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TESI FILE UNICO Pasquali Sandro corretta .pdf



Nome del file originale: TESI FILE UNICO Pasquali Sandro corretta.pdf
Autore: Sergio De Iasio - Bioscienze

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1

DIPARTIMENTO DI BIOSCIENZE
Corso di Laurea Triennale in Scienze della Natura e
dell’Ambiente

La dimensione della famiglia come fattore di stress
nella crescita staturale: le liste di leva della
Val di Susa tra ‘800 e ‘900

Relatore: Dott. Sergio De Iasio
Tesi di laurea di:
Pasquali Sandro

ANNO ACCADEMICO 2014-2015

2

Indice
INTRODUZIONE
Capitolo 1 – Biodemografia, statura e mutamenti socio-economici

pag.4

MATERIALI E METODI
Capitolo 2 – La statura nelle popolazioni: determinanti e variabilità

pag.10

Capitolo 3 – Trend staturale e demografico

pag.14

Capitolo 4 – Liste di estrazione

pag.21

Capitolo 5 – Metodi

pag.29
RISULTATI

Capitolo 6 – Risultati prima parte

pag.32

Capitolo 7 – Risultati e conclusioni

pag.42

Bibliografia

pag.52

3

“Il corpo umano costituisce un soddisfacente indicatore delle
condizioni sanitarie e dei livelli di vita di una popolazione. Le sue
misure, nel corso del tempo, sono state e sono tuttora alla base di
una serie di studi che hanno colto, in particolare per quanto
concerne la statura, un’ interessante interdipendenza con i
mutamenti sociali ed economici della popolazione in oggetto e con i
livelli di mortalità”.
(C.A. Corsini, 2008)1

“Nell’ambito della ricerca storica rigorosa si delinea (…) un terreno
di incontro con le scienze della natura ed esatte che acquista
contorni ognor più netti grazie alla quotidiana pratica di originali
metodi di indagine. (…) L’oggetto e le fonti della storia si sono
andate modificando. Elementi di biologia umana, di demografia, di
patologia, di antropologia fisica e culturale (…) divengono
essenziali mattoni per una nuova costruzione concreta”.
(A. Buzzati Traverso, 1976)2

1

C.A. CORSINI, Per una storia della statura in Italia nell’ultimo secolo, in (a cura di ) C. Corsini “Statura, salute, migrazioni:
le leve militari italiane”, Forum, Editrice Universitaria Udinese, Udine, pag. 12.

2

A. BUZZATI TRAVERSO, Presentazione a “Popolamento e spopolamento di una vallata alpina. Ricerche
antropo-ecologiche nell’alta Val Varaita e testimonianze di cultura occitana”, Supplemento all’Archivio per
l’Antropologia e la Etnologia, CVI, 1976, pag. 9.

4

CAPITOLO 1.
BIODEMOGRAFIA, STATURA E MUTAMENTI SOCIO-ECONOMICI
1.1 POPOLAZIONI ALPINE E BIODEMOGRAFIA
I gruppi umani che nel tempo hanno popolato le montagne sono oggetto di grande interesse multi ed
interdisciplinare poiché sono andati incontro a processi di adattamento biologico, culturale e sociale del
tutto peculiari, in considerazione dei vincoli imposti dall’habitat alpino da sempre considerato un
ambiente marginale, fragile, in continua evoluzione, per alcuni versi inospitale, ostile e con scarse
risorse.
Nei secoli, le comunità montane, specie quelle di alta quota, hanno affrontato molteplici difficoltà
connesse con la natura generalmente accidentata del territorio, con la difficile coltivabilità e la scarsa
produttività dei terreni che hanno reso complessa e non continuativa nel tempo l’antropizzazione dello
spazio alpino.
Crinali difficili da valicare, scarpate franose, fondo valli di ardua percorrenza sono stati, inoltre, barriere
fisiche naturali in grado di isolare le comunità montane ed ostacolare i rapporti con le altre popolazioni
vicine (Prost et al. 2013).
Questi fattori di contrarietà hanno spesso influito in maniera significativa sulle dinamiche delle
popolazioni limitando, ad esempio, il mercato matrimoniale al solo proprio villaggio o tutt’al più a quelli
limitrofi, con conseguente aumento delle unioni endogamiche, oppure incrementando l’esodo delle forze
più giovani e attive in direzione dei centri industriali, spesso distanti dai luoghi d’origine.
La carenza di attrattività delle zone montane deprime l’immigrazione nelle popolazioni alpine e ne limita
il flusso genico in ingresso. Come noto, questo ha effetti genetici negativi sulla popolazione in quanto
incrementa il livello di omozigosi con aumento della probabilità che si esprimano alleli recessivi deleteri.
Tra i tanti fattori che regolano il complesso fenomeno dell’adattamento biologico ed esprimibili in
termini di microevoluzione, la selezione naturale e la deriva genetica casuale (genetic drift) operano più o
meno lente modificazioni della struttura genetica delle popolazioni. Pertanto, lo studio delle
trasformazioni biodemografiche riveste un ruolo importante per l’analisi dei complessi processi di
co-evoluzione tra la popolazione e l’ambiente (Girotti et al. 2014).
1.2 DI ALCUNI FATTORI DELLA STATURA
La statura varia in funzione dell’età, del sesso, del gruppo umano, del momento storico e di una serie di
altri fattori genericamente designati come “ambientali”.
Molti studiosi hanno analizzato l’evoluzione della statura nel tempo, tra diverse popolazioni o tra
sottogruppi, individuando una serie di fattori che hanno avuto un significativo impatto nel determinare i
livelli staturali, quali l’alimentazione, l’incidenza delle malattie, lo stress psicologico, le condizioni
familiari, le infrastrutture igieniche, i lavori pesanti svolti in tenera età (Rona 1981, Tanner 1992,

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Nystrom Peck & Lundberg 1995). Altri studi hanno messo in luce le differenze di statura tra gruppi di
individui in relazione all’istruzione, alla professione esercitata, al reddito famigliare (Livi 1905, Komlos
1993, Cavelaars 2000).
Atteggiamenti posturali legati all’attività esercitata possono contribuire a limitare la statura: ad esempio,
il sollevamento ripetuto e continuativo di pesi o il prolungato trasporto di carichi sul capo possono
provocare lo schiacciamento delle vertebre e dei dischi cartilaginei intervertebrali, riducendo di fatto la
lunghezza del rachide e quindi la statura. Stress prolungati durante l’accrescimento e malattie protratte
nel tempo in età infantile possono bloccare o limitare il normale processo di crescita. Infatti, se la
malattia ha luogo durante lo sviluppo infantile, una parte sostanziale di energia richiesta dall’organismo è
allocata a spesa della crescita perché viene destinata a difesa dell’immunità e per riparare i danni ricevuti.
(Crimmis, Finch 2005).
Al termine della malattia o del periodo di stress l’organismo tende a riagguantare l’accrescimento (“catch
up”), questo è storicamente documentato dalla comparsa delle linee di Harris e dell’ipoplasia dello
smalto dentario.
Le linee di Harris, note anche come linee di arresto della crescita, sono strisce ad aumentata densità ossea
che rappresentano la posizione della cartilagine di accrescimento al momento della malattia e si formano
sulle ossa lunghe a causa dell’arresto della crescita.
L’ipoplasia dello smalto dentario è un difetto dei denti, in cui lo smalto è duro ma sottile, in determinate
fasce, che corrispondono a quel periodo, durante l’eruzione dei denti, in cui si è avuta la malattia.
La dimensione del nucleo famigliare e l’ordine di genitura sono altri fattori che sono stati chiamati in
causa nella determinazione della statura finale. Ma di ciò si parlerà più avanti.
Infine, l’altezza varia anche in funzione delle ore della giornata: in genere al mattino è maggiore che alla
sera, a causa della diversa posizione assunta.
1.3 FATTORI BIODEMOGRAFICI E STATURA
L’evoluzione della statura in una comunità dipende da una sinergia tra diversi fattori, sia ambientali che
genetici, il cui singolo rapporto varia nel tempo sia per quanto riguarda i momenti di avvio che per la loro
intensità, oltre che per le diverse popolazioni in esame. I cambiamenti staturali rivelano differenziazioni
territoriali che tuttavia non lasciano emergere chiaramente un lineare ed uniforme modello evolutivo,
suggerendo che resta comunque ancora da analizzare in modo più approfondito il ruolo svolto dai fattori
genetici legati alla rottura dell’isolamento riproduttivo dei comuni di montagna verificatosi fra fine
Ottocento e i primi del Novecento (“breakdown of isolated”, Dahlberg 1926).
La tendenza all’aumento delle dimensioni corporee già in fase evolutiva si accompagna ad un anticipo
dell’età alla quale si raggiunge la statura definitiva: dai 20-25 anni si passa ai 18-20 di inizio ‘900 (A.
Costanzo, 1948, La statura degli italiani ventenni nati dal 1854 al 1920, Annali di Statistica, 8, 2,
59-123). Alla base del cambiamento sono stati ipotizzati, strettamente legati tra loro, i miglioramenti
nello stato di salute e in quello nutrizionale delle popolazioni, influenzati da diversi altri fattori quali le
condizioni igieniche, le cure e la prevenzione delle malattie, il reddito, la citata “rottura degli isolati”
genetici e altri. Le differenti crescite nelle diverse aree sono ben documentate dai dati ISTAT sulle
stature medie rilevate durante le visite di leva (Fubini et al., 2001; Arcaleni 2006).

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Il ruolo nel trend secolare di aspetti microevolutivi quali la diminuzione della pressione selettiva contro
gli individui più alti, sfavoriti in condizioni di inadeguatezza nutrizionale e meno resistenti a malattie
come la tubercolosi, o l’incremento della mobilità e del flusso genico tra popolazioni, con un
conseguente aumento di eterozigosità da outbreeding, è più controverso, e da alcuni autori ritenuto più
modesto rispetto a quello giocato dai fattori ambientali (Stinson 2000). Verosimilmente il trend secolare
dipende da una sinergia tra diversi fattori, genetici e ambientali, il cui singolo apporto può variare nelle
diverse popolazioni e nel tempo (Facchini e Gualdi Russo 1982; Sanna 2002).
Sta di fatto che nei luoghi di immigrazione la statura è cresciuta anche grazie all’ingresso nella
popolazione d’arrivo di nuovi alleli, il cui effetto genetico è l’aumento del genetic pool e della variabilità.
Anche nelle aree caratterizzate da emigrazione la statura media è aumentata anche se in minor misura. I
cambiamenti secolari si sono manifestati in tempi e con intensità variabili tra popolazioni. Tale
variabilità è documentata anche a livello regionale e sub-regionale, con gli incrementi staturali maggiori
registrati in genere nelle aree che inizialmente avevano stature più basse (Demoulin 1998; Fubini et al.
2001; Sanna 2002; Arcaleni 2006; Gatti et al. 2006). Questo “effetto di compensazione” (Wolanski
1985), unitamente all’aumento delle migrazioni, ha determinato una diminuzione della eterogeneità tra
popolazioni.
Diminuzione della variabilità è stata osservata laddove si sono avuti cambiamenti più rapidi negli strati
sociali più umili (Demoulin 1998; Padez, 2003; Fubini et al. 2001).
Va riferito anche dei paesani che vivevano in ambiente rurale: essi avevano un’alimentazione poco
variata, spesso con carenze nutritive, e non raggiungevano le stature di coloro che vivevano in ambiente
urbano. E’ noto come in molte aree alpine, nel XIX e XX secolo, a causa della carenza di iodio si
verificarono numerosi casi di ipotiroidismo, associati ad insufficiente crescita fisica e ritardo mentale,
testimoniati proprio dalle visite di leva (E. Arcaleni 2006).
Anche la forma della distribuzione della statura è andata modificandosi nel tempo: Terrenato e Ulizzi
(1983), osservando una tendenza alla normalizzazione della distribuzione della statura dei coscritti
italiani nati tra il 1874 e il 1960, hanno attribuito tale tendenza alla eliminazione dell’effetto di fattori
ambientali che in passato potevano aver deformato la distribuzione determinando asimmetria negativa
(coda della distribuzione più allungata verso sinistra) e ipercurtosi (leptocurtica, più appuntita del
normale), ipotizzando che la progressiva riduzione della variabilità ambientale possa tradursi in una più
stretta associazione tra variabilità genetica e fenotipica.
1.4 MUTAMENTI SOCIO-ECONOMICI DI FINE ‘800
Come verrà dettagliato nel prossimo paragrafo, i cicli economici hanno giocato un ruolo importante sulla
statura in quanto la disponibilità di risorse per la popolazione è in stretta relazione con le condizioni
economiche con cui essa viene a rapportarsi nel tempo (U. Woitek 2003). Per comprendere meglio gli
effetti sulla dinamica delle altezze si ritiene utile dare un quadro di massima della situazione economica e
sociale dei tempi vissuti dalle leve militari rilevate.
Negli ultimi decenni del XIX secolo si verificò un lungo periodo di deflazione (1873-1895), chiamato
“grande depressione”, in cui calarono notevolmente i consumi: pur in presenza di una diminuzione dei

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prezzi dei prodotti, il potere d’acquisto era molto calato a causa della riduzione del reddito pro-capite. Il
meccanismo che ha determinato tale crisi è attribuito all’aumento del progresso tecnologico, che favorì
una maggior produzione di beni, beni che però rimanevano invenduti dato che l’impoverimento non
consentiva il loro acquisto. Il risultato fu che calarono i consumi e di conseguenza i prezzi. Per quanto
riguarda i prodotti agricoli, a crollare furono i prezzi delle provenienze dai paesi industrializzati, come gli
Stati Uniti; si generò una forte concorrenza che mandò in rovina migliaia di contadini e affermò la
dipendenza agricola nazionale dai prodotti americani.
In Italia la crisi economica era stata annunciata dalle conseguenze della guerra del 1866 con l’Austria:
l’acquisizione del Veneto aveva comportato, per l’economia italiana, un forte aggravamento del
disavanzo del bilancio generatosi dall’accollamento del debito pubblico del Veneto. Il deficit, che
raggiunse in quell’anno la somma di 721 milioni, venne in gran parte coperto dai prestiti della Banca
Nazionale, ottenuti grazie all’imposizione del corso forzoso della moneta. Nel quadro di una manovra
economica complessiva, volta a ottenere il pareggio del bilancio, vennero varate altre misure
straordinarie, quali ad esempio la famigerata imposta sulla macinazione dei cereali.
La legge stabiliva il pagamento, a partire dal 1° gennaio 1869, di un’imposta di 2 lire ogni quintale di
grano macinato, di 1,20 lire per ogni quintale di avena, 0,80 lire per il granturco e la segale e 0,50 lire per
gli altri cereali, la veccia e le castagne. Il pagamento avveniva direttamente nelle mani del mugnaio prima
del ritiro delle farine; a titolo di controllo venivano applicati alle macine appositi contatori. Difesa
accesamente alla Camera da Cambray-Digny e da Quintino Sella, e promulgata il 7 luglio 1868, la “tassa
sul macinato” fu un’imposta sui consumi che pesò fortemente sull’economia delle popolazioni rurali. La
miseria indusse molti contadini ad abbandonare l’agricoltura per andare a lavorare nell’industria (a salari
da fame) oppure per emigrare verso lidi lontani.
1.5 CICLI ECONOMICI E CICLI STATURALI.
Per misuratore del benessere sociale di una popolazione attualmente è in voga il Prodotto Interno Lordo PIL (Gross Domestic Product - GDP in inglese). Invece, dal punto di vista medico/antropologico e
riferendosi al passato, la semplice statura media può essere considerata un buon stimatore del grado di
prosperità di una comunità.
Infatti essa riflette il soddisfacimento dei bisogni nutrizionali: se il prodotto agricolo esprime l’offerta di
sostanze nutritive, l’altezza (sebbene per via “indiretta”) incorpora anche la domanda, ovvero il consumo
che di esse viene fatto (Steckel, 1995).
Il secular trend e i cambiamenti regionali nella statura sono correlati alla crescita economica e a un
generale miglioramento delle condizioni di vita. Ciò è suggerito dalla relazione tra l’altezza e i vari
indicatori socio-economici (E. Arcaleni 2006).
La correlazione tra i cicli della statura e i cicli delle variabili economiche, come i prezzi del grano, indica
un'influenza dei cicli economici sulla statura fisica. Lo sfasamento tra tali cicli indica che le condizioni
economiche sono particolarmente importanti per la crescita soprattutto nel periodo dell'infanzia (U.
Woitek 2003).
Il trend italiano non è completamente regolare; periodi di costante crescita sono seguiti da improvvise
decrescite e da recuperi successivi. La lieve decrescita nella statura media nelle coorti dei nati tra il 1880

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e il 1895 può essere stata dovuta agli effetti del rallentamento della crescita economica italiana (Federico
2003, E. Arcaleni 2006).
1.6 INDAGINI ANTROPOLOGICHE E MEDICHE IN VAL SUSA (TO).
Nel presente lavoro è stata studiata la dinamica delle stature dei coscritti provenienti dalle comunità della
media Val Susa (TO) di Chiomonte, Venaus e Giaglione. Da qualche anno sono in corso studi a carattere
multidisciplinare (medico, genetico, ecologico, biodemografico) sulla popolazione dei tre comuni, in
collaborazione tra il Dipartimento di Neuroscienze e quello di Biologia dei Sistemi dell’Università di
Torino ed il gruppo di Biodemografia del Dipartimento di Bioscienze dell’Università di Parma.
Nell’ambito della valorizzazione della cultura alpina e della riscoperta delle sue radici bio-culturali ed ai
fini dell’analisi del rapporto uomo-ambiente , la popolazione di Giaglione e di Venaus è stata studiata sia
ricorrendo al materiale d’archivio che rilevando dati “sul campo”, svolgendo indagini bio-mediche sui
residenti, in particolare sulla popolazione anziana.
1.6.1 ENDOGAMIA IN VAL SUSA
Le comunità della Val Susa, per tutto l’Ottocento e nei primi due decenni del Novecento, sono state
caratterizzate da un alto livello di matrimoni endogamici: circa il 75% delle nozze sono state celebrate tra
i nativi di Giaglione (endogamia per nascita) mentre quasi il 90% ha riguardato coniugi ivi residenti
(endogamia per residenza), a testimoniare come la scelta del coniuge avvenisse prevalentemente in una
cerchia ristretta al solo paese (Girotti et al. 2014, Girotti, 2010).
I cambiamenti sociali seguiti alla Grande Guerra e soprattutto la diaspora iniziata verso la fine del XIX
secolo ha profondamente modificato il mercato matrimoniale ed il livello di endogamia è sceso di venti
punti percentuali sia in relazione al luogo di nascita degli sposi che alla loro residenza, mentre le distanze
matrimoniali nelle celebrazioni esogamiche si sono ampliate a dismisura. Ad attrarre maggiormente
sembrano essere state soprattutto le donne di Giaglione, scelte da uomini residenti in altri paesi, anche se
probabilmente influenzati da strategie matrimoniali costituitesi all’interno di ampie cerchie di emigrati.
Non è dunque un caso se, a partire dall’inizio del ventesimo secolo e parallelamente alla diminuzione del
grado di endogamia e all’aumento dell’ibridazione e degli scambi genici, a Giaglione così come nel resto
della Val di Susa, si assista ad un’accelerazione nell’aumento della statura media (cfr. capitolo relativo al
secular trend in Val Susa).
1.6.2 CONDIZIONI SOCIO-ECONOMICHE E MEDICHE IN VAL DI SUSA A FINE OTTOCENTO.
La grande depressione sovracitata colpì duramente anche i contadini e gli agricoltori della Val Susa.
L’agricoltura segusina andò in crisi perché non resse alla concorrenza delle agricolture più
tecnologicamente avanzate d’oltreoceano. L’economia, prettamente agricola e pastorale, era di
sussistenza, basata sugli scarsi raccolti che un terreno ingrato poteva offrire, sull’allevamento
ovi-caprino, produzione di lana, taglio degli alberi, scarsa estrazione di steatite. Da ricordare come
fossero diffusi nella popolazione il gozzo e il cretinismo ipotiroidei, di preferenza tra il basso popolo

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immerso nella miseria e scarsamente nutrito sia dai punti di vista alimentari quantitativo che qualitativo.
“Varie sono le opinioni che dividono i cultori delle scienze mediche intorno all’origine del gozzo e del
cretinismo, che si possono sventuratamente considerare endemici nelle alte valli delle Alpi che cingono
l’Italia superiore. Sembra però che una delle principali cause di tali endemie si debba attribuire alla
geologica costituzione dei terreni di dette valli, i quali sono scarsi di quei principi minerali necessari
all’organismo dell’uomo. Di fatto, considerando le valli piemontesi, noi troviamo che i cretini son più
numerosi colà dove i terreni sono di formazione alpina, cioè prodotti dai detriti dello gneiss e dei
micascisti. Per le esperienze di valenti chimici moderni è pienamente dimostrato che nelle sostanze
componenti i terreni di formazione alpina ed alluvionale, scarseggiano i fosfati, i solfati, i cloruri, gli
ioduri, i bromuri, essenzialmente necessari alla nostra esistenza. La mancanza o scarsità di tali principi
esercitano una perniciosa influenza anche sugli animali domestici; e la vegetazione stessa ne risente,
non producendo che pochi e leggeri cereali, perciò poco nutrienti perché scarsi di glutine. Si aggiunga
ancora che il gozzo ed il cretinismo si propagano di preferenza tra il basso popolo, scarsamente nutrito
a base di patate, castagne, legumi ecc…Il vino e la carne ben di rado si fan vedere sul suo desco”
(Lazzarini 1869, B.Usseglio 2010).
Ancora nel 1925 in Val Susa erano presenti pochissimi insegnanti elementari (lo Stato Unitario dovette
affrontare per anni il problema della carenza di insegnanti di ogni ordine e grado). Oltre ad essere molto
poveri, i valligiani erano anche poco istruiti e sfruttavano il lavoro minorile. Il fatto che i bambini, invece
di andare a scuola, fossero impiegati in duri lavori, sottraeva loro le energie necessarie ad uno sviluppo
equilibrato ed aveva perciò conseguenze negative sulla loro crescita fisica, statura compresa.
Nessun riferimento abbiamo circa il grado di istruzione della popolazione giaglionese in passato ma,
nonostante la presenza in paese sin dalla prima metà del XVI secolo di una “schola di gramatica”, il
trovare in pieno ottocento sindaci e consiglieri analfabeti lascia intuire una situazione tutt’altro che
confortante. Si può solo fare riferimento ai dati rilevati nel censimento del 1871 per l’intero Piemonte: su
100 abitanti di sesso maschile con più di 6 anni, circa 34 erano analfabeti. Sul piano sociale va purtroppo
rilevata la costante presenza in paese (ed era un fenomeno pressoché generalizzato alla maggior parte
delle comunità) di una certa fascia di diseredati, costretti a vivere di stenti, a mendicare sovente di porta
in porta per non poter disporre di beni propri in tutto o in parte. Sovente non si trattava di individui isolati,
per i quali si potrebbero addurre motivazioni diverse, ma di intere famiglie (Baldassarre Molino 1975).

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CAPITOLO 2.
LA STATURA NELLE POPOLAZIONI: DETERMINANTI E

VARIABILITA’

2.1 FATTORI CHE DETERMINANO LA VARIABILITA’ DELLA STATURA: IL MODELLO
MULTIFATTORIALE
L’accrescimento è un fenomeno biologico complesso. La statura di un individuo è determinata da una
combinazione di fattori genetici, ambientali e socio-economici. Questi, esplicando sinergicamente la
propria azione, determinano differenze significative nei modelli di crescita soprattutto a livello delle
classi infantili (Danubio et. al, 2005). L’approccio antropologico sulle differenze tra popolazioni si è
focalizzato sull’analisi del secular trend, il fenomeno che studia il progressivo incremento con il
progredire delle generazioni delle dimensioni corporee e l’abbassamento dell’età al menarca (Wyshak,
1983; Demoulin, 1998; Thomas et al., 2001; Sanna, 2002). Accrescimento ed età al menarca influenzati
dalle generali condizioni di vita, tra cui l’alimentazione, lo stato di salute, l’attività fisica, il livello di
istruzione, il reddito e la professione dei genitori (Bielicki et al., 1986; Elizondo, 1992; Henneberg &
Louw, 1995; Artaria & Henneberg, 2000; Danubio & Sanna, 2008). Alcuni autori hanno ipotizzato anche
che la numerosità familiare e l’ordine di nascita abbiano effetto sulla manifestazione fenotipica finale
(Malina et al., 1997; Salces et al., 2001).Buona parte dei lavori sono stati effettuati analizzando gemelli
monozigoti e dizigoti. I risultati sono tuttora controversi. A studiare quanto delle differenze individuali di
statura sia da attribuire ai geni e quanto sia dovuto all’ambiente è la genetica quantitativa (Plomin et al
2004). Von Verschuer (1949), il medico e biologo tedesco a capo dell’ufficio genetico del Terzo Reich
per il miglioramento della razza ariana, trovò che per gemelli monozigoti vissuti in ambienti diversi, la
statura dipende per il 75% da fattori ereditari e per il rimanente 25% da fattori ambientali. Altri autori
hanno dimostrato alti valori di ereditabilità della statura, la cui componente genetica inciderebbe per
l’80% circa; le correlazioni fra monozigoti oscillerebbero tra il 90-96% mentre quelle tra dizigoti si
aggirerebbero attorno al 50% (Schreider, 1969). C.Qiang Lai (2006), su Scientific American, effettuò
una rassegna dei più significativi lavori sull’argomento citando Visscher che trovò per gli australiani un
valore di 80% di componente genetica nell’ereditabilità della statura. Qiang Lai riporta come l’80%
venne riscontrato in lavori sui bianchi americani ed altri gruppi caucasici. Per i finnici si trovarono valori
diversi per maschi (78%) e femmine (75%). Per un gruppo di 385 famiglie cinesi la componente
ereditaria dell’altezza risultò del 65% circa (M. Xin Li). Valori attorno al 65% vennero trovati anche da
D.F.Roberts (1978) per i nordafricani.
Più recentemente (2007, Frayling) la componente genetica stimata dell’altezza è stata innalzata al 90%.
Dubois et al (2012), in uno studio internazionale su oltre 12.000 coppie di gemelli, hanno trovato che la
variabilità dell’ereditabilità dei parametri di crescita (peso, statura, BMI) incrementa con l’età e che la
componente ambientale, preponderante alla nascita, si fa via via meno importante al crescere degli
individui.
La componente genetica è determinata dall’assetto genetico di ciascuno di noi. Sono stati evidenziati

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numerosi geni che concorrono secondo il modello poligenico a determinare la statura, agendo su
numerosi tratti fisici.
La figura illustra la complessa rete di relazioni tra la maggior parte dei geni conosciuti che concorrono in
qualche modo a influenzare la statura (Simeone e Alberti, 2014).

Figura 2.1.a: Pathway analysis. Proteine (in rosso), RNA (grigio), linker proteins (bianco). Simeone e Alberti, 2014.

In particolare gli alleli del gene Hmga2 (sito sul braccio corto del cromosoma 12) sono associati a
differenti stature, sia nei bambini che negli adulti, con differenziali sino a 40 mm di altezza secondo gli
alleli posseduti. Più complesso e controverso è il ruolo dell’ambiente. Possiamo noi, con il nostro
comportamento e stile di vita (alimentare, sportivo, culturale) influire sui meccanismi di espressione del
nostro patrimonio genetico ereditario ? E’ quanto si sono proposti coloro che in questi decenni si sono
occupati di epigenetica. L’epigenetica (Waddington, 1942) studia le mutazioni ereditarie nel fenotipo o
nell’espressione dei geni causata da meccanismi diversi dalle mutazioni che avvengono a carico del
DNA. Si tratterebbe di modifiche dei meccanismi di attivazione di alcuni geni senza che venga alterata la
sequenza nucleotidica del DNA.
Ad esempio, gemelli monozigoti, crescendo, possono differenziarsi tra loro a causa dell’ambiente di vita,
dello stile di vita condotto negli anni dell’accrescimento, dell’ alimentazione seguita e delle possibili
sofferenze, fisiche e psichiche. Questi fattori possono attivare o disattivare geni il cui effetto è la
modifica della loro espressione.
Effetti epigenetici transgenerazionali sono stati evidenziati da M.Pembrey et al (2006). Questi hanno
osservato come i nipoti dei nonni paterni (ma non materni) degli uomini svedesi, esposti durante la
preadolescenza alla carestia del diciannovesimo secolo, avevano minore probabilità di morire di malattie

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cardiovascolari. Quando invece il cibo era stato abbondante, allora nei nipoti la mortalità causata dal
diabete aumentava, suggerendo che ciò fosse dovuto ad una eredità epigenetica transgenerazionale.
L’effetto opposto si osservò per le femmine: le nipoti dei nonni paterni (non materni) che subirono la
carestia in grembo ( e quindi quando le cellule riproduttive erano già formate) avevano vita più breve
rispetto alla media.
Il meccanismo epigenetico potrebbe essere alla base dell’ipotesi del calo staturale con l’aumentare
dell’ordine di nascita: la quantità di risorse disponibili pro-capite per la madre durante la gravidanza e
per il figlio durante l’accrescimento dovrebbero diminuire con l’accumularsi dei figli presenti in
famiglia. Ciò potrebbe dar vita ad un effetto simile a quello descritto in precedenza.
L’ipotesi epigenetica spiegherebbe anche come mai i figli dei ricchi erano spesso più alti dei figli dei
poveri, come pure troverebbe interpretazione il nesso tra il grado di istruzione e la statura: l’appartenenza
ad una determinata classe sociale influisce sull’alimentazione ed è noto che la situazione nutrizionale,
sperimentata soprattutto nella prima infanzia, incide sulla statura che si raggiunge in età adulta.
2.2 DISTRIBUZIONE GAUSSIANA DELLA STATURA
In tutte le popolazioni la statura presenta una distribuzione di tipo normale (gaussiano). Le code sono
costituite dalle casistiche di nanismo e gigantismo. Nella figura 2.2.a è rappresentata una tipica
distribuzione gaussiana della statura.

Figura 2.2.a: Fonte: Bailey, Statistical methods in biology, EUP,
London, 1959.

Figura 2.2.c: Talvolta la distribuzione è leggermente asimmetrica,
ma quasi sempre normalizzabile passando al logaritmo (Log
Normale). Fonte : www.askamathematician.com

Figura 2.2.b: L’intervallo di variazione è maggiore tra i maschi.
Fonte: www.usablestats.com

13

Nella parte conclusiva del presente lavoro di tesi, si testerà la normalità della distribuzione delle stature
dei coscritti nei tre paesi della media Val Susa (Chiomonte, Venaus e Giaglione), presi prima tutti
insieme e poi singolarmente.
2.3 STATURA E LIVELLI DI MORTALITA’
E’ interessante segnalare alcuni dati: in Italia la speranza di vita alla nascita nel 1874 era di 31,2 anni, a
fronte dei 37,7 a 20 anni, poi tale speranza è aumentata nel tempo, cosicchè nel 1898 alla nascita si è
arrivati ad avere una speranza di vita di 42,1 anni, mentre a 20 anni una speranza di vita di 43,1 (fonte:
dati di period life tables disponibili su www.mortality.org).
Con il 1861 (Unità d’Italia) cominciano i rilevamenti su scala nazionale. La media italiana dal 1870 al
1873 registrava il 48,2 % di decessi entro il quinto anno dei nati vivi.
Nel ventesimo secolo, in particolar modo a partire dagli anni 30 è aumentata la percentuale di persone
alte e questo fatto è avvenuto contemporaneamente alla drastica riduzione della mortalità infantile per un
insieme di malattie specifiche dell’infanzia. Tali malattie erano quelle infettive, parassitarie e quelle
relative all’apparato digerente e respiratorio. Si trattava di un insieme di cause di morte che riflettevano
l’ambiente nel quale vivevano i bambini e le cure che dedicavano loro genitori e familiari, ma era anche
un insieme di cause che, per il fatto di essere tipiche dell’infanzia, hanno iniziato a ricevere particolari
attenzioni da enti pubblici e istituzioni sanitarie, per contrastare e controllare l’insorgere e il diffondersi,
spesso sotto forma epidemica, di queste malattie. I miglioramenti nella pratica medica (anche preventiva)
e l’avvento di nuovi ed efficaci trattamenti hanno diminuito i tassi di letalità di queste malattie,
contribuendo, almeno negli anni dell’infanzia, all’aumento della statura.
E’infatti nei primi anni di vita che lo stress combinato fra alimentazione e infezione può condizionare lo
sviluppo delle caratteristiche antropometriche dei fanciulli. (Ulijasek et al., 1998).
Nel corso del ventesimo secolo c’è stata una transizione epidemiologica, ossia, in estrema sintesi, il
“passaggio da un modello epidemiologico dominato dalla mortalità ad un modello dominato dalla
morbilità” (Pozzi 2000). Nel primo modello, tipico delle popolazione con bassi valori di speranza di vita
alla nascita, la situazione sanitaria risultava principalmente condizionata dalle malattie infettive. Il
secondo è invece riferibile a quelle popolazioni in cui condizioni di elevato sviluppo socio-economico e
igienico sanitario hanno ridotto la mortalità ed accresciuto la sopravvivenza, creando un contesto in cui
prevalgono le patologie croniche - associate a problemi cardiovascolari - e patologie degenerative,
connesse alle forme tumorali (Gatti et al.,2006; Corsini, 2008).
La statura umana viene dunque ad assumere il significato di indicatore del livello biologico di vita, in
quanto correlato con le condizioni generali di salute, con la longevità e con la qualità dell’alimentazione,
tutti fenomeni che variano sensibilmente nel tempo, in connessione con il variare delle condizioni
economiche ( Livi Bacci 1987).
Coloro che hanno vissuto in periodi durante i quali hanno sperimentato condizioni di vita peggiori hanno
anche sofferto per malattie tipiche dell’infanzia, sopravvivendo all’età dei 20 anni con statura più bassa
in modo più consistente delle generazioni che hanno invece tratto maggiori vantaggi per essere vissute
in periodi durante i quali le condizioni ambientali e le stesse malattie, tipiche dell’infanzia, sono state
controllate maggiormente o debellate (Corsini 2008).

14

CAPITOLO 3.
TREND STATURALE E DEMOGRAFICO
3.1.1 INTRODUZIONE AL SECULAR TREND STATURALE
Sebbene la statura sia determinata per lo più da caratteristiche genetiche, c’è unanime concordanza tra gli
studiosi sull’importanza degli elementi ambientali e delle condizioni di vita delle popolazioni
sperimentate soprattutto nel periodo di crescita dell’individuo. La statura degli individui rappresenta,
infatti, il prodotto finale di un’interazione continua, spesso non additiva, tra fattori genetici e circostanze
ambientali. Fattori socio-economici come la professione, il reddito, l’istruzione, l’alimentazione, le
condizioni igienico-sanitarie e le malattie sono considerati variabili che possono influenzare la statura
(Tanner 1992). Proprio perché le variazioni nell’altezza degli individui sono sensibili ai fattori indicati,
questa variabile è un ottimo indicatore dello standard of living di una popolazione (Eveleth, Tanner
1976). Un’ampia letteratura e studi clinici dimostrano che un basso status economico, condizioni di vita
o sanitarie disagiate, frequenti malattie e, soprattutto, sottonutrizione sono associati ad una bassa statura e
ridotta velocità di crescita (Bielicki 1986; Komlos 1993). Le caratteristiche socio-economiche non
possono certamente influire sullo sviluppo direttamente, ma sono in grado di agire attraverso fattori
biologici come l’alimentazione o le malattie che hanno una forte influenza sull’altezza definitiva
dell’adulto. Il grado d’istruzione, e conseguentemente anche lo status economico, hanno la capacità di
esercitare un’azione indiretta sulla crescita attraverso diverse variabili quali il livello nutritivo, la salute,
l’igiene e il reddito. Il miglioramento nel tempo di queste variabili, unitamente alla diminuzione del
grado di endogamia nella popolazione, sono stati tra le principali cause del secular trend.
Il termine di incremento secolare (secular trend), oltre alla tendenza all’aumento staturale nel tempo,
indica anche un'accelerazione nei processi dello sviluppo ed il raggiungimento delle dimensioni corporee
da adulto ad un’età più precoce e con valori maggiori.
Sono inoltre riconducibili al secular trend anche le variazioni delle dimensioni corporee
nell’accrescimento, l'accelerazione nei processi di maturazione e il ritardo dell’età alla menopausa, per
quanto riguarda le donne (Gueresi 1996).
3.1.2 CAUSE DEL SECULAR TREND STATURALE
Sono state avanzate diverse ipotesi che ricollegano il secular trend a:
- Fattori socioeconomici:
Consistono in un miglioramento dell’alimentazione (in particolare: consumo aumentato di cereali, carne,
latte, olio e zucchero), miglioramento delle condizioni generali di vita, prevenzione dalle malattie,
progresso medico e igienico-sanitario, adozione di politiche di assistenza sanitaria (vaccinazioni di
massa …). I ceti meno abbienti che prima vivevano in condizioni di estremo disagio sono stati
particolarmente avvantaggiati da queste situazioni.
A loro volta, i fattori psico-sociali hanno giocato un ruolo notevole grazie alla stimolazione ad una

15

nutrizione più completa, ad una attività mentale più intensa, ad una stimolazione sessuale prima
scarsissima. L’innalzamento dei livelli culturali ed educativi diffuse una sempre più appropriata cura
della prole. Ne risultò un miglioramento generale delle condizioni economiche e dello stile di vita.
- Fattori biodemografici con rottura degli isolati genetici dovuti alla maggior mobilità e conseguente
aumento dell’esogamia, diminuzione della consanguineità e aumento del flusso genico tra le
popolazioni; tutto ciò dovrebbe essere la causa prima dei fenomeni di eterosi osservati.
- Fattori genetici dovuti all’ attenuazione del carico genetico legato alla diminuita manifestazione di
caratteri ereditari recessivi patologici in seguito al crollo dell’endogamia. Anche la pressione selettiva è
probabilmente scemata grazie ai progressi della medicina: era stato infatti notato che alcune malattie
(come la TBC) erano più frequenti tra le persone di statura tendenzialmente alta che quindi morivano
prima; con il progresso della medicina questi individui hanno potuto vivere di più, dando luogo ad una
discendenza di statura più alta della media.
-Altre cause tra cui la diminuzione della fecondità e dello stress legato alle dimensioni delle famiglie,
aspetto sul quale ci si focalizzerà nel presente lavoro di tesi.
3.2 SECULAR TREND STATURALE, VARIAZIONI NEL TEMPO
L'altezza umana è aumentata e diminuita nella storia recente e anche nei diversi millenni. Per esempio
l'altezza è calata in diversi paesi europei all'inizio del diciannovesimo secolo, probabilmente a causa
degli effetti della rivoluzione industriale o delle guerre (Floud et. al 1990). L'altezza è aumentata dalla
metà del diciannovesimo secolo (ad eccezione di un lieve rallentamento negli anni novanta). Tale
aumento è particolarmente evidente nei coscritti italiani (Hermanussen et. al 1995; Arcaleni 2006).
Gli incrementi osservati sono in linea con gli studi più recenti che hanno analizzato il trend storico
della statura italiana, registrando un incremento medio di un centimetro scarso ogni decennio, nel
corso del ventesimo secolo (Arcaleni, 1998).
Dall’inizio del XX secolo si è osservato un aumento significativo e continuo della statura sia tra i maschi
che tra le femmine: è il riflesso finale di una tendenza all’accelerazione dei processi di sviluppo
individuali. Quasi tutti i parametri della crescita risultano accelerati: nel periodo prenatale, nella
eruzione anticipata di entrambe le dentizioni, nella statura alle varie età e nella maturazione sessuale e
psichica.
In tempi recenti la statura definitiva verrebbe conseguita ad un’età in media più precoce rispetto al
diciannovesimo secolo. E’ stato infatti segnalato che la statura definitiva per i giovani maschi
nord-americani veniva raggiunta a circa 20 anni nel 1950, rispetto ai circa 25 anni del 1850 (Meredith
1976).
Lo stesso discorso si può fare per l’Italia: attualmente nel nostro Paese, il processo di crescita della
statura si può ritenere completo tra i 18 e 19 anni.
Il trend non si è realizzato in modo universale (Malina, 1979). Si possono distinguere paesi in cui:
- il trend non si è manifestato: sono le aree rimaste sottosviluppate (Africa, America latina, Polinesia)

16

- il trend è tuttora in atto: paesi ricchi tranne USA, Giappone, Norvegia; anche nell’area ex-comunista il
trend è tuttora in atto. Ci sono casi in cui:
- Il trend è cessato: già dalla fine degli anni ‘70 non si osservano più variazioni significative del secular
trend né negli USA (per le classi agiate il trend è forse cessato da circa 80 anni) né in Giappone. L’età al
menarca è immutata in Norvegia e a Londra dal 1970 circa.
- Il trend si è rovesciato: la statura degli adulti è diminuita in alcune popolazioni del Sud Africa (Tobias,
1975 e 1985) e dell’India (1974). Si attribuisce la causa del regresso staturale alle condizioni di vita
peggiorate dal sovraffollamento e dalle tensioni sociali.
E’ comunque chiaro che il processo di accelerazione della crescita non potrà prolungarsi oltre un certo
limite, dato che le dimensioni dell’organismo rimangono fissate dal patrimonio genetico individuale che
può esprimere le sue potenzialità nella loro globalità o solo in parte, in relazione alle condizioni
ambientali più o meno favorevoli.
178
176

Altezza media

174
172
170
168
166
164
162
160

1860

1880

1900

1920

1940

Anno di nascita

1960

1980

Figura 3.2.a: Il secular trend della statura dei maschi in Italia (leve militari 1860-1980). Fonte: ISTAT

Come si può notare dalla figura 3.2.a, la crescita staturale è evidente già a partire dall’unità d’Italia, ma il
rialzo è stato ancora più evidente nel XX secolo.
3.3 CLASSI DI STATURA IN CUI L’AUMENTO E’ STATO MAGGIORE
L’altezza media delle leve militari italiane nel 1861 era di 162,6 cm. La media attuale è di 174,58.
Alla luce di questo notevole aumento dell’altezza media, ci si chiede quali siano le classi che sono
aumentate maggiormente.
Come si può notare dalla figura 3.3.a, sono aumentate soprattutto le classi di statura da 170 cm in avanti.

17

Questo fenomeno ha avuto un forte peso sull’aumento della media staturale.
100
90

>180

80

175-180

70

170-175

60

165-170

50

160-165

40

155-160

30

150-155

20

145-150

10
0
1861

<145
1871

1881

1891

1901

1911

1920

Figura 3.3.a: Percentuale di rappresentatività delle varie classi di statura dal 1861 al 1920. Fonte: ISTAT

3.4 LA STATURA NELLE VARIE ZONE D’ITALIA

La crescita è avvenuta in tutte le zone
dell’Italia con ritmi più o meno analoghi

Fonte: Arcaleni, 2006

Figura 3.4.a: Statura media nelle varie aree geografiche d’Italia: coorti di nati dal 1927 al 1980. Fonte: ISTAT

18

Dalla figura 3.4.a emerge che la crescita è avvenuta in tutte le zone d’Italia con ritmi più o meno
analoghi. Gli italiani del Sud sono sempre stati i più bassi, mentre quelli del Nord-Est i più alti. Ciò è vero
anche ai giorni nostri, come si può evincere dalla prossima figura 3.4.b.

La statura dei maschi in Italia. Medie regionali
176,48

175,14

175,45

175,60

174,58

173,02

E. Arcaleni (2006)

Figura 3.4.b: La statura dei maschi in Italia. Medie regionali attuali. Fonte: ISTAT

3.5 L’EVOLUZIONE DELLA STATURA MEDIA IN PIEMONTE E NEL RESTO D’ITALIA:

1,67

166,6

1,66

Piemonte
Nord Ovest
Nordest Centro
Sud
Italia (totale)

1,65
1,64
1,63
1,62

162,6

1,61
1,6
1,59
1861

1871

1881

1891

1901

1911

1921

Figura 3.5.a: Evoluzione della statura media in Piemonte e nel resto d’Italia (1861-1921). Fonte: ISTAT

19

Dalla figura 3.5.a si evince che il trend staturale postunitario è positivo in tutto il paese. Fanno eccezione
le classi nate negli ultimi decenni dell’800 (freccia blu) e quelli nati poco prima della Grande Guerra
(freccia rossa) che sono cresciute in periodi di grave penuria di risorse che coinvolse l’intero territorio
nazionale e ciò si rifletté sulla dinamica dell’accrescimento individuale. Questa è la ragione principale
per cui i coscritti della leva 1911 risultano meno alti rispetto a quelli delle classi adiacenti.
3.6 TREND DEMOGRAFICO
Un’occhiata all’andamento dei residenti nei tre comuni della val Susa nel periodo studiato.

Figura 3.6.a: Andamento della popolazione a fine ‘800 e inizio ‘900 in Val Susa. Fonte: ISTAT

Come per buona parte delle comunità di montagna, il numero di residenti nei comuni della media Val
Susa è in leggera crescita fino all’inizio del ‘900, per poi iniziare il processo di spopolamento.
3.6.1 DEMOGRAFIA E GENETICA
E’ ampiamente nota l’esistenza di numerose e complesse interazioni tra i fenomeni demografici ed i
fenomeni biologici, socio-economici e culturali. In particolare risultano assai evidenti le interrelazioni tra
Demografia e Genetica delle popolazioni umane. La prima studia i comportamenti degli individui che
concorrono a determinare la struttura di una popolazione (secondo l’età, il sesso, lo stato civile…) e
contribuiscono alla dinamica demografica in termini di nuzialità, fecondità, sopravvivenza e mobilità,
mentre la genetica studia la struttura in alleli (i diversi modi di essere di un gene) del patrimonio genico
per capire le modificazioni che nel corso del tempo questi possono subire (Lucchetti e Soliani, 1997).
In questo sistema complesso di interrelazioni anche i fattori genetici hanno condizionato la storia
biologica delle varie popolazioni, soprattutto di quelle caratterizzate da elevati tassi di endogamia e da
una scarsa apertura all’esterno. Il patrimonio genetico della popolazione italiana ( determinato dai livelli
di sopravvivenza, di fecondità, dall’intensità delle unioni matrimoniali e delle migrazioni) si è

20

lentamente modificato a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo.
Per studiare i tempi e le modalità di questo processo evolutivo nelle caratteristiche demografiche,
antropometriche, sanitarie e sociali della popolazione italiana e delle singole sub-popolazioni regionali,
le notizie contenute nei registri di leva conservati nei vari distretti militari rivestono una notevolissima
importanza e hanno consentito l’analisi della distribuzione territoriale e della variazione di questo
patrimonio nel corso del tempo.

21

CAPITOLO 4.
LISTE DI ESTRAZIONE
4.1 PROCEDURA PER REDIGERE LE LISTE DI ESTRAZIONE
Dai risultati delle visite di leva (liste di estrazione), possono essere desunti diversi dati interessanti
riguardanti i coscritti, tra i quali la loro altezza, il perimetro toracico e il loro stato di salute.
Subito dopo l’Unità d’Italia venne istituita l’obbligatorietà della leva e la tenuta dei registri delle visite
per l’arruolamento, dai quali è stato possibile estrarre i dati sull’evoluzione della statura. In particolar
modo, in questa tesi, ci si focalizzerà sui coscritti residenti dell’area alpina piemontese della media val
Susa, appartenenti alle classi di leva del venticinquennio 1866-1891. In Piemonte la leva militare e gli
obblighi documentari non erano certo delle novità: la leva obbligatoria esisteva infatti sin dal secondo
decennio del Settecento, da quando gli uomini validi dai diciotto ai quarant’anni venivano reclutati per la
formazione dei «reggimenti provinciali» di re Vittorio Amedeo II. Allora, come fino a una decina di anni
fa, per la procedura di reclutamento si partiva dall'anagrafe comunale. Per esempio, per quanto
concerneva la classe di leva 1870, si cercavano nello schedario anagrafico i maschi di vent’anni (o meno,
secondo necessità contingenti) (nati nel 1870); l’Ufficio comunale comunicava l’elenco dei coscritti al
distretto militare della zona. Questo elenco costituiva le liste di leva per l'anno 1890. In tali liste erano
appunto riportati tutti i nomi dei maschi residenti in quel comune e nati nel 1870. Nell’elenco erano
compresi anche i coscritti residenti ma nati altrove. I coscritti (tranne gli esonerati per motivi particolari)
venivano chiamati a presentarsi alla visita di leva, che si svolgeva a scaglioni nel corso dell'anno 1890.
Alcune cause di esonero erano: essere figli o fratelli di militare deceduto in guerra, essere orfano di
entrambi i genitori (primogenito), essere il terzo (o successivo) figlio maschio se (almeno) due fratelli
avevano già assolto completamente il servizio di leva, ecc…
Nelle liste di estrazione erano elencati tutti quelli che, essendo stati chiamati, si erano o non si erano
presentati alla visita di leva.
Tali liste erano elenchi per scaglioni, in ordine progressivo più o meno casuale, degli stessi coscritti.
Accanto ai loro nomi, erano riportate alcune informazioni che li riguardavano, oltre ad alcune loro
caratteristiche fisiche risultanti dalla visita. Tali dati erano: cognome e nome; nome di famiglia dei
genitori (e indicazione dell’esistenza in vita o del decesso); comune del domicilio legale del coscritto;
data e luogo di nascita; condizione, professione, arte o mestiere (da cui si deduce l’estrazione sociale);
grado di istruzione (sa leggere, sa scrivere); contrassegni personali quali statura (la caratteristica più
interessante per il presente studio), capelli (colore e forma), occhi, colorito, dentatura, segni particolari,
perimetro toracico; esito della visita (da cui si deduce lo stato di salute).
In base a tale esito si distinguevano tre categorie di coscritti:
1)Abili/arruolabili (in una delle tre categorie previste): idonei a prestare servizio militare.
2)Riformati: inadatti alla leva in modo definitivo, per difetti non rimediabili nel tempo. In realtà poteva
accadere che anche i riformati fossero riesaminati ed eventualmente chiamati alle armi: è quello che

22

accadde, per esempio, dopo la disfatta di Caporetto, quando c'era bisogno di soldati che rimpiazzassero
gli altri caduti in battaglia. Le percentuali di riformati delle leve dal 1895 al 1903 si ridussero fortemente
proprio negli anni della prima guerra mondiale e in particolare al termine del 1917.
3)Rivedibili alla ventura leva: temporaneamente inadatti alla leva, ma obbligati a ripresentarsi l'anno
successivo per una nuova visita, cosicché essi comparivano anche nella/e lista/e di estrazione
successiva/e anche oltre i 20 anni d’età. Per quanto riguarda i rivedibili, disponiamo di almeno 2 misure
di statura ad un anno circa di distanza l'una dall'altra. Molte di queste doppie (o multiple) misure,
evidenziano un aumento di statura, molte altre non rilevano alcun cambiamento, alcune individuano
addirittura una diminuzione. Tali incongruenze dovrebbero essere frutto di rilevazioni o registrazioni non
accurate. I rivedibili costituivano una buona quota sul totale dei visitati, ma il fenomeno del rinvio a
visita successiva era comunque dipendente dalle esigenze di forza militare più che dalle effettive
condizioni di salute dei visitati.
4)Renitenti: coloro i quali non si erano presentati alla chiamata di leva. Anche la quota dei renitenti era
piuttosto alta ma in realtà essi non si presentavano non per mala volontà bensì in quanto irreperibili causa
emigrazione all’estero non formalizzata a livello burocratico municipale.
4.2 I RUOLI MATRICOLARI E I FASCICOLI MATRICOLARI:
I ruoli e i fascicoli matricolari non saranno presi in considerazione come materiali, ma sono ugualmente
citati nella parte che segue.
Spesso accanto alla documentazione di leva, gli Archivi di Stato conservano i Ruoli
matricolari compilati dal servizio della matricola dei Distretti militari, che si occupa di tenere la
documentazione ufficiale di tutti i servizi resi allo Stato dal singolo militare e di tutti i fatti che ne mutano
o ne modificano la posizione, durante il tempo della sua permanenza nei ruoli. Ogni militare viene
univocamente identificato da un numero progressivo, la «matricola», appunto, legato alla classe di
arruolamento (che può essere diversa da quella di nascita), al Distretto militare di arruolamento e alla
categoria di appartenenza (fin quando questa è esistita).Per ogni soldato il ruolo riporta: numero di
matricola, corpo, data di arruolamento, gradi, eventuali onorificenze, o sanzioni comminate, o diserzioni.
I fogli matricolari, che riportano in maniera estremamente sintetica tutte queste informazioni, sono
rilegati per ordine di matricola in registri relativi alle varie classi. In questi registri annuali vengono
inseriti esclusivamente gli arruolati, cioè coloro che hanno effettivamente prestato il servizio militare;
quindi non vi figurano i riformati (giudicati inabili al servizio per motivi di salute), gli esentati
(comunemente per motivi familiari), i renitenti (coloro che non si sono presentati alla visita di leva o alla
chiamata per l’arruolamento).I ruoli matricolari dei Distretti militari, corredati da rubriche alfabetiche
che costituiscono lo strumento fondamentale per effettuare le ricerche, sono versati all’Archivio di Stato
della provincia di pertinenza allo scadere del settantesimo anno dall’immatricolazione; qui sono
consultabili nel rispetto delle norme a tutela della riservatezza dei dati personali. Più complete
informazioni rispetto ai ruoli matricolari, che ne costituiscono la sintesi, sono reperibili nei Fascicoli
matricolari dei militari, ugualmente prodotti dai Distretti Militari e occasionalmente versati agli Archivi
di Stato. Essi sono articolati in due sezioni: truppa e sottufficiali e contengono la documentazione
ufficiale riguardante il singolo militare.

23

4.3 QUANDO VENIVA EFFETTUATA LA VISITA DI LEVA.
La visita di leva veniva effettuata all’età di 20 anni fino al 1911. Dal 1911 in poi è stata abbassata a 19
anni, per poi essere abbassata ulteriormente a 18 anni, dopo il 1958. Comunque per essere precisi, negli
anni a cavallo tra fine ‘800 e inizio ‘900, la visita di leva veniva effettuata nel corso dell’anno di
compimento del ventesimo anno d’età.
4.4 STATURA E PERIMETRO TORACICO.
Nelle liste di estrazione, è presente l’elenco dei risultati delle visite di leva, in cui c’è una descrizione
generale di tutti i soggetti e delle loro caratteristiche. I dati che interessano maggiormente sono quelli
antropometrici: in particolare la struttura fisica è descritta dalla statura e dal perimetro toracico. La
statura viene considerata come l’espressione sintetica delle misure longitudinali, mentre il perimetro
toracico lo è dello sviluppo trasverso.
4.4.1 STATURA.
La statura corporea totale o lunghezza massima o altezza vertice-suolo è la proiezione dello scheletro sul
piano verticale, con l’aggiunta delle parti molli.
Queste sono: il cuoio capelluto, il connettivo della pianta dei piedi (suola adiposa) e la spessa cute
plantare, i dischi intervertebrali, le cartilagini articolari, i dischi inter-articolari.
La statura rappresenta la somma delle lunghezze del tronco, più l’altezza della testa, più la lunghezza
degli arti inferiori.
Come si misurava la statura: La rilevazione della statura di ciascun individuo è soggetta a variazioni e
si commettono errori medi di circa 1 cm. Si utilizzava normalmente una scala verticale fissa graduata con
un’asta trasversale che si appoggiava alla testa. Il soggetto doveva stare eretto, con i talloni uniti e lo
sguardo orizzontale.
I dati antropometrici del passato non erano accurati e neanche omogenei. Molte misure venivano
arrotondate alla decina più prossima o ai 5 cm intermedi.
Nelle prime decadi del reclutamento italiano, le misure di altezza accurate erano raccomandate solo per
le reclute la cui statura era vicino alla soglia minima per l’arruolamento, perché molti coscritti usavano
dei trucchi per essere dichiarati non idonei (Grippa 1863, E. Arcaleni 2006).
Come si dovrebbe misurare la statura (con accuratezza):
La statura va misurata con l’antropometro o con l’antropometro orizzontale o con l’antropometro
intermedio del Viola. Questi ultimi, eliminando cause di errore che, come diremo, sono dovute alle
variazioni giornaliere, danno una migliore immobilità del soggetto, ma portano dati superiori di 5 mm in
media alla statura in piedi.
Misurando il soggetto con l’antropometro verticale esso deve essere posto di spalle all’apparecchio, in
posizione di attenti militare, le braccia pendenti, i talloni uniti, le punte dei piedi un po’ divaricate.
L’occipitale, la convessità toracica della colonna, le natiche e i talloni devono porsi a contatto con l’asta
dell’apparecchio, la testa leggermente estesa deve avere lo sguardo volto in avanti, in modo che la linea

24

che congiunge la commessura esterna delle palpebre con il margine superiore del condotto uditivo
esterno e cioè il piano orbito-auricolare di Francoforte deve corrispondere all’orizzontale.
Si abbassa l’asse mobile dell’antropometro fino a toccare il vertice. Bisogna fare attenzione che il
soggetto non si abbassi quando l’asse mobile viene a contatto con il vertice.
La misura della statura deve essere presa in millimetri o al massimo a mezzo centimetro (Luigi Olivieri
1963).
Se consideriamo che la statura minima richiesta per il servizio militare era di 1,54 metri, un secolo e
mezzo fa eravamo un popolo di “piccoletti”.
Per il periodo napoleonico, dall’inizio dell’Ottocento, conosciamo una serie di dati statistici che
Ettore Patria scoprì e pubblicò, con ampio corredo di note, nel n. 21 della rivista «Segusium» (1985).
Nei quattro «cantoni» dell’Alta Valle di Susa (Bardonecchia, Cesana,Oulx, Susa, a loro volta
comprendenti vari comuni minori) alla «leva del 1788 chiamata sotto le armi in anticipo nel 1807...
su 123 iscritti nelle liste di leva solo 41 (esattamente un terzo) sono dichiarati abili e di questi
soltanto 29 (23,5% dei coscritti) verranno arruolati. Fra gli 82 riformati ne abbiamo 58 (il 47%) che
non raggiungono l’altezza minima richiesta di 155 centimetri.

Tabella 4.4.a: Suddivisione in classi delle varie stature. Fonte: Biasutti R (1967) Le Razze e i
popoli della terra, vol 1, UTET, Torino

4.4.2 PERIMETRO TORACICO:
Anche il perimetro toracico è rivelatore del grado di sviluppo di una persona.
Per la rilevazione del perimetro toracico normale ci si riferisce preferibilmente a quello misurato al
mesosternale, perché risente meno degli altri delle variazioni dovute alle parti molli. Ma il perimetro
toracico può essere rilevato anche ad altri livelli, fra i quali va rilevato quello xifoideo, che è suggerito
nell’accordo internazionale di Ginevra e dall’IBP. Per determinare il perimetro toracico, si dovrebbe
fare la media tra il perimetro massimo (inspiratorio) e il minimo (espiratorio).
Il perimetro toracico è considerato espressione, sia pure inesatta, dello sviluppo polmonare, perché
consente una valutazione della capacità respiratoria, e ciò anche se si tratta di una misura che può essere
molto influenzata dall’adipe presente, dallo sviluppo muscolare, dalla maggiore o minore sporgenza

25

delle scapole.
L’importanza del perimetro toracico è documentata anche dal fatto che è uno dei pochi caratteri rilevati ai
fini di stabilire l’idoneità al servizio militare e a tale scopo lo utilizzavano già i Romani, rapportandolo,
come si fa oggi, alla statura (Fiorenzo Facchini 1988).
4.4.3 INDICE CIRTOMETRICO DI BRUGSCH:
Con i dati sulla statura e sul perimetro toracico, si può definire l’indice di Brugsch
= perimetro toracico/statura * 100. Tale indice serve per descrivere lo sviluppo trasverso, in funzione
della statura. Ad esempio, nel 1950 in Italia a 20 anni, la statura media dei maschi era di 1 metro e 72
centimetri, il perimetro toracico era in media di 84 centimetri; di conseguenza l’indice di Brugsch era di
48,8. In Europa i valori più elevati si riscontrano nelle repubbliche baltiche (=56) mentre quelli più
bassi tra gli svizzeri (=50). Nell’ambito della costituzionalistica, i valori bassi denotano torace stretto,
tipico dei longilinei, mentre i valori alti indicano torace largo caratteristico della brachitipia (Facchini,
1988, p.210) .
4.5 CAUSE DI RIFORMA
E’ necessario fare attenzione alle cause di riforma, indicate nelle liste di estrazione, in quanto indici di
morbilità e dello stato di salute. Sono stati utilizzati gli stessi criteri di classificazione adottati per il
progetto PRIN 2004 per una storia della statura in Italia:
1) Disarmonie generali: insufficienza toracica, deficit e debolezza costituzionale, obesità grave.
2) Dismetabolismi, disendocrinie: diabete, favismo, sindrome di Down o di Klinefelter.
3) Malattie infettive, parassitarie, ematologiche, immunitarie, allergie: malaria, sifilide,
emofilia, artrite reumatoide,asma.
4) Neoplasie: tumori (anche leucemie, linfomi,sarcomi, condrosarcomi).
5) Apparato stomatognatico e complesso maxillo-facciale: malformazioni dentarie, palatoschisi,
deviazione setto nasale.
6) Apparato cardiovascolare: cardiopatie congenite e funzionali, angiomi.
7) Apparato respiratorio: tubercolosi, pleuriti, pneumotorace.
8) Apparato digerente e uro-genitale: ernie inguinali, nefriti, colecistectomia.
9) Malattie neurologiche (non psichiatriche): distrofia muscolare, epilessia, paresi.

26

10) Malattie psichiatriche: disturbi dell’adattamento e della personalità, ritardo mentale,
schizofrenia.
11) Apparato oculare (oftalmico): deficit visivo grave, lesioni retiniche.
12) Apparato otorinolaringoiatrico: ipoacusia, sordità.
13) Apparato cutaneo, locomotore: fratture gravi, ernie discali, lesioni, scoliosi, vitiligine diffusa.
Un fattore di disturbo, che impedisce di definire con chiarezza lo stato di salute delle leve militari, è
rappresentato dall’impossibilità di utilizzare un’unica classificazione nosografica, dato che
l’avanzamento della scienza medica rende difficile tradurre in termini moderni una nomenclatura che
riflette la capacità diagnostica della medicina di quell’epoca. A proposito di queste difficoltà , è da
sottolineare che “la soluzione di questo problema passa attraverso lo studio della patologia medica
dell’epoca e l’identificazione delle sindromi più probabili nei casi non sufficientemente chiari. Infine,
l’uso di terminologie ambigue ed il carattere essenzialmente descrittivo delle diagnosi originali
impediscono la classificazione precisa di talune malattie secondo criteri eziologici” (Gatti et.al, 2008).
In genere, tra i coscritti di fine ‘800 provenienti dalla montagna, la gran parte delle cause di inidoneità
rientrava nelle cosiddette disarmonie generali che consistono in uno scarso sviluppo fisico
dell’individuo e si concretano in una debolezza di costituzione, bassa statura e deficienza toracica.
Alcuni dei riformati e rivedibili mostravano imperfezioni dell’apparato locomotore tali da limitare la
deambulazione o l’uso degli arti superiori. Altri erano affetti da malattie dell’apparato digerente e
urogenitale (in maggioranza, casi di “ernie inguinali o viscerali”) e altri ancora da problemi ematologici,
cioè casi di “oligoemia”, o meglio anemia che si traduceva in una scarsa concentrazione di emoglobina
nel sangue; ciò poteva essere causato dalla carenza di vitamina B12, di ferro ed acido folico in seguito ai
bassi livelli nutritivi ed a una dieta quasi priva di carni rosse.
L’alta percentuale dei coscritti temporaneamente o definitivamente inabili al servizio militare a causa
delle disarmonie generali era la conseguenza delle precarie condizioni di vita. I fattori responsabili
possono farsi risalire agli inadeguati livelli nutrizionali, alle limitate disponibilità economiche, alle
scarse condizioni igieniche, ai deboli progressi in campo medico sperimentati nelle età della fanciullezza
e dell’adolescenza (Bussini et.al, 2008).
Le informazioni rispetto alla condizione sanitaria e alla morbilità dei ventenni di leva sono piuttosto
disomogenee: infatti le varie relazioni presentate dall’ISTAT a partire dal 1870, sono riferite ai soli
arruolati e non ai riformati. E questi ultimi sono ben più rappresentativi delle patologie presenti nei
giovani adulti (Arcaleni, 1998).
4.6 LISTE DI ESTRAZIONE: IL DATABASE
Sono state rilevate le liste di estrazione per le municipalità valsusine di Chiomonte, Venaus e Giaglione,
relative agli anni dal 1886 al 1911. Vengono riportate di seguito (fuori testo) alcune immagini dei registri
originali delle liste di estrazione.

27

28

A partire dalle liste di estrazione è stato costruito un database con le informazioni relative a 1352
individui dei tre comuni della val Susa.
La tabella 4.6.a riporta tali informazioni e le percentuali con le quali esse sono scritte sui registri
originali. Per le cause di riforma si rimanda al relativo capitolo.

Scheda base coscritti classi 1866-1891
DATI ANAGRAFICI

COGNOME
NOME
DATA DI NASCITA
COMUNE DI NASCITA
COMUNE DI RESIDENZA

CONDIZIONE
SOCIALE
VISITA DI LEVA
DATI ANTROPOMETRICI

PROFESSIONE
ANNO DELLA VISITA
ESITO
ESITODELLA
DELLAVISITA
VISITA

STATURA
(86,3%)
STATURA (92,9%)
PERIMETRO
TORACICO
PERIM. TORACICO
(92,8%) (80,9%)
COLORE CAPELLI E OCCHI (86%)
COLORITO E STATO DEI DENTI (85.9%)

STATO DI SALUTE
PATOLOGIE E CAUSE DI RIFORMA

Tabella 4.6.a: Riassunto delle informazioni riguardanti i coscritti

29

CAPITOLO 5.
METODI
5.1 METODI PER TESTARE LA NORMALITA’ DELLE DISTRIBUZIONI
A partire dalle distribuzioni delle altezze nei tre paesi della Val di Susa, presi singolarmente e insieme, si
tratta di stabilire se tali distribuzioni sono normali. Per questo sono stati svolti tre diversi test di normalità
per ognuna delle quattro distribuzioni in questione, ovvero per le altezze: nei tre paesi riuniti, a
Chiomonte, a Giaglione, a Venaus. I test a cui si è fatto ricorso sono quelli di Kolmogorov-Smirnov e
Shapiro-Wilk, i maggiormente utilizzati nella letteratura scientifica; è stato aggiunto il test del
Chi-quadrato, ormai obsoleto ma utile per analizzare alcuni aspetti relativi alla continuità della
distribuzione di frequenza delle stature.
5.1.1 TEST DEL CHI QUADRATO ( )
Il test del Chi-quadrato è un test non parametrico che serve a stabilire se una serie di dati, raccolti in
natura od in laboratorio, è in accordo con una specifica ipotesi sulla loro distribuzione o sulla loro
frequenza relativa. E’ evidente che tra distribuzioni osservate e attese non si ha mai una perfetta
coincidenza. Il test del Chi-quadrato veniva usato in passato anche per testare la normalità della
distribuzione: in questo caso si trattava di stabilire se fra una distribuzione osservata ed una attesa (di tipo
normale), ci fossero differenze sufficientemente piccole da poter essere ritenute accidentali, in modo tale
da poter accettare l’ipotesi nulla secondo cui queste differenze sono dovute al caso.
Quando il numero di osservazioni (e quindi di gradi di libertà) è elevato, quasi sempre non si ha
corrispondenza tra l’osservato e l’atteso ed il test si rivela molto poco robusto.
5.1.2 TEST DI KOLMOGOROV-SMIRNOV
Il test di Kolmogorov-Smirnov serve a stabilire la “bontà dell’adattamento”. Esso prende, cioè, in
considerazione il grado di adattamento di una distribuzione di valori di un campione a una qualche
specifica distribuzione teorica, tra le quali anche quella gaussiana. La distribuzione normale rappresenta
ciò che ci si aspetterebbe nell’ipotesi nulla. Si determina, quindi, il punto in cui le due distribuzioni -la
normale e la osservata- presentano la massima divergenza. Il confronto con la distribuzione di
campionamento, cioè, indicherà se una divergenza dell’entità di quella osservata avrebbe la probabilità di
verificarsi se le osservazioni fossero realmente un campione casuale della distribuzione normale.
5.1.3 TEST DI SHAPIRO-WILK
Quello di Shapiro-Wilk è un test per la verifica della normalità che utilizza la varianza campionaria e uno
stimatore analogo non parametrico. Applicando la seguente formula

30

si ottiene un certo valore W che può assumere determinati valori da
0 a 1. Quando W tende a zero, il test respinge l’ipotesi nulla secondo cui la distribuzione è normale.
x(i)=singoli valori
=xmedio e ai=costanti ottenute in base al rango di ciascun valore x(i) e alla matrice
di covarianza dei ranghi stessi.
Shapiro-Wilk viene utilizzato quando sample size è minore di 2000; altrimenti si usa il test di
Kolmogorov-Smirnov
5.2 VERIFICA DELLA BONTA’ DELLA DISTRIBUZIONE DELLE STATURE : IL
RICAMPIONAMENTO CON IL METODO DEL BOOTSTRAP
Tale metodo è stato usato sui dati staturali dei tre paesi della Val Susa accorpati.
Il bootstrap è un metodo statistico per stimare la distribuzione di campionamento di uno stimatore del
quale non è noto a priori il tipo di distribuzione. Il metodo ricalcola l’errore standard della media
sostituendo dei dati nel campione originale, spesso con lo scopo di ottenere stime robuste degli errori
standard e degli intervalli di confidenza dei parametri di una popolazione come la media, la mediana, il
coefficiente di correlazione etc… Il numero delle possibili combinazioni Β date dalla sostituzione dei
dati, è enorme:

31

5.3 RICOSTRUZIONE DELLE FRATRIE
Si è proceduto alla ricostruzione delle fratrie per verificare la diminuzione della statura entro famiglia,
tenendo presente l’ordine di nascita. Nel database che si è creato a partire dalle liste di estrazione, sono
disponibili anche nomi e cognomi dei genitori (madre e padre) dei coscritti. A partire da ciò si possono
ricostruire le varie fratrie, che constano di almeno due fratelli. La sottostante tabella 5.3.a illustra la
tecnica realizzata ad hoc per il presente lavoro, implementando la tecnica classica utilizzata per la
ricostruzione delle famiglie. Tale algoritmo è stato illustrato a Firenze nel 1977 nell’ambito della
conferenza sui metodi della ricostruzione automatica delle famiglie (Skolnick et. al, 1977).

Fratrie e stature secondo l’ordine di genitura.
L’algoritmo di ricostruzione delle fratrie.
Per l’individuazione dei fratelli si usa una tecnica di linkage dei record individuali analoga a quella
generalmente utilizzata per la ricostruzione delle famiglie (Fleury e Henry 1976).
Per ogni coscritto si ricercano i fratelli, utilizzando come “chiavi di ricerca” il nome e il cognome del padre
e della madre. Man mano che essi vengono reperiti li si toglie dall’elenco. Il lavoro è stato svolto in
automatico con applicazioni scritte ad hoc.

COSCRITTO
PADRE
MADRE

NO

Ricerca nell’elenco
dei coscritti di
eventuali fratelli

REGISTRI
DI LEVA:
Compatibilità nelle date
ordine di
nascita

E’ un fratello ?
SI
Viene accoppiato al coscritto
e tolto dall’elenco
Tabella 5.3.a: Metodo di ricostruzione delle fratrie

Va ricordato che dalle fratrie ottenute sono omesse tutte le femmine e coloro che, per svariate ragioni,
non hanno avuto modo o necessità di presentarsi alla visita di leva.

32

CAPITOLO 6.
RISULTATI – PRIMA PARTE
6.1 CONSISTENZA DEI COSCRITTI
Nelle liste di estrazione con i soggetti chiamati a presentarsi alla visita di leva, si possono distinguere
individui visitati e non visitati.
-Quelli visitati comprendono: gli abili, i riformati e i rivedibili.
-Quelli non visitati comprendono gli esonerati e i renitenti. Gli esonerati entrano a far parte della classe di
leva ma vengono esentati dal servizio per tutta una serie di casistiche previste dalle leggi in vigore, tra le
quali avere un certo numero di fratelli già in servizio di leva, essere figli unici di madre vedova oppure
essere affetti da gravi patologie già certificate.
PERIODO GRUPPO
CHIOMONTE GIAGLIONE VENAUS
TOTALE
1866-70 VISITATI
91
77
41
209
NON VISITATI
23
6
3
32
TOTALE
114
83
44
241
1871-75 VISITATI
98
75
69
242
NON VISITATI
18
7
9
34
TOTALE
116
82
78
276
1876-80 VISITATI
96
79
61
236
NON VISITATI
19
11
16
46
TOTALE
115
90
77
282
1881-85 VISITATI
76
74
58
208
NON VISITATI
15
7
6
28
TOTALE
91
81
64
236
1886-91 VISITATI
122
94
55
271
NON VISITATI
20
17
9
46
TOTALE
142
111
64
317
TOTALE VISITATI
483
399
284
1166
NON VISITATI
95
48
43
186
TOTALE
578
447
327
1352
Tabella 6.1.a: : numero di individui visitati, non visitati e totali; raggruppati per quinquenni e
successivamente calcolati lungo tutto il periodo 1866-1891.

Naturalmente le misurazioni dei coscritti sono state effettuate soltanto sui soggetti visitati, per un totale
di 1166 nelle classi di leva dal 1866 al 1891. Di questi, 483 erano residenti a Chiomonte, 399 a Giaglione
e 284 a Venaus.

33

6.2 LE DISTRIBUZIONI DELLE ALTEZZE
6.2.1 LA DISTRIBUZIONE NEI 3 COMUNI AGGREGATI
Nella figura 6.2.a e relativa tabella è mostrata la distribuzione delle stature.

CLASSI DI STATURA
250
200

150
100
50
0
190,0
187,5
185,0
182,5
180,0
177,5
175,0
172,5
170,0
167,5
165,0
162,5
160,0
157,5
155,0
152,5
150,0
147,5
145,0
Figura 6.2.a: Distribuzione dei coscritti per classi di statura (comuni aggregati)

Tabella 6.2.a: Distribuzione dei
coscritti per classi di statura (comuni
aggregati)

La forma ricorda quella della distribuzione normale. Si evidenzia tuttavia un numero inusitato di coscritti
di statura decisamente bassa: ben 36 sono i soggetti sotto i 150 cm (11+8+17), pari al 3.1% del totale
(0.9+0.7+1.5). Le stature oltre i 180 cm rappresentano soltanto l’1.2% del totale (14 coscritti). La classe
maggiormente rappresentata è quella da 165 a 167.5 cm. Le classi adiacenti a quella modale (da 160 a
165 e da 167.5 a 172.5) presentano una evidente asimmetria con frequenze maggiori per le classi di
statura inferiori. I test di normalità, descritti nel capitolo relativo ai metodi utilizzati, hanno decisamente
respinto l’adattamento della distribuzione alla curva normale di Gauss.
Il test di Shapiro-Wilk ha restituito un valore di W = 0.985 corrispondente ad una p(H0) < 0.001.
Un valore di p(H0) simile è stato restituito anche dal test di Kolmogorov-Smirnov (DN=0.0564 per un
probabilità di adattamento alla
gaussiana pari a 0.18 %. Il test
del
, realizzato utilizzando
le classi di frequenza mostrate
nella tabella 6.2.a, ha permesso
di evidenziare le classi di statura
osservate che più divergono da
quelle attese dal modello
gaussiano. In generale sono le
Tabella 6.2.b "Fitting" alla distribuzione normale con il test del Chi quadrato (comuni
aggregati)

34

stature al di sotto della classe modale a scostarsi maggiormente dai valori attesi (cfr. tabella 6.2.b) e in
particolare le citate classi di statura più basse.
Quando si opera con un numero alto di osservazioni, è usuale non riscontrare l’adattamento statistico
delle stature alla distribuzione gaussiana, e ciò a causa dell’elevato numero di gradi di libertà. Malgrado
la forma della distribuzione possa ricordare quella “normale”, il “fitting” si verifica di rado.
6.2.2 BONTA’ DELLA DISTRIBUZIONE
In mancanza di una verifica statistica del modello di distribuzione delle stature, è possibile verificare la
bontà della variabilità dei dati a disposizione tramite il ricampionamento con il metodo del bootstrap.
Questo prevede di verificare che l’errore standard campionario sia simile a quelli ricalcolati con la
tecnica già descritta nel capitolo dei metodi.
Gli intervalli di confidenza bootstrap
(tab 6.2.c) definiti dalle nuove medie
(Mean) e nuovi errori standard
(Std.error) sono molto simili a quelli
campionari: 164.125±0.193 (Lower
confidence); 164.927±0.214 (Upper
confidence); 164.525±0.204 (valori
campionari), a testimonianza della bontà
del campione originale.

Tabella 6.2.c Bootstrap (comuni aggregati)

L’analisi delle distribuzioni per classi di statura e i relativi fitting di normalità con il test W, di
Shapiro-Wilk e del
sono stati effettuati anche separatamente, per ciascun comune, con la finalità di
scoprire se le anomalie nelle distribuzioni sono generalizzate oppure se sono tipiche di una certa
comunità. Sono stati aggiunti anche i grafici del Normal Probability Plot (NPP) per evidenziare gli
scostamenti delle varie classi staturali rispetto al modello gaussiano.
La tabella 6.2.d riassume i risultati dei test di normalità condotti con il metodo di Shapiro-Wilk e del
. I commenti sono nel testo successivo.

Tabella 6.2.d Test di normalità per comune

35

6.2.3 CLASSI DI STATURA. CHIOMONTE. TUTTO IL PERIODO 1866-1891
Le stature dei coscritti di Chiomonte risultano distribuite differentemente secondo il test adottato:

un livello di accettazione di H0 piuttosto soddisfacente (28.3%) mentre W di Shapiro-Wilk lo respinge
decisamente (p<1‰). Motivo di questa apparente contraddizione è il numero dei soggetti appartenenti
alle classi di statura più basse:
accorpa i valori inferiori a 152.5 cm in un’unica classe, con valori
attesi e osservati relativamente concordi; W invece li mantiene separati e, come è possibile osservare nel
NPP della figura 6.2.g, si tratta delle classi che più divergono da quelle previste dal modello e che
determinano la significatività dello scostamento del fitting.

Figura 6.2.e: Distribuzione dei coscritti per classi di
statura a Chiomonte

Tabella 6.2.f: “Fitting” alla distribuzione normale con il test del
Chi-quadrato (Chiomonte)

Le classi di statura osservate si approssimano ai valori attesi
soprattutto per le stature più comuni (da 157.5 a 175) (Tabella
6.2.g). Scarti relativamente più importanti si hanno verso le code
della distribuzione, specialmente per quanto riguarda le stature
più basse.
Scostamento delle frequenze
osservate dalle attese dei
coscritti di bassa statura

Figura 6.2.g: NPP stature di Chiomonte (tutto il
periodo)

6.2.4

CLASSI DI STATURA. VENAUS. TUTTO IL PERIODO 1866-1891

Nella comunità di Venaus l’adattamento delle stature al modello gaussiano non si realizza,
indipendentemente dal test adottato (tab.6.2.d) . Sovrabbondanti rispetto alle attese appaiono le classi di
frequenza centrali che appaiono sensibilmente bimodali (fig.6.2.h e tab.6.2.i ). Inoltre la distribuzione

36

appare fortemente asimmetrica, con coda lunga dal lato sinistro (asimmetria negativa). Anche in questo
caso le stature più basse vengono accorpate in un’unica classe (140-147.5) la cui frequenza osservata
(12) è abbastanza simile a quella attesa (9.3). Gli scarti più alti sono in corrispondenza della classe
152.5-155 e soprattutto delle altezze tra 165-167.5, quest’ultima coincidente con la seconda classe
bimodale. E’ possibile che l’anomala distribuzione bimodale sia dovuta ad “arrotondamenti” nella
rilevazione delle misure da parte del personale medico addetto, arrotondamenti che non necessariamente
inficiano il calcolo della media delle stature (se essi sono “casuali” possono distribuirsi in ugual misura
prima e dopo il valore medio) mentre incidono notevolmente sulla variabilità delle altezze.

Figura 6.2.h: Distribuzione dei coscritti per classi di statura
a Venaus

Tabella 6.2.i: “Fitting” alla distribuzione normale con il test del Chi-quadrato
a Venaus

La rappresentazione grafica con il NPP evidenzia come i soggetti
delle classi di statura più bassa siano in realtà sotto rappresentati
tra i coscritti di Venaus, nell’ipotesi (peraltro respinta) di
distribuzione gaussiana delle altezze.

Figura 6.2.j: NPP di stature a Venaus (tutto il
periodo)

6.2.5 CLASSI DI STATURA. GIAGLIONE. TUTTO IL PERIODO 1866-1891
I coscritti di Giaglione presentano stature conformi alla distribuzione normale (cft. tab.6.2.d), sia quando
essa viene testata con il metodo di Shapiro-Wilk (p=6.2%) che con quello del
casi, tuttavia, la p(H0) è di poco superiore al valore critico del 5%.

(8.1%). In entrambi i

37

La distribuzione appare unimodale e piuttosto simmetrica (fig.6.2.k). Scostamenti di una certa entità
rispetto all’atteso si osservano (tab. 6.2.l) nelle classi 152.5-155, 157.5-160, 165-167.5 e 175-177.5.
La sovrarappresentatività della classe centrale 165-167.5 può essere messa in relazione agli
arrotondamenti ai 165 praticati dai rilevatori del distretto militare.
Dal NPP si può vedere come in questo caso le classi delle stature basse siano concordi con la
distribuzione gaussiana, mentre quelle di altezza maggiore sono invece sovrarappresentate rispetto a
quanto atteso.

Figura 6.2.k: Distribuzione dei coscritti per classi di
statura a Giaglione

Tabella 6.2.l: “Fitting” alla distribuzione normale con il test del Chi quadrato
(Giaglione)

Tabella 6.2.m: NPP stature Giaglione (tutto il
periodo)

E’ possibile che alcune delle peculiarità testé illustrate siano da mettere in relazione al secular trend che
si era avviato in quegli anni e cioè che alcune anomalie nelle distribuzioni siano in realtà il risultato della
crescita verificatasi nel quarto di secolo che separa la prima leva rilevata dall’ultima.
Nel paragrafo successivo verrà descritta tale dinamica.

38

6.3 TREND STATURALE DEI COSCRITTI NEI TRE PAESI DELLA VAL SUSA:
L’obiettivo è quello di verificare il trend per i tre paesi della Val di Susa, presi singolarmente e insieme.
Per fare ciò, a partire dai dati staturali dei coscritti si è costruita la tabella 6.3.a.
ANNO

CHIOMONTE

GIAGLIONE

VENAUS

TOTALE

1866
1867
1868
1869
1870
1871
1872
1873
1874
1875
1876
1877
1878
1879
1880
1881
1882
1883
1884
1885
1886
1887
1888
1889
1890
1891

164,3
166,0
164,3
165,6
165,8
166,8
164,1
168,4
165,0
164,5
164,9
164,2
164,7
165,5
167,0
165,8
166,8
165,4
168,1
164,6
166,8
163,6
166,0
166,1
166,3
166,8
165,6

162,6
162,1
165,3
166,9
163,8
165,8
164,0
165,8
164,5
164,4
165,1
163,1
164,5
167,1
168,6
164,5
165,4
165,6
166,0
165,3
168,9
164,7
165,2
166,6
167,5
165,1
165,5

162,4
155,6
158,5
168,8
159,9
163,2
158,4
161,7
162,6
159,2
164,5
162,0
161,8
160,8
162,0
162,7
163,6
162,8
165,5
161,3
163,8
162,3
155,8
157,7
157,5

163,3
162,3
163,1
166,5
163,9
165,7
162,1
165,5
164,1
163,0
164,9
163,3
163,6
164,5
166,8
164,2
165,5
164,9
166,7
163,9
166,9
163,5
164,7
163,9
164,6
166,1
164,5

TOTALE *)

161,3

(*) non comprende il 1891

Tabella 6.3.a: Stature medie per anno nei tre comuni presi singolarmente e insieme

Per quanto riguarda gli abitanti di Venaus si nota (tabella 6.3.a) che negli anni dal 1866 al 1891, i coscritti
erano decisamente più bassi rispetto a quelli nativi di Giaglione e Chiomonte. Il motivo di questa
discrepanza è ancora da scoprire.
Classe anni CHIOMONTE GIAGLIONE VENAUS
TOTALE
1866-70
165,16
164,35
159,90
163,82
1871-75
165,70
165,11
161,10
164,20
1876-80
165,16
165,95
161,97
164,60
1881-85
166,18
165,41
163,04
165,03
1886-90
165,65
166,62
160,14
164,65
Tabella 6.3.b: Stature medie per quinquennio nei tre comuni presi singolarmente e insieme

L’andamento della tabella 6.3.b è rappresentato in figura 6.3.b.

39

167,0

165,0
163,0

CHIOMONTE

161,0

GIAGLIONE

159,0
157,0

VENAUS
TOTALE

Figura 6.3.b: Stature medie per quinquennio nei tre comuni presi singolarmente e insieme

Come si può notare, anche in Val Susa - come nel resto d’Italia- si osserva un aumento di statura (poco
meno di 2 cm nei 3 paesi considerati). Tale aumento si interrompe, tranne che per Giaglione, con le classi
dal 1886 al 1890. Molto probabilmente l’interruzione della crescita per i coscritti di Chiomonte e
soprattutto di Venaus è da mettere in relazione con gli effetti della crisi economica di fine ‘800 (cfr.
Introduzione - Capitolo 1), durante la quale le classi del 1886-90 sono cresciute. D’altra parte non è facile
capire perché ciò non sia successo anche per i nativi di Giaglione, la qual cosa al momento rimane
insoluta.
Classe anni
1866-70
1871-75
1876-80
1881-85
1886-90

CHIOMONTE GIAGLIONE VENAUS
TOTALE
91
77
41
209
98
75
69
242
96
79
61
236
76
74
58
208
95
78
55
228

Tabella 6.3.c: Numero di soggetti misurati per quinquennio nei tre comuni presi singolarmente e insieme

6.4 STATURA NELLE CLASSI 1881-85 E 1886-90 A GIAGLIONE, CHIOMONTE E VENAUS
Il confronto tra la struttura per classi d’età nei tre comuni all’inizio e alla fine del periodo d’osservazione
(cfr. figure 6.4.a, 6.4.b e 6.4.c) sembra essere esplicativo delle peculiarità degli andamenti poc’anzi
esposti. Sia a Chiomonte che a Venaus si può notare come nell’ultimo periodo la distribuzione tenda a
diventare asimmetrica positiva, con molti soggetti concentrati dalla parte delle stature più basse.
Soprattutto a Venaus, nel quinquennio 1886-1890, si osserva un numero inusitato di soggetti di altezza
molto bassa, inferiore a 155 cm: ben 17 su un totale di 55 coscritti (=31%)! Nel quinquennio precedente
la proporzione di coscritti alti meno di 155 cm era del 7% soltanto. Analogamente, una diminuzione
consistente si osserva anche tra le classi medio-alte che appaiono sottorappresentate rispetto al 1881-85.
Ciò non si verifica tra i coscritti di Giaglione la cui distribuzione per classi di statura, anzi, tende a farsi
asimmetria negativa, con diversi casi di altezze al di sopra della media. Come detto, non si è trovata
ragione plausibile che possa aver differenziato le stature rispetto agli altri due paesi della val Susa.

40

Giaglione

30

25

'1881-85

20

'1886-90

15
10
5
0

Figura 6.4.a: Diversa rappresentatività delle varie classi di statura nel
passaggio dal quinquennio 1881-85 al 1886-90 a Giaglione

35

Chiomonte
'1881-85

30

'1886-90

25
20
15
10
5
0

Figura 6.4.b: Diversa rappresentatività delle varie classi di statura nel
passaggio dal quinquennio 1881-85 al 1886-90 a Chiomonte

20
15

Venaus
1881-85
1886-90

10
5
0

Figura 6.4.c: Diversa rappresentatività delle varie classi di statura nel passaggio
dal quinquennio 1881-85 al 1886-90 a Venaus

41

6.5 VARIABILITA’ DELLE MEDIE STATURALI PER PERIODO E COMUNE
CLASSI LEVA
1866-70
1871-75
1876-80
1881-85
1886-90
TOTALE

CHIOMONTE
N
sM
91
0.721
98
0.671
96
0.617
76
0.729
95
0.751
456
0.312

GAGLIONE
N
sM
77
0.702
75
0.755
79
0.704
74
0.652
78
0.744
383
0.320

VENAUS
N
sM
41
1.149
69
1.112
61
0.746
58
0.740
55
1.180
284
0.450

Tabella 6.5.a: Numerosità e errore standard per periodo e comune

Naturalmente i valori reali delle medie delle stature dei coscritti nel tempo non sono noti. E’ possibile
stimare l’intervallo fiduciale in cui dovrebbe cadere con il 95% di probabilità la media μ reale tramite la
relazione

P(m-t0.05sM < μ< m+t0.05sM)
dove sM è l’errore standard della media = s/√N ; s è la deviazione standard del campione e
t0.05 è il valore del t di Student (per p=0.05) per i g.d.l. dati dal numero di osservazioni N -1.
I valori dell’errore standard sono funzione, oltre che della variabilità insita nelle stature, anche del
numero di osservazioni. E’ possibile avere un’idea della variabilità delle medie ripulite dall’effetto di N
costruendo un grafico (figura 6.5.b) con in ascissa N e in ordinata sM. A parità di N, i punti posti più in
alto nel grafico sono quelli a maggiore variabilità della media.
Come si può notare, la variabilità a Venaus è decisamente maggiore che a Giaglione e Chiomonte.
Questo è riflesso soprattutto dell’elevato numero di soggetti di bassa statura riscontrati proprio tra i
coscritti di Venaus.

Figura 6.5.b: Valori dell’errore standard in funzione del numero di osservazioni

42

CAPITOLO 7.
RISULTATI E CONCLUSIONI
VARIAZIONE DELLA STATURA ENTRO FAMIGLIA
7.1 ANALISI DELLE FRATRIE
A partire dalle liste di estrazione, utilizzando la tecnica mutuata da quella classica della ricostruzione
delle famiglie (cfr. capitolo Metodi: la ricostruzione delle fratrie”) sono state estrapolate 263 fratrie di
coscritti “misurati”, le quali sono così composte:
162 con 2 fratelli, 71 con tre fratelli, 21 con 4 fratelli, 6 con 5 fratelli, 2 con 6 fratelli, 1 con 7 fratelli.
Bisogna rimarcare che, come componenti delle varie fratrie, vengono considerati solo i fratelli maschi
che, presentatisi alla visita di leva, sono stati effettivamente soggetti alla visita. Una volta individuate le
fratrie sono stati costruiti alcuni database.
Le tabelle (7.1.a.b.c.d) mostrano gli elementi essenziali dei database. Le colonne da STATURA_1 a
STATURA_7 contengono rispettivamente le altezze dei fratelli dal più anziano al più giovane.

Tabella 7.1.a: Database fratrie 2 elementi.

43

Tabella 7.1.b: Database fratrie 3 elementi

Tabella 7.1.c: Database fratrie 4 elementi

44

Tabella 7.1.d: Stature e differenze nelle fratrie con 5,6,7 elementi

La statura media delle fratrie costituite da 2, 3, n fratelli è la seguente:
- 162 fratrie con 2 fratelli:
165.50 cm
71 fratrie con 3 fratelli:
163.39 cm
- 21 fratrie con 4 fratelli:
164.39 cm
- 6 fratrie con 5 fratelli:
161.45 cm
Un primo aspetto di quella che è l’ipotesi di base (diminuzione della statura con l’ordine di nascita)
sembra trovare conferma: la statura media diminuisce con il crescere delle dimensioni della fratria
(in realtà si riscontra un aumento della media delle fratrie da 4 rispetto a quelle da 3 ma nell’insieme la
diminuzione è palese). Dato che le risorse pro-capite dovrebbero diminuire al crescere delle dimensioni
del nucleo famigliare (cfr.capitolo2) e ipotizzando che la diminuzione di tali risorse abbia l’effetto di
deprimere la crescita staturale (cfr. capitolo 2), i risultati testé esposti sembrano andare proprio in tale
direzione, almeno per quanto riguarda la media delle stature. Ma all’interno di ciascuna classe di
fratrie (da 2, da 3, da n individui) quale è la dinamica staturale ? E’ quanto verrà illustrato nei paragrafi
successivi.
La colonna Result delle tabelle da 7.1.a fino a 7.1.d contiene sinteticamente il risultato dei confronti
progressivi tra coppie di fratelli successive. Il segno + indica che c’è stato un aumento staturale tra il
fratello di ordine n ed il successivo di ordine n+1. Il segno – indica una diminuzione. Infine, il segno U
(=uguale) indica che le stature erano le stesse. Nelle colonne successive (Diff2-1; Diff3-2; Diff4-3 etc) è
riportata l’entità di ciascuna differenza.

ANALISI SUI DATABASE
Nella tabella 7.1.e sono mostrati i risultati dei confronti tra coppie di fratelli di ordine n e n+1, in termini
di aumenti/diminuzioni e della loro entità (media).
(2-1) sta ad indicare lo scarto tra l’altezza del primo e del secondo fratello
(3-2) sta ad indicare lo scarto tra l’altezza del secondo e del terzo fratello
(4-3) sta ad indicare lo scarto tra l’altezza del terzo e del quarto fratello

45

Come detto, il segno + indica i casi di aumento staturale , mentre il segno meno indica i casi di
diminuzione staturale. Nella colonna N° è indicato il numero degli aumenti, diminuzioni e uguaglianze e
nella colonna a fianco è indicata l’entità media di tali aumenti e diminuzioni.
Fratelli coscritti

2

3

4



2- 1



3- 2



+

69

5.28

EQ

88
5

-5.36

+

36

6.12 39

5.46

-

32

-5.05 32

-5.43

EQ
+
-

3
11
10

0
5.65 11
-5.04 10

7.52 11
-6.70 10

4- 3

4.61
-5.08

Tabella 7.1.e: Risultato dei confronti tra coppie di fratelli di ordine n e n+1

7.1.1

FRATRIE CON 2 FRATELLI

Sono state identificate 162 fratrie formate da due soli fratelli visitati. I casi in cui si ha un aumento di
statura dal primo al secondo fratello (cfr. tabella 7.1.e)sono 69 (contrassegnati dal segno +), mentre i casi
di diminuzione sono 88 (contrassegnati dal -); per coppie di fratelli la statura rimane invariata
(contrassegnati da una U). Quindi nelle fratrie con 2 fratelli, il numero di casi di diminuzione staturale è
leggermente maggiore di quello nei quali si verifica un aumento dell’altezza. La statura, per queste
fratrie, sembra calare con l’ordine di nascita. Tuttavia l’entità del calo non presenta significatività
statistica: il test t per campioni dipendenti dà p(H0)=0.21 e quello non parametrico di Wilcoxon dà
p(H0)=0.22 (tabella 7.1,f), dove l’ipotesi H0 è che non esista differenza significativa tra le medie
staturali del più vecchio e del più giovane dei due fratelli.

Test t-student
p(H0)
Test di Wilcoxon p(H0)
Accetto H0?

2-2 v.s 2-1
0,21
0,22
SI

3-2 v.s 3-1 3-3 v.s 3-2 4-2 v.s 4-1 4-3 v.s 4-2 4-4 v.s 4-3
0,32
0,49
0,71
0,68
1
0,49
0,39
0,7
0,69
0,77
SI

SI

SI

SI

SI

Tabella 7.1.f: Risultati dei test nei confronti tra le stature di coppie successive di fratelli

Entità delle differenze tra primo e secondo fratello.
La media generale delle differenze tra le stature di coppie di fratelli è uguale a -0.7 cioè, in media, c’è
stato un calo di 0.7 cm nel passaggio dal primo al secondo fratello. Le differenze sono in media di 5.28
cm, nei casi in cui si ha un aumento e di -5.36 nei casi in cui si ha una diminuzione della statura. Le

46

deviazioni standard di dette differenze (non tabulate) sono di 4.0 per le diminuzioni di statura e di 4.5 per
gli aumenti staturali. In generale la deviazione standard è di 6.7.
7.1.2 FRATRIE CON 3 FRATELLI
Alcune casistiche di questo database sono riportate nella tabella 7.1.b . Sono state considerate le
differenze di statura tra il primo e il secondo fratello e quelle tra il secondo e il terzo. I doppi aumenti
successivi, le doppie diminuzioni e le altre possibili combinazioni sono mostrati nella tabella 7.1.b . In
totale si hanno 71 fratrie di tre elementi ciascuna. In sostanza gli aumenti di statura tra coppie di fratelli,
indipendentemente dall’ordine di nascita, sono 39 e le diminuzioni sono 32 (non mostrato in tabella); la
statura sembra quindi aumentare con l’ordine di nascita. Per valutare meglio occorre diversificare
l’analisi tra prima coppia di fratelli e quella successiva.
Differenze tra primo e secondo fratello:
Le differenze tra il primo e il secondo fratello, nei casi in cui si ha un aumento, sono in media di 6.12 cm;
nei casi in cui si ha una diminuzione, sono in media -5.05 cm; la media generale delle differenze è uguale
a 0.8 , cioè in media c’è stato un aumento di 0.8 cm nel passaggio dal primo al secondo fratello.
Ora bisogna vedere quanto le varie differenze tra il primo e il secondo fratello, si scostano dalla media:
nel caso degli aumenti la deviazione standard è di 5.0; nel caso delle diminuzioni è di 3.5; nel caso
generale la deviazione standard è di 6.9. Questi valori sono emblematici della grande variabilità tra le
stature dei fratelli di ordine n e n+1.
L’entità di tale aumento in realtà non presenta significatività: il test t per campioni dipendenti dà
p(H0)=0.32 tra il primo e il secondo fratello, p(H0)=0.49 tra il secondo e il terzo fratello e quello non
parametrico di Wilcoxon dà p(H0)=0.49 tra il primo e il secondo fratello e p(H0)=0.39 tra il secondo e
il terzo fratello, dove l’ipotesi H0 è che non esista differenza significativa tra le medie staturali del più
vecchio e del più giovane dei coscritti.
Differenze tra secondo e terzo fratello:
Le differenze tra il secondo e il terzo fratello, nei casi in cui si ha un aumento, sono in media di 5.46 cm;
nei casi in cui si ha una diminuzione, sono in media di -5.43 cm (cfr. tab 7.1.e); la media generale delle
differenze è uguale a 0.6 , cioè in media c’è stato un aumento di 0.6 cm nel passaggio dal secondo al terzo
fratello. Anche in questo caso, le deviazioni standard (non in tabella) sono decisamente alte: 3.8 nel
caso degli aumenti e 4.1 nelle diminuzioni di statura ; nell’insieme, la deviazione standard è di 6.7.
Differenza con le medie precedenti:
Data l’entità della variabilità delle differenze tra le stature delle coppie di fratelli successivi, si è pensato
di affiancare a tale analisi un’altra, i cui riferimenti, per ciascuna fratria, sono dati dalle medie delle
stature di ordine da 1 a n-1. Questo dovrebbe attenuare gli scostamenti riequilibrandoli e dando maggior
unitarietà alla dinamica staturale intra-famigliare. Operativamente, per ogni fratria di almeno 3 fratelli,

47

viene calcolata la differenza tra la statura di ordine n e la media delle stature di ordine 1,2..n-1 (tabella
7.1.g)

Tabella 7.1.g: Fratrie di 3 componenti e variazione tra ciascuna statura n e la media delle stature 1..n-1

I casi di aumento sono ancora contrassegnati da un segno +, le diminuzioni da un segno - e le uguaglianze
da una U. Quindi risultano 9 disposizioni con ripetizione di 3 elementi (+,-,U) presi a gruppi di 2: ++,
+U, U+ (aumenti), U-, -U, -- (diminuzioni), +-, -+ (aumenti e diminuzioni) UU (uguaglianze).
Globalmente gli aumenti sono 22 e le diminuzioni sono 17, quindi anche con quest’altro tipo di analisi
si registra un aumento di statura con l’ordine di nascita. Da notare come non ci sia differenza neppure tra
il numero di diminuzioni (non mostrato in tabella) tra 1 e 2 (32 casi) e quelli tra 1 e la media(2-3) (32
diminuzioni, casualmente uguale al valore precedente). Analoga circostanza si riscontra con gli aumenti:
36 tra 1 e 2 e 38 tra 1 e media(2-3). In altre parole, aumenti e diminuzioni sembrano equiripartirsi
secondo l’ordine di nascita.
7.1.3

FRATRIE CON 4 FRATELLI

In questo database sono state considerate prima le differenze di statura tra il primo e il secondo fratello,
poi quelle tra il secondo e il terzo, infine quelle tra il terzo e il quarto (tabella 7.1.c). Sono state reperite 21
fratrie costituite da 4 elementi ciascuna.
I casi di aumento sono ancora contrassegnati da un segno +, le diminuzioni da un segno - e le uguaglianze
da una U. In totale ci sono 27 possibili disposizioni con ripetizione di 3 elementi (+,-,U) presi a gruppi di
3. Nel database si conteggiano: 4 ++-, 6 +-+, 3 -++ (13 aumenti); 1 ---, 4-+-, 2--+, 1+-- (8
diminuzioni). In sostanza gli aumenti sono 13 e le diminuzioni sono 8, quindi anche in questo caso la
statura sembra aumentare con l’ordine di nascita. Anche il trend degli aumenti supera il trend delle

48

diminuzioni, perché la statura dal terzo al quarto fratello aumenta in 11 casi e diminuisce in 10 casi.
Come per i casi precedenti, l’entità di tale aumento non presenta significatività: il test t per campioni
dipendenti dà p(H0)=0.71 tra il primo e il secondo fratello, p(H0)=0.68 tra il secondo e il terzo fratello,
p(H0)=1 tra il terzo e il quarto fratello mentre quello non parametrico di Wilcoxon dà p(H0)=0.7 tra il
primo e il secondo fratello, p(H0)=0.69 tra il secondo e il terzo fratello, p(H0)=0.77 tra il terzo e il
quarto fratello, dove l’ipotesi H0 è che non esista differenza significativa tra le medie staturali del più
vecchio e del più giovane dei coscritti.
Differenze tra primo e secondo fratello:
Le differenze tra il primo e il secondo fratello, nei casi in cui si ha un aumento, sono in media di 5.65 cm;
nei casi in cui si ha una diminuzione, sono in media -5.04 cm; la media generale delle differenze è uguale
a 0.6 , cioè in media c’è stato un aumento di 0.6 cm nel passaggio dal primo al secondo fratello. Questi
risultati sono in linea con quanto trovato nelle fratrie di minori dimensioni.
La loro variabilità è sempre decisamente elevata: la deviazione standard è di 4.0 nei casi di aumento di
statura e di 3.9 per le diminuzioni; nel complesso la deviazione standard è di 6.7.
Differenze tra secondo e terzo fratello:
Le differenze tra il secondo e il terzo fratello, nei casi in cui si ha un aumento, sono in media di 7.52 cm;
nei casi in cui si ha una diminuzione sono invece di -6.70 cm in media. Nel complesso la media generale
delle differenze è uguale a 0.8 , cioè in media c’è stato un aumento di 0.8 cm nel passaggio dal secondo
al terzo fratello. Le deviazioni standard sono di 3.9 negli aumenti; di 3.8 nelle diminuzioni e di 8.2 nel
complesso, valori elevati, ancora in linea con quelli delle fratrie di minori dimensioni.
Differenze tra terzo e quarto fratello:
Le differenze tra il terzo e il quarto fratello, nei casi in cui si ha un aumento, sono in media di 4.61 cm; nei
casi in cui si ha una diminuzione, sono in media -5.08 cm; la media generale delle differenze è uguale a 0
, cioè in media l’altezza è rimasta invariata nel passaggio dal terzo al quarto fratello.
I valori delle deviazioni standard sono di 2.3 negli aumenti; 3.8 nelle diminuzioni; 5.8 nel complesso. Da
notare come tale variabilità sia minore rispetto a quanto visto per le differenze i fratelli più “anziani”.
Differenza con le medie precedenti:
Analogamente alle fratrie da 3, anche per queste “famiglie” sono state computate le differenze tra
ciascuna statura n e la media delle statura di ordine 1..n-1. Globalmente gli aumenti sono 13 e le
diminuzioni sono 8, quindi anche con questo tipo di analisi si registra un aumento di statura con l’ordine
di nascita. Tali valori non mostrano significatività statistica ma certamente non vanno ad avvalorare
l’ipotesi di base: che la statura diminuisce all’aumentare del numero dei nati.

49

Tabella 7.1.h: Fratrie di 4 componenti e variazione tra ciascuna statura n e la media delle stature 1..n-1

7.1.4

FRATRIE CON 5-6-7 FRATELLI:

Nel database delle fratrie sono presenti anche 6 fratrie da 5 fratelli, 2 fratrie da 6 e una sola fratria da 7
(tabella 7.1.d). Data l’esiguità dei numeri non è stata effettuata alcuna analisi statistica sulle differenze
riscontrate in dette fratrie. Ciononostante è emblematico come per esse gli aumenti (+) siano
preponderanti rispetto alle diminuzioni (-) nelle fratrie da 5: si conteggiano infatti 16 aumenti e 7
diminuzioni. Inoltre se si ricavano le altezze medie dei fratelli nati per primi e si confrontano con quelle
dei fratelli nati per secondi, per terzi e così via.. si nota ancora una volta, un aumento di statura con
l’ordine di nascita.
Differenza con le medie precedenti:
Il semplice raffronto di ciascuna statura entro fratria con la media delle precedenti conferma come anche
per le famiglie più numerose si abbia una preponderanza dei segni + di aumenti staturali rispetto ai –
delle diminuzioni. La sola eccezione si riscontra per l’unica fratria di 7 fratelli, nella quale si verifica un
solo aumento e ben 5 diminuzioni. Trattandosi di un caso singolo, naturalmente non può certo essere
additato a modello generale…


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