File PDF .it

Condividi facilmente i tuoi documenti PDF con i tuoi contatti, il Web e i Social network.

Inviare un file File manager Cassetta degli attrezzi Ricerca PDF Assistenza Contattaci



JUVETORO n. 3 JUVE LAZIO OK bassa.pdf


Anteprima del file PDF juvetoro-n-3-juve-lazio-ok-bassa.pdf

Pagina 1...5 6 78916

Anteprima testo


amcsrls@yahoo.it

7

www.juvetoro.it

Analisi

L'obiettivo Champions è solo un sogno?
Le ultime dichiarazioni rilasciate da Allegri sulla Coppa dalle 'grandi orecchie' destano perplessità

D

all'intervista rilasciata
in settimana da Massimiliano Allegri a 'Premium
sport' è emersa l'ennesima conferma di una realtà inoppugnabile che lo
scriba sostiene da anni,
nonostante gli sia valso
l'ostracismo di molti a tutti i livelli, giacché la verità
disturba, vieppiù quando
non si limita a demolire le
illusioni costruite per incapacità di accettarla, ma
evidenzia la vigliaccheria
di chi, conoscendola, è troppo pavido e compromesso
per denunciarla. “Obiettivo” e “sogno”, parole che
nel gergo quotidiano sono
pronunciate talvolta con
eccessiva leggerezza, hanno due significati ben precisi e distinti, tali per cui,
chi ha estrema confidenza
con la lingua italiana ne fa
un utilizzo assolutamente
mirato, il cui senso, retrostante e ultimo, a causa del

diffuso analfabetismo funzionale, sfugge inesorabilmente a chi ne è afflitto. A
dispetto dei piani industriali, dell'avanguardia nelle
strutture, di una solidità inscalfibile garantita dall'appartenenza a un gruppo fra
i più facoltosi del pianeta,
alla proprietà di Juventus
F.C. S.p.A. non importa un
ficco secco di allestire una
squadra che sia davvero
potenzialmente in grado
d'innalzare al cielo la Uefa
Champions League, perché
già economicamente paga
di un percorso che dovesse
arrestarsi ai quarti di finale, scevro della sgradevole
implicazione di dover prevedere successive e importanti elargizioni nel caso di
miracolistica conclusione
del torneo. Conta solo poter
esporre un buon bilancio,
peraltro destinando i dividendi a riserva e ricorrendo inevitabilmente all'esca-

motage delle plusvalenze,
giacché in loro assenza, e
vale anche per il prossimo
esercizio, quindi cominciate
pure a preoccuparvi, sarebbe già grasso che cola chiuderlo in pareggio. Va da
sé che alla luce di siffatta
politica aziendale, la grolla
calcistica degli eletti mai si
affrancherà dalla dimensione onirica perché, anche
in virtù di dei miserabili
proventi erogati dal “main
sponsor”, ergo la Jeep, le
campagne di mercato non
saranno mai rivolte alla
creazione di un organico
fortissimo, completo in ogni
reparto e con un'età media
ottimale, ma bensì orientate
alla ricerca dell'occasione

(sovente uno scarto “sinistrato” dei campionati maggiori) o indirizzate verso
gli assistiti dei procuratori
“amici” o affidate all'estro e
in certi casi alla convenienza personale di chi, nel suk,
anche extra peninsulare,
dovrebbe muoversi come

in casa propria. Altrettanto
ovvio che anche il gestore
del patrimonio tecnico sia
confacente e allineato alle
linee guida di chi detiene
le chiavi della cassaforte.
L'obiettivo è vincere il cam-

pionato e ci mancherebbe
pure che così non fosse,
stante l'abisso strutturale
che separa la Juventus dalle altre partecipanti e che
costituisce, esso stesso, il
fondamento di una sopravvalutazione in forza della
quale, al dunque del calcio

che conta, l'inganno si svela in tutta la sua impietosa
crudeltà. Questa mentalità
retriva, una vera propria
apologia del provincialismo,
non può certamente essere
ribaltata da un uomo solo...,
a maggior ragione se condivisa e sostenuta da una
platea popolare per natura
restia al cambiamento che
nei rari momenti di libertà
dalla suggestione invoca,
ma che, in punta di fatto,
nel profondo del cuore respinge. In ultima istanza,
quanto dichiarato da Allegri nel suo idioma allineato
e coperto, non è poi così dissimile da una certa esternazione di Antonio Conte, che
si espresse al riguardo in
maniera certamente poco
affine al cosiddetto stile
Juve, ma sicuramente accessibile anche alle menti
più ruvide, e non si scosta di
tanto da quello che affermò
Dani Alves all'alba del suo
divorzio dalla bianconera
Signora. Il club sabaudo
non è ambizioso nella misura in cui il suo blasone e il
seguito che si trascina, meriterebbe. Questo è, questo
annacqua la soddisfazione
per la supremazia condominiale in chi ha una visione meno ristretta e induce
a considerarla dovuta, producendo giustificatissime
irritazioni quando, almeno
in quell'ambito, non viene

esercitata priva di tentennamenti, improvvisazione,
sicumera e patetiche alzate
d'ingegno. Il vertice dà alla
gente quello che in fondo
vuole; un precetto che regola ogni contesto in cui si
debba vendere qualcosa, e
la strategia si perpetuerà
fino a quando la massa critica di chi pretenderà di più
e di meglio sarà finalmente
raggiunta. Nel frattempo,
chi si contenta goda finché
può, perché arroccarsi su
rendite di posizione, nel
lungo periodo è sempre una
scelta perdente. Augh.
Ezio Maletto

(Dall'alto a sinistra in senso
orario: il Presidente della Juventus
Andrea Agnelli; la Champions
League; Massimiliano Allegri in
versione pensierosa; Pavel Nedved,
Paratici e il direttore generale
bianconero Giuseppe Marotta)