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JUVETORO SPECIALE CHAMPIONS n. 25 bassa OK .pdf



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JUVENTUS-REAL MADRID
Cardiff - 3 giugno 2017

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2
GIORNALE DEI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno VI - N. 25 - 3 GIUGNO 2017 - Copia omaggio

Sommario
Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

Direttore Responsabile
Roberto Grossi
rogro@inwind.it
Hanno collaborato
Carlo Bianchi
Antonio Catapano
Massimo Fiandrino
Enrico Heiman
Franco Leonetti
Ezio Maletto
Paolo Rachetto
Giovanni Rolle
Marco Sanfelici
Marco Venditti
Ermanno Vittorio
Segreteria di redazione
Cristina Zecchino
Tel. 011 0371291
amcsrls@yahoo.it
Impaginazione e grafica
Silvana Scarpa
Servizi fotografici
Archivio JuveToro
Editore
AMC
Art Media Communication
Direttore Editoriale
Gianni Castaldo
amcsrls@yahoo.it
Pubblicità
amcsrls@yahoo.it
Stampa
I.T.S. SpA
Distribuzione gratuita agli ingressi esterni
degli stadi torinesi, eventi e canali commerciali
Autorizzazione Trib. di Torino n. 30 del
27/11/2015.
Tutti i diritti riservati
Responsabile del trattamento
dei dati personali: Gianni Castaldo

CHIUSO IN REDAZIONE
ALLE ORE 14
DI MARTEDÌ 30 MAGGIO 2017

‘Open Media Day’ di Roberto Grossi e Paolo Rachetto......................................... 4
Numeri e Statistiche di Massimo Fiandrino.......................................................... 5
Cardiff.................................................................................................................. 6
La Partita di Marco Sanfelici................................................................................ 8
Le Finali tra Italiane e Spagnole..........................................................................10
L’Intervista di Marco Venditti ad Aldo Serena e Sergio Brio ...............................12
L’Intervista di Giovanni Rolle a Pietro Anastasi .................................................13
Controcorrente di Enrico Heiman........................................................................14
Il Punto di Ezio Maletto......................................................................................16
La Tattica di Franco Leonetti...............................................................................18
Le Finali ‘Merengues’ di Carlo Bianchi..................................................................20
Il Punto Real di Carlo Bianchi.............................................................................22
Albo d’Oro - Coppa Campioni / Champions League.............................................24
‘Istruzioni per la Vittoria’ di Antonio Catapano...................................................26
Le Amichevoli tra Juve e Real di Ermanno Vittorio..............................................27
L’Intervista di Antonio Catapano a Piercarlo Perruquet......................................28
La Storia delle finali tra Juve e Real di Ermanno Vittorio...................................30
Le Schede di Marco Sanfelici da pag. 34 a pag. 48
Massimiliano Allegri.............................................................................................34
Gianluigi Buffon...................................................................................................35
Dani Alves............................................................................................................36
Leonardo Bonucci................................................................................................37
Giorgio Chiellini...................................................................................................38
Alex Sandro.........................................................................................................39
Miralem Pjanic.....................................................................................................40
Le Finali Europee della Juventus di Massimo Fiandrino.......................................41
Sami Khedira.......................................................................................................42
Paulo Dybala.......................................................................................................44
Gonzalo Higuaín..................................................................................................45
Mario Mandžukic.................................................................................................46
Claudio Marchisio................................................................................................47
Andrea Barzagli...................................................................................................48

4

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Open Media Day

di Roberto Grossi / Paolo Rachetto

Allegri: “Loro favoriti, noi più affamati...”

“

Rispetto a due anni fa a Berlino abbiamo più convinzione:
adesso bisogna portare a casa la
Champions”. È questo il diktat di
Massimiliano Allegri nel corso
del ‘Media Open Day’ andato in
scena lunedi scorso nel ventre
dello Juventus Stadium. Attenzione però a non sottovalutare
l’avversario: “Il Real Madrid è
sicuramente favorito ma noi siamo al posto giusto al momento
giusto. Servirà bravura e un pizzico di buona sorte, di ottimismo,
dobbiamo avere grande autostima ma anche la consapevolezza
che di fronte ci troveremo una
grande squadra come il Real.

Di sicuro non servono l’ansia
e quell’alone di negatività che
c’erano, parlando d’Europa,
quando arrivai alla Juve: mi
danno un fastidio enorme, sono
cose molto brutte. Quindi stiamo
sereni, sappiamo di essere in un
ottimo momento di forma psicofisica e giocheremo questa finale
con la maggior serenità possibile”. Il giusto equilibrio quindi tra
la consapevolezza di essere forti
e l’umiltà di sapere di trovarsi di
fronte la detentrice del titolo che
mira a fare il bis, quel Real che
gioca le finali quasi come fossero
partite della Liga, tanta è l’abitudine a frequentare i piani alti
dell’Europa che conta. La verità
è che non c’è una favorita, sarà
una partita molto equilibrata,
come sostengono anche i bookmakers, gente che di queste cose
se ne intende. A fare la differenza saranno i dettagli, magari la
fortuna. Allegri ama spingere
anche su un altro capitolo, quello mentale, quello di chi deve
avere più ‘fame’ dell’avversario:
“Sabato le motivazioni saranno
altissime per entrambe le squadre ma dovremo averne ancora
più del Real se vogliamo vincere.

La Juve è migliorata sotto tanti
aspetti, uno in particolare: capire quando accendere o spegnere
l’interruttore. Dopo l’allenamento si spegne, la mattina dopo si
riaccende. Quindi dobbiamo vivere con serenità e senza ansia,
che fa soltanto consumare energie, questa settimana di vigilia:
come se arrivasse una partita
normale, anche se quella di Cardiff dovrà diventare una serata speciale...”. A chi gli ricorda
come la Juve abbia perso 6 finali
di Coppa Campioni/Champions
League, Allegri ribalta la ‘frittata’: “La Juve non ha perso 6 finali ma ne ha giocate 8. Arrivare in
fondo non è facile, è qualcosa di

straordinario: so benissimo che
vincere è meglio, ma è comunque molto importante essere lì.
Questa è stata una stagione fantastica, manca l’ultimo sforzo:
dovremo avere la forza mentale
di rimanere sempre dentro la
partita”. Non mancano i complimenti per i rivali blancos:
“Quest’anno sono cresciuti molto
nella seconda parte di stagione.
Complimenti a Zidane e ai suoi,
bravi a trovare un equilibrio
importante anche grazie a Casemiro. Vincere la Champions al
primo anno e la Liga al secondo
e tornare in finale di Champions
non è da tutti: Zidane ha qualità
importanti”.

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5

amcsrls@yahoo.it

Numeri e Statistiche
IL
ILPERCORSO
PERCORSOJUVE
JUVEIN
IN
CHAMPIONS
CHAMPIONSLEAGUE
LEAGUE
Girone Gruppo H:
Torino, 14/09/2016 (1 gta)
Juventus-Siviglia
0-0
Arbitro: Aytekin (Germania)
Formazione (3-5-2): Buffon; Barzagli; Bonucci; Chiellini; D. Alves;
Khedira; Lemina; Asamoah (Pjanic 68°); Evra (Alex Sandro 68°);
Dybala (Pjaca 86°); Higuain
a

Espulsi:Vazquez (Siviglia) al 36° p.t. per doppia ammonizione
Formazione (4-3-3): Buffon; D. Alves; Rugani; Bonucci; Evra
(Sturaro 72°); Khedira; Marchisio; Pjanic (Kean 84°); Cuadrado
(Chiellini 87°); Mandzukic; Alex Sandro
Torino, 07/12/2016
Juventus-D. Zagabria
2-0
reti: Higuain (J) 52°, Rugani (J) 73°
Arbitro: Taylor (Inghilterra)
Ammoniti: Higuain, Evra
Formazione (3-5-2): Neto; Benatia; Rugani; Evra; Cuadrado;
Lemina; Marchisio (Sturaro 74°); Pjanic (Dybala 80°); Asamoah;
Higuain; Mandzukic (Hernanes 85°)

Zagabria, 27/09/2016 (2 gta)
D. Zagabria-Juventus
0-4
reti: Pjanic (J) 24°, Higuain (J) 31°, Dybala (J) 57°, D. Alves (J) 85°
Arbitro: Jorge Sousa (Portogallo)
Formazione (3-5-2): Buffon; Barzagli (Pjaca 68°); Bonucci;
Chiellini; D. Alves; Khedira; Hernanes; Evra; Pjanic (Cuadrado
46°); Dybala; Higuain (Mandzukic 71°)
a

Lione, 18/10/2016 (3a gta)
Ol. Lione-Juventus
0-1
rete: Cuadrado (J) 76°
Arbitro: Marciniak (Polonia)
Espulsi: Lemina (J) 54° per doppia ammonizione
Ammoniti: Bonucci
N.b.: Buffon para un rigore a Lacazette al 35° p.t.
Formazione (3-5-2): Buffon; Barzagli; Bonucci; Evra; D. Alves
(Benatia 84°); Khedira (Sturaro 75°); Lemina; Pjanic; Alex Sandro;
Dybala (Cuadrado 69°); Higuain
Torino, 02/11/2016
Juventus-Ol. Lione
1-1
reti: Higuain (J) 13° (rig.), Tolisso (L) 85°
Arbitro: Kuipers (Olanda)
Ammoniti: Barzagli, Marchisio, Sturaro, Pjanic
Formazione (4-3-1-2): Buffon; D. Alves; Bonucci (Benatia 68°);
Barzagli; Evra; Khedira; Marchisio; Sturaro; Pjanic (Alex Sandro
68°) Higuain (Cuadrado 83°); Mandzukic
Siviglia, 22/11/2016 (5a gta)
Siviglia-Juventus
1-3
reti: Pareja (S) 9°, Marchisio (J) 47° (rig.), Bonucci (J) 84°,
Mandzukic (J) 94°
Arbitro: Clattenburg (Inghilterra)
Ammoniti: Mandzukic, Evra, Khedira, Cuadrado

Torino, 14/03/2017
Juventus-Porto
1-0
rete: Dybala (J) 42° (rig.)
Arbitro: Hategan (Romania)
Ammoniti: Cuadrado
Espulsi: Pereira (P) 40° p.t. per fallo di mano
Formazione (4-2-3-1): Buffon; D. Alves; Bonucci; Benatia (Baragli
60°); Alex Sandro; Khedira; Marchisio; Cuadrado (Pjaca 45°);
Dybala (Rincon 78°); Mandzukic; Higuain

QUARTI DI FINALE
Torino, 11/04/2017
Juventus-Barcellona
3-0
reti: Dybala (J) 7° e 22°, Chiellini (J) 55°
Arbitro: Marciniak (Polonia)
Ammoniti: D. Alves, Mandzukic, Khedira, Lemina
Formazione (4-2-3-1): Buffon; D. Alves; Bonucci; Chiellini; Alex
Sandro; Pjanic (Barzagli 89°); Khedira; Cuadrado (Lemina 73°);
Dybala (Rincon 81°); Mandzukic; Higuain
Barcellona, 19/04/2017
Barcellona-Juventus
0-0
Arbitro: Kuipers (Olanda)
Ammoniti: Khedira, Chiellini
Formazione (4-2-3-1): Buffon; D. Alves; Bonucci; Chiellini; Alex
Sandro; Khedira; Pjanic; Cuadrado (Lemina 84°); Dybala (Barzagli
75°); Mandzukic; Higuain (Asamoah 88°)

CLASSIFICA GRUPPO H:
JUVENTUS

di Massimo Fiandrino

punti 14

Siviglia

11

Lione

8

Dinamo Zagabria

0

OTTAVI DI FINALE
Porto, 22/02/2017
Porto-Juventus
0-2
reti: Pjaca (J) 72°, D. Alves (J) 74°
Arbitro: Brycht (Germania)
Ammoniti: Lichtsteiner
Espulsi: Telles (P) 36° per doppia ammonizione
Formazione (4-2-3-1): Buffon; Lichtsteiner (D. Alves 73°);
Barzagli; Chiellini; Alex Sandro; Khedira; Pjanic; Cuadrado
(Pjaca 67°); Dybala (Marchisio 86°); Mandzukic; Higuain

SEMIFINALI
Montecarlo, 03/05/2017
Monaco-Juventus
0-2
reti: Higuain (J) 29° e 59°
Arbitro: Mateu Lahoz (Spagna)
Ammoniti: Marchisio, Bonucci, Chiellini
Formazione (4-3-2-1): Buffon; Barzagli; Bonucci; Chiellini; Alex
Sandro; Pjanic (Lemina 89°); Marchisio (Rincon 81°); D. Alves;
Dybala; Mandzukic; Higuain (Cuadrado 77°)
Torino, 09/05/2017
Juventus-Monaco
2-1
reti: Mandzukic (J) 33°, D. Alves (J) 44°, Mbappe’ (M) 69°
Arbitro: Kuipers (Olanda)
Ammoniti: Bonucci, Mandzukic
Formazione (3-4-2-1); Buffon; Barzagli (Benatia 85°); Bonucci;
Chiellini; D. Alves; Pianic; Khedira (Marchisio 55°); Alex Sandro;
Dybala (Cuadrado 54°); Mandzukic; Higuain

6

amcsrls@yahoo.it

Cardiff

La città della finalissima
C

ardiff, la città che ospiterà
la finale di Champions League, è la capitale del Galles. E’
una città portuale con una popolazione di 350.000 abitanti ed
è separata dall’Inghilterra solo
dall’estuario del Severn. Due
volte città Europea dello Sport,
Cardiff (Caerdydd per la gente
del posto) dista circa 240 chilometri da Londra. Il ‘National
Stadium of Wales’, teatro della
finalissima, è la casa della nazionale di rugby gallese sin dal
1999 e - mentre Wembley veniva ristruttuato - ha ospitato la
finale di FA Cup tra il 2001 e il
2006. Lo stadio, assolutamente
all’avanguardia, ha una copertura mobile che impiega 20 minuti per aprirsi o chiudersi. Cosa
vedere a Cardiff? Si spazia dal
Castello che si trova nel centro
storica della città al National
Museum che vanta una collezione artistica molto suggestiva.
Sul lungomare del Cardiff Bay ci
sono tanti pub, negozi, ristoranti e bar mentre per un contatto
con la natura sono consigliate le
passeggiate a piedi o in bicicletta sul Taff Trail, il rafting sulle
rapide che si trovano al Cardiff

Bay oppure le gite più tranquille
su uno dei tanti battelli che attraversano la città. Il fiume Taff
scorre dal lato ovest della città sino al ‘National Stadium of
Wales’. Il parco nazionale Brecon Beacons, gran parte della
South Wales Valleys, la Penisola
di Gower e Barry Island, sono
tutte facilmente raggiungibili da
Cardiff. I borghi antichi dell’Inghilterra e città come Bath, Hereford, Cheltenham e Gloucester
sono a meno di un’ora di strada.
Per quanto riguarda il cibo, ol-

tre al ‘Chippy Lane’ (il nome con
cui la gente del posto chiama
Caroline Street nel centro della
città, che è pieno di fast-food),
Cardiff offre specialità per tutti
i gusti. Piatti tradizionali come
il Cawl (tipo di spezzatino) e il
Welsh rarebit (toast ricoperto da
formaggio fuso) sono in genere
difficili da trovare in centro; i
locali infatti sono tendenzialmente cosmopoliti ed è più facile imbattersi in ristoranti cinesi,
indiani o italiani. Imperdibile
l’agnello gallese, le torte gallesi

e le salsicce tipiche del luogo. Il
Bitter (una birra) è la bevanda
più richiesta per l’aperitivo e in
genere viene servito in pinte da
568ml. A livello sportivo calcio e
rugby sono gli sport più diffusi
a Cardiff. La più grande squadra
della capitale è il Cardiff City (i
Bluebirds) e gioca nel campionato inglese sin dalla sua nascita. L’attaccante del Real Madrid,
Gareth Bale, e l’ex centrocampista del Manchester United, Ryan
Giggs, sono entrambi nati a Cardiff, città che vanta anche un
gran numero di piccoli club che
giocano nel campionato gallese,
tra cui il Cardiff Met, che gioca
nella massima serie nazionale,
mentre il Cardiff Met Ladies ha
ospitato un girone della UEFA
Women’s Champions League
2016/17. Infine la lingua: non
sono tantissimi gli abitanti che
parlano il gallese antico (si trovano soprattutto nelle zone rurali). L’inglese è parlato da tutti
ed è la prima lingua nazionale,
tranne che per i nativi più legati alle tradizioni. Il gallese è
comunque ancora ampiamente
insegnato nelle scuole e usato su
molti cartelli stradali.

La Storia della Champions

L

a principale competizione europea per squadre di club - la Coppa dei Campioni - è stata inaugurata un mese dopo il primo Congresso
UEFA, tenutosi a Vienna il 2 marzo 1955, ma non è
stata un’iniziativa UEFA. Mentre la maggior parte
dei membri fondatori della UEFA erano più interessati ad organizzare una competizione riservata
alle squadre nazionali, il quotidiano sportivo francese L’Equipe, e soprattutto il direttore d’allora
Gabriel Hanot, spingevano per un torneo europeo dedicato alle squadre di club. Hanot, insieme
al collega Jacques Ferran, ha così ideato un torneo
con incontri da disputare il mercoledì in notturna.
Il torneo promosso dal quotidiano francese non
era riservato ai campioni nazionali, ma vi partecipavano, su invito, le squadre più blasonate. I rappresentanti di 16 club sono stati così invitati ad
una riunione il 2 e 3 aprile 1955 ed hanno approvato all’unanimità le regole proposte da L’Equipe.
La UEFA - fondata nel giugno 1954 - ha reagito
contattando l’organo di governo mondiale della
FIFA, e il relativo Comitato Esecutivo - con un
incontro a Londra l’8 maggio 1955 - ha autorizzato la nuova competizione con la condizione che

fosse organizzata dalla UEFA, e che le federazioni nazionali interessate permettessero ai propri
club di partecipare. Il Comitato Esecutivo UEFA
ha accettato le condizioni della FIFA, e ha concordato di organizzare la competizione durante
la sua riunione del 21 giugno 1955. Il primo incontro della nuova competizione è stato giocato
a Lisbona tra SC Portugal e Partizan (3-3). Il Real
Madrid ha immediatamente fatto suo il torneo
vincendo le prime 5 edizioni. Tra gli altri club
protagonisti spiccano Ajax e Bayern München,
che hanno vinto 3 titoli consecutivi. Nessun club
è però stato capace di imporre una supremazia
molto duratura. L’Ajax ha dovuto attendere 22
anni prima di centrare la quarta vittoria (dopo la
tripletta primi anni ’70). Il Real Madrid nel 1998 ha
posto fine ad un’attesa di ben 32 anni per aggiudicarsi nuovamente il torneo, mentre solo i calci
di rigore a San Siro nel 2001 hanno interrotto il
digiuno del Bayern, che durava da 26 anni. Anche
il Liverpool, vincitore quattro volte tra 1977 e
1984, merita una citazione, dato che il club inglese ha sostanzialmente vinto i propri trofei con
squadre diverse. La gloria europea dei Reds è

tornata a risplendere nel 2005, quando gli inglesi
hanno recuperato dallo 0-3 e sconfitto il Milan ai
rigori in quella che è stata forse la finale più entusiasmante. Real Madrid, Milan e Barcellona sono
le squadre più vincenti in Champions League: le
due spagnole hanno sollevato il trofeo 4 volte, i
rossoneri tre. Gli spagnoli detengono anche il record di vittorie totali: 11. Seguono il Milan con 7,
Barcellona, Liverpool e Bayern con 5 e Ajax con 4.
Il Real detiene anche il record di finali disputate:
13. Il successo del Milan nel 2002/03 è arrivato
dopo una maratona di 19 partite dal terzo turno di qualificazione fino alla finale vinta ai rigori
contro la Juventus. Il principale cambiamento nella
competizione è avvenuto nella stagione 1992/93,
quando, dopo una fase a gironi pilota introdotta
nella stagione precedente, è stata inaugurata ufficialmente la UEFA Champions League, che oltre
alla tradizionale eliminazione diretta prevede anche fasi a gironi. Il successo della fase a gironi ha
determinato l’aumento del numero delle squadre
partecipanti da 8 a 32, con partite che si disputano sia il martedì che il mercoledì in tutta Europa.

8
La Partita

amcsrls@yahoo.it

di Marco Sanfelici

Al Millenium l’ansia non trova biglietto
I bianconeri si confrontano con la propria storia: sfatare il passato per aprire al futuro

“

It’s a long way to Tipperary” cantavano i soldati britannici allo scoppio del primo
conflitto mondiale. Già, la via è
ben lunga per l’Irlanda, ma non
di meno per il Galles. Entrambi
paesi celtici, con parlate che si
perdono nella notte dei tempi,
quando la storia della gente di
queste latitudini si confondeva
con le saghe nordiche, fino a
compenetrarsi come un tutt’uno
tra maghi merlini e re artù che
si rincorrevano sui mari solcati
da navi nibelunghe. La strada
non si è accorciata, anzi. Basti chiedere quante miglia han
dovuto percorrere castigliani e
piemontesi, spagnoli ed italiani,
per giungere fino a Cardiff. Che
poi la cittadina del “Wales”, per
dirla all’inglese, sia la sede più

appropriata per una finale di
Champions League, è un arcano
che ha il disvelarsi solo presso
la sede della U.E.F.A. O, per meglio dire, nei risvolti di magheggi politico-sportivi a noi comuni
mortali del tutto imperscrutabili. Forse ci troviamo di fronte
alla sintesi estrema del top dei
valori continentali. Real Madrid
e Juventus sono il meglio che
oggi possa esprimere la Vecchia
Europa in termini di squadre di
calcio. Non esiste Albione, o non
esiste ancora o non esiste più,
non esiste Germania, un po’ per
decisioni arbitrali ed un po’ per
limiti propri. E se pensiamo che
negli ultimi 4 anni delle 8 finaliste ben 6 sono state spagnole

e le uniche non tali sono state
entrambe….la Juve, allora il
cerchio magico descritto nella
polvere dal bastone di Merlino
(toh, chi ritorna!) si chiude.
Al Millenium Stadium di Cardiff,
dove si disquisisce di rugby molto più che di football, i blancos si
misurano per duplicare la Champions dello scorso anno (sarebbe la prima volta da quando la
Coppa dei Campioni si nomina
così); i bianconeri si confrontano
con la propria storia, per sfatare
il passato ed aprire un futuro.
Che dire sul Real che non sia già
stato scritto? Di Stefano, Puskas,
Gento. E poi Butragueno, Raul,
Zidane e CR7. Il calcio, signore
e signori. Delle 14 finali di Cop-

pa dei Campioni disputate, 11
vinte. E se la squadra è denominata “galacticos” una ragione ci
sarà. Tutto allora è perduto per
la Juve? Nemmeno per sogno.
I bianconeri torinesi arrivano
all’appuntamento finale con la
giusta consapevolezza del proprio valore, che non vuol dire
essere spavaldi e senza rispetto
per l’avversario. Tutt’altro, significa che si è fatto un percorso
di conquista di autoconsiderazione e di fiducia che, probabilmente a Berlino non era ancora
pienamente concluso. Perchè, se
i blancos castigliani sono adusi
a calcare questi scenari, la Juve
è alla seconda finale in 3 anni.
Pure questo significa qualcosa.
Le schermaglie della vigilia puntano a determinare la compagi-

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amcsrls@yahoo.it

9
La Partita

ne favorita. Mentre dal versante
spagnolo si tende giustamente a
sottolineare la forza madridista,
Allegri parla di fiducia e di rispetto. È una battaglia tra BBC:
Bale (sicuri che ci sia?), Benzema e Cristiano Ronaldo contro

Barzagli (mister permettendo),
Bonucci e Chiellini: scontro tra
titani. Un attacco galattico contro una difesa con referenze
ben note a Barcellona. Eppure tutto si potrebbe decidere a
centrocampo come i maestri di
giornalismo insegnano sui banchi di scuola. La difesa spagnola
concede e Marione o Paulo o il
Pipita potrebbero approfittarne.
Tutto in equilibrio, tanto equilibrio, anche e soprattutto quello
che Allegri chiede ai suoi, insieme ad un feroce lavoro sulle
teste, per bandire sindromi fastidiose e pericolose. Un dato è
certo: per portare a casa la Coppa, la Juve non dovrà far entrare l’ansia allo stadio, come forse
era accaduto a Berlino. Khedira,
Mandzukic e Dani Alves lo spiegheranno ai compagni, poiché
loro sanno come si fa.
E che l’avventura abbia inizio,
anzi che finisca come ci auguriamo.

10

amcsrls@yahoo.it

Le Finali tra Italiane e Spagnole

Dal ‘Bernabeu’ a Berlino: 5-2 per loro...
P

rima di Juve-Real, che si sfideranno il 3 giugno a Cardiff, ci sono state altre finali di
Coppa Campioni/Champions League che hanno visto protagoniste squadre italiane e spagnole.
1957
Real Madrid - Fiorentina 2-0
Dopo aver vinto l’edizione inaugurale della Coppa dei Campioni
l’anno precedente, il Real Madrid si conferma campione d’Europa contro i toscani. Davanti ai
124.000 tifosi presenti al Santiago Bernabeu il portiere viola
Giuliano Sarti prova a chiudere
la strada ai mostri sacri Alfredo Di Stéfano, Raymond Kopa e
Francisco Gento, ma deve capitolare dagli 11 metri. Al 69’ infatti gli spagnoli trasformano un
calcio di rigore con Di Stéfano e
dopo sei giri di lancette un tocco
sublime di Gento consente alle
Merengues raddoppiare e difendere cosi il titolo.
1958
Real Madrid - Milan 3-2 (dts)
A Bruxelles il Real si impone
solo ai supplementari sul Milan

Pogba contro Messi, Juve-Barcellona 2015

e centra il tris europeo. Per la
seconda stagione di fila, Di Stéfano si rivela decisivo, anche se
a chiudere la sfida dello Stadio
Heysel sarà una combinazione
tra Kopa e Gento. Gli spagnoli trovano fiera opposizione nel
Milan di Cesare Maldini e Nils
Liedholm. Di Stéfano firma una
delle due reti del pareggio per
il Real, portando la sfida ai supplementari, poi al 107’ è Gento a
siglare il gol-partita per le Merengues.
1964
Inter - Real Madrid 3-1
L’inter è la prima squadra italiana a laurearsi campione
d’Europa. Gli uomini di Helenio
Herrera, grazie al catenaccio
e contropiede, si impongono a
Vienna contro un Real che in
campo schiera le leggende Puskás e Di Stéfano. Le Merengues faticano a trovare spazio
tra le maglie della retroguardia
nerazzurra e Sandro Mazzola
porta in vantaggio i milanesi
con Aurelio Milani che firma il
raddoppio nella ripresa. Il gol
di Felo riporta in partita il Real,

ma Mazzola va a bersaglio per
la seconda volta al termine di un
grande assolo e regala un trionfo storico al calcio italiano.
1992
Sampdoria - Barcellona 0-1
(dts)
Cruyff guida il Barça al suo primo trionfo nella più prestigiosa
competizione europea per club.
Il gol partita, a Wembley, nasce
però dal piede del difensore
olandese Ronald Koeman, e arriva solo nei supplementari. Il
tandem d’attacco blucerchiato
composto da Gianluca Vialli e
Roberto Mancini sbaglia molto
in fase di conclusione mentre
Michael Laudrup e Hristo Stoichkov vengono tenuti a bada da
Gianluca Pagliuca sul fronte opposto. A trovare il gol decisivo,
nei supplementari, è Koeman,
con un fantastico tiro su punizione. Per la Doria è la fine di un
sogno.
1994
Milan - Barcellona 4-0
Battuto dal Marsiglia nella finale dell’anno precedente, il Milan
di Fabio Capello replica in grande stile 12 mesi più tardi, pur
non partendo favorita. Dejan
Savicevic segna uno dei quattro gol rossoneri con delizioso
pallonetto, contribuendo alla
demolizione del ‘Dream Team’
di Cruyff ad Atene. Capitan Baresi e Costacurta sono squalificati ma il Milan fronteggia a
viso aperto il talento offensivo
del Barça. Stoichkov e Romário
vengono messi in secondo piano
da Daniele Massaro, che firma
i primi due gol rossoneri prima
del capolavoro di Savicevic e del
sigillo di Marcel Desailly
1998
Real Madrid - Juventus 1-0
Il settimo sigillo delle Merengues

Suarez, Messi, Neymar nel 2015

arriva dopo 32 anni dall’ultimo
successo. All’Amsterdam Arena
l’uomo della provvidenza è Predrag Mijatovic, autore al 66’ del
gol-partita. Finalista sconfitta
l’anno precedente e trionfatrice
nel 1995/96 a Roma, la Juve di
Marcello Lippi e Zidane, di Del
Piero e Davids viene sconfitta
dal Real di Jupp Heynckesl Gli
spagnoli, nonostante un deludente quarto posto in campionato, riusciranno a riportare a
Madrid il trofeo contro i torinesi
che si erano appena riconfermati campioni d’Italia.
2015
Juventus - Barcellona 1-3
Sembra ieri ma sono passati già
due anni. Rakitic, Suárez e Neymar regalano al Barcellona la
quinta vittoria europea. Per la
Juve, che era riuscita a pareggiare con Álvaro Morata il vantaggio iniziale dei catalani, arriva un’altra sconfitta in finale - la
sesta su otto tentativi, la quarta
di fila - nonostante una prestazione coraggiosa in quel di Berlino. Per i bianconeri l’ennesima
delusione in finale ma questa
volta per Buffon e compagni
non c’è nulla da rimproverarsi e
ancora oggi ripensano a quella
finale con grande orgoglio.

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12
Le Interviste

amcsrls@yahoo.it

di Marco Venditti

Serena: “Juve, gruppo dedito al sacrificio”
A

ldo Serena ha giocato nella
Juventus dal 1985 al 1987,
vincendo uno scudetto e una
coppa Intercontinentale nel dicembre 1985 contro l’Argentinos Juniors. Quella coppa fu disputata a Tokio, terminò ai rigori
e l’attaccante originario di Montebelluna contribui fattivamente
a portarla a Torino con una segnatura dal dischetto. Fu campione del mondo a livello di club
quindi, uno che di coppe ad alto
livello se ne intende insomma...
Aldo Serena, quali differenze ci
sono tra la Juve che ha disputato la finale di Berlino e questa?
La Juve attuale ha trovato la consapevolezza di non essere mentalmente inferiore a nessuno. A
Berlino la qualità della Juve era
sicuramente superiore, rispetto
a questa, in alcuni singoli: direi
Pirlo e Pogba in assoluto, che
avevano il genio di inventare la

giocata o il passaggio calibrato.
Questa Juve invece è fatta di alcuni giocatori di assoluto livello,
non super stelle ma un gruppo
più dedito al sacrificio.
E le differenze tra Juve e Real
Madrid attuali?
I bianconeri sono un gruppo
dove la caratteristica maggiore
è rappresentata dal fatto che si
conoscono tutti a memoria. Sono
più squadra d’insieme, tutti
pronti al sacrificio. Il cambio del
modulo poi è stato determinante, Allegri ha saputo cambiare
al momento opportuno e i giocatori impiegati hanno eseguito
alla lettera gli insegnamenti del
mister. Il Real non ha questa fortissima coesione di squadra, si
affida più alle giocate dei singoli.
Credo che questa sostanziale differenza possa premiare i campioni d’Italia. La conquista del
sesto scudetto consecutivo con

il punteggio di 91 punti rappresenta motivo di grossa soddisfazione al termine di un percorso
davvero straordinario.
Quali sono stati i giocatori determinanti di questa stagione?
Sicuramente Higuain, Dybala e
Mandzukic lì davanti. Il centrocampo ha finalmente ritrovato la
splendida continuità di Khedira
e la voglia di Pjanic di non abbassare mai il ritmo personale.
La difesa ovviamente credo che
rappresenti più di ogni altra cosa
il segreto di questa squadra. Se è
vero che le vittorie nascono dalla
difesa credo che la ‘BBC’ in questi anni si sia rivelata una barriera insormontabile dove anche
un uomo come Iniesta si è arreso
davanti alla rocciosità di questo
reparto.
Per concludere, quante possibilità ha la Juve di riportare in
Italia la Champions?

Le possibilità di un’affermazione bianconera sono tante. Mai
come ora ho visto una Juve
davvero vicina al traguardo più
ambito. Questione di fatti ma anche di chimica. I bianconeri ce la
possono fare.

Brio: “Un ciclo vincente che non finirà a Cardiff”
S

ergio Brio, per oltre un decennio stopper della Juve, pilastro di un blocco difensivo che
lo vide affiancato a cavallo degli
anni ‘70 e ‘80 a compagni di reparto quali Scirea. Gentile, Cabrini, e davanti a portieri come
Zoff e Tacconi. Coi bianconeri,
di cui fu anche capitano, vinse 4
scudetti e tutte e 5 le competizioni Uefa per club (uno dei soli
6 giocatori al mondo a raggiungere tale primato). In 13 stagioni
disputò con la squadra torinese
379 partite realizzando 24 reti.
Brio, quali i meriti maggiori di
questa Juve che è arrivata in
finale?
Questa finale la Juve se l’è conquistata con il lavoro di squadra
e non con la casualità. Cardiff arriva dopo Berlino e se la fortuna
avesse aiutato meno gli avversari del Bayern, anche nella scorsa
stagione la Juve avrebbe avuto
molte possibilità di centrare la
finale di Milano. A Berlino invece

i bianconeri trovarono un Barcellona obiettivamente di un livello superiore. Neymar, Messi e
Suarez in quell’occasione erano
sicuramente al top perché tutta
la squadra viaggiava molto più
forte. Ora la Juve è una squadra
diversa, vuoi per un modulo più
coeso e vuoi anche perché a volte le sconfitte ti fanno crescere.
Ancora oggi però si parla molto

del dualismo tra Allegri e Conte.
Sono due modi diversi di allenare, ugualmente vincenti. Da
giocatori hanno ‘studiato’ il percorso per diventare allenatori ed
entrambi hanno vinto. Conte fece
benissimo e cambiò la mentalità
della Juve. Allegri ha conquistato 3 scudetti e 3 coppe Italia consecutive, mai successo a nessuna
squadra. Poi una supercoppa e
due finali Champions in 3 anni.
L’errore di Conte è stato quello
di pensare che il ciclo e i giocatori più rappresentativi fossero
giunti al termine in quanto a stimoli. Allegri è preparato, io l’ho
avuto nel Cagliari e già si capiva
che avrebbe fatto una gran carriera. Già a quei tempi dimostrava di saper ragionare senza mai
farsi prendere dall’istinto.
Il futuro della Juve, a prescindere da Cardiff, sarà sempre
vincente?
Il ciclo Juve non finirà a Car-

diff. La società lavora sodo per
garantire continuità. Caldara e
Rugani ad esempio saranno il
futuro immediato della difesa.
In altri reparti stanno arrivando giovani e altri giocatori di
livello. Credo che Marotta e Paratici sappiano prima degli altri
che cosa bisogna fare e quando
agire. Tuttavia, come nella vita,
quando le cose vanno bene tutti
ti osannano e quando qualcosa
non quadra ci si dimentica del
passato. Ad esempio, ovviamente lo scongiuriamo, ma se a Cardiff la Juve non dovesse farcela
prepariamoci a critiche e polemiche contro Allegri e le scelte
di alcuni giocatori. Purtroppo
parla chiaro il recente passato:
da quando questo allenatore approdò a Vinovo conosciamo molto bene le cose dette su di lui al
minimo errore commesso. Io comunque dico che la Juve questa
volta può farcela...

13

amcsrls@yahoo.it

L’Intervista

di Giovanni Rolle

Anastasi: “La fortuna fattore decisivo”
J

uve, questa volta
puoi farcela,
la
Champions
può
essere tua!
Lo dice Pietro Anastasi, uno che la coppa
dalle grandi orecchie l’ha sognata, senza purtroppo riuscire
ad alzarla al cielo, vedendola
sfumare soltanto all’ultimo atto
nella finalissima di Belgrado. Di
fronte c’era l’Ajax di Johann Cruijff e degli altri maestri olandesi
del calcio totale, che prima di
quella Coppa dei Campioni l’avevano vinta già altre due volte. Un
ostacolo troppo arduo per quella
Juve che, pur avendo in squadra campioni del calibro di Dino
Zoff, Francesco Morini, Franco
Causio, Fabio Capello, Josè Altafini, Roberto Bettega e, appunto,

Pietro Anastasi, in quel 30 maggio del 1973 si affacciava per la
prima volta all’atto finale della
più importante competizione per
club a livello europeo.
Pietro Anastasi, che partita si
aspetta di vedere a Cardiff tra
la Juventus e il Real Madrid?
Penso che entrambe le squadre
abbiano il 50 per cento di possibilità di vincere la coppa, ma
se dovessi scommettere un caffè
punterei sulla Juve. La squadra
di Allegri ha ampiamento dimostrato durante l’andamento della Champions e del campionato
di possedere il dna vincente. Mi
aspetto comunque di vedere una
partita equilibrata, dove alla fine
vincerà chi sarà più bravo, ma
anche chi avrà più fortuna.
Quale giocatore bianconero potrebbe essere l’elemento decisivo?

Queste partite di solito vengono
risolte dai grandi attaccanti, perciò dico Dybala oppure Higuain.
Ma non mi sorprenderebbe se a
decidere la gara potesse essere
un difensore, come Chiellini o
Bonucci.
Dica la verità: si aspettava che
la Juve potesse andare a giocarsi la finale ad armi pari anche
prima della sfida col Barcellona?
Non mi sarei aspettato una vittoria all’andata così netta ed era
difficilmente ipotizzabile che una
squadra abituata a segnare tanto
come il Barcellona potesse rimanere a secco in entrambe le gare.
Ma non ho mai avuto dubbi sul
fatto che la Juve avesse le carte in regola per arrivare fino in
fondo.
Che ricordo ha di quella finale a
Belgrado?

“Ricordo la tensione della vigilia,
ma anche che eravamo caricati
a mille per giocarci la vittoria in
coppa. Purtroppo ci siamo trovati
davanti una squadra di fenomeni
come l’Ajax di quegli anni, che,
oltre ad essere una squadra zeppa di campioni, giocava un calcio
veramente all’avanguardia. Ma
pur di fronte ai maestri del cosiddetto calcio totale riuscimmo,
tutto sommato, a far bella figura e infatti quella fu una partita
equilibrata, dove perdemmo con
un solo gol di scarto.
Volgendo lo sguardo al campionato, pensa che la Juve continuerà a dominare anche in futuro?
Nel prossimo campionato mi
aspetto una concorrenza ancora
più agguerrita, in particolare da
parte delle due squadre milanesi.

14
ControCorrente

amcsrls@yahoo.it

di Enrico Heiman

Grande sfida tra strateghi non sempre grandi
Allegri e Zidane hanno avuto una carriera molto diversa, ma in panchina vantano in comune qualche “allegro” scivolone

F

inale di Champions, sapore di romanzo. Non è solo il
duello satanico tra Juventus e
Real Madrid, le citiamo nell’ordine burocratico stabilito dall’Uefa. È molto di più. È un fantastico
incrocio tra due dei più grandi
club europei, cioè del mondo. I
madrileni in campo internazionale hanno vinto di più, undici
volte sul tetto d’Europa, la Juve
soltanto due, su otto finali disputate. Ma il blasone brilla per
entrambe in modo ineguagliabile. Su questo non ci piove. Ecco
perché sono entrambe invidiate,
insidiate, combattute. E alla guida ci sono due allenatori che più
diversi non potrebbero essere.
Allegri era un fantasista talentuoso, magrolino (da giovane a
Livorno lo chiamavano acciuga)
che ha soggiornato più in B, soprattutto a Pescara, che in A. Un
paio di stagioni a Cagliari. In faccia all’Adriatico, sotto la guida
di Galeone (un Sarri più romantico e meno spietato) divenne
mezz’ala più completa. Più totale. In panchina ha rivelato doti
che quasi nessuno avrebbe osato
immaginare. Porta il Sassuolo
nel grande calcio, due stagioni a
Cagliari con risultati lusinghieri
e soprattutto uno smalto di gio-

co che impressiona. Finché, nel
2010, Galliani lo porta al Milan
forzando la mano a Berlusconi. Il quale, al momento della
presentazione, secondo prassi
parla quasi esclusivamente lui,
lasciando al neo-tecnico qualche
spicciolo finale. Non senza avergli detto, in publico, che dovrà
presentarsi con i capelli tagliati
meglio. Allegri non è mai stato
capellone, anzi col tempo gli si
stanno diradando sempre più.
Ma si sa che ad Arcore vigono
certe regole. Un po’ come usava
alla Juve nell’era Boniperti. Perfettamente giusto. Al primo anno
in rossonero Allegri centra su-

bito lo scudetto. È un bel Milan,
con la stella Ibraimovich che fa
gol con ogni parte del corpo, in
difesa Thiago Silva è tra i migliori del mondo, a centrocampo resiste ancora il ringhio di Gattuso
che si sposa con la regia euclidea
di Pirlo, pur frenato da un noioso
infortunio. L’anno dopo gli vendono Ibra e Thiago Silva, problemi di soldi, ma soprattutto esplode la prima Juve di Conte che
gli soffia lo scudetto. Complice il
famoso non-gol di Muntari, che
sul parziale di 1-0 per il Milan
avrebbe forse raccontato un’altra storia. Invece la Juventus pareggia con Matri salvando capra

e cavoli. Comincia così il declino
di Allegri al Milan. Ci si mette
pure una guerra privata con Pirlo, che il tecnico giudica erroneamente alla frutta. Gli propone di
giocare mediano sinistro, preferendogli l’olandese Van Bommel
davanti alla difesa. Sarebbe un
suicidio tattico, che Pirlo sventa
accettando la corte della Juventus. Così, a 32 anni, si rilancia
con un favoloso quadriennio in
cui conquista altrettanti scudetti. Mentre Allegri, alla terza
stagione rossonera, incappa in
una clamorosa sconfitta sterna
col Sassuolo (4-3) con quattro
gol di Berardi. Grande speranza
puntualmente non confermata. A
Berlusconi sembra d’impazzire
e manda via il tecnico. Esonero
il lunedì mattina. Ma pochi mesi
dopo, luglio 2014, Marotta lo
chiama alla Juve. Succede semplicemente perche Conte, dopo
tre scudetti consecutivi, chiede
un mercato lunare che costerebbe 150 milioni. Risposta negativa
della società. L’uomo di Lecce fa
le bizze e al secondo giorno di ritiro, dopo un furibondo litigio ai
Principi di Piemonte con Andrea
Agnelli e Marotta, molla tutto e
se ne va. Lo aspetta l’incarico di
CT azzurro, che con una sorta di

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15
ControCorrente

miracolo lo porterà a disputare
un magnifico Europeo. Merito
in gran parte suo. Così inizia la
storia di Allegri alla Juve. Tre
scudetti consecutivi, due Coppe
Italia. Con qualche clamoroso
“flop”, tipo la sconfitta col Milan
ai rigori nella supercoppa Italiana disputata a dicembre ad
Abu Dabi, in Qatar. Partita che
il conte Max, così nel frattempo
l’hanno ribattezzato, affronta
interamente senza l’ala destra.
Evidentemente gli fa schifo affidarsi a Cuadrado, che in quel
ruolo è tra i migliori al mondo.
Salvo poi cambiare idea nel nuovo modulo tattico, cosiddetto a
cinque stelle, in cui trasforma
Manzukic da attaccante in mediano sinistro e un bomber come
Higuain in centravanti tuttofare.
Con faticosi rientri per puntellare un centrocampo con soli due
elementi (per giunta lenti) cioè
Pjianic e Kedhira. Così si spie-

gano le cinque sconfitte in campionato (Inter, Milan, Genoa, Fiorentina e Roma), oltre alla citata
finale in Qatar e quella di Napoli
in Coppa Italia (3-2) che però è
valsa la qualificazion e alla finale. Sulla sponda madrilena (madridisti sono i tifosi del Real) Zinedine Zidane, soprannominato
Zizou sin dai tempi della Juventus, dove ha militato per cinque
anni, dal 1996 al 2001, da calciatore è stato universale.
Classe infinita. Ma ha chiuso la
carriera in modo pesssimo, rifilando una testata a Materazzi
nella storica finale dei Mondiali
2006 a Berlino. Inevitabile retaggio delle discendenze algerine. Questione di carattere, si
direbbe oggi. Direi questione di
etnia. Ma l’aveva già fatto altre
due volte: una a Bordeaux, l’altra alla Juve in una gara europea. Richiesta di un parere dai
giornali francesi, la madre di Zi-

zou rispose semplicemente che,
a causa degli insulti che avevano
provocato la reazione di suo figlio, Materazzi andava evirato.
La legge della “cabila”, cioiè
delle tribù berbere. Questione di
provenienza. Certo, una testata
che alla Francia è costata probabilmente un mondiale. Senza
nulla togliere alla nazionale di
Lippi, splendida vincitrice. Dopo
quel giorno Zizou è rimasto al
Real, diventando aiuto allenatore, poi alla guida del Castiglia,
la squadra B delle “merengues”.
Sino a quando il presidentissimo
Florentino Perez lo ha chiamato
per sostituire Benitez, che a sua
volta aveva preso il posto di Ancelotti giubilato nell’estate 2015
dopo aver perso la Liga di fronte
al Barcellona di Luis Enrique. Il
famoso “Barsa” giustiziere della
Juve nella finale di Champions a
Berlino. Zidane ha conquistato
nel 2016 “l’undecima” Coppa a
Milano contro l’Atletico Madrid,
anche se ai rigori, e la scorsa
settimana ha riportato la Liga
al Real che mancava da cinque
anni. Dicono che come tecnico
non sia un portento. Gli piacciono giocatorini dai piedi dolci,
tipo Lucas Vasquez, poco fisico,
buona tecnica. Però sa muoversi
con accortezza. Ha accettato in
spogliatoio l’egemonia di Christiano Ronaldo, in parte condivisa con la furia muscolare di
Sergio Ramos e con l’esperienza
dei due dioscuri di centrompo,
il tedesco Kroos e il croato Modric. Autentico ispiratore delle

geometrie del Real. Ma la loro
tecnica non basterebbe senza il
dinamismo e la forza atletica del
brasiliano Casemiro, il Gattuso
del Real, con piedi assai migliori di Gattuso. La prepotenza di
Ronaldo è costata la panchina
a Benitez, che col bizzoso portoghese ha litigato di brutto. E
Florentino non poteva che dar
ragione a CR7, che gli costa 22
milioni l’anno ma segna caterve di gol, sfruttando il gioco dei
compagni e gli fa vincere partite,
Coppe e campionati. In comune
Juve e Real hanno il numero di
scudetti, 33. Anche se in Spagna
non li chiamano cosi. E non c’è
il triangolino sulla maglia. Ma
ai bianconeri ne hanno “requisiti” due, a causa di Calciopoli.
Sul campo sarebbero 35. Roba
da ragionieri. Mutilazione che i
tifosi rifiutano categoricamente.
E probabilmente hanno ragione.
Ma le sentenze vanno rispettate, anche se ingiuste. In comune
hanno anche due allenatori diversissimi, ma ugualmente affermati. Ed acclamati.
La loro è una sfida nella sfida.
Non ci soffermiamo sulle formazioni che Allegri e Zidane manderanno in campo al Millenium
Stadium di Cardiff. Se ne occuperanno doviziosamente le cronache televisive e giornalistiche.
Quando questo giornale verrà
distribuito sarà gia tutto fatto.
Strategie comprese. Ma soltanto
uno dei due potrà alzare le braccia al cielo. È il fascino crudele
della Champions.

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16
Il Punto

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di Ezio Maletto

Oltre la leggenda, c’è di più
In Italia la Juve sta riscrivendo la Storia. Ma in Europa è tempo di cambiare mentalità

P

er quanto importante, unico,
leggendario, il sesto scudetto consecutivo, impreziosito dal
contorno della terza Tim Cup,
anch’essa di fila, è stato oggetto
di festeggiamenti molto contenuti; in ossequio a una tradizione
per la quale, all’ombra bianconera della Mole ogni successo si
coniuga al sollievo di un lavoro
ben fatto, ma che può essere
migliorato; in aderenza a un
evento comunque metabolizzato da tempo; per la ragionevole
convinzione che il tempo per le
celebrazioni e/o commemorazioni debba essere speso alla fine
di qualcosa o qualcuno, mentre
invece, il ciclo vincente di questa
Juve, a dispetto di una striscia
già solenne, è ben lungi dal considerarsi concluso, ma anche e
soprattutto perché, per quanto
entusiasta, la nazione bianconera è posseduta dalla covidosa
ossessione per un trofeo che da
troppi anni Madama non innalza al cielo: la grolla degli eletti,
il Santo Graal bullonato, la Coppa dei Campioni, ora universalmente conosciuta come Uefa

Champions League. Però, quella
di Cardiff non sarà la notte del
giudizio, e qualunque verdetto verrà espresso dal prato del
National Stadium of Wales, il
calcio a tinta zebrata non finirà lì. Intellettualmente facile da

accettare, decisamente avverso,
invece, alla ragione di cuori che,
spezzati con puntualità quasi irridente da oltre un ventennio di
delusioni, talvolta parecchio cocenti, considerano ormai maledetta l’anfora dalle grandi orec-

FORMAGGI

chie. L’ipotesi anche solo remota
che il Giano bifronte dello sport
si palesi ancora una volta con il
volto della sconfitta assurge poi
a livelli di totale intollerabilità in chi, sin da quella sera del
30 maggio 1973, a Belgrado, ha

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17
Il Punto

vissuto sulla propria pelle tutti
gli ultimi atti della Signora da
esportazione. Anche ad Atene,
Bruxelles, Roma, Monaco di Baviera, Amsterdam, Manchester,
Berlino. Una sola soddisfazione,
peraltro quasi partorita, visto
che i lineamenti del summenzionato diventarono benigni solo
al termine dei tiri dal dischetto,
tante amarezze e una lunga,
buia notte dell’anima in terra
belga ascrivibile alle tragiche
circostanze giustamente rievocate in questi giorni. Individuare
i motivi dell’idiosincrasia juventina alle finalissime, ammesso
che esistano, è impresa ardua.
Karma? Un Béla Guttmann de’
noantri? Semplice sfortuna?
Mah... Più probabilmente, il
pessimo rapporto con la partita
decisiva è imputabile a un dna
storicamente orientato alla supremazia peninsulare, che ha
quasi sempre rigettato l’impianto di cellule continentali a causa
del distorto e malinteso significato di eccezionalità attribuito
alla competizione. La cosiddetta
carenza di mentalità europea
dai più addotta a giustificazione
degli insuccessi, non può certamente essere addebitata a tutti
i giocatori che hanno indossato,
in epoche diverse, la nobile casacca a strisce, bensì a un preciso indirizzo societario volto a
considerare l’eventuale ascesa

al gradino più alto del podio alla
stregua di un’impresa straordinaria e, quindi, molto occasionale, anziché la normalissima
aspirazione stagionale di un club
d’élite. Questa forma pensiero si
è inesorabilmente tradotta, al

dunque, in ansia da prestazione, braccino corto, consunzione
nervosa per aver giocato mentalmente la gara delle gare fino
allo stremo di ogni energia spendibile, ancor prima di scendere
in campo. Con i risultati ben

noti... e a prescindere dalle modalità d’arrivo all’appuntamento, cioè: con le faccende domestiche risolte da tempo o all’ultimo
minuto. Ora che la conquista del
Coppone implica risvolti che trascendono l’aspetto puramente
sportivo e quasi lo travalicano (il
riferimento alle ricadute finanziarie è assolutamente voluto),
il vento pare esser cambiato e
l’ambizione di troneggiare sul
football del Vecchio Continente
ha assunto contorni nitidi, ben
delineati da dichiarazioni d’intenti non esclusivamente di facciata e avvalorati, nella fattualità, dall’acquisizione del diritto
alle prestazioni di pedatori propedeutici allo scopo. Per questo
la tappa gallese è considerabile
un punto di partenza; per questo, pur rispettosa del passato, la
Newentus risorta dalla ceneri di
“Porcopoli” flirterà con la crème
d’Europa senza timidezze e reticenze; per questo guarderà il
mitico Real Madrid negli occhi,
da pari a pari, con l’assoluta
consapevolezza di non dover abbassare lo sguardo, comunque
andrà a finire. Oltre la leggenda,
c’è di più: la sfera degli archetipi. Una condizione per la quale,
qualunque pensiero associato
al calcio, foss’anche il minerale,
rimandi immediatamente al termine Juventus. Entraci, Vecchia
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18
La Tattica

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di Franco Leonetti

L’evoluzione di Max, a caccia del ‘triplete’
T

ante le paternità di questa
fantastica e leggendaria
Juventus, in primis quella del
Presidente Andrea Agnelli, dei
dirigenti e di grandi giocatori in
rosa come la mitologica BBC, Super Gigi a guardiano dei pali, Dybala, Mandzukic, Higuain, Dani
Alves, senza dimenticarne nessuno, tutti inclusi per il contributo apportato. Ma è innegabile
che l’ennesima chiara paternità
sia quella legata a Massimiliano Allegri. Il Mister ha compiuto dei veri capolavori tattici in
tutta la stagione, dimostrandosi
uno dei tecnici numero uno in
Europa, gestendo il gruppo con
intelligenza, moderazione, lucidità e saggezza e incassando la
fiducia dei giocatori, motivati a
mille, e le conseguenze si sono
viste in campo. Massimiliano da
Livorno, arrivato tre anni orsono
tra lo scetticismo generale, ha
saputo conquistarsi in un triennio lo scettro di Allenatore della
Juventus, grazie al suo stile, la
schiettezza, l’umanità, i cambipelle della squadra e non ultimi
i risultati esaltanti. Quest’anno,
poi, ha saputo davvero andare
oltre i limiti, superandosi, e dimostrando, ancora una volta, di
maneggiare una preparazione
tattica come pochi, e di saper in-

carnare la figura di perfetto gestore di cervelli dei ragazzi che
scendono sul campo di gioco. La
Juve, ad inizio stagione, non incantava nonostante una rosa di
estrema qualità. Il 3-5-2, schema
ormai consolidato, non consentiva di far scorrere il pallone sul
manto verde ma lo faceva rotolare, regalando un gioco utilitaristico ma ben poco scintillante,
complici anche gli inserimenti
dei nuovi acquisti. Poi la svolta
negativa di Firenze il 15 gen-

naio, la sconfitta contro la Viola
al Franchi per 2-1 e il coraggio
di cambiare un assetto tattico
che Allegri provava a Vinovo, in
allenamento, da tre mesi. Ecco
varato il 4-2-3-1 con tutta la
qualità calcistica schierata sul
campo, incassando la volontà e
il sacrificio dei calciatori, pronti
a correre a mille all’ora, stillare
sudore e porre determinazione
ferale per la causa bianconera.
Così il Mister si inventa un Mandzukic esterno alto di sinistra

capace di coprire per intero la
fascia di competenza lottando
e guerreggiando su ogni palla,
con tutti gli attaccanti insieme
in campo, per una Juventus a
trazione anteriore che distrugge
gli avversari in campionato e in
Europa, uno dopo l’altro. Un’intuizione geniale che lo fa entrare
di diritto nel empireo storico dei
tecnici italiani più camaleontici
di sempre. Non si era mai visto,
in Italia, un allenatore giocare
con tanti uomini offensivi nella
stessa formazione di partenza,
quattro attaccanti puri come
Mandzukic, Dybala, Cuadrado e
Higuain, con Pjanic a supporto
e sulle fasce Dani Alves e Alex
Sandro, se non è rivoluzione
storica questa, definitela come
meglio credete. Alla faccia di De
Laurentiis che lo ha bollato come
catenacciaro. Solo tre-quattro
giocatori di stampo prettamente
difensivo calati in una compagine equilibratissima ma votata,
innegabilmente,
all’offensiva:
insomma una vera e propria
folgorazione acutissima. Ma le
intuizioni tattiche dell’allenatore
non erano terminate, nonostante
il mutamento di assetto, Allegri,
dopo aver stracciato il Barcellona, si inventa, a ridosso della
semifinale di Champions con il

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La Tattica

LE 8 ‘TRIPLETTE’ EUROPEE
a cura di Massimo Fiandrino

Monaco, un 3-4-2-1 che vede
in campo Barzagli e Dani Alves,
con Cuadrado in panca: e anche
qui, inutile aggiungerlo, la Juve
porta a casa la missione con
un’attitudine molto offensiva ma
più coperta. Insomma, piaccia
o non piaccia, nonostante una
frangia del tifo bianconero continui ad osteggiare a non riconoscere pretestuosamente i meriti
cristallini del grandissimo lavoro
di Max Allegri, il tecnico labro-

nico è già entrato nella leggenda della Juventus per capacità,
vittorie e bravura conclamata.
Piaccia o non piaccia, Allegri si
è rivelato il tecnico perfetto per
questa Juve, la simbiosi con la
squadra, l’ambiente e la Società
fanno ben sperare per una continuazione insieme, verso altre
vittorie, in primis la Champions.
Avanti così Juve, ovviamente a
tutta Max!

1967/CELTIC
Allenatore: Jock Stein
Coppa dei Campioni:
2-1 all’Inter (Finale)
Campionato Scozzese:
34 partite e 58 punti
Coppa di Scozia:
2-0 all’Aberdeen (Finale)

2009/BARCELLONA
Allenatore: Pep Guardiola
Champions League:
2-0 al Manchester United (Finale)
Campionato Spagnolo:
38 partite e 87 punti
Coppa del Re:
4-1 sull’Athletic Bilbao (Finale)

1972/AJAX
Allenatore: Stefan Kovacs
Coppa dei Campioni:
2-0 all’Inter (Finale)
Campionato Olandese: 34
partite e 63 punti
Coppa d’Olanda:
3-2 al Den Haag (Finale)

2010/INTER
Allenatore: Jose’ Mourinho
Champions League:
2-0 al Bayern Monaco (Finale)
Campionato Italiano:
38 partite e 82 punti
Coppa Italia:
1-0 alla Roma (Finale)

1988/PSV EINDHOVEN
Allenatore : Guus Hiddink
Coppa dei Campioni:
6-5 d.c.r. al Benfica (Finale)
Campionato Olandese:
34 partite e 59 punti
Coppa d’Olanda:
3-2 d.t.s. al Roda (Finale)

2013/BAYERN MONACO
Allenatore: Jupp Heynckes
Champions League:
2-1 al Borussia D. (Finale)
Campionato Tedesco:
34 partite e 91 punti
Coppa di Germania:
3-2 allo Stoccarda (Finale)

1999/MANCHESTER UNITED
Allenatore: Alex Ferguson
Champions League:
2-1 al Bayern Monaco (Finale)
Campionato Inglese:
38 partite e 79 punti
Coppa d’Inghilterra:
2-0 al Newcastle (Finale)

2015/BARCELLONA
Allenatore : Luis Enrique
Coppa dei Campioni:
3-1 alla Juventus (Finale)
Campionato Spagnolo:
38 partite e 94 punti
Coppa del Re:
3-1 all’Athletic Bilbao (Finale)

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Real Madrid / Le Finali ‘Merengues’

di Carlo Bianchi

Specialisti in vittorie: 11 su 14!
Q

uindicesima finale di Coppa
dei Campioni (ora Champions League) per il Real Madrid
a caccia della dodicesima vittoria nella competizione. Come
giocatore Francisco Gento (per
tutti Paco, ora Presidente Onorario del club) è il recordman di
vittorie con 6 e ben 8 partecipazioni in finale, 8 finali anche per
Paolo Maldini e 7 per Alfredo Di
Stéfano, poi tutti gli altri. Il risultato più frequente in finale?
1-0 verificatosi ben 15 volte.
Il risultato mai apparso? 2-2.
La finale con più gol? Quella di
Glasgow nel 1960 vinta dal Real
Madrid sull’Eintracht Frankfurt
per 7-3. La finale con più spetta-

tori? Sempre quella di Glasgow
appena citata con 135.000. Il
goleador in una finale? Ferenc
Puskás con quattro gol appunto
nella partita di Glasgow. I giocatori che hanno messo a segno
più gol nelle finali? Di Stéfano e
Puskás con 7. La nazione dove
si sono disputate più finali? Il
Regno Unito con 12 delle quali
ben 7 a Londra, città anfitrione.
Fra il 61’ ed il 75’ si sono messi
a segno ben 38 gol, ossia questo
è il momento della partita dove
si decidono le finali. Questi sono
alcuni aneddoti statistici che riguardano le finali della Coppa
sicuramente più importante del
panorama calcistico mondiale.

Passiamo ora ad analizzare la
storia della squadra madridista
plurilaureata in questa competizione.
LE VITTORIE (11)
1955-56: Real Madrid-Stade de
Reims 4-3 - Parigi (Parc des
Princes) - All. José Villalonga
Llorente
Partita vibrante fin dall’inizio
con i francesi che si portarono
ben presto sul 2-0 per poi essere
rimontati dai gol di Di Stéfano,
Rial (2) e Marquitos.
1956-57: Real Madrid-Fiorentina
2-0 - Madrid (Santiago Bernabéu)
- All. José Villalonga Llorente

Giocando in casa come detentori
del titolo il Madrid ebbe la meglio sui viola con reti di Di Stéfano nel minuto 71’ e sul finale
di Gento. Le cronache parlano
di 125.000 spettatori. La Fiorentina era la famosa squadra di
Sarti, Cervato, Virgili, Montuori
allenata da Fulvio Bernardini.
1957-58: Real Madrid-Milan 3-2
(d.t.s.) - Bruxelles (Stade du Heysel) - All. Luis Carniglia
Prima finale europea che finì ai
supplementari. Due volte in vantaggio i rossoneri raggiunti dai
tre gol di Di Stéfano, Rial e Gento. L’edizione deve essere ricordata per il disastro aereo di Mo-

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Real Madrid / Le Finali ‘Merengues’
naco dove persero la vita molti
giocatori del Manchester Utd. di
ritorno dalla partita dei quarti a
Belgrado contro la Stella Rossa.

mosa la dichiarazione a caldo di
Simeone nel dopo partita: “Devo
pensare se rimanere all’Atlético” cosa che poi puntalmente
avvenne.

1958-59: Real Madrid-Stade de
Reims 2-0 - Stoccarda (Neckarstadion) - All. Luis Carniglia
Pur giocando gran parte della
partita con un giocatore in meno
un gol al primo minuto e poi il
raddoppio di Di Stéfano non lasciarono opzioni alla compagine
francese.
1959-60: Real Madrid-Eintracht
Frankfurt 7-3 - Glasgow (Hampden Park) - All. Miguel Muñoz
Sicuramente la finale che diede
più gloria alle merengues. Si giocò in uno stadio alla presenza di
ben 135.000 spettatori (record
assoluto) e fino ad ora è la finale nella quale si sono segnati il
maggior numero di gol. Tedeschi
che si portarono in vantaggio ma
quattro gol di Puskás e tre di Di
Stéfano misero le cose a posto.
1965-66: Real Madrid-Partizan
2-1 - Bruxelles (Stade du Heysel)
- All. Miguel Muñoz
Vittoria del famoso Madrid “yeye” contro i rivali yugoslavi
(prima squadra dell’est a partecipare ad una finale europea).
Ancora una volta il Madrid iniziò
perdendo ma sul finale Amancio
prima e Serena poi diedero la
vittoria agli spagnoli.
1997-98: Real Madrid-Juventus
1-0 - Amsterdam (Amsterdam
ArenA) - All. Jupp Heynckes
32 anni dopo l’ultimo titolo in
Europa ecco la “settima” con il
famoso gol di Mijatovic in fuori
gioco. Partita bloccata e molto
combattuta.
1999-2000: Real Madrid-Valencia
3-0 - Parigi (Parc des Princes) All.Vicente del Bosque
Finale senza storia con il Valencia di Héctor Cuper che resse

l’urto merengue fino al 39’ del
primo tempo, Morientes, Raúl e
McManaman diedero al Madrid
l’ottava.
2001-02: Real Madrid-Bayer Leverkusen 2-1 - Glasgow (Hampden Park) - All. Vicente del Bosque
La prima coppa di Florentino
Pérez con quel fantastico gol di
Zidane dopo le reti di Raúl e Lucio oltre alle miracolose parate
di un giovanissimo Iker Casillas
che fecero il resto.
2013-14: Real Madrid-Club Atlético de Madrid 4-1 (d.t.s.) - Lisbona
(Estádio Da Luz) - All. Carlo Ancelotti
La vittoria forse più drammatica
nella storia del club blanco e la
sconfitta più cocente per i rivali
dell’Atlético. In svantaggio per il
gol di Godín fino al minuto 93’
quando un colpo di testa di Sergio Ramos portò le squadre ai
supplementari che si rivelarono
senza storia.
2015-16: Real Madrid-Club Atlético de Madrid 1-1 (d.c.r.) - Milano
(Stadio Giuseppe Meazza in San
Siro) - All. Zinedine Zidane
Seconda vittoria contro i concittadini biancorossi dopo un’appassionante finale ai rigori.
Atlético che ne sbaglia uno nel
secondo tempo con Griezmann
e quello finale con Juanfran. Fa-

LE SCONFITTE (3)
1961-62: Benfica-Real Madrid
5-3 - Amsterdam (Olimpisch Stadion) - All. Miguel Muñoz
Sesta finale su 7 edizioni per il
Madrid, gol iniziale di Puskás
ma poi il Benfica pareggiò fino al
3-3, per poi scatenarsi la pantera
nera Eusebio che diede la vittoria ai lusitani che da quell’anno
in poi non vinsero più nessuna
coppa europea (la famosa maledizione di Béla Guttmann)
1964-64: Internazionale-Real Madrid 3-1 - Vienna (Prater) - All.
Miguel Muñoz
La partita che consacrò la Grande Inter di Helenio Herrera e che

confermò il declino dei campioni di Madrid pur schierando un
giovanissimo Amancio. Il gol di
Felo che accorciò le distanze non
fu sufficiente, Mazzola, Milani ed
ancora Mazzola sancirono la vittoria dei nerazzurri. Fu l’ultima
finale di Di Stéfano che la stagione successiva passò all’Español.
1980-81: Liverpool-Real Madrid
1-0 - Parigi (Parc des Princes) All.Vujadin Boskov
Dopo aver eliminato in semifinale l’Inter i blancos si presentarono al cospetto dei dominatori
d’Europa di quegli anni ma vendettero cara la pelle. Una finale
bloccata e solo un gol di Kennedy ad otto minuti dalla fine diede
il successo ai Reds di Bob Pasley
e la loro terza Coppa dei Campioni. Real Madrid da 15 anni
senza titoli europei.

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Real Madrid / Il Punto

di Carlo Bianchi

I ‘Blancos’ tentano l’impresa mai riuscita a nessuno
Vincere la seconda Champions di fila è il sogno neanche troppo segreto dei madrileni

F

inalmente ci siamo! La meritata finale per ambedue le
squadre è arrivata con il Galles
per la prima volta in qualità di
paese infitrione, anche se per
il Regno Unito è la dodicesima.
Il Real Madrid ripete quella
dell’anno scorso a Milano e per
loro sono già 3 le finali negli ultimi 4 anni tenendo anche conto
di quella di Lisbona. Con la nuova versione della Champions League nessun club ha mai vinto la
prestigiosa coppa per 2 anni di
fila e siamo sicuri che i blancos
ci hanno fatto più di un pensiero
pretendendo così la Duodecima.
La squadra di Zidane parte con
un leggero vantaggio a livello di preparazione in quanto
la Liga è finita una settimana
prima rispetto al Campionato e
l’allenatore francese ha potuto
programmare una minipreparazione di 10 giorni prima della scontro di Cardiff. Una prima
fase tutta impostata sul volume
e sulla resistenza, mentre una
seconda tutta sulla velocità e
lo scatto. A questo proposito il
preparatore italiano Antonio
Pintus, arrivato questa estate

del tipo: ”Ora pensiamo alla
prossima partita, a riposare ed
a prepararci bene”. Il ruolino di
marcia nella Liga segnala 29 vittorie e solo 3 sconfitte portando
al gol ben 19 giocatori. La sconfitta casalinga con il Barça aveva riacceso una flebile speranza
blaugrana ma poi il Real non ha

dall’Olympique Lyonnais per
espressa richiesta di Zidane, ci
ha messo del suo contribuendo
non poco ai successi delle merengues. Certo che la fortuna nel
calcio è una componente fondamentale se pensiamo che solo 17
mesi fa il prode Zizou si trovava a lottare con il Castilla nella
Seconda Divisione spagnola per
essere chiamato a Gennaio 2016
da Florentino Pérez a sostituire
il mal sopportato Rafa Benítez.
Ben 4 titoli fino ad ora il bilancio del francese. Pur non avendo

fatto mercato nella scorsa sessione estiva (tranne la recompra di Morata) la società gli ha
messo a disposizione una rosa
di tutto rispetto e che ha fatto
la differenza con quella degli
acerrimi rivali, Barça ed Atlético su tutti. Uno Zidane che si è
sempre dimostrato accondiscendente, simpatico ed oltremodo
accattivamente con la terribile
stampa madrilena (la stessa
che non perdonava allo ‘Special
One’) e che se l’è saputa conquistare con sorrisi e frasi storiche

perso più un colpo vincendo tutte le gare che rimanevano. Nella
Champions sono passati come
secondi nel girone vinto dal Borussia Dormund, per poi sconfiggere con un doppio 3-1 il Napoli
negli ottavi e, ai quarti, ma solo
nei supplementari, il Bayern, sicuramente la squadra più ostica affrontata, nonché l’Atlético
Madrid in semifinale. La rosa
parte dal portiere Keylor Navas,
mai amato e molto criticato ma
che nell’ultima parte della stagione ha dimostrato le proprie
doti. La difesa è bloccata con i
due centrali Varane ed il capitano Sergio Ramos, supportata
dai terzini Carvajal e Marcelo,
quest’ultimo il giocatore di maggior rendimento della stagione.
Davanti a loro i tre inamovibili
Lucas Modric, Toni Kross (il gio-

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Real Madrid / Il Punto
catore che ha disputato più minuti quest’anno) e Casimiro (ai
tempi ‘pallino’ di Ancelotti), per
arrivare ai 3 là davanti: Bale,
Benzema e Ronaldo. A quest’ultimo Zidane ha riservato benzina preziosa per la parte finale
della stagione, limitandone l’impiego in alcune partite e non
ottemperando ai desiderata del
portoghese che sempre vorrebbe giocare e segnare. Professionista esemplare, Ronaldo è una
vera macchina da gol: in bianco,
dal 2009, ha messo a segno ben
405 gol vincendo 11 titoli in 8
stagioni. Non dimentichiamoci
però di Isco, giocatore polivalente e sostituto di Bale per gran
parte della stagione, che l’ha
visto grande protagonista e beniamino del popolo merengue.

Sul fronte infortunati Carvajal
e Bale da giorni si allenano in
gruppo e non dovrebbero avere
problemi di idoneità per la finale. Come rincalzi ecco il difensore Danilo, valida alternativa sulla destra, Nacho polivalente in
difesa oltre all’esperto Pepe che
ancora pensa ad un improbabile
rinnovo. A centrocampo l’affidabile croato Kovacic e come attaccanti i due ragazzini terribili,
Lucas Vázquez e Marco Asensio,
ai quali Zidane ha dato fiducia
e spazio in Liga e Champions e
che hanno sostituito egregiamente i titolari. Abbiamo lasciato da parte il colombiano James
Rodríguez, ormai con tutti e due
i piedi fuori dall’entità blanca.
Pagato tre anni fa 75 MM dal
Monaco e che ora per 40 potreb-

be lasciare Madrid (Mourinho
farebbe carte false per averlo,
Inter cosa aspetti?) oltre ad Alvaro Morata il quale pensava di
avere più spazio ma con un Benzema come quello di quest’anno c’è stato poco da fare. E in
entrata cosa bolle in pentola?
Pare che l’acquisto del francese
Theo Hernández dall’Alavés sia
cosa fatta (comporterà l’addio
di Coentrao). Qualche rinforzo in difesa ed a centrocampo
è lecito attendersi, sempre che
non ritorni in auge la faccenda
De Gea, portiere del Manchester
Utd. che già l’anno scorso per un
intoppo burocratico dell’ultima
ora rimase in Premiership. Mourinho si fregherebbe le mani e
già ha avanzato le proprie pretese, 70 MM sull’unghia o 25
più Morata. Chiudiamo con una
chicca riguardante il Fenome-

no, si proprio quel Ronaldo Luís
Nazário de Lima ora chiamato
“El Gordo” che pare abbia preso casa a Madrid per installarsi
definitivamente nella capitale
spagnola. Lo stesso ha dichiarato che se ne andò dall’entità
blanca per colpa di Fabio Capello che non lo faceva giocare appena passava il suo peso forma
di 100 grammi. In aggiunta Vanderley Luxemburgo nell’estate
del 1999 gli consigliò al ritorno
dalle vacanze di prendere delle capsule per dimagrire che lo
portavano in bagno ogni 5 minuti tanto da doversi allenare
con un pannolino. Il crepuscolo
degli dei!

(Sopra Benzema, a sinistra Bonucci con
Pepe e Ronaldo che guarda sullo sfondo;
nella pagina accanto foto di gruppo
dei giocatori Real)

24

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Albo d’Oro - Coppa Campioni / Champions League

Dal Real Madrid al... Real Madrid!
E la Juve aspetta da 21 anni di rivincere il trofeo
1955-56
1956-57
1957-58
1958-59
1959-60
1960-61
1961-62
1962-63
1963-64
1964-65
1965-66
1966-67
1967-68
1968-69
1969-70
1970-71
1971-72
1972-73
1973-74
1974-75
1975-76
1976-77
1977-78

Real Madrid (Spagna)
Real Madrid (Spagna)
Real Madrid (Spagna)
Real Madrid (Spagna)
Real Madrid (Spagna)
Benfica (Portogallo)
Benfica (Portogallo)
Milan (Italia)
Internazionale (Italia)
Internazionale (Italia)
Real Madrid (Spagna)
Celtic Glasgow (Scozia)
Manchester United (Inghilterra)
Milan (Italia)
Feyenoord (Olanda)
Ajax (Olanda)
Ajax (Olanda)
Ajax (Olanda)
Bayern Monaco (Germania O.)
Bayern Monaco (Germania O.)
Bayern Monaco (Germania O.)
Liverpool (Inghilterra)
Liverpool (Inghilterra)

1978-79
1979-80
1980-81
1981-82
1982-83
1983-84
1984-85
1985-86
1986-87
1987-88
1988-89
1989-90
1990-91
1991-92
1992-93
1993-94
1994-95
1995-96
1996-97
1997-98
1998-99
1999-00
2000-01
2001-02
2002-03
2003-04
2004-05
2005-06
2006-07
2007-08
2008-09
2009-10
2010-11
2011-12
2012-13
2013-14
2014-15
2015-16

Nottingham Forest (Inghilterra)
Nottingham Forest (Inghilterra)
Liverpool (Inghilterra)
Aston Villa (Inghilterra)
Amburgo (Germania Ovest)
Liverpool (Inghilterra)
Juventus (Italia)
Steaua Bucarest (Romania)
Porto (Portogallo)
PSV Eindhoven (Olanda)
Milan (Italia)
Milan (Italia)
Stella Rossa Belgrado (Jug.)
Barcellona (Spagna)
Olympique Marsiglia (Francia)
Milan (Italia)
Ajax (Olanda)
Juventus (Italia)
Borussia D. (Germania)
Real Madrid (Spagna)
Manchester Utd (Inghilterra)
Real Madrid (Spagna)
Bayern Monaco (Germania)
Real Madrid (Spagna)
Milan (Italia)
Porto (Portogallo)
Liverpool (Inghilterra)
Barcellona (Spagna)
Milan (Italia)
Manchester Utd (Inghilterra)
Barcellona (Spagna)
Inter (Italia)
Barcellona (Spagna)
Chelsea (Inghilterra)
Bayern Monaco (Germania)
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26

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Istruzioni per la Vittoria

di Antonio Catapano

Tre regole fondamentali da rispettare
Mai dare nulla per scontato, combattere su tutto, essere orgogliosi ma col sorriso...

E

siste un modo con cui si può
avere la certezza di vincere
la Champions League? Evidentemente no. Eppure, nonostante
tutti sappiano che non esistono
regole o programmi che diano
garanzie assolute, tutti i tifosi
della Juventus in questi giorni
e in queste ore si domandano
cosa bisognerebbe fare per vincere. Le finali perse in passato
hanno per forza di cose lasciato una ferita aperta, che porta
spontaneamente ad una sorta di
lunga serie di quesiti esistenziali
“pallonari”, che tutti si pongono
durante la lunga e fibrillante
attesa. Per molti, anche per chi
scrive a dire il vero, esisterebbe
addirittura una maledizione su
questo specifico trofeo, e qualunque sia la situazione reale delle
due squadre, delle rispettive
potenzialità e del momento storico, in finale solitamente qualche cosa di innaturale succede
e alla fine la Juventus, spesso,
perde. Così è stato troppe volte,
in effetti. Alla luce di questo ragionamento del tutto assurdo e
irragionevole, c’è chi addirittura
preferirebbe uscire tutti gli anni
in semifinale, in modo da evitare
il dolore più grande. E fino a qui,
niente di nuovo; si tratta solo di
un pezzo della solita scontata
dicotomia, ossia quella dei pessimisti fatalisti, di cui chi scrive fa
parte, e a cui per grande fortuna si contrappone un’altra metà
del tifo, ossia quella entusiasta e
ottimista. Del resto se vuoi vincere una finale, finalmente, devi
avere il coraggio e quel pizzico
di follia di giocarla, anche sapendo che puoi perderla ancora.
Bisogna sfidare la storia, se vuoi
scriverne un pezzo o una nuova.

Proviamo però, a mente fredda,
a formulare le istruzioni per una
vittoria. Come si fa? La premessa doverosa è quella di lasciare
tutti i discorsi atletici, tattici e
tecnici ad Allegri e al suo staff,
e occuparci invece della nostra
situazione emotiva e psicologica del tutto peculiare rispetto
a qualunque altra squadra del
mondo (fatto salvo forse solo il

se per caso il risultato durante
il match volgesse in modo molto
marcato da una parte o dall’altra. Poi il gioco chiama gioco, e
quando si è rotto il ghiaccio, il
resto segue. Fino al fischio finale, la storia del calcio insegna,
può sempre succedere di tutto.
E’ sempre giusto crederci. La seconda regola, è che nella storia
della Juventus con questo tor-

Benfica, che al posto nostro sarebbe più o meno nelle nostre
stesse condizioni). A mio modesto
avviso, ci sono tre regole chiave
da rispettare, non per vincere,
ma per giocare una finale che si
rispetti. Tre nodi dello stesso filo.
La prima cosa da fare è quella
di non dare mai per scontato di
aver vinto o di aver perso ancora prima di scendere in campo.
Al contrario di alcune finali del
passato, questa volta bisognerà
avere innanzitutto voglia di giocarla, davvero, fino in fondo, dal
primo all’ultimo minuto, anche

neo, il destino è addomesticato
a non regalarci mai nulla, quindi tutto andrà sudato in campo,
goccia dopo goccia, metro dopo
metro, pallone dopo pallone, respiro dopo respiro, battito dopo
battito del cuore. Per nostra
fortuna, dall’altra parte c’è un
grande avversario (un po’ spaccone a dire il vero), che non si
può sottovalutare, perché campione d’Europa e del Mondo in
carica. E’ giusto così, chi sperava
in un avversario molto più accessibile, per conto mio non ha
un grande rispetto per questo

sport e per questo torneo (ogni
riferimento a pomposi opinionisti vari è puramente casuale).
Ma l’entusiasmo, la forza, la voglia di essere squadra, il lavoro,
il sacrificio, la concentrazione e
l’umiltà devono essere la fisionomia della gara della Juventus. Infine il terzo ingrediente
deve essere l’orgoglio. E’ inutile
agganciare la storia delle finali precedenti a quella attuale.
Sarebbe una zavorra inutile da
trascinarsi per tutto il campo. La
partita va affrontata per godere
di una grande sfida contro un
grande avversario, sapendo che
c’è un certo numero di milioni di
persone (qualche centinaio) che
ti guarda, e addirittura il trofeo
non conta assolutamente nulla.
La Juve è la Juve, ha una storia
e un blasone centenario, e tutto
il mondo lo deve vedere, sentire,
toccare con le mani e deve emozionarsi. L’arte di vincere si impara anche con le sconfitte, e la
Juve ha nel suo dna quelle insieme a tante grandi vittorie. Non si
deve avere paura della propria
storia, la maglia viene prima di
tutto. L’orgoglio di far vedere a
tutto il mondo chi sei e cosa sai
fare, è molto più importante del
trofeo stesso. Poi leggenda metropolitana vuole che quando si
vince questa specifica partita,
pare che qualcuno consegni un
trofeo, ma quella è un’altra storia di cui non bisogna assolutamente tenere conto. Un orgoglio
forte e impavido, ma sorridente
e un po’ sognante, è tutto ciò che
ci serve. Certo, comunque la vittoria non si può garantire, ma in
fondo spesso un vincitore è solo
un sognatore che non ha mai
mollato. Corri zebra, corri!

27

amcsrls@yahoo.it

Juve-Real / Le Amichevoli

J

uve e Real Madrid si sono incontrate 3 volte in amichevoli
(2 vittorie Juve, 1 Real).
Coppa AMISTAD
Torino, 8/5/1963 (Andata)
Juventus-Real Madrid 1-3
Marcatori: 22° Di Stefano, 27°
Zigoni, 29° e 72° Puskas
Arbitro: Campanati di Milano
Juventus: Mattrel, Caocci, Coramini, Noletti, Sacco, Sarti (Fochesato), Battaglia (Rossi), Del
Sol, Zigoni, Sivori, Crippa.
All. Amaral Paulo
Real Madrid: Vicente (Araquistan), Isidro, Casado, Muller
(Zoco), Santamaria, Pachin,
Amancio, Ruiz, Di Stefano, Puskas, Bueno. All. Munoz Miguel
La Juve acquistò nel 1962 lo
spagnolo del Real Madrid Luis
Del Sol; le due società decisero
di inserire nel contratto di cessione anche la disputa di due

Trofeo Amistad 1965

amichevoli (una a Torino e l’altra a Madrid) mettendo in palio
un trofeo denominato “Amistad”,
coppa dell’ amicizia. Prima partita al Comunale. La Juve è priva
di vari calciatori convocati dalle varie Nazionali ma i giovani
lottano con generosità, soprattutto Gianfranco Zigoni si mette
in evidenza siglando anche una
rete. Il Real s’impone con la classe dei sui campioni, Amancio, Di
Stefano e Puskas. Per il ritorno si
dovrà aspettare due anni ma ne
valeva la pena...
Coppa AMISTAD
Madrid, 7/11/1965 (Ritorno)
Real Madrid-Juventus 0-2
Marcatori: 10° Traspedini, 74°
Da Costa
Arbitro: Martinez Alvarez (Spagna)
Real Madrid: Araquistan, Miera,
Sanchis, Felix Ruiz, Santamaria,
De Felipe, Veloso, Amancio, Martinez (Grosso), Velasquez, Gento
(Bueno). All. Munoz Miguel
Juventus: Anzolin, Mazzia, Leoncini, Sarti, Castano, Cinesinho,
Dell’ Omodarme, (Bercellino II),
Del Sol, Traspedini, Da Costa,
Menichelli.
All. Heriberto Herrera
Per pareggiare il conto la Juve
deve vincere con 2 reti di scarto, l’impresa sembra improbabile anche perché come due anni
orsono mancano alcuni titolari
convocati dalla Nazionale: Ber-

cellino I, Gori, Salvadore. La
squadra attacca il Real in casa
propria, la vittoria di fine Agosto nella finale di Coppa Italia a
Roma (1-0) sull’Inter Europea e
Mondiale ha galvanizzato l’ambiente rendendo il gruppo solido
e sicuro grazie anche all’esperienza di Del Sol, Cinesinho e del
brasiliano-oriundo Da Costa. Un
gol per tempo e siamo in perfetta parità: 3 Real, 3 Juve. Il regolamento del torneo non annoverava la regola del doppio gol in
trasferta e si arriva così direttamente ai rigori. Ecco la sequenza: Bueno fuori, Amancio gol,
Grosso gol, Veloso gol, Velasquez
gol, Traspedini gol, Da Costa gol,
Bercellino II gol, Del Sol gol, Menichelli gol. Vince la Juve!
PEACE CUP
Semifinale, 31/7/2009, Siviglia
Juventus-Real Madrid 2-1
Marcatori: 3° Cannavaro, 41°
Ronaldo su rig, 49° Salihamidzic
Arbitro: Johannensson (Svezia) e
nel 2° tempo Yefet (Israele)
Juventus: Buffon, Grygera, Cannavaro (46° Legrottaglie), Chiellini, Salihamidzic, Camoranesi,
Felipe Melo (72° Marrone), Tiago, Giovinco (61° Zanetti), Amauri, Del Piero (68° Iaquinta).
All. Ferrara Ciro
Real Madrid: Dudek, Torres,
Pepe,, Metzelder, Drenthe, Granero, Diarra, Guti (79° Gago),

di Ermanno Vittorio

Ronaldo, Raul (72° Negredo),
Benzema (72° Higuain).
All. Pellegrini Manuel
La Juve partecipa alla prestigiosa Peace Cup, il caldo è torrido ma la partenza è notevole.
Cannavaro svetta di testa in
area madrilena e batte Dudek.
Pareggio su rigore di Ronaldo,
decide “Brazzo” nella ripresa
sempre di testa. Campo di gioco
infido, terra e sabbia, di erba se
ne vede poca. La Juve di grigio
vestita s’impone ai bianchi del
Real, da ricordare l’inserimento
di Higuain a 20 minuti dal termine: Gonzalo non incide molto
anche perché il caldo ha fiaccato
le squadre. La Juve approda alla
finale contro l’Aston Villa: partita non eccelsa, decidono i rigori
(4-3 per gli inglesi) con errori di
Iaquinta, Del Piero e Legrottaglie.

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L’Intervista

amcsrls@yahoo.it

di Antonio Catapano

Il ‘marito’ della Vecchia Signora: Piercarlo Perruquet
Ex Presidente del Juve Club Torino, icona del tifo bianconero. Il suo idolo è Roberto Bettega

Perruquet a Villar Perosa con l’avvocato Agnelli

P

er definire questa icona
del tifo bianconero, ossia
Piercarlo Perruquet (anni 77),
esiste un solo modo: il ‘marito’
della Vecchia Signora. Sempre
presente, fedelissimo, affezionato, premuroso e affettuoso, in
qualunque fase della storia del
club, fin dalla fine della seconda guerra mondiale. Per questo
suo amore forte e incondizionato ha girato l’Italia, l’Europa e
il mondo intero. Dal 1960 fino
al 1987, da Presidente dello
Juventus Club Torino, non ha

mai mancato una partita: casa
e trasferta, campionato e coppe, comprese le due Intercontinentali a Tokyo. Per conto della
Juventus si occupava della resa
dei biglietti invenduti. In tasca
porta sempre con se l’abbonamento di suo padre, che risale
alla fine degli anni 30, (pochi
anni prima la Juve fece il record
dei 5 scudetti di fila, record battuto ora dalla JULE6END che
ne ha vinti 6). Il papà Emanuele
portò Piercarlo allo stadio fin
dall’età di sei anni, il quale vide

la sua prima partita nel campionato 1945-46, Juve-Inter, (10, Locatelli). Emanuele e figlio
a quei tempi conoscevano uno
dei fondatori della Juve, Sandro Zambelli, ma anche Vittore
Catella e Remo Giordanetti, così
come Piercarlo da adulto ha poi
conosciuto tanti altri dirigenti del passato (Luciano Moggi,
Vittorio Chiusano, ecc). Piercarlo, ad oggi, ha vinto insieme
alla squadra ben 26 scudetti e
conserva per se una collezione
di cimeli invidiabile (autografi,

biglietti storici, foto, ritagli di
giornale, ecc). Ma nella sua vita
non ha solo amato la Juventus,
ma anche tutti i tifosi bianconeri in generale; ha stretto amicizie ovunque, ha fatto favori in
salsa bianconera praticamente
a migliaia di tifosi che nel corso degli anni gli hanno chiesto
qualcosa (un autografo, un biglietto, una maglia, o qualcosa
di speciale), e ha fatto diventare
bianconeri tantissimi bambini
(compresi alcuni diventati vip
nel corso dei decenni). Ed è an-

amcsrls@yahoo.it

29
L’Intervista

cora oggi un PR coi fiocchi. Ha
partecipato come opinionista a
centinaia di trasmissioni televisive e radiofoniche che parlavano di sua moglie, ossia la Vecchia Signora del calcio italiano.
Era presente anche all’Heysel,
ed è un’enciclopedia vivente
di aneddoti; coi suoi racconti
(belli, brutti, curiosi, divertenti
e non) ci si potrebbero passare giorni interi senza stancarsi
mai. Nella sua vita ha mangiato
pane e Juventus, ha conosciuto
tantissimi giocatori e dirigenti,
e in vista di questa finale UCL
2017, è la persona ideale a cui
fare qualche domanda che possa toccare le corde del cuore dei
tifosi che in fibrillante attesa sognano quella Coppa.
Piercarlo, un po’ di “emozioni
storiche”. Di tutte quelle che
hai visto, qual è la Juve che ricordi con più affetto?
Non saprei sceglierne una….
Una storia troppo lunga e bella
per poter scegliere. Ho conosciuto troppi giocatori, centinaia, forti e meno forti. Compresi
Combi, Rosetta, ecc. Sono stato
anche amico di molti di loro, e
mi sono entusiasmato sempre
per tutte le formazioni.
Qual è invece il giocatore che
ricordi con più affetto?
Tantissimi. Però ho una certa
venerazione per Bettega, perché da bambino veniva spesso con me in pullman coi suoi
genitori per vedere la Juve in
trasferta. Ho dei bei ricordi… E
poi anche per Del Piero. Mi sono
piaciuti molto entrambi anche
fuori dal rettangolo di gioco.
Qual è la partita o la vittoria
che ricordi con più emozione?
Non si contano. Però le due intercontinentali le ricordo con
grande trasporto, perché la
Juve era sul tetto del mondo. E
poi anche il grande 3-2 alla Fiorentina con gol strepitoso di Del
Piero. Ero in tribuna di fianco a
Francesco Morini. Eravamo di-

sperati, perdevamo due a zero.
Poi…
Piercarlo, ti saresti mai aspettato di battere il record di tuo
padre, che vide a suo tempo i
mitici 5 scudetti di fila di Combi, Rosetta, Caligaris…? Tu ora
ne hai visti addirittura 6, più
tre Coppe Italia di fila… Come
ci si sente in questa stagione
così speciale?
Dire che è entusiasmante è dire

qualche capatina…
Hai avuto modo di vedere tante Juventus diverse, anche dal
punto di vista amministrativo e aziendale. Cosa pensi del
calcio di oggi e di questa specifica Juventus molto moderna
e proiettata al marketing e ai
mercati internazionali?
Strutturata in modo eccezionale. Vince, ma ha un suo stadio,
anche molto sicuro. Con bambi-

stra storia siamo lì a giocarcela,
qualcosa vorrà pur dire.
Tre anni fa, poco prima di uno
Juve-Genoa, ti sei sentito male:
angina pectoris con principio
di ischemia, ma hai rifiutato
il ricovero per vedere la partita allo Stadium. Dopodiché, ti
hanno operato d’urgenza: tre
by-pass e poi un’angioplastica.
Da qui nacque poi il divieto di
andare a Berlino per la finale

Tessera abbonato Juventus 1930 del papà di Piercarlo

poco. Abbiamo vinto contro tutto e tutti. Mi piacerebbe se mio
padre fosse ancora vivo per poterlo vedere e festeggiare con
lui… Oggi avrebbe 115 anni.
Ma non sei mai stanco di vincere?
No no. Neanche per sogno. Più
vinci più ti piace vincere. Vorrei
anche il 7° scudetto consecutivo
e tutto quello che si può.
Qualche rammarico?
Uno. Per motivi di salute non
posso seguire più le partite in
curva insieme a tanti ragazzi
che ho cresciuto io e che conosco da anni. Vado sempre in
un altro settore. Ma forse l’anno prossimo in curva ci faccio

ni piccoli e famiglie. Senza petardi e fumogeni. Qualche anno
fa sarebbe stato impensabile.
Mi piace.
Veniamo all’attualità. Tralasciamo tutte le finali perse, e
anche quelle vinte. Questa storica finale con il Real Madrid
che sensazioni ti da e che riflessioni ti suggerisce? Secondo te è sempre il solito frutto
proibito?
È già bello ed entusiasmante
esserci, poi come andrà come
andrà. Sono ottimista, ricordiamoci che ne abbiamo persa anche qualcuna per via di qualche
scivolone arbitrale (Real e Barcellona). Ma se spesso nella no-

del 2015 contro il Barcellona. E questa volta invece dove
guarderai la finale?
Non vado più in trasferta, e per
il mio medico non dovrei andare neanche ai match in casa.
Ma in casa ci sono sempre. La
vedrò in compagnia, come sempre, o in piazza o in un bar. In
casa no, altrimenti comincio a
litigare con il mio fratello tifosissimo del Toro.
Hai un tuo rito scaramantico?
No. Mi godo sereno la partita,
ed esulto come un matto quando segniamo noi. Sempre forza
Juve, tutto il resto non conta!

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La storia di Juve-Real

â–  14/2/62
Quarti di finale, andata
Juventus-Real Madrid

0-1

Marcatore: 69° Di Stefano
Arbitro: Dusch Albert (Germania)
Note: Spettatori paganti 66.403,
stadio Comunale esaurito in ogni
ordine di posti si calcolò che spettatori erano circa 75.000, incasso
record di 102 milioni di lire.
Juventus: Anzolin, Castano, Sarti,
Mazzia, Charles, Leoncini, Mora,
Rosa, Nicolè, Sivori, Stacchini.
All. Parola Carlo
Real Madrid: Araquistan, Casado, Miera, Felo, Santamaria, Pachin, Canario, Del Sol, Di Stefano,
Puskas, Gento. All. Munoz Miguel.
La Juventus partecipa per la III
volta alla Coppa Campioni, ottiene il diritto conquistando il suo
12° titolo con 49 punti su 34 incontri (2 punti x vittoria), nei primi 2 trurni supera senza affanni
il Panathinaikos ed il Partizan poi
il sorteggio è beffardo ed accomuna i detentori del trofeo alla
Juve. L’ attesa è enorme anche se
alla vigilia del match sono invenduti 15.000 biglietti ma ad un ora
dall’ inizio (ore 15.30) lo stadio è
stracolmo. La partita ha un prologo importante, la consegna del
Pallone d’oro ad Omar Sivori che
solleva il trofeo verso il pubblico
ricevendo una ovazione da brividi. La partita è difficile anche per
la scarsa vena di Mora e Nicolè,

di Ermanno Vittorio

Omar sente troppo il match ed
appare nervoso ed impreciso,
Charles viene schierato in difesa
nel ruolo di libero. Nella ripresa
decide la partita uno scatto di Di
Stefano che batte in uscita Anzolin gelando lo stadio Comunale.
Il ritorno appare difficile e la rimonta improbabile anche perche
dalla prima edizione della Coppa
(1955/56) il Real non ha mai perso in casa propria.

â–  21/02/1962
Quarti di finale, ritorno
Real Madrid-Juventus

0-1

Marcatore. 38° Sivori
Arbitro: Guigue Maurice (Francia)
Note: Spettatori 130.000
Real Madrid: Araquistan, Casado, Miera, Del Sol, Santamaria,
Ruiz C., Tejada, Ruiz F. Puskas, Di
Stefano, Gento. All. Munoz Miguel
Juventus: Anzolin, Sarti, Garzena, Charles, Bercellino I, Leoncini, Mora, Mazzia, Nicolè, Sivori,
Stacchini.
All. Parola Carlo
La squadra torinese scende in
campo con una divisa completamente nera senza scudetto e stella, probabilmente la muta di maglie venne acquistata a Madrid
per permettere al Real di usare
il suo completo bianco, d’altronde
a Torino il Real era sceso in campo in completo blù lasciando alla
Juve il suo usuale completo bian-

conero. Stadio stracolmo con circa 3000 italiani giunti a Madrid
con ogni mezzo, partita in salita
perché il Real parte subito veloce cercando di chiudere il match.
Molto stretta la marcatura di Del
Sol su Sivori ma l’asso argentino
è in serata di grazia ed al 38° segna un gol che poi diverrà storico: Garzena raccoglie e porge a
Stacchini che imposta a Charles
lancio verticale del gallese su
Omar che entra in area madrilena dribbla il portiere e deposita
in rete! La partita ora diventa rude ed accesa, Ruiz entra a
gamba tesa su Charles che deve
uscire dal terreno di gioco per poi
rientrare visibilmente menomato,
il Real preme ma l’attenta difesa
bianconera tiene grazie anche
alla prova splendida dei giovani
Bercellino e Leoncini. Al fischio
finale esplode la gioia di tifosi e
calciatori per l’ impresa, primo
club a violare il Santiago Bernabeu. A Torino si organizzano piccoli cortei di tifosi anche perché
la partita è stata seguita in televisione, la RAI diede all’epoca la
diretta del 2° tempo. Erano altri
tempi, le dirette tv erano poche,
dedicate quasi esclusivamente ai
mondiali ed alla Nazionale. L’inviato speciale della Stampa, Vittorio Pozzo scrisse: “Proprio vero
che nella vita non bisogna mai
disperare, la Juve battuta e bistrattata a Torino ha restituito a
Madrid quello che il Real le aveva
dato, la rete di Sivori pone le due
squadre su un livello di assoluta
parità”. All’epoca non venivano
conteggiati doppi i gol in trasferta
in caso di parità ma veniva disputato lo spareggio.

â–  28/02/1962
Quarti di finale, spareggio
a Parigi
Real Madrid-Juventus

3-1

Marcatori: 1° Felo, 34° Sivori, 65°
Del Sol, 82° Tejada
Arbitro: Schwinte Pierre (Francia)
Note: Spettatori circa 36.000
Real Madrid: Araquistan, Casado, Miera, Felo, Santamaria, Pachin, Tejada, Del Sol, Di Stefano,
Puskas, Gento. All. Munoz Miguel
Juventus: Anzolin, Sarti, Garzena, Charles, Bercellino I, Leoncini, Mora, Mazzia, Nicolè, Sivori,
Stacchini.
All. Parola Carlo.
La serata è freddissima, diventa
‘gelida’ perché dopo appena un
minuto il Real è in vantaggio con
Felo. La Juve non crolla, Charles

viene spostato in avanti da Mister
Parola retrocedendo Mazzia in
difesa, il gallese lanciato in area
viene falciato da Santamaria ma
l’arbitro francese sposta il pallone fuori area; questo episodio peserà molto sull’andamento della
partita. Al 36° il pareggio bianconero con una azione personale
di Sivori. Nella ripresa quando
sembra arrivare il vantaggio
bianconero, la svolta del match:
punizione di Puskas corretta da
Del Sol che batte inesorabilmente
Anzolin. La squadra bianconera
cerca di rimettersi in corsa ma
un intervento a dir poco duro
di Casado mette fuori uso Stacchini; Charles inizia a zoppicare
per i colpi ricevuti così nel finale
il Real trova anche la terza rete.
Non furono poche le polemiche
nel dopo match: l’arbitraggio del
francese Schwinte lasciò molti
dubbi per aver tollerato il gioco
duro e rude del Real che di fatto
nel finale di partita tolse Stacchini e Charles lasciando la squadra
in 9. Le partite erano disputate
senza sostituzioni. Il Real andò
poi in finale perdendo il match
con il Benfica dell’astro nascente
Eusebio.

â–  22/10/1986
Ottavi, andata
Real Madrid-Juventus

1-0

Marcatore: 20° Butragueno
Arbitro: Valentine Robert (Scozia)
Note: Spettatori 80.000. Ammoniti: Mauro, Cabrini, Michel, Sanchez
Real Madrid: Buyo, Chendo, Chamaco, Salguero, Sanchis, Gordillo
(62° Martin Vazquez), Butragueno, Michel, Sanchez, Gallego, Valdano (72° Santillana). (Agustin,
Solana, Juanito). All. Beenhakker
Leo
Juventus: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Soldà (62° Caricola), Mauro, Manfredonia, Briaschi, Platini, Laudrup (76° Bonetti
I.). (Bodini, Vignola, Buso). All.
Marchesi Rino
L’urna non porta fortuna alla Juventus che si trova negli ottavi
abbinata al Real Madrid. Il dopo
Trapattoni si chiama Rino Marchesi ma il maestro d’ orchestra
non riesce a far suonare bene gli
orchestranti. La squadra è diversa nell’atteggiamento e soprattutto negli uomini, molti non ci
sono più, della vecchia guardia
sono rimasti solo Cabrini, Bonini,
Brio anche se l’arrivo del tuttofare Manfredonia risulterà ottimo.

31

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La storia di Juve-Real
Il Real comanda il match, in apertura trova il gol con il “Buitre”
Butragueno. La partita è sofferta,
la Juventus arranca e non riesce
a costruire il gioco, per giunta ci
si mette anche l’arbitro che annulla un gol parso a tutti regolare
di Lionello Manfredonia per presunto fallo in precedenza di Brio.
Ci si consola con il risultato, poteva andare peggio. Quel gol annullato peserà purtroppo molto
sull’esito della partita di ritorno.

â–  5/11/1986
Ottavi, ritorno
Juventus-Real Madrid
d.t.s. 1-3 d.c.r.

1-0

Marcatore: 8° Cabrini
Arbitro: Pauly Dieter (Germania)
Note: Spettatori 64.000. Ammoniti:
Bonini, Chendo, Sanchis, Valdano
Juventus: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Caricola, Mauro
(106° Vignola), Manfredonia, Serena, Platini, Laudrup (78° Briaschi). (Bodini, Bonetti I. Pioli). All.
Marchesi Rino
Real Madrid: Buyo, Chendo, Chamaco, Salguero, Sanchis, Gordillo
(115° Juanito), Butragueno, Michel, Sanchez, Gallego, Valdano.
(Augustin, Mino, Solana, Santillana). All. Beenhakker Leo.
Stadio esaurito in ogni ordine di
posto, tifo da grande serata di
calcio che in apertura già al 9°
minuto esplode in un boato che
dicono si sentì persino in zona
Ospedale Mauriziano. Scossa di
terremoto? No gol di Cabrini! La
partita viene così riportata in perfetta parità, si cerca di chiudere il
match ma è difficile. Così si arriva
al 90° con lo stesso risultato dell’
andata; supplementari sofferti
senza riserva d’ ossigeno, le forze mancano ed il pallone pesa
sempre di più... Arrivano così i
rigori. L’avvio non è dei più felici, si decide di lasciare l’ ultimo
a Platini ma il francese non arriverà neanche a calciarlo. Forse
avesse calciato per primo e certamente segnato subito, la lotteria
dei rigori sarebbe andata in altro
modo. Ecco la sequenza: Sanchez
sbaglia, Brio sbaglia, Butragueno
segna, Vignola segna, Valdano segna, Manfredonia sbaglia, Juanito segna, Favero sbaglia.

â–  5/3/1996
Quarti, andata
Real Madrid-Juventus

1-0

Marcatore: 20° Raul
Arbitro: Rothlisberger Kurt (Svizzera)

Note: Spettatori 86.000, incasso
record di 400 milioni di pesetas
pari a circa 5.200 milioni di lire.
Ammoniti: Carrera, Torricelli, Ravanelli, Hierro
Real Madrid: Buyo, Chendo, Alkorta, Garcia Calvo, Hierro, Luis
Enrique, Redondo, Soler (26°
Quique Flores), Laudrup (65° Michel), Zamorano, Raul. (Canizares, Milla, Alvaro).
All. Iglesias Arsenio
Juventus: Peruzzi, Ferrara, Vierchowod Carrera (76° Pessotto),
Torricelli, Lombardo (46° Padovano), Paulo Sousa (65° Jugovic),
Conte, Deschamps, Del Piero, Ravanelli. (Rampulla, Di Livio).
All. Lippi Marcello.
Che battaglia! Il gioco degli accoppiamenti inserisce di fronte
un appassionante quarto di finale, il Real e tutto l’ambiente
“Blancos” vuole la coppa dalle
grandi orecchie che manca dal
1966 ma troveranno una Juve
tosta e concentrata che ribatterà
colpo su colpo. In panchina del
Real siede da poco Iglesias che ha
preso il posto dell’esonerato Valdano. Il primo tempo è un assalto
del Real, il fortino eretto da Mister Lippi tiene andando al riposo
sull’1-0. Nella ripresa il copione
non cambia, comunque la Juventus regge l’onda d’urto madrilista: si deciderà tutto al delle Alpi.

â–  20/3/1996
Quarti, ritorno
Juventus-Real Madrid

2-0

Marcatore: 17° Del Piero, 53° Padovano
Arbitro: Van Der Ende Mario
(Olanda)
Note: Spettatori 62.783, incasso
lire 5.071.211.000, nuovo record
italiano.
Ammoniti: Torricelli, Jugovic,
Deschamps, Conte, Del Piero, Alkorta, Milla, Michel, Luis Enrique.
Espulsi 69° Alkorta, 78° Torricelli
Juventus: Peruzzi,Torricelli, Pessotto, Porrini, Vierchowod, Jugovic (47° Di Livio), Deschamps,
Conte, Vialli, Del Piero (89° Marocchi), Padovano (73° Lombar-

do). (Rampulla, Tacchinardi).
All. Lippi Marcello
Real Madrid: Canizares, Chendo,
Quique Flores (56 F. Rincon), Alkorta, Lasa, Garcia Calco, Michel,
Laudrup, Milla (65° J. Esnaider),
Luis Enrique, Raul. (Contreras,
Alvaro, Sanchis). All. Iglesias Arsenio.
La cornice del ‘Delle Alpi’ è fantastica, giochi di luci e fontane
luminose abbelliscono ed incantano l’ ambiente, si respira il
profumo della grande impresa.
Vialli e compagni hanno archiviato l’andata e schiacciano il Real
nella loro metà campo, Raul è
ingabbiato nella morsa PorriniVierchowod. Nel primo tempo
Del Piero pennella una punizione
delle sue gonfiando la rete. Nella
ripresa Padovano lanciato in contropiede si trova in area di rigore,
tutto lo stadio trattiene il respiro
poi il tiro secco come una fucilata nell’ angolino: rete! Vittoria e
qualificazione che porterà prima
ad affrontare il Nantes poi l’Ajax
nella finale magica di Roma.

â–  20/5/1998
Finale, Amsterdam
Real Madrid-Juventus

1-0

Marcatore: 67° Mijatovic
Arbitro: Krug Helmut (Germania)
Note: Spettatori 48.500, Ammoniti: Hierro, Davids, Roberto Carlos,
Karembeu, Montero, Seedorf
Real Madrid: Illgner, Panucci,
Hierro, Sanchis, Roberto Carlos,
Seedorf, Karembeu, Redondo,
Raul (90°+2 Amavisca), Mijatovic (89° Suker), Morientes (82°
Jaime). (Canizares, Sanz, Victor,
Savio). All. Heynckes Jupp
Juventus: Peruzzi, Torricelli,
Iuliano, Montero, Di Livio (46°
Tacchinardi), Deschamps (77°

Conte), Davids, Pessotto (71° Fonseca), Zidane, Inzaghi, Del Piero. (Rampulla, Birindelli, Dimas,
Amoruso). All. Lippi Marcello.
L’atmosfera è quasi surreale, la
Juve è chiaramente favorita, tasso tecnico e calciatori superiori
al Real Madrid che si attacca al
suo carisma internazionale. La
squadra “Blanca” è in fibrillazione, l’attesa è incredibile anche
perché nella Liga il Real è lontano dalle prime 4 in classifica, una
sconfitta significa uscire dalle
coppe Europee. Il Real da 32 anni
non vince il trofeo dalle grandi
orecchie. La squadra bianconera tradisce le attese: nervosismo
e tensione la fanno da padrona.
Primo tempo con leggera supremazia bianconera. Nella ripresa
decide un gol contestato di Mijatovic che lanciato da Roberto
Carlos intercetta una carambola
sfortunata di Iuliano, aggira in
uscita Peruzzi e calcia nella porta
sguarnita. Il Gol attivò non poche
polemiche per la posizione di offside del madrilista, probabilmente Pessotto non inquadrato dalle
telecamere teneva in gioco Mijatovic. Nel finale di gara la Juventus si getta in avanti ma il Real si
difende ad oltranza, con Hierro e
Panucci (primo italiano a militare
nel Real) che bloccano le puntate
bianconere. Al termine la delusione è grande: ancora una finale
persa dopo quelle del 1973, 1983,
1997. Con questa partita si chiude un ciclo magico per i bianconeri di Mister Lippi, 4 Finali consecutive: 1995 Uefa, 1996, 1997,
1998 Champions League. 4 anni
indimenticabili in cui si è vinto: 3
scudetti, 2 Supercoppe Italiane,
1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa Europea, 1 Champions.

32

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La storia di Juve-Real

â–  6/5/2003
Semifinale, andata
Real Madrid-Juventus

2-1

Marcatori: 23° Ronaldo, 45° Trezeguet, 73° Roberto Carlos
Arbitro: Hauge Terje (Norvegia)
Note: Spettatori 80.000. Ammoniti: Ferrara, Birindelli, Iuliano,
Zambrotta, Conte
Real Madrid: Casillas, Salgado,
Helguera, Hierro, Roberto Carlos,
Figo, Makelele, Guti, Zidane, Morientes (80° Solari), Ronaldo (50°
Portillo). (Cesar, Pavon, Cambiasso, Flavio Conceicao).
All. Del Bosque Vincente
Juventus: Buffon, Thuram, Ferrara, Iuliano (46° Pessotto), Birindelli, Conte, Tudor (80° Camoranesi), Zambrotta, Nedved (82° Di
Vaio) Del Piero, Trezeguet. (Chimenti, Fresi, Olivera, Zalayeta).
All. Lippi Marcello.
La stagione 2002/03 è indimenticabile: successi, grandi protagonisti e sfide stellari in Champions,
dopo aver fatto fuori il Barcellona
al Nou Camp ecco arrivare i los
“Galacticos”, più che una squadra il Real è una parata di stelle gestita da mister Del Bosque.
Dal brasiliano Ronaldo a Raul, da
Figo a Zidane, Roberto Carlos. Ma
quanti sono! Lippi e i suoi ragazzi
non tremano anzi fanno tremare
il Real proprio sul suo terreno
dopo il vantaggio iniziale grazie
a Ronaldo, Trezeguet pareggia
sul finire della I frazione di gara.
Il secondo tempo è battaglia, la
Juve non molla anche se Buffon è
battuto da un “Missile” di Roberto
Carlos. Juventus che perde di misura ma tiene inalterate tutte le
speranze di raggiungere la finale
di Manchester.

â–  14/5/2003
Semifinale, ritorno
Juventus-Real Madrid

3-1

Marcatori: 12° Trezeguet, 43° Del
Piero, 73° Nedved, 89° Zidane
Arbitro: Meier Urs (Svizzera)
Note: Spettatori 60.253, incasso
euro: 3.369.380.
Ammoniti: Salgado, Figo Flavio
Conceicao, Montero, Tacchinardi,
Nedved.
Juventus: Buffon, Thuram, Mon-

tero, Tudor, Birindelli (60° Pessotto), Zambrotta, Tacchinardi,
Davids (89° Conte), Nedved, Trezeguet (77° Camoranesi), Del Piero. (Chimenti, Fresi, Di Vaio, Zalayeta). All. Lippi
Real Madrid: Casillas, Salgado,
Helguera, Hierro, Roberto Carlos,
Figo, Cambiasso (76° Mc Manaman), Flavio Conceicao (52° Ronaldo), Guti, Zidane, Raul. (Cesar,
Pavon, Solari, Morientes, Portillo). All. Del Bosque.
Il Delle Alpi si veste per le grandi occasioni, persino la tribuna
stampa ha posti in piedi. La partita è indimenticabile, in un solo
tempo i bianconeri ribaltano il risultato dell’andata con Trezeguet
ed una prodezza di Del Piero,
quest’ultimo con una doppia finta
mette a sedere Hierro e Salgado
con rasoterra sul primo palo. Sugli spalti è delirio! A metà ripresa
Buffon compie l’impresa stregando Figo dal dischetto. Sembra
fatta ma la partita darà ancora
molto nel bene e nel male. Lancio
di Zambrotta che innesta in contropiede Nedved, Pavel appena
in area fulmina Casillas con un
diagonale che apre di bianconero
la notte magica di Torino. Il finale
purtroppo rende amaro non il risultato ma l’epilogo: gol bandiera
di Zidane, poi il dramma sportivo:
fallo inutile a centrocampo di Pavel ed inesorabile cartellino giallo
di Maier. Essendo in diffida, Pavel salta la finale di Manchester
con il Milan. Non c’è controprova
ma probabilmente Nedved avrebbe vinto da solo quella partita, il
ceco era in un momento di forma
incredibile, avrebbe tagliato la
difesa Milan e messo in difficoltà
il centrocampo rossonero. Questa
Champions poi persa ai rigori lascia tanti rimpianti, come Montero schierato da Lippi terzino
in finale. Una coppa strameritata lasciata andare per non aver
forse creduto nei propri mezzi.
Certamente quella Juve con Nedved era nettamente superiore al
Milan, il quale arrivò alla finale
segnando una sola rete nella semifinale all’ Inter che le permise
per il gol in trasferta di centrare
la finale. La Juve eliminò Barcellona prima e Real Madrid dopo.

â–  22/2/2005
Ottavi, andata
Real Madrid-Juventus

1-0

Marcatore: 31° Helguera
Arbitro: Michel Lubos (Slovacchia)

Note: Spettatori 77.000. Ammoniti: Thuram, Olivera, Blasi, Del Piero, Tacchinardi, Roberto Carlos,
Gravesen, Samuel.
Real Madrid: Casillas, Salgado
(9° raul Bravo), Helguera, Samuel, Roberto Carlos, Beckam,
Gravesn, Zidane, Figo, Raul, Ronaldo (31° Owen). (Cesar, Guti,
Portillo, Solari, Pavon).
All. Luxemburgo Vanderlei
Juventus: Buffon, Zebina, Thuram, Zambrotta, Cannavaro, Camoranesi, Blasi (69° Tacchinardi),
Emerson, Nedved (36° Olivera),
Del Piero (81° Zalayeta), Ibrahimovic. (Chimenti, Ferrara, Pessotto, Birindelli).
All. Capello Fabio.
Il sorteggio mette di fronte i due
clubs dopo solo due stagioni; l’andata a Madrid è sofferta, i “Blancos” premono ed alla mezz’ora
trovano con Helguera di testa il
vantaggio. La squadra bianconera non si sfalda, regge l’urto anche nella ripresa portando a casa
una sconfitta ma di misura. In
tutti c’è la certezza che sia rimediabile nel ritorno di Torino.

Trezeguet), Ibrahimovic, Zalayeta
(119° Olivera). (Chimenti, Montero, Birindelli, Appiah).
All. Capello Fabio
Real Madrid: Casillas, Raul
Bravo,
Helguera,
Samuel,
Helguera,Roberto Carlos, Gravesen, Beckam (77° Solari), Zidane
(74° Guti), Figo, Ronaldo, Raul
(95° Owen). (Cesar, Borja, Celades, Solari, Pavon).
All. Luxemburgo Vanderlei.
Stadio esaurito e record mondiale d’incasso, ascolti televisivi record. Record di pagine visitate sul
sito internet del club. La squadra
ha la forza di attendere e dopo
una prima frazione di gioco di
studio, nella ripresa il subentrato
Trezeguet, entrato in campo da
nove minuti, su azione Camoranesi-Ibrahimovic batte Casillas liberando il ‘Delle Alpi’ dall’incubo
della eliminazione. Ora la Juventus se la gioca nei supplementari,
decide a quattro minuti dal termine il “Panteron” Zalayeta con
un rasoterra vincente dal limite
dell’area calciando sulla respinta
di Raul Bravo. Una vera impresa
da grande squadra poi vanificata
nei quarti di finale dove il Liverpool eliminerà la Juventus.

â–  21/10/2008
Girone eliminatorio
Juventus-Real-Madrid

â–  9/3/2005
Ottavi, ritorno
Juventus-Real Madrid 1-0, d.t.s.
2-0
Marcatori: 75° Trezeguet, 116°
Zalayeta
Arbitro: Merk Markus (Germania)
Note: Spettatori 58.956. Ammoniti: Tacchinardi, Emerson, Zambrotta, Solari, espulsi al 112° Tacchinardi e Ronaldo.
Juventus: Buffon, Zebina, Thuram, Zambrotta, Cannavaro,
Camoranesi, Emerson, Pessotto
(66° Tacchinardi), Del Piero (66°

2-1

Marcatori: 5° Del Piero, 48°
Amauri, 66° Van Nistelrooy
Arbitro: Stark Wolfgang (Germania)
Note: stadio esaurito, ammonito
Amauri. Osservato un minuto di
silenzio per le vittime dell’incidente di Etroubles in valle d’Aosta dove un pulman di tifosi bianconeri si scontra con un tir, due
morti e diversi feriti.
Juventus: Manninger, Grygera, Legrottaglie (46° Mellberg),
Chiellini, Molinaro, Marchionni,
Sissoko, Marchisio (37° Salihamidzic), Nedved, Amauri (77°
Iaquinta), Del Piero. (Chimenti,
Knezevic, De Ceglie, Giovinco).
All. Ranieri Claudio
Real Madrid: Casillas, Sergio
Ramos, Pepe, Cannavaro, Heintze, Van Der Vaart (76° Drenthe),
Gago, Sneijder, Raul, Van Nistelrooy, Higuain (54° Robben). (Dudek, Metzelder, De la Red, Marcelo, Javi Garcia). All. Schuster
Bernd.
Il gruppo H della Champions vede
la Juventus accoppiata, oltre al
Real, allo Zenith ed al Bate Bori-

33

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La storia di Juve-Real
sov. L’ andata a Torino riempie lo
stadio Olimpico ex Comunale, rifatto e ridotto di posti per l’Olimpiade invernale. Grande supporto
dei fans bianconeri per una sfida
che non è mai banale con il Real,
s’infiamma lo stadio in apertura
di gioco per lo stupendo gol di
Del Piero, nella ripresa un ottimo
Amauri segna ancora, la Juve c’è
e si vede! Nonostante il gol madrilista che rimette tutto in gioco,
il match si chiude con la vittoria
di una squadra che ha bisogno di
tornare alle grandi sfide anche se
l’ impianto sportivo così ridotto in
ordine posti (25.000) la penalizza
sia come supporto del pubblico
sia al botteghino degli incassi.

â–  5/11/2008
Girone eliminatorio
Real-Madrid-Juventus

0-2

Marcatori: 17° e 67° Del Piero
Arbitro: Vink Pieter (Olanda)
Note: Spettatori 90.000, ammoniti: Sissoko, Mellberg, Legrottaglie,
Drenthe, Van Nistelrooy, Guti.
Real Madrid: Casillas, Sergio
Ramos, Cannavaro, Heintze (82°
Saviola), Marcelo, M. Diarra, Guti,
Sneijder (64° Higuain), Drenthe,
Van Nistelrooy (82° Van Der Vaart), Raul. (Dudek, Salgado, Gago,
J. Garcia). All. Schuster Bernd
Juventus: Manninger, Mellberg,
Legrottaglie, Chiellini, Molinaro,
Marchionni, Sissoko, Tiago, Nedved,
Del Piero (91° De Ceglie), Amauri
(84° Iaquinta). (Chimenti, Ariaudo, Camoranesi, Giovinco, Rossi).
All. Ranieri Claudio.
Serata magica per la Juve e per
Alessandro Del Piero. Il primo
gol arriva dopo 17 minuti, Guti
perde palla prontamente ripresa
da Del Piero che punta la porta,
rasoterra preciso che chiude la
sua corsa gonfiando la rete. Nella ripresa altro capolavoro su
punizione, per il Real la notte è
fonda piena di incubi. Ad un minuto dal termine mister Ranieri cambia Del Piero per far fare
passerella al campione, tutto
lo stadio in piedi ad applaudire
compreso Maradona che assiste
al match. Dirà Del Piero: “Quell’
ovazione è un ricordo che porterò sempre con me”. La Juve non
vinceva al Santiago Bernabeu da
46 anni. Allora Sivori oggi Del
Piero, sempre quel magico numero 10. Nel Real entra anche Gonzalo Higuain ma non incide come
all’andata sull’andamento della
partita. Ricordiamo che Higuain

nei sette anni di permanenza al
Real dal 2007 al 2013 ha raccolto
in totale 264 presenze corredate
da 121 gol con un palmares di 3
scudetti, 1 coppa di Spagna e 2
Supercoppe di Spagna. Passeranno alla fase successiva sia il Real
che la Juventus ma nessuna delle
due squadre andrà oltre.

â–  23/10/2013
Girone eliminatorio
Real Madrid-Juventus

2-1

Marcatori: 4° Ronaldo, 22° llorente, 28° Ronaldo su rigore.
Arbitro: Grafe Manuel (Germania)
Note: Spettatori 75.000. Ammoniti: Illarmendi, Modric, Ramos,
Vidal, Caceres, espulso al 48°
Chiellini per presunta gomitata a
Ronaldo.
Real Madrid: Casillas, Arbeloa,
Sergio Ramos, Pepe, Marcelo,
Khedira, Illaramendi (71° Isco),
Modric (79° Morata), Di Maria,
Benzema (67° Bale), Ronaldo.
(Lopez, Varane, Coentrao, Carvajal). All. Ancelotti Carlo
Juventus:
Buffon,
Caceres,
Barzagli, Chiellini, Ogbonna (68°
Giovinco), Vidal, Pirlo (59° Asamoah), Pogba, Marchisio, Llorente (50° Bonucci), Tevez. (Storari,
Peluso, Padoin, Isla).
All. Conte Antonio.
Juventus e Real Madrid nuovamente di fronte in una fase a
Girone, assieme al Copenaghen
ed al Galatasaray. Partita come
sempre accesa che si infiamma
ancor di ad inizio ripresa allorchè
il severo arbitro tedesco Grafe
espelle Chiellini per una presunta
gomitata a Cristiano Ronaldo. La
partita è ormai incanalata sul risultato fissato nel 1° tempo ed il
Real controlla agevolmente partita e risultato.

â–  5/11/2013
Girone eliminatorio
Juventus-Real Madrid

2-2

Marcatori: 42° Vidal su rigore, 52°
Ronaldo, 60° Bale, 65° llorente
Arbitro: Webb Howard (Inghilterra)
Note: Spettatori 40.696. Ammoniti: Pirlo, Bonucci, Modric, Varana
Juventus:
Buffon,
Caceres,
Barzagli, Bonucci, Asamoah, Vidal, Pirlo, Pogba, Marchisio, Llorente (88° Giovinco), Tevez (81°
Quagliarella). (Storari, Ogbonna,
De Ceglie, Padoin, Isla).
All. Conte Antonio.
Real Madrid: Casillas, Sergio Ramos, Varane, Pepe, Marcelo, Khe-

dira, Xabi Alonso (71°Illaramendi) Modric, Bale (75° Di Maria),
Benzema (81° Jesè), Ronaldo.
(Lopez, Arbeloa, Carvajal, Isco).
All. Ancelotti Carlo.
Juventus senza Chiellini nel return match della fase a gironi,
partita molto interessante con
bianconeri in vantaggio su rigore
nella fase finale del I tempo. La
ripresa è ricca di emozioni, in 15
minuti il Real ribalta il risultato
con Ronaldo e Bale, sembra finita ma la Juventus di Conte non
molla mai: splendido cross di Caceres, Llorente incrocia di testa e
batte Casillas fissando il risultato
in parità. Le due squadre avranno poi un percorso diverso, la Juventus andrà in Europa League,
eliminata in semifinale dal Benfica mentre il Real di Ancelotti vincerà la sua “Decima” Coppa.

â–  5/5/2015
Semifinale, andata
Juventus-Real Madrid

2-1

Marcatori: 9° Morata, 27° Ronaldo, 57° Tevez su rigore
Arbitro: Atkinson Martin (Inghilterra)
Note: Spettatori 41.011 per un
incasso di euro: 3.305.232, angoli
5-1 per Real Madrid.
Ammoniti: Bonucci, Chiellini, Tevez, Vidal, Carvajal, J. Rodriguez,
Marcelo
Juventus: Buffon, Lichtsteiner,
Bonucci, Chiellini, Evra, Marchisio, Pirlo, Sturaro (64° Barzagli),
Vidal, Morata (78° llorente), Tevez (86° Pereyra). (Storari, Padoin, Pepe, Matri).
All. Allegri Massimiliano
Real Madrid: Casillas, Carvajal,
Pepe, Varane, Marcelo, J. Rodriguez, Sergio Ramos, Cross, Isco
(62° Hernandez), Bale (86° Jesè),
Ronaldo. (Keylor, Navas, Coentrao, Arbeloa, Lucas Silva, Illarramendi). All. Ancelotti Carlo.

Stadio esaurito e tifo alle stelle,
partita emozionate ed appassionate che la Juventus risolve a
proprio favore nel 2° tempo con
un rigore di Tevez. Una Juventus
galattica ora vede la finale che
sta diventando realtà. La squadra
bianconera con una ottima organizzazione di gioco si dimostra
superiore in tutto ai madridisti.
A termine match Buffon dichiara: “Vantaggio esiguo, loro sono
forti ma ho fiducia”. Anche Pirlo
è fiducioso: “ Vogliamo la finale!”.
L’atmosfera e l’ambiente bianconero è carico, uno scudetto da
vincere, una finale di Coppa Italia
da disputare ed ora una finale di
Champions a portata di mano.

â–  13/5/2015
Semifinale, ritorno
Real Madrid-Juventus

1-1

Marcatori: 23° Ronaldo su rigore,
56° Morata
Arbitro: Eriksson Jonas (Svezia)
Note: Spettatori 78.153, angoli 8-5 per Real Madrid. Ammoniti: Isco, J. Rodriguez, Tevez,
Lichtsteiner
Real Madrid: Casillas, Carvajal,
Varane, Sergio Ramos, Marcelo,
Isco, Cross, J. Rodriguez, Bale,
Benzema, (67° Hernandez), Ronaldo. (Navas, Arbeloa, Pepe, Coentrao, Illarramendi, Jesè). All.
Ancelotti Carlo
Juventus: Buffon, Lichtsteiner,
Bonucci, Chiellini, Evra, Marchisio, Pirlo (79° Barzagli), Pogba
(89° Pereyra), Vidal, Morata (84°
llorente), Tevez. (Storari, Sturaro,
Padoin, Coman).
All. Allegri Massimiliano.
Real all’attacco per rimontare la
sconfitta di Torino, Cristiano Ronaldo su rigore porta in vantaggio i “Blancos” nel I tempo, con
questo risultato il Real è in finale.
Ma la Juve non abdica, anzi nel
2° tempo sugli sviluppi di una
punizione Vidal mette il pallone
in area dove Pogba di testa serve
l’accorrente Morata che controlla
e calcia di sinistro non un pallone ma un diamante che gonfia la
rete! La partita ora è infuocata
il Real cerca il gol che darebbe i
supplementari ma difesa e centrocampo bianconero reggono
sino alla fine. Esultanza al triplice
fischio dell’arbitro Eriksson, raggiunta la finale che mancava da
12 anni (2003). Per la Juventus si
tratta dell’ottava finale.

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Massimiliano Allegri

Massimiliamo Allegri
Nato a Livorno
l’11 agosto 1967

A

lzi la mano chi non ha
provato un brivido lungo

la schiena all’annuncio che sarebbe stato lui il successore del
“precedente”. Quando si dice la
sintesi e l’antitesi, in un attimo
di discontinuità che, ora si può
dire col senno di poi, ha prodotto lo strappo più eclatante per
procedere nella continuità. Ora
è fin troppo facile congratularsi con il mister, ma per lui sono
stati anni vissuti pericolosamente, sul filo del rasoio, discusso
matematicamente

appena

un

risultato non premiasse la classifica. Eppure a Berlino nessuno
si aspettava di andarci. E forse,
al netto di due direzioni farlocche, anche lo scorso anno si
sarebbe fatta strada in Europa.
Oggi siamo alla finale seconda in
3 anni. Scudetti 3 e Coppe Italia
pure, record dei record, a gloria
imperitura. Eppure a qualcuno
non basta. “Pazienza, dice lui,
halma e gesso. Un s’è miha vinto
gnente”. Fate come volete, ma
a questa pellaccia che scrive,
all’inchino sotto la curva, sono
spuntate due lacrime. Ed era da
tempo immemorabile. Bisogna
essere capaci (o spudorati) di
leggere nelle pieghe di un uomo,
prima ancora del professionista,
per vedersele spuntare. Anche
questa è Juventus.

Allenatore

amcsrls@yahoo.it

Gianluigi Buffon

Gianluigi Buffon
Nato a Carrara
il 28 gennaio 1978

S

i fa in fretta a dire “numero uno”. Nel caso di Gigi ci

si trova di fronte ad un compendio di “numero uno”, un sacco
di volte. Se a 38 anni suonati si
è ancora al centro della porta
della Juventus, dopo 18 anni di
onorato servizio, vuole dire che
si è “numero uno” dentro. Là
dove trarre forza per superare
un’operazione che avrebbe steso
qualsiasi comune mortale; per
trovare il giusto entusiasmo per
mettersi continuamente in discussione di fronte a colleghi più
giovani; per portare la fascia di
capitano come faro a cui guardare voltandosi indietro dalla
metà campo. Numero uno, nella
storia e nel ruolo, indossando la
grandezza dell’unico vero numero primo.

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Portiere

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Dani Alves

Daniel Alves da Silva
Nato a Juazeiro,
Bahia (Brasile)
il 6 maggio 1983

A

lla presentazione dell’estate scorsa, pareva che da

Barcellona fosse giunto a Torino
un reduce da mille battaglie, carico di gloria e pronto a raccontare le proprie memorie. Vero è
che la Juve non è un’agenzia di
viaggi, ma il Dani di allora assomigliava molto ad un turista
che fa collezione di souvenirs.
A complicare la permanenza a
Torino anche un brutto infortunio (per il danno subito gli fu
fischiata punizione contro!) ed
un paio di mesi di assenza. Ma
i reduci si vedono nel momento
del bisogno. Quando gli altri cedono. Un aggiustamento di modulo che libera Dani da doveri
difensivi, il samba esplode sulla
fascia e la squadra lievita, per la
disperazione degli avversari.

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Difensore

amcsrls@yahoo.it

Leonardo Bonucci

Leonardo Bonucci
Nato a Viterbo
il 1° maggio 1987

I

l nuovo Beckenbauer, per stile ed eleganza, per posizione

e ruolo. Ma nessuno commetta l’errore di dirglielo, perché
quando Bonny lo pensa, sbrocca. Leo è condannato all’umiltà
di testa, all’attenzione obbligata su ogni palla, alla dedizione
certosina su ogni situazione di
gioco. Così diventa il più grande
centrale in circolazione per tutto l’orbe terracqueo. Non sarà
un caso se lo stanno cercando i
più grandi club per mari e per
monti. Si fa fatica a vederlo con
un’altra maglia addosso, però.
Soprattutto negli istanti in cui
si concede il giusto plauso sotto
la curva. O quando si fa tutto il
campo per raddoppiare in finale
di Coppa Italia.

37

Difensore

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Giorgio Chiellini

Giorgio Chiellini
Nato a Pisa
il 14 agosto 1984

L

’esempio applicato al gioco del calcio di quanto sia

vera la legge del calabrone. Lo
stile? Roba da snob. Nelle parti
del campo in cui opera il Chiello,
lo stile è optional, là si randella spesso e senza tanti complimenti. E’ la “garra” che decide
i duelli e di quella Giorgio ne
produce a vagonate. Si diventa
campioni anche se madre natura non elargisce chissà quali capacità estetiche. Occorrono però
quantità industriali di coraggio,
dedizione, costanza, volontà, applicazione, per diventare il per-

no della difesa meno perforata
della serie A e della Champions.
Incrociando le dita, che i polpacci tengano.

Difensore

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Alex Sandro

Alex Sandro Lobo Silva
Nato a Catanduva,
San Paolo (Brasile)
il 26 gennaio 1991

A

pparentemente

strapaga-

to di primo acchito, la sua

escalation inizia a 15 secondi
dal termine di un derby ormai
storico, impresso nella mente
di ogni juventino come il giorno
della prima comunione. Un cross
didascalico a raggiungere il fondoschiena di Cuadrado: as it all
began. La sua importanza balza
agli occhi quando non c’è, come
a Doha, ad esempio. Con lui si
può giocare a 3, a 4, a come si
vuole, basta che lui sia lì a solcare la corsia sinistra, costringendo i dirimpettai avversari a seguirlo rinunciando ad attaccare.
Non si dice che la migliore difesa
è l’attacco?

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Difensore / Centrocampista

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Miralem Pjanic

Miralem Pjanic
Nato a Tuzla
(Bosnia-Erzegovina)
il 2 aprile 1990

P

arafrasando Gaber: “Devi
venire alla Juve, cosa stai

a fare alla Roma”. L’anno scorso nel centrocampo bianconero
c’erano muscoli a gogò, ma il
fosforo latitava. Ovvia la scelta
di un giocatore da geometrie e
capoccia. Miralem era ed è tutto
questo, anche se il pane torinese
non si taglia facile come quello
romano. E l’esodo da una posizione all’altra inizia e continua
per la stagione intera; davanti
alla difesa, ma anche no; sulla
trequarti, ma l’equilibrio è precario; fino alla sua esclusione.
Poi, l’illuminazione del 4. 2. 3. 1
lo restituisce al suo ruolo naturale come metronomo della manovra e gli conferisce l’aura di
intoccabile. Migliora anche nella continuità, avendo compreso
che alla Juve non si può mollare
mai.

Centrocampista

41

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Le Finali Europee della Juventus

di Massimo Fiandrino

Coppa delle Fiere 1964/65
Torino, 23/06/65
Ferencvaros - Juventus 1-0
Rete: Fenyvesi 74°
Arbitro: Dienst (Svizzera)

Coppa dei Campioni 1984/85
Bruxelles, 29/05/1985
Juventus - Liverpool 1-0
Rete: Platini 57° (rig.)
Arbitro: Daina (Svizzera)

Torino, 17/05/1995
Juventus-Parma 1-1
Reti:Vialli 35°, Baggio D. 54°
Arbitro:Van den Wijngaert (Belgio)

Coppa delle Fiere 1970/71
Torino, 28/05/1971
Juventus - Leeds United 2-2
Reti: Bettega 27°, Madeley 48°,
Capello 55°, Bates 77°
Arbitro: Van Ravens (Olanda)

Coppa Uefa 1989/90
Torino, 02/05/1990
Juventus - Fiorentina 3-1
Reti: Galia 3°, Buso 11°, Casiraghi 61°, De
Agostini 71°
Arbitro: Soriano Aladren (Spagna)

Coppa dei Campioni1995/96
Roma, 22/05/1996
Juventus-Ajax 1-1 d.t.s. (s.rig. 4-2)
Reti: Ravanelli 13°, Litmanen 41°
Arbitro: Diaz Vega (Spagna)

Leeds, 03/06/71
Leeds United - Juventus 1-1
Reti: Clarke 12°, Anastasi 19°
Arbitro: Glockner (Germania Est)

Avellino (Campo Neutro), 16/05/1990
Fiorentina - Juventus 0-0
Arbitro: Schmidhuber (Germania Ovest)

Coppa dei Campioni 1972/73
Belgrado, 30/05/1973
Ajax - Juventus 1-0
Rete: Rep 4°
Arbitro: Gugulovic (Jugoslavia)
Coppa Uefa 1976/77
Torino, 05/05/1977
Juventus - Athletic Bilbao 1-0
Rete: Tardelli 14°
Arbitro. Corver (Olanda)
Bilbao, 18/05/1977
Athletic Bilbao - Juventus 2-1
Reti: Bettega 7°, Irureta 12°, Carlos 78°
Arbitro : Linemayr (Austria)

Coppa dei Campioni 1996/97
Monaco di Baviera, 28/05/1997
Borussia D.-Juventus 3-1
Reti: Riedle (B) 29° e 34°,
Del Piero (J) 64°, Ricken (B) 71°
Arbitro: Puhl (Ungheria)
Coppa dei Campioni 1997/98
Amsterdam, 20/05/1998
Real Madrid-Juventus 1-0
Rete: Mijatovic (RM) 66°
Arbitro: Krug (Germania)

Coppa Uefa 1992/93
Dortmund, 05/05/1993
Borussia Dortmund - Juventus 1-3
Reti : Rumenigge M. 2°, Baggio D. 26°,
Baggio R. 31° e 74°
Arbitro: Puhl (Ungheria)

Coppa dei Campioni 1982/83
Atene, 25/05/1983
Amburgo - Juventus 1-0
Rete: Magath 9°
Arbitro: Rainea (Romania)

Torino, 19/05/1993
Juventus - Borussia Dortmund 3-0
Reti: Baggio D. 5° e 42°, Moller 64°
Arbitro: Blankestein (Olanda)

Coppa delle Coppe 1983/84
Basilea, 16/05/1984
Juventus - Porto 2-1
Reti:Vignola 13°, Sousa 29°, Boniek 41°
Arbitro: Prokop (Germania Est)

Coppa Uefa 1994/95
Parma, 03/05/1995
Parma - Juventus 1-0
Rete: Baggio D. 5°
Arbitro: Lopez Nieto (Spagna)

Coppa dei Campioni 2002/2003
Manchester, 28/05/2003
Milan-Juventus 0-0 d.t.s. (3-2 s.rig.)
Arbitro: Merk (Germania)
Coppa dei Campioni 2014/2015
Berlino, 06/06/2015
Juventus-Barcellona 1-3
Reti: Rakitic (B) 4°, Morata (J) 55°;
Suarez (B) 68°, Neymar (B) 97°
Arbitro: Cakir (Turchia)

(Nella foto Bonucci contrasta Messi durante
Juve-Barcellona del 6/6/2015)

42

amcsrls@yahoo.it

Sami Khedira

Sami Khedira
Nato a Stoccarda
(Germania)
il 4 aprile 1987

A

ltro miracolato dal modulo “made in Allegri”. Tanto

avulso e marginale nel 3. 5. 2
a fine corsa a Firenze, quanto essenziale, emblematico nel
centrocampo a 2 in coppia con
Pjanic. È un Khedira a 360°:
filtra, imposta, rincorre, copre,
conclude. Con lui non pare che
in mezzo siano solo in due. Un
discorso a parte merita la condizione fisica che lo ha sorretto
per tutti questi mesi. Il giocatore
bello da vedersi ma dai muscoli di cristallo dell’anno passato
è un lontano parente del Sami
che non si spacca nemmeno se
gli sparano col bazooka, goduto
nell’attuale stagione. In completo recupero da un fastidio sotto
controllo, si annuncia come un
possibile grande protagonista
del “partido”.

Centrocampista

44

amcsrls@yahoo.it

Paulo Dybala

Paulo Exequiel Dybala
Nato a Laguna Larga
(Argentina)
il 15 novembre 1993

N

on ringrazieremo mai abbastanza quel burbero di

Zamparini. E con lui la dirigenza juventina che ci ha visto lungo. La Joya (pronunciatelo come
volete) sta facendo la storia con
la maglia bianconera, sulle orme
di Omar Sivori, altro grande argentino, con le movenze che ricordano Roberto Baggio, con i
“rigori” di prima fuori area alla
Pirlo ed alla Platini, prima di
Pirlo nostro. Ditemi voi se questa
non è la storia della Juventus.
Anzi la parte di essa che più affascina, che più innamora. Paulo
ha tutto per diventare il simbolo
di una Juve leggendaria, di cui si
parlerà ancora per decenni. Nel
suo sguardo c’è tutta l’essenza
della juventinità.

Attaccante

amcsrls@yahoo.it

Gonzalo Higuaín

Gonzalo Higuaín
Nato a Brest
(Francia)
il 10 dicembre 1987

M

ancava

uno

stoccatore.

Uno che toglie le castagne

dal fuoco, quando rischiano di
diventare troppo bruciate. “Ma
dì la verità, Marotta, vuoi pagare
la clausola rescissoria?” “Non ci
penso nemmeno”. Ed ecco che
mister 90 milioni (in due tranches da 45) si accasa alla Juve.
A Napoli stanno ancora studiando la versione della sceneggiata alla torinese, nella quale è
bandito il neomelodico. E che la
Juve abbia fatto centro è chiaro
da subito, da quel gol di rapina
e giustezza alla prima giornata
contro la Fiorentina. Ma quello
che nessuno si aspetta da Gonzalo è la geniale visione di gioco,
la capacità di mandare il compagno nello spazio, il sacrificio in
ripiegamento. Con umiltà e partecipazione totale. Avercene.

45

Attaccante

46

amcsrls@yahoo.it

Mario Mandžukic

Mario Mandžukic
Nato a Slavonski Brod
(Croazia)
il 21 maggio 1986

C

ome il confetto purgativo
del carosello di Tino Scotti:

basta la parola. Anzi, pare che le
mamme ai bambini capricciosi
intimino: chiamo Marione. Non
esiste un rimedio tanto efficace. Che cosa è Mario in campo?
Tutto, il tutto, nulla senza di lui.
È la sostanza catalitica per la
reazione chimica. Può mancare qualche titolare, si fa fronte.
Senza Marione, la Juve è un’altra squadra , un’entità che muta
di pelle. L’azione della rete al
Monaco a Torino è il paradigma
del giocatore totale. Dalla difesa
all’attacco, coi fari spenti, pronto
ad essere nel posto giusto al momento giusto. A Barcellona, sul
traversone smanacciato da Buffon e tiracchiato alto da Messi,
chi c’era a coprire sulla linea di
porta? I bimbi impauriti dalla
mamme, lo sanno bene.

Attaccante

amcsrls@yahoo.it

Claudio Marchisio

Claudio Marchisio
Nato a Torino
il 19 gennaio 1986

L

a Juventus nel sangue, il
bianconero

nel

destino.

Come un giorno ebbe a dire il
presidentissimo Boniperti: non
riuscirei a vedermi con un’altra maglia addosso. Eppure le
sirene ammagliano il Principino
superata la soglia dei 30 e con
una situazione tecnica di squadra che lo vede spesso e volentieri chiuso. Sarà quel che sarà.
Per intanto, la sua esperienza è
servita e continua a servire nella zona nevralgica del campo,
combattendo con grande dignità
per dimenticare un infortunio,
dal quale il riscatto è lungo e
terribilmente

doloroso.

Clau-

dio non agisce più come regista
basso, il ruolo ora è quello del
frangi flutti, dello sgobbone in
interdizione. Quando si dice essere al servizio della causa.

47

Centrocampista


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