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JUVETORO n. 1 DERBY OK bassa .pdf



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GIORNALE DEI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno VII - N. 1 - 23 SETTEMBRE 2017 - Copia omaggio
3 domande a BB

Punto Juve

Punto Toro

Controcorrente

“Toro cresciuto ed
ambizioso ma Juve
favorita anche per
lo scudetto”

Luci ed ombre
di inizio stagione
Madama non brilla
ma in campionato vince

Due campioni e tante
distrazioni. Ma i granata
hanno l'obbligo di
centrare l'Europa

Questa Var è una
sciagura: lede l’autorità
arbitrale e rischia di
snaturare il calcio

a pag. 5

a pag. 6

a pag. 7

a pag. 2

RITUFFIAMOCI NEL DERBY

Allo Stadium Juve e Toro scrivono un nuovo capitolo
della sfida che fa impazzire la CITTÀ
JUVENTUS-TORINO | SABATO 23 SETTEMBRE ORE 20.45

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2

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3 domande a... Bruno Bernardi

“Toro cresciuto ed ambizioso, quasi come una volta...”
“Ma la Juve resta favorita anche per lo scudetto. Higuain farà ancora meglio della scorsa stagione...”

B

runo Bernardi, torna il
derby della Mole e con
esso speranze e sogni dei
tifosi di ambo le parti…
Con il Toro cresciuto e ambizioso sembra quasi di
essere tornati ai derby lunghi un intero campionato,
quando i granata avevano
costruito una squadra in
grado di contrastare l’egemonia della Juventus e lottare per lo scudetto, che poi
arrivò in modo clamoroso
27 anni dopo la tragedia di
Superga. Altri tempi si dirà,
ed è vero. E oggi non è certo la stessa cosa. Ma ricordo
che la Juve si fece rimontare nel finale di quel campionato ’75-’76 al termine
di uno sprint vincente per il
Toro di Gigi Radice, rimonta
resa possibile anche grazie
a problemi vari che la Juve
dovette affrontare inanellando tre sconfitte consecutive. Ma questa è un’altra
storia. L’attuale classifica
vede invece un’altra corsa
a due in testa alla graduatoria dopo cinque partite. Al

posto del Torino c’è il Napoli a braccetto con la Juve
dei sei scudetti consecutivi.
Entrambe a punteggio pieno. Il Napoli tiene il passo,
ha capito forse come dare
continuità al suo cammino
e ha i numeri per progetti
ambiziosi. Anche se Madama Juve è più abituata a
questo tipo di corsa e per
me resta la favorita, avendo
a disposizione un gruppo di
giocatori molto equilibrato
con un cocktail di qualità e
quantità davvero di valore
anche se non è ancora riuscita ad esprimere il meglio
del suo repertorio. Lo farà
appena avrà l’organico al
completo e i meccanismi gireranno a dovere.
Il Napoli quindi è la vera
candidata allo scudetto

insieme ai bianconeri? E
proprio un ex partenopeo,
Higuain, dovrebbe trascinare con i suoi gol la
squadra invece l’argentino
sembra l’ombra del giocatore che abbiamo ammirato…
In questo momento il ‘Pipita’ sta faticando molto ma
sono sicuro che al termine

della stagione farà ancora meglio della scorsa, in
quanto a gol e rendimento… Lui è un campione, non
ci sono dubbi. In quanto al
Napoli è un po’ presto per
dire se sia una squadra
da… tricolore. Il Napoli non
scherza, il suo Maradona è
un certo Mertens che fa gol
da qualunque posizione ma
la Juve ha il suo fuoriclasse. Si chiama Paulo Dybala
ed è in testa alla classifica
cannonieri da solo. Il genio
argentino ha sbalordito in
campionato con i suoi gol
uno più bello dell’altro. Si è
preso una sola pausa contro la Fiorentina dovuta
alla vicinanza degli impegni. Non è facile smaltire in
due tre giorni scorie e fatiche mentali. Ma quando si
ha un gruppo di giocatori di
qualità e quantità si riesce
a mascherare anche il momento meno brillante, come
ha fatto la Juve mercoledì,
riuscendo a portare comunque a casa i tre punti. In Europa invece non si è partiti
con il piede giusto ma può
succedere di avere un incidente di percorso. Inoltre
a Barcellona il punteggio

è stato troppo pesante per
quelli che erano i demeriti
della Juve, capace di disputare un buon primo tempo.
Ma c’è ancora tempo per
rimettere le cose a posto e
puntare alla qualificazione
al turno successivo.
Veniamo al Toro. Dove
può arrivare la squadra di
Mihajlovic?
Per ora guarda con il naso
all’insù le prime della classe ma potrebbe diventare
una squadra guasta-feste
per le grandi, grazie anche
al tandem Belotti-Liaic: due
bocche da fuoco che hanno numeri di alta scuola
come hanno dimostrato anche in queste ultime gare e
che dovranno però essere
supportati dalla squadra
per puntare almeno alla
qualificazione in Europa
League. Questo deve essere l’obiettivo minimo. Per
quanto riguarda il tecnico
serbo sento molti tifosi che
vorrebbero una squadra un
po’ meno spregiudicata del
solito allo Stadium, sabato
sera. Io credo che Mihajlovic deve trovare il giusto
equilibrio: non deve essere
né troppo spregiudicato ne

troppo difensivo. La parola
magica è sempre la stessa: equilibrio. Mihahlovic

deve certamente provare a
creare problemi alla difesa juventina ma allo stesso tempo dovrà arginare
la superiorità tecnica dei
bianconeri in fase offensiva
altrui. Lo può fare? Credo
di si. È di sicuro un esame
anche per lui, che sarà caricato anche dall'ambizione
di trascinare per la prima
volta alla vittoria il Toro allo
Stadium…
Roberto Grossi

(Da sx a dx: Betancur e Dybala;
Belotti; Higuain e Chiellini; Iago
Falque, Belotti e Lijaic)

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Forum Giornalisti

Juve fisicamente non al top. E Dybala potrebbe riposare
Bene Bentancur. Ma nella stracittadina occorrono Matuidi e Pjanic. Higuain problema mentale

A

rchiviato il turno infrasettimanale di campionato, che ha visto entrambe
le formazioni torinesi vittoriose, Torino si prepara a
vivere un derby d’alta quota tra una Juve a punteggio
pieno e un Toro lanciatissimo dal successo ottenuto sul campo dell’Udinese.
Ad ospitare la sfida sarà
ancora lo Stadium, teatro
dell’ultimo confronto tra
bianconeri e granata, impreziosito dalla punizione
gioiello di Adem Ljajic e
dalla rete del pareggio juventino firmata da Gonzalo
Higuaim già mattatore del
derby di andata al Grande
Torino. Un Higuain che è
apparso un po’ imballato,
come del resto tutta la Juve,
nella partita di mercoledì
scorso contro la Fiorentina.
Sabato sera ci sarà bisogno
del miglior Higuain – e della
migliore Juve – per affrontare al meglio la stracittadina contro un Torino che
arriva allo Stadium gasatissimo dal successo ottenuto
in terra friulana. E’ l’opinione espressa da alcuni popolari giornalisti sportivi della
televisione, che sono stati
interpellati da 'JuveToro'
nella pancia dello Stadium
appena dopo il successo di
misura degli uomini di Allegri sui viola e in vista del
primo derby della Mole della stagione.
“La Juve vista contro la
Fiorentina non mi ha fatto
una grande impressione.
– spiega Gianni Balzarini,
inviato delle reti Mediaset
alle partite dei bianconeri

–. Il fatto che i viola siano
riusciti a mantenere viva la
partita pur essendo rimasti in inferiorità numerica
significa che la condizione
fisica degli uomini di Allegri non è ancora al top.
Contro la Fiorentina il giocatore bianconero che mi è
piaciuto di più è stato Bentancur, anche se nel derby
tornerà sicuramente Pjanic
a formare la linea mediana insieme a Matuidi. Ma
soprattutto dovrà tornare
a vedersi la vera Juve, che
dovrà essere per forza diversa da quella sotto ritmo
vista contro i viola, per non
rischiare di rendere ancora
più complicata una partita
già di per sé insidiosa come
il derby”.
Per Alessandro Alciato,
giornalista della pay-tv Sky,
sarà la sfida fra i bomber
Higuain e Belotti a decidere
il derby della Mole. Un gol
nel derby potrebbe aiutare l’argentino della Juve a
sbloccarsi dopo un inizio
di campionato un po’ sotto
tono: “Penso che il problema di Higuain sia soprat-

tutto a livello mentale. Un
attaccante vive per il gol e
quando non riesce a trovare la via della rete, come è
successo ad Higuain nelle
ultime partite, rischia di innervosirsi. Un gol nel derby
sarebbe un’ottima medicina per aiutarlo a superare

questa piccola crisi”.
Per Antonio Paolino, altro
volto noto ai tifosi bianconeri sulle reti Mediaset
(commenta le partite della
Juve su Premium), contro il
Toro il tecnico juventino potrebbe addirittura cambiare modulo: “Penso che nel
derby Allegri farà riposare

sia Dybala che Cuadrado,
considerato che la prossima settimana ci sarà la
partita di Champions contro l’Olympiakos. Mi aspetto di vedere un 4-3-3 con
Bernardeschi e Douglas
Costa ai lati di Higuain. Ma,
a prescindere dal modulo,
sarà importante che i bianconeri diano un’accelerata
al processo di crescita che
è ancora in via di compimento, al di là delle cinque
vittorie ottenute nei primi
cinque turni di campionato.
Nonostante Mihajlovic cerchi di proporre un gioco offensivo con le sue squadre,
mi aspetto che nel derby
il Toro giochi più o meno
come ha fatto la Fiorentina,
ovvero cercando di bloccare la Juve. Oltre al solito Be-

lotti, i bianconeri dovranno
fare particolare attenzione
a Ljajic e Iago Falque, che
sono, insieme al 'Gallo', gli
elementi più pericolosi della squadra granata”.

Tifosi, attesa e fastidio
D

i nuovo?
Beh, forse trattandosi
di stracittadina
di Torino, sarebbe meglio
dire: “Tùrna?”
Perché per noi
il fastidio di andarci a scontrare con “quelli là”, che aspettano tutto
l'anno una partita come manna dal cielo, è non solo
evidente, ma quasi solido. Si sa che le stelle vivono di
luce propria e di stelle ne abbiamo addirittura 3: siamo
illuminati a giorno, altroché. Si capisce quindi perché
gente che vive nelle tenebre, assaporando spesso solo
il gusto amarognolo della soddisfazione per le sconfitte
altrui, attenda questa occasione di luce intensa. Ahi loro,
di luce riflessa trattasi. Come per un pianeta, un subalterno, un inferiore. Non è sempre stato così, nella storia, ma molto sovente, praticamente sempre, negli ultimi
anni. Non c'era storia, non c'era confronto, non c'era
gusto. Loro si presentavano, li randellavamo e tornavano
dopo qualche mese per la stessa solfa. Pare che ora il
divario si sia accorciato o per lo meno rientrato in limiti
accettabili. Per loro, che per noi il fastidio aumenta. Se
per i “mulitta” vincere il derby è fonte di pellegrinaggio
a Superga, a noi serve a tappar loro la bocca e vivere in
santa pace a contatto di gomito fino al prossimo. Comunque in classifica sono 3 punti, non uno di più. Siamo
la Juve, giochiamo a casa nostra, non ce ne deve essere
per nessuno. A maggior ragione per l'altra squadra di
Torino… P.S. Giorni fa un tifoso granata si lamentava del
prezzo del settore ospiti. “Ladri (che bella novità dare
dei ladri a noi altri!), ladroni, 50 euro nel settore ospiti...” “Amico, gli ho risposto, a parte che il dottore non ti
ha fatto la ricetta, ma ricordati bene che vieni a vedere
LA JUVE, un piccolo sacrificio lo puoi fare...”

Giovanni Rolle
Marco Venditti

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Marco Sanfelici

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Punto Juve

Luci ed ombre di inizio stagione
L

'autunno torinese, la
stagione più struggente
e densa di colori, dentro i
viali della città ed attorno
ad essa tra collina e monti, si presenta col botto. E'
derby della Mole, signore e
signori: un'ultima vampata
di calore, da ricordare a
lungo nelle serate fredde,
ovviamente per chi lo vince.
La Juventus arriva alla
stracittadina con una situazione di classifica invidiabile, essendo in testa in
coabitazione con il Napoli,
in accordo con i pronostici
di tutti gli osservatori. Siamo solo agli inizi di una annata gravosa, per la quale
si prevedono mediamente,
nella migliore delle ipotesi,
60 partite da giocare sempre al massimo e con la
coda dei Mondiali di Russia,
traguardo imprescindibile
per molti dei componenti la
rosa.
Madama non brilla, i primi
passi sono stati alquanto
tremebondi, se si pensa alla
Supercoppa persa all'ul-

timo secondo e l'esordio
traumatico in Champions
League. Eppure, la squadra
regge e sembra lievitare di
condizione col passare del
tempo, con una differenza
reti migliore, rispetto alla
partenza dello scorso anno.
Problema di amalgama tra i
vecchi ed i nuovi, tra situazioni tattiche collaudate e
novità non ancora completamente assimilate? E' la
non perfetta ed omogenea
forma di tutti i componenti? Forse.

Se a fronte di un Dybala
ispirato o di un Mandzukic
sovente decisivo, si contrappone un Higuain che
si trascina per il campo,
ombra di se stesso, o la
perdita della proverbiale
imperforabilità della difesa, i dubbi sorgono. Pjanic
cresce a vista d'occhio, è
vero, ma Lichtsteiner, per
altro sempre generoso, inizia a mostrare i limiti di
una carriera spesa a correre senza sosta. Mancano
le geometrie di Marchisio,

Sabato 11 Novembre 2017
– VIAGGIO IN BUS IN ANDATA E RITORNO
– BIGLIETTO D'INGRESSO AL SALONE
– ASSISTENZA DI ACCOMPAGNATORE AGENZIA

PARTENZA GARANTITA DA:
SALUZZO, SAVIGLIANO,
CARMAGNOLA E TORINO

€ 56,00

Minimo 25 partecipanti

l'intelligenza tattica di Khedira nella zona nevralgica
del campo, laddove però
Matuidi ha portato presenza fisica e tigna. Il francese
è di gran lunga l'acquisto
estivo più azzeccato, fino ad
ora, insieme ad un ragazzo
di grande futuro come Rodrigo Bentancur, uruguagio
di grande personalità, che
ha contribuito non poco a
risolvere la pratica Fiorentina nel turno infrasettimanale. Luci ed ombre, insomma.
Allegri è costretto ad utilizzare copiosamente il turn
over per preservare energie e garretti. Diventa fondamentale “portare a casa”
le partite “sporche”. Il risultato di misura con la Viola
appena mercoledì scorso ne
è la prova provata. Vantaggio o limite, allora?
Basterà contro un Torello
imbattuto, che ha imparato
a vincere anche fuori casa e
che attraversa un momento
di forma ottima, aggiunta
alla solita garra da derby?

Con quale formazione il mister farà scendere in campo
i bianconeri all'Allianz Stadium? Sicuramente il pensiero andrà al mercoledì
di Coppa, nel quale battere
l'Olypiacos è obbligo categorico, dopo la scoppola in
terra catalana. Facile il ritorno all'11 di Reggio Emilia, ma non è detto che...
Il derby esula spesso e volentieri dalle logiche tecnico-tattiche, è una gara
umorale, nella quale conta
a volte più l'istinto della

razionalità, la dea bendata
più dell'ordine in campo e
la Juventus, potendo contare su individualità in grado
autonomamente di indirizzare le partite a proprio
vantaggio, parte con il favore del pronostico. Magari
per merito di una giocata
decisiva del Pipita, alla ricerca di quanto sa fare al
meglio, vale a dire la rete.
Marco Sanfelici
(A sx Chiellini e Dybala;
sopra Allegri)

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Punto Toro

Due campioni ma tante distrazioni!
U

EUROPA
Ma le prime 5 gare hanno
dimostrato senza dubbio
che il Toro può lottare fino
alla fine per un posto in
Europa. Il 5° posto attuale fa già bene sperare ma
la qualità offensiva è forse
la garanzia assoluta. D'altronde il Toro è andato in
Europa nel 2013-14 quando Cerci ed Immobile segnarono 35 reti. Belotti e
Ljajic possono sicuramente
fare altrettanto.

na coppia di fuoriclasse, ed altri 9 che rischiano di vanificare tutto.
Il Toro visto contro Samp
ed Udinese ha partorito 4
punti, 5 gol fatti, 4 subiti
e la percezione che forse
manca ancora qualcosa per
avere certezze europee, ma
che Belotti e Ljajic possono
davvero diventare i "gemelli del gol" granata di questo
decennio.
OCCHIO AL RECUPERO
Negli ultimi 3 derby allo
Stadium, il Toro nei minuti
di recupero ha rovinato tutto. I gol di Pirlo e Cuadrado
al '95, e quello di Higuain al
92' nella scorsa primavera,
hanno permesso al Toro di
ottenere un solo punto anziché 5 allo Stadium. Ma
sicuramente nessuna squadra italiana ha fatto soffrire
la Juve in casa come il Toro

nell'ultimo triennio. In realtà anche in Friuli il Toro
al minuto '93 stava vanificando la vittoria e qualche
urlaccio di Sinisa sarà rimbombato nelle orecchie di
alcuni giocatori nel viaggio
di ritorno. La gara di Udine
ha dimostrato che al Toro i
ricambi in difesa sono tanti
e di sostanza: Lyanco, Ansaldi e Molinaro possono
essere i titolari del Toro di
quest'anno insieme con

N'Koulou. Ma se con l'Udinese la amnesie sono state
perdonate contro la Juve la
concentrazione dei Sinisaboys dovrà essere costante.
RICAMBI
Il problema maggiore di
Miha è il recupero: degli
infortunati e delle energie.

In Friuli è stata una battaglia, il tempo per riposare
è mancato. Rincon e Baselli
non hanno sostituti sani validi, Belotti e Ljajic hanno
qualità eccelsa ma sono alla
terza partita in 6 giorni,
sforzo a cui non sono abituati. Iago Falque e Niang
(fin qui molto deludente)
non hanno ricambi validi,
visto che Berenguer e Boyè
non godono della stima assoluta del tecnico.

MODULO A SPECCHIO
"Il derby lo vince la squadra che prevale in più duelli individuali": era il dogma
di Gigi Radice nei derby
degli anni '70 con predominio quasi assoluto del Toro.
Il fatto che il Toro giochi il
4-2-3-1 come la Juve può
davvero trasformare questo
derby in un duello individuale moltiplicato per 11.
Ma la Juve, più ricca, ha
anche più ricambi di qualità. A molti viene il dubbio
se per avere un Niang così
spaesato non sarebbe meglio schierare un mediano
in più anche se nel mercato
estivo il Toro ha 'dimenticato' di comprare un centrocampista ulteriore.
BUFFON-SIRIGU DAL
DERBY AL MONDIALE
Dopo il turn-over contro la
Fiorentina, i pali della Juve
torneranno di proprietà di
Buffon. Agli ultimi europei
Sirigu era la riserva proprio di Buffon. Nel derby si
ritrovano in campo assieme
ma uno contro l'altro. E tra
pochi mesi potrebbero allenarsi di nuovo insieme,
in una tiepida estate russa. Ma prima l'Italia deve
vincere i play-off e Sirigu
continuare come in queste
prime 5 partite.
Alessandro Costa

Ossola: “Miha, maggior cautela!”

S

e il giornalista è lo storico del presente (Umberto Eco dixit), Franco
Ossola è lo storico granata per antonomasia, un
enciclopedia, anzi un wikipedia, pardon "toropedia"
straordinario.
Franco, il derby settembrino non è un evento
consueto...
Sì, è decisamente anomalo.
È accaduto solo 3 volte,
da quando esiste il girone
unico. La prima volta accadde nel lontano 1935
e fini 2-2 e poi 2 volte in
epoca recente. Nel 2007,
gol in fuorigioco (?) di Trezeguet al minuto 95, e nel
2013, ancora 1-0 per la
Juve (Pogba) con Tevez in

off-side sulla linea di porta.
Per il Toro c'è anche un bel
precedente nel settembre
1981, in Coppa Italia. JuveToro 0-1 gol di Dossena.
Bianconeri eliminati e Toro
in finale.
Questo Juve-Toro presenta una novità importante...
È il primo derby con il VAR
e tutti staremo piu sereni.

La Juve ha statistiche impressionanti di punti, anche
perché nelle ultime 3 gare
allo Stadium ha segnato 3
gol nei minuti di recupero.
Al Toro resta una sola vittoria negli ultimi 22 anni.
Però la storia dei derby
ha avuto un andamento
ondulatorio nel secolo
scorso...
Infatti non è stato mai troppo lineare. Da inizio 900
fino al girone unico i derby
hanno vissuto un grande
dominio granata. Negli anni
30 la Juve vinse 5 scudetti

di fila e primeggiava spesso
anche nelle stracittadine.
Gli anni 40 sono quelli del
Grande Torino che nei derby prevaleva quasi sempre.
Gli anni 50 videro netto
dominio Juve, negli anni 60
il Toro rialza la testa, e negli
anni 70 li vince quasi sempre. Equilibrio negli anni 80
ed inizio anni 90. Poi dal
1996 il Toro retrocede ed
il derby si gioca poco.
E da questa sfida cosa ti
attendi?
Mi preoccupa l'atteggiamento tattico molto offensivo di Mihajlovic. Forse in casa della Juventus il
modulo che prevede 2 soli
centrocampisti è troppo
pericoloso. Il centrocampo
della Juve è molto fisico;
per fortuna il Toro dispone
di Rincon che a centrocampo è un grande frangiflutti
ed è il miglior acquisto del
Toro, ma suggerisco a Sinisa maggior cautela tattica.
al.co.

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ControCorrente

Parliamoci chiaro, questa Var è una sciagura
Anche se l’opinione pubblica è in larga parte favorevole, il mezzo tecnologico lede l’autorità arbitrale e rischia di snaturare il calcio
di ENRICO HEIMAN

A

nzitutto una premessa.
Si dice la Var, e non il
Var. Presto spiegato: il marchingegno voluto dall’IFAB,
organo tecnico-ideologico
della FIFA, significa Video
Assistence Referee, che in
inglese vuol dire arbitro.
Dovendo tradurre alla buona, il “referente”, colui che
decide. Quindi Video Assistenza Arbitrale. Ma delle
tre paroline magiche, quella che ne giustifica esistenza e finalità è “Assistenza”.
Ecco perché Var va coniugata al femminile.
Naturalmente gli italiani,
arbitri e giornalisti compresi, per tradizione poco
inclini a scegliere le vie giuste (anche quando vanno a
votare, basta osservare la
cartina di tornasole della
politica nazionale) dicono
quasi tutti il Var. E sui giornali, nelle cronache sportive, trovi nella stessa pagine
una volta la Var e più sotto
il Var. Che è sostanzialmente un errore.
Lo stesso torinesissimo
Rosetti, ex arbitro internazionale incaricato di organizzare e gestire la Var per
tutta la serie A, ha detto in
tivù il Var. Ma forse voleva
intendere i vari arbitri delegati a visionare le partite,
cioè l’individuo preposto.
Per ora la Var funziona a

titolo sperimentale in Italia
e Germania. Inghilterra,
Francia e Spagna non ne
hanno voluto sapere. Ma
c’è stato anche un disastroso episodio nella finale della Supercoppa d’Olanda, col
Vitesse di Arhnem, sotto per
1-0, che si è visto annullare
un gol valido e mentre infuriavano le proteste gli avversari in contropiede hanno segnato il secondo. Così
si è passati dal possibile 1-1
allo 0-2. Che la Var ha puntualmente ratificato.
Da noi si sono già verificati
alcuni episodi poco chiari.
Va detto comunque che la
Var è concepita per ridurre,
e non eliminare completamente, gli errori arbitrali.
Quelli ci saranno sempre.
Com’è noto i casi in cui la
Var può intervenire sono
principalmente
quattro:
fuorigioco, calci di rigore,
gioco violento, scambi di
persona. Quando un arbitro, nel vivo di una mischia,
ammonisce o espelle uno
anziché un altro.
Alla prima giornata di campionato, sabato 19 agosto,
nell’anticipo allo Stadium
tra Juventus e Cagliari, la
Var per la gioia del popolo
anti juventino ha debuttato
decretando un rigore contro i bianconeri che l’arbitro non aveva concesso.
Un contrasto piede contro
piede di Alex Sandro, considerato non grave anche
se l’avversario era caduto in piena area. Palla sul
fondo e calcio d’angolo. Ma

subito il direttore di gara è
stato richiamato all’ordine,
prima cosetta a bordo campo per osservare il video,
quindi ampio gesto con le
mani per indicare la tivù
e concessione del rigore.
Ho assistito all’episodio in
un baruccio di un paesetto
dell’Alto Canavese, per la
cronaca Frassinetto, dove si
conoscono tutti. Con relativo show dei presenti. Subito
un tifoso granata si è rivolto, con tono alla Di Pietro,
a un juventino :”Adesso non
rubate più, la tivù fa vedere
tutto”. Ma un attimo dopo
Buffon ribatte il tiro (non
eccezionale) di Farias. E la
vena giustizialista gli rimane in gola. Per certi tifosi
la Juventus è sinonimo di
furto, anche se non è vero.
Altrimenti non avrebbe
conquistato 35 scudetti. O
meglio 33, perché due sono
stati revocati. Giustamente
o no, è un altro discorso.
Ma torniamo alla Var. Alla
seconda giornata è successo di peggio. All’Olimpico
di Roma (il vero Olimpico)

l’arbitro Irrati non vede un
fallaccio da rigore di Skriniar su Perotti, fatto volare
come un birillo sulla linea di
fondo. Penalty tutta la vita,
ma la Var non interviene,
legittimando il macroscopico errore arbitrale. Poi nel
finale l’Inter, graziata dai
pali, ritrova Icardi e vince.
Nella terza giornata, a San
Siro, in Inter-Spal l’arbitro
Gavillucci non giudica dentro l’area un atterramento
di Joao Mario che invece
vedono tutti. Interviene la
Var ma ci vogliono cinque
minuti per decidere che
quello è rigore. Cos’hanno
combinato nella stanzetta
della tivù ? Dopo venti secondi si è visto un replay
che chiariva tutto, meno
che per il tutor Mazzoleni. Ma alla fine del primo
tempo Gavillucci, di quei
cinque minuti, ne recupera
solo due.
Sorvoliamo, fino a un certo punto, sul pasticcio di
Bologna alla prima giornata, quando l’arbitro Massa
annulla per fuorigioco (se-

gnalato dal guardalinee) un
gol al Torino realizzato da
Berenguer. Solo che il fuorigioco non c’è, ma la Var
non interviene per guasto
tecnico. Non ha registrato
le immagini. Così ai granata
vengono scippati due punti.
Vi sarebbero altri episodi,
non è il caso di ricostruirli
tutti. In alcuni casi si evita
l’errore, ma s’impongono
alcune considerazioni. In
primis, se anche l’arbitro è
convinto della propria decisione, nessuno ha il coraggio (cioè le palle) per dire
no al richiamo della Var.
Senza contare che spesso
il cosiddetto tutor, cioè l’arbitro addetto al video (con
collega minore, due tecnici
e regista) muove da criteri diversi da quello del direttore di gara. Negli anni
Settanta, Boniperti allora
presidente della Juventus
aveva chiesto il doppio arbitro: uno per ciascuna
metà campo, ma si correva
il rischio della difformità di
giudizio. Adesso la tecnologia consente immagini che
una volta non si potevano
ottenere. Basta considerare l’orgia di telecamere
disseminate in ogni stadio.
In più, con la “gol line tecnology” sappiamo subito se
la palla ha varcato o no la
linea di porta.
Quindi non è un rifiuto pregiudiziale della tecnica moderna. Ma quello che non
convince, oltre alla durata
eccessiva delle operazioni Var, massimo un minu-

to direbbe la logica, sono i
criteri applicativi. Secondo
un’indagine della Gazzetta
dello Sport il 79% dei tifosi è favorevole. Salvo poi
cambiare opinione nel momento in cui gli stessi tifosi
si sentiranno danneggiati.
Inoltre la presenza della Var
riduce fatalmente l’autorità dell’arbitro. E basta che
dopo un gol, o l’assegnazione di un rigore, si scateni
una cagnara da parte della squadra che dovrebbe
subirlo perché l’assediato
si rivolga smarrito alla Var
per dire “cosa devo fare?”.
E magari cambia tutto.
In sintesi l’errore fondamentale è voler trasformare il calcio in un gioco
scientifico, perché non lo è.
Il calcio, ricordiamocelo, è
un gioco da prato, tiro-palofuori, tiro-palo-gol. Si gioca
con i piedi, e pure la testa
e qualche vola le ginocchia,
su ampia superficie e in
qualsiasi condizione atmosferica. A meno che non ci
sia un metro di neve. Non
è il tennis, quando bastano
due gocce d’acqua per fermare tutto e rinviare di ore
o anche al giorno topo. La
realtà è che l’abuso di tecnologia eliminerà magari
qualche magagna, ma rischia di snaturare l’essenza
vera del gioco del calcio. Già
si parla di tempo effettivo,
altra soluzione aberrante.
Così le partite durerebbero
all’infinito.

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o
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Juv4 apr
1

10

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I Fuoriclasse

Da Sivori a Dybala, quel numero dieci fa sempre sognare i tifosi
I

l numero dieci rappresenta la perfezione. Sui
banchi di scuola era un
voto elargito da maestri e
professori con molta parsimonia. Era impossibile
svolgere un tema o tradurre una versione di latino
senza commettere neppure
un errore, ottenendo così il
massimo dei voti. Nel calcio il 10 è molto più di un
numero da appiccicare a
una maglia. E’ un simbolo,
un’incoronazione, un certificato di assoluta abilità.
Ma, come a scuola, anche in
questo caso chi lo indossa

che ti piomba sulla schiena quando ottieni i galloni
del fuoriclasse. Senza addentrarci in epoche troppo
lontane, ma anche senza
dimenticare Giovanni Ferrari grande protagonista
del quinquennio vittorioso
negli Anni Trenta, il primo
10 che balza alla ribalta è
Omar Sivori. Per questioni anagrafiche ho visto il
Cabezon all’opera e posso
assicurare ai giovani tifosi
che è stato uno spettacolo.
Quello era un calcio meno
frenetico, oggi Sivori non
potrebbe più destreggiarsi

non può raggiungere sempre la perfezione. Troppe le
variabili che condizionano
la prestazione di un giocatore, il 10 non è un’assicurazione contro le brutte figure. Infiamma le folle, ma
non ti dà via libera verso la
gloria perenne. Nella lunga storia della Juventus ci
sono stati numeri dieci di
grandissimo livello. Ognuno
ha segnato un’epoca di vittorie, ha fatto la differenza,
ha indossato questa maglia
senza sentirne la zavorra

in dribbling fra gli avversari con il suo passo cadenzato, a volte irridente. Ma
ogni campione è figlio del
periodo calcistico in cui vive
e negli anni sessanta l’argentino impertinente era
unico e imprendibile. Il problema, quando Sivori lasciò
la Juve, fu trovare un altro
dieci altrettanto degno della maglia. Non tutti i successori furono toccati dalla
grazia divina. Lo spagnolo
Louis Del Sol, per esempio,
era un 10 atipico, un gran

corridore, un faticatore più
che un fantasista. Anche
Fabio Capello fu un ottimo
centrocampista dalla visione di gioco impeccabile. Ma
accendeva poco la fantasia:
i tifosi pretendono i gol, non
apprezzano le geometrie
sul campo. Per trovare genio e reti a grappoli, bisogna arrivare a Michel Platini. Difficile trovare parole
per definire il francese che
aveva conquistato l’Avvocato e Boniperti. Le Roi ha
aperto una nuova era di numeri 10, capaci si abbinare
fantasia e concretezza. A
raccoglierne l’eredità fu
Roberto Baggio, a prolungare il sogno bianconero è
stato Alessandro Del Piero.
Poche parole, tanti fatti. E
tantissimi gol decisivi, indispensabili per raccogliere decine di trofei. Il resto
è storia recentissima. Dopo
Pinturicchio è stato Carlitos Tevez a ereditare il testimone. Un argentino che
ha lasciato il marchio di
fabbrica sugli scudetti, un
goleador spietato. E prima
di arrivare a Paulo Dybala,
il 10 è stato patrimonio di
Paul Pogba, che non è riuscito a convincere appieno.
Grandi giocate, ma pure
troppe ingenuità. Ha lasciato la Juve senza riuscire ad
affermarsi completamente.
Il futuro è Dybala. La galleria dei 10 bianconeri non
poteva trovare un protagonista più degno. Nelle movenze ricorda Sivori, anche
se i paragoni fra epoche
così lontane sono difficili.
La Juve, intanto, gli ha dato
carta bianca. Su quel foglio
il ragazzo dall’aria gentile
dovrà disegnare il proprio
futuro e quello della squadra bianconera.
Fabio Vergnano

(Nella foto Omar Sivori legge
JUVETORO dell'epoca)

STUDIO CONSULENZA Via Genova, 257 - TORINO - Tel. 011 6051245 - 011 6057330
torinolingotto@libero.it

Il J-derby femminile!
È

proprio vero che il diavolo fa le pentole ma
non i coperchi. Mentre sul
palcoscenico del teatro
dell’assurdo l’occhio di bue
illuminava le bravissime e
fantastiche Juventus Women (2017), che in Coppa
Italia infliggevano una lezione durissima alle granata
nel doppio derby col Torino
femminile (il quale ha preso 21 gol in 2 partite senza
segnarne manco uno), nella
parte del palcoscenico rimasta al buio, ma ugualmente viva e pulsante, le ragazze
dell’Associazione Sportiva
Dilettantistica Femminile
Juventus della città di Torino (1978) vincevano di
misura il doppio confronto
col Romagnano Sesia (un
gol all’andata e uno al ritorno). Dunque, entrambe
le due Juventus femminili hanno passato il primo
turno in Coppa Italia. Fin
qui le buone notizie. Brave
tutte! Ora però viene il bello, perché il destino vuole
che il prossimo turno veda
proprio le due Juventus
una contro l’altra, mettendo così in forte e macroscopico rilievo la stortura
di avere nella stessa città
due Juventus della stessa
tipologia. Forse qualcuno
molto in alto pensava che
questa anomalia passasse
inosservata, perché anche i
media e i relativi giornalisti
(?) avrebbero istintivamen-

te (?) tenuto l’occhio di bue
puntato solo sulla Juventus
femminile bella e griffata.
Ma Dio è un Signore che
ha un grande e raffinatissimo senso dell’umorismo, è
un grande artista, e quando
elabora i suoi progetti ci
infila sempre la giusta dose
di creatività.. Insomma, se
i progetti dell’uomo non
gli piacciono li corregge
tanto quanto basta. E così
fu anche questa volta. La
grande giovane Juve ricca,
fortissima e griffata, quella
con la pelle di pesca e una
leggera invitante abbronzatura, dovrà vedersela con la
piccola storica Juve, quella
povera che non ha abbronzatura perché non ha i soldi
per andare al mare, quella
che con orgoglio indossa
sulla pelle bianca e rugosa
tutte le cicatrici della sua
storia difficile e travagliata.
L’evento avverrà tra molte
settimane a quanto pare,
e quindi avremo modo di
riparlarne. Il risultato poi,
sulla carta, sembra essere
anche abbastanza scontato.
Detto questo, può essere
utile sottolineare un punto
importante. Questo futuro
scontro sportivo, sarà forse
un evento storico e un'occasione che difficilmente
ricapiterà. Infatti secondo le
nuove normative già approvate, a fine stagione cambieranno i 'format' dei campionati. Dalla prossima stagione

ci sarà una A 'ristretta', una
B 'ristretta' e poi un grande
girone tipo interregionale,
una specie di minestrone
infernale. Dunque in questa stagione verranno gestite promozioni (poche)
e retrocessioni (tante) in
modo diverso e molto severo. Ora, la Juve femminile
del 1978 non sembra ancora pronta per tornare in A
(anche se i suoi appassionati tifosi la sosterranno in
tutti i modi), e corre il serio
rischio, anche disputando
un buon campionato, di cadere in terza serie facendone perdere le tracce. Per
l’altra Juve invece, la bella
J-Cuneo 2017 per capirci
(ha acquisito infatti i diritti
sportivi dalla squadra della
provincia Granda), il futuro
ad oggi sembra molto più
“roseo” (chiedo scusa alle
lettrici di sesso femminile per la battuta banale e
scontata). Detto questo, di
questo derby surreale ora
dovranno parlarne in tanti,
per forza di cose. Certo,
si può anche continuare a
nascondersi dietro un dito,
ma bisogna avere un dito
grandissimo. Bene, ora, cari
lettori, non vi resta che
decidere per chi tifare tra
le due. Ognuno farà le sue
scelte con la sensibilità e il
cuore che ha.
Antonio Catapano
'Crazeology'
Giùlemanidallajuve.com

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L'intervista: Franco Sattolo

“Quel pallonetto di Pulici a Zoff fu merito mio!”
“

A inizio carriera mi sono
tolto belle soddisfazioni
in riva al mare, alla Sampdoria, poi nella maturità
sono diventato il più forte 12° del campionato e il
Toro mi è entrato per sempre nel cuore”. Brillano
ancora gli occhi chiari di
Franco Sattolo, 81 primavere festeggiate il 9 settembre
scorso e splendidamente
portate, mentre ricorda dal
suo “buen retiro” triestino
il periodo ruggente e romantico del tremendismo
granata a cavallo degli Anni
'70, quando il derby finiva
spesso in gloria per i tifosi
della Maratona. La storia
del popolare “Jerry” è simile a quella di molti italiani
d'Istria. Nativo di Fiume,
l'attuale Rijeka croata, al
termine del 2° conflitto
mondiale fu costretto ad
emigrare con la famiglia in
Italia, approdando a Torino
dopo svariate peripezie. Qui
un impiego come operaio,
il calcio come passione e il
primo incrocio con i colori
bianconeri, dove svolse la
trafila nelle giovanili. “Dopo
un anno di esperienza
all'Ivrea in serie D dovevo
rientrare alla Juve ma ero
chiuso da Mattrel – ricorda
Sattolo – Dutto, il mio allenatore, era però convinto
che potessi continuare la
carriera a livello professionistico e grazie a un
contatto con un suo amico
giornalista mi fece fissare
un provino alla Sampdoria. Dopo una settimana di
allenamenti mister Monze-

glio mi prese”. Era il 1960
e Sattolo visse 5 stagioni
da protagonista all'ombra
della Lanterna con la sola
parentesi di un'annata in
B (Sambenedettese). Quindi
un infortunio, la concorrenza serrata di Battara e l'età
non più verdissima, portarono all'inatteso quanto
gradito trasferimento al
Torino nell'estate del '66.
“Ero in vacanza a Lignano e lo venni a sapere dai
giornalisti. All'epoca i calciatori erano gli ultimi ad
essere informati. Per me fu
un ritorno a casa”. Al Fila
Sattolo completò una già
folta colonia triestina (Nereo Rocco, Cesare Maldini
e capitan Ferrini). “Rocco
era come un secondo padre,

sapeva tenere unito il gruppo e far emergere il meglio
da ognuno – rievoca Sattolo
–. Ci convocava al campo
per l'allenamento anche
nel giorno libero, poi invece
ci faceva salire sul pullman
della squadra e ci portava a
pranzo in osteria, dove fra
una portata e l'altra mi divertivo a fare le imitazioni
di Jerry Lewis, con i compagni che non tardarono ad
appiopparmi il nomignolo”.
L'unica presenza di Sattolo
nel campionato 1966-'67
coincise proprio con il derby di ritorno. “Nel riscaldamento si fece male Vieri e
Rocco ci convocò in fretta e
furia negli spogliatoi cominciando a parlare con tono
preoccupato: 'Fioi, Lido si
è fatto male e gavemo da
far jogar 'sto mona qua!
Speremo de non prender
tre pere!' Dopodiché risata
generale e tutti in campo
dove bloccammo la Juve
sullo 0-0”. Altre 3 le stracittadine che videro Sattolo a
difesa dei pali granata: una
nuova divisione della posta
a reti inviolate nel marzo
'69, la gioia del successo in
rimonta nell'ottobre dello
stesso anno quando Carelli
e Ferrini ribaltarono nella
ripresa l'iniziale vantaggio bianconero di Zigoni e
l'amarezza del derby del
dicembre '71, col beffardo
diagonale di Anastasi che
sfuggì alla presa del buon
“Jerry” terminando in rete.
L'immediata replica su punizione di Ferrini fu vanificata dopo l'intervallo da

Capello. Nel mentre, Sattolo
continuava a lavorare sotto
la guida di Edmondo Fabbri
prima, Cadè e Giagnoni poi,
per farsi trovare sempre
pronto per rilevare Vieri o
Castellini. “Mi impegnavo
sempre al massimo, in allenamento avevo la stessa
concentrazione della partita. I compagni nelle partitelle mi volevano sempre
dalla loro parte e davo loro
sicurezza – ricorda con orgoglio – Se il titolare mancava dicevano: 'Non c'è problema, abbiamo Sattolo!'
Essendo alto il mio punto di
forza erano le uscite aeree,
ma ero agile e sicuro anche
nelle prese a terra”. Ed era
proprio Sattolo l'incubo di
Pulici prima che diventasse Puliciclone. “A fine allenamento ci fermavamo e
lui si esercitava a calciare
in porta da tutte le posizioni riuscendo quasi mai
a farmi gol. Gli dissi che
l'unico modo per segnare
era quello di farmi il pallonetto. Se ne ricordò e lo
riservò a Zoff in un famoso derby!”. Storie di calcio
d'altri tempi, quando anche
i rapporti fra calciatori, non
ancora divi inarrivabili, e
la gente erano più genuini.
“Finito l'allenamento andavamo a prendere il caffè assieme ai tifosi al bar
del Filadelfia, ci volevano
bene e ci applaudivano
anche quando perdevamo perché vedevano che
in campo davamo tutto. E
poi quante partite e derby
preparati nel ritiro chiere-

se dell'albergo 'Tre Re' con
passeggiate dall'hotel al
vicino campo d'allenamento parlando con i tifosi che
incontravi per strada”. La
memoria va quindi a compagni e allenatori. “Ferrini era un ragazzo d'oro e
un vero capitano, uomo di
poche parole si faceva rispettare con l'esempio e la
personalità. Tra di noi parlavamo in dialetto, ero affezionatissimo. Combin una
furia in tutto e per tutto, ho
ancora negli occhi la sua
tripletta nel derby dopo la
morte di Meroni. Rocco mi
mise come suo compagno
di stanza per frenarne gli
eccessi. Sala, Pulici e Graziani un'iradiddio quando
si incrociavano in attacco.
Rabitti un signore e un ma-

re la palla con le mani sul
retropassaggio, dall'altro
bloccavamo molto di più in
presa e ricorrevamo solo
in casi estremi alla respinta di pugno. Adesso vedo
buoni portieri ma troppe
smanacciate anche quando potrebbero agguantare
la palla. Forse è colpa degli attuali materiali con cui
sono fatti i palloni, più infidi. Se vedi, noi riuscivamo
appena a rinviare a metà
campo, adesso la calciano
fin quasi nell'altra porta. In
generale mi piacerebbe si
tornasse a far crescere di
più i giovani portieri italiani, ci sono troppi stranieri
anche in questo ruolo: Sirigu sembrava un fenomeno
quando è andato all'estero, poi ha finito per perdere

estro per la mia carriera di
allenatore, specie dei giovani”. In chiusura un parere
sull'evoluzione del ruolo
del portiere e sulle attuali
prospettive granata. “Portieri come noi non ne verranno più – afferma Sattolo – Se da un lato eravamo
agevolati dal poter prende-

il posto. Spero che in granata torni definitivamente
ai livelli che gli competono.
Dal Toro mi aspetto una
stagione con più continuità rispetto alla scorsa levandosi qualche soddisfazione con le grandi, magari
a cominciare dal derby”.
Luca Ceste

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La Tattica

Allo specchio ma non troppo!

M

olto spesso ci si perde
nei numeri, nella loro
interpretazione, nei loro inganni, senza pensare che il
calcio diventa una scienza
esatta solo dopo il 90’. Essere nella testa degli allenatori alla vigilia di una partita
risulta essere provante e
quasi mai ci si azzecca,alla
vigilia di un derby l’esercizio può diventare materia per maghi o aspiranti
tali. Come una partita di
risiko,tra pretattica e corde tesissime,il Toro di Mister Mihajlovic è chiamato
all’impresa per dimostrare
di non aver paura delle altezze in cui la buonissima
classifica l’ha catapultato;
per questo , nonostante il
poco tempo a disposizione,
gli ingranaggi dovranno
tornare a girare per il verso giusto e con una velocità
decisamente più alta rispetto alle ultimissime prestazioni. Moduli speculari solo
all’apparenza, il 4-2-3-1 del
condottiero serbo dovrà necessariamente essere molto

più “elastico”; la presenza
di giocatori come Pjanic e
Matuidi (se confermati) obbligherà gli esterni alti ad
un lavoro prezioso ma alquanto dispendioso alla ricerca della copertura quanto più possibile completa dei
territori in mezzo al campo.

Il pallino del gioco rimarrà
nella mani(piedi)degli uomini di Allegri,molto abili nelle verticalizzazioni e
soprattutto nei triangoli
esterni/incursori di centrocampo alla ricerca di uno
spazio dove colpire;senso
della posizione e tantissima

concentrazione in fase di
non possesso dovranno essere “conditio sine qua non”
e stella polare durante tutta
la partita. Snaturare le proprie caratteristiche potrebbe essere però un arma a
doppio taglio,conosciamo
bene le potenzialità dei

granata dalla cintola in
su,proprio tali peculiarità
hanno regalato, soprattutto nello scorso torneo,
soddisfazioni contro quelle
che sono considerate big
(Roma,Fiorentina…). El General Rincon in fase di rottura e copertura degli spazi

in maniera intelligente con
Baselli avranno il compito
di non “schiacciare” troppo
le linee e creare i presupposti di un forcing continuo
e asfissiante di cui la Juventus è maestra; ribaltare
velocemente l’azione sugli
esterni ed esaltare le giocate di Ljajic al servizio del
potenziale offensivo dovrà
essere la stella polare della
manovra,senza aver paura di osare e senza quella
fretta, spesso cattiva consigliera, abile ad esporre
le squadre alle transizioni
offensive di campioni collaudati ed esperti .Correre tanto e correre bene ,
questo è l’utilissimo insegnamento dei maestri di
calcio,alla costante ricerca
del raddoppio di marcatura e la lotta sulle “seconde
palle“ con il Toro che avrà
il compito di scardinare le
certezze bianconere e riproporsi nella metà campo
avversaria ,solleticando le
proverbiali potenzialità,non
solo del Gallo Belotti, ma
anche degli esterni a lui
vicini, bravissimi con le improvvise verticalizzazioni
che possono mandare in
tilt il fortino bianconero. Il
centro di gravità della dimensione granata, regista
ed autore di trame spesso
(ultimamente!) geniali oggi
è Ljajic, chiamato all’ennesima prova in cui personalità e intensità dovranno
necessariamente andare a
braccetto; quale migliore
occasione per poter ripete-

re i fasti dell’ultimo derby
giocato allo Stadium? Quale
miglior occasione per poter
dimostrare che questo Toro
può permettersi il modulo
su cui si sta lavorando fin
dalla scorsa stagione? Concentrazione e intensità non
potranno mancare mai; Allegri sa quanto male possono provocare i lampi in salsa
granata e i colpi improvvisi
del bomber di Calcinate,
cercherà di imbrigliarne i
movimenti e limitandone
quanto più possibile il raggio di azione soprattutto negli spazi e sulle palle inattive
che spesso lo vedono protagonista di movimenti da
grande finalizzatore quale è
stato, è, e sarà per tantissi-

mo tempo. Il manto erboso
dell’Allianz Stadium come
teatro di una grande partita di Risiko, chi sarà l’abile generale che riuscirà a
conquistare più territori
possibili? Nel frattempo
avranno modo di togliermi
il “patentino” di aspirante
mago, perché il derby e le
sue dinamiche controverteranno qualsiasi previsione, regalando l’ennesima
pagina di storia che i tifosi
del Toro sperano possa essere colorata di granata.
Emiliano Latino

(Qui sopra Mihajlovich; a sx in
alto la curva Maratona; a sx in
basso un abbraccio granata dopo
una rete)

Via Accademia Albertina, 19/F - 10123 Torino
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Storia

I segreti mai svelati del derby (poco) sabaudo
Janni e Cesarini, Cereser e Anastasi, Giagnoni e Causio e quella rabbiosa corsa di Platini sotto la Filadelfia

1

10 anni di derby tra Juventus e Torino. Le ostilità si aprono nel lontano 13
gennaio 1907, quel giorno
vinsero i granata per 2-1, in
tutto questo tempo si sono
tramandati personaggi ed
episodi particolari, alcuni
inediti ed altri conosciuti,
dei protagonisti di questa
partita che è il derby della
Mole! Antonio Janni disputò
con il Torino le stagioni dal
1921 al 1937, di professione faceva il tornitore e per
anni non volle lo stipendio
dal club granata, in pratica
giocava gratis. Il derby del
6 maggio 1928 vide il trionfo del Torino che travolse
la Juventus per (4-1), Janni
era il capitano ed un tifoso
granata regalò a Janni mille lire, cifra più che considerevole per l’epoca. Janni
conservò la banconota per

ricordo per ben tre anni
come portafortuna poi in
un derby Cesarini gli ruppe il setto nasale con una
gomitata così le mille lire
vennero finalmente spese.
Tra i personaggi di quel
periodo fa spicco Renato
Cesarini, il funambolico italo-argentino: si narra che

arrivasse agli allenamenti
in smoking perché era stato
al “Tabarin-dancing” sino a
poche ore prima della seduta agonistica, una rapida
colazione e via al campo in
Corso Marsiglia. Cesarini
siglò un gol incredibile nel
derby del maggio 1932: Juventus-Torino 3-0, l’ultima
segnatura è un capolavoro
del “Cè” che va in gol con
un colpo di tacco a pochi
metri dalla porta mandando in visibilio il pubblico di
fede bianconera, “Madamine” comprese. Il grande
Torino era grande in tutto, certamente non temeva le insidie del derby che
la squadra preparava con
tranquille partite a bocce
tra calciatori, così i granata di allora preparavano il
sabato del derby. Arriviamo
così ad uno dei personaggi
classici del derby, Giampiero Boniperti: 14 novembre
1954, Juventus-Torino 3-0,
racconta Boniperti: “La notte tra il sabato e la domenica non riuscii a chiudere
occhio per colpa di un gallo
(non era il Belotti di oggi…)
che non aveva fatto altro
che cantare tutta la notte,
forse era di fede granata…
Comunque nel derby ero
ben sveglio e nonostante la

notte in bianco siglai 2 gol”.
Omar Sivori altro personaggio da derby. Si racconta che nella stracittadina si
divertisse quando incontrava nella sua zona di campo
Denis Law: lo cercava per
fargli il tunnel. Omar raccontò che fare un tunnel
ad un inglese vale molto
di più che fare un tunnel
ad un italiano. D’altronde
all’epoca l’Inghilterra era
la depositaria del calcio, la
nazionale italiana mai era
riuscita a battere i figli di
Albione. Si spiega così la voglia di Omar di mettere alla
berlina un rappresentate
del calcio inglese. Altro personaggio da derby è Nestor
Combin: il franco-argentino
siglò una tripletta nel derby
della “Tristezza” il 22 ottobre 1967: una settimana
prima Gigi Meroni perse la
vita in un incidente stradale. Combin volle ricordare il
compagno con una prestazione incredibile, nonostante qualche linea di febbre:

Nestor volle scendere in
campo regalando al pubblico granata una prestazione
incredibile. Altro protagonista di molti derby il siciliano Pietro Anastasi che nel
derby prese il vizio del gol.
Forse per questo non era in
sintonia con la curva Maratona che certo non l’amava

anche perché all’esordio
nella stracittadina siglò la
rete della vittoria bianconera al minuto 88°. Era il 17
novembre 1968, esordio da
incorniciare nell’album dei
ricordi! Anastasi pagò caro
quel gol nel derby nella stagione successiva: intervento
pesante di Cereser con passeggiata della scarpa bullonata sulla mano destra del
centravanti e conseguente
frattura del metacarpo. Un
mese di sosta per “Pietruzzu”: i due si portarono rancore per molti derby a seguire, compreso una rissa
furibonda al termine della
stracittadina del 22 novembre 1970 vinta dai granata
2-1: frasi pesanti al termine
del match, se non era per i
compagni i due si sarebbero
certamente scambiati colpi
proibiti. Negli anni settanta
tra i protagonisti di questa

partita c’è Helmut Haller,
tedesco di Germania, che al
termine del derby vinto dalla Juventus 2-1 (5/12/71) si
fece fotografare negli spogliatoi mostrando le ferite
alle gambe che vennero addirittura chiuse con punti di
sutura. Un ‘ricordo’ dei tacchetti granata, si parla di
tacchetti che all’epoca erano in alluminio volutamente appuntititi con la lima…
Cose da derby! Altro protagonista l’allenatore granata
Gustavo Giagnoni che con
colbacco d’ordinanza non
trova di meglio che prendere a pugni Franco Causio
al termine di una partita
combattuta e polemica. Indimenticabili per la sponda granata il duo Graziani
e Pulici che fecero passare
notti insonni al Presidente
Boniperti e non solo. Due
“Cecchini” che colpivano
sempre nelle partite contro la Juventus quasi come
una sentenza annunciata:
rapido contropiede, cross
di Claudio Sala, sponda di
Graziani per Pulici e gol!
Oppure respinge Zoff, si
avventa Graziani ed è gol…
Gli anni ottanta portano altri protagonisti tra cui non
può che spiccare di luce al
led Michel Platini. In soli
nove derby sigla sette reti
con una media di 0,77: non
male! Di Michel si ricorda il derby del 26 febbraio
1984, 2-1 per la Juventus
con doppietta del francese
in rimonta dopo il gol del
granata Selvaggi. Primo
gol con una deviazione di
testa sottoporta, dopo il gol
scavalca i cartelloni pubblicitari e di corsa va sotto la
curva Filadelfia impazzita
di gioia, arrampicandosi
alla recinzione, quasi con
rabbia, una esultanza che si

manifestò soltanto in quella
partita. Ai giornalisti che gli
chiesero il perché di quella
esultanza Michel rispose
che c’erano dei motivi personali, non si seppe mai il
perché anche se quasi certamente era stato disturbato da qualche supporter
granata di notte nella sua
villa in collina. Così siamo
arrivati ai derby tecnologici con cellulari, non quelli
della polizia ma gli smartphone, altri protagonisti
alcuni stimati ed idolatrati,
altri odiati in senso buono
dalla tifoseria avversaria:
da Vialli, Baggio, Rizzitelli, Casagrande, Conte, Del
Piero, Trezeguet, Ferrante,
Maresca, Nedved, Pogba,
Quagliarella, Pirlo… Il derby continua match dopo
match, aspettando sempre
il prossimo per la rivincita oppure per la conferma
della supremazia cittadina.

Foto e testi di
Ermanno Vittorio
(Dall'alto in senso orario:
Platini abbracciato
da Cabrini sotto la curva;
Anastasi ingessato;
Graziani e Pulici;
Cesarini e Giagnoni)

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Spazio Club

Il Toro nella terra delle 'streghe'
Benevento accoglie con calore la manifestazione dedicata al 'Grande Torino'

C

on l’arrivo del mese di
settembre tornano la
scuola, il lavoro, il nostro
amato campionato e di conseguenza anche l’appuntamento con 'JuveToro'.
Anche quest’anno daremo

Nella città sannita si respira letteralmente ovunque
la passione per il calcio. In
quasi tutti i negozi c’è un
riferimento alla squadra,
bandiere ai balconi e segnali stradali con il giallo al

spazio ai tifosi sparsi in
tutta la Penisola, per ricordare (e ricordarci) sempre
che il tifo granata è uno dei
pochi a poter vantare rappresentanti in ogni Provincia d’Italia. Quest’anno il
nostro viaggio non poteva
che partire da Benevento.

posto del bianco che danno
vita a cartelli giallo-rossi,
che richiamano alla memoria le immagini della storica
festa per lo scudetto della
Roma del 1983. Chi scrive
era già parecchio affezionato al nome di questa città,
pur non avendovi ancora

mai messo piede. La “città
delle streghe”, infatti, era
stata teatro della partita
che decretò la promozione in serie A del 6 giugno
1999: Fidelis Andria-Torino
1-4, con il gol fantastico
di Ciccio Artistico da metà
campo. Avevo 7 anni e da
due seguivo il Toro ogni
domenica allo stadio o alla
radio: quel pomeriggio ero
agitatissimo,
ricordando
l’epilogo della stagione precedente, ma alla fine della
partita la gioia fu davvero
grande. Entrando nel merito del week-end beneventano, personalmente ho
partecipato già a parecchie
trasferte in Italia (e non
solo) dedicate ai nostri colori, ma quella di Benevento
resterà per sempre un ricordo indelebile, certamente uno dei più belli legati
alla passione per la nostra
squadra del cuore. Il merito
è certamente dei cittadini di
Benevento e della rassegna
“Il Toro nella terra delle
streghe”, messa in piedi dal
locale Toro Club, intitolato
a Pedro Mariani (il simpaticissimo Pedro è cresciuto
nel Toro per poi farsi amare
dai tifosi giallorossi). Anima
del club e dell’evento è stato Daniele Capossela, un
architetto beneventano doc
classe 1967, con la passione per il design e le creazioni in proprio. Daniele, con
la collaborazione del giornalista Luca Maio, si è caricato sulle spalle il peso e lo
stress dell’organizzazione:
due mesi di lavoro, vacanze sacrificate, telefonate su
telefonate. Possiamo però
dire che ne è valsa la pena.
“Ho voluto farlo – spiega
Capossela - per il Toro, per
far conoscere la Leggenda
anche ai più giovani; per
il nostro Club, auspicando
che questo evento faccia da
traino per un nuovo rilancio

del sodalizio; per la mia città, provando a valorizzarne
l’immagine (Daniele e Luca
hanno organizzato dei tour
lungo le bellezze della città,
con guide preparatissime) e
cercando anche di dare, nel

bile da Luca Maio) con la
presentazione del libro “Il
Grande Torino- Campioni per sempre” da parte di
Andrea Pelliccia (uno degli
autori del volume, curato
da Pietro Nardiello e Jvan
Sica), gli interventi di Franco Selvaggi (ora è un vero
maestro di calcio oltre che
una persona straordinaria), Giampaolo Muliari e
del Sindaco Clemente Mastella, che ha pienamente
e concretamente supportato l’iniziativa; sabato sera
cena del Club con anche
altri tifosi giunti da tutta
Italia; domenica mattina
momento di attenzione riservato al Grande Torino e
al Museo addirittura nella
Santa Messa nella basili-

cosa rappresenta il Torino
ancora oggi, in particolare
in una città che non aveva mai ospitato una sfida
valevole per il campionato
contro la squadra granata. Nonni, papà, mamme,
ragazzi, bambine e bambini: la curiosità e il fascino del Grande Torino ha
coinvolto ogni fascia d’età,
come dimostrano anche le
centinaia di dediche che
i cittadini hanno lasciato
nell’apposito volume all’entrata della mostra. Ma oltre
all’ammirazione dimostrata
verso i nostri colori (durante la partita non si è udito
un solo coro contro il Torino), personalmente porterò
sempre nel cuore il ricordo
del calore della gente di Benevento, gli amici granata
che ho avuto il piacere di
conoscere ed anche le bellezze di questa città, purtroppo poco conosciute ma
in grado di conquistarti in
pochissimo tempo: l’arco di
Traiano, l’obelisco egizio,
le chiese, il Teatro Romano. E chissà che tutto questo concentrato di passione
non si possa ripetere: “Se il
Benevento restasse in Serie
A...” sospira infatti sibillino
Luca Maio, facendo intendere che il Toro Club Pedro

mio piccolo, un’indicazione sul modo di approcciare la Serie A: deve essere
un’occasione di incontro e
di promozione del nostro
meraviglioso territorio”. La
due giorni è stata ricca di
momenti emozionanti: sabato 9 settembre, alle ore
10.30, inaugurazione della
mostra dedicata al Grande
Torino, con i reperti messi
a disposizione dal Museo,
in un bellissimo palazzo del
centro città; sabato pomeriggio convegno dedicato
agli Invincibili (condotto in
maniera davvero impeccaca in centro città e nuova
apertura della mostra, poi
pranzo conclusivo con i tifosi (è arrivato anche Mario Patrignani direttamente
dal Trentino, a distribuire
gadget granata a tutti i presenti) prima di andare tutti
insieme al “Ciro Vigorito” per la partita. La cosa
davvero impressionante è
stata l’incredibile partecipazione popolare. Durante la due giorni oltre mille
persone hanno voluto visitare la mostra, una testimonianza commovente di

Mariani ha già tante altre
idee e tanti altri sogni tinti
di granata nel cassetto…
Alessandro Muliari

(Dall'alto in basso: Daniele
Capossela, Presidente del Club;
il benvenuto alla mostra; Luca
Maio, giornalista e altra anima
dell'evento; Giampaolo Muliari,
Direttore Museo del Toro e
curatore della mostra; i cittadini
di Benevento rapiti dal Grande
Torino; spaccato del Teatro
Romano di Benevento )

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EMILIA BOSEICA, Miss DERBY
Emilia Boseica, 19 anni, di Torino, ha terminato il liceo economico sociale e
ora si è iscritta a giurisprudenza. Oltre allo sport ama il mondo dello spettacolo e
fa la presentatrice in eventi musicali e di moda. Volto televisivo di "Orgoglio Granata", ha anche molti amici juventini che la tormenteranno per tutta la settimana...
Emilia quali sensazioni hai per questo derby?
Vorrei vincesse la migliore sul campo, con il Var che smonti ogni polemica. La Juve
ha dalla sua il fattore campo, anche se il Toro è l'unica squadra ad aver strappato un
punto, la scorsa primavera, inoltre 40 partite casalinghe dei bianconeri. Il Toro ha
grandi motivazioni e la grinta di Mihajlovic, ma sarà penalizzato dal turno infrasettimanale perché ha pochi ricambi.
Allegri e Mihajlovic: più differenze o punti in comune?
Entrambi hanno stile, nessun dubbio. Allegri era elegante anche da giocatore, per
quanto meno vincente e decisivo. Sinisa già a 21 anni vinceva la Coppa Campioni
con la Stella Rossa: ama le pressione e cura molto il look, ma il suo vero fascino è
di essere un trascinatore. Allegri è un 'duro' dai modi gentili. Se litiga con qualcuno,
vedi Bonucci, finisce la stagione e ti saluta. Mihajlovic magari critica un suo giocatore in pubblico, per scuoterlo. Ma poi lo perdona. Sono diversi anche negli affetti.
Mihajlovic ha moglie e sei figli, famiglia patriarcale. Allegri ha "mollato sull'altare"
una promessa sposa e ora frequenta Ambra Angiolini. Anche in questo sono molti
differenti. E poi gli ingaggi: il mister juventino viaggia a 7 milioni all'anno. Sinisa 1
milione e mezzo. Mi sembra una sperequazione eccessiva. (a.c.)
(Foto: Giorgio Basso, Bruno Bozzone, Max Lanz)

Alla GAM '1960-1962 - Il Giappone a Torino'
Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

Direttore Responsabile
Roberto Grossi
rogro@inwind.it
Hanno collaborato
Bruno Bernardi
Antonio Catapano
Luca Ceste
Alessandro Costa
Enrico Heiman
Emiliano Latino
Alessandro Muliari
Paolo Rachetto
Giovanni Rolle
Marco Sanfelici
Fabio Vergnano
Marco Venditti
Ermanno Vittorio
Segreteria di redazione
Cristina Zecchino
Tel. 011 0371291
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Impaginazione e grafica
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Responsabile del trattamento dei dati personali:
Gianni Castaldo

CHIUSO IN REDAZIONE ALLE ORE 16 DI GIOVEDÌ 21 SETTEMBRE 2017

La GAM, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di
Torino, inaugura la nuova stagione espositiva proponendo
il 2° appuntamento della serie
"Archivi", avviata nel 2016. Dal
23 settembre 2017 al 21 gennaio 2018, Stile 2 presenta la
mostra "1960-1962 Il Giappone a Torino", omaggio a
Sofu Teshigahara. La mostra focalizza l'attenzione su due tra
le numerose iniziative che, tra
il 1958 e il 1962, fecero di Torino uno dei luoghi cardine per
la conoscenza in Europa delle
ricerche degli artisti giapponesi
contemporanei: l'installazione
Ikebana, realizzato nel 1960 da
Sofu Teshigahara nel giardino
della GAM da poco inaugurata, e la mostra "Strutture e
Stile", ideata da Michel Tapié e
ospitata dal museo nel 1962.
Nel 1957, il critico d'arte francese Tapié conobbe gli artisti
d'avanguardia del gruppo Gutai
di Osaka e l’anno successivo
organizzò, nell’ambito del Festival Internazionale di quella
città, la mostra "The International Art of a New Era".
Conobbe quindi Sofu Teshigahara, fondatore della Scuola di
Ikebana Sogetsu di Tokyo, grande innovatore della antica tradizione dell’Ikebana. L'artista venne invitato a Torino ad
allestire nel giardino del museo un monumentale Ikebana, realizzato con tronchi e cortecce d’albero, intitolato "Felicitazioni", presentato al pubblico il 14 luglio 1960. Per ricordare l'Ikebana di Teshigahara il 'Northern Italy Study Group'
della Scuola Sogetsu realizzerà nel giardino del museo (collaborano gli studenti dell’Accademia Albertina e i Licei Cottini e Primo Liceo Artistico) una nuova installazione d’Ikebana monumentale dal titolo "Sasageru", "Omaggio", realizzata
con cortecce d’albero, rami, fogli di ottone e rame in omaggio al grande artista giapponese. Inoltre saranno esposte le
fotografie originali dell’inaugurazione di Felicitazioni, ritrovate durante le ricerche d’archivio, insieme a una cronologia
intitolata 'Giappone/Torino. 1958–1964'.
Paolo Rachetto


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