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Fabio Fazio e la Rai un valore, non un costo .pdf


Nome del file originale: Fabio Fazio e la Rai un valore, non un costo.pdf
Autore: Alessandra Camera

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Fabio Fazio e la Rai un valore, non un costo
Aldo Cazzullo su Fazio e la RAI: “Credo che, quando si stabilisce o si discute il compenso di una
persona, non ci si debba chiedere quanto costa, ma quanto vale (…)”.

Caro Aldo,
mi piacerebbe conoscere la sua opinione sul caso Fazio. Può, deve, il servizio pubblico accettare di
pagare un suo «pezzo pregiato» fior di milioni aumentando il compenso precedente? Avrei voluto
vedere se Fazio, andando altrove, si sarebbe portato con sé i suoi fan. Valentina Micillo, Milano
Cara Valentina,
Ho ricevuto molte lettere sul tema, alcune decisamente più assertive della sua. Credo che, quando
si stabilisce o si discute il compenso di una persona, non ci si debba chiedere quanto costa, ma
quanto vale. Fabio Fazio vale molto, e non solo perché le sue trasmissioni incassano molta
pubblicità, e quindi si ripagano e fanno anzi guadagnare la Rai: per essere concreti, RaiTre perde 15
milioni, ma RaiUno ne guadagna 22.
Per anni Fazio è stato l’unico a riuscire a fare una trasmissione di libri in prima serata (al mattino c’è
quella ormai storica di Corrado Augias). Le trasmissioni di libri non funzionano se hanno un
approccio penitenziale, se comunicano questo messaggio: «Ora basta guardare sciocchezze, mettiti
in ginocchio sui ceci, allaccia il cilicio e diventa migliore». Così la gente cambia canale. Se invece il
messaggio dice in sostanza «stasera parliamo della vita, ridiamo, ci emozioniamo, ci indigniamo, e
se vi interessa c’è questo libro», allora una parte significativa di pubblico risponde. In questo modo
Fazio non solo ha portato in tv David Grossman e Daniel Pennac, Abraham Yehoshua e Emmanuel
Carrère, Umberto Eco e Mario Vargas Llosa, insomma i più importanti scrittori del nostro tempo;
ha dato loro un pubblico che in altre trasmissioni non avrebbero avuto. Questo non significa
condividere tutto quello che Fazio fa o pensa. Ad esempio su Roberto Saviano ho un’opinione

diversa dalla sua. Però credo che Fazio interpreti in modo corretto quel che dovrebbe fare il
servizio pubblico.
Si parla spesso di dedicare una rete alla cultura, togliendole la pubblicità. Sarebbe un esperimento
interessante. Ma credo che un canale culturale dovrebbe comunque puntare ad avere un pubblico
ampio. Abbiamo, con rare eccezioni, una classe di accademici che disprezzano la divulgazione
perché disprezzano il popolo, anzi il volgo, e sono convinti di essere giudicati tanto più bravi quanto
più sono oscuri. Questo aumenta il ruolo e la responsabilità della tv pubblica nella divulgazione e
quindi nella formazione, come sostiene da sempre Piero Angela. Ora suo figlio Alberto ne ha
raccolto il testimone. Il problema della Rai è avere più Alberto Angela e più Fabio Fazio; non meno.
Fonte Corriere della Sera


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