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JUVETORO n. 21 anno VI bassa OK .pdf



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GIORNALE DEI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno VI - N. 21 - 6 MAGGIO 2017 - Copia omaggio
3 domande a BB

Punto Juve

Punto Toro

Controcorrente

“Madama favorita ma
il derby è gara atipica.
Il Toro cercherà almeno
di rimandare lo storico
evento tricolore”

La Signora
'acchiappascudi' è in
grande salute. C'è voglia
di far festa e maggio
è il mese più indicato

Lo 'Stadium' è un tabù
da sfatare. I granata
devono onorare il
Grande Torino
e il nuovo Filadelfia

In tutte le stracittadine
si ripete il confronto
tra classi sociali che il
tifo coinvolge in modo
trasversale

a pag. 2

a pag. 4

a pag. 5

a pag. 11

SCUDETTO O DISPETTO?

BIANCONERI LANCIATISSIMI ALLA CONQUISTA DEL 6° STORICO TRICOLORE
CONSECUTIVO. MA I GRANATA VOGLIONO FARE LO SGAMBETTO AI 'CUGINI'
JUVENTUS-TORINO | SABATO 6 MAGGIO ORE 20,45

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2

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3 domande a... Bruno Bernardi

“Juve favorita ma il derby è sovente gara atipica...”
“I bianconeri inseguono il 6° leggendario scudetto. Il Toro cercherà almeno di rimandare l'evento...”

B

runo Bernardi, prima
di parlare del derby
è doveroso un richiamo
a mercoledi scorso, alla
grande notte europea della Juventus in quel di Monaco. La finale Champions
ora è veramente ad un
passo...
Concordo pienamente con
questo concetto. La Juve
è stata ancora una volta

all'altezza della situazione
in tutti gli aspetti di una
partita che nascondeva insidie. Il gioco inculcato ai
suoi ragazzi da Allegri è stato quello giusto. Giusto per
le esigenze tattiche di affrontare una squadra molto elastica come il Monaco,
con elementi di valore che
possono fare la differenza,
come il giovane Mbappè e
come un uomo-derby che si
chiama Glik, che ha avuto i
suoi problemi a chiudere la
difesa monegasca e a evitare che il punteggio assumesse proporzioni definitive. Glik è un ex granata che
aveva il sacro fuoco di chi
affrontava un avversario
come la Juve, ma ha dovuto a fine partita ammettere
che i campioni d'Italia hanno meritato il successo della gara di andata.
Veniamo alla stracittadina. La Juve è vicinissima
anche allo scudetto. Sa-

rebbe il sesto consecutivo.
E potrebbe arrivare già in
questo turno di campionato...
Il derby è sempre una gara
atipica e questo non fa eccezione anche se la Juve lotta
per un traguardo storico
come il sesto scudetto consecutivo ed è ancora in corsa su tutti i fronti, mentre il
Toro è una squadra ancora
in fase di crescita e di formazione sia dal punto di vi-

sta tattico che sotto quello
agonistico e di qualità. La
Juve ha dentro le sue corde
tutti gli argomenti necessari per centrare il 'triplete' e
ha la capacità e l'esperienza per cercare di impedire
al Toro di sfruttare la velocità e la rapidità di Ljajic
e tagliare quindi i possibili
rifornimenti del talentuoso
serbo per il bomber Belotti.
Certo la Juve dovrà giocare
con un minimo di turn-over

pensando al finale di stagione e alla gara di ritorno con
il Monaco ma questo turnover non dovrà essere esagerato per evitare cattive
sorprese. Vincendo questo
derby la Juve potrebbe non
solo ipotecare il titolo ma
collezionare una prestigiosissima leggendaria serie
di sei scudetti consecutivi
che in Italia mai nessuno
ha raggiunto. E' davvero
curioso che la Juve abbia la
possibilità di centrare questo traguardo proprio nel
derby e sul suo stadio e terreno di gioco contro il Torino che di scudetti consecutivi ne ha vinti, all'epoca del
Grande Torino, ben cinque.
Il Toro però, nella settimana che ricorda proprio
la tragedia di Superga e
nell'imminenza della rinascita del Filadelfia, ci terrà
a fare bella figura e tenterà di fare uno scherzetto ai
'cugini'...

Questo è evidente. Il Toro
cercherà almeno di rimandare l'evento. I granata
sono squadra da non sottovalutare. Guai a farlo. Hurt
e compagni vorranno regalare ai loro tifosi, nell'imminenza della rinascita del
Filadelfia e due giorni dopo
la ricorrenza di Superga,
una vittoria di prestigio.
Sarà difficile ma i derby, si
sa, sono strani... Mihajlovic
farà di tutto per caricare al
massimo lo spirito e le potenzialità del suo gruppo.
Il duello tra Belotti e i suoi
compagni di Nazionale della difesa juventina merita
attenzione. I granata infine
vorranno anche riscattare
gli alti e bassi di una stagione che sembrava destinata
a centrare l'obiettivo Europa League e che invece, a
un certo punto, è stata ridimensionata.
Roberto Grossi

L'arbitro di Juve-TORO ai raggi X
VALERI Paolo
Nato a Roma 16/05/1978
Sezione Roma 2
Assistenti:
ASS1: Di Liberatore
Elenito Giovanni - Sez. Teramo
ASS2: Dobosz Giulio - Sez. Roma 2
IV°: Costanzo Alessandro - Sez. Orvieto (TR)
ADD1: Rocchi Gianluca - Sez. Firenze
ADD2: Celi Domenico - Sez. Bari
Partite dirette in A: 142
Vittorie interne: 53
Pareggi: 45
Vittorie esterne: 44
Rigori assegnati: 53
Espulsioni: 54

Precedenti con Juventus: 22
Vittorie: 14
Pareggi: 5
Sconfitte: 3
Precedenti (A/B) con Torino: 8
Vittorie: 1
Pareggi: 6
Sconfitte: 1
In questo campionato 2016/17 ha
diretto in Serie A 15 partite, 6 vittorie
interne, 1 pareggio, 8 vittorie esterne.

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La Partita / Juve

Il primo traguardo è a portata di mano!
La Signora 'acchiappascudi' è in grande salute. C'è voglia di far festa e maggio è il mese più indicato

P

er la Juve è giunta l'ora
di raccogliere quanto
seminato nel corso di una
stagione lunga e faticosa.
Il primo traguardo a portata di mano potrebbe essere
raggiunto già in occasione
dell'impegno che la opporrà, nella propria casa, a
una squadra che dopo una
lunga serie di “amichevoli”
disputerà finalmente la sua
seconda partita di campionato: il Torino. In qualunque altra fase della stagione, il cosiddetto derby non
implicherebbe per Madama significati diversi dalla
mietitura di tre banalissimi
punti, dato che, il corso della storia, ha collocato le due
Società in universi paralleli
che mai si incontreranno e,
almeno in chiave juventina,
polverizzato ogni sentore di
una rivalità ormai tenuta in
vita, con inspiegabile accanimento terapeutico, solo
da una tifoseria granata
così numericamente risicata che il WWF dovrebbe dichiarare specie protetta; in
questo momento, invece, la
marchiatura del bove assume un carattere meno dozzinale del solito perché può
significare, per la fidanzata d'Italia, l'ingresso nella
leggenda dal portone principale e la contemporanea
cancellatura, dal libro dei
record, delle ultime tracce
di un sodalizio che in tempi
ormai lontanissimi ha ono-

sbavature, nel proprio album, le figurine più prestigiose trovate nella bustina
dello scorso mercato estivo,
ma che attua un sistema di
gioco particolarmente dispendioso, soprattutto per
quegli elementi che la rosa
non consente di avvicendare per totale mancanza
di alternative. Le vere insidie, quindi, non perverranno dalla volenterosa, ma
modesta contrapposizione
rato degnamente il nome
della città. Grandi motivazioni, quindi, che insieme
all'entusiasmo per aver
praticamente ipotecato la
partecipazione alla finale
della Uefa Champions Lea-

ne alla condizione atletica,
e durante il cammino ha
consolidato una consapevolezza di forza tale da consentirle di gestire ogni sfida
con l'oculatezza di un farmacista che sa dosare ogni

gue, dovrebbero alleviare la
fatica mentale spesa anche
nel Principato di Monaco
per aggiornare al meglio
una reputazione europea
nuovamente smagliante. La
Signora “acchiappascudi”
è in salute, anche in ordi-

ingrediente nella giusta misura, o con la scaltrezza del
commerciante che conosce
il giusto prezzo da pagare
per ottenere quel che gli
serve. Una dote fondamentale, per un complesso che
ha ormai incollato senza

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D. Lgs. 81/2008, Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro
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preventivi su richiesta, montaggio da personale specializzato,
prove d'estrazione con appositi macchinari

della Cairo band, bensì da
un improbabile, per quanto
sempre eventuale, eccesso
di sicurezza e dalla ruvidità che verrà applicata nei
confronti dei giocatori zebrati più temuti e funambolici. Forse una rotazione
dei migliori non guasterebbe, tanto quel che c'è basta
e avanza per evitare che il
“Gallo” canti...; penserà la
gente bianconera a mantenere tutti svegli. C'è voglia

di far festa e maggio è il
mese più indicato. Si cominci con una bella comunione
con lo scudetto, un pezzo di
stoffa che nel 2012 non fu
cucito, ma addirittura saldato! Augh.
Ezio Maletto

(A sinistra l'abbraccio del
gruppo bianconero dopo la
rete segnata al Monaco;
sotto un'immagine della
curva sud in occasione
di un derby)

Lo stile-Juve resiste, gli altri peggiorano...
L

o scorso turno abbiamo assistito a 2 episodi che denotano come la
Juve abbia mantenuto nel
tempo uno stile inimitabile
che nessun’altra squadra
può vantare. Ricordiamo
tutti Boniperti e Agnelli ma l’epoca era diversa
ed era più facile essere
“signori”. Oggi si fatica di
più. L’era in cui viviamo
è più povera di valori autentici e anche nel calcio,
metafora della vita, non
si contano gli episodi antisportivi come le simulazioni (Strootman l’ultimo
di una lunga serie), falli
a palla lontana, insulti e
gestacci alle panchine avversarie dopo aver segnato un rigore inesistente,
squadre che distruggono
spogliatoi perché gli arbitri fischiano rigori sacrosanti, ma all’ultimo
minuto… Invece proprio

la nostra squadra dimostra con i fatti come ci si
dovrebbe comportare e
ci rende ancora più orgogliosi di tifarla. In primis il
nostro allenatore, Allegri,
il quale dopo aver subito
un gol irregolare all’ultimo minuto e dopo aver
visto non concedere un
rigore solare che avrebbe
chiuso partita e campionato, invece di lamentarsi
come Sarri e compagnia,
così ha liquidato la questione: “Dell’episodio del
rigore non parlo, non è
stato influente: eravamo
in vantaggio a un minuto
dalla fine, sarebbe bastato conservarlo”. In questo
modo non si concedono
alibi ai giocatori e li si
esorta a migliorare. Allegri, mattone dopo mattone, ha acquisito la stima
dei tifosi e ha dimostrato
che le sue vittorie sono

la logica conseguenza del
lavoro quotidiano svolto
in questi anni. Infine un
bel gesto che riguarda
Leonardo Bonucci. Deve
aver subito un duro colpo
quando il figlio Lorenzo ha
espresso il suo amore per
il Toro e in particolare per
Belotti. Tuttavia ha assecondato la sua passione e
i due hanno twittato: “Noi
siamo allo stadio, io a fare
il tifo e babbo a studiare
i suoi prossimi avversari”.
Tutto per amore del figlio Lorenzo. Dalla tv per
il derby Toro-Juve (in cui
Bonucci era infortunato),
all’Olimpico per assistere
a Toro-Sampdoria, il passo è stato breve. Il sorriso
di Lorenzo esprime tutta
la felicità di un momento
da condividere con papà
Leo. È la magia del calcio,
la magia dello stile Juve.
Alessandro Vaccaneo

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La Partita / Toro

Lo 'Stadium' è un tabù da sfatare...
GRANATA SEMPRE KO IN
CASA JUVE
Un tabù da sfatare. Il Toro
ha giocato 4 volte allo Juventus Stadium, e ne è sempre uscito con enormi rimpianti. Nel 2012 il tabellino
parla di uno sconfitta ampia
(0-3) ma fino all'espulsione
di Glik aveva tenuto testa
alla Juve. Come nel campionato successivo, quando la
Juve si impose 1-0, ma nel
finale un netto sgambetto di
Pirlo su El Kaddouri in area
bianconera non fu sanzionato col legittimo penalty.
Nelle ultime 2 stagioni invece le beffe di Pirlo e Cuadrado ai minuti 95, hanno privato il Toro di due meritati
pareggi. Al 5° tentativo (più
uno disastroso in Coppa Italia) il Toro vuole uscire dallo
Stadium a testa alta
BELOTTI E HART ULTIMA
SFIDA
Per Belotti e Hart è l'ultimo
derby. Il prossimo forse lo

giocheranno a Manchester,
sponda Red Devils. Belotti
all'andata segno' il gol del
momentaneo vantaggio, poi
vanificato della rimonta juventina. Stavolta il “Gallo”
può lasciare il segno nella
storia granata. Chi segna
alla Juve reti decisive, rimane per forza nella leggenda
per i tifosi del Toro. Belotti
deve segnare e Hart deve
blindare la sua porta, nelle ultime gare troppe volte
violate. Solo cosi il Toro può
sperare di scrivere la storia
granata

TORO IPER OFFENSIVO
Mihajlovic sembra aver
trovato la formula giusta,
soprattutto in trasferta. Il
4-2-3-1,
apparentemente
molto spregiudicato dovrebbe essere riproposto
anche stavolta allo Stadium.
Acquah e Baselli a volte rischiano l'inferiorità numerica, ma il ghanese ha migliorato di molto il tocco di
palla, mentre il bergamasco
ho trovato quella grinta e
continuità che gli mancavano fino a qualche mese fa.
I tre fantasisti alle spalle di
Belotti dovranno sacrificarsi
maggiormente sugli esterni juventini, ma possono
anche essere la chiave per
sorprendere la retroguardia
bianconera.
DIFESA ESPERTA
In difesa Mihajlovic ha evitato ai diffidati Castan e
Moretti di giocare contro la
Samp per evitare la squalifica. Il brasiliano praticamen-

te non ha giocato nel girone
di ritorno, causa guai fisici.
Dunque la coppia sarà quella (affidabile) composta da
Rossettini e Moretti, col dubbio Molinaro e Barreca sulla
sinistra. Molinaro (ex bianconero di lungo corso) venne espulso nel derby dello
0-4 di Coppa Italia, 16 mesi
fa (quando il Toro era sotto
solo di una rete): macchia
da cancellare. Barreca fu
beffato da Higuain nel derby
di andata. Una grande delusione per lui che è cresciuto
nel Toro.
CAIRO E IL TABÙ
JUVENTUS
Inesperienza, sfortuna e
forbice economica le maggiori cause ma nessun Presidente della storia del Toro
“vanta”statistiche cosi negative contro la Juve. Un pareggio, una vittoria e caterve di sconfitte. Tre maturate
al minuto 95, altre figlie di
discutibili decisioni arbitrali.

Ma Cairo contro la Juve ha
sofferto troppo, una sindrome, e vorrebbe prendersi
una rivincita. Per migliorare
la statistiche e presentarsi
all'inaugurazione del Filadelfia da trionfatore.
STADIO CONTRO MA
SINISA SENZA PAURA
In questo stadio, quando si
chiamava Delle Alpi, faceva
a capocciate contro Ibrahimovic. Il cui infortunio
rischia ora di portargli via
Belotti. Ma se Mihajlovic po-

tesse giocare, si divertirebbe
eccome nelle sfide di questo
tipo. Con tutto lo stadio ostile. Una situazione per lui
esaltante. D'altronde a Belgrado ha visto di peggio. E i
derby romani o di San Siro,
ed anche quelli di Genova li
ha sempre vissuti con grande intensità. Sinisa dovrà
infondere lo stesso coraggio
che aveva da giocatore, ai
granata di oggi. Se ci riuscirà il Toro potrà giocarsela
fino in fondo.
Alessandro Costa

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L'Intervista: Vincenzo D'Amico

“La Vecchia Signora può davvero fare tripletta!”
“Il derby? Buffon e soci sono di un'altra categoria rispetto a tutte le avversarie”

U

na chiacchierata con
Vincenzo D’Amico, simbolo biancoceleste ma dal
cuore segretamente juventino. L'ex fantasista è anche
passato dall’altra sponda
del Po con i colori granata
in una stagione definita di
transito (era il 1980/81). Insomma non si è fatto man-

care niente l'oggi affermato
commentatore RAI. Con lui
abbiamo parlato di Champions, campionato e coppa
Italia. Ovviamente con un
taglio bianconero...
Vincenzo, anche a Monaco,
mercoledì scorso, si è vista
una grande Juve...
Io quando parlo della Juventus non posso che stupirmi
di volta in volta. Vederla giocare è uno spettacolo unico.
Attacco perfetto, forte nel
non possesso palla, una difesa disarmante per gli avversari e poi quel Buffon semplicemente impressionante
a discapito di chi pensa che
gli anni siano tanti. Una società, quella juventina, che
sa gestire accuratamente
ogni particolare a cominciare dall’aspetto personale di
ogni singolo giocatore.
Quattro squadre vogliono

raggiungere Cardiff. Il Real
si presenta con un perentorio 3 a 0 contro l’Atletico
di Simeone per mano di un
travolgente Cr7. La Juventus che risponde con un
micidiale Higuain ritrovato. Insomma, c’è nell’aria
voglia di rivincita da quella lontana sconfitta contro
i blancos con quel goal in
fuorigioco di Mjiatovic...
La Juve è più completa del
Real. Se a loro gli levi Ronaldo alla Juve invece rimangono altri campioni che per me

sono superiori. Credo che il
Barcellona abbia schierato
Messi-Suarez e Neymar e
comunque la Juve ha vinto
nel modo che sappiamo. La
difesa dei bianconeri non ce
l’ha nessun squadra. Il Real
è battibile.
Ora c’è il derby della Mole
e per la Juve è necessario
dare un taglio definitivo al
capitolo scudetto.
Ovvio che il Toro farà di tutto e di più per impedire alla
Juve di vincere la gara. Per
se stesso ma anche per un
questione di rivalità cittadina. Però obiettivamente
esistono dei valori dai quali
non si può sfuggire. La Juventus è di un’altra categoria ma non solo per il Torino, che in questa stagione
tra l'altro sta facendo cose
fantastiche. I valori alla fine
fanno sempre la differenza.

Tra l’altro per la Juve c’è
tutto l’interesse di chiudere
al più presto il capitolo scudetto per arrivare alla finale
di Champions già campione
d'Italia con largo anticipo e
senza affanni.
A proposito di finali, la Juve
se la vedrà anche con la
'tua' Lazio nell'atto conclusivo della Coppa Italia...
Per me la Lazio non ha nessuna speranza. Ti dirò, se
al posto della Juventus ci
fosse stata un’altra squadra allora le possibilità per
gli aquilotti sarebbero state altissime perché in questo momento la squadra di
Inzaghi sta giocando un calcio da grande squadra. Trovarsi di fronte la Juve invece
è praticamente un discorso
chiuso perché i bianconeri
non cedono nulla e prendono tutto quello che è a loro

disposizione. La Juve vincerà anche questo trofeo: è il
suo anno in tutti i sensi.
Ma tu sei laziale o juventino?
Lo sai e te l’ho detto tante
volte: io ho sempre tifato per
la Juve...
Marco Venditti

REDAZIONALE

PuntoBeldent: rigenerazione
ossea, qualità e convenienza
Massima qualità ad un costo sempre più
contenuto, è questo l'importante obiettivo di
PuntoBeldent S.r.l. storica realtà nel campo dell'odontoiatria. Dalla proficua collaborazione con il Dr. Marco Bellanda e un gruppo di ricercatori spagnoli, PuntoBeldent è il
primo centro dentale in Italia a vantare una
tecnologia innovativa nella rigenerazione
ossea, con l'utilizzo di sistemi odierni di tecnologia 3D CAD-CAM.
«Rompendo tutti gli schemi utilizzati dai
dentisti fino ad oggi, si è riuscito a far ricrescere l'osso in grandi quantità- ha spiegato
il Dottor Bellanda- parliamo per il caso più
estremo di 16 mm in altezza nella mandibola, permettendo così di poter collocare
impianti dove prima era impossibile. Siamo
riusciti a fare un netto passo in avanti nella
ricerca mettendo a punto un sistema di successo adatto a moltissimi pazienti».
Nel dettaglio ogni barriera viene costruita
su misura, individuando il trattamento ideale per ogni singolo caso. La rigenerazione
dell'osso avviene nelle giuste quantità, in
base al piano di trattamento scelto dal paziente e dal dentista. In termini di tempo si
ha un risparmio evidente, sia per lo specialista, ma soprattutto per il paziente.
In alcuni casi è possibile collocare la barriera insieme agli impianti, accorciando
così a 5 mesi circa il tempo necessario per
rigenerare o preparare la protesi provvisoria, mentre il tempo si allunga a 10/11 mesi
quando si è costretti a rigenerare prima di
poter collocare gli impianti. Il successo della rigenerazione, dipende in grandissima
parte dall'igiene del paziente, che durante
il periodo del trattamento e possibilmente
per sempre, dovrà essere molto scrupoloso.
La formazione della placca batterica, infatti,
compromette la formazione di osso nuovo.

Una diversa applicazione di successo, vede
l'utilizzo della tecnica di rigenerazione intorno agli impianti che hanno sofferto una
perimplantite, una malattia che provoca la
perdita di osso compromettendo il funzionamento degli stessi. Una patologia senza soluzione fino a qualche anno fa, che costringeva
i pazienti a spendere un'ingente quantità di
soldi per estrarre gli impianti non più utilizzabili per poi collocarne di nuovi. Con queste
barriere è possibile recuperare gli impianti
già presenti nella bocca del paziente, operazione molto più economica, e poi costruire
una sola nuova protesi.
Ma quali sono i vantaggi principali?
«Queste barriere consentono uno di mantenere i costi delle rigenerazioni ossee contenuti in quanto si ha bisogno solo della
barriera e del sangue del paziente in quantità ridotte. Non si utilizzano bio materiali
sintetici e dai prezzi molto elevati, pertanto
l'osso che si crea è osso del paziente di una
quantità molto alta- precisa Bellanda- un altro vantaggio evidente è la possibilità di rigenerare osso "più in là" della crosta ossea del
paziente, ovvero il limite della rigenerazione
ossea guidata fino ad oggi. Abbandonando le
grandi operazioni di rigenerazione, nati per
la prevenzione d'osso della tibia o da altre
parti del corpo del paziente, l'intervento si
riduce a una micro chirurgia: più facile per
l'odontoiatra e soprattutto per il paziente».
Insomma la tecnologia avanza e con questo
anche la scienza, migliorando sempre di più
la vita della persone.
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Il Punto

Tutto il tifo è Paese, anche tra i supporters Juve...
Q

uanto sta accadendo
all'interno della tifoseria juventina, ivi compreso
chi la rappresenta con maggior visibilità, è allucinante.
Anziché degustare con piacere le portate di fine stagione per le quali i sostenitori
di altre compagini, soprattutto italiane, sbaverebbero sino al punto (è già successo) di far carte false per
sbocconcellarne anche solo
una, pare invece più cogente stabilire chi sia accreditabile dell'onorifico, ancorché
inesistente titolo, di “vero”
tifoso. Una cretinata pazzesca, peraltro alacremente
alimentata attingendo ai
sentimenti più spregevoli
che un essere umano possa
coltivare e ormai intessuta
d'intolleranza, cattiveria, financo odio, verso chiunque
osi esternare una qualsivoglia preferenza, ovviamente tradotta seduta stante in
etichettatura e imperituro
incasellamento in una delle
tante correnti di pensiero
che animano e dividono la
poderosa balena bianconera, novella Democrazia (?)

Cristiana dei giorni nostri.
Una degenerazione figlia di
tempi che hanno incoraggiato e favorito un imbarbarimento sociale a tutto
tondo, e dalla quale sarebbe
stato illusorio auspicare che
il calcio fosse immune. Delle
partite in quanto gioco, dei
loro contenuti tecnici, tattici,
atletici ed emotivi, allo stato
dell'arte, cale qualcosa a pochissimi. L'importante è che
si prestino al dileggio indiscriminato dei soccombenti
e di coloro che, pur amando lo stesso vessillo, non ne
valutano acriticamente le
risultanze. Tutto fa brodo,
pur di riversare nel collettore calcistico veleni, frustra-

zioni e puntellare il bisogno
disperato di un'identità sovente imbastita con il filo
virtuale di un'imbecillità tracimante, facilmente
smascherabile da chi, poco
incline alle fascinazioni artificiali, considera ributtante l'esercizio indiscriminato
della malafede e non ritiene
un valore la condivisione
dell'ignoranza. A tal fine,
ben si presta l'inutile, stucchevole, oltreché ridicola
diatriba attinente alle figure
di Antonio Conte e Massimiliano Allegri. Una disputa,
tra l'altro, che non ha mai
riguardato direttamente i
due soggetti e che sfocia
ogni volta in alterchi al cui
confronto un bar d'angiporto potrebbe tranquillamente
spacciarsi per un'università
britannica. Ben consapevole
di quanto sarebbe pleonastico (“È più facile spezzare un
atomo che un pregiudizio”
– A. Einstein) l'intento di
stemperare la logomachia
perennemente in essere tra
le fazioni con argomenti volti all'induzione di una serena ed equilibrata disamina

dei periodi che ne hanno
caratterizzato l'esperienza
sulla tolda della navicella sabauda (al momento,
3 stagioni ciascuno), corre
però l'obbligo di ricordare
a quanti sono ossessionati
dall'allenatore del passato,
stranamente e in grande
maggioranza annoverabili
tra gli estimatori di quello
attuale, che sarebbe quantomeno
commendevole
l'esercizio di un comportamento che non li apparenti
alle frange, talvolta lobotomizzate, tipiche di altre
appartenenze. L'acredine
che molti nutrono per l'ex
condottiero, non è diversa
da quella che viene rimproverata a quei napoletani
ancora disturbati nell'animo
dal presunto “tradimento”
di Higuain; lo sprezzante
sarcasmo riservato a quanti individuano nel fatturato
juventino una delle ragioni
per cui la Signora spadroneggia senza contrapposizioni credibili sul suolo italico, si diluisce con ineffabile
disinvoltura per addurlo a
giustificazione dei manca-

ti trionfi oltre confine; una
vittoria, seppur importante, ma sostanzialmente di
passaggio, giacché implica
il superamento di turno, dà
la stura a voli pindarici che
si schiantano in un batter di
ciglia all'alba di un pareggio in campionato. E quelli
che si dissociano da cotanta
aspersione di acrobatica incoerenza, previa abluzione
nel fiele, sono additati al
pubblico ludibrio e considerati eretici, occasionali,
pseudo (il termine oggi più
in voga anche tra i cerebrolesi) e indegni della patente
di juventinità che qualcuno
si sente, per autoinvestitura,
legittimato a rilasciare. Per-

ché è così difficile accettare
la libertà di amare a modo
proprio? Questa feroce necessità di sentirsi migliori a
tutti i costi, peraltro senza
esserlo davvero, è maledettamente pericolosa; non a
caso è sempre più frequente
l'adozione del termine “razza” per identificare i sodali
d'opinione . Una classificazione dalle connotazioni
sinistre e inquietanti. Valga
per certa gente, il mantra
della guida tecnica in carica: -”Calma, calma, calma!”.
Valga per tutti l'esempio di
una Società per cui lo stile si
estrinseca anche con il mantenimento di un basso profilo in circostanze laddove,
molti, troppi, esigerebbero
ritorsioni crudeli e il ripristino dell'ordalia di medievale memoria. Essere tifosi
di Madama non è un merito,
ma una fortuna da onorare e rispettare ogni giorno
perché, a dispetto dei risultati sportivi, la Juventus, è
un'altra cosa, e prima taluni
lo capiranno, meglio sarà.
Augh!
Ezio Maletto

REDAZIONALE

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Romagnola artigianale e la continua
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Le Interviste



Sala: “Belotti mix tra Pulici e Graziani”

Casagrande: “Che gioia la doppietta alla Juve”

La Juve, quando giocavi tu,
schierava centrocampisti
molto grintosi: Benetti e
Tardelli su tutti. Ma tu non
ti facevi intimidire...
“Sì, ma il Toro all'epoca
aveva valori tecnici straordinari: da Pulici a Claudio
Sala e Graziani, che ci consentivano di prevalere”.
Per questo derby hai buone sensazioni?
“Il livello tecnico della Juve
è troppo elevato. Anche se
giocassero le seconde linee. Una sfida teoricamente proibitiva, anche se nel
calcio di proibitivo non c'è'
nulla. Ma come valori la
Juve è superiore sebbene il
Toro possa avere la spinta
emotiva di giocare 2 gior-

sura. Solo una volta, dopo lo
scudetto '76, il Toro ha battuto la Juve in campionato
con 2 reti di scarto (un'altra
fu nella Coppa Italia 1988,
gara di andata, Gritti ed
Ezio Rossi). Stiamo parlando del celeberrimo 5 maggio 1992, 25 anni fa. Il Toro
4 giorni prima aveva giocato al Bernabeu la semifinale Uefa col Real. Quel giorno alle elezioni politiche il
presidente Borsano ottenne
caterve di voti grazie alla
doppietta di Casagrande
che valse il 2-0 finale. L'ex
centravanti della nazionale
brasiliana -ospite d'onore

Quando a 20 anni vinsi
lo scudetto col Toro, Pianelli ci diede come premio
un bell'assegno. Vivevo in
famiglia e lo consegnai a
mio padre che mi chiese se
li avessi rubati quei soldi...”.
Questo è Patrizio Sala, una
vita da mediano per lo più
nel Toro, ma anche capocannoniere granata in Coppa Campioni con le 2 reti
segnati nell'unica apparizione toriniste nella massima competizione europea.
Pat, il tuo bilancio nei derby è trionfale...
“Negli anni 70 li vincevamo
sempre noi, al peggio pareggiavamo. Nei miei anni
granata la Juve spesso soccombeva contro il Toro”.

ni dopo Superga, e la Juve
possa avere la testa al Monaco”.
Ti piace il Toro gestito da
Mihajlovic?
Rispetto a Ventura il Toro
ha giocato in modo molto
più offensivo, aggressivo.
Contro la Samp pero' i granata sono stati meno squadra. Mi sono sembrati un
po' anarchici o quantomeno
individualisti. Boye', Ljajic e
Iago hanno servito poco Belotti”.
A proposito di Belotti, a chi
lo paragoni?
“È il perfetto mix tra Pulici
e Graziani. Generoso a tutto
campo come Ciccio e vede
la porta come Pupi...”
Alessandro Costa

REDAZIONALE

I panini più buoni della Spagna
si gustano da 100 Montaditos
sorseggiando birre e vini locali

“Con l’Euromania i montaditos costano 1 euro”
È stato amore a prima vista, quando cinque
anni fa Michele Maiorano raggiunge Madrid
dove l’aspetta suo figlio Vincenzo, in viaggio
studio in una delle città più belle della Spagna, e insieme vanno a mangiare in un locale che li entusiasma come bambini, al punto
che oggi, quel locale, che porta il nome di
100 Montaditos, ha aperto i battenti anche a
Torino, in piazza Carlina e più esattamente
in via Luigi Ambrois 5.
La Spagna si gusta a casa
nostra! Proprio così. Sono
ben 100 i montaditos, vale
a dire i panini tutti sfiziosi
ed invitanti che si possono gustare in un ambiente
dinamico, vivace, che attira giovani e giovanissimi
e tutti coloro che vogliono
gustare la Spagna dall’ora
di pranzo a notte fonda,
tutti i giorni (e senza prenotazioni!).
100 panini fatti in 100
modi e al mercoledì costano 1 euro
Sono fatti in 100 modi diversi i montaditos,
la varietà di pane spagnola, con 100 combinazioni di ingredienti rigorosamente spagnoli, con 100 idee diverse, a partire da 1
euro. Un tocco di Bel Paese c’è in quattro
ingredienti: la mozzarella, la porchetta, la
Mortadella e il pesto genovese.
Fatti al momento e serviti caldi, farsi compagnia con i montaditos significa regalarsi
un momento di relax che mette allegria. E
l’entusiasmo è bis quando ogni mercoledì, in
occasione della giornata Euromania, tutti i
100 montaditos vengono serviti a 1 euro!

Il segreto del successo: prezzo e qualità
vincenti
La loro forza sta non soltanto nel prezzo –
da 1 a 1,50 e da 2 a 2,50 euro – ma nella
qualità dei prodotti che li farciscono, tutti
selezionati e vincenti nei sapori. Ancora di
più se abbinati a bevande a 5 stelle, come
le birre spagnole, come la Cruzcampo (e la
mezzo litro si sorseggia a 2,80 euro!) e come
i vini, e il top è il Tinto de
Verano che viene servito
con una fetta d’arancia.
E i montaditos si possono
portare anche a casa!
Senza contare poi le altre
specialità, come i montaditos dolci al cacao,
le crocchette, i tapas di
pollo, le patatine fritte e
le patate dalle ricette più
sfiziose, i taglieri con prosciutto crudo Jamón Serrano e sei tipi di insalate
miste.
Insomma, questa sera o
in pausa pranzo non rinunciate al prosciutto serrano con pane rustico, ad una sangria ghiacciata, ad un boccale di birra appena spillato e al montaditos
che più vi piace. «Non rinunciate a ridere
con gli amici gustando la Spagna in una atmosfera allegra ed invitante» sorridono i tre
soci Michele e Vincenzo Maiorano e Simone
Guidi. «Non rinunciate a cenare da noi con
pochi spicci, in piazza Carlina». (l.c.)
100 Montaditos
Via Luigi De Ambrois, 5 - Torino
Tel. 011.883073
Facebook 100 Montaditos

L

a storia recente ha accresciuto la forbice tecnica tra Toro e Juve. Anche
per questo negli ultimi 22
anni il Toro ha vinto solo 1
derby, 2 stagioni fa (reti di
Darmian e Quagliarella). E
pensare che nel 199 il Toro
aveva vinto 2 derby in 3
mesi, poi il declino, l'ascensore tra serie A e cadetteria,
ed il derby diventato sofferenza. Negli ultimi due in
casa Juve, giocati alla pari,
la beffa per il Toro è arrivata al 95° minuto. E quando
il Toro ha vinto con imprese
epiche negli ultimi 4 decenni, sono state vittorie di mi-

al Gran Gala' Granata- ha
ricordato con saudade quel
giorno: “Era un Toro con
grinta, tecnica, concentrazione, eravamo grandi uomini. Ricordo con affetto
quei 2 gol alla Juve, i più importanti della mia vita, piu'
della doppietta segnata in
finale contro l'Ajax. Il Toro
ha una storia particolare.
Quando giocavo io eravamo
uniti, non avevamo paura di
nessuno. Neanche del Real
Madrid che infatti abbiamo
eliminato. L'anno dopo, nel
1993, pur indeboliti dalle
cessioni abbiamo vinto la
Coppa Italia”. Questa volta
toccherà a Belotti cercare
di emulare il mitico Walter
Casagrande.
(Ale.co.)

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Speciale Società Piemonte

L'Atletico Torino può diventare la 3 squadra della città
a

Domenica la società di via Palatucci, punto di riferimento di Mirafiori Nord, potrebbe coronare un grande sogno

I

ORGANIGRAMMA
SOCIETARIO
Presidente
Fortunato ARCELLA
Presidente onorario
Donato PANDISCIA
Direttore generale
Fulvio COCCHI
Direttore sportivo
Prima squadra e Juniores
Mario SANTOMAURO
Direttore sportivo Settore giovanile
Mario GOGLIA
Responsabile Scuola calcio
Filippo BISECCO
Coordinatore organizzativo Scuola
calcio e Piccoli Amici
Marco PENNESTRI
Segretario
Walter RAUGI
Responsabile dirigenti e comunicazione
Roberto DEL VENTO
Magazziniere
Gianni MULAS

l sogno: diventare, dopo
Juve e Toro, la terza
squadra cittadina. Un sogno che ormai è quasi realtà. Domenica alle ore 15,
infatti, l'Atletico Torino, che
è in testa con un punto di
vantaggio sul Lucento nel
campionato
Promozione,
nell'ultima giornata del torneo incontrerà tra le mura
amiche del 'Palatucci' la
già retrocessa Pozzolese.
In caso di vittoria la salita all'Eccellenza sarà cosa
fatta: sarebbe la terza volta nella storia della società
giallo-bianco-blu, la prima
conquistata 'sul campo'.
Un giusto premio per gli
sforzi del sodalizio presieduto da Fortunato 'Mimmo' Arcella, il quale, prima
di parlare della possibile
vittoria del torneo ci tiene
a sottolineare un'altra cosa:
“Tutti speriamo di andare
in Eccellenza – ci dice il patron – ma il nostro settore
giovanile rimane il fiore
all'occhiello della nostra
società. Per il quartiere Mirafiori Nord siamo un punto
di riferimento sportivo e sociale, come erano una volta
gli oratori, con centinaia di
tesserati. E' un grosso sforzo economico e di tempo
ma lo facciamo volentieri”.
In effetti l'Atletico Torino
copre tutto l'arco del settore giovanile con 12 squadre, dai 'piccoli amici' agli
'allievi regionali'. Più Juniores e la prima squadra
di cui parlavamo all'inizio.
Quest'ultima è allenata da

Vincenzo Piazzoli, romano
classe '64, il quale sta riuscendo (insieme al suo staff
composto da Roberto Fana,
Gaetano Ferro, Matteo Gentili, Mauro Poloni, Flavio Zanon) in un'impresa pronosticata da nessuno ad inizio
stagione: “Abbiamo cambiato 12-13 giocatori rispetto
allo scorso campionato –
dichiara il trainer -, questa
doveva essere un'annata di
transizione e invece siamo
ad un passo dal compiere
un'impresa straordinaria

che io paragono al Leicester anche perché il nostro
fatturato è irrisorio rispetto
a quello di altre società del
nostro girone. Comunque
teniamo i piedi per terra
perché c'è ancora una gara
da giocare e nel calcio può
sempre accadere di tutto...”.
Giusto essere prudenti. Ma
domenica alle 17, al termine dell'ultima fatica, potrebbe essere festa grande
al Palatucci, il campo posto all'interno del circolo
'Beppe Viola' che compren-

de anche tennis, calcio a 5
e pallamano. Il direttore
sportivo Mario Santomauro, che ha nel suo curriculum anche un passato da
calciatore nelle giovanili
del Toro, ci spiega come
l'Atletico sia in buoni rapporti con la società granata:
“Con Bava e Benedetti ci
sentiamo sovente, possiamo vantare un'ottima collaborazione, qui si allenano
i 2002 e i 2005 del Toro e
questi ultimi giocano anche al Palatucci. Abbiamo

già dato giocatori ai granata e viceversa. In prima
squadra stiamo facendo un
campionato straordinario,
d'altronde il presidente ci
tiene a fare le cose per bene
e vuole vincere sempre...”
Appuntamento a domenica
ore 15 allora: il sogno di diventare la terza forza cittadina è vicino alla realtà. (ro.gr.)
(Dall'alto in basso e da sx a dx: il ds
Santomauro, il Presidente Arcella,
il dg Cocchi, Sansone, l'allenatore
Piazzoli, Gambardella, Lorenzo
Careddu dei Primicalci 2009, Pulcini
2006, capitan Piovesani)

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ControCorrente

Passione, amore e odio, è la legge del derby
In tutte le stracittadine (non solo a Torino) si ripete il confronto tra classi sociali che il tifo coinvolge in modo trasversale
di ENRICO HEIMAN

E

siste una sociologia dei
derby? Eccome se esiste. Fenomeno che si manifesta ovunque, a Torino,
Milano, Roma e Genova, città che vantano due squadre
di serie A. Ci sarebbe anche
Verona, che però quest’anno ha solo il Chievo tra i
grandi, dato che l’Hellas
sta in B e lotta faticosamente per tentare di risalire.
Ognuna delle quattro stracittadine ha caratteristiche
differenti, legate ovviamente al “DNA” degli abitanti,
verrebbe da dire dei popoli,
anche se in teoria dovrebbero sentirsi tutti italiani.
Dettaglio non sempre verificabile, sulla base dei comportamenti e soprattutto
del linguaggio. O dei linguaggi, se preferite. Ma qui
sarà opportuno ricordare
una vecchia definizione
politica che risale al 1815,
durante le fasi conclusive
del Congresso di Vienna.
In quella occasione, in cui
si ridefinirono identità e
confini dell’Europa dopo il
crollo napoleonico a Waterloo, qualcuno chiese di
discutere anche la situazione italiana, allora divisa in
vari staterelli. Ma il barone
Von Metternich, cancelliere
dell’impero austroungarico e grande “chaperon” del
Congresso, diede un brusco
stop a quelle speranze con
una frase storica:”L’Italia è
una espressione geografica,
non una nazione”. Purtroppo aveva ragione. Ci sareb-

bero volute tre guerre d’Indipendenza (1849, 1859,
1966) e una vittoriosa ma
sanguinosa impresa nella prima guerra mondiale
(1915-18) perchè l’Italia
potesse conquistare finalmente il titolo di nazione.
Poi accaddero altre vicende, altri regimi, altre guerre. Che qui non è il caso di
ricordare. E torniamo al
derby, quello di stasera tra

sesto consecutivo. Sarebbe
primato assoluto da quando
esiste la serie A.
Nel dopoguerra, senza andare ai primordi del calcio
professionistico, il derby
torinese ha assunto connotazioni sociali sempre più
marcate. Dopo la sciagura
di Superga, 4 maggio ’49,
di cui si è appena ricordato
il 68° anniversario, il rapporto delle forze in campo

Juventus e Torino che va in
onda allo Stadium. Che si
pronuncia come si scrive,
non all’americana, essendo
una parola di origine latina.
Una sfida che si rinnova generalmente due volte l’anno. Ma nella scorsa stagione furono quattro, complici
le due gare di Coppa Italia,
con altrettanti successi della Juve e un bilancio finale
di 10 a 2 per i colori bianconeri. Dettagli statistici,
si dirà. Ma per i tifosi contano moltissimo. Del resto
riflettono le differenze di
potenziale delle due squadre, ovviamente di matrice
economica che si traducono
in vittorie, punti e scudetti.
La Juventus ne ha conquistati cinque di fila dal 20112012 e sta per inanellare il

venne giocoforza ribaltato
a favore della Juve. Ma nei
decenni a seguire il Torino
seppe prendersi clamorose
rivincite. “Abbiamo perso
derby anche quando eravamo più forti”, ricordava anni fa con malcelato
disappunto Dino Zoff , un
monumento del calcio italiano. Perché è risaputo che
quando vede la Juve il Toro
si trasforma, quantomeno cerca di trasformarsi. E
per dirla col gergo dei tifosi
granata “drizza le corna”.
Lo sviluppo industriale di
Torino, a partire dagli anni
'50, legato a quello che era
il colosso Fiat e altrettanto all’indotto auto, disegnò
una fisionomia nuova tra i
tifosi. Le decine di migliaia
di “meridional” provenien-

Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

Direttore Responsabile
Roberto Grossi
rogro@inwind.it
Hanno collaborato
Bruno Bernardi, Antonio Catapano
Alessandro Costa, Enrico Heiman
Ezio Maletto, Alessandro Muliari
Alessandro Vaccaneo, Marco Venditti
Ermanno Vittorio

Servizi fotografici
Archivio JuveToro
Editore
AMC - Art Media Communication
Direttore Editoriale
Gianni Castaldo
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Pubblicità
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Segreteria di redazione
Cristina Zecchino
Tel. 011 0371291
amcsrls@yahoo.it

Distribuzione gratuita agli ingressi esterni
degli stadi torinesi, eventi e canali commerciali

Impaginazione e grafica
Silvana Scarpa

Autorizzazione Trib. di Torino n. 30 del 27/11/2015.
Tutti i diritti riservati
Responsabile del trattamento dei dati personali: Gianni Castaldo

Stampa
I.T.S. SpA

CHIUSO IN REDAZIONE ALLE ORE 17 DI GIOVEDÌ 4 MAGGIO 2017

ti dal Sud, che tra l’altro
manifestarono insospettate
qualità come operai metalmeccanici, andarono in
larga parte ad ingrossare le
file dei tifosi della Juventus.
Dalla parte del Torino rimase il cosiddetto zoccolo duro
della popolazione autoctona, cioè di origine torinese
e piemontese. Se fossero
cavalli, dovremmo parlare
di indigeni, senza offesa per
nessuno. Con riflessi diversi
anche tra i ceti abbienti. Ci
furono dirigenti Fiat tifosi
granata. Alti funzionari di
banca non solo juventini.
Gran parte della buona borghesia torinese, alla guida
di grandi aziende fornitrici
Fiat, rimase regolarmente innamorata del Torino.
Tra le nuove generazioni,
basta frequentare qualche
bar, i giovani sono in massima parte per la Juve. Logico, è la squadra che ha
vinto e vince di più. Il fascino del successo. Ma nel
caso del derby torinese la
rivalità si è spesso trasformata in amore e odio: due
sentimenti che albergano a
turno nell’animo umano, a
seconda della passione che
anima le persone. Anche

il razzismo, checché se ne
dica, fa parte dei sentimenti
dell’animo umano. Al pari
dell’invidia, del desiderio,
della voglia di supremazia.
E non ci sarà condizione
politica in grado di farlo
sparire. Semplice spiegazione: con te mi piace stare,
con quell’altro no. Specie se
c’è di mezzo il colore della
pelle. Che non significa sol-

me) si è visto rovesciare
addosso un quantitativo insopportabile di “buu” razzisti, ha protestato e l’arbitro,
anziché sospendere la partita (come da regolamento)
lo ha ammonito e il Giudice
sportivo lo ha squalificato,
conferma purtroppo che il
razzismo non è per nulla
sconfitto. Ed esiste anche
un razzismo calcistico: sei

tanto colore. Ma abitudini,
comportamenti, religione,
cultura. In certi casi sottocultura. Grandi differenze.
Questa non è apologia del
razzismo. Ci mancherebbe.
L’ultimo episodio di domenica a Cagliari, in cui Sulley
Muntari (Sulley è il cogno-

del Toro, non ti amo; sei
della Juve, diventi un nemico. Solo il calcio, oltre alla
sua incomparabile bellezza,
riesce a scatenare gli istinti meno nobili dell’animo
umano. E’ una metafora
della vita. Guai a dimenticarlo.

Il sogno del musicista Nayt

Spettacoli

L'artista di origine torinese sta raccogliendo fondi per il suo progetto
Nayt è un giovane con il sogno di sfondare nel difficile
mondo della musica. La mamma è nata a Torino, tifosa juventina ora trasferita a Roma.
Lui, William Mezzanotte in
arte Nayt, è nato ad Isernia
ma cresciuto nella Capitale.
Talentuoso artista classe '94
(nato il 9 novembre, lo stesso
giorno di Del Piero...) con le
note musicali nel cuore sin da
quando era bambino, Nayt si
avvicina alla cultura Hip Hop e
all'arte dell'mcing sin da piccolo. Dal 2009 comincia ad incidere i suoi primi brani e ad ottenere subito ottimi riscontri,
seguiti da collaborazioni con
artisti rilevanti della scena. A
febbraio 2011, con la produzione di 3D, realizza il primo
video/singolo "NO STORY"
con la regia di Antonio Chiricò
attirando l'attenzione di varie

realtà per poi firmare un contratto discografico con una
label che lo accompagnerà nel
proprio percorso artistico per
2 anni realizzando il suo primo
album "Nayt One" con all'interno nomi importanti della
scena come Primo Brown ed
Emis Killa. Nel 2014 esce l'
EP "Six of Sixteen" progettato insieme a 3D e alla VNT1

Records. Dopo un anno di
lavoro e raggiunta la giusta
maturazione artistica Nayt
mette alla luce “Raptus”, un
mixtape di 15 tracce che anticipa il nuovo album ufficiale
"Un Bacio". Ora per coronare
il suo sogno ha deciso di operare con il crowdfunding, una
sorta di 'colletta' on-line rivolta a chi crede in un progetto
e decide di dare una mano
all'ideatore dell'iniziativa. Nayt
ci sta provando. Deve riuscire
a raccogliere 4000 euro entro
fine mese e sino ad ora ne ha
raccolti più della metà. Ma il
tempo stringe e occorre affrettarsi. Vari pacchetti sono
disponibili per sostenere l'iniziativa. Per saperne di più cliccate su https://musicraiser.
com/it/projects/7423-raptus-vol-2. Chissà, potrebbe
piacervi...

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L'intervista: Luca Marchegiani

“Mondonico grande tecnico, il mio Toro è rimasto nella storia”
“Eravamo davvero ben allenati. Lui riusciva a tirarci fuori il meglio. La rinascita del Fila? Una cosa straordinaria”

N

on solo Derby e 4 maggio. Per il popolo granata sono anche i giorni del
ricordo delle imprese del
1992, a 25 anni di distanza da quelle magiche notti
europee. Per celebrare quel
grande Toro, la redazione
di Toro.it ha avuto la felicissima intuizione di dedicare
l’edizione 2017 del Gran
Galà Granata ai protago-

nisti di quella Coppa Uefa.
Una serata magica, condotta alla perfezione dal granatissimo Jimmy Ghione.
Fra coloro che hanno accettato di partecipare al Galà
c’è stato Luca Marchegiani.
L’ex numero uno, di derby
della Mole se ne intende:
ha difeso la porta del Toro
nell’ultimo campionato in
cui i granata sono arrivati
davanti alla Juve (90-91) e
l’ultima volta in cui hanno
eliminato i cugini dalla Coppa Italia, nella storica doppia semifinale 1993, preludio alla vittoria del trofeo
contro la Roma. Non solo,
l’esordio di Marchegiani
fra i pali avvenne proprio
contro la Juve, in un derby giocato il 31 dicembre.
Era la stagione ‘88-89 e al
Comunale il 22enne Marchegiani sfoderò una prestazione magistrale, punto
di partenza per conquistare
in breve tempo la maglia da
titolare appartenuta a Lorieri.
Luca Marchegiani, a distanza di 25 anni prevale
maggiormente l’orgoglio
per quanto fatto o i rimpianti per quello che poteva essere e non è stato
(anche al di là della finale
di Amsterdam)?
Prevale
assolutamente
l’orgoglio. E’ una squadra
rimasta nella storia del Torino, come questa serata dimostra. Non so se si poteva
fare di più ma la cosa bel-

Prima Superga, poi derby

la è stata incontrarsi dopo
25 anni e avere la stessa
confidenza e feeling, come
se il tempo si fosse fermato. Questa è la magia dello
sport ed è anche la testimonianza che abbiamo fatto
qualcosa di importante per
il Toro e per tutti noi.
La grande qualità dei singoli, la grinta, l’entusiasmo, l’affiatamento del
gruppo, la guida di Mondonico. Quale fra questi
elementi può essere considerato la marcia in più di
quel Torino?
Dico che eravamo davvero
ben allenati. Quando uno
fa il calciatore non si rende bene conto dell’apporto
dell’allenatore. Ora io analizzo le partite e gli allenatori e dico che Mondonico è
stato veramente un grande
tecnico, in tutto. A noi ha
dato tanto, andavamo in
campo sapendo quello che
dovevamo fare; in più, lui
riusciva, anche con la sua

Superga 48 ore prima del derby. Quest'anno il calendario
ha davvero ravvicinato le due
date simbolo della stagione
granata. Anzi c'era il rischio
che il 4 maggio potesse essere
la vigilia della stracittadina, se
il sorteggio Champions avesse
anticipato a mar tedi scorso
l'andata di Monaco-Juve.
Per molti giocatori granata
giovedì è stata la prima volta
a Superga, anche perché rispetto alla scorsa stagione il
Toro ha cambiato oltre metà
dei calciatori nella rosa. Dopo
5 anni mancavano Ventura e
Glik (non si è avvertita troppo la loro assenza). Qualcuno,
Belotti e Hart in primis, era già
voluto andare al colle da solo
nei mesi scorsi e aveva postato l'evento sui social. Mihajlovic invece era salito pubblicamente a Superga il giorno
della sua presentazione lo

strategia di creare ogni
tanto situazioni conflittuali con i calciatori, a tirare
fuori il meglio da ognuno.
Non a caso molti di noi in
quel Torino hanno toccato
il punto più alto dal punto
di vista dell’agonismo, delle
prestazioni e della tecnica.
Fra meno di un mese rinasce il Fila. Tu hai fatto
parte dell’ultimo Toro che
ha potuto allenarsi nel
vecchio impianto. Quanta

scorso giugno. Insomma i giocatori granata già conoscevano il significato delle celebrazioni, già avevano pregustato
emozioni e sensazioni. Forse
anche responsabilizzati dal fatto che tra poche settimane il
Toro tornerà ad allenarsi nella
casa dei giocatori del Grande
Torino, il Filadelfia. E molti di
loro nel loro intimo avranno

importanza attribuisci alla
sua riapertura?
È una cosa straordinaria.
Oggi (il 26 aprile, ndr) ci
sono stato ed è stata una
cosa molto bella. Pur con i
crismi di un’opera più moderna, ha mantenuto il fascino ed anche l’immagine
del vecchio Filadelfia. Devo
dire che mi ha davvero toccato. Io credo che possa
aggiungere qualcosa anche
dal punto di vista della re-

quasi “chiesto il permesso”
agli Invincibili di calcare quel
sacro suolo, quell'erba nuova ma leggendaria. Permesso
accordato. Testimoni i soliti
migliaia di tifosi, di tutte le
età, provenienti da tutta Italia
che il 4 maggio ormai considera Superga come l'evento
dell'anno. La Basilica è sembrata sempre più “piccola”
per contenere tutti i tifosi
granata, mentre Don Riccardo
Robella si è confermato degno
erede di Don Aldo. E la zona
della lapide, dove il capitano
del Toro legge i nomi del 31
Angeli di Superga, traboccava
come sempre di composta
commozione. Superga mantiene intatta la sua magia, vedremo se i giocatori granata
porteranno sul campo la forza
di quelle emozioni e avranno
uno stimolo in più per vincere
il derby.
(Ale.co.)

sponsabilità per i giocatori
che vestiranno la maglia
del Toro in futuro.
Luca ti va di lasciare un messaggio ai tifosi granata?
Certo: un grande abbraccio!
Siate orgogliosi anche del
Toro attuale. E’ una squadra giovane, ben allenata,
che non solo sta facendo un
bel campionato ma che in
prospettiva può parecchio
crescere e migliorare.
Alessandro Muliari

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L'Inaugurazione

Il Filadelfia-day è sempre più vicino!
Manca poco alla rinascita dello storico impianto. Il Presidente della Fondazione: “I tifosi ci aiutino per il 2° e 3° lotto”

I

l 25 maggio è il F-day, il
giorno più lungo del Filadelfia. Il più bello. Dieci ore,
dalle 10 alle 20, open day
per gustarsi gratis l'inaugurazione del Nuovo Fila. Uno
stadio storico ma moderno, dove vivere il Toro tutti i giorni, in centro città e
senza pagare un euro. Dove
poter incontrare i giocatori
granata e vedere qualche
allenamento. Un privile-

co. Abbiamo operato come
squadra, senza questa coesione non saremmo arrivati
da nessuna parte. E come
in tutte le grandi imprese ci
vuole anche fortuna: e l'abbiamo avuta nel tempo clemente che ci ha consentito
di avere due inverni miti.
Sicuramente da lassù Don
Aldo Rabino ci ha dato una
mano. E ovviamente complimenti all'impresa che

gio che avranno i tifosi del
Toro. Abbiamo chiesto un
bilancio a Cesare Salvadori, campione Olimpico di
scherma e presidente della
Fondazione Filadelfia.

ha lavorato bene e in tempi
rapidi
Nel ponte del 25 aprile ha
fatto visita al Filadelfia
anche il Presidente Cairo.
Accordo raggiunto sull'af-

Opera compiuta in brevissimo tempo: quale è stato
il vostro segreto?
Siamo stati molto veloci nel
costruirlo, calcolando che
noi siamo un ente pubbli-

fitto e tutto il resto?
Sul contratto ci stiamo lavorando, ma i principi li avevamo già discussi e decisi
con Cairo a Milano e non ci
saranno sorprese. La pub-

sportiva, soprattutto la foresteria dei giovani. Rappresenta per la Fondazione
un elemento importante
perché farebbe vivere ai
ragazzi il Fila 24 ore su 24.
E manca il 3° lotto, ossia
il Museo. Essendo la Fondazione un ente pubblico,
possiamo farli sono quando
avremo le coperture economiche. Per il 2° lotto servono 1,5 milioni. Per il Museo
blicità all'interno del Filadelfia? La gestirà il Torino
Fc, con la Cairo Communication.
Un Filadelfia nuovo, ma
con qualche reperto del
glorioso passato...
Esatto. Oltre allo storico
cancello di ingresso, simbolo del Fila, i tifosi che guarderanno la tribuna avranno
l'impressione di vedere il
vecchio Filadelfia. Ma abbiamo anche recuperato la
biglietteria e ripreso l'obelisco, oltre a riutilizzare per
la recinzione esterna tanti
mattoni del vecchio Filadelfia demolito. Ma soprattutto abbiamo recuperato un
metro quadrato del vecchio
campo e lo metteremo subito dopo le scale dello spogliatoio. Sarà il primo pezzo
di prato che i giocatori calcheranno.
Ai tifosi però non piacciono le “vele” mentre apprezzano molto lo storico
cancello di ingresso...
Quelle che lei definisce
vele sarebbero il sistema
di oscuramento del campo voluto da Ventura, ma
che ormai vogliono quasi
tutti gli allenatori, per evitare che dai balconi di Via
Filadelfia si possa vedere
l'allenamento. È un sistema comunque altamente
tecnologico. In caso di forte
vento le vele rientreranno
automaticamente nei rulli.
Per l'ingresso i calciatori
e dirigenti entreranno da
Via Spano direttamente
nel parcheggio sotterraneo, mentre il cancello che
prima era in Via Filadelfia

sarà in fondo al Piazzale
della Memoria.
Stadio Filadelfia completato, dunque. Cosa manca adesso? Quanti milioni
servono? I tifosi come possono aiutare la Fondazione
a completare i lotti?
Manca il 2° lotto, ossia il
completamento della parte

dipende della progettazione. Stiamo cercando finanziatori. I tifosi possono
aiutarci acquistando i seggiolini che costano 1.000
euro, ne abbiamo assegnati
solo 500 su 2000 disponibili. Bene invece il crowdfunding (800 mila euro) e
la vendita pubblicitaria dei
pennoni dedicati alla storia
granata.
Alessando Costa

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Maggio Juve

La prima Coppa Italia del 1938, vinta nel derby
1 maggio 1938
Finale d’andata di Coppa
Italia che vede la Juventus
imporsi sul campo del Torino (3-1). I marcatori sono
Bellini (2) e Defilippis, la
finale di ritorno disputata
dopo una settimana vedrà nuovamente imporsi la
Juve sul Toro (2-1) che così
si aggiudicherà la sua prima Coppa Italia.

2 maggio 1990
Finale tutta italiana nella
coppa Uefa, a Torino s’incontrano Juve e Fiorentina
per l’andata, la Juve mette
al sicuro la Coppa imponendosi 3-1 con gol di Galia, Casiraghi e De Agostini.
Questa partita è l’ultima ufficiale disputata dalla Juve
allo Stadio Comunale poi
ristrutturato e denominato Olimpico, poi Olimpico
Grande Torino
3 maggio 1935
Dopo Baloncieri, Caligaris,
e Rosetta, anche Giampiero
Combi viene nominato Cavaliere della corona d’Italia
per meriti sportivi. Il generale Vaccaro ne ha dato
comunicazione al capitano
della nazionale vittoriosa
nel campionato mondiale
del 1934.

suo decimo scudetto con
tre giornate d’anticipo sul
termine del torneo. 70.000
spettatori fanno da contorno all’apoteosi finale con invasione pacifica del campo.
La Juve è il primo club italiano ad essersi aggiudicato
10 titoli di campione d’Italia
che gli vale la prima stella
sulla maglia bianconera

5 maggio 1946
Nasce la schedina Sisal che
stava per Sport Italiano società a responsabilità limitata. La schedina fu creata
da tre giornalisti: Massimo
Della Pergola, Fabio Jegher,
e Geo Molo. La prima schedina costava 30 lire a colonna. Il primo concorso era di
12 partite più 2 di riserva.
All’epoca furono distribuite 5 milioni di schedine. I
giocatori furono 34.000 per
un montepremi di 436.846
lire. Un solo giocatore azzeccò tutti i risultati, Emilio
Biasetti di Milano. La prima
partita della schedina era
Inter-Juventus.

4 maggio 1958
Con il pareggio al Comunale 0-0 con la Fiorentina, la Juve si aggiudica il
6 maggio 1993
Grande impresa della Nazionale Under 16 che nella
semifinale del Campionato
Europeo disputato ad Istanbul batte la Cecoslovacchia
ai rigori 5-4 (regolamenta-

Fanna, Gentile e Bettega su
rigore, con questo gol Bettega raggiunge la sua 16.a
rete in campionato (8 in
casa e 8 in trasferta) aggiudicandosi la classifica cannonieri.

ri e supplementari terminati 0-0). Protagonista del
match il giovanissimo portiere Gianluigi Buffon (15
anni) che calcia anche dal
dischetto sbagliando ma
non si demoralizza e para
3 rigori decidendo il match

Zagabria per affrontare il
club locale dell’Hask, netta vittoria (5-2) con Hirzer
grandioso, autore di 4 gol,
chiude la cinquina Rosetta.

che qualifica l’Italia alla finale poi persa con la Polonia (1-0).
7 maggio 1967
La Juventus affronta al Comunale la capolista Inter
staccata di 4 punti, gran
pubblico e grande Juve
che s’impone 1-0 con gol
dell’ala Erminio Favalli siglato al 71°. Il distacco è dimezzato, lo scudetto n° 13
incomincia a materializzarsi. Al termine della partita
caroselli di simpatizzanti
bianconeri in centro città.

10 maggio 1947
Lezione di calcio della
Gran Bretagna che infligge
un tennistico 6-1 al Resto
d’Europa, la partita venne
disputata per festeggiare
l’adesione della Gran Bretagna alla FIFA. Nel Regno
Unito facevano parte anche giocatori della Scozia,
Galles, Irlanda del Nord.
Migliore in campo nella formazione Europea l’unico
italiano, il bianconero Carlo
Parola. Nel team Europeo
era presente all’ala il futuro
bianconero danese Praest.
Gli spettatori nell’impianto
dell’Hampden Park di Glasgow furono ben 130 mila.

12 maggio 1935
A 4 giornate dal termine
la Juve battendo la Roma
al Comunale (2-1) mette
un’ipoteca sul suo quinto
scudetto consecutivo. I gol
sono di Varglien II e Borel
II. Prima della partita è
premiato Giampiero Combi, ritiratosi dall’attività
agonistica al termine del
mondiale 1934, con un’artistica scultura da parte del
quotidiano La Gazzetta del
Popolo. La statua riproduce una parata di Combi ed
è opera dello scultore Riva.
13 maggio 1979
Esordio sfortunato per il
portiere Giancarlo Alessandrelli, la partita è Juventus-Avellino, ultima di
campionato, Zoff gli cede il
posto al 64° sul 2-0 per la
Juve, la partita finirà 3-3.
Per Alessandrelli un esordio
non certo fortunato perché
subisce tre gol in 26 minuti. Alessandrelli non giocava una partita ufficiale dal
1974 con la Reggiana. I gol

8 maggio 1927
Per il Girone Finale del
Campionato 1926/27, la
Juventus affronta in casa
il Genoa, netta affermazione (6-0) con il centravanti
Pastore autore di tre gol,
le altre marcature sono di
Munerati (2) e Ferrero.
9 maggio 1926
La Juve si reca in Jugoslavia per disputare due amichevoli, la prima contro il
Gradjanski, vittoria bianconera (1-0) grazie a Hirzer,
l’arbitro sospende la partita all’86° per incidenti, in
pratica una rissa in campo.
Si replica il giorno successivo con la Juve sempre a

tus 1-1, la Juve va in finale,
decisivo il gol di Morata nel
II tempo. All'aereoporto di
Caselle sono le tre e mezza
del mattino (14/5) ma c’è
più gente che di giorno: oltre 3.000 tifosi, addosso alle
reti che delimitano la pista,
sulle rampe dei parcheggi,
sui tetti delle macchine, festeggiano la Juve atterrata
dalla Spagna. E' la quinta
finale Champions degli ultimi 20 anni: un primato europeo che la Juve condivide
solo con il Bayern Monaco
in questo arco temporale. I
bianconeri detengono però
anche il triste primato di
finali perse: 5 che dopo la
finale con il Barcellona a
Berlino diventano 6.
14 maggio 1959
Amichevole di lusso per
la Juventus che affronta
in notturna al Comunale
colmo di 60.000 spettatori l’Arsenal, tra le cui file
spicca come centrale di difesa Mel Charles fratello di
John. Ottima partita con la
Juve che s’impone 3-1, gol
di Sivori, Stivanello e Colombo.
15 maggio 1960
Battendo a Torino il Milan
3-1 con i gol di Sivori (2)
e Boniperti la Juventus ha
la certezza matematica di
aver vinto il suo 11° scudetto, i punti dei bianconeri a
tre giornate dal termine del
torneo sono 51 contro i 43
della Fiorentina. Festeggiamenti al termine della partita con invasione pacifica
di campo.

Foto e testi di
Ermanno Vittorio

11 maggio 1980
Ultima giornata di Campionato, al Comunale la Juve
affronta la Fiorentina (30), netta vittoria con gol di

bianconeri sono di Bettega
e doppietta di Verza.
13 maggio 2015
Semifinale ritorno Champions, Real Madrid-Juven-

(Da sinistra a destra:
la Juve vince la coppa Italia
1938; autografi dei vincitori
del 10° scudetto del 1958; Gigi
Buffon quando era ragazzino;
Pastore, Hirzer e Torriani;
Carlo Parola; Giancarlo
Alessandrelli)

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Il Racconto

Il derby di Santino e Nicodemo
I

n giorni come questi, può
essere bello poter raccontare una storia (vera),
utile a capire come dovrebbe essere davvero, per ogni
tifoso, un derby. La storia è
quella di due tifosi, uno del
Toro (Santino) e uno della Juve (Nicodemo). Erano
cognati, perché sposati con
due sorelle, ma erano soprattutto amici. Arrivati a
Torino dal sud durante gli
anni del boom economico,
vivevano e lavoravano nella
provincia di Torino (Santino
è un ex dipendente Fiat).
Per loro il derby era un
modo di stare insieme, tra
una chiacchiera e un’altra,
e un reciproco e divertente
sfottò, utile per non prendere il calcio troppo sul serio.
Avevano coltivato questo
loro sano rapporto di amicizia anche andando allo
stadio, fin dai tempi in cui
il grande calcio italiano era
solo a Torino. Gli anni '70,
infatti, per la città furono

calcisticamente leggendari,
perché sia Toro che Juve
per qualche anno si sono
giocati il titolo punto a punto, e quelle formazioni sono
tuttora amate e citate da
ogni calciofilo che si rispetti. Per le due tifoserie sono
vere e proprie poesie da
recitare ogni volta che l’occasione lo merita, in modo
da tramandarne il ricordo
alle nuove generazioni. Anche nei decenni successivi la loro solida e colorata
amicizia non cambiò di una
virgola. Poi, Santino e la sua
famiglia si spostarono a vivere in Abruzzo (curiosità:
nel paese di origine di Marco Verratti). Così, con lo spirito di sempre, tutte le volte
che Nico durante le vacanze
estive passava in Abruzzo a
casa di Santino, gli portava
volentieri qualche gadget
del Toro. La tavernetta di
Santino è tuttora piena di
oggettistica granata e molta di questa ha come pro-

venienza l’amico e cognato
Juventino Nico. E quando
ciò accadeva, e loro si rincontravano, nasceva nuovamente la possibilità di fare
qualche chiacchiera e sfottò. All’inizio del nuovo millennio però, successe qualcosa di grave, Nicodemo
venne colpito da un male
incurabile, e dopo un lungo periodo di cure e molte
sofferenze venne a mancare (2001). Un parente, ma
soprattutto l’amico, con cui
Santino poteva scherzare di
calcio, all’improvviso non
c’era più. Gli anni successivi passarono veloci, periodicamente la malinconia
si rinnovava, come sempre
succede, quando si rispolverano i ricordi. Così va
la vita, ingiusta e spietata
quando meno te lo aspetti.
Arriva poi l’estate 2011 e
Santino decide che è l’ora
di dare la classica periodica “mano di bianco” alla
tavernetta e così vengono

spostati i mobili e tolti i
quadri dalle pareti. Giù dai
muri anche i tanti gadget
granata, e tutti pronti col
pennello in mano. E l’occhio, all’improvviso, cade
su un vecchio folkloristico
gagliardetto, dove sopra c’è
disegnato un torello forte e
orgoglioso davanti ad una
bacheca. Ma in realtà, l’occhio non cade sull’immagine davanti, ma sul retro,
precisamente sulla stecca
di legno della parte alta,
dove c’è il piccolo lacciuolo che serve ad appenderlo
al muro. Lì c’era qualcosa di strano, qualcosa che
mai nessuno fino a quel
momento aveva notato. Un
piccolo particolare. Qualcuno, e non poteva essere
che il buon Nico perché la
calligrafia era proprio la
sua, tantissimi anni prima,
di nascosto, ci aveva scritto sopra con una matita: 21
novembre 1982 = 34 ½ =
Platini 1-0 (il gol di Platini

al minuto 34 e 30 secondi).
Per la serie: “Caro Santino,
in questa tavernetta puoi
appendere tutto il Toro
che vuoi, ma tanto la Juve
è sempre molto meglio”.
Una piccola pernacchietta
in perfetto stile Nicodemo.
A leggere quella scherzosa provocazione, Santino
si è commosso, perché le
emozioni vivide di un amico che non c’è più si sono
fatte avanti con una forza
inaspettata e la nostalgia
all’improvviso ha traboccato. Gli sembrava tanto
una lettera dall’aldilà. Ed
ecco i lucciconi spontanei
e improvvisi in un misto di
emozioni diverse ma concordi nella direzione: divertimento, amicizia, affetto,
ricordi, nostalgia, malinconia. La divertente provocazione era forse nata
per essere scoperta in un
periodo molto più breve, e
invece casualmente si era
trasformata in un “messag-

gio in bottiglia” lanciato nel
grande mare del tempo, ed
era arrivato al destinatario
con qualche decennio di ritardo, dopo aver navigato e
galleggiato per migliaia di
giorni senza che nessuno
lo raccogliesse casualmente sulla spiaggia. Il destino, evidentemente, aveva
un programma più bello e
poetico di quello che aveva Nico a suo tempo. Anche
in un altro luogo, mondo e
vita, il messaggio che arriva fino a noi sembra essere che la vera amicizia non
muore mai: lo sfottò come
una buona scusa ludica per
poter essere amici. Il derby
come un modo per essere
vicini e non lontani. Questo
è lo spirito che tutti i tifosi
dovrebbero avere, non solo
a Torino, ma in tutti i derby
del mondo.
Antonio Catapano
'Crazeology'
Giùlemanidallajuve.com

MISS ORGOGLIO GRANATA: CLELIA MAREGATTI

e sportiva: adoro sciare, ho iniziato a 2 anni (non parlavo ancora)
e negli ultimi 3 anni mi cimento
nello snowboard, una mia enorme passione. Un'altra mia grande
passione sono gli animali: ho due
cani che tratto come fossero i
miei bambini. Sto per laurearmi in
Commercio Estero, ho già lavora-

M

iss Toro per la sfida più importante della stagione è
Clelia Maregatti, tifosissima granata che avrete già visto nella
trasmissione televisiva “Orgoglio
Granata” in onda su Grp Tv.
Clelia, prima domande semplice: raccontaci la tua vita in
poche righe...
Sono nata a Torino 28 anni fa sono
e piemontesissima da entrambe le
parti della famiglia.
Penso di essere una ragazza solare

to come contabile, ma non è la mia
strada. Da quando ho scoperto il
mondo del calcio ho capito che mi
piacerebbe diventare un procuratore.
La tua passione per il calcio
dunque è recente...
In famiglia nessuno mi ha tramandato la fede calcistica. Mio padre
non segue il calcio, è appassionato
di motori e lo sono sempre stata anche io, ho iniziato a guidare
il motard a 16 anni e ancora oggi
in macchina ho una guida sportiva. Ho scoperto di avere questa
passione innata nel Toro forse
ereditata dai miei bis e tris nonni,
soltanto due anni fa. Il mio attuale compagno Fabio, mi ha portato
a vedere in Maratona ad agosto
Toro-Pescara di Coppa Italia. Mi
sono divertita tantissimo e sentita
subito parte di un qualcosa, come
se fossi sempre stata del Toro. Ho
imparato a seguire il gioco comprendendo subito le regole e i movimenti tattici.
Però sappiamo che sei molto
documentata sulla storia del
Toro...
Mi sono interessata alla storia del
Toro anche guardando vecchie
partite. Partendo dal Grande Torino, passando per quello tremendista degli anni '70, e quello "pazzo"
degli anni '90, arrivando fino ad
oggi. Ho capito sempre di più che

tifare Toro è una vera e propria
fede, che ho abbracciato dal primo
momento.
Si, sei preparata. Ed allora svelaci chi sono i tuoi idoli e cosa
ti aspetti da questo derby...
Ovviamente tutto il Toro anni '40,
rappresentato da Valentino Mazzola. E poi Pulici e Ferrini per gli
anni '60-'70, e Bruno e Annoni nel
mitico EuroToro. Ai giorni nostri
quelli che buttano il cuore granata
in campo sono Moretti e Belotti.
Da questo derby mi aspetto che
il Toro sfati il tabù dello Juventus
Stadium. E qualsiasi sarà il risultato
una sola squadra uscirà a testa alta
e non avrà la maglia a strisce...
(ale.co.)


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