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Paradosso Rai i conti promuovono il Direttore Generale Campo Dall’Orto ma la politica lo boccia .pdf


Nome del file originale: Paradosso Rai i conti promuovono il Direttore Generale Campo Dall’Orto ma la politica lo boccia.pdf
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Paradosso Rai: i conti promuovono il Direttore Generale Campo
Dall’Orto ma la politica lo boccia. E Mediaset ringrazia.
Sotto la guida dell’attuale Direttore Generale Antonio Campo Dall’Orto la Rai passa da una perdita
netta di 25,6 milioni nel 2015 a un utile netto di 18,1 milioni, con una crescita da -12,2 a 64,3
milioni

Il braccio di ferro sul futuro di Antonio Campo Dall’Orto, amministratore delegato della Rai
sfiduciato dal consiglio d’amministrazione, è il paradosso perfetto della cosa pubblica. “I conti
sono a posto, ma il problema è nella legge” osserva Carlo Freccero consigliere indipendente in
quota 5 Stelle che poi aggiunge: “La riforma della Rai era stata pensata perché l’azienda potesse
mettersi sul mercato e così si è deciso di dare pieni poteri al direttore generale svuotando di fatto
il cda, se però sulle decisioni del dg interviene Cantone (presidente dell’authority
anticorruzione, ndr) dicendo che vanno rispettate certe regole di fatto si contraddice la questione
del mercato. Perché le aziende private sono libere di comportarsi come vogliono”.
Insomma a mettere le briglie all’ex numero due dell’americana Viacom è stata proprio la
politica: da un lato si spiegava l’importanza di un manager indipendente, dall’altro si cercava di
capire come impedire che la sua libertà uscisse dagli schemi predefiniti di Viale Mazzini. A
dimostrazione che la Rai è ancora oggi un limite invalicabile. “Far cadere l’ad sul piano
dell’informazione è semplicemente incomprensibile. Si poteva discutere sui nomi, ma non sulla
necessità di razionalizzare l’offerta della Rai” spiega Francesco Siliato analista del settore media e
partner dello Studio Frasi secondo cui nessuno tra “gli editori incumbent ha avuto le performance
della Rai sotto la guida di Campo Dall’Orto”. I numeri lasciano poco spazio alle interpretazioni: la
Rai è passata da una perdita netta di 25,6 milioni nel 2015 a un utile netto di 18,1 milioni; il
risultato operativo è cresciuto da -12,2 milioni a 64,3 milioni. Insomma il manager che aveva

lasciato Telecom Italia Media con un buco milionario, in Viale Mazzini ha dimostrato anche di
saper far quadrare i conti senza – tuttavia – penalizzare l’offerta. Certo lo hanno aiutato anche i
200 milioni di euro in più arrivati dal canone in bolletta, ma il sentiero è tracciato.
Sul fronte degli ascolti la Rai ha guadagnato ancora nei confronti di Mediaset confermandosi
il principale editore televisivo italiano, inoltre gli addetti ai lavori riconoscono a Campo Dall’Orto
anche la capacità di aver attratto un pubblico, quello nella fascia tra i 15 e i 19 anni, che la
televisione la guardano solo per sbaglio: nel primo quadrimestre del 2017 i giovani che hanno
guardato i canali generalisti – secondo le rilevazioni dello Studio Frasi – sono cresciuti del 9,3%,
quelli dei canali nativi digitali dell’11,9% e nel complesso dell’offerta Rai del 9,8%. “Lo ripeto – dice
Siliato – se Campo Dall’Orto cade è per motivi incomprensibili, almeno sotto il profilo prettamente
industriale. Creare una newsroom, aumentare la multimedialità dei giornalisti sono cose che fanno
tutte le televisioni normali”. Il problema è quindi più che altro politico perché nessuno vuole
davvero mettere mano all’informazione della Rai con il rischio di toccare i fragili equilibri in gioco.
Soprattutto a pochi mesi dalle elezioni.
Lo stesso Matteo Renzi che prima ha portato in carrozza il manager veneto al vertice di Viale
Mazzini e poi lo ha scaricato si è in questi giorni defilato. Un atteggiamento d’attesa esplicitato dal
silenzio del consigliere Michele Anzaldi: dopo aver attaccato Campo Dall’Orto ogni giorno, per ogni
cosa il futuro responsabile comunicazione del Pd ha improvvisamente scelto la strada del
silenzio. Come a non voler lasciare impronte.
A lavorare sapientemente i fianchi l’amministratore delegato è stata piuttosto la presidente
Monica Maggioni che a differenza di Campo Dall’Orto non è certo estranea alle dinamiche Rai. Il
manager, invece, si è fatto consumare prima dalle polemiche sugli stipendi, poi dal piano
sull’informazione che prevedeva Milena Gabanelli alla guida del sito internet di Rai News: una
minaccia troppo grande per il delicato equilibrio tra il Pd e quel che resta di Forza Italia. D’altra
parte andando al voto con un sistema proporzionale l’unico governo possibile potrebbe uscire
dall’ennesima intesa tra Renzi e Berlusconi. Meglio quindi non disturbare i manovratori. “Campo
Dall’Orto in Rai è come lo Straniero di Camus” chiosa Freccero secondo cui il manager non è certo
senza colpe, ma sta pagando anche per responsabilità di altri come sul tema del tetto agli stipendi
degli artisti: “La definizione di artista è impossibile perché bisogna tenere in considerazione quelle
che sono le esigenze del mercato e degli inserzionisti. Io ho proposto di definire artistici i
programmi che sono in grado di autofinanziarsi, ma per il momento è tutto fermo. Senza un
accordo sul tetto agli stipendi si danneggia la Rai”. Il rischio è quello di uno stallo lungo un anno
fino alla scadenza del mandato di Antonio Campo Dall’Orto: un ribaltone oggi a pochi mesi dalle
elezioni sarebbe come detto pericoloso e il sentiero verso nuove nomine stretto. Quanto meno al
Senato dove la maggioranza è appesa a un filo. E una Rai nell’impasse, impegnata a cancellare
quanto di buono avviato nell’ultimo biennio, rischia solo di favorire la concorrenza. A cominciare
da Mediaset.
Fonte: Business Insider Italia


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