.
Da sussurri, voci e pettegolezzi di corridoio che
coinvolgono il “Principino”,

emergono pareri divergenti. La partecipazione
all'evento è assolutamente
incerta. In ultima analisi, la
decisione è demandata alla
misura in cui ha smaltito
i postumi da risveglio dal
brutto incantesimo che lo
ha per lungo tempo emarginato dalla scena principale e, molto probabilmente, alla giusta esigenza di
poterlo esibire, fresco e
riposato, nella ben più importante serata di gala suc-

stralcio di magistero e saggezza ereditato dai Signori
di cui fu scudiero.
A prescindere dalla sua
presenza, è comunque indubbio che sotto l'egida
della regnante alberghino
risorse ampiamente bastevoli a far sì che il gonfalone
di Partenope venga ammainato con relativa premura e, non senza un pizzico
di voluta perfidia, sarebbe
estremamente gradito e
piacevole che ciò avvenisse

cessiva, quella ove verrà
indetto un ballo nel quale
ogni incertezza di passo
sarà severamente punita.
D'altronde, inutile negarlo,
ai ricevimenti internazionali dev'essere riservata la
dovuta priorità: “Ubi maior
minor cessat”...
Benché poco ipotizzabile,
non è del tutto escludibile a
priori una breve comparsata; giusto il necessario per
spargere tra gli altri chiamati alla giostra qualche

per mano di... Occorre anche specificarlo?
Augh!

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(Qui sopra l'allenatore
della Juventus Massimiliano
Allegri; a sinistra la curva
sud dello Stadium; in alto a
sinistra Gonzalo Higuain,
il grande ex di giornata,
esulta dopo aver
segnato una rete)

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Calcio e Business

Juve e Napoli, due pianeti agli antipodi!
Stili, mentalità, storia, bilanci economici: società e tifoserie diverse in tutto. Tranne che nella sconfinata passione

L

o scorso anno fu Dybala contro Higuain. Oggi
sono Dybala e Higuain, rectius Higuain e tanti auguri
di pronta guarigione al La
Joya. Ancora una volta nella cornice della Juventus
Stadium che da sempre è
stato fatale alla squadra
partenopea. Dal 2012 in poi
il Napoli non ha mai espugnato la casa della Signora.
Napoli vs Juventus è più di
una partita, non importa se
magari quella partita decide pure un campionato o
una supercoppa. È storia
del calcio, sociologia, lotte
di classe. Sono gli operai
alla Fiat con ancora il sole
negli occhi e il Napoli nel
cuore a fare i conti con la

Maradona

nebbia di una città ritrosa
che dovranno corteggiare
a lungo per espugnarne il
cuore. Sono le tifoserie opposte da qualcosa di più
che i colori di una maglia,
perché come scrisse Simon
Kuper: “Il calcio è un gioco ma anche un fenomeno sociale”. Quindi prima
che rivali sul campo, i due
schieramenti sono alfieri
di culture diverse, di luo-

ghi molto diversi. E non
importa se sono perlopiù
pregiudizi perché Juventus
vs Napoli è pure questo: un
cliché. Napoli vs Juventus è
la maledizione degli ex. È
la fotografia di una stessa
Italia presa in momenti diversi. C’è lo sgranato bianco e nero del croato Antonio
Vojak. L’uomo col basco che
sarà protagonista, con una
tripletta, di un sonoro 8-0
assestato al neonato asinello. Si farà perdonare in
seguito quando passato fra
le fila della rosa napoletana
firmerà 102 reti realizzate
in sei stagioni stabilendo
un record ad oggi imbattuto. Sarà poi Omar Sivori
a proseguire la tradizione.
Tripletta nel 1960 e pure
nel 61, l’anno in cui vince
il Pallone d’oro. Nel ’65 firmerà con il Napoli e per le
tre stagioni successive cercherà di fare ammenda, soprattutto cercherà di prendersi le sue brave rivincite
con la Signora il cui addio
aveva mal digerito. E ci riuscirà effettivamente, esagerando pure un po’ all’ultima
partita, quando atterrò lo
juventino Favalli e per buona misura scatenò una rissa. È ora la volta di Altafini.
E qui le parti si invertono.
Dopo gli anni al Napoli condivisi proprio con Sivori, il
duo delle meraviglie, Altafini andrà a chiudere la carriera italiana con la maglia
bianconera. Nel campionato 74-75 in una partita decisiva che vede la Juventus
avanti di soli due punti sul
Napoli, entra a pochi munti

dalla fine e gonfia la rete dei
partenopei. Guadagnandosi
da allora l’appellativo di
“core ingrato”. Le fotografie ora hanno colori più vivi,
sono gli anni ’80, gli anni
degli eccessi. Gli anni di
Maradona e Platini. Le Roi
e lo Scugnizzo (o Maschio
Angioino come lo ribattezzò proprio il rivale d’oltralpe). L’eleganza e l’estro.
Regole e improvvisazione.
Ognuno scriverà pagine
indimenticabili nella storia
del calcio: il primo in prosa
elegante e asciutta, l’altro
di poesia alata. In campo
incarnarono la juventinità e la napoletanità portati
alla massima espressione.
Nessuno finora li ha uguagliati sia in campo sia nel
cuore dei rispettivi tifosi.
Dopo di loro Del Piero vs
Cavani con ancora vivo il
rimpianto per due altri napoletani migranti pure loro,
anche se di lusso, Ferrara
e Cannavaro che dall’ombra del Vesuvio son passati
a quella della Mole. Napoli
vs Juventus: esplosione di
gioia incontenibile quando
la vittoria arride e contenuto
autocompiacimento
che si traduce in “facciamo
ancora meglio”. Stili che
appartengono
all'iconografia del calcio, sia fuori
che in campo. Stili che riverberano in ogni aspetto
proprio delle due squadre
agli antipodi dello stivale.
Da una parte gli Agnelli che
inventarono “lo stile Juve”
e dall’altra l’ingegner Ferlaino, abile e pure fortunato
a salire in groppa al ciuccio

al momento giusto e prendersi qualche bella soddisfazione. Battute fulminati
da una parte e l’audacia
che strappò la 'Mano di Dio'
al Barcellona contro ogni
previsione e senza l’ausilio
di alcun diritto televisivo,
dall’altra. Stili diversi anche nei bilanci delle due
squadre. Nell’ultimo quinquennio i ricavi della Signora sono quasi sempre stati
doppi di quelli degli azzurri
partenopei. Certo dalla parte della Signora c’è il fattore stadio, ma questo non
comporta la rilevante differenza che ci si potrebbe
aspettare a fronte degli investimenti operati. Dato assai significativo questo soprattutto alla luce delle voci
che da ogni dove si levano
a lamentare la scarsità di
stadi di proprietà in Italia.
Penuria incontestabile che
però andrebbe inserita nella più ampia disamina del
business pallonaro nostrano. Un business non così
attrattivo come si vorrebbe
e come potrebbe essere (gli
esempi oltre confine non
mancano per confermarlo)
che si consegna supinamente all’etere affidando il
suo tornaconto agli schermi
televisivi piuttosto che compiere lo sforzo di reinventarsi radicalmente. A pesare sui bilanci sono, infatti,
soprattutto la ripartizione
dei diritti televisivi sempre
più fattore dirimente che
può decidere le sorti di una
squadra quanto e più dei
piedi dei giocatori in rosa.
Stile e anche scelte azien-

dali diverse: la Juventus
è certamente più “azienda”; si vede e si pensa così.
Mira a tenere il passo con
le big straniere, ad uscire
da quella ”terra di mezzo”
come ha esortato Andrea
Agnelli alla riunione degli
azionisti appena chiusa,
che sta tra le 8 big che fatturano più di 400 milioni e
le altre che fatturano meno
di 200 milioni, candidandosi a portabandiera di quel
rinnovamento che tutti auspicano, ma che pare stentare a decollare in Italia,
pure se si parla di calcio.
Le risorse umane impiegate dalla Juventus sono di
gran lunga numericamente
maggiori di quelle del Napoli. I ruoli capillarmente
distribuiti e coperti con una
vocazione verso la specializzazione che alza l’asticella sia qualitativamente
che quantitativamente: di
conseguenza la voce costo
del personale in Juventus
sopravanza quella analoga
del Napoli di circa il doppio.
Il Napoli sembra aver adottato strategie diverse che
però, a ben vedere, hanno
consentito alla presidenza targata De Laurentis di
far quadrare i conti. Conti per far tornare i quali il
presidente azzurro non ha
esitato a blindare i suoi giocatori. Da anni ormai tra il
Napoli e i suoi giocatori è in
corso un braccio di ferro sui
diritti di immagine. Braccio di ferro che talvolta ha
bloccato il trasferimento di
qualche buon cartellino. Ma
su questo De Laurentis non

Platini

transige: dai suoi giocatori
pretende il controllo totale
di sponsorizzazioni, interviste, pubblicità. In un’epoca
in cui alcuni giocatori valgono più in diritti dell’immagine che in prestazioni
atletiche, questo fattore
non si può sottostimare. La
Juventus dal canto suo interviene su questa fascia di
marcato solo quando coinvolge più giocatori contemporaneamente e quindi implicitamente l’immagine del
club stesso. Di fatto oggi la
presa di posizione del club
partenopeo rappresenta un
unicum. Tirando le somme quindi sabato in campo
sarà ancora una volta sfida
di due archetipi, due icone del calcio nostrano, due
mentalità, due stili. E come
sempre: vinca…la Signora.
Oppure vinca il migliore:
tanto, come diceva l'Avvocato parlando di Juve e di
squadra migliore, spesso le
due cose coincidono!
Alessandro Vaccaneo

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Forum Giornalisti
A colloquio con due firme prestigiose di tv e carta stampata che seguono quotidianamente la formazione di Allegri

“Un big-match da tripla! No, la Juve è favorita”

Balzarini: “Gara apertissima, impossibile fare pronostici”. Nerozzi: “Il Napoli ha problemi molto più pesanti dei bianconeri"
GIANNI BALZARINI
(MEDIASET)

Dopo la sconfitta di Milano,
tra l'altro non certo scevra
da polemiche per il goal
annullato a Pjanic, contro
la Sampdoria abbiamo visto una squadra diversa,
più aggressiva, determinata, coesa tra i reparti. Ecco,
potrebbe questo derivare
dal fatto che il rientro di
Marchisio abbia influito in
modo determinante?
È stata una Juve più caparbia, più volitiva, più determinata, più concreta seppur con qualche pausa non
dico preoccupante ma che
insomma ha messo un pò
di apprensione, specie nel
secondo tempo, contro un
avversario che mi sembra

tecnicamente inferiore al
Milan. Considerando questo
aspetto però devo dire che
la presenza di Marchisio si
è vista. Si è notata più reattività e velocità di pensiero
in mezzo al campo e questo
dimostra quanto Marchisio
sia importante se non fondamentale per questa formazione.

Sabato big-match contro
il Napoli. Una gara delicata sotto il profilo di una
classifica che vede la Roma
farsi sotto e da 4 giornate
non perdere un colpo col-

locandosi a 2 punti e quindi approfitterà di qualche errore della Juve per
passare magari una bella
giornata...
È una gara apertissima,
sono le classiche partite da
tripla queste in cui è difficilissimo fare il pronostico,
anche se è vero che è presto
per dire che sia questa una
gara che dovrà decidere le
sorti di un campionato. Siamo all'undicesima giornata,
è prestissimo ma è chiaro
che sono quelle partite che
possono dare delle scosse
a livello psicologico sia in
senso negativo che in senso positivo. Un confronto
diretto tutto da vivere anche alla luce di assenze importanti, che vede il Napoli
senza attacco e con Insigne
che non sta attraversando
un grandissimo momento.
Però i partenopei dispongono di un grande centrocampo. La Juve non avrà
Dybala ma ha ritrovato la
vena di un ottimo Mandzukic visto con la Sampdoria.
Dunque dipenderà ancora
dai bianconeri se Allegri se
la sentirà di rischiare ancora Marchisio dall'inizio
oppure no. Insomma per
quanto riguarda l'impiego
del principino dovrà essere
valutata la reazione fisica
del giocatore in questi ultimi giorni. Prevedo, in ogni
caso, una partita bellissima.
(In alto Gianni Balzarini, in
mezzo Marchisio, qui a lato
esultanza Juve)

F

RENOTECNICA s.n.c.

di Piovesan Silvano & C.

MASSIMILIANO NEROZZI
(LA STAMPA)

Dopo lo stop di sabato
scorso col Milan, mercoledì è arrivata la reazione
della Juve. Come giudica la
Juve vista con la Samp?
Quella di mercoledì è stata una partita convincente
sotto il profilo del risultato,
mentre per quanto riguarda il gioco occorre aspettare dei test più probanti e
la partita con il Napoli sicuramente sarà uno di questi. Ad un certo punto della
gara con i blucerchiati si è
visto un Allegri arrabbiato,
soprattutto dopo aver subito il loro gol, segno che
anche mercoledì qualcosa
non è andato secondo i piani dell’allenatore. La partita
con la Samp potrebbe essere comunque un buon punto di partenza per quanto
riguarda l’affiatamento della coppia Higuain-Mandzukic, considerato che Dybala
dovrà restare fuori dai giochi fino alla sosta.
Sabato arriva il Napoli,
una partita che i bianconeri avranno l’obbligo di
vincere per non correre il
rischio di venire agganciata da una Roma rilanciata
da un ritrovato Dzeko. Che

partita si aspetta di vedere
allo Juventus Stadium?
Vedo la Juve favorita per
la sfida di sabato, il Napoli deve fare i conti con
dei problemi ben maggiori rispetto ai bianconeri. I
partenopei si ritroveranno
infatti ad affrontare la sfida allo Juventus Stadium
senza un vero attaccante di
ruolo, visto che oltre all’infortunio di Milik mancherà
anche Gabbiadini per squalifica.
Cosa può dare alla Juve il
rientro di Marchisio?
Per prima cosa aggiunge
equilibrio. In questi 6 mesi

tocca alla Champions con
Juve-Lione. Un’altra sfida
da vincere a tutti costi per
gli uomini di Allegri?
La Juve deve vincere. Gli
uomini di Allegri devono
assolutamente fare bottino pieno contro i francesi
in modo da arrivare tranquilli alla sfida al Sanchez
Pizjjuan con il Siviglia. A
Lione la Juve ha sofferto, ma credo che a Torino
sarà tutta un’altra storia. In
campionato i francesi stanno avendo qualche difficoltà e potrebbe mancare loro
anche lo stimolo del terzo
posto, dal momento che la

l’assenza di Marchisio di è
fatta sentire eccome. Nella
rosa dei bianconeri non c’è
un altro elemento in grado
di dare equilibrio e compattezza al centrocampo.
L’unico centrocampista ad
avere queste caratteristiche è Marchisio, senza il
quale la Juve nei momenti
di difficoltà ha patito come
le altre squadre.
Dopo il Napoli mercoledì

Dinamo Zagabria sarà destinata probabilmente a
terminare il girone a zero
punti, spianando la strada
dell’Europa League al Lione.
Marco Venditti
Giovanni Rolle
(In alto Massimiliano Nerozzi,
giornalista de La Stampa di
Torino; qui sopra bandiere
al vento all'interno dello
Juventus Stadium)

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Assemblea Azionisti

Agnelli-Tavecchio, tregua o guerra finita?
Svolta clamorosa all'assemblea azionisti: si è parlato anche di come far crescere il fatturato Juve e del calcio italiano

Andrea Agnelli

M

olto interessante per
i tifosi bianconeri il
25 ottobre 2016, giorno
dell'assemblea degli azionisti svoltasi allo Stadium.
Ottimo e lungimirante l'intervento di Andrea Agnelli
riguardo alla crescita del
fatturato del club, ai tanti
successi conseguiti, e alle
prospettive di crescita del
mondo del calcio nazionale
e internazionale. Discorso

ricco di spunti riflessivi e
ricco di consigli sulle cose
da fare a livello di sistema
calcio per poter cogliere le
tante opportunità che questo sport offre. Tra le altre
cose, ha sottolineato che
questo è uno dei pochi segmenti dell'economia dove
esiste crescita, mentre negli altri ambiti la situazione non è affatto rosea. L'ad
Mazzia invece ha esplicato,

ancora una volta, i pregi e
le ambizioni del progetto
"Continassa". Dal 1° luglio
2017 infatti, la prima squadra si allenerà al J-Village.
Eppure, nonostante le parole pronunciate col petto
gonfio e le coppe dei cinque scudetti in bella mostra
durante l'assemblea, molti tifosi sul web non sono
completamente soddisfatti
dell'operato del management del club. Il tifo ha due
anime: una ottimista e soddisfatta, un'altra critica e
sospettosa. Infatti non mancano critiche di vario genere. Eccone alcune.
Secondo alcuni tifosi il dg
Marotta paga troppo i cartellini dei giocatori che ingaggia e non è in grado di
monetizzare adeguatamente quando deve cederli.
Troppo alti gli ingaggi di alcuni giocatori che non sono
propriamente dei TopPla-

yer. Il centrocampo stravolto dalle ultime campagne
acquisti non è adeguato a
garantire grandi risultati
internazionali.
Sbagliata
la cessione di Pogba. Basso l'input che garantiscono
gli sponsor (Adidas e Jeep
su tutti), rispetto alle altre
grandi d'Europa. Nessuna
parola di Agnelli su Calciopoli e sulla recente sconfitta sulla richiesta danni presentata al TAR (quella da
444 milioni di euro).
E poi, dulcis in fundo, forti
critiche per le parole sorprendenti di Agnelli sull'exnemico Tavecchio: "Dopo
due anni e mezzo Tavecchio
e il direttore generale Uva
hanno una conoscenza della macchina molto superiore, adesso puoi permetterti
di gestire con un respiro
più lungo. In assenza di alternative questo ticket può
dare le migliori garanzie

per fare le riforme. Tavecchio peraltro ha espresso
con atti e prese di posizione
la volontà di smarcarsi da
tutor invasivi in precedenza". La guerra Juve-FIGC
è finita? O non è mai esistita? Era solo un recita per
semplici e ingenui tifosotti
al bar? È sempre più dura
capirci qualcosa.
Nel frattempo, la Juve continua il suo percorso con
obbiettivi precisi: trofei, organizzazione e crescita del
fatturato. Non si cura delle
critiche, e non rende conto
a nessuno. Atteggiamento
comprensibilissimo peraltro. Ma lo sport è un luogo
molto strano per fare ragionamenti. Strano al punto
che alcuni tifosi, pur sapendo di essere dei clienti, pensano di meritare qualcosa
di più. Gli innamorati della
Signora, alcuni per lo meno,
vorrebbero una fidanzata

affettuosa che li sappia accogliere, proteggere e che
sappia sorridergli. Vorrebbero che questa si difendesse con le unghie e con i
denti dalle accuse ingiuste,
che riuscisse a generare
interesse nei grandi campionissimi che vestono altre
maglie molto prestigiose.
Vorrebbero grandi giocate, grandi vittorie e grandi
sogni. Vorrebbero vivere
in bianconero anche senza
dover necessariamente dotirare fuori il portafoglio.
Vorrebbero una società
moderna ed efficiente, certamente, ma meno fredda
e più passionale. Meglio un
buon pallottoliere tutto colorato di una fredda calcolatrice?

ASILO NIDO

Antonio Catapano
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ControCorrente
Le sfida tra bianconeri e azzurri hanno contribuito a scrivere interi capitoli della storia del calcio

Per l'ironia vince Napoli, in campo si impongono i Sabaudi
Il senso dell'umorismo è tipicamente partenopeo. Ma nel calcio, quasi sempre, questa dote non basta...

L

a rivalità tra Napoli e
Juventus non è un dato
recente. Anche se ha garantito un po' di pepe nella
scorsa stagione, risolta nella gara di ritorno allo Stadium dal gol finale di Zaza.
Una sassata (con annessa
deviazione) che freddò le
speranze della squadra di
Sarri. E da quel momento
consentì alla Juve d'involarsi in testa alla classifica sino
alla conquista del quinto
scudetto consecutivo degli
anni duemila. Ribattezzata
era di Andrea Agnelli.
Cambia il nome, in ossequio
alle generazioni, non il casato. Ma le sfide col Napoli,
hanno contribuito a scrivere interi capitoli nella storia
del nostro calcio. L'apice
negli anni '80, all'epoca di
Maradona, che consentì
agli azzurri partenopei di
conquistare i due scudetti
del 1987 e 1990. Come non
ricordare l'epico scontro
del novembre '86 al vecchio
Comunale: 3-1 per il Napoli
in rimonta, dopo il gol bianconero di Laudrup all'inizio
della ripresa. La girandola
di Maradona, la forza fisica
di Bagni e l'intraprendenza
di Giordano in attacco furono le chiavi della vittoria.
Da quel giorno ebbe inizio
il gran volo del Napoli verso
il trionfo. E da quella sera,
nelle televisioni, cominciarono le celebrazioni. Con
fulminea velocità. Trasferita
a livello di popolo la rivalità

assume contorni suggestivi. Non è solo la differenza
di carattere tra torinesi e
napoletani, che già basterebbe. Anche se non si può
generalizzare. Ma è indubbio che chi nasce all'ombra
del Vesuvio, salvo rarissime
eccezioni, porta con se il
gusto di irridere la vita, la
presa in giro costante del
prossimo e qualche volta di
se stesso. Atteggiamenti che
ai torinesi non sono consoni, pur tenendo conto che di
torinesi autentici (cosiddetti autoctoni) ne sono rimasti una esigua minoranza.
Se va bene un 20 per cento,

il resto sono figli e nipoti
di “meridional”. Ormai in
stragrande maggioranza.
Ma hanno assimilato caratteristiche e comportamenti
di gente del nord. Solo se
si tratta di sesso, amori e
soldi si ricordano di essere
figli del Sud. Ecco perché la
rivalità calcistica non può
non tener conto di elementi
tipici del carattere. Un napoletano-tifoso non smetterà mai di pensare che il
Nord industriale (o ex industriale come nel caso di Torino) avrà sempre più mezzi economici per allestire
squadre importanti. Come
appunto la Juventus. Ma nel
suo animo il tifoso partenopeo penserà al modo più
furbo per fare lo sgambetto
all'odiata Juve. La partita
diventa una sceneggiata in
cui talento (quando c'è) e
scaltrezza diventano l'oro
di Napoli. C'è poi un aspetto
linguistico. Il popolo napoletano parla sempre in dialetto. Talvolta incomprensibile, perché non di matrice
italica. Al contrario con radici pan-arabe, aragonesi
e desinenze (la fine delle
parole) spesso non completate. Ma che articolano
ed esprimono suoni a loro
modo efficaci. Con spiccata
tendenza per l'ironia, presente anche nel linguaggio
delle persone colte, che
parlano un italiano spesso
raffinato. Ma con spiccata
predilezione per raffigurazioni umoristiche. È la loro
natura, indelebile e immu-

tabile. Sarebbe assurdo
correggerla. Va bene così.
Anch'essa fa parte dell'oro
di Napoli.
Si dice, secondo talune teorie antropologiche, non
sempre oro colato, che chi
nasce al cospetto del mare
(Napoli lo è) sia dotato d'intelligenza più vivace rispetto a chi incontra la vita sotto
il profilo dei monti. Secondo
questa tesi i torinesi e piemontesi sarebbero dunque
più tristi e meno gioiosi dei
napoletani. Magari con il
conforto di maggior senso
pratico.
Può essere, ma non v'è certezza. In compenso il calcio
è in grado di far scaturire
passioni ed emozioni che
se ne fregano del mare e
delle montagne. Altrimenti
non si sarebbe sviluppato
in tutto il mondo. E neppure
è pensabile che chi nasce in
Sudamerica, con la catena

delle Ande che la percorre
da cima a fondo, sia sempre
triste e non sorrida mai. In
Brasile le Ande sono lontane, ma il miscuglio razziale
garantisce gioia, ottimismo
e fantasia. E pure esplosioni criminali, ma quelle sono
dovute alle differenze sociali. Colpa dell'uomo, non
della geografia. Quest'anno
la rivalità ha preso nuova
linfa dall'affare Higuain.
Un trasferimento da 90 milioni di euro, legato a una
clausola nel contratto del
centravanti argentino. La
Juventus l'ha esercitata e si
è portata a casa il “pipita”.
Così lo chiamano. A Napoli
l'operazione è stata vissuta
non solo come uno sgarbo
della Juve, ma soprattutto
come tradimento da parte
di Higuain. Scatenando l'ira
del presidente De Laurentis, tipico rappresentante
dello spirito napoletano. Lui

non l'ha messa sull'umorismo, però ha preso i soldi,
che non è poco. I tifosi invece, pur mugugnando, già
fanno dell'ironia dato che
Higuain a Napoli segnava a
tutto spiano, 36 gol l'anno
scorso, mentre nella Juve
incontra difficoltà. In realtà
il gioco del Napoli, più rapido e di maggior respiro,
facilitava le conclusioni del
bomber argentino, mentre
in bianconero è meno assistito. Fatica di più, segna
meno, in certi casi si spazientisce. In compenso ha
un contratto da 7,5 milioni
di euro l'anno. Quasi il doppio di quanto guadagnava a
Napoli. Ed ecco che l'ironia
dei napoletani si prende
un'altra rivincita. Anche se
nel calcio non basta quasi
mai per vincere.

Enrico Heiman

1-1
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l
apo 1989
N
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em
Juv nov
26

Tutte le informazioni commerciali
riportate su questo inserto
potrebbero non essere
più attuali in quanto
trattasi di ristampa
del nostro archivio storico.

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Accadde il

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7 marzo 1993

Un girotondo di emozioni, alla fine decide Moeller
Spettacolo entusiasmante per i 45.000 del 'Delle Alpi'. In gol anche Ferrara che poi venne acquistato dalla Juventus
Juventus-Napoli 4-3
Juventus:
Peruzzi, Torricelli D.
Baggio (58° Marocchi),
Conte, Kohler, Carrera,
Moeller, Platt, Ravanelli
R. Baggio (89° De
Marchi), Di Canio.
(Rampulla, Galia, Vialli).
All. Trapattoni
Napoli:
Galli, Ferrara, Cannavaro
(60° Tarantino), Crippa,
Corradini, Nela, Carbone,
Thern, Careca (77°
Bresciani), Zola, Fonseca.
(Sansonetti, Pari, Mauro).
All. Bianchi
Arbitro:

zione similare: l’abbandono
di Maradona ha creato quasi un non gioco nonostante
ci sia ottima qualità con giocatori come Zola e Carbone;
ma ritornare ai fasti ed alle
vittorie dell’era Maradonia-

Bettin sez. Padova
Marcatori:
10° Di Canio, 16° Platt,
51° Zola, 72° Ferrara,
73° Ravanelli,
81° Fonseca, 88° Moeller
Note: espulso 74° Ferrara
(doppia amm.)
Spettatori 45.000

L

e due squadre stanno
vivendo un periodo di
assestamento, la Juve nonostante il Trapattoni “Bis”
trova difficoltà ad imporsi
soprattutto per lo strapotere del Milan che mette
in serie risultati, scudetti e
Coppe. Per il Napoli situa-

na è difficile. Le squadre
si affrontano a viso aperto
anche perché urgono i due
punti per rimpinguare una
classifica anemica che vede
la Juve staccata di 14 punti
dal Milan capolista di Fabio
Capello. Al via una sorpresa

nella Juve che non schiera
Vialli titolare. Il giocatore,
di sua volontà, è in panchina per lasciare il posto ad
altri giocatori più freschi
ed in forma. Anche perché
tanti e ravvicinati impegni
sono alle porte tra coppa
Uefa e coppa Italia. In avvio
Di Canio incontenibile: dopo
10 minuti supera in dribbling il giovane Cannavaro
battendo poi il portiere Galli con un preciso rasoterra.
Sei minuti dopo, il raddoppio con l’inglese Platt che di
testa devia in gol dopo un
preciso angolo di Moeller.
L’allenatore Bianchi sposta
Ferrara in marcatura su
Roberto Baggio per arginare il 'faro' bianconero. Nel
2° tempo valanga di gol ed
episodi. Il Napoli cambia
marcia e in apertura Zola
con un preciso tiro da fuori
area trafigge Peruzzi. Il pareggio quasi alla mezz’ora:
perfetta parabola su calcio

d’angolo di Zola sui cui si
avventa Ferrara che trasforma in gol con un preciso
tocco. Un gol da incorniciare per il futuro bianconero.
Non passa che un minuto ed ecco la Juve ancora
avanti grazie a Ravanelli
che servito in profondità da
Marocchi infila Galli di precisione sull’uscita disperata
del numero 1 azzurro. Il
pubblico applaude le squadre che stanno offrendo
uno spettacolo che non si
vedeva da tempo. La partita
sembra conclusa, il Napoli
rimane in dieci per l’espulsione di Ferrara costretto a
vari falli e doppio cartellino
giallo per arginare Roby
Baggio. A 9 minuti dal ter-

mine Bettin si erge a protagonista inventando un rigore pro-Napoli: scatto di Zola
che entra in area, Carrera
in scivolata devia il pallone
ma per l’arbitro è penalty!
Fonseca di sinistro spiazza Peruzzi. Il Napoli non si
arrocca in difesa ma paga
il caro il coraggio perché a
2 minuti dal termine Torricelli conquista un pallone
nella sua metà campo, si

lancia nella fascia servendo
Di Canio che sapientemente attende l’inserimento di
Moeller servendolo di precisione: per il tedesco è un
gioco colpire di sinistro in
diagonale facendo esplodere di gioia il Delle Alpi.
Partita incredibile che rimane tra le sfide più appassionanti e belle tra Juve
e Napoli. Difese 'ballerine'
ma l’estro di molti giocatori
ha fatto vivere agli spettatori uno spettacolo indimenticabile molto vicino a
quell’incredibile 3-5 per il
Napoli nella sfida disputata a Torino nel novembre
1988. Migliori in campo: Di
Canio, Moeller e Zola (vero
artista ed ispiratore del
centrocampo). Peggiore in
campo Bettin: non controlla
il match, errori di valutazione, lascia correre il gioco duro, nega un rigore per
parte e ne accorda uno al
Napoli alquanto dubbio. La
Juve terminerà la stagione
con un onorevole 4° posto
con 59 gol all’attivo ma ben
47 al passivo a 11 punti dal
Milan campione. Comunque
una annata da ricordare

per il trionfo in coppa Uefa
(doppia finale contro il Borussia Dortmund). Il Napoli
finirà a metà classifica in
attesa di tempi migliori che
comunque arriveranno.
Foto e testi di
Ermanno Vittorio

(A sinistra
Fabio Cannavaro
e Ciro Ferrara
in maglia Napoli.
In alto a sinistra il gol
di David Platt e a destra
una cartolina Juve '92-'93.
Sotto a sinistra la rosa
completa della Juve '92-93
e a destra un abbonamento
Juve per la stessa stagione)

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Sanfelici e... contenti

Chiusura settore ospiti: ormai è una tradizione
Il prefetto di Torino ha nuovamente – e giustamente – impedito l'accesso ai sostenitori partenopei per esigenze di sicurezza

La Primavera di Grosso
tra Youth League e campionato
Lione e Benevento le prossime avversarie

U

P

are che Paolo di Tarso
sia sbarcato a Fuorigrotta ed appena messo
piede a terra abbia esclamato: “Ho un'altra folgorazione, come sulla via di Damasco. Vedo che in questo
luogo sorgerà un immenso
anfiteatro nel quale le belve
feroci non scenderanno mai
nella polvere, ma al posto
degli spettatori. Il profeta
sarà sbugiardato poiché
mai e poi mai le fiere stesse pascoleranno con... gli
Agnelli”. Che sia vero o no,
non è dato sapere. Sta di
fatto che lo stadio del Sole
è diventato stadio San Paolo
ed a Napoli le leggende in
un attimo divengono tradizioni. Ogni anfiteatro che
si rispetti non può fare a
meno delle vittime sacrificali, spesso poveri cristiani
che soccombono per la loro
fede. Fede volutamente minuscola, dato che la similitudine non investe campi
teologici e simili. Sto scherzando coi fanti e mi guardo
ben bene di farlo coi santi
di Napoli che hanno il sangue fondente. Che fa rima
con potente. Ecco, i novelli
cristiani tifosi ospiti, coloro
che si azzardano a varcare i
tornelli ad incanalarsi nelle
serpentine (ma saranno ancora integre?), per sostenere la propria fede (sempre
minuscola) e dimostrare
di amare i proprio colori.
Costoro sono condannati
ad essere rinchiusi in una
gabbia. Ora, se qualcuno
commette un reato, è giusto
che in gabbia ci finisca; ma

se deve andare dentro perché la motivazione è la sua
incolumità, allora qualcosa
non quadra. Anche perché
sovente l'incolumità è messa a serio rischio da azioni
che poco hanno a che fare
con la civiltà, perpetrate da
“credenti” dell' altra fede,
quella che è di casa nell'anfiteatro che porta il nome
di quell'omino che sbarcò
a Fuorigrotta nel 1° secolo
dopo Cristo. Mollare gavettoni di materiale organico
talmente identificato da
non richiedere spiegazioni,
tirare biglie e corpi contundenti di vario genere, delicatamente
accompagnati
da oggetti di ceramica per
un tocco di cortesia non
proprio gradito, è il supplizio destinato ai perseguitati
contemporanei. D'altronde
non è il caso di scomodare
chissà quale idea repressiva, la disoccupazione morde feroce quasi come le belve sugli spalti, una vita dura
e difficile è retaggio di tanti,
da queste parti. Un poco di
sano sfogo è non solo auspicabile, ma pure terapeutico. Non si deve dimenticare
che un pizzico di euforia ha
determinato lo sfasciamento di un treno. In fondo sono
ragazzi, non è il caso di fare
dibattiti. Da quell'episodio
però si è intrapresa la strada della Tessera del Tifoso.
Per tutti, soprattutto per gli
onesti, solitamente primi
ad uniformarsi alle norme.
Quelli dell'anfiteatro paolino? Mah! Mentre lo stadio San Paolo si avvia alla

fatiscenza, dopo diverse
volte di dichiarata inagibilità, più sbandierata per la
verità che applicata, il Comune partenopeo pretende
un affitto più adeguato ai
tempi ed alle spese di manutenzione. Manutenzione?
Ma se cade a pezzi? Di questo si fa forte il presidente
del Napoli S.S.C., al secolo
Aurelio De Laurentis, per
rifiutare
categoricamente ogni ipotesi di aumento
della pigione. Come facciano i due succitati, dopo
avere litigato per tutta la
settimana, ad accomodarsi
uno a fianco dell'altro per
trepidare per le sorti della
squadra, è un quesito senza risposta. O forse con una
risposta che ha senso solo
nella città della sceneggiata, città in cui il detto “Chi
ha avuto, ha avuto e chi ha
dato, ha dato, scurdammoce 'o passàt” trova la sua
consacrazione. Nel frattempo, molto più a nord, in una
landa desolata, liberata da
poco dal dominio delle ciminiere e dell'amianto, con
acciaio di ottima qualità,
in barba a qualche adoratore di un dio con la testa
di...Toro, si costruisce un
anfiteatro
ultramoderno,
trionfo dell'ingegneria
e
della progettualità. Le belve
sugli spalti stanno talmente
bene, da trasformarsi loro
in...Agnelli. Liberi, felici,
disarmati, al cospetto di
una Signora che li blandisce. Nulla a che vedere con
quell'orda barbarica che si
insedia nel settore ospiti.

n diktat imprescindibile in casa Juve:
vincere. Così la Primavera, a modo
suo, segue le orme della prima squadra,
comandando il girone B del Campionato.
Dopo la vittoria in Youth League con il Lione per 3-0 e il derby vinto nell’ultima partita disputata in campionato contro il Torino
di Coppitelli, la Juve di Fabio Grosso si
prepara al match di ritorno contro il Lione
(2 novembre) e alla trasferta di Benevento
(5 novembre), con la volontà di portare a
casa altri tre punti sia in Italia che in Europa prima della pausa delle Nazionali, per
provare a staccare ulteriormente le inseguitrici (Udinese, Torino, Bari e Sassuolo)
e provare l'allungo in Europa. Benevento
che si trova affossato in penultima posizione, con soli 2 punti in 6 partite, anche se
nell’ultima gara, persa 4-2 contro l’Udinese,
ha mostrato come sia squadra da non sottovalutare. Sulla carta i pronostici sono a
favore di capitan Muratore e compagni, ma
il calcio può regalare sorprese, a volte anche sgradevoli, ed è per questo che mister
Grosso lavorerà più sulla testa dei giocatori, galvanizzati da due vittorie importanti,
che sul piano tecnico, volendo evitare pericolosi cali di tensione. Sabato 29 ottobre è
prevista a Vinovo, ore 14.30, un’amichevole
contro l’Atalanta, che permetterà a Gros-

Liberi pure loro, senza gabbie, senza barriere, quasi
con l'aria condizionata. Ma
con un difetto di fondo: non
pare loro vero. E che non
paia vero ne sono testimoni gli immediati dirimpettai
che vengono trattati come
se l'intero stadio fosse simile alla gabbia del San Paolo.
Un anno, due anni. Al terzo
si dice stop. La Signora ha
capacità di sopportazione
notevoli, ma che debba ogni
volta spendere un capitale
in idraulici e falegnami, non
le va giù. È sabauda, subalpina, dunque con le manine
abbastanza “chiuse”. Pare
che si dica: oculata. Sinonimo di “rancina”. Il prefetto,
preso atto che il bestiario
feroce varia tra i due anfiteatri, ha stabilito anche
per stavolta che le fiere
napoletane devono restare

so di provare qualche giocatore impiegato
meno nei precedenti impegni. Non un test
probante, ma certamente un avversario
ideale per mantenere alta la concentrazione, in vista dell’impegno con il Lione. Con
Kean ormai da qualche settimana aggregato
alla prima squadra, Grosso punterà molto
sulla classe del ritrovato Clemenza, autore
della rete decisiva nel derby della Mole, sulla sicurezza di Del Favero tra i pali e sulla
classe di Kastanos in mezzo al campo. Tre
elementi cardine di una squadra che punta
anche molto sui giovanissimi (Zeqiri, Caligara, Merio e Galtarossa), trascinata da
capitan Muratore, ormai divenuto il fulcro
della difesa. Il cammino è lungo, tra campionato, Coppa Italia e Youth League, ma
l’inizio lascia ben sperare.
Dario Lignana

Fabio Grosso

a Napoli. Le fiere torinesi,
molto facilmente resteranno a Torino al ritorno. Non
ci sono le condizioni di sicurezza. Motivazione che
è la dichiarata impotenza
di fronte a quella leggera
esuberanza di cui sopra.
E non c'è niente da ridere. Si tratta di circa 2.000
occasioni perdute, 2.000
seggiolini vuoti (salvati?),
2.000 tifosi non pervenuti.
E di questi, sono sicuro, la
maggioranza è penalizzata
dalla disposizione, ob torto
collo. È desolante scoprire
che a distanza di duemila
anni gli anfiteatri abbiano
fatto passi da gigante nelle
strutture architettoniche,
ma non nella violenza che
si manifesta all'interno.
Anzi, per meglio dire, è uno
di essi, costruito con concetti antiviolenza evidenti,

che si chiude a riccio per
non volere assistere ad altri
atti inverecondi. Forse non
si può fare altro. Vincerà la
Signora o il “ciuccio”? Nel
mentre ha già perso il calcio e con esso la civiltà.
P.S. Chi volesse forzatamente scorgere un che di razzista in quanto ho scritto,
faccio a lui presente che in
curva sud ad ogni partita si
effettua la “sciarpata” che
gli ultras hanno ereditato dai tifosi avellinesi. Uno
spettacolo nello spettacolo,
una sciarpata verde che
ha ricevuto gli applausi
a scena aperta di tutto il
pubblico juventino. Napoli ed Avellino distano una
cinquantina di kilometri,
l'equivalente di Torino–Asti.
Suvvia, siamo seri.
Marco Sanfelici

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Squadra ospite
L'anno scorso l'impianto torinese sancì la fine dei sogni scudetto azzurri. Il killer, nel finale, fu Zaza

Napoli, allo Stadium sempre a testa bassa!
De Laurentiis non è amato sotto il Vesuvio. I napoletani percepiscono che non investe il 100% del suo tempo e risorse
interessante ma non siamo
ai livelli del Barcellona...

Reina

L

o Juventus Stadium
è davvero tabù per il
Napoli. Che a Torino vanta comunque precedenti
ampiamente negativi, ma
da quando la Juve ospita i
partenopei nel nuovo stadio
i campani escono sempre a
testa bassa. Soprattutto lo

inviolato (prima della beffa turca) in Champions. La
qualificazione, che sembrava certa, bisognerà andarsela a sudare ad Istanbul e
Lisbona. Estremo est-ovest
dell'Europa. Come gli estremi di rendimento del Napoli
sarriano.

SARRI SVOLTA?
Anche per Sarri questa sfida può essere quella della
consacrazione. In caso di
risultato positivo. Altrimenti resterà in bilico tra
fare il grande salto oppure
rimanere mister bello ma
incompiuto. A Napoli ha lavorato bene ma nella storia
deve ancora entrarci. Piu'
facile in Italia od in Europa? La discontinuità europea si paga molto più cara
ma la sensazione è che al
Napoli manchi soprattutto
la personalità: lontano dal
San Paolo la squadra risente della mancanza di leader.
Sia in campo che in panchi-

Hamsik e il Presidente De Laurentiis

scorso anno dove lo scarto
minimo, con la rete di Zaza
nel finale, aveva sancito
l'inizio della fine del sogno
scudetto per i Sarri-boys
INVOLUZIONE
DI OTTOBRE
Ottobre non sarà ricordato
come un mese felice. Solo
le due sconfitte juventine a
Milano hanno tenuto in vita
le sottili speranze partenopee di scudetto. Ma la discontinuità degli azzurri in
campionato è stata accompagnata anche dallo scivolone casalingo europeo contro il Besiktas. E pensare
che il San Paolo era ancora

MILIK E UNA NOTTE
Come Higuian, ma senza
90 milioni. L'infortunio del
bomber polacco nella sfida contro la Danimarca ha
fatto davvero piangere i
tifosi partenopei. Piu' della perdita di Higuian: un
tradimento certo, ma ben
pagato. E se il Pipita poteva essere sostituito sul mercato, l'infortunio autunnale
di Milik costringe Sarri a
frugarsi nella bisaccia, trovandola malinconicamente
vuota. Gabbiadini rimane
promessa eterna (ed anche ingenua e nervosa, vedi
espulsione di Crotone) e la
soluzione del falso nueve è

na. In società il leader esiste. Forse fin troppo.
DE LAURENTIIS
E LA JUVE
Prese il Napoli in C e lo ha
portato in Champions. Ma
a Napoli non è venerato.
Ferlaino con meno soldi
vinse 2 scudetti. L'Aurelio
sembra considerare piu'
importanti i cine-panettoni
del titolo tricolore. La ruvidezza caratteriale che palesa a Napoli diventa piu'
docile quando si esprime
lontano dal Vesuvio. Ma
quelle clausole rescissorie troppo basse rischiano
di essere il suo marchio di

Duello Barzagli-Higuain

fabbrica per i posteri. De
Laurentiis vorrebbe emulare il modello Juve, stadio
in primis. Ma dimezzare la
capienza del San Paolo non
sembra il modo migliore di
farsi amare dai napoletani.
Gli manca un manager alla
Allodi o alla Moggi. Ma se lo
avesse, dopo quanto tempo
ci litigherebbe?
LA DIFESA
L'anno scorso il vero punto
debole. Quest'anno Sarri ha
chiesto di rinforzarla anche strapagando in 2 rate
Maksimovic (5 milioni in
estate, 20 nel 2017). Reina
ha tanta personalità quanta
discontinuità, Koulibaly rimane un'enigma: campione
ancora in fase di maturazione oppure mediocre sopravvalutato? Il problema
però è anche lo scarso filtro
del
centrocampo,talvolta
più votato ad offendere che
a proteggere.
PROSPETTIVE
Strappare un punto a Torino sarebbe fondamentale
per statistiche e morale ma
nel lungo periodo l'assenza
di Milik e il doppio-binario
Champions rischiano di trascinare i partenopei lontano
dalla vetta. Tenuta mentale,
capacità di approcciare le
partite in provincia, spina
accesa anche dopo grandi
partite europee, concentrazione per tutti i 95 minuti:
questi i limiti che il Napoli
deve superare se vuole ra-

gionare da grande. La piazza è disillusa: il San Paolo
pieno si vede di rado. L'unica grande città con una sola

dal 'nemico' rimane ferita
aperta nell'anima napoletana. Ora manca l'uomo
simbolo, il Pipita gioca con-

Hamsik e l'arbitro Orsato

squadra meriterebbe minor
pressione e maggior affetto.
Forse il popolo partenopeo
percepisce che De Laurentiis non investe il 100%o delle
sue energie, tempo e risorse. E farsi sottrarre Higuian

Insigne

tro stanotte. Per la prima
volta. E chissà se esulterà
in caso di rete. Core 'ngrato,
titolo già scritto e banale.
Come un copione dei cinepanettoni di De Laurentiis.
Alessandro Costa

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Spettacoli e cultura

All'Oval la XXIII edizione di 'Artissima 2016'
Dal 4 al 6 novembre a Lingotto Fiere. Diretta da Sarah Cosulich. Una fiera di ricerca spesso anticipatrice di nuove tendenze

D

al 4 al 6 novembre
sarà aperta al pubblico
all’Oval del Lingotto Fiere, la
XXIII edizione di Artissima,
Fiera Internazionale d’Arte
Contemporanea a Torino, diretta da Sarah Cosulich, che
dedicherà uno spazio agli
appuntamenti più attesi a
livello nazionale ed internazionale. Nota come fiera di
ricerca, Artissima si è rivelata spesso anticipatrice di
nuove tendenze curatoriali
e pioniera di nuovi formati, grazie alla sua costanza
nel reinventarsi ogni anno.
Il filo rosso di quest’anno
è suddiviso in vari filoni:
Performatività: quella fisica
negli interventi live che, animeranno il programma di
performance. Relazionale:

tra le opere negli stand curati che le gallerie scelgono di
portare a Torino. Dialettica:
tra curatori e collezionisti
impegnati in conversazioni
itineranti in fiera. Evocata:

nel tema della grande mostra sul collezionismo del
territorio. Cittadina: nella
capacità di connettere pubblico e privato. Concettuale:
nella capacità di Artissima
di ripensare il ruolo di fiera d’arte. L’edizione 2016,
è arricchita della nuova sezione Dialogue, da un nuovo premio e dalla struttura
della fiera che dà rilevanza all’arte sperimentale ed
emergente. Quella del 2016,
sarà caratterizzata da un
impianto che, innova ancora
la formula della manifestazione, quest’anno suddivisa
in sette sezioni di cui tre dirette da curatori e direttori
internazionali (Back to the
Future, Present Future e

Per4m). Le novità di questa
edizione, mirano a costruire una fiera curata in ogni
dettaglio con una grande
attenzione per la sperimentazione e la ricerca. Queste
le sezioni all’interno della
Fiera: Dialogue: la nuova
sezione, dedicata a stand
con un massimo di tre artisti, le cui opere sono messe
in relazione tra loro secondo
un progetto coerente ideato
dalla galleria. New Entries:
per la prima volta la sezione dedicata alle gallerie
emergenti, sarà riunita in
uno spazio compatto e indipendente all’ingresso della
fiera a ribadire l’impegno
di Artissima nei confronti
delle giovani proposte. Main
Section: raccoglie le gallerie
più rappresentative del panorama artistico mondiale.
Quest’anno ne sono state
selezionate 105 (58 straniere). Per4m: alla sua terza
edizione, si evolve a sezione
articolata, una vera e propria mostra di performance,
curata per la prima volta da
un collettivo artistico, l’olandese If I Can’t Dance I Don’t
Want To Be Part Of Your
Revolution. Flying Home:
progetto speciale inedito di
Artissima 2016, in collaborazione con Torino Airport

“Terra - I segreti della porcellana”
A Palazzo Madama sino al 23 gennaio 2017
Materie prime, capolavori barocchi e forme contemporanee a cura di Cristina Maritano

D

al 21 ottobre al 23 gennaio 2017, ha aperto i
battenti a Torino, a Palazzo Madama, presso la Sala
delle Ceramiche, la mostra
“Terra - I segreti della porcellana” - Materie
prime, capolavori barocchi
e forme contemporanee, a
cura di Cristina Maritano,
con Lorenzo Mariano Gal-

lo e Annalaura Pistarino.
L’esposizione costituisce
la quarta tappa del ciclo
espositivo Terra!, che collega sotto un comune denominatore Palazzo Madama,
insieme ai musei legati alla
storia della ceramica di Castellamonte, Savona, Mondovì, Albissola Marina e Albisola Superiore. La mostra
racconta gli aspetti storici e
tecnologici della produzione della porcellana, tecnica
ceramica ben rappresentata nelle raccolte del museo,
dove è custodita una delle
collezioni più importanti
al mondo per consistenza
e qualità dei pezzi. L’esposizione illustra con opere
e materie prime il passaggio dalla porcellana tenera,
esemplificata dalla porcellana medicea, da quella di

Saint-Cloud e di Sèvres, alla
porcellana dura, rappresentata da due importanti vasi
di Palazzo Reale. Opere
realizzate a Meissen per il
Palazzo Giapponese di Augusto il Forte, furono inviati
al Re di Sardegna Vittorio
Amedeo II nel 1725. Essi
documentano sia il primo
periodo della direzione di

J.F. Böttger, sia l'uso della
porcellana come dono diplomatico. Arricchiscono il
percorso della mostra alcuni trattati scientifici per
raccontare le tappe della
conoscenza delle porcellane orientali in Europa. Un
lato espositivo è dedicato
alla storia della manifattura
di Sèvres in Francia. Infine,
ad arricchire il percorso
anche le opere di “The
Bounty Killart”, gruppo
di giovani artisti torinesi
emergenti su scala internazionale, che si ispirano alle
porcellane settecentesche,
reinterpretandole in chiave
ironica e contemporanea.
Il biglietto intero costa 10
euro, ridotto 8, gratuito fino ai
(p.r.)
18 anni.
(Foto Fondazione Torino Musei)

- Sagat che, con un’installazione site-specific di Thomas Bayrle, testimonia la
capacità della fiera di contaminare con l’arte contemporanea anche i luoghi più
inaspettati. What is Experimental: talk a cura di Stefano Collicelli Cagol che vedrà
curatori di spazi no-profit e
indipendenti protagonisti di

un dibattito in un momento
di confronto e condivisione.
Mutina Project: “This is not
a Prize”, settimo premio e
novità assoluta per l’edizione 2016, consisterà nel supporto da parte di Mutina ad
un progetto speciale di un
talento presente in fiera.
Paolo Rachetto
(Foto Perottino-Alfero)

A Camera Torino
'Around Ai Weiwei'
Il Centro Italiano per la Fotografia
propone la mostra sull'artista cinese

C

amera
Torino,
Centro Italiano per
la Fotografia, nel
museo di via delle Rosine 18, a
Torino, apre dal
28 ottobre al 12
febbraio 2017, la
mostra “Ai Weiwei. Photographs” 1983 – 2016, a cura di Davide
Quadrio. Un’esposizione sulla produzione fotografica e
video dell’artista cinese, che indagherà la sua poetica
artistica dagli esordi fino ai giorni nostri e il suo ruolo
nel dibattito culturale e politico cinese e internazionale. In un panorama di mostre centrato sulle opere
monumentali di Ai Weiwei,
il progetto si propone di
ri-orientare lo sguardo del
pubblico verso gli elementi
documentari che circondano la vita dell’artista in
quanto testimonianze del
suo affascinante viaggio
come uomo, creatore e
attivista. La mostra è realizzata grazie al sostegno
di Compagnia di San Paolo
e Lavazza, ed è promossa
e organizzata con Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze, affiancandosi alla grande
retrospettiva “Ai Weiwei. Libero”. Orari apertura: Lunedì
11–19. Martedì chiuso. Mercoledì, venerdì, sabato e domenica
11–19. Giovedì 11–21. Ultimo ingresso 30 minuti prima della
chiusura

(p.r.)
(Foto Ai Weiwei)

amcsrls@yahoo.it

15

www.juvetoro.it

Liliana, Miss Juve da Villar Perosa
Liliana Kohalmi, miss Juve di questa settimana, è nata a Budapest ma vive in Italia da
quando aveva 4 anni. E non poteva che diventare tifosa juventina. Innanzitutto perché
in famiglia erano tutti bianconeri. E poi perché la città italiana dove è andata ad abitare
è Villar Perosa, il paese della famiglia Agnelli,
ma soprattutto del mitico vernissage della Juve fino a qualche decennio fa, quando
l'Avvocato non mancava mai.
Poi negli ultimi anni le stagioni agonistiche
si sono allungate, il ritiro estivo inizia prima
e Villar Perosa è solo la tappa di ferragosto della preparazione. Ma proprio la classica sfida tra JuveA-JuveB, a cui Liliana non
manca mai è quella che ha definitivamente
fatto scoccare la scintilla della sua passione
bianconera. Liliana oggi abita a Bibiana, studia all'indirizzo alberghiero di Pinerolo, e i
suoi viaggi preferiti sono nella calda Spagna.
“Ma anche i torinesi sono molto accoglienti
ed allegri, anche più dei miei connazionali
ungheresi. A Budapest vado una volta all'anno perché ho i parenti, ma in Piemonte mi

trovo benissimo”. Est Europa e Piemonte.
Nel destino di Liliana e nelle sue passioni
bianconere: “Il mio idolo da bambina era Pavel Nedved. Oggi invece è Claudio Marchisio”- specifica Liliana. Che sulla sfida di stasera contro il Napoli è fiduciosa: “Vince la
Juve 2-0, spero con doppietta di Marchisio
o anche un gol dell'ex Higuain”.
(a.c.)

Spettacoli e cultura

Al Colosseo Virginia Raffaele in “Performance”
Una carrellata delle maschere che hanno resa famosa l'attrice comica: dalla Vanoni a Belen, dalla Boschi alla criminologa Bruzzone

D

opo il grande successo
della scorsa stagione,
ritorna a grande gradimento del pubblico, al Teatro
Colosseo di Torino, dal 28
al 30 ottobre, Virginia Raffaele con il suo show “Performance”, per la regia di
Gianpiero Solari. “Performance” è uno spettacolo
scritto da Virginia Raffaele,
Piero Guerrera e Giovanni
Todescan. I trucchi speciali sono a cura di Bruno
Biagi e Valeria Coppo. In
scena una carrellata delle
sue maschere più popolari,
dei personaggi che l’han-

no resa famosa: da Ornella
Vanoni a Belen Rodriguez,
dal Ministro Boschi alla criminologa Bruzzone. Nella
passata stagione teatrale, lo show ha registrato il
tutto esaurito per due sere
consecutive. Lo spettacolo
è al tempo stesso dialogo e
monologo. Tutto avviene su
diversi piani e dimensioni,
grazie a schermi e specchi
che proiettano e interagiscono tra loro. In dialogo
tra loro, queste donne così
diverse, vengono interpretate da Virginia Raffaele
in maniera magistrale. In

Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

Direttore Responsabile
Roberto Grossi
rogro@inwind.it

chiave di lettura ironica ed
irriverente, vengono esaltate e sottolineate le qualità di queste donne, chi

nel potere o nella politica.
Personaggi espressione di
alcune ossessioni ricorrenti
nella società contemporanea: vanità, scaltrezza, voglia di affermazione e scarsa coscienza di sé. Virginia
Raffaele è personaggio e
soggetto nello spettacolo,
in continua comunicazione con le sue “imitazioni”.
Una meta narrazione con la
quale l’artista riesce a coinvolgere il pubblico, far ridere ma anche far riflettere lo
spettatore.
Paolo Rachetto
(Foto Loris Zambelli - Photomovie)

Hanno collaborato
Bruno Bernardi
Alessandro Costa
Enrico Heiman
Ezio Maletto
Paolo Rachetto
Giovanni Rolle
Alessandro Vaccaneo
Marco Venditti

Editore
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amcsrls@yahoo.it
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e grafica
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n. 30 del 27/11/2015
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CHIUSO IN REDAZIONE ALLE ORE 17
DI GIOVEDÌ 27 OTTOBRE 2016

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DUE TORNATE
D’ASTA
13 novembre 2016
- ore 11
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