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JUVETORO n. 2 JUVE OLYMPIACOS BASSA.pdf


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amcsrls@yahoo.it

www.juvetoro.it

5
Analisi

È così difficile poter rivedere la bella Juve del derby?
L

a prima notte di Champions allo Stadium, secondo turno di un girone
reso acclive più dalla vittoria in Ellade dello Sporting
Lisbona che dalla prevedibile disfatta bianconera in
Catalunya, proporrà subito
una gara da dentro o fuori. Per quanto teoricamente molto abbordabile, soprattutto per una squadra
come la Juve che ambisce
dichiaratamente ad attestarsi con continuità ai vertici dell'unico football che
conta, l'Olympiakos Pireo
non dovrà essere sottovalutato, giacché i trascorsi
casalinghi di Madama, nella fase a raggruppamento
e al cospetto di avversari
dal lignaggio non particolarmente elevato, sono
tutt'altro che lusinghieri.
L'occasione è peraltro decisamente propedeutica alla
riconciliazione con un torneo che, dall'infausta sera
di Cardiff, ha propinato
solo amarezza a catinelle,
insufflando nella gente zebrata un pernicioso senso
di fatalità e rassegnazio-

ne a un ruolo secondario.
Onde evitare sgradite sorprese, che l'Europa è solita
collocare dietro ogni possibile angolo, e dispensare
a chiunque pensi di poter
vivacchiare sulla scorta di
un vantaggio minimo, occorrerà una Juve diversa
da quella che in ambito peninsulare, anche e soprattutto per l'acclarata modestia delle contendenti, può
permettersi un atteggiamento sparagnino talvolta
financo eccessivo; servirà
la bella, intensa, aggressiva
prestazione, caratterizzata
dalla presenza costante sul
“pezzo” che le ha consentito di annichilire il Torino
nell'ultimo derby. In ultima
istanza, lo si può affermare senza disambiguazioni,
ci si attende una Signora
che sappia esser “Padrona” anche quando il brano
introduttivo non è quello di
Giovanni Allevi. Ogni stagione ha una cosiddetta partita chiave, i cui contenuti e
risvolti esondano abbondantemente la freddezza
del riscontro numerico, pur

se roboante, e si riverberano incessantemente nel
prosieguo dell'annata agonistica; la stracittadina, al
riguardo, pare voler assurgere ancora una volta a
gara della svolta. Ci riuscì
il 31 ottobre 2015 (affondo
di Cuadrado sul suono della
campanella), potrebbe ripetersi stavolta. Nulla accade
per caso, pur se certi accadimenti possono apparite
tali. Se l'ultima corsa della
zebra è apparsa fluida e armoniosa, meglio allineata
ai dettami del calcio continentale che non derogano

Sabato 11 Novembre 2017
– VIAGGIO IN BUS IN ANDATA E RITORNO
– BIGLIETTO D'INGRESSO AL SALONE
– ASSISTENZA DI ACCOMPAGNATORE AGENZIA

PARTENZA GARANTITA DA:
SALUZZO, SAVIGLIANO,
CARMAGNOLA E TORINO

€ 56,00

Minimo 25 partecipanti

sull'indispensabilità di proporre gioco, anziché adattarsi a quello altrui, qualche motivo c'è e non alligna
sul seggiolino a bordo campo scaldato da un Higuain
comunque impresentabile,
ma è bensì ascrivibile al
trionfo della semplice logica per cui, ogni giocatore,
schierato nel proprio ruolo
e secondo attitudini, rende al meglio e contribuisce
alla miglior espressione dei
compagni. Chiaro che una
discreta condizione fisica
aiuta l'ossigenazione delle
idee, ma una circolazio-

ne della palla più snella e
veloce, non mortificata da
errori tecnici gratuiti, è la
conseguenza naturale della
libertà concessa a giocatori
chiamati per indole e “fratellanza” tecnica ad attaccare e intendersi, consapevoli di dover semplicemente
fare quello che sanno. A
prescindere da un'esibizione iniziata in chiaroscuro,
l'innesto di Douglas Costa
sul lato zurdo del rettangolo verde ha rappresentato
la quadratura del cerchio.
Dopodiché, una mediana
che consta dell'apporto di
un vero stantuffo di spessore e, a Eupalla piacendo, la
classe adamantina di Paulino Dybala sguinzagliata in
zolle più prossime a quelle che deve calpestare per
vocazione,
indipendentemente dal centrattacco di
circostanza, hanno trasformato quasi d'incanto un
collettivo disorganizzato e
votato alla recita a soggetto,
in un team coeso, elastico,
fantasioso, all'interno del
quale comincia a spiccare di luce propria lo sboc-

cio di Miralem Pjanic nelle
vesti di regista arretrato,
ma non troppo. Vincente e
convincente come da tanto,
troppo tempo non era dato
ammirare, a onta degli episodi favorevoli (la fortuna
è cieca, ma se corteggiata
ci vede benissimo...), l'ultimissima Juve è stata quella che la critica invoca da
anni. Ora, dato che esistono
anche gli antagonisti, sarebbe irrazionale pretendere ogni volta un “partitone”,
ma un sapiente, ordinato, sensato controllo degli
spezzoni in cui si renderà
indispensabile difendersi o
concedere l'iniziativa alla
rivale, senza per questo indulgere alla passività o alla
rinuncia al gioco, è doveroso esigerlo. Se son davvero
stare rose, fioriranno. Viceversa, chi vorrà, faccia finta
di credere che difendere in
casa propria, opposti a una
squadretta menomata negli
effettivi, il vantaggio minimo, sia spiritualmente corroborante. Augh!
Ezio Maletto