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JUVETORO n. 22 anno VI BASSA OK .pdf



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GIORNALE DEI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno VI - N. 22 - 9 MAGGIO 2017 - Copia omaggio
3 domande a BB

La Partita

Squadra Ospite

Controcorrente

“Occhio: il Monaco non
ha più nulla da perdere!
Dybala e Higuain gli
uomini partita”

Niente scherzi, verso la
leggenda con entusiasmo!
Si riparte dalla vittoria
ottenuta nel Principato

I giovani terribili di
Jardim proveranno a
fare lo sgambetto alla
Vecchia Signora.

Calma ragazzi, non è
ancora la Cosmo-Juve.
C'è una pericolosa
sensazione di onnipotenza

a pag. 8

a pag. 10

a pag. 2

a pag. 4

JUVE, CARDIFF TI ASPETTA!

QUESTA SERA ALLO STADIUM I BIANCONERI SI GIOCANO L'ACCESSO
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3 domande a... Bruno Bernardi

“Occhio: il Monaco non ha più nulla da perdere!”
“Sarebbe un grave errore pensare di avere già in tasca la qualificazione. Dybala e Higuain gli uomini partita!”

B

runo Bernardi, prima
di parlare della semifinale contro il Monaco è
d'obbligo spendere due
parole sul derby appena
disputato...
Il derby è stata una bella
partita, ovviamente il risultato è stato non troppo soddisfacente per la Juve ma
accettabile da entrambe le
squadre che hanno profuso

energie importanti per superarsi. Alla fine il pareggio
ha premiato la Vecchia Signora che asssolutamente
on meritava di perdere perchè aveva costruito parecchie palle gol già nel primo
tempo, centrando anche i
legni della porta difesi dal
buon Hart. In questa fase
di supremazia bianconera
c'è stata però una sorta di
voglia di chiudere la pratica con una certa frenesia
che è andata a scapito della
precisione e ha favorito il
Toro, il quale avrebbe potuto trovarsi sotto di una paio
di reti. I granata comunque
hanno saputo organizzarsi
e fare muro, hanno lottato
con determinazione come
si fa nei derby più accesi
e quello di Torino ne è lo
specchio. E può capitare,
come è capitato, che un colpo di destrezza di un granata possa addirittura portare
in vantaggio il Toro. La Juve

però non ha mollato mai e
con il gran gol di Higuain
ha pareggiato il conto.
Veniamo al Monaco. Dopo
il 2-0 rifilato ai monegaschi nella gara di andata,
non qualificarsi per la finale di Cardiff, per Madama,
sarebbe un delitto. Tutto
l'ambiente sogna l'atto
conclusivo, molto probabilmente al cospetto del Real
Madrid. Ma, tornando alla
gara di questa sera, ricordiamo che è buona norma

non sottovalutare mai gli
avversari...
Sarebbe un grave errore
pensare di avere già in tasca la qualificazione dopo
il 2-0 pur importantissimo
colto nel principato. Sarebbe un errore imprerdonabile perchè i monegaschi
non hanno ormai più nulla
da perdere. E vero che i
due colpi inferti dalla Juve
li hanno messi in ginocchio
al 'Louis II', ma non è finita
li la sfida per accapparrarsi
il ticket per Cardiff. Quella
sudditanza psicologica, o
se vogliamo chiamarla timidezza, da parte dei calciatori del Monaco nei confronti dei campioni d'Italia
mi sembra di averla notata all'andata. Questa volta
però non avrà più senso e
non sarà più un problema
per gli uomini di Jardim. La
Juve lo tenga ben presente
e cerchi di giocare con intelligenza tattica la partita.

Chi saranno gli uomini decisivi di questa semifinale?
Sarà fondamentale, ripeto,
non sottovalutare i monegaschi e giocare, come al
solito, di squadra, sacrificandosi tutti per il bene
comune. Occorre mentalmente predisporsi come se
all'andata fosse terminata
0-0, in modo di cercare di
segnare e di avere un ulteriore vantaggio nello scarto
di reti. Inoltre occorre tenere a bada quelle caratteri-

stiche che di solito agli italiani danno fastidio, come
la velocità e la rapidità e
anche un po' di improvvisazione da parte dei monegaschi. Credo che la gara
questa volta possa avere in
Dybala un elemento che fa
la differenza. Ma senza dimenticare ovviamente Gonzalo Higuain, per il quale le
partite non finiscono mai...

Roberto Grossi

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La Partita

Niente scherzi, verso la leggenda con entusiasmo!
Questa sera severamente vietato rilassarsi: i monegaschi di Jardim non hanno abbondonato le speranze
È

una Juventus che non è
stata capace di apporre
la parola “fine” sul campionato, quella che si tuffa
nel ritorno della semifinale
di Champions League. La
questione scudetto ancora
aperta disturba e non poco
il cammino dei bianconeri
in prospettiva conclusiva
di una stagione tiratissima
e che non ha stabilito fino
ad oggi verdetti definitivi,
ancorché agognati. Sarà
bene che la truppa agli ordini di Massimiliano Allegri
abbia ben chiara l'idea che
nessuno regala niente e
soprattutto a loro, alla faccia di chi vorrebbe vedere
improbabili “scansamenti”
degli avversari di Madama.
Nulla di tutto questo e lo
hanno dimostrato, se ce ne
fosse stato bisogno, Atalanta e Torino. Per la Juve solo
2 punti, il primo lasciato per
strada malamente, il secondo strappato all'ultimo respiro con una rasoiata del

solito chirurgico Higuain.
Troppo poco, per archiviare
il sesto scudetto consecutivo e scrivere finalmente la
leggenda. Con ogni facilità
a Roma nel prossimo weekend la parola fine potrà essere scritta, anche se sarà
durissima al cospetto di una
Roma intenta a difendere la
piazza d'onore dalle insidie
di un Napoli pimpante. La
Juventus dunque si presenta allo Stadium archiviando
il turn-over obbligato nelle
uscite recenti, forse colpe-

vole di qualche ambascia,
ma necessario per dosare
le energie e preservare i
giocatori più determinanti
da possibili infortuni. Si ritorna al modulo di successo, con gli interpreti che lo
hanno esaltato. Fine degli
esperimenti. Si riparte dalla netta vittoria ottenuta a
Montecarlo, in una serata
da ricordare a lungo per
prestazione atletica ed acume tattico. Sono queste le
armi che verranno utilizzate ancora una volta dai

ragazzi di Allegri per avere
definitivamente ragione del
Monaco, compagine pericolosa se non presa con le dovute precauzioni. Chi scrive
ha più volte ribadito l'idea
di non avere gradito l'accoppiamento che l'urna di
Nyon ha determinato. Meglio in semifinale pescare la
più forte del lotto, o la presunta tale. Se eliminati, si
convive col rammarico ma
senza rimpianti. Soprattutto ci si presenta alla finale
con serissime probabilità
di vittoria, al cospetto di un
avversario di inferiore caratura. Il Monaco che fa visita alla Signora non è certo
domo. Jardim è ben lungi
dall'aver abbandonato le
speranze in un'impresa che
avrebbe dell'incredibile. Rimontare fuori casa uno 0 a
2 è “fatica epica”, specie se
contro una squadra che fa
della difesa il suo baluardo
insormontabile. Eppure per
i sudditi del Principe Alber-

to non v'è altra scelta. Sta
tutto nella voglia juventina
di chiudere presto la pratica, il segreto di questa gara.
I biancorossi monegaschi
sembrano verosimilmente
più impegnati nella rincorsa al titolo francese, che
al recupero di un risultato
in Champions ampiamente compromesso. È quanto
trapelava dalle dichiarazioni al termine dell'andata.
Chiudere in fretta la diatriba tattica ed agonistica
è la chiave per trascorrere
un martedì tranquillo, preservando forze ed energie
preziose per la trasferta
di Roma e per la finale di

Coppa Italia, tutt'altro che
scontata contro una Lazio
che dimostra di attraversare un momento top. Poiché
è chiaro che alcuni indizi
di appannamento sono sintomo di un forte richiamo
atletico, in vista di possibili
fatiche prolungate, auguriamoci che i primi effetti si
evidenzino già da subito. Il
Monaco è compagine dalla
discreta qualità dei singoli e da una notevole verve
fisica, va affrontato senza
orpelli mentali e calcoli al
risparmio. In altri termini,
niente scherzi e via, verso la
leggenda, con entusiasmo.
Marco Sanfelici

REDAZIONALE

PuntoBeldent: rigenerazione
ossea, qualità e convenienza
Massima qualità ad un costo sempre più
contenuto, è questo l'importante obiettivo di
PuntoBeldent S.r.l. storica realtà nel campo dell'odontoiatria. Dalla proficua collaborazione con il Dr. Marco Bellanda e un gruppo di ricercatori spagnoli, PuntoBeldent è il
primo centro dentale in Italia a vantare una
tecnologia innovativa nella rigenerazione
ossea, con l'utilizzo di sistemi odierni di tecnologia 3D CAD-CAM.
«Rompendo tutti gli schemi utilizzati dai
dentisti fino ad oggi, si è riuscito a far ricrescere l'osso in grandi quantità- ha spiegato
il Dottor Bellanda- parliamo per il caso più
estremo di 16 mm in altezza nella mandibola, permettendo così di poter collocare
impianti dove prima era impossibile. Siamo
riusciti a fare un netto passo in avanti nella
ricerca mettendo a punto un sistema di successo adatto a moltissimi pazienti».
Nel dettaglio ogni barriera viene costruita
su misura, individuando il trattamento ideale per ogni singolo caso. La rigenerazione
dell'osso avviene nelle giuste quantità, in
base al piano di trattamento scelto dal paziente e dal dentista. In termini di tempo si
ha un risparmio evidente, sia per lo specialista, ma soprattutto per il paziente.
In alcuni casi è possibile collocare la barriera insieme agli impianti, accorciando
così a 5 mesi circa il tempo necessario per
rigenerare o preparare la protesi provvisoria, mentre il tempo si allunga a 10/11 mesi
quando si è costretti a rigenerare prima di
poter collocare gli impianti. Il successo della rigenerazione, dipende in grandissima
parte dall'igiene del paziente, che durante
il periodo del trattamento e possibilmente
per sempre, dovrà essere molto scrupoloso.
La formazione della placca batterica, infatti,
compromette la formazione di osso nuovo.

Una diversa applicazione di successo, vede
l'utilizzo della tecnica di rigenerazione intorno agli impianti che hanno sofferto una
perimplantite, una malattia che provoca la
perdita di osso compromettendo il funzionamento degli stessi. Una patologia senza soluzione fino a qualche anno fa, che costringeva
i pazienti a spendere un'ingente quantità di
soldi per estrarre gli impianti non più utilizzabili per poi collocarne di nuovi. Con queste
barriere è possibile recuperare gli impianti
già presenti nella bocca del paziente, operazione molto più economica, e poi costruire
una sola nuova protesi.
Ma quali sono i vantaggi principali?
«Queste barriere consentono uno di mantenere i costi delle rigenerazioni ossee contenuti in quanto si ha bisogno solo della
barriera e del sangue del paziente in quantità ridotte. Non si utilizzano bio materiali
sintetici e dai prezzi molto elevati, pertanto
l'osso che si crea è osso del paziente di una
quantità molto alta- precisa Bellanda- un altro vantaggio evidente è la possibilità di rigenerare osso "più in là" della crosta ossea del
paziente, ovvero il limite della rigenerazione
ossea guidata fino ad oggi. Abbandonando le
grandi operazioni di rigenerazione, nati per
la prevenzione d'osso della tibia o da altre
parti del corpo del paziente, l'intervento si
riduce a una micro chirurgia: più facile per
l'odontoiatra e soprattutto per il paziente».
Insomma la tecnologia avanza e con questo
anche la scienza, migliorando sempre di più
la vita della persone.
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Calcio e Finanza

La folle corsa delle azioni della Juventus
D

a circa 6 mesi c’è un
particolare fenomeno
che si sta verificando nel
mercato borsistico, ed è la
costante crescita del valore
delle azioni della Juventus. E
non solo, ma il volume degli
scambi è enorme (si muovono costantemente milioni di
titoli, tanto per essere chiari). Ma, cominciamo dall’inizio. La situazione attuale del
club è nota a tutti; il bilancio
finalmente è tornato ad essere in ordine, il fatturato ha
sfondato il tetto dei 400 milioni, la Juventus avrà per la
prossima stagione un nuovo
logo (per molti bruttarello, a
dire il vero) concepito con lo
scopo di conquistare il mercato asiatico, da luglio 2017
a febbraio 2018 verrà portato a termine totalmente il
progetto “Continassa / J-Village” (campi d’allenamento,
Media Center, Sede sociale,
Scuola, Hotel, Concept Store, ecc), la squadra è tornata ai vertici europei (con
tutto quello che vuol dire a
livello di introiti), e via così.
C’è anche la seria possibilità
che possa essere elargito un

dividendo agli azionisti. Eppure, secondo alcuni osservatori e investitori, tutto ciò
non è abbastanza per giustificare ciò che sta accadendo
attorno al titolo. Vi sono infatti molte teorie e ricostruzioni (fantasiose e non), sul
possibile nuovo ingresso di
un nuovo grosso investitore
(ricordiamo che Exor attualmente è al 63% - ndr.). In realtà, già prima della scorsa
estate Lindsell Train LTD
(fondo d’investimento britannico, che vede nel nome
i due cognomi dei fondatori
della società e non un colosso del trasporto su binari)
ha raddoppiato la sua quota
di partecipazione in Juventus, passando dal 5,2% al
10,1%. Dunque, un grosso
socio Exor lo ha già dentro
Juventus. E tra le altre cose,
molti altri osservatori fanno
notare, giustamente, che la
specializzazione di questo
tipo di fondi è proprio quella della gestione di mandati
di investimento per conto di
grossi clienti (istituzionali e
non), simili proprio alle realtà come quella degli Agnelli

e al loro impero industriale,
ora molto più che in passato,
sempre più proiettato su una
sfera internazionale. E questo non fa che alimentare
ipotesi su ipotesi. Allo stato
dell’arte dunque, a spanne
possiamo dire che esiste un
"flottante", ossia un bacino
di azioni realmente sul mercato e non ferme, di un 25%
circa, che in questi mesi sul
mercato azionario ha visto
aumentare vertiginosamente il valore, o meglio, la sua
appetibilità. In tutto ciò, non
vanno nemmeno dimenticate le vicende calcistiche e
societarie della città di Mila-

no, in particolare quella del
Milan (che in teoria varrebbe una cifra che è poco lontana dal miliardo di euro).
Di rimbalzo infatti, secondo
molti altri osservatori ancora, la realtà della situazione
bianconera è che per troppo
tempo il valore del titolo Juventus è stato sottostimato e
che in questo particolare ed
eccezionale momento storico finalmente il mercato,
semplicemente, spontaneamente, autonomamente lo
sta riprezzando, anche, forse, alla luce delle valutazioni
recenti date a Milan e Inter;
insomma, movimenti fisiologici atti ad allineare il valore
del titolo su quotazioni più
realistiche e attuali. Eppure non è finita qui, perché
le teorie e le riflessioni non
si fermano. Molti tifosi ancora ricordano la conferenza stampa di insediamento
di Andrea Agnelli, che fece
capire che c'era la volontà
di creare una Juve lontana
da Exor (il video di quella conferenza stampa non
sembrerebbe più reperibile
su internet). Solo che non si

è mai capito se Agnelli intendesse un distacco vero e
proprio, o un distacco "virtuale" dato dal fatto che una
Juve autonoma e forte possa
non aver più bisogno delle
ingerenze (buone e cattive)
di Exor. Quindi, una Juve
sempre legata ad Exor, ma
perfettamente in grado di
camminare sulle sue gambe mantenendo un livello
di competitività altissimo.
Fatto sta che oggi lo sponsor che si legge sulla maglia
è “Jeep”, quindi il distacco
non solo non è avvenuto, ma
se c’è stato un movimento è
stato in direzione opposta.
Detto questo, dagli ultimi
dati ufficiali disponibili, Exor
e Lindsell Train non hanno
aumentato le loro quote di
partecipazione negli ultimi
mesi, ma il mercato ribolle come mai era accaduto
prima. A queste condizioni
è fin troppo facile pensare
che potrebbe esserci qualche nuovo investitore che
sta rastrellando azioni e che
presto si paleserà, ma è anche vero che, visto il volume
dei movimenti che va avanti

da diversi mesi ormai (regolamenti e leggi alla mano)
costui avrebbe già dovuto
comunicarlo alla Consob da
un bel pezzo. Idem varrebbe se fosse Exor stessa, attraverso società terze, a rastrellare azioni con lo scopo
di rafforzare ancora di più
la presenza in Juventus, o
per effettuare un futuro “delisting”, ossia la rimozione
del titolo azionario dal mercato su cui è quotato. E’ una
situazione su cui, fatti salvi
gli spifferi e le voci di corridoio incontrollate, si potrebbe riflettere e argomentare
per ore e ore senza venire
a capo di nulla di certo. Ci
sono solo due certezze, ad
oggi. La prima è che non si è
presentato, per ora, nessun
nuovo investitore/socio. La
seconda è che il titolo continua a correre, a tutta birra,
almeno quanto la squadra
fa sul campo. Per tutto il resto, chi vivrà vedrà.
Antonio Catapano
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Il Punto

C'è una prenotazione al Gran Galà di Cardiff da confermare
S

ul derby appena consegnato agli archivi
(peccato per l'interruzione
della striscia casalinga vincente), pur nell'imminenza
di un incontro decisamente più importante, qualche
parola è giusto spenderla;

non tanto per bilanciare la
consueta e vetusta retorica
inerente al cuore granata,
quanto per stigmatizzare
le assurde celebrazioni per
l'esibizione di un avver-

sario che ha scagliato un
solo vero tiro nello specchio
della porta difesa da Neto:
il calcio di punizione magistralmente eseguito da Ljajic, peraltro assegnato a seguito di un fallo inesistente;
così come lo era quello che

ha determinato l'espulsione
di Acquah. Errori che fanno parte del gioco e comunque meno gravi di quelli
commessi dai bianconeri in
almeno sei circostanze ma-

lamente finalizzate. Poiché
le partite non si vincono ai
punti, ma, come si suol dire
volgarmente, “buttandola
dentro”, e che allo scorrere
dei titoli di coda il tempio
stava per esser violato, è
giusto accogliere con serenità un pareggio fastidioso, raggiunto in ossequio a
un mantra (“Finoallafine”)
onorato nella sua essenza
più vera, e in ogni caso non
pregiudizievole l'arricchimento del J-Museum con
la trentacinquesima coppa
scudettata. Trattavasi però
di una Juve in formato ridotto, peraltro mentalmente annebbiata nei soli quattro “titolarissimi” impiegati
(dopo tutto sono uomini e
non robot) e tecnicamente
limitata, sia nella terra di
mezzo, ove Sturaro e Rincon, meno peggio del sodale, ma badilante anch'egli,
sarebbero certamente più
consoni a formazioni che
REDAZIONALE

L'arancino migliore
di Torino!
L'arancino
(o
arancina) è una
specialità
della
cucina siciliana.
Si tratta di una
palla di riso fritta, del diametro
di 8-10 cm, farcita
con ragù, mozzarella e piselli. Il
nome deriva dalla
forma e dal colore
tipici, che ricordano un'arancia.
Nella parte orientale dell'isola gli arancini possono anche
avere una forma conica.
Nella letteratura, il commissario Montalbano, personaggio dei romanzi di Andrea
Camilleri, è un noto buongustaio e ha contribuito a far conoscere questo piatto fuori
dall'Italia con il libro Gli arancini di Montalbano.
Il nome: arancino o arancina?
Nella parte occidentale dell'isola questa
specialità è conosciuta con la denominazione al femminile: "arancina" invece che
"arancino". Secondo lo scrittore Gaetano
Basile il termine, molto diffuso soprattutto a Palermo, debba essere detto al femminile, in quanto derivazione dal frutto
dell'arancio, l'arancia appunto, che in lingua italiana è al femminile.
Tuttavia in siciliano la declinazione al femminile della frutta non è sempre certa e in
particolare l'aranciaviene detta aranciu[1].

Storia
L'arancino sembra essere stato importato dagli arabi che erano soliti mangiare
riso e zafferano condito con erbe e carne.
L'invenzione della panatura nella tradizione viene spesso fatta risalire alla corte
di Federico II, quando si cercava un modo
per recare con sé la pietanza in viaggi e
battute di caccia. La panatura croccante,
infatti, assicurava un'ottima conservazione del riso e del condimento, oltre ad una
migliore trasportabilità. Può darsi quindi
che, inizialmente, l'arancino si sia caratterizzato come cibo da asporto, possibilmente anche per il lavoro in campagna.
Il 13 dicembre di ogni anno, è tradizione
palermitana festeggiare il giorno di Santa
Lucia, in cui ci si astiene dal consumare
cibi a base di farina, mangiando arancine
(di ogni tipo, forma e dimensione) e cuccìa.
L'arancino (o arancina) è una specialità
della cucina siciliana. Si tratta di una palla
di riso fritta, del diametro di 8-10 cm, farcita con ragù, mozzarella e piselli. Il nome
deriva dalla forma e dal colore tipici, che
ricordano un'arancia.
Nella parte orientale dell'isola gli arancini
possono anche avere una forma conica.
Nella letteratura, il commissario Montalbano, personaggio dei romanzi di Andrea
Camilleri, è un noto buongustaio e ha contribuito a far conoscere questo piatto fuori
dall'Italia con il libro Gli arancini di Montalbano.
L'arancino migliore di Torino
lo trovi da L'ARANCINO in via Monti 26

lottino per una salvezza
anticipata, sia in attacco,
ove Mr. No Good, già normalmente poco prolifico
quando era chiamato a disimpegnarsi come punta,
ha palesato la totale disassuefazione al ruolo indottagli dalla nuova mansione
di mediano aggiunto. Vero
quanto sopra, e dato atto
che all'alba di un impegno
certamente cardinale, la
graduatoria concedeva agli
zebrati facoltà d'esser magnanimi, le scelte di formazione si sono svelate poco
aderenti alle dichiarazioni
rilasciate nella conferenza
della vigilia dal gestore labronico, che attribuiva alla
stracittadina la valenza
dell'Armageddon. Alla faccia! L'avesse considerata
una gara ordinaria come si
sarebbe regolato? Avrebbe
forse schierato la Primavera? Il senno di poi lascia il
tempo che trova, ma è ab-

bastanza ragionevole supporre che pur svuotati psicologicamente dal sacco di
Monte Carlo, con l'utilizzo
dei soliti noti sin dall'inizio
e provvedendo invece agli
avvicendamenti più indifferibili in corso d'opera, sulla
pietra tombale del campionato comparirebbe un epitaffio finalmente completo.
Se non altro è stata definitivamente sconfessata la
corbelleria del millennio,
profferita giorni or sono dal
Direttore Generale, nonché

Amministratore Delegato
Giuseppe Marotta; al contrario di quanto ha detto,
la Juventus è ampiamente
migliorabile, sia nella formazione tipo che, soprattutto, nelle seconde linee;
concetto ribadito più volte
dallo scriba in momenti non
sospetti e che non richiede
ulteriori controprove. E ora,
campo ai migliori. C'è una
prenotazione al Gran Galà
di Cardiff da confermare.
Augh!
Ezio Maletto

8

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Monaco

I ragazzi terribili del Principato ci proveranno!
I

n fondo in fondo non tutti
i mali vengono per nuocere. Non sarà sembrato vero
ai 40.000 monegaschi (anche se quelli con passaporto del Principato sono poco
più di 6.000) essersi tolti un
bel peso. Che noia per loro
dover organizzare il Gran
Premio di Formula uno
nell’ultimo fine settimana di
Maggio e poi il 3 di Giugno
dover andare a Cardiff per
la finale di Champions. Molto meglio continuare con il
solito tran-tran forse un po’
snob (togliendo il forse) e
crogiolarsi nell propria noia
che chiunque viva da queste parti riesce ad assimilare in poco tempo. Città emblematica Montecarlo con
addirittura due porti, balconi affittati in occasione
del Gran Premio a migliaia
di euro, Porsche che sfrecciano nelle sinuose gallerie
con i turbo a manetta, pizze
che costano come un filetto
e cartoline mai spedite ma
tenute gelosamente in collezione visto il loro costo.

Come poteva essere altrimenti se non il fatto che nel
2011 il club venisse affidato
al magnate russo e tuttora
Presidente Rybolóvlev mentre nel 2013 fu nominato
Direttore Generale nonché

vice-presidente il prode
Vasilyev. Denominato ex
degli ex in quanto affiliato
al Partito Comunista sovietico, diplomatico di lungo
corso ed uomo d’affari, è
proprietario addirittura di
tre ristoranti a Mosca, uno
a Saint-Tropez e l’ultimo di
prossima apertura proprio
a Montecarlo. I due governano il club a modo loro e
non si può proprio dire che
lo abbiano fatto male se
solo ricordiamo che James
Rodríguez fu comprato dal
Porto a 45 MM e venduto al
Real Madrid a 75, Kurzawa dal vivaio e venduto al
PSG per 25, Kondogbia preso dal Siviglia a 20 e venduto all’Inter a 36, Martial
dall’Olympique Lyonnais a
5 e venduto al Manchester
Utd. a 80. Per non parlare del talento Mbappé che
all’inizio della stagione non
era neppure in rosa di prima squadra ed ora per lui
si parla di una cifra vicino
a 100 MM. Negli ultimi tre
anni comunque il club ha

investito 105 MM per 18
giocatori arrivando quasi
al titolo di Francia (dopo
quattro anni di predominio dei rivali parigini) ed
alla semifinale di Champions. Successi che hanno

permesso ai monegaschi
di avere tifosi in tutta la
Francia. Come condottiero
della squadra è stato scelto il portoghese Jardim,
anche se nato in Venezuela
dopo che i propri genitori emigrarono dall’isola di
Madeira (si proprio quella
che ha intitolato il proprio
aeroporto a Cristiano Ronaldo). Ritornato in patria a
13 anni suo padre lo portò a
vedere la sua prima partita
contro lo Sporting Lisbona
ed il piccolo arrivò ad affermare: “Un giorno allenerò
questa squadra”. Cosa che
puntualmente avvenne nel
2013 dopo una breve esperienza in Grecia alla guida
dell’Olympiakos. Al Monaco
dal 2014 Leonardo si identifica perfettamente con
lo spirito del club e della
squadra arrivando ad essere considerato, visto che
il suo contratto è stato rinnovato due anni fa fino al
2019, come il loro Alex Ferguson. Fa giocare alla sua
squadra un calcio estremamente offensivo con rapidi
capovolgimenti di fronte e
frequenti incursioni sulle
fasce. Assiduo nel curare l’evoluzione dei giovani
non solo dal punto di vista
fisico ma anche psicologi-

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co, negli allenamenti anche
la parte atletica viene eseguita sempre con la palla.
Fra i suoi pupilli abbiamo
Radamel Falcao, colombiano di Santa Marta anche
lui emigrato in Venezuela
con la famiglia. La sua carriera, dopo i successi con
Porto ed Atlético Madrid e
giudicato come uno dei più
forti attaccanti in circolazione, raggiunse l’apice con
il passaggio al Monaco per
63 MM nell’estate del 2013.
La sfortuna volle che propio
in una partita con i biancorossi il 22.1.14 si ruppe il
legamento perdendo anche
il Mondiale in Brasile. Da lì
in poi fu tutto un calvario di
guarigioni e ricadute, Due
anni in Inghilterra al Manchester Utd. e Chelsea non
gli servirono a nulla fino al
ritorno al Monaco l’estate scorsa con un ingaggio
di 12 MM a stagione. Suo
compagno d’attacco è il diciannovenne Kilian Mbappé
di origini camerunesi e che
fece il proprio debutto in
prima squadra il 2.12.15.
Giocatore emergente e di
indubbio talento tanto che
il santone Arsène Wenger
è arrivato a paragonarlo
all’indimenticato
Thierry
Henry. L’anno scorso ci fu

un tentativo dell’Arsenal
per farsi con i suoi servizi e non è detto che il club
inglese quest’anno non ci
ritenti, visto che pare che
il manager francese rimanga comunque nell’organico
tecnico del club di Highbury. L’altro portoghese della
squadra è Moutinho, non
schierato nell’undici iniziale nella partita d’andata.
Anche lui di scuola Sporting
dove videro i primi successi
gente come Cristiano Ronaldo, Figo e Quaresma. Di
bassa statura ma eclettico
centrocampista utile in varie zone del campo, arrivò
al Monaco dal Porto a Mag-

babilmente in pochi avranno celebrato. Sulla squadra
poco da aggiungere che già
non si sappia, il modulo
classico è il 4-4-2 con una
possibile variante al 4-2-31. Niente da dire sulla traiettoria in Champions, nella
fase a gruppi i monegaschi
si sono classificati primi in
un girone non certo facile
contro Bayer Leverkusen,
Tottenham e CSKA Mosca.
Per non parlare di ottavi e
quarti dove a soccombere
sotto una gragnuola di gol
sono stati rispettivamente
Manchester City e Borussia
Dortmund. E’ pur vero che
il calcio è strano e riserva

gio del 2013 firmando un
contratto di 5 anni. L’altra
perla della squadra è il brasiliano Fabinho, ex laterale
destro ora riciclato con successo a centrocampo. Ex del
Fluminense, Rio Ave e con
addirittura un’esperienza
in Spagna nel Castilla e nel
Real Madrid (una sola presenza) ma una sua famosa
frase: “Messi è meglio di Ronaldo” lo fece allontanare
anzitempo dalla Casa Blanca. Nessuno sa però che è
anche un grande giocatore
di bocce vincendo addirittura l’anno scorso il Trofeo
Alberto di Monaco che pro-

molte sorprese ma crediamo che anche fra di loro ci
sia la convinzione che il più
sia stato fatto. E chissà se il
vicepresidente, che alcune
sere con la propia moglie
preferisce al caviale uno
spago, aglio, oglio e peperoncino, questa volta non
se ne faccia una ragione ed
innaffi il tutto con un buon
Barbaresco celebrando magari nel frattempo anche
un’altra cessione eccellente.
Carlo Bianchi
(Dall'alto in basso: Buffon e
Mbappe; Falcao in mezzo tra
Chiellini e Marchisio; Glik)

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L'altra semifinale: Atletico-Real

'El Clasico' della Champions League
R

eal Madrid-Atlético ormai questa partita è
diventata El Clásico della
Champions a dispetto del
più famoso Real-Barça nella
Liga. Ormai non si contano
più gli scontri diretti fra le
due squadre di Madrid, tutti a vantaggio dei blancos
tenendo soprattutto conto
delle recenti due finali di
Lisbona e Milano. Siamo
arrivati quindi alla seconda partita di semifinale con
il Madrid (non chiamatelo
Real) con un piede e mezzo
in finale anche se come detto da Simeone in conferenza
stampa nel dopo partita la
sua squadra venderà cara
la pelle fino all’ultimo minuto. Alla remuntada non ci
pensa e magari neppure ci
crede ma tutto può succedere. Madrid strenuamente
impegnato nel mantenere
il teorico primato in Liga
(avendo ancora una partita
da recuperare a Vigo) con
gli stessi punti del Barça e
con la possibilità di arrivare
al doblete Liga-Champions,
obiettivo che tanto solletica gli uomini di Zidane. La
squadra durante tutta la
stagione ha dimostrato una

compattezza
inaspettata,
da più di un anno segna almeno un gol a partita e con
una rosa di tutto rispetto,
cosa che il Barcellona non si
è potuto permettere con una
panchina molto più debole
rispetto ai titolari. Keylor
Navas, vituperato portiere costaricano e non poco
criticato negli ultimi tempi,
pare debba fare le valigie a
favore di un De Gea ex Atlético. La difesa con Carvajal
(infortunatosi nella partita
d’andata, per lui stagione
finita e probabilmente sostituito da Nacho) Sergio
Ramos, Varane e Marcelo si
è definitivamente assestata.
Soprattutto il laterale brasiliano sta disputando la sua
migliore stagione da quando
è al Real Madrid. A protezione della difesa i due pivotes
sono Toni Kroos e Casemiro
con il croato Modric a fare
il factotum a centrocampo.
Là davanti con Benzema al
centro, Cristiano Ronaldo
a sinistra e probabilmente
Isco a destra in sostituzione
del gallese Bale che difficilemente recupererà per la finale. La panchina dicevamo
è la vera arma letale della

squadra in quanto i vari Kovacic, Morata, Marco Asensio e Lucas Vázquez hanno
sempre risposto presente
alla chiamata di Zidane fornendo prestazioni alcune
volte superiori agli stessi titolari. Fra gli scontenti oltre
a Morato cui la Premier sta
facendo il filo c’è quel James
Rodríguez anche lui sul piede di partenza e pagato solo
tre anni fa la modica cifra di
75 MM di Euro. E cosa succede nella partita di Sabato
scorso contro il Granada
ormai retrocesso? Vittoria
esterna per 4-0 con la firma
di una doppietta da parte di
entrambi. Barça che con la
vittoria casalinga per 4-1
contro il Villarreal si man-

tiene primo ma con una partita in più dei rivali. Un Madrid che pur classificandosi
secondo nel proprio girone
(primo il Dortmund) poi
negli ottavi si è sbarazzato
agevolmente del Napoli e
nei quarti di un irriconoscibile Bayern. La campagna
acquisti di quest’anno non
è stata di certo roboante,
avendo riscattato solo dalla Juve lo spagnolo Morata
per 30 MM e niente a che
vedere con i più di 300 spesi
dai catalani di Luis Enrique
nelle ultime tre stagioni. I
fatti hanno dato comunque
ragione a Florentino Pérez
che sbarazzatosi nel Gennaio scorso, a nostro avviso
frettolosamente, di un mal
visto Rafa Benítez ha avuto l’intuizione di affidare la
squadra al francese, secondo di Ancelotti nella stagione culminata con la vittoria
di Lisbona. Sul fronte Atletico si è fatto di più di quanto preventivato se teniamo
conto che prima dell’arrivo
di Simeone (Dicembre 2011)
i colchoneros erano arrivati
in finale solo una volta nel
1974 (prima finale terminata ai supplementari ed unica

con partita ripetuta), persa
appunto contro il Bayern. In
questi ultimi 5 anni e mezzo
in Champions League sono
ben 3 le semifinali raggiunte
e due finali, seppur perse. Il
Cholo, che viene dato sicuro
partente (Inter o PSG le sue
destinazioni?), ha plasmato
la squadra a sua immagine
e somiglianza, ben chiusa
in difesa, grinta da vendere
e magari anche un po’ di
quel sano agonismo proprio
del carattere del tecnico argentino. 4-4-2 il modulo più
gettonato con un portiere, lo
sloveno Oblak, proveniente
dal Benfica e che ha soffiato
il posto in nazionale all’interista Handanovic. Una
difesa a 4 basata su Juan
Fran (assente nella partita
d’andata e sostituito da Lucas) Savic, Godín e Filipe, un
centrocampo formato dal
capitano Gabi, Saúl, Koke e
Carrasco ed il duo d’attacco
con il formidabile francese Griezmann, appetito da
molti club europei (Manchester Utd. su tutti), oltre a
un Fernando Torres in fase
calante e l’altro francese
Gameiro proveniente dal Siviglia ma che a tutt’oggi non

ha espresso appieno le sue
qualità. Come rincalzi, non
certo paragonabili a quelli della panchina dei rivali
madrileni: Tiago, Vrsaljko
(infortunato), Gaitán, Giménez ed il desaparecido Alessio Cerci, oggetto più che
misterioso fors’anche a lui
stesso Cammino in Champions League di tutto rispetto, primi nella fase a gruppi
(Bayern secondo) poi negli
ottavi e quarti fatti fuori Bayer Leverkusen e la sorpresa Leicester City. Risolto il
problema 3° posto in Liga
con la vittoria casalinga di
sabato scorso sull’Eibar ed
il pareggio interno del Siviglia, cosa rimane all’Atlético? Lottare e spendere tutte
le energie possibili nel ritorno di questa semifinale che
pare dal destino segnato. Il
Wanda Metropolitano, nuovo stadio atlético dalla prossima stagione (in pensione il
vetusto ma affascinante Vicente Calderón), è pronto a
scrivere nuove pagine storiche dei biancorossi anche se
come dice il Cholo “la fede e
la speranza sono proprio le
ultime a morire”.
Carlo Bianchi

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ControCorrente

Calma ragazzi, non è ancora la Cosmo-Juve
Tra i tifosi una pericolosa sensazione di onnipotenza non suffragata dagli ultimi risultati e dai prossimi difficili impegni
di ENRICO HEIMAN

R

iflessione obbligatoria.
Nel momento in cui si
sta per staccare il biglietto
per la finale di Champions,
probabilmente contro il Real
Madrid (lo sapremo domani sera), sarebbe opportuno
rendersi conto delle effettive
possibilità della Juventus.
In questi ultimi tempi, tra i
tifosi bianconeri si è diffuso
un pericoloso stato di euforia: campionato quasi vinto, Coppa Italia probabile,
massimo traguardo europeo
a portata di mano. Una sorta auto-convinzione senza
la minima riserva. Ma a un
esame dei dati reali induce
a valutazioni assai meno ottimistiche. Quantomeno più
prudenti. L’esito insoddisfacente del derby col Torino,

con pareggio (1-1) acciuffato
al 92° grazie a una autentica prodezza di Higuain, le
limpide vittorie ottenute dal
Napoli sul Cagliari (3-1) e
della Roma a San Siro contro il Milan (4-1) non solo
hanno ridotto il vantaggio
in classifica (i giallorossi a
7 punti, i partenopei 8) ma
hanno in parte indebolito
le difese morali dell’intero
ambiente Juve. Non riconoscerlo sarebbe follia. E non
parliamo della Lazio che, in
forma splendida, ha rifilato
7 reti alla Sampdoria. Che
ne abbia subite 3 (due nel
finale) conta poco o nulla.
E proprio con la Lazio, il 17
maggio, ci sarà da giocarsi
la finale di Coppa Italia. Ovviamente allo stadio Olimpico di Roma. Il vero Olimpico.
In un ambiente che sarà un
crogiuolo infuocato a tinte
biancocelesti. E sullo stesso

campo domenica prossima,
cioè tra cinque giorni, la Juventus dovra reggere l’urto
massiccio della Roma che
punta chiaramente a vincere
per rafforzare il secondo posto e la qualificazione automatica in Champions. Senza
dover passare per le forche
caudine dei play-off. In sintesi, lo scudetto per quanto
probabile non è ancora vinto, la Coppa Italia al momento resta un rebus, il sogno
europeo dipende in parte
dagli eventuali capricci del
Monacò. La vittoria ottenuta
a Montecarlo è importante,
ma non dà garanzia assoluta. Le sensazioni negative
emerse nel derby, affrontato
in formazione ampiamente
rimaneggiata (in pratica la
Juve B), hanno comunque un
certo significato. D’accordo,
le seconde scelte non valgono i titolari. Allegri inizial-

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Torino
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mente ha cambiato sette giocatori, ma non va biasimato
perché la gara col Torino è
stata preparata e affrontata
in funzione della partita di
stasera col Monacò. Metto
l’accento, che non sarebbe
necessario, per indurre il lettore a leggerlo come si pronuncia. Nei bar, tra la gente,
sento dire Monaco, che per
il sottoscritto è quello di Baviera. Altra lingua, tedesco e
non francese. In giro, quando si parla di Juve, si percepisce la sensazione che tutto
sia bello. Che la squadra è
fortissima, che questo sia
l’anno buono. Una specie di
legittimazione a prescindere.
Come se la squadra bianconera disponesse di potenza
cosmica, al confronto della
quale tutte le altre svaniscono. Non è così. Calma ragazzi, non siamo ancora alla
cosmo-Juve. In questa fase
finale del campionato si paventavano tre impegni particolarmente difficili: Atalanta
a Bergamo, derby col Torino, trasferta a Roma. Fino a
due settimane fa sentivo dire
“le vinciamo tutte e tre”. Le
prime due si sono risolte in

pareggi, all’Olimpico si vedrà
ma la squadra di Spalletti
sembra risorta. A Milano ha
giocato benissimo, d’accordo con un mezzo Milan, ma
la sensazione resta ottima.
Ecco perché ciò che si sente
ripetere nelle trasmissioni
televisive, specie in sede locale o regionale, stride con la
realtà. Non parliamo di Sky,
sede centrale con inviati a
Vinovo, dove gufano contro
la Juve dalla nascita e neppure in Rai dove l’ambiente
romano si augura un doppio
funerale bianconero. Quindi,
secondo costoro, l’intervento
omicida di Acquah su Mandzukic nel derby non andava
sanzionato, perché ha preso
prima la palla. Ma dove? Il
regolamento dice ben altro,
delegando alla discrezionalità arbitrale il tipo di sanzione in base alla gravità e
pericolosità dell’intervento.
Quindi fallo grave, punizione
e giallo. Che sommato al giallo precedente subito dal mediano granata diventa rosso.
Con conseguente espulsione.
Il povero Mandzukic è stato
letteralmente fatto volare
in aria dalla zampata di Ac-

quah, il resto sono balle. Che
poi il Torino, in dieci per oltre
mezz’ora, si sia battuto gagliardamente e sia stato raggiunto solo in extremis, è un
altro discorso. Rientra nella
dinamica di un derby che
da un lato ha confermato la
tradizionale grinta granata
e dall’altro ha messo a nudo
lacune e clamorosi errori
sotto rete della Juve. Almeno cinque gol sbagliati. Sulla
base di queste considerazioni sarebbe opportuno rivedere certe prese di posizione.
Quantomeno attenuare facili
e non sempre giustificati entusiasmi. Se invece vogliamo gettare lo sguardo sulle
prospettive di Champions, in
ottica finale col Real Madrid,
facendo i dovuti scongiuri,
allora dobbiamo valutare
con necessario realismo le
qualità e potenzialità delle cosiddette “merengues”.
Hanno conquistato undici
volte la Coppa dalle “grandi
orecchie”, così definita per
le ampie impugnature laterali. È bellissima. Due anni
fa, maggio 2015, la Juventus
è riuscita a eliminare il Real
in semifinale (2-1 a Torino,
1-1 a Madrid, gol di Morata
dopo il rigore di Cristiano
Ronaldo) ma ciò non basta
per giustificare ambizioni.
Vero che in una partita secca
tutto può succedere. Anche
battere il Real. La fantasia
e le speranze dei tifosi non
hanno limiti. Ma la presunta
potenza cosmica della Juve,
che nei fatti si stenta a intravedere, o meglio non esiste,
non sembra legittimare il
sogno.

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Maggio Juve

Il rigore di Brady a Catanzaro vale la seconda stella
Nel 1982 il ventesimo scudetto, siglato dall'irlandese. La terza coppa Uefa con il Borussia Dortmund nel 1993
so al corrente del trasferimento a Torino. Il giocatore
commenta così il trasferimento: “La Juventus è sempre stata la mia squadra del
cuore, non mi par vero che
giocherò a Torino!”

16 maggio 1990
Tredici anni dopo il trionfo di Bilbao la Juventus si
aggiudica la sua seconda
coppa Uefa pareggiando ad Avellino 0-0 con la
Fiorentina, all’andata 3-1
per i bianconeri. La finale
di ritorno è per cuori forti
anche perché al 58° Bruno
è espulso e lascia così la
squadra in dieci. La finale
vede anche l’inserimento
dei giovani Rosa ed Avallone che sostituiscono a venti
minuti dal termine Rui Barros e Casiraghi, i giovani
non tradiscono la fiducia
data ed al termine è delirio
bianconero sugli spalti ed in
campo.
16 maggio 1982
Vincendo a Catanzaro (1-0)
gol di Brady su rigore, la
Juventus si aggiudica il suo
20° scudetto centrando così
anche la II stella. Per Zoff
la partita di Catanzaro vale
la sua personale 300.a presenza consecutiva in campionato con la Juventus,
eguaglia anche il record assoluto per la serie A del minor numero di gol subiti in
trasferta, cinque come Castellini nel torneo 1976/77.

16 maggio 1984
Indimenticabile Basilea, in
un serata incredibile con
uno stadio quasi interamente vestito di bianconero

la Juventus si aggiudica la
coppa Coppe 2-1 con i gol
di Vignola e Boniek. Nelle
9 partite di coppa Coppe la
Juventus ha impiegato solo
15 giocatori in totale
17 maggio 1942
La Juventus surclassa al Comunale l’Ambrosiana-Inter
con un netto 4-0, splendida
giornata di sole allietata dai
gol bianconeri di Sentimenti III, Bellini (2) e Lustha.
Depetrini festeggia la 200.a
presenza in campionato con
la maglia della Juventus.

18 maggio 2014
Si chiude il campionato
dei record per la Juventus, si disputa allo Stadium
Juventus-Cagliari (3-0) che
sancisce così la 19.a vittoria
consecutiva in casa, tutte le
partite casalinghe sono state vinte. La Juventus è la
prima squadra italiana a
superare quota 100 punti
conquistati in Campionato
(102)
19 maggio 1993
Il Delle Alpi è esaurito in
ogni ordine di posti, 62.000
spettatori per un incasso record di 3 miliardi e
700 milioni, si festeggia la
conquista della terza Cop-

17 maggio 1995
Nella terza finale tutta italiana nella storia della coppa Uefa, il Parma pareggia
contro la Juventus la gara
di ritorno (disputata a Milano) per 1-1 e si aggiudica il trofeo grazie all'1-0
dell'andata. Entrambi i gol
del Parma sono dell'ex Dino
Baggio
18 maggio 1968
E’ confermato dal vice presidente della Juventus l’acquisto del giocatore Anastasi Pietro dal Varese, la cosa
curiosa è che il giocatore
nel pomeriggio partecipa al

trofeo “Violanti” a Milano e
scende in campo con l’Inter
che batte la Roma 4-1 con
doppietta di Anastasi che al
termine della partita è mes-

pa UEFA. Dopo aver vinto
all’andata (3-1) il ritorno
con il Borussia Dortmund
è una festa anche di gol
(3-0) con doppietta di Dino
Baggio e gol di Moeller. Al
termine della partita giro
d’onore per i giocatori con
la Coppa e pubblico in delirio, si festeggerà in centro
a Torino sino alle prime luci
dell’alba.
19 maggio 1985
Michel Platini si aggiudica
per la terza volta consecutiva la classifica come miglior
cannoniere del campionato., nel 1983 con 16 gol, nel
1984 con 20 e nel 1985 i
gol sono 18. Nei campionati a 16 squadre Platini è il
primo giocatore non attaccante puro ad aggiudicarsi
questo triplice traguardo ed
eguaglia il record di Gunnar Nordhal, centravanti

ventus, particolare curioso
della partita è l’impiego per
la prima volta in partite casalinghe del pallone a pentagoni bianchi e neri.

del Milan che si aggiudicò
il primato dei cannonieri
nelle stagioni 52/53, 53/54
e 54/55.
20 maggio 1951
La Juventus incontra a Torino il Genoa per la 35.a
giornata di campionato,
s’impongono i bianconeri
con un netto 4-1. I marcatori sono Praest, K. Hansen su
rigore, Boniperti e J. Hansen. Nella prima frazione di
gara sull’1-1 un gran tiro di
Karl Hansen supera il portiere genoano Bonetti ma
la sfera non si ferma nella
rete perché trovando uno
spiraglio esce. Proteste dei
giocatori bianconeri ma per
l’arbitro Pieri di Trieste la
palla non è entrata!
20 maggio 1973
La Juventus si aggiudica all’ultima giornata del
Campionato uno dei tornei
più incredibili della storia
del calcio italiano. Prima
del fischio d’inizio delle
partite dell’ultima giornata
la situazione era la seguente: Milan punti 44, Lazio
43, Juventus 43. Il Milan
crolla a Verona (5-3), la Lazio è battuta a Napoli (1-0)
mentre la Juventus vince in
rimonta (2-1) all’Olimpico
sulla Roma con gol di Altafini e Cuccureddu che sigla
un gol storico a tre minuti
dalla fine dando così alla
Juventus il suo 15° scudetto.
21 maggio 1992
È ufficializzato il trasferimento di Gianluca Vialli
dalla Sampdoria alla Juventus. La valutazione è di
circa 25 miliardi di lire, al
club doriano sono ceduti i
giocatori Bertarelli, Michele
Serena, Corini e Zanini.
21 maggio 1995
Dopo 9 anni di digiuno la
Juventus conquista nuovamente lo scudetto battendo
a Torino il Parma per 4-0
con due giornate d'anticipo
sulla fine del campionato.
Per Lippi è il primo scudetto, per la società il 23°.
22 maggio 1977 e 1996
Per una casualità del calendario il 22 maggio accomuna due vittorie indimenticabili della Juventus: lo
scudetto record del 1976/77
a 51 punti vinto a Marassi
contro la Sampdoria all’ul-

tima giornata 2-0 con gol
di Bettega e Boninsegna e
a distanza di 19 anni sempre il 22 maggio ecco la
splendida Coppa Campioni
in versione Champions League nella finale di Roma
con l’emozione dei calci di
rigore, una vittoria che è
ancora ben impressa nella
memoria di tutti.
23 maggio 1988
Al termine delle trenta giornate di Campionato si deve
fare ricorso ad una partita
di spareggio a Torino tra
Juventus e Torino per l’assegnazione del sesto posto
in classifica con conseguente ammissione alla Coppa
UEFA 1988/89. La partita
tesa è nervosa non si sblocca neanche nei supplementari. Ai rigori passa la Juventus 4-2
24 maggio 1958
La Juve disputa il suo ultimo turno di campionato al
Comunale in notturna contro la Roma. Si tratta della
prima partita in notturna
del Campionato italiano.
Partita senza storia con
la Juventus già Campione d’Italia che regala agli
spettatori gioco e gol (3-0).
La tripletta è opera di Sivori, Charles e Boniperti.
Gli stessi giocatori avevano
segnato alla prima di campionato in Juventus-Verona
(3-2). Gli spettatori paganti
sono 21.000 per un incasso
di 15 milioni di lire.
24 maggio 1964
La Juventus affronta al Comunale per la 33.a giornata di campionato il Catania
che dopo soli quattro minuti conduce per 2-0. Partita
in salita ma i bianconeri
non demordono, nel primo
tempo accorciano le distanze grazie ad un autorete
di Bicchierai, nella ripresa
sono Stacchini, Del Sol e
Nenè a ribaltare la partita
che si chiude sul 4-2. Sivori
raggiunge la 200.a presenza in campionato con la Ju-

25 maggio 1953
Nasce a Cernusco sul Naviglio Gaetano Scirea, considerato ancora oggi il più
forte libero italiano di ogni
epoca assieme a Franco
Baresi. Scirea, morto tragicamente in un incidente
stradale in Polonia nel settembre del 1989, ha vinto
con la Juventus e la Nazionale tutto quello che c'era
da vincere. Il mondiale del

1982, sette scudetti, due
coppe Italia, una coppa dei
Campioni, una coppa Intercontinentale, una coppa
Uefa, una coppa delle Coppe e una Supercoppa europea. Curioso notare che
a oltre 10 mila chilometri
di distanza, a Chacabuco
in Argentina, nasceva nello
stesso giorno e nello stesso
anno Daniel Passarella, altro grande regista del calcio
mondiale e due volte campione del mondo con la Nazionale argentina (nel 1978
come capitano e nel 1986
come riserva).
25 maggio 1983
Nella finale di Coppa dei
campioni ad Atene, succede l’incredibile! La Juventus nettamente favorita sull’Amburgo, schiera
in campo 6 campioni del
mondo+Platini e Boniek con
il supporto di ben 50.000
sostenitori. Non basta, il
maleficio della Coppa stregata continua come a Belgrado nel 1973. Si afferma
l’Amburgo con un tiraccio
di Magath ed a nulla vale
lo sterile predominio bianconero complice l’arbitro
rumeno Rainea che non
concede un netto di rigore
per un fallo subito da Platini in area di rigore. La delusione è grande,il sortilegio
malefico della Coppa dei

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Maggio Juve

L'inaugurazione del 'Delle Alpi' con una mista Juve-Toro
Le sconfitte in finale a Manchester e Belgrado. La tragedia a Bruxelles nel 1985. La presentazione di Antonio Conte
campioni continuerà per la
Juventus.
26 maggio 1971
Muore a soli 36 anni Armando Picchi, mitico “Battitore Libero” dell’Inter di
Helenio Herrera. Terminata
la carriera da giocatore intraprende quella di allenatore ed è proprio la Juventus che crede nel giovane
tecnico ingaggiandolo nella
stagione 1970/71, guiderà
la giovane rinnovata squadra bianconera dell’epoca
per le prime diciotto giornate poi un male incurabile
lo blocca, la squadra aveva
in ogni modo recepito i suoi
schemi e la sua volontà che
vedranno i frutti negli anni
successivi.

27 maggio 1951
Si discute ancora sul gol
fantasma avvenuto in Juventus-Genoa (4-1) disputata Domenica 20 maggio al
Comunale. Sul risultato di
1-1 nel primo tempo al 22°
John Hansen sferrò un forte tiro da fuori area la palla
entrò in rete e probabilmente una lacerazione della rete fece uscire il pallone.
L’arbitro Pieri di Trieste è
inamovibile nella sua decisione: calcio d’angolo! Buon
per la Juventus che nella
ripresa con tre segnature
portò a casa due punti e vittoria. Il gol fantasma mette
in evidenza che le reti sono
forse logore e bisognerebbe
usare delle reti nuove su
tutti i campi di gioco di tipo
morbido affinché il pallone
si afflosci toccata la rete
interna e non esca dando
l’illusione ottica del non gol.
27 maggio 2004
Muore a Torino il Dott. Umberto Agnelli, era stato il più
giovane presidente del club,
venne eletto a soli 21 anni
l’otto di Novembre 1955
con la carica di Commissario Straordinario, poi nel
1956 eletto alla Presidenza.

Nel 1962 per impegni di lavoro lascia la Presidenza a
Catella. Ritornerà ad occuparsi di Juventus nel 1994
riportando il club a vertici
di assoluto rilievo.
28 maggio 2003
Manchester, finale tutta
italiana. Milan-Juventus, in
palio la Champions League.
Per la prima volta nella storia della Coppa Campioni,
poi diventata Champions,
nell'ultima partita che vale
il trofeo, ci sono due club
italiani. Alla fine vince il Milan. Si gioca a Manchester,
in panchina alla Juve c'è
Lippi, il Milan è quello di
Ancelotti. Al novantesimo si
chiude sullo 0-0, il risultato
non cambia nei supplementari, ai rigori finisce 3-2 per
i rossoneri. Resta, comunque, una partita storica. E'
netto il predominio italiano
nella manifestazione calcistica più importante. Trionfa il Milan. La Juve va ko.
Notte triste perché quella
è l'ultima partita alla guida dei bianconeri del presidente Vittorio Caissotti di
Chiusano.
29 maggio 1985
Una data triste e malinconica per tutto l’ambiente bianconero, la finale di
Coppa dei Campioni a Bru-

xelles lascia un segno indelebile per la tragedia e per
quello che rappresenterà
in seguito. 39 morti sono il
bilancio di una serata tragica, una disgrazia senza
senso dovuta soprattutto
alla noncuranza dell’organizzazione che disputa una
finale di Coppa in uno stadio certamente inadeguato.
30 maggio 1973
La Juventus disputa la sua
prima finale di Coppa Campioni, gli avversari sono
i detentori del trofeo, gli
olandesi dell’Ajax capitati
dal fuoriclasse Cruyff. Partita senza storia decisa da
un gol in apertura di Rep
che la Juventus non riesce
a pareggiare. La grande
avventura termina in finale ma rimane in ogni modo
l’impresa di aver raggiunto
la finale di Belgrado eliminando squadre del calibro
di: Olimpique Marsiglia,
Magdeburgo, Ujpest, Derby
County. Gli spalti del Maracanà di Belgrado sono stracolmi di simpatizzanti bianconeri giunti a Belgrado
con ogni mezzo, si calcola
che siano più di quarantamila i supporters juventini
al seguito della squadra.
Mai prima d’ora una squadra o una nazionale aveva
avuto al seguito in trasferta

un numero così alto di sostenitori.
31 maggio 1990
Una mista Juve-Toro inaugura lo stadio delle Alpi
affrontando in notturna il
Porto, vittoria 4-3, con gol di
Skoro (3) e Alessio. La mista
Juve-Toro si schiera così:
Marchegiani (46° Bonaiuti), Napoli (80° Ferrarese),
Bruno, Galia (80°Avallone),
Benedetti (46° Policano),
Cravero (46° Sordo), Lentini, Rui Barros, Skoro (46°

Zago), Romano (61° Enzo),
Alessio (80° Moro). In panchina gli allenatori Bizzotto
e Lido Vieri.

Atalanta e Bari -. Per me è
un ritorno a casa, l'ho sempre sognato. L'obiettivo è
tornare a essere protago-

conferenza stampa a Vinovo. A chi gli chiede quanto
servirà per far tornare la
Juventus al top, risponde.
"Chi ha tempo, non aspetti
tempo».

Foto e testi di
Ermanno Vittorio

31 maggio 2011
Presentazione ufficiale per
Antonio Conte, nuovo allenatore della Juventus. Per
lui è un ritorno alla Vecchia Signora dopo la lunga
permanenza come giocatore e capitano. «Mi sono
guadagnato la Juve, me la
sono sudata - ha esordito l'ex allenatore di Siena,

nisti, possiamo fare grandi
cose. Quando ho iniziato la
carriera da allenatore mi
ero dato questo obiettivo.
È un motivo di orgoglio e
soddisfazione. L'obiettivo è
riportare la Juventus dove
merita di stare e dove i tifosi si aspettano che arrivi. La
Juve deve tornare a essere
protagonista", dice Conte in

(A pag. 12 da sx a dx e
dall'alto in basso: la Juve
1990; il rigore di Brady a
Catanzaro; copertina Hurrà
Juventus dedicata a Baggio; il
gol vittoria di Roberto Bettega
a Marassi; Gaetano Scirea.
In questa pagina da sx a dx
e dall'alto in basso: Armando
Picchi insieme ad Anastasi;
biglietto curva Z dell'Heysel;
programma locandina
Juve-Aiax 1973; biglietto
inaugurazione nuovo stadio
Delle Alpi 1990)
REDAZIONALE

Maratona Viaggi tra le
agenzie ospiti dell'Ente
del Turismo Giapponese

C'era anche una saviglianese, a rappresentare l'agenzia Maratona Viaggi di via Cernaia, tra la delegazione italiana invitata direttamente dall'Ente Nazionale del Turismo
Giapponese (JNTO) per conoscere meglio il
paese del Sol Levante e dare suggerimenti al
governo su come migliorare la propria offerta turistica. Un'iniziativa di marketing che il
Giappone porta avanti, invitando a proprie
spese gli operatori del settore turistico, che
una volta tornati nel proprio paese potranno
consigliare meglio potenziali visitatori interessati a scoprire l'estremo oriente.
Dal 6 al 14 marzo, Elena Lisa ha preso
parte al tour organizzato dall'Ente con altri
quattro "colleghi" italiani: accompagnata da
una guida locale (che conosceva l'italiano
dopo aver soggiornato per alcuni anni nel
nostro paese), ha visitato la capitale Tokio
e le città di Hakone, Kyoto, Osaka, Miajima
e Hiroshima. Con la delegazione italiana
c'erano anche 5 operatori del settore francesi e 3 spagnoli. “Abbiamo sperimentato direttamente l'esperienza dei tour organizzati
che le varie compagnie turistiche propongo-

no - spiega Elena -. Ogni giorno, seguendo
un programma molto fitto, abbiamo visitato
città, monumenti, attrazioni turistiche. Tornati in hotel, abbiamo dovuto compilare un
questionario di valutazione sui servizi in
generale: organizzazione dei trasporti, puntualità degli spostamenti, effettivo interesse
dei luoghi visitati. In altre parole, su come
poter eventualmente migliorare l'offerta”.
Offerta che secondo Elena è già particolarmente ricca.
“Quello che colpisce del Giappone è certamente l'ordine e l'organizzazione - spiega -.
È una realtà completamente diversa rispetto
alla nostra, affascinante e misteriosa. Direi
l'obiettivo dell'Ente del Turismo è riuscito:
quei luoghi mi sono rimasti nel cuore e sicuramente inviterò altre persone a visitarli”.
Maratona Viaggi
Via Cernaia, 4 - Savigliano (CN)
Tel. 0172 370533
E-mail: info@maratonaviaggi.it
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Spettacoli e cultura

Il 30° Salone del Libro è ormai alle porte
Dal 18 al 22 maggio, a Lingotto Fiere, ritorna la grande kermesse torinese

È

ormai ufficiale il programma della 30a edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino. Il
Salone si terrà nei padiglioni
di Lingotto Fiere dal 18 al
22 maggio. Quest'anno celebra un prestigioso traguardo
“anagrafico” scavalcando il
perimetro della tradizionale
e sempre vasta offerta editoriale per sconfinare in una
programmazione culturale a
tutto tondo che caratterizzerà per cinque giorni la città
di Torino. Il Salone 2017 avrà
luogo nei 45 mila metri quadri di superficie espositiva
dei padiglioni del Lingotto
Fiere. Circa 11 mila i metri
quadri commerciali (il 10%

in più rispetto al 2016), occupati da 424 titolari di stand
(nel 2016 erano 338), a cui
si sommano i 9 stand dei

progetti speciali. Complessivamente questa trentesima edizione propone 1.060
case editrici, dando vita a
un programma che conta
circa 1.200 appuntamenti

disseminati nelle 30 sale a
disposizione del pubblico,
che vanno dai 600 posti della più grande, la Sala Gialla,
ai 20 dei laboratori didattici.
Il totale delle case editrici è
rappresentato dalle 390 con
stand proprio, da altri 360
editori italiani e stranieri
ospitati da stand di colleghi,
dalle presenze di 10 fra case
discografiche ed editori musicali accolti nell’area ad essi
dedicata e da quelle inserite nei 12 spazi regionali di
Piemonte, Toscana (regione
ospite), Basilicata, Calabria,
Friuli, Lazio, Marche, Puglia,
Sardegna, Sicilia, Umbria e
Valle d’Aosta, oltre all’area
di Matera 2019, e nei tre
stand internazionali di Cina,
Romania e Marocco, che insieme accolgono ulteriori
300 realtà editoriali dei loro
territori. Quest'anno il Salone è ispirato nelle sue sezioni
tematiche dal filo conduttore
“Oltre il confine”, come recita il titolo di quest’anno, illustrato da Gipi nell'immagine
guida, il programma intessuto per l’edizione 2017 da
Nicola Lagioia (nella foto)
con i quattordici consulenti del Salone e lo staff della

Stelle e strisce: 'Another side of America'

S

criveva Umberto Eco in "Sette anni di
desiderio": “L’America ha un’incredibile
capacità di storicizzare il passato prossimo”.
Da questo pensiero, il 30° Salone Internazionale del Libro di Torino andrà “oltre il
confine” per esplorare la società “stelle e
strisce” con gli approfondimenti della sezione "Another Side
of America", che eredita la tradizionale
presenza del Paese
ospite della manifestazione. Le voci, che
condurranno il pubblico del Salone lungo
questo coast to coast,
saranno quelle del
Premio Pulitzer Richard Ford, nell’occasione in dialogo con Sandro Veronesi, di
Jonathan Lethem, per presentare l’uscita
in Italia del suo nuovo libro, che arriva grazie alla collaborazione con La Milanesiana,
lo scriitore-giornalista Alan Friedman attraverso il suo libro "Questa non è l’America", di Brian Turner a confronto con Giu-

seppe Culicchia. E ancora Bruce Sterling
con le sue visioni cyberpunk, l’autrice di Future Sex, Emily Witt, della poetessa Claudia Rankine, di Chris Bachelder, mentre
Daria Bignardi guiderà il pubblico al di là
della frontiera col Canada per incontrare
Miriam Toews. Non potevano mancare
gli omaggi ad alcuni
simboli della letteratura statunitense,
come Kent Haruf,
Stephen King, Allen Ginsberg e il
genere hard boiled.
Un evento speciale
viene invece dedicato a "Furore" di John
Steinbeck,
frutto
della partnership con
la Scuola Holden. Infine, all’interno dell’area
espositiva del Lingotto troverà posto la Libreria a Stelle e Strisce, uno spazio curato dalle case editrici indipendenti Europa
Edition e Other Press.
(p.r.)
(Foto Salone Internazionale del Libro)

Fondazione per il Libro, si
apre verso nuove dimensioni sia in termini di contenuti,
sia dal punto di vista degli
spazi fisici e degli orari, caratterizzando in tal senso la
consueta passerella di grandi autori e protagonisti della scena culturale italiana e
internazionale. Varcando la
soglia del trentesimo Salone del Libro di Torino sarà
il pubblico stesso ad essere
condotto. Il visitatore potrà
scoprire il volto autentico degli Stati Uniti con la sezione
“Another side of America”.
Potrà incontrare donne che
stanno cambiando il mon-

dei suoi orari di apertura il
Salone si dilata popolando
l’intero territorio cittadino
con una fitta serie di incontri,

do, protagoniste di “Solo noi
stesse”, lasciarsi sorprendere dai reading di “Festa
Mobile”, per affacciarsi sul
futuro con gli appuntamenti
de “L’età ibrida”. Un modo
per conoscere l’Italia che
risorge dal terremoto, ospite della programmazione
“Il futuro non crolla”, per
riconsiderare il vero valore
del cibo e dell’alimentazione
negli spazi di “Gastronomica”. Spazio anche per imbattersi nell’arte e nell’illustrazione di grandi maestri
con “Match. Letteratura vs
Arte” e per confrontarsi con
la letteratura di frontiera
dei “Romanzi Impossibili”.
Per vivere l’evento al di là
dei padiglioni del Lingotto e

concerti, reading, esibizioni,
feste ecc. per animare ogni
giorno e fino a tarda sera le
location più suggestive del
capoluogo subalpino. Non
mancherà il programma del
Salone Off, che mai come
quest’anno, in cui il Salone
chiude i battenti alle ore 20,
diventa un elemento integrante del programma della
manifestazione, invadendo
Torino ed espandendosi in
altre 15 località del territorio
provinciale e regionale. Oltre
150 luoghi coinvolti nei modi
più disparati: alcune sono
location insolite, come quelle occupate dal programma
esterno di “Festa Mobile”
(fra i tanti, la mongolfiera di
Borgo Dora o il Sommergibi-

le Andrea Provana al Parco
del Valentino), oppure vere
e proprie sedi distaccate del
Salone come l’area dell’ExIncet per i concerti serali. Fra gli eventi fuori sede
anche le “Narrazioni Jazz”
organizzate con la Città di
Torino, il cui concerto della
serata di mercoledì 17 maggio all’Auditorium del Lingotto inaugurerà il Salone con
“Jass. Ovvero quando il jazz
parlava siciliano” (accesso
gratuito con possibilità di
prenotare il ticket a 5 euro).
L’Ibf - International Book Forum, l’area professionale per
la compravendita dei diritti
editoriali, occuperà quest’anno le sale del Museo Carpano
di Eataly dove i 370 gli operatori dell’editoria ad oggi
iscritti, di cui 128 stranieri da
29 Paesi, daranno vita a contrattazioni e appuntamenti
commerciali. Ad essi si aggiunge la presenza di 40 realtà italiane e internazionali
del comparto dell’audiovisivo
di Book to Screen, sezione
che Ibf dedica alle produzione televisive, cinematografiche e new media, con alcuni
dei marchi più importanti del
settore a livello mondiale.
Paolo Rachetto
(Foto Salone Internazionale del Libro)

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Spettacoli e cultura

Al Gobetti 'Il malato immaginario'
Dal 9 al 14 maggio il regista Ugo Chiti dirige il capolavoro di Moliére

D

al 9 al 14 maggio debutta al Teatro Gobetti
"Il malato immaginario" di
Molière, con l’adattamento,
l’ideazione spazio e la regia
di Ugo Chiti. Lo spettacolo
è interpretato da Giuliana
Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Gabriele
Giaffreda, Elisa Proietti. Le
luci sono di Marco Messeri,
le musiche di Vanni Cassori,
gli arredi di scena di Francesco Margarolo, assistente ai
costumi Dagmar Elizabeth
Mecca. Produzione Arca Azzurra Teatro. Nello spettacolo, l’ossessione ipocondriaca
di Argante sembra un atteggiamento contemporaneo,
come del resto la sua vulnerabilità ai raggiri degli
esperti e dei dottori, altra
caratteristica della nostra
società, dove i rimedi sono
spesso peggiori dei mali. Al
rapporto di dipendenza di
Argante, alla sua mancanza
di giudizio fanno da contraltare la schiettezza e la saggezza della servetta Tonina,

24° Fiera mercato "Fiori e Vini"
Nel centro di Carignano, dal 13 al 14 maggio, la kermesse floreale

N

autentico deus ex machina
dell’ultima commedia di
Molière. Il termine immaginario nella lingua francese del XVII secolo significa
pazzo. Si tratta di una farsa
all’antica, dove confluiscono i trent’anni di pratica di
scrittura per il palcoscenico
del grande autore: dietro
la facciata sbeffeggiante, si
cela una malinconica sfiducia nell’uomo e nella sue
potenzialità. Scrive il regista: "Il malato immaginario
è l’ultima irridente commedia di Molière (la morte lo

coglierà dopo una recita).
Farsa-commedia, intrisa di
realismo dove i personaggi si muovono sulla ritmica
dell’intreccio comico occhieggiando alla “commedia
dell’arte” senza tralasciare,
dietro il risibile, quella seconda lettura d’ombra che
lascia intuire la natura più
sinistra di figure inquiete;
caratteri teatrali che fiorano il tragico con un ghigno
divertito di maschere comiche".
Paolo Rachetto
(Foto Teatro Stabile Torino)

XX edizione di 'Torino Porte Aperte'
4 domeniche per scoprire il ricco patrimonio artistico locale

L

a ventesima edizione di
“Torino Porte Aperte”,
presentata a Palazzo Civico
a Torino, richiama l’attenzione della città sul ricco
patrimonio artistico locale.
Tra i moltissimi appuntamenti in calendario nelle
prossime quattro domeniche, vi è l’apertura straordinaria al pubblico della
sala Gonin, gioiello della
Torino ottocentesca. Situata all’interno della stazione
di Porta Nuova, la terza
grande stazione italiana, tra
le quattordici gestite dalla Società Grandi Stazioni
Rail, la sala Gonin era la
sala d’attesa di prima classe
dove era ospitata la famiglia
reale quando si spostava da
Torino. E’ stata ideata nel
1861 dall’ingegner Alessandro Mazzucchetti e affrescata a partire dal 1864
dal pittore Francesco Gonin. Adottato dalle studentesse e dagli studenti del

liceo Massimo D’Azeglio,
il salone sarà aperto alla
città domenica 21 maggio
dalle 10 alle 18. L’iniziativa
si inserisce nell’ambito del
progetto 'La Scuola adotta
un monumento'. Quest’anno 58 capolavori, molti dei
quali non sempre accessibili al pubblico, mostrano, per
la prima volta, le loro bellezze: la Basilica di Superga,
il Teatro Nuovo, il Polo del
‘900, il cinema Garibaldi e
Chiesa dei Santi Simone e

Giuda, il quartiere Campidoglio, l’Ospedale Sant’Anna, l’ex Collegio delle Figlie
dei Militari, la Chiesa Madonna della Divina Provvidenza, la Fondazione Merz,
l’ex fabbrica Safov, la scuola
elementare Re Umberto I,
la Chiesa di Maria Consolatrice, il Giardino bambine e
bambini vittime di Beslan, il
Giardino Walter Ferrarotti
e la Chiesa della Santissima
Trinità a Verolengo. (p.r.)
(Foto Comune di Torino)

el weekend del 13 e 14 maggio,
come è ormai tradizione da 24 anni
a questa parte, il centro di Carignano ospiterà la rassegna primaverile “Fiori & Vini”,
organizzata dal Comitato Manifestazioni
Carignano, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale. Una kermesse
floreale che ha come location il parco
comunale di Villa Bona. Profumi e colori
dei fiori di ogni varietà saranno abbinati ad una vasta esposizione di piante da
appartamento e allestimenti da giardino.
Non mancheranno le degustazioni guidate
dalla serata di venerdì 12 maggio, con una
serie di “degustazioni” dei Sommelier AIS.
Si spazierà dalla Puglia alla Basilicata, dal
Cave Mont Blanc de Morgex et La Salle
al Vermouth di Torino. L'edizione 2017 di
“Fiori & Vini” si contraddistingue in questa
edizione per la qualità delle sue offerte. I
visitatori, costeggiando le mura del parco,
lungo le vie Monte di Pietà e Frichieri, potranno ammirare le creazioni artigianali di
espositori provenienti da tutto il Piemonte. Piazza Liberazione, sarà l'altro punto
di riferimento dell'evento con “Sapori in
Piazza”, stand enogastronomici di qualità,
dove si potranno degustare alcune delle

eccellenze regionali del Bel Paese. Appuntamento dunque per l'inaugurazione ufficiale della 24° edizione di “Fiori & Vini”
nel Parco Comunale sabato 13 maggio, alle
ore 10.30 (venerdi 12 maggio alle ore 19
apertura di “Sapori in Piazza” in piazza Liberazione).
(p.r.)

Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

Direttore Responsabile
Roberto Grossi
rogro@inwind.it
Hanno collaborato
Bruno Bernardi, Antonio Catapano
Enrico Heiman, Ezio Maletto,
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Alessandro Vaccaneo, Marco Venditti
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