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JUVETORO n. 3 JUVE LAZIO OK bassa .pdf



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amcsrls@yahoo.it
GIORNALE DEI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno VII - N. 3 - 14 OTTOBRE 2017 - Copia omaggio
3 domande a BB

L'Intervista

Il Punto

Controcorrente

“Anche incerottata
Madama è competitiva!
Higuain sfida Immobile:
l'argentino tornerà al top”

Vincenzo D'Amico:
“Inzaghi, possibile futuro
a Torino. Soluzione ideale
per il dopo-Allegri”

Bianconeri al bivio:
rivoluzione d'autunno
o quiete dopo la
tempesta?

L'Ital-Ventura agli
spareggi, è già ultima
spiaggia. È la peggior
nazionale che si ricordi

a pag. 2

a pag. 3

a pag. 4

a pag. 6

JUVE, SARÀ OKTOBERFEST?

Contro la lanciatissima Lazio i bianconeri iniziano un ciclo di fuoco
Oltre all’ostacolo in campionato mercoledi torna la Champions League
JUVENTUS-LAZIO | SABATO 14 OTTOBRE ORE 18

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3 domande a... Bruno Bernardi

“Anche incerottata è una Juve competitiva!”
“La pausa-nazionali, come al solito, riempie l'infermeria. Italia: tante critiche ma mai darla per morta”

B

runo Bernardi, prima
di parlare di JuveLazio è doverso un piccolo
passo indietro. La nazionale azzurra è giunta faticosamente agli spareggi per
il mondiale in Russia dopo
due partite che hanno scatenato violente polemiche
addosso al ct Ventura e ai
suoi giocatori...
In effetti Juve-Lazio arriva
subito dopo gli impegni delle varie selezioni nazionali
che hanno visto diversi giocatori bianconeri impegnati
su numerosi fronti. Ventura
ne ha utilizzati 5 in maglia
azzurra nella doppia sfida
con Macedonia e Albania,
puntando sul blocco difensivo juventino. L'Italia ha
ricevuto molte critiche ma
occorre dire che ci sono delle attenuanti per un gruppo
che aveva avuto poco tem-

po per preparare un gioco
brillante. Il tecnico ex-granata ha pensato soprattutto
al risultato e alla qualificazione ai prossimi spareggi
e ha centrato l'obiettivo.
Ora dovrà ancora fare un
ultimo sforzo per staccare
il biglietto aereo destinazione Russia. L'Italia ha dato
l'impressione di non avere
un parco giocatori capace
di dare grandi garanzie e di
poter puntare a traguardi
importanti. Ma capita alla
nostra selezione di creare
questi dubbi. E' successo
anche in due mondiali vinti,
in Spagna '82 e Germania

giocatori che hanno ricevuto pochi elogi e molte critiche. E che non riescono ad
avere un feeling con i tifosi.
Torniamo al campionato.
Allo Stadium arriva una
Lazio lanciatissima che
ha in Ciro Immobile il suo
punto di riferimento in attacco. Che sfida tra l'azzurro e Higuain...
Lazio che la Juve deve assolutamente non sottovalutare. Lazio che ha già
strappato ai bianconeri la
Supercoppa italiana e che
Simone Inzaghi sta plasmando a sua immagine e
somiglianza: umile, aggres-

2006. Prima Bearzot e poi
Lippi hanno zittito coloro
che non avevano fiducia in
loro. Non era facile puntare sull'Italia pensando di
poter arrivare al traguardo
e trionfare a Madrid e Berlino. Ma gli azzurri sanno
cambiare pelle con abilità
camaleontica. Lasciamo ancora spazio a questa possibile metamorfosi anche con

siva, ambiziosa. Una lazio
che ha buone individualità,
una squadra organizzata
sul piano tattico. Ma la Juve
è in grado di superare questo ostacolo consapevole di
dover schierare una formazione un po' incerottata,
come sovente accade dopo
la pausa per le nazionali.
Allegri ha comunque a disposizione una rosa che gli

permette di schierare alternative importanti capaci di non far rimpiangere i
titolarissimi. Sarà un banco
di prova interessante per i
campini d'Italia anche in
vista della sfida con i portoghesi dello Sporting di
mercoledi prossimo. La sfida Higuain-Immobile? Due
che puntano alla classifica
dei cannonieri. Soprattutto Higuain sta cercando di
tornare ad alti livelli e resto convinto che ce la farà.
E nella sfida tra bomber ci
sarà anche una corsa in famiglia con Dybala...
Il prossimo turno di campionato propone altre due
grandi partite: Roma-Napoli e il derby meneghino.
Un week-end di fuoco...
Sicuramente la più attraente e anche la più importante
è Roma-Napoli. Due avversarie tra le più temibili per
la Juve nella corsa al suo
'settebello'. Però Madama
può sistemare la classifica
se saprà vincere con la Lazio mentre tra Roma e Napoli si capirà se i giallorossi
saranno capaci di trovare
continuità di rendimento e
lo stesso discorso vale per
i partenopei. A San Siro c'è
un derby altrettanto significativo per capire sin dove
si potranno spingere le due
milanesi nella corsa all'Europa che conta. Per ora devono trovare il bandolo della matassa di gioco...
Roberto Grossi

L’ADDIO DI BISCARDI, L’UOMO
DELLA MOVIOLA “IN GAMBO”

È passato alla storia per i suoi capelli eternamente rossi, non
proprio naturali, ma televisivamente efficaci. E soprattutto per
aver inventato, su suggerimento di Enrico Ameri, lo storico “Processo del lunedì”, la più travolgente commedia all’italiana che la
nostra TV ci abbia propinato per vent’anni. Aldo Biscardi, nato
nel 1930 a Larino, provincia di Campobasso, cresciuto a Napoli
(Il Mattino) poi approdato a Roma sulle colonne di Pese Sera,
quotidiano di battaglia della Capitale che guardava a sinistra ma
non dimenticava assolutamente il calcio, avrebbe compiuto 87
anni nel prossimo novembre. Negli ultimi tempi la sua figura era
stata avvolta fatalmente dall’oblio che, all’epilogo della carriera,
tocca ai personaggi di successo. Nell’attività professionale e nella
vita. Ma restano memorabili le risse che il “Processo” scatenava e
che Biscardi sapientemente animava, pur fingendosi super partes.
Il suo idioma molisano lo costringeva a capriole linguistiche di cui
spesso facevano le spese i congiuntivi. Ma il popolo del bar sport
gli perdonava tutto. Resta comunque il suo straordinario senso
giornalistico, che non lo portava mai a sbagliare argomento. E
la vis polemica che ha caratterizzato tutta la sua vita. Chiusa la
parentesi con la Rai, aveva trasferito il suo “Processo di Biscardi”
su emittenti private di respiro nazionale, cercando di ritardare l’inevitabile declino. La sua crociata, per cui si è battuto con
alterna fortuna, è stata la cosiddetta moviola in campo. Che lui
pronunciava “in gambo”, non avendo sciacquato i panni linguistici
in Arno. Per dirla con Alessandro Manzoni. Adesso la sua moviola
è arrivata, si chiama Var. Nell’orgia di celebrazioni si è detto che
Aldo Biscardi ha cambiato il modo di fare televisione. Probabilmente è eccessivo. Ma ha certamente contribuito alla diffusione
del tifo calcistico in una dimensione di cultura popolare, alla quale il calcio non può assolutamente rinunciare. (Enrico Heiman)

Via Carlo Alberto, 30 • 10123 TORINO • Cell. 328 0055286

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L'Intervista: Vincenzo D'Amico

“Inzaghi, possibile futuro alla corte di Madama”
“Simone potrebbe rappresentare degnamente il dopo-Allegri. Juve favorita ma occhio al Napoli”

B

andiera della Lazio
e noto simpatizzante
bianconero. Ieri calciatore
di grande livello, capace
con la sua tecnica sopraffina di mandare in visibilio i
tifiosi, oggi apprezzato opinionista televisivo Rai senza troppi peli sulla lingua.
Come ogni vigilia di JuveLazio abbiamo intervistato
Vincenzo D'Amico, ormai
un habitué sulle colonne di
'JuveToro'.

Vincenzo, come hai visto
questa nuova Juve in questo primo scorcio di stagione?
Mi sembra che la Juventus,
seppur sempre competitiva e abituata a vincere,
quest’anno abbia rallentato un poco. Il campionato
italiano è duro e lungo e
nessuna squadra a partire
da quelle considerate materasso ti regalano qualcosa. Se devo trovare qualche
pecca non posso non constatare che la difesa della
Juve è datata. A me piace
molto Rugani, miglior giovane emergente d’Europa,
che rappresenta il futuro
insieme a Caldara e Spinazzola.
Ma questo campionato ha
una favorita?
Credo che il Napoli sia la
squadra più accreditata

per arrivare fino in fondo e
non mi meraviglierei se poi
vincesse anche il campionato…Juventus permettendo.
Perché il Napoli e non le
altre?
Perché Sarri è stato scaltro
ed intelligente a non cambiare molto e dunque quelli
che da almeno tre stagioni
stanno insieme, alla fine,
come vediamo tutti, stanno
andando alla perfezione. Il
Milan che ha rivoluzionato

molto ancora deve trovare
il modo per capire come
giocare.
Che Lazio sarà contro la
Juve? Cosa ti aspetti da
questa gara?
Juve favorita come sempre,
specie quando gioca allo
Stadium che è una fortezza ma quest’anno i valori
tra loro e le altre si sono
assottigliati. Questo sarà
un turno da brividi, ci sono
tre big-match, e mi attendo
grandi colpi di scena. Partendo dal Derby di Milano
alla fine credo che la spunterà l’Inter mettendo il Milan in grosse difficoltà ma
anche in caso di sconfitta
Montella non credo che verrà esonerato. Roma-Napoli
non sarà una passeggiata
di salute per nessuna delle
due ma se dovessi scommettere dico che il Napoli

farà il colpaccio.
Simone Inzaghi dopo queste due belle stagioni nella
Lazio potrebbe catturare
l’interesse di qualche altra
squadra?
Io già da tempo ho delle

lascerà.
E sulla Lazio cosa ci dici?
Bella e convincente, oltre
le aspettative. Però se mi
chiedi come finirà ti ripeto
che la Juve è favorita. Ma
attenzione ai pericoli che

serie indiscrezioni che darebbero Simone Inzaghi in
partenza per Torino… Ovviamente quando Allegri

arriveranno da Luis Alberto
e Immobile...
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Il Punto/La Partita

Rivoluzione d'ottobre o quiete dopo la tempesta?
S

e si chiedesse ad Allegri
cosa servono a tutt'oggi
le rappresentative nazionali, non c'è dubbio che la
risposta sarebbe: “A recapitarmi giocatori infortunati”.
Alla Continassa si trema ad
ogni pausa del calendario,
dedicata alla ribalta per
un senso patrio che declina
sempre più. Si rispolvera
ogni volta la diaspora della rosa, evaporata fino agli
angoli più reconditi del globo, con il costante abbonamento al rientro di autentiche armate brancaleone,
che si sorreggono su stampelle, bloccate da tutori e
fasciature varie. Fatto sta
che l'ingresso dell'infermeria di Vinovo assomiglia alla
porta girevole dell'Hotel
Ritz di Place Vendome. Per
un Khedira che prende una
boccata d'aria, dopo l'amichevole col Derthona, c'è
un Mandzukic che entra,
in forte dubbio per sabato. Entra Barzagli, stazio-

na Pjanic e non consolano
le uscite estemporanee di
Marchisio e Pjaca. Troppo
presto. La Lazio incombe e
non solo. Ha inizio un ciclo
di ottobre da far tremare i
polsi: dopo i romani, in ordine lo Sporting Lisbona,
l'Udinese in trasferta, la
Spal infrasettimanale, San
Siro milanista e di nuovo
lo Sporting in Portogallo.
Dire che la Juve si gioca
una bella fetta di stagione
in questo scorcio di autunno è puro eufemismo. Venir fuori dal tour de force
con risultati confortanti,
sarebbe il miglior viatico
ai festeggiamenti del 120°
compleanno della Vecchia
Signora il 1° di novembre.
Assai meno romanticamente, si porrebbero le basi per
l'ennesima stagione vincente. Altrimenti si aprirebbe uno scenario simile ad
un inizio di rivoluzione. In
casa Juve comunque non
si è portati a piangersi ad-

dosso. Non per nulla questa
è l'esortazione che Allegri
ha spedito a casa Higuain.
L'allenatore non si è mai
concesso alla disperazione,
barcamenandosi con grande capacità e disinvoltura
al cospetto di situazioni
talvolta pesanti, in fatto di
infermeria piena. Gli va riconosciuto. E la scelta della società di potenziare la
panchina, quasi obbligata,
a lungo risulta pagante,

Sabato 11 Novembre 2017
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ob torto collo. La vigilia di
Juve–Lazio è trascorsa tra
l'ansia di vedere tornare i
pezzi pregiati e la necessità
di rimettere in pieno uso i
malconci. Tutto ruota attorno a Marione Mandzukic.
Dopo aver contribuito in
toto alla qualificazione della sua Croazia agli spareggi,
la caviglia che ha retto grazie ad un'infiltrazione è da
valutare. Con ogni probabilità, si preferirà preservarlo

per la Champions. Con lo
Sporting, tra andata e ritorno, si giocano tutte le chances di qualificazione. In tal
caso la presenza di Douglas
Costa come esterno sinistro
diventerebbe consistente,
in un modulo che vede il
Pipita al centro di un attacco con Cuadrado a destra e
Dybala trequartista/seconda punta. (Sturaro esterno
alto di sinistra è un film già
visto e quindi non sorprenderebbe!). Variabile da non
sottovalutare: come avranno smaltito il fuso orario i
sudamericani nuovamente
juventini solo al giovedì? A
questi si aggiunge Bentancur, novella scoperta non
solo in casa Juve, che dovrà
fare coppia obbligata con
Matuidi, fino a completo recupero di Pjanic, che manca assai. Relativa tranquillità in difesa, pare quasi un
controsenso, alla luce dei
grandi dubbi destati fino ad
ora dal reparto. Lichtstei-

ner ed Alex Sandro (altro
sudamericano in viaggio)
sulle fasce, con Chiellini e
Benatia in mezzo. Azzardo
calcolato. Che Szczesny sia
della tenzone, è nei pensieri del mister. L'unica sicurezza è che a fare visita
all'Allianz Stadium viene
una delle compagini più in
forma e attrezzate del lotto.
Basta riferirsi alla finale di
Supercoppa, per rendersene conto. Minirivincita? Ci
può stare, ma 3 punti da
incamerare valgono più di
velleitarie rese dei conti,
anche alla luce di incontri
concomitanti che potrebbero dare una mano alla Juve
a riacchiappare la vetta
sfuggita per decisioni VARie. Era da oltre un anno e
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ControCorrente

L'Ital-Ventura agli spareggi, è già ultima spiaggia
La peggior Nazionale che si ricordi rischia di restare fuori dai Mondiali per gli errori e l’insipienza tattica del nostro c.t.
di ENRICO HEIMAN

D

iciamo la verità, lunedì sera al gol di Candreva abbiamo tirato tutti
un sospirone di sollievo.
Nello stadio di Skoder (per
gli italiani Scutari di fronte all’omonimo lago che
lo separa dal confine col
Montenegro) al minuto 28
della ripresa la Nazionale
azzurra è riuscita a superare l’Albania qualificandosi
tra le quattro migliori seconde che a novembre disputeranno gli spareggi per
i Mondiali del 2018 in Russia. Contro chi lo sapremo
martedì prossimo, giorno
del sorteggio. Sono quattro
le possibili avversarie: Svezia, Nord Irlanda, Grecia e
Irlanda. Inutile cercare di
stabilire quale sia la più pericolosa: per l’Italia attuale
sono pericolose tutte. Fuor
di metafora, il c.t. Gianpiero Ventura è il maggior responsabile della crisi in cui
sono precipitati gli azzurri.
Tra la fine dell’estate e questo inizio d’autunno la nostra Nazionale ha mostrato
limiti tecnici e una totale
disorganizzazione di gioco, come non si vedeva da
cinquant’anni. E forse non
si era vista mai. Il 2 settembre a Madrid siamo stati
travolti dalla Spagna, netta
vincitrice del nostro girone,
con una prestazione da voto

“zero”. In quella circostanza Ventura si è presentato
con lo sciagurato modulo
4-2-4 che prevede due soli
mediani: De Rossi, in precarie condizioni fisiche, oltre
ai suoi 34 anni, e il celebrato Verratti, cioè il nulla precostituito. Anche se la critica, giornali e televisioni si
ostinano a considerarlo un
grande giocatore. Infatti la
scorsa estate il Paris S.G. ha
cercato di venderlo in ogni
modo, senza trovare il compratore. Segno che all’estero sono più realisti di noi.
“Errare umanum est (dicevano i latini) perseverare
diabolicum”. Proverbio che
Ventura non conosce, o forse non apprezza, visto che
continua nei suoi errori. Lo
scorso venerdì, qui a Torino, ha affrontato la Macedonia con un inedito 3-4-3
che celava un sottile inganno. A centrocampo infatti i
mediani erano due, Parolo
e Gagliardini. Un giocatore
serio, il laziale, un giovane
sovrastimato e di scarso
costrutto l’interista. Ai lati
agivano due esterni, Zappacosta a destra e Darmian a
sinistra. Morale, in mezzo al
campo la “falange macedone” ha potuto scorrazzare
liberamente mettendoci più
volte in difficoltà. Illusione
al gol di Chiellini, che a 33
anni è ancora tra i migliori, poi crollo nella ripresa e
pareggio nel finale ad opera
di un certo Trajkovski, che

per la cronaca gioca (non
sempre) nel Palermo. Qui la
stampa si è esercitata con
titoli a piacere. La Gazzetta
dello Sport, in stile democristiano, se l’è cavata con
“Italia fischiata”, la Stampa
è andata sul più comodo
“Italia alla frutta”, visto che
l’avversario era la Macedonia. L’eco della figuraccia
e soprattutto della pochezza della nostra squadra si
sono fatte subito sentire in
Federazione. Il presidente
Tavecchio è stato chiaro:
”Se non andiamo ai Mondiali per il calcio italiano è
l’Apocalisse”. E ha ragione,
anche se Ventura lo ha voluto lui. Uomo di esperienza,
si diceva. Ma non basta. Bisogna capire e non solo imitare sistemi di gioco altrui.
Perché in squadre di club
è un conto, in Nazionale è
diverso. Con le lacrime in
tasca, e palese nervosismo
tra i giocatori, siamo andati in gita sul lago di Scutari
per far visita all’Albania.

Ma Ventura, con discorsi da
sindacalista, ha ripresentato il suo orrendo 4-2-4. Evidentemente non può farne
a meno. In mezzo al campo i
soliti due, Parolo e Gagliardini. Crisi di gioco scontata
e preoccupante. Ma si dà
il caso che l’Albania, sino
all’anno scorso allenata da
De Biasi, che riuscì a qualificarla agli Europei 2016,
ed ora passata sotto la guida di Panucci (sempre Italia è) pur lottando caparbiamente sia meno forte
della Macedonia. E così nel
secondo tempo le energie

degli “schipetari” (etnia albanese) si sono affievolite e
gli azzurri, con una prova
un tantino migliore rispetto
alla Macedonia, hanno imbastito qualche bella azione
e sono arrivati al gol di Candreva. Merito di una perentoria iniziativa di Spinazzola sulla sinistra, con preciso
cross verso destra per la
conclusione del citato Candreva. E relativo approdo
agli spareggi per i Mondiali.
La Gazzetta ha titolato “Testina di serie”. Quanto mai
appropriato. La Stampa se
l’è cavata con un giustificato
“Sollievo Italia”. Il sospirone
cui abbiamo accennato in
apertura. Ma il tormentone
sulla Nazionale continua. Il
giorno dopo Luigi Garlando, capo servizio calcio in
Gazzetta, ha detto chiaro e
tondo “Bisogna infoltire il
centrocampo” , oltre a una
serie di considerazioni negative sul modulo azzurro.
E sulla “rosea” di mercoledì
Sebastiano Vernazza, autorevole firma calcio d’ispi-

razione genovese, è stato
ancor più esplicito:”Italia
da cambiare, basta con il
4-2-4. In mezzo servirà un
uomo in più”. Per chi scrive ce ne vorrebbero due in
più. Martedì sapremo quale
sarà la nostra avversaria ai
“playoff”. Gare di andata
e ritorno. Ma in ogni caso,
come hanno ribadito da più
parti, Ventura è ormai con
le spalle al muro. Anche se
riusciremo a qualificarci
per i Mondiali, la situazione
non cambierà. Augurabile
che si possa recuperare De
Rossi, uomo importante, oltre al rilancio di Florenzi e
la riconferma di Zappacosta e Spinazzola sugli esterni, ma è in mezzo che casca
l’asino. A meno che Ventura
si ravveda e schieri almeno tre mediani: ipotizziamo
Florenzi, De Rossi, Parolo.
E trovi collocazione più idonea per Insigne, che nel Napoli è qualcuno, mentre in
Nazionale scompare. Non ci
sembra di chiedere troppo.

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Analisi

L'obiettivo Champions è solo un sogno?
Le ultime dichiarazioni rilasciate da Allegri sulla Coppa dalle 'grandi orecchie' destano perplessità

D

all'intervista rilasciata
in settimana da Massimiliano Allegri a 'Premium
sport' è emersa l'ennesima conferma di una realtà inoppugnabile che lo
scriba sostiene da anni,
nonostante gli sia valso
l'ostracismo di molti a tutti i livelli, giacché la verità
disturba, vieppiù quando
non si limita a demolire le
illusioni costruite per incapacità di accettarla, ma
evidenzia la vigliaccheria
di chi, conoscendola, è troppo pavido e compromesso
per denunciarla. “Obiettivo” e “sogno”, parole che
nel gergo quotidiano sono
pronunciate talvolta con
eccessiva leggerezza, hanno due significati ben precisi e distinti, tali per cui,
chi ha estrema confidenza
con la lingua italiana ne fa
un utilizzo assolutamente
mirato, il cui senso, retrostante e ultimo, a causa del

diffuso analfabetismo funzionale, sfugge inesorabilmente a chi ne è afflitto. A
dispetto dei piani industriali, dell'avanguardia nelle
strutture, di una solidità inscalfibile garantita dall'appartenenza a un gruppo fra
i più facoltosi del pianeta,
alla proprietà di Juventus
F.C. S.p.A. non importa un
ficco secco di allestire una
squadra che sia davvero
potenzialmente in grado
d'innalzare al cielo la Uefa
Champions League, perché
già economicamente paga
di un percorso che dovesse
arrestarsi ai quarti di finale, scevro della sgradevole
implicazione di dover prevedere successive e importanti elargizioni nel caso di
miracolistica conclusione
del torneo. Conta solo poter
esporre un buon bilancio,
peraltro destinando i dividendi a riserva e ricorrendo inevitabilmente all'esca-

motage delle plusvalenze,
giacché in loro assenza, e
vale anche per il prossimo
esercizio, quindi cominciate
pure a preoccuparvi, sarebbe già grasso che cola chiuderlo in pareggio. Va da
sé che alla luce di siffatta
politica aziendale, la grolla
calcistica degli eletti mai si
affrancherà dalla dimensione onirica perché, anche
in virtù di dei miserabili
proventi erogati dal “main
sponsor”, ergo la Jeep, le
campagne di mercato non
saranno mai rivolte alla
creazione di un organico
fortissimo, completo in ogni
reparto e con un'età media
ottimale, ma bensì orientate
alla ricerca dell'occasione

(sovente uno scarto “sinistrato” dei campionati maggiori) o indirizzate verso
gli assistiti dei procuratori
“amici” o affidate all'estro e
in certi casi alla convenienza personale di chi, nel suk,
anche extra peninsulare,
dovrebbe muoversi come

in casa propria. Altrettanto
ovvio che anche il gestore
del patrimonio tecnico sia
confacente e allineato alle
linee guida di chi detiene
le chiavi della cassaforte.
L'obiettivo è vincere il cam-

pionato e ci mancherebbe
pure che così non fosse,
stante l'abisso strutturale
che separa la Juventus dalle altre partecipanti e che
costituisce, esso stesso, il
fondamento di una sopravvalutazione in forza della
quale, al dunque del calcio

che conta, l'inganno si svela in tutta la sua impietosa
crudeltà. Questa mentalità
retriva, una vera propria
apologia del provincialismo,
non può certamente essere
ribaltata da un uomo solo...,
a maggior ragione se condivisa e sostenuta da una
platea popolare per natura
restia al cambiamento che
nei rari momenti di libertà
dalla suggestione invoca,
ma che, in punta di fatto,
nel profondo del cuore respinge. In ultima istanza,
quanto dichiarato da Allegri nel suo idioma allineato
e coperto, non è poi così dissimile da una certa esternazione di Antonio Conte, che
si espresse al riguardo in
maniera certamente poco
affine al cosiddetto stile
Juve, ma sicuramente accessibile anche alle menti
più ruvide, e non si scosta di
tanto da quello che affermò
Dani Alves all'alba del suo
divorzio dalla bianconera
Signora. Il club sabaudo
non è ambizioso nella misura in cui il suo blasone e il
seguito che si trascina, meriterebbe. Questo è, questo
annacqua la soddisfazione
per la supremazia condominiale in chi ha una visione meno ristretta e induce
a considerarla dovuta, producendo giustificatissime
irritazioni quando, almeno
in quell'ambito, non viene

esercitata priva di tentennamenti, improvvisazione,
sicumera e patetiche alzate
d'ingegno. Il vertice dà alla
gente quello che in fondo
vuole; un precetto che regola ogni contesto in cui si
debba vendere qualcosa, e
la strategia si perpetuerà
fino a quando la massa critica di chi pretenderà di più
e di meglio sarà finalmente
raggiunta. Nel frattempo,
chi si contenta goda finché
può, perché arroccarsi su
rendite di posizione, nel
lungo periodo è sempre una
scelta perdente. Augh.
Ezio Maletto

(Dall'alto a sinistra in senso
orario: il Presidente della Juventus
Andrea Agnelli; la Champions
League; Massimiliano Allegri in
versione pensierosa; Pavel Nedved,
Paratici e il direttore generale
bianconero Giuseppe Marotta)

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Speciale Atletico Torino

Una società modello a Mirafiori Nord
Il sodalizio presieduto da Arcella vanta 16 squadre e 300 tesserati. Il dg Cocchi: “Obiettivi precisi e struttura adeguata”

D

a tre anni direttore generale dell'Atletico Torino dopo essere stato Presidente e dg del Vanchiglia,
Fulvio Cocchi ci fornisce
una panoramica sul settore giovanile della società di
via Palatucci. Un sodalizio
in piena evoluzione quello di Mirafiori Nord: dopo

e strutturato in modo notevole il settore, raggiungendo un primo obiettivo molto
importante: tutte le nostre
squadre giovanili che potevano ottenere il pass per
i campionati regionali ce
l'hanno fatta. Siamo cosi
una delle poche società di
Torino ad aver raggiunto

essere diventata la terza
forza cittadina grazie alla
promozione nel campionato
'Eccellenza' (la terza nella storia, la prima ottenuta
'sul campo') avvenuta la
scorsa stagione, l'Atletico
ha incrementato anche i
numeri delle altre squadre,
dai più piccoli alla Juniores:
“Quest'anno partiamo con
obiettivi precisi e una struttura definita e adeguata – ci
spiega Cocchi - abbiamo incrementato la scuola calcio

questo obiettivo e una delle
18 società tra l'intero Piemonte e Valle d'Aosta. Allievi, Miniallievi, Giovanissimi e Giovanissimi fascia/B
hanno ci hanno fatto fare
questo salto di qualità di
cui siamo molto orgogliosi!”.
Notevole anche l'affluenza
dei nuovi ragazzi alla scuola calcio giallo-bianco-blu:
“Siamo arrivati al punto di
avere solo in questa 'categoria' qualcosa come dieci
squadre che parteciperanno

ai campionati – aggiunge
Cocchi -, più un gruppetto
di 'piccoli amici' che svolge attività propedeutica al
mondo del football. Il totale
complessivo è di 16 squadre, compresa Juniores e
Prima Squadra, rispetto
alle 14 dello scorso anno.
Per quanto riguarda il nu-

mero dei tesserati, come
scuola calcio superiamo
le 140 unità più altre 100
nel settore giovanile e più
una quarantina tra Prima
Squadra e Juniores. Quindi
arriviamo a quasi 300 tesserati che giocano nell'Atletico Torino. Credo che siano
numeri davvero importanti,
inoltre ogni squadra ha il
suo preparatore atletico,
la possibilità del massaggiatore e gli istruttori della
scuola calcio sono tutti ragazzi che hanno frequentato
il corso della Federazione”.
Una realtà davvero importante quella dell'Atletico,
che culmina con la prima
squadra: “Quella è la ciliegina sulla torta – conclude
Cocchi -, aver raggiunto il
campionato
'Eccellenza'
è stato molto importante.

Ma l'obiettivo principale è
quello di valorizzare i nostri
giovani del vivaio, per dare
loro una opportunità: almeno 4-5 ragazzi del 2000 si
allenano con i più grandi e
all'occorrenza
partecipano alle loro gare. Senza dimenticare che l'Atletico ha
4 ragazzi che giocano nella

e importante quello della società presieduta da Fortunato 'Mimmo' Arcella. L'augurio è che possa svilupparsi
ancora, per rafforzare il suo
ruolo di terza forza cittadina
facendo giocare e divertire
piccoli e grandi al Palatucci, il campo posto all'interno del circolo 'Beppe Viola'

Beretti del Torino Fc. La collaborazione con la società
granata è buona ma anche
con la Juventus ci sono rapporti non indifferenti. Proprio oggi, ad esempio, mi è
arrivata richiesta per un
bambino del 2009: i bianconeri ci hanno chiesto se
era possibile fargli fare una
serie di allenamenti con
loro. Ripeto: noi vogliamo
dare opportunità a tutti di
fare esperienze importanti”.
Un settore giovanile florido

che comprende anche tennis, calcio a 5 e pallamano.
Roberto Grossi
(In alto a sx: il ds Santomauro,
il Presidente Arcella e il dg
Cocchi; in mezzo alla pagina
i responsabili del settore
giovanile di Torino e Juventus
Benedetti e Marchio con cui
l'Atletico ha ottimi rapporti;
qui sopra l'impianto sportivo
Palatucci; qui a sx il presidente
Arcella e il suo vice Delvento)

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Speciale Atletico Torino

Piazzoli: “Salvezza subito e cresciamo i giovani”
Il tecnico: “Prediligo il calcio offensivo ma in questo campionato non è facile. Il sogno? Cambiare orari alle partite”

R

omano di Monte Sacro,
classe '64, tifoso laziale doc, Vincenzo Piazzoli è
ormai 15 anni che risiede
sotto la Mole. Da giovane
ha fatto il portiere a buoni
livelli: Lodigiani e Pistoiese
nelle giovanili poi 14 anni
di serie D con diverse squadre (“Quando la 'D' era un
campionato di alto livello”
ci tiene a precisare). Moglie torinese, ha iniziato ad
allenare in quel di Venaria,
dove ha vinto il campionato

Juniores Regionale, poi Promozione ed Eccellenza, per
un totale di 4 tornei conquistati in 10 anni. Non male
come score. Vincenzo è alla
seconda stagione consecutiva alla guida dell'Atletico
Torino (la quarta totale). Un
anno difficile questo appena iniziato, alle prese con
il campionato di Eccellenza
dopo il salto di categoria ottenuto dall'Atletico lo scorso anno, che ha portato la
società del quartiere Mirafiori Nord sul podio cittadino, alle spalle di Juventus e
Torino.
Mister Piazzoli, quali sono
gli
obiettivi
stagionali
dell'Atletico Torino?
Raggiungiere la salvezza
prima possibile per consolidare la nostra società in
questa categoria e far crescere i nostri giovani. Siamo una piccola realtà per
il campionato Eccellenza,
abbiamo mezzi economici
modesti, altre società vantano budget di spesa piu
alti. Dobbiamo quindi arrangiarci operando scelte
giuste, responsabili, oculate, inserendo i giovani
più adatti al nostro caso e
mixandoli con i più 'esperti'. Non è facile questo
campionato, ci sono tante
buone squadre: negli ultimi
anni, per fare un esempio,
le torinesi non hanno avuto
fortuna perchè le compagini della provincia hanno
mezzi più cospicui. A Torino
città ci siamo noi e il Lucento, entrambe dobbiamo

faticare per mantenere la
categoria. Domenica prossima inoltre ci tocca un quasi
derby, quello col Rivoli: loro
sono penultimi noi a metà
classifica, uno scontro-salvezza importante.
Che modulo di gioco adottate?
Giochiamo col 4-3-3, cerchiamo di attaccare palla
a terra e di fare punti attraverso il gioco e non con
l'anti-calcio. Ho sempre

prediletto il gioco offensivo,
almeno quando è possibile.
Ripeto, questo campionato
è tutt'altro che facile. Per
fortuna ho a disposizione
un buon mix di giovani e
di 'anziani', esperti della
categoria. Tra i giovani ti
posso fare i nomi di Cavarero, Coppa e Visagi. Tra gli
esperti Di Matteo, Persiano
e Maglie. E poi menzione
speciale per Curto.
Il vostro impianto, il Pala-

s.r.l.

tucci, vi fornisce una spinta in quanto a presenze
sugli spalti?
Abbiamo un discreto seguito di pubblico, il nostro è un
quartiere dove si vive e ci si
allena bene e dove i giovani possono dare il meglio.
Noi ci sentiamo veramente
una squadra 'di quartiere'
per il campionato Eccellenza: un po' come il Chievo in
serie A... Certo, un grande
ostacolo per il numero di
supporters è rappresentato
dagli orari in cui si giocano
le partite, cioè in concomitanza con quelle della serie
A. Questo ci porta via parecchia gente dagli spalti,
specie quando giochiamo
in concomitanza con Juve e
Toro... Occorrerebbe cambiare orari per avere più
tifosi: so ad esempio che nel
Lazio le partite dell'Eccellenza si giocano domenica
alle ore 11...
A proposito di Lazio. Lei
è un grande tifoso degli
aquilotti e sabato allo Stadium affrontate la Juve...
Un impegno difficilissimo
per noi. E' vero che abbiamo
vinto l'ultima Supercoppa
contro i bianconeri ma qui
a Torino, per noi e non solo
per noi, è sempre un'impresa fare risultato. Oltretutto
la Juve non sbaglia mai due
gare di seguito e a Bergamo
ha già lasciato per strada
due punti. Inzaghi comunque non farà barricate: lui
vuole giocarsi le partite, è
un allenatore che mi piace

molto anche perchè ha fatto
la giusta gavetta vincendo
con Primavera e Allievi.
E' veramente difficile fare
bene il mestiere dell'allenatore?
E' un mestiere per nulla
facile e non lo impari in un
giorno neanche se sei stato
un grande calciatore. Infatti tanti ex campioni o gente
comunque di grande livello
hanno miseramente fallito il
cambio di 'lavoro'. Allegri?

Lui mi piace meno rispetto
a Inzaghi, non è il mio ideale di allenatore. Anche se va
detto che vincere non è mai
una cosa semplice e lui sotto la Mole sta vincendo veramente tanto. Però Conte
era un'alta cosa: lui sa dare
quel valore aggiunto alla
squadra come pochi altri.
Sul campo le sue squadre
si distinguono sempre, è
capace di sfruttare al massimo i giocatori che ha. Un
pronostico finale? La Lazio
arriverà quarta o quinta e
si fermerà ai quarti di finale
di Europa League. La Juve
rivincerà lo scudetto ma in
Champions troverà ostacoli
molto alti, forse insormontabili...
Roberto Grossi
(In alto a sx mister Vincenzo
Piazzoli; in alto al centro la prima
squadra dell'Atletico Torino;
nelle altre foto alcuni calciatori
sempre della prima squadra che
quest'anno è stata promossa nel
campionato Eccellenza diventando
così la terza forza cittadina
alle spalle di Juve e Toro)

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Squadra ospite

Lazio, allo Stadium senza paura!
I capitolini arrivano a Torino lanciatissimi in classifica. Luis Alberto: “Possiamo battere la Juve!”

Q

uarti in classifica, con
una lunghezza di vantaggio dai rivali di sempre
giallorossi. Non potrebbe
esserci viatico migliore per
la Lazio, che si appresta
ad affrontare la Juventus
all’Allianz Stadium. Senza
dimenticare che all’inizio
della stagione, i bianco-

celesti di Simone Inzaghi
sono già riusciti a dare la
prima delusione agli uomini di Massimiliano Allegri,
battendoli nella finale della
Supercoppa Italiana. Calcio
di agosto finché si vuole,
ma la sfida con i bianconeri
all’Olimpico è stata comunque un gustoso antipasto
per un inizio di stagione che
ha visto la formazione capitolina come una delle squadre più in forma in questa
prima parte di campionato,
al netto del brusco ko subito contro il Napoli, capace
di sbancare l’Olimpico con
un sonoro 1-4. Per contro,
tra i risultati ottenuti dai
biancocelesti in questo inizio di torneo, oltre al tennistico 6-1 rifilato nell’ultimo
turno al Sassuolo, spiccano
i successi esterni con Chievo, Genoa e Verona e il 4-1
sul Milan. Un inizio di stagione decisamente incoraggiante per la Lazio, che non

sembra aver accusato il colpo delle partenze di Biglia e
Keita.
CERTEZZE Tra i capisaldi
della formazione di Inzaghi ci sono la difesa a tre e
il bomber della Nazionale
Ciro Immobile. A Torino toccherà a Patric completare il
terzetto difensivo, al posto
dell’indisponibile Wallace,
insieme agli inamovibili De Vrij e Radu, mentre
Immobile sarà come sempre il terminale offensivo
anche contro i bianconeri,
già trafitti dal centravanti
campano con una doppietta in Supercoppa. Il modulo
di Inzaghi prevede anche
una linea mediana composta da quattro elementi,
oltre a due centrocampisti
con spiccate doti offensive
a ridosso dell’unica punta
centrale, che rispondono ai
nomi di Milinkovic-Savic e
Luis Alberto.

Numeri e Statistiche

NUOVO IDOLO Se il centrocampista serbo è un punto fermo della squadra di
Inzaghi ormai da tre stagioni, lo spagnolo si sta imponendo come nuovo idolo dei
tifosi grazie ad un inizio di
stagione scoppiettante. Prelevato nell’agosto del 2016
dal Liverpool, dopo avere
concluso la scorsa stagione
con 10 presenze e una rete,
lo spagnolo sta ripagando
Lotito dei circa 5 milioni
spesi per il suo cartellino.
La doppietta (la sua prima
in serie A) contro il Sassuolo ha caricato a mille il trequartista biancoceleste, che
sogna di ripetersi contro la
Juve: “I bianconeri insieme
al Napoli stanno sopra a
tutti – le parole in settimana di Luis Alberto - ma noi
possiamo giocarcela contro
chiunque. Sarà sicuramente una grande partita e io
non vedo l’ora di scendere
in campo. Sarà una gara

complicata, ma sappiamo
di poterli battere, perché lo
abbiamo già dimostrato in
Supercoppa. Dovremo provare a metterli in difficoltà
giocando il nostro calcio, tenendo il pallone e cercando
di sfruttare al massimo le
occasioni che avremo”.
Giovanni Rolle
(Da sx a dx: Immobile, Radu e
Dybala; Higuain e De Vrij; Lucas
Leiva; qui sotto a sx Inzaghi)

di Massimo Fiandrino

■ INZAGHI, 2° MIGLIOR MISTER DI SEMPRE DELLA
LAZIO. MEGLIO SOLO ERIKSSON MA SIMONE
MEGLIO DI MAESTRELLI

1,885 la media punti di Simone Inzaghi, il 2° miglior mister

Biancoceleste in serie A come media punti, precede in questa
speciale classifica Maestrelli con 1,719 ma è preceduto da
Sven-Goran Eriksson con 1,895 punti di media a partita.

Eriksson 1,895 – punti conquistati 218 (63v, 29n, 23p)
Inzaghi
1,885 – punti conquistati 98 (30v, 8n, 14p)
Maestrelli 1,719 – punti conquistati 184 (50v, 34n, 23p)

â–  IL MIGLIOR MISTER NELL'ERA LOTITO
Con 30 vittorie, 8 pareggi e 14 sconfitte in 52 partite,












Simone Inzaghi, nella gestione Lotito, è il migliore mister
biancazzurro come media punti in A
Inzaghi
52 partite, media punti 1,88
Reja
112 partite, media punti 1,67
Pioli
69 partite, media punti 1,60
Petkovic
55 partite, media punti 1,47
Rossi
152 partite, media punti 1,46
Papadopulo 22 partite, media punti 1,22
Caso
16 partite, media punti 1,06
Ballardini 23 partite, media punti 0.95

Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

Direttore Responsabile
Roberto Grossi
rogro@inwind.it

Impaginazione e grafica
Silvana Scarpa
Tel. 011 0371291

Hanno collaborato
Bruno Bernardi, Massimo Fiandrino,
Enrico Heiman, Ezio Maletto, Paolo Rachetto
Marco Sanfelici, Marco Venditti
Ermanno Vittorio

Servizi fotografici
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CHIUSO IN REDAZIONE ALLE ORE 17 DI GIOVEDÌ 12 OTTOBRE 2017

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Accadde il

1 giugno 1967

Quel mitico scudetto con sorpasso all’ultimo minuto
La squadra di Heriberto Herrera e del portiere Anzolin sovverte i pronostici: beffata l'Inter
Juventus-Lazio 2-1
Campionato 1966/67
34a giornata
Juventus:
Anzolin, Gori, Leoncini,
Bercellino, Castano,
Salvadore, Favalli, Del
Sol, Zigoni, Cinesinho,
Menichelli.
All. Heriberto Herrera
LAZIO:
Cei, Zanetti, Masiello,
Carosi, Pagni, Castelletti,
Di Pucchio, Burlando,
Morrone, Marchesi,
Sassaroli.
All. Maino Neri
Arbitro:
Monti Fabio di Ancona
Marcatori:
47° Bercellino I
62° Zigoni
87° Di Pucchio (r.)
Spettatori 35.000

J

uventus-Lazio,
quanti
ricordi e quante sfide. Si
ritorna indietro nel tempo,
si riavvolge il nastro di ben
cinquanta anni tornando
alla magnifica ed epica primavera del 1967. L’euroInter campione d’ Italia in
carica aveva perso pochi
giorni prima nella finale di
Lisbona la Coppa dei Campioni, Celtic vittorioso 2-1
ed Inter delusa, comunque
l’ambiente neroazzurro è
tranquillo, il presidente Angelo Moratti ed il suo allenatore, l’istrionico “Mago”
Helenio Herrera sono sereni nonostante la sconfitta
in finale: lo scudetto sarà

nostro! Inter capolista con
punti 48 segue la Juventus
ad una lunghezza. La Lazio
arranca in fondo alla classifica ed ha bisogno di punti
a Torino per centrare l’obbiettivo della salvezza. La
finale di Coppa Campioni
venne disputata giovedì 25
maggio così la Lega spostò
un gruppo di partite che
interessavano scudetto e
retrocessione di sette giorni; di fatto si disputarono
giovedì 1 giugno 5 partite:
Mantova-Inter, JuventusLazio,
Cagliari-Brescia,
Spal-Venezia e VicenzaBologna. Nonostante
il
giorno feriale, al Comunale
sono presenti più di 35.000
spettatori (di cui circa 3000
supporters laziali). Heriberto Herrera, trainer bianconero, schiera la squadra
con un modulo offensivo
inserendo il tornante Favalli a sostegno delle due
punte Zigoni e Menichelli.
La Lazio risponde con una
squadra imbottita di difensori e centrocampisti per
bloccare la Juve soprattutto
a centrocampo. D’altronde
un punto potrebbe bastare
per la permanenza in Serie
A. L’allenatore laziale Neri
inserisce il difensore Rino
Marchesi con la maglia n°
10, Marchesi allenerà poi
la Juventus a metà anni ottanta: corsi e ricorsi storici,
intrecci che si incorniciano
nei ricordi. Tutte le partite iniziano alle ore 18.00,
il sole splende ancora an-

che senza l’ora legale che
all’epoca era in divenire.
La Juve parte subito all’attacco, minuto 16°: un bolide
da fuori area di Gianfranco
Leoncini viene intercettato
con la mano dal difensore
bianco azzurro Masiello,
rigore! Per l’arbitro Monti
si può proseguire, la VAR
doveva ancora arrivare…
Minuto 40°, punizione dal
limite di Cinesinho, sul pallone si lancia il difensore
centrale Giancarlo Bercellino, il mediano laziale Ca-

rosi non trova di meglio che
colpire in pieno la gamba
di Bercellino che crolla sul
prato, medico e massaggiatori sono sul terreno di
gioco ma per Bercellino c’è
poco da fare, in pratica è
claudicante e non essendoci all’epoca le sostituzioni
Heriberto Herrera schiera
il difensore in attacco spostando il terzino Gori al
centro della difesa in marcatura del laziale Morrone.
Termina il primo tempo sul
nulla di fatto, un risultato
che regala la salvezza alla
Lazio mentre condanna la
Juventus al secondo posto.
Da Mantova i contatti telefonici danno il risultato del
primo tempo (0-0). La Rai
con una decisione alquanto
bizzarra non aveva deciso
di mandare in onda le radio cronache delle partite
così ci si teneva in contatto
telefonicamente da tribuna
stampa a tribuna stampa.
Altri tempi, smartphone e
cellulari non esistevano,

l'unico cellulare conosciuto
era quello della polizia…
Nella ripresa Bercellino si
schiera di fatto al centro
dell’ attacco con Zigoni a
destra e Favalli ad aiutare
il centrocampo. Essendo il
calcio lo sport più strano e
curioso del mondo avviene
che proprio lo zoppicante Bercellino vada in gol!
Minuto 47°, Cinesinho da
sinistra calcia un angolo, il
portiere laziale Cei in uscita
perde il pallone, sulla sfera
si avventa Favalli che calcia
a colpo sicuro ma i difensori biancoazzurri ribattono,
la palla si alza a candela
ed è proprio lo zoppicante Bercellino che di testa
colpisce il pallone, gol! Lo
Stadio esplode di gioia anche perché questa rete potrebbe significare spareggio
con l’Inter se le due partite
rimangono sullo stesso risultato, pareggio a Mantova
e Juventus in vantaggio a
Torino. La partita cambia
completamente, gioco duro
e pesante, gli scontri non
mancano, la Lazio cerca di
sfruttare la superiorità numerica ma la Juve non molla neanche di un centimetro
bloccando sul nascere le
azioni del centrocampo laziale. Dopo circa un'ora di
gioco, intorno al sessantesimo prima la tribuna stampa poi le tribune centrali
poi tutto lo stadio ha un
sussulto che diventa un boato assordante, è giunta via
telefono la notizia del gol
di Di Giacomo, centravanti del Mantova: l’Inter sta
perdendo 1-0 a Mantova!
Altro boato dopo pochi minuti allorché il centravanti
bianconero Gianfranco Zigoni schiaccia di testa in
gol un lungo traversone da
calcio d’angolo di Cinesinho
che scavalcando la difesa
laziale viene corretto in gol
da 'Zigo Zago' Zigoni. Al 75°
la partita di Torino di fatto
si decide, il difensore laziale Marchesi, infortunatosi,
abbandona definitivamente
la contesa, le due squadre
si trovano così in parità numerica. Le durezze in campo continuano costringendo
il direttore di gara Monti a
richiamare i due capitani
Cei e Castano per cercare di
calmare gli animi sul terreno di gioco, la posta in palio
è diventata altissima oltre
alla retrocessione si lotta
incredibilmente anche per
il titolo di campioni d’Italia.
Mancano oramai pochi minuti al termine del match,

la Lazio non molla, discesa
dell’ala sinistra Sassaroli che centra in mezzo all’
area bianconera, sfortunata deviazione con il braccio di Castano ed arriva il
fischio dell’arbitro: rigore.
Il giovane Di Pucchio con
freddezza batte Anzolin. Gli
ultimi minuti sono incredibili la tensione in campo e
sugli spalti è altissima, un
pareggio della Lazio significherebbe un doppio spareggio per l’aggiudicazione del
titolo e per la permanenza
nella massima divisione tra

Lazio, Brescia e Spal. Poi
come d’incanto dopo un
minuto di recupero arriva
il triplice fischio dell’arbitro Monti che mette fine
ad un match avvincente ed
indimenticabile. Alcuni minuti di altra tensione sugli
spalti ed in campo poi dalla tribuna stampa arrivano segnali inequivocabile:
finita! È finita! Vuol dire
partita terminata a Mantova con vittoria insperata
dei biancorossi, in campo
è festa tutti si abbracciano
e portano in trionfo Heriberto Herrera che sempre
aveva creduto nell’impresa, i cancelli si aprono ed
il pubblico invade festosamente il campo, dopo sei
anni arriva lo scudetto alla
Juventus mentre per l’Inter è notte fonda: persa la
finale di Coppa Campioni,
perso lo scudetto, arriverà
la settimana successiva anche la sconfitta incredibile
a Padova nella semifinale
di Coppa Italia, partita sec-

ca senza andata e ritorno,
Padova-Inter termina con
la vittoria patavina (3-2),
un club di serie B che batte la blasonata Inter. In soli
14 giorni quindi l’Internazionale gettò al vento Coppa dei Campioni, scudetto
e coppa Italia. La squadra
bianconera termina un torneo irripetibile con numeri
da record: minor numero
di sconfitte (3), difesa quasi
imperforabile (22 gol subiti
in 34 match, solo il Cagliari rivelazione grazie alla
annata incredibile del suo
portiere Reginato fa meglio:
19 gol subiti). Come presenze un solo calciatore è
sempre presente: il portiere Anzolin Roberto (scomparso di recente) con 34
presenze. Grande sicurezza
ed uscite pronte e precise
danno forza e sicurezza ad
una difesa quasi inviolabile.
Certamente Anzolin è un
simbolo di quello scudetto
incredibile con il suo alle-

natore il ginniasarca Heriberto, grandi ragazzi, grandi veramente questi ragazzi
del 13°. Li ricordiamo: Heriberto Herrera (allenatore),
Catella Vittore (Presidente),
Amerio Giorgio (Segretario), Sgarbi Mauro (medico
sociale), Sarroglia Desiderio (Massaggiatore), Anzolin Roberto, Bercellino I°
Giancarlo, Caocci Renato,
Castano Ernesto, Colombo
Angelo, Coramini Alberto,
Del Sol Luis, De Paoli Virginio, Favalli Erminio, Gori
Adolfo, Leoncini Gianfranco, Menichelli Giampaolo,
Sacco Giovanni, Salvadore
Sandro, Sarti Benito, Cinesinho Sidney Cunha, Stacchini Gino, Zigoni Gianfranco, Rinero Elio, Maggioni
Antonio.
Foto e testi di
Ermanno Vittorio
(In alto a sx la Juve 1966/67;
in alto a dx il gol di Zigoni; in
mezzo il rigore di Di Pucchio;
qui a sx Heriberto Herrera)

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Numeri e Statistiche

di Massimo Fiandrino

Dybala, Higuain e Immobile: sfida tra bomber
LAZIO MAI COSI' TANTI GOL
REALIZZATI IN SERIE A DOPO 7
TURNI INIZIALI
19 i gol segnati dalla Lazio in questo torneo, mai
i Biancocelesti avevano realizzato tanti gol a questo punto del Campionato, al massimo avevano
segnato 18 reti nel 1934/35, 1942/43, 1992/93 e
1999/2000 (stagione dell'ultimo Scudetto Biancoceleste).
14 le reti stagionali per Ciro Immobile (13 con la
Lazio , di queste 9 in Campionato, 2 nella Supercoppa Italiana (contro la Juventus) e 2 in EuropaLeague), più 1 in Nazionale (contro Israele),

BOMBER SERIE A DOPO 7 TURNI
Reti
Giocatore
(Squadra)
10
DYBALA
(Juventus)
9
IMMOBILE
(Lazio)
7 Mertens
(Napoli)

Dzeko
(Roma)
6
Icardi
(Inter)
DYBALA MIGLIOR BOMBER JUVE DOPO
7 GARE SERIE A NEL GIRONE UNICO
Dopo 7 turni
Bomber Campionato
10
DYBALA 2017/18
9
Borel II F. 1933/34
8 Muccinelli 1951/52
8
Boniperti 1953/54
7
Boniperti 1951/52
7
Sivori
1959/60
7
Bettega 1976/77
7
Del Piero 2002/03
7
Trezeguet 2007/08
I CANNONIERI PIÙ PROLIFICI DOPO
7 TURNI
Reti
Giocatore (Squadra) Torneo
14
Angelillo (Inter)
1958/59
11 Manfredini (Roma) 1960/61
10 Piola (Lazio)
1942/43
10
DYBALA (Juventus) 2017/18

DOPO 40 TURNI LA JUVE HA PERSO
LA TESTA DELLA CLASSIFICA
40 Dopo 40 turni in testa alla classifica di serie
A la Juventus dopo la 7^ gta del Torneo 2017/18
viene scavalcata dal Napoli. Prima di questo sorpasso, l'ultima volta che il Campionato vide i Bianconeri inseguire risale alla 4^ gta (il 18/09/2016)
del 2016/2017: Napoli 12 p. Juve 10 .

HIGUAIN 98 GOL IN SERIE A COME
ANGELILLO E SORMANI
PER IL PIPITA 12 GOL ALLA LAZIO
IN SERIE A, “VITTIMA PREFERITA”
98 i gol di Higuain in serie A (71 Napoli e 27 Juventus), raggiunge in questa speciale Classifica Sormani
e Angelillo e mancano solo 2 gol alla fatidica quota
100. Di questi 98 gol in serie A, il Pipita ne ha realizzati 12 alla Lazio , la sua “vittima preferita”.

DOPO 25 ANNI IMMOBILE EGUAGLIA
BEPPE SIGNORI
I GRANDI BOMBER LAZIO DOPO 7
TURNI INIZIALI
25 Venticinque anni per trovare un bomber della
Lazio cosi prolifico dopo 7 turni iniziali, prima di
Immobile, l'ultimo biancoceleste a segnare 9 gol
dopo i primi 630 minuti di gioco è stato Beppe
Signori nel 1992/93, invece il Bomber della Lazio
più prolifico dopo 7 turni iniziali è Silvio Piola con
10 reti nel lontano 1942/43. Per Immobile 64 gol
in serie A e Capocannoniere nel 2013/14 con la
maglia del Torino.

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Numeri e Statistiche

di Massimo Fiandrino

Bettega il castiga-Lazio ma il 'pokerista' è Piola
Bobby-gol ha segnato 11 reti contro gli aquilotti. 4 i gol del bomber di Robbio l'8 novembre 1942
3 Le reti di Anastasi che
il 27/4/75 in Juve-Lazio
4-0, segnò una tripletta in
5 minuti (al 83', 87' e 88')
venendo dalla panchina,
prima tripletta di un panchinaro in A (poi eguagliato
da Boateng).

1 Il poker realizzato nella
storia delle sfide. Il protagonista è Silvio Piola che realizzò 4 reti (1 su rigore) l'8
novembre 1942 (1942/43)
in Lazio-Juventus 5-3. Piola
è stato il centravanti della
Nazionale Azzurra Campio-

4 I precedenti fra le 2
squadre nella Supercoppa Italiana con 2 successi
a testa. 29 agosto 1998,
Juventus-Lazio 1-2 a Torino
(Nedved (L) 38', Del Piero
(J) 86' (rig.), Conceicao (L)
93', i bianconeri per l’enorme delusione non parteciparono alla premiazione.
18/08/2013 Juve-Lazio 4-0
(Pogba al 24', e 3 gol in
5 minuti, Chiellini al 52',

ventus-Lazio 2-3 (Immobile
(L) al 32' (rig.) e 54', Dybala
(J) al 85' e 91' (rig.), Murgia
(L) al 93'.
7 I giocatori che hanno segnato con entrambe le maglie: J. Hansen è il bomber
di questa speciale classifica
con 9 reti di cui 8 per la causa bianconera ed 1 per quella laziale. Impresa riuscita
anche a Nedved, Di Canio,
Muccinelli,Vivolo,Casiraghi
e Ravanelli.
11 Le reti di Roberto Bettega, il capocannoniere
delle sfide (9 reti in Campionato, 2 in Coppa Italia)
che precede Piola a 10,
Charles (8 in Campionato,
1 in Coppa Italia) e Hansen
J. (Juventus 8, Lazio 1) a 9,
Borel II a 8 ed infine Giordano a 7.
29 Le goleade. Così suddivise: 3 gare con 8 reti, 6 con
7 reti, 7 con 6 gol, 13 con
5 segnature. È inoltre significativo includere in questa
speciale classifica i 22 incontri che si sono conclusi
con almeno 4 reti.

ne del Mondo 1938, capocannoniere in Campionato
nel 1936/37 e 1942/43 e
tutt'ora recordman dei gol
complessivamente segnati
in Campionato: 290.

Lichtsteiner al 54' e Tevez
al 56'). Segue l'08/08/2015
a Shangai (Cina) in Juventus-Lazio 2-0 Mandzukic
(J) al 69', Dybala (J) al 73'
e infine il 13/08/2017 in Ju-

43 Le vittorie della Lazio, 33
in Campionato (compresa
una vittoria nel Campionato Nazionale) e 8 in Coppa
Italia e 2 nella Supercoppa
di Lega. Le più vistose nel
1939/40 e nel 1995/96: Lazio-Juventus 4-0.
43 I pareggi. Il più frequen-

IN MEMORIA DI ROBERTO ANZOLIN
Roberto Anzolin, classe '38, è stato un
grande portiere tra la metà degli anni
1950 e la fine degli anni 1970, esordì nella natìa Valdagno tra le file del Marzotto
Valdagno (1956-1959), per passare poi al
Palermo in cui giocò per un biennio; la società rosanero lo acquistò per 40 milioni
di lire, facendo un'offerta di 5 milioni superiore a quella del Milan. Prima di giocare l'ultima partita del campionato di Serie
B 1960-1961 gli venne comunicata la cessione alla Juventus, cosa che non doveva
sapersi prima della fine della stagione: dai
piemontesi, i siciliani ottennero in cambio Tarcisio Burgnich, i prestiti di Carlo
Mattrel e Rune Börjesson, più un conguaglio di 100 milioni.A Torino divenne uno
dei punti fermi dei bianconeri per tutti
gli anni 1960, perdendo la titolarità solo
nella nona e ultima stagione in favore del
più giovane Roberto Tancredi, e vincendo
la Coppa Italia 1964-1965 e lo scudetto
della stagione 1966-1967. E' scomparso il
6 ottobre scorso e molti tifosi bianconeri
non lo hanno dimenticato. Qui di seguito
pubblichiamo una lettera di uno di loro.
Ciao Roberto, era l'ottobre del 1962, avevo sei anni, primi giorni di scuola. Ero già
juventino dalla nascita, mio padre aveva infatti voluto chiamarmi Giampiero,
in onore del grande Boniperti. Mi venne
regalata una foto della Juventus di quel
campionato che ancora posseggo. C'era
Sivori, Salvadore, Del Sol, Leoncini, Castano, Stacchini (tutti giocatori che ho amato
alla follia nella mia stagione di bambino)

te e l'1-1 verificatosi in 19
occasioni, segue lo 0-0 uscito 13 volte.
90 Le vittorie della Juventus, 79 in Campionato (compresa una vittoria nel Campionato Nazionale), 9 volte
in Coppa Italia e 2 nella Supercoppa Italiana del 2013

e un dinoccolato centravanti un po' lento
e statico che però aveva un cannone al posto del piede destro, un certo Miranda. Ma
c'eri soprattutto Tu, Roberto Anzolin, con
quel maglione nero con il colletto a V a righe bianconere e quello strano ciuffetto in
testa. Fu amore a prima vista e diventasti
subito il mio Eroe preferito. Fino all'ultima stagione quando stavi per regalarci il
sogno dello scudetto 1970, ma Gigi Riva,
quell'anno, fu più forte anche di Te. Quel
maledetto rigore, lo avevi quasi parato! Coppa Italia 1965, Campionato 1967,
poca Nazionale purtroppo, anche se, chi
ha vissuto il calcio degli anni sessanta,
sa benissimo che avresti meritato maggior
fortuna per le doti che avevi e la bravura che dimostravi tutte le domeniche con
quel bellissimo maglione nero. Tra le mie
cose a cui tengo moltissimo c'è un disegnino fatto in prima elementare dedicato
a te che conservo gelosamente.
Un abbraccio forte, 'Jashin di Valdagno'.

(4-0) e 2015 (2-0).
Le più vistose sono 5: 4 volte
per 6-1 nel 1934/35, 36/37,
58/59 e 1993/94, inoltre
spicca il 5-0 del 1952/53.
146 Le sfide fra le 2 squadre nel Campionato a Girone Unico, 78 le vittorie dei
bianconeri , 36 i pareggi e

Giampiero Parigini

32 le vittorie laziali, 262 le
reti bianconere e 160 quelle biancocelesti.
(In alto a sx Silvio Piola;
in basso a sx Bettega con
Causio e Anastasi;
qui sopra una parata
di Roberto Anzolin
soprannominato: 'Jashin di
Valdagno')

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Spettacoli e cultura

'Tango bianconero', la storia degli argentini di Madama
L'ultima fatica letteraria di Salvatore Lo Presti: dai fratelli Boglietti a Dybala e Higuain

S

ono stati 26, in gran
parte di origine italiana, i calciatori provenienti
dall’Argentina che hanno
giocato nella Juventus e
partecipato (con oltre 1900
presenze e più di 750 gol )
alla conquista di oltre quaranta trofei: ecco le loro origini, la vita, le bizzarrie, le
personalità, i segreti della
loro vicenda bianconera.
Tre di loro (Luisito Monti,
Mumo Orsi e Mauro German Camoranesi), hanno
contribuito anche da oriundi in maglia azzurra alla
conquista di due dei quattro titoli mondiali della
Nazionale italiana, quelli
del 1934 e del 2006. Una
cavalcata che comincia nel
1913, all’epoca dei pionieri, con l’esordio dei fratelli
Ernesto e Romulo Boglietti e di Mauro Marchisio e
che dopo oltre un secolo, è
ancora aperta. In questo libro, 'Tango bianconero' (15
euro, 264 pagine, casa edi-

trice Bradipolibri), vengono
raccontate le loro vite movimentate, le storie curiose,
le passioni, le stranezze e il
loro viscerale legame con la
musica e, ovviamente, con
il tango. Renato Cesarini,
l’inventore della omonima
“zona”, è stato anche l’allenatore che, con il pupillo Omar Sivori, condusse
la squadra bianconera a
centrare la prima doppietta scudetto-Coppa Italia.
Un paio di loro inoltre, Rinaldo Martino e Juan José

Maglio, sono stati fra le colonne del San Lorenzo de
Almagro, la squadra per
cui faceva il tifo in gioventù
Papa Francesco. Il racconto
– avallato da preziose testimonianze – della loro attività e soprattutto della loro
parentesi bianconera, è arricchito dai dati statistici
salienti che ne inquadrano
meglio la carriera. Questi i 26 argentini: Almiron
Sergio Bernardo, Boglietti
Ernesto Inocencio, Boglietti Romulo, Calvanese Salvador, Camoranesi Mauro
German Serra, Castellucci
Eugenio, Cesarini Renato,
Conti Raul, Della Valle Edmondo, Dybala Paulo Bruno Exequiel, Esnaider Juan
Eduardo Belen, Higuain
Gonzalo Gerardo, Maglio
Josè Juan Felix,Marchisio
Mauro, Martino Reinaldo
Fioramonte, Monti Luis Felipe, Orsi Raimundo Bibiani, Osvaldo Pablo Daniel,
Pereyra Roberto Maximi-

lian, Ricagni Eduardo, Rosa
Humberto Jorge, Sivori
Omar Enrique, Sorin Juan
Pablo, Tevez Carlos Alberto
Martinez, Trezeguet David
Sergio, Vairo Juan Apolonio
Moramarco.
Salvatore Lo Presti è l’unico giornalista che ha lavorato per tutti e quattro
i quotidiani sportivi italiani. Nato a Marsala nel
1940, consigliere Nazionale
dell’USSI (Unione Stampa
Sportiva Italiana) e Delegato AIPS, ha scritto diversi
libri di argomento calcistico
come “Profondo Granata”,
“Azzurro come Marsala”,
“Lo stadio racconta”; ha
collaborato alla enciclopedia Treccani ed è coautore
dell’enciclopedia Archivio
Juventus. è fondatore e curatore dell’”Annuario del
calcio mondiale”, manuale
cult dell’editoria sportiva
italiana. Con Bradipolibri
ha scritto anche 'La Juve è
tutta un quiz'.
(r.g.)

'Tristano e Isotta': Noseda inaugura la stagione teatrale
Al Regio, dal 10 al 22 ottobre, il capolavoro di Richard Wagner. Gianandrea Noseda sul podio dell’Orchestra e Coro

D

al 10 al 22 ottobre va in scena al
Teatro Regio “Tristano e Isotta” di
Richard Wagner. Lo spettacolo inaugura
la stagione teatrale 2017-2018. Gianandrea Noseda, sul podio dell’Orchestra e
Coro del Teatro Regio, interpreta per la
prima volta la partitura simbolo di tutta
la produzione wagneriana. L’allestimento, proveniente dalla Opernhaus Zürich,
si avvale della regia di Claus Guth, celebre Theaterregisseur tedesco, che porta
per la prima volta il suo “Tristano” in
Italia. “Tristano e Isotta” è la tormentata storia di due giovani che, stregati
da un potente filtro, si uniranno in un
inscindibile amore. Durante un’appassionata notte, nei giardini del castello di
re Marke, i due vengono sorpresi. Il fatto
scatena una violenta colluttazione, pro-

vocata dalla gelosia del re, nella quale
Tristano cade ferito gravemente. In preda al dolore, Tristano, troverà un’ultima
grande consolazione nel rivedere Isotta
e nel suo abbraccio, abbandonarsi alla
morte. Nel canto supremo di Isotta, il celebre “Liebestod”, anche lei si congeda
dal mondo unendosi in un amore eterno
a Tristano. Sulle note del leitmotiv della
“felicità”, Isotta cade esanime sul corpo
di Tristano. Il libretto, scritto dallo stesso Wagner, è rivestito da un fluire pressoché ininterrotto di musica, un flusso
perpetuo che preannuncia l’eternità,
aspetto particolarmente valorizzato in
questo allestimento. L’indeterminatezza temporale, oltretutto, è rafforzata
da una dimensione spaziale indefinita.
L’ascoltatore viene immerso simultaneamente in due dimensioni: quella umana, appartenente al re Marke, sorretto
da un linguaggio armonico tradizionale,
e quella trascendentale, appartenente a
Tristano e Isotta, avvolti da una musica
profondamente cromatica, che rasenta
l’atonalità. L’opera, in tre atti, avrà una
durata complessiva di circa 4 ore e 45
minuti, con due intervalli di circa trenta minuti dopo l’Atto I e dopo l’Atto II.
Claus Guth immerge i tre protagonisti,

Tristano, Isotta e Marke, in un lungo
piano sequenza cinematografico, metafora del continuo fluire della musica
di Wagner e dell’incrocio dei destini dei
personaggi. La regia propone un interessante parallelismo che unisce arte
e vita. Immagina che Tristano, Isotta e
Marke siano Wagner, la sua amante Mathilde Wesendonck e suo marito Otto, in

un gioco di rimandi e riflessi, che invita
a riflettere sul confine tra realtà e finzione. Le scene wagneriane, riproducono gli interni di Villa Wesendonck, situata a Zurigo, luogo nel quale Wagner e
Mathilde, si legarono sentimentalmente
durante la genesi del Tristano. Tristano
è interpretato dal tenore Peter Seiffert,
artista dalla carriera internazionale,
riconosciuto uno dei migliori heldentenor del repertorio wagneriano. Isotta
è il soprano Ricarda Merbeth, artista
richiesta in tutti i principali teatri del
mondo, dedita al repertorio tedesco con
una invidiabile carriera al Festival di
Bayreuth che, da più di un decennio, le
affida i principali ruoli drammatici delle
produzioni di punta. Steven Humes è il
basso che interpreta re Marke. Completano il cast il baritono Martin Gantner
nel ruolo di Kurnewal, il mezzosoprano
Michelle Breedt nel ruolo di Brangäne,
il tenore Jan Vacík nei panni di Melot, il
tenore Joshua Sanders (artista residente al Regio per la Stagione 2017-2018,
scelto da The Opera Foundation per una
borsa di studio) interpreta un pastore,
mentre il marinaio è interpretato da PaPaolo Rachetto
trick Reiter.
(Foto Ramella & Giannese - Teatro Regio 2017-2018)

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Spettacoli e cultura

'Mirò! Sogno e colore' a Palazzo Chiablese
Una straordinaria esposizione di 130 opere dedicate ad uno dei massimi interpreti del Novecento

D

opo il grande successo
delle mostre dedicate a
Tamara de Lempicka, Matisse e a Toulouse-Lautrec, il
Gruppo Arthemisia propone
dal 4 ottobre al 14 gennaio
2018, a Palazzo Chiablese Piazzetta Reale a Torino, la
mostra "Mirò! Sogno e Colore", una esposizione dedicata
a uno dei massimi interpreti del Novecento, Joan Miró.
La mostra è organizzata dal
Ministero dei Beni e delle
Attività Culturali e del Turismo, Musei Reali di Torino
e Gruppo Arthemisia, in collaborazione con Fundació
Pilar i Joan Miró a Maiorca.
Nelle sale espositive di Palazzo Chiablese 130 opere, quasi tutti olii di grande
formato grazie al generoso
prestito della Fundació Pilar
i Joan Miró a Maiorca, che
conserva la maggior parte
delle opere dell’artista catalano create nei 30 anni della
sua vita sull’isola. Tra alcuni
capolavori in mostra, "Femme au clair de lune" (1966),
"Oiseaux" (1973), "Femme
dans la rue" (1973). La mostra presenta la produzione
degli ultimi trent’anni di vita
dell'artista catalano. Un periodo legato alla “sua” isola
dove, negli anni Sessanta
e Settanta, si dedicò a temi
prediletti come donne, uccelli
e paesaggi monocromi. Sono
esposti anche i lavori degli
ultimi anni della sua pro-

duzione, quelli della pittura
materica, fatti con le dita e
dal colore steso con i pugni
spalmando gli impasti su
compensato, cartone e materiali di riciclo. Sono cinque
le sezioni del percorso espositivo: "Radici", "Le Principali
influenze artistiche di Miró",
"Maiorca, gli ambienti in
cui creava", "La metamorfosi plastica (1956-1981)"
e "Vocabolario di forme".
Prima sezione: "Radici"
Miró scelse di vivere a Maiorca, sfondo perfetto per la
sua creatività e determinante
fonte d’ispirazione, fino alla
fine dei suoi giorni. Un'isola che gli offre poesia e arte
popolare, giochi di luce in
un felice contrasto con i paesaggi più aridi della Catalogna. Qui, il profondo legame
tra Miró e la natura esercita
una grande influenza sulla
produzione dell’artista e la
necessità di rapportarsi ad
essa. Un importante riferimento è la figura di Antonio
Gaudí. Un’influenza, che si
esprime nella frammentazione dell’immagine e nella
giustapposizione dei colori.
Seconda sezione: "Principali influenze artistiche di
Miró" - Un artista con l’anima di un poeta. Per Miró, la
poesia è impulso emotivo.
Parole, iscrizioni e segni diventano veicoli attraverso i
quali esprimere una sorta
di accattivante, magia, che

infonde alla sua pittura significati complessi e catene
d’associazioni. I suoi dipinti
sono testi visivi la cui sintesi struttura un nuovo tipo di
linguaggio. Vi sono collegamenti con la pittura astratta
americana, come l’alterazione del formato delle opere, le modifiche apportate
in corso d’opera, l’uso del
colore come esplosioni o a
gocce irruvidite o diluite.
Terza sezione: "Maiorca. Gli
ambienti in cui creava" - Nei
primi anni '50 Miró inizia a
sentire il bisogno di fissare la
sua residenza e di poter realizzare il suo sogno: avere un
laboratorio dove poter esercitare il suo lavoro. L’amico architetto Josep Lluís Sert progetta il laboratorio Sert, che
oggi ospita una moltitudine
di tele non finite che creano
una speciale atmosfera di colori e forme. In questo studio,
Miró realizza più di un terzo
di tutta la sua produzione
artistica: qui si concentrano
venti anni di febbrile attività
e intensa avventura estetica,
sempre aperta all’innovazione e alla sperimentazione tecnica. Nel 1959 Miró,
si sposta in una tipica e
grande casa di campagna
maiorchina del Settecento,
Son Boter, dove sperimenta

la scultura monumentale e
dipinge le opere più grandi
mantenendo la riservatezza
cui teneva particolarmente.
Quarta sezione: "La metamorfosi plastica (19561981)" - Tra il 1955 e il
1959 Miró,mette da parte
la pittura per dedicarsi alla
ceramica, all’incisione e alla
litografia. Questa interruzione favorisce una revisione e
un rinnovamento del suo linguaggio, sempre alla ricerca
di nuove forme d’espressione. Così nel 1959 riprende
la pittura intensificando il
grado di espressività, prova
nuovi media e nuove forme
di scrittura. Alla fine degli

anni '60 troviamo una tale
ricchezza espressiva tra
pittura, disegno, scultura,
ceramiche, arazzi e libri illustrati, oltre alla grande varietà di procedure e tecniche.
Quinta sezione: "Vocabolario di forme" - Nella fase
finale della sua produzione
artistica riduce notevolmente
i motivi iconografici per raccontare le sue stelle, di nude
linee femminili e di figure falliche, di personaggi ibridi in
opere costellate da teste, occhi e uccelli. L’artista semplifica anche i colori della sua
tavolozza tornando a tonalità
più austere con una preponderanza crescente del nero.
Joan
Mirò
(Barcellona,
1893 – Palma di Maiorca,
1983) - Nato e cresciuto a
Barcellona, Miró frequenta
la Scuola di Belle Arti della
Llotja dove studia con Modest Urgell e Josep Pascó.
Inizia a disegnare piccolissimo e il suo primo olio che si
è conservato è un paesaggio
del 1908. A 18 anni espone
alla VI Mostra Internazionale
d’Arte di Barcellona e l’anno
successivo inizia a studiare
alla Scuola d’Arte di Francesc di Galí (1912-1915), il
quale gli insegna a disegnare
dopo aver tastato il modello a
occhi chiusi. Successivamen-

te studia al Círcol Artístic di
Sant Lluc dove disegna nudi,
personaggi del circo, scene
di strada o del porto. Le sue
prime opere si rifanno a stili presi dall’impressionismo,
dal fauvismo, dal futurismo
e dal cubismo. Il suo primo
viaggio a Parigi, nel 1920, lo
farà avvicinare al dadaismo
e, in seguito, al surrealismo.
Nel 1929 Miró sposa a Palma
di Maiorca Pilar Juncosa da
cui avrà una figlia. In questi stessi anni, inizia la sua
sperimentazione artistica, cimentandosi con la litografia,
l’acquaforte e la scultura, la
pittura su carta catramata e
il vetro. Desidera sempre di

più la stimolante tranquillità
della campagna, di un posto
dove potersi dedicare liberamente al suo lavoro. Per questo, allo scoppio della guerra
civile, dopo un esilio in Francia fino al ‘42, trova rifugio
a Maiorca, terra d’origine di
sua madre. Nel 1954 Miró lascia la sua residenza abituale a Barcellona e nel 1956 si
trasferisce definitivamente a
Son Abrines, dove aveva predisposto di costruire lo studio
tanto desiderato, facendolo
progettare dall’intimo amico
e architetto Josep Lluí Sert.
Per preservare la proprietà tanto voluta e amata, per
lui luogo creativo per eccellenza, Miró nel 1980 donerà
parte di questa alla cittadinanza, e nel 1981 sarà creata la Fundació Pilar e Joan
Miró. Il 1954 è anche l’anno
in cui Miró vince il premio
per la grafica alla Biennale di
Venezia e nel 1958 il Premio
Internazionale Guggenheim,

mentre per i riconoscimenti
in patria dovrà attendere gli
anni della vecchiaia e la caduta del franchismo. Così nel
1978 riceve la Medalla d’Or
de la Generalitat de Cataluna; nel 1979 l’Università di
Barcellona gli conferisce la
laurea honoris causa (l’Università di Harvard aveva
già provveduto nel 1968);
nel 1980 riceve la Medaglia
d’Oro delle Belle Arti dal re di
Spagna Juan Carlos; nel 1983
anche la Spagna gli rende un
omaggio, organizzato congiuntamente dal Comune di
Barcellona, dalla Generalitat
de Cataluna, dal Ministero
della Cultura e dalla Fundació Joan Miró di Barcellona.
Morirà poco dopo a Maiorca
e sarà sepolto a Barcellona, nel cimitero di Montjuïc.
Paolo Rachetto

(Nella foto in alto a sinistra Femme
dans la rue; in alto a destra Senza
titolo; in basso Senza titolo.
Foto Joan Ramon Bonet e David Bonet)


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