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Finalmente noi Fallen Crest High 1 Tijan .pdf



Nome del file originale: Finalmente_noi_-_Fallen_Crest_High_1_-_Tijan.pdf
Titolo: Finalmente noi
Autore: Tijan

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Anteprima del documento


Samantha ha diciassette anni e pensa di avere una vita perfetta. Brava a scuola, un fidanzato innamorato,
delle amiche fedeli. Ma quando un giorno rientra in casa, sua madre, con gli occhi bassi, le confessa di
aver lasciato suo padre per un altro uomo: lei e Samantha si trasferiranno a casa sua. Ma il peggio deve
ancora venire, perché Sam sarà obbligata a vivere con le persone che odia di più al mondo: Mason e
Logan Kade, i figli del nuovo compagno della madre. Li conosce di fama, ma lei non ci ha mai voluto
avere nulla a che fare. Campioni di football, attaccabrighe, ribelli, con una ragazza diversa ogni giorno. I
classici cattivi ragazzi da cui stare lontani. I più temuti del liceo. I primi giorni in casa, Sam decide di
evitarli. Anche se si sente sempre più sola ora che il suo fidanzato l’ha tradita con la sua migliore amica
e il suo mondo crolla pezzo dopo pezzo. Anche se avverte sempre su di sé gli occhi magnetici di Mason.
Prova a resistere, ma giorno dopo giorno è più difficile. Perché sotto il suo sguardo si sente come non si
è mai sentita, come nessuno l’ha mai fatta sentire. Mason è l’unico che la sa capire, che conosce la strada
per il suo cuore. Ma la loro è una storia che sembra impossibile: le loro famiglie si oppongono, e a
scuola hanno tutti contro. Finché un segreto terribile non cambierà completamente i loro destini…
Finalmente noi è un caso editoriale unico, un fenomeno mondiale. Inizialmente autopubblicato, ha scalato
le classifiche del «New York Times» rimanendo per settimane nella Top Ten. La rete è invasa di
commenti, richieste di anticipazioni, tutti sono impazziti per la nuova coppia che promette di infiammare
gli animi dei lettori.
Anche in Italia, non appena si è sparsa la notizia della pubblicazione, si è scatenato un tam tam
incontenibile.
Passioni proibite, tradimenti inconfessabili, un amore da togliere il respiro fanno di Finalmente noi il
nuovo romanzo da non perdere per nessun motivo al mondo.
Tijan ha pubblicato online per passione la storia dei fratelli Kade, raggiungendo un successo enorme
grazie al passaparola e diventando autrice bestseller. I suoi romanzi, ormai amatissimi, tanto quanto la
serie dei fratelli Maddox di Jamie McGuire, a grande richiesta arrivano ora dalla rete in libreria.
NARRATORI MODERNI

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www.illibraio.it"


In copertina: © Miriana Pinna. Progetto grafico: Cristina Giubaldo / studio pym
Traduzione dall’inglese di

Adria Tissoni

Titolo originale dell’opera:
Fallen Crest High
© 2013 by Tijan Meyer

ISBN 978-88-11-14694-0

© 2017, Garzanti S.r.l., Milano

Gruppo editoriale Mauri Spagnol
Prima edizione digitale: marzo 2017
Quest’opera è protetta dalla Legge sul diritto d’autore. È vietata ogni duplicazione, anche parziale, non
autorizzata.
FINALMENTE NOI
1.
Erano le due di un venerdì notte, e le mie migliori amiche, entrambe ubriache, strillavano e ridevano sul
sedile posteriore. Sospirando, mi sono fermata in una stazione di servizio. La mia piccola Corolla
avanzava a singhiozzi ormai da qualche chilometro, con il serbatoio quasi vuoto. Confesso che avevo
paura di restare a secco sul ciglio della strada; non mi preoccupavo tanto per la macchina, quanto per me.
Non sapevo se ce l’avrei fatta a proseguire a piedi con Lydia e Jessica. In quel preciso istante Lydia mi
ha dato una gomitata sulla nuca.
«Oh, Sam!» Ho sentito una risatina soffocata. «Scusa.
Non volevo...» Poi ha ripreso a ridere.
Jessica si è aggrappata al sedile del passeggero allungandosi in avanti. «Possiamo andare a un’altra
festa?»
«Ti pree-go?» le ha fatto eco Lydia.
«No.» Mi sono slacciata la cintura di sicurezza per scendere.
Loro si sono precipitate fuori, o almeno ci hanno provato. Infatti Lydia è inciampata e per un soffio non ha
sbattuto la faccia contro lo specchietto. Subito dopo Jessica ha incespicato a sua volta e le si è buttata
addosso di peso per non cadere.
Che amica!
«Perché no? È l’ultimo venerdì prima che inizi la scuola. E dai, Sam!» ha insistito Jessica.
Lydia si è raddrizzata, sistemandosi le tette strizzate nel top e la gonna che le copriva a malapena il
sedere, e mi ha rivolto uno sguardo implorante. «Ci divertiremo, vedrai. So dove c’è una festa della
scuola pubblica.»
Jessica si è girata di scatto verso di lei. «Oh! Mi sembra un’idea fantastica.»
Hanno preso a saltellare insieme. Entrambe indossavano gonne svasate e top aderenti, e i loro capelli
castani ricci svolazzavano da tutte le parti. Quando una ciocca mi ha colpita in faccia, l’ho scostata con la
mano.
«Vi porto a casa, ragazze. Siete tutt’e due sbronze.»

«Uffa, stasera sei proprio pesante», ha protestato Lydia.
Jessica si è gettata indietro i capelli con un’espressione imbronciata. «Sì, eccome. Cos’hai?»
«Tu e Jeffrey avete litigato?» Lydia ha mosso le sopracciglia su e giù prima di scoppiare a ridere di
nuovo.
Quando ho rivolto loro il mio più garbato sorriso da vaffanculo, hanno alzato gli occhi al cielo. Poi Lydia
ha fiutato l’odore di pizza proveniente dalla stazione di servizio. Lo stomaco ha preso a brontolarle, e lei
e Jessica si sono allontanate all’istante. Appoggiata all’auto, le ho osservate trotterellare tenendosi per
mano e ridacchiando.
Mentre l’auto ingurgitava benzina, ho ripensato alla domanda di Jessica. Cosa mi prendeva? Ho
sospirato: quel pomeriggio il mio mondo si era capovolto. Mi sembrava ancora di vedere la faccia di mia
madre quando ero tornata a casa dopo aver lasciato Jessica. Eravamo così contente di uscire... persino
io. Sì, Jeffrey era un idiota, ma una piccola parte di me si era chiesta se quella sera l’avremmo fatto.
Ormai stavamo insieme da tre anni.
Era carino e, be’, anche se a volte si comportava da stupido, a quanto pareva gli piacevo sempre. E lui
piaceva a me. Ma se mia madre era passata allegramente da un letto all’altro prima di restare incinta, io
non volevo fare la sua fine. Perciò con Jeff avevo proceduto con calma. Ciò nonostante, mentre tornavo a
casa a prepararmi per la festa, avevo le farfalle nello stomaco.
Quella sensazione era svanita non appena avevo aperto la porta e visto mia madre seduta al centro di pile
e pile di scatoloni, con addosso una vestaglia di seta e accanto una bottiglia di vino mezza vuota. Aveva
il viso rigato di lacrime, ma si era sforzata di farmi un bel sorriso.
«Ehi, tesoro», aveva detto singhiozzando. «Come stai?»
Avevo lasciato andare la porta, che si era chiusa sbattendo alle mie spalle. «Cos’è successo?»
«Oh.» Lei aveva fatto un gesto con la mano, come per invitarmi a lasciar perdere. «Niente. Non devi
preoccuparti.»
«Preoccuparmi di cosa?»
«Ce la caveremo.»
Non mi ero mossa, la borsa ancora appesa al braccio.
«Mamma, cos’è successo?» C’erano scatole dappertutto, perfino in cucina. Avevo notato due bottiglie
vuote nel lavandino.
«Io e te, tesoro, ce la caveremo.»
«Dov’è papà?»
Mia madre, che stava sigillando uno scatolone con il nastro adesivo, si era bloccata di colpo trattenendo
il fiato.

«Mamma?»
Aveva scolato quel che restava del vino e per poco non era caduta all’indietro prima di posare la
bottiglia.
«Mamma, che sta succedendo?» avevo insistito.
A quel punto si era messa a singhiozzare. «Oh, tesoro.
Mi dispiace tanto, davvero.»
«Mamma!»
«Misonoinnamoratadiunaltroelasciamopapà.» Con un singulto si era asciugata le lacrime dal viso.
«Cosa?»
Aveva fatto un respiro profondo. «Io... noi lasciamo papà.»
Dentro di me stavo gridando. Avevo chiuso le mani a pugno, sentendo il forte impulso di scagliarmi
contro di lei. Avrei voluto massacrarla di botte, invece ero crollata sul divano e l’avevo ascoltata
raccontare l’accaduto. Si era innamorata di un altro. Voleva stare con lui. Lo aveva detto a papà, e lui ci
aveva cacciate di casa. Il giorno seguente saremmo andate a vivere con il suo nuovo fidanzato.
«Chi è?»
«Eh?» Mia madre aveva alzato gli occhi lacrimosi per guardarmi.
«Chi è?»
«James Kade», mi aveva risposto tra i singhiozzi, con un filo di voce.
«James Kade?»
Aveva annuito passandosi un braccio sul viso. «Ha due figli della tua età, tesoro. Magari li conosci.»
E chi non conosceva Mason e Logan Kade? Pur essendo ricchi – il padre possedeva cinque delle
fabbriche
più

grandi

della

nostra

cittadina
−
frequentavano la scuola pubblica. I fratelli Kade sarebbero stati ammessi senza problemi a quella
privata, come gran parte dei ragazzi benestanti e perfino come me – anche se solo perché mio padre
allenava la loro squadra di football –, invece erano andati controcorrente scegliendo la pubblica.
E adesso mi sarei trasferita da loro?
Mentre osservavo la mamma disperarsi come se fosse stata lei a subire un tradimento, qualcosa in me si
era spezzato. Non sarei mai stata come lei, mai. E, per sfortuna di Jeff, questo significava niente sesso
ancora per un bel po’.
Dopo aver passato gran parte del pomeriggio e della sera a impacchettare le mie cose, avevo scoperto
che Jeff non era entusiasta del fatto che quella sera non sarei uscita con lui e tantomeno che Lydia e
Jessica mi stessero aspettando per andare alla festa. Anzi, si era comportato da idiota. Non avrei dovuto
sorprendermi. Un paio di imprecazioni scelte con cura, un paio di birre, e mi aveva già cancellata.
«Troverò di meglio, brutta stronza. Non sei l’unica figa da queste parti», aveva concluso prima di
andarsene, i jeans abbassati sui fianchi, una birra in mano e i capelli sparati in testa con il gel, come i
duri.
Avevo alzato gli occhi al cielo ed ero andata in cerca delle mie amiche.
Chissà se Jeff sarebbe tornato da me. A quel punto, però, non ero sicura che mi importasse davvero.
Mentre stavo ripensando a tutto questo, un Escalade si è fermato accanto alla Corolla. All’inizio non ci
ho fatto caso, persa nelle mie cupe fantasticherie, ma poi le grida mi hanno riportata bruscamente alla
realtà.
Quattro ragazzi si sono riversati fuori dall’auto e due di loro mi sono passati accanto.
Ho trattenuto il fiato.
«’Fanculo quella, amico. Andiamo invece da Molly», ha esclamato uno aggrappandosi al compagno. Ha
gettato la testa all’indietro ridendo sguaiatamente. I suoi riccioli castani hanno ondeggiato, e lui è parso
rianimarsi. «Là troverai parecchia gnocca, garantito.»
Ha fatto un’altra risata delirante prima di entrare con lui nel negozio.
Io stringevo con forza la pistola del distributore, senza riuscire a staccargli gli occhi di dosso.
Logan Kade, il mio futuro compagno d’appartamento.
Attraverso la vetrina, l’ho visto ridere di nuovo a una battuta dell’amico. Quando Lydia e Jessica si sono
accorte dei due nella corsia accanto alla loro, hanno preso subito a flirtare. Il tipo che non conoscevo
pareva interessato, invece Logan le ha guardate con aria annoiata ed è andato in cerca di qualcosa di più
interessante.

Non mi capitava di incrociare i fratelli Kade da parecchio tempo, ma ne sentivo parlare spesso. Logan
frequentava la terza liceo, come me. Mason aveva un anno in più. Erano tutti e due attraenti. Mason
superava il metro e ottanta ed era muscoloso. Non a caso nella squadra di football giocava in attacco.
Logan, più esile, era alto un paio di centimetri in meno.
Ho sbuffato. Perché mai ero al corrente di quei particolari? Mentre dentro di me maledicevo quelle
pettegole delle mie amiche, ho guardato verso l’Escalade e sono rimasta di sasso. Due occhi verdi mi
fissavano.
Mason stava facendo benzina e mi squadrava.
Ho deglutito a fatica, accorgendomi a stento che il serbatoio della Corolla era pieno. Non riuscivo a
distogliere lo sguardo da lui.
Logan era bello, non c’erano dubbi, ma non tanto quanto il fratello maggiore. Ora capivo il motivo di tutte
quelle chiacchiere sui fratelli Kade. Mi si sono drizzati i peli sulla nuca e i nostri occhi sono rimasti
incollati, come in una specie di duello.
Non potevo distoglierli. Sapevo solo questo.
Il quarto ragazzo ha girato attorno all’auto e si è appoggiato a Mason. Poi mi ha guardata e ha sorriso. È
rimasto lì a piedi incrociati, come se fosse al cinema, con tanto di popcorn e tutto il resto.
Quando ha detto qualcosa a Mason, lui mi ha scoccato un sorrisetto compiaciuto.
«Ehi, Mase, profilattici al gusto di caramella.» Logan ha attraversato il parcheggio a grandi balzi e si è
esibito in un balletto prima di dare una scatola al fratello.
Sapevo che non avrei dovuto fissarli, ma non potevo farne a meno. Ero ipnotizzata da quei due. Mentre
Logan scuoteva la testa al ritmo della musica che usciva a tutto volume dagli altoparlanti della stazione di
servizio, Mason continuava a guardarmi.
E in quel momento ho avuto l’assoluta certezza che lui sapeva chi fossi.
Ho trattenuto il fiato, le ginocchia che mi tremavano.
Cosa potevo aver combinato? Poi ho pensato alla mamma, seduta in mezzo agli scatoloni con il volto
rigato di lacrime e la bottiglia di vino vuota di fianco.
’Fanculo a loro. E ’fanculo al loro padre.
Mia madre non era una santa, questo lo sapevo bene, ma negli ultimi diciassette anni era rimasta con
papà.
Perché adesso lo aveva tradito? Perché aveva deciso che dovevamo andare a vivere con il nuovo
fidanzato e la sua famiglia?
’Fanculo a tutti.

Ho indurito lo sguardo, e quello di Mason si è fatto sospettoso. Prima di entrare a pagare gli ho rivolto un
sorriso beffardo. Quando sono uscita, Lydia e Jessica erano ancora in bagno. Mason mi è passato accanto
per andare alla cassa. Indossava un paio di jeans e un giubbotto di pelle nera sopra una camicia dello
stesso colore, e aveva i capelli corvini tagliati corti. Mentre mi superava, eravamo così vicini che il suo
giubbotto ha sfregato contro il mio, e ci siamo voltati.
Per un istante il mio cuore ha smesso di battere.
Nei suoi occhi ho visto lo stesso odio che provavo per lui.
’Fanculo a Mason.
Ho fatto una smorfia e mi sono resa conto che aveva colto il messaggio, perché mi ha squadrata con
diffidenza prima di entrare nel negozio dandomi uno spintone.
Con un sospiro sono tornata alla macchina ad aspettare Lydia e Jessica. Logan e i suoi amici erano
nell’Escalade e stavano ridendo. Quando il campanello ha segnalato l’apertura della porta, mi sono
irrigidita.
Sapevo chi stava per uscire.
Non sono riuscita a resistere e ho incrociato di nuovo il suo sguardo mentre si avvicinava. Mason ha
rallentato, come se fosse intenzionato a fermarsi. Ho alzato la testa, pronta ad ascoltare qualsiasi cosa
volesse dirmi, ma in quel momento due auto sono arrivate sgommando.
Lui si è girato di scatto. «Che diavolo succede?»
«Ehi, sfigati!» ha urlato un tipo precipitandosi fuori dalla macchina con qualcosa di fumante in mano.
«Oh cavolo!»
«Mason!»
Logan e gli altri due sono balzati subito giù. Mason mi ha superata di corsa, e io sono rimasta lì a
guardare, sotto shock. Logan ha strappato al ragazzo l’oggetto che aveva in mano e lo ha passato al
fratello, che lo ha lanciato nella prima auto. A quel punto le portiere si sono spalancate e i tizi all’interno
si sono precipitati fuori. Poi è apparso un altro oggetto fumante, e Logan lo ha lanciato nella seconda
macchina.
Nel frattempo si era scatenata una rissa. Nel giro di poco tempo gli abitacoli si sono riempiti di fumo e
ho sentito odore di bruciato.
«Oh no», ho mormorato correndo verso il negozio.
Spalancata la porta, ho urlato: «Lydia, Jessica, uscite subito!».
Loro sono spuntate dalla corsia in fondo, con un’espressione stupita. «Sam, cosa succede?»
Ho afferrato Lydia per un braccio e l’ho trascinata fuori con me. «Ce ne andiamo, adesso.»

Jessica ci ha seguite, ma poi si è fermata in mezzo al parcheggio a osservare la scena con gli occhi
sgranati.
Ho spinto Lydia nella Corolla e mi sono girata.
«Battiamocela! Le macchine stanno per esplodere.»
Gli amici dei fratelli Kade hanno sentito e si sono bloccati. Dopo avere afferrato Logan, hanno separato
Mason dal tipo con cui stava facendo a pugni. Lui si è infuriato, ma, quando il fratello gli ha bisbigliato
qualcosa all’orecchio, si è voltato ed è corso verso l’Escalade.
Mentre saliva, ha incrociato il mio sguardo per un istante.
Ho alzato le spalle e spinto Jessica nella Corolla, accanto a Lydia. Quindi mi sono affrettata a salire e ci
siamo allontanate in un baleno.
È accaduto tutto molto in fretta.
Lydia e Jessica erano sbigottite.
«Non riesco a crederci!» diceva Lydia.
«Ma cos’è stato?»
«Logan Kade è così sexy!»
Jessica ha sbuffato. «Logan? Ma l’hai visto Mason?
Me lo farei all’istante.»
A Lydia è sfuggito un gemito. «Ora lasciatemi andare a letto a sognare. Perché quei due non frequentano
la nostra scuola?»
A Jessica è tornato il sorriso. «Dicono che sia perché quella pubblica è più dura. Non volevano una
scuola per femminucce.»
Lydia ha preso a farsi vento. «Comunque sia, non m’importa. Ho intenzione di trasferirmi.»
A quel punto Jessica è diventata seria. «Pensi che questa storia finirà sui giornali?»
Lydia ha scrollato le spalle. «Non ne ho idea. So solo che non si può andare a casa adesso. Sam, ti prego,
ti prego, ti prego, puoi portarci a un’altra festa? Scommetto di sapere dove sono diretti.»
Le ho lasciate alla festa e sono tornata a casa.
2.
Ho passato il sabato a impacchettare le mie cose e a traslocare. Quella dei Kade non era una casa, bensì
una villa, con tanto di colonne sul patio anteriore. Nell’atrio, dietro una fontana, c’era un’imponente scala

a chiocciola.
La cucina, poi, simile a quella di un ristorante, era affidata a uno chef. Si chiamava Mousteff e aveva un
paio di baffi in perenne movimento e le mani grosse. La mamma me l’ha presentato gesticolando come
una first lady che accompagna un’ospite a fare un giro. Quando abbiamo superato la cucina, mi sono
lanciata un’occhiata alle spalle e ho visto il cuoco affilare una mannaia. Prima che io girassi l’angolo mi
ha strizzato l’occhio.
James Kade aveva ingaggiato una ditta di traslochi, ma lui e i figli ci hanno dato una mano con le cose
meno ingombranti. Mason e Logan mi passavano accanto, prendevano le scatole e le portavano dentro.
Non li guardavo, e loro non guardavano me. Nessuno di noi tre ha aperto bocca. Gli unici a parlare erano
mia madre e James, un uomo alto e snello, con i capelli grigio-argento.
C’era della bontà nei suoi occhi azzurri, che però non si posavano mai su di me, neanche quando lui
seguiva la mamma tenendole una mano sulla schiena.
«Analise», le ha sussurrato all’orecchio a un certo punto. «Stasera alcuni amici ci hanno invitati a bere
qualcosa.»
Lei gli ha rivolto un sorriso radioso e si è girata battendo le mani. «Oh, ma è splendido! Sono emozionata
all’idea di incontrare i tuoi amici.»
«Sono Mitchell e Malaya Smith. Lui è il proprietario della Smith Telephones.»
Mentre svoltavano un angolo, ho sentito mia madre chiedere agitata: «Credi che a Malaya farebbe
piacere se un pomeriggio ci vedessimo per un tè? Sarei molto contenta di frequentare le altre signore».
Ho sbuffato. Figurarsi se l’avrebbero accettata nel loro giro. In quel momento il telefono mi è vibrato in
tasca. Era un messaggio di Lydia, che più tardi voleva andare a una festa. Poco dopo ne ho ricevuto un
altro da Jessica. Di lì a un’ora mi ha scritto anche Jeff, chiedendomi scusa per il suo comportamento.
Li ho ignorati tutti, sono andata nella mia stanza, mi sono appoggiata a una parete e sono scivolata a terra.
Oltre agli scatoloni, c’erano un letto in cui avrebbero potuto dormire cinque persone e due divani in
fondo.
Praticamente avevo un appartamento tutto mio. Forse non mi sarebbe toccato incontrare nessuno.
Lo speravo.
Quella sera mi sono azzardata a uscire una sola volta.
Avevo i crampi allo stomaco, perciò ho pensato di mangiare qualcosa per calmarli. Mentre cercavo di
orientarmi per raggiungere la cucina, da una stanza mi è arrivato il frastuono di un televisore tenuto ad
alto volume. Al telegiornale trasmettevano un servizio sulle macchine incendiate.
«Le automobili che hanno preso fuoco alla stazione di servizio di Fallen Crest appartenevano a due
studenti della Roussou High School. Si ritiene che si tratti di uno dei tanti episodi di vandalismo legati
alla rivalità tra la Fallen Crest Public High School e la Roussou High School, le cui squadre di football

sono in forte competizione. È in programma una partita fra i due istituti, e la polizia teme che questo sia
solo l’inizio degli scontri.
Sydney?»
A quel punto ho visto Logan alzarsi dal divano e spegnere il televisore. Girandosi, mi ha sorpresa in
corridoio. Poi ho notato un’altra testa sbucare dallo schienale. Mentre proseguivo verso la cucina, mi
sono guardata alle spalle. Mason e Logan stavano andando nella direzione opposta, in jeans a vita bassa e
T-shirt.
Questa è stata la mia unica interazione della serata; persino Mousteff se n’era già andato.
Domenica mattina mi sono allungata nel letto per controllare il telefono. Lydia e Jessica mi avevano
chiamata più volte durante la notte. Jeff aveva fatto qualche tentativo fino alle cinque, dopodiché aveva
smesso di mandare messaggi. Quando alle nove il cellulare ha squillato, ho immaginato che Jessica e
Lydia avessero passato la notte fuori. L’ho spento e mi sono messa a sedere sbadigliando.
Il pomeriggio sono tornata a casa per verificare di avere preso tutto quello che ci serviva, o meglio che
serviva alla mamma. Sapevo che mi avrebbe spedita avanti e indietro per qualsiasi sciocchezza, facendo
il diavolo a quattro finché non l’avesse avuta. Non che mi importasse, ma lei aveva sempre un pessimo
tempismo.
Dopo aver controllato al piano di sopra, ero in cucina quando ho sentito aprirsi la porta d’ingresso.
«Papà?»
Mio padre era fermo sulla soglia, con addosso la giacca rossa e nera della squadra di football che
allenava.
«Ehi, tesoro...»
Gesticolando, ho spiegato: «Stavo solo verificando di non avere dimenticato nulla».
Lui ha fatto una smorfia. «Parli di lei, immagino.»
«Sì...»
Ha sussultato e io mi sono morsa il labbro.
«Ehm, papà... questo fine settimana non ti ho visto.»
«Già.» Si è passato una mano sulla faccia. «Tua madre ha pensato che fosse meglio che me ne andassi.
Non voleva discussioni imbarazzanti.»
«Oh.»
Mi ha rivolto un sorriso amaro. «Ti piace la tua nuova casa?»
«La mia nuova casa?» ho ripetuto, irritata. «Casa mia è ancora questa.»

Lui ha distolto lo sguardo.
«Non è così?»
A quel punto ha serrato la mascella. «Tua madre crede che per te sia meglio vivere con lei.»
«Perché? Tu sei sempre mio padre.»
«Ti vedrò a scuola, tesoro.»
«Papà!»
«Adesso devo andare. Tra poco inizia l’allenamento domenicale. Questo venerdì la FC Public sarà un
avversario tosto. Sai, giochiamo contro i tuoi nuovi...»
Ho socchiuso gli occhi e l’ho interrotto, velenosa. «I miei nuovi cosa? Compagni d’appartamento? I figli
del fidanzato della mamma? Per me loro non sono niente.»
«Sì, be’, farsi degli amici non guasta mai, Samantha.»
Sono trasalita sentendolo pronunciare il mio nome per esteso. Papà mi ha chiamata così quando l’ho
deluso, ed è successo un’unica volta in diciassette anni.
«Ci vediamo a scuola, tesoro.» Mi ha superata e prima di uscire mi ha dato una pacca affettuosa sulla
spalla.
Appena la porta si è chiusa, ho fatto un sospiro di sfinimento e mi sono lasciata cadere su una sedia.
Che casino la mia vita!
Quando sono tornata al mausoleo, la mamma era seduta nel patio sul retro. Mentre passavo di lì per
raggiungere le scale che portavano alla mia stanza, mi ha vista e ha esclamato: «Ciao, tesoro, cosa fai
oggi?».
James, che era accanto a lei, si è alzato prontamente.
«Ti cedo il mio posto, Samantha.» Nonostante la mia smorfia d’irritazione, ha indicato la sedia e mi ha
rivolto un sorriso cortese prima di scomparire all’interno.
Mia madre era raggiante. «Siediti, siediti. Parliamo.»
Ho obbedito e l’ho guardata in cagnesco.
Mi ha avvicinato una tazza. «James non ha toccato il suo caffè. Puoi prenderlo tu. So che ti piace.»
L’ho ignorato. «Oggi sono andata a casa.»
«Tesoro, è questa la tua nuova casa.» Si è incupita e ha fissato in direzione dell’oceano. Il giardino era
cintato da un muro, ma oltre una porta si snodava un sentierino che conduceva alla spiaggia. «Non è bello

qui?»
«Ho visto papà.»
Lei ha preso la sua tazza. «Adoro il tè.»
«Da quando?»
«Oh, Samantha. A volte sei così sarcastica! Mi è sempre piaciuto.»
«Ma se sei una caffeinomane fin da quando ero piccola!»
«Sì, be’, ora sto cercando di perdere il vizio. Il tè fa molto meglio.»
«E anche James?»
Si è girata e ha posato la tazza.
«È così, mamma?»
«Dunque hai visto tuo padre.» La sua voce si è indurita. «Non avrebbe dovuto essere là.»
«Dove, a casa sua?»
«Gli avevo chiesto di girare al largo. Sapevo che oggi saresti tornata a fare un’ispezione.»
«Non volevi che lo incontrassi?»
«È la cosa migliore, Samantha.»
«Per chi? Per te? Lui è mio padre.»
La mamma mi ha dato un colpetto sul braccio e si è appoggiata allo schienale riprendendo in mano la
tazza.
«Lo vedrai a scuola. La tua retta verrà pagata comunque.»
«E perché non dovrebbe?»
«Io e tuo padre divorzieremo, tesoro. Sai che in situazioni del genere alcune cose cambiano.»
«Sì», ho replicato. «Come le famiglie, per esempio.»
Lei ha incurvato verso il basso un angolo della bocca mentre posava delicatamente la tazza sul piattino.
«Sono io la tua famiglia, Samantha. Noi due staremo sempre insieme, ma adesso ho James. Dovresti
cercare di conoscere Mason e Logan. Sono due ragazzi molto simpatici.»
«Tu lo hai fatto?»
«Sì.» Mi ha guardata. «Un po’.»

«Quando?» Ho sentito un rimescolio allo stomaco e mi sono aggrappata allo schienale della sedia.
«L’anno scorso. Ho cenato con loro.»
«L’anno scorso?»
«Ho lasciato tuo padre perché io e lui avevamo problemi da molto tempo, Sam. So che te n’eri accorta,
anche se non hai mai detto niente. Dovresti parlare di più, tesoro. Sarebbe salutare per te.»
«Hai tradito papà per un anno?»
Mia madre ha sospirato. «Non l’ho tradito...»
«Hai detto un anno. Dunque hai tradito papà per un anno?» ho ripetuto, poi mi sono allungata sulla sedia.
«Lui lo sapeva?»
Lei ha alzato gli occhi al cielo. «Parli di tuo padre come se fosse un santo. Ci vogliono due persone per
far funzionare un matrimonio. Per anni David è stato assente.
Prova a chiedergli perché. O non lo avevi notato?»
«Allena una squadra di football. Spesso è in trasferta.»
«La stagione del football non dura dodici mesi, tesoro.
Prima di incolpare qualcuno forse dovresti aprire gli occhi.» Il suo tono è stato come una frustata.
Ho spinto all’indietro la sedia. «Lavora un sacco, a volte ha due allenamenti a sera. Sono già iniziati
anche quelli domenicali. È così tutto l’anno, mamma. Nelle scuole private il football è molto importante.
So bene che impegno richiede. Jeff è nella squadra da tre anni.»
La mamma ha fatto un altro sospiro. «Tu e quel Jeffrey... Lui non va bene per te, Sam. Suo padre è un
meccanico e sua madre fa la cassiera al supermercato.
Con quel ragazzo non hai un futuro.»
Ho fatto un salto indietro. «Non ho intenzione di sposarlo.»
«Ti conosco, Samantha. Ti sei messa con lui ancor prima di cominciare le superiori. E persino io mi sono
accorta che ti tradisce.»
Sulle labbra mi è comparso un sorriso crudele.
«Certo, è ovvio che te ne sei accorta. Tra infedeli ci si riconosce. Fai parte di un club molto esclusivo,
complimenti.»
Ho esultato tra me per il colpo messo a segno, ma la felicità è stata di breve durata. Mason e Logan erano
seduti a un tavolo in giardino e mi stavano osservando. Ho ricambiato lo sguardo e un istante dopo sono
schizzata di sopra. Non ho impiegato molto a cambiarmi. Quando sono tornata da basso con gli auricolari

dell’iPod nelle orecchie, loro se n’erano già andati. Non mi interessava.
Niente aveva più importanza.
Ho imboccato il viale d’accesso di corsa e ho proseguito. Correre per me era sempre stato un modo di
evadere. Non sono rientrata finché non ha fatto buio, e a quel punto non mi reggevo quasi più in piedi. La
villa era silenziosa. Strano. Sentivo i miei passi echeggiare nei corridoi.
Quando sono passata davanti alla sala da pranzo, mia madre, seduta a tavola, mi ha chiesto: «Hai ripreso
a correre?».
Mi sono tolta gli auricolari e sono rimasta lì impalata.
Ero madida di sudore e ho pensato che forse mi avrebbe rimproverata perché stavo bagnando il
pavimento.
Invece lei ha sospirato e si è alzata. «Immagino che non dovrei sorprendermi.»
Mi sono asciugata un po’ il viso.
«Ho cenato con James e i ragazzi. Hanno domandato dove fossi, e gli ho detto che eri arrabbiata con me.
Fammi un favore, Sam: stasera mangia qualcosa, d’accordo? Non voglio ricominciare a preoccuparmi
per i tuoi disturbi alimentari.»
Appena ha imboccato un corridoio, le ho fatto il saluto militare e il dito medio, poi sono andata in camera
mia.
Dopo la doccia, mi sono seduta e ho acceso il telefono, che ha emesso un bip dopo l’altro. Jessica e
Lydia erano a una festa davanti a un falò. Di Jeff nessuna notizia. L’ho spento e mi sono infilata a letto.
Il primo giorno di scuola sarebbe stato massacrante. Il resto dell’anno non si prospettava certo più facile.
Quella settimana era finita con il botto.
3.
Iniziavo il terzo anno delle superiori e fino a quel weekend l’idea di avvicinarmi alla fine del liceo mi
entusiasmava. Poi però era successo quello che era successo, e ora non sapevo come sarebbe andata la
giornata.
Papà era l’allenatore di football dell’istituto. Tanti padri ricchi e persino alcune madri lo adoravano. I
ragazzi lo rispettavano. E la mamma lo aveva piantato in asso. Mentre raggiungevo il mio armadietto, non
avevo idea di come sarei stata accolta. I miei compagni avrebbero simpatizzato con me o mi avrebbero
dato della puttana? «Tale madre, tale figlia», e via discorrendo.
Quando però alcuni giocatori della squadra mi hanno superata di corsa senza degnarmi di uno sguardo, mi
sono chiesta se qualcuno sapesse.
D’un tratto Jeffrey si è appoggiato all’armadietto vicino al mio. Aveva i capelli pieni di gel e un sorriso

storto. Oh, che effetto mi facevano una volta quelle fossette!
Ha fatto un grugnito. «Sei sparita per tutto il fine settimana. Che ti succede?»
«Dopo il tuo meraviglioso addio di venerdì?» Mi sono allungata per prendere i libri nell’armadietto.
«Non so cosa intendi.»
«Dai, Sam. Ti ho mandato un milione di SMS per scusarmi. Non mi hai mai risposto», ha replicato lui,
spazientito.
Ho scrollato le spalle.
«Jess e Lydia ci sono rimaste male. Pensavano che ti saresti fatta vedere.»
Altra scrollata di spalle.
«Perché ti comporti così, eh? Che problemi hai?»
L’ho guardato negli occhi. «Di cosa parli?»
«È da venerdì che sei strana, come se ti fosse morto un parente.»
«Com’è andata la festa davanti al falò?»
Jeff ha sospirato. «È stata bella.»
«Hai conosciuto qualche gnocca?»
Lui ha contratto la mascella. «Ti giochi questa carta?»
«Perché non mi dici tu che carta è, visto che non so bene che mano mi hai dato?»
Lui si è scostato dall’armadietto, ha alzato gli occhi al cielo e se n’è andato tutto impettito.
Non ho avuto nessuna reazione. Non ho né imprecato né sospirato né pianto. Mi sono limitata a girarmi
per riporre la borsa. Un altro giorno, un’altra avventura.
Avevo fatto solo un paio di passi verso l’aula di inglese quando Jessica e Lydia mi si sono letteralmente
buttate addosso.
Indossavamo tutte la divisa, ma a loro la gonna copriva a malapena il sedere. Molte ragazze la portavano
così. Le mie amiche si erano sbottonate la camicetta per mettere in mostra il décolleté e il reggiseno
rosso e nero.
«Ehi...»
Lydia si è data una sistemata alla scollatura. «Sei sparita questo fine settimana. Come mai?»
Jessica ha dichiarato con aria grave: «Eravamo preoccupate per te».

«Davvero?» Ho inarcato un sopracciglio.
Hanno annuito entrambe, ma non appena qualcuno ci ha superate nel corridoio la loro espressione da
seria si è fatta subito entusiasta.
Jessica mi ha stretto il braccio chinandosi verso di me per sussurrare: «Ashley DeCortts e Adam Quinn si
sono lasciati questo weekend».
Lydia ha fatto un cenno d’assenso. «Abbiamo sentito che Ashley è andata a letto con uno dei fratelli
Kade.
Adam, dopo averlo scoperto, l’ha scaricata. C’è stata una scenata in pubblico ieri sera alla festa di Kara.
Io ero in prima fila.»
«Proprio così.»
«Sul serio?»
«Sì. È stato incredibile. Adam era un fascio di nervi.
“Pensavo che la nostra storia contasse qualcosa”, le ha detto. E lei ha risposto: “Certo, ma una ragazza fa
quello che può”. È stato incredibile, davvero. Vorrei che accadesse a ogni festa.»
«Avresti dovuto esserci.»
«Sì», ho risposto, impassibile. «Avrei dovuto.»
«Allora dov’eri?» ha chiesto Jessica Mi hanno fissata entrambe con la faccia inespressiva.
«Cosa?»
«Dov’eri? Siamo passate da casa tua, ma non c’era nessuno. Lincoln ha detto che tuo padre aveva una
specie di riunione nel fine settimana. Sei andata con lui?»
«Questo weekend avevo degli impegni familiari.» Ho alzato le spalle. «Non potevo parlarvene.»
Lydia si è avvicinata. «Segreti del football?»
«Già.»
Jessica si è rabbuiata. «Veramente?»
«Sì. Mio padre si arrabbierebbe da matti se sapesse che ne parlo. Non avrei dovuto dire nemmeno
questo.»
«Oh.» Lydia ha guardato Jessica. «Questa settimana la nostra squadra giocherà contro quella della scuola
pubblica. Forse tuo padre è andato alla riunione per avere qualche dritta. Gli avversari sono molto in
gamba.»

Ho contratto la mascella e stretto forte i libri. «Di cosa parli?»
«Di Mason Kade.» Lydia mi ha lanciato un’occhiata come per dirmi: “Ma è ovvio!”. «È la star della
squadra.
Ho sentito Adam Quinn dire a Mark Decraw che Kade potrebbe diventare un professionista. Non so
Logan, perché l’argomento era Mason. Penso che a Adam faccia paura. È lui quello che placca, giusto?
Perciò potrebbe impedirgli di lanciare per tutta la partita, no?»
Io e Jessica l’abbiamo guardata perplesse.
Lydia si è spazientita. «A ogni modo, è quello che ho sentito. Adam ha paura di Mason Kade.»
Stringevo i libri con tanta forza che mi si erano sbiancate le nocche. Ero così stanca di sentir parlare dei
fratelli Kade! Di tutti e due. Ho cercato di ricordare se fosse sempre stato così, ma un tempo non ci
prestavo troppa attenzione.
Ho avvertito un senso di sollievo quando è iniziata la lezione, e per il resto della giornata ho fatto in
modo di evitare Lydia e Jess. Per giunta, nessuno sembrava interessarsi a me. Non ho sentito pettegolezzi
sul conto di mio padre, perciò mi sono azzardata a concludere che non si era ancora sparsa la notizia.
Erano tutti più interessati alla storia delle Due A, Ashley e Adam.
La settimana è trascorsa tranquillamente. Mercoledì Lydia mi ha informata che le Due A erano ancora in
rotta e che quel mattino Adam era stato visto vicino all’armadietto di Nancy Burgess. Jessica ha
commentato l’episodio con un verso di disgusto e si è allontanata a passo pesante. Mi è parso di udire
anche un paio di imprecazioni.
La sera mi sono vista con Jeff e siamo andati in pizzeria. A lui è piaciuto il buffet, a me il banco delle
insalate.
«Vuoi un passaggio a casa?» mi ha chiesto quando siamo arrivati nel parcheggio.
«No. Sono venuta in auto, ricordi?»
Lui ha fatto una faccia strana. «A proposito... perché hai preso la macchina? Di solito passo a prenderti
io.»
Ho scrollato le spalle mentre raggiungevo la Corolla.
«Perché vado da Lydia. È logico.»
«Oh, okay...» Si è avvicinato per baciarmi, cupo in volto.
Quando le nostre labbra si sono sfiorate e Jeff mi ha accarezzato una guancia, ho sospirato. Aveva mani
morbide e delicate. Mentre mi percorreva il viso con il pollice, mi è sfuggito un piccolo gemito.
Lui ha sorriso accostando la fronte alla mia. «È stato bello, eh?»
«Visto che lo facciamo da tre anni, deve esserlo per forza, non credi?»

Jeff ha sogghignato e mi ha baciata di nuovo, stavolta con più passione. Mi sono appoggiata all’auto e lui
si è premuto contro di me. Mi ha sollevato la testa, e le sue labbra sono diventate più insistenti. Quando
mi ha infilato la lingua in bocca, mi sono scostata.
«Che c’è?»
«Secondo te?» ho ribattuto spingendolo via. «Non voglio farlo in strada.»
Lui si è spazientito. «Cosa ti aspettavi? Sei venuta in macchina per evitare di baciarmi?»
«Di che stai parlando?»
«Dai, Sam. Una volta facevamo scintille, ma negli ultimi mesi sei fredda come il ghiaccio.»
«Non pensavo che ti importasse. Sei sempre così distratto...» Mi sono morsa la lingua.
Lui ha chiuso la bocca di scatto. «Cosa intendi?»
Notando la furia nel suo sguardo, mentre irrigidiva la mascella e le spalle, ho preferito lasciar perdere.
Non volevo litigare ora, o almeno non con lui. Ho distolto lo sguardo. «Niente, non ha importanza.»
«Ehi, che cosa non ha importanza?» ha chiesto toccandomi il gomito.
Non l’ho guardato, però, sentendo la sua voce dolce, parte della tensione è svanita.
«Pensi che ti tradisca?»
In quel momento ho incrociato il suo sguardo. «Non è niente, Jeff. Ho un sacco di cose per la testa.»
«Come per esempio?»
«Come per esempio il fatto che ora devo andare. Mia madre è fuori di sé perché non sto abbastanza in
famiglia.
Se non mi sbrigo a passare da Lydia, rientrerò tardi.»
Pur restando serio, ha annuito. «Sì, okay. Domani vuoi che passi a prenderti per andare a scuola?»
«Sono a posto. Ho l’auto.»
«Non è questo il punto, Sam.»
«Lo so.» Non mi importava.
Jeff ha sospirato e si è girato dall’altra parte. «Sei proprio una stronza, sai.»
Sono rimasta lì a guardarlo allontanarsi. Sapevo di esserlo, ma il vero problema era un altro. In quel
momento il mio telefono ha vibrato. Lydia mi aveva mandato un messaggio per invitarmi a darmi una
mossa, perciò sono saltata in macchina per andare da lei.

Quando sono arrivata, stava saltellando come un coniglio dopato. Trascinandomi in camera sua ha
strillato: «Oggi Jessica mi ha detto che Adam Quinn ha chiesto di te!».
Dentro di me è squillato un campanello d’allarme.
«Eh?»
«Sì.» Lei mi ha scoccato un gran sorriso e ha annuito con foga. «Riesci a crederci?»
Ho osservato il rivolo di saliva che le colava sul mento. «E perché ha chiesto di me?»
«Che importanza ha? Lo ha fatto. Non sei eccitata?»
«Cos’ha detto?»
«Credo che volesse sapere come te la passi. Vuoi una bibita?»
«Comunque ho l’impressione che tu sia già abbastanza eccitata per tutt’e due.»
«E allora?» Lydia ha smesso di saltellare e mi ha fissata.
«Niente.»
«Dovresti essere elettrizzata, Samantha», mi ha detto afferrandomi di nuovo per il braccio. «Finalmente
puoi scaricare Jeff.»
«Scaricarlo? E per quale motivo?»
Lei ha sbuffato e si è gettata sul letto di schiena, atterrando con le braccia aperte e un’aria spazientita.
«Come se lui ti interessasse. Quand’è stata l’ultima volta che siete usciti insieme?»
«Stasera. Abbiamo appena finito di cenare.»
Lydia si è tirata su di scatto. «Sul serio?»
«Sì.» Mi sono seduta alla sua scrivania. «Perché?»
«Hai cenato con Jeff prima di venire qui?»
«Per caso stiamo giocando alle venti domande? Sì, sono uscita a cena con il mio ragazzo, quello con cui
sto da tre anni.»
«Oh.» Lei ha chiuso la bocca, ma i suoi occhi sono rimasti spalancati.
«Cos’è, un interrogatorio?» Mi sono alzata per andare alla porta.
«Aspetta!» mi ha gridato trascinandomi di nuovo a sedere, con un’espressione seria. «Quindi se Adam
Quinn ti chiedesse di uscire, diresti...»

«Di no. Ho un ragazzo.» Le ho lanciato un’occhiata infastidita. «Che ti prende? Ti comporti come se io e
Jeff ci fossimo lasciati.»
Lydia si è stretta nelle spalle. «Be’... non sembra che stiate insieme.»
«Stronzate. Vuoi spiegarmi cosa sta succedendo? Mi chiedi sempre di Jeff, se l’ho visto alle feste o da
qualsiasi altra parte.» Ho incrociato le braccia al petto e l’ho fissata con durezza.
Lei ha deglutito. «Io... è solo che... io... niente. Adam Quinn sarebbe un fidanzato molto migliore di Jeff.
È stato fedele a Ashley quando erano insieme. Lei no, ma questo non c’entra. Dai, non puoi scartarlo a
causa di Jeff.»
«Oh, sì che posso.»
«Jeff ti tradisce ogni fine settimana!» ha esclamato a quel punto balzando in piedi.
«Così si dice.» Ho afferrato la borsa e mi sono diretta alla porta.
«Aspetta, Sam. Non andartene così. Scusa.»
Mi sono girata di scatto. «Per cosa?»
Lydia si è fermata appena prima di sbattermi contro, ha aperto la bocca, l’ha richiusa e infine l’ha aperta
di nuovo. Ha fissato il soffitto. «Oh, per... aver sperato che mollassi Jeff perché è un pezzo di merda?»
«Grazie, Lydia.» Sono arrivata alla macchina e, quando ho chiuso la portiera, finalmente mi ha lasciata in
pace. Ho visto che aveva il telefono all’orecchio, perciò ho spento il mio. Nel giro di qualche minuto,
una volta che Lydia l’avesse messa al corrente, mi avrebbe chiamata Jess.
Non avevo voglia di sentirla. Ho messo in moto e mi sono appoggiata allo schienale. Davvero, non mi
importava più di niente. In un angolino remoto della mente sapevo che la mia non era una reazione sana.
Però non mi importava neanche di quello.
Era buio quando sono entrata in casa. Non c’era nessuno, ma sul tavolo della cucina ho trovato un
sandwich avvolto nella pellicola in un piatto con di fianco il mio nome. Gli sono passata accanto e sono
salita a cambiarmi per andare a correre. Cinque minuti dopo ero di nuovo fuori. Stavolta sono rimasta via
solo un’ora. In ogni caso, quando ho messo piede in cucina per versarmi un bicchiere d’acqua, ero
madida di sudore.
Mi sono seduta al tavolo per bere, in modo da poter riempire di nuovo il bicchiere prima di salire di
sopra a fare la doccia e infilarmi a letto.
Avevo quasi finito quando la porta si è spalancata e una risata ha invaso la cucina, seguita da una scia di
profumo e di alcol. Sono crollata sulla sedia mentre osservavo Mason entrare nella stanza. Si è diretto
verso il frigo e ci ha cacciato la testa dentro. Subito dopo è arrivato Logan con una bionda al braccio. Il
top ridottissimo metteva in mostra un pezzo di seno.
Lui l’ha spinta contro il banco. Mentre le affondava la testa nel collo, Mason ha alzato lo sguardo e,
scorgendomi nel buio, si è immobilizzato.

Nessuno dei due ha parlato né ha distolto gli occhi.
La ragazza ha lanciato uno strillo quando Logan ha preso a strofinare la faccia più in basso, sul top.
Un attimo dopo si è scostato sorridendo. «Ehi, Mase, dici che dovrei scoparmela qui? Pensi che
l’aspirante mammina si arrabbierebbe se venissi vicino alle sue tazze da tè? Oh, un sandwich.» Ha tolto
la pellicola e se lo è divorato in tre morsi, poi ha ingollato il bicchiere d’acqua che Mason gli aveva
passato, prima di rivolgere di nuovo l’attenzione alla ragazza.
Lei ha fatto una risatina e un gemito.
Mason si è appoggiato al lavandino e ha incrociato le braccia al petto, senza mai interrompere il contatto
visivo con me. «Puoi scoparla dove vuoi.»
Logan le ha accarezzato il seno, e lei ansimando ha sollevato gli occhi per squadrare Mason da capo a
piedi, quindi con voce roca gli ha detto: «Vuoi unirti a noi? Puoi avermi anche tu».
Logan è scoppiato a ridere e l’ha presa per un braccio.
«Non credo proprio. Non sono abituato a questo tipo di condivisioni. Stasera sei mia, ragazza.»
Quando l’ha trascinata via, lei si è allungata e ha sfiorato con un dito il bicipite di Mason. Mentre
salivano le scale, ha continuato a strillare; ben presto però Logan le ha intimato di tacere, altrimenti c’era
il rischio che l’aspirante mammina si svegliasse e gli mandasse a monte la scopata. Dopodiché in cucina
è sceso il silenzio.
Fino a quel momento non avevo mosso un muscolo, ma a quel punto ho scostato la sedia e mi sono
avvicinata al frigo per riempirmi il bicchiere. Avevo i capelli dritti sulla nuca. Mi sono girata, rigida,
ignorando lo sguardo di fuoco di Mason, e sono salita di sopra. Una volta in camera, ho chiuso la porta e
fatto un lungo sospiro di sollievo.
Incredibile, le mie dita sembravano essersi incollate al bicchiere. Ci ho messo qualche istante a
staccarle.
4.
Venerdì sera è arrivato e passato. Ero rimasta a casa.
La Fallen Crest Public aveva stracciato la Fallen Crest Academy trentadue a sette. Sapevo che papà
doveva essere distrutto, però non riuscivo a scollarmi di dosso la sensazione che mi avesse cacciato di
casa e a dimostrargli così un po’ di solidarietà. L’unico lato positivo era che Jessica e Lydia,
eccitatissime per le feste, si erano dimenticate di tormentarmi perché andassi con loro.
Nemmeno Jeff si era fatto vivo, ma sapevo che si sentiva sempre giù dopo una sconfitta. Anche se da
quando era una riserva non giocava più, probabilmente in quei giorni sarebbe stato più scontroso del
solito.

A

quanto
pareva,

i

miei

nuovi

compagni
d’appartamento erano le star della partita. Mason aveva placcato Adam il settanta percento delle volte e
Logan aveva effettuato tre touchdown. Sapevo tutto grazie ai messaggi di Lydia.
La mamma mi ha intercettata il pomeriggio seguente.
«Tesoro, esci stasera?» È entrata in camera mia e si è seduta su un divano, con una tazza di tè in mano.
Ero in bagno e avevo appena fatto la doccia. Nel vederla piegare le gambe di lato come se fosse in
compagnia della regina d’Inghilterra, ho sbuffato incredula. Dopo essermi liberata dell’asciugamano sono
entrata nella stanza.
«Samantha!» Mia madre ha sussultato guardando la porta, che era rimasta aperta.
Ho passato in rassegna gli abiti nell’armadio.
Ignorando i brividi che percorrevano il mio corpo nudo, ho scelto un paio di jeans neri aderenti e un top
senza maniche dello stesso colore.
«Tesoro, vorrei che ti mettessi qualcosa addosso.»
Ho preso un reggiseno di pizzo e un tanga neri.
Lei ha sospirato alle mie spalle. «Immagino che tu stia cercando di farmela pagare, eh?» Ha bevuto un
sorso di tè. «Me lo sarei dovuto aspettare. Malaya mi aveva detto che gli adolescenti reagiscono così
quando vengono portati via da casa loro, soprattutto le ragazze. Mi chiedo cos’altro tu abbia in serbo per
me.»
Ho messo da parte il tanga e mi sono infilata i jeans, poi mi sono guardata allo specchio.
Analise ha fatto una smorfia prima di bere un altro sorso di tè. «Vai a letto con quel Jeffrey? Per questo ti
vesti come una...»
Mi sono girata lentamente. «Come una cosa, mamma?»
Lei ha stretto le labbra per un istante, sospirando.
«Come una puttana.»
Ho inarcato un sopracciglio. «Pensi che io sia una puttana?»
Mia madre ha posato la tazza e si è sistemata la gonna.
«Credo che tu ti atteggi come una di loro per farmi dispetto. Prima non ti conciavi mai così.»
«Sì, be’, prima avevo una famiglia.» Mi sono infilata il top dalla testa. Mi calzava come un guanto e
arrivava poco sopra la cintura dei jeans. Mi sono allungata per vedermi meglio allo specchio. Non ero
niente di speciale: capelli neri lunghi, fisico sottile da runner e occhi dallo sguardo gelido.

«Samantha, tesoro, sono preoccupata per te. Sei così bella, e so che i ragazzi lo notano.»
Mi sono voltata a guardarla. «Di cosa stai parlando?»
«Di Jeffrey.» Lei ha sollevato la mano in un gesto di impotenza. «Ho paura che butti via gli anni delle
superiori stando con lui. È chiaro che non va bene per te. Guardati: sei secca come un’acciuga.»
Ho piegato la bocca in una smorfia.
«È ovvio che ti tradisce. Me lo hanno detto persino le tue amiche.»
«Hai parlato con Jessica e Lydia?»
«Certo, sono tue amiche.»
«Quando?»
«Cosa?»
«Quand’è che hai parlato con loro?»
«Oh, non lo so. Forse un mese fa.»
Con un sospiro di sollievo mi sono girata verso lo specchio per raccogliermi i capelli in una specie di
treccia. Jessica mi aveva spiegato come fare, perciò ci ho provato. Il risultato non era perfetto ma poteva
andare, con qualche ciocca sciolta. Sapevo che Lydia avrebbe fatto gridolini di approvazione. Poi mi
sono infilata i sandali.
«Dove vai, Samantha?»
Ero pronta a uscire a dispetto di ciò che lei mi avrebbe detto − cavolo, sarebbe stato un vero piacere −,
ma il suo tono dolce mi ha costretta a fermarmi. Mi sono girata mentre imprecavo dentro di me. «A una
festa con Lydia e Jessica.»
«Oh.»
Avrei tanto voluto alzare gli occhi al cielo, ma non l’ho fatto. «Perché?»
«Credo che Mason e Logan vedano degli amici.
Perché non vai con loro? Non puoi continuare a evitarli.»
Quello che lei chiamava «vedere degli amici» in realtà era una festa della confraternita con duecento e
più persone. Non sapevo se facesse la finta tonta o se si fosse completamente rincitrullita da che stava
con James.
«Certo, mamma. Rimedio subito.»
Lei ha sospirato. «Tesoro, almeno provaci. Per me è importante che andiate d’accordo.»

Ho smesso di fare quello che stavo facendo e l’ho guardata riflessa nello specchio. Se non l’avessi
conosciuta da una vita, mi sarei impietosita per la sua aria afflitta. Era come se avesse appena perso il
suo cagnolino.
Mi sono data della stupida, perché almeno un pochino c’ero cascata comunque. «Chiederò a Jess e Lydia
se sanno di qualche festa della scuola pubblica. Sono sicura che Mason e Logan siano là.»
Mia madre si è illuminata e mi ha rivolto un sorriso prima di riprendere in mano la tazza di tè. «Per me
significa molto, tesoro.» Mi ha stampato un bacio sulla fronte ed è uscita dalla stanza sculettando, con la
gonna che le ondeggiava sui fianchi.
Ero stata colpita a tradimento dalla mia stessa madre.
Mi aveva costretta a cedere.
Mi sono guardata di nuovo allo specchio e ho rivoluzionato il mio look. Ho scartato il nero e mi sono
messa un paio di pantaloni rosa superaderenti e un top luccicante color carne che mi fasciava come una
seconda pelle. Ho sorriso girandomi e sono uscita. Alla mamma sarebbe venuto un colpo se mi avesse
vista così.
Invece la reazione di Jessica e Lydia è stata positiva.
Jessica ha aggrottato la fronte e si è tormentata la maglietta. Lydia ha strabuzzato gli occhi aprendo e
chiudendo la bocca come un pesce. «Stai bene, Sam», ha detto alla fine.
«Porca miseria», ha esclamato un ragazzo mentre ci passava accanto con alcuni amici.
Un altro mi ha fischiato dietro e un terzo mi ha chiesto se poteva toccarmi. L’ultimo mi ha invitata a cena,
ma io mi sono limitata a sorridere finché ho sentito due mani circondarmi la vita. Mi hanno trascinata
all’indietro, contro un corpo, e un paio di labbra hanno cominciato a baciarmi il collo. Ho riconosciuto la
risatina e mi sono leggermente rilassata.
«Possiamo andare da qualche parte? Sei entrata da quella porta e io mi sono eccitato», mi ha sussurrato
all’orecchio Jeff.
«Paroline dolci. Sono queste che desidero sentire da te.» Gli ho dato un buffetto sulla guancia e mi sono
allontanata.
Jeff ha emesso un gemito e poi mi ha seguita. Ho sentito il suo braccio cingermi la vita per attirarmi di
nuovo a sé. «Davvero, Sam, ho un prurito e vorrei tanto che tu mi grattassi.»
In quel momento un ragazzo è schizzato fuori dalla folla ed è andato a sbattere contro il banco accanto a
noi.
Con lo sguardo vitreo, ha gettato indietro la testa e iniziato a urlare. Altri hanno risposto, e a quel punto
Jeff ha stretto la presa su di me. Sentendo male, ho fatto per dirgli qualcosa ma proprio allora la folla si è
divisa.
Le parole mi sono morte in gola.

Mason e Logan sono passati in mezzo alla gente, accompagnati da alcuni amici. Avanzavano con l’aria di
essere i padroni di casa, e in fondo non avevano torto perché quella era una festa della Public High
School. Si sono fermati a poca distanza da me e Jeff, che ci trovavamo vicino alle bevande. Logan ci ha
lanciato un’occhiata sorridendo, poi si è girato, ha preso una bottiglia e ha cominciato a versare da bere
mentre il fratello se ne faceva dare un’altra. Mi stava fissando.
Dopo un istante Jeff mi ha dato un colpetto con il gomito. «Conosci i Kade?»
«No», ho tagliato corto e mi sono buttata nella calca.
Il gruppo ha urlato di nuovo mentre Jeff mi seguiva.
Lydia ci ha trovati in una stanza sul retro, tempo dopo.
Teneva in mano un bicchiere e aveva l’aria di essere sbronza. «Li hai visti?»
Jeff mi cingeva la vita con un braccio e aveva passato l’ultima ora a baciarmi il collo. Con un gemito si è
scostato abbandonandosi pesantemente contro lo schienale del divano.
«Chi?»
«Mason e Logan Kade.»
Mi sono incupita all’istante; è stato più forte di me.
Jeff se n’è accorto. «Sei sicura di non conoscerli?»
«Non ho bisogno di conoscerli per trovarli antipatici.»
Lydia è andata in estasi. «Mason è così bello! Forse dovrei dirgli che quella sera c’ero anch’io alla
stazione di servizio. Scommetto che se lo sapesse mi parlerebbe.
Forse lo farò.» Aveva uno sguardo speranzoso mentre scrutava la stanza.
«Sono piuttosto sicuro che mezz’ora fa sia andato di sopra con una bionda», ha replicato bruscamente
Jeff.
Lei si è immusonita. «Oh.»
«Dov’è Jessica?»
Lydia si è girata, di nuovo piena di entusiasmo. «Nel retro a giocare a biliardo con Logan Kade.»
«Sul serio?»
Jeff si è mosso sul divano accanto a me. «Vado a prendere qualcosa da bere. Sam?»
Gli ho allungato il bicchiere, ma l’ha ignorato ed è uscito.
Mentre lo osservavo infastidita, Lydia si è seduta al suo posto. «Non sono da soli, c’è un gruppo di altri

ragazzi. Sono sicura che Logan non l’ha neanche notata, però chi può dirlo? Magari cominceranno a
uscire insieme. Te lo immagini essere la ragazza di uno dei fratelli Kade?»
«Non è poi una gran cosa, Lydia.»
Lei ha aggrottato la fronte tentando di sembrare meno sbronza. «Cosa vuoi dire? Gli hai parlato?» Ha
annuito tra sé. «Sarebbe logico. Eri là fuori. Hai visto tutto. Ti hanno minacciata? Non hai mai detto una
parola sulle auto bruciate. La gente non sa che sei una testimone.
Scommetto che ti hanno detto di tenere la bocca chiusa, giusto?»
Le ho afferrato con forza il braccio.
Lydia però ha continuato: «Come ci si sente a essere minacciata dai Kade? Io ho fatto fatica a non
buttarmi tra le loro braccia. Mason è da sogno...».
Qualcuno lì attorno aveva cominciato ad ascoltare i nostri discorsi. Ho notato gli sguardi che ci
lanciavano, mentre Lydia continuava a blaterare, e mi sono sentita al centro dell’attenzione. Le ho stretto
più forte il braccio.
«Lydia.»
«Eh?» ha chiesto lei cercando di nuovo di mettermi a fuoco.
«Sta’ zitta.» La mia stretta si era fatta letale.
Lydia mi ha rivolto un sorriso ebete. «Oppure hai fatto sesso con loro? Non ti biasimerei, soprattutto
pensando a Jeff. A chi importa di lui, giusto?»
A quel punto mi sono alzata, sbottando: «Vuoi piantarla? Quei due non sono poi così speciali, e la mia
vita amorosa, che io ne abbia o no una, non è affar tuo».
Stavo per uscire dalla stanza quando mi sono bloccata su due piedi. Sulla porta c’era Logan, con un
bicchiere in una mano e una stecca da biliardo nell’altra. Era circondato da alcuni amici, ma Jessica gli
stava aggrappata al braccio. Nel vedermi si è infastidita e ha fatto un sorrisetto a Logan.
Lui ha socchiuso gli occhi e serrato le labbra. L’ho visto stringere con più forza il bicchiere. Subito dopo
mi sono precipitata fuori. Non mi importava se l’avevo fatto incazzare. Anzi, ci provavo gusto!
Volevo raggiungere la porta d’ingresso ma c’era troppa gente. Mi sono persa e a quel punto ho imboccato
le scale. Erano deserte: il posto perfetto per ricompormi.
Entrando in una camera, quello che proprio non mi sarei mai aspettata era di trovare Jeff a letto con
un’altra.
Mi ha lanciato un’occhiata da sopra la spalla con un’aria irritata e ha sgranato gli occhi. La ragazza si è
sfilata da sotto di lui e ha cercato di tirarsi giù il top nero.
Erano tutti e due sporchi di rossetto in faccia.

Sono scoppiata a ridere. «Mi stai prendendo in giro?»
«Sam, aspetta.» Jeff si è precipitato giù dal letto.
Sono schizzata fuori, ma lui mi è corso dietro in corridoio e mi ha afferrata per un braccio.
«Aspetta, ti prego.»
«Non sono nemmeno sorpresa», ho detto in tono calmo, anche se il cuore mi batteva all’impazzata.
Sapevo di avere la faccia paonazza perché sentivo il sangue ribollirmi nelle vene. Braccia, gambe e
ginocchia mi tremavano, ma quell’agitazione non traspariva dalla mia voce.
Lui si è bloccato e mi ha guardata.
«Non è il modo classico di chiudere?»
«Chiudere?» Il suo pomo d’Adamo si muoveva su e giù.
«Sì.» Sono scoppiata a ridere fragorosamente facendo un gesto in direzione della stanza. «Stavi facendo
l’amore con un’altra.»
Jeff mi ha guardata con diffidenza mentre si tirava su i pantaloni.
Alle sue spalle si è aperta una porta, così piano che se non ce l’avessi avuta davanti non me ne sarei
accorta.
Mason è uscito da una stanza con aggrappata al braccio una bionda magrissima che sembrava non
reggersi in piedi. Quando lui si è chinato e l’ha presa in braccio, gli si è appesa al collo e ha appoggiato
la testa al suo petto con un sorriso soddisfatto. Non appena mi ha vista, Mason ha socchiuso gli occhi.
Jeff ha rotto l’incantesimo. «So che sembra brutto.»
«Sai che sembra brutto?» gli ho fatto il verso, velenosa. «Sei stupido o cosa?»
«Sì, be’, non hai fatto che provocarmi per tutta la sera», mi ha detto indicandomi. «Guardati, Sam. Sei
maledettamente sexy. E io resto a bocca asciutta. Sono il tuo ragazzo da tre anni e mi ci è voluto un anno e
mezzo per vederti le tette.»
A quel punto gli ho lanciato un’occhiataccia.
«Cambierò, Sam. Devo. Ti amo», ha aggiunto lui passandosi la mano tra i capelli arruffati.
«Tu non mi ami», ho replicato, calma.
«Tre anni vorranno pur dire qualcosa. Ti prego, Sam.»
«Tu non mi ami.»
Sembrava che volesse mettersi a discutere, poi d’un tratto qualcosa è cambiato e dalle labbra gli è uscito

invece un ringhio. «Perché non scendi dal piedistallo?
D’accordo, abbiamo chiuso. Non ho certo intenzione di baciarti i piedi. Non mi frega un accidente dei tre
anni in cui siamo stati insieme né dei due che ho impiegato per convincerti a metterti con me. Mi basta
essere carino la metà di quanto lo sono stato con te per convincere le ragazze ad abbassarsi le mutande.»
Mi sono preparata a ribattere.
«Sei solo una stronza che se la tira senza motivo, Sam.»
Mason ha sollevato la testa, ma è rimasto lì con gli occhi socchiusi, senza reagire. La sua faccia era una
maschera inespressiva.
Ho fissato il pavimento notando che il mio quasi ex ragazzo mi stava guardando in cagnesco.
«Non vuoi sapere con chi sono stato? Ne hai la più pallida idea?»
«So che mi tradivi. Persino mia madre ne è al corrente.»
«Questo fa di te un’idiota.» Sul viso gli è comparso un sorrisetto crudele. Si è cacciato le mani in tasca e
ha assunto un’espressione fiera.
«Forse. O forse non me ne importava un accidente.»
Jeff ha accusato il colpo. «Sei proprio malata, Sam.
Non ho mai conosciuto nessuna che sia rimasta con uno che l’ha tradita fin dall’inizio.»
Ho avuto un tuffo al cuore. Fin dall’inizio?
Lui ha fatto un’altra risata che mi ha dato i brividi.
«Non sai proprio con chi ti ho tradita? Non sei brava a sceglierti le amiche.»
«Amiche?» Mi sono irrigidita, in preda a un brutto presentimento. Jeff era un po’ troppo compiaciuto.
«Jess me la dà ormai da due anni.»
«Jess.»
«E Lydia lo sa fin dall’inizio. Ci ha coperti.»
«Lydia lo sa?» ho ripetuto a pappagallo, come una stupida.
Jeff ha sogghignato scuotendo la testa. «Adesso sarei qui con lei se non si fosse fissata in quel modo con
Kade.
Dall’incendio delle auto, quelle due non parlano d’altro.
Le ho detto di darsi una regolata. I fratelli Kade finiranno male. Hanno dato fuoco loro a quelle macchine.

La polizia deve sapere...»
Mason ha cominciato ad avanzare.
«Sta’ zitto. Non sai un bel niente di questa storia!» ho gridato.
Jeff si è incupito.
«Io c’ero, là fuori, e tu non hai idea di quello che è successo. Jessica e Lydia erano nel negozio, perciò
non hanno visto. In più erano sbronze.»
Mason ha fatto un passo indietro. La ragazza ha alzato lo sguardo, preoccupata, ma un istante dopo si è
accoccolata di nuovo contro il suo petto.
«Non importa. Avranno quello che si meritano», ha ribattuto Jeff, con un sorriso malvagio.
Gli ho dato uno schiaffo. Quando ha girato di nuovo la testa, mi ha fissata con gli occhi spalancati. L’aria
era diventata densa, pesante. Faticavo a respirare. Mi sono voltata e me ne sono andata. Fortunatamente
ho trovato la porta d’ingresso e sono salita in macchina. La mano con cui lo avevo schiaffeggiato ha
continuato a tremarmi anche dopo che sono tornata a casa e mi sono infilata a letto.
L’ho fatta scivolare sotto il corpo e ho cercato di dormire.
Quella notte tuttavia non ho chiuso occhio.
5.
Il mattino seguente mi sono tirata giù dal letto e sono andata a correre. Dopo sette, otto chilometri ho
rallentato, ho fatto una camminata e sono rientrata verso mezzogiorno. Arrivata a casa, sono rimasta
sorpresa di trovare un bel po’ di macchine parcheggiate lungo la strada e nel viale d’accesso. Nel patio
sul retro ho visto una marea di persone attorno alla piscina. La porta nel muro di cinta del giardino era
aperta e c’era gente anche in spiaggia.
I Kade stavano dando una festa. Fantastico.
Dopo la doccia ho mangiato un paio di cracker e ho controllato il telefono. Lydia e Jessica volevano
sapere dov’ero finita e perché avevo lasciato la festa senza salutarle. Ho spento il cellulare. Tanto
nessuno a cui tenevo mi avrebbe cercata.
Sono andata in cucina, dove ho trovato Mousteff con il suo grembiule bianco e un cappello da chef. Ha
indicato il tavolo davanti a sé con il coltello che aveva in mano.
«Siediti», ha borbottato.
Ho obbedito.
Lui ha affettato della carne e l’ha messa tra due pezzi di pane fatto in casa. Prima di avvicinarmi il piatto,
l’ha guarnito con un pomodorino e una spolverata di prezzemolo. Accanto ha posato coltello, forchetta e
un bicchiere d’acqua.

«Mangia.»
Poi ha tagliato una mela a fettine in una coppetta, me l’ha messa davanti, si è girato e se n’è andato. Per il
resto della giornata non l’ho più visto.
Più tardi, quel pomeriggio, sono tornata in cucina per bere. Sbirciando fuori ho visto che gli invitati erano
ancora lì, radunati attorno a un falò sulla spiaggia.
Attraverso le finestre sentivo il rimbombo dei bassi, che è diventato ancora più forte quando una porta si
è aperta.
Non ho sollevato lo sguardo mentre Mason mi si avvicinava e si allungava per prendere una caraffa. Non
appena si è spostato per tirare fuori un bicchiere, ho ricominciato a respirare. Non mi ero accorta di aver
trattenuto il fiato.
Non mi sono girata, neanche per sogno.
All’improvviso la porta si è spalancata di nuovo e ho sentito la voce di Logan, che urlava correndo per la
casa.
Poi la portiera di una macchina ha sbattuto. Mason stava guardando fuori dalla finestra, con un vago
sorriso sul volto. La sua espressione pareva essersi leggermente addolcita.
Ho avvertito un fremito.
Che diavolo mi era preso?
In quell’istante la porta d’ingresso si è aperta e Logan ha gridato: «Era ora, amico!».
Ho sentito una risata maschile. Quando Mason si è allontanato dalla finestra, sono andata a guardare fuori
e ho visto Logan abbracciare un ragazzo. Non lo conoscevo, ma quei due avevano un sacco di amici. Era
alto più di uno e ottanta e aveva i capelli neri come Mason.
Sembrava quasi il suo gemello. Poi Mason è andato a salutare il nuovo arrivato. Si sono abbracciati
scambiandosi un sorriso. Era così sincero che ho stretto il bicchiere tra le mani e ho distolto lo sguardo.
Mi sono chiusa in camera e sono uscita solo alle dieci passate. La festa in spiaggia era al suo clou.
Vicino alla piscina invece non c’era più nessuno, e la cosa mi ha meravigliata. Ho riacceso il telefono
pentendomene all’istante. Lydia mi aveva mandato un messaggio.
Jeff ha detto che vi siete lasciati. chiamami!
L’ho spento e ho messo su un film.
Mi sentivo sfinita, benché non avessi fatto niente, a parte la corsa quella mattina e i pochi compiti che
avevo.
Quando sono scesa da basso, ho sentito la voce della mamma, ma Mousteff mi ha detto: «Il signore e la
signora stanno uscendo. La cucina in città è migliore di quella di casa. Tu mangia». Mi ha piazzato

davanti una ciotola di minestra con dei cracker. Mentre tornava in cucina, l’ho sentito borbottare tra sé.
Era tardi quando ho udito le voci di Mason e Logan in corridoio. Ce n’era anche una terza, maschile, e ho
immaginato che appartenesse al ragazzo che avevo già visto.
«No, amico. Quella è la sua stanza. Tu sei nell’ala est», ha detto Logan.
Ho sentito due porte chiudersi, ma per il resto della notte c’è stato silenzio.
L’indomani, mentre stavo uscendo per andare a scuola, Mousteff mi ha allungato un sacchetto marrone
abbaiando: «Il pranzo. Mangia».
L’ho preso e quando ero sulla porta l’ho udito di nuovo borbottare. Non sono riuscita a trattenere un
sorriso, che tuttavia è svanito non appena Lydia e Jessica mi hanno intercettata davanti al mio armadietto.
«Cos’è successo con Jeff?» Lydia sembrava affannata.
Jessica si è rabbuiata e ha stretto i libri che teneva in mano. «Non rispondi più alle mie chiamate. Non sei
una buona amica.»
Ho sbattuto l’anta dell’armadietto. «State lontano da me, puttane.»
Lydia è rimasta allibita. «Io?»
Jessica è diventata rossa ed è scappata.
L’ho guardata allontanarsi e, quando ho notato che Lydia era ancora lì, sono sbottata. «Tu li hai coperti.
Sei una stronza sleale e basta. Va’ al diavolo, Lydia. Non voglio più avere niente a che fare con te.»
Lei ha abbassato la testa per un attimo, strusciando i piedi per terra, poi mi ha guardata e prima di darsela
a gambe ha detto a bassa voce: «Adam Quinn vuole chiederti di uscire. La notizia è sulla bocca di tutti».
Ho chiuso gli occhi. Non mi andava proprio di pensarci.
Durante l’ultima ora in laboratorio una mia compagna non la smetteva di fissarmi. All’ennesima occhiata
mi sono appoggiata allo schienale della sedia e le ho chiesto: «Devi dirmi qualcosa?».
Lei si è guardata attorno e si è scostata i riccioli rossi dal viso. Un gesto inutile, perché i capelli crespi le
stavano incollati alla pelle. Mentre si chinava in avanti, non è riuscita a nascondere l’entusiasmo. Con il
gomito grassoccio ha colpito il mio, spingendolo giù dal tavolo.
«Tu e Jeff Sallaway vi siete lasciati, giusto?»
Ho annuito incrociando le braccia al petto.
«È vero che Adam Quinn vuole uscire con te?»
Ho inarcato un sopracciglio.

A quel punto lei ha lanciato uno strillo acuto simile a una risatina. «Questo fine settimana ha chiesto di te
alle tue amiche.»
«Non sono mie amiche.»
«Oh.» Il suo sguardo ha preso a guizzare di qua e di là. «Allora dirai di sì?»
«Chi sei tu?»
«Mi chiamo Becky Sallaway.»
«Sei la cugina di Jeff?»
Lei si è agitata sulla sedia. «Sì... Mia mamma ha sposato il fratello di suo padre. Uscirai con Adam
Quinn?»
«Perché vuoi saperlo? È stato Jeff a imbeccarti?»
Becky ha spalancato la bocca e un attimo dopo le guance pallide hanno assunto lo stesso colore dei
capelli.
«Quel buono a nulla? È uno sfigato. Non come Adam Quinn.»
E lei invece non lo era? Ho alzato gli occhi al cielo.
«Perché ti interessa tanto?»
«Forse voglio diventare tua amica», mi ha risposto stringendosi nelle spalle.
«L’amicizia è sopravvalutata.»
«Non se è sincera.»
«E tu sarai un’amica leale?»
«Certo più di quelle due. Jessica Larsen è invidiosa di te fin dalla prima media, da quando Forrest
Adams diceva che eri carina, e Lydia Thompson non ha la stoffa dell’amica. Lo sanno tutti. Mi sono
sempre chiesta perché tu non lo capissi.»
Ho sospirato. «Adam non me l’ha ancora domandato, ma si dice che lo farà.»
«Accetterai?»
In quel momento è suonata la campanella e ho scostato la sedia. «Perché non gli rispondi tu di sì per
me?»
Becky mi ha seguita mentre andavo all’armadietto. Era stata una lunga giornata e avevo bisogno di
scaricarmi con una bella corsa.
Ansimando, ha provato di nuovo a scostarsi i capelli dal viso. «Parli sul serio? Perché in questo caso

vado a cercarlo subito.»
«Certo.»
L’ho vista allontanarsi e ho continuato per la mia strada. Quella ragazza era proprio strana. In quel
momento un’altra tipa stramba, anche se per ragioni diverse, mi si è parata davanti.
Dentro di me ho imprecato e non sono riuscita a nascondere l’ostilità. «Jill.»
Lei ha sollevato il mento e ho notato un lampo nei suoi occhi azzurri. «Samantha», ha risposto gettandosi
indietro i capelli biondi decolorati.
Ho fatto per aggirarla, ma lei mi ha bloccata.
«Cosa vuoi?»
«Esco con Jeff.»
Ormai non mi meravigliava più niente. «Non avete perso tempo. Ve la intendete da un po’?» Le ho rivolto
un sorriso. «Sei tu la causa della nostra rottura?»
Lei mi ha guardata con sospetto. «Jeff mi ha chiesto di uscire ieri sera. Ho deciso di frequentarlo.»
«E hai intenzione di cambiarlo?»
Jill si stava sistemando la camicetta della divisa, che le era uscita dalla cintura, ma tutt’a un tratto ha
rinunciato e, con un sorriso soddisfatto, si è tirata giù la gonna quel tanto che bastava a mettere in mostra i
fianchi, insieme al perizoma nero che indossava.
«Guardati», ho detto, suadente. «Ti senti un po’
Britney Spears? Domani fatti i codini. Sono sicura che a Jeff piacciono.»
Lei mi si è avvicinata. «Solo quando gli faccio un pompino.»
«Direi che è lo spirito giusto.»
Il suo sorriso compiaciuto si è affievolito un po’.
Sapevo che era una cheerleader, ma evidentemente Jill non ci aveva pensato.
«Sai che mi ha sempre tradita con la mia migliore amica, vero?»
«Con me si comporterà bene.»
Sono scoppiata a ridere. «Cosa? Intendi dire che non ti mentirà e non ti tradirà? Sono sicura che farà
tutt’e due le cose.»
«Jessica Larsen non andrà più a letto con lui. Voleva solo fartela pagare e poi, da quanto ho sentito, è
quasi riuscita a strappare un appuntamento a Logan Kade.»

«Sì.» Ho gettato indietro la testa ridendo di gusto.
«Fai meglio a sperare che sia Jeff a decidere di restarti fedele.»
«Mi vuole da anni.» Si è tirata giù ancora un po’ la gonna e ha stretto i libri inarcando leggermente la
schiena.
Aveva il seno mezzo fuori e diversi ragazzi la stavano guardando da un po’. Li ho sentiti mormorare e ho
capito che ben presto la voce si sarebbe sparsa per tutta la scuola, se non era già successo.
«E così tu saresti la ragazza dei suoi sogni?» ho chiesto. Poi ho notato Becky, in disparte. Aveva le
guance in fiamme e stava indicando l’angolo. Quando ho guardato da quella parte, ho visto Adam Quinn
appoggiato al muro, con un’aria confusa, insieme ad alcuni compagni della squadra di football. Si è
scostato i capelli biondi dagli occhi per grattarsi la fronte.
In quel momento Ashley DeCortts si è fatta strada tra la folla. Si è avvicinata furtivamente a Jill e le ha
toccato il braccio. «Che fai, Jill?»
«Chiarisco la mia posizione», ha risposto lei trafiggendomi con lo sguardo.
Ho alzato gli occhi al cielo. «Stai scherzando? Puoi prendertelo, Jeff. Io non lo voglio più.» Poi ci ho
riflettuto meglio. «Sono due anni che non lo voglio.»
Qualcuno ha sussultato, qualcun altro ha riso. Ho fatto per andarmene ma, vedendo Jeff proprio dietro di
me, mi sono bloccata. Quando ha incrociato il mio sguardo per un attimo, aveva l’aria ferita.
Ho stretto la mascella mentre fendevo la folla.
La porta dello spogliatoio maschile era aperta e dentro non c’era nessuno. D’istinto mi ci sono infilata.
L’ufficio di mio padre era nel retro, e anche la sua porta era aperta. Mi sono fermata sulla soglia. Mi
capitava raramente di andare a trovarlo al lavoro, ma ormai ero là.
Ho fatto un respiro profondo.
Il piccolo bagno dell’ufficio era chiuso. Ho sentito lo sciacquone e un attimo dopo papà è uscito
asciugandosi le mani.
Per un istante è rimasto immobile. «Sam.»
«Ciao.» Mi sono guardata alle spalle perché ho sentito voci maschili in avvicinamento. Ho chiuso la
porta e mi sono seduta su una sedia.
«Che ci fai qui?»
Ho stretto i libri che tenevo sulle ginocchia. «Non ti vedo da quando ce ne siamo andate.»
«Sì... lo so», ha detto lui sedendosi alla scrivania.

Sembrava stanco. Ha iniziato a tamburellare le dita sulla sedia. L’ho guardato: sapevo che lo faceva
sempre quando era nervoso.
«Come stai?» gli ho domandato.
Papà ha abbozzato un sorriso. «Bene, ma spetterebbe a me chiedertelo.»
Mi sono stretta nelle spalle. «Non sono io che sto divorziando.»
«Giusto.»
«Io e Jeff ci siamo lasciati.»
«Eh?»
«Mi tradiva.»
Mio padre è rimasto impassibile.
Ho torto le mani e mi sono guardata le ginocchia.
«Con Jessica. Te la ricordi, vero?»
Non ho ricevuto risposta.
«Da due anni, e Lydia lo sapeva. Li ha aiutati a tenermelo nascosto.»
Dopo qualche istante mio padre ha detto in tono calmo: «Perché mi stai raccontando queste cose, Sam?».
«Be’, perché no?» Ho alzato lo sguardo. Avevo bisogno di un sostegno e lo cercavo in lui, anche se non
sapevo esattamente cosa mi aspettassi.
«Mi dispiace che Jeffrey ti abbia tradita. Scoprirlo è terribile.»
«È quello che hai provato tu con la mamma?» Ho deglutito a fatica.
Lui si è irrigidito e ha smesso di tamburellare le dita.
Poi con un profondo sospiro ha lasciato ciondolare la testa sul petto. Quando l’ha rialzata, ho fatto un
balzo indietro vedendo chiaramente il dolore nei suoi occhi. Per un attimo sono rimasta senza parole.
«Non posso continuare a mentirti, Samantha», mi ha detto con voce strozzata.
Mentirmi? «Papà...»
Lui ha chiuso gli occhi. «Non sono tuo padre.»
Sono scoppiata a ridere.
«Dico sul serio, Sam. Non sono io il tuo padre biologico.» Ha incrociato di nuovo il mio sguardo.

Non stava scherzando, glielo si leggeva in faccia. Ho avvertito una fitta al ventre e sarei stramazzata per
terra se non mi fossi aggrappata alla sedia con le dita. I libri sono caduti sul pavimento e uno mi ha
schiacciato un alluce.
Non ho provato dolore. Ero ipnotizzata dallo sguardo di papà, trafitta dai suoi occhi e dalle sue parole.
In quel momento ho sentito un rumore. Sollevando la mano, ho visto un rivolo di sangue gocciolare da
sotto le unghie.
«Sam, lascia andare la sedia.»
«Cosa?» Ho sollevato di scatto il mento. Non lo vedevo più: era solo una sagoma sfocata, che poi si è
sdoppiata e ha cominciato a ondeggiare.
«Lasciala.»
Ho aperto la bocca, ma dalle labbra non mi è uscito alcun suono.
Lui si è alzato e ha girato attorno alla mia sedia per costringermi a staccare l’altra mano, anch’essa
sporca di sangue.
Due unghie si erano rotte.
Ha imprecato tra sé e si è allontanato.
Mi sono piegata in due, con la testa sulle ginocchia, cercando di respirare. Non era assolutamente
possibile...
Poi ho udito un rumore di passi, e delle braccia mi hanno tirata su. C’erano altre facce che non ho
guardato.
«Mettetela sul lettino dell’allenatore. Quinn, chiama l’infermiera.»
Mi hanno distesa supina sollevandomi le braccia. Ho sentito che mi versavano un liquido freddo sulle
dita mentre le tastavano. Io guardavo il soffitto. Avevo l’impressione che perfino le piastrelle bianche si
prendessero gioco di me.
«Sam. Mi dispiace.» La sua voce mi giungeva attutita mentre lui mi scostava i capelli dalla fronte. «Mi ha
costretto a tenertelo nascosto. Avrei dovuto dirtelo molto tempo fa. Analise non voleva...»
Altro rumore di passi, stavolta più forte. Girando la testa di lato, ho visto un’infermiera e un uomo
correre verso di me. Sembrava che stessero volando. Alle loro spalle c’erano altre persone.
«Falli uscire tutti, Quinn», ha abbaiato papà.
Mi sono rabbuiata. “Non papà: David.”
«Cosa c’è, tesoro?» mi ha chiesto chinandosi su di me.



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