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Nome del file originale: ArsialPP1IT.pdf
Titolo: Fasce frangivento per uso energetico
Autore: Stefano Carrano - ARSIAL

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Progetto InterregIIIB Medocc n° 2005-05-2.1-I-137

Luglio 2007

Contenuto
Premessa

1

Localizzazione del progetto

5

Approccio metodologico

6

Analisi della normativa

7

Quadro a livello europeo

7

Quadro a livello nazionale

7

Quadro a livello regionale

9

Piani nazionali e regionali

9

Proprietà e gestione delle fasce arboree

10

Valutazione del potenziale produttivo di biomassa nell’area

11

Ricognizione sugli studi esistenti

11

Analisi geo-referenziata

11

Linee guida per il Sistema Informativo
Territoriale della Piana Pontina
Valutazione del bacino di approvvigionamento

13
22

Valutazione botanica

25

Analisi dei servizi di manutenzione

28

Studio sulla biomassa

36

Valutazione della biomassa

36

Analisi del combustibile

40

Logistica del combustibile

42

Progetto dell’impianto termico

46

Costi e benefici

48

Bilancio energetico

48

Bilancio ambientale

52

Bilancio economico

53

Conto economico per l’utilizzazione
del Sistema Informativo Territoriale

56

Conto economico per il restauro e la gestione delle fasce arboree

58

Foglio dati

61

Capacità termica di differenti specie per fasce arboree

62

Bibliografia

63

Ringraziamenti

66

Premessa

Il paesaggio della campagna di pianura è solitamente caratterizzato dalla frammentazione
dei campi circostanti per via di fiumi, canali e fossati con una spiccata presenza di alberature
e siepi. Questi elementi favoriscono la diversificazione del paesaggio ed arricchiscono
l’ambiente di valori naturalistici.
Fin da epoche remote gli uomini hanno riconosciuto la necessità di proteggere gli elementi
storici più significativi del paesaggio attraverso filari e siepi per il particolare interesse che tali
elementi hanno nell’analisi visiva e per le loro proprietà di riconoscimento geografico.
Ancora oggi, nel paesaggio suburbano essi costituiscono l’elemento identificativo primario
dei vecchi legami con la campagna e le principali vie di penetrazione della natura nelle città,
nonostante vengano mascherati e nascosti dall’abusivismo edilizio.
Queste strutture di vegetazione sono di solito chiamate con differenti nomi, collegati alle
diverse

funzioni che hanno avuto nella storia dell’agricoltura locale (frangivento,

combustibile, segna confini, alimentazione per il baco da seta, consolidamento ripario,
ombreggiatura stradale, ecc.)
Oggigiorno la moderna agricoltura meccanizzata considera tali elementi come un
impedimento ed un ostacolo all’utilizzazione delle grandi macchine agricole e cerca di
eliminarli.
Si calcola che in Italia l’estensione totale delle siepi e delle alberature a filare sia di circa
330.000 ettari, pari al 4% della copertura forestale totale.
Questi elementi forestali minori svolgono differenti funzioni: sia a livello paesaggistico che
ecologico quali habitat per numerose specie di animali, uccelli ed insetti. Spesso
costituiscono corridoi ecologici per la salvaguardia della biodiversità animale e vegetale e per
la sopravvivenza di ecosistemi separati da formazioni artificiali. Quando la loro presenza è
rilevante essi vengono a

costituire efficaci reti ecologiche. Questi aspetti assumono

particolare importanza negli ambienti suburbani dove rappresentano il collegamento
principale delle aree verdi e dei parchi cittadini con la campagna circostante.
L’idea base per un’azione di sviluppo e rafforzamento di queste formazioni forestali minori nel
contesto suburbano è quella di attribuire loro un valore pluri-funzionale che possa stimolare i
diversi attori dello scenario pubblico e privato verso altri obiettivi, oltre a quelli puramente
ecologici.
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Esse possono avere una funzione importante non solo per i valori estetici e culturali, ma
anche quale valido componente del sistema urbano, quale filtro per il articolato, quale
assorbente di CO2, quale filtro a livello radicale per l’eccesso di nitrati e per consolidare i
margini di fossi e cunette.
Vi è stato di recente un crescente interesse riguardo all’utilizzo di queste formazioni quali
fonti di biomassa per scopi energetici. Il loro utilizzo può essere considerato indifferente
rispetto al bilancio del carbonio, in quanto le emissioni di CO2 derivate dalla combustione del
legno sono assorbite dalla ricrescita della nuova vegetazione. Diverse amministrazioni
comunali stanno studiando le modalità di sviluppo per la valorizzazione energetica di queste
formazioni, marcando la differenza esistente tra specie ornamentali a rapido accrescimento e
vecchi alberi secolari che rappresentano pur sempre un effettivo elemento storico del
passato paesaggio agrario, come nel caso delle fasce frangivento di eucalipto della Piana
Pontina.
Il doppio obiettivo diventa quindi la valorizzazione dei valori ecologici e paesaggistici delle
fasce arboree e l’allargamento della loro funzionalità ad un contributo energetico parziale ma
significativo di origine locale che possa essere utilizzato al meglio negli edifici pubblici, come
le scuole o altre strutture comunali, per contribuire alla disseminazione dell’informazione.
Riassumendo, la valorizzazione delle fasce arboree suburbane per scopo energetico può
apportare diversi vantaggi come:
-

la possibilità di conciliare allo stesso tempo obiettivi ecologici e paesaggistici;

-

la riduzione del consumo di combustibili fossili usando materie altrimenti sotto-utilizzate;

-

la riduzione delle emissioni di carbonio sia per la crescita di nuova vegetazione, sia per
l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili;

-

la creazione di nuovi posti di lavoro e di una nuove risorse economiche locali;

-

miglioramento del panorama ambientale per il turismo ed il tempo libero.

Le fasce arboree della Piana Pontina
Il patrimonio delle fasce arboree della Piana Pontina risale alla fine della riforma agraria
dell’Agro Pontino, attorno ai primi anni trenta. Filari di eucalipto e di pino vennero piantati con
lo scopo di salvaguardare i campi agricoli appena realizzati dai forti venti carichi di salinità
provenienti dal mare e da quelli freddi provenienti dai Monti Ausoni che racchiudono la piana
da Nord e da Est.
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Con il passare del tempo questo patrimonio è stato fortemente compromesso dalla
urbanizzazione selvaggia e dalle industrie che hanno stravolto lo scenario socio-economico
originario.
Al momento le fasce arboree sopravvivono in un’area ridotta con un progressivo degrado del
loro sistema di gestione.
Un loro graduale risanamento e rafforzamento potrebbe essere conseguito grazie allo
sviluppo di un sistema di gestione mirato alla valorizzazione di combustibile da
riscaldamento attraverso una manutenzione razionale ed al rinnovo dei tagli per utilizzo
energetico in impianti termici di potenza differenziata, a partire dai 50 KW.
Questo utilizzo potrebbe essere di interesse per il territorio, caratterizzato dalla larga
presenza di serre per la produzioni di fiori e di ortofrutta con alti costi di riscaldamento dovuti
all’uso di combustibili fossili e derivati del petrolio.
L’azione potrebbe essere di interesse per gli amministratori pubblici, gli operatori economici
ed i privati attratti dalle necessità energetiche da fonti rinnovabili.
Attualmente la gestione delle fasce arboree della Piana Pontina è delegata ad ARSIAL, che
sta attentamente considerando la loro utilizzazione funzionale come un esempio per lo
sviluppo di una valorizzazione armonica di valori produttivi con la salvaguardia, allo stesso
tempo, di un patrimonio naturale di evidente valore per la tutela del territorio e del paesaggio.

Scelta del soggetto beneficiario
Nell’ambito di un progetto pilota con alte finalità di trasferimento dell’informazione, come nel
caso di GreenLink, è importante che i benefici derivanti dal progetto stesso possano essere
ampiamente disseminati e applicati a livello pubblico. Per questo motivo l’utilizzo di energia
derivata da una gestione razionale delle fasce arboree dovrebbe essere delegato ad un
soggetto beneficiario quale un istituto scolastico o un centro comunitario. La selezione si è
quindi concentrata su edifici comunali, scuole, centri sociali, ecc.
In questo quadro l’Istituto Agrario “S. Benedetto” di Borgo Piave è stato considerato il luogo
più adatto per la realizzazione di un primo esempio di integrazione “biomassa-energia”, con
l’istallazione di una caldaia a biomassa, per differenti motivi:
-

l’Istituto è l’unica scuola agraria della Piana Pontina e rappresenta in tal modo uno
specifico centro di apprendimento di settore;

-

ha mostrato disponibilità ed alto livello organizzativo;

-

ha cooperato in altre occasioni in attività di ricerca e divulgazione;

-

possiede la vocazione richiesta per portare avanti attività di divulgazione e
disseminazione.

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L’Istituto è stato quindi contattato ed informato degli scopi progettuali e ha fornito la sua
disponibilità alla partecipazione, portando avanti una utile collaborazione per la realizzazione
di questo lavoro, assieme alla Provincia di Latina che rappresenta l’autorità scolastica
responsabile.

Significato del progetto
Questo lavoro è stato concepito come un progetto pilota utile alle amministrazioni pubbliche
ed alle comunità locali nella prospettiva di un più largo sviluppo territoriale dell’uso di energia
da biomassa. E’ stato previsto come un contributo concertato per facilitare la fase progettuale
e gestionale dell’uso energetico delle fasce arboree delle aree verdi suburbane. Il contesto
del lavoro è quindi strutturato per la promozione dell’approccio metodologico e della
modellizzazione esemplificativa.
Alla fine del lavoro è stato inserito un “foglio dati” per riassumere tutti i dati utili e strumentali,
assieme ad una tabella sulle proprietà termiche delle diverse specie per fasce arboree
utilizzate in area mediterranea per fini paesaggistici, energetici e di stabilizzazione del suolo.

Veduta aerea tridimensionale della Piana Pontina (Microsoft Virtual Earth copyright)

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Localizzazione del progetto
L’area progettuale selezionata è situata a sud di Roma nella Provincia di Latina ed è
suddivisa fra 5 comuni differenti: Latina, Sabaudia, Pontina, Terracina, S. Felice Circeo.
Quest’area conserva ancora oggigiorno la sua peculiare vocazione agricola.
L’area è formata da una vasta pianura lunga circa 40 km e larga 18 dove la bonifica dello
stato ha operato a partire da 1930 su circa 180 km2 con la creazione di 5 città, 200 km di
canali di irrigazione, 500 km di strade e 1200 km di fasce arboree. Questa azione ha portato
ad un ambiente ed un paesaggio totalmente nuovi con il prosciugamento delle paludi e la
bonifica di terreni prima totalmente vergini e permanentemente afflitti da problemi di
allagamento e infestati dalla malaria. La caratteristica più appariscente della Piana Pontina è
ora rappresentata dall’imponente sistema di fasce frangivento. Rimangono ancora meno di
1000 km di fasce arboree composte da differenti specie di Eucalyptus, Pinus e Cupressus.
Le fasce sono usualmente realizzate sui bordi delle strade e dei canali di irrigazione con una
larghezza minima di 4-5 metri. La loro proprietà era all’epoca stata assegnata all’ ONC
(Opera Nazionale Combattenti) ed è attualmente della Regione Lazio.
La gestione di circa 560 km di fasce arboree è invece al momento demandata ad Arsial.

Mappa di localizzazione della Pianura Pontina

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Approccio metodologico
Lo studio del progetto pilota è stato suddiviso in differenti sezioni, ciascuna con un analisi dei
dati ed un’esemplificazione delle procedure necessarie per portare avanti una pianificazione
fattibile e sostenibile dell’uso delle fasce arboree per la produzioni di energia termica.
In proposito la prima azione da prendere in considerazione riguarda l’analisi della normativa
che fornirà gli elementi utili allo sviluppo di ogni altra fase progettuale.
A conclusione, un analisi dei costi e benefici completerà il quadro dello studio mettendo in
rilievo i risultati globali del lavoro, attraverso valutazioni di bilancio energetico, ambientale ed
economico, come esemplificato nello schema sottostante.

Analisi della normativa
Valutazione del potenziale
produttivo di biomassa
nell’area

Valutazione del bacino di
alimentazione

ricognizione sugli
studi esistenti
analisi
geo-referenziata
linee guida per il SIT
della Piana Pontina
valutazione botanica
analisi dei servizi di
manutenzione
valutazione biomassa

Studio sulla biomassa

analisi combustibile
logistica combustib.

Progetto dell’impianto termico

bilancio energetico
bilancio ambientale

Valutazione costi e benefici

bilancio economico
conto econ. uso del SIT
conto e. gestione fasce arb.

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Analisi della normativa
L’analisi della normative e delle direttive che regolano l’utilizzo delle fasce arboree è
strutturato su tre livelli: sul piano europeo, nazionale e regionale. Inoltre è importante
conoscere i programmi nazionali di azione e di ricerca che finanziano progetti nel settore e
l’esatto titolo di proprietà delle fasce stesse. Nel caso della Piana Pontina entrano in gioco i
seguenti elementi:
Quadro a livello europeo
- Parere del Comitato delle regioni in merito al Libro verde — Una strategia europea per
un'energia sostenibile, competitiva e sicura alla Comunicazione della Commissione — Piano
d'azione per la biomassa e alla Comunicazione della Commissione — Strategia dell'UE per i
biocarburanti – (Gazzetta ufficiale dell'Unione europea 2007/C51/04 – 06.03.2007) –
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2007/c_051/c_05120070306it00230026.pdf

- Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della
Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo
e al Comitato delle regioni — Strategia tematica per l'uso sostenibile delle risorse naturali
COM(2005) 670 def. (Gazzetta ufficiale n. C 309 del 16/12/2006 pag. 0067 - 0070) –
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2006:309:0067:01:IT:HTML

- Direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla

promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno
dell'elettricità (GU L 283 del 27.10.2001, pagg. 33–40) – http://eurlex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!DocNumber&type_doc=Directive&an_do
c=2001&nu_doc=77&lg=it

- Risoluzione sulla valorizzazione energetica della biomassa (Gazzetta ufficiale n. C 267 del
11/10/1982 pag. 0102) http://www.ebio.org/downloads/publications/050929_EP_resolution_on_renewables.doc

Quadro a livello nazionale
- Bando per la promozione delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica e/o
termica tramite agevolazioni alle piccole e medie imprese, ai sensi del D.M. n. 337/2000, art.
5 - GU n°12, 16.01.2007) http://www2.minambiente.it/news/bando_pmi_16_01_07.htm
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- Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Modificazioni al decreto 15 marzo
2005, in materia di norme comuni, relative ai regimi di aiuto per le colture energetiche e
all'uso di superfici ritirate dalla produzione allo scopo di ottenere materie prime. (G.U. n. 23
del 29-1-2007) - http://www.ambientediritto.it/legislazione/Energia/2006/dm_8nov2006.htm
- Ministero delle Attività Produttive. Graduatoria delle iniziative presentate ai sensi del decreto
ministeriale 16 giugno 2005, riguardante il bando tematico per l'agevolazione di programmi di
sviluppo precompetitivo finalizzati al miglioramento dell'efficienza energetica e alla diffusione
delle fonti rinnovabili di energia, e invito alle imprese selezionate a presentare i programmi
definitivi. (GU n. 128 del 5-6-2006) http://www.ambientediritto.it/legislazione/Energia/2006/dm_16mag2006.htm

- Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Modificazioni al decreto 15 marzo 2005 in
materia di regime di aiuto per le colture energetiche, previsto dal regolamento (CE) n.
660/2006 della Commissione del 27 aprile 2006. (GU n. 155 del 6-7-2006) http://www.ambientediritto.it/legislazione/Energia/2006/dm_11mag2006.htm

- Ministero delle Attività Produttive. Decreto 24 ottobre 2005: Aggiornamento delle direttive
per l'incentivazione dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili ai sensi dell'articolo 11,
comma 5, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79. (GU n. 265 del 14-11-2005- Suppl.
Ordinario n.184)
- Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Norma concernente il regolamento d'attuazione
della legge 9 gennaio 1991, n. 10 (articolo 4, commi 1 e 2), recante: «Norme per l'attuazione
del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio
energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia». (GU n. 178 del 2-8-2005)
- Ministero delle Attività Produttive. Termini, criteri e modalità di effettuazione del bando
tematico per l'agevolazione di programmi di sviluppo precompetitivo, finalizzati al
miglioramento dell'efficienza energetica e alla diffusione delle fonti rinnovabili di energia, ai
sensi dell'articolo 11 della direttiva del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato
16 gennaio 2001, recante le direttive per la concessione delle agevolazioni del Fondo
speciale rotativo per l'innovazione tecnologica. (GU n. 151 del 1-7-2005)
- Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387: Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa
alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato
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interno

dell'elettricità.

(GU

n.

25

del

31-1-2004-

Suppl.

Ord.

n.17)

-

http://www.ambientediritto.it/legislazione/Energia/2003/dlgs%202003%20n.387.htm

- Ministero delle Attività Produttive. Decreto del 18 marzo 2002: Modifiche e integrazioni al
decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, di concerto con il Ministro
dell'ambiente, 11 novembre 1999, concernente "direttive per l'attuazione delle norme in
materia di energia elettrica da fonti rinnovabili di cui ai commi 1, 2 e 3 dell'art. 11 del decreto
legislativo 16 marzo 1999, n. 79". Con Allegato A: Criteri per il riconoscimento dei rifacimenti
parziali degli impianti idroelettrici e geotermoelettrici. (Pubblicato su GU n. 71 del 25-3-2002).
Aggiornato all’Errata Corrige pubblicata su G.U. n. 89 del 16-4-2002. http://www.ambientediritto.it/legislazione/Energia/2002/decreto%2018%20mar%202002.htm

Quadro a livello regionale
Allo stato attuale la Regione Lazio non ha ancora promulgato atti o direttive specifiche
concernenti la produzione energetica a partire da biomasse legnose. Esistono in ogni modo
due atti riguardanti l’impianto e la gestione delle fasce arboree:
- L.R. 28 Ottobre 2002, n. 39 Norme in materia di gestione delle risorse forestali http://213.175.14.104/Produzione/Normativa/Leggi.nsf/RicercaWeb/FB9158DE9294B13EC1256D6A0
04E2EC2

- Regolamento regionale 18 aprile 2005, n.7 “Regolamento di attuazione dell’articolo 36 della
legge regionale 28 ottobre 2002, n. 39 (Norme in materia di gestione delle risorse forestali)” http://www.regione.lazio.it/binary/web/regolamenti/rr_7_18_04_05%20.1144252616.pdf

Piani nazionali e regionali
Il governo italiano, allo scopo di sviluppare azioni nazionali che facessero seguito al
Protocollo di Kyoto, ha varato nel mese di giugno del 1998 il Programma Nazionale Energia
Rinnovabile da Biomasse - PNERB e nel giugno 1999 il 18° Programma Nazionale per la
Valorizzazione delle Biomasse Agricole e Forestali – PNVBAF. In coerenze con entrambi, il
Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha promosso un primo strumento
operativo con il Programma Nazionale sui Bio-combustibili - PROBIO (delibera CIPE n.
27/2000 in attuazione dell’Art. 3 comma 4 Legge n° 423/1998). Questo programma ha
finanziato azioni divulgative/dimostrative, su stretta base territoriale, per le amministrazioni
locali, le aziende e le industrie con lo scopo di valorizzare la produzione e l’utilizzazione di

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bio-combustibili da biomasse agricole e forestali come sostituti dei combustibili di origine
fossile e dal petrolio
Un altro importante progetto in questa direzione è stato varato nel 2005 con la partecipazione
di 9 regioni italiane coordinate dalla Regione Toscana , con il nome di “Woodland Energy
(WLE)”. Questo progetto mirava a:
a) verificare le possibili filiere che possono essere attivate in alcune regioni italiane
impiegando biomasse legnose provenienti dal comparto agro-forestale;
b) sviluppare tre modelli pilota di filiera legno-energia per la valorizzazione energetica
(termica e co-generazione su piccola scala) delle biomasse legnose agro-forestali;
c) fornire strumenti informativi di supporto allo sviluppo di tali filiere e attività divulgative e
promozionali.
Proprietà e gestione delle fasce arboree
Per quanto riguarda la proprietà delle fasce arboree, questa è stata regolata dal R.D. 13
Febbraio 1933, n° 215 sulla Bonifica di Stato. Dato che le fasce arboree costituivano parte
fondamentale dell’azione di bonifica, esse venivano considerate di proprietà dello Stato e lo
Stato , attraverso l’ONC (Opera Nazionale Combattenti) provvedeva alla conservazione delle
proprietà del terreno e di qualunque cosa sopra di esso per assicurarne la conservazione nel
pubblico interesse.
Nel 1979 l’ONC venne liquidata e i beni di sua proprietà, come le fasce frangivento, vennero
trasferiti alla Regione Lazio, che delegò l’ERSAL (e quindi l’ARSIAL) alla loro gestione.
La Regione Lazio, attraverso la legge n° 22 del 2 maggio 1995, allo scopo di assicurarne una
migliore gestione, ha trasferito la proprietà dei terreni che erano all’interno dei confini urbani
ai Comuni e quelli al di fuori, ai privati confinanti (frontisti) su richiesta.
La Regione Lazio, con la Decisione del Consiglio Regionale n° 10962/96 ha delegato
definitivamente ARSIAL alla gestione ed alla manutenzione delle fasce arboree.
Su tutte le fasce arboree grava il vincolo idrogeologico e forestale definito dal R.D. 3267 del
30 Dicembre 1923 “Legge Forestale” e dal R.D. 1926 del 16 Maggio 1926 “Concernente il
riordinamento e la riforma della legislazione in materia di boschi e di terreni montani”.
La definizione della proprietà delle fasce arboree spesso non è molto chiara: alcune fasce
sono di proprietà comunale, altre sono dei frontisti privati, ma in molti casi, come risulta da
indagini svolte, l’atto di vendita non è mai stato registrato e questo rimane il requisito
fondamentale per dimostrarne la proprietà.

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Valutazione del potenziale produttivo di biomassa nell’area
In una strategia di utilizzazione energetica delle biomasse forestali la prima fase della
procedura da adottarsi sarà la valutazione della consistenza e della qualità delle potenziali
biomasse. Questa sarà portata avanti in due fasi: a) con una ricognizione sugli studi esistenti,
cioè una ricerca sugli studi già svolti e b) con un’analisi geo-referenziata, cioè una ricerca sul
campo sulla reale situazione delle fasce arboree, svolta utilizzando un sistema informativo
territoriale.

Ricognizione sugli studi esistenti
Esistono differenti procedure per la valutazione del potenziale di produzione di biomassa
agro-forestale. Tre recenti studi sono stati condotti sull’argomento per la Regione Lazio, ma
non sono confrontabili, in quanto sono stati condotti con differenti metodologie e dati:

- AA.VV., (2001) Piano Energetico della Regione Lazio. (approvato con D.C.R. n. 45 del 1402-2001), Roma

- Pari L. (2002) Valorizzazione energetica delle biomasse agricole laziali. ISMA,
Monterotondo (RM)

- Riva G., Pellizzi G., Fiala M., (1994) Potenzialità energetiche da biomasse nelle regioni
italiane. AIGR-ENEA, Milano
Venendo all’area dell’Agro Pontino, nel 1980 è stato realizzato uno studio finanziato da
ERSAL per verificare la situazione delle fasce arboree. Questo a condotto ad un rapporto
(Giordano e Pugelli, 1980), conosciuto come “Piano Giordano”, che stabiliva che circa il 25%
delle fasce era in perfetto stato, il 40% in stato mediocre ed il 35% da ripiantumarsi. Il
rapporto conteneva un piano dettagliato dei tagli necessari per ripristinare la piena efficienza
delle fasce, ma esso non è stato attuato e i danni causati dai fattori distruttivi sono divenuti
sempre maggiori.

Analisi geo-referenziata
Una metodologia raccomandata per l’analisi dettagliata del territorio riguarda l’utilizzazione di
SIT (Sistema Informatico Territoriale). Uno studio è stato realizzato con tale sistema
dall’Università della Tuscia – Dipartimento di Scienze dell’Ambiente Forestale e delle Risorse
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(DISAFRI) e dall’ARSIAL “Valutazione georeferenziata dei terreni agricoli marginali
potenzialmente idonei all’arboricoltura da legno con finalità energetiche nel Lazio” grazie al
progetto PROBIO. Lo studio ha coinvolto la valutazione geo-referenziata dei terreni agricoli
marginali potenzialmente utilizzabili per piantagioni forestali per scopo energetico. La
realizzazione è consistita in un database geografico dei terreni disponibili con una
classificazione unitaria minima di 10 ettari per ogni Comune del Lazio. I risultati hanno
dimostrato che nelle aree non protette esistono 122.770 ha particolarmente idonei e 453.598
ha idonei ad impianti SFR (Short Rotation Forestry).
Venendo al caso studio della Piana Pontina, nelle seguenti pagine è stato progettato un
modello SIT del sistema esistente di fasce arboree. Il modello proposto è stato previsto sia ai
fini della valutazione del potenziale produttivo di biomassa, sia per le esigenze di servizio e di
manutenzione, che per il monitoraggio dell’efficienza e della integrità del sistema delle fasce,
con particolare riguardo a varchi e passi carrabili nei filari aperti dai frontisti privati a seguito
di regolare autorizzazione o in via abusiva.

Fascia arborea danneggiata della Piana Pontina

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Linee guida per il Sistema Informativo Territoriale della Piana Pontina

Descrizione di un SIT
Gli applicativi SIT (o GIS utilizzando la terminologia inglese) lavorano con due diversi
tipologie di dati: vettoriali e raster. Nella tipologia vettoriale, le informazioni su punti, linee e
poligoni sono codificate e memorizzate come una collezione di coordinate x,y. La
localizzazione di un oggetto puntuale, come un foro di sonda, può essere rappresentata da
una singola coppia di coordinate. Oggetti lineari, per esempio fiumi e strade sono “trattati”
come una stringa di coordinate x, y. Gli oggetti poligonali come i bacini idrici o zone vincolate,
sono memorizzati come aree omogenee perimetrate Il dato vettoriale è estremamente utile
per descrivere fenomeni puntuali, ma risulta meno adatto per quelli continui, quali
temperatura, precipitazioni, quota, pendenza, cioè fenomeni che rappresentano un'unica
grandezza che varia continuamente nello spazio. Il dato raster invece è adatto proprio per la
descrizione di tali fenomeni. Un'immagine raster è costituita da un insieme di celle e risulta
simile ad una mappa “scannerizzata” o ad una foto.

RASTER

VETTORI

TERRITORIO

Quindi entrambi i modelli per la memorizzazione di dati geografici hanno una loro validità;
certamente il vettoriale, lavorando per oggetti geometrici come punti, linee, polilinee, poligoni,
permette di associare a ciascuno almeno il nome (o codice) e grazie a questa proprietà, gli
oggetti possono essere cercati e utilizzati per selezionarne gli altri, inoltre possono avere dati
associati provenienti da altri data base anche non geografici
Un SIT memorizza le informazioni attraverso strati separati. Tali informazioni sono
rappresentate geometricamente sullo schermo da immagini, da punti, da linee o da aree.
Ad ogni elemento geografico (“oggetto”) è associato un attributo o elemento descrittivo che
indica cosa rappresenta e la sua esatta posizione geografica espressa in coordinate
(“shape”). Tali funzionalità, semplici ma estremamente potenti e versatili, si rivelano di
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incalcolabile valore per la risoluzione dei problemi scaturiti dalla rappresentazione degli
“eventi” che si succedono nella storia della gestione delle fasce frangivento.

Metodi e strumenti
Un SIT applicato alla gestione delle fasce arboree può essere interrogato su differenti
questioni, quali:
- Chi è il proprietario della particella?
- Qual è la lunghezza o la tipologia di una fascia?
- Quali sono le zone soggette al vincolo idrogeologico?
- Quali sono i frangivento che hanno raggiunto l’età del taglio?
- Quali sono i passi carrabili non conformi?
- Quali sono gli alberi di rilevanza paesaggistica o monumentali?
- Quali sono stati gli interventi di potatura realizzati su quel determinato albero?
- Quali sono i siti per una ricostruzione di fascia frangivento?
- Quali sono i venti dominanti?
- Qual’è il tipo di suolo nell’area?
- Quali saranno le conseguenze sul microclima se si impiantano nuove frangivento?

Nel nostro caso studio può essere adottato il software Arcview ed il lavoro inizierà con la
digitalizzazione manuale degli oggetti sopra le mappe geografiche locali.
Come riferimento geografico di base (raster) si possono adottare le ortofoto digitali a colori
“IT 2000” con una risoluzione di un metro per pixel. In alcuni casi sarà utilizzato un secondo
strato costituito dal raster della CTR (Carta Tecnica Regionale) scala 1:10.000 con
risoluzione di 400x400 dpi. Nel terzo strato potrà essere evidenziata la parte di territorio
soggetta a vincolo idrogeologico con la sovrapposizione in fase di analisi delle informazioni
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idrogeologiche (vettoriali) fornite dall’Ass. Regionale all’Ambiente.

Livelli successivi,

potranno essere utilizzati per rappresentare le informazioni puntuali sulle fasce, sui varchi e
sul patrimonio forestale.

Forza lavoro e qualità
Un gruppo di lavoro interdisciplinare composto da 5/6 persone con competenze catastali,
SIT, rilevazioni di campagna e office automation, potrà efficacemente assolvere al compito
dato Il gruppo potrà essere integrato da un coordinatore con funzioni di formazione e
controllo di qualità.
Per la precisione richiesta è indispensabile lavorare con le seguenti scale:
- in fase di implementazione a 1:500 – 1:1.000;
- in fase di aggiustamento finale 1:300;
- in fase di stampa 1:3.000.

Descrizione delle diverse fasi e risorse messe in campo
- Per la messa a punto del modello, si può far ricorso alla banca dati EIMA (ex AIMA) che è
stata messa a disposizione di ARSIAL dall’Ass. alle Politiche Agricole della Regione Lazio
per scopi diversi ma che con la ricchezza di ortofoto e mappe catastali che la correda si
presta bene per individuare i vari mappali;
- per l’individuazione delle particelle intestate ad ONC si può far ricorso alle visure catastali
cartacee e digitali;
- per la conoscenza della lunghezza della particella (ingombro) si possono utilizzare le
mappe catastali cartacee in scala 1:2.000;
- per l’inserimento e la collocazione geografica, sul relativo strato digitale del SIT, si può far
uso dell’applicativo EIMA che restituisce a monitor l’immagine di ogni singola particella
sovrapposta alla relativa immagine ortofotografica;
- per l’attendibilità dell’informazione restituita si può ricorrere alle ortofoto EIMA, che per il
territorio della provincia di Latina, risalgono al 1999; inoltre la qualità delle immagini è buona
e sopporta discretamente operazioni di zoom elevate.

Proprietà del database
- le singole particelle catastali saranno centralità nell’organizzazione del dato;
- l’archivio verrà sviluppato in ambiente Microsoft Access (ArcFasce.mdb);
- l’architettura del D. B. è pensata per accogliere dati di tutte le fasce dell’Agro Pontino;
- l’implementazione del dato verrà assistita con forms, l’estrazione delle informazioni
aggregate sarà facilitata da query precostruite;

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- le particelle saranno identificate in modo univoco da una stringa che racchiude il codice
comune, foglio catastale e numero particella. La stessa stringa identificherà la particella nel
dato vettoriale nel D. B. del SIT;
- gli altri attributi catastali a corredo del dato saranno la lunghezza della particella, la
superficie espressa in metri quadri, qualità, classe, reddito dominicale e reddito agrario.

Proprietà del data base degli alberi “monumentali” e di rilievo forestale
- i singoli alberi saranno centralità nell’organizzazione del dato;
- l’archivio verrà sviluppato in ambiente Microsoft Access;
- l’architettura del D. B. è pensata per accogliere dati per tutti gli alberi ritenuti importanti;
- l’implementazione sarà assistita e controllata da maschere;
- gli alberi saranno identificati in modo univoco da un numero che può essere associato alla
particella catastale;
- lo stesso identificativo verrà utilizzato per il dato vettoriale del GIS;
- gli altri attributi a corredo del dato albero saranno la specie, l’anno di messa a dimora, il
diametro del tronco a 130 centimetri e la particella dove è piantato.

Proprietà del data base dei varchi
- i singoli varchi saranno centralità nell’organizzazione del dato;
- l’archivio verrà sviluppato in ambiente Microsoft Access;
- l’architettura del D.B. è pensata per accogliere dati per tutti i varchi aperti nelle fasce
frangivento sia autorizzati che abusivi;
- i singoli varchi saranno identificati da un numero univoco;
- la data e numero di protocollo del procedimento amministrativo determineranno il confine
tra l’informazione gestita dall’informatica e quella degli archivi cartacei;
- i varchi senza alcun procedimento amministrativo saranno considerati abusivi.

Fasi di realizzazione del database geografico

-

Configurazione del software SIT ARCVIEW e predisposizione degli strati raster e
vettoriali: i primi per contenere le CTR e le ortofoto. I vettoriali: uno di tipo line per le
particelle ed altri due di tipo point; uno per varchi e l’altro per l’anagrafico degli alberi
monumentali. Al fine di accelerare le operazioni di costruzione del SIT è stato scelto di
implementare le particelle per linee e non per poligoni, questa scelta di fatto diminuisce
notevolmente il numero delle cause di possibili errori. Tale scelta è motivata anche dalla
considerazione che ad una scala 1:3.000, cioè quella di stampa delle mappe, la
larghezza delle fasce di cinque o sei metri è insignificante. Quindi l’informazione è stata
inserita come attributo dell’oggetto particella.

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Analisi delle visure catastali e individuazione delle sezioni catastali relative alle porzioni di
territorio dove insistono le particelle di interesse.

Terracina

Esempio di visualizzazione delle visure catastali

-

Ricerca di ogni singola sezione e particella nell’applicativo EIMA (denominato REG2000),
che per le sue caratteristiche e la contemporaneità delle operazioni da svolgere verrà
“caricato” su un computer diverso da quello utilizzato per la costruzione del SIT.

-

Disegno, sullo strato preventivamente predisposto (come descritto nel precedente punto
1), degli oggetti e associazione ad un identificativo.

-

Implementazione delle informazioni relative ad ogni “oggetto” nel data base in ambiente
Microsoft ACCESS.

-

Collegamento in ambiente SIT dei diversi archivi con links sui campi comuni e aggiunta di
attributi informativi ai singoli oggetti georiferiti.

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Esempio di link fra differenti archivi del database

I dati cosi organizzati saranno pronti per essere collezionati, elaborati, analizzati, tematizzati
e stampati.

Esempio di link tra archivi e strati

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Programma di lavoro e forze operative necessarie
Si può verosimilmente ipotizzare che in un anno, con le risorse di seguito descritte, tutto il
comprensorio interessato dai frangivento sarà digitalizzato e i primi atti di gestione saranno
messi a regime.
La configurazione del sistema, la messa a regime del SIT e la formazione del personale sarà
a cura di personale altamente specializzato.
Di seguito si evidenziano i requisiti di conoscenza, abilità e competenza (specializzazione)
necessari al personale che dovrebbe costituire il gruppo di lavoro per la messa a regime del
sistema informativo delle fasce frangivento. Gli altri requisiti generali come il titolo di studio e
di specializzazione saranno dei criteri guida per accedere ad una eventuale selezione e
pertanto saranno solo indicati.

Esperto software SIT (n° 2)
Funzioni
•

Rappresentare le informazioni sulle fasce frangivento attraverso l’implementazione nella
banca dati del sistema informativo territoriale utilizzando dei software specialistici.

•

Produrre la cartografia necessaria alla gestione delle fasce frangivento.

•

Collaborare con il gruppo di lavoro nell’organizzare i dati non territoriali in archivi
strutturati per verificare che la base dati territoriale informatizzata abbia i requisiti di
congruità con i rispettivi dati catastali e cartacei.

Conoscenze
•

Rappresentazione geografica dei dati territoriali.

•

Sistemi di riferimento in particolare UTM e catastali.

•

Uso del software SIT ARCVIEW/INFO anche per ciò che attiene la georeferenziazione di
raster.

•

Uso delle principali estensioni del software ARCVIEW/INFO come SPATIAL ANALYST e
ARCPRESS.

•

Rappresentazione di “tabelle” di punti, di polilinee e di poligoni nonché le relative
attribuzioni.

•

Caratteristiche dei dati catastali.

•

Uso dei sistemi di archiviazione sia informatici che cartacei.

•

Procedure amministrative di ARSIAL.

Competenze
•

Strutturare tabelle di dati nei software SIT.

•

Implementare nel software SIT dati geografici e tabelle.

•

Usare scanner, plotter, digitizer.

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•

Mantenere efficienti le periferiche comprese quelle di stampa con regolari interventi di
pulizia e manutenzione.

•

Configurare e utilizzare periferiche di stampa anche di grande formato come plotter.

Tecnico per rilievi sul campo ed interfaccia con catasto (n°1, un geometra o perito agrario)
Funzioni
•

Verificare che le informazioni catastali e quelle provenienti dagli archivi siano “leggibili”
sul territorio e se del caso apportare le dovute correzioni.

•

Rapportarsi con gli altri membri del gruppo di lavoro per organizzare al meglio i rilievi e i
sopralluoghi di campagna.

•

Collaborare con gruppo di lavoro e con “l’esperto software SIT” per organizzare il proprio
lavoro.

•

Rappresentare sulla cartografia del caso i varchi e quant’altro modifica l’efficienza delle
fasce frangivento.

Conoscenze
•

Procedure che regolano il funzionamento e accesso al catasto.

•

Uso delle strumentazioni necessarie per la misure catastali, (teodoliti, fettucce metriche,
GPS, ecc..).

•

Nozioni base di estimo dei terreni, di trigonometria e di topografia.

Competenze
•

Rilevare, anche con l’ausilio di strumenti di misurazione, i varchi e quant’altro modifica
l’efficienza delle fasce frangivento.

•

Rappresentare sulla cartografia del caso quanto rilevato in campagna.

•

Interfacciarsi, per tutto ciò che attiene gli aspetti del pubblico registro e il “gruppo di
lavoro”, con il catasto e nella fattispecie per la richiesta di materiale cartografico.

Archivista terminalista (n° 2)
Funzioni
•

Riordinare secondo procedure d’archiviazione la documentazione cartacea inerente le
fasce frangivento.

•

Collaborare con il responsabile per ricostruire i dossier di ogni procedimento
amministrativo.

•

Utilizzare procedure informatizzate per organizzare la documentazione negli archivi.

•

Collaborare con il gruppo di lavoro per organizzare nell’ambito dei compiti a lui assegnati
le modalità e le priorità.

•

Collaborare con “l’esperto software SIT” nell’implementazione degli archivi.

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Conoscenze
•

Uso del computer e dei principali software di office automation.

•

Uso del software Microsoft Access.

•

Funzionamento del procedimento amministrativo.

•

Sistemi d’archiviazione e di protocollo anche informatico.

Competenze
•

Raccogliere gli “incartamenti” sulle cessioni, autorizzazioni, varchi, ecc..., inerenti le fasce
in fascicoli per organizzarli in un archivio.

•

Ricercare se mancanti e se possibile istanze e determinazioni o parti di esse per
completare fascicoli o dossier.

•

Evidenziare e implementare secondo procedura e in collaborazione con “l’esperto
software SIT” gli attributi degli atti archiviati

•

Implementare nei data base informatizzati i riferimenti formali di ogni fascicolo archiviato
(protocollo, mittente, destinatario, oggetto, ecc..)..

Considerazioni finali
Il modello proposto di gestione informatica delle fasce arboree può essere applicato a tutto il
territorio interessato dalle fasce frangivento ARSIAL. Sarà possibile con appropriati
aggiustamenti utilizzarlo anche in altri territori. In questo caso l’analisi della documentazione
cartografica e delle immagini disponibili dovrà essere rifatta e aggiornata con nuovi elementi.

Fascia arborea della Piana Pontina troppo sviluppata

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Valutazione del bacino di approvvigionamento
Lo scopo principale in questa fase è di valutare la quantità di biomassa disponibile all’interno
di un territorio definito, le fasce arboree della Piana Pontina di gestione Arsial, d’ora in avanti
definito “bacino di approvvigionamento”, in grado di alimentare e far funzionare un impianto
termico da realizzarsi presso l’Istituto Agrario “S. Benedetto” di Borgo Piave (LT) e forse altre
unità analoghe da attuarsi in futuro. Lo studio può inoltre aiutare a valutare lo stato attuale
della gestione delle fasce arboree della Piana Pontina.
Lo studio è organizzato in due parti:
1. individuazione dell’area di rilevamento;
2. valutazione dei fabbisogni di combustibile.
Lo studio è focalizzato su di un area molto vasta in provincia di Latina. In questo territorio
sono state effettuate indagini e sopralluoghi con lo scopo di costruire un’immagine precisa
su:

- condizioni vegetali del sistema delle fasce arboree:
- stato delle attività di manutenzione.
Le analisi e lo studio nell’area di indagine hanno permesso di stabilire le caratteristiche di
approvvigionamento e la logistica delle biomasse disponibili per l’alimentazione di una o più
caldaie termiche.
Lo studio è stato portato avanti in parte sul campo, grazie ad interviste con amministratori ed
operatori locali, allo scopo di approfondire gli aspetti tecnici ed organizzativi delle ditte che
operano nel settore e le differenti politiche del territorio portate vanti dalle Amministrazioni.
I seguenti studi approfondiscono l’elaborazione delle informazioni raccolte e l’individuazione
di soluzioni ottimali per la gestione delle fasce arboree.

Il bacino di approvvigionamento
Il primo argomento da trattare riguarda la determinazione dell’area di indagine che possa
venire inclusa nel piano di manutenzione delle fasce arboree. Il modo più facile di procedere
è quello di selezionare ed utilizzare le fasce frangivento che sono più appropriate per la
logistica e la distanza dal punto di utilizzazione, che siano facilmente accessibili e che
permettono uno spazio sufficiente alle operazioni di taglio.
Ma la manutenzione delle fase arboree deve essere effettuata anche in quelle condizioni ove
sia urgente operare o dove le condizioni operative sono difficoltose. Per questo motivo sarà
preferibile prendere in considerazione un’area totalmente virtuale, ma significativa ai fini del
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presente studio e cioè un’area data da una circonferenza con raggio di 30 km centrata
sull’istituto di Borgo Piave dove verrà istallato l’impianto termico.
Tale area, visualizzata nella figura sottostante, potrà essere considerate come il bacino di
approvvigionamento della biomassa.

Area di approvvigionamento ideale della biomassa da fasce arboree della Piana Pontina

Prendendo in considerazione la figura qui sopra, si può notare che nell’area sono compresi
oltre ai Comuni della Provincia di Latina, dove sono situate le fasce arboree, anche alcuni
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Comuni delle Province di Roma (Anzio, Nettuno, Lanuvio, Velletri, Lariano, Artena, Segni,
Colleferro Montelanico, Carpineto Romano) e Frosinone (Anagni, Sgurgola, Morolo, Supino).
L’immagine successiva mette in evidenza come la Piana Pontina sia intersecata da una fitta
rete stradale. Questa rete viaria è composta dalle strade statali Pontina ed Appia e da un
rilevante numero di strade secondarie. Tale conformazione permette l’utilizzazione di mezzi
di trasporto di grande capacità e di autoarticolati che possono assicurare costi di trasporto
inferiori e percorrer distanze maggiori.

La rete viaria della Piana Pontina (Google maps copyright)

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Valutazione botanica
La composizione attuale (Albertini 1983) delle specie utilizzate per le fasce frangivento della
Piana Pontina è illustrata nella tavola sottostante.
Eucalipto (E. camaldulensis, E. globulus, E. trabutii, E. botyoides, E. viminalis)
Pino (Pinus radiata Don (= P. insignis)
Cipresso (C. Macrocarpa Hartweg, C. Arizonica Green)
Pioppo (Populus spp.)

79%
10%
10%
1%

Eucalipti
Pini
Cipressi
Pioppi

Composizione botanica delle alberature della Piana Pontina

Gli eucalipti, avendo come fattori limitanti del proprio sviluppo i rigori eccessivi dell’inverno,
trovano nell’Agro Pontino un ambiente favorevole al loro sviluppo. Inoltre, le caratteristiche di
queste specie quali: la notevole capacità pollonifera, il loro accrescimento veloce, la
resistenza alle malattie, alla salinità del terreno, nonché la resistenza ai forti venti per la
flessuosità del tronco e dei rami, le rendono particolarmente idonee alla costituzione di
elementi frangivento nelle zone litoranee.
E. camaldulensis
E. globulus
E. viminalis
E. botryoides
E. trabutii (E. camaldulensis x E. botryoides)
E. robustus Sm.

50%
40%
4%
3%
2%
1%

Distribuzione delle specie di Eucalyptus nella Piana Pontina (fonte ARSIAL)

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L’estensione totale della rete di fasce frangivento originariamente impiantate nella Piana
Pontina è raffigurata nella tavola sottotante.

Fasce frangivento di vecchio impianto (1937-1943)
ha

km

Eucalyptus ed altre latifoglie

175

300

Pino insigne

59

96

Conifere miste

47

92

TOTALE

280

490

290

530

570

1000

Fasce frangivento di nuovo impianto (1952-1954)

Eucalyptus

Fasce frangivento complessivamente impiantate nella Piana Pontina

Salute della vegetazione
Negli ultimi 30 anni le fasce arboree hanno avuto modo di svilupparsi indisturbate, creando
con la loro crescita dei problemi per la sede stradale limitrofa, per i cablaggi aerei, elettrici e
telefonici, per le condutture e le recinzioni. Tali formazione arboree incominciano a risultare
sgradite agli agricoltori, in quanto limitano la disponibilità idrica, abbassando il livello della
falda freatica, costituiscono punti di nidificazione per insetti (processionaria del pino) ed
animali dannosi (Roditori), oltre al fatto che l’eccessivo ombreggiamento offerto dalle chiome,
ormai sviluppatesi in modo sproporzionato, va ad incombere sulle colture intensive ed
ortofrutticole sviluppatesi sul territorio.
Molti tratti di fasce incominciano ad essere gravemente danneggiati da incendi colposi e
dolosi, da abbattimenti illeciti, soprattutto per l’apertura di varchi per l’accessibilità poderale.
Oltre ciò in questi ultimi anni si è andato sviluppando un imenottero (Gen. Ophelimus sp.) che
provoca danni alle foglie ed ai fiori dell’eucalipto, creando danni alla fiorente apicoltura che si
è andata sviluppando nell’Agro Pontino.

Stato attuale delle alberature e della produttività
Da sopralluoghi svolti da tecnici dell’Arsial è risultato che lo stato delle fasce arboree è molto
variabile in funzione della loro localizzazione: nelle aree più rurali della Piana Pontina le
fasce sono quasi incolumi, al contrario, più sono situate in vicinanza di aree urbane e più
sono degradate e contrassegnate da varchi e discontinuità.

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In media in riferimento ai 560 km di fascia arborea di gestione Arsial, 240 km devono essere
reimpiantati a causa dell’eccessivo degrado, mentre 320 km devono essere sottoposti a
ristabilimento delle condizioni di ordinaria manutenzione.
In questo contesto un fattore di aggravamento è dovuto ai varchi aperti dai privati frontisti per
permettere l’accesso alle loro proprietà. In moti casi (circa 3.500) tali varchi sono illegali e a
norma di legge almeno il 50% di essi potrà essere sottoposto a sanatoria. Tuttavia la legge
regionale consente di aprire un varco nelle fasce ogni 250 metri. La quantificazione
dell’estensione complessiva dei varchi, considerando un’apertura media di 5 metri per ogni
varco, assomma ad un totale del 3% della lunghezza totale delle fasce, per quasi 16 km di
estensione lineare.
Per quanto riguarda la produttività, lo schema originario di impianto delle fasce frangivento
era costituito da un disegno a disposizione alterna degli alberi con una distanza media di 4
metri sulla fila e di 1,5 metri tra le file con un totale di 1600 piante per ettaro. Un ettaro di
superficie corrisponde a 2000 metri lineari di fascia. Quindi in origine, all’epoca dell’impianto
vi erano 800 alberi per chilometro. Attualmente vi sono circa 400 alberi/km, con una perdita
del 50% rispetto alla situazione di partenza.
Per quanto riguarda la produttività, uno studio è stato condotto nella Piana Pontina da
Susmel (“Enciclopedia Agraria Italiana” 1952-1988) sulle specie principali impiegate nelle
fasce: eucalipto e pino..
Per l’Eucalyptus in fascia arborea all’età di 9-12 anni, la produttività media è di 210 m3/ha,
con un aumento medio annuale di 20 m3/ha, in una proporzione suddivisa fra 120 m3/ha di
legname da lavoro e 90 m3/ha di legna da ardere.
Per il pino le produzioni rilevate sono molto più alte per l’elevata densità di piantagione
(3.000 piante/ha), con una produttività media di 270 m3/ha, un aumento medio annuale di 23
m3/ha, in una proporzione suddivisa fra 2/3 di legname da lavoro e di 1/3 di legna da ardere.
Attualmente si pone quindi il problema di dare ordine alle utilizzazioni future, tenendo
presente l'attuale destinazione del territorio ed anche la diversa efficienza delle fasce che, in
molti casi, è ormai compromessa.

Restauro dell’integrità delle fasce frangivento
Due soluzioni diverse di restauro possono essere prospettate: la prima di tagliare e
ripristinare gli alberi sovradimensionati e di abbattere quelli pericolosi rimpiazzando le

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fallanze in quei casi dove gli alberi sono presenti con perdite fino al 50% del numero
originale.
La seconda soluzione prevede un impianto totalmente nuovo di fasce frangivento. Le azioni
da portare avanti per ciascuna soluzione

sono state progettate in dettaglio sulla base

unitaria di 1 km di lunghezza. I costi per le due soluzioni verranno esposti nel capitolo “Costi
e Benefici”.

Prima soluzione: tagli di ripristino e ricucitura delle fasce degradate (con 400 alberi per
chilometro)
Gli interventi da effettuare consistono in:
- n° 80 ceppaie da spollonare (pari al 20% del totale);
- n° 100 piante pericolanti da abbattere (pari al 25% del totale);
- n° 220 piante da potare per la messa in sicurezza;
- km 1 (pari a 5.000 m2) da decespugliare;
- n° 400 piante da reimpiantare per ricucire la fascia.

Seconda soluzione: reimpianto delle fasce in tratte completamente mancanti (con 800 piante
per chilometro)
Gli interventi da effettuare consistono in:
- acquisto e posa in opera di 800 piante di Eucalyptus (comprendente il decespugliamento
della superficie).

Analisi dei servizi di manutenzione

Aziende di manutenzione cantieri di taglio delle fasce arboree
Le fasce frangivento sono vere e proprie formazioni forestali e devono essere gestite
secondo i principi della moderna pratica forestale in modo da favorire la funzione principale
delle fasce: protezione del territorio e difesa delle colture. In ambito urbano queste funzioni
saranno rimpiazzate da valori paesaggistici e di decoro urbano. Nel passato queste
formazioni sono state utilizzate a fini produttivi (legname da lavoro e da ardere). Oggigiorno,
invece, il loro mantenimento è rivolto solo a funzioni protettive ed estetiche attraverso la
potatura e l’abbattimento controllato.

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Le utilizzazioni delle fasce frangivento sono iniziate nel 1954 (14 anni dopo il loro impianto),
al fine di non far perdere la facoltà pollonifera degli eucalipti per l'età troppo avanzata. I criteri
di scelta sono stati: le dimensioni delle piante e la loro pericolosità per la circolazione viaria;
si è avuta però l'accortezza di tagliare solo su di un lato della strada o canale, in maniera da
garantire sempre la protezione della zona.
Il ceduo di eucalipto presenta la caratteristica di avere una rapidità di sviluppo iniziale
superiore a quella di alto fusto.
Nella scelta del turno è opportuno tenere presenti varie necessità, tra cui:

-

Garantire l'efficace protezione delle zone interessate dalle alberature, e quindi lasciare,
durante i tagli, il minor numero possibile di zone scoperte.

-

Assicurare l'accrescimento in altezza delle piante, in modo che presentino chiome in
grado di contenere l'azione del vento senza però superare il limite di pericolosità (le
piante eccessivamente alte sono esposte ai venti eccezionali e possono diventare
pericolose per la circolazione stradale).

In base a queste considerazioni, il turno più appropriato da adottare è quello di 15 anni, con
la precauzione di effettuare i tagli a tratti alterni e ad intervalli di 5 anni. Questo intervallo è
sancito dalla Legge Regionale 39/2002 che stabilisce che in caso di taglio di una fascia
arborea su due fronti della strada è possibile tagliare solo il 50% dell’estensione totale,
operando il rimanente 5 anni dopo. Nel caso la fascia sia su fronte unico occorre tagliare non
più di 250 metri lineari per volta, operando su tratti alterni, tagliando il rimanente cinque anni
dopo.
In questo modo, pochi anni dopo la ceduazione, le piante raggiungono l'altezza di almeno 5
metri, e sono in grado di assicurare una certa protezione. Con il turno di 15 anni le piante
sviluppano chiome ben proporzionate, idonee a rallentare la velocità del vento senza creare
zone d'ombra eccessiva ed una competizione con le colture agrarie.
E' evidente che il turno di 15 anni richiede l'applicazione di adeguati interventi silvo-colturali,
quali lo sfollamento delle ceppaie, la scelta dei polloni entro i primi 3-4 anni e la potatura di
formazione entro i primi 2 anni.
Rispettando questa turnazione di taglio è possibile operare annualmente sul 7% delle fasce
per ripristinare la manutenzione ordinaria e ripiantumare gli alberi mancanti.

Stato attuale dei lavori di manutenzione
Arsial gestisce 560 km di fasce frangivento subappaltando i lavori di manutenzione a ditte
esterne. Il Nucleo Fasce Frangivento dell’ARSIAL, di stanza a Latina, svolge le operazioni di

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stima preliminare del legname ritraibile dalla manutenzione ordinaria e straordinaria delle
fasce frangivento nei comuni in cui queste sono presenti.
La manutenzione ordinaria consiste nella ceduazione delle piante di eucalipto, nelle ripuliture
e sfolli delle altre latifoglie e nella potatura delle conifere. La manutenzione straordinaria
riguarda interventi di abbattimento di piante o grossi rami incombenti sulla sede stradale o
pericolose per i cablaggi elettrici aerei.
I lavori di manutenzione vennero interrotti dal 1987 al 2001 e sono ripresi solamente in alcuni
dei Comuni della Piana Pontina e solamente nel caso della manutenzione straordinaria.
Infatti, dal 1978 Arsial opera sulle fasce arboree di propria gestione solamente la
manutenzione straordinaria.
L’età media attuale degli alberi è di circa 30 anni, sopravanzando di gran lunga la corretta età
di taglio (15 anni) per la manutenzione ordinaria. Ciò permette ai venti di soffiare attraverso le
parti asse delle fasce e tra i tronchi danneggiando le colture agrarie.
La sovracrescita è anche causa di pericolo per il traffico ed I passanti, in quanto la stabilità
degli alberi viene compromessa dall’età e dalle malattie.
Gli interventi di manutenzione sono affidati tramite bandi di gara definiti dagli operatori con il
termine “pari e patta”. L’appalto prevede la cessione alla ditta aggiudicataria delle quantità di
legname di risulta dalle operazioni e degli strobili della specie Pinus pinea, a fronte delle
necessarie prestazioni di carattere silvo-colturale, intese ad eliminare lo stato di pericolosità
delle alberature poste su suolo pubblico. La tipologia degli interventi ammessi è la seguente:

-

taglio di alberi e rami pericolosi e/o pericolanti;

-

spollonature, sfalci e pulizie delle aree dove sono radicate le piante;

-

raccolta degli strobili di pino domestico e distruzione dei nidi di processionaria del pino;

-

rimozione di tutto il materiale di risulta.

Secondo queste disposizioni la ditta assegnataria non percepisce alcun pagamento per il
servizio reso. La quantità e soprattutto la qualità del materiale estratto da tali operazioni è
molto bassa, l’unico assortimento ritraibile di particolare interesse, come si vedrà più avanti è
la legna da ardere, per cui il ricavo dalla vendita del legnatico e degli strobili non sempre
consente alla ditta assegnataria di rientrare dei costi di gestione dei cantieri di manutenzione.
Accade quindi che, il più delle volte, queste gare vadano deserte.

Organizzazione delle ditte di manutenzione
L’organizzazione interna delle odierne ditte di manutenzione è stata studiata grazie ad
indagini dirette ed a sopralluoghi su di un campione ottenuto dall’albo dei fornitori dell’Arsial.

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Internal organisation of actual maintenance firms has been studied thanks to direct
interviews and surveys on a sample obtained from the suppliers directory of Arsial. Lo studio
ha permesso di caratterizzare due tipologie principali di ditte che svolgono la manutenzione
delle fasce arboree: la prima specializzata in lavori forestali, la seconda nei servizi di
manutenzione del verde urbano.
La prima ditta, oltre ad effettuare operazioni in bosco effettua, in alcuni casi, anche
manutenzione delle alberature, da cui ritrae legna da ardere per rifornire il mercato locale e
smaltisce i residui delle operazioni presso discariche autorizzate. Questa tipologia aziendale
non è specializzata nelle operazioni di manutenzione delle alberature stradali, pur avendo
notevole esperienza nelle operazioni di taglio delle piante, per cui non possiede attrezzature
e conoscenze specifiche per questo tipo di operazioni.
La seconda ditta invece è specializzata quasi esclusivamente nelle operazioni di potatura ed
abbattimento di alberature urbane. È quindi già predisposta sia per le attrezzature che per il
know-how degli operatori a questo tipo di operazioni. Il legname ottenuto dagli interventi di
manutenzione viene ridotto in cippato e conferito poi all’industria del pannello truciolare o per
la produzione di energia.

Corretta disposizione della segnaletica stradale

Quadro organizzativo delle operazioni di taglio
Gli interventi di manutenzione delle fasce frangivento si svolgono prevalentemente lungo il
bordo stradale. Questo comporta un’attenzione particolare per quanto concerne:
- la predisposizione e lo smantellamento del cantiere;
- il posizionamento della segnaletica;
- il tempo di permanenza..
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In situazione di fasce arboree in ambito urbano è necessaria una preventiva predisposizione
di segnaletica stradale e il coordinamento con la polizia municipale.
Una volta individuato il punto della fascia dove operare, il professionista incaricato dalla ditta
della direzione dei lavori effettua un primo sopralluogo con il personale tecnico dell’ARSIAL
per valutare:
- gli interventi da eseguire;
- fare una stima del tempo necessario;
- valutare, secondo la distanza dal centro aziendale, il mezzo di trasporto più idoneo.
Una delle operazioni più importanti consiste nel posizionamento della segnaletica che, oltre
ad essere prevista dalla normativa vigente in materia di sicurezza (D.Lgs. 626/94 e 494/96),
consente di operare agevolmente senza rischi né per gli operatori né per gli utenti della
strada.

Difficoltà nei lavori di manutenzione a causa dei cablaggi aerei

Il tempo medio

di avanzamento di un cantiere di manutenzione è dell’ordine dei 500

m/giorno ma il valore è molto variabile con sensibili conseguenze sulla produttività. Una delle
cause che più rallentano le operazioni di manutenzione è data dalla presenza di manufatti,
infrastrutture e cablaggi aerei.
L’analisi dell’organizzazione del cantiere di lavoro osservata durante le indagini dimostra che
ogni albero necessita in media di 37 minuti di lavoro (potatura, lavorazione e caricamento)
con una produttività media di 1,6 alberi/ora. Ogni albero fornisce in media 0,75 t di biomassa
(legna da ardere, rami e fronde). La produttività media riferita a tutte le operazioni di
lavorazione della biomassa è pari a 1,22 t/ora.

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La produttività media riferita alla sole fasi di potatura e lavorazione è di 3,1 alberi/ora per una
massa di 2,32 t/ora.
Nel caso che rami e fronde non vengano raccolti dal terreno, ogni albero necessita di 12
minuti di lavorazione con una produttività di 2 alberi/ora e 0,62 t/ora di legna da ardere. La
produttività media delle operazioni connesse con la cippatura, la lavorazione ed il
caricamento della legna da ardere è di 1,24 t/ora. Mentre la produttività media riferita alle
sole fasi di potatura e lavorazione della legna da ardere è di 1,92 t/ora

Operazioni di potatura con cestello elevatore

Metodologia di lavoro
Le operazioni principali relative alla manutenzione delle piante sono la potatura e
l’abbattimento; queste vengono svolte in linea di massima in modo simile da entrambe le ditte
di manutenzione, tranne che per alcuni punti.
Potatura: Entrambe le ditte effettuano la potatura con una squadra composta da 5 persone
(1direttore lavori + 4 operai) ma con diversi sistemi. I quattro operai si suddividono in:

- una coppia munita di motosega e cestello (uno sul cestello ed uno in basso che controlla le
operazioni svolte, pronto ad intervenire in caso di necessità tramite i doppi comandi del
cestello);

- la ditta boschiva impiega un’altra coppia di operai, muniti di motosega e/o attrezzi manuali,
che sezionano e sramano il materiale e caricano su un automezzo destinato ad effettuare il
trasporto presso il centro aziendale della legna da ardere e alla discarica dei residui;

- la ditta di manutenzione del verde urbano impiega un operaio che accumula tutto il
materiale in cataste ordinate a bordo strada, mentre un altro operaio preleva mediante un
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autocarro con gru il materiale, lo carica e lo trasporta presso il centro aziendale dove viene
stoccato e lavorato.
Abbattimento: viene effettuato nel caso in cui le piante siano pericolanti, deperienti o
comunque costituiscano pericolo per le persone e per manufatti edili. L’abbattimento di una
pianta posta sul bordo stradale è un’operazione molto delicata che deve essere compiuta
soltanto da personale esperto, con una formazione specifica. L’operazione di abbattimento in
questi casi è resa difficoltosa dal poco o nullo spazio di caduta, dalla presenza di manufatti o
infrastrutture ed ancora dall’aggrovigliamento delle chiome a cablaggi elettrici o telefonici.
Una delle migliori tecniche utilizzate consiste nel taglio dall’alto verso il basso e dall’esterno
verso l’interno delle varie parti della pianta. L’operazione è svolta da 3 operai: uno sul
cestello che lega con funi la parte da tagliare e la recide, uno al di sotto ai doppi comandi ed
un terzo che munito di una carrucola ancorata alla pianta accompagna la caduta della parte
recisa fino a terra. In alternativa al cestello è molto diffusa la tecnica del “tree-climbing”, che
consiste in una vera e propria scalata (con attrezzature professionali da alpinisti) della pianta
e recisione delle parti da asportare. Questa tecnica può essere utilizzata sia per la potature
sia per l’abbattimento. Nel caso delle fasce frangivento tutte le ditte indagate adottavano il
sistema di abbattimento per parti di pianta.

Organizzazione di un cantiere di lavoro standard

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Proposte di organizzazione alternativa per il cantiere di manutenzione
Volendo ottimizzare l’operazione di manutenzione delle fasce frangivento, anche in funzione
del recupero della biomassa da destinare alla cippatura per combustione, si potrebbe
immaginare un cantiere che produca come prodotto principale legna da ardere e sminuzzi gli
scarti producendo cippato, organizzato per velocizzare tutte le operazioni e minimizzare i
tempi di permanenza come mostrato nella figura precedente.
La cippatrice è applicata alternativamente a due camioncini, così da riempirne uno mentre
l’altro effettua il trasporto del cippato. Questo permetterebbe di velocizzare il lavoro e
diminuire i tempi di permanenza a bordo strada; occorre però verificare se, in assenza di un
contributo per l’operazione svolta, si possano remunerare i maggiori costi sostenuti.
A tale scopo occorrerebbe una radicale riorganizzazione della cantieristica applicata, con
l’utilizzo di automezzi e macchine più piccole In ogni caso, la fase di lavoro che condiziona le
prestazioni dell’intero cantiere è la potatura: questo è un lavoro complesso, che richiede
l’impiego di attrezzature particolari e procede lentamente. E’ difficile poter velocizzare in
modo adeguato questa operazione.
Quanto detto finora vale, ovviamente, solo per quei frangivento posti lungo le strade ed in
prossimità di abitazioni. . Il discorso è diverso per i frangivento posti in aperta campagna o
presso i canali, dove si può applicare una cantieristica più propriamente forestale.

Fascia frangivento in stato di abbandono nella Piana Pontina

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Studio sulla biomassa
Valutazione della biomassa

Tipologie di biomasse legnose ottenibili
Durante le operazioni di potatura e manutenzione delle fasce frangivento, vengono prodotti
una serie di assortimenti legnosi, parte dei quali trova sbocco sul mercato del legno-energia,
mentre il residuo della lavorazione spesso costituisce uno scarto che non può essere
abbandonato in campo tal quale. Lo smaltimento avviene per lo più in discarica o presso
centri che effettuano la produzione di compost, in altri casi ancora il residuo è frantumato a
terra di modo che sia più facilmente attaccabile da microrganismi degradatori. Nel dettaglio,
gli assortimenti prodotti sono principalmente:
- legna da ardere;
- ramaglie;
- cippato.
Negli ultimi tempi la produzione di legno sminuzzato viene considerata aggiuntiva in alcuni
casi agli assortimenti classici. Non risulta, dalle interviste effettuate, produzione di materiale
legnoso da lavoro.

Legna da ardere
La legna da ardere è ottenuta dalle piante intere e dai rami più grandi, con diametro
maggiore di 4-5 cm. Le grosse branche sono sramate e sezionate a lunghezze variabili dai
50 ai 100 cm. Questa operazione viene fatta, nel caso specifico, al diametro delle branche di
circa 10 cm, al di sotto del quale la produttività decresce proporzionalmente al diminuire del
diametro. Nel caso si voglia produrre legna da ardere adatta a pizzerie e forni il diametro si
riduce a 3-5 cm. Questa tipologia di assortimento, molto apprezzata in zona, spunta sul
mercato prezzi più alti. La legna da ardere ricavata dalle branche più grosse deve essere
spaccata in pezzi più piccoli per essere commercializzata. Gli assortimenti da ardere più
richiesti sul mercato sono per il camino (circa 35-50 cm) o per la stufa (25 cm).
La legna da ardere principalmente commercializzata è quella proveniente dalle piante di
eucalipto sia per le quantità a disposizione sia anche per la sua facilità di combustione; sono
però commercializzate per tale scopo altre essenze (robinia, acacie, ecc.), presenti in modo
sempre più elevato lungo le fasce. Le specie resinose: pino insigne, pino domestico,
cipresso, ecc. non sono richieste dal mercato locale per le problematiche legate alla loro
combustione (es. intasamento delle cappe dei camini). La legna da ardere è generalmente
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venduta a metro stero (mst o msr), per grandi quantità, o al quintale per la vendita al
dettaglio.
I prezzi oscillano tra i 90-120 €/t a seconda della lunghezza dell’assortimento, del trasporto e
dello scarico a domicilio.

Ramaglie
La ramaglia e’ sempre molto ingombrante, avendo un peso per unità di volume molto basso
(da 10 a 30 t/mst ) a seconda della percentuale di fogliame, diametro dei rami e
compattamento del carico delle fascine. Nel caso dell’eucalipto, la ramaglia comprende
anche il fogliame, essendo questa specie non decidua. Da questo assortimento quasi mai è
conveniente estrarre la parte legnosa, per la difficoltà dell’operazione.
D'altronde non può essere abbandonata nel cantiere di utilizzazione, costituendo intralcio alla
viabilità nonché fonte di innesco di incendi.
Per questo motivo tale assortimento è considerato come un residuo da smaltire e viene
quindi portato in discarica, gravando sui costi di trasporto e smaltimento, oppure
abbandonato in discariche abusive o bruciato, entrambe pratiche severamente vietate.

Tipologie di legname ottenuto

Cippato
Il termine cippato deriva dall’inglese “chipping”, che significa “ridurre in scaglie”. Difatti
l’operazione per ottenere il cippato consiste nel ridurre il legname in minuzzoli parallelepipedi
di lunghezza spesso variabile, utilizzando delle macchine chiamate appunto cippatrici o
sminuzzatrici, caratterizzate da diversi principi di funzionamento e prodotte in una molteplicità
di modelli. Il cippato viene prodotto principalmente per “fluidificare” il legno, ossia ridurne e
omogeneizzarne la pezzatura, sia per agevolare le fasi di carico/scarico sia il trasporto,

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inoltre in questo modo lo si rende idoneo all’alimentazione automatica di impianti industriali o
civili per la produzione di energia termica e/o elettrica.
Spesso il cippato è prodotto con legname di scarto o difettoso, nonché ramaglie, residui di
potatura, riuscendo a recuperare normalmente un 15-20% di materiale in più rispetto ad
un’utilizzazione forestale convenzionale.
Va considerata anche la facilità di movimentazione del materiale; difatti il cippato, per quanto
a parità di peso occupi un maggior volume rispetto al legname tondo, ha un volume
apparente di gran lunga inferiore a quello delle ramaglie tal quali, 1 t di cippato occupa circa
3 m3, mentre ci vogliono almeno 10 m3 per contenere la stessa quantità di ramaglie. Il
cippato prodotto da legno appena tagliato ha una umidità elevata (circa il 50%) perciò, per
evitare fenomeni di fermentazione e quindi perdite di peso anche ingenti (oltre il 20%) è
necessario stoccarlo sotto una copertura priva di pareti o con pareti fessurate, in modo da
favorire la sua essiccazione naturale e la sua stabilità, ottenuta dopo circa due mesi, quando
il materiale raggiunge il 30-35% di umidità. Il cippato trova impiego come materiale per
l’industria dei pannelli, oppure a scopi energetici in appositi impianti termici e/o elettrici.
Il prezzo che può spuntare su questi mercati è molto variabile a seconda della qualità stessa
del prodotto (pezzatura, impurità, umidità, ecc.), variando da 33 ai 66 Euro/t.
Poche, tra le ditte che attualmente operano nei servizi di manutenzione sono attrezzate per la
produzione di cippato dai residui di potatura.

Cippatrice in azione

Stima della biomassa disponibile grazie al recupero della funzionalità
Per effettuare una stima realistica della biomassa ritraibile dalla fasce frangivento di gestione
Arsial e del suo valore economico, occorre considerare le due condizioni “estreme” esistenti
e fare poi una media tra le due. Si propongono pertanto le stime relative a due casi, il primo
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considerando 800 piante per chilometro, condizione ordinaria “modello” di fascia frangivento
per numero di piante, il secondo con 400 piante per chilometro, condizione di fascia
degradata.
-

Primo caso – fascia arborea in buone condizioni, con circa 800 piante/km
Da sopralluoghi e esperienza diretta si stima che, per la situazione attuale, su 400 piante
vada effettuata una potatura di ripristino mentre 200 vadano interamente rimosse poiché
divenute pericolose e senescenti. La restante quota di 200 piante rientra nelle dimensioni
corrette di fascia frangivento. Ipotizzando un quantitativo di legna pari a 1,2 tonnellate
per pianta nel caso di potatura di ripristino, 3,6 tonnellate per la rimozione completa di
piante con 50 cm di diametro e circa 0,3 tonnellate di ramaglie cippabili, si può stilare il
seguente schema valido per chilometro di fascia:

piante abbattute
piante potate
ramaglie

-

Stima produttiva di ricavo per 1 km di
manutenzione ordinaria di fascia arborea sana
n° di piante
produzione t/pianta
200
3,6
400
1,2
600
0,3

produttività totale t
720
480
180

Secondo caso – fascia arborea in cattive condizioni, con circa 400 piante/km
Su 1 km di fascia, degradata e con fallanze, sono presenti 400 piante. Di queste 200
devono essere potate per ripristinarne le dimensioni ordinarie, 100 devono essere
rimosse perché senescenti e pericolose e 100 non vengono sottoposte ad alcun
trattamento. I quantitativi di legna ritraibili rimangono i medesimi di quelli presentati nel
primo caso:
Stima produttiva di ricavo per 1 km di
manutenzione straordinaria di fascia arborea danneggiata
n° di piante
produzione t/pianta
produttività totale t
piante abbattute
100
3.6
360
piante potate
200
1.2
240
ramaglie
300
0.3
90

-

Media tra i due casi
Valgono le stesse rese dei precedenti due casi, la produzione totale potrà essere così
calcolata:
Stima produttiva di ricavo per 1 km di
manutenzione straordinaria di fascia arborea in condizioni medie
n° di piante
produzione t/pianta
produttività totale t
piante abbattute
150
3.6
540
piante potate
300
1.2
360
ramaglie
450
0.3
135

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Occorre sottolineare che questi calcoli sono validi solamente per la situazione attuale delle
fasce frangivento della Piana Pontina, sulle quali non si è effettuata nessuna manutenzione
ordinaria da circa 30 anni ed è necessario quindi ripristinarne totalmente la funzionalità.
In caso di nuovi impianti o di servizi di normale manutenzione le produzioni sopra stimate
potrebbero essere ottenute solamente ogni 15 anni, a seguito di regolare turnazione di taglio.

Disponibilità temporale di biomasse
La disponibilità delle biomasse durante l’arco dell’anno dipende strettamente dal ciclo
biologico della specie vegetale da cui proviene.
Per quanto riguarda la produzione di biomassa proveniente dalle potature di fasce
frangivento questa avviene, in linea di massima, durante tutto l’anno. Le leggi e i regolamenti
regionali non impongono, per questo tipo di formazioni, periodi specifici di taglio e potatura
ma solo indicazioni ed accortezze (es. eseguire potature nel periodo primaverile o tardo
estivo rende soggette le piante all’inoculo di parassiti fungini). Nel caso inoltre di interventi di
manutenzione straordinaria, come quelli che riguardano le fasce frangivento, non è fissato
alcun periodo, in quanto si tratta di interventi di “somma urgenza”.
L’unica restrizione cronologica è quindi data dalla frequenza delle operazioni di potatura.
Va sottolineato però che, per una migliore gestione ed utilizzazione del materiale per finalità
energetiche, è consigliabile stoccare le ramaglie in centri di raccolta almeno per un tempo
congruo, in modo da far perdere umidità al materiale e renderlo maggiormente adatto alla
combustione in caldaia con un tasso attorno al 30-35% di umidità.
Stoccare per un lungo periodo di tempo (5-6 mesi) il cippato fresco può provocare, in
particolare nel periodo estivo, delle fermentazioni, con decadimento della qualità e quantità
del combustibile. La ramaglia si conserva molto meglio e, al momento della richiesta, questa
può essere sminuzzata e trasportata in centrale dove verrà utilizzata quando necessario. Ma
per questo é necessario avere ampi spazi di stoccaggio.

Analisi del combustibile

Analisi qualitativa e quantitativa del combustibile da biomassa
Un moderno impianto termico funziona in modo completamente automatico, tramite un
sistema di alimentazione a coclee che permette l’avanzamento del materiale legnoso fino alla
bocca della caldaia. Ciò è possibile utilizzando materiale sciolto come il legno cippato o altri
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materiali simili (pellet, sansa esausta, gusci di pinoli, ecc.). Il cippato possiede delle
caratteristiche tecniche, fisiche e chimiche molto variabili, in funzione principalmente del
materiale di origine e delle finalità di produzione. A questo proposito il Comitato Termotecnico
Italiano, è incaricato della definizione, attraverso analisi chimico-fisiche e prove tecniche,
delle caratteristiche principali che questo materiale deve avere per utilizzo energetico.
Qui di seguito sono riportati i requisiti tecnici, fisici e chimichi del materiale, riferito alla
specifica “Alta Qualità”:
Caratteristiche del legno cippato di Alta Qualità
Materiale ligno-cellulosico vergine, ossia che abbia ottenuto un esclusivo
trattamento meccanico, proveniente da arboricoltura e selvicoltura, sotto forma
di tronchi e/o rami

Origine

Aspetto

Scaglie di legno trapezoidali, comunemente definite “chips”, ottenute con
organi di taglio affilati

Densità

Tra 250 e i 300 kg/m3, a seconda dell’essenza legnosa principale

Umidità

Compresa tra 20-30% del peso tal quale

Dimensioni

Comprese tra 45 mm e 63 mm

Densità
energetica

Pci compreso tra 2,5 e 3,5 kWh/kg (2.150-3.000 kcal/kg)1.

Queste caratteristiche riguardano il legno in generale, per quanto riguarda la specie
principale della Piana Pontina, l’Eucalipto, è stata consultata la banca dati “Phyllis”, realizzata
dal ECN (Energy Research Centre of the Netherlands - http://www.ecn.nl/phyllis ), che riporta
le principali caratteristiche chimico-fisiche di oltre 2.275 specie vegetali ed è considerata una
delle fonti maggiormente accreditate. In particolare sono stati presi in considerazione i valori
riferiti alle due specie di Eucalipto maggiormente rappresentative delle fasce frangivento: E.
globulus e E. camaldulensis:

Principali valori chimico/fisici di E. globulus ed E. camaldulensis
su peso secco
Pcs (Potere calorifico superiore)
4.641 kcal/kg
Pci (Potere calorifico inferiore)
4.357 kcal/kg
Ceneri
0,70%
Azoto
0,30%
Zolfo
0,01%
Cloro
0,13%

1

Il calore di combustione dei combustibili è espresso in PCI (Potere Calorifico Inferiore) o PCS (Potere Calorifico
Superiore).
Il Potere Calorifico Inferiore considera ogni H2O formata come vapore. L’energia richiesta per vaporizzare l’acqua
non è quindi considerata come calore.
Il Potere Calorifico Superiore è lo stesso del calore termodinamico della combustione dato che il cambiamento di
entalpia per reazione assume la stessa temperature dell’ambiente prima e dopo la combustione, nel tal caso
l’acqua prodotta dalla combustione é liquida.

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Logistica del combustibile

Trattamento, trasporto e stoccaggio del combustibile
Il combustibile da biomassa, è un materiale povero sia da un punto di vista economico che
energetico e quindi occorre

ottimizzare tutte le fasi della filiera produttiva: trattamento,

trasporto e stoccaggio.
Il trattamento consiste nella sminuzzatura o cippatura del materiale legnoso. E’
un’operazione innovativa e deve quindi essere messa a punto attentamente per evitare costi
aggiuntivi; va tenuto conto di numerosi fattori, tra cui tipologia di macchinario, tempo
impiegato per l’operazione, personale addetto, ecc.
Il trasporto può incidere fortemente sul prezzo finale in funzione della distanza, ma bisogna
prestare attenzione anche alle modalità di movimentazione (carico/scarico) e di trasporto del
materiale con mezzi idonei (cassoni con sponde rialzate, ecc.) e movimentare il minor
numero possibile di volte.
Lo stoccaggio deve avvenire secondo regole ben precise onde evitare inconvenienti legati al
deterioramento del materiale. Il cippato di legno subisce variazioni del contenuto di umidità
più repentine rispetto al tronco intero. Questo da un lato è un vantaggio, in quanto occorrono
pochi mesi per giungere ad una umidità idonea alla combustione, dall’altro è uno svantaggio
perché va limitato il diretto contatto con gli agenti atmosferici. Inoltre l’eccessiva dimensione
dei cumuli, unita a lunghi tempi di stoccaggio, può innescare fenomeni di fermentazione ed
anche di autocombustione se il materiale è disposto in grossi cumuli (50-60 m3) non coperti,
ne aerati. Lo stoccaggio deve avvenire quindi in quantità non superiori ai 30 m3, al riparo
dagli agenti atmosferici e non a contatto diretto con il suolo.
Nella gestione del legno cippato bisogna prestare particolare attenzione alla normativa di
riferimento relativa ai rifiuti dell’attività agro-forestale e sull’emissione.
La normativa sui rifiuti, in particolare il Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (“Decreto
Ronchi”), indica che il materiale di risulta delle lavorazioni agro-forestali deve essere
considerato rifiuto speciale non pericoloso. Per cui il produttore che debba disfarsi di esso
deve sottostare a tutti gli adempimenti previsti dalla legge (obbligo di dichiarazione annuale,
trasporto effettuato da trasportatori iscritti all’Albo dei trasportatori di rifiuti, stoccaggio in zone
consentite, ecc.)

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Le emissioni di combustibile da cippato sono disciplinate dal Decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 8 marzo 2002, dal titolo “Disciplina delle caratteristiche merceologiche
dei combustibili aventi rilevanza ai fini dell'inquinamento atmosferico, nonché delle
caratteristiche tecnologiche degli impianti di combustione”, come riportato nella tavola
sottostante.
Limiti per le emissioni prodotte da impianti a biomasse
secondo quanto stabilito dal DPCM 8 marzo 2002
Emissioni
Potenza termica nominale installata (MW)
0,15 - 3
>3 - 6
>6 - 20
>20
mg/Nm3
mg/Nm3
mg/Nm3
mg/Nm3
Polveri totali
100
30
30
30
Carbonio organico totale
30
20
(COT)
Monossido di carbonio
350
300
250
200
(CO)
Ossidi di azoto (NO2)
500
500
400
400
Ossidi di zolfo (SO2)

200

200

200

200

Soluzioni logistiche per la biomassa
Per quanto concerne la logistica della fornitura del combustibile all’impianto termico
dell’Istituto si possono avanzare tre diverse ipotesi, tutte realizzabili e con minime differenze
di costo. Per le tre ipotesi formulate sono stati individuati i vantaggi e gli svantaggi, in modo
da agevolare la scelta, da parte delle ditte di manutenzione, della logistica più idonea.
Di seguito viene riportato uno schema di processo produttivo per la gestione ottimale del
materiale combustibile evidenziando i punti di forza e di debolezza per ciascuna soluzione.

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Soluzione 1

Principali soluzioni di gestione del cippato
Soluzione 2

Soluzione 3

Manutenzione
fasce frangivento

Manutenzione
fasce frangivento

Manutenzione
fasce frangivento

Cippatura sul
posto delle
ramaglie

Carico delle
ramaglie sul
cassone

Carico delle
ramaglie sul
cassone

Carico delle
ramaglie sul
cassone

Trasporto delle
ramaglie presso il
centro aziendale

Trasporto delle
ramaglie presso
l’impianto termico

Trasporto delle
ramaglie presso
l’impianto termico

Cippatura delle
ramaglie

Stoccaggio delle
ramaglie al
coperto

Caricamento del
silo dell’impianto
termico

Stoccaggio delle
ramaglie al
coperto

Cippatura delle
ramaglie

Trasporto delle
ramaglie presso
l’impianto termico

Stoccaggio del
cippato al coperto

Caricamento del
silo dell’impianto
termico

Caricamento del
silo dell’impianto
termico

Vantaggi
Produttività
elevata;
trasporto più
efficiente

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Svantaggi
Alta umidità del
materiale nel
silo

Vantaggi
Idoneo
trattamento
del materiale

Svantaggi
Trasporto
inefficiente;
eccessive
movimentazioni
del materiale.

Vantaggi
Tempi di ingombro
minori;
flessibilità dei
tempi di
lavorazione
del materiale

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Svantaggi
Trasporto
inefficiente.

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La soluzione n° 3 è quella considerata più realizzabile in tempi brevi, se vi è disponibilità di
spazio per conservare le ramaglie presso l’impianto termico. Inoltre non richiede eccessivi
investimenti per la ditta che opera la manutenzione delle fasce arboree. Ad ogni modo la
scelta dipenderà dalle diverse circostanze e dal tipo di attrezzatura disponibile nella fase
realizzativa.

Operazioni di gestione della biomassa da effettuarsi all’interno dell’impianto termico
Per una gestione efficiente delle biomasse all’interno dell’impianto termico occorrerà seguire
istruzioni specifiche a seconda della tipologia stessa del materiale (ramaglie o cippato).
Ramaglie: per facilitare la movimentazione manuale del materiale a terra è necessario che i
rami abbiano un diametro inferiore a 10 cm ed una lunghezza non superiore a 1-1,5 m. Se
invece la movimentazione avviene tramite macchine (trattore con pinza idraulica) possono
essere movimentati materiali di dimensioni maggiori. Le ramaglie hanno di solito un
contenuto di umidità molto elevato (50-60%), ma nel clima della Piana Pontina possono
essere conservate sul terreno all’aperto anche senza copertura. Le cataste non dovranno
essere eccessivamente elevate (max 2-2,5 m).
Il cippato di legno, invece, deve essere conservato in un luogo riparato dagli agenti
atmosferici (pioggia, rugiada, brina, neve, vento, ecc.) e comunque ventilato. Un riparo ideale
coperto da un telo o da un tetto non dovrebbe superare dimensioni tra 50 e 100 m2, con una
altezza min. di 5 m (per consentire lo scarico) privo di pareti laterali e frontali, per consentire
una sufficiente aerazione del prodotto. Questo tipo di struttura potrebbe essere utilizzata
anche nel caso di cippatura sul posto delle ramaglie (soluzione n° 3). In questo caso la fase
di lavorazione delle ramaglie, parzialmente essiccate, potrebbe essere effettuata all’aperto da
uno o due operai con una cippatrice. Il cippato ottenuto potrebbe essere stoccato sotto alla
struttura in attesa di essere caricato nel silo dell’impianto termico per mezzo di una pala
meccanica.

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Progetto dell’impianto termico
Il principale obiettivo di questo capitolo è di fornire un’analisi tecnica utile ai fini della
progettazione della sostituzione di una caldaia a fonte tradizionale di combustibile (olio
combustibile o gasolio da riscaldamento) con un impianto termico a biomassa. L’analisi di
tale studio sarà incentrata sui fabbisogni specifici dell’Istituto Tecnico Agrario “S. Benedetto”
di Borgo Piave (LT), come già descritto nell’a premessa. La metodologia utilizzata, però una
volta adattata e con l’ausilio di nuovi calcoli, potrà essere applicata ad altri casi.

Stima dei fabbisogni di biomassa per l’impianto termico
Per una stima dei fabbisogni di combustibile di un edificio già esistente, come nel caso
dell’Istituto Tecnico di Borgo Piave, è possibile operare un paragone con i consumi
precedenti, in questo caso di gasolio da riscaldamento.
Dalle informazioni tecniche raccolte si sa che l’impianto è in funzione solo 135 giorni all’anno
(dal 15 Novembre al 31 Marzo). Conteggiando le festività e le vacanza di natale i giorni
effettivi di utilizzo sono 100. Il consumo giornaliero di gasolio si aggira attorno ai 100 litri (80
kg). Grazie a questi dati è possibile calcolare l’energia consumata dall’impianto (derivata
dall’energia contenuta nel combustile meno il rendimento termico) e quindi si procede a
stimare la quantità di biomassa, in questo caso cippato di legno con umidità del 35%,
necessaria a fornire la stessa energia, come esemplificato nella schema sottostante:

Schema di calcolo del fabbisogno termico
- giorni di effettivo utilizzo = 100 giorni/anno;
- consumi di gasolio = 80 kg/giorno;
- consumi di gasolio totali = 8.000 kg/anno;
- energia totale consumata = 94 MWh/anno (Pci gasolio11,7 kWh/kg; η 90%);
- quantità di legno cippato necessaria per produrre 94 MWh =
20.000 kg (s.s.)
32.000 kg (35%)
45.000 kg (50%)
I diversi valori quantitativi sono stati calcolati considerando che il legno cippato ha un
contenuto di umidità che può variare intorno ad un range di valori che vanno dal 50% (fresco
di taglio) al 35% (dopo una parziale essiccazione). Se l’impianto termico è in grado di
bruciare legno cippato con un contenuto di umidità tra il 30-35%, la quantità di materiale
legnoso necessaria sarà di 32 t/anno.
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Confronto tra consumi effettivi di gasolio e presunti di legno cippato
Consumo
Gasolio (kg)
Cippato di legno al 35% (kg)
Giornaliero
80
320
Settimanale
440
1.760
Mensile
1.760
7.040
Periodo invernale
8.000
32.000
(15/11-31/03)

In paragone al molto maggior volume consumato, vi sarà un sensibile risparmio economico
dovuto al costo inferiore della biomassa.
Nel seguente grafico sono esposti i costi per ciascun tipo di combustibile e i risparmi
ottenibili. Il costo del gasolio da riscaldamento è stato calcolato sulla base di indagini
effettuate sui prezzi medi dell’ultimo quadrimestre del 2006 per forniture tra i 5.000 ed i
10.000 litri (€ 1.1171/litro).

Costi del carburante e risparmi/anno

10000
9000
8000
7000
6000
5000
4000
3000
2000
1000
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(in euro, prezzi medi ultimo quadrimestre 2006)

risparmi

gasolio

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costi

cippato fresco (50%)

cippato secco (35%)

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