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JUVETORO n. 4 JUVE LISBONA Champions OK bassa .pdf



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amcsrls@yahoo.it
GIORNALE DEI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno VII - N. 4 - 18 OTTOBRE 2017 - Copia omaggio
Le Parole di Allegri

Il Punto

L'Analisi

“Macchè crisi, tutto si
decide a marzo.
Dybala? Ci vuole più
equilibrio…”

Finito il tempo
degli errori, c'è in ballo
la Champions League!
Rientrano Pjanic e Sandro

Una squadra fragile e
'Maifrediana',
urge cambiare
subito registro

a pag. 2

a pag. 3

a pag. 4

L'Altra Gara

Barcellona-Olympiakos,
la corazzata contro la
Cenerentola. Testa-coda
al 'Camp Nou' catalano

a pag. 7

L'Europa per ripartire

DOPO LA SCONFITTA CONTRO LA LAZIO, QUESTA SERA ALLO STADIUM I BIANCONERI
TORNANO IN CAMPO IN UN MATCH FONDAMENTALE PER IL PASSAGGIO DEL TURNO
JUVENTUS-SPORTING CP | MERCOLEDÌ 18 OTTOBRE ORE 20.45

2

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La Conferenza Stampa

Allegri: “Macchè crisi, il campionato si decide a marzo”
Il tecnico bianconero: “Contro lo Sporting 2 gare decisive. Dybala? Ci vuole più equilibrio…”

D

opo il pareggio colto a
Bergamo e l’inopinata
sconfitta casalinga contro
la Lazio, i bianconeri tornano allo Stadium per affrontare lo Sporting. Un match
delicato perché i lusitani
sono l’avversario numero
uno per il passaggio agli ottavi di finale di Champions
e la gara di stasera, unita
a quella di Lisbona in programma tra due settimane, darà chiare indicazioni
su chi sarà la squadra che
accompagnerà il Barcellona nella strada che porta
a Kiev. Nella classica conferenza stampa di vigilia
Allegri ha sdrammatizzato
il momento negativo che
sembra regnare in casa
Juve: “L’atmosfera che viviamo è buona – le prime
parole del mister proferite
nel ventre dell’impianto
della Continassa all’ora di
pranzo - perché da noi deve
regnare soprattutto l’equilibrio. Non possiamo certo
deprimerci per aver preso
un solo punto con Atalanta e Lazio: nel calcio questi
momenti possono accadere.
Sono attimi in cui le cose
vanno tutte bene per gli

avversari e meno per noi.
Da parte nostra dobbiamo
avere equilibrio, pensare
solo a lavorare sugli errori che abbiamo commesso
e mettere più attenzione a
gestire la partita, evitando
ad esempio di concedere
quegli 8 minuti iniziali della ripresa alla Lazio, 8 minuti di black-out. Dispiace
aver dato una delusione ai
nostri tifosi: lo stadio era
colmo e c’era una bella cornice festosa. In ogni caso la
stagione è molto lunga. Ora
è il turno del Napoli ad essere meritatamente in vetta
ma tutto si deciderà nelle
ultime 5 gare, negli scontri
diretti in cui la suspence
sarà al massimo: sarà li
che dovremo giocarcela al
meglio”.
Quindi testa solo a questa
gara con lo Sporting, da non
fallire per nessuna ragione
al mondo. I lusitani, allenati da Jesus (il trainer che
negò ad Antonio Conte, ai
tempi del Benfica, la finale
casalinga di Europa League
nel 2014) non sono avversario facile: “Sarà una gara
complicata, loro difendono
molto bene come hanno di-

mostrato con il Barcellona,
tra l’altro l’unica gara che
hanno perso delle ultime
14. Hanno un tecnico molto preparato, esperto, bravo
nel preparare questo tipo
di incontri. Vantano giocatori veloci e tecnici davanti e grande organizzazione
difensiva. Ci vorrà molta
pazienza e testa da parte nostra: sappiamo che ci
giochiamo moltissimo in
queste due gare con loro:
se li battiamo all’andata
e ritorno la qualificazione
sarà matematica. Cambiare modulo? Non c’è motivo. Occorre solo lavorare e
analizzare quello che non
va. In questo momento le
disattenzioni vengono pagate a caro prezzo, più di
altri momenti.
Ma non
dobbiamo fare confusione,
non avere fretta di tornare in vantaggio se subiamo
una rete. Occorre accettare
che gli avversari ti possano
creare delle problematiche
e reagire con lucidità e serenità”.
Si domanda al tecnico bianconero se rifarebbe le ultime scelte di formazione e
modulo di gioco: “Certo che
si. Sabato scorso avevo a
disposizione alcuni calciatori che avevo visto solo il
giorno prima della gara a
causa degli impegni con le
varie nazionali e altri come
Dybala che sono tornati
non al meglio. L’argentino
deve avere equilibrio nella
gestione di se stesso. E anche voi dovete avere equilibrio nei giudizi. Ho letto che
l’avete paragonato prima
a Messi e poi stroncato per
due rigori sbagliati: io gli
dico di fare con serenità un

percorso di crescita. Lui è
un giocatore straordinario,
non conta aver sbagliato
due rigori di seguito. Queste
avversità lo fortificheranno
e lo aiuteranno a trovare il giusto equilibrio: non
bisogna esaltarsi quando
le cose vanno bene ma neanche deprimersi per due
rigori. Comunque lo vedo
tranquillo e sereno, fisicamente sta bene ed è carico.
Il rigorista rimane lui. Bernardeschi? Sta crescendo
ma giocare nella Juve non è
la stessa cosa che farlo con
la Fiorentina”.
Chiusura sul rientrante Pjanic: “Ora anche lui sta bene
e adesso la palla circolerà
più velocemente in campo.
Bravo comunque Betancour

che lo ha sostituito degnamente anche se è giocatore
diverso, come caratteristiche, da Miralem”.
Torna anche Cuadrado che
ha smaltito le fatiche intercontinentali. In difesa il

ballottaggio è tra Barzagli
e Sturaro a destra mentre
gli unici indisponibili sono
Marchisio, De Sciglio, Howedes e Pjaca.
Roberto Grossi

Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

Direttore Responsabile
Roberto Grossi
rogro@inwind.it
Hanno collaborato
Desiree Capozio
Antonio Catapano
Luca Ceste
Massimo Fiandrino
Ezio Maletto
Paolo Rachetto
Marco Sanfelici
Marco Venditti
Fabio Vergnano
Ermanno Vittorio
Segreteria di redazione
Cristina Zecchino
amcsrls@yahoo.it
Impaginazione e grafica
Silvana Scarpa
Tel. 011 0371291

Servizi fotografici
Archivio JuveToro
Editore
AMC - Art Media Communication
Direttore Editoriale
Gianni Castaldo
amcsrls@yahoo.it
Pubblicità
amcsrls@yahoo.it
Stampa
I.T.S. SpA
Distribuzione gratuita agli ingressi esterni
degli stadi torinesi, eventi e canali commerciali
Autorizzazione Trib. di Torino n. 30 del 27/11/2015.
Tutti i diritti riservati
Responsabile del trattamento dei dati personali:
Gianni Castaldo

CHIUSO IN REDAZIONE ALLE ORE 16 DI MARTEDÌ 17 OTTOBRE 2017

Via Carlo Alberto, 30 • 10123 TORINO • Cell. 328 0055286

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Il Punto

Finito il tempo degli errori, c'è in ballo l'Europa che conta!
Contro i lusitani in palio il secondo posto nel girone. Rientrano Pjanic, Alex Sandro e Cuadrado

G

iocare ogni tre giorni ha
un lato positivo: all'indomani di una sconfitta, non
si ha tempo per macerarsi
nel rimpianto o imprecare
la malasorte. Occorre voltare pagina immediatamente
e concentrarsi sul prossimo
impegno, con rabbia e voglia
di riscatto da scaraventare
in faccia ai malcapitati avversari. È tempo di decidere
il proprio destino in Europa,
in casa Juve. Il momento è
catartico. O si va avanti con
una classifica corroborata
da una vittoria, che cancellerebbe le titubanze e le
timidezze viste sabato sera
nell'anticipo preserale, o si
aprirebbe una strada tortuosa come una mulattiera,
su cui rischiare l'equilibrio
ad ogni pietra, ad ogni buca.
Lazio dimenticata, dunque?
Diceva un prevosto di campagna che va bene perdonare, ma il ricordo resta e ci
si convive. Esattamente così.
Non è facile sgombrare mu-

scoli e cervello dalle fatiche
psicofisiche di una partita a
tratti dominata, nella quale
le occasioni si sono stampate
contro pali e traverse, oltre a
reti gettate al vento davanti
al portiere e rigori sciaguratamente sbagliati, come se
fosse ormai una moda. Non
è facile soprattutto perché il
risultato finale ha tolto ogni
possibilità di replica, poiché
i biancocelesti hanno meritato la vittoria. Misteri del
calcio, misteri che alimenta-

no il calcio, così è anche se
non vi pare. Mi scusi Pirandello. Arriva lo Sporting di
Lisbona, la seconda squadra
della capitale lusitana, la
terza del Portogallo. Nella
classifica del girone i biancoverdi sono al secondo posto, in virtù di una rete segnata in più della Juve, nella
vittoriosa trasferta al Pireo.
Ciò significa che, dato per
scontato il 1° posto del Barcellona, Juve e Sporting si
disputano l'altra piazza che

porta agli ottavi. Insomma,
la gara di stasera è decisiva,
per la classifica, gli scontri
diretti e la differenza reti.
Non si deve lasciare nulla al
caso, un dettaglio potrebbe
risultare fatale. Lo Sporting
di Jorge Jesus si presenta
all'Allianz Stadium con due
giorni di riposo in più dopo
la fatica di Coppa di Portogallo e la condizione, si sa, è
di questi tempi fondamentale. La Juve dal canto suo ha
invece le tossine della sconfitta interna da smaltire, oltre alla gestione di giocatori
appena rientrati ed altri che
rientrano nell'occasione. È il
caso di Khedira, recuperato
da poco, nonché di Pjanic
pronto a riprendere lo scettro del comando in mezzo al
campo e Dio solo sa quanto
il suo apporto sia mancato.
Non è affatto una bocciatura
per Bentancur, che ha dato
anche qualità; ma Miralem è
di un altro pianeta, dopo che
Allegri ha ritagliato per lui

una giusta collocazione sul
prato verde. Dybala ritorna
dal primo minuto, smaltiti
gli effetti sgradevoli del fuso
orario. A proposito, Cuadrado ed Alex Sandro saranno
sicuramente della tenzone.
Higuain ha rotto il ghiaccio
in Champions, si spera che
continui a segnare da par
suo, Rui Patricio permettendo. Chi sarà il candidato
che avrà vinto il ballottagio
per affiancare Pjanic? Solo
Allegri lo sa. Ecco il punto
nodale: che modulo adotterà
il mister? La Juve giocherà
con 2 o 3 centrocampisti?
4–2–3–1 canonico o nuova
edizione del 4–3–3 visto in
campionato? Allegri terrà
conto del modulo speculare
dei lusitani, nel quale brilla
quel Bruno Fernandes già
vittoroso a Torino ai tempi
dell'Udinese? “È come l'anno scorso...” intona la curva
per dileggiare i “prescritti”.
È come l'anno scorso anche
per trovare la quadratura

del cerchio di modulo ed interpreti. A gennaio un Prometeo, travestito da mister,
portò l'illuminazione negli
spogliatoi. Oggi siamo in
pieni lavori in corso, come
un anno fa, ma pare che il
tempo non sia così generoso. Si deve fare in fretta
e soprattutto azzeccare le
scelte. La serata di Coppa ci
dirà se si iniziano ad intravvedere certezze.
Marco Sanfelici

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L'Analisi

Una squadra 'Maifrediana', urge cambiare subito registro
U

no dei pochi luoghi
comuni
affrancati
dall'ipocrisia di cui il mondo del calcio ridonda verte
sull'immediata possibilità
di riscattare in fretta una
brutta prestazione con annessa caduta, giacché le
esigenze del calendario non
lasciano spazio a troppe
elucubrazioni o lambiccamenti emotivi. Che poi, a
rovinosi e solo per taluni,
inopinati scivoloni, corrisponda una reazione non
soltanto di natura nervosa
o caratteriale, beh, quella è
tutt'altra faccenda e richiederebbe una trattazione più
ampia di quanto consentito
in questa sede. Però, al netto di ogni referto autoptico
relativo alle attenuanti, ivi
compresa l'eventualità di
una stagione che potrebbe
diventare obliqua e financo fallimentare solo perché
il cacodemone che abita in
ogni pallone preferisce indirizzarlo sul palo anziché
in fondo al sacco, poiché le
sconfitte non sono mai orfane, gravano su di esse inoppugnabili
responsabilità

completamente ascrivibili a
chi, dopo Cardiff, ha scelto
di perseverare una politica
aziendale assai discutibile e
certamente poco lungimirante. Il campo, da sempre,
è sempre lo specchio della
filosofia societaria, e questa
Juve, fragile, scombiccherata, molto “Maifrediana”,
riflette
impietosamente
tutte le contraddizioni seminate in estate sul terreno, peraltro già fertile,
preparato da annate in cui,
per imperscrutabili dinamiche celesti, sono emerse in
tutta la loro virulenza solo
quando proprio non potevano esimersi dal farlo.
Chi si consola riesumando i
tempi della rimonta culminata con la rete assegnata
per regolamento a Zaza,
in realtà un autogoal (14
febbraio 2016), dimentica
che allora le “lepri” fecero
di tutto per aspettare una
ritardataria ancora viva
nel proprio zoccolo duro e
meno osteggiata dal desiderio sistemico di veder primeggiare altri sodalizi, uno
in particolare. Le cose sono

cambiate, tranne una, riconducibile a una verità che
il football ciclicamente ripropone nonostante venga
puntualmente ignorata: la
gratitudine non paga, mai,
anzi, come giustamente sosteneva Mark Twain, è un
debito che di solito si va accumulando, come succede
con i ricatti: più paghi, più
te ne chiedono. Vero, Buffon, Barzagli, Lichtsteiner?
Limitandoci, ovviamente, ai
reduci impiegati nel sabato
del villaggio sabaudo. Se

Sabato 11 Novembre 2017
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poi mancano corsa, solidità
strutturale, organizzazione,
una regia meno scolastica,
e le individualità più celebrate non sono ispirate, il
patatrac diventa inevitabile; specie quando l'avversaria può contrapporre a una
formazione cervellotica e
poco motivata, idee chiare e ferrea determinazione nell'estrinsecarle. Altre
volte, troppe, Madama ha
salvato la ghirba a dispetto
di tutto, ma non può andar
sempre bene; forse ora sarà
chiaro anche agli adepti del
televideo, quelli che ragionano esclusivamente in
base allo score finale. Nella
fattispecie, e in linea squisitamente teorica, discretamente punitivo, ma alla
luce di quanto sopra, sommamente giusto. Ora incombe la Coppa, quella con
la “C” maiuscola, la competizione giocata per “dinero”
più che per effettive ambizioni sportive, e con essa
un avversario da prendere con le cosiddette molle,
perché colloso, anch'esso
organizzato e decisamente

più riposato, per una gara
dal profumo di spareggio,
ovviamente per il secondo
posto del raggruppamento
D. Basteranno un paio di
giorni per porre rimedio a
una degenerazione che nel
derby pareva avesse invertito la tendenza? Lo scopriremo solo vivendo. Se, come
pare, rientreranno Pjanic e
Cuadrado, la squadra trarrà sicuro giovamento da
individualità tecnicamente
in grado di fare la differenza: Miralem nella sua
qualità di ago della bilancia
e Juan Guillermo in veste
di guastatore che parte da
lontano. In assenza di qualsivoglia schema mandato a
memoria o idea di gioco, la
loro presenza è indispensabile. Molto meno quella di
uno dei due poderosi centravanti
insensatamente
schierati insieme o addirittura di entrambi; alla luce
degli esterni in rosa e della
loro inclinazione a creare la
superiorità numerica o alla
ricerca dello scambio nello
stretto, sarebbe estremamente interessante veder

giostrare Paulino Dybala
nella veste di attaccante
centrale alla “Mertens”,
ma servirebbero intuizioni
e coraggio mai riscontrati
da tre anni a questa parte.
A prescindere dai chiamati
alla pugna, se il magnifico
burka costituito dal risultato non coprirà come quasi
di costume le crepe vieppiù
profonde di una sessione
agonistica iniziata male e
proseguita peggio, lo spettro di una retrocessione in
Europa League potrebbe
scatenare una crisi oggi
ancora latente in una patologia irreversibile. Tutto
è ancora possibile, ma occorre una decisa sterzata a
tutti i livelli. Qualora, invece
e purtroppo, dovesse andar
male, ci venga per favore
risparmiato il mantra oggi
in voga, cioè: “Ci servirà da
lezione”. Se quelle già rimediate non sono ancora sufficienti, saremmo autorizzati
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Il Caso

Dybala-flop, è ora di smetterla di appiccicargli etichette!
strano le centinaia di post
che danne le più svariate
e singolari interpretazioni
del malessere juventino. La
tripletta al Genoa e al Sassuolo, i due gol nel derby e
altre prodezze assortite seminate qui e là da agosto a
oggi, sono fatti non parole.
Ma qualcosa non funziona a
dovere nella psiche dell’argentino che deve ancora
dimostrare di essere un
campione che fa la differenza sempre, non soltanto
a strappi. Se vuoi candidarti
al Pallone d’Oro devi essere

Dybala sempre, soprattutto
quando si accende la battaglia e la squadra ha bisogno
di un trascinatore. Negli occhi abbiamo ancora la prestazione di Paulo nella finale di Champions del giugno
scorso. Venti minuti dibaleschi, poi il vuoto. Fuori dalla
partita, spento, mai cattivo.
Un giocatore di classe non
si valuta dai gol segnati al
Genoa, ma da quelli che inventa quando sul terreno
bisogna lasciare fino all’ultima goccia di sudore. E
Dybala sotto questo aspetto

D

ue rigori consecutivi
sbagliati pesano come
un macigno sul morale di
Paulo Dybala e sulla classifica della Juventus. Capita
anche ai migliori di incappare in disavventure come
questa. Soltanto chi non si
prende mai la responsabilità di calciare dal dischetto
in momenti delicati di una
partita è immune da errori.
In genere il peso di battere
un rigore finisce sulle spalle
di chi ha i numeri per fare
centro. Dybala li ha e li avrà
sempre, ma neppure lui è
infallibile. Tuttavia quello
che stupisce è come ha calciato male, in maniera quasi svogliata il rigore di Bergamo che avrebbe fruttato
una vittoria meritata. E anche quello contro la Lazio è
stato un passaggio al portiere. In entrambi i casi si
era arrivati all’epilogo della
partita, serviva un colpo da
campione maturo e sicuro
di sé. E Dybala ha battuto
in maniera scontata, senza
la forza e la determinazione
che gli è stata buona alleata
in tante occasioni in questo
inizio di stagione. Morale, tre punti persi e piccolo
passo indietro in classifica.
Tanto è bastato per generare ogni sorta di allarme
nella tifoseria, come dimo-

ha molto da imparare. La
giovane età è sicuramente
dalla sua parte, e se davvero ha tutto per diventare
un numero uno assoluto
avrà tempo per dimostrarlo. Ma per ora definirlo un
fuoriclasse è prematuro.
Vive di lampi geniali, di colpi imprevedibili. Gli manca
la continuità, deve dimostrare al mondo di essere
davvero l’erede dei Sivori,
Platini e Del Piero. Il bello
del calcio è che nel giro di
pochi giorni può cambiare
tutto, le rivincite sono sem-

pre immediate. La sfida di
Champions con lo Sporting
Lisbona arriva al momento
giusto. Dybala avrà smaltito le fatiche sudamericane
e potrà dimostrare il suo
valore. Nessuno gli mette fretta, ma nessuno deve
appiccicargli etichette per
il momento non adatte a
quello che rappresenta.
Deve fare la faccia cattiva,
mettere da parte quell’aria
da ragazzino perbene che
piace alle mamme, ma non
a chi lo vuole rabbioso, pirotecnico, soprattutto de-

terminante. E se stasera ci
sarà da calciare un rigore,
lo deve battere ancora lui.
Ma con un approccio deciso e decisivo per la Juve.
Che, comunque, non può
puntare tutto sulla Champions tralasciando il campionato. Sarebbe un errore
imperdonabile concentrare
ogni energie sull’Europa.
Con il rischio di rimanere a
mani vuote da una parte e
dall’altra.
Fabio Vergnano

Calcio Femminile

Bene la Juve 'Women', in ripresa quella cadetta
In serie A bianconere a punteggio pieno. In B 6 punti nelle ultime due gare grazie a una super Marta Sottil

U

na sosta che arriva con una settimana di
ritardo rispetto a quella del campionato
maschile e che da la possibilità di fare il punto
su quanto fatto fin qui dalle ladies bianconere.
Tutto inizia l’1 Luglio di quest’estate quando la
Juventus, acquistando il titolo sportivo del Cuneo, ufficializza l’iscrizione della squadra femminile al campionato di serie A, fomentando
l’opinione pubblica che si divide in due fazioni:
chi rivendica i diritti di una Juventus femminile
già esistente e chi invece si lascia trasportare
dall’entusiasmo. Ma questa bipartizione non ha
cambiato quella che oggi è la situazione all’ombra della Mole. Infatti, ogni settimana a Torino
le Juventus femminile che scendono in campo
sono due: quella nata nel 1978, sotto il nome
di Juventus femminile città di Torino, allenata
da mister Pecchini e militante nel campionato
di serie B e quella nuova di zecca, che porta
il nome di Juventus Women, allenata da Rita
Guarino, ex calciatrice della Juventus città di
Torino. La prima ha iniziato il campionato con
due settimane di anticipo rispetto alla seconda,
incassando due sconfitte rispettivamente contro Romagnano e Novese ma riuscendo nelle
due ultime giornate di campionato a rialzarsi

contro l’Amicizia Legaccio e la Lucchese, non
solo portando a casa i tre punti ma anche, e
soprattutto, mettendo in campo prestazioni
convincenti, che hanno risollevato l’entusiasmo dei tifosi, rimasti estasiati in particolare
dalla crescita sul campo di Marta Sottil, che di
giornata in giornata si conferma sempre più il
perno di questa squadra, forse non ancora matura per mirare alle alte vette ma di certo nelle
condizioni di poter dare fastidio alle grandi alla
rincorsa del titolo. Tutt’altro discorso è invece

quella della Juventus Women, di proprietà della Juventus FC, che dopo le prime due gare di
campionato contro Atalanta Mozzanica e Res
Roma è in vetta alla classifica a punteggio pieno insieme a Brescia e Tavagnacco. Sono state
soddisfatte, dunque, le alte aspettative riposte
già dall’inizio di quest’estate su questa squadra, che sia nella prima giornata in trasferta
a Bergamo sia nella seconda in casa contro le
giallorosse, hanno messo in campo prestazione,
agonismo e mentalità degne di lode… o quanto meno di Juve! Ancora presto però per fare
pronostici per entrambe le squadre. Quel che
è certo è che la concentrazione deve rimanere
alta perché dopo la pausa Nazionale per entrambe le squadre ci saranno due trasferte da
non sottovalutare: per la Juventus città di Torino l’appuntamento è per domenica 29 Ottobre
contro la Lavagnese, seconda in classifica con
una media di 15 goal segnati e solo 5 subiti,
mentre le ragazze di Rita Guarino dovranno
vedersela contro l’Empoli quartultima in classifica, alla ricerca assoluta di riscatto dopo la
sconfitta in casa del Chievo Verona.
Desiree Capozio
(Qui sopra le ragazze della Juventus Women)

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L'Altra Gara del Girone

Barcellona-Olympiacos, la corazzata contro la Cenerentola
Gli stellari catalani, primatisti a punteggio pieno nel gruppo D, sfidano i greci ultimi in graduatoria

L

a corazzata contro la
Cenerentola. Non si potrebbe definire altrimenti
Barcellona-Olympiakos,
inedito incrocio a livello europeo che completa il cartellone della terza giornata
del gruppo D di Champions
League. Gli stellari catalani,
primatisti a punteggio pieno
del girone, ricevono in un
Camp Nou che si preannuncia al solito gremito e ribollente di spirito indipendentista i biancorossi del Pireo,
fanalino di coda ancora al
palo in classifica e destinati sulla carta a recitare il
ruolo di vittima sacrificale.
Netto sinora il cammino dei
blaugrana, a cominciare
dal match d'esordio contro
la Juventus, archiviato con
un perentorio 3-0 timbrato da uno scatenato Messi
(doppietta) e dal “solito”
Rakitic (ormai abbonato a
perforare Buffon), e maturato nella ripresa dopo un
primo tempo equilibrato, in
cui solo un'invenzione della
“pulga” allo scadere aveva
fatto pendere l'ago della

bilancia in favore dei padroni di casa. Qualche difficoltà in più per la squadra
di Valverde nella seconda
giornata in casa del coriaceo Sporting Lisbona, dove
la costante supremazia territoriale degli spagnoli ha
prodotto, vuoi per eccessiva
prodigalità sotto porta, vuoi
per l'attenta disposizione
tattica dei portoghesi, solo
uno striminzito 0-1 frutto
di un'autorete di Coates in
apertura del secondo tempo. Difesa imperforabile
da un lato, retroguardia
colabrodo dall'altro. Traumatico il debutto dei greci
nell'edizione
2017/2018
della massima competizione continentale che li vedeva ospitare i lusitani: in
nemmeno un quarto d'ora
i biancoverdi si portavano
sullo 0-2 castigando con
Doumbia e Gelson Martins
una scriteriata applicazione
della tattica del fuorigioco.
Prima dell'intervallo Bruno Fernandes triplicava e
solo al tramonto della partita l'Olympiakos rialzava

la testa con una doppietta
di Pardo che rendeva meno
amara la sconfitta. All'Allianz Stadium torinese,
di fronte alla Juventus, la
compagine di Lemonis si affidava ad un accorto quanto rinunciatario 4-1-4-1 che
per oltre un'ora imbrigliava
le compassate trame bianconere, ma che nulla poteva
di fronte alle decisive stoccate di Higuain e Mandzukic. Anche il cammino nei
rispettivi campionati ha riflettuto sinora la differenza
di valori tra le due squadre
(Barcellona 3° nel ranking
Uefa, Olympiakos solo 29°).
Dopo 8 giornate il Barcellona comanda la Liga con 22
punti e 5 lunghezze di vantaggio sul Real Madrid. Terzo, un punto più indietro,
l'Atletico Madrid, contro cui
Messi e compagni hanno
strappato un prezioso pareggio esterno nell'ultimo
turno, grazie all'acuto di
Suarez che nella ripresa ha
replicato al vantaggio “colchonero” di Saul Niguez.
Avvio di stagione in salita
per la formazione ateniese
nella Super League greca.
Mandate in archivio già 7
giornate, l'Olympiakos langue al quinto posto in classifica con appena 11 punti
all'attivo e fuori dalla zona
coppe. Pirotecnica la gara
di sabato scorso, in cui i
biancorossi sono andati ad
espugnare per 3-4 il terreno
del Panionios, agganciando
i rivali in graduatoria e ritrovando fiducia e morale
anche in vista dell'impegno

di Champions. Trafitti in
apertura da Spiridonovic,
gli ospiti hanno ribaltato la
situazione prima dell'intervallo con Cissé e una doppietta di Ansarifard. Negli
ultimi dieci minuti di partita
un rigore di Shojaei ed un
gol di Durmishaj riportavano clamorosamente in parità il Panionios, ma un altro
tiro dal dischetto realizzato
da Fortounis a centottanta
secondi dallo scadere regalava i tre punti agli ateniesi. Tornando all'incontro
di mercoledì, sotto il profilo

kos. Lo schieramento tipo
(4-2-3-1)
prevederebbe
Proto in porta; Koutris, Cissé (in alternativa Engels),
Nikolaou e Figueiras nel
pacchetto arretrato; Odjidja e Romao a centrocampo; Pardo, Fortounis e Seba
sulla trequarti; con Emenike o il sorprendente Ansarifard unica punta. Lemonis,
che ha rilevato in panchina
Besnik Hasi dopo la sconfitta contro lo Sporting Lisbona, potrebbe anche ripresentare il più coperto
4-1-4-1 visto a Torino, in

tattico non si prospettano
sorprese in casa Barcellona,
che dovrebbe proporre Ter
Stegen tra i pali; una linea
difensiva a quattro formata
da destra a sinistra da Semedo, Piqué, Umtiti e Jordi
Alba; Rakitic, Busquets e
Iniesta nel settore nevralgico; Messi, Suarez e Dembelé in attacco. Probabile che
nel corso della gara, magari col risultato già acquisito, Valverde faccia riposare
qualcuna delle sue stelle.
Qualche dubbio in più per
quanto riguarda l'Olympia-

cui Zdjelar interpreterebbe
il ruolo di regista davanti
alla difesa e la cerniera di
centrocampo sarebbe affidata a Pardo, Odjidja, Romao e Seba, con Fortounis
pronto a subentrare a gara
in corso. Difficile pensare
che i greci riescano a violare l'imbattibilità europea
del Camp Nou che dura dal
1° maggio 2013, quando il
Bayern Monaco di mister
Heynckes e Mandzukic, poi
vincitore del trofeo, si impose con uno sonoro 0-3 in
semifinale. Nell'occasione,

Messi cercherà piuttosto di
avvicinarsi a quota 100 gol
in Champions League (ora
è a 96, record con lo stesso
club) lanciandosi all'inseguimento di Cristiano Ronaldo. L'argentino è anche il
giocatore ad aver realizzato
più reti nelle fasi a gironi di
Champions (59), l'unico ad
aver segnato una cinquina,
mentre sono 7 le triplette,
primato condiviso con Cristiano Ronaldo. Pochi, infine, ma di qualità, i punti in
comune fra la squadra più
titolata di Grecia (ben 44 titoli e 27 coppe nazionali) e
uno dei top club del mondo
nel cui albo d'oro spiccano
5 Champions League. Tra
questi i brasiliani Giovanni Silva de Oliveira (dopo
l'esperienza al Barça 5 stagioni con i greci dal 1999 al
2005 e 98 gol in 208 gare
ufficiali) e Rivaldo (al Pireo
dal 2004 al 2007), nonché
l'attuale allenatore blaugrana Ernesto Valverde,
alla guida degli ateniesi dal
2010 al 2012. BarcellonaOlympiakos, un testa coda
in apparenza scontato in
cui i catalani cercheranno
di proseguire il loro percorso netto mettendo le mani
sulla qualificazione virtuale, mentre i greci, avendo
nulla da perdere, inseguiranno la clamorosa impresa per non dover dire addio
in anticipo al palcoscenico
europeo.
Luca Ceste
(In alto a sx Messi contro Dybala e
Pjanic; qui sopra la 'barriera' dei
giocatori Olympiacos)

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Numeri e Statistiche

di Massimo Fiandrino

Il 'Fortino' Stadium è caduto dopo 783 giorni e 57 gare
Contro la Lazio stop a un lungo ciclo. Stasera gara europea numero 30 nel nuovo impianto: 18 vinte, 10 pareggi e una sconfitta.
Primato presenze a Buffon, terzo Chiellini. Allegri imbattuto in 17 match nei quali ha collezionato la bellezza di 12 vittorie

L

a Juve, contro i Lusitani, disputa la sua gara
interna europea (nel nuovo
impianto) numero 30 dal
2012 a oggi e inoltre affronta per la prima volta nelle
Coppe Europee lo Sporting
Lisbona, match già decisivo
(vista la classifica e il momento) da dentro o fuori
per i ragazzi di Allegri. La
Juventus quattro giorni fa
è stata battuta dalla Lazio
e ha perso un imbattibilità interna che durava da
783 giorni (e 57 gare utili)
ma anche certezze e forse
quella “cattiveria” agonistica che ha contraddistinto

un po' una cartina di tornasole per la Juve, che dovrà
vincere ma soprattutto convincere, per non rischiare
di compromettere una intera stagione a soli due mesi
dal via. Nel loro “Fortino”
i vice-Campioni d'Europa hanno già disputato 29
match nelle Coppe Europee
(25 di Champions più 4 di
Europa League) con uno
score significativo: 18 vittorie, 10 pareggi e una sola
sconfitta (contro il Bayern
Monaco il 10 aprile 2013).
In questo impianto sempre protagonista il mister
Max Allegri, imbattuto in

non aver potuto disputare
davanti al pubblico di casa
la Finale contro il Siviglia
in una manifestazione che
negli ultimi 18 anni è diventata un tabù per le squadre
italiane, che non vincono il
prestigioso Trofeo dal lontano 1999 (con il Parma).
Ma lo strapotere interno
della Juventus in Europa è
ben descritto da due analisi che non lasciano spazio
a un contraddittorio: in 18
match su 29 i bianconeri
hanno realizzato almeno
due reti e in 16 partite su
29 la squadra di Torino non
ha subito gol. Ma i protagonisti di questo exploit sono
i tanti campioni che in questo periodo hanno sposato
la causa bianconera. Iniziamo dai 20 bomber diversi
che hanno realizzato i 48
gol (comprese 2 autoreti):
guida la classifica Vidal con
9 reti (per il cileno 5 su rigore e una tripletta al Copenaghen), seguono con 4 segnature: Tevez, Quagliarella
e Dybala. Inoltre sono 53 i

Bonucci con 26 gettoni e
al 3° posto Chiellini e Marchisio appaiati a quota 22.
La Juve in queste 29 sfide
ha affrontato 23 squadre
diverse, contro 7 di queste
non è riuscita a vincere ma
la “bestia nera” della Signora del calcio italiano a Torino è il Bayern Monaco che
ha realizzato 4 reti alla Juve
in questo impianto eliminando i bianconeri nell'edizione 2012/2013 nei quarti
di finale e successivamente
negli ottavi nell'edizione
2015/16. Importante per
la Juventus non sottovalutare e non subire cali di
concentrazione contro la
squadra di Lisbona, visti i
precedenti complicati con
le altre due squadre porto-

ghesi a Torino. Indimenticabile il nefasto 0-0 datato
1° maggio 2014 contro il
Benfica (e addio Finale di
Europa League) e la vittoria sofferta contro il Porto il
14 marzo 2017: portoghesi
superati solo da un calcio
di rigore trasformato da
Paulo Dybala. Alla Juventus per scacciare i fantasmi
di questo inizio di stagione
2017/2018, serve una vittoria in Europa. Dopo i due
ko contro la Lazio (nella
Supercoppa Italiana e in
Campionato) e la debacle
del Camp Nou con il Barcellona gli addetti ai lavori
e soprattutto i tanti tifosi
attendono con fiducia una
risposta…

LO STADIUM EUROPEO DAL 2012 IN POII
Edizione

Coppa

G

V

N

P

R.f.

R.s.

2012/13

Champions

5

3

1

1

10

3

2013/14

Champions

3

1

2

0

7

5

2013/14

EuropaLeague

4

2

2

0

5

2

2014/15

Champions

6

5

1

0

10

4

2015/16

Champions

4

2

2

0

5

2

2016/17

Champions

6

4

2

0

9

2

2017/18

Champions

1

1

0

0

2

0

29

18

10

1

48

18

Totale

TOTALE STADIUMI

questo club nelle ultime 6
stagioni vittoriose. L'ultimo ko è datato 23 agosto
2015, con la rete di Thereau dell'Udinese al 78°. Da
allora in 57 gare ufficiali i
torinesi avevano collezionato, fra campionato e coppe, 50 vittorie e 7 pareggi.
Il match con lo Sporting, è

17 match nei quali ha collezionato la bellezza di 12
vittorie, invece non proprio
a suo agio in Europa Antonio Conte: per lui solo 6 vittorie in 12 gare interne e il
rammarico dell'eliminazione in Semifinale (pareggio
per 0-0 contro il Benfica)
dell'Europa League 2014 e

giocatori scesi in campo almeno per 1 minuto in questo periodo: il primato di
presenze spetta al Capitano
Gigi Buffon con 28 (assente
solo una volta il 7 dicembre
2016 in Juventus-Dinamo
Zagabria 2-0, al suo posto
il collega Neto), seguono in
questa speciale classifica

Stagione

G

V

N

P

R.f.

R.s.

% vittorie

2011/2012

22

15

7

0

47

15

68,18 %

2012/2013

27

19

5

3

50

15

70,37 %

2013/2014

27

23

4

0

62

16

85, 18 %

2014/2015

27

22

4

1

62

18

81, 48 %

2015/2016

25

20

4

1

49

8

80 %

2016/2017

28

25

3

0

65

15

89,28 %

2017/2018

6

5

0

1

14

2

83,33 %

Totale

162 129

27

6

349

89

79,63 %

9

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Numeri e Statistiche

di Massimo Fiandrino

Juventus-Sporting, prima sfida in assoluto
Con le altre squadre portoghesi da ricordare la finale della Coppa delle Coppe vinta contro il Porto a Basilea nel 1984.
Score a favore dei bianconeri: solo 2 eliminazioni (Benfica) e 9 vittorie su 15. Il rammarico di quella possibile finale a Torino nel 2014...
Torino, 23-10-2001
Juventus-Porto 3-1
Reti: Clayton (P) al 13', Del
Piero (J) al 13', Montero (J)
al 47', Trezeguet (J) al 73'
Arbitro: Frisk
(Svezia)

• COPPA DELLE FIERE
1966-67
SEDICESIMI
Torino, 09-11-1966
Juventus-Vitoria Setubal 3-1
Reti: Carlos Manuel (V)
al 10', Castano (J) al 72',
Favalli (J) al 75',
Del Sol (J) al 88'
Arbitro: Helies
(Francia)







Lisbona, 30-11-1966
Vitoria Setubal-Juventus 0-2
Reti: Gori A. (J) al 10',
De Paoli (J) al 51'
Arbitro: Dagnall
(Inghilterra)

• COPPA DEI CAMPIONI
1967-68
SEMIFINALI
Lisbona, 09-05-1968
Benfica-Juventus 2-0
Reti: Torres (B) al 63',
Eusebio (B) al 68'
Arbitro: Barde
(Francia)






Torino, 15-05-1968
Juventus-Benfica 0-1
Rete: Eusebio (B) al 68'
Arbitro: Gloeckner
(Germania Est)

• COPPA DELLE COPPE
1983-84
FINALE
Basilea, 16-05-1984
Juventus-Porto 2-1
Reti: Vignola (J) al 13',
Sousa (P) al 29',
Boniek (J) al 41'
Arbitro: Prokop
(Germania Est)
• COPPA UEFA 1992-93
QUARTI
Lisbona, 04-03-1993
Benfica-Juventus 2-1
Reti: Vitor Paneira (B) al 12'
e 76', Vialli (J) al 59' (rig.)
Arbitro: Goethals (Belgio)
Torino, 17-03-1993

Juventus-Benfica 3-0
Reti: Kohler (J) al 2', Baggio
D. (J) al 45', Ravanelli (J)
al 68'
Arbitro: Mikkelsen
(Danimarca)
• COPPA UEFA
1994-1995
SEDICESIMI
Funchal, 18-10-1994
Maritimo-Juventus 0-1
Rete: Ravanelli (J) al 78'
Arbitro: Garcia Aranda
Encinar (Spagna)
Torino, 02-11-1994
Juventus-Maritimo 2-1
Reti: Ravanelli (J) al 33' e
52', Paulo Alves (M) al 79'
Arbitro: Harrel
(Francia)
• CHAMPIONS LEAGUE
2001/2002
GIRONE ELIMINATORIO
Porto, 10-10-2001
Porto-Juventus 0-0
Arbitro: Mejuto Gonzales
(Spagna)



• EUROPA LEAGUE
2013/2014
SEMIFINALI
Lisbona, 24-04-2014
Benfica-Juventus 2-1
Reti: Garay (B) al 3', Tevez
(J) al 73', Lima (B) al 84'
Arbitro: Cakir
(Turchia)

(A sx e in basso Juve-Porto 1984)






Torino, 01-05-2014
Juventus-Benfica 0-0
Arbitro: Clattenburg
(Inghilterra)

• CHAMPIONS LEAGUE
2016/2017
OTTAVI DI FINALE
Oporto, 22-02-1984
Porto-Juventus 0-2
Reti: Pjaca (J) al 72', Dani
Alves (J) al 74'
Arbitro: Brych
(Germania)






Torino, 14/03/2017
Juventus-Porto 1-0
RETE: Dybala (J) al 42' (rig.)
Arbitro: Hategan
(Romania)

(Qui sopra Juve-Benfica 2014)

SCHEDA SPORTING LISBONA
Stadio: Jose' Alvalade XXI (50.080 spettatori)
Ranking Uefa: 53° posto
Mister: Jorge Jesus (63 anni), nel 2015 ha lasciato il Benfica dopo 6 anni e 10 trofei.
Lo Sporting Lisbona partecipa ai Gironi dopo aver eliminato lo Steaua Bucarest,
vittoria per 5-1 a Bucarest, dopo lo 0-0 dell'andata.

IL PALMARES
Titoli Nazionali: 18
Coppe Nazionali: 16
Supercoppe Nazionali: 8
Coppa delle Coppe: 1
Formazione (4-3-3): Rui Patricio; Piccini; Mathieu; Coates; Coentrao; Adrien Silva;
Battaglia; Acuna; Bruno Fernandes; Dost; Martins
L'uomo chiave è Bas Dost (28 anni), 34 reti nel Torneo 2016/2017 (vice Scarpa d'Oro dietro
Messi e 37 gol in stagione): alto 1,96 per un 48 di piede, per lui Cannavaro Fabio ha offerto
40 milioni, Jesus gli ha dato 2 ali e trequartista che gli sfornano assist a go-go. Il romanista
Doumbia (in prestito) è l'alternativa a Dost, qui dopo Cska, Newcastle e Basilea, la scorsa
stagione ha firmato 21 reti. Dalla Sampdoria è arrivato Bruno Fernandes. Inoltre c'è un
italiano: Cristiano Piccini (24 anni), terzino destro, dal Betis, e dalla Liga arrivano pure Real
Coentrao e l'ex Barcellona Mathieu. In mediana dal Braga l'argentino Rodrigo Battaglia
(alternativa a William Carvalho) e sulla fascia sinistra il connazionale Acuna (dal Racing).

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Ottobre Juve

1922: Inaugurato lo stadio di Corso Marsiglia
La prima gara vide prevalere Madama per 4-0 contro il Modena. Nel 1931 si annunciano le formazioni con il megafono
15 ottobre 1967
Tragedia a Torino, sono le
21.45 di domenica, in Corso Re Umberto 46 Gigi Meroni e Poletti attraversano
il corso, sono travolti da
un auto, purtroppo Meroni
viene anche investito da un
automezzo che proviene in
senso opposto, alla guida
il giovane Attilio Romero,
fans granata che diverrà
poi presidente del Torino. Ci
si accorge subito della gravità del calciatore granata:
mentre Poletti ha solo ferite lievi, alle 22.40 Meroni
cessa di vivere all’ospedale
Mauriziano. La città di Torino è costernata, Gigi era
un idolo per tutti i ragazzi
dell’epoca: il “Beatle” era
idolatrato anche dai tifosi
della Juventus che dovevano averlo tra le loro fila ma
l’acquisto già concluso saltò
per le proteste a luglio dei
supporters granata.

15 ottobre 1977
A Torino la Nazionale travolge la Finlandia 6-1 staccando così il biglietto per i
Mondiali che si svolgeranno
nel 1978 in Argentina. Mattatore del match Bettega
che sigla 4 reti. “Bobby Gol”
diventa così il terzo giocatore ad aver siglato 4 reti in
una partita della Nazionale.
Prima di lui gli azzurri Sivori (1962), Orlando (1962), e
Riva (1973).
16 ottobre 1991
La Juventus piange la perdita di uno dei giocatori che
fecero grande la squadra
degli anni cinquanta: Giacomo Mari, due scudetti con
la Juventus nel 1949/50 e
1951/52. Mediano con pre-

disposizione alla difesa, formava con Manente, Bertuccelli, Corradi e Ferrario un
reparto quasi insuperabile.
In Bianconero raccoglie
133 presenze e 9 gol.
17 ottobre 1931
La Juventus decide di
ascoltare l’appello di molti suoi simpatizzanti che
al momento della discesa
in campo dei propri benia-

mini vedono la formazione
alle volte diversa da quella
annunciata dai quotidiani. Perciò d’ora in avanti il
segretario della Juventus
FC, Artino rag. Secondo,
annuncerà lo schieramento bianconero a mezzo megafono da bordo campo: la
modifica verrà accolta con
entusiasmo dal pubblico
che all’epoca non aveva
neanche l’aiuto della numerazione sulle maglie che
avvenne a partire dal campionato 1938/39.
18 ottobre 1989
La Juventus si trasferisce a
Parigi per l’andata dei sedicesimi di finale di coppa
UEFA, l’avversario è il temuto Paris Saint Germain

tus, Genoa e Catania. Con
la Juve disputa la stagione
1952/53 con 17 presenze e
9 gol. In serie A le presenze sono 345 con 111 gol, in
nazionale disputa 16 gare
corredate da 10 gol.

e lo scenario lo splendido
Parco dei Principi. Partita
spettacolo della Juventus in
completo giallo con pantaloncini blu che passa nella
ripresa grazie ad un gol di
Rui Barros; il risultato non
cambia e la Juventus s’impone 1-0. Da ricordare gli
atti di teppismo dei supporters parigini che bersagliarono con fitte sassaiole
oltre che il pulmann della
squadra anche i numerosi
pullman che avevano affrontato la trasferta.
19 ottobre 1940
Nel pomeriggio del 19 ottobre 1940 moriva improvvisamente a Torino
all’ospedale Militare il Cav.
Umberto Caligaris, allenatore della Juventus, giocatore all’epoca con maggior
presenze in azzurro. Aveva voluto partecipare con
Combi e Rosetta ad una
partita di vecchie glorie juventine ed il malore lo colse
all’improvviso sul terreno
di gioco. Caligaris, nato a
Casale il 26 Luglio 1901,
aveva raggiunto la prima
notorietà con la squadra
studentesca dello Sparta
che nel 1919 si fondeva con
il Casale aprendo a Caligaris nuove opportunità, sino
al trasferimento alla Juve
nel 1928 conquistando con i
colori bianconeri i 5 scudetti consecutivi del Quinquennio. Terminata la carriera
di calciatore nel Brescia
intraprese quella di allena-

20 ottobre 1974
Esordio in campionato con
la Juventus per Gaetano
Scirea, la partita è VareseJuventus (0-0). Scirea in
campionato totalizzerà 377
presenze e 24 gol.

tore guidando Lucchese e
Modena per poi tornare alla
sua amata Juve nella stagione 1939/40. Caligaris in
nazionale raccolse 59 presenze di cui 32 partite con
i compagni Combi e Rosetta
con cui formò il famoso trio
difensivo.
20 ottobre 1995
Muore nella sua casa di
Rapallo Riccardo Carapellese, 73 anni, guizzante ala
sinistra. Nella sua carriera,
(1942/1959) lo troviamo
con le maglie dello Spezia,
Como, Milan Torino, Juven-

21 ottobre 1962
Netta affermazione casalinga della Juventus sulla
Sampdoria (3-0), il gioco
introdotto
dall’allenatore
bianconero, il brasiliano
Amaral, incomincia a dare
i suoi frutti anche se il modulo 4-2-4 è molto spregiudicato per il campionato
italiano. Protagonista della
partita il centravanti d’origine brasiliano Armando
Miranda autore di una doppietta, chiude le marcature
Nicolè.
21 ottobre 1953
Unico italiano schierato con
il Resto d’Europa, Giampiero Boniperti realizza a Londra due reti del 4-4 contro
l’Inghilterra. La partita
venne organizzata per i festeggiamenti del 90° anniversario della F.I.F.A.
22 ottobre 1915
Canfari Enrico, fondatore,
presidente e calciatore del-

la Juventus, muore in battaglia a Monte San Michele,
vicino a Gorizia.
22 ottobre 1922
Viene inaugurato il campo
di Corso Marsiglia con la
partita
Juventus-Modena
(4-0), si trattò del primo
impianto calcistico italiano costruito con strutture
portanti e di sostegno in
cemento armato, venne
progettato
dall’ingegner
Lavini. In quest’occasione
viene anche pubblicamente
esposto il primo gagliardetto ufficiale della Juventus
offerto dalle socie denominate all’epoca “Dame Patronesse”, il primo gagliardetto della Juventus venne
disegnato da Paolucci giocatore della Juventus che
poi divenne un noto pittore,
per le parti di bronzo dorato venne incaricata la ditta
Ausonia Ars di Torino mentre il ricamo venne affidato
alla signorina Gaudina. Il
gagliardetto dovrà figurare
in tutte le circostanze liete o tristi in cui la direzione renda opportuna la sua
presenza.
23 ottobre 1940
Auguri a “O Rey”, il mitico
Pelè. Il campione di sempre del calcio mondiale ha

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Ottobre Juve

Il poker rifilato da Bobby-gol alla Finlandia
Il 15 ottobre 1977 Bettega strapazza i nordici. Nel 1940 nasce il mitico Pelè: che duelli con i bianconeri di Sivori
25 ottobre 1985
Un infelice sorteggio mette
di fronte in Coppa campioni
per gli Ottavi di finale la Juventus al Verona. Si tratta
della prima partita fra italiane nelle Coppe Europee.
Finisce in parità (0-0). Incasso record per il “Bentegodi”: lire 761.536.000.

affrontato diverse volte in
partite amichevoli con il
Santos, nei primi anni sessanta, la Juventus di Omar
Sivori deliziando il pubblico
con la sua classe. Gli sono
accreditati 1280 gol in 1366
partite, tre volte campione
del mondo con la nazionale verde-oro: 1958, 1962,
1970
23 ottobre 1974
La Juventus per la prima
volta nella sua storia vince
una partita di coppe Europee in terra di Scozia. La
Juve s’impone ad Edimburgo 4-2 sull’Hibernian, le
marcature sono di Altafini
(2), Gentile, e Cuccureddu.
24 ottobre 1920
Esordio con la maglia della Juventus per il “Mitico”
Carlo Bigatto, inconfondibile in campo perché
giocava con una calottina
bianconera che gli copriva
il capo. La partita è Juventus-Torino (2-2). Autori dei
gol per la Juventus i granata Morando e Morando che
siglano un’autorete a testa.
25 ottobre 1972
Andata degli Ottavi di finale di Coppa Campioni,
la Juventus affronta a Torino i tedeschi dell’Est del
Magdeburgo, folto pubblico
quantificabile in circa quarantamila spettatori che
applaude la vittoria (1-0)
della Juve. Gol vincente di
Anastasi che realizza la sua
prima rete in Coppa Campioni.

26 ottobre 1969
La Juventus affronta l’Inter
al Comunale in un momento particolare, la squadra
dopo un inizio campionato non certo felice con tre
sconfitte su sei partite si
affida alle cure dell’allenatore delle giovanili Ercole Rabitti che sostituisce
l’esonerato Carniglia. La
tensione è molta ma i tifosi
non abbandonano la Juve,
stadio esaurito con 65.000
spettatori con un incasso di
92 milioni. La partita ha un
avvio folgorante: dopo solo
un minuto Anastasi porta in
vantaggio la Juventus, spariscono d’incanto paure ed
ansia, pareggia L’Inter con
Boninsegna ma oramai la
Juve ci crede ed a 15 minuti

dal termine ancora Anastasi con un gran tiro deviato
da Bedin chiude definitivamente la partita sul 2-1.
Questa partita si rivelerà
poi una tappa fondamentale in una stagione che darà
comunque grosse soddisfazioni terminando poi con un
egregio terzo posto.
27 ottobre 1940
Folla delle grandi occasioni a Napoli per gli azzurri
che ospitano la Juventus, in
vantaggio di due gol dopo
soli 12 minuti grazie ai gol
di Lustha e Borel II su rigo-

re. Al 20° l’arbitro Pizziolo
di Firenze espelle l’azzurro
Quario, il pubblico non accetta la decisione ed invade
il terreno di gioco. Partita
sospesa per venti minuti.
Si riprende, la partita cambia volto con il Napoli che
riesce a pareggiare le sorti
dell’incontro. Sembra finita
ma l’arbitro trova anche il
tempo nel finale di espellere il bianconero Gabetto
e l’azzurro Pretto, entrambe le società faranno ricorso ma il risultato (2-2)
sarà omologato nonostante
l’invasione di campo e la
sospensione del gioco per
venti minuti.
27 ottobre 1985
Violando il campo di Udine, la Juventus tocca quota
otto per quanto riguarda le
vittorie iniziali consecutive
in Campionato eguagliando così il suo record della
stagione 1931/32. Ecco le 8
vittorie: Juventus-Avellino
1-0, Como-Juventus 0-1,
Juventus-Pisa 3-1, VeronaJuventus 0-1, JuventusAtalanta 2-0, Torino-Juventus 1-2, Juventus-Bari 4-0.
Udinese-Juventus 1-2.
28 ottobre 1951
La Juventus affronta al
Comunale l’Udinese per
l’ottava giornata, i torinesi scendono in campo con
un’inedita maglia verde con
banda orizzontale bianconera lasciando così la maglia bianconera all’Udinese.
La società premia prima
dell’inizio l’udinese Mariani che militò tra le file
bianconere nella stagione
1949/50 con la medaglia
che la federazione assegnava ai campioni d’Italia. Il
presidente Avvocato Agnelli premia personalmente
il giocatore che disputò
una sola partita nel torneo
passato ma non per questo la dirigenza bianconera lo aveva dimenticato.
La Juve s’impone 5-1 con
tripletta di John Hansen, di
Boniperti e Karl Hansen le
altre marcature.

29 ottobre 1950
La Juventus si reca a Bologna per l’ottava giornata,
l’attesa è enorme, pubblico
delle grandi occasioni, la
pioggia fitta non preclude
lo spettacolo dei bianconeri che si esaltano e passano agli annuari una partita
indimenticabile: finisce 5-0
con gol nel primo tempo
di Manente e Praest, nella ripresa segnano ancora
Praest, Karl Hansen e John
Hansen.

Tardelli e Benetti centrocampisti, Causio ala destra,
Boninsegna centravanti e
Bettega ala sinistra. L'unica sostituzione fu quella di
Metteoni che al 52' prese il
posto dello sfortunato Curi.
La gara terminò 0-0

30 ottobre 1977
Durante Perugia-Juventus,
gara valida per la sesta
giornata, muore stroncato
da un infarto il centrocampista del Perugia Renato
Curi. Curi era nato il 20 settembre 1953 a Montefiore
Aso in provincia di Ascoli
Piceno ed aveva esordito
in serie A il 5 ottobre 1975
in Perugia-Milan 0-0. Nella
massima serie Curi ha raccolto, sempre con la maglia
del Perugia, 58 presenze segnando 3 gol. In quel
giorno tragico il Perugia
di Castagner era schierato
con Grassi tra i pali, Nappi
e Dall'Oro terzini, Zecchini stopper, Frosio libero,
Amenta,Vannini e Curi centrocampisti, Bagni ala destra, Novellino centravanti
e Speggiorin ala sinistra.
La Juve di Trapattoni con
Zoff in porta, Cuccureddu e
Gentile terzini, Morini stopper, Scirea libero, Furino,

permetterà ai bianconeri di
aprire il ciclo vincente degli
anni settanta. I marcatori
di quella indimenticabile
partita: Bettega 2 (il secondo goal di tacco), Causio ed
Anastasi; Bigon per il Milan.

31 ottobre 1971
La Juventus trionfa a Milano nella quarta giornata
travolgendo i rossoneri a
Milano per 4-1. Questa partita segnerà la svolta che

Foto e testi di
Ermanno Vittorio

(A pagina 10 da sx: in alto
Umberto Caligaris, in basso
Gigi Meroni; in mezzo in alto
Carlo Bigatto, in basso lo
stadio di corso Marsiglia; in
alto a dx il ragionier Secondo
Artino con il celebre megafono.
In questa pagina: in alto a
sx Renato Curi, in mezzo in
alto una copertina di Hurrà
Juventus, in basso Omar Sivori
e Pelè, in mezzo a destra
Roberto Bettega in maglia
azzurra contro la Finlandia
dove segnò 4 reti)

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L'Intervista: Perruquet

PierCarlo e i 12 bidoni (1966-1967)
I

l tifoso bianconero per
eccellenza, probabilmente il più conosciuto di tutti, il marito della Vecchia
Signora del calcio italiano
fin dalla fine della seconda
guerra mondiale, abbonato da sempre, enciclopedia
vivente di aneddoti e uomo
dalle mille storie da raccontare: PierCarlo Perruquet (anni 77). Perché non
farci raccontare da lui un
aneddoto divertente in salsa bianconera?
PierCarlo, come tifoso doc
e come storico uomo dei
club, hai mai combinato
qualche marachella goliardica che ti piacerebbe
raccontare?
Ne ho combinate parecchie negli anni (ridacchia,
ndr). Avevo tanti amici, ed
eravamo tutti complici. Ricordo per esempio Piero
Verri, della celebre storica
famiglia che di padre in figlio dal 1932 porta avanti
lo storico marchio dolciario “La Torinese”, o anche
Gaston Rosazza che fu a
suo tempo Presidente dello
Juventus Club di Torino, e
tanti altri. Tanti amici tifosi

bianconeri doc con cui ogni
tanto organizzavamo qualcosa…
Cominciamo con una, poi
magari in altre occasioni
ce ne racconterai altre.
Una volta, nel campionato
1966-1967, ero molto giovane, avevamo organizzato
la trasferta a Bologna. Era
aprile, lottavamo per lo scudetto noi e l’Inter di Angelo
Moratti. C’erano tanti tifosi
che volevano venire e avevamo organizzato alcuni
pullman. Ricordo che c’era
anche il mio grande amico
Antonio Terzo, opinionista
superjuventino, che molti
conoscono perché spesso
siamo stati insieme anche
in alcuni programmi televisivi bianconeri. E’ mancato
quest’estate purtroppo, ma
tifa Juve anche da lassù,
son sicuro. Comunque, ricordo che la partenza da
Torino era prevista per
la tarda serata del giorno
prima, mezzanotte circa o
forse poco dopo. In molti
però protestavano, perché
la partita era alle ore 15
del giorno dopo, e non aveva senso partire così tanto

tempo prima.
Beh, avevano ragione…
Noi avevamo accampato
delle scuse (ride, ndr). Tanto per cominciare a quel
tempo non c’era ancora
l’autostrada Torino-Piacenza, quindi dovevamo passare per Milano, e poi andare
per Bologna. A Milano poteva esserci traffico…
Traffico in piena notte?
(ride, ndr) Poi avevamo
detto a tutti che in molti
volevano approfittarne per
visitare e godere della bellissima Bologna detta “la
dotta”, “la grassa”, “la rossa” (per la storica Università, per le tradizioni culina-

rie, per il colore dei mattoni
di molti edifici storici, ndr).
Beh, a quel punto qualche
brontolio in meno dei partecipanti forse c’è stato…
Si, più o meno. Era tutto
calcolato. Qualcuno di noi,
non mi ricordo più chi, nei
giorni prima era andato a
Pralormo (in provincia di
Torino, ndr) e si era procurato in qualche modo 12
bidoni di latta.
12 bidoni di latta???
Si. E la sera del giorno prima della partita, quando
eravamo in partenza, li abbiamo caricati sul pullman.
Qualcuno ci ha visto trafficare, e ci ha fatto qualche

domanda. “Cosa fate? Cosa
state caricando?”. Noi abbiam detto che erano cose
nostre, niente di importante… (ridacchia, ndr)
Poi dopo un paio d’ore siamo
arrivati a Milano e ci siamo
fermati in Piazza del Duomo.
Saranno state le due o le tre
di notte.
Forse adesso si comincia a
capire cosa avevate in mente di fare…
Li abbiamo scaricati sulla
piazza. Dovevamo farlo per
forza di notte …
Per poter evitare guai?
Si. (ride, ndr) Ogni bidone
era stato verniciato di nerazzurro, e su ognuno c’era
un nome di uno dei titolari
dell’Inter. Erano tutti uguali,
meno uno un po’ più grande,
dedicato al Presidente Angelo Moratti.
Una provocazione bella e
buona! Chissà le facce dei
passanti interisti in Piazza del Duomo al mattino
dopo…
Sì, una provocazione che, a
dire il vero, volevamo ripetere anche a fine campionato.
Ma sia nostri amici delle forze dell’ordine, sia dirigenti

della Juventus, ce lo sconsigliarono per evitare di
fomentare la rabbia degli
interisti.
Che mattacchioni…
Sì. Erano bei tempi, soprattutto quando avversari e
arbitri ce ne combinavano
di tutti i colori ma alla fine
noi vincevamo lo stesso.
Ha portato fortuna, il 1°
giugno, ultima giornata,
l’Inter perse a Mantova,
mi sembra per una papera
del portiere Sarti, e la Juve
vinse in casa 2-1 con la Lazio. E così è arrivato il 13°
scudetto!
Beh, allora una provocazione voglio farla anche
io, tra un bidone e l'altro,
visto che ci siamo. Se non
ci fosse stata l’imboscata
di Calciopoli l’Inter oggi
avrebbe ancora 13 scudetti. Mentre noi il 13° lo
abbiamo vinto addirittura
50 anni fa. Trova le differenze...
Ecco, bravo! (ride di gusto,
ndr)
Antonio Catapano 'Crazeology'
Giùlemanidallajuve.com
(In alto Perruquet con l'avv. Agnelli)

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L'Oroscopo



A cura di Elis

ARIETE (21/03-20/4)
Dosate le parole e tenete a bada l'impulsività, per dare spazio
anche alle proposte altrui. Se il tran tran vi va stretto dedicatevi
a evasioni che cercate. Il partner reclama più attenzioni.
TORO (21/04-20/05)
Giove non vi rende soddisfatti di quello che fate. La famiglia si
conferma al primo posto. Per ricorrere nei momenti più difficili.
La vita sociale è molto vivace e prodiga di conferme.
GEMELLI (21/05-21/06)
Siete un po' stanchi. È il caso di riposarvi. Venere fino a metà
mese semina dubbi, ma poi vi farà l'occhiolino,e voi ricominciate
a sorridere e guardarvi intorno. Riprendete un progetto
accantonato.
CANCRO (22/06-22/07)
Qualche difficoltà, ma non cedete all'ansia e le supererete.
Giove amico porterà voglia di vivere contagiosa, anche per chi
vi circonda. Con il cuore contento il cielo vi aiuterà molto di più.
LEONE (23/07-23/08)
Giove vi guarda con minore benevolenza, ma non per questo
siete meno espansivi e fortunati. Nuove prospettive da non
sottovalutare. Una sola indicazione: siate più cauti nello
spendere il denaro.
VERGINE (24/08-22/09)
Un desiderio custodito da molto tempo in un cassetto e quasi a
portata di mano. Osate e afferrate al volo l'occasione. Un invito
o un viaggio da non perdere. Giove benefico moltiplica il gusto
per il divertimento.
Segno favorito
BILANCIA (23/09-22/10)
GIUSTIZIA, SOLIDARIETÀ, ARMONIA E INTELLETTO
Per il vostro compleanno, Saturno ha pronto un dono molto
prezioso. È quello di darvi conferme della coerenza che avete
saputo dimostrare con il vostro cuore d'oro. Inoltre intreccerete
nuove storie e rinnoverete quelle ormai un po' consumate.
SCORPIONE (23/10-22/11)
Porterete avanti i vostri progetti con impegno, superando
agevolmente gli ostacoli. Non sottovalutate i percorsi alternativi.
Giove vi porta generosità e gioia di vivere e voi riceverete a
braccia aperte ogni suo dono.
SAGITTARIO (23/11-21/12)
Non alimentate polemiche. Per superare attriti e ostacoli,
puntate sul dialogo. Dimostrerete l'abilità nella precisione e
nella collaborazione.
CAPRICORNO (22/12-20/01)
Il favore di Giove prende decisamente la vostra direzione e vi
rende ottimisti. Concreti e determinati, coglierete gli spunti
offerti dalle stelle per avviare un progetto che vi sta a cuore.
Cautela invece per i nuovi incontri.
ACQUARIO (21/01-19/02)
Non importa se tutto non va per il meglio.Venere vi dona salute
e affetti e da qui ripartite senza alcuna esitazione al momento
giusto l'idea giusta farà decollare molti dei vostri progetti.
PESCI (20/02-20/03)
Ci sono cambiamenti ed è in arrivo la buona fortuna. Alcuni
disagi che vi avevano bloccato sono spariti e siete liberi di
procedere. Facendo chiarezza farete passi da gigante nella
soluzione dei problemi.

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MIRIANA LO CAMPO, Miss Juve
Miriana Lo Campo risiede a Borgaro Torinese, ha 21 anni, ed è
modella-indossatrice presso l'Agenzia 'Union Model' di Torino. Già 'Miss
Borgaro 2016', è stata finalista a Pescara del Concorso Internazionale di
Miss 'Grand Prix'. Ha debuttato in televisione nel talent di SuperKasting
e in diverse puntate di 'Forza Juve' di Marco Venditti in onda su Rete7
Piemonte ogni giovedì, trasmissione che ha un rapporto di collaborazione
molto stretto con il nostro settimanale 'JuveToro'.
(Foto Agenzia 'Union Model')

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Spettacoli e cultura

Il Re del Rock and Roll è ancora vivo
A 40 anni dalla scomparsa di Elvis, continuano le celebrazioni in onore della prima vera rockstar di tutti i tempi

I

l 16 agosto di 40 anni fa
moriva Elvis Aaron Presley,
la prima vera Rockstar di tutti i tempi, e dato che le piccole o grandi celebrazioni dei
tanti fan club sparsi in giro
per il mondo sono cominciate
all’inizio dell’anno e finiranno alla fine dell’anno, si è
sempre in tempo per parlare
di questo personaggio che ha
fatto epoca e storia. Centinaia di milioni di dischi venduti

in tutto il mondo, imitatissimo ma sostanzialmente
inimitabile, un impatto sulla
società americana devastante, idolo delle donne, bellissimo (uno dei più bei cantanti
di sempre), fenomeno della
moda e di costume, commercializzabile fino al midollo
e commercializzato fino al
midollo: un'icona sensazionale. Prima di lui (parlando
di singolo individuo e non di
gruppi) c'è stato solo Frank
Sinatra che si può dire abbia
avuto un impatto quasi similare nella storia musicale
degli States (anche se molto
molto molto meno strabordante). Dopo di lui (sempre
parlando di singolo individuo e non di gruppi) c'è stato solo Michael Jackson che

si può dire abbia avuto un
impatto similare nella storia
musicale degli States (anche
se in modo molto diverso).
E parlare di States vuol dire
tenersi un po’ stretti, perché
in realtà si dovrebbe parlare
quanto meno di mondo occidentale in generale. In ogni
paese Elvis ha influenzato
decine e decine di artisti e ha
generato dei piccoli cloni un
po' ovunque (anche se molto
molto più sfigatelli però). Se
non ci fosse stato lui, il Rock
probabilmente sarebbe nato
ugualmente, ma forse sarebbe stato diverso. Lui ha praticamente inventato la star che
invade il mondo anche oltre
la musica e il disco venduto.
Ha inventato il cantante che
si muoveva molto con il corpo e che tutti volevano imitare. Ha inventato la moda
del Rock come la conosciamo
oggi (senza la sua tuta di pelle nera dello speciale televisivo del 1968 chissà come sarebbe stato l'abbigliamento
dell'Hard Rock e del Heavy
Metal nei decenni successivi).
È il simbolo socio culturale
quasi assoluto di un ventennio circa, e ha inventato la
musica moderna come grossomodo la conosciamo oggi,
fatta di immagine e di luccichii (anche un po’ posticci e
artefatti). In realtà è stato un
grande artista solo interpretativo, perché non scriveva e
non suonava granché i suoi
brani. Per molti critici con
la puzza sotto al naso, infatti, si è trattato solo di un bel
ragazzo molto fortunato che
è diventato un grande feno-

meno commerciale (anche
grazie al cinema a cui si è
dedicato per qualche tempo, con risultati artistici non
eccelsi). In molti però hanno
sottovalutato alcuni aspetti
interessanti. Questo tipo di
traguardi, ossia il successo
discografico che straborda
oltre le vendite e ha un impatto di questo tipo sulle
masse, li puoi raggiungere
solo se dietro hai un'organizzazione (casa discografica
in primis) che ti promuove
e ti aiuta alla grande (e per
lui così è stato), e solo se hai
qualcosa che tutti gli altri
artisti (magari anche molto più bravi di te dal punto
di vista tecnico) non hanno.
È difficile da spiegare, ma
Elvis era un grandissimo
artista anche senza essere
"tecnicamente" un grande
artista. Il fatto è che lui era
proprio Rock dentro, (anche
se il Rock è arrivato dopo e
lui cantava il Rock And Roll).
Aveva qualcosa in più degli
altri. Ha ispirato tantissimi grandi e insospettabili.
John Lennon su Elvis disse
una cosa illuminante:“Prima
di lui non c'era niente”.

momento esistevano già, ma
erano decisamente di nicchia
e molto separati tra loro, per
via dei soliti discorsi razziali che tutti conoscono. Era
un’America molto difficile
la sua, non va dimenticato.
Lui ha fatto il"Rhythm 'n'
Blues"nero (velocizzato e diventato Rock&Roll), il Country, il Blues, il melodico, i
canti da chiesa, canti natalizi, brani un po' più sperimentali, e anche qualcosa di un
po’ esotico, tipo Bossa Nova,
Hawaii, ecc. Persino qualche
canzone tradizionale italiana
in versione americana. E nessuno sostanzialmente è mai
riuscito bloccarne il lavoro o
l’ascesa, mentre in quel periodo altri artisti che hanno
provato a sconfinare da un
genere ad un altro hanno ricevuto molti stop e limitazioni varie. A quei tempi molte
case discografiche e molte
radio vivevano di un genere
e basta, non era facile proporre qualcosa che rompesse
uno schema istituzionalizzato e sedimentato. La radice
da cui Elvis ha pescato però
è comune, o meglio l'humus
socio culturale è grossomodo

Ecco, per esempio i Beatles
lo ascoltavano molto e ne
hanno tratto ispirazione, e
partendo da quel genere ne
hanno poi costruito un altro
tutto loro (straordinario). In
molti dimenticano che Elvis,
anche se a fini commerciali
fin troppo evidenti, ha spaziato fra tanti generi musicali e dimenticano anchequanto ha fatto dal punto di
vista dello sdoganamento dei
diversi generi, che fino a quel

quello, per via dei contatti
non ufficiali ma ufficiosi tra le
diverse realtà e per via delle
fisiologiche influenze tra i diversi generi; perché il Blues
altro non è che il Country
delle origini, il Blues velocizzato è il Rhythm 'n' Blues, il
Rhythm 'n' Blues è diventato
il Rock&Roll, gli Spirituals e i
Gospel evoluti e decristianizzati, miscelati ad altro sono
diventati il Soul, ecc, ecc. Lui
ha trascinato in alto con se,

con leggerezza e concretezza
economica, tutti questi generi. Li ha sdoganati e li ha fatti
conoscere al grande pubblico
usando i movimenti delle sue
anche, un sorriso sornione
e ammiccante, riferimenti
sessuali velati, e un taglio di
capelli che ha fatto epoca e
che periodicamente torna di
moda ancora ai giorni nostri.
Ha aperto una breccia nella
cultura americana in cui poi
si sono infilati tutti gli altri.
In fondo la forza musicale
degli States è proprio questa: il megamix delle diverse
culture e delle diverse impostazioni musicali che nel
tempo si sono influenzate tra
loro. E complessivamente la
loro musica ha influenzato
e affascinato tutto il mondo
occidentale. Forse Elvis non
aveva queste intenzioni, non
ne aveva consapevolezza, e
probabilmente le cose sono
venute da sole senza averle
pianificate o previste, ma lui
anche per queste ragioni è il
Re. In troppi ricordano solo
la parte finale di carriera,
con abbigliamento esagerato e troppi chili in più, ma
lui è stato tante cose ed è
stato sostanzialmente sempre sulla cresta. Sul carisma
artistico di Elvis si appoggia,
o si è appoggiato, molto di
tutto l'universo musicale che
oggi conosciamo e lodiamo. È
morto per effetti collaterali
da celebrità, come tantissimi
altri celebri artisti. In questi
casi di solito si parla sempre
di artisti giovani che vivendo
in perfetto stile “sesso, droga
e Rock & Roll” ci lasciano le

penne. In realtà però Elvis è
morto a ben 42 anni, e più
che di droga nel suo caso si
è trattato di supermegabuso di farmaci che gli hanno
spappolato il fegato. Ma eccessi, sesso e Rock&Roll non
gli sono mai mancati, e anche
se non passava il tempo a
spaccare chitarre ai concerti come hanno fatto e fanno
tuttora molte rock band delle
ere successive, è stato forse
il primo grande big a morire per incapacità di gestione della propria fama. Ogni
tanto, con cadenza periodica,
spunta qualche buontempone che ci racconta la divertente bufala che il Re del
Rock&Roll sia ancora vivo e
che viva nascosto nell’anonimato in qualche parte lontana del mondo. Non è vero,
ovviamente, ma chi ascolta
musica per davvero, senza
preconcetti, e che fa della
ricerca musicale del passato
un elemento fondante per
la lettura e la comprensione
di un brano o di un artista,
sa che Elvis Aaron Presley
è le fondamenta di molto di
tutto ciò che è venuto dopo.
Il Re in questo senso è ancora vivo. Vivo più che mai.
Antonio Catapano

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Spettacoli e cultura

'Gianfranco Ferré. Sotto un’altra luce: Gioielli e Ornamenti'
Nell’aulica Sala del Senato di Palazzo Madama. Anteprima mondiale di 200 oggetti-gioiello che ripercorrono la creatività del celebre stilista

S

ino al 19 febbraio 2018,
nell’aulica Sala del Senato di Palazzo Madama,
ecco la mostra 'Gianfranco Ferré. Sotto un’altra

luce: Gioielli e Ornamenti'. Organizzata e prodotta
da Fondazione Gianfranco
Ferré e Fondazione Torino
Musei, presenta in anteprima mondiale 200 oggettigioiello che ripercorrono
per intero la vicenda creativa del celebre stilista italiano. Per Gianfranco Ferré
l’ornamento, è stata sempre una passione, legata in
modo inscindibile alle collezioni di moda e risultato di
un approccio appassionato
ed innovativo, mai inferiore
a quella riservata all’abito.
Gli oggetti in mostra, realizzati per sfilate dal 1980 al
2007, sono raccontati come

complemento dell’abito e
suo accessorio, ma vengono esposti insieme ad alcuni capi in cui è proprio la
materia-gioiello a inventare
e costruire l’abito, diventandone sostanza e anima. Anche in questo caso
l’attenzione di Gianfranco
Ferré ai materiali è determinante, come parte essenziale della sua ricerca. Il
progetto espositivo, realizzato dall’architetto Franco
Raggi, gioca sul contrasto
tra la Sala del Senato di Palazzo Madama, ambiente di
immenso pregio architettonico, e le strutture minimaliste ed essenziali in ferro
e vetro dell’allestimento,
mettendo in risalto la fantasiosa bellezza dei gioielli
disegnati da Ferré che sembrano librarsi in volo nella
penombra. Spiega la curatrice della mostra Francesca Alfano Miglietti: “Ferré
costruisce una zona franca

all’interno di un proprio
mondo di riferimento, elaborando ogni oggetto sulla
scia di un sistema di classificazione generale di concetti che diventano oggetti.
E così pietre lucenti, metalli
smaltati, conchiglie levigate, legni dipinti, vetri di Murano, ceramiche retrò, cristalli Swarovski, e ancora
legno e cuoio e ferro e rame
e bronzo, nel susseguirsi
di un incantato orizzonte
di spille, collane, cinture,

anelli, bracciali, monili. Per
Ferré l’ornamento non è il
figlio minore di un prezioso,
ma un concetto di eternità che deve rappresentare
l’immanenza del presente”.
Paolo Rachetto

(A sinistra il celebre stilista
italiano Gianfraco Ferré;
in alto un gioiello-bracciale
di sua creazione
Foto Palazzo Madama
Paolo Rachetto)

Al Museo d'Arte Orientale di Torino: 'Dalla Terra al Cielo'
Sino al 26 novembre, un viaggio nell’architettura dello Yemen. Retrospettiva fotografica a cura del professor Trevor Marchand

D

all’11 ottobre al 26 novembre, al
MAO – Museo d’Arte Orientale
di Torino – è possibile visitare la mostra “Dalla Terra al Cielo”, un viaggio
nell’architettura dello Yemen. Retrospettiva fotografica a cura del profes-

sor Trevor Marchand, SOAS School of
Oriental and African Studies, Londra,
in collaborazione con l’Istituto Veneto
per i Beni Culturali. Lo Yemen è da sempre il Paese con una delle architetture
più straordinarie al mondo: gli antichi
palazzi di Sanaa, Shibam e Zabid sono
tesori di rara bellezza, oggi patrimonio
UNESCO. La mostra fotografica illustra
al pubblico la molteplicità di stili e tecniche costruttive che si sono sviluppate
per millenni in una regione caratterizzata da una grande varietà di ambienti
geografici, climi e tradizioni culturali.
Intere generazioni di muratori, falegnami e artigiani altamente specializzati,
hanno sapientemente impiegato materiali e tecniche per creare architetture urbane e rurali che dialogano armoniosamente con i paesaggi naturali
dell’Arabia meridionale. I vari conflitti
che nei secoli si sono susseguiti sono
alla base dell’architettura yemenita caratterizzata da imponenti fortificazioni
e “case fortezza” dai primi piani senza
finestre e porte di legno pesante. Il clima e l’orografia del Paese hanno porta-

to l’uomo a predisporre enormi serbatoi
d'acqua ricoperti di calce, terrazzare
le ripide montagne per permettere la
coltivazione, a costruire ponti arcuati
e ampie reti di sentieri lastricati in pietra per collegare villaggi di montagna.

Queste le caratteristiche che da secoli
affascinano i visitatori e che rispondono
perfettamente alle esigenze difensive e
di autosufficienza nei momenti di attacco o assedio.
(p.r.)
(Foto MAO)


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