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Come investire nella più grande bolla della storia .pdf



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Trading Efficace <trading.efficace@gmail.com>

Come investire nella più grande bolla della storia
1 messaggio
Segnali di Borsa <contatta@strategieperinvestire.com>
A: St <trading.efficace@gmail.com>

7 marzo 2017 09:16

Molti dicono che la borsa americana è in bolla.
Per capire se è vero o no, basta guardare questo grafico:

Si, non ci sono dubbi, siamo davvero nel bel mezzo della più grande bolla del mercato azionario della storia!
E quando la bolla scoppierà devasterà milioni di investitori.
Ciò che però la maggioranza delle persone non sa è che le bolle sono anche un’occasione per ottenere rendimenti
molto più alti del solito.
Oltre a poter prevedere con un certo anticipo quando uscire in tempo dal mercato per non essere travolti dallo
scoppio finale della bolla, è infatti possibile ottenere nell’ultima fase di una bolla rendimenti così alti da compensare
i successivi anni di “magra” che inevitabilmente seguono queste catastrofi.
Ma per capire come evitare perdite e anzi, riuscire a sfruttare al meglio questa situazione, alla maggior parte delle
persone mancano alcune informazioni fondamentali…
In questo articolo ti dirò tutto ciò che ti serve per evitare di seguire il destino della massa degli investitori, ottenere
ottimi rendimenti e uscire in tempo prima del crollo finale della bolla.
A questo scopo, ti mostrerò che tutte le bolle della storia hanno lo stesso schema, all’interno del quale vi sono
diverse fasi, ognuna con le sue sorprendenti caratteristiche.
Alla fine concluderai con me che studiando le fasi delle bolle economiche del passato e confrontandole con la bolla
attuale è possibile “cavalcare” la bolla e averne dei vantaggi che la massa non sospetta neppure.
Infatti, dai grafici che seguono ti risulterà evidente che:
la bolla USA non scoppierà ancora, perché siamo solo all’inizio della sua ultima fase

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nel frattempo, investire in questa fase finale fornirà rendimenti molto più alti che in tutte le fasi precedenti
della bolla
dopo quest’ultima fase, la bolla scoppierà e passeranno anni prima di tornare ai valori economici normali
questo vuol dire che se non si investe ora, per molti anni non sarà più possibile investire
infine, che la bolla attuale, pur essendo simile alle altre della storia, ha anche una sola, importante
caratteristica che la rende unica
Iniziamo dai primi tre punti.
Per dimostrarteli, ti elenco qui di seguito i grafici di alcune delle più importanti bolle della storia, nei quali troverai
evidenziate in giallo le aree corrispondenti agli ultimi due anni della bolla.
Come potrai vedere, gli ultimi due anni di una bolla sono quelli in cui i prezzi degli asset salgono a livelli mai
raggiunti prima:

Questa sopra è la bolla della borsa giapponese degli anni ’80.
Lo stesso schema puoi vederlo nella bolla del mercato USA precedente gli anni della “grande depressione”:

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E, per inciso, dallo stesso grafico puoi vedere che dopo lo scoppio della bolla, ci sono voluti 26 anni per tornare a
vedere gli stessi prezzi:

Proprio così: nella bolla degli anni ’30, tra il 1922 e il 1929 l’indice Dow Jones salì da 100 a quasi 400 punti.
Ma la maggior parte di questi guadagni arrivarono l’ultimo anno o giù di lì prima del crollo.
E dopo lo scoppio della bolla … ci vollero 26 anni per recuperare.
Quindi, fissati bene in mente questo schema:
i maggiori guadagni arrivano negli ultimi due anni prima dello scoppio della bolla
dopo lo scoppio, ci vogliono almeno 10 anni, ma spesso anche più, per recuperare le perdite
Come ti dicevo, questo schema si ripete nella storia con incredibile regolarità.

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Te lo dimostro con i grafici di altre famose bolle.
Ad esempio, la bolla dei bulbi di tulipano nell’Olanda barocca:

La bolla della società “Mississipi”, creata da Francesi nell’America del ‘700:

La bolla del Nasdaq negli anni ’90:

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La bolla di Hong Kong:

La bolla della borsa russa:

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La bolla del platino (e degli altri metalli preziosi):

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Data la costanza del comportamento delle bolle, tutto ciò che dobbiamo fare quindi per “sopravvivere” alla prossima
bolla è capire, con l’aiuto di questo schema, in quale fase della bolla ci troviamo.
Si tratta di una informazione assolutamente cruciale, perché da questa possiamo capire se e quando dobbiamo
ancora investire nel mercato USA e soprattutto quando dobbiamo uscirne a gambe levate.
Ora, ti sembrerà strano, ma alla fine, per trovare questa informazione non servono molti parametri da studiare.
In realtà, il dato che dobbiamo tenere presente è uno solo:
quanti investitori sono dentro al mercato?
Infatti, contrariamente a quanto tutti pensano, una bolla non finisce perché i prezzi sono troppo alti o perché il P/E
diventa eccessivo (cioè i prezzi dei beni superano eccessivamente il loro valore reale).
Le anomalie sui prezzi non sono l’eccezione, bensì la norma di qualsiasi mercato, da quello sotto casa dove compri
le patate, alla borsa di Shanghai.
Se non ci fossero beni con prezzi più bassi del loro effettivo valore o, al contrario, beni con un prezzo troppo alto,
non esisterebbe il commercio, che sfrutta appunto queste anomalie per creare un plusvalore che sostenga il
trasferimento dei beni da una mano all’altra.
Inoltre, se non ci fosse la possibilità di trovare compratori anche a prezzi più alti del valore reale di un bene, le
stesse bolle non esisterebbero e noi non staremo qui a studiarle.
Il fatto che ad esempio nella bolla dei tulipani olandesi, la gente era disposta a comprare i bulbi di queste piante a
prezzi più alti fino a 30 volte il loro valore iniziale (con un paio di bulbi potevi comprarci una casa o una nave),
dimostra che la percezione dei prezzi è sempre relativa e non esiste il valore assoluto di un bene.
La bolla dei tulipani, come tutte le altre bolle della storia, non finì perché la gente pensava che i prezzi fossero troppo
alti. Finì quando non ci fu più nessuno interessato all’acquisto di questi bulbi. E ciò per colpa di un virus che aveva
letteralmente sterminato la produzione e annullato ogni possibilità di creare le magnifiche varietà di tulipani che
esistevano all’epoca.
Se non ci fosse stato il virus, tutti avrebbero continuato a spendere fortune per accaparrarsi quei bulbi, forse a prezzi
anche più alti di prima.
La storia quindi ha ampiamente dimostrato che
una bolla finisce solo quando l’aumento dei prezzi non può essere più sostenuto da nuovi acquisti di nuovi
investitori.

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Insomma, finisce quando tutti hanno già comprato tutto e non c’è più nessuno disposto a comprare altro.
Per tale ragione, i più importanti istituti finanziari monitorano le bolle proprio analizzando questo unico, importante
valore, cercando cioè di stimare quanto capitale degli investitori è già presente nel mercato e quanto invece ne
resta ancora fuori.
E fino all’anno scorso, la conclusione unanime di tutti questi studi è stata che la gente non ha mai accumulato tanto
cash nella storia recente. Cioè non è mai stata così fortemente fuori dai mercati, accumulando liquidità non investita
nei depositi:
così diceva Business Insider…

così CNBC…

lo stesso Investopedia…

Uno studio del Blackrock, il più famoso gestore di hedge fund del mondo, aveva stimato in oltre 70 trilioni (milioni di
miliardi) i capitali che ancora non sono entrati nel mercato delle borse finanziarie di tutto il mondo.
Anche la Bank of America Merril Lynch ha condotto uno studio su quanto cash è ancora nelle mani delle persone e
non viene immesso nel flusso di capitali dei mercati:

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Lo studio aggiunge anche importanti osservazioni ai semplici dati statistici. Dicendo ad esempio che la gente è
terrorizzata di entrare in borsa, grazie agli elementi di incertezza diffusi dai media e obiettivamente presenti nel
mondo: la brexit, il prezzo del petrolio, le incertezze dell’economia cinese, gli appuntamenti elettorali di quest’anno…
Lo studio conclude che gli investitori inizieranno a entrare in borsa solo “quando saranno costretti a farlo” e il primo
segno di questa inversione di tendenza potrebbe essere una riduzione del 5% di questa montagna di cash non
ancora investita.
Tutti questi studi arrivano dunque alla stessa conclusione: non siamo affatto vicini allo scoppio della bolla,
perché ci sono ancora troppi capitali fuori dai mercati.
Detto questo però, pensaci un attimo…riesci a immaginare dove arriverebbero i prezzi dei titoli di borsa se tutti
questi soldi entrassero in borsa?…
Allora, tieniti forte, perché sembra che da quest’anno, la tendenza stia velocemente invertendo e questi capitali
stiano finalmente iniziando ad affacciarsi nel mercato!
Sempre Merrill Lynch, ha segnalato infatti che “un’enorme massa di 63 miliardi di dollari sono stati versati nei fondi
azionari statunitensi dopo che Donald Trump ha vinto la presidenza.”
Il Wall Street Journal e CNN Money hanno affermato che si tratta di “uno dei più grandi flussi di denaro di tutti i
tempi”, considerando che sono stati trasferiti in appena un mese.
E solo poche settimane fa l’hedge fund più “ribassista” del mondo, Horseman Capital, ha alzato bandiera bianca,
iniziando a chiudere le sue posizioni short (cioè i titoli in cui era entrato a ribasso).
Non ci sono dubbi: questi sono tutti segni dell’approssimarsi dell’ultima fase di questa bolla. La fase in cui anche
gli ultimi capitali entrano nel mercato provocando l’ultima, esponenziale impennata dei prezzi prima della
catastrofe.
E sia detto per inciso: l’improvvisa immissione di liquidità che è appena iniziata, NON dipende dall’elezione di Trump,
come vederemo fra poco…
Per poter monitorare da vicino gli ultimi sviluppi di questa bolla, resta infatti da spiegare l’ultimo dei punti che avevo

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elencato all’inizio di questo articolo.
Riassumendo, abbiamo detto che:
una bolla è fatta di varie fasi e l’ultima di queste, altamente remunerativa, dura in media uno o due anni
dopo questa fase, c’è lo scoppio della bolla, seguito da un periodo di depressione dei prezzi in genere molto
lungo (parliamo di diversi anni)
è necessario perciò ottenere il massimo rendimento nella fase finale e uscire dalla bolla in tempo.
L’ultimo punto che resta da chiarire è questo:
la bolla attuale del mercato USA ha un importante elemento che la rende diversa da tutte le altre della
storia.
Di cosa si tratta?
Si tratta del fatto che avviene in un ambiente finanziario che ha i tassi d’interesse più bassi della storia.
E quando dico “più bassi della storia”, mi riferisco agli ultimi 5000 anni…
Guarda infatti questo grafico, sempre della Merril Lynch:

Grazie ai codici egizi e fenici, siamo in grado di sapere quanto era il tasso d’interesse nei prestiti di quell’epoca. Lo
stesso possiamo dire per l’epoca romana e per tutte le altre epoche della storia fino ai giorni nostri.
Ebbene, i documenti storici dimostrano che questa è la prima epoca dell’uomo in cui i tassi d’interesse sono scesi
sotto l’1% e in molti casi si approssimano a zero o a valori inferiori.
Dal punto di vista pratico, questo dato ci fornisce una informazione importante che ci permette di inserire questa
bolla nella sua giusta prospettiva e ci rende capaci di capire (e prevedere) ancora meglio le sue fasi.
Questa bolla infatti, per la prima volta nella storia, è stata creata dalla capacità delle banche centrali di immettere
liquidità praticamente illimitata nel sistema.
Più soldi “facili” entrano nelle mani degli investitori (istituzionali e non) e più diventa facile comprare titoli di borsa
facendone lievitare i prezzi.
Finora quindi le banche centrali hanno “finanziato” in modo indiretto questa bolla.
Esse creavano un numero sempre maggiore di titoli di stato, che venivano ricomprati da loro stesse e da tutte le
altre banche centrali e commerciali del mondo, stimolando così la stampa di nuovo denaro necessario per l’acquisto
di questi titoli.

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Questo finanziamento indiretto è andato avanti dal 2009, cioè dopo la crisi dei subprime americani, fino ad oggi.
Parliamo quindi di 8 anni di creazione ininterrotta di nuova liquidità.
Paradossalmente però, trattandosi di liquidità legata al debito (cioè legata all’emissione di nuovi titoli di stato), nel
lungo termine il sistema ha creato, anziché un aumento, una riduzione di liquidità.
Il perché lo possiamo capire con un semplice calcolo.
La Federal Reserve (la banca centrale americana) ha stampato in totale 4 miliardi di dollari, ma per farlo ha dovuto
creare titoli di stato del valore di 100 miliardi…
L’ago della bilancia che ha fatto lievitare i prezzi della borsa sono ovviamente questi 100 miliardi…che però sono
sotto forma di titoli di stato.
Il valore di questi 100 miliardi quindi è del tutto ipotetico e dipende dalla volontà degli investitori di comprare
questo debito, cioè questi titoli di stato.
Purtroppo, a causa del dollaro forte, dal 2016 le banche centrali degli altri paesi hanno sempre meno risorse per
ricomprare i titoli di stato americani che avevano nelle loro riserve e che vanno in scadenza:

Il grafico mostra che i paesi che prima erano i principali acquirenti di debito americano, stanno diventando venditori
netti di questi titoli.
E nel 2017 cadono le date di scadenza di moltissimi altri titoli…quindi si prevede che queste vendite aumenteranno.
Questo ti fa capire che 100 miliardi sotto forma di debito restano 100 miliardi finché c’è qualcuno disposto a pagare
questa cifra.
Ma se i compratori si estinguono, questi 100 miliardi iniziano a valere molto, molto meno…
Ecco in due parole come avviene che l’epoca in cui è stata creata maggiore liquidità nella storia, possa avere a
un certo punto una grave crisi di liquidità!
Ma le banche centrali non si danno per vinte.
Finora, come dicevo, hanno finanziato indirettamente il mercato.
Ora però, visto che la stampa di denaro sotto forma di debito sta perdendo la sua efficacia, hanno iniziato a
finanziare la borsa direttamente.
Cosa vuol dire?
Vuol dire semplicemente che stanno comprando loro stesse i titoli di borsa!

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Come si vede da questo grafico del Wall Street Journal, per la prima volta in assoluto le banche centrali stanno
immettendo migliaia di miliardi di dollari direttamente nel mercato azionario.
Ad esempio:
• da quest’anno la Banca nazionale svizzera è arrivata a possedere più azioni di Facebook di quante ne abbia il suo
fondatore, Mark Zuckerberg.
• Secondo Bloomberg, la Banca del Giappone è sulla buona strada per essere il primo acquirente mondiale di titoli
giapponesi. E se il ritmo di acquisto si mantiene inalterato, nel giro di pochi anni, riuscirà a ricomprare l’intera borsa
del suo paese!
• la Banca centrale cinese è ora fra i primi 10 azionisti dei titoli del suo proprio paese.
• E il presidente della Federal Reserve, Janet Yellen ha detto che “permettere alla banca centrale di comprare le
azioni del proprio mercato, non può che portare benefici.”
Un recente sondaggio condotto da Invesco ha stimato che ormai l’80% delle banche centrali di tutto il mondo ha
programmato di acquistare ancora più titoli di borsa nel 2017.
Ecco cosa intendevo col termine “finanziare direttamente la borsa”!
Le banche centrali hanno più soldi di tutti i grandi hedge fund messi insieme.
E questi soldi (assieme ai quei 70 trilioni di cui abbiamo parlato prima) stanno per entrare in borsa fra il 2017 e il
2018.
Come dicevo prima, non credere nemmeno un istante alla favola dei media, secondo i quali sia Trump il “fattore x”
che ha innescato l’ultima enorme immissione di liquidità in questa bolla…
Il fattore decisivo sono le banche centrali, le cui capacità finanziarie sono ben più vaste di qualsiasi altro investitore
del pianeta.
Non ti sembra questa la prova sufficiente che stiamo per entrare nella fase finale di questa bolla?
La fase che, abbiamo detto, dura in media uno o due anni e che permette di raggiungere prezzi inimmaginabili?
Credo che non ci siano dubbi in merito.
Una volta che le banche centrali si mettono in mezzo, con i loro capitali praticamente illimitati, non può essere che
così.
Ma quanto in alto potrebbero salire i prezzi in questa ultima grandiosa fase che precede il crollo finale?
Possiamo solo fare delle ipotesi.

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Se sarà come la crisi del ’29, il Dow Jones dovrebbe salire fino a 41.000 punti (attualmente è intorno ai 19-20.000).
Se si ripete lo schema della crisi del Nasdaq del 1990, il Dow Jones andrebbe fino a 48.000 punti.
Mentre se si dovesse ripetere il miracolo della borsa di Tokio degli anni ’80, il Dow Jones raggiungerebbe l’incredibile
vetta di 65.000 punti.
Ad ogni modo, non è questo l’importante.
L’essenziale è che siamo alle porte di un evento che torna e si ripete sempre uguale da secoli: la fase finale di una
bolla economica.
Questa fase assicura rendimenti molto più alti che in tutte le altre fasi precedenti della bolla.
In particolare, il fatto unico nella storia che le banche centrali siano entrate in prima fila nell’acquisto dei titoli di
borsa, lascia supporre che questa fase potrebbe essere ancora più remunerativa di qualsiasi altra bolla
dell’umanità.
E tutto questo accadrà nel giro di un paio d’anni al massimo, quindi fra il 2017 e il 2018.
Certo, resta però un ultimo quesito a cui rispondere e che forse anche tu ti stai chiedendo:
se investo in questa bolla, come farò a sapere quando dovrò uscire in tempo prima del crollo finale?
Ancora una volta, il fattore decisivo per capire quando si deve uscire da una bolla è quello di cui abbiamo appena
parlato: bisogna monitorare la quantità di capitali investiti e la presenza o meno della maggior parte di
investitori nel mercato.
Lo scoppio di una bolla viene sempre preceduta da una fase di “euforia”, in cui anche il salumiere sotto casa, il tuo
commercialista, l’insegnante di tuo figlio sono entrati nel mercato.
Nella fase di euforia, tutti i possibili investitori sono già dentro e si esaurisce la spinta propulsiva sui prezzi creati
dall’ingresso di altri investitori.
Non ci sono più nuovi investitori, perché tutti, veramente tutti sono già dentro.
Pensa alla bolla del Nasdaq negli anni ’90. Tutti avevano qualcosina investita nei famosi titoli informatici. E bastava
metterci dei soldi per vedere i prezzi salire e il rendimento aumentare, anche senza essere degli esperti in materia.
Lo stesso con la bolla degli immobili in Italia. Fino a qualche anno fa era difficile trovare qualche Italiano che NON
avesse fatto un mutuo per comprarsi la sua bella fetta di bolla. Ancora oggi, dopo lo scoppio della bolla, molti stanno
ancora pagando un mutuo salatissimo per un immobile che vale ormai due terzi, se non meno, di quando lo avevano
comprato.
Le persone che entrano nella fase di “euforia” di una bolla sono anche quelle che capiscono meno ciò che stanno
facendo e non sono in grado di chiudere in tempo i loro investimenti prima del crash finale.
Quindi la fase di euforia è la più pericolosa di tutte, per chi non è in grado di riconoscerla.
Ma ovviamente, per chi è esperto di queste cose, esistono dei parametri più scientifici per monitorare una bolla e
riconoscere una fase di euforia.
Ne abbiamo accennato in diversi altri articoli, ad esempio questo.
Anzitutto, è possibile monitorare l’andamento dei prezzi confrontandolo con indicatori che ne rivelino la vera entità,
come ad esempio il tasso d’interesse dei titoli di stato a breve termine.
Poi esistono gli indicatori della “Consumer confidence”, cioè la disponibilità degli investitori di entrare in un mercato.
Combinati con altri indicatori del “sentiment”, cioè della percezione del rischio da parte degli investitori, tutti questi
parametri forniscono un quadro abbastanza chiaro della situazione.
Come dicevo, attualmente questi indicatori sono a un livello medio, indicando così che la percezione del rischio e la
poca disponibilità a investire rendono ancora “non troppo affollati” i mercati.
Ma questi indicatori stanno rapidamente cambiando, così come sta cambiando il modo con cui le banche centrali
stanno sostenendo questa bolla.

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Noi di Segnali di Borsa monitoriamo costantemente questi parametri e anche tutti gli studi dei maggiori istituti
finanziari che seguono il flusso dei capitali in borsa e le mosse delle banche centrali.
Per questo possiamo dire ai nostri lettori che il momento di investire nella borsa USA è proprio adesso, in quanto ci
troviamo in quella rara circostanza in cui la bolla è nella sua fase finale in cui un’ultima, estrema immissione di
capitali farà lievitare i prezzi a livelli molto più alti rispetto al passato.
Ma, grazie alle nostre analisi, saremo anche in grado di dire ai lettori quando sarà il momento di chiudere tutte le
posizioni e stare a guardare la fase di “euforia” dall’esterno, magari aprendo posizioni sull’oro o entrando a ribasso
su alcuni titoli.
Quindi hai tutte le condizioni ottimali per sfruttare al meglio questa bolla.
Anche se non sei un esperto e non sei in grado di fare un monitoraggio dei parametri che davvero contano per
analizzare i mercati, ti basta seguire i nostri articoli per avere le informazioni giuste e capire i tempi e i modi dei tuoi
investimenti.
Se poi vuoi avere una guida più diretta e puntuale anche sui singoli titoli della borsa americana, puoi utilizzare il
nostro servizio Strategie Weekly, che fornisce segnali di entrata e uscita proprio sul mercato USA.
Strategie Weekly è il modo più semplice per investire in questa bolla.
Con poche operazioni al mese, ti permette di creare piccoli portafogli azionari di pochi titoli facilmente monitorabili,
grazie ai nostri suggerimenti.
In Strategie Weekly ricevi sul tuo cellulare e sulla tua area riservata tutte le informazioni necessarie per aprire,
gestire e chiudere ogni posizione del portafoglio, semplicemente “copiando” i nostri segnali sulla tua piattaforma di
trading abituale.
Sottoscrivendo un abbonamento mensile, se per qualche ragione capirai che il servizio non fa per te, potrai chiedere
il rimborso dell’abbonamento entro 30 giorni.
Come dicevo, questa è l’ultima occasione per entrare nella più grande bolla della storia.
Dopo, per molti anni non ci saranno altre occasioni simili e anzi, è probabile che si attraverserà una fase di
depressione dei prezzi che renderà molto difficile investire.
Ti consiglio perciò di fare qualcosa subito, prima che sia troppo tardi…
Con questo ti saluto e ti rimando al prossimo articolo.
Alla tua prosperità!
Il team di Strategie Weekly
PS.: per chi è vicino ad avere 50 anni, questo è un momento cruciale, perché la bolla del mercato USA potrebbe
creare, col suo scoppio, un effetto a catena su tutti i mercati e su altri asset da investimento.
Per questa ragione, chi ha 50 anni o più, potrebbe essere costretto a vivere l’ultima parte della sua vita in una fase
molto lunga di mercati depressi e volatili.
Non ci saranno altri momenti come questo, nei prossimi 10 o 20 anni. Perciò il momento per entrare in borsa è
adesso. E puoi farlo in modo semplice con Strategie Weekly, anche senza essere un esperto!
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Spero che il viaggio insieme fin qui sia stato comunque utile ;-).
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