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JUVETORO n. 24 ANNO VI bassa OK .pdf



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GIORNALE DEI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno VI - N. 24 - 21 MAGGIO 2017 - Copia omaggio
3 domande a BB

Coppa Italia

La Partita/Il Punto

Controcorrente

“Poche squadre europee
hanno il DNA Juve. Ora
occorre spingere ancora
più forte sui pedali”

La conquista della 12a
coccarda tricolore.
Una serata di passione
all'insegna del 'fair-play'

Ultima allo Stadium: è
giunta l'ora del secondo
balzo! L'hombre del
momento è Dani Alves

Come acchiappare lo
scudetto, ma all'ultimo
respiro. Nel calcio mai
dare nulla per scontato

a pag. 2

a pag. 4

a pag. 5 e 7

a pag. 6

È QUI LA FESTA?

DOPO LA CONQUISTA DELLA TERZA COPPA ITALIA CONSECUTIVA,
È L'ORA DI ENTRARE NELLA LEGGENDA VINCENDO
IL SESTO SCUDETTO DI FILA
JUVENTUS-CROTONE | DOMENICA 21 MAGGIO ORE 15

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2

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3 domande a... Bruno Bernardi

“Poche squadre europee hanno il DNA Juve”
“La scuola bianconera sa tirare fuori il meglio dal gruppo. Ora sotto con scudetto della leggenda e Champions...”

B

runo Bernardi, mercoledì scorso a Roma
la Juve ha vinto la terza
coppa Italia consecutiva:
non era mai accaduto nella
storia del calcio italiano...
È vero, mai nessuno lo aveva fatto. È il primo obiettivo realizzato da un gruppo
di giocatori di qualità e di
quantità. Tre coppe consecutive vinte sono un risul-

tato apparentemente meno
importante di altri ma in
realtà è la dimostrazione di
quanto la scuola-Juventus
sappia tirar fuori dal serbatoio del gruppo-squadra,
di quanto sappia tirar fuori tutta l'energia, lo spirito
di sacrificio, la caparbietà
nell'inseguire obiettivi. Poche altre società europee
hanno nel loro dna queste
caratteristiche. La Lazio,
alla vigilia, sembrava molto
più affamata della Juve, più
tonica e in forma. Ma poi,
di fronte alla squadra che
aveva perso sulla stessa
erba dell'Olimpico capitolino una gara delicata come
quella contro la Roma, gli
aquilotti hanno dovuto arrendersi. Sento parlare di
'tripletta': obiettivo non impossibile. Ma i conti, nel calcio, si fanno solo alla fine ed
è giusto che la Juve guardi
a occhi bene aperti sul fu-

turo iniziando dalla gara di
domenica prossima contro
il Crotone.
Infatti contro i calabresi,
ancora in corsa per la salvezza, Higuain e compagni
saranno chiamati ad una
sorta di seconda finale in

quattro giorni, questa volta per aggiudicarsi uno
scudetto che sarebbe veramente leggendario: il sesto
tricolore vinto consecutivamente...
Un'altra delle tappe che bisogna affrontare sapendo
che occorre ancora spingere forte sui pedali. Perché il
Crotone si batterà sino alla
fine per provare a centrare
l'obiettivo salvezza, obiettivo che sino a poche settimane fa sembrava impresa impossibile. Gli uomini
allenati da Davide Nicola
stanno dimostrando che

anche una neo-promossa
può sperare sino all'ultimo
di non dover tornare subito in B anche se per larghi
tratti del torneo parevano
già condannati. Ma la Juve
non può fare concessioni
anche se il rischio è di dare
tutto per scontato. Madama
non può che puntare alla
vittoria, a quei tre punti
che chiuderebbero il discorso scudetto. La Juve ha
quindi davanti a sé un solo
obiettivo: quello di centrare un'impresa leggendaria,
quella della mezza dozzina di magnifici scudetti
inanellati uno dopo l'altro,
conquistati con ampi meriti. Tutti hanno fatto la loro
parte e tutti la faranno anche nell'ultimo atto di fronte al popolo juventino che
affollerà domenica pomeriggio lo Juventus Stadium.
E poi ci sarà la sfida di
Cardiff contro il Real Madrid, terza e ultima 'finale'
per i bianconeri...
Eh sì, un traguardo di grandissimo prestigio, un trofeo
che i tifosi della Vecchia
Signora aspettano da ben
21 anni. Un trofeo che vedono sempre più vicino
anche se il Real Madrid è
un'avversaria di altissima
levatura tecnica, tattica e
di personalità. I madrileni
si troveranno però di fron-

te una Juve che non è soltanto 'affamata' ma anche
'assetata' di gloria. Sarebbe
splendido che l'avventura
continentale si concludesse
con Buffon che alza la 'coppa delle grandi orecchie'
nel cielo di Cardiff. Buffon,
oltre a questa coppa, meriterebbe anche il 'Pallone
d'oro' alla carriera. Sarebbe un premio strameritato,
non ho dubbi.
Roberto Grossi

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La Conquista della 12a Coppa Italia

Una serata di passione all'insegna del 'fair-play'
Stadio Olimpico pieno come un uovo. Vip a go-go, tante famiglie e tifo sano. E alla fine il grande successo bianconero

E

ra da molto tempo
che non si vedeva uno
stadio Olimpico con tanta
affluenza di gente. Forse
dall'anno scorso, quando nello stesso impianto si
affrontarono, sempre per
la finale di coppa Italia, la
Juventus e il Milan. Mercoledì scorso l'Olimpico era
strapieno in ogni ordine di
posto e anche le zone antistanti lo stadio erano invase

da migliaia di tifosi che in
un mercoledì di avanzata
primavera dividevano le
passioni tra il calcio e gli
internazionali di tennis. Un
catino rovente (anche per
l'elevata temperatura) per
una serata come da tempo
non si vedeva. La storica
curva nord, quella riservata ai laziali, esponeva una
scenografia da applauso
a scena aperta dove su un

lenzuolo tinto di bianco e
celeste imperava una gigantesca aquila simbolo
della gloriosa società capitolina. Non era da meno la
curva sud, casa abituale dei
tifosi giallorossi romanisti,
dove invece una scenografia di un tricolore acceso
nei colori copriva totalmente il settore riservato agli
juventini. La tribuna Tevere e quella monte Mario,

anch'esse zeppe all'inverosimile, e dove in qualche
settore si vedevano gruppi
mescolati delle opposte fazioni. Una bella sensazione
di tifo coniugato alla sportività, merce rara nell'Italia
violenta e ignorante di oggi.
D'altronde tra laziali e juventini c'è rivalità sportiva
ma non quell'astio che a
tratti sfocia nell'odio come
accade tra romanisti e seguaci della Vecchia Signora. La sensazione era che
in occasione dei goal ma
specialmente nei cori - e al
di là, ripetiamo, della coreografia laziale bellissima
per impatto visivo - il tifo
della Juventus dominasse
a tratti in forma più evidente. Oltre al Presidente
della Repubblica, Sergio
Mattarella, che si sarà anche lui divertito in questa
serata di sano sport, c'era
la tribuna dalle poltroncine
blu gremita di personaggi
del mondo dello spettacolo.
Ci siamo soffermati sulla
coppia delle donne famose
in collegamento con la Rai
formata dalla super laziale doc Anna Falchi (in un
vestito a tubino in tinta az-

zurra come la sua Lazio) a
cui rispondeva la sua rivale
sportiva, la bella giornalista
di "Uno mattina" Francesca Fialdini, vestita interamente con una casacca

della Juventus. Ai due goal
della Juve la Fialdini si lasciava andare ad esultanza
da vera tifosa ultrà mentre

il cammino verso la 'tripletta' è appena iniziato:
"Il merito della vittoria
della coppa Italia – ha di-

la bellissima Anna Falchi
rimaneva impietrita davanti allo strapotere bianconero. Più giù il tifosissimo
Massimo Giletti, torinese e
a suo volta uomo-Rai a trecentosessanta gradi: il buon
Massimo, elegante come
sempre ma non per questo
meno acceso dei compagni
di tifo, osservava anche lui
con grande partecipazione l'andamento della gara.
Alla fine baci e abbracci tra
tutti. Come dovrebbe essere
sempre in uno stadio di calcio.... E a fine partita, dopo
la premiazione che lo ha
visto coinvolto come poche
altre volte, Massimiliano Allegri ha ricordato a tutti che

chiarato il trainer livornese – è di questi ragazzi
straordinari, di un gruppo
di professionisti seri e di
una società alle spalle dove
l'organizzazione è una sicurezza per lavorare bene.
Ma ora dobbiamo subito
concentrarci sul Crotone:
domenica pomeriggio abbiamo un solo risultato a
cui pensare per chiudere
il discorso campionato. Nel
calcio ne succedono di tutti
i colori, bisogna tener sempre le antenne ben dritte
specie quando ci si avvicina
ai risultati..."
Appuntamento a domenica, quando la Juve, chissà,
potrebbe entrare nella leggenda del calcio italiano...
Marco Venditti

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(Dall'alto in basso curva Juve
all'Olimpiico; premiazione
squadra; il nostro inviato
Marco Venditti con Anna
Falchi e Francesca Fialdini;
la curva nord laziale)

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Juve-Crotone/La Partita

Vecchia Signora, è ora di entrare nella leggenda!
L

a grandezza di una
squadra e della società
che sta alle spalle si misurano certamente dagli
obiettivi centrati, dalla durata nel tempo delle prestazioni al top, dalla continuità della supremazia sulla
concorrenza. Sicuramente
però è la capacità di saper
metabolizzare le vittorie,
ponendole immediatamente nel cassetto delle cose
passate, per tuffarsi in una
nuova sfida, ciò che sancisce l'aspetto epico di tale
squadra. Questo è il fattore a cui la Juventus deve
attingere se vuole porre la
parola “fine” alla rincorsa allo scudetto, iniziata
nell'estate scorsa, proseguita con buona costanza,
ma rallentata nelle ultime fasi soprattutto per il
prezzo obbligato da pagare
agli impegni sui vari fronti.
Sulla carta la gara contro
il Crotone non è neppure

proponibile, visto il divario
abissale tra le due compagini. Eppure chi ha esperienza delle pallonare cose
sa che il vecchio detto “mai
dire mai” si cala sul campo
quando meno lo si attende.
È lo scontro tra una corazzata costruita per vincere
tutto ed un piroscafo alla
sua prima navigata nelle
acque del massimo campionato. Tutto apparentemente
scontato, se non fosse che
entrambi i “natanti” hanno
priorità molto concrete da

rispettare. Per il bene dello
spettacolo e per la regolarità della partita. La Juventus, fresca vincitrice della
Coppa Italia centrata per
la terza volta consecutiva,
prima ed unica volta nella
storia, è all'inseguimento di
un sogno. E se la finale di
Roma di mercoledì è stato
il primo gradino di una scala dalla salita esaltante, la
gara col Crotone ha il sapore non tanto di un match di
campionato, ma di una nuova, seconda finale in pochi

giorni. I ragazzi di Allegri
sono chiamati a chiudere il
discorso scudetto una volta
per tutte. Troppe le occasioni rimandate. Il distacco in
classifica ha permesso di
centellinare le energie, ma
collezionare 2 punti nelle
ultime 3 giornate non è da
Juve. Soprattutto alla luce
della sconfitta patita nello
scontro diretto con la Roma
domenica scorsa e che mette i giallorossi in posizione
di vantaggio in un ipotetico arrivo a pari punti. Dal
canto suo il Crotone sta
onorando a testa altissima
la sua prima partecipazione alla serie A. Gli uomini
di Nicola stanno vendendo
cara la pelle su tutti i campi
togliendosi notevoli soddisfazioni, sono imbattuti da 7
giornate, nelle quali hanno
collezionato 17 punti. Vittorie esterne contro Chievo e
Sampdoria, vittoria interna
contro Inter e pari col Mi-

lan: un ruolino non certo
da pericolante. La marcia
balbettante di Empoli e Genoa autorizza i calabresi a
sperare nell'impresa miracolosa. Resta comunque il
divario stridente tra le due
squadre, unito alla dose immensa di entusiasmo (bandita l'euforia per volere di
mister Allegri!) per la Coppa Italia n° 12 della storia
di Madama. Per la Juve è

il 2° gradino da salire per
consacrarsi alla leggenda.
Per conseguire qualcosa che solo a pensarlo fa
tremare i polsi: 6 scudetti
di fila, mai visto, mai raggiunto, mai concepito. E di
infilata, il “sogno”. Perché,
triplete o non triplete, da
domenica sera si possa tutti
cantare: “Ce ne andiamo a
Cardiff”.
Marco Sanfelici

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ControCorrente

Come acchiappare lo scudetto, ma all'ultimo respiro
Nella fase finale della stagione la Juve è calata, il vantaggio diminuito e non è scontata neppure la vittoria con il rinato Crotone
di ENRICO HEIMAN

utto bene quello che
finisce bene. Lo diceva
Shakespeare, più o meno
500 anni fa. Se finisce bene,
però. Discorsetto che sembra fatto apposta per fotografare la situazione della
Juventus all’indomani della
sconfitta di Roma in campionato. Una battuta d’arresto (3-1 ineccepibile) che
non solo rinvia la festa scudetto, ma al tempo stesso
pone più di un interrogativo
sulle effettive possibilità di
vincere il campionato. Che
secondo i tifosi era già vinto e stravinto da due mesi.
D’accordo, a due giornate
dalla fine restano 4 punti
di vantaggio sulla Roma e
5 sul Napoli, come recita la

risultati del giorno prima,
cioè delle partite di Roma
e Napoli. Col rischio, pressoché scontato, di trovarsi
i giallorossi a un punto e i
partenopei a due. Come reagirà sul piano psicologico
madama Juve? Di fronte,
nel pomeriggio del 21 maggio, avrà il Crotone che lotta
per salvarsi ma con 31 punti è risalito a una lunghezza
dall’Empoli e a due da Genoa. La squadra calabrese
allenata da Nicola, ex terzinotto battagliero che ha
trascorso gran parte della
carriera al Genoa e il rateo
finale nel Torino, viaggia a
ritmi scudetto: nelle ultime
7 partite ha conquistato 17
punti, frutto di 5 vittorie e
2 pareggi. Al contrario la
Juve appare in vistoso rallentamento. In campionato nelle ultime 3 gare ha
messo insieme 2 soli punti,
grazie ai pareggi a Berga-

classifica: 85-81-80. Ma il
dato aritmetico non è tutto. Si da il caso che sabato
20 maggio la Roma (ore
18) sia attesa a Verona dal
Chievo di cui farà probabilmente un sol boccone,
mentre nella tiepida serata
partenopea (20.45) il Napoli divorerà i resti di una
disarmante e disarmata
Fiorentina che domenica
ha faticato per superare le
seconde linee della Lazio,
con i biancocelesti già con
la testa alla finale di Coppa
Italia con la Juve. Mentre
scriviamo queste note non
solo non sappiamo l’esito del mercoledì di Coppa,
ma quando questo giornale
verrà distribuito allo Stadium e in altri luoghi della
città si conosceranno già i

mo con l’Atalanta (2-2) e
nel derby col Torino (1-1).
A Roma, sotto l’arrembaggio giallorosso, sono emersi
problemi che si credevano
superati. La banda Spalletti
ha marcato una netta superiorità atletica, con slancio
e velocità superiori. Hanno
anche picchiato quelli della
Roma, senza che l’arbitro
livornese Banti intervenisse
con energia. Troppo tardi
ha messo mano ai cartellini,
inoltre ha ignorato nel finale un grave fallo di Paredes
su Dybala. Era da rigore,
ma sul 3-1 non avrebbe
comunque cambiato l’esito
della sfida. E anche la conclamata saldezza difensiva
della Juventus ha mostrato
lacune e scricchiolii. Non è
più a prova di bomba, basta

T

poco per metterla in crisi. Si
dirà che il necessario tornover implica la rinuncia a
titolari importanti. Che Asamoah non vale Alex Sandro, comunque più efficace
come ala che come terzino,
che Lichsteiner non regge
il confronto con Dani Alves,
entrato nel 2° tempo. E che
Dybala lo si è visto troppo
tardi, solo nell’ultimo quarto di gara. Ma quando ha
giocato si è ogni volta intestardito nel voler fare tutto
da solo. Sarebbe opportuno
ricordargli che il calcio è
un gioco collettivo, non un
fatto individuale. Contro i
poderosi difensori giallorossi ha fatto la fine di un
topolino in gabbia. Esistono però altre ragioni per
spiegare il calo della Juve.
Proprio nella giornata in
cui Allegri, anziché i soliti
due, ha deciso di schierare
un centrocampo a tre, con
Lemina (autore del gol), Pijanic e Sturaro. Di fronte si
è trovato un reparto con De
Rossi, alla miglior prestazione degli ultimi anni, Paredes, Nainggolan e il “finto
nueve” Perotti che di fatto
si è rivelato un centrocampista aggiunto. Ma non solo
4 contro 3. I giallorossi hanno lanciato nella mischia il
furore atletico di Rudiger,
picchiatore tedesco di nazionalità ma che ci rimanda
a coreografiche immagini
dell’Africa nera. E poi tutti
correvano il doppio, anticipavano il doppio, menavano
il triplo. Non serve lo psicologo per spiegare che in
coda a una stagione dispendiosa la Juve paga il peso
dell’impegno di Champions.
Senza contare che le variabili tattiche di Allegri hanno
trasformato un attaccante
come Mandzukic in mediano sinistro, Higuain da
goleador in centravanti tuttofare, con faticosi rientri
per andarsi a recuperare
la palla. Che la lentezza di
Khedira e Pijanic alla lunga
penalizza il gioco dell’intera squadra. Ci sono stati
momenti bellissimi, vittorie
entusiasmanti. Il 3-0 al Bar-

cellona allo Stadium, il duplice successo sul Monacò.
Ma ci sono anche 5 sconfitte in campionato, contro
Inter, Milan. Genoa, Fiorentina e Roma. Ecco perché

la Juve, idolatrata da quelli
che la amano e spesso sovrastimata dalla critica per
inderogabili motivi di “audience”, 12 o 13 milioni di
tifosi, a due giornate dalla

fine si trova a dover fare i
conti con una situazione
imprevista. Mentre pensava che il campionato fosse
finito da tempo. Invece, per
cucirsi il 6° scudetto consecutivo, che sarebbe record
assoluto da quando esiste il
calcio in Italia, sarà ancora
costretta a soffrire. Mancano due gare, Crotone e
poi a Bologna. Ma a questo
punto nulla è scontato. Per
acchiappare questo scudetto la Juve dovrà lottare e
combattere fino all’ultimo
respiro. Chi l’avrebbe mai
detto.

6° tricolore ok, ma c'è anche
la magia del numero 7
L

a numerologia è una disciplina
molto interessante e si dice
che la matematica governi il mondo. Ora, guardando alle nostre
umane vicende, e alle nostre passioni come la squadra del cuore,
non possiamo non notare come
7 anni fa l’Inter ha vinto la coppa
dalle grandi orecchie (sappiamo
come, ovvero anche per merito
di arbitraggi discutibili…), 7 anni
prima (2003) aveva vinto il Milan,
andando indietro di altri 7 anni la
Juventus… Orbene, ricorre il numero 7. Un numero molto importante che viene sviscerato in tutte
le religioni e in tutte le discipline
esoteriche. 7 erano le fanciulle e i
fanciulli che venivano offerti dalla
città di Atene a Minosse. 7 sono
le virtù: 3 teologali (fede, speranza, carità) e 4 cardinali (giustizia,
temperanza, prudenza, fortezza).
7 sono i peccati capitali: gola, accidia, superbia, avarizia, invidia, ira
e lussuria. 7 sono i bracci del candelabro ebraico Menorah. 7 sono
gli attributi fondamentali di Allah:
vita, conoscenza, potenza, volontà, udito, vista e parola. Secondo
il Corano 7 sono i cieli creati da
Dio, 7 le terre, 7 i mari, 7 gli abissi dell'inferno, e 7 le sue porte. 7
sono i versetti della prima Sûra
del Corano, la Fâtiha, la più recitata dai fedeli. 7 i gradi di interpretazione dei significati allegorici del
Corano (come disse il Profeta). 7
sono le parole arabe della dichiarazione di fede, pronunciando la
quale si diventa musulmani. 7 sono
le pratiche obbligatorie durante il
Pellegrinaggio alla Mecca, 7 i giri

che si compiono attorno alla Kaaba, 7 le corse tra le collinette di
Safâ e Marwâ. 7 sono gli Dei della felicità del buddhismo e dello
shintoismo. Le lettere dell’alchemico V I T R I O L sono 7: Visita,
Interiora, Terrae, Rectificando, Invenies, Occultam, Lapidem: visita
l’interno della terra (il proprio intimo, la Psiche) e rettificando scoprirai la pietra nascosta. Il numero 7 rappresenta il tutto, poiché
il 7 è il numero della creazione.
Il numero 7 esprime la globalità,
l’universalità, l’equilibrio perfetto
e rappresenta un ciclo compiuto e dinamico. È considerato fin
dall’antichità un simbolo magico
e religioso della perfezione. Prima di Cardiff bisogna chiudere il
discorso scudetto e il prossimo
scoglio (si spera l’ultimo per non
soffrire fino all’ultima giornata) si
chiama Crotone, che ha avuto tra
i suoi cittadini illustri il grande Pitagora (foto sopra), famoso per il
suo teorema geometrico, ma che

è una delle figure più importanti
per tutte le discipline del sapere.
Dai Pitagorici il 7 fu considerato
simbolo di santità. Secondo questa scuola il 7 era “amitor” (senza
madre) in quanto non era un prodotto fattoriale ma generato solo
dall’unità. Pitagora, che è stato lo
studioso per eccellenza ed il promulgatore della scienza dei numeri
applicata anche alla numerologia,
sceglieva i suoi discepoli tra quelli
che avevano il 7 nel loro profilo
numerologico, in quanto persone
riservate ed introspettive, con un
forte intuito e una predisposizione al misticismo. Platone definiva
il 7 anima mundi. Presso gli Egizi
simboleggiava la vita. Il numero 7
rappresenta il perfezionamento
della natura umana allorché essa
congiunge in sé il ternario divino
con il quaternario terrestre. Essendo formato dall’unione della
triade con la tetrade, esso indica
la pienezza di quanto è perfetto,
partecipando alla duplice natura
fisica e spirituale, umana e divina.
È il centro invisibile, spirito ed anima di ogni cosa. Il 7 è il numero
della piramide in quanto formata
dal triangolo (3) su quadrato (4).
Chissà se gli Dei del calcio si conformeranno alla numerologia che
tanto stava a cuore al nostro Pitagora e in questo caso il destino
sembra essere già scritto negli
astri. Tuttavia la palla è rotonda e
l’avversario è di quelli tosti, ma si
sa che per le grandi imprese serve
tutto e allora affidiamoci anche ai
numeri.
Alessandro Vaccaneo

amcsrls@yahoo.it

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7

Il Punto

Ultima allo Stadium: è giunta
l'ora del secondo balzo!
L'hombre del momento è il 'gerovitalizzato' Dani Alves
l primo balzo di quello che
può diventare un salto triplo da urlo è stato compiuto
e, tanto per restare in tema,
centrando un trittico a sua
volta storico: la terza Coppa
Italia o, come la chiamano
adesso, Tim Cup, consecuti-

va, in capo a una prestazione all'insegna di un canto
brasileiro, flautato, fatato e,
per gli Inzaghi boys, presto
fatale. Inutile negare che
la vacanza romana della
Signora avesse destato ap-

prensioni, soprattutto alla
luce della languida serata
domenicale, ma spavento
iniziale a parte, si è capito
subito che il vernissage di
congedo dalla Capitale era
improntato alla rivisitazione
di un classico del repertorio
capitolino e, infatti, Madama non solo si è guardata
bene dal fare la “stupida”,
ma ha divorato in meno di
mezz'ora una Lazio apparentemente più tenera della
panna, salvo poi limitarsi a

controllare che la stessa non
montasse. Volitiva e nuovamente cattiva, come si deve
essere nelle prove senza
ulteriori appelli, nella Juve
che ha spalmato una mano
di vernice fresca sulla coccarda tricolore si è stagliata

la classe fulgida e adamantina dell'hombre del momento, del partido, delle finali:
il gerovitalizzato Dani Alves
che non perde occasione,
quando i margini d'errore
sono pari a zero, per ob-

nubilare
definitivamente
l'appellativo di mr. I.N.P.S
cucitogli addosso, peraltro
giustamente, nel malinconico autunno in cui trascinava
la sbiadita, mesta e irritante
controfigura del meraviglioso campione ammirato con
la maglia blaugrana. La sua
tendenza ad accentrarsi,
forse un po' troppo, fa di lui,
a tratti, l'autentico regista
offensivo della squadra, ma
va bene così; un terzino con
piedi da trequartista è quan-

to di meglio possa desiderare una compagine opulenta
di talento individuale, ma
arida di schemi. Cosa fatta,
capo ha e, per quanto possa
apparire strano e inopinato,
anche il terzultimo appuntamento di stagione è assurto a dimensioni da “dentro o fuori”. Strano perché,
in questi anni, raramente
i bianconeri si sono ridotti
alla penultima giornata per
scrivere l'epitaffio di un torneo incessantemente dominato; inopinato per le ripetute circostanze in cui, pur
umanamente distratti dalla
malia continentale, hanno disatteso le occasioni di
griffare l'italico libro dei record con il leggendario sesto
scudetto di fila. Il segno del
comando, a questo punto
una sorta di Godot, è atteso
per domenica pomeriggio.
A recapitarlo dovrebbe essere il Crotone, una compagine data prematuramente
per estrusa dal massimo
torneo che, sorprendentemente, ha saputo rimettere
in discussione certezze che
parevano inscalfibili. Però,
pur con il dovuto rispetto
che chiunque merita, anche
solo immaginare gli uomini
che hanno accompagnato il
Barcellona alla porta d'uscita della Champions League,
in difficoltà al cospetto di
Falcinelli e soci (nonostante
le casacche siano simili), è
davvero un esercizio estremamente acrobatico nel
quale, anche il più spericolato dei pessimisti non oserebbe cimentarsi. Quindi, è
giunta l'ora del secondo balzo, probabilmente senza annessa coriandolata, ma poco
cale. L'importante è poter
orientare la mente, sgombra e limpida, verso Cardiff.
“Ama il tuo sogno seppur ti
tormenta”, diceva il Vate. Il
terzo, definitivo salto, richiederà appunto di porvi fine.
Augh!
Ezio Maletto

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17 febbraio 2007

di Ermanno Vittorio

2006-2017: da Crotone a Crotone...
Juventus-Crotone 5-0
23a giornata Serie B
2006/2007
Sabato 17 febbraio 2007
Stadio Olimpico
Juventus:
Buffon, Birindelli, Zebina
(82° Boumsong), Chiellini,
Balzaretti, Camoranesi
(68° Marchisio), Zanetti
(40° Paro), Giannichedda,
Nedved, Trezeguet, Del
Piero. (Mirante, Piccolo,
Bojinov, Zalayeta).
All. Deschamps Didier

CROTONE:
Soviero, Maietta, Fusco,
Zamboni, Morabito,
Piocelle (61° Veron),
Tisci, Espinal (46°
Cariello), Sedivec, Dionigi,
Giampaolo (78° Lopez).
(Pagotto, Borghetti,
Bonomi, Palmieri)
All. Carboni Guido
Arbitro:
Damato Sez.. Barletta
Marcatori:
17° Nedved, 23°
Balzaretti, 44°, 65°, 78°
Del Piero
Ammonito Zanetti, angoli
13-1 Juve, possesso palla
62% Juve, 38% Crotone
Spettatori 15.508

L

a squadra bianconera
si ritrova nella seconda
divisione cambiando mentalità, calciatori e stadio: si
passa dal 'Delle Alpi' allo
stadio
'Comunale-Olimpico', in parte rifatto per
l’Olimpiade 2006, ridotto
di posti per permettere l’
inserimento dei seggiolini
in tutti i posti, che ora sono
numerati. L’approccio alla
Serie B è stato traumatico
anche per la partenza ad
handicap di -17 poi ridotta a -9. Nonostante ciò la
squadra si adatta, anche se
con difficoltà, alla mentalità
ed alla durezza del torneo,
annaspa, si riprende ma
non molla mai. La china la
risale a poco a poco, arrivando in testa alla classifica. La vetta la ottiene alla
19.a giornata recuperando
la 16.a giornata con il Cesena, in testa alla pari con il
Napoli, i punti sono 35. Non
mollerà più il comando. La
23.a giornata vede i bianconeri affrontare il Crotone,
regolato all’andata con un
secco 3-0 con una doppietta
del bulgaro Bojinov ed una
incornata di Boumsong. La
partita è a senso unico, la
squadra bianconera spinge
sull’acceleratore ed il 4-4-2
voluto da Deschamps ottiene i suoi frutti; gioco arioso
ed azioni da gol a grappoli,
inizia Nedved colpendo di
sinistro dal limite dell’area,
Fusco portiere crotonese
forse anche spiazzato da
una leggera deviazione è
battuto. Gran gol di Balzaretti al 23° con un pallone
a giro che da cross diventa imparabile spegnendo
la sua corsa in fondo alla
rete. A fine tempo inizia
il suo show Alex Del Piero, rasoterra in diagonale
di sinistro dal limite della
area, poi nella ripresa Alex
continua a far impazzire la
difesa dei rossoblù: prima

conclude in gol una bella
azione personale battendo di sinistro l’incolpevole
Fusco. Chiude la sua personale tripletta dialogando
con Trezeguet e chiudendo
di destro in gol. Lo stadio è
tutto in piedi ad applaudire
il suo capitano-condottiero
che non ha abbandonato
la sua nave, anzi la porta
a destinazione. Destinazione Serie A! La stagione
terminerà con la Juventus
capolista con punti 85, (da
aggiungere i -9): 28 vittorie, 10 pareggi, 4 sconfitte,
83 gol fatti, 30 subiti. Per il
Crotone sarà una stagione
da non ricordare: il cambio
di allenatore da Gustinetti
a Guido Carboni non portò i frutti sperati, sarà retrocessione in C1 assieme
all’Arezzo ed al Pescara. In
campionato il Crotone chiude con 7 vittorie, 11 pareggi, 24 sconfitte, 36 gol fatti
e 67 subiti. Con più presenze in campionato troviamo
Sedivec (37) e come miglior
marcatori con 6 gol a testa
sempre Sedivec assieme a
Cariello. Stagione comunque che era iniziata più che
bene per il Crotone, con una
impresa da ricordare in
Coppa Italia: secondo turno,
23 Agosto, allo 'Scida' arriva il Torino, club di Serie
A, clamoroso il risultato (21); vantaggio granata con
Rosina, pareggio al 69° di
Giampaolo e gol vittoria che
qualifica il Crotone al turno
successivo con Sadivec al
90°; impazzisce di gioia lo
Scida e tutto il crotonese
per questa impresa. Il cammino del Crotone si chiude
al terzo turno perdendo in
casa nei supplementari il
derby con la Reggina (1-0).
Ricordiamo che lo stadio
del Crotone è intitolato al
calciatore del Crotone Ezio
Scida, perito tragicamente
nel 1946, in trasferta con

la squadra, il pulman-autocarro si ribalta in un incidente stradale ed il giovane
calciatore classe 1915 viene
schiacciato nell’urto perdendo la vita. La squadra
ed i dirigenti ed il Sindaco
di Crotone dell’epoca Messinetti, anche presidente
del club, decisero di intitolare l’impianto sportivo allo
sfortunato calciatore. Sono
passati 11 anni, vittorie,
delusioni, scudetti, coppe
vinte ed altre perse, ricordiamo comunque i protagonisti di quella stagione di
Serie B, di quel folto gruppo
di calciatori e tanti giovani
sono rimasti in tre: Buffon,
Chiellini e Marchisio.

Presenze e gol
in campionato:
Belardi Emanuele
Buffon Gianluigi
Mirante Antonio
Balzaretti Federico
Birindelli Alessandro
Boumsong Jean Alain
Chiellini Giorgio
Kovac Robert
Legrottaglie Nicola
Piccolo Felice
Tudor Igor
Urbano Orlando
Zebina Jonathan
Bianco Raffaele

-
37
7
37
37
33
32
17
10
7
--
--
24
4

-2
1
2
3
------1

Camoranesi Mauro
De Ceglie Paolo
Giannichedda Giuliano
Marchionni Marco
Marchisio Claudio
Nedved Pavel
Paro Matteo
Venitucci Dario
Zanetti Cristiano
Bojinov Valeri
Del Piero Alessandro
Giovinco Sebastian
Lanzafame Davide
Palladino Raffaele
Trezeguet David
Zalayeta Marcelo

33
7
20
25
25
33
28
5
25
18
35
3
1
28
31
16

4
1
-1
-11
1
-2
5
21
--8
15
4

Squadra ospite

Nicola: "Serve una sana pazzia..."

C

’è il Crotone tra la Juve e la festa scudetto. Per poter
festeggiare lo storico traguardo del sesto tricolore consecutivo davanti ai propri tifosi i bianconeri di Massimiliano
Allegri dovranno piegare la resistenza della formazione calabrese, alla sua prima storica presenza allo Juventus Stadium.
Quella tra la Vecchia Signora e la matricola rossoblù solo fino
a poche settimane fa sembrava una sfida dall’esito scontato,
opponendo i campioni in carica ad un’avversaria che sembrava inesorabilmente condannata all’immediato ritorno fra i
cadetti. E invece per poter stappare lo spumante nel proprio
stadio, con una settimana di anticipo rispetto alla conclusione del torneo, i bianconeri dovranno fare i conti con l’orgoglio della squadra di Davide Nicola, che con 5 vittorie (e due
pareggi) nelle ultime 7 partite hanno rilanciato alla grande le
proprie ambizioni di salvezza, riducendo il gap dal quartultimo e quintultimo posto, occupati rispettivamente da Empoli
e Genoa, ad una e due lunghezze. La formazione pitagorica
è, insieme al Napoli, la squadra più in forma di questo finale
di campionato: soltanto i partenopei di Sarri sono riusciti
infatti a mantenere lo stesso ritmo dei calabresi e ad incamerare 17 punti nelle ultime 7 gare. Gran parte del merito
dell’exploit dei rossoblù spetta a Davide Nicola, l’allenatore
che in questa stagione ha raccolto il timone lasciato da Ivan
Juric, il tecnico della storica promozione dei calabresi nella
massima serie. L’ex allenatore di Livorno e Bari è riuscito a
mantenere compatta la squadra, che all’inizio della stagione

aveva pagato lo scotto dell’inesperienza nella massima serie,
come dimostrano gli 11 punti che i pitagorici hanno visto
sfumare nei finali di gara. Nonostante la formazione di Allegri sembri un ostacolo insormontabile per i calabresi, che
nell’ultima giornata affronteranno la Lazio, il tecnico nato a
Luserna San Giovanni (provincia di Torino) sogna ugualmente un’impresa allo Juventus Stadium per mantenere acceso il
sogno salvezza. “A Torino servirà una sana pazzia. – ha spiegato Nicola – Mi piace pensare che in questo momento tutto
può accadere. Nel girone di ritorno siamo riusciti ad avere
un cambio di passo e a raccogliere qualcosa in più. È stata
la continuità di prestazioni a permetterci di fare tanti punti
nel girone di ritorno. Penso che i ragazzi meritino davvero
questa salvezza”. Il pensiero dell’allenatore è condiviso da
Gianni Vrenna, il presidente il cui nome rimarrà inciso per
sempre nella storia del Crotone, per avere portato per la
prima volta il club pitagorico in serie A, il cui merito in questa stagione è stato quello di mantenere Nicola al timone,
nonostante l’inizio difficoltoso: “Speravo in un pareggio della
Juve a Roma perché in questo modo potevamo sperare di
incontrare un’avversaria con meno stimoli, anche se quella
di Allegri è una squadra abituata a non concedere regali a
nessuno. Ora sarà più difficile, ma ci proveremo ugualmente.
Andiamo a Torino consapevoli di affrontare una super squadra. Speriamo di riuscire a rovinare la festa scudetto”.
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Maggio Tricolore
La Juventus ha vinto matematicamente 22 scudetti
nel mese di maggio dei suoi 34 titoli di Campione d’Italia:
4° scudetto 1931/32
29 maggio 1932 Juventus-Brescia
3-0
8° scudetto 1949/50
14 maggio 1950 Juventus-Bologna 3-2
10° scudetto 1957/58
4 maggio 1958 Juventus-Fiorentina 0-0
11° scudetto 1959/60
15 maggio 1960 Juventus-Milan
3-1
14° scudetto 1971/72
28 maggio 1972 Juventus-L.R.Vicenza 2-0
15° scudetto 1972/73
20 maggio 1973 Roma-Juventus
1-2
16° scudetto 1974/75
18 maggio 1975 Juventus-L.R.Vicenza 5-0
17° scudetto 1976/77
22 maggio 1977 Sampdoria-Juventus 0-2
19° scudetto 1980/81
24 maggio 1981 Juventus-Fiorentina 1-0
20° scudetto 1981/82
16 maggio 1982 Catanzaro-Juventus 0-1
21° scudetto 1983/84
6 maggio 1984 Juventus-Avellino 1-1
23° scudetto 1994/95
21 maggio 1995 Juventus-Parma
4-0
24° scudetto 1996/97
23 maggio 1997 Atalanta-Juventus 1-1
25° scudetto 1997/98
10 maggio 1998 Juventus-Bologna 3-2
26° scudetto 2001/02
5 maggio 2002 Udinese-Juventus 0-2
27° scudetto 2002/03
10 maggio 2003 Juventus-Perugia
2-2
28° scudetto 2004/05
22 maggio 2005 Livorno-Juventus 2-2
29° scudetto 2005/06
14 maggio 2006 Reggina-Juventus 0-2

30° scudetto 2011/12
6 maggio 2012 Cagliari-Juventus
0-2
31° scudetto 2012/13
5 maggio 2013 Juventus-Palermo 1-0
32° scudetto 2013/14
4 maggio 2014 Catania-Roma
4-1
Senza disputare il turno la Juventus
si aggiudica il titolo
33° scudetto 2014/15
2 maggio 2015 Sampdoria-Juventus 0-1
Juventus mateticamente Campione d’Italia
con quattro turni anticipo, Campioni alla
34a giornata
Le altre vittorie nel mese
di maggio:
Coppa Campioni/Champions
League
1984/85
29 maggio 1985 Juventus-Liverpool 1-0
1995/96
22 maggio 1996 Juventus-Ajax 1-1 dcr 4-2

Coppa COPPE
1983/84
16 maggio 1984 Juventus-Porto

2-1

Coppa UEFA
1976/77
18 maggio 1977 A.Bilbao-Juventus 2-1
1989/90
16 maggio 1990 Fiorentina-Juventus 0-0
1992/93
19 maggio 1993 Juventus-Borussia D. 3-0
Coppa ITALIA
1937/38
8 maggio 1938 Juventus-Torino
2-1
2014/2015
20 maggio 2015 Juventus-Lazio 1-1 2-1 dts.
Finale unica a Roma
Serie B 2006/2007
19 maggio 2007 Arezzo-Juventus 1-5
Nelle finali andata ritorno si intende solo la
partita di ritorno, cioè quella decisiva per
l’aggiudicazione del trofeo.

(Qui sopra, da sx a dx: medaglia celbrativa 1973; tifosi in piazza S. Carlo a Torino anni '70; maglia 1960-61; Juve 1976-77. In alto: Juve anni '30; cartolina 1957-58; Juve 1959-60)

Foto e testi di Ermanno Vittorio

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Il Ricordo

Grazie Oliviero, grazie di tutto…
La scomparsa di Beha ci rende più poveri di informazione. Fu uno dei pochissimi a cercare di approfondire 'Calciopoli'

L

’improvvisa morte di
Oliviero Beha di qualche giorno fa, come tutti
sanno, ha colpito il mondo dell’informazione, ma è
successa una cosa interessantissima nelle prime ore
dopo la sua morte. I forum
bianconeri del web hanno
lasciato aperte le discussioni (tecnicamente si chiamano “Topic”) che ne riportavano la notizia, addirittura
nella loro sezione principale, ossia dove si parla solo
di Juventus a 360°. Il motivo di questa strana scelta
è evidente. Si tratta di un
grande segno di riconoscimento collettivo verso un
giornalista che ha sempre

fatto il suo lavoro onestamente e liberamente, con
forte senso civico, e che pur
essendo un tifoso viola ha
saputo mantenere l'equilibrio mentale necessario per
capire, discutere e diffon-

dere la verità sul Calciopoli. E non solo, ne ha pagato
anche le conseguenze di
persona al TG3, da dove fu
allontanato per ciò che di
scomodo diceva; e bisogna
anche ricordare che si beccava spesso insulti da qualche tifoso (viola e non) per
questo. Ma lui non si faceva
condizionare. Mente davvero libera la sua, non acquistabile al mercato per qualche spicciolo o per un po’ di
fama effimera. Gravissimo
il fatto che non avesse qualche programma televisivo
sempre presente in tv, per
fare un po' di informazione
e riflessione (su qualunque
argomento) su larga scala.
E la cosa grave è che ce ne
sono pochi giornalisti così,
e quelli che ci sono, appena

toccano tasti sensibili, vengono emarginati immediatamente o il “sistema Italia”
gli fa la guerra. La sua vera
forza era il suo approccio,
l’apertura mentale. Sicuramente gli piaceva “sfrucugliare” nel lato storto delle
cose, un po’ di tutti i generi,
e nel farlo nella sua lunga carriera qualche volta
avrà forse anche sbagliato,
come capita a tutti gli esseri
umani di tanto in tanto. Ma
il punto è che quando sbagliava, era solo perché gli
mancava ancora qualche
pezzo del puzzle, e non per
malafede. Del resto è ovvio
che, fatte salve le opinioni
personali, comunque non
si può mai conoscere sempre tutto di tutto su tutti
gli argomenti. C'era però

sempre la possibilità che in
un secondo tempo egli potesse accedere ad altri dati
o informazioni che potevano cambiare la sua visuale, il quadro complessivo,
e a quel punto non aveva
paura di renderli noti per
paura di perdere la faccia
o altro. Anzi. Per esempio,
fu proprio lui che nel 2006
coniò inizialmente il termine “Moggiopoli”, ma non
appena cominciò a capire
che qualcosa nello scandalo non quadrava, cambiò
immediatamente termine
(Calciopoli). E con il tempo,
continuando a seguire gli
eventi e le relative vicende
collegate, processi penali in
particolare (ma non solo!)
arrivò a mettere in discussione tutta l’inchiesta per
intero e tutto il calcio italiano per intero (quest’ultimo
in realtà quasi da sempre).
Fa ancora impressione agli
Juventini, oggi, rivedere
i video su Youtube che lo
riguardano. I suoi piccoli,
brevi e affilatissimi interventi nello spazio del TG3
della domenica sera di alcuni anni fa, sono un cult
per tutto il tifo bianconero
seriamente controinformato su Calciopoli, così come i
tanti video di dibattiti pubblici e le conferenze a tema.

Ma oltre al TG3, e agli articoli, ha partecipato anche
con delle interessantissime
riflessioni all’unico vero serio film su Calciopoli che sia
stato girato, intitolato “Nel
Paese di Giralaruota” - (a
chi interessa saperne di più,
può cercare sul web o contattare il regista, Stefano
Grossi, attraverso Facebook). E ha anche dato la sua
disponibilità, previa conoscenza della data e della
location, e compatibilmente
ai suoi impegni già presi in
precedenza, a partecipare ai dibattiti ad eventuali
proiezioni in giro per l'Italia del film. Gli interessava
molto che la nostra verità,
ossia quella bianconera,
fosse diffusa e che la gente
ci si confrontasse. È stata
davvero una brutta notizia
per gli Juventini questo lut-

to. Se mai un giorno, appena sbarcati gli alieni sulla
terra, la Juve dovesse avere
giustizia, e riottenere indietro scudetti e onore, tutti
noi gobbi dovremo avere
la forza di ricordarci di lui,
come di tutti quei piccolissimi gruppi di tifosi che hanno combattuto mille battaglie per la verità. Quel po'
di verità che si è riusciti a
diffondere, nel triste paese
di Machiavelli, è quasi solo
grazie a loro. Senza saperlo, non nella forma, ma nella sostanza, Beha era uno
di noi. Oliviero forse da lassù non condividerà questa
definizione, questa curiosa
classificazione, forse egli
giustamente si sentiva solo
un semplice bravo giornalista che lavorava con lo
spirito del serio cittadino di
un paese democratico, e poi
non era per niente un tifoso
della Juve; ma per noi rimasti quaggiù poco importa perché, per via del suo
lavoro su Calciopoli, Beha
ormai era assolutamente
uno di noi. Grazie Oliviero,
davvero grazie di tutto.

Antonio Catapano
'Crazeology'
Giùlemanidallajuve.com

Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

Direttore Responsabile
Roberto Grossi
rogro@inwind.it

Segreteria di redazione

Direttore Editoriale

Cristina Zecchino

Gianni Castaldo

Tel. 011 0371291

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Hanno collaborato
Bruno Bernardi
Antonio Catapano
Enrico Heiman
Ezio Maletto
Paolo Rachetto
Giovanni Rolle
Marco Sanfelici
Alessandro Vaccaneo
Marco Venditti
Ermanno Vittorio

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Silvana Scarpa

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CHIUSO IN REDAZIONE ALLE ORE 16 DI GIOVEDÌ 18 MAGGIO 2017

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L'Ex Condottiero Juve

Antonio Conte, sempre il numero uno!
C

on grande dolore e con
grande imbarazzo dei
piani alti della Torino bene,
e di una buona metà del
popolo bianconero (quella
credulona e sempliciona
che ancora si beve la favola del celebre e inaspettato
tradimento del nostro grande ex), Conte ha centrato
un nuovo grande risultato:
conquista della Premier League con il Chelsea. 'L'agitato mattacchione' in questione, quando era sulla
panchina della Juve, prese
la squadrotta (non proprio
uno squadrone, ma neanche troppo squadretta) e la
portò da due settimi posti
consecutivi al 1° posto per
3 anni di fila, con annessi
record invidiabili (fatti salvi
alcuni doverosi grandi innesti, tipo Tevez, ecc). E ottenne quei risultati non senza
problemi creati ad hoc dalla FIGC e dalla solita giustizia Italiota pasticciona che
ben conosciamo. Scusate se
è poco. In Inghilterra invece, ha preso il Chelsea addirittura dal 10° posto (uno
dei peggiori piazzamenti
nella storia del club) e lo ha
portato al 1° posto. Con una
squadra non costruita con
il suo totale assenso. Del

resto Abramovic negli ultimi anni non è più il ricco
spendaccione di un tempo.
A dir la verità, ricco lo è ancora, ovviamente, ma i soldi
non li butta più dalla finestra come faceva all'inizio
della sua avventura calcistica. Il campionato inglese,
tra le altre cose, in questa
stagione vedeva su altre
panchine importanti gente
come Guardiola, Mourinho,
Pochettino, Wenger, ecc. E,
detto molto brutalmente,
ancora una volta la squadra che ha vinto, sulla carta
non era la più forte. Scusate
se è poco. Poi, certamente,
va detto che l'anno prima
ancora del 10° posto (20142015, Mourinho in panchina) il titolo lo vinse sempre
il Chelsea, e molti giocatori
sono rimasti gli stessi. Ma
la differenza, ancora una
volta, l'ha fatta lui, Conte, e
i tifosi Blues lo hanno capito, infatti lo adorano. Anche
perché ha portato una dose
di energia positiva a tutto
l'ambiente nel complesso
(come al solito). Durante i
festeggiamenti post partita
contro il West Bromwich,
allo stadio un ruggito si levava nel cielo “Antonio! Antonio!” (mentre i giocatori

lo lanciavano per aria). Ma
i cori pro Conte tra i tifosi
Blues sono consuetudine
da mesi e mesi. In mezzo a
queste due fasi (Juve-Chelsea), c'è stata la nazionale
italiana, dove Conte ha preso una nazionale oggettivamente e mediamente 'brocca' (forte solo in difesa), e
l'ha portata a confrontarsi
dignitosamente contro nazionali molto più forti e
complete. E non solo, ma a
quella nazionale è pure riuscito a fargli credere che
avrebbe potuto vincere il
titolo, tanto che all'uscita
dal torneo alcuni grandi
campioni piangevano come
bambini. Erano davvero
convinti di vincere. Se un
paio di ragazzotti un po'
sbruffoni avessero tirato

meglio quei rigori contro la
Germania, chissà come sarebbe andata a finire... Detto ciò, allo stato dell'arte, si
può dire dunque che Antonio Conte migliora all'ennesima potenza praticamente
tutto ciò che tocca. E a quelli come noi, che conoscono
pregi e difetti di Antonio e
pregi e difetti della proprietà e della dirigenza della
Juventus, non può che fare
piacere se quello Juventino
leccese sempre grintoso e
'agitato' ha conseguito un
nuovo titolo e ha esportato la mentalità 'Contiana'
e anche un po' della mentalità Juventina all'estero.
Per quelli come noi, di cui
del Chelsea non può fregare di meno, è comunque un
grande orgoglio.

Ora, la domanda provocatoria è: questo tipo di riflessioni mettono in dubbio o in
cattiva luce ciò che stanno
facendo Allegri e la squadra
da lui capeggiata? La risposta è NO. E si può continuare coi quesiti: questo tipi di
riflessioni, hanno lo scopo, o
possono servire, ad alimentare le velleità, le ambizioni
e le nostalgie del partito dei
nostalgici di Conte, o magari
quelle del partito che ancora oggi non prova simpatia
per Allegri? La risposta è
NO. E' tutto molto più semplice. Dare i giusti meriti,
sempre e comunque, a chi
ce li ha e se li è guadagnati,
senza tenere volutamente i
propri occhi foderati di salame. Questa libertà di pensiero, senza preconcetti e
senza stupide questioni sotterranee, sono il lusso che
noi ci possiamo e ci vogliamo concedere. Altri invece
no (giornali, siti e tv). Loro
non possono o non vogliono,
perché magari hanno altre... 'convenienti esigenze'.
In questi giorni si parla di
un possibile Conte all'Inter,
anche se sembra difficile
come operazione, visto che
ora il Chelsea potrà giocare
nuovamente la CL, e magari

Abramovic potrebbe aver
voglia di metter mano al
portafogli per migliorare
la squadra. Comunque, nel
caso dovesse capitare una
disgrazia di tale portata,
ne prenderemo atto e gli
daremo, ancora una volta,
i meriti (e i demeriti) che
gli spettano. Così come se
andrà ad allenare squadre
come Barcellona o simili.
Alcune malelingue dicono
che Conte per un po' di
tempo avrà qualche difficoltà ad allenare in Italia,
soprattutto su panchine
di squadre che hanno dei
buoni rapporti con la Juve.
È difficile dire se è davvero
così, perché correre dietro
a tutti i pettegolezzi è tempo perso. Per ora si sa solo
che l'anno prossimo, se
non si sposta, potremmo ritrovarcelo come avversario
in Champions. Chiudiamo
con una certezza: Antonio
Conte è uno dei migliori (o
forse il migliore) allenatore del globo terracqueo. E
scusate se è poco.

Antonio Catapano
'Crazeology'
Giùlemanidallajuve.com

Allenatori: 'Italians do it better'
È

tornata di moda, in
questo periodo di fine
campionato, la celebre
frase provocante/provocatoria scritta su una maglietta passata alla storia
per essere stata indossata
dalla cantante Madonna
in un video degli anni '80,
che recitava “Italians do it
better” (gli italiani lo fanno meglio). Ed è ritornata
di moda su media e social,
e riconvertita nel suo utilizzo, grazie agli allenatori
italiani che stanno facendo cose buone in giro per
il mondo. Lo scorso anno,
la sorpresona del Leicester di Claudio Ranieri che
ha vinto al primo colpo la

Premiere League (giunto
solo qualche anno dopo
il titolo vinto con il Manchester City da Roberto
Mancini). Quest’anno, il
titolo è passato al Chelsea
di Antonio Conte al primo
colpo, per la felicità del
proprietario Abramovic
(che invece quando Roberto Di Matteo vinse FA
Cup e Champions League
nel 2012, pare fosse contento, ma sorpreso, e non
del tutto convinto delle
qualità dell’allenatore in
questione). Anche in Bundesliga Carlo Ancelotti
ha vinto il titolo al primo
colpo con la corazzata
Bayern Monaco che ha

stradominato per tutta la
stagione (ma anche solo
un paio di anni prima, nel
suo periodo Real Madrid,

Carlo ha vinto trofei nazionali e internazionali,
compresi Champions League e mondiale per club).
E anche colui che fu il vice
di Conte nel periodo sulla
panchina bianconera, ossia Massimo Carrera, da
poco si è tolto una grande soddisfazione in Russia, riportando lo Spartak
Mosca al titolo dopo 16
anni di digiuno. Per non
farci mancare nulla, come
contorno, si può mettere
nel conto anche le buone
cose che stanno facendo
l'Honved di Marco Rossi
in Ungheria e lo Sheriff Tiraspol di Roberto Bordin
nel campionato moldavo.

A dire la verità è da molto tempo che gli allenatori
italiani hanno cominciato
a muoversi in ambiti non
solo più nazionali (ricordiamo Vialli, Trapattoni,
Capello, Spalletti) e alcuni di loro hanno vinto
titoli importanti, ma questo forse è il primo anno
in cui la storica scuola
italiana degli allenatori
si è fatta notare a livello internazionale come
mai prima. All’appello di
questo fine stagione ormai manca solo Max Allegri, che per consacrarsi
oltre patria deve provare
a conquistare un grosso
trofeo internazionale. Ma

comunque vada la finale
di Champions League del
3 giugno 2017 possiamo
ugualmente dire che forse non è dato sapere con
certezza se “gli italiani lo
fanno meglio”, ma di sicuro gli italiani si stanno facendo valere. E non poco.
L’unica vera differenza
sta nelle nostre emozioni,
perché per gli ex Juve, ma
Juventini anche nel cuore, generalmente siamo
molto molto più contenti.
Nevvéro?
Antonio Catapano
'Crazeology'
Giùlemanidallajuve.com
(Nella foto
Massimo Carrera
in maglia Juve)

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ALESSIA FERRANTE, Miss Juve
L

a incontro all’uscita dallo stadio di Monaco. La partita
è appena terminata con l’ennesima stupenda prestazione della Juventus ed una vittoria che mette la squadra al sicuro da sorprese. “Lei” è in mezzo ad un nutrito gruppo di tifosi juventini ma la si nota subito per la
chioma biondissima e il corpo slanciato da fotomodella.
In effetti, è una fotomodella: dalle nevi della Marmolada
dove ha appena terminato di fare un servizio di moda per
una nota Azienda italiana, si è letteralmente catapultata
nel Principato a portare il suo tifo alla squadra del cuore, a mescolarsi nella “curva” con i suoi amici. Si chiama
Alessia Ferrante e mentre la intervisto, tra una risposta e l’altra, continua a partecipare ai cori urlati dai suoi
compagni. Perché lei fa parte del gruppo di supporters
'Tradizione' e da anni non perde una partita. Mi confessa che non è la prima volta che passeggia per le strade del
Principato e che è stata qui parecchie altre volte, in altri
salotti, per sfilare per una nota casa di moda milanese. Ma
ora, con i jeans strappati e consumati, con la immancabile
sciarpa bianconera al collo urla la sua gioia per un’altra
indimenticabile e sontuosa prestazione della Signora. Sogna già la sua presenza a Cardiff: “In quella città c’è il nostro

appuntamento con la storia” dice con un leggero moto di
commozione. Le chiedo quale è il suo giocatore preferito
e la sua risposta mi lascia stupito: “Non ho un giocatore preferito, ho sposato una fede, una maglia che non ha un numero
e neppure un nome, ma solo un colore, anzi due: il bianco ed il
nero!”. Le chiedo se si trova bene con i supporter con cui
si accompagna ogni domenica: “La cosa più importante è
il gruppo, all’interno del quale c’è tanta amicizia. È come una
grande famiglia dove si può cantare, urlare la propria gioia per
una vittoria o la propria rabbia per un goal subito. Si soffre e
si gioisce tutti insieme. Nessuno ti chiede chi sei, cosa fai o da
dove vieni. Non interessa a nessuno se sei un magazziniere o
una modella e neppure quanto guadagni. Siamo tutti uguali,
tutti con la stessa fede, siamo NOI: questo per me è il calcio,
questo mi spinge ogni domenica ad essere presente con LORO
in CURVA. Perché questo è il tifo leale e pulito per la squadra,
questa è la CURVA, il tifo della Juve”.
La provoco con una domanda imbarazzante: vista la tua
bellezza e la tua simpatia che proposta indecente faresti
al mitico Gigi Buffon? E anche qui la sua risposta mi sorprende: “La richiesta più indecente che gli potrei fare è quella
di non lasciarci mai e comunque non prima di aver clonato
un altro Gigi…”. Con un malizioso sorriso mi porge la
mano per un saluto e continua la strada con i suoi amici
ad urlare la felicità di una bellissima serata ottenuta per
la sua più grande passione: la JUVE!!!
(Foto Gnech)

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Spettacoli e cultura

Il Salone del Libro va 'Oltre il Confine'
Da giovedì 18 a lunedì 22 maggio, al Lingotto, la XXX edizione della kermesse letteraria

U

n Salone «Oltre il Confine». Questo il significato
della XXX edizione del Salone Internazionale del Libro
di Torino, che si aprirà nei
padiglioni del Lingotto Fiere da giovedì 18 a lunedì 22
maggio: manifestazioni, libri,
editori, mostre, food per una
kermesse che va oltre. Si parte dall'immagine simbolo, un
libro che scavalca un muro.

Una programmazione culturale a tutto tondo che caratterizzerà per cinque giorni
il territorio torinese. Questi
i numeri del salone: 45 mila
metri quadri di superficie
espositiva e 5 padiglioni, 11

mila i metri quadri commerciali (il 10% in più rispetto
allo scorso anno), occopati da
450 titolari di stand (nel 2016
erano 338), a cui si sommano
i 9 stand dei progetti speciali.
Complessivamente il trentesimo Salone del Libro propone ad oggi 1.060 case editrici,
dando vita a un programma che conta circa 1.200
appuntamenti
disseminati
nelle 30 sale a disposizione
del pubblico, che vanno dai
600 posti della più grande,
la Sala Gialla, ai 20 dei laboratori didattici. Il totale delle
case editrici è rappresentato
dalle 390 con stand proprio,
da altri 360 editori italiani e

stranieri ospitati da stand di
colleghi, dalle presenze di 10
fra case discografiche ed editori musicali accolti nell’area
ad essi dedicata e da quelle

inserite nei 12 spazi regionali
di Piemonte, Toscana regione
ospite), Basilicata, Calabria,
Friuli, Lazio, Marche, Puglia,

La 1a social network tv del Piemonte

È

nata a Torino
la prima Social
Network
Television del Piemonte.
Si chiama Torino
Web TV ed è una
vera e propria televisione, solo che
trasmette esclusivamente su Facebook.
Nata da un'idea della Video Digital Pixel
di Sergio Sapino, Torino Web TV è il primo esempio piemontese di televisione
del futuro. L'emittente infatti trasmette
in diretta esclusivamente su Facebook
sfruttando lo streaming del social net-

work. Non è in onda 24 ore su 24 tutti i
giorni, ma ha un palinsesto composto da
trasmissioni settimanali. Le produzioni di
Torino Web TV si possono vedere in diretta, ma rimangono on demand per tutta la settimana. «In Piemonte l’emittenza
televisiva locale sta subendo una grossa
crisi da quando siamo passati dal sistema

Sardegna, Sicilia, Umbria e
Valle d’Aosta , oltre all’area
di Matera 2019, e nei tre
stand internazionali di Cina,
Romania e Marocco, che insieme accolgono ulteriori
300 realtà editoriali dei loro
territori. Entrando nello specifico, sarà il pubblico stesso
ad essere condotto “Oltre il
confine”: per scoprire il volto autentico degli Stati Uniti

con la sezione “Another side
of America”; per incontrare
donne che stanno cambiando
il mondo o lasciarsi sorprendere dai reading di “Festa
Mobile”; per affacciarsi sul
futuro con gli appuntamenti
de “L’età ibrida”; per conoscere l’Italia, che risorge dal
terremoto. Non mancherà lo
spazio al cibo e dell’alimentazione negli spazi di Gastronomica”, in collaborazione

con Slow Food. Poi, ci sono
settantuno festival culturali
italiani riuniti nel “Superfestival”. I confini della fantasia saranno le iniziative per
J.R.Tolkien e Spephen King.
Le mille lingue del Salone,
celebraranno grandi personaggi ed eventi del passato
di cui ricorrono gli anniversari, per fermarsi ad ascoltare l’autore più amato, per
approfondire gli argomenti
di chi ha fatto dell’editoria il
proprio mestiere. Non mancheranno gli stand istituzionali del Piemonte e dello
Stato. Al di fuori del Lingotto
nell'l’intero territorio cittadino il Salone Off, con una fitta
serie di incontri, concerti, reading, esibizioni e feste, per
animare ogni giorno e fino
a tarda sera le location più
suggestive del capoluogo subalpino. Oltre il Salone, “Festa Mobile”, reading sulla la
mongolfiera di Borgo Dora o

il Sommergibile Andrea Provana al Parco del Valentino
Fra gli eventi fuori sede anche
le “Narrazioni Jazz” organiz-

zate con la Città di Torino.
Infine, l'L’Ibf - International
Book Forum, l’area professionale per la compravendita
dei diritti editoriali, occuperà
quest’anno le sale del Museo Carpano di Eataly dove
i 370 gli operatori dell’editoria ad oggi iscritti – di cui
128 stranieri da 29 Paesi, daranno vita a contrattazioni e
appuntamenti commerciali.
Iniziative per tutti i gusti da
vedere in questo week end.
Paolo Rachetto
(Foto Salone Internazionale del Libro)

Al Teatro Regio 'Il flauto magico'
analogico al digitale lasciando un buco
enorme nell’offerta al pubblico. Le dirette
facebook rappresentano un’opportunità
per raggiungere nuovamente le persone,
per questo motivo abbiamo deciso di cercare i nostri telespettatori direttamente
sui social. Andremo in onda dove c’è il
pubblico, anche perché un progetto editoriale si misura in base al numero di persone che lo seguono» - dice Sergio Sapino,
l'editore di Torino Web TV.Torino Web TV
può essere vista da smartphone, tablet, pc
e smart tv collegandosi alla pagina Facebook di Torino Web TV. Attualmente le
trasmissioni in diretta settimanale sono
tre: CuriosiTO in onda il lunedì, TOBook
in onda il mercoledì e TOMove in onda il
giovedì. Tutte dalle 19.00 alle 19.30. Tanti
però sono gli speciali andati in onda fino a
oggi come i pre-partita degli appuntamenti di Champions League della Juventus e
nel futuro anche il Toro potrà contare su
dirette dedicate al mondo granata.

Sino al 28 maggio il capolavoro dell'Illuminismo musicale creato da Mozart
"Die
Zauberflöte" (Il flauto
magico) di Wolfgang
Amadeus
Mozart, 'singspiel'
pieno di magia e
di mistero, va in
scena al Teatro
Regio dal 16 al 28
maggio 2017 nel
fiabesco allestimento con la regia di Roberto Andò. Sul
podio dell'Orchestra e Coro del Teatro
Regio, salirà il maestro Asher Fisch, direttore israeliano già acclamato dal pubblico
del Regio per la Carmen del 2016. Nel
cast solisti Ekaterina Bakanova, Antonio
Poli, Olga Pudova e Markus Werba. La Prima dell'opera è stata trasmessa in diretta

da Rai-Radio3 martedì 16 maggio e inserita all'interno del circuito Euroradio. Per i
diciottenni che desiderano utilizzare il Bonus cultura al Regio il costo del biglietto
è di €25 con la possibilità di un ulteriore
biglietto a €1. I biglietti per tutte le recite
de 'Il flauto' magico sono in vendita presso la Biglietteria del Teatro Regio di piazza
Castello.
(p.r.)
(Foto Ramella & Giannese)

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Spettacoli e cultura

'Playlist', la nuova stagione del Teatro Stabile di Torino
Grandi numeri per un Teatro Nazionale che si piazza al 2° posto in Italia. Mille abbonamenti alle fasce più deboli

I

l Teatro Stabile di Torino Teatro Nazionale, ha presentato ufficialmente la stagione teatrale 2017-2018.
La campagna per la nuova
stagione è "Playlist", come
“elenco di riproduzione”,
una lista di “contenuti preferiti” siano essi testi, musica, immagini o spettacoli.
Perché Play vuol dire spettacolo. Una stagione che si
avvalora di 6 produzioni,
di cui 5 nuove, 6 nuove coproduzioni e 5 riprese, 29
spettacoli ospiti e 24 spetta-

coli programmati per Torinodanza 2017, suddivise tra
Teatro Carignano, Gobetti e
Fonderie Limone Moncalieri. Numeri significativi. Il
Teatro Stabile di Torino, tra
l’altro, si conferma saldamente al secondo posto tra
i Teatri Nazionali, prestigioso riconoscimento ricevuto
dal Ministero per i Beni e le
Attività Culturali. La nuova
proposta dello Stabile è variegata e capace di proporre agli spettatori amanti del
palcoscenico molti spunti di
riflessione sulla complessa
situazione in cui si configura la realtà che ci circonda.
Un programma che passa
attraverso la drammaturgia contemporanea, la nuova rilettura dei classici, con
uno sguardo verso i risvolti
futuri. Il Teatro Stabile ha
deciso di incrementare il
suo impegno internazio-

nale con la produzione di
due spettacoli di grande
levatura: la nuova stagione
si inaugura con il pluripremiato “Disgraced” di Ayad
Akhtar, con la regia di uno
dei maestri della scena europea, l’austriaco Martin
Kušej direttore del Residenz Theater di Monaco di
Baviera, e con la messa in
scena di “Les Trois Soeurs”
da Anton Cechov, con la regia e l’adattamento dell’australiano Simon Stone, che
vede fra gli interpreti Valeria Bruni Tedeschi. Tra le
produzioni il “Don Giovanni
di Molière”, diretto da Valerio Binasco, “Le baruffe
chiozzotte” di Carlo Goldoni affidato a Jurij Ferrini, L’ “Illusion Comique” di
Pierre Corneille, portato in
scena da Fabrizio Falco e
“Le Baccanti” di Euripide
secondo Andrea De Rosa.

La drammaturgia contemporanea è testimoniata
dalla messa in scena de “Il
Sindaco del rione Sanità” di
Eduardo De Filippo con la
regia di Mario Martone, “Il
nome della rosa” di Umberto Eco messo in scena da
Leo Muscato, L’ “Arialda” di
Giovanni Testori, diretto da
Valter Malosti, “Galois” di
Paolo Giordano ed “Emone.

La traggedia de Antigone
seconno lo cunto de lo Innamorato” di Antonio Piccolo.
Continua la collaborazione
con le compagnie e le associazioni indipendenti del
teatro torinese: si coproduranno “Lear, schiavo d’amore” dei Marcido Marcidorjs,
con la regia di Marco Isidori e “Mistero Buffo” di
Dario Fo con il Teatro della
Caduta. Ci saranno, inoltre,
gli spettacoli affidati a Valter Malosti e Jurij Ferrini.
Marco Lorenzi del Mulino
di Amleto dirigerà “Alice nel
paese delle meraviglie” da
Lewis Carroll e sempre per
i più giovani verrà ripresa
“La bella addormentata nel
bosco” da Charles Perrault
per la regia di Elena Serra.
Continua la programmazione della rassegna “Il cielo
su Torino”, con 69 spettacoli programmati. Una playli-

st con una grande offerta di
titoli di registi, attori e coreografi che si sono affermati sulla scena nazionale
e internazionale. Inoltre si
rinnova l’iniziativa “Un posto per tutti” per la quale la
Fondazione CRT ha stanziato un fondo che permette di
offrire gratuitamente 1.000
abbonamenti alle fasce più
deboli. Ad inaugurare la
nuova stagione dello Stabile sarà “Disgraced” di Ayad
Akhtar, con la traduzione
di Monica Capuani, la cui
messinscena sarà affidata a
Martin Kušej (9-29 ottobre).
Paolo Rachetto

(Nelle foto da sx il direttore
artistico Mario Martone
Foto Mario Spada;
il manifesto della stagione 20172018 - Foto Andrea Guermani)

Sotto la Mole penultima tappa del 'Neymar Jr’s Five'
Il torneo di calcio a 5 più grande e divertente del mondo si disputa in 53 paesi. Si gioca sui campi del CUS Torino

A

Torino, domenica 21
maggio, arriva il 'Neymar Jr’s Five', il torneo di
calcio a 5 più grande del
mondo, organizzato per la
seconda volta da Red Bull.
Sui campi del CUS Torino
(Via Panetti, 30) si terrà il
penultimo appuntamento
della manifestazione che
permetterà di assegnare
l’ottavo pass per la Finale
Nazionale del 3 giugno e
provare a vincere il sogno

brasiliano. A pochi giorni dal
fischio di inizio sono oltre
30 i team iscritti, tutti di età
compresa tra i 16 e i 25 anni,
come prevede il regolamento che concede al massimo
due fuori quota. Il torneo,
realizzato in collaborazione
con il CUS Torino, vedrà la
mattinata dedicata alle qualificazioni e nel pomeriggio
si svolgeranno le finali. In
palio non solo la vittoria del
torneo regionale e l’acces-

so alla Finale Nazionale del
Neymar Jr’s Five, che si terrà il 3 giugno a Milano, ma
la realizzazione di un sogno:
volare in Brasile, a Santos,
all’Instituto Projeto Neymar
Jr, dove sarà lo stesso attaccante blaugrana ad ospitare
le squadre partecipanti alla
Finale Internazionale nella
struttura che aiuta a far studiare e giocare i giovani brasiliani meno fortunati. Infine,
il team campione del mondo vincerà un viaggio a Bar-

cellona, al Camp Nou, dove
potrà incontrare e vedere
all’opera Neymar Jr. La spettacolarità del torneo nasce
da una formula unica ispirata al calcio di strada con cui
lo stesso Neymar Jr è cresciuto. Si parte 5 contro 5,
ogni match dura 10 minuti;
a ogni gol segnato gli avversari perdono un giocatore.
Porte piccole ma niente
portiere, per la massima velocità di gioco. Infine nesuna
disparità di genere: possono

partecipare squadre miste o
solo di ragazze che comunque giocheranno contro i
colleghi maschi. Del resto il
gioco del pallone dovrebbe
unire e non dividere, come
accade nelle favelas brasiliane dove ha iniziato a tirare
i primi calci Neymar. Nel
2016 il 'Neymar Jr’s Five'
coinvolse 65 mila giocatori
di 43 paesi. Un successo che
ha colpito lo stesso giocatore del Barcellona: “Nessuno

si aspettava così tante persone nella prima edizione
– ha dichiarato Neymar - e
spero che questo numero
cresca ancora. Il ricordo più
bello coincide con l'ultimo
giorno della fase finale: essere lì con tutti i giocatori, vederli giocare felici e divertiti,
mi sono sentito come un
loro compagno di squadra.
È stato fantastico”.

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€ 78.000

VIA GENOVA

CORSO G. CESARE/P. DERNA

stabile medio signorile, comodissimo
collegamento con centro città con
metropolitana leggera, appartamento
completamente ristrutturato a nuovo,
sito al 2° piano composto da: ingresso, 2
camere da letto, cucina abitabile, bagno,
2 balconi, al piano seminterrato un vano
ad uso cantina, doppia esposizione,
luminoso

€ 139.000

AFFITTO

VIA CIRIÈ

l'appartamento spazioso e panoramico
si trova all'interno di un bello stabile del
1938, nella caratteristica zona di torino
'Balon'; è composto da: ampio ingresso,
camera, tinello, cucinino, bagno,
due balconi, cantina.
Posizione comoda a tutti i servizi, piazza
Statuto a 5 minutidi distanza

€ 49.000

VENARIA/P.ZZA DE GASPERI

Pressi v. Ventimiglia, fronte Palazzo Vela,
vicinissimo alla fermata metropolitana
Lingotto e ben servita da altri mezzi
pubblici che collegano il centro città, in
stabile medio signorile, al 6° piano con
ascensore, appartamento molto luminoso
e panoramico, in buono stato interno,
composto da ingresso, camera, cucina,
bagno, 2 balconi (di cui uno fronte collina
molto ampio), cantina, meravigliosa vista
sulla collina di Torino e Moncalieri

proponiamo in vendita, in stabile
decoroso, appartamento completamente
e finemente ristrutturato nel 2015.
L'alloggio, posto al terzo ed ultimo
piano è composto da: ingresso living su
soggiorno con zona pranzo, due camere,
bagno, ripostiglio, cantina.
riscaldamento autonomo
facciata e tetto condominio in ottime
condizioni.

AFFITTO

AFFITTO

€ 73.000

€ 139.000

torino/v. s. francesco d'assisi

Nel centro storico di torino a due passi da
v. Garibaldi e v. P. Micca, affittiamo locale
cammerciale composto da: locali fronte strada
con ampie vetrine e retro, zona soppalcata,
2 servizi , più altri locali comunicanti interno
cortile, per un totale di mq. 300 circa. Per la
sua prestigosa posizione e il forte passaggio
pedonale , l'immobile era già locato ad un
istituto di credito. Vista la posizione il locale
è molto indicato per qualsiasi tipo di attività
commerciale, anche di grande prestigio.
contratto uso commerciale 6 anni+6

TORINO
VIA MONTEROSA

affittiamo in via Monterosa, pressi piazza
Cerignola, negozio con vetrina, magazzino
seminterrato e bagno, collegato con il locale
superiore da scala interna.
Il negozio si può affittare singolarmente,
oppure abbinato con un negozio adiacente di
circa 80 mq, dotato di
due ampie vetrine

INTERA PALAZZINA

di 3 piani AD USO COMMERCIALE, distante 5
minuti a piedi dalle stazioni della metropolitana
Monte Grappa e Pozzo Strada, 400 metri
quadri circa (120 per piano + 80 di mansarda),
3 bagni ( uno per piano), grande locale
seminterrato ad uso archivio/magazzino.
Buono STATO INTERNO

WWW.FAILLAEBOGNANDIIMMOBILIARE.IT


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